sabato 9 giugno 2012

pc 10 giugno - Ennesimo divieto questurino per manifestare davanti alla CMC di Ravenna


Arrivando al banchetto che i compagni del coordinamento NO CMC hanno organizzato al mercato di Ravenna per stamattina, abbiamo appreso che per l'ennesima volta la Questura di Ravenna ha vietato un presidio previsto per oggi davanti alla multinazionale del profitto e della devastazione ambientale in Val Susa e nel mondo.
Gli sbirri della Questura sono andati persino a Mirandola a notificare il divieto alla compagna che l'aveva comunicato che è impegnata a dare un aiuto attivo agli sfollati!
E' ora di costruire una manifestazione a Ravenna per fermare i provvedimenti fascisti di questo questore!

No allo stato di polizia!

pc 9 giugno - verso lo sciopero del 22 - iniziative di lotta a roma ieri

Blitz sotto la sede del PD: "L'art. 18 non si tocca"


Manifestazione a Montecitorio e poi blitz sotto la sede del Partito Democratico: il Comitato No Debito e i sindacati di base mobilitati contro lo scempio della controriforma Fornero sul Lavoro. La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni fino allo sciopero generale del 22 giugno.

Militanti del Comitato No Debito, attivisti dell’USB e di vari movimenti sociali e di sinistra hanno manifestato oggi nel centro di Roma contro la 'controriforma del Lavoro' targata Governo Monti.
Al grido di "L'articolo 18 non si tocca" un gruppo di manifestanti sono arrivati davanti alla sede nazionale del Partito Democratico in via Sant'Andrea delle Fratte - dove era riunita la Direzione Nazionale del PD -  per 'invitare' il partito a non votare il testo alla Camera come invece i parlamentari del Pd hanno già fatto al Senato. Dopo aver scandito slogan, gli attivisti sono tornati in piazza Montecitorio gridando "Andate a lavorare, andate a lavorare".
Tre giorni fa erano stati i Giuristi Democratici a portare una protesta analoga sotto la direzione del PD cercando di recapitare la lettera aperta che chiede ai parlamentari "democratici" di non votare la Legge Fornero sul lavoro. Si è assistito a sconcerto e rapide fughe dei dirigenti democratici che uscivano dalla riunione della direzione (uno sconcerto che francamente non si comprende data la posta in gioco sul lavoro e la posizione assunta dal Pd in Senato prima e adesso alla Camera). Solo l’esponente del pd romano Esterino Montino ha accettato un difficile e tormentato contraddittorio con i sindacalisti e i lavoratori che hanno denunciato la posizione del Pd sulla controriforma Fornero, una posizione che ha una sola via d’uscita onorevole: non votare quella legge.

La manifestazione era iniziata intorno alle 16 proprio in piazza di Montecitorio, dove era stato organizzato il presidio romano per la giornata nazionale di mobilitazione contro le politiche economiche e sociali del Governo. Altre mobilitazioni del Comitato No Debito, dei sindacati di base e dei movimenti sociali sono state convocate nei prossimi giorni sia davanti al Parlamento che in altre città, fino allo sciopero generale del 22 giugno.
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pc 9 giugno - morte ai fascisti, in grecia come ovunque, ora e sempre resistenza

grecia, manifestazioni antifasciste in tutto il paese
Rabbia e indignazione nelle piazze greche dopo l’aggressione in diretta tv di due deputate di sinistra da parte del portavoce del partito neonazista Alba Dorata. Accuse alla polizia di coprire la fuga dell’esponente dell’estrema destra.
Ieri ci sono state manifestazioni contro il fascismo nelle più importanti città della Grecia che hanno coinvolto militanti di sinistra, attivisti per i diritti umani, giornalisti, immigrati e gente comune. "Fuori i nazisti" hanno urlato per le strade migliaia di persone. L’obiettivo dei manifestanti era quello di dare un forte segnale di opposizione al comportamento violento e autoritario dei membri di Alba dorata, che alle scorse elezioni era entrato per la prima volta nel parlamento greco prendendo circa il 7 per cento dei voti. In passato, militanti di Alba dorata si sono resi responsabili di pestaggi e intimidazioni contro gli immigrati, in particolare nelle zone popolari di Atene. La procura di Atene ha ordinato l’arresto del deputato neonazista greco Ilias Kasidiaris, portavoce di Alba Dorata che la mattina del 7 giugno aveva picchiato due deputate di sinistra durante un dibattito televisivo. L’aggressione in diretta televisiva di Kasidiaris ha fatto molto scalpore in tutta la Grecia, tanto che negli ultimi giorni i sondaggi sulle intenzioni di voto alle prossime elezioni politiche, previste per il 17 giugno, indicano Alba dorata in netto calo, dal 7 al 3,6 per cento, risultato, quest’ultimo, che garantirebbe in ogni caso la presenza del partito in parlamento.
Nel frattempo, però, Kasidiaris non è stato ancora arrestato dalla polizia, che ha detto di aver organizzato la ricerca “affidandola alle squadre speciali”. Essendo noti i fortissimi legami e consensi del partito neonazista tra i poliziotti greci, il sospetto di molti è che le ricerche di Kasiriadis non siano perseguite con la dovuta solerzia. “Senza un appoggio della polizia e senza la protezione del partito questo non sarebbe accaduto: e la prova è proprio la mancata cattura di Kasidiaris” denuncia un manifestante. Dimitris Trimis, presidente dell’associazione di giornalisti greci ESEA, ha dichiarato assolutamente plausibile il fatto che la polizia greca abbia coperto la fuga di Kasidiaris. Secondo Trimis, che è stato intervistato dal Guardian, il sospetto di collaborazione tra polizia e Alba dorata sarebbe stato provato dai risultati delle ultime elezioni, nelle quali, secondo i dati in suo possesso, circa la metà degli agenti di polizia avrebbe votato Alba dorata. Il portavoce della polizia Thanassis Kokkalakis ha risposto alle accuse negando che ci possa essere stata una collaborazione tra agenti di polizia e esponenti di Alba dorata.

pc 9 giugno - una barbarie chiamata ilva di Padron Riva - lotta a novi ligure come a taranto

lo slai cobas per il sindacato di classe ilva taranto era già ieri in lotta con presidi e comizi volanti alle portinerie e con un presidio alla direzione ilva dalle 12 alle 15 nel quadro della giornata di lotta nazionale contro la riforma per il lavoro, l'attacco all'art.18 ecc e dell'iniziativa volta al riconoscimento dello slai cobas ilva in fabbrica - noinostante le numerose adesioni la direzione ilva non vuole ancora riconoscere le deleghe - e all'anticipo delle rsu, per verificare con il voto la presenza dello slai cobas in fabbrica
quando ci è giunta la notizia della morte  all' Ilva di Novi ligure
abbiamo espresso immediata solidarietà e convocata una giornata di mobilitazione per il 12 giugno, che a taranto e da anni una giornata dedicata alle morti sul lavoro, che ricorda la morte di due giovani operai per il crollo della gru in Ilva con iniziative dei familiari e di tutta la città
lo slai cobas per il sindacato di classe ha promosso l'associazione familiari 12 giugno, che oggi continua la sua attività come comitato vittime del lavoro e successivamente la rete nazionale per la sicurezza in fabbrica
uno spettacolo molto bello è stato realizzato da una attrice romana  Alessandra magrini, Attricecontro,'se questo è un operaio' che è nato l'anno successivo con l'attiva collaborazione dello slai cobas, operai e familiari e che ha girato in tutta italia, contribuendo alla conoscenza e alla denuncia della situazione all'ilva taranto e della lotta contro le morti bianche
alessandra magrini è stata anche una delle fondatrici dell'associazione 12 giugno
lo spettacolo tornerà a taranto il 29 giugno e sarà rappresentato al teatro turoldo, uno spettacolo che è parte della lotta contro gli omicidi bianchi, la sicurezza sul lavoro, la lotta contro la morte da inquinamento nei quartieri popolari
per assistervi bisogna ritirare gli inviti in fabbrica presso gli operai del cobas ilva e presso la sede dello slai cobas taranto via rintone 22. nei prossimi giorni l'invito si potrà ritirare anche presso altri punti di sostegno

tel.347-5301704



Morto un operaio ma il lavoro continua

Pasquale La Rocca, un operaio di 31 anni perde la vita, schiacciato da un «muletto» sprovvisto di porte di protezione. Il gruppo di Emilio Riva si difende: «Nel reparto il la produzione si è interrotta subito». Ma i sindacati attaccano e scioperano: «Non è vero gli operai costretti a continuare, ma l'azienda doveva fermarsi».

Nessuno tocchi il mercato, la produzione non si deve fermare. Nemmeno se muore un operaio, un capoturno di 31 anni. Succede all'Ilva di Novi Ligure (Alessandria): sono da poco passate le 21 di giovedì quando, nello stabilimento siderurgico, Pasquale La Rocca perde la vita, schiacciato da un «muletto» sprovvisto di porte di protezione. E l'azienda che fa? «Non blocca la produzione - denunciano i sindacati - per continuare a caricare le lamiere sugli autotreni in attesa di partire». Pasquale giace a terra coperto solo da un lenzuolo bianco. Pochi minuti prima, intorno alle 20.20, stava compiendo una retromarcia spostando un carico. Il carrello che guidava - secondo la ricostruzione dei vigili del fuoco - si è ribaltato, La Rocca viene sbalzato dal mezzo, che successivamente gli cade addosso. I primi a soccorrerlo sono i suoi compagni. Spostano il muletto utilizzando un carro ponte, ma per Pasquale non c'è più nulla da fare, nemmeno quando arrivano i volontari del 118 che tentano di rianimarlo. Muore poco dopo.
Il mancato stop della produzione scatena la protesta di lavoratori e sindacati che proclamano subito lo sciopero del turno notte. Le braccia delle tute blu sono rimaste incrociate anche ieri. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato un'ora in tutto il comparto per «evidenziare la gravità dell'incidente». Nel picchetto a oltranza fuori dallo stabilimento, il dolore si mescola alla rabbia: «Perché ai turnisti, tra l'altro sotto choc, è stato chiesto di continuare a lavorare? Perché nessuno denuncia che lavoriamo senza sponde protettive?».
Pasquale La Rocca viveva a Lerma, a pochi chilometri da Ovada, con la moglie Nadia e un figlio di pochi mesi. Lo ricordano tutti come un giovane tenace e volenteroso. Era diventato capoturno in un'azienda storica del territorio alessandrino. L'Ilva, parte del gruppo Riva, conta attualmente 600 lavoratori, un tempo quando era pubblica e si chiamava Italsider arrivava fino a 2 mila dipendenti. «L'Ilva - spiega Fausto Dacio, alessandrino, della Fiom Piemonte - come altre aziende a a parole affronta molto bene il tema sicurezza, ma spesso restano chiacchiere. Quando un incidente mortale viene considerato un effetto collaterale, rispetto alle esigenze dei mercati, non ci sono più giustificazioni. Non vengono rispettate in pieno le norme di sicurezza». La Fiom sottolinea: «Non solo si continua a morire sul lavoro, ma si continua a morire novi ligure
08.06.2012 -

Operaio muore schiacciato, ma il lavoro prosegue: polemica all'Ilva


I compagni di lavoro di Pasquale La Rocca

L'infortunio ieri sera. La vittima aveva 31 anni.  I sindacati: una barbarie. L'azienda: l'attività si è fermata subito nell'area dove è avvenuto l'incidente

G. FO.
Schiacciato da un muletto sprovvisto delle porte di protezione. Così è morto ieri sera Pasquale La Rocca, capoturno del reparto spedizioni dello stabilimento Ilva. L’uomo, 31 anni, di Lerma, era sposato e aveva un figlio di 18 mesi.

E ora è il momento delle polemiche.   Le Rsu hanno indetto lo sciopero anche per i turni di questa mattina e del pomeriggio  perché la produzione nello stabilimento non è stata immediatamente sospesa.

Si registrano però dubbi e pareri contrastanti. Antonello dell’Omo, segretario provinciale della Uilm che ha proposto, oltre allo sciopero dello stabilimento insieme ai colleghi di Fiom e Fim, anche un’ora in tutto il settore metallurgico del territorio,  continua a sostenere che nell’immediatezza lo stabilimento doveva fermarsi. Invece, si sarebbe continuato a lavorare quasi sino a fine turno "a causa di una cattiva informazione".

L’azienda ha ribadito che "l’attività si è fermata subito nell’area dove è avvenuto l’incidente". "In situazioni gravissime come questa - hanno aggiunto i rappresentanti della Rsu - è possibile che in uno stabilimento di un milione e 350 mila metri quadrati la notizia della morte del collega sia arrivata alla spicciolata. Siamo molto attenti agli aspetti legati alla sicurezza e, a caldo, si pensa che l’incidente sia frutto di una fatalità"

Novi Ligure, muore operaio all'Ilva
ma la fabbrica non si ferma

Immediata la reazione dei sindacati che hanno proclamato sciopero. L'uomo, di 31 anni, è stato schiacciato da un muletto
dall'inviato MEO PONTE

"Di certo i capiturno sono entrati nonostante il loro collega fosse appena morto" dicono ora gli operai dell'Ilva raccolti in un picchetto ad oltranza davanti agli ingressi dello stabilimento di Novi Ligure.
Anche oggi in fabbrica non si lavora, gli operai hanno incrociato le braccia ieri sera, subito dopo la morte di Pasquale La Rocca, capoturno del reparto spedizioni, schiacciato dal muletto su cui stava lavorando. Lo sciopero indetto dai sindacati subito dopo la tragedia proseguirà sino alle 22 di stasera, inizio del terzo e ultimo turno di lavoro. Sulla morte dell'operaio la Procura della Repubblica di Alessandria ha aperto un'inchiesta ma ciò che agita i dipendenti dell'Ilva è il comportamento dei vertici dell'azienda nell'immediatezza della morte di Pasquale La Rocca.

I più arrabbiati giurano che la produzione è continuata come se niente fosse accaduto. Mirko, un compagno di lavoro della vittima, però sottolinea: "No ci siamo fermati immediatamente anche per prestare soccorso a Pasquale, naturalmente abbiamo dovuto mettere in sicurezza il reparto". In quel momento i settanta addetti del reparto stavano caricando tre camion. "Non è possibile far uscire i camion mezzi pieni - spiega Claudio, un altro spedizioniere - o escono vuoti o pieni. Per cui si è dovuto completare il carico".

Sulla scarsa sensibilità dell'azienda che non avrebbe interrotto la produzione dopo la morte del capoturno del reparto Spedizioni hanno
indagato i rappresentanti delle Rus. "L'incidente è accaduto poco dopo le otto e venti. Un'ora dopo abbiamo proclamato lo sciopero per questa ennesima morte sul lavoro. Devo dire che quando ho attraversato i padiglioni lo stabilimento era tutto bloccato. Date le dimensioni della fabbrica però può essere accaduto che nei padiglioni più lontani non sapendo che cosa era accaduto abbiamo continuato a lavorare" ricorda Massimiliano Repetto. Resta il mistero del perchè del silenzio dei vertici dell'aziendali. "Il direttore Orlando Rotondi è uno che sa in in tempo reale qualsiasi cosa accada nei reparti -lamentano gli operai - possibile che non abbia saputo subito della morte di Pasquale e non abbia preso al decisione di bloccare tempestivamente il lavoro?".

Secondo i meno arrabbiati però i vertici aziendali in quel momento erano occupati a rispondere alle domande del magistrato e dei carabinieri e quindi come ipotizza Moreno Vacchina, un altro rappresentante Rsu, "Può darsi che fossero talmente preoccupati da quanto accaduto che tra di loro nessuno ha pensato a fermare la produzione". La preoccupazione dei vertici Ilva d'altronde è comprensibile. Sulle spalle hanno già una condanna conseguente alla morte di un operaio all'interno della fabbrica che in un primo tempo era stata invece addebitata ad un malessere ed era invece frutto di un incidente in reparto.

Il direttore Orlando Rotondi però non parla e la sua segreteria per qualsiasi comunicazione rimanda all'Ufficio Stampa a Milano. L'Ilva con un comunicato stampa esprime cordoglio per la morte di Pasquale La Rocca ma la vicenda nel frattempo ha già originato un'interpellanza parlamentare.
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pc 9 giugno - 6 luglio processo a 46 compagni NO TAV. Sono padroni, governo, partiti che vogliono la TAV che vanno incriminati e processati !


"Processo per 46 attivisti"
I reati ipotizzati dalla Procura sono resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale:         -              udienza preliminare il 6 luglio
Sotto accusa due date. Il 27 giugno e il 3 luglio 2011. Due date miliari nella lotta No Tav contro il cantiere della Torino Lione, a Chiomonte, con scontri, blocchi e feriti. Per quegli episodi la Procura di Torino ha chiesto ieri il rinvio a giudizio di 46 persone, accusate di resistenza, violenza, lesioni a pubblico ufficiale.

Tutti alla sbarra. L’udienza preliminare, di fronte al Gup Edmondo Pio, si terrà il 6 luglio. L’inchiesta, scaturita dalle indagini della
stampaDigos, si regge sulle immagini riprese in valle, sulle testimonianze delle forze dell’ordine a presidio dell’area attorno alla Maddalena e sulle ricostruzioni fatte dai magistrati, attraverso il sequestro di pietre, fionde, fromboli, punte ferrate, estintori, secchi di vernice, bombe carta, razzi segnaletici. Il punto di svolta in questo braccio di ferro tra gruppi No Tav e forze dell’ordine era stato segnato lo scorso 26 gennaio, con l’arresto di 26 attivisti. L’ordinanza ottenuta dalla procura, firmata dal gip Federica Bompieri, conteneva inizialmente 41 indagati. Poi diventati 46 nel corso delle indagini preliminari.

Al momento sono quattro le persone ancora detenute in carcere. Si tratta di Michele Del Sordo, 29 anni; Marcelo Damian Jara Marin, 26 anni; Paolo Ferrari, 66 anni (definito come uno dei fondatori delle Brigate Rosse, milanese, scarcerato dopo 30 anni nel 2004, un «irriducibile» della lotta); Juan Antonio Fernandez Sorroche, 35 anni. Sottoposti agli arrestati domiciliari, Giorgio Rossetto, 40 anni, Luca Cientanni, 38 anni; Zeno Rocca, 20 anni, Gabriele Filippi, 25 anni. L’ultimo a costituirsi, nei giorni scorsi, era stato il siciliano Nicola Arboscelli, 37 anni, tornato dal Brasile. Per lui il gip ha disposto l’obbligo di dimora a Cefalù (Palermo), dove risiede.
«Entrambe le giornate - si legge negli atti d’indagine - sono state caratterizzate dal ricorso a una violenza protratta nel tempo; il primo giorno, finalizzata ad impedire alle forze dell’ordine di recuperare il territorio occupato da alcuni aderenti alla Libera Repubblica della Maddalena e quindi ad ostacolare l’apertura del cantiere; mentre il 3 luglio per assediare ed “espugnare” il cantiere che nel frattempo era stata allestito». In particolare, su quest’ultima giornata, il gip aveva osservato: «L’azione violenta è stata concertata, organizzata e, sul posto, addirittura coordinata. I gruppi si sono alternati nello sferrare l’attacco alle forze dell’ordine sì da consentire a “forze fresche” di dare il cambio a chi era stato in prima linea».
il «Legal Team» No Tav, composto da oltre una ventina di avvocati.  sostiene  «Per alcuni accusati - afferma battagliero l’avvocato Gianluca Vitale - ci sono i presupposti per discutere il proscioglimento in sede di udienza preliminare. Per gli altri invece si vedrà. Discuteremo nel merito». Lo «scontro» giudiziario proseguirà in successive udienze, già fissate al 9, al 13 e al 18 luglio.

pc 9 giugno - anonymous contro grillo .. una azione dimostrativa che apre una discussione

Anonymous affonda il blog di Grillo

La pagina del blog di Anonymous in cui si spiega l'attacco a Grillo

E il gruppo si divide: "Un errore"

roma
Il gruppo Anonymous Italia conferma via Twitter la paternità dell’attacco al blog di Beppe Grillo. «L’attacco è vero, c’è un comunicato sul blog del movimento Italiano», recita uno dei cyberattivisti, che pure critica la scelta del movimento.

«L'attacco contro www.beppegrillo.it NON è opera di Anonymous - aveva scritto ieri Grillo - Chiedo aiuto alla Rete, e ovviamente anche ad Anonymous, per identificare il gruppo che ha bloccato il sito». Ma sul sito italiano di Anonymous campeggia una "rivendicazione" del gesto. «Salve Beppe Grillo - si legge nel messaggio - Anonymous oggi ha deciso di regalarti un po' della sua attenzione. Il semplice fatto che l'accesso alle tue liste sia proibito agli stranieri, che tu sia un populista che cerca di raccogliere consensi senza arte né parte e che per più volte ha magistralmente eseguito il saluto romano al tuo seguito e ai media, sostenendo la politica di repressione fascista, basterebbe per giustificare il perché di tanto accanimento». Ma anche altri motivi, spiegano gli hacker, «ci spingono a schierarci contro di te» (ad esempio, «il fatto che sostieni la medicina alternativa»), scrivono gli hacker nel messaggio, cui allegano una foto che immortalerebbe Grillo nell'atto di fare un saluto romano. «Ti ringraziamo per aver fatto tremare la politica italiana (seppur blandamente) - è la conclusione del messaggio - ma dovresti dare le chiavi del tuo movimento a chi porta avanti la causa, cioè al cittadino stesso, evitando di speculare e lucrare ancora sui tuoi spettacoli che di candido non hanno nulla ma sono sordidi di ipocrisia e menzogne».

L'azione è stata rivendicata anche sul sito di Anonymous Italia: «AnonOps - si legge - è una rete completamente autogestita il suo fine è mettere a disposizione di ognuno gli strumenti di protesta informatica, nessun utente può garantire del comportamento dell'altro, ognuno ha diritto a sviluppare liberamente il propio dissenso, purchè non sia manifestamente discriminatorio verso religione, etnie, orientamenti sessuali etc... etc... Riguardo al recente attacco al blog di Beppe Grillo questo non crea discriminazione alcuna verso minoranze o altro quindi è un'azione che può essere rivendicata dà anonymous e come tutte le azioni di anonymous è sostenuta da alcuni ma non da tutti»

L’attacco al blog ha determinato una frattura interna al gruppo. Il gesto è «contro uno dei principi che ci siamo posti all’inizio di questa avventura con i gruppi internazionali: cioè non attaccare media/blog», continua uno dei cyberattivisti su Twitter: «Quindi di conseguenza chi l’ha fatto non ha rispettato questa regola condivisa comunemente e ha solamente rovinato la reputazione di qualcosa più grande e profondo di un semplice attacco Ddos. Con questa penso che sia chiaro. Ora scrivete quello che volete. Cioè, scrivete quello che vi dicono di scrivere», conclude, rivolto a chi ha negato la paternità di Anonymous nel cyberattacco. «Speriamo che rinasca un nuovo Anonymous (in Italia), che riesca a farsi notare per qualcosa di più profondo, in fondo tutti siamo Anonymous e chiunque può fare la propria parte, ricordandosi che non è un gruppo individualista, che ci sono dei valori da rispettare, come in tutte le cose», si legge in uno dei blog del gruppo.

pc 9 giugno - LA LOTTA TRA I VECCHI E I NUOVI IMPERIALISTI IN SIRIA


In questo periodo di crisi globale, le contraddizioni tra i paesi imperialisti occidentali e le potenze imperialiste emergenti come la Russia e la Cina si inaspriscono. Si tratta, per ciascuna delle parti, di consolidare posizioni strategiche, di conquistarne di nuove, di mantenere o strappare con tutti i mezzi nuovi contratti commerciali di cui i più succosi sono lo sfruttamento delle risorse naturali e dei terreni agricoli a scapito dei produttori, e la vendita di armi.

Nei paesi dominati dall'imperialismo, alcuni "cani da guardia" di oggi si sono imposti come leader legittimi dirigendo la lotta di liberazione nazionale nel loro paese. Hanno poi preso accordi con gli imperialisti e si sono eretti a dittatori contro il proprio popolo, eliminando ogni opposizione, in particolare l'opposizione comunista o progressista. Altri hanno rovesciato i loro rivali sostenuti da uno o diversi imperialisti, aiutati sottobanco dagli imperialisti rivali. È stato così in quasi tutte le antiche colonie o territori sotto mandato, come la Siria.

In questo paese, di fronte alla crescita della protesta popolare contro la povertà e la dittatura, gli imperialisti occidentali operano nascondendosi sotto la bandiera della democrazia borghese per mantenere la loro politica imperialista e far deviare il malcontento e le rivolte popolari.
Gli imperialisti si appoggiano notoriamente alle classi dirigenti che hanno preso la testa del movimento di massa contro l'ex dittatore - che si difenderà fino alla fine massacrando il popolo.
Le manovre degli imperialisti si basano sull'appoggio ad una cricca contro un'altra per garantire la continuità dei loro interessi, e fanno ciò contenendo e spegnendo le rivolte in modo che queste non si trasformino in rivoluzione.

Gli imperialisti vogliono vincere, mantenere ed estendere il controllo strategico ed economico dei paesi in rivolta e desiderano riprendere il controllo con l'introduzione di una nuova squadra che sia loro favorevole (i nuovi "cani da guardia"). Per questo motivo essi sostengono l'intervento umanitario, aiutati da nuovi filosofi reazionari del tipo BHL (Bernard-Henri Lévy) in nome del "diritto di ingerenza umanitaria", come hanno fatto nel corso dello smantellamento programmato della ex Jugoslavia e più recentemente in Libia, pronti a promuovere cricche reazionarie che combatteranno in seguito.

Dobbiamo denunciare tiranni e assassini, ma non possiamo appoggiarci ad un imperialismo contro un altro, sostenere le manovre degli uni e degli altri, tanto meno possiamo sostenere le guerre portate avanti dagli imperialisti contro i popoli, né dobbiamo sostenere la nostra borghesia
imperialista contro un altro paese imperialista (o viceversa). Dobbiamo sfruttare l'indebolimento delle nostre rispettive borghesie per sviluppare le forze rivoluzionarie con l'obiettivo della rivoluzione proletaria, come è avvenuto in Russia nel 1917.

Le masse popolari hanno ragione a ribellarsi contro la povertà e gli oppressori, ma senza partito rivoluzionario, non è possibile cacciare l'imperialismo e le classi dirigenti che condividono la torta con loro sulle spalle del popolo lavoratore.
Per trasformare la rivolta e attraversare tutte le fasi del processo rivoluzionario fino alla vittoria, è necessario un Partito Rivoluzionario maoista, la cui strategia è quella della presa del potere per porre fine allo sfruttamento imperialista e capitalista. Il Partito non è sufficiente, è necessario anche un fronte unito comprendente tutti gli strati popolari, qualunque sia la loro religione o filosofia, i loro costumi e la loro storia, contro la forze della reazione e dell'imperialismo, e anche di un esercito popolare di liberazione. Questi sono i tre strumenti essenziali per ogni rivoluzione.

Qualunque cosa accada in Siria, i rivoluzionari, i progressisti, i democratici devono sostenere la rivolta del popolo e aiutarla ad organizzarsi in maniera indipendente dall'una o dall'altra cricca pro-imperialista con l'obiettivo della rivoluzione di nuova democrazia anti-imperialista e anti-sionista in direzione del socialismo e del comunismo.

È pertanto necessario opporsi al regime sostenuto dalle potenze imperialiste emergenti così come a qualsiasi intervento della NATO che ha per obiettivo solo quello della forte presa degli imperialisti occidentali in Medio Oriente.

Viva la lotta del popolo siriano per la propria emancipazione!
Abbasso le cricche reazionarie alleate ai vecchi o ai nuovi imperialisti!
Abbasso l'intervento degli imperialisti in Siria!
Viva la guerra popolare dei popoli di tutto il mondo contro l'imperialismo e tutte le forze della reazione!


PCmaoiste - Francia
PCmaoista - Italia

8 GIUGNO 2012

pc 9 giugno - Nepal dichiarazione della frazione rivoluzionaria del PCUN maoista

Partito Comunista Unificato del Nepal (maoista)
Comitato Centrale
Comunicato Stampa

Oggi, si è tenuto un meeting speciale della fazione rivoluzionaria del Partito Comunista Unificato del Nepal (maoista) sotto la direzione del Vice Presidente anziano del partito Compagno Kiran e la conduzione del Segretario Generale Compagno Badal. Le importanti decisioni, che questo meeting ha preso, sono state pubblicizzate attraverso questo comunicato stampa.
All'inizio, è stato pagato un omaggio emozionante, con un minuto di silenzio,  in onore dei grandi martiri.
Il compagno Kiran ha proposto un resoconto politico per conto delle sedi centrali ed è stato adottato dopo la discussione e i necessari emendamenti.
Punti importanti del citato resoconto sono i seguenti.

a) Ci opponiamo fortemente e denunciamo il dramma che è stato tenuto, senza avere nessuna consultazione nel partito e anche degli altri partiti politici, per organizzare un'altra elezione dell'Assemblea Costituente, dissolvendo, il 27 Maggio 2012 l'esistente Assemblea Costituente e Legislativa in una maniera incostituzionale ed estremamente cospirativa.

b) La proposta dell'Assemblea Costituente aveva avuto la sua nascita grazie alla forza di 10 anni di grande guerra popolare, devozione, eroismo e sacrificio del popolo nepalese. Il principale obiettivo dell'Assemblea Costituente era di affermare il diritto di lavoratori, contadini, donne, nazionalità, Dalit, Madhesi e Musulmani incluso il popolo della regione oppressa, difendere l'indipendenza nazionale e trasformare il potere del vecchio stato. Il popolo rivoluzionario nepalese stava aspettando una nuova costituzione dall'Assemblea Costituente. Contrariamente, l'atto di dissolvere l'Assemblea Costituente ha seriamente colpito l' aspettativa popolare, l' aspirazione e il valore del sacrificio.

c) le ragioni dietro il fallimento nella scrittura di una costituzione per mezzo dell'Assemblea Costituente include il conflitto per la brama di potere dentro l'Assemblea Costituente, cospirazione contro la nuova costituzione, inabilità dei massimi leader dei principali partiti politici, intervento reazionario straniero, resistenza da parte del vecchio potere di stato monopolistico e il crescente pensiero capitolazionista di classe e nazionale crescente in una sezione della leadership maoista. In questo contesto, i massimi leader dei principali partiti politici nei sub-comitati costituzionali, il presidente dell'Assemblea Costituente e principalmente il coordinatore di questo comitato, il compagno Prachanda e il Primo Ministro Dr. Baburam Bhattarai sembrano essere i principali responsabili.

d) La dichiarazione di un'altra elezione da parte del governo che ha dato prova di essere completamente incapace e fallimentare di scrivere la costituzione è una questione assurda e molto ridicola. Non solo questo, a causa del dramma in scena negli scorsi 4 anni, l'incapacità dei massimi leader dei principali partiti politici e varie attività cospirative che resistevano alla scrittura di una costituzione in favore del popolo è chiaro come la luce del sole  che non ci può essere una via d'uscita per il paese dall'elezione di una Assemblea Costituente di questo tipo. 
In questa situazione, l'elezione dell'assemblea costituente non può essere giustificata.

e) Oggi, c'è il bisogno di una nuova via d'uscita politica e di un sistema alternativo per il paese e il popolo. Per questo dovrebbe essere organizzata un'Assemblea Tavola-Rotonda di tutti i partiti politici, lavoratori, contadini insieme alle classi oppresse, alle donne, alle nazionalità, ai Dalit, ai Musulmani, ai Madhesi e ai popoli dalle regioni oppresse, sulla base di una rappresentanza proporzionale inclusiva e questa assemblea dovrebbe organizzare un Governo di Unità Nazionale ad Interim, dovrebbe completare i rimanenti compiti di scrivere una Nuova Costituzione e dovrebbe cercare una via politica d'uscita globale.

f) Al fine di trovare una via d'uscita politica e spingere la battaglia in avanti, il meeting ha deciso di andare avanti nella costruzione di un Fronte Unito di tutte le forze patriottiche, repubblicane, federaliste, progressiste e di sinistra.

Nella situazione attuale, quando i leader parlamentari, anti-federalisti e monopolisti hanno fallito, è stata tracciata una cospirazione per resuscitare il sistema parlamentare monopolistico  mettendo in scena un altro dramma sull'elezione dell'Assemblea Costituente, dobbiamo rimanere vigili su questo.
Al fine di difendere l'indipendenza nazionale, instaurare la Repubblica Federale  risolvere i problemi fondamentali della vita del popolo, un nuovo sistema repubblicano democratico è un dovere e dobbiamo andare avanti in quella direzione.

Nella presente e complicata situazione dove una sezione della leadership tra cui il presidente è stata velocemente intrappolata in un capitolazionismo di classe e nazionale e liquidazionismo di destra, è stato necessario unificare, insieme con la trasformazione, il partito sulle basi di una linea rivoluzionaria, e  chiediamo specialmente a tutti i compagni di partito di pensare seriamente a questo.

In questa seria situazione, è stata presa una decisione per organizzare un'Assemblea Nazionale il 15 Giugno 2012, perchè è stato necessario prendere diverse decisioni politiche e anche organizzative.

1 Giugno 2012

Ram Bahadur Thapa "Badal" 
Mohan Baidiya "Kiran"
Segretario Generale, Vice Presidente Partito Comunista del Nepal Unificato (maoista)

pc 9 giugno - EFFER - statte- Taranto GRAVI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI - MA CHI HA PAURA DI CHI?


Alla Effer, azienda metalmeccanica di Taranto è in atto un'azione combinata azienda sindacati contro gli operai che si sono organizzati nello slai cobas per il sindacato di classe.
L'azienda sta usando il sistema “della “carota e del bastone”: questa settimana, mentre il giorno prima aveva comunicato la sua volontà di incontrare nella prossima settimana il Cobas Effer, e il rientro dal 18 giugno al lavoro di una parte di operai da mesi in cigs; il giorno dopo, ha inviato a due operai in cigs iscritti allo slai cobas e i più attivi e riconosciuti del cobas, due gravissimi provvedimenti disciplinari che raramente in una lotta sindacale vengono fatti: i due operai sono stati immediatamente sospesi dallo stipendio e dal lavoro! Una sorta di preavviso di licenziamento!
Si può immaginare cosa significherebbe questo per operai con famiglia che già con l'indennità di cassintegrazione di 900 euro non ce la fanno neanche a pagare il mutuo...
Motivo: sarebbero responsabili, in occasione di un presidio/assemblea alla fabbrica contro una cassintegrazione illegittima e discriminatoria, di aver bloccato con la loro macchina il cancello della Effer il 29 maggio. Una cosa assolutamente falsa e ridicola, visto che il cancello era chiuso dall'interno dalla stessa azienda e solo l'azienda poteva azionarlo.
Il giorno 29 maggio vi fu una bella assemblea esterna alla fabbrica, durante la quale la totalità degli operai si fermò spontaneamente, non entrò al lavoro, e restò per l'intera mattinata sul piazzale fuori dai cancelli. In quell'occasione tantissime macchine degli operai stazionarono davanti alla fabbrica, e a nessuno che avesse voluto entrare era impedito di farlo, ma perchè nessuno voleva entrare!
Quella mattina vi è fu una grande dimostrazione di unità e di solidarietà tra operai, all'insegna della parola d'ordine: "Se colpiscono i diritti di alcuni operai, prima o poi l'azienda colpisce i
diritti di tutti"; una unità di classe niente affatto scontata sia in generale, sia nello specifico per l'azione di capi e OO.SS di dividere gli operai, fare opera di discriminazione sulla cassintegrazione, contrapporre operai a operai.
A questo, invece, gli operai quella mattina e nei giorni a seguire hanno risposto in gran numero cancellando le loro iscrizioni precedenti a uilm, fiom, fim, e sostenendo il Cobas Effer, che è diventato in poco tempo il primo sindacato nell'azienda per iscritti. Anche il delegato Rsu uilm, in critica con la sua segreteria, ha disdetto la sua tessera e sta sostenendo attivamente la battaglia dello slai cobas per il sindacato di classe.

Questa situazione ha chiaramente tolto il terreno da sotto i piedi ai funzionari di fim, fiom, uilm, che sono diventati isterici, e ha messo in discussione gli equilibri tra azienda e sindacati confederali che finora avevano solo sostenuto la linea aziendale: hanno permesso una esternalizzazione di attività lavorativa; hanno permesso una cassintegrazione illegale, non motivata da effettiva crisi aziendale e in cui è continuata più di prima la esternalizzazione, hanno condiviso un utilizzo discriminatorio della stessa cigs e ora stanno permettendo che in piena cigs l'azienda faccia doppi turni per aumentare la produzione; tutto questo, mentre nascondono agli operai che in realtà la Effer vuole procedere alla mobilità per almeno 20 operai su 92 e vuole via via sostituire operai con contratto a Tempo Indeterminato con operai presi a termine da agenzie interinali – fatto che dimostra più di tante parole che in realtà la crisi lamentata dall'azienda e la cigs hanno il solo obiettivo di un risparmio sui costi del lavoro per mantenere intatti o aumentare i profitti padronali, e di un segnale verso le banche, di taglio del personale, per usufruire di finanziamenti. Per questo si devono tenere fuori gli operai che hanno alzato la testa, quelli dello Slai cobas, che vogliono vederci chiaro!
Ma non bastava. Ora, soprattutto Fim e Fiom, sono impegnati in una vigliacca campagna terroristica verso gli operai, che ha aperto la strada ai gravi provvedimenti disciplinari dell'azienda e alla sua azione di evidente intimidazione ricattatoria verso tutti gli operai.
Prima questi sindacati hanno fatto una sorta di falso referendum in fabbrica in cui gli operai dovevano dire “Si o No” alla chiusura della fabbrica!!
Poi, vanno dicendo in giro che “i cobas vogliono far chiudere la fabbrica”, l'Rsu Fim, Giuseppe Marinelli va dicendo tra gli operai che chi si iscrive al Cobas Effer rischia di essere licenziato, ed altre falsità del genere – tra l'altro in una realtà come quella di Taranto in cui lo slai cobas per il sindacato di classe negli anni ha fatto lotte che hanno creato centinaia di posti di lavoro (dagli ex Lsu, ai forestali, e ultime nella raccolta differenziata) e difeso posti di lavoro e reddito per tanti altri, vedi lav. pulizie, ecc.
Solo la Uilm, per l'azione di pressione del delegato, è stata costretta a dissociarsi da questa campagna terrorista e a chicdere formalmente all'azienda di far rientrare gli operai in cigs.

Tutto questo conferma una questione, che è generale: gli operai per difendere le loro condizioni di lavoro e di vita hanno di fronte un nemico: i sindacati confederali. E, gioco forza, se si vuole fare una vera lotta sindacale di classe, il primo e principale fronte di lotta è contro cgil, cisl, uil, fim, fiom, uilm.
Ma conferma anche, e di questo devono avere fiducia gli operai stessi, che l'azione terrorista di azienda e soprattutto dei sindacati confederali dimostra che LORO hanno paura, che gli operai organizzati nello Slai cobas per il sindacato di classe fanno paura, perchè sono nel giusto.
E che quindi LORO potranno forse vincere delle scaramucce ma non possono e devono vincere la guerra di classe.

pc 9 giugno - NO CMC-nasce il coordinamento. Presidio a Ravenna e assemblea a Forlì


proletari comunisti-Ravenna diffonderà un volantino in solidarietà ai due attivisti piemontesi del movimento No Tav, Pinuccia Cane e Giancarlo Ratti (Jack), messi agli arresti domiciliari per resistenza a pubblico ufficiale dopo esser stati spintonati e buttati a terra dalla polizia ad Alba e oggi liberi e ai compagni dello Slai cobas di Taranto fermati dalla polizia durante una manifestazione di solidarietà con i lavoratori licenziati della Miroglio.
i due compagni sono stati scacerati, ma saranno processati entro il mese.


Il coordinamento NO CMC promuove alcune iniziative a Ravenna e Forlì per sabato 9 giugno. Il coordinamento è costituito dall'area anarchica di Forlì, Cesena, Faenza e Ravenna per una campagna di controinformazione e azioni dirette contro la devastazione ambientale  e la cementificazione selvaggia portata avanti dalla multinazionale di Ravenna. "Criticando la CMC- si legge nel depliant- vogliamo mettere sotto attacco l'intero sistema che essa perpetua e genera e da cui è stata partorita: il "progresso", quel modello che, sopra alla vita, al rispetto e alla libertà di ogni essere vivente ha messo il capitale".
Un coordinamento che vuole essere anche un contributo alla lotta contro il TAV.
Le iniziative sono state promosse per il 9 giugno a Ravenna con volantinaggio al mercato alle ore 10 e con un presidio davanti alla CMC e a Forlì con un'assemblea aperta al parco della Resistenza alle 15.30

venerdì 8 giugno 2012

pc 8 giugno - la lettera di Pinuccia Cane no tav alle compagne e compagni di taranto dello slai cobas per il sindacato di classe incontratisi per così dire ad Alba




I
Francesco non speravo piu' che potessimo metterci in contatto, io praticamente non ho avuto neanche il tempo materiale di conoscervi, ma la compagna nella foto e' la ragazza che era ad Alba? Ogni volta che penso a lei io piango perche' sento ancora il suo abbraccio sul mio corpo , quando e' venuta in caserma e deve anche aver insistito molto per vedermi, tosta , bella, donna, partigiana e resistente Vorrei tanto ringraziala di tutto e dargli un abbraccio forte anche se virtuale

Mi dispiace che avete fatto mille km per vedere una pagliacciata del genere , purtroppo quando ti pressano da mesi, ti picchiano, ti seguono,io non lo sopporto, ma non per me,ma perche' penso che stanno cercando di limitare la liberta' di tutti, noi in Alba mettiamo il naso in troppe cose, ai borghesi,capitalisti,politici corrotti,questo non riescono proprio a digerirlo e ci mandano gli schiavi a fare il lavoro sporco, vi mando tutta la mia solidarieta' , vicinanza, ammirazione Se qualcuno di Taranto non ha capito bene, o non gli e' andato giu' il vostro gesto in nostra difesa , penso che sappiate di che scuola sono e lotterete anche perche' le cose cambino anche da parte loro (sono una signora) e li chiamo compagni che sbagliano , ma avrei di peggio da dirgli, gli operai si affidano a loro ed e' per questo (ANCHE) che la classe operai non esiste piu' e' divisa e frammentata,

Resistete noi vi siamo accanto anche da lontano e lottiamo insieme a voi per le stesse cose Sono internazionalista ,mille km e' come essere fianco a fianco , non ho parole e mi dispiace di non averti potuto abbracciarvi forte tutti Il compagno che ha avuto problemi con il coltellino nello zaino mi fai sapere se lo hanno denunciato,se avra' problemi, per qualsiasi cosa teniamoci in contatto IL pm nel processo per diretissima ha messo l'accento che noi non eravamo desiderati in quella piazza dagli stessi operai !!!!!i non vogliamo essere desiderati,per noi e' un dovere essere dove c'e' gente che prova sulla sua pelle le stesse mie problematiche,dolori, e fatiche

Ancora GRAZIE e un grande abbraccio pinu

pc 8 giugno - Tricom di Tezze sul brenta - condannati i padroniBASTA MORTI SUL LAVORO. SMASCHERIAMO L’INGIUSTIZIA DI QUESTO SISTEMA

  1. BASTA MORTI SUL LAVORO. SMASCHERIAMO L’INGIUSTIZIA DI QUESTO
    SISTEMA
    Oggi, 7 giugno, finalmente, la lotta ha dato i suoi frutti: Battistella, Zampierin e
    Sgarbossa, dirigenti della Tricom di Tezze sul Brenta, sono stati condannati dalla
    Corte d’Appello di Venezia a 1 anno e 4 mesi per omicidio colposo per la morte degli
    operai che lavoravano nella loro azienda.
    Noi siamo convinti che anni e anni di lotte, le mobilitazioni, i presidi da parte del nostro
    comitato e la partecipazione di alcuni famigliari delle vittime a tutte le udienze, insieme alla
    solidarietà espressa da cittadini ed altri comitati su questa vicenda abbiano fatto la
    differenza, costringendo il tribunale di Venezia ad emettere una condanna, nonostante le
    complicità, le omissioni e i silenzi di istituzioni, sindacati e partiti, i rinvii, le richieste di
    archiviazione e l’assoluzione in primo grado. Uno smacco per il tribunale di Bassano,
    che li aveva assolti con formula piena, attribuendo le morti al fumo di sigaretta.
    Rendere pubblico l’inferno in cui lavoravano quegli operai e le responsabilità dei dirigenti
    della Tricom, che nella ricerca del massimo profitto non hanno esitato a mandare a morte
    decine di lavoratori calpestando la salute e la vita degli operai e della popolazione è stato,
    fin dall’inizio, il nostro principale obiettivo.
    Certo, per questi assassini la condanna è irrisoria e dimostra che, in questa società, i
    padroni non pagano quasi mai e gli operai sono carne da macello da sacrificare ai loro
    profitti. Le morti degli operai nell’Emilia colpita dal terremoto ne sono un’ulteriore
    conferma.
    Ora si tratta di rilanciare la lotta per
    – riaprire ed approfondire le indagini, visto che, dalla chiusura dell’inchiesta ad
    oggi, altri operai della Tricom risultano deceduti per patologie connesse al processo
    produttivo;
    – istituire la sorveglianza sanitaria per tutti i lavoratori della Tricom;
    – garantire maggiore sicurezza per la popolazione e l’ambiente, pesantemente
    avvelenati dalle sostanze inquinanti utilizzate nel processo di produzione della
    Tricom;
    – lavorare in sicurezza, a rischio zero.
    Continuiamo nella lotta, senza delegare a nessuno la difesa dei nostri interessi.
    Invitiamo tutti a partecipare alla MANIFESTAZIONE DEL 27 GIUGNO A TRENTO, in
    occasione del processo che vede 8 nostri compagni sul banco degli imputati per aver
    protestato contro la vergognosa assoluzione emessa dal tribunale di Bassano nel
    processo di primo grado.
    Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel
    Territorio di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa
    Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel
    Territorio di Sesto San Giovanni
    salutetezze.blogspot.com Salute.Tezze@libero.it
    comitatodifesasalutessg.jimdo.com cip.mi@tiscali.it
    Venezia 7 giugno 2012

pc 8 giugno - Cagliari. Multe per gli antifascisti


Comunicato del Coordinamento Antifascista Cagliaritano sul possibile invio dei decreti penali di condanna verso gli antifascisti


Secondo le indiscrezioni fornite dai giornali, il procuratore della Repubblica intende multare con la formula del decreto penale di condanna 49 antifascisti cagliaritani per i fatti del 25 Aprile.

Cogliamo allora l’occasione per ribadire che l’antifascismo non ha prezzo né si riduce a un’autorizzazione, rivendicando ogni singolo momento di quella giornata di lotta e, con essa, la decisione di scendere in piazza per denunciare la connivenza tra il fascismo e gli  apparati di potere. Come sarebbe possibile per noi antifascisti non alzare la voce e non opporsi con decisione al tentativo di riabilitare la pagina più nera della nostra storia recente? Ora e sempre resistenza sono le parole che ispirano il nostro agire, soprattutto quando, come succede oggi, gli stragisti di Piazza della Loggia vengono assolti e i fascisti vestono il doppiopetto.

Sia dunque chiara una cosa: i fascisti e i loro protettori incontreranno sempre la fiera resistenza di tutti quegli uomini e quelle donne che immaginano e ogni giorno mettono in pratica una società antirazzista, antisessista e libera da ogni fascismo. E il 25 Aprile eravamo in tanti, in piazza Gramsci come in via Iglesias e per le strade di Cagliari, che abbiamo attraversato in corteo non autorizzato, a dimostrazione della volontà di questa città di non lasciarsi intrappolare dai tecnicismi di governance dell’ordine pubblico, che si vogliono neutri mentre nascondono la volontà tutta politica di reprimere il dissenso. Allora, così come ieri ci siamo opposti a una provocazione fascista legalmente autorizzata oggi combattiamo il tentativo di mettere a tacere la risposta antifascista dei cagliaritani.

Le multe che con ogni probabilità verranno comminate pongono dunque una serie di questioni centrali per chi oggi intende praticare quest’idea di società. Tuttavia, non si può non notare l’evidente difficoltà cui sono andati incontro procuratore, prefetto e questore nel cercare di fare terra bruciata attorno all’antifascismo e di reprimerne le pratiche, oggi come subito dopo il 25 Aprile. Abbiamo, infatti, assistito ad atti e dichiarazioni che hanno del paradossale: ad esempio, questi signori hanno dapprima concesso la piazza ai nostalgici del ventennio per poi aprire un’indagine per apologia di fascismo! Non bastasse questo, abbiamo assistito al tentativo di sbattere il mostro in prima pagina. Infatti, il giorno dopo p.zza Gramsci, i giornali parlavano di guerriglia urbana, lasciando presagire una stretta repressiva che col tempo è apparsa sempre più ridicola agli occhi di un’intera città, così come ora appaiono ridicole le misure decise dal procuratore.

Oggi, a conclusione del teatrino politico e mediatico che lor signori hanno provveduto ad allestire in queste settimane, l’indiscrezione delle multe ci proietta in un improponibile scenario da pacchetto sicurezza, con l’aggravante del tentativo mal celato di estrarre profitto da studenti, precari, disoccupati e da tutte quelle libere individualità che si oppongono al fascismo e a chi lo spalleggia.

Chi dovesse ricevere il decreto penale di condanna può subito mettersi in contatto con il Coordinamento Antifascista Casteddu all'indirizzo coordinamentoantifa@autistici.org  per ottenere maggiori informazioni e per coordinare l'azione legale.

Con questo comunicato facciamo anche appello a tutte le realtà che hanno contribuito alla realizzazione dell'Aprile antifascista per ribadire un rifiuto partecipato di qualsiasi criminalizzazione dell'antifascismo.

L'antifascismo non si processa né si multa!

Coordinamento antifascista cagliaritano

pc 8 giugno - Napolitano contestato con fischi e urla dagli sfollati


"Napolitano arriva qui dopo 19 giorni dai primi crolli e andrà a finire che a rimettere in piedi la baracca dovremo arrangiarci". "La passerella si è arricchita di una nuova stella, ma noi - ribadisce il cognato di Biagio Santucci, uno degli operai morti nei crolli - vogliamo fatti, non cerimonie".

I terremotati contestano Napolitano. Ma i media li oscurano
di  Redazione Contropiano


I terremotati emiliani non ne possono più di soldi buttati in parate e auto blu, della militarizzazione e delle promesse mancate del Presidente Napolitano e degli amministratori locali. E li contestano. Ma i media censurano.

Le principali Tv mostrano da ore la rituale commozione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ieri in visita in alcuni dei comuni terremotati dell’Emilia Romagna. Ma non le dure contestazioni degli abitanti di Mirandola, uno dei centri più colpiti in provincia di Modena.

Quando il Capo dello Stato se ne va verso le 16, circondato dalla sua scorta e tallonato da un nugolo di giornalisti iniziano i fischi, le urla, le accuse. Dure accuse. “Hai preferito la parata del 2 giugno ai terremotati” gli grida più di uno. “Via dall’Emilia” strillano altri e poi ancora “I soldi non arriveranno mai’ e l’esplicito “Ci farete fare la fine che hanno fatto in Abruzzo”.
I terremotati non hanno proprio mandato giù i soldi buttati nella parata militare del 2 giugno e nel ricevimento al Quirinale del giorno prima, hanno timore che la ricostruzione diventi infinita e in molti lamentano la ‘militarizzazione’ del territorio da parte degli apparati dello Stato che trattano i cittadini in difficoltà come dei detenuti, o quantomeno dei minorati da tenere a bada.
Una protesta analoga è andata in scena – ma i telespettatori non l’hanno potuta vedere - anche durante la diretta di Porta a Porta, il programma di fantagiornalismo di Bruno Vespa in onda su Rai Uno: la piazza di Cavezzo è pieno di cittadini che protestano, che vogliono parlare, ma la telecamera neanche li inquadra, figuriamoci se possono avere l’onore di spiegare le loro ragioni ad un microfono, riservato esclusivamente al sindaco.

Per le agenzie di stampa di ieri pomeriggio, riprese poi da servizi tv e articoli sui quotidiani di oggi, la contestazione al Presidente è stata ‘piccola’, ‘lieve’, ‘frutto di un gesto isolato’. Anzi, meglio, realizzata da manifestanti dei centri sociali venuti da fuori – qualcuno cita quelli del ‘Guernica’ di Modena – alla quale si sarebbe unito qualche abitante locale. Che comunque, è l’ipotesi, ce l’aveva col sindaco del paesino (naturalmente del PD) che allontanandosi avrebbe gridato ai contestatori “Siete la vergogna di Mirandola”.

Peccato che il tutto sia documentato in un video che mostra chiaramente che i contestatori ce l’avevano proprio con Napolitano. Contestato ormai sistematicamente ovunque vada: a Bologna quando gli hanno concesso la laurea honoris causa, poi a Cagliari, e poi ancora a Roma davanti alla Sapienza, a Sassari, a Rieti, a Pisa, a Verona e chi sa quanti episodi ci dimentichiamo. Un bel record, non c’è che dire.






pc 8 giugno - ilva a novi ligure si uccide - a taranto si discriminai

Novi Ligure, muore operaio all'Ilva
ma la fabbrica non si ferma

Immediata la reazione dei sindacati che hanno proclamato sciopero. L'uomo, di 31 anni, è stato schiacciato da un muletto

Un caporeparto dell'Ilva di Novi Ligure (Alessandria) - Pasquale La Rocca, di 31 anni - è morto, schiacciato da un muletto, la scorsa notte mentre lavorava nello stabilimento siderurgico.

Nonostante l'incidente, l'attività della fabbrica non è stata sospesa e per protesta i sindacati hanno proclamato uno sciopero immediato dei turni della notte. Le Rsu hanno proclamato lo sciopero anche per i turni di stamani e del pomeriggio. L'incidente - secondo la ricostruzione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto - è avvenuto durante una manovra di retromarcia per lo spostamenti di un carico. Per cause non ancora chiarite da parte dello Spresa e dei tecnici della Asl, il muletto si è ribaltato e La Rocca è rimasto schiacciato.

A soccorrerlo sono stati gli stessi compagni di lavoro che - hanno riferito sempre i pompieri - hanno sollevato e spostato il muletto utilizzando un carro ponte dello stesso stabilimento. Sono intervenuti anche i sanitari del 118 che hanno tentato invano di rianimare l'operaio.

"Un altro incidente mortale causato per non esserci stato il pieno rispetto delle norme di sicurezza, non ci stancheremo mai di dire e di affermare che prima delle necessità produttive deve esserci la salvaguardia dell'integrità fisica delle lavoratrici e dei lavoratori" accusa Fausto Dacio della Fiom Cgil piemonte. E aggiunge: "Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia del lavoratore, auspicando che la perdita di un'altra vita umana non sia semplicemente considerato uneffetto collaterale delle necessità dei mercati".
Sulla vicenda ha prsentato un'interrogazione urgente al ministro Fornero, Patrizia Bugnano (Idv)



venerdì 1 giugno 2012

Ilva : operazione porte chiuse- oggi presidi e comizi alle portinerie e alla DIREZIONE

comunicato stampa


nell'incontro conferenza stampa ilva di ieri martedì 29 sono stati decisi e 
annunciati 2 giorni
di presidio a tutte le portinerie e alla direzione ilva per l'8 e il 9
giugno
per il riconoscimento dello slai cobas in fabbrica e il rispetto dei diritti
dei lavoratori
in una operazione che definiamo PORTE CHIUSE per contrapporla alle
iniziative di propaganda dell'ilva PORTE APERTE, che vende l'immagine
dell'ilva come il migliore dei mondi possibili

è stato denunciato di come in realtà.........

l'ilva si rifiuta finora di riconoscere lo slai cobas ilva anche ora che ha
iscritti e rappresentanti interni sempre più numerosi con il recupero di
quadri e operai usciti dalla fiom e da altri sindacati e il sostegno di
oltre
800 operai che hanno sottoscritto una petizione per il cobas in fabbrica.
abbiamo annunciato anche su questo che ripresenteremo le deleghe come
cessione di credito a cui l'ilva non può opporre rifiuto, ma nello stesso
tempo denunceremo l'azienda per comportamento antisindacale
ricorso ed esposto che si aggiunge ai ricorsi legali contro l'accordo
cambiotuta recentemente
sottoscritto,
Il comportamento dell'ilva è antisindacale e antidemocratico e gode della
connivenza dei sindacati confederali e delle attuali RSU
stiamo raccogliendo centinaia  di firme per anticipare l'elezione RSU e
permettere quindi comunque  la  presenza legittinma dello slai cobas
per il sindacato di classe:


slai cobas per il sindacato di classe taranto
tel.347-1102638

pc 8 giugno - Fincantieri Palermo Smantella?

Da qualche giorno i dirigenti della Fincantieri di Palermo chiamano gli operai, uno per uno, e gli fanno un’offerta di denaro che si aggira tra i 60 e gli 80 mila euro lordi per incentivarli a lasciare il lavoro!

"Già siamo rimasti in pochi... così non rimarrà nessuno"... "E' una chiara manovra per smantellare definitivamente il cantiere..." dicono gli operai. E soprattutto i più giovani dicono che non se ne parla nemmeno! “E i sindacati non fanno niente”! dice qualcun altro.
Fino a questo momento infatti solo la Fiom e solo per iscritto ha preso posizione criticando l’accordo del dicembre scorso tirato in ballo dall’azienda.

Ancora più necessaria e urgente, quindi, rimettere al centro una lotta per impedire la chiusura o una eventuale ristrutturazione definitiva tutta a misura d'azienda, che già dice nei suoi comunicati ufficiali di quanto sia stato proficuo in questo senso quell'accordo, che vuole mettere in pratica fino in fondo.

***
Riportiamo il volantino distribuito agli operai
***
Fincantieri: a che punto siamo?

Fincantieri continua a costruire navi anche in Italia nonostante la crisi!
Gli operai continuano a diminuire di numero, da più di 9.000 a circa 8.000!
L'azienda continua a fare profitti!
Gli operai continuano a fare troppe ore di cassa integrazione!

“Adesso abbiamo un costruttore con capacità finanziaria e know-how di primo livello, pronto a fornire tutto il supporto al potenziale della nostra torre di perforazione.” dice il manager dell'azienda NLI che è entrata in affari con Fincantieri per la costruzione anche di torri di perforazione per il petrolio e il gas.
E ancora, Costa Fascinosa “… sarà seguita, ad ottobre 2014, da una nuova nave Costa da 132.500 tonnellate di stanza, costruita sempre a Marghera.”

Fincantieri, “leader mondiale nella costruzione di navi da crociera”, come scrivono in tutti i loro comunicati, continua a fare programmi e profitti ma in questi programmi non c'è mai il cantiere di Palermo!
Il 2011 per Fincantieri si è chiuso così:
• Utile d’esercizio positivo per oltre euro 10 milioni;
• EBITDA [profitti prima delle tasse] pari euro 138 milioni e EBITDA margin al 5,8%;
• Eccedenza di cassa di euro 166 milioni, in ulteriore miglioramento rispetto al dato dello scorso esercizio (euro 100 milioni);
• Ricavi pari a euro 2.382 milioni
• Ordini per euro 1.863 milioni
• Portafoglio ordini a euro 8.361 milioni

Nonostante tutte le chiacchiere e gli incontri ad ogni livello tra Fincantieri sindacati prefetture ecc. ecc. fino ad oggi non si vede lo straccio di una nave da costruire e il problema oramai è diventato troppo serio, per non trovare una soluzione, ed è bene ricordarlo, per quanto riguarda Palermo era presente anche prima della crisi!!!

È facile dare la colpa alla crisi, ma la verità è che manca una giusta iniziativa sindacale, perché sono i sindacati che hanno il compito di garantire fino in fondo gli interessi degli operai che dicono di rappresentare. Stiamo parlando di una iniziativa forte, di quelle che solo gli operai del cantiere di
Palermo in genere hanno dimostrato di saper fare, e farla finita con questa lunga agonia del cantiere.

L'accordo di dicembre tra azienda e sindacati, non firmato dalla Fiom, è servito soprattutto all'azienda a “snellire” ancora di più gli organici! Per ottenere qualche risultato nella lotta è chiaro che bisogna fare leva sul punto di forza, per esempio in quei cantieri dove si costruisce sempre la nave per permettere agli altri di rivendicare la stessa distribuzione dei carichi di lavoro, altrimenti non siamo un gruppo nazionale ma tanti cantieri diversi e in questo senso molto più deboli nella lotta che deve essere comune in tutto il paese!

Solo la costruzione del cobas, svincolato da interessi particolari, ci può permettere di usare tutta la forza e tutte le armi della lotta a disposizione degli operai!

Vogliamo navi da costruire
Basta con la cassa integrazione infinita

Slai cobas per il sindacato di classe
Via g. del duca 4 – Palermo 338.7708110 cobas_slai_palermo@libero.it

pc 8 giugno - l'addio per tutti noi a roma per carla verbano - una lotta che continua oggi più che mai

ROMA: Oggi si sono tenuti i funerali di Carla Verbano. Migliaia di compagni hanno dato l’ultimo saluto alla mamma di Valerio

Un corteo lungo e silenzioso ha sfilato nella palestra popolare Valerio Verbano a Roma dove dalle 10.00 di stamattina è stata aperta la camera ardente per Carla Verbano, la madre del militante di estrema sinistra ucciso a 19 anni nel 1980 dai fascisti. Carla, come la chiamano tutti, è morta due giorni fa a 88 anni dopo una lunga malattia. Intorno alla sua bara arrivano continuamente fiori e corone a testimoniare l’affetto di molti verso una donna che non ha mai rinunciato a cercare i mandanti della morte di suo figlio. Presente anche una delegazione di No Tav della Val di Susa, che ha appoggiato uno striscione sotto la sua bara. Molti i giovanissimi “compagni” giunti da ogni parte della città per dirle addio. Fuori dalla palestra, un lungo striscione, con alle estremità la foto di Valerio e di sua madre, recita: “Nel vostro nome la lotta continua, ciao Carla”. “Adesso la bara verrà chiusa, chi non se la sente può uscire dalla palestra”. Così ha detto un “compagno” avvertendo le centinaia di persone accorse nella palestra dedicata a Valerio Verbano, dove si sta tenendo la camera ardente per la morte della madre Carla. Non è uscito nessuno, anzi, quelli che erano fuori sono entrati. C’é stato un lungo applauso. Chi non batteva le mani aveva il pugno sinistro alzato. Alle 12.05 è cominciato il ricordo collettivo di chi la conosceva e che continuerà la lotta di questa piccola grande donna per conoscere la verità sui mandanti dell’uccisione del figlio.
Fonte: Ansa

Addio a Carla Verbano: pugni chiusi e “Bella ciao” al suo funerale

Funerale Carla Verbano (Ansa)
Funerale Carla Verbano (Ansa)
ROMA, 7 GIU – Gli occhi chiusi e le mani giunte nella bara non rendono giustizia a una donna che per tutta la vita è stata una militante e ha cercato di scoprire chi fossero i mandanti dell’omicidio del figlio, ucciso davanti ai suoi occhi nel 1980, a soli 19 anni. A prendere in giro la morte allora c’è una sua gigantografia che la ritrae con un cappellino alla francese mentre fuma irriverente una sigaretta e guarda nell’obiettivo. E dietro la bara il ritratto, a tutta parete, di Valerio, del suo Valerio.
Se ne va così, tra pugni alzati e lacrime, Carla Verbano. A centinaia l’hanno salutata nella palestra che porta il nome del figlio, ucciso da un commando di estremisti di destra nel 1980, nel quartiere Tufello. Sono in tanti ad andare ad accarezzare il suo viso, quasi tutti giovani, quei giovani che lei non si è mai stancata di incontrare, quelli con cui chattava anche a 88 anni, quelli che parlavano con lei di politica, quelli che oggi dicono di aver perso ‘una mamma’. Sono venuti perfino i No Tav della Val Di Susa per portare uno striscione di addio ma anche dai comitati contro le discariche a Napoli.
E’ venuto il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti: ”Ora sta a noi continuare a impegnarci per la verità e la giustizia, cosi’ come ha fatto per tanti anni una donna coraggiosa come lei”. C’erano anche Paolo Cento, Marco Rizzo, ed erano assenti, come avevano chiesto dalla Palestra popolare, il sindaco Gianni Alemanno e la presidente della regione Lazio Renata Polverini.
Sulle note di Smoke get in your eyes la bara, coperta solo dalla corona di gerbere rosse’ è stata portata fuori. Poi un improvvisato corteo, dietro il feretro, accompagnato da Bella Ciao. Sarà cremata e, come era suo desiderio, le sue ceneri saranno disperse in un posto segreto. Un posto che ricordava a Carla la vita felice con il marito Sardo e il figlio Valerio, felice prima di quel maledetto giorno in cui le ammazzarono il figlio.

«Sia folgorante la fine»,

ROMA - «Sia folgorante la fine» è il titolo del libro scritto da Carla Verbano, la mamma di Valerio, edito da Rizzoli: uscito all'inizio del 2010, ripercorre sia la vicenda giudiziaria sia, soprattutto, gli ultimi trent'anni di storia italiana. Carla Verbano infatti oggi ha 86 anni e nessuna intenzione di morire senza aver scoperto la verità.



Il libro scritto da Carla Verbano con Alessandro Capponi
Il libro scritto da Carla Verbano con Alessandro Capponi
IN INTERNET PER LA VERITA' - Per questo, «per cercare gli assassini di mio figlio», a ottantatre anni ha aperto un blog e cominciato a usare internet. Tramite la Rete, da tre anni, scrive lettere e invita in casa sua i protagonisti di quegli anni: un giorno, apre le porte del suo appartamento anche a Francesca Mambro e a Valerio Fioravanti, i leader dei Nuclei armati rivoluzionari. Da loro, non ottiene alcun aiuto.
Non per questo si rassegna: nel libro Rizzoli, infatti, Carla Verbano (insieme con il giornalista del Corriere della Sera, Alessandro Capponi) mette in fila le ipotesi e i sospetti collezionati in trent'anni di silenzio. Senza mai autocommiserarsi, senza retorica, racconta anche le difficoltà di una donna che «negli anni Settanta non si occupava di politica» e che per quasi trent'anni è stata lasciata sola nella sua battaglia alla ricerca della verità.
22 febbraio 2010


Rosso Vivo - Compagnia teatrale indipendente Attrice Contro


ROSSOVIVOLOCANDINAA4_CONSPAZIO
ROSSO VIVO - La storia di Valerio Verbano liberamente tratta dal libro di Carla Verbano con Alessandro Capponi "Sia folgorante la fine"
di e con Alessandra Magrini
Sonorità, video, luci e aiuto regia: Francesco Marchese


ROSSO era l'ideale
ROSSO, come la passione di una madre che continua a lottare ogni giorno
ROSSO, come sangue e dolore che si fondono
ROSSO, come le scritte sui muri che urlano dal cemento
ROSSO, come il sole giovane che non può morire
ROSSO VIVO come Valerio, Valerio Verbano
Alessandra Magrini
"Via Monte Bianco, quarto piano, uscendo dall'ascensore a destra. Ma tanto la strada la conoscono. Aspetto gli assassini di mio figlio"
Valerio Verbano, diciannove anni, il 22 Febbraio 1980 viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca, nella sua casa di Montesacro, un quartiere di Roma.
I genitori sono imbavagliati e legati nella stanza accanto.
Valerio, vicino all'area dell' Autonomia Operaia, stava compilando un dossier che dimostrava i collegamenti tra alcuni gruppi di estrema destra e gli apparati statali.
Carla Verbano, una madre lontana dalla vita politica nella quale suo figlio è attivista, si trova improvvisamente catapultata nella cruenta realtà di quegli anni.
Dopo la morte di Valerio: dossier riconsegnati a metà, giudici ammazzati, reperti mai restituiti alla famiglia.
Carla non si arrende all'assurdità degli eventi, mettendosi in gioco in prima persona, ricostruendo minuziosamente date, nomi e fatti.
Come Caronte, traghetta le nostre anime in un viaggio negli anni di piombo.
Irrompe come una lama di ghiaccio rovente, la rabbia di una madre che riesce con schiettezza e precisione a raccontare una storia che non dovrebbe mai essere dimenticata, nell' Italia dei segreti di stato, mostrata senza filtri.
In teatro, la storia di Carla tratta dal suo libro: una donna che a 50 anni ha imparato a sparare - estrema ratio contro le minacce; a 80 anni a navigare in internet- per cercare gli assassini, per incontrare i compagni di Valerio su facebook , la sera, davanti al suo PC, nella stanza dove ancora c'è lo stesso divano dal quale suo figlio la chiamò per l'ultima volta.
Alessandra Magrini, AttriceContro, ancora una volta si mette in gioco interpretando quello che la sua coscienza sociale le impone di trasmettere, convinta che il teatro sia strumento importante per istigare lo stimolo al cambiamento.
Insieme ai testi teatrali, all' interpretazione mai scontata, veloce e incisiva, ci sono le incursioni video a raccontare il dolore senza mai cadere nell'autocommiserazione.

Note di Regia
Dopo il successo del reading, "Rosso Vivo" debutta nella versione teatrale.
In scena una madre che trae dal suo dolore la forza di divenire una guerriera in cerca di giustizia.
Avvolto nelle luci di una camera oscura, una giovane ombra scatta fotografie, si tratta del giovane studente Francesco
Accanto, Carla cerca la verità, provando a sciogliere una matassa con nodi inconprensibili che la conducono in uno scontro frontale con la debolezza, con la forza, con l'ostinazione. Dopo 31 anni di domande insolute
per la prima volta la speranza assume concretezza, il caso di Valerio è stato riaperto ed è rispuntato fuori anche il dossier, di cui grazie ad un'articolo di Giovanni Bianconi, Carla riconosce la grafia del figlio.
In scena una performance di arti marziali a cura della palestra popolare Valerio Verbano, ci porterà indietro nel tempo, per ricordarci qual'era il clima di quegli anni e come i militanti si preparavano anche sportivamente per fronteggiare gli scontri.
Presente e passato sono li con le armi e silenziatori fatti a mano, anche Carla è presente ed oggi più che mai si mette in gioco anche sul palco per gridare ancora al mondo"giustizia per Valerio".
Pubblicato in SPAZI SOCIALI

pc 8 giugno - Melfi, operai Fiat licenziati, e reintegrati restano fuori anche con ufficiale giudiziario



MELFI (POTENZA) – La direzione dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat non ha concesso a Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli – i tre operai licenziati nel luglio del 2010 perchè accusati di aver interrotto le produzioni durante uno sciopero interno – di tornare oggi sulle linee di produzione, nonostante i legali della Fiom-Cgil avessero ottenuto la presenza di un ufficiale giudiziario del Tribunale di Melfi.

La scelta di giungere ai cancelli della fabbrica con un ufficiale giudiziario è stata fatta per “far valere” la sentenza favorevole ai tre operai emessa dalla Corte di appello di Potenza il 23 febbraio scorso: “L'azienda – ha spiegato l'avvocato Lina Grosso, che rappresenta la Fiom-Cgil – ha ribadito che non intende fare entrare i tre lavoratori in fabbrica, ricordando che comunque continua a retribuirli regolarmente. Sembra quindi che la Fiat non sia per niente intenzionata ad ottemperare alla sentenza della Corte di appello”. I legali della Fiom-Cgil, nei mesi scorsi, avevano presentato un atto di precetto per ottenere l’esecuzione della sentenza della Corte di appello, intimando “all’azienda di adempiere a quel pronunciamento”. “L'ufficiale giudiziario - ha evidenziato Grosso – purtroppo ha ritenuto che non sussistessero i presupposti per obbligare la Fiat a far tornare i tre in fabbrica con l’uso della forza pubblica. Quello di oggi - ha concluso Grosso – è però soltanto un primo passo formale: presto ci rivolgeremo al giudice dell’esecuzione per promuovere un nuovo giudizio”.

“Siamo venuti qui con l'ufficiale giudiziario, perchè speravamo che la sentenza della Corte di appello di Potenza, a noi favorevole, venisse rispettata, invece continuiamo ad incontrare il muro di opposizione dell’azienda, che insiste nell’affermare che pagandoci lo stipendio è come se ottemperasse a quel dispositivo”.

Lo ha detto all’ANSA Marco Pignatelli, uno dei tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat, che da circa due anni vogliono