sabato 3 agosto 2013

pc 3 agosto - Sigonella diventa base strategica dei droni USA Nato.. bene sappiamo dove andare quest'autunno per condurre la lotta antimperialista

Il progetto si chiama Alliance ground surveillance ed è un programma di difesa intelligente che grazie ai droni spia permetterà agli americani di sorvegliare, fotografare e intercettare i movimenti del nemico nei paesi nordafricani, a un tiro di schioppo dai loro confini. E che farà di Sigonella una piattaforma sicura sulla quale appoggiarsi


Venti droni, nuovi di zecca, pronti a sfrecciare - e spiare - nei cieli dell'Isola. Un regalo della Nato alla base di Sigonella che trasformerà la Sicilia in una mega portaerei dei velivoli senza pilota. Dal quartier generale dell'Alleanza atlantica ecco le slides che documentano passo dopo passo il futuro prossimo della base siciliana. Documenti che anche se "unclassified", non classificati cioè tra quelli segreti, non potrebbero essere resi pubblici, che provano come la base entro il 2017 diventerà la più strategica testa di ponte italiana per le operazioni a stelle strisce nel continente africano, grazie anche a un rafforzamento di quasi mille soldati.


Il progetto si chiama Ags (Alliance ground surveillance), un programma di difesa intelligente che, grazie ai "birds", i droni spia, permetterà agli americani di sorvegliare, fotografare e intercettare i movimenti del nemico nei paesi nordafricani, a un tiro di schioppo dai loro confini. E che farà di Sigonella una piattaforma sicura sulla quale appoggiarsi per introdursi in uno scenario nemico ed ottenere le informazioni necessarie all'espansione o ad un eventuale attacco militare. "L'Ags  -  si legge nel documento  -permetterà ai paesi beneficiari di avere accesso ad informazioni, foto e video senza alcuna restrizione". "Un efficace sistema tecnologico  -  scrivono gli ufficiali  -  che garantirà all'Alleanza interventi militari simultanei in diverse aree geografiche". Un sistema nel quale il Muos, il super radar in costruzione a Niscemi, avrà un ruolo fondamentale.

Le immagini parlano chiaro. Sigonella sarà collegata direttamente a due satelliti: l'Ufo, che dal 1993 dallo spazio offre un supporto radar a navi da guerra, sottomarini e caccia, e l'Inmarsat. I droni "siciliani", resistenti a lunghe distanze di volo anche fino a 20 chilometri dal suolo, comunicheranno con loro. Grazie a sensori radar incorporati "saranno in grado di intercettare oggetti fermi o in movimento". Le informazioni raccolte verranno quindi trasmesse in tempo reale nella base centrale Mos (Mission operation support), ubicata proprio a Sigonella e contemporaneamente a tutti i comandi dell'Alleanza. E i preparativi sono già iniziati. Secondi alcune fonti vicine alla base siciliana, da qualche mese nella grande stazione aeronavale della regione hanno già fatto il loro ingresso in gran segreto altre flotte di droni, Black Hawk che già Usa e Cia utilizzano nei maggiori scacchieri internazionali: Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, regione dei Grandi Laghi, Mali e Niger. 


A rivelare la presenza in Sicilia degli armamenti segreti è l'Osservatorio di Politica Internazionale, un progetto di collaborazione tra il CeSI (Centro Studi Internazionali), il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati e il Ministero degli Affari Esteri. "La presenza dei droni temporaneamente basati a Sigonella ha fondamentalmente lo scopo di permettere alle autorità americane il dispiegamento di questi determinati dispositivi qualora si presentassero delle situazioni di crisi nell'area nordafricana e del Sahel", scrivono nel rapporto gli studiosi dell'Osservatorio. "Ai tumulti della Primavera Araba che hanno portato alla caduta dei regimi di Tunisia, Egitto e Libia ha fatto seguito un deterioramento della situazione di sicurezza culminato nel sanguinoso attacco al consolato di Bengasi e nella recente crisi in Mali. In considerazione di tale situazione, la Difesa Italiana ha concesso un'autorizzazione temporanea allo schieramento di ulteriori assetti americani a Sigonella". Da qui l'importanza strategica di Sigonella, piattaforma per le operazioni di rapido intervento di corpi specializzati di marines in caso di crisi e conflitto. E ovviamente, come è stato sino ad oggi, trampolino di lancio per i velivoli di attacco (cacciabombardieri), first strike, sorveglianza, intelligence.

Antonio Mazzeo, giornalista esperto di cose militari, parla di "rivoluzione che cambierà il volto della guerra per sempre". "Sigonella  -  dice Mazzeo  -  sarà la  capitale mondiale dei droni a disposizione delle forze armate Usa (Air Force, Navy) e della Nato". E poi ci sono i marines. Entro il 2015, giungeranno a Sigonella oltre 800 militari appartenenti ai paesi Nato che sostengono l'Ags. "Ovviamente  -  continua Mazzeo - con l'aumento del numero dei droni gli esperti ritengono possibile un lieve aumento del personale tecnico e dei contractor destinati al loro funzionamento e alla loro manutenzione".

Dal 1996 ad oggi gli americani hanno speso oltre un miliardo di dollari sulle basi siciliane. Ma il progetto più ambito, il deus ex machina dietro le operazioni a stelle strisce nell'Isola è il Muos, il super radar a stelle strisce di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il sistema satellitare di telecomunicazione militare della Us Navy  -  spiegano fonti della Nato  -  potrebbe confluire nel sistema Ags, così come tutti gli altri satelliti sparsi in orbita.

Nel pronunciamento dovuto alla battaglia legale aperta dalla Regione sul radar, poi rientrata per il parere positivo dell'Istituto superiore di Sanità, il Tar aveva posto l'accento anche sulla "pericolosità del radar per il traffico aereo dei tre aeroporti di Comiso, Sigonella e Catania". Da qualche anno ormai i piloti di stanza nell'Isola lamentano la presenza dei droni nei cieli siciliani che rallenterebbero le operazioni dei loro velivoli in fase di decoli e atterraggio. Ma la partita sul Muos non è ancora chiusa: gli attivisti contrari al radar annunciano battaglia e il nove agosto marceranno per ribadire ancora una volta il loro "no". E lo scontro si annuncia incandescente. In gioco c'è il futuro degli Stati Uniti nell'Isola. E a giudicare dai progetti, molto di più.

pc 3 agosto - Berlusconi tramite un suo lurido leccaculo come Bondi parla di 'guerra civile' - magari diremmo noi.. fatevi sotto



ROMA - A due giorni dalla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset, la tensione politica si esaspera ancora. Dopo l'ultimatum di Silvio Berlusconi (grazia e riforma della giustizia o nuove elezioni), questa mattina, a inasprire il clima sono arrivate le dichiarazioni minacciose del coordinatore del Pdl Sandro Bondi. "O la politica rende possibile l'agibilità politica del leader del maggior partito italiano - sottolinea Bondi - oppure l'Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti".

pc 3 agosto - la borghesia, il suo stato e i suoi governi, si prepara a usare l'esercito contro le proteste popolari.. questo è moderno fascismo e stato di polizia


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PREPARATIVI PER L’AUTUNNO

Euro-rigore ad ogni costo: ora si prepara anche l’esercito. Un ipotetico scenario alla luce delle difficolta’ economiche, sociali e lavorative in Italia e in Europa.
 L’Italia sta per subire uno choc socio-economico così forte da provocare disordini e rivolte: la profezia che Gianroberto Casaleggio ha affidato a Gianluigi Nuzzi è così realistica che se ne starebbe occupando persino l’esercito, nell’eventualità di dover rinforzare l’ordine pubblico in previsione di sommosse, provocate dal regime europeo dell’austerity. Lo sostengono Eugenio Orso e Anatolio Anatoli, che nel loro blog analizzano la recentissima “Direttiva ministeriale in merito alla politica militare per l’anno 2013” (vedi qui:http://www.difesa.it) emanata dal ministero della difesa, retto dall’ex Pdl Mario Mauro, ora montiano. L’aspetto sconcertante, osservano i due analisti, riguarda l’impegno diretto delle forze armate verso obiettivi non propriamente militari: e cioè il rispetto assoluto dei trattati europei dell’austerity a cominciare dalla intangibilità dell’Eurozona, condizioni che vengono elevate al rango di elementi-chiave per la sicurezza nazionale.



La premessa è fosca, in una cornice di guerra imminente: «Non può essere ignorata la possibilità, per quanto remota, di un coinvolgimento del paese e del sistema di alleanze del quale siamo parte in un confronto militare su vasta scala e di tipo “ibrido”, ovvero che implichi sia operazioni convenzionali, sia operazioni nello spettro informativo, sia operazioni nel dominio cibernetico», afferma il ministero. «Elemento irrinunciabile della politicanazionale è anche il pieno rispetto degli impegni assunti in sede europea». Impegni che il ministero della difesa considera «finalizzati a garantire la stabilità di lungo periodo della moneta comune e, con essa, dell’intero sistema economico comunitario». Proprio la stabilità dell’Eurozona «deve essere considerata come essenziale per il perseguimento del fine ultimo, costituito dalla sicurezza del sistema internazionale e delle relazioni politiche ed economiche che in questo si sviluppano».


L’Italia, pertanto, «deve operare con determinazione per azzerare il deficit di bilancio e ricondurre nei tempi previsti il debito pubblico entro i limiti stabiliti a livello europeo». Strano che ad occuparsi di questo tema non sia il ministero dell’economia, ma quello della difesa. «Il mantenimento di una consapevole disciplina di bilancio lungo un arco di tempo pluriennale – conclude la nota – rappresenterà, quindi, un vincolo ineludibile nella definizione delle scelte in materia di difesa che, negli anni, saranno adottate». Mettendo insieme questi punti e sapendo leggere fra le righe, scrivono Orso e Anatoli, il quadro che ne esce è a dir poco preoccupante: «Obbiettivo primario è il pareggio di bilancio, il mantenimento e la difesa dell’euro a qualsiasi costo (anche a costo del sangue della popolazione) e il conseguente mantenimento dell’Italia, checché ne dica il popolo, nel lager dell’Eurozona, fondamentale spazio globalista in cui rinchiudere i popoli europei adattandoli, con le buone o con le cattive, al nuovo ordine neocapitalistico».


Il vincolo ineludibile della disciplina di bilancio nel lungo periodo informa anche le scelte in materia di difesa e di impiego delle forze armate, perché, sempre leggendo fra le righe, «la minaccia risulta chiara: se il popolo ridotto allo stremo si ribellerà – a partire dall’autunno inverno di quest’anno, poniamo – non si esiterà a impiegare la forza, armata, per ridurlo a più miti consigli, in un possibile conflitto “ibrido” in cui molte saranno le armi impiegate, accanto a quelle convenzionali».


Ed ecco che quella “possibilità remota” di coinvolgimento militare in un conflitto «diverrebbe drammaticamente concreta», al punto che «la forza militare nazionale sarebbe impiegata, da uno spregevole governo collaborazionista degli occupatori del paese, contro lo stesso popolo italiano, a vantaggio, come si scrive nel testo riportato, della stabilità di lungo periodo della moneta comune, controllata da entità private euroglobaliste, nonché del mantenimento di una consapevole disciplina di bilancio (ormai recepita in Costituzione) lungo un arco di tempo pluriennale».


Per Orso e Anatoli, il messaggio è inequivocabile: «In presenza di disordini sociali estesi, ai quali la repressione poliziesca e dei carabinieri non riuscirà a far fronte, scenderanno in campo le forze armate». Scenario possibile? «Se ti tolgono il lavoro, la sicurezza, la possibilità di un minimo di pianificazione dell’esistenza e persino il cibo», è facile che si possa ricorrere all’uso di armi magari improprie, per «spaccare tutto, cercando di fermare i tuoi nemici», scrivono i due blogger, che accusano i politici italiani di essere «collaborazionisti dell’euro-nazismo, dell’atlantismo, dell’Occidente, del libero mercato globale e della liberaldemocrazia». Autunno caldo: «Il rischio di estesi sociali disordini, in Italia, è quindi un rischio reale», anche se Letta e Napolitano «continuano a negare l’evidenza».
Fonte: http://www.libreidee.org

pc 3 agosto - Alla Fiat fascismo padronale e fascismo sindacale marciano a braccetto.. ma la risposta di landini resta inadeguata

Fiat, linea dura con la Fiom:
"O firmano l'accordo o stanno fuori"

immediato il sostegno alla fiat di fim-uilm-ugl-fismic 

dice Landini- Il faccia a faccia tra Fiat e Fiom "è andato male. Fiat nei fatti non intende applicare la sentenza della Corte Costituzionale e ha riproposto come condizione il fatto che la Fiom riconosca l'accordo che non ha firmato. L'assurdo è che dovremmo riconoscere l'accordo che ci ha esclusi per poter avere i diritti che sono stati sanciti dalla Corte Costituzionale"."Non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare a quello che la Consulta ha dichiarato e cioè che un sindacato rappresentativo ha il diritto di esistere, di essere presente e di poter svolgere la propria attività sindacale dentro ai luoghi di lavoro". "Chiediamo al Governo di far applicare la sentenza della Corte Costituzionale. Di leggi inutili e incostituzionali a favore di Fiat, il Governo ne ha fatte abbastanza, come l'articolo 8 di Sacconi", ha dichiarato il segretario della Fiom. "A settembre abbiamo il diritto di rientrare e metteremo in campo tutto quello che potremo fare perchè venga rispettato, anche le vie legali".

E' urgente che il Governo e la presidenza del Consiglio convochino un tavolo con le parti sociali e la Fiat: "sono a rischio i diritti e le libertà e sono totalmente incerti il futuro e l'occupazione in Italia", ha aggiunto Landini. "Siamo di fronte a un futuro di cassa integrazione". "Di Cassino non si sa il futuro, sugli investimenti non abbiamo certezze, c'è il rischio che gli stabilimenti chiudano perchè non abbiamo mai visto stabilimenti che restano aperti senza produrre auto". Dopo l'incontro di oggi tra il Lingotto e la Fiom "Fiat non è stata disponibile a fissare nessun nuovo incontro".


pc 3 agosto - FATE QUELLO CHE DICO, NON QUELLO CHE FACCIO

Su una cosa il Delinquente di Arcore ed i suo tirapiedi hanno ragione: il Criminale Lombardo non è l’unico manigoldo che circola liberamente in Italia, ma si trova in ottima compagnia.
L’ultimo essere viscido beccato, in ordine di tempo, si chiama Ivo D’agostino, un assessore - con deleghe alla Sanità, alle politiche della Casa, e alla Protezione civile - del Comune di Chieti: in quota Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, è parte integrante della maggioranza della destra radicale e fascista che governa la cittadina abruzzese.
Quest’essere schifoso è stato arrestato, lo scrive Il Secolo d’Italia di mercoledì trentun luglio, dagli uomini della Squadra Mobile locale con l’accusa di concussione, tentata concussione e violenza sessuale: pretendeva prestazioni sessuali in cambio dell’assegnazione di alloggi popolari.
Come a dire: anche questo essere indegno, come tantissimi suoi accoliti, segue il detto degli ecclesiasti secondo il quale “fate quello che dico, ma non fate quello che faccio”.
La gravità delle accuse è molto pesante: in special modo per chi - essendo un seguace dichiarato del credo democristiano - non dovrebbe neanche pensare di tradire la moglie, insieme con la quale è cogenitore di quattro figli.
Premesso che l’augurio sincero è che la sua condizione familiare lo porti a soffrire le pene dell’inferno all’interno delle quattro mura domestiche - la sua compagna gli deve far pagare pesantemente questa sua indegna abitudine fino alla fine dei suoi giorni - non capisco perché il gip Paolo Di Geronimo, su richiesta del pm Lucia Campo, abbia disposto per questo essere infame gli arresti domiciliari.
Il carcere gli avrebbe fatto sicuramente bene; ci sono tanti prigionieri dello Stato italiano che non aspettano altro: che qualcuno di questi esseri spregevoli varchi l’ingresso della Casa circondariale, per far loro comprendere che questo comportamento non è accettabile, ed il concetto va spiegato chiaramente, in modo che resti ben impresso nella mente.
Genova, 03 agosto 2013

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com

venerdì 2 agosto 2013

pc 2 agosto - 2.8.12 ILVA - 2.8.13: TUTTI AL MARE...


2 agosto: tutti al mare...

Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e pensanti, all'anniversario del 2 agosto '12 dell'"apecar" ha pensato di andare a mare... Da questa mattina con ombrelloni, sedie straio, docce, bancarelle, canzoni, tuffi nel mar piccolo, ecc. hanno mimato una specie di spiaggia sulla banchina che affaccia sul mare a Taranto vecchia, all'insegna della parola d'ordine "Giù le mani dai due mari".

Il 2 agosto dell'anno scorso, la contestazione del comizio dei sindacati confederali, è solo posto a mò di "cappello", tanto per... Ma poi, nel ricordare il loro percorso di quest'anno e le azioni di denuncia intraprese, tutta la questione Ilva, la questione generale dei Tamburi, è totalmente dimenticata, comprese le loro stesse manifestazioni.
Per cui parlano della "vertenza della scuola elementare G. Deledda, del 1° maggio "di lotta", dell'audizione dei nostri portavoce alla camera del governo... della campagna di raccolta firme R.S.T. (Rischio Sanitario Taranto), per l'esenzione ticket per gli ammalati da inquinamento...".
Ma non parlano assolutamente della grande manifestazione del 17 agosto 2012 in occasione della venuta di Clini a Taranto, della manifestazione di ottobre di 3000 persone ai Tamburi, della manifestazione di 15 mila a metà dicembre 2012; per non parlare della invasione degli operai dentro l'Ilva del 27 novembre (mai sia!!), in cui gli operai del Comitato ebbero un ruolo positivo.

Quindi, un 2 agosto 2013 (ma non solo, anche tutte le recenti iniziative, poche del Comitato) all'insegna della "pacificazione", delle persone per bene, responsabili, amanti di mare, bambini... che sparano stupidaggini su economia alternativa, su una Taranto dedita a pesca, miticultura... bravi ragazzi per la stampa e per le istituzioni...

Sono passati dalle contestazioni... alle "visite guidate" del mar piccolo..?

2 AGOSTO DELL'APECAR DIMENTICATO ANCHE DAI LIBERI E PENSANTI - NOI INVECE LO VOGLIAMO RICORDARE

CHI HA FATTO LA CONTESTAZIONE DEL 2 AGOSTO L'ANNO SCORSO CONTRO I DIRIGENTI DEI SINDACATI CONFEDERALI, OGGI NON LA RIVENDICA AFFATTO.

ALLORA CI TOCCA RINVERDIRE LA MEMORIA, perchè in particolare gli operai più coscienti riflettano su ciò che è stato giusto e ciò che è stato sbagliato sulla strada da percorrere, e questo serva per l'oggi.



Per questo, riportiamo dai comunicati dello Slai cobas Ilva di agosto 2012.


Sulla manifestazione di cgil-cisl-uil, fim-fiom-uilm del 2 agosto.
... Lo slai cobas per il sindacato di classe non ha aderito alla manifestazione odierna perchè le sue modalità non corrispondono alle necessità della lotta operaia oggi, ne vi corrispondevano le sue parole d'ordini: “una manifestazione di tutti contro nessuno” hanno detto i dirigenti sindacali confederali. Noi invece vogliamo una lotta e una manifestazione chiara e seria contro i responsabili della attuale situazione. Noi siamo per la continuità della rivolta operaia e dei blocchi e non per manifestazioni normalizzanti per ascoltare Camusso, Angeletti e Bonanni. La lotta degli operai Ilva è esplosa, nella forma di una rivolta di massa. Non basta ora la sfilata... la rivolta deve continuare e ora bisogna andare fino in fondo, con lotta, chiarezza e serietà...
Nello stesso tempo non possiamo non esserci per parlare alle migliaia di operai e cittadini... delle nostre proposte e linee d'azione: "l'Ilva non deve chiudere, Riva e i politici che hanno gestito quando era Italsider pubblica, devono pagare. Noi abbiamo già pagato anche con i nostri morti. Loro se ne possono andare, la fabbrica e il nostro lavoro devono rimanere"; "se siamo arrivati a questo punto la colpa è di Riva e anche dei sindacati confederali che per anni si sono coperti a vicenda. Se ci fossero stati prima i Cobas, le cose non starebbero così"...
Nulla è e sarà come prima all'Ilva e a Taranto. La lotta ora deve rimanere nelle mani degli operai.

Sulla contestazione dell'”Apecar”
...Nel corteo di oggi è stato presente un folto gruppo di diverse centinaia di giovani, precari, disoccupati e gruppi di operai Ilva riuniti in un "comitato di cittadini e lavoratori liberi e pensanti", di orientamento prevalentemente ambientalista, dietro uno striscione "si ai diritti, no ai ricatti".
Questo spezzone è giunto fino alla piazza, invadendola ed è arrivato fin sotto il palco, con una forte contestazione verso i dirigenti sindacali, sostenuta da molti operai che stavano, che di fatto hanno permesso l'invasione dell'Apecar e applaudito la denuncia dei sindacalisti sul palco.
A questo gruppo e in particolare agli operai di esso, alcuni dei quali molto conosciuti dalla massa operaia, come era abbastanza legittimo e opportuno, occorreva dare la parola, gli organizzatori della manifestazione cgil-cisl-uil, Landini Fiom, invece non l'hanno data.
Questo ha alimentato la contestazione fino all'interruzione del comizio dei sindacalisti... la piazza si è in parte svuotata e la polizia è intervenuta a volte in forme anche violente per contenere e poi allontanare lo spezzone...
...noi dello slai cobas non siamo stati pronti a cambiare ritmo sul campo... in piazza dovevamo stare con l’area del Comitato nella contestazione e nei momenti in cui sono stati fronteggiati dalla polizia. Ma con le nostre "bandiere"...

Sulle posizioni e concezioni del “comitato liberi e pensanti”
...quest’area da denuncia di Riva si è trasformata in un’area di denuncia della fabbrica in quanto tale, di sostegno acritico dell’inchiesta della magistratura, di adesioni alle posizioni tecnico/politiche degli ambientalisti ufficiali e dei verdi... Quest’area sostiene che non il sistema capitalista, i padroni e la legge del profitto sono l’origine e la causa dei morti in fabbrica della devastazione ambientale prodotti dall’Ilva, ma la fabbrica in quanto tale, la siderurgia in quanto tale. Si sostiene che Taranto prima della nascita del polo siderurgico fosse una sostanziale isola felice, con mare pulito, la pesca , ecc. e non una delle città più povere del sud, nelle mani quasi esclusiva della Marina e con attività industriali in crisi e in dismissione, dove dilagava la povertà, l’emigrazione, la disoccupazione e la sussistenza. Si sostiene che se l’Ilva viene chiusa la città sarà risanata e avrà un nuovo fiorente sviluppo nel turismo, nella pesca, nelle energie alternative, ecc., questo indipendentemente dal sistema capitalistico...
La critica ai sindacati che viene fatta da quest’area è ai sindacati tout court e non alla linea di collaborazione sostenuta in questi anni, lo slogan con cui quest’area ha “assaltato” il palco e quello ritmato a mo di tifoseria: “siete voi, siete voi, la rovina dell’Italia siete voi”, posizione da sempre sostenuta ed espressa dalla componente più reazionaria dei padroni. Gli operai non vengono visti come forza di lotta e di cambiamento in seno alla fabbrica, ma come gente che ha ragione a non ribellarsi in fabbrica perché deve portare il pane a casa, e quindi puramente vittime di un ricatto occupazionale, o come gente di cui “si deve far carico lo Stato” una volta che sia chiusa l’Ilva. Ecc.
...Il Comitato sostiene di voler raccogliere tutti i cittadini e i lavoratori che non abbiano o abbandonino “bandiere”, mettendo sullo stesso piano le bandiere rosse, la bandiera della lotta e i simboli del padrone, dei partiti parlamentari e delle organizzazioni sindacali collaborazioniste. Esso si presenta come un comitato interclassista ispirato dall’ideologia del “cittadino”, della “popolazione di Taranto rovinata dall’Ilva”; anche gli operai che fanno parte di questo comitato, quando sono in questo comitato, accettano di fatto quest’approccio e si definiscono “cittadini”...
Gli operai che il 2 agosto hanno guidato la contestazione sono responsabili, per la rinuncia fatta di lottare in fabbrica e alcuni di loro di andare via dallo slai cobas, di aver lasciato lo scontro centrale.
...Siamo arrivati a questa situazione perché all’Ilva non si è lottato, il miglior aiuto che può dare un operaio è quello di fare la battaglia in fabbrica, e non agire come un “cittadino”. Ma senza organizzazione propria, di classe, fuori e contro i sindacati confederali e i partiti parlamentari, gli ambientalisti borghesi, gli operai sono succubi...

ALLA LUCE DI OGGI, CHI AVEVA RAGIONE?

pc 2 agosto - Fiat Termini Imerese, un incontro al ministero per continuare la farsa...

Da un lato stanno tutti quanti ancora ad elemosinare a Marchionne un intervento su Termini Imerese, con un servilismo che fa vomitare, mentre quello continua a dire che non gliene frega niente, dall'altro la finta soluzione temporanea del rinnovo per un altro anno della cassa integrazione ma questa volta in deroga! E cioè con i soldi pubblici! Facendo quindi un ultimo favore a Marchionne.
C'è poi la barzelletta che dura ormai da anni del rilancio dell'area e delle infinite proposte con le quali si continua a buttare fumo negli occhi a chi ancora crede alle chiacchiere delle "istituzioni".
Con un altro anno di cassa integrazione i sindacalisti confederali, che continuano a fare la bella vita, si sentono al sicuro dalla rabbia degli operai ma nel frattempo rischiano di esaurirsi anche quelle energie necessarie al rilancio di una lotta vera per riprendersi con gli interessi quello che i padroni e i loro lacchè tolgono.

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Termini, ok al rinnovo Cigs

Quattro progetti imprenditoriali per il rilancio dell'area e la possibilità che venga prorogata la cassa integrazione per i lavoratori. Sono queste le novità emerse ieri dall'incontro al ministero per lo Sviluppo economico sul futuro dell'area industriale di Termini Imerese con la Fiat (che non ha mostrato interesse alla riapertura), le parti sociali, i rappresentanti del governo della Regione siciliana, gli amministratori del Comune. Per il sottosegretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti, le 4 iniziative sarebbero in stato avanzato: oltre alle già note Newcoop e Biogen sarebbero interessate all'ex stabilimento siciliano della Fiat aziende attive nei biocarburanti, per un investimento che a regime impiegherebbe circa 250 lavoratori tra diretti e indiretti, e Landi, che si occupa di trasformazione di autobus da normali ad ibridi ed avrebbe 100 occupati diretti. "Ci sembra che ci siano prospettive concrete. Per questo abbiamo proposto a Fiat che ha dato la sua disponibilità di adottare la Cig in deroga allo scadere della cassa il 31 dicembre – ha detto De Vincenti – e questo è un messaggio di serenità per i prossimi mesi". I lavoratori coinvolti sarebbero 800.
Il presidente siciliano Rosario Crocetta, ha definito la riunione "molto positiva" mentre i sindacati si sono mostrati prudenti. Prossimo appuntamento a settembre per un aggiornamento dell'accordo di programma sottoscritto a febbraio 2011.
All'azienda torinese si rivolge il presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante: "Ci aspettiamo – dice – una forte disponibilità di Fiat a dare carta bianca sul sito di Termini che è appetibile per un grande gruppo che voglia investire soprattutto per la base logistica di cui dispone e per le maestranze altamente specializzate".

Sole24Ore

1 agosto 13

pc 2 Agosto- PATTI SMITH ESPONE BANDIERA NO MUOS A PALERMO



La nota cantante rock statunitense Patti Smith ieri, durante il suo concerto tenuto a Palermo ha esposto più volte una bandiera No Muos  lanciando slogan anti-militaristi, gesto apprezzato dalla quasi totalità del pubblico che ha applaudito rumorosamente.

Patti Smith da sempre impegnata nel movimento pacifista e contro la guerra, ("attivismo" non privo di contraddizioni, si pensi all'appoggio elettorale espresso in più occasioni a candidati presidenziali democratici che in continuità con i governi repubblicani portano avanti politiche militariste e di aggressione imperialista contro altri paesi)  ha nel corso degli anni preso posizione contro l'invasione statunitense in Viet Nam, l'aggressione militare all'Irak sotto la presidenza Bush, la politica estera di Israele, ha espresso solidarietà alla militante ricercata Patty Hearst del gruppo armato di sinistra statunitense "Symbionese Liberation Army"negli anni '70.

Ancora oggi,  in un momento storico in cui molti "artisti" pensano che l'arte sia slegata dalle idee e posizioni politiche "individuali" o che l'arte non se ne debba occupare, Patti Smith ha lanciato questo forte segnale che va apprezzato ancora di più.

Questi gesti provenienti da artisti riconosciuti a livello internazionale e non, affermano al contrario che l'unica arte degna di essere considerata tale è quella intelligente, al servizio del popolo non finalizzata al soddisfacimento edonista dell'artista stesso fine a se stesso.


pc 2 agosto - le parole al vento di Rossa.. ma quando mai avete voluto che la piazza cacci qualcuno ? Basti pensare a dove eravate il 14 dicembre 2010 studentesco o al 15 ottobre 2011

Cacciamoli con la piazza, non con i magistrati!

Cacciamoli con la piazza, non con i magistrati!

La Cassazione conferma le condanne per frode fiscale a carico di Silvio Berlusconi e degli altri tre imputati del processo Mediaset.
In totale 4 anni di reclusione per Berlusconi per frode fiscale, ma tre anni della pena sono coperti da indulto, l'anno residuo dovrà essere scontato ai domiciliari o con l'affidamento ai servizi sociali, ma per il momento viene 'salvato' e può essere ancora il protagonista della politica attiva con la sua bella alleanza con il Pd. Infatti, la Cassazione ha annullato la pena accessoria a carico dell'ex Premier, l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Milano per la rideterminazione della pena accessoria. A quanto è dato sapere, "il nuovo processo d'appello di svolgerà in autunno a Milano, davanti a una sezione della Corte d'Appello diversa da quella che si espressa sul merito del processo. Sulla decisione si potrà ricorrere in Cassazione. Per cui Berlusconi potrebbe restare senatore ancora per diversi mesi" (cit). Alla fine  questa sentenza è una boccata d'ossigeno per Letta che potrà adesso, senza opposizione sociale organizzata, portare avanti a settembre il banchetto delle privatizzazioni dopo il salvataggio del “caimano”. Condannato, ma non interdetto, l'alleato scomodo del PD. Un alleato, dice Epifani dopo la sentenza che, se sarà responsabile, potrà continuare a governare. Una sentenza questa che lascia l'amaro in bocca sia alla sinistra legalitaria che sperava di far saltare il tavolo del Governo con la magistratura, sia all'esercito di Silvio che voleva l'assoluzione piena. Da oggi però il PD potrà dire che le sentenze vanno rispettate e che il Governo andrà avanti, mentre Napolitano manda un messaggio di rassicurazione al PDL dicendo che adesso occorre la riforma della giustizia. Tutto sembra studiato ad arte. Morale della favola? Berlusconi è  azzoppato ma ancora in piedi. Il Governo continuerà quindi a produrre interventi rilevanti che segneranno la politica economica, sociale e democratica di questo paese per i prossimi anni. Cane non mangia cane del resto, e chi pensava che in Italia la magistratura potesse avere un ruolo di rottura politico ha sbagliato enormemente i suoi conti. Ha sbagliato perché il centro di interessi che regge questo Governo è molto più potente di quanto uno creda, e non sarà una sentenza che toglie un pedone dalla scacchiera a scardinarlo.
L'intreccio tra l'alta borghesia transnazionale - che di fatto guida il processo di ristrutturazione capitalista in Europa - e la “neo classe” di apparato politico e istituzionale degli stati,  svolge oggi una funzione primaria nei processi di Governance liberista. Questo in fin dei conti è il patto di potere che esiste in Italia da almeno due anni, da quando Giorgio Napolitano ha nominato Senatore a vita Mario Monti. Alti manager pubblici che vengono dal privato e viceversa, lo Stato che oltre ad accompagnare i processi di privatizzazione opera direttamente in forma privata. Pensare di rompere questo sistema con la magistratura, cancellando una figura politica ( importante ma sostituibile) con una sentenza è stato politicamente demente.
Si può anche comprendere la disperazione del popolo della sinistra in questi anni, si può capire il perchè abbia delegato alla magistratura il ruolo di vendicatore degli oppressi. Quello però che non si comprende è la subalternità di un pezzo di intellettualità di sinistra che ha lavorato per tenere in piedi lo schema berlusconismo – antiberlusconismo quando tutto era chiaro da anni. Anche se Berlusconi venisse cancellato dalla faccia della terra infatti il “sistema”che lo ha tenuto in vita resta assolutamente in piedi ed è più forte di prima. Monti prima e Letta poi non sono una parentesi politica, essi dimostrano invece il vero volto del “bipolarismo” a geometria variabile dove centro destra e centro sinistra si scontrano sulla cornice, ma sono pronti alle larghe intese quando il sistema di fondo  è in difficoltà.
Fate il favore allora, invece di riempire il web di appelli e firme contro Berlusconi stile popolo viola, sarà bene organizzarsi ed andare in piazza per cacciarli tutti. Non solo perchè Berlusconi è moralmente impresentabile, ma perchè lui ed i suoi alleati ci stanno massacrando socialmente con la scusa del “ce lo chiede l'Europa (delle banche)” . Il 18 e il 19 ottobre, a Roma, lo sciopero dei sindacati di base prima, e la manifestazione dei movimenti sociali il giorno dopo possono essere il momento per costruire un movimento di massa organizzato per mandarli a casa tutti. Non solo Berlusconi, ma anche Letta, Renzi, Marchionne, De Benedetti, il Fiscal Compact e tutto il resto del regime politico mediatico e finanziario che governa questo paese.
Ps. Anche contro le scelte di e gli interventi inappropriati di uno dei peggiori Presidenti della Repubblica di questo paese.
*Ross@, da www.controlacrisi.org

pc 2 agosto - Sinistra Critica non esiste più… a parole.. ma i trosko-opportunisti si riciclano sempre per continuare a fare danni..i comunisti autentici lo sanno, i falsi comunisti invece ci stanno..

Con un documento firmato ‘Coordinamento Nazionale’ l’organizzazione della sinistra nata pochi anni fa da una separazione da Rifondazione Comunista nel periodo peggiore della deriva governista del partito che fu guidato da Fausto Bertinotti annuncia la fine dell’esperienza di Sinistra Critica. Che, si afferma, non scompare ma rinasce con nuove forme e nuove obiettivi, seppur divisa in due tronconi dalle sensibilità politiche e organizzative diverse. Di seguito un articolo pubblicato da Il Megafono Quotidiano, vicino all’organizzazione espressione in Italia della Quarta Internazionale.
La separazione di Sinistra Critica
Il Megafono Quotidiano
L'organizzazione in quanto tale non esiste più. Sul sito una lettera che spiega i motivi dello scioglimento e "i nuovi inizi" con due progetti diversi. Una prova delle difficoltà a sinistra, di cui si prende atto con onestà. Senza però proporre la ritirata
Non è un addio o una ritirata. La lettera con cui Sinistra Critica annuncia il proprio scioglimento si intitola “nuovi inizi”, per dare il senso della volontà di impegnarsi ancora. Ma l'organizzazione che è nata da una scissione di Rifondazione comunista nel 2007 e che poi ha partecipato alle elezioni politiche del 2008 con un dignitoso – per una piccola formazione di estrema sinistra – 0,5 per cento da oggi non esiste più. I motivi sono spiegati nel documento che campeggia sul sito nazionale, ora congelato, e che ora rinvia a due nuovi progetti, Sinistra anticapitalista e Solidarietà Internazionalista.
“Nell’ultima conferenza nazionale di Sinistra Critica si sono confrontate, e alla fine sostanzialmente eguagliate, due posizioni politiche e strategiche tra loro alternative” recita il testo pubblicato che ammette la difficoltà a far combinare, al proprio interno, ipotesi di lavoro, oltre che di analisi della realtà, che all'ultimo congresso dell'organizzazione avevano ottenuto pressoché la stessa percentuale. “Il lavoro degli ultimi sei mesi non ha prodotto significativi passi avanti nella convergenza” e quindi si è preso atto che era meglio dividersi che continuare a confrontarsi senza risultati.
Sinistra Critica rivendica il percorso passato, la battaglia contro la sinistra votata “al compromesso sociale”, contro la deriva governista dell'allora Rifondazione comunista e del suo gruppo dirigente, gran parte ancora in circolazione, a volte con ruoli di primo piano, che allora ottenne una “vittoria di Pirro” visto che la scomparsa della sinistra radicale è oggi un dato di fatto. Ma le difficoltà riguardano tutti, anche le forze anticapitaliste, come si vede in paesi come la Francia, la Germania o la Gran Bretagna. “Non siamo riusciti a costruire un'alternativa forte e credibile alla deriva della sinistra italiana e, nel momento in cui si sono verificati grandi sommovimenti internazionali e modificazioni profonde nel corpo vivo della sinistra politica abbiamo iniziato a maturare, al nostro interno, analisi e progetti diversi per rispondere alla crisi”.
Di fronte a due linee divergenti “avremmo potuto dare vita a una classica contesa, strappandoci reciprocamente consensi, in un faticoso lavoro di interdizione simultanea” o “anche nascondere le nostre divergenze e 'fare finta' che non fosse successo nulla”: La scelta, si legge, è stata quella di rendere “esplicita e trasparente” la difficoltà e di prendere atto dei cambiamenti in corso. Un atto di sincerità politica, poco consueto nel panorama italiano, che non nasconde le difficoltà e nemmeno le aggira. E, a differenza di tante altre storie di sinistra, nemmeno dà vita a scontri politici distruttivi.
Sinistra critica, quindi, “non esisterà più nel nome e nella simbologia”. Dal suo collettivo militante nascono “altre storie” riassumibili nei due progetti sopra indicati. Uno più tradizionale, legato all'esperienza partitica e impegnato in un processo di ricomposizione delle forze anticapitaliste residue (n particolare nell'esperienza di Ross@), l'altro più aperto alla vita dei movimenti, fondato sulla necessità di ricostruire da capo un progetto alternativo e con un'identità che pur rivendicata è disposta a mettersi in discussione.

Sinistra anticapitalista provvederà alla propria assemblea di fondazione in un seminario che si svolgerà a settembre, a Chianciano, mentre Solidarietà non punta a strutturarsi come forza politica classica ma come associazione di dibattito e approfondimento politico che, insieme alle sperimentazioni sociali che si sono determinate negli ultimi mesi – da Ri-Maflow a Communia, da Rivolta il debito a Ri-make e tante altre (progetti di lavoro tutti autonomi) – lavora per costruire “un’area anticapitalista, ecologista, femminista, internazionalista”.. Nuovi inizi, appunto.

pc 2 agosto - e il supercorrotto Formigoni come fa a fare ancora il parlamentare invece che stare in galera ?

Sanità lombarda: “La gestione Formigoni ha lasciato un buco da 2-300 milioni”

Il presidente della Commissione Rizzi: "Basta con i favori agli amici degli amici. Rilevati sprechi per 1,5-2 miliardi, il 10-15% del budget regionale, che verrà ridistribuito in funzione dei bisogni dei cittadini”

Sanità lombarda: “La gestione Formigoni ha lasciato un buco da 2-300 milioni”
Un buco da 200-300 milioni di euro si aggira nelle pieghe della sanità lombarda. Che il mito della perfezione del settore fosse sul viale del tramonto, è cosa nota. Ma che addirittura ci fosse di che preoccuparsi è tutto un altro discorso. Di cui si stanno occupando i tecnici del Pirellone che in queste ore stanno ricostruendo un quadro che non coincide con gli elogi dell’ex governatore Roberto Formigoni. E che invece ricorda, mutatis mutandis, la situazione dell’Aler emersa nei giorni scorsi.
All’assessore alla Salute, Mario Mantovani ufficialmente non risulta. Eppure a Palazzo Lombardia, gli uffici del suo dicastero oggi erano in subbuglio. I conti non tornano. Il buco è saltato fuori a seguito delle verifiche svolte sull’eredità formigoniana, come conferma invece il presidente della commissione Sanità del consiglio regionale, il leghista Fabio Rizzi, che quantifica al fattoquotidiano.it l’ammanco in “200 -300 milioni di euro”.
Un nuovo macigno si abbatte dunque sulla giunta guidata da Roberto Maroni, dopo l’annuncio fatto questa settimana dell’altro buco, quello da 80 milioni di euro, trovato nell’ente che gestisce le case popolari di Milano. E le due vicende, di Aler e della sanità, secondo Rizzi sono “assolutamente sovrapponibili”, visto che il bilancio della sanità lombarda è di circa 17 miliardi di euro all’anno e “il 10-15 per cento è stato gestito in modo assolutamente aleatorio e a favore degli amici degli amici”.
Insomma, non usa mezze parole Rizzi, in un duro attacco a quella che Formigoni ha sempre definito un’eccellenza. E che per Rizzi ha invece portato a sprechi per 1,5-2 miliardi di euro, “una montagna di soldi da ridistribuire all’interno del sistema sanitario regionale in funzione dei criteri di appropriatezza, efficacia ed efficienza. E non in funzione – ripete ancora – degli amici degli amici, come troppo spesso è accaduto in passato”. Una somma che ora andrà messa a disposizione dei territori, “in funzione dei bisogni dei cittadini”.
“Il nostro compito – continua il presidente della commissione Sanità – è di fare barriera nei confronti di questo malaffare e ricondurre il sistema all’interno di una serie di regole prestabilite che possano ricondurre al centro della dialettica politica la qualità, la meritocrazia e l’efficienza, invece che gli amici degli amici”. Un sistema che Formigoni ha difeso ancora oggi. ”Aver messo Lombardia al quarto posto tra le Regioni per la sanità, quando siamo gli unici mai in deficit, è una porcata. Sono d’accordo con Maroni”, ha detto con un tweet, l’ex governatore commentando la possibile esclusione della Lombardia dalla terna delle Regioni italiane benchmark in sanità.
Il riferimento è alla “guerra” che si è aperta tra i governatori dopo che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha comunicato l’elenco delle cinque Regioni migliori, quelle sulle quali definire i criteri di qualità dei servizi sanitari da erogare, nonché l’appropriatezza e l’efficienza per determinare costi e fabbisogni in vista della scrittura del nuova Patto per la salute.
I criteri selezionati dal governo hanno portato ad individuare, nell’ordine, in Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Veneto le cinque Regioni migliori. Ma, all’interno di questa rosa, bisogna individuare le tre Regioni modello e su questo punto si è scatenato oggi lo scontro alimentato dallo stesso Maroni che è subito partito all’attacco. Tanto che la Conferenza delle Regioni ha chiesto nel pomeriggio, in Conferenza Stato-Regioni, che il punto venisse rinviato per ulteriori approfondimenti. Se ne riparlerà dunque a settembre, anche se il ministro per gli Affari Regionali, Graziano Delrio, sottolinea che “il Paese ha bisogno del nuovo Patto per la Salute, se i governatori hanno bisogno di più tempo per stabilire quali sono le tre Regioni benchmark va bene, ma bisogna decidere in fretta”.
Forse anche in vista degli esami a settembre intanto a Milano Rizzi garantisce che la nuova amministrazione volterà pagina. Per chiudere con quello che il presidente della commissione Sanità del consiglio regionale definisce “un sistema ospedalocentrico, con un’erogazione particolarmente valida dal punto di vista sanitario a livello ospedaliero, ma che ha disintegrato i servizi ai territori” . Invece bisognerà “andare a creare una rete ospedale-territorio diversificata che non parta dagli interessi privati, ma dai bisogni del cittadino”. Anche se, appunto, a Mantovani, non risulta nessun buco. “Io sono all’estero – si limita a replicare alle richieste di chiarimenti del fattoquotidiano.it -. Il direttore generale non mi ha parlato di nessun buco”.

pc 2 agosto - a Berlusconi non gli basta, voleva l'assoluzione e rilancia la campagna sapendo che Napolitano e pd gli faranno da spalla

Sentenza Mediaset, Berlusconi (e il Colle) spingono per riformare la giustizia

Dopo la condanna definitiva per l'ex premier nell'ambito del processo sui diritti tv, Giorgio Napolitano auspica un'accelerazione per cambiare il sistema giudiziario. E' la stessa preoccupazione del Cavaliere, che nel suo videomessaggio esprime gli stessi concetti del Capo dello Stato. E Letta tira un sospiro di sollievo, perché solo il governo di larghe intese può avere i numeri per una riforma così impegnativa

Sentenza Mediaset, Berlusconi (e il Colle) spingono per riformare la giustizia
E ora la riforma della Giustizia. Lo dice il Colle, lo ribadisce il Cavaliere (quasi a raccogliere un assist del capo dello Stato), lo ripete a perdifiato tutto il Popolo della Libertà nelle ore successive al giudizio di terzo grado che ha reso Silvio Berlusconi un pregiudicato. Ma su quali direttive lavorare per modificare il sistema giudiziario? La strada è tracciata, sempre dal Colle: la riforma deve seguire il modello predisposto da dieci saggi bipartisan scelti dal presidente Napolitano. Cosa prevedeva la bozza? Csm maggiormente controllato dalla politica nell’azione disciplinare contro i magistrati, limiti più stringenti alla durata delle indagini, limiti anche all’uso delle intercettazioni telefoniche. Insomma, temi e provvedimenti assai graditi dall’entourage berlusconiano. Non solo per i contenuti, ma anche per i tempi. Perché, dopo la sentenza che ha condannato definitivamente il leader del partito a 4 anni di reclusione per frode fiscale, è proprio lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a diramare un comunicato che, oltre a reclamare la stabilità del governo, auspica “che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all’amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso”.
Napolitano giustifica l’auspicio con il fatto che “attorno al processo in Cassazione per il caso Mediaset e all’attesa della sentenza il clima è stato più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti in cui era coinvolto Berlusconi. E penso che ciò sia stato positivo per tutti”. Un richiamo alla riforma della giustizia, insomma, proprio nel giorno in cui la giustizia colpisce duro il leader del Pdl. Che nel suo videomessaggio registrato dopo la condanna, dice esattamente la stessa cosa: “Diremo agli italiani di darci la maggioranza per modernizzare il Paese a partire dalla più indispensabile che è quella della giustizia per evitare che un cittadino sia privato della libertà”. Una sorta di comunione di intenti, quella tra Napolitano e Berlusconi, che non può che far piacere al premier Enrico Letta. Dopo l’iniziale preoccupazione (“Ora prevalgano gli interessi del Paese sugli interessi di parte” aveva detto il capo del governo subito dopo la sentenza), infatti, la convergenza sulla riforma della giustizia potrebbe allungare la vita dell’esecutivo. Perché, inutile nasconderlo, il governo delle larghe intese è l’unico in grado di avere i numeri per partorire un cambiamento così importante e impegnativo come quello del sistema giudiziario. L’altra faccia della medaglia, tuttavia, dice anche altro. I precedenti non mancano: quando si mette mano a una profonda revisione dei meccanismi penali, molte cose possono succedere e molte nuove  norme possono essere introdotte. Senza dimenticare che, come è accaduto con il varo del nuovo codice di procedura penale del 1989, le grandi riforme della giustizia si accompagnano bene a un’amnistia.

giovedì 1 agosto 2013

pc 1 agosto - Berlusconi, sentenza politico-governativa della Cassazione - condanna confermata, ma niente interdizione

Berlusconi non è un cittadino come tutti gli altri, le istituzioni giudiziarie anche la Cassazione non applicano
leggi dello Stato ma emettono sentenze, sentito non 'il popolo italiano', ma Napolitano, Letta, Epifani e
compagnia cantando...
Napolitano è salvo, il Governo Letta-Epifani al servizio di Berlusconi tiene, l'economia nazionale è salva, il parlamento è salvo.. ecc..ma ai proletari, le masse popolari, la democrazia vera, la dignità di un paese bisognoso di lotta e trasformazione chi li salva ?
Una canea ricattatoria senza precedenti gonfiata dai mass media, che l'hanno fatto diventare il problema dei problemi ha pagato.. innanzituto per Berlusconi, la cui accozzaglia fascio-corrotta ha esultato alla sentenza.
Questo sistema parlamentare, giudiziario, elettorale è marcio e non riesce neanche a ripulirsi da sè dalla m...
che lo ricopre.
La casta inamovibile al servizio del capitale e dei suoi esponenti più loschi può essere cacciata e rovesciata
solo dalla rivolta popolare.. e non quella illusoria e ridicola delle urne di grillini e aspiranti tali.... ma quella vera..



proletari comunisti 
PCm Italia
1 agosto 2013

pc 1 agosto - Sicilia: la “Rivoluzione” di Crocetta al servizio dei padroni siciliani e non solo...

Ormai è chiaro (o dovrebbe essere chiaro) a tutti che il governo di Crocetta è il vecchio marciume che cerca di coprire con montagne di chiacchiere sul rinnovamento, sull'antimafia (con nomine di ex magistrati che di fatto si prestano a coprire le vergogne), sulle ripetute battute sulla rivoluzione, soprattutto durante le liti con il suo partito il Pd, che sempre più significa Partito delinquenti. Quando si parla della sua azione come cambiamento di equilibri è chiaro che ci si riferisce agli equilibri all'interno della borghesia burocratica e parassitaria.
Ma vediamo chi sostiene il governo Crocetta, riprendendo anche un articolo di livesicilia.

I padroni: Confindustria Sicilia e il suo presidente Antonello Montante che ha chiesto e sta ottenendo la restituzione dei soldi dalla pubblica amministrazione, e incarichi fondamentali come quello del proprietario di Ksm – azienda nazionale di vigilantes - al timone dell'Irfis (società finanziaria specializzata nel credito agevolato e nella erogazione di Fondi regionali!). È felice Crocetta perché grazie a questo governo ha potuto regalare ai padroni anche le “zone franche urbane” che permetteranno di sfruttare ancora di più chiunque lavori in queste zone e non pagare le tasse per anni!

La vecchia burocrazia cuffariana e lombardiana:

Un anno fa Gianni Silvia era il capo di gabinetto di Raffaele Lombardo. Lo divenne dopo la “promozione” proprio di Patrizia Monterosso al ruolo di burocrate (esterno, per di più), più alto in grado. Patrizia Valenti, Ester Bonafede, Dario Cartabellotta. Quest'ultimo, dirigente generale all’assessorato Agricoltura con Cuffaro e all'inizio del governo Lombardo, poi nominato direttore dell'Istituto vite e vino. Ester Bonafede è stata persino candidata all’Ars fra le fila dell’Aquilone, la lista collegata al presidente Totò Cuffaro nella tornata elettorale del 2006. Patrizia Valenti, invece, ha ricoperto anche il ruolo di capo della segreteria tecnica del presidente Lombardo. Ed è considerata oggi vicina all'area del Pdl che fa capo a Giuseppe Castiglione e Pino Firrarello.
I partiti: Lino Leanza fu il governatore che sostituì Cuffaro per un breve periodo a Palazzo d'Orleans, prima di sposare la causa di Raffaele Lombardo, di cui è stato il braccio destro, prima della rottura. Oggi, alla guida di Articolo 4 è uno degli alleati più affidabili del presidente Crocetta. La prima giunta del governo Lombardo, quella di centrodestra, per intenderci, annoverava, invece, tra gli assessori, Michele Cimino al Bilancio, Pippo Gianni all'Industria e Titti Bufardeci alla Cooperazione. I primi due, all'Ars, sebbene da posizioni "indipendenti", sciolte dai partiti di provenienza (Grande Sud e Cantiere popolare) oggi sostengono l'operato del governo. Bufardeci, invece, dopo lo strappo con Micciché è stato scelto da Crocetta come membro del Cga.
Sono tanti, oggi, i deputati al fianco del governatore che hanno persino militato nell'Mpa di Lombardo. Un'esperienza dalla quale Crocetta continua a voler segnare le differenze. A sostegno della maggioranza oggi c'è l'ex capogruppo dell'Mpa all'Ars Nicola D'Agostino, passato all'Udc, e altri ex autonomisti come Totò Lentini, Paolo Ruggirello e Beppe Picciolo. Mentre Riccardo Savona fu il fondatore nella scorsa legislatura dell'Mps, forza politica legatissima al partito del governatore di Grammichele. E ovviamente, non mancano nemmeno gli ex '"cuffariani': da Nino Dina a Totò Cascio, recentissimamente passato all'Articolo 4, dopo aver scelto come 'comandato' da impiegare all'Ars il papà di uno degli assessori di Crocetta, Nelli Scilabra.
Ma Crocetta, in un certo senso, è andato persino oltre, chiamando al governo non solo una ex candidata del Megafono come Maria Rita Sgarlata, ma persino la sua segretaria particolare Michela Stancheris, piazzata al Turismo. E la linea di continuità col passato è evidente anche nelle rotazioni continue dei dirigenti generali. Crocetta ha confermato due dei costosissimi esterni di Lombardo come Palma all'Ufficio legislativo e legale e Lupo ai Rifiuti. E direttori in auge in epoca cuffariana e lombardiana come Vincenzo Falgares (che fu a lungo il capo della segreteria tecnica di Cuffaro), Rosaria Barresi, Pietro Lo Monaco sono stati tenuti al loro posto o spostati a capo di dipartimenti più prestigiosi.
E poi ricorso massiccio ai commissariamenti. Apparentemente fondati su ragioni di 'bonifica' della Sicilia, in molti casi rischiano di apparire solo un modo per tenere o piazzare fedelissimi. Mentre tutte le Province sono commissariate, un esempio più evidente riguarda la Sanità. Dapprima si è sventolata la bandiera della trasparenza e dell'imparzialità, annunciando l'affidamento a una commissione di esperti della selezione dei nuovi manager. Poi quegli stessi esperti sono stati esautorati. E da mesi è un balletto sulle modalità di selezione che ha, come unico risultato, quello di mantenere sulla stessa poltrona i commissari amici.
E ancora le nomine a raffica di esperti esterni che costano tanti soldi.

Chi gode i frutti di questo “nuovo” governo non sono certo gli operai e i lavoratori e le masse popolari che anzi vengono trattate con un tale disprezzo da fare invidia ai suoi predecessori! Un'arroganza senza fine travestita di presunta legalità quando il suo partito va a finire a interi pezzi sotto indagine o in galera!
Operai, lavoratori e precari vengono stigmatizzati come delinquenti, mafiosi o nullafacenti; gli ammortizzatori sociali vengono “concessi” come elemosina come i 20 milioni per i cantieri-lavoro (una smaccata operazione clientelare prima delle passate elezioni municipali).


Crocetta è in effetti sempre più al servizio anche dell'imperialismo americano e del militarismo del governo italiano, vedi il Muos di Niscemi e porta avanti una politica di governo, grazie anche al sostegno malcelato dei sindacati confederali, con un viscido atteggiamento da eterno perseguitato e circondato anche da giovani arroganti distanti anni luce dalle masse che sono viste solo come sostegno al loro tentativo di arricchimento personale.

pc 1 agosto - lotta dura alla Fincantieri di Marghera

La misura è colma: sciopero alla Fincantieri di Marghera!


altVenerdì 26, sabato 27, lunedì 29, un filotto di tre provocazioni aziendali ha ricevuto dai lavoratori la risposta che meritava: da questa mattina all'alba la Fincantieri di Marghera è in sciopero. E questa volta lo sciopero non resterà confinato al cantiere ed è probabile che non resterà confinato alla giornata di oggi.
Giovedì 25 c'era stata la rottura delle trattative con il ritiro della Fiom e della Rsu. Ma il padrone-Fincantieri aveva pressato Fim e Uilm a presentare comunque in assemblea l'ipotesi di "accordo", per sottoporla poi immediatamente ad un referendum, contando di poterlo vincere sotto il ricatto di spostare ad altro cantiere la lavorazione della Viking.
Fim/Uilm si sono prestate a questo sporco gioco, e venerdì 26 hanno presentato ai lavoratori la proposta-diktat aziendale da loro accettata. Essa conferma i licenziamenti (dovrebbero essere 115 nel cantiere, oltre gli 85 già avvenuti - su 998 dipendenti); promette di ridurre al minimo la cassa integrazione (senza dire, però, cosa si debba intendere per "minimo"); introduce il 6x6 (anche se limita il numero di operai interessati); pretende di estendere all'intero cantiere, per due anni, il cd. orario plurisettimanale, che consente di rendere il sabato una giornata lavorativa ordinaria; e infine introduce il cottimo individuale (con un sistema che, ad esempio a Monfalcone, prevede anche un rapporto disciplinare quando non si raggiunge l'obiettivo prefissato).
Le assemblee di venerdì (una al mattino, l'altra al pomeriggio) sono state tra le più affollate della storia del cantiere, con una massiccia presenza intimidatoria di quadri dirigenti, ingegneri, tecnici, capi-cantiere delle imprese di appalto. Entrambe le assemblee hanno bocciato senza appello il ricatto aziendale e i bonzi che si sono prestati ad esso, e - quel che è significativo - lo hanno fatto anche con interventi forti di lavoratori che mai prima avevano preso la parola nelle assemblee.
Subìta la sconfitta, Fincantieri ha rilanciato il sabato mattina con una massiccia comandata di oltre 100 lavoratori degli appalti, incaricati di sfondare il picchetto che da due mesi blocca i cancelli il sabato e la domenica. Anche questa provocazione aziendale, però, è miseramente fallita. Perché i delegati Rsu, informati a tempo da più parti (inclusi gli stessi lavoratori degli appalti), hanno potuto rafforzare adeguatamente il picchetto, ma anche perché, salvo il tentativo di qualche zelante capo-cantiere, nessuno ha realmente cercato di forzare il picchetto operaio.
La terza, e più pesante, provocazione padronale è scattata lunedì 29 con la consegna delle prime 34 lettere di cassa integrazione per altrettanti operai e impiegati - questo, dopo che Fim e Uilm si erano prodigate ad assicurare che non ci sarebbe stata cassa integrazione... Nessuno degli operai ha ritirato le lettere. Si è rifiutato di farlo anche una parte degli impiegati. E più di uno di loro ha denunciato di essere stato avvicinato da dirigenti aziendali con l'ulteriore promessa-ricatto di far cadere la messa in c.i. a condizione di aderire alla presa di posizione di un dirigente che invita a piegarsi ai voleri del padrone, fatta circolare opportunamente in azienda.
A questo punto è scattata la richiesta di uno sciopero generale del cantiere contro questa catena di provocazioni aziendali, a difesa dei lavoratori messi in cassa integrazione e per imporre all'azienda il ritorno al tavolo della trattativa ma su basi ben diverse da quelle che pretende di imporre. La Rsu ha ribadito che ritiene irrinunciabili la fine della cassa integrazione, la cancellazione degli "esuberi" (licenziamenti), il no al cottimo individuale, il controllo sugli orari plurisettimanali in modo da evitare che il sabato diventi una giornata ordinaria di lavoro e venga così allungato l'orario e decurtato il salario. Scatta dunque, oggi, quella "prova di forza" degli operai e dei lavoratori del cantiere che da alcuni giorni avevamo considerato indispensabile.

Marghera, 30 luglio 2013
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri - Marghera

pc 1 agosto - la fiat di marchionne prende alla Fiat SATA Melfi un'altra sentenza 'calcio nei denti'


Melfi, la Cassazione boccia la Fiat.
"Reintegri i tre operai licenziati"




I tre erano stati licenziati dopo che, durante uno sciopero interno notturno, bloccarono un carrello per il trasferimento di materiali a chi non scioperava. La vicenda risale al 2010.

POTENZA - La sezione lavoro della Corte di cassazione ha respinto il ricorso della Fiat contro la decisione della Corte di Appello di Potenza che, nel 2012, reintegrò tre operai della Sata di Melfi licenziati dopo che, durante uno sciopero interno notturno, bloccarono un carrello per il trasferimento di materiali a chi non scioperava.

La notizia è stata diffusa dall'avvocato della Fiom, Lina Grosso, e dal segretario regionale dello stesso sindacato, Emanuele De Nicola. Giovanni Barozzino, dal febbraio scorso senatore di Sel, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli furono licenziati nel 2010. In un primo tempo il ricorso della Fiom fu accolto ma la Fiat non fece mai più rientrare in fabbrica i tre operai. Un anno dopo, un altro giudice accolse il ricorso della Fiat e scattò il licenziamento, poi di nuovo revocato dalla Corte di Appello.
 

pc 1 agosto - Ricatto Napolitano-Letta-Berlusconi alla Cassazione, al parlamento, al paese

Da giorni con una campagna incalzante si sostiene che la giusta e sacrosanta condanna di Berlusconi metterebbe in crisi governo e paese. Dicendo così si mette in chiaro che lo scopo reale della elezione di Napolitano a presidente della Repubblica, la formazione del governo di larghe intese di Letta, imposta dallo stesso Napolitano violando il risultato elettorale e la libera dialettica parlamentare - che erano in realtà in piena funzione, vista la normale elezione dei presidenti della Camera e del Senato Grasso-Boldrini - è quello di garantire una governabilità compatibile con Berlusconi, con le sue cause Ruby, Mediaset, ecc., i suoi affari, il suo sistema di consenso fondato su corruzione, collusione, connivenza con la grande criminalità.
Un vero e proprio ricatto che le forze parlamentari e costituzionali di questo paese dovrebbero considerare 'eversivo' e quindi respingere. Invece il capo dello stato, da sempre un re travicello al servizio della reazione e del capitale, si permette quotidiane esternazioni da capo effettivo del governo e supercapo dei partiti della maggioranza, avendo nel PD di Epifani il suo puntello fondamentale. E' inutile dire che ciò trova il consenso dei miracolati - Letta in testa - portaborse, diventati improbabili capi di governo e ministri, e della marea di parlamentari-personaggi in generale senza qualità e ignobili che non vogliono andare a casa.
Insomma una casta e una feccia insediata nelle istituzioni, che fa da strumento del potere del capitale e della sua politica.
Noi siamo per la condanna di Berlusconi, per la sua ineleggibilità. Siamo che questo anello della catena tiri giù il tutto.
Noi siamo per l'approfondimento della crisi economica, politica, istituzionale, culturale e morale.
Ma naturalmente siamo e lavoriamo per costruire la forza politica e sociale proletaria e popolare che possa occupare con la lotta gli spazi e il vuoto e divenire in corso d'opera strumento dell'alternativa

proletari comunisti -PCm Italia
1 agosto2013

pc 1 agosto - LO STATO INCORAGGIA LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Mentre le uccisioni delle donne stanno aumentando, per cui si può parlare di "femminicidi seriali", anche con aspetti simili, come gli ultimi due avvenuti a Marina di Massa e in provincia di Lecce, al Senato viene votato un emendamento al decreto legge "svuota carceri", votato a maggioranza, che elimina la custodia cautelare in carcere per i reati di stalking. 

Un grosso regalo ai persecutori delle donne, a quegli uomini che nella maggiorparte dei casi dopo lo stalking passano all'uccisione delle donne.
LO STATO, COME DICIAMO DA TEMPO, NON E' LA SOLUZIONE MA IL PROBLEMA, IL PRINCIPALE PROBELA DELLE DONNE!

Pubblichiamo un articolo apparso sull'Espresso.

'Lo Stato incoraggia la violenza'
di Chiara Baldi e Paola Bacchiddu
“Uno Stato che incoraggia la violenza sulle donne e una società che colpevolizza le vittime addossando loro la responsabilità degli abusi subiti. E' questo il quadro che Angela Romanin, formatrice e vice direttrice della Casa delle Donne di Bologna, l'unica associazione che in Italia monitora costantemente la violenza di genere fornendo dati che nemmeno l'Istat fornisce (l'ultima indagine dell'istituto di statistica risale al 2006, la prossima sarà nel 2014), fa all'Espresso...

«Lo Stato italiano incoraggia la violenza contro le donne, facendo in modo che essa si perpetui», accusa Romanin. Sì perché, spiega, «se lo Stato non aiuta le donne che denunciano gli abusi, se non ferma i persecutori, se non previene la violenza, se non fa tutto questo, allora vuol dire che incoraggia la violenza e infatti si parla di sostegno ai maltrattanti piuttosto che alle maltrattate». «Un terzo delle donne adulte italiane subisce violenza da parte di un uomo che, nella maggior parte dei casi, è il partner o ex partner. Poi ci sono gli abusi da parenti e amici e solo per ultima, e in percentuale molto minore, c'è la violenza subita da parte di sconosciuti», ricorda Romanin: un dato che smentisce molta della propaganda politica di questi anni contro gli immigrati che "stuprano le nostre donne".

In Italia sono solo 100 i centri antiviolenza sparsi sul territorio, di cui una sessantina fanno parte della rete D.I.re (donne in rete contro la violenza) che fa capo alla Casa delle Donne di Bologna. «Ci sono dei luoghi completamente sguarniti come ad esempio il Molise», denuncia Romanin, che spiega: «l'isolamento geografico di alcune zone, insieme ad una bassa densità di popolazione e ad una mancanza di centri antiviolenza, condizionano negativamente la donna che deve chiedere aiuto e che, materialmente, non saprà a chi rivolgersi: in caso di abusi, non avrà modo di denunciare nulla».

A tutto ciò, dice la vice presidente della Casa delle Donne, si unisce un fortissimo gap nella formazione degli operatori: «la cosa più importante è che chi riceve queste ragazze sia formato, e cioè sappia identificare bene la violenza, sappia valutare il rischio e, infine, gestirlo attuando un buon piano di protezione.

Queste tre operazioni - continua Romanin - rientrano in un modello di valutazione del rischio che viene usato in tutti i centri antiviolenza e che deve necessariamente essere fatto ma che, a causa della mancata formazione, o di una formazione incompleta e inadeguata, raramente si fa». L'esempio più classico è quello dell'ordine di protezione (legge 154 del 2001), che stabilisce l'allontanamento dal domicilio del partner maltrattante con la possibilità di vietarne l'avvicinamento anche ai luoghi frequentati maggiormente dalla donna: «abbiamo impiegato 10 anni per avere questo strumento, eppure sappiamo che è applicato a macchia di leopardo: a Bologna, ad esempio, lo si usa molto, mentre da alcune parti neanche esiste, sebbene sia uno strumento legislativo che non richiede nessuna risorsa economica, dato che è previsto dalla legge italiana». Perché? «Perché non lo si conosce: avvocati e Tribunale spesso lo ignorano e non ne chiedono l'applicazione», spiega. «Questa legge, abbiamo scoperto, viene applicata soprattutto dove ci sono centri antiviolenza forti in cui gli avvocati, molto spesso donne, sono esperte e perciò ne chiedono l'applicazione ed esercitano una pressione affinché la si usi».

«Non avremmo neanche bisogno di una legge sul femminicidio: la nostra legislazione andrebbe benissimo già così com'è - dice - basterebbe applicarla anche ai diritti delle donne. Il problema però è che non lo si fa, ed ecco che allora chi denuncia gli abusi rimane sempre più spesso sola. Sono rari i casi in cui si va a processo per aver commesso violenza contro una donna e molto spesso il tempo è lunghissimo: 5, 6, 7 anni che sono tantissimi se si pensa all'inferno che si vive mentre si aspetta il processo». Ma c'è un punto nodale ed importantissimo in questo vortice di violenze e silenzio ed è quello che riguarda la responsabilità: le donne, in Italia, diventano colpevoli delle violenze che subiscono. «E' un atteggiamento molto comune», conferma Romanin. «Se si continua a colpevolizzare la vittima, le donne non chiederanno mai più aiuto: l'Istat dice che il 30% di coloro che subiscono violenze fisiche o sessuali non ne parla con nessuno. E' un dato allarmante, ancora di più se considerato nell'ottica che, una volta uscita dal silenzio e trovate le forze di denunciare, la donna si sente dire che è colpa sua. E' un tentativo preciso, questo, di responsabilizzare la vittima invece che l'autore». Un'idea assolutamente individualistica di società, in cui viene meno il senso di responsabilità comune per farne emergere quella, tutta personale, di trovarsi in una condizione dolorosa a causa propria: «dobbiamo convincerci che le donne non possono fare niente affinché cessi la violenza del partner, possono solo proteggersi ma non è che sta a loro fare in modo che il compagno smetta di picchiarle. Ognuno ha la responsabilità di se stesso», chiarisce Romanin...
Questa è l'Italia per le donne del Terzo Millennio. Un Paese in cui, dopo le dimissioni del Ministro alle pari oppurtunità Josefa Idem, non si è neanche pensato di nominarne un altro (la delega è passata a Maria Cecilia Guerra ma in qualità di viceministro)...”

mercoledì 31 luglio 2013

pc 31 luglio - suicidio per il lavoro- omicidio di stato a Palermo

Riccardo De Lisi, 44 anni, sposato, architetto come la moglie, si è lanciato nel vuoto ed è stato subito soccorso e trasportato in ospedale con un'ambulanza. In passato era stato posto in cassa integrazione, ma era stato riassunto insieme a molti altri colleghi in dicembre. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime ed è morto poco dopo in ospedale.I dipendenti del Cefop  e dell'Anfe, altro centro di formazione, da oltre due settimane protestano, con manifestazioni e sit in, per il loro licenziamento nel dicembre e gennaio scorsi, chiedendo al governo regionale il reintegro nel servizio. Al Cefop lavoravano oltre 325 persone.

FORTE E' LA TRISTEZZA MA ANCORA PIU' FORTE E' LA RABBIA! LA MORTE DI RICCARDO NON E' UN ALTRO SUICIDIO MA E' UN OMICIDIO DI STATO FRUTTO DELLE POLITICHE SCELLERATE DEI GOVERNI AL POTERE, DAL NAZIONALE AL LOCALE, I CUI RAPPRESENTANTI DI TURNO CONTINUANO AD ARRICCHIRSI SOLO E SULLA PELLE DI LAVORATORI, PRECARI, DISOCCUPATI, GIOVANI, MASSE POPOLARI LA CUI VITA NON GLI INTERESSA MENO CHE NULLA!
LA NOSTRA LOTTA LEGITTIMA PER IL LAVORO E IL DIRITTO AD UNA VITA DIGNITOSA NON SI FERMERA' E LOTTEREMO ANCHE PER RICCARDO E PER TUTTI COLORO CHE SONO STATI SCHIACCIATI DALLA DISPERAZIONE
VOICHE STATE AL POTERE, DAI VARI LETTA/ALFANO AI VARI CROCETTA E COMPAGNIA, CHE CONTINUATE AD INGRASSARVI CON PRIVILEGI, RUBERIE, LEGGI AD HOC, MALAFFARE... DI OGNI SORTA E A SUON DI REPRESSIONE CONTRO LAVORATORI, PRECARI, GIOVANI... PAGHERETE DAVVERO CARO PAGHERETE DAVVERO TUTTO!

LAVORATORI, PRECARI, DISOCCUPATI IN LOTTA SLAI COBAS per il sindacato di classe.PALERMO

pc 31 luglio - No Muos: anche a Caltagirone si occupa il Comune


caltagirone55Dopo quello di Niscemi, anche il comune di Caltagirone da ieri sera è stato occupato a tempo indeterminato. La dinamica si riproduce così anche nella città non molto distante da  Niscemi, con quelle stesse modalità che hanno interrotto e obbligato il consiglio comunale a sottoscrivere formalmente un documento - da approvare pubblicamente nei prossimi giorni - in cui l’amministrazione si impegna a fare tutto ciò che è in suo potere per vincolare il via libera ai lavori concesso dalla Regione.
Ovviamente, ciò che riuscirà a fare il comune poco conta perchè a poco servirà; interessante è invece come la lotta no muos si allarghi oltre i confini niscemesi. La decisione di Crocetta che ha ritirato le revoche dei lavori meno di una settimana fa, sembra infatti aver dato una spinta alla necessità della lotta dal basso, da Niscemi, dove l'aula consiliare del comune continua ad essere occupata dalla sera di Mercoledì 24 Luglio, a Caltagirone, e che speriamo possa esprimersi in maniera determinata al campeggio che si terrà dal 5 all’11 Agosto e alla manifestazione del 9, giornata in cui il movimento preannuncia che invaderà la riserva della Sughereta.
Altro dato rilevante, e che esula dal singolo caso no muos, è che l’iniziativa di Caltagirone (dei comitati No muos Ondevitare e Mamme no muos) non è isolata in Sicilia. Anche contro la stazione di trasferimento rifiuti in previsione a Terrasini ( nella Sicilia occidentale), qualche settimana fa, abbiamo assistito allo svolgersi di un simile copione. Nulla di così sorprendente o rivoluzionario, se inserite in un contesto cittadino/comunitario e tutt’altro che intriso dalle contraddizioni e dalla difficoltà di riprodurre tali pratiche in uno metropolitano; ma un certo immaginario, che richiama alla mente l’assalto ai palazzi del potere, anche se si tratta di assediare istituzioni che di potere decisionale sui territori che amministrano ne hanno sempre meno (soprattutto se si tratta di piccole città), e anche se grande  è la mancanza spesso, di una proposta politica adeguata,  è però da non sottovalutare per una possibile tendenza facilmente riproducibile anche altrove, magari in contesti più massificati.