venerdì 20 settembre 2013

pc 21-22-23 settembre - SPECIALE documento del Partito Comunista dell'India - maoista - alla Conferenza internazionale di Amburgo diffuso dal comitato internazionale a sostegno della guerra popolare in india - uno straordinario testo internazionalista che invitiamo a leggere e studiare con attenzione e agire di conseguenza

Il messaggio di saluto del compagno Ganapathy, segretario generale del PCI (Maoista), in occasione della Conferenza Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, che si è tenuta ad Amburgo il 24 novembre 2012.



Teniamo alta la bandiera dell'internazionalismo proletario!
Saluti rossi – LAL SALAM!
al successo della “Conferenza Internazionale a sostegno della Guerra popolare in India”!
Cari Compagni,

In nome del nostro partito, il PCI (Maoista), dell'Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione (EGPL), dei Comitati Popolari Rivoluzionari (CPR), delle Organizzazioni di massa rivoluzionarie e dei rivoluzionari in India, inviamo innanzi tutto i nostri più calorosi saluti rivoluzionari e un saluto rosso (Lal Salam) che viene dal cuore a tutti i partiti, alle organizzazioni e ad ogni individuo dell'India e dell'estero, che si sono presi il grosso impegno per aver costruito il sostegno mondiale e la solidarietà per la Rivoluzione di Nuova Democrazia (RND) in India e aver fatto un successo della “Conferenza Internazionale a sostegno della Guerra Popolare in India” di Amburgo il 24 novembre 2012.
I vostri saluti e discorsi, che sono stati fatti nel giusto spirito internazionalistico, hanno dato ai popoli oppressi e ai compagni, che conducono una dura lotta sul fronte della lotta della rivoluzione socialista mondiale, cioè in India, nella lotta con il nemico di classe, l'indispensabile sostegno morale. Come ognuno e ognuna di voi sa, qui si acuiscono le dure condizioni repressive e diventano giorno dopo giorno più generali, e perciò non abbiamo ricevuto i vostri messaggi in tempo, e anche i messaggi, che sono arrivati a noi, ci sono arrivati molto tardi. Ci dispiace davvero tanto, rispondere con tutto questo ritardo ai vostri buoni sforzi.
Ci ha particolarmente incoraggiato sentire che la gioventù, gli studenti, le donne e gli attivisti nel campo culturale siano intervenuti alla Conferenza di Amburgo. Resoconti e campagne che sono state portate avanti nei più diversi angoli del mondo ci hanno riempito di calore ed entusiasmo, e la cosa più importante è che tutta questa solidarietà ci ha reso ancora più umili e ci ha riempiti ancora più con il sentimento della nostra responsabilità di fronte al proletariato mondiale dato il nostro ruolo nella rivoluzione socialista mondiale. Noi avremmo dovuto anche prendere parte a questa campagna e giocare un ruolo trainante, ma a causa dell'aggressione senza precedenti del nemico non abbiamo potuto.
Voi ci avete teso le mani nell'ora del lutto, dato che abbiamo subito pesanti perdite ai livelli più alti, sia il martirio dei compagni Shyam, Mahesh e Murali nel 1999 e sia il martirio dei compagni Azad e Kishenji nel più recente passato – tutti erano grandi dirigenti della nostra rivoluzione e sono stati uccisi brutalmente dalle classi dominanti indiane con il tacito sostegno degli imperialisti. La vostra dichiarazione “La lotta dei maoisti in India è la nostra lotta, le loro perdite sono nostre perdite” ci ha riempito i cuori di fiducia, disseminato con spirito internazionalista, di cui avevamo tanto bisogno per superare la tristezza e continuare coraggiosamente senza batter ciglio.
Avete detto giustamente, che il modo di onorare tutti i martiri della rivoluzione in India e del mondo consiste nel fatto di raddoppiare il sostegno alla guerra popolare in India, come parte della lotta che si intensifica contro l'imperialismo nel mondo e per l'internazionalismo proletario e noi crediamo che la Conferenza di Amburgo ha dimostrato di essere un passo in avanti su questo, e cioè nell'adempiere al vostro impegno come avevate deciso.
Tutti voi avete fermamente giudicato lo Stato indiano e protestato con giusta indignazione contro la sua guerra contro il proprio popolo e avete preteso che esso smetta immediatamente. Gli uomini dalle aree del movimento rivoluzionario si ricordano con i cuori calorosi di questa solidarietà internazionale che è stata espressa da diversi partiti, organizzazioni, individui nei confronti del proletariato e del popolo dei diversi paesi, poiché questo è proprio il tipo di sostegno che si deve dare ad ogni genuino movimento del popolo.
Avete cominciato in tutto il mondo campagne a sostegno della guerra popolare in India, in particolare nel ventre della bestia imperialista, nei paesi dove la maggior parte di voi è attiva, e il significato di ciò sarà molto riconosciuto da noi e da coloro che combattono in uno dei centri della tormenta della rivoluzione mondiale.
Noi apprezziamo moltissimo questo tipo di sostegno e solidarietà e riaffermiamo fermamente che noi faremo lo stesso nei confronti di altri partiti, organizzazioni e masse in lotta in ogni parte del mondo. Questo tipo di solidarietà dà ai combattenti grande fiducia e la sicurezza che nella loro lotta non sono soli. E dimostra inoltre ancora una volta chiaramente quali sono i nostri comuni nemici, cioè l'imperialismo, i suoi burattini/lacchè e ogni tipo di reazionari in tutto il mondo. Essa spinge in avanti lo spirito combattente degli uomini, li spinge a ciò e li aiuta a portare avanti fermamente il movimento. Il nostro Partito, l'EGPL, i CPR, le organizzazioni di massa rivoluzionarie, i rivoluzionari e tutte le forze progressiste e democratiche del nostro paese si augurano una tale unità e solidarietà sul piano locale e internazionale. Ciò è estremamente importante per difendere la guerra popolare e condurla più avanti.
Ogni partito e organizzazione che ha espresso la propria solidarietà con la guerra popolare in corso in India ha riconosciuto questo compito come il principale, non solo nel contesto della rivoluzione nel proprio paese, bensì anche nel contesto della solidarietà con altre rivoluzioni. Lo spirito che dice che portare avanti la rivoluzione nel proprio paese è il modo migliore per essere solidali con le rivoluzioni in altri paesi è stato espresso nel modo più profondo da questa Conferenza e noi siamo completamente d'accordo su questo. Noi, maoisti in India, lavoriamo con lo stesso identico spirito, ed è stato sempre il marchio distintivo della nostra prassi sin dai giorni della rivolta armata dei contadini di Naxalbari, che è stata condotta da veri rivoluzionari.
Il nostro partito, che porta avanti l'eredità di Naxalbari, ha visto la Rivoluzione di Nuova Democrazia, che noi portiamo avanti in India, sempre come una parte integrante della rivoluzione socialista mondiale, il Partito come un reparto dell'avanguardia proletaria mondiale, cioè il partito comunista, l'EGPL come reparto dell'esercito proletario mondiale, e i comitati rivoluzionari che qui vengono costituiti come parte integrante della dittatura del proletariato a livello mondiale o degli Stati socialisti a livello mondiale. Le inestimabili e incredibili vittime, che il popolo e i compagni danno nella nostra rivoluzione, sono anch'esse parte integrante degli innumerevoli amati martiri della rivoluzione socialista mondiale in ogni singolo paese. Con questo intendimento le diverse genuine correnti rivoluzionarie in India da Naxalbari in poi hanno intrapreso campagne di solidarietà per sostenere le rivoluzioni e i movimenti popolari in altri paesi, di cui le più conosciute sono le campagne di solidarietà con la rivoluzione in Vietnam, Laos e Cambogia e le lotte di liberazione in Palestina, dei Tamil nello Sri Lanka ecc. così come le guerre di resistenza dei popoli dell'Iraq e dell'Afghanistan. La più recente è la nostra campagna di solidarietà a sostegno della Rivoluzione di Nuova Democrazia nelle Filippine, che è stata intrapresa dal nostro partito dal 22 al 28 di aprile 2013.
Il nostro partito crede che questo tipo di campagne di solidarietà esistono, e possono diventare più forti, solo attraverso i progressi dei movimenti rivoluzionari e che al contrario i movimenti rivoluzionari acquistano la necessaria forza morale e materiale da questo tipo di campagne di solidarietà. Questa interrelazione nell'attuale situazione mondiale dovrebbe essere compresa nella sua profondità da tutti i rivoluzionari e noi comprendiamo come la Conferenza di Amburgo abbia fatto il giusto passo in questa direzione perché ciò è stato compreso in quella occasione.
L'inizio dell'offensiva multiforme in tutto il paese che va sotto il nome di Operazione Green Hunt, che giustamente deve essere indicata come guerra contro il popolo, e gli innumerevoli atti di crudeltà barbara, che, come parte di questo, sono stati portati avanti dalle truppe armate reazionarie al soldo dello Stato centrale e degli Stati federali, hanno spinto un ampio spettro di uomini alla rabbia, anche di diverse vedute, in India come in tutto il mondo, e ha portato subito a gigantesche proteste e campagne, che ne hanno richiesto il ritiro immediato. Sforzi incessanti sia a livello locale che internazionale sono stati fatti da rivoluzionari, democratici, forze progressiste, per sostenere campagne a sostegno dei popoli in lotta in India, e per fare pressione nei confronti del governo indiano affinché cessi questa aggressione. Le forze comuniste rivoluzionarie di tutto il mondo afferrano anche la giusta iniziativa di costruire un movimento di solidarietà internazionale con la guerra popolare in India. La campagna per mettere fine all'Operazione Green Hunt e il movimento di solidarietà di sostegno alla guerra popolare in India si completano a vicenda, e il Programma Anti Operazione Green Hunt dovrebbe essere parte integrante del movimento di solidarietà con la rivoluzione indiana, poiché per battere questa multiforme offensiva del nemico in tutto il paese questo è un nostro compito immediato. Il nostro partito crede che per le forze comuniste che sostengono la guerra popolare in India la necessità dell'ora è quella di impegnarsi nella mobilitazione più ampia possibile delle forze antimperialiste, democratiche e rivoluzionarie per rafforzare la campagna per fermare l'Operazione Green Hunt e con l'occhio puntato verso la costruzione di un fronte antimperialista mondiale che è già in corso. E l'ulteriore rafforzamento dell'unità delle forze comuniste in tutto il mondo porterà anche a un più forte sostegno alla rivoluzione indiana.
L'imperialismo attraversa ad oggi la sua più difficile crisi, e dall'altro lato crescono le lotte della classe operaia, delle altre classi oppresse e di una parte dell'umanità, le lotte di liberazione nazionale e le guerre popolari nei paesi semi-coloniali e semifeudali. La Rivoluzione di Nuova Democrazia nei paesi semi-coloniali, semifeudali o neo-coloniali e le rivoluzioni socialiste nei paesi capitalistico-imperialisti, che costituiscono le due correnti della rivoluzione socialista mondiale (RSM), avanzano a diversi livelli e il marxismo-leninismo-maoismo sarà impugnato da sempre più uomini come la propria ideologia guida. Gli uomini riconoscono sempre più che gli imperialisti, i suoi governanti lacchè/burattini nei paesi arretrati e ogni sorta di reazionari sono lo stesso nemico di tutti i popoli e nazioni oppresse nel mondo, e perciò si uniscono sempre più ai ranghi dei combattenti. Tutte le contraddizioni fondamentali nel mondo e in ogni paese si acuiscono e si intensificano ad ogni giorno che passa. Per dirlo correttamente, la situazione a livello mondiale è eccellente per la rivoluzione. Perciò il compito più urgente dei comunisti in tutto il mondo è quello di sfruttare nel miglior modo possibile le eccellenti condizioni oggettive per mobilitare e consolidare politicamente le masse oppresse e rafforzare le forze soggettive, poiché solo un forte partito proletario e masse consolidate possono portare avanti una rivoluzione con successo.
L'attuale crisi finanziaria in cui il sistema capitalistico mondiale sprofonda sempre di più, intensifica le contraddizioni interne al sistema capitalistico nel suo complesso e fa nascere giganteschi movimenti di massa, rivolte e rivoluzioni. L'imperialismo è già sul letto di morte, come ha analizzato il nostro grande maestro marxista Lenin, e l'attuale crisi ripete questo fatto in maniera impressionante. In un mondo capitalista ineguale anche la crisi si rispecchia in modo ineguale nei diversi paesi. Perciò noi comunisti dovremmo usare la teoria universale, cioè il marxismo-leninismo-maoismo, nella pratica concreta nei nostri rispettivi paesi, e i nostri preparativi o prassi dovrebbe essere anche in conformità, per portare al successo le nostre rivoluzioni. Come tutti voi avete giustamente affermato, nei paesi capitalisti devono essere sviluppati movimenti di lavoratori, studenti, giovani, donne ecc., e sostenere le guerre popolari in altri paesi è anche un compito internazionale inseparabile per ogni singolo partito proletario.
Come risposta alla grande fiducia in noi da parte di tutti i partiti fratelli e di tutte le organizzazioni, che hanno intrapreso l'iniziativa di organizzare questa Conferenza e farne un successo, noi promettiamo una volta di più di continuare, rafforzare e portare avanti la rivoluzione in India, per realizzare i sogni dei martiri della rivoluzione socialista mondiale, nonostante le gravi perdite dei nostri più importanti dirigenti e la perdita di alcuni territori.
La Conferenza Internazionale ha dato un duro colpo all'imperialismo e alle classe dominanti indiane, mentre allo stesso tempo ha riempito di speranza il grande oceano del proletariato e delle masse lavoratrici oppresse sulla Rivoluzione di Nuova Democrazia in India e sulla Rivoluzione Socialista Mondiale.
Da questa base noi promettiamo ancora una volta a tutti voi che porteremo ancora più avanti i più alti obbiettivi di tutti i grandi martiri della rivoluzione proletaria mondiale, e dichiariamo che nessuna misura di repressione fascista può sconfiggere lo spirito di combattimento del nostro partito e dei rivoluzionari dell'India che proseguono faticosamente e in maniera duratura lungo un sentiero tortuoso. Marceremo avanti con rinnovata determinazione, supereremo ogni tipo di avversità e arriveremo alla vittoria finale. Questo è il nostro impegno al proletariato internazionale e a tutti gli amici e sostenitori della rivoluzione indiana.


