sabato 18 gennaio 2014

pc 18 gennaio - operai fiat Pomigliano contro l'accordo sulla rappresentanza



Pomigliano contro l'accordo sulla rappresentanza


.. hanno aperto la battaglia, in Cgil, proprio quei lavoratori che il “modello Marchionne” lo hanno vissuto sulla propria pelle fin dal primo giorno: i lavoratori di Pomigliano iscritti o delegati della Fiom. Hanno preso carta e penna e hanno scritto alla confederazione per dire che no, quell'accordo proprio non va, e per i motivi da tutti – anche da noi – denunciati. In più, nell'”insurrezione” dei delegati fiommini, c'è l'istituzione ex novo di un “arbitrato confederale” che in pratica elimina l'”autonomia” contrattuale delle singole categorie. Le quali, d'ora in poi, saranno “commissariabili” d'autorità dalle segreterie confederali di Cgil-Cisl-Uil riunite insieme a una delegazione di... Confidustria. Per capire le conseguenze non serve un genio con grande esperienza sindacale. Tutta la vertenza su Pomigliano, con il “no” pronunciato dalla Fiom (oltre che da Usb, Cobas e Slai Cobas), estesa poi a Mirafiori e in tutto l'universo Fiat, non ci sarebbe proprio stata; la segreteria confederale, allora, consigliava apertamente – anche in televisione – di “apporre una firma tecnica” al testo già sottoscritto dai “complici” di Cisl, Uil e Fismic.
Soprattutto, non ci sarà in futuro – se questo accordo diventerà prassi – alcuna possibilità di condurre una vertenza entro i confini della “legalità”, per il buon motivo che proprio il concetto di “vertenza” viene rimosso alla radice.
La risposta inviata dalla confederazione Cgil agli iscritti Fiom di Pomigliano nega anche l'evidenza, ma è in diversi punti illuminante. Per esempio quando dice di rispondere perché “è utile che i giudizi siano dati su ciò che è realmente scritto in quel regolamento e non semplicemente sul sentito dire”.
Scusate: ma se iscritti e delegati di un sindacato non sono stati messi a conoscenza dei contenuti di un accordo che si andava a sottoscrivere con le controparti, di chi è la colpa? Degli iscritti che sono costretti a sapere cosa accadrà loro dalle tv o dai giornali o di una confederazione – meglio dire: una segreteria confederale – che procede senza discussioni e senza mandato preventivo degli organi istituzionali (in Cgil, il Direttivo Nazionale)?
Sul merito, naturalmente, le menzogne si sprecano; quel che riesce più insopportabile, però, se fossimo degli iscritti alla Cgil, è quel tono da presa per i fondelli che pervade la risposta dall'inizio alla fine: “i due accordi - 28 giugno e 31 maggio - rappresentano un vero cambiamento dopo la lunga stagione delle intese separate. Con la loro applicazione si dà piena attuazione a un’idea di democrazia sindacale che la CGIL e la FIOM perseguono da decenni”. Democrazia senza possibilità di scelta?
Oppure: “si determinano le condizioni affinché aziende e governi non possano più scegliere gli interlocutori a loro più graditi con cui fare contratti”. È persino “vero”: questa scelta avviene una volta per tutte con la sottoscrizione dell'accordo sulla rappresentanza, poi porte chiuse per tutti (a meno che non sottoscrivano questo stesso accordo e quindi si precludano per sempre la possibilità di agire diversamente).
Fino alla barzelletta più sfottente: “Sinceramente fatichiamo a trovare una qualche similitudine con gli accordi separati che avete dovuto subire con la FIAT”.
Per ora stanno fioccando a migliaia le adesioni alla lettera di Pomigliano. Capiamo l'incazzatura, ovviamente, ma non nutriamo alcuna speranza in un impossibile “ripensamento” da parte di Susanna Camusso. L'unico consigliio che ci sentiamo di dare è in fondo semplice: fate la vostra battaglia, ma sappiate – e lo sapete – che “c'è vita” sindacale anche e soprattutto fuori della Cgil. Conosciamo l'obiezione avanzata da tanti compagni che ancora insistono per “restare dentro” - “lì ci sono le masse” - ma permetteci di far notare che “le masse”, lì dentro, ci stanno irregimentate e sottoposte a “un dominio pieno e incontrollato”; senza più nessuna possibilità “istituzionale” di rovesciare le maggioranze interne e cambiare linea.
Non ne siete ancora convinti? Va bene. Fatevi questo congresso, controllate quante sedi esprimeranno “il 100% di votanti” e “il 100% di voti al primo documento”; in quante sedi verranno “respinti gli emendamenti” landiniani con l'identico 100%... e poi ne riparliamo più tranquillamente.
Tanto quelli come noi, con lavoratori come quelli di Pomigliano, anche iscritti ad altri sindacati, prima o poi si incontrano. Nei posti di lavoro e nelle strade.
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Lettera aperta della Rsa e degli iscritti Fiom di Pomigliano alle Rsu e Rsa della Cgil


Il nuovo accordo interconfederale sottoscritto da Cgil Cisl e Uil e Confindustria su rappresentanza e contrattazione del 10 Gennaio, definisce in modo negativo e inequivocabile il futuro delle relazioni sindacali in Italia, riproponendo in termini generali ed estendendo a tutti i lavoratori italiani lo schema dell’accordo Fiat di Pomigliano.
Rispetto a ciò non è possibile che una svolta cosi grave non solo non veda coinvolti i lavoratori interessati, ma neppure gli iscritti alle stesse organizzazioni sindacali firmatarie.
Per la Cgil ciò è ancora più grave vista la storia e la tradizione democratica della nostra organizzazione.
Venire a conoscenza dell’accordo attraverso i mezzi d’informazione rivela che il processo democratico di formazione delle decisioni è interrotto.
In questi anni la nostra battaglia, dopo la vicenda di Pomigliano e della Fiat, si è caratterizzata per la difesa del contratto nazionale contro le “deroghe”, per la difesa del ruolo contrattuale delle Rsu e delle Rsa in azienda, contro il sistema delle sanzioni e contro la logica dell'arbitrato per difendere la libertà dei lavoratori di scegliersi a quale organizzazione sindacale aderire e dalla quale farsi rappresentare, e per il diritto di poter votare gli accordi. Solo in questo modo, infatti, i lavoratori possono diventare protagonisti del loro futuro.
La sentenza del luglio scorso della Corte Costituzionale è stata esemplare da questo punto di vista, riconoscendo i diritti fondamentali dei lavoratori sanciti dalla Costituzione, nessun accordo sindacale può entrare in contrasto e rimettere in discussione surrettiziamente i principi costituzionali e le sentenze della Suprema Corte.
La stessa premessa del documento congressuale presentato dal Segretario della CGIL come primo firmatario sottolineava l’incostituzionalità dell’accordo separato FIAT, come sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale, e sottolineava il valore della battaglia condotta dai delegati e dai lavoratori che combattendo contro discriminazioni e licenziamenti hanno riaffermato la dignità e il diritto di praticare i valori e i principi della CGIL.
Per questo, in nome dei valori e dei principi della CGIL, fondati sulla democrazia e la partecipazione, riteniamo sbagliato chiudere questa vicenda così importante solo con un voto “di fiducia” del Direttivo della Cgil nazionale e chiediamo all’organismo dirigente della Cgil di aprire una fase vera di discussione e decisione democratica sull’accordo del 10 gennaio, convocando direttivi e assemblee che coinvolgano almeno i lavoratori delle categorie interessate.
Chiediamo a tutte le RSU, le RSA e agli iscritti alla CGIL che condividono la nostra posizione, di sottoscrivere questo documento e di affiancarci in questa iniziativa. Più volte abbiamo invitato il Segretario Generale a Pomigliano e dato che fino ad oggi non abbiamo avuto nessun riscontro il giorno Venerdì 17, giorno in cui si svolgerà il comitato direttivo della CGIL , saremo presenti in delegazione per chiedere di avere un confronto.
Continueremo la nostra battaglia nel solco della difesa della democrazia nei luoghi di lavoro e soprattutto all’interno della nostra organizzazione, che ci ha contraddistinto negli ultimi anni e che ancora oggi ci vede protagonisti.
Per questo abbiamo pagato e stiamo pagando con l’estromissione dalla fabbrica e le continue ed odiose discriminazioni e non lasceremo che il nostro futuro sia determinato ora da decisioni che passano sulla nostra testa.

RSA E ISCRITTI FIOM FIAT POMIGLIANO
VI PREGHIAMO DI MANDARE ALL'INDIRIZZO EMAIL fiompomigliano@gmail.com o direttamente sulla pagina evento su facebook le eventuali adesioni con nome categoria e azienda di appartenza.
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Rappresentanza: la CGIL risponde alla lettera della FIOM di Pomigliano

16/01/2014
Con una lettera alle Rsu e Rsa della CGIL, la FIOM di Pomigliano sostiene che l'applicazione dell'accordo sulla rappresentanza sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e Confindustria rischia di essere simile all'accordo FIAT di Pomigliano. Con la lettera si chiede quindi alla CGIL un ripensamento.
Nel pomeriggio la Segreteria Confederale della CGIL ha deciso di rispondere direttamente alla lettera proveniente da Pomigliano. Ecco il testo:

Ai compagni e alle compagne
RSA di Pomigliano
Roma, 16 gennaio 2014

Carissime e carissimi,
abbiamo visto la vostra lettera aperta sul regolamento definito il 10 gennaio scorso sul quale, ovviamente, è legittimo esprimere qualunque opinione ma, per la comprensione reciproca, è utile che i giudizi siano dati su ciò che è realmente scritto in quel regolamento e non semplicemente sul sentito dire.
Per cominciare a parlare con voce di verità non si tratta di un nuovo accordo, ma della ricomposizione testuale dei due accordi, 28 giugno e 31 maggio, che avevano rimandi reciproci, corredata dalle norme applicative sulla certificazione degli iscritti, sull'elezione dei rappresentanti sindacali, sull' esigibilità dei contratti e degli accordi.
Come dice la premessa al nostro documento congressuale, che giustamente citate per la parte di giudizio sulla FIAT, quei due accordi - - 28 giugno e 31 maggio - rappresentano un vero cambiamento dopo la lunga stagione delle intese separate. Con la loro applicazione si dà piena attuazione a un’idea di democrazia sindacale che la CGIL e la FIOM perseguono da decenni e si determinano le condizioni affinché aziende e governi non possano più scegliere gli interlocutori a loro più graditi con cui fare contratti, ma debbano rispettare la rappresentanza certificata delle organizzazioni sindacali data da due parametri congiunti: il numero degli iscritti e il voto dei lavoratori per le elezioni delle RSU. Come potete capire, si tratta di un’altra storia rispetto a quanto avete vissuto sino a oggi e dell’ingresso in un'altra era di relazioni sindacali.
È questo il primo elemento che rende incomprensibile l'idea stessa che vi possa essere anche solo una lontana similitudine con l'accordo FIAT di Pomigliano.
Come dice la nota sentenza della Corte Costituzionale e come stabilisce coerentemente l’accordo del 31 maggio, il criterio di riconoscimento della titolarità negoziale è dato alle organizzazioni che rappresentano il 5% degli iscritti al sindacato. È questa soglia che dà diritto a partecipare al negoziato e a determinare la maggioranza dei sindacati.
È questa una regola di misurazione che già definimmo con la legge sulla rappresentanza nel pubblico impiego che è all'origine delle RSU nei settori pubblici, la cui estensione al comparto privato abbiamo discusso e approvato nel direttivo della nostra organizzazione.
Con questa norma, che FIAT non applica essendo fuori da Confindustria, la FIOM-CGIL non può più essere esclusa dai tavoli contrattuali. E ancora, nessuno può siglare intese se non rappresenta almeno il 50 % + 1 degli iscritti e, insieme, non ha la maggioranza del voto certificato dei lavoratori.
È esattamente quanto la CGIL e la FIOM-CGIL hanno rivendicato da sempre.
Con questo regolamento si raggiunge anche un obiettivo perseguito dalla CGIL e dalla FIOM-CGIL fin dal lontano 1993 e che fino ad oggi ci era sfuggito: si supera la riserva di 1/3 alle organizzazioni maggiormente rappresentative nell'elezione delle RSU, dando pieno e totale potere ai lavoratori e riportando alle reali dimensioni la rappresentanza di ognuno.
Regole analoghe le abbiamo definite sulla contrattazione aziendale nell'accordo 28 giugno che, non a caso, è riportato nel regolamento attuativo. Quell’intesa, come ricorderete approvata dalla consultazione dei lavoratori, definisce regole per la stipula degli accordi, supera l'intesa separata sul modello contrattuale del 2009 e definisce i casi e le modalità di eventuali intese modificative di norme contrattuali, vincolandole a regole di approvazione.
Se dobbiamo compiere una prima sintesi, quindi, il regolamento raggiunto misura e dà trasparenza alla rappresentanza, vincola le decisioni al voto dei lavoratori, impedisce che un'organizzazione rappresentativa possa essere esclusa.
Sinceramente fatichiamo a trovare una qualche similitudine con gli accordi separati che avete dovuto subire con la FIAT.
Per attuare questo modello, per dare attuazione piena alla nostra idea di democrazia, per ridare voce e importanza alle scelte dei lavoratori, serve la certificazione degli iscritti e il rinnovo dei contratti secondo le nuove regole.
Quando avremo queste condizioni, i contratti diverranno, come dice l'accordo del 31 maggio, esigibili e qualora non siano rispettati ci saranno conseguenze la cui definizione viene demandata ai contratti. Il regolamento quindi non definisce le conseguenze, ma individua solo i limiti entro cui possono esercitarsi.
Conseguenze o sanzioni, qualora definite, riguardano tutte le parti, ovvero anche le aziende che non rispettano i contratti. Per loro sono espressamente previste modalità pecuniarie (altro non siamo riusciti a immaginare) qualora siano inadempienti. Le conseguenze non potranno mai riguardare i lavoratori ma solo le rappresentanze e le organizzazioni sindacali, e solo sul versante dei diritti sindacali di origine contrattuale. Sono cioè esclusi tutti quelli che derivano dalle norme di legge.
Abbiamo definito questi limiti proprio perché nessuno ritenesse ancora possibile ripetere quanto accaduto a Pomigliano: sottoscrivere un accordo separato dove si prevedono sanzioni per i lavoratori e vincoli al diritto di sciopero che, abbiamo detto e continuiamo a riaffermare, è anticostituzionale.
Speriamo di aver chiarito così quali siano le differenze tra quanto accaduto in FIAT o con la stagione dei contratti separati, e quanto le nuove regole garantiscano in termini di titolarità le organizzazioni sindacali e lavoratori di decidere sui contratti. Forse è utile ricordare che tutto ciò è coerente con lo Statuto della CGIL che considera il voto dei lavoratori sui contratti nazionali e aziendali, vincolante ed esclusivo.
Un ultimo riferimento alle vostre obiezioni. Per memoria collettiva troviamo utile ricordare che la nostra -della CGIL- contrarietà all'arbitrato si è esplicitata e radicalizzata in due casi: quando nelle proposte di legge si sottraeva la formula secondo leggi e contratti e, nel 2009, quando si voleva sottoporre ad arbitrato un accordo separato e senza regole.
In questo regolamento abbiamo invece definito una commissione di conciliazione ed arbitrato transitoria, che resta cioè in vigore esclusivamente fino a quando non sono rinnovati i contratti secondo le nuove regole e quindi con la traduzione di categoria delle norme che abbiamo brevemente riassunto.
Questa commissione si riferisce all'applicazione dell'accordo. È attivata se una delle parti lo chiede. Può decidere salvo che non si concili. Non c’è dunque nulla di diverso dalle commissioni presso la direzione provinciale del lavoro o da quelle previste da tanti contratti.
Solo per fare un esempio, se si fosse riuscito a redigere in precedenza questo regolamento, i rinnovi delle RSU che si sono avuti in questo periodo nei metalmeccanici, avrebbero avuto un luogo dove chiedere le risposte che i tribunali cui la FIOM ha deciso di ricorrere non ci ha dato.
Tutto ciò per dirvi che se si guarda al testo unico, che ha ricomposto gli accordi del 2011 e 2013 con il regolamento, si può dire che abbiamo fatto un grande passo avanti nella democrazia e nel dare il diritto al voto ai lavoratori.
Anche per questo è incomprensibile definire le decisioni che assumerà domani il Cd della CGIL un voto di fiducia. Come sempre il Cd della nostra organizzazione discuterà e deciderà liberamente sul merito di quanto è in discussione.
Siamo sempre pronti ad ascoltare e parlare con gli iscritti alla nostra organizzazione. Crediamo sia un vostro diritto e un nostro dovere avere questa interlocuzione.
Come si dice nel documento congressuale “Il lavoro decide il futuro”, l'ascolto reciproco è essenziale. Avere questa interlocuzione è l’intendimento che la CGIL si è data nell’affrontare il suo Congresso. Tutti i temi qui citati si possono trovare in quel documento congressuale e perciò non mancherà certo l'opinione delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla CGIL.Con affetto
La Segreteria Nazionale CGIL

pc 18 gennaio - SUGLI SCATTI DEGLI INSEGNANTI UN'ESULTANZA CHE NON SI ADDICE

“Sugli scatti, tutti vincitori; sui precari, nessuna battaglia!”
“PD e Confederali “scattano” sugli scatti e mandano i diritti dei precari… in ferie!”

Il ritiro del surreale e umiliante provvedimento del governo (cioè del MEF) relativo al recupero “in comode rate mensili” degli scatti stipendiali già legittimamente erogati ai docenti di ruolo, ha generato trionfalismi ridicoli da parte del PD e dei sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL, che si sono contesi il merito di aver salvaguardato interessi e dignità dei docenti, una categoria da anni diffamata (concorsone-truffa), sfruttata (proposta di aumento unilaterale dell’orario di lavoro a 24 ore), depauperata (tagli, dimensionamenti e blocco degli stipendi) e vessata (valutazione INVALSI, imposta da Confindustria).
I docenti precari ritengono offensivi, stucchevoli e paradossali i toni di esultanza assunti dalle succitate forze politiche e sindacali, che hanno favorito ovvero non hanno per nulla osteggiato, finora, i ripetuti tentativi di liquidare la Scuola pubblica profilata dalla Costituzione, e trovano gravissimo che il tentativo di mettere le mani in tasca ai docenti sia stato comunque ritenuto plausibile e verosimile, perché ciò denota profondo disprezzo per gli insegnanti e per la Scuola, evidentemente percepita come comparto “sacrificabile”.

Chi grida alla vittoria conosce bene il percorso di lotta che i docenti precari hanno intrapreso fin dalla controriforma Gelmini, mettendo in campo azioni di protesta ben più incisive e drammatiche dell’estemporanea petizione online che avrebbe, secondo i promotori, persuaso il governo a dare dietro-front sul furto degli scatti. Non solo! Chi esprime soddisfazione per lo scippo momentaneamente scongiurato sa benissimo che ai precari è stato tolto molto di più: i 130.000 supplenti e incaricati assunti a settembre e licenziati a giugno da anni, infatti - in spregio alle direttive dell’UE, che ha messo in mora l’Italia per l’inaccettabile permanentizzazione del precariato -, non avranno più diritto alla monetizzazione delle ferie non godute (1000 euro all’anno circa), in base al decreto legge n. 95/2012 convertito in legge 135/2012 e alla nota MEF n. 72696 del 4 settembre 2013.
Tale provvedimento, per di più, è stato esteso retroattivamente anche all’anno 2012/2013, il che determina un’ulteriore e gravissima sperequazione di trattamento tra docenti di ruolo e precari, per i quali dovrebbero valere le stesse norme contrattuali e le stesse tutele. Come mai nessuno dei rampanti nuovi esponenti dei partiti e sindacati che avocano a sé la recente vittoria relativa agli scatti ha ritenuto opportuno far circolare petizioni o denunciare questo sconcio furto silenzioso e negletto, ordito ai danni di personale già penalizzato dalla mancanza di posti, di continuità didattica e di prospettive?

Sospettiamo e temiamo che questi “blitz” abbiano lo scopo di intimidire i docenti per facilitare l’accettazione di un nuovo contratto peggiorativo, ovvero per zittire ogni reazione critica alla politica neoliberista che sta sfasciando e snaturando la Scuola. Per questo i precari si riuniranno a Roma il 19 gennaio prossimo. E’ tempo di dire “basta” ai ricatti e ai finti dilettantismi; è tempo di tornare a parlare di diritti inalienabili dei lavoratori, e di riprenderci una Scuola che mai come in questi anni in cui parole d’ordine quali “merito” e “valutazione” hanno tenuto banco, è stata screditata e svalutata.

PRECARI UNITI CONTRO I TAGLI

Per contatti su Milano: coordinamento3ottobre@gmail.com
Tel: 3381641083 - 3209719176

pc 18 gennaio - verso la giornata internazionale del 25 gennaio/India... PER LA LIBERAZIONE DELLE E DEI PRIGIONIERI POLITICI - AL FIANCO DELLE COMPAGNE, DONNE CHE NELLA GUERRA POPOLARE IN INDIA SONO UN CUORE RIVOLUZIONARIO DETERMINANTE

In India "la più grande democrazia del mondo"  le forze armate governative e paramilitari hanno nello stupro una delle più bestiali armi di guerra contro le masse popolari. Nelle vastissime zone dell'India fuori dalle mega città, e soprattutto nelle zone dove è in corso la guerra popolare, gli stupri, le uccisioni delle donne da parte delle forze militari sono una normalità, così come gli stupri che accompagnano sempre le torture quando le donne che fanno la guerra popolare vengono arrestate.

Moltissime donne, compagne hanno fatto, però, della violenza, degli stupri subiti la leva per ribellarsi, oggi costituiscono una parte importante della guerra rivoluzionaria del popolo lottando contro il governo, lo Stato indiano fascista e reazionario che come si comprende dall'articolo riportato sotto in realtà teme la numerosa presenza delle donne nella guerra popolare e cerca di contrastarne con ogni mezzo l'adesione e partecipazione.



COMPAGNE, DONNE CORAGGIOSE E DETERMINATE TRA CUI VI SONO ANCHE DIVERSE PRIGIONIERE POLITICHE NELLE CARCERI INDIANE IN CUI LA CONDIZIONE DI REPRESSIONE GOVERNATIVA E' RESA ANCORA PIU' ODIOSA DALLE VIOLENZE E STUPRI DA PARTE DEI MILITARI.

Verso il 25 gennaio giornata internazionale di solidarietà e sostegno ai prigionieri politici in India

PER LA LIBERAZIONE DELLE E DEI PRIGIONIERI POLITICI

AL FIANCO DELLE COMPAGNE, DONNE CHE NELLA GUERRA POPOLARE IN INDIA  COSTITUISCONO UN CUORE RIVOLUZIONARIO DETERMINANTE

Movimento femminista proletario rivoluzionario

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Traduzione dalla stampa borghese indiana

India - lo Stato indiano vuole schierare un grande numero di ufficiali donne dopo aver ricevuto la notizia che il numero di quadri donne nei gruppi Naxaliti (maoisti) è “aumentato in modo significativo”
Poliziotti statali puntano sulle donne per combattere la tendenza dei rossi
La polizia di stato sta rinforzando le infrastrutture a Gadchiroli, nell'angolo sud-orientale del Maharashtra, con l'obiettivo di dispiegare una grande forza di ufficiali donne dopo aver ricevuto la notizia che il numero di quadri donne nei gruppi Naxaliti è “aumentato in modo significativo”. Fonti della polizia hanno riferito che i recenti scontri dei poliziotti con i Naxaliti nella zona hanno dimostrato che le notizie sono accurate. Appena due mesi fa, le forze di sicurezza hanno ucciso due quadri donne vicino il villaggio di Hiddoor nella provincia di Etapalli nel sud di Gadchiroli, ma i Naxaliti avuto l'ultima parola quando i commandos sono stati presi in un contro-attacco, causando la morte di un militare.

Un alto funzionario di polizia ha detto: "I Naxaliti si dividono in gruppi di 24, che chiamano dalam. Fino a un anno fa, in ogni dalam ci sarebbero state due o al massimo tre quadri donne. Ora troviamo una dozzina di donne in ogni dalam. I nostri scontri con i ribelli hanno rivelato che le donne sono esperte nella gestione di armi ed esplosivi." Il distretto di Gadchiroli è delimitato dal Chhattisgarh ad est, e l'Andhra Pradesh a sud e sud-ovest. Il distretto fa parte del Corridoio Rosso, una regione che sperimenta un notevole insurrezione naxalita-maoista. "I ribelli stanno trovando difficile reclutare uomini, che preferiscono lasciarsi alle spalle le loro famiglie e migrare verso le città. Le donne in questi settori sono bersagli facili. Attratti dalla promessa di potere e indipendenza, molte donne hanno preso le armi" , ha detto l'ufficiale.

Senza servizi le donne poliziotto
Anche se la polizia di stato ha 700 donne a propria disposizione, il problema principale per il loro dispiegamento nelle zone della giungla è la mancanza di strutture. "Ora stiamo cercando di costruire infrastrutture qui. I nostri uomini possono andare nel profondo della giungla, ma il personale femminile trova difficoltà a causa della mancanza di strutture adeguate per il loro soggiorno. Ora abbiamo messo in campo proposte e avviato la procedura per renderli più comodi, "ha detto. L'Ispettore Generale (legge e ordine) Deven Bharti ha detto che non la polizia non ha dati per confermare l'ascesa di quadri donne tra i Naxaliti. "Ci imbattiamo in casi di donne che vengono sfruttate dai gruppi ribelli, e sentiamo queste storie di volta in volta quando alcuni ribelli, tra i quali anche donne, si arrendono", ha detto.

pc 18 gennaio - REGOLAMENTO RAPPRESENTANZE - MA LANDINI E' SCHIZOFRENICO?

La stampa, a proposito del regolamento sulla rappresentanza siglato il 10 gennaio 2014, mette in grande evidenza lo scontro, fino alla "rottura" (?) tra Landini della Fiom e la Camusso Cgil. Qualcuno si azzarda anche ad ipotesi avveniristiche... 
Landini si lancia, addirittura, a dire che “stiamo facendo un errore strategico”.

Ma chi non ha memoria così corta si ricorda bene che Landini neanche qualche mese fa, invece, dava un giudizio positivo sul patto confindustria/sindacati del 31 maggio sulle nuove regole (da noi considerate fasciste) di rappresentanza sindacale; così come più recentemente, ha visto la sintonia crescente di Landini verso Renzi sul piano job act (di istituzionalizzazione della precarietà) con l'auspicio che vada al governo per fare lui una "vera legge sulla rappresentanza"  - ed è tutto dire...
Allora, o Landini è schizofrenico e si deve curare, o tutto questo "fuoco" va in realtà a finire in un lumicino, in cui l'oggetto del contendere è il fatto che il testo non sia stato votato prima dagli della Cgil e alcune "novità" inserite in questo testo, come le sanzioni verso chi dissente, e le deroghe che possono essere introdotte a livello aziendale così come prevede l’accordo del 28 giugno, che però sono pienamente interne e conseguenze inevitabili del patto del 31 maggio. 

Su questo blog a maggio 2013 riportavamo: "la maggioranza del gruppo dirigente Fiom ha dato via libera proprio al patto sociale. Lo ha fatto in maniera esplicita, senza tentennamenti ne' infingimenti. ll massimo organismo Fiom riunito giovedì 23 maggio era infatti chiamato a esprimere un giudizio compiuto sui contenuti della trattativa a livello confederale. 
La seduta cadeva dopo gli esecutivi unitari del 30 aprile scorso che hanno licenziato l'intesa Cgil Cisl Uil su rappresentanza e democrazia che è oggi oggetto della trattativa con Confindustria. In relazione Landini ha presentato l'accordo interno a  Cgil Cisl Uil come una sostanziale affermazione delle battaglie della Fiom per il diritto democratico dei lavoratori di decidere sui contratti che li riguardano...."

Sarà per questo che la Camusso sta abbastanza tranquilla e nega in modo deciso conseguenze clamorose e incalcolabili, e dice: “Non possiamo né vogliamo credere che la Fiom si metterà mai fuori dalla Cgil, non ci vogliamo neppure pensare, sarebbe fatto enorme ed assurdo”. 
"Formalmente, e numericamente, non c’è partita. Il voto del Direttivo della Cgil sul Regolamento sulla rappresentanza siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, è finito in modo plebiscitario: 95 voti a favore dell’ordine del giorno presentato dal segretario, Susanna Camusso, contro appena tredici voti (meno della ventina di cui dispone, in teoria, la Fiom: mancava l’area ’28 aprile’, che fa capo a Giorgio Cremaschi, e quella di ‘Lavoro e Società’, pure critica sull’accordo, guidata da Nicolosi) per l’odg presentato dal segretario generale della Fiom, Maurizio Landini". 

Il sistema individuato prevede un mix tra la certificazione dei consensi dei sindacati (ottenuti dall’incrocio tra numero degli iscritti e voti nelle Rsu), una soglia di sbarramento (5%, come già è, peraltro, nel settore pubblico) e la regola che i contratti siano validi quando e se ottengono il 50% più uno delle rappresentanze sindacali, aziendali o di categoria. Infine, tutti i sindacati, se c’è la maggioranza del 50,1%, devono rispettare “l’esigibilità” di tali accordi, pena sanzioni molto pesanti. Si va dagli “effetti pecuniari” a sanzioni “che comportino la temporanea sospensione di diritti sindacali”. Parole tra virgolette che non erano presenti nell’accordo del 31 maggio 2013, ma che invece sono state inserite e approvate nel Regolamento finale l’11 gennaio.

Ma, ripetiamo, già il 31 maggio era evidente che questo accordo era infame. 
Allora scrivevamo: "Si tratta di una proposta che vuole nettamente peggiorare le regole delle Rsu che già hanno pochissima funzione e potere e già sono blindate dalle segreterie sindacali.
Il centro di questa proposta è che i sindacati che concorreranno alle elezioni per le Rappresentanze sindacali unitarie aziendali (RSU) dovranno accettare preventivamente di non poter dichiarare sciopero su accordi
firmati da almeno il 51% dei rappresentanti aziendali, siano essi RSU o RSA; inoltre si dice che la consultazione dei lavoratori non è obbligatoria!...
Si tratta nei fatti di una esplicita azione antisciopero e del tentativo di tappare la bocca agli operai, di impedire che i lavoratori dicano NO ad accordi svendita e possano scendere in lotta... Si tratta di un divieto del diritto di sciopero! Non l'hanno ancora fatto ufficialmente i padroni, non l'hanno ancora fatto i governi, ma ora è la Cgil della Camusso che nei fatti con questa proposta stravolge lo Statuto dei Lavoratori, la Costituzione!
Le Rsu cesserebbero di essere, anche formalmente, rappresentanze sindacali dei lavoratori ma diventerebbero a tutti gli effetti rappresentanze delle segreterie sindacali - che non si accontentano più di avere come accade ora (comunque, anche se non prendono neanche un voto ale elezioni) un terzo dei posti dei delegati, cosa già profondamente antidemocratica, ma vogliono il controllo del 100%, per evitare che non siano tutti saldamente fedeli alle decisioni, agli accordi fatti dalle segreterie dei sindacati confederali.
 Ma soprattutto con questa proposta, si vuole impedire che alle elezioni delle Rsu si presentino liste alternative, dei sindacati di base, decise liberamente dai lavoratori, e chiaramente in opposizione ai sindacati confederali...
Ai sindacati che vogliono presentare liste alle elezioni  le Rsu si chiede una sottomissione, un'abiura preventiva della difesa degli interessi dei lavoratori, un'accettazione a priori e comunque degli accordi svendita. 
Si tratta nei fatti di una "dittatura" sindacale a cui neanche i partiti sul fronte delle regole antidemocratiche del parlamento (che è parvenza di democrazia e reale comitato d'affari della borghesia) sono arrivati esplicitamente a tanto".

E QUESTO TESTO AVEVA AVUTO IL CONSENSO DI LANDINI!!

pc 18 gennaio - UN UTILE EXCURSUS STORICO CONTRO I LAVORATORI, CON RUOLO CENTRALE DEL RIFORMISMO

"2014 da piu' di un lustro stiamo assistendo all'ennesima crisi globale, le contraddizioni del sistema d'accumulazione capitalista si ripropongono ormai da un secolo e le risposte date nel corso degli anni sono sempre state le stesse,colpire e torchiare i lavoratori dipendenti,a colpi di leggi e accordi corporativisti.
I politici di sinistra ed il sindacato che li avrebbero dovuti tutelare sono invece i responsabili delle condizioni devastanti nelle quali versano il mercato del lavoro e le condizioni sociali di chi deve svendere forza-lavoro.
Dagli anni 60/70 periodo storico di lotte e conquiste dei lavoratori e del proletariato,si inizia a registrare nel nostro paese con il tanto decantato "Statuto dei lavoratori" l'istituzionalizzazione dei rapporti di forza tra le classi,tentando di tradurre in norme scritte, quindi concordate-contrattate,tutte le conquiste che il proletariato stava strappando fuori da ogni contrattazione possibile.
Un salto di qualità apparentemente a favore dei lavoratori, ma che invece dietro alle parole“Autonomia del sindacato” nasconde l’attacco frontale a tutto il proletariato, alle sue lotte ed ai suoi interessi, una subordinazione dell'autonomia di classe che diventa"rappresentante" al tavolo delle trattative nel gioco concertativo fra quelle che chiameranno parti sociali.
Una svolta corporativista che vedrà nei partiti riformisti della sinistra, nei sindacati confederali, i piu' grandi sostenitori della borghesia capitalista,del diktat mercato-merci-accumulazione,dello sfruttamento bieco e senza limiti della forza-lavoro che diventerà nel corso degli anni,il pozzo senza fine dove attingere per porre pezze ai fallimenti del regime economico-finanziario.
Possiamo dubitare del decreto di Sanvalentino e dell'abrogazione della scala mobile ? Di fatto abbiamo degli indicatori economici come in questo caso l'aumento dell'inflazione, che come abbiamo potuto analizzare
nel corso degli anni, sono solo cifre e numeri calcolati da quegli stessi economisti-giuslavoristi al servizio degli interessi economici speculativi della borghesia, delle multinazionali, delle banche d'affari,
di quel manipolo di uomini che detiene nelle mani potere di vita e di morte dell'intera popolazione.
Di fatto il valore dei salari rispetto al potere d'acquisto è andato sempre peggio e solo dal 2000 il costo della vita è salito oltre il 30%  mentre i salari sono addirittura scesi.
Come proseguire ad erodere profitto e speculazione dai lavoratori ? 
Basta inventarsi nuove formule,nuove regole,nuove concertazioni ed arriviamo all'inizio del delirio degli anni 1995-1997 quando il Ministro del Lavoro Tiziano Treu, in nome di una flessibilità (a senso unico)  del lavoratore,legalizza il tirocinio e introduce il lavoro interinale sopprimendo la LEGGE 23 ottobre 1960, n.1369 che vietava l'intermediazione ed l'interposizione in prestazioni di lavoro e impiego di manodopera.
Una speculazione di forza-lavoro che non ha precedenti, in pratica due soggetti drenano plusvalore e succhiano linfa dal lavoro salariato, una rapina legalizzata dallo Stato che farebbe sobbalzare Marx nella
tomba, come non fosse bastato lo sfruttamento uomo su uomo, la sinistra raddoppia il furto,con il solito benestare delle parti sociali e quei sindacati che addirittura si infilano a gestire le fiorenti agenzie di lavoro somministrato, senza alcuna dignità, anzi senza nessuna vergogna.
Ma la flessibilità ha ancora spazi di manovra, si puo' ancora intervenire sulla contrattazione su altre forme, tipologie, collaborazioni, prestazioni ed arriva l'ennesimo Patto sociale,questa volta addirittura il Libro Bianco, una sorta di nuovo statuto dei lavori, si dei lavori perchè a questo punto la figura del lavoratore, la classe sociale storica del proletariato,non ha neanche piu' un'identità, non ha piu' alcuna garanzia, in nome della flessibilità e per le leggi del mercato si è scesi nel girone infernale della precarietà, dove i diritti non dei
lavoratori,ma i diritti umani sono sospesi, un uomo senza lavoro e come vedremo senza alcun ammortizzatore sociale, è un uomo che non è in salute, un uomo senza reddito è una persona senza un presente, senza un
futuro.
Quante sono le forme e le tipologie che i riformisti hanno inventato?
Forse non lo sanno nemmeno piu' i professionisti della burocrazia,dal co.co.pro, alla somministrazione, all'apprendistato, al lavoro d'inserimento, al contratto di lavoro ripartito, al lavoro intermittente, al lavoro accessorio, al lavoro occasionale, lavoro parasubordinato, telelavoro...
Ovviamente con questi tipi di contratto l'azienda può assumere lavoratori di tipologia flessibile in base ad un "progetto" in cui indica lo scopo della prestazione e la durata. L'abuso di tali contratti in cui non sono previsti periodi di prova, percorsi professionali che portino all'assunzione a tempo determinato o indeterminato lascia il lavoratore in una situazione psicologico-lavorativa grave, un precariato "cronico" che non ha accesso alla formazione, perde ogni fiducia dalla progettualità di vita come chiedere un prestito, fare un mutuo e non
parliamo di ferie, tredicesime, maternità, malattia, permessi, trattamento di fine rapporto.
A queste riforme contrattuali che hanno portato il mercato del lavoro ed i lavoratori allo stato attuale con una disoccupazione giovanile al 40%, dobbiamo ricordare le altre manovre compiute dai riformisti sull'avanzamento dell'età pensionabile e nuove normative che si sono susseguite negli anni fino al disastro compiuto dalla ministra Fornero che dalla giungla di regole e riforme scritte lascia migliaia di lavoratori esodati, ovvero fuori dal mondo del lavoro perchè accompagnati da accordi alla pensione,senza accorgersi (non sappiamo se errore tecnico o addirittura calcolato) che le modifiche fatte ai requisiti,lasciavano questi senza lavoro e senza alcun reddito.
E'gravissimo inoltre che in Italia oltre a tutte queste precarizzazioni croniche del lavoro,non è seguita alcuna modifica o introduzione di ammortizzatori sociali come succede in quasi tutti gli stati, non abbiamo una vera indennità di disoccupazione perchè quell'elemosina che l'INPS elargisce è anche questa normata da regole folli, in pratica viene pagata ai lavoratori che hanno perso il posto o gli sia scaduto il contratto, quindi che abbiano lavorato tot. settimane nell'anno precedente, è facile comprendere che le persone giovani nella maggioranza dei casi non hanno mai avuto accesso al mondo del lavoro, non hanno alcun diritto e nessun sostegno.
Mentre per i soliti interessi economici si sono pagati decine di anni di cassa integrazione a grandi aziende che hanno sempre incassato gli utili e scaricato sulla socialità le perdite, inutile dire che su questo la FIAT ha fatto storia..."
Aka (Gb)

pc 18 gennaio - MIN. CARROZZA: "NIENTE SOLDI PER I LAV. PULIZIE SCUOLE" - MA LE DITTE DEGLI APPALTI SGANCIANO MILIONI AL PD


Il 16 di Gennaio a Roma si è svolto al ministero dell' istruzione l'incontro programmato tra i sindacati confederali e il MIUR per la vertenza  nazionale dei 24.000 lavoratori ex lsu e appalti storici delle pulizie nelle scuole statali.

Di seguito pubblichiamo il comunicato ufficiale:

"Si è svolto questa mattina al ministero dell'Istruzione il programmato incontro con le segreterie generali dei sindacati Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltrasporti finalizzato alla risoluzione della complicata vertenza che ha coinvolto i 24.000 addetti Ex Lsu dei servizi in appalto di pulizia delle scuole per i quali la Legge di Stabilità ha garantito la copertura economica fino al 28 febbraio 2014. I sindacati in particolare hanno sottolineato l'urgenza di prevedere l'aumento delle risorse da destinare per assicurare l'erogazione del servizio, attualmente stabilite in 290 mila euro rispetto ai 440 mila necessari per il mantenimento occupazionale e di reddito nonchè per gli interventi di sostegno al reddito già drasticamente ridotti del 25% in seguito all'attuazione dagli interventi di spending review varati dai governi che si sono succeduti negli anni. 
Tra le proposte sindacali anche quella della proroga del servizio almeno fino al 30 giugno 2014 con la possibilità di prevedere la ricollocazione di una parte degli addetti presso gli enti locali favorendo una riduzione del bacino occupazionale del settore dei servizi ed individuando nel contempo, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali, il percorso per l'avvio al pensionamento di coloro che possiedono i requisiti per il raggiungimento della pensione di vecchiaia. Il Miur, riservandosi di valutare le proposte presentate, - si legge in una nota del sindacato - ha riconvocato i sindacati già per la prossima settimana ed ha formalmente annunciato l'attivazione del tavolo interministeriale con il coinvolgimento anche dei dicasteri del Lavoro e dell'Economia e Finanze". 
“La Legge di Stabilità ha limitato solo fino al 28 febbraio le garanzie sull'erogazione di un servizio essenziale che tutela la salubrità innanzitutto di chi opera e di chi frequenta gli istituti scolastici - ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Pierangelo Raineri che ha anche sottolineato l'urgenza di prevedere, in carenza di risorse, “la possibilità di intraprendere percorsi alternativi ai licenziamenti a cominciare dalla ricollocazione negli enti locali degli addetti del settore peraltro già stabilizzati alla fine degli anni '90”. “Le nostre perplessità riguardano anche la qualità dei servizi di pulizia in appalto erogati, considerato che il bando di gara ha privilegiato il criterio del massimo ribasso come anche denunciato dalla stampa nei giorni scorsi - ha concluso Raineri - Il nostro auspicio è che il tavolo interministeriale sappia individuare una soluzione per il mantenimento occupazionale e del reddito dei lavoratori e per garantire l'erogazione dei servizi di pulizia scolastici”.



La vertenza che ormai si trascina da mesi ancora, quindi, non trova una soluzione definitiva. 
I sindacati confederali ne hanno una grossa responsabilità e come al solito chiedono la miseria per tutti. Qualche giorno fa ad un interrogazione parlamentare di un deputato 5 stelle, il ministro Carrozza rispondeva che le casse sono vuote e che la proroga di 2 mesi dei contratti in essere, ottenuta dopo la manifestazione a Roma del 12 dicembre sfociata in scontri con la polizia che al solito ha manganellato i lavoratori che protestavano per il diritto al lavoro e a un salario dignitoso, era stata  finanziata prendendo i soldi destinati per le supplenze .
Adesso è saltato fuori questo ennesimo tavolo interministeriale.


La richiesta dei confederali di ricollocazione negli enti locali è ridicola, in Puglia  la situazione in queste realtà è già particolarmente critica, a Taranto, e non solo, le casse COMUNALI sono vuote da tempo, la disoccupazione sfiora il 50% e gli appalti che gestisce il comune sono tutti al ribasso.
A Taranto dal 2007 le lavoratrici e i lavoratori della DUSSMANN, vincitrice e unica ditta a gareggiare per l'appalto nel 2013 aggiudicandosi anche  buona parte del meridione, stanno già con una riduzione dell'orario del 50%, con 2 ore al giorno di lavoro integrate per altre 2 ore dalla cig in deroga; cig che proprio il governo Letta da questo anno ne ha ridotto  l'erogazione a 8 mesi per quest'anno 2014, a 6 mesi per il 2015 e eliminazione totale nel 2016. Ora queste lavoratrici e lavoratori, con i tagli che vanno dal 60 al 90%, rischiano di lavorare meno di un'ora al giorno.


A questo si aggiunga il fatto che sulle procedure della Consip, l'ente del ministero dell'economia che ha indetto le gare d'appalto, da un servizio della Gabanelli su Report, sono emerse illegalità e imbrogli:

la Manutencoop che si è aggiudicata la gara al massimo ribasso del 60% in Toscana, Umbria, Friuli, V.Giulia e Veneto ha sganciato assegni milionari al PD e alle campagne elettorali dei suoi sindaci, deputati e senatori; 
tra i finanziatori delle primarie di Renzi troviamo la società di Alfredo Romeo, la Isvafim con 60.000 euro finanziati, questi è stato condannato in secondo grado per corruzione in concorso e turbativa d'asta dalla corte di appello di Napoli con l'accusa di strette relazioni con influenti uomini politici che garantirebbero un occhio di riguardo per l'aggiudicazione di alcune gare d'appalto.

Per i vergognosi tagli del governo e per i loro imbrogli i lavoratori pagheranno con un ulteriore immiserimento delle loro condizioni di vita. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, sfruttati, ricattati. Così ci vuole il capitalismo.
Ma la miseria e l'ingiustizia sociale alimentano la ribellione. In tutte le province interessate  gli operai si uniscono per organizzare la rivolta, uniti contro il governo dei padroni.


Fiorella Masci Rsa Slai Cobas per il sindacato di classe

venerdì 17 gennaio 2014

pc 17 gennaio - FABIO RIVA DAL SUO LUSSUOSO ATTICO SPUTA SULLE MASSE DI TARANTO: SONO I "POVERI" CHE HANNO CATTIVE ABITUDINI...

"Londra. Fabio Riva, 60 anni, quando il 27 novembre 2012 parte l’ordine di arresto dal tribunale di Taranto lui è già a Londra. Si è costituito a Scotland Yard ottenendo la libertà vigilata su cauzione. Fabio Riva è il vicepresidente del quarto gruppo siderurgico d’Europa.
Ma lei si trovava a Londra per caso, o una talpa l’ha informata che era meglio cambiare aria?

Riva: «A parte che nell'ambiente degli avvocati già girava voce di come buttava, comunque io ero qua per una riunione con i brasiliani»
Come ha passato gli ultimi 14 mesi ?

“A studiarmi le carte… e guardi la qualità dell’aria a Taranto è migliore che a Milano in Via Senato, perché la storia è cambiata negli ultimi tempi, avesse visto cos’era anni fa!”.
L'aria è cambiata perché, a causa dello stato pessimo degli impianti la produzione è stata ridotta; altrimenti non si capisce perché il commissario Bondi non li attivi. I periti dell’Arpa dicono che si muore. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata al “disastro ambientale e avvelenamento di alimenti”.
Giovedì pomeriggio si sono chiuse presso la corte inglese le udienze per l’estradizione di Fabio Riva. A tentare di convincere il giudice della malafede dei magistrati di Taranto, la potenza di fuoco dei suoi numerosi avvocati e periti. Per la parte ambientale hanno argomentato il prof Carlo Monti e il prof Suresh Moolgaukar, di Exponent, un’associazione mondiale di esperti, nata per fornire consulenza alle aziende su come affrontare i temi critici legati all’ambiente.
“Non sono persone di parte” ci tiene a precisare Riva, “come ha sentito hanno giurato di dire la verità, perché ci credono, non perché li abbiamo pagati noi! Anche perché loro non pretendono altro che il compenso pattuito, anche se il giudice dovesse esprimersi a favore”.
Secondo loro la previsione dei livelli di agenti nocivi negli individui richiede numerose supposizioni: livelli nell'aria, nell'acqua, nel suolo, nelle polveri, negli alimenti, abitudini personali. «I contaminanti sono presenti ovunque nell'ambiente, più elevati nelle società industrializzate. I poveri vivono in zone inquinate e fanno una vita meno sana, fumano di più. Questo dato è stato escluso dai periti dei giudici di Taranto, non è un’analisi seria! L’area di Taranto rispetta le linee guida dell’OMS!»...
I dirigenti dell’Arpa e i custodi giudiziari scrivono che nello stabilimento di Taranto le irregolarità riguardano i filtri per abbattere i fumi tossici, emissioni non convogliate nei camini, sistemi privi di controllo automatici, nessun accorgimento per limitare la dispersione di polveri minerali che trasportano particelle tossiche nei polmoni. Infine stimano gli interventi necessari: 8 miliardi di euro. Investimenti che Ilva aveva l'obbligo di fare. La famiglia Riva ha avuto invece un certo riguardo a portare 1 miliardo e 200 milioni nei trust dell’isola di Jersey. Denaro sequestrato dalla Guardia di Finanza di Milano, che ne ha ricostruito la provenienza: si tratterebbe proprio dei profitti dell’Ilva.
“Profitti legittimi” precisa Riva. Gli chiedo se sarebbe disponibile a non opporsi all’eventualità che questo denaro venga investito nel risanamento della sua azienda. “Non decido io”, mi risponde “sono soldi del Trust”. Ma i beneficiari del Trust sono gli stessi Riva!
Davanti al giudice inglese i suoi avvocati producono anche una perizia sullo stato delle carceri italiane e sulla legislazione che prevede la carcerazione preventiva. Infine chiedono per Riva lo status di rifugiato, poiché siamo di fronte ad un “processo ideologico”..." (da Milena Gabanelli, Sabrina Giannini)

Intanto Fabio Riva sta nel suo attico lussuoso vicino ad Oxford street, cuore dello shopping di Londra... e ha mandato dei suoi emissari a controllare le carceri di Taranto, concludendo che non fanno per lui, a causa del sovraffollamento, della sporcizia, ecc. - ma possono andare benissimo per "i poveri" di Taranto...

pc 17 gennaio: SQUADRISTI IN DIVISA CONTRO GLI ANTIFASCISTI MILANESI

Destra a convegno, tensioni a Milano:
cariche della polizia sugli antagonisti

Un centinaio di giovani hanno cercato di entrare nell'aula del Politecnico durante l'incontro promosso dal Gruppo Alpha, il movimento giovanile che fa capo al gruppo di estrema destra Lealtà e Azione
di LUCA DE VITO
Un centinaio di antagonisti e antifascisti hanno cercato di entrare nella sede del Politecnico, a Milano, in piazza Leonardo da Vinci, durante un convegno organizzato da formazioni della destra radicale. I manifestanti sono stati respinti con alcune cariche dalla polizia. Gli agenti hanno anche trattenuto uno dei ragazzi, che poi è stato rilasciato subito dopo l'identificazione. L'incontro nell'ateneo era promosso dal gruppo Alpha, movimento giovanile di Lealtà e Azione, e dal gruppo Millenium e ha visto la partecipazione di una quarantina di persone. Gli interventi, però, non sono arrivati a conclusione, perché, in concomitanza con l'inizio della protesta, l'università ha interrotto la conferenza su ordine del rettore.
Gli antagonisti si erano ritrovati inizialmente all'Università Statale, dove sembrava fosse previsto il convegno, poi si sono spostati al Politecnico. Il gruppo di ultradestra, in effetti, aveva chiesto all'università di via Festa del Perdono che venisse concesso loro uno spazio per il convegno, ma l'ateneo aveva negato loro l'autorizzazione. Il luogo dell'incontro, dal titolo 'Il mondo verso un futuro multipolare', era rimasto segreto fino alle 8.30 del mattino.
Fra i relatori c'era anche Alexander Ionov, deputato della Duma e leader del movimento globalista russo, la cui relazione, raccontano gli 
organizzatori, è stata interrotta da alcuni rappresentanti del rettore del Politecnico. Dall'ateneo fanno sapere che l'autorizzazione è stata data. Ma la richiesta di utilizzo dell'aula era stata inoltrata da un'associazione studentesca di destra riconosciuta dall'università, cioè 'Azione Politecnica'. Nel momento, però, in cui il Rettore è venuto a conoscenza dei contenuti dell'incontro, questo è stato immediatamente sospeso.

Oggi in mobilitazione la statale antifascista e antirazzista! 
Dalla statale al politecnico nessuno spazio ai neonazisti!
Questa mattina oltre un centinaio di ragazze e ragazzi della statale antifascista e antirazzista si è data appuntamento per un presidio e un happening culturale contro l'annunciato convegno neonazista. Grazie alle mobilitazioni di oggi e degli scorsi giorni i razzisti, accoltellatori, omofobi, negazionisti non si sono presentati neanche per sbaglio. Hanno peró deciso di provarci al politecnico, senza annunciare in nessun modo pubblicamente la loro presenza, ovviamente. Qui hanno inizialmente ottenuto un'aula, con una complicità inaccettabile dell'amministrazione accademica. Dalla statale abbiamo allora deciso di andare a denunciare questa vergogna, con un corteo che si è snodato tra le facoltà di città studi, determinato a bloccare l'iniziativa neonazista. Qui la polizia non ha esitato a caricare gli studenti, come sempre difendendo gli utili idioti del potere, che seminano paura e guerra tra poveri. Un ragazzo è pure stato fermato e malmenato. In ogni caso il convegno è stato interrotto perchè evidentemente troppo indifendibile appena uscito dall'ombra. Sappiamo che questi rigurgiti del passato provano ad alzare la testa approfittando degli spazi che sperano di trovare: la statale antifascista e antirazzista c'è oggi come sempre.
STATALE ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA


Chi vive l'universita e conosce l'importanza di una cultura libera e partigiana oggi ha dato un segnale importante. Da sempre il potere e i governi alimentano la diffusione di ignoranza e razzismo, tagliando milioni di euro a scuole e università, cercando di chiudere ogni spazio di autogestione e di un sapere diverso da quello dominante, slegato dagli interessi di controllo, banche e imprese. Non si fanno troppi problemi invece a concedere spazio a gruppi neofascisti e neonazisti, con la scusa di non accorgersi della palese e proclamata discendenza di queste sparute formazioni dal pensiero di comandanti delle WaffenSS, stragisti della strategia della tensione, "teorici" di razzismo e negazionismo, liberticidi reazionari come i nazionalisti di Putin. È solo grazie all'intervento della Statale antifascista e antirazzista che l'amministrazione della Statale ha revocato il permesso precedentemente dato per il convegno della vergogna previsto per oggi. Non facciamoci confondere da discorsi "ne rossi ne neri" di sedicenti "comunitaristi", che se si approfondisce un solo minuto ci si accorge che si richiamano esplicitamente ad un torturatore di Auschwitz. Grazie alle mobilitazioni di settimana scorsa e al presidio di questa mattina abbiamo impedito tentativi di infiltrazione neonazista in Statale. Appena abbiamo saputo che in silenzio stavano tentando di svolgere il convegno al Politecnico con l'autorizzazione del Rettore ci siamo mossi in corteo fino a città studi. Non tolleriamo che le amministrazioni delle università, dalla statale al politecnico (ma pensiamo anche a Torino e non solo) continuino a chiudere gli occhi lasciando a poco a poco terreno a questi elementi che tentano di attecchire nel terreno della crisi. E' solo grazie al corteo che è arrivato fin sotto al Politecnico che anche questo rettore ha dovuto chiudere anticipatamente l'incontro bloccando gli interventi, negando di essere al corrente della natura del convegno. Non ci stupisce che la polizia abbia caricato a freddo il corteo, sappiamo bene come fascisti e razzisti facciano il gioco del potere, incarnandone il braccio armato e seminando paura, desolidarizzazione e guerra tra poveri. Non a caso tra gli invitati c'era Mutti, collaboratore di Freda e degli stragisti di piazza Fontana. Crediamo poco al fatto che le amministrazioni universitarie davvero "non si fossero accorte" di star concedendo spazio a questi loschi personaggi, in ogni caso ci auguriamo che adesso stiano in guardia e non si facciano nuovamente abbindolare, ad esempio il prossimo 10 febbraio, prossima data ipotizzata da questi gruppuscoli neonazisti.
In ogni caso noi ci siamo tutti i giorni, a costruire territori ribelli e partigiani; ci saremo tutti i giorni.
Collettivo Universitario the Take

pc 17 gennaio - COME PRIMA, IL VATICANO DETTA L'AGENDA SU ABORTO E FAMIGLIA

(Da Il Manifesto) - "Famiglia, aborto, guerre e migranti: è stato un discorso a tutto campo quello che ieri (il 13 gennaio) papa Francesco ha rivolto agli ambasciatori presso la Santa sede, ricevuti in Vaticano per la tradizionale udienza di inizio anno. Sono appuntamenti importanti perché i pontefici, parlando agli ambasciatori, si rivolgono direttamente agli Stati, affrontando questioni di natura politica e indicando l’agenda dei temi che ad oltre tevere si ritengono più importanti.
Bergoglio ha rispettato la consuetudine, chiedendo «politiche appropriate che sostengano, favoriscano e consolidino la famiglia». «Aumenta il numero delle famiglie divise e lacerate, non solo per la fragile coscienza del senso di appartenenza che contraddistingue il mondo attuale – ha incalzato – ma anche per le condizioni difficili in cui molte di esse sono costrette a vivere, fino al punto di mancare degli stessi mezzi di sussistenza». Per questo sono «necessarie» politiche a favore della famiglia» e dei «giovani», affinché possano «trovare lavoro» e «fondare un focolare domestico».
E in un passaggio successivo ha avvertito che «desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto»...
Trova ulteriore conferma pertanto la linea seguita da Bergoglio in questi mesi: minore insistenza ma nessun cedimento sul piano dottrinale – famiglia e aborto sono due dei «principi non negoziabili» su cui martellava Benedetto XVI...".

A tutto si può "aprire", in vari aspetti si possono apportare dei timidi cambiamenti, ecc. ma non sull'aborto e famiglia!! Quindi non sulle donne e sui loro ruoli di madre e moglie, di tutela della famiglia (che le uccide), di non diritto di scelta sulla propria vita. Soprattutto - appunto - nelle fasi di crisi come questa in cui la "famiglia" e il ruolo della donna in essa diventano un terreno importante, per il sistema, di conservazione, di normalizzazione, di luogo in cui attutire i contrasti laceranti con la società, in cui scaricare le frustrazioni (se poi per i lavoratori maschi questo scarico si trasforma in femminicidio... e... sono i casi della vita...), in cui caricarsi di tutti i drammi di mancanza di lavoro, salario.
Poi non parliamo del diritto d'aborto! Se le donne possono scegliere sulla propria vita, sulla maternità, sulla sessualità, poi vogliono decidere su tutto, e loro che hanno doppie catene, possono voler spezzare queste doppie catene!
Ancora una volta il Vaticano, abbia come papa un Ratzinger o un Bergoglio, afferma con parole e indicazioni al governo e allo Stato la centralità delle famiglia nel sorreggere e conservare il sistema borghese in termini ideologici, politici, economici, quale cellula/specchio delle contraddizioni laceranti di questo sistema. E afferma nei fatti che la condizione delle donne è la cartina di tornasole della condizione delle masse, e del grado oggi di imbarbarimento di questa società borghese, che non può cambiare ma deve essere solo rovesciata.

E su questo, come si vede non si rinnova neanche il linguaggio: "orrore" usa anche Bergoglio quando parla dell'aborto, "bambini che non vedranno mai la luce...".

Aborto e famiglia quindi diventeranno sempre più battaglie ideologiche e pratiche centrali, "madri" di battaglie più generali per la borghesia. Lo sarà in Italia, come già appare in altri paesi europei - vedi Spagna.
A questa guerra dobbiamo rispondere. E lo sciopero delle donne ha già cominciato ad illuminare il sentiero da percorrere.  

pc 17 gennaio - DOPO LO SCIOPERO DELLE DONNE... DOCUMENTO DEL MFPR

Dallo sciopero delle donne
alla lotta su ogni aspetto dello sciopero 
alla ripresa del nostro 8 marzo rosso.

Con lo sciopero delle donne del 25 novembre “contro femminicidi, stupri, violenza e l'intera condizione di oppressione delle donne” abbiamo cominciato ad accendere tanti fuochi dal nord al sud. E' stato un fatto storico, nuovo, che ci riempie di forza e di orgoglio.
Con questo sentimento abbiamo chiuso un bruttissimo anno per le centinaia di femminicidi/stupri, per gli attacchi alle nostre condizioni di vita, di lavoro, per il clima di oppressione generale; e con questo sentimento e ancora più determinate apriamo il 2014 che è cominciato altrettanto male con nuovi femminicidi.
Lo sciopero delle donne che ha dato vita a momenti di lotta, di gioia, di rabbia, di ribellione contro questa società che è la madre di tutte le violenze contro le donne, non è stato che "l'assaggio" e rappresenta una tappa di un percorso lungo, tortuoso, ma di lotta e forti azioni da parte delle donne per ciò che desideriamo e meritiamo... per spezzare le doppie catene che questa barbara società capitalista ci ha imposto!
Lo sciopero delle donne ha posto un punto di non ritorno: le donne non vogliono più solo denunciare, lamentarsi, ma si ribellano e lottano. E quindi diciamo: “mai più come prima!”, agli uomini che odiano le donne, ai padroni, al governo, allo Stato che odia le donne; “tutta la vita deve cambiare!”
Lo sciopero delle donne ha posto una netta linea di demarcazione tra una lotta vera che vede protagoniste le donne più sfruttate, più oppresse, le ragazze ribelli, e il femminismo da ceto politico/parlamentare, paraistituzionale.
Sono state le operaie delle fabbriche, da Bologna a Bergamo soprattutto, le lavoratrici, precarie di tantissimi posti di lavoro la realtà maggioritaria di questo sciopero delle donne; le lavoratrici si sono prese in mano lo "sciopero" trasformandolo da "parola d'ordine" in realtà, sia pure ancora iniziale, dando un segno preciso di classe alla battaglia generale di tutte le donne.
A loro si sono unite le ragazze, le studentesse, che al contrario di come la società le vuole dipingere sono spesso consapevoli della doppia oppressione subita in quanto figlie femmine, in quanto donne… e alla luce di ciò hanno portato nello sciopero, nei cortei tutto il vento fresco delle loro bella ribellione gridando “non ci avrete mai come volete voi!”.
Lo sciopero delle donne appoggiato anche in mille modi da tante donne che non hanno materialmente scioperato, ha dato coraggio, ha mostrato che è possibile. Una "mistura", un intreccio tra la questione di classe e la questione di genere che ora deve estendersi, e da tanti piccoli fuochi deve diventare un grosso incendio.
E ora in tanti altre fabbriche, posti di lavoro, scuole, quartieri, SI PUO' FARE!
QUESTO E' IL NOSTRO PRIMO IMPEGNO IN QUESTO ANNO

Nello sciopero delle donne abbiamo costruito una piattaforma unendo i bi/sogni espressi dalle donne in lotta, una piattaforma che si è arricchita e articolata via via.
Ora vogliamo dare continuità a livello nazionale e in ogni città, in ogni realtà in cui c'è stato lo sciopero, a quella piattaforma, sviluppando su ogni punto di essa lotte concrete, campagne di organizzazione e di iniziative, aprire anche vertenze, conquistare risultati che aiutino la nostra lotta generale e ci mettano in posizione di maggior forza, e diano fiducia, che si può e si deve lottare e cambiare, alla maggioranza delle donne. Sviluppiamo lotte nelle città, nei quartieri per il lavoro alle donne, per un salario garantito alle donne che garantisca l'indipendenza economica, contro il lavoro ultraprecario, ma anche contro il doppio lavoro, ecc.
Le delegate Rsu che hanno indetto, appoggiato lo sciopero del 25 novembre, ora rendano concreta anche nelle fabbriche, sui posti di lavoro il “mai più come prima!”, sviluppando la mobilitazione contro le discriminazioni, gli attacchi ai diritti delle lavoratrici, sulla maternità, per condizioni di lavoro e orari/turni che non penalizzino le donne, contro le provocazioni e molestie sessuali, ecc., contro il clima maschilista presente nei sindacati e anche tra i lavoratori, con piattaforme e iniziative nuove, rompendo gli schemi.
Uniamo poi le varie battaglie per costruire insieme una mobilitazione nazionale prima dell'estate contro il governo, lo Stato dei padroni, con assedio ai Palazzi del potere padronale e istituzionale e alle donne del potere borghese.
Nelle scuole vogliamo aprire anche la lotta sul fronte culturale, ideologico, contro una cultura falsa, sessista, che viene usata per opprimere, per uccidere il sapere critico, che sin dal primo giorno di vita divide i ruoli tramite i giochi, la televisione, l'indottrinamento scolastico presentandoli come immutabili; contro una società che instilla alle giovani il culto dell'apparenza e del modello di donne/veline della tv, una società che dopo gli studi ci riserva un futuro precario o addirittura un non futuro. Noi vogliamo invece non solo una vera conoscenza ma vogliamo anche Rivoluzione su tutto!

Dopo lo “sciopero delle donne” non possiamo permettere che ci infanghino ancora l'8 marzo!
Vogliamo e dobbiamo far sì che quest'anno l'8 marzo sia tutt'altra cosa. SIA NOSTRO E ROSSO!
Noi proponiamo di costruire insieme una grande MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER L'8 MARZO 2014, che quest'anno cade anche di sabato. Una manifestazione che colpisca anche con azioni di protesta esemplari l'offesa consumistica di questa giornata di lotta da parte della borghesia. Una manifestazione che unisca tutte le battaglie delle donne, contro la guerra di bassa intensità che ci uccide, contro l'insieme della nostra condizione di vita, contro tutte le oppressioni.
Un 8 marzo che unisca in una stessa lotta le donne italiane e le immigrate.
Un 8 marzo che sia “ponte” verso le donne, lavoratrici, compagne, rivoluzionarie che lottano negli altri paesi, che sono in prima linea nelle rivoluzioni popolari, dall'India al Bangladesh, alla Turchia, ecc.
Un 8 marzo che dica basta con il riformismo, vogliamo fare la rivoluzione!! Se vogliamo che tutta la nostra vita cambi, tutta la società deve essere rivoltata!
Le operaie, le lavoratrici, le giovani prendano nelle loro mani la costruzione di questo 8 marzo, per ridare dignità storica, verità di classe, perchè l'8 marzo non è di tutte, non è interclassista, ma delle donne più sfruttate e oppresse che sono la maggioranza, delle donne che si ribellano, delle ragazze che vogliono lottare per un altro futuro.
FACCIAMO UN 8 MARZO, ROSSO, DI LOTTA!

15.1.14
movimento femminista proletario rivoluzionario

pc 17 gennaio - il governo letta e tutti i suoi ministri se ne debbono andare! ma una reale opposizione politica e sociale stenta ad emergere e avanzare.

La catena di ministri traffichini e corrotti di questo governo, che ora ha al centro la ignobile moglie di uno dei pezzi forti di Letta, Francesco Boccia non può essere spezzata da un parlamento che è composto in larga parte di persone della stessa specie e anche di peggio..
Sebbene divisi dalla lotta per le poltrone e gli affari, sono tutti uniti alla ricerca di soluzioni migliori per dare un governo migliore a padroni,banche e finanza e nell'azzannare quotidianamente le condizioni di vita e di lavoro dei proletari e delle masse popolari.
Non esiste opposizione reale in Parlamento e resta debole e impotente quella fuori del Parlamento.
Il 18-19 ottobre qualcosa si è visto, ma poi è giunta la confusione fascio-forconi e la sponda che alcuni del movimento hanno dato a questo movimento reazionario.. ora riprendere come se niente fosse non è possibile.
La rivolta proletaria e popolare necessaria, ha bisogno di solidi ancoraggi organizzativi e politici che sono tutt'ora tutti da costruire nelle fabbriche e nei territori.
Intensificare lavoro e lotta curando organizzazione e piattaforma è decisivo, per noi come per tutti

proletari comunisti - PCm Italia
17 gennaio 2014


pc 17 gennaio - governo delle tasse e della polizia

Rivolta anti Tares a Giugliano, la polizia carica



Ancora proteste a Giugliano (Napoli) contro la Tares. Dopo aver ottenuto la sospensione della prima rata della tassa i cittadini sono tornati in piazza oggi per chiedere maggiori certezze e comprendere quali margini ci sono per le agevolazioni e la modifica delle tariffe.Bloccato il Corso Campano e polizia ancora una volta in tenuta antisommossa. Lancio di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine con i manifestanti che hanno risposto con sampietrini alle cariche della polizia.Anche stamattina infatti, come era accaduto la scorsa settimana quando le forze dell'ordine caricarono i manifestanti, alla notizia che non ci sarebbero state modifiche e sospensioni i manifestanti hanno spinto contro il cordone di polizia schierato a difesa del Comune.Circa 200 cittadini attendono ora con ansia il responso della delegazione che in questo momento è stata ricevuta dai tre commissari prefettizi che reggono l'amministrazione comunale di Giugliano. 

pc 17 maggio - sbirri assassini, massacratori, delinquenti... sempre impuniti!

Già liberi due poliziotti condannati per la Diaz

Già liberi due poliziotti condannati per la Diaz


La legge, si sa, è uguale per tutti solo alcune volte. Così, a due settimane dagli arresti «eccellenti» per i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, ecco che altri due uomini in divisa – protagonisti di quella che è stata definita «la più grande violazione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla Seconda Guerra Mondiale» - tornano in libertà: si tratta di Massimo Nucera e Maurizio Panzieri.
Il primo, 40 anni, fu quello che presentò il proprio giubbotto antiproiettile squarciato per dimostrare un'aggressione subita, il secondo, 59 anni, confermò questa versione in una relazione di servizio. Peccato che le perizie del tribunale smentirono entrambi e provarono che i due avevano fabbricato prove false e mentito.

Condannati in via definitiva a 3 anni e 5 mesi, fino a ieri avrebbero dovuto scontare altri cinque mesi agli arresti domiciliari. Grazie a un ricorso in Cassazione, però, la pena dei due è stata sospesa: bisogna aspettare il pronunciamento della Suprema Corte romana. I legali di Nucera e Panzieri chiedono in alternativa agli arresti l'affidamento in prova ai servizi sociali.

pc 17 gennaio - Liberiamo Davide!

Davide Rosci di nuovo nel carcere di Viterbo

Davide Rosci di nuovo nel carcere di Viterbo

La mattina del 9 gennaio Davide è stato nuovamente trasferito al carcere Viterbo. Purtroppo, quello che lui, quello che noi non volevamo accadesse, è accaduto. Nonostante avevamo, due giorni prima (il 7) inviato quattro telegrammi, al Presidente della Repubblica, al Ministro di Grazia e Giustizia, al Dirigente del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e al Presidente della Camera, per cercare di scongiurare proprio l’eventualità di un nuovo trasferimento. Considerate le condizioni di salute dei propri genitori, e più in generale per scongiurare che lui tornasse, nel “lager” del Mammagialla di Viterbo.
Siamo ormai sfiduciati, continuiamo a guardare impotenti questo peregrinare, che distrugge noi che siamo coinvolti in prima persona, ma che dovrebbe indignare tutti dal momento che tali spostamenti sono finanziati con i soldi di tutti. Si perché questa intima guerra fra le istituzioni e quello che Davide rappresenta avviene a spese della collettività. Basta pensare per giustificare ciò che il giorno prima, l’8 gennaio, Davide è stato assolto, ed è la 15^ volta tra assoluzioni e atti a non procedere. A questo punto chiediamo a tutti di riflettere, chiedendoci noi per primi a quale gioco si sta giocando sulla pelle di un essere umano, su un figlio che potrebbe essere il figlio di tutti, ma soprattutto chi giustifica questo spreco di risorse pubbliche. Chi giustifica questa persecuzione? E perché? Noi ci continuiamo a porre queste domande, e vorremmo non essere i soli perché quello che accade a Davide non deve più accadere a nessuno.
Ricordando a tutti che tutto questo “trattamento” è riservato a un detenuto al primo grado di giudizio, attendiamo la data del 23 gennaio quando a Roma si terrà il secondo grado di giudizio. Con l’unica certezza della forza d’animo del nostro Davide che nonostante tutto quello che ha passato in questi mesi non ha mai vacillato.

Comitato Amici e Famigliari LIBERIAMO DAVIDE

pc 17 gennaio - Bravo Cremaschi …. ma il modello Marchionne-Fiat si chiama fascismo padronale e si combatte con la guerra di classe, non con i richiami alla costituzione e alla democrazia borghese.



 Il Marchionnum della corporazione delle parti sociali

di Giorgio Cremaschi

Il regolamento applicativo dell'accordo sulla rappresentanza sindacale ha provocato in pieno congresso il big bang nel gruppo dirigente della CGIL.
Dopo anni di contrapposizione tra gruppo dirigente della FIOM e gruppo dirigente confederale si era siglata la pace con il documento congressuale sottoscritto sia da Susanna Camusso sia da Maurizio Landini. Solo la piccola minoranza del documento alternativo "Il sindacato è un'altra cosa" si era opposta.
Ora Maurizio Landini definisce come incostituzionale l'intesa che trasforma quell'accordo in regole cogenti e aggiunge che così il modello dell'accordo separato di Pomigliano viene esteso a tutti. Ha ragione, potremmo chiamare Marchionnum le nuove regole sulla rappresentanza sindacale, ma tutti i principi che hanno portato a questa conclusione erano già contenuti nell'intesa del 31 maggio e in quella precedente del 28 giugno 2011, intese assunte ed approvate dal documento congressuale di maggioranza.
Il congresso della CGIL deflagra così a seguito dell'intesa firmata il 10 gennaio ed è giusto,  perché quelle regole cambiano la natura stessa del sindacato.
Da tempo la CGIL  aveva subordinato il conflitto sociale alla concertazione,  assumendo la fisionomia di una grande forza sociale che fa pressione sulla politica. Negli ultimi venti anni questa scelta ha portato la CGIL e tutti i  sindacati confederali ad assumere un ruolo centrale nel sistema di potere del paese, cosa che ha fatto persino sopravvalutare la loro  forza reale. Al tavolo triangolare della concertazione, tra aziende, sindacati e governo si amministravano e cogestivano le tendenze di fondo, ma non le si cambiavano. Così mentre CGIL CISl UIL si rafforzavano nei palazzi, il mondo del lavoro scivolava in basso nella società; caduta dei salari e precarizzazione di massa, privatizzazioni e perdita di diritti sociali dilagavano.
Con la crisi, con la svolta autoritaria della Fiat e con le politiche di austerità la concertazione è saltata per aria. A CGIL CISL UIL è venuta meno anche l'apparenza del contare.
Ovunque si ricorda con rabbia la passività e la impotenza con cui CGIL CISL UIL subirono la riforma Fornero delle pensioni. Quella vicenda è diventata il paradigma di un sindacato confederale che non conta più niente. E che per questo subisce una contestazione di fondo da parti opposte. Da chi pensa che sia giunta l'ora di togliere di mezzo un soggetto fortemente Indebolito, ma ancora ingombrante. E da chi invece vorrebbe che la forza residua del sindacato confederale venisse usata davvero.
Impauriti e sentendosi sotto assedio, i dirigenti della CGIL hanno scelto di seguire la via di fuga già individuata da quelli di CISL e UIL: il passaggio dal regime della concertazione a quello della complicità aziendale.
Fu un testo programmatico dell'allora ministro Sacconi ad usare per la prima volta in senso positivo questo termine. Poi vennero gli accordi Fiat rifiutati dalla FIOM, che in cambio della promessa del lavoro peggioravano brutalmente tutte le condizioni e i diritti del  lavoro e permettevano di  esistere solo ai sindacati firmatari.
Ora quel principio, solo i firmatari hanno i diritti sindacali, viene istituzionalizzato ed esteso dall'accordo confederale sulla rappresentanza. E davvero poco pare contare la recente sentenza della Corte Costituzionale, che proprio quel principio ha condannato. Del resto non si sta facendo la stessa cosa a livello politico, con i principali partiti impegnati a realizzare una riforma elettorale che eluda la sentenza che ha condannato il porcellum? Con il Marchionnum le "parti sociali" sono state più veloci. La Costituzione non si abbatte, si aggira.
Parti sociali è il nuovo logo con cui il regime della complicità  sostituisce quello della concertazione sindacale. Questo termine,  di antica provenienza democristiana, descrive un sistema nel quale da un lato ci sono le istituzioni politiche, dall'altro quelle economico sociali unite tra loro. Imprese e sindacati diventano una sola istanza corporativa comune, il vecchio tavolo triangolare della concertazione perde un lato, quello della residua autonomia sindacale. Rappresentanti dei padroni e dei lavoratori siedono dalla stessa parte, sono tutti nella stessa barca.
Per questo al centro dell'accordo stanno  le deroghe ai contratti nazionali mentre viene messa sotto accusa la libertà di sciopero. Le condizioni di lavoro vengono di continuo peggiorate, ma il conflitto tra i firmatari del patto sulla rappresentanza non è ammesso.  Chi confligge va punito e chi dissente verrà giudicato da una commissione di arbitri dove la Confindustria ha una preventiva maggioranza politica. Il sindacato viene governato da una catena di comando che parte dai vertici confederali e giunge fino ai delegati nei luoghi di lavoro. Tutti devono rispondere a direttive che vengono dall'alto, tutti sono nei fatti nominati, come il parlamento votato con il Porcellum.
Da quando si insediò  il governo Monti il debito pubblico è aumentato di 200 miliardi. Cosa c'entra? C'entra perché la riduzione del debito è la giustificazione principale delle politiche di austerità. Di quelle politiche che han portato i disoccupati a 6 milioni e fatto sprofondare in basso salari e pensioni. Ma se tutto il mondo del lavoro è più povero e il debito è aumentato, dove son finiti i soldi? Ai ricchi, alla finanza e alle banche.
200 miliardi di debito in più sono serviti per finanziare una colossale redistribuzione della ricchezza dal basso verso l'alto. È la lotta di classe vincente dei ricchi contro i poveri, l'unica autorizzata.
Si capisce allora a cosa serve il patto sulla rappresentanza. Serve a impedire la reciprocità della lotta di classe dei poveri contro i ricchi: chi la vuole fare è fuori dal sistema.
Il Marchionnum  trasforma le politiche di austerità  in un autoritario sistema di relazioni sindacali: è incostituzionale non solo nelle sue norme, ma nel suo spirito di fondo. Per questo va combattuto come e più del porcellum elettorale.