Viva l'internazionalismo proletario!
Viva l'unità del proletariato internazionale, delle forze rivoluzionarie e democratiche e delle nazioni e dei popoli oppressi di tutto il mondo!

Saluti rivoluzionari,
Ganapathy,
Segretario generale,
PCI (Maoista)

agosto 2013

pc 20 settembre - SOFRI DICE ORA QUELLO CHE L'MFPR DICE DA TEMPO

Il Grande Minimizzatore e il massacro delle donne (ADRIANO SOFRI) - 20/09/2013

"...Chi insiste sul femminicidio “endemico” – o sugli stupri e le botte, tutti endemici – immagina solo la protrazione di un patriarcalismo arcaico, dal passo infinitamente più lento di altri progressi. Non è così. Quel patriarcalismo non vuole cedere, ma perde terreno, e libera via via le sue vittime, le donne ma anche i disgraziati uomini, che perdendo la proprietà delle donne hanno un mondo da conquistare. Invece c’è nel femminicidio contemporaneo e nelle violenze contro le donne – basta seguirne gli episodi, e basta anche, diciamolo, fare bene i conti con se stessi – qualcosa di interamente nuovo, perché nuova è la libertà che le donne rivendicano, e a cui gli uomini devono abituarsi, e rallegrarsene se ne sono capaci, o rassegnarsi se non altro – e troppo spesso non si abituano né si rassegnano, e se ne vendicano. Non sono uomini all’antica: sono modernissimi uomini antichi, mortificati dalla libertà delle donne, che sentono come il furto della loro libertà. Anche alle persone che finalmente si impegnano ad avere conti e statistiche serie su questi temi, direi di non gingillarsi troppo con l’ovvietà che l’enorme incremento di denunce contro i maltrattamenti maschili sono il
frutto di una sensibilità e soprattutto di una solidarietà che fino a poco fa non si poteva sperare. Certo che è così. Le botte domestiche “sommerse” saranno ancora la schiacciante maggioranza. Ma questo, appunto, è ovvio. Meno ovvio è riconoscere, e far riconoscere, le botte nuove e inaspettate di uomini che non stanno al passo con l’immagine femminile pubblica e pubblicitaria, e se ne rifanno a casa, fra il porno online e la moglie.
Ammoniscono: è diventato di moda gridare all’allarme per i femminicidi. Può darsi, ma non era meglio quando – negli ultimi ventimila anni, diciamo – era di moda non parlarne, tranne qualche tragico greco. Deplorano: si grida all’emergenza per mettersi in mostra. Argomento scivoloso, basta rovesciarlo: mi si noterà di più se sconfesso l’emergenza?
Infine: le comparazioni statistiche fra noi e la Finlandia, o la Lettonia. Mostrano un paio di cose. Intanto, che là curano meglio le statistiche. Poi quello che ho appena detto, che il progresso nei costumi è zoppo, da questa gamba. Poi, che le notti sono lunghe e senza luce, e gli uomini bevono, e picchiano la moglie. Si suicidano anche, di più. Ma anche là, dove l’emancipazione è più spinta, le mogli probabilmente bevono di più, ma non picchiano il marito in proporzione. I romanzi di Larsson andavano presi sul serio, soprattutto nelle didascalie informative premesse a ogni capitolo. Mostravano le magagne, di genere e politiche, della bella Svezia, anche lei tentata di prendersela con l’immigrazione..."

pc 20 settembre - ILVA RINGRAZIA ZANONATO: I SOLDI ESCONO DALLA PORTA E RIENTRANO AI RIVA

Il Min. Zanonato in "quattro e quattro otto", vuole aggiungere un articolo al codice di procedura penale, con il governo che si appresta a fare un quarto "decreto pro-Riva"; della serie: quando si vogliono difendere gli interessi dei padroni non ci sono tempi e norme burocratiche che tengano, se una legge/articolo può essere di ostacolo ai capitalisti se ne fa un'altro nel giro di poche ore - qual'è il problema...?!
Il governo non è al servizio del sistema capitalista?
E' quando si deve fare un semplice decreto che tuteli il lavoro e la salute degli operai che allora cambia la musica...

Mercoledì sera nella trasmissione "Virus" c'era Riva, o almeno aveva mandato il suo portavoce Zanonato.
Questi ha dichiarato, senza ombra di dubbio, che lui si è reso conto che i Riva con il provvedimento di sequestro fatto dalla magistratura di Taranto, non hanno possibilità di produrre (e quindi hanno avuto ragione a mettere fuori 1400 operai e chiudere 7 stabilimenti...!).
Ma di grazia, come si è reso conto? Lo hanno mai visto gli operai delle fabbriche Riva Acciaio il sig. Zanonato, si è mai occupato della produzione, dei bilanci aziendali?
No, glielo ha detto Riva.
Come mai il giorno dopo che la magistratura ha emesso il provvedimento di sequestro e a mala pena ha recuperato (ancora virtualmente) 48 milioni di euro su 600 milioni, tra l'altro una minima parte in soldi liquidi, perchè il resto sono immobili, quote societarie, ecc.; come mai il giorno dopo i Riva dicono che non hanno più soldi per pagare stipendi agli operai, i fornitori, ecc, come se tutti i loro fondi fossero ridotti a quei pochi milioni e tenendo conto che il sequestro non riguarda finanziamenti e linee di credito messi a disposizione dalle banche; come mai dopo che lo stesso provvedimento di sequestro non bloccava affatto la produzione, perchè non è un sequestro di impianti; come mai tenuto conto che il provvedimento ha sequestrato comunque "spiccioli" rispetto alle decine di miliardi che i Riva continuano a nascondere bellamente nelle loro casseforti - e un Ministro dello sviluppo economico non gli viene in testa di dire nulla su questo, sulla maxi evasione; ZANONATO/GOVERNO/PADRONI DELLA FEDERACCIAIO ALZANO GRANDI GRIDA CHE SAREMMO ALLO SFRACELLO - il loro giornale Corriere della Sera ha parlato perfino di fine di una civiltà... - E CORRONO SUBITO IN SOCCORSO, NON DEGLI OPERAI (per cui qualche ammortizzatore sociale basterebbe) MA DEI RIVA?!!

Quello che si appresta a fare il Min. Zanonato è comunque illegittimo: i fondi che la magistratura di Taranto sta mettendo sotto sequestro riguardano quelli che Riva avrebbe dovuto mettere negli anni per risanare l'Ilva di Taranto e non lo ha fatto. Quindi, non possono essere utilizzati per mandare avanti la produzione (cioè per finanziare Riva, così da un lato escono e dall'altro rientrano...), ma per il loro "titolo", cioè a disposizione subito per la messa a norma.

Quindi che succederà:
"Il Ministro Zanonato in audizione alla Camera ha annunciato l’introduzione di una norma, il 104 ter del Codice di procedura penale che consentirebbe di poter ripristinare le attività nelle fabbriche Riva, perchè metterebbe nelle mani dell'amministratore giudiziario non solo i beni ma anche i soldi sequestrati".
"In aggiunta, il 104 ter avrà anche effetto retroattivo; quando il sequestro riguarda un’attività produttiva il giudice nominerà un amministratore in grado di disporre anche del denaro per assicurare la regolare amministrazione e gestione aziendale, così da coprire la situazione legata allo stabilimento Riva di Caronno Pertusella così come gli altri siti produttivi chiusi in questi giorni".

PS. chiaramente i sindaci delle zone delle fabbriche, compresi quelli del PD, appoggiano
.

pc 20 settembre - un processo a Milano intentato dallo slai cobas alfa mette in luce legami affaristici e spionistici occulti


Il 17 settembre PROCESSO ad ANGELA DI MARZO alla IV penale del Tribunale di Milano.
E ad Arese continua il presidio dei licenziati

Il Giudice per le indagini preliminari dott. Fabrizio D'Arcangelo, su richiesta del PM della Procura di Milano dott. Stefano Civardi, ha disposto il rinvio a giudizio di Angela Di Marzo “del reato di cui agli art. 110 e 326 c.p. perchè istigava ignoto pubblico ufficiale a rivelare le notizie di ufficio riservate” del comando provinciale dei CC di Milano riguardo a Corrado Delledonne, delegato dello Slai Cobas nel sito dell'Alfa Romeo di Arese.
I fatti contestati alla Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società che per conto di ABP ha licenziato 3 anni fa 70 operai, risalgono al periodo compreso tra il 16 luglio e il 4 novembre 2009.
Il 16 luglio 2009 lo Slai Cobas, con i lavoratori dell'Alfa e di Innova Service, fece una manifestazione davanti al Teatro Dal Verme di Milano in occasione degli STATI GENERALI PER L'EXPO organizzati da Formigoni e la Moratti. Quel giorno un centinaio di lavoratori Alfa e Innova entrarono nel teatro e Corrado Delledonne intervenne dal palco denunciando le speculazioni di Expo e i piani di licenziamento dei lavoratori Alfa di Innova Service, come poi si avverò.
Nel periodo precedente e successivo a questa manifestazione i lavoratori dello Slai Cobas, dell'Alfa Romeo e di Innova Service sono stati oggetto di ogni sorta di angherie e soprusi, compresi sabotaggi e veri e propri attentati nei confronti di alcuni delegati dello Slai Cobas.
Il GIP ha fissato l'inizio del processo il 17 settembre 2013 ore 9.30 presso la sezione IV penale, in composizione collegiale, del Tribunale di Milano. Come già disposto dal GIP, Corrado Delledonne si costituirà parte civile con l'avv. Mirco Rizzoglio.
Potrà chiedere alla corte la costituzione come parte civile anche lo Slai Cobas, con il responsabile legale del
sindacato (coordinatore nazionale).
L'avvocato (non da oggi) di Angela Di Marzo è Luigi Liguori, noto alle cronache per essere stato, nei vari gradi del recente processo Mediaset-Berlusconi, l'avvocato della INTERNATIONAL MEDIA SERVICE
srl, la società della FININVEST che, da Malta e dalla Svizzera, secondo la sentenza di Cassazione, sarebbe
stata usata da Berlusconi per evadere molte centinaia di milioni di euro dal fisco.
All'Alfa di Arese da tre anni sono sulla strada 70 lavoratori di Innova Service (Angela Di Marzo), e lo sono
ancora oggi nonostante la magistratura abbia ordinato 3 mesi fa il reintegro.
Il committente di Innova Service è ABP (AIG_LINCOLN-FIAT), il cui presidente e amministratore delegato,
MARCO SALVINI, sarà processato per bancarotta fraudolenta il 4 novembre prossimo, sempre
al Tribunale di Milano
Il tutto avviene in un'area (2milioni e ½ di mq) sulla quale comandano assieme centrodestra e centrosinistra sia come proprietà (EUROMILANO, BRUNELLI, FIAT, ABP) che come istituzioni (Regione, provincia, comuni ed Expo). E a tre mesi da una sentenza che ha ordinato il loro reintegro, gli operai di Innova sono ancora in strada.

pc 20 settembre - legami tra ufficiali della marina italiana e nazifascisti di alba dorata grecia? - bisogna andare a fondo alla questione !

Patrasso: ufficiale della marina italiano punta la pistola contro gli antifascisti 

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Aggiornamento: l'uomo che ha puntato la pistola contro i manifestanti antifa di Patrasso è Matteo Simone, ufficiale di 38 anni della Marina Militare Italiana, e non un poliziotto in pensione come raccontato in un primo momento dai media locali della città greca. Sarà processato domani per direttissima per porto e possesso d’armi illegale e minacce.
A Patrasso, durante l'attacco agli uffici di Alba Dorata da parte di un corteo antifascista convocato per vendicare l'omicidio a coltellate di Pavlos - KillahP, un uomo ha preso la pistola e l'ha puntata contro i manifestanti. In seguito l'uomo è stato arrestato dopo l'inseguimento della polizia che si era messa sulle tracce di un'automobile con i numeri di targa italiani. Secondo i media locali la persona è italiana e risulta essere un poliziotto in pensione "i cui contatti con gruppi nazifascisti sono oggetto di indagine". Un altro cittadino italiano era nella macchina insieme all'ex-poliziotto e risulta essere un dipendente del consolato di Patrasso.

pc 20 settembre - occupazione all'Università di napoli

Napoli: un sipario non cala! Mezzocannone occupato non si tocca!

Napoli: un sipario non cala! Mezzocannone occupato non si tocca!


Il 21 Novembre dell'anno scorso, agli sgoccioli del governo Monti, durante la mobilitazione degli studenti medi, nel pieno della crisi sociale della città, abbiamo occupato l'auditorium di Mezzocannone 14, un luogo-simbolo dello spreco pubblico e della speculazione della governance universitaria. L'intero stabile di Mezzocannone 14 era infatti un coacervo di sottoutilizzo, spreco e malagestione clientelare che se ne stava nel mezzo di quel centro storico in cui l'università somiglia sempre più ad una cattedrale nel deserto. Dal giorno in cui l'abbiamo occupato, riaperto, sottratto alla gestione privatistica che ne faceva l'ADISU, dedicato al coraggio di Valerio Verbano e alla battaglia di verità di sua madre Carla, quello spazio ha cominciato ad essere riempito sul serio da tantissime esperienze artistiche, culturali e politiche. Non crediamo sia un'esagerazione ammettere che con l'inizio della sua ri-abitazione (e di quella dello stabile immediatamente di fianco, sempre abbandonato ma gestito dalla Federico II) l'intera strada, simbolo della vita studentesca napoletana, ha trovato nuova linfa e nuova vita. In Auditorium e nel cortile antistante si sono esibiti musicisti del panorama indipendente campano e nazionale, sperimentazioni musicali underground, compagnie teatrali, cantautori, comici, giocolieri, narratori. Si sono costruite esperienze di riappropriazione della cultura in tempo di crisi come la rassegna cinematografica “ladri di cineteche”, che ha permesso a tantissimi studenti (e non solo) di accedere gratis ai film in uscita nella sale in lingua originale. Si sono ospitate delle residenze teatrali e corsi di break dance. Sicuramente con un percorso complesso, in una città che si impoverisce e di inaridisce sempre di più, abbiamo provato a rispondere alla ritirata delle istituzioni con una spregiudicata autorganizzazione, colorata, densa, a volte (lo sappiamo) eccessivamente rumorosa. Di ritorno dalla pausa estiva, scopriamo indirettamente, che il consiglio di amministrazione dell'ADISU, proprietaria dello stabile e prima responsabile della dismissione del diritto alla studio in Campania, ha approvato all'unanimità lo spostamento degli uffici a Mezzocannone 14 e che, a partire da Gennaio 2014, intenderà realizzare una sala congressi al posto dell'Auditorium da noi rinominato “Carla e Valerio Verbano”. Di tutto quello che c'è stato durante quest'anno a quanto pare l'ADISU non ha alcuna forma di rispetto o di considerazione e crede che basti una procedura fredda e burocratica per fermare un progetto di creazione collettiva. Non siamo disposti a tacere. Siamo indignati dalla leggerezza con la quale l'ente responsabile della dismissione del welfare studentesco in Campania, dell'assenza di alloggi, della fine dell'erogazione delle borse di studio, forte del suo potere commissario, valuti possibile uno sgombero coatto in una sede legata al mondo universitario. Uno sgombero di un posto che noi abbiamo ri-abilitato ad un uso pubblico e che prima si usava previo versamento di una lauta somma di denaro all'Adisu. In generale crediamo che l'uso collettivo e sociale di spazi urbani dismessi metta in crisi lo statuto della proprietà, ma nel caso specifico riteniamo particolarmente evidente che quel palazzo stia benissimo nella mani di quegli studenti che a fronte di un inaudito incremento delle tasse, hanno visto negli ultimi anni l'assottigliarsi delle borse di studio e la sparizione di ogni servizio. Mezzocannone 14 è nostro, è di chi lo abita, di chi ci suona, di chi ci discute, di chi lo pulisce, lo cura, lo protegge. È nostro se siamo studenti vessati e non tutelati. Ma è nostro anche se siamo giovani precari delle periferie di questa città devastata e abbiamo bisogno di luoghi di produzione artistico-culturale, è nostro pure se siamo studenti medi che hanno bisogno di luoghi di incontro e di socialità. E' nostro perchè l'abbiamo sottratto alla chiusura, l'abbiamo fatto scoprire a chi per anni aveva camminato su Mezzocannone e non si era accorto dell'immenso patrimonio immobiliare che stava nascosto dietro quel portone maestoso. L'Adisu da quando ha cominciato a dismettere e a chiudere gran parte delle attività e dei servizi per i quali esisteva, non ha esitato a tenere per sé quel patrimonio, chiudendolo alla città, prima ancora che agli studenti.Non permetteremo che qualcuno lo chiuda di nuovo, stavolta senza neppure salvare la formalità di un fine pubblico. Non permetteremo che quell'auditorium diventi l'ennesimo spazio vuoto e disabitato in un centro antico sempre più dismesso. Per questo facciamo appello a tutti quelli che hanno usato lo spazio per esprimersi, per sperimentare, per trascorrere una serata ascoltando buona musica, o anche solo per ballare. Facciamo appello alla cittadinanza di una metropoli che non può tollerare gli sgomberi di quegli unici posti che provano ad offrire cultura e socialità a prezzi ed in modalità sostenibili per una generazione messa in ginocchio dalla crisi. Facciamo appello a tutti coloro i quali credono che uno spazio utilizzato e aperto sia una ricchezza cittadina che non si cancella con un colpo di spugna burocratico. Facciamo appello al cuore di questa metropoli, per continuare a costruire un diritto alla città fatto di riappropriazioni e di lotte per i beni comuni e di pratiche reali di resistenza e di costruzione di nuova cittadinanza!
MEZZOCANNONE 14 NON SI TOCCA
SCRIVICI PER ADERIRE ALL'APPELLO!
Mezzocannone Occupato, Rete degli spazi occupati ed autogestiti di Via Mezzocannone (Napoli)
Laboratorio Occupato Insurgencia (Napoli)
Commons, Rete per i beni comuni (Napoli)
Comitato Civico Cambiamo Mugnano
Parco Autogestito "Don Gallo" del Quartiere Soccavo (Napoli)
D.A.d.A. - Dipartimento Autogestito dell'Alternativa (Napoli)
Pietro Rinaldi, Consigliere Comunale di Napoli
Melinda Di Matteo, Assessore ai diritti con delega alle politiche giovanili e sociali, II Municipalità di Napoli
Ivo Poggiani, Consigliere VIII Municipalità di Napoli
Ciro Corona, Fondo rustico confiscato alla camorra "A.Lamberti-Selva Lancandona" e Associazione "Resistenza Anticamorra"
Bruno Vallefuoco, Presidente Coordinamento campano familiari delle vittime innocenti della camorra
Sandro Ruotolo, Giornalista
Coordinamento Campano Giornalisti Precari
Gino Fastidio, Comico
Gaetano Di Vaio, Attore e regista
Peppe Lanzetta, Scrittore
Carlo Luglio, Regista
Federica Giardini, Docente Filosofia Politica, Università di Roma Tre
Daniele Sanzone (A67), Musicista
Francesco De Cristofaro, Docente Letterature Comparate, Università di Napoli Federico II
#indi, fanzine degli studenti medi napoletani
AfroNapoli United, Associazione Sportiva Dilettantistica per la Promozione dell'Integrazione Sociale attraverso lo Sport
Ciro Pellegrino, Giornalista
C.A.U. , Collettivo Autorganizzato Universitario (Napoli)
Tiziana Terranova, Docente in "Teorie culturali e nuovi media", Università Orientale di Napoli
Giuliano Santoro, Scrittore e giornalista
Giacomo Russo Spena, Giornalista
Roberta Da Soller, Attrice
Centro sociale Tpo (Bologna)
Làbas Occupato (Bologna)
Giuseppe De Natale, Direttore dell'Osservatorio Vesuviano
Assemblea permanente BRAU in Agitazione
Roberto Ciccarelli, Giornalista
Daniele Quatrano, Consigliere V Municipalità di Napoli
Miriam in Siberia, Gruppo musicale
La bestia Carenne, Gruppo musicale
Stefania Barca, Docente Ecologia Politica, Universitá di Coimbra (Portogallo)
Collettivo Che Guevara (Casoria, NA)
Giso Amendola, Docente, Università di Salerno
Z.A.M. , Spazio occupato ed autogestito (Milano)
Lambretta, spazio occupato ed autogestito (Milano)
Francesca Coin, Ricercatrice di Sociologia, Università "Ca Foscari" di Venezia
Attac Napoli, associazione transnazionale
Andreina Baccaro, Giornalista
Ex-Asilo Filangieri/La Balena, Spazio autogestito per le produzioni immateriali (Napoli)
Gianfranco Gallo, Attore e regista
Francesca Amitrano, Direttore della fotografia, Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica
S. CU. P. - Sport e Cultura Popolare, Spazio occupato ed autogestito (Roma)
Alessandro Guerra, Ricercatore di Storia Moderna, Università di Roma  "La Sapienza" 
Valeria Pinto, Docente di Filosofia Teoretica, Università di Napoli Federico II
Giuseppe Manzo, Giornalista
Antonio Musella, Giornalista
Comunità in Resistenza (Empoli)
Anomalia Sapienza - Unicommon Roma
Assemblea di Medicina (Roma)
Astra 19 spa (Roma)
CSOA Corto Circuito  (Roma)
CSOA Sans Papier  (Roma)
CSOA Spartaco  (Roma)
Lab! Puzzle (Roma)
Point Break, studentato autogestito (Roma)
Esc_Atelier Autogestito (Roma)
Strike Spa, Spazio autogestito (Roma)
Spazio Comune Autogestito Arvultura (Senigallia)
Luigi Felaco, Consigliere V Municipalità di Napoli
Napoli Sotterranea Crew, Gruppo musicale
Bata' Ngoma, Gruppo Musicale
CSOA Spartaco Antica Capua  (Santa Maria Capua Vetere)
Tilt Campania, Associazione
Chaka Boom, Gruppo musicale
Ear Injury, Gruppo musicale
Mauro Morelli, Consigliere V Municipalità di Napoli
Etichetta discografica indipendente Tippin' the Velvet Production e tutti i suoi artisti
Dal Quinto Piano, Gruppo musicale
Viti di Titanio, Gruppo musicale
L'Esistenza dei Mostri, Gruppo musicale
99 Posse, Gruppo musicale
The George Frevis Band, Gruppo musicale
Valerio Jovine, Musicista
Link Napoli, Sindacato studentesco
Laboratorio Aq16, centro sociale (Reggio Emilia)
Francesco Paura, Musicista
Pino De Stasio, Consigliere II Municipalità
Giuseppe Antonio Di Marco, Docente, Università di Napoli Federico II 
Simona Marino, Docente, Università di Napoli Federico II
Arcigay Napoli
Laboratorio Milepiani ( Caserta)
Radiossina (Caserta)
Dario Sansone (Foja), Musicista
USB (Unione Sindacale di Base)
Redazione napoletana di Contopiano.org
Laura Guidi, Docente, Università di Napoli Federico II
Marco Armiero, Ricercatore e Direttore dell'Environmental Humanities Lab, Royal Institute of Technology, Stoccolma 
Sangue Mostro, Gruppo musicale
Zona22, Spazio Occupato ed Autogestito (San Vito Chietino, CH)
Polisportiva Arrembaggio (San Vito Chietino, CH)
Giulio Martino, Musicista
Antonio Manco, Musicista
Mario Natangelo, Vignettista de Il Fatto Quotidiano
Centro Territoriale Mammut
Luigi Petroli, Presidente Commissione Urbanistica II Municipalità
Marcello Cadavero, Presidente Commissione Sviluppo II Municipalità
Giuseppe Aiello, Presidente Commissione Politiche Sociali II Municipalità
Pasquale Laudanno, Consigliere II Municipalità
Luigi Carboni, Assessore allo Sviluppo II Municipalità
Francesco Chirico, Presidente II Municipalità 
Maurizio De Giovanni, Scrittore
Amalia De Simone, Giornalista Corriere.it
Benedetta Argentieri, Giornalista
Ylenia Sina, Scrittrice e giornalista
Claudio Calia, Fumettista
Daniele Nalbone, giornalista Today.it
Enrico Nocera, Vicedirettore Campania Su Web
Edoardo De Angelis, Regista
Laboratorio Politico Iskra (Napoli)
Federazione Italiana P-Carc
Consulta Giovani Quarto
A.S.D. Quartograd
CCCR, gruppo musicale
Anna Simone, Ricercatrice dell'Università di Roma Tre
Ex-Colorificio Liberato "Rebeldia", Spazio Occupato ed Autogestito (Pisa)
Andrea Postiglione, giornalista
Collettivo MalaVia
Torreggae, gruppo musicale
Funky Pushertz, gruppo musicale
Pino Ciccarelli, musicista
[in aggiornamento] 
Ultima modifica Giovedì, 19 Settembre 2013 18:15

pc 20 settembre - in Turchia - maxiprocesso contro 1000 attivisti e ribelli, mentre proseguono gli scontri

Scontri ad Ankara, maxiprocesso contro 1000 attivisti
Nuova notte di scontri nella capitale turca ieri. Centinaia di studenti e di attivisti delle organizzazioni di estrema sinistra sono nuovamente scesi in piazza ad Ankara per protestare contro il progetto governativo che prevede l’abbattimento di tremila alberi nel campus dell’Odtu – l’Università Tecnica del Medio Oriente – per far posto ad un’autostrada. Progetto ritenuto troppo costoso, inutile e ambientalmente dannoso, oltre che conseguenza dell’intreccio tra business e clientele che sorregge il regime di Recep Tayyip Erdogan. I manifestanti si sono concentrati ad uno degli ingressi del campus, in prossimità del cantiere, finché la polizia in assetto antisommossa non è intervenuta con i lacrimogeni e gli idranti, scatenando scontri che sono andati avanti per un certo tempo anche in altre aree contigue, con gli elicotteri delle forze dell’ordine che illuminavano dall’alto la scena per rendere più facile la repressione. Contro i Toma i dimostranti hanno lanciato non solo pietre ma anche fuochi artificiali e petardi, cercando di rallentare i blindati con improvvisate barricate. Alcuni manifestanti sono rimasti feriti, altri sono stati fermati, andando ad ingrossare la folta lista degli attivisti arrestati da quando a fine maggio il conflitto sul Gezi Park di Istanbul ha scatenato un’ondata di manifestazioni antigovernative.
La violazione dei diritti umani in Turchia non è più da tempo sotto i riflettori dei media internazionali. Eppure la stretta repressiva del regime dell’Akp si stringe sempre di più attorno ai movimenti politici e sociali di opposizione.
Secondo la Relazione sulla Violazione dei Diritti Umani in Turchia per il mese di Agosto curata dall’avvocato e vicepresidente del partito di opposizione Chp, Sezgin Tanrıkulu, a detta dell’Unione dei Medici di Turchia (TTB), “il Primo di Agosto risultavano 8 mila e 163 persone ferite durante le manifestazioni e queste si sono rivolte agli ospedali oppure agli ambulatori dei volontari (...).
Erdogan vuole dare una dimostrazione di forza e inflessibilità nei confronti di chi protesta e quindi è in preparazione un maxi processo che coinvolgerà circa mille delle persone arrestate o denunciate a piede libero nei mesi scorsi. Oltre agli attivisti indagati per le manifestazioni organizzate a difesa del Gezi Park dovrebbero essere processati anche coloro che sono stati denunciati per gli scontri del primo maggio, sempre a Istanbul, quando la polizia impedì al corteo dei lavoratori e dei partiti di sinistra radicale di raggiungere piazza Taksim per celebrare la giornata internazionale dei lavoratori.
Sono tre i procedimenti aperti dai giudici in seguito ai disordini iniziati a fine maggio, due coinvolgono manifestanti e personaggi di spicco della Piattaforma Taksim Solidarietà, che coordinarono l'occupazione del parco, e il terzo contro membri delle forze dell'ordine. Secondo uno degli avvocati dei manifestanti, Efkan Bolac, i giudici avrebbero anche chiamato a deporre sei dei portavoce dei manifestanti che avevo incontrato Erdogan poco prima dello sgombero del parco Gezi il 15 giugno. "Non è stato nessun crimine e non c'è nessun colpevole. Chiederci di testimoniare é illegale. Il pubblico ministero invece di fare il suo dovere sta compiendo un'operazione politica. Tutto il provvedimento è stato intentato su mandato del Primo Ministro" ha denunciato il presidente dell'Ordine degli architetti Eyup Muhcu al quotidiano Taraf.
Nel processo che riguarda elementi delle forze dell’ordine, secondo il quotidiano Hurriyet, sono coinvolti 169 agenti e 39 dirigenti della polizia. Fino ad ora sono 43 i poliziotti condannati, ma solo a misure di carattere disciplinare e non giudiziario, per un “uso eccessivo della forza” contro i manifestanti ad Ankara, Istanbul, Izmir, Antalya, Eskisehir e Antakya. Ora però tre diverse perizie hanno escluso l'attenuante di legittima difesa per l'agente che ha ucciso un manifestante, Ethem Sarisuluk, con un colpo di pistola sparato a bruciapelo nella capitale ai primi di giugno. Conclusioni che hanno spinto l'avvocato della famiglia Sarisuluk a presentare ai giudici una richiesta di arresto per il poliziotto assassino, tuttora in servizio.

pc 20 settembre - Firenze antifascista con gli antifascisti Greci - PAVLOS VIVE!

SOLIDARIETÀ ANTIFASCISTA INTERNAZIONALE
SABATO 21 SETTEMBRE ALLE ORE 17.00
                      MANIFESTAZIONE 

VIA CAVOUR SOTTO IL CONSOLATO GRECO

La Grecia rappresenta per molti di noi un chiaro esempio della violenza con cui le misure economiche di austerità si scatenano contro la classe lavoratrice, i disoccupati e i più deboli; al tempo stesso però, è anche un esempio della resistenza che questi soggetti esprimono giorno dopo giorno. Ma se la crisi e le sue ricadute materiali generano resistenza osserviamo anche il preoccupante riaffacciarsi nell’attualità dello scontro politico, in molti Stati europei ed in forme diverse, di un fenomeno che pensavamo di aver sconfitto: il fascismo.
In Grecia Alba Dorata agisce nei modi classici della dottrina fascista, con le stesse collusioni con ampi settori dello stato - padroni, esercito, forze di polizia - che coprono e finanziano i suoi membri, garantiscono loro impunità e trasformano la paura per il futuro in necessità di sicurezza: è così che il fascismo torna a rappresentare per la classe dominante un modo possibile di gestione della crisi.I fascisti di Alba Dorata hanno iniziato con la caccia all'immigrato e le ronde passando poi all'aggressione fisica nei confronti dei militanti di partiti e sindacati di sinistra con agguati e attacchi alle loro sedi.
È in questo contesto che si inserisce l'assassinio del compagno Pavlos Fyssas, avvenuto mercoledì  17 settembre a Amfiali da parte di una squadraccia di Alba Dorata. Pavlos Fyssas era un rapper e militante antifascista noto come “Killah P”: dal punto di vista artistico la sua attività e i suoi testi rappresentavano sicuramente un riferimento per l'antifascismo ellenico e per questo è stato ucciso.L'assassinio di Pavlos, arriva, non a caso, in un momento di particolare tensione sociale e politica mentre sono in corso gli scioperi di insegnanti, funzionari pubblici, medici e lavoratori della sanità contro i nuovi pesantissimi tagli che arriveranno entro la fine dell'anno Noi siamo a fianco degli antifascisti che hanno preso d'assalto le sedi di
Alba Dorata e affrontato la polizia posta a difesa dei fascisti di cui sono complici. Alle ultime elezioni infatti Alba Dorata è stata votata dal 40% degli agenti delle forze di polizia e sono numerose le immagini che ritraggono la polizia e i militanti di Alba Dorata mentre reprimono fianco a fianco le manifestazioni della sinistra contro l’austerità.In molte occasioni la cacciata dei fascisti dalle strade e dalle piazze di molte città è stato il pretesto per un intervento in forze dei reparti antisommossa che hanno causato ore di scontri e arresti. Le questure hanno funzionato come luoghi di tortura per gli antifascisti e di protezione per i fascisti che spesso hanno ottenuto informazioni per portare a termine le loro aggressioni.
Crediamo che la risposta che gli antifascisti greci stanno dando in questi giorni sia la sola possibile.La solidarietà che invece possiamo dare noi di fronte all'ennesimo compagno morto per mano fascista è intensificare la lotta sul nostro territorio e impedire ai fascisti, sotto qualsiasi sigla si
presentino, di affermarsi e imporre una politica di maggiore controllo, sfruttamento e repressione.
Con Dax, Clement e Pavlos nel cuore!
In Grecia, in Italia, ovunque, chiudere le sedi fasciste.
Contro il fascismo con ogni mezzo necessario.
FIRENZE ANTIFASCISTA           
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pc 20 settembre - Da un giovane proletario comunista di Palermo sulla lotta delle coop. sociali

Oggi Lunedì 16 settembre 2013 i lavoratori coop sociali assistenza disabili si sono recati in provincia, per avere un incontro col commissario Tucci. L'incontro è avvenuto subito con i delegati che si sono recati dal commissario, nel frattempo i lavoratori occupavano l'atrio della provincia. Dopo circa un'ora si presenta davanti il portone la delegata Giorgia Geraci a spiegare la grave situazione che si è venuta a creare con i fondi della provincia, la delegata spiega che parlando con le due responsabili dottoressa Volpe e Fernandez si presenta una situazione dove i posti da 177 passeranno a 146 di operatori igenico personali e quindi 31 perderanno il lavoro, e ci saranno invece 236 addetti all'autonomia (una figura che non esiste) da qui vengono a galla gli imbrogli della provincia e di tutto il mangia mangia che c'è intorno ai fondi, la delegata in fine incita i lavoratori ad una forte protesta e con un fischio da l'inizio a gli slogan di protesta molto forte dei lavoratori contro la provincia. Verso pranzo arriva la polizia a osservare la situazione ed entra dentro palazzo comitini e qui la situazione sembra già un po strana, infatti come ci aspettavamo spuntano la Volpe e la Fernanderz  per uscire ma i lavoratori corrono e bloccano le uscite protestando in modo decisivo e forte da costringerle a ritornare nel palazzo. Dopo un po arrivano i delegati e ci spiegano che gli addetti all'autonomia sono stati depennati e che per far partire il servizio ancora non si trovano i fondi necessari (stranamente però per gli addetti all'autonomia i fondi c'erano), dopo di che spiegano che il commissario Tucci dopo aver parlato con l'avvocato Polizzotto rimprovera la Volpe e la Fernanderz chiedendo loro di rifare tutti i conteggi, e nel frattempo arriva anche l'anti sommossa nell'atrio della provincia. 
In fine i lavoratori dello Slai Cobas rimangono con il commissario Tucci nel patto che entro domani vorranno una risposta concreta, lasciando il tempo oggi di rifare i conteggi. Nel frattempo su live Sicilia pubblicano un'articolo che dice che per il servizio c'è solo una proroga fino il 31 ottobre. Domani i lavoratori si troveranno di nuovo in lotta a palazzo comitini e questa volta ad oltranza per una lotta molto concreta contro gli intrallazzi della provincia che vuole mandare a casa pian piano tutti i lavoratori e questo però i lavoratori non lo permetteranno.

Lunedì mentre i lavoratori occupavano la provincia ho notato alcune cose molto interessanti.
Una di queste era il fatto che durante gli slogan e le proteste più forti, le donne erano in maggioranza e stavano sempre in prima fila. Gli uomini si mantenevano più dietro le quinte della protesta.
Il mio supporto verso i lavoratori era sia ideologico che pratico, dove nei momenti di protesta li aiutavo con gli slogan e con i blocchi per non fare passare nessuno, e nei momenti più calmi di discussione con qualche chiarimento che un po' sono sempre gli stessi. Per esempio dicevo sempre di restare più compatti possibili nell'atrio della provincia, anche se dicendolo più volte qualcuno si andava a sedere da qualche parte per i fatti suoi o andavano in tre o quattro al bar, quando dicevo che era meglio fare i turni per evitare che poi la massa si sparpagliasse, spiegando che solo se restiamo compatti a lottare possiamo realmente raggiungere un buon risultato (solo la lotta paga) e che non c'è da fidarsi di questa gente che ci vuole senza lavoro e di non fidarsi neanche delle forze dell'ordine che sono li per proteggere i padroni criminali e quindi bisogna solo lottare, lottare e lottare fino ad avere ciò che ci spetta.
In ultima cosa ho spiegato ad alcuni lavoratori che si lamentavano che ogni anno era la stessa storia, che sarà sempre la stessa storia perché la sola lotta sindacale serve per raggiungere dei piccoli obbiettivi per lavorare e guadagnare quel poco per vivere, ma per cambiare realmente le cose dobbiamo concentrarci a capire che esiste la borghesia da un lato e il proletariato da un'altro che sono in contrasto tra loro poiché la borghesia sfrutta il proletariato per arricchirsi e ruba il nostro lavoro costantemente, il sistema capitalista è fondato su questo principio criminale a discapito della classe operaia e dei lavoratori.
In poche parole spiego i fine che solo la rivoluzione può cambiare realmente le cose levando il potere alla classe borghese sfruttatrice e a tutti questi pezzi di merda che ogni anno cercano di farvi impoverire sempre di più.

Per il circolo proletari comunisti Palermo
Salvatore

giovedì 19 settembre 2013

pc 19 settembre - dilaga la protesta antifascista in Grecia - La polizia fiancheggia i fascisti e arresta gli antifascisti in rivolta - proletari comunisti fa appello alla informazione e mobilitazione solidale



Pavlos Fryssas cantante de hip hop de 34 anni, sindacalista metalmeccanico e militante di sinistra

Pavlos Fryssas
l'aggressore di 45 anni è un appartenente al partito nazi-fascista Alba Dorata, che è già stato autore di altri assassinii di immigrati

Atenas
15.000 persone con parole d'ordini - il popolo non dimentica e colpirà i fascisti - il sangue che scorre domanda vendetta
.

pc 19 settembre - i criminali e corrotti del PD che vogliono la TAV


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testo e intervista a cura di Radio Black Out – La misura cautelare agli arresti domiciliari per la ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti per corruzione, associazione a delinquere e abuso d’ufficio, ci dice molto di quello che si muove dietro la “grande opera” Tav e il sistema degli appalti pubblici nel nostro paese.
L’ex governatrice umbra del PD è una sistemata di lungo corso, avendo da tempo percorso quelle “revolving doors” (porte girevoli) che permettono agli uomini (più raramente, alle donne) della Politica di muoversi indisturbatamente tra quelle stanze e quelle della Pubblica Amministrazione e delle numerose partecipate o ditte impiegate nei grandi lavori finanziati coi soldi pubblici.
Secondo le motivazioni dell’indagine, Lorenzetti avrebbbe agito “mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette, (che si sono aggiudicate l’appalto) da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia”.  Come si vede, lo sciacallaggio da shock-economy non avviene solo in casa Pdl…
Per Ivan Cicconi, ingegnere civile edile diventato (suo malgrado) massimo esperto del sistema degli appalti pubblici nel nostro paese, si tratta di un caso da manuale per illustrare quello che lui chiama “rito emiliano”, la ragnatela di poteri articolata tra PD, LegaCoop e altri attori del potere locale e nazionale (non da ultime, le varie mafie interessate negli appalti)
Nell’intervista che gli abbiamo fatto sul caso-Lorenzetti tornano, confermati, i punti forti del suo ventennale lavoro di ricerca sugli appalti e le grandi opere:
1 – Il riciclo del ceto politico
2 – Il dispositivo del project financing come appropriazione privata della ricchezza pubblica, continuazione con altri (e ben più potenti) mezzi del sistema delle Tangenti (potente nuovo format di finanziamento pubblico ai partiti).
3 – L’assoluta opacità e assenza di controlli

pc 19 settembre - Bologna - una giusta denuncia, ma chi la fa non trae alcuna lezione da questo

L'alternativa alla dittatura borghese è una sola, la rivoluzione proletaria per la dittatura del proletariato.
La rivoluzione proletaria è possibile e necessaria, ma essa non si può conseguire senza il partito rivoluzionario del proletariato che oggi non può che essere un partito comunista di tipo nuovo, marxista-leninista-maosta
che intraprenda una guerra rivoluzionaria di lunga durata.
Tutto questo è alternativo all'anarcosindacalismo, all'economicismo che sono la vera essenza degli autori dell'articolo.
proletari comunisti -PCm Italia
settembre 2013

Democrazia borghese: dittatura della borghesia sul proletariato

Appena il proletariato e i militanti della classe si muovono per difendersi dagli attacchi che la borghesia scatena contro di essi, le "guardie bianche", al proprio servizio, scatenano il loro armamentario repressivo: polizia, carabinieri, giudici subito pronti a colpire coloro che hanno osato difendersi.
Così è per i no tav, così è per chi lotta contro il sitema delle cooperative che imperano nel settore della logistica e chi sostiene la loro lotta.
Come tutti ormai sanno, questo settore aziendale capitalistico è permeato da mafia, drangheta e camorra che non solo fanno affari nella gestione delle cooperative, ma in concorrenza con un'altro settore capitalistico non meno delinquenziale, le banche, puliscono il "denaro sporco" prestandolo direttamente ai colossi dell'imprenditoria presenti nel settore della logistica.
Le cooperative, lo sanno anche i sassi, evadono il fisco, non versano i contributi dei lavoratori, hanno un sistema di controllo sui lavoratori di tipo semi schiavistico ed il costo della forza lavoro è tra i più bassi di tutto il settore merceologico; la non applicazione del CCNL è all'ordine del giorno in quasi tutte le cooperative, la legge sulla sicurezza nelle aziende viene considerata come carta straccia, eppure ispettorati del lavoro, Finanza sono come inesistenti. Appena, però, i lavoratori si organizzano, fanno le loro rivendicazioni e magari scioperano, ecco che la legge impersonata dalle forze di polizia, DIGOS si presenta a reprimere coloro che hanno osato sfidare i padroni.
Ormai, nella logistica, e un refrain: prima pestano a sangue gli operai (che nella maggior parte sono immigrati) e i militanti che solidarizzano picchettando i cancelli delle aziende, poi fanno seguire le denunce verso gli operai e coloro che erano presenti a sostegno di quella lotta, poi processi e sempre di più la galera.
La democrazia borghese nei tempi della crisi non può permettersi l'utilizzo della carota, deve sempre di più utilizzare il bastone, la galera.
Così sta' avvenendo per le lotte che si sono svolte ad Origgio con il processo che è in corso, così è stato per il foglio di via al coordinatore nazionale del S.I.Cobas fatto dal prefetto di Piacenza, per il reato di aver sostenuto la lotta dei lavoratori dell'Ikea, così avviene in questi giorni verso alcuni compagni (soprattutto di Crash) che più di altri si sono spesi in appoggio ai lavoratori licenziati dalla Granarolo di Bologna.
La colpa dei compagni di Crash è quella di avere sostenuto la causa degli operai, il merito della prefettura di Bologna è quello di sostenere coloro che non solo non applicavano i contratti, ma addirittura proclamavano uno stato di crisi aziendale (scaricandola sugli operai non dando loro il 35/100 del salario) mentre alla Granarolo gli operai facevano gli straordinari.
La legge dei padroni, la polizia, non potranno, però, arrestare questa lotta, non solo perché si è ormai estesa a livello nazionale, ma perché ha delle motivazioni politiche profonde in senso anticapitalistico che animano lo spirito dei lavoratori e di chi li sostiene, nel caso di Bologna i militanti del Crash.
A questi compagni va la solidarietà e la stima dell'organizzazione S.I.Cobas.

pc 19 settembre - continua intensa la mobilitazione antifascista in Grecia contro gli assassini di Alba Dorada

"Il sangue scorre, cerca vendetta!" La collera antifa dilaga nelle strade greche

altPiù di 25 città greche, tra cui tutte le principali, si sono sollevate oggi per vendicare il vile assassinio del rapper e militante antifascista Pavlos Fyssas da parte dell'affiliato di Alba Dorata Giorgios Roupakias.
La giornata di lotta è partita da Chania nell'isola di Creta - dove una folla inferocita ha preso d'assalto la sede locale di Alba Dorata - e continuata a Patrasso, con blocchi stradali generalizzati ed il lancio di molotov contro gli uffici del partito nazista - provocando la reazione poliziesca e quella di un militare della marina italiana che ha puntato la pistola contro gli antifa. Nel pomeriggio sono state indette iniziative ovunque, in molte città di concerto con le contemporanee proteste degli insegnanti, che hanno accolto al proprio interno corposi spezzoni antifascisti. Serrande abbassate per Alba Dorata a Trikala davanti a 500 antifascisti, mentre a Salonicco i dimostranti si sono scontrati a più riprese con la polizia in una sommossa che ha investito l'intero centro città.
Ad Atene il concentramento si è dato nel quartiere di Keratsini, vicino al luogo dell'assassinio di Pavlos, dove sono stati deposti fiori, dolci e candele, mentre le bacheche dei social network si affollavano di messaggi di cordoglio, collera e commozione sotto il suo nome d'arte #KillahP, tra i quali l'omaggio degli ultras della squadra madrilena del Rayo Vallecano.
Le decine di migliaia nella piazza hanno dapprima espulso energicamente dall'adunata prima il provocatore Panosalt Kammenos (leader del partito di destra populista Greci Indipendenti) e le sue guardie del corpo, poi i giornalisti compiacenti delle televisioni e dei quotidiani dell'establishment; successivamente si sono dirette verso la municipalità di Keratsini, scontrandosi una prima volta con la polizia all'altezza del commissariato, mentre venivano erette barricate ed incendiati cassonetti lungo le arterie di Grigoriou Lampraki e Panagi Tsladari.
Successivamente il corteo si è diretto verso l'obiettivo finale - gli uffici di Alba Dorata a Nikaia, con alla testa un enorme blocco antifa di 4000 compagni. Ai cordoni delle squadre MAT di polizia intervenuti per sbarrare loro la strada si sono affiancati nazisti armati di pietre, con le quali hanno iniziato a bersagliare i manifestanti. La tenacia degli antifa ha costretto la polizia a schierare i cannoni ad acqua, ed a sparare lacrimogeni nel mucchio, ad altezza uomo.
Ad ora si segnalano un ferito grave all'occhio, ricoverato all'ospedale di Atene, e 70 arresti confermati (più altri 30 a Salonicco). Ma la tensione non si placherà a breve. Domani il Fuhrer di Alba Dorata Michaloliakos ha annunciato di tenere un discorso vicino al luogo dell'assassinio di Pavlos, mentre sono ancora in corso scontri in tutto il paese ed annunciati presidi di solidarietà antifascista in altre metropoli europee quali Parigi, Stoccolma, Valencia, Bruxelles e Londra.
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pc 19 settembre - non si ferma la lotta dei senza lavoro a Napoli

Napoli. Precari Bros assediano assessorato al lavoro


Napoli. Precari Bros assediano assessorato al lavoro
  • Scritto da  redazione contropiano Napoli
Il coordinamento di lotta dei precari "Bros" sta presidiando la sede dell'assessorato al Lavoro della Regione Campania, all'isola A6 del Centro Direzionale di Napoli.

I manifestanti hanno cercato di entrare in uno degli ingressi presidiati dalle forze dell'ordine. Ci sono stati momenti di tensione e qualche spintone con gli agenti in assetto antisommossa. Uno dei precari ha avvertito un malore ed è arrivata sul posto un'ambulanza.

pc 19 settembre - lanciata la campagna di criminalizzazione della manifestazione del 19 ottobre - arresti e perquisizioni a roma


Roma. Retata nella notte tra gli "anarcoinsurrezionalisti"


Due arresti e un numero imprecisato di perquisizioni sono in corso da quesat notte, soprattutto a Roma. Sono stati presi di mira ambienti politici definiti sbrigativamente "anarco-insurrezionalisti". In attesa di dettagli più precisi (conosciamo bene l'approssimatività capziosa dei "mattinali di questura" riversati pari pari come "notizie" sui media mainstream), vi riportiamo intanto qyuanto battuto dalle agenzie:
O"perazione antiterrorismo dei carabinieri del Ros e di quelli del Comando provinciale di Roma, che stanno eseguendo due ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerose perquisizioni nei confronti di persone appartenenti alla struttura eversiva Fai-Fri (Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale).
Gli indagati, secondo quanto si e' appreso, sono accusati di una serie di attentati e danneggiamenti ai danni di istituti di credito, esercizi commerciali e sedi periferiche di Enel ed Eni, compiuti in provincia di Roma negli ultimi tre anni. Nello stesso contesto sono in corso delle perquisizioni, sempre nell'hinterland della capitale, nei confronti di altre tre persone. I particolari dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa che si terra' alle 11 presso il comando provincia carabinieri di Roma, alla presenza del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, del pool antiterrorismo che ha coordinato l'inchiesta, e del generale Mario Parente, comandante del Ros.
Per arrestati accusa terrorismo, 13 attentati - Sono accusati, tra l'altro, di "associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico" (l'art 270 bis del codice penale, introdotto nel 2001 dopo l'attentato alle torri gemelle) i due anarchici arrestati dai carabinieri del Ros. Ai due - entrambi residenti nella zona dei castelli Romani e incensurati - sono stati contestati anche i reati di concorso in "atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi", incendio, furto aggravato, deturpamento e imbrattamento di cose. Secondo le indagini - coordinate dalla procura di Roma e condotte anche attraverso intercettazioni e pedinamenti - sono gli autori di 13 azioni eversive e attentati compiuti dal 2010 al 2013."

pc 19 settembre - i ribelli siriani armati dagli USA hanno e usano le armi chimiche

Se in Siria anche i ribelli hanno il Sarin
Abbiamo scavato un po' nell'edizione online del quotidiano La Stampa ed abbiamo scovato questo interessante, dettagliato e documentatissimo documento. Buona lettura
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Sottomettendosi all’accordo Russo-Americano, Bashar Al Assad ha accettato di fornire entro una settimana un elenco dettagliato delle armi chimiche possedute dal governo siriano, e di distruggerle entro la metà del 2014 sotto la supervisione di ispettori internazionali che saranno sul campo già a novembre. Ma che ne sarà dei gas tossici posseduti dai ribelli del Free Syrian Army, che quell’accordo ha rigettato e ha già dichiarato che continuerà a combattere per rovesciare il regime?  
Mentre resta controverso CHI abbia usato gas lo scorso 21 agosto – né verrà probabilmente detta una parola definitiva nel rapporto degli ispettori dell’ONU, che NON avevano questo compito – che i ribelli dispongano di almeno un po’ di armi chimiche lo avrebbe ammesso persino il sottosegretario di Stato John Kerry. In proposito ci sono varie testimonianze, da ultimo un documento riservato di fonte militare Usa di cui sostiene di essere entrato in possesso WND.com, sito americano ultraconservatore che qualche giorno fagli ha dedicato un post, firmato da F. Michael Maloof, già analista della politica di sicurezza al segretariato della Difesa. 
  
Nel documento di fonte militare Usa si conferma che del gas Sarin è stato confiscato già in primavera a membri del Fronte Jabhat al-Nusra, i più influenti dei ribelli islamisti che combattono in Siria, alleati di Al Qaida di Zawahiri e inseriti dall’Onu e dagli Usa nell’elenco dei gruppi terroristi lo scorso dicembre. 
  
Il documento, classificato Secret/Noforn – da non essere diffuso all’estero – proviene dalla comunità di intelligence americana del National Ground Intelligence Center, o NGIC, e il sito ne sarebbe entrato in possesso martedì scorso.  Ne riportiamo dal post ampi stralci, indicativi anche dei complicati intrecci in quella martoriata regione, dove dietro lo scontro ribelli/regime è in atto una guerra per procura dai molti attori.  
  
Il documento rivela che l’AQI – Al Qaida Iraq avrebbe prodotto un tipo di gas Sarin di basso livello in Iraq e lo avrebbe trasferito in Turchia.  
  
Una fonte militare – riferisce il post - ha spiegato che ci sono state numerose interrogazioni e report di clan, parte di quelli che – con linguaggio militar-burocratico - il documento cita come “50 indicatori per monitorare il progresso e caratterizzare lo sforzo di Al Nusra /Al Qaida Iraq  per sviluppare l’agente chimico bellico Sarin”.  
“In questo documento ci sono le nostre valutazioni sullo stato di quello sforzo al suo culmine, quando approdò nel maggio 2013 all’arresto in Iraq e Turchia di diversi individui chiave”, viene detto.  
“Successivi report e indicatori non osservati in precedenza suggeriscono che quello sforzo continua a progredire malgrado gli arresti.  
  
Lo scorso maggio la confisca è avvenuta quando le forze di sicurezza Turche hanno scoperto un cilindro da due chili contenente gas Sarin mentre perquisivano le case di militanti Siriani di Al Nusra legati ad Al Qaida, a seguito degli arresti (vedi anche qui e qui il giornale turco che subito ha dato notizia).  
  
Il gas venne trovato nelle case di sospetti radicali Siriani islamici detenuti nelle province di Adana e Mersia. 
 
Erano stati arrestati 12 membri di Al Nusra, descritti allora dalle forze speciali Turche antiterrorismo come “il braccio più aggressivo e di successo dei ribelli Siriani”. 
  
Nella confisca la polizia anti terrorismo Turca trovò anche armi, documenti e dati digitali. 
 Al tempo dell’arresto, i Russi chiesero un’indagine sugli arrestati Siriani e i militanti vennero trovati in possesso di gas Sarin. 
  
Il sequestro avvenne a seguito di un attacco chimico avvenuto in marzo nell’area di Khan al-Assal nei dintorni di Aleppo, in Siria. In quell’attacco 26  persone e forze governative Siriane vennero uccise da quel che venne stabilito essere gas Sarin, diffuso da un razzo.   
Il governo Siriano chiese un’indagine da parte dell’ONU. Damasco riteneva che dietro l’attacco vi fossero i combattenti di Al-Qaida, accusando di coinvolgimento anche la Turchia.  
 “Il razzo veniva da un luogo controllato dai terroristi vicino alla frontiera Turca”, secondo quanto dichiarato da Damasco. “Si potrebbe ipotizzare che le armi fossero arrivate dalla Turchia”. 
  
Il report della comunità di intelligence dell’NGIC  secondo il post rafforza quanto emerso nell’indagine preliminare ONU sull’attacco di Aleppo, secondo cui le prove puntavano ai ribelli Siriani.  
  
(Si tratta dell’indagine ONU sulla quale si pronunciò Carla Del Ponte, membro di una commissione ONU. Intervistata alla tv svizzero-ticinese dichiarò che “esiste un forte, concreto sospetto, sia pure non ancora una prova incontrovertibile” che ad usare il gas siano stati i ribelli. Su questo e altri attacchi chimici di provenienza incerta si preparavano a indagare osservatori Onu che erano in arrivo a Damasco proprio nei giorni intorno al 21 agosto -ndr).   
  
Lo stesso documento sembra anche sostenere le accuse di un report di 100 pagine consegnato all’Onu dalla Russia. Il rapporto concludeva che i ribelli siriani – non il governo Siriano – avevano usato il Sarin  nell’attacco di marzo ad Aleppo.  
  
I contenuti di quel rapporto non sono ancora stati pubblicati, ma fonti hanno riferito a WND (il sito web che pubblica il post) che la documentazione indica che il gas venefico sia stato fabbricato in una regione dell’Iraq controllata dai Sunniti e poi trasportato in Turchia a uso dell’opposizione Siriana, le cui file sono gonfiate da membri di Al-Qaida e gruppi affiliati.  
  
E qui il documento si dilunga in molti dettagli del rapporto Russo, che nella preparazione e nella spedizione del gas tira in ballo il generale al-Douri a suo tempo molto vicino a Saddam Hussein, e il generale al-Dulaimi,  già protagonista nella produzione di armi chimiche, più  combattenti stranieri Sunniti affiliati al partito Baath e il Fronte Al Nusra  di Aleppo sostenuto dall’Arabia Saudita, con la collaborazione della Turchia attraverso la città di Antakia.  
  
E si arriva all’oggi. Il post mette in relazione il documento dell’NGIC con altre testimonianze sul recente attacco chimico del 21 agosto, quello di Ghouta, alle porte di Damasco, sul quale oggi si concentra l’attenzione del mondo.  
  
1) L’analisi dell’esperto americano di terrorismo Yossef Bodanski. Il fatto che l’intelligence del NGIC definisca il gas usato a marzo “di basso livello” rafforza l’analisi di Bodanski , secondo il quale da quel che emerge sulle armi chimiche usate a Damasco, quello del 21 agosto appare un “attacco auto-inflitto “dall’opposizione siriana per provocare un intervento Usa in Siria.  
  
Secondo Bodasnki – scienziato israelo-americano già direttore della task force del Congresso Usa su terrorismo e la guerra non convenzionale - le analisi preliminari del Sarin utilizzato mostrano che si tratta di un tipo “da cucina” (noi diremmo casereccio), e non di tipo militare.  
  
Quello di tipo militare si accumula infatti anche nei capelli e nei vestiti, delle vittime, le sue molecole si staccano e “avrebbero ucciso o comunque colpito i primi soccorritori se toccavano le vittime senza protezioni apposite”, protezioni che non vengono mostrate in molti dei video fatti circolare dai ribelli.  
(Osservazioni analoghe erano state avanzate a caldo da vari altri esperti, vedi precedente post di Underblog).  
  
“Ciò indica fortemente che l’agente in questione sia un “sarin casereccio”, ha affermato Bodanski. Aggiungendo che la descrizione dei feriti fatta da Medici Senza Frontiere concorda con gli effetti di un Sarin diluito di questo genere. 
  
Secondo l’esperto di anti terrorismo il movimento jihadista ha le tecnologie che sono state confermate in laboratori di jihadisti catturati sia in Turchia sia in Iraq, e da una massa di dati raccolti su Al-Qaida in Afghanistan.  
  
 Infine Bodanski  ha aggiunto che i proiettili mostrati dall’opposizione, che sono stati testati dagli ispettori ONU, non sono armi standard dell’esercito Siriano.   
  
2) La lettera memorandum a Obama di 12 veterani dell’intelligence Usa.  Il post cita quindi il punto di vista di Ray Mc Govern, già analista della CIA, uno dei veterani dell’intelligence americana che hanno scritto una lettera-memorandum al presidente Obama sostenendo che dietro l’attacco del 21 agosto non ci sia il governo di Damasco bensì i ribelli.  
(la lettera è citata da diversi blog, per es. qui/ qui).  
  
Gli ex agenti dell’intelligence riferiscono quanto detto loro da colleghi in servizio attivo: che un “crescente numero di prove” rivela che l’incidente è stato una provocazione pianificata in anticipo dall’opposizione Siriana. 
Gli analisti nella lettera fanno riferimento a un incontro, una settimana prima del 21 agosto in cui comandanti dell’opposizione hanno ordinato di prepararsi a una “imminente escalation” dovuta a “sviluppi in corso nella guerra” che sarebbero stati seguiti da un bombardamento della Siria guidato dagli Usa. Il crescente numero di prove verrebbe per lo più da fonti affiliate all’opposizione Siriana e loro sostenitori.  
Quei report rivelano che i contenitori contenenti agenti chimici venero portati in un sobborgo di Damasco, dove sono stati aperti. 
  
“Incontri preliminari fra comandanti senior dell’opposizione militare e agenti di intelligence del Qatar, della Turchia e degli Usa hanno avuto luogo nella fortezza militare Turca di Antakia, ora utilizzata come centro di comando e quartier generale del Free Syrian Army e dei loro sponsor stranieri”, hanno affermato gli analisti.
 
 3) Le 10 contestazioni di un parlamentare Usa all’amministrazione. Fin qui il post di WND. Ma colpisce che queste e altre analisi di analogo tenore siano linkate in un post apparso sull’Huffington Post Usa, a firma di un politico Democratico statunitense. Daniel Kucinick, da 16 anni membro del Congresso e per due volte candidato alla presidenza, il 5 settembre contestava 10 affermazioni dell’amministrazione per giustificare l’intervento in Siria, avanzando una serie di dubbi sotto forma di domande.  
  
Dubbi di molti generi, anche sulla scia di un interessante e molto argomentato post del noto sito giornalistico McClatchy e un altro di Global Research . Dubbi anche sui video (girati quando e dove?), sulle intercettazioni che incolperebbero Assad (chi le ha fatte? Si è valutato che potrebbero essere dei falsi?), sul numero di vittime (quella cifra di 1429 vittime da dove arriva? Non coincide con altre fonti, per es. Medici Senza Frontiere parlano di 355 morti). Dubbi sull’uso di armi chimiche, persino, e soprattutto sulla pretesa che l’opposizione non le abbia usate e non le possieda (quale opposizione? … e molte altre domande) .  
  
A quest’ultimo proposito il post di Kucinick linka fra l’altro un post del sito Atlanticsentinel.com che, tra varie cose, cita una storia pubblicata da MintPressNews (e girata sul web, qui l’originale) scritta da un giornalista in collaborazione con una collega freelance presente sul campo che ha parlato a caldo con molti siriani residenti nella zona di Ghouta.  E questi raccontano come certi ribelli abbiano ricevuto armi chimiche attraverso il capo dell’intelligence Saudita, principe Bandar bin Sultan, e che siano stati loro i responsabili dell’attacco chimico (sottolineatura del sito).  
  
L’Arabia Saudita ha a lungo sostenuto gli insorti in Siria con armi e denaro – osserva Atlanticsentinel. Il regno Saudita ha motivazioni sia settarie sia strategiche per sostenere il rovesciamento di Assad.  La ribellione contro il suo regime è composta largamente da Sunniti, la maggioranza che patisce la repressione degli Alawiti di Assad. L’Arabia Saudita aspira a un ruolo di leader nel mondo islamico Sunnita, e Assad è inoltre l’unico alleato arabo dell’Iran Sciita, odiatissimo dai Sauditi. 
  
Il post ricorda che il Wall Street Journal un mese fa ha descritto Bandar già ambasciatore Saudita negli Usa, come un “veterano degli intrighi diplomatici”, capace di mettere in atto quello che la CIA ha difficoltà a fare: fornire armi e denaro (e però, mentre il presidente Obama sceglieva la via della trattativa scelta, la CIA inviava ai ribelli armi leggere, mortai e munizioni dalle sue basi in Turchia e Giordania, informa il giornale britannico Dailymailonline, ndr).   
Rimasto per anni nell’ombra, Bandar è tornato in auge alla grande e avrebbe preso in carico gli “affari” più delicati. 
 Quale che siano le conclusioni dell’imminente rapporto degli ispettori ONU, “ironicamente la maggior minaccia al piano per distruggere le armi chimiche del governo siriano può venire dai ribelli Siriani se aggirano il cessate il fuoco e prendono di mira gli inviati ONU che dovranno rimuovere i gas di Assad, una possibilità che i ribelli sperano possa riportare sul tavolo l’opzione dell’intervento militare americano” – si legge su Consortiumnews, sito di “giornalismo investigativo indipendente dal 1995”.  
http://lastampa.it/2013/09/16/blogs/underblog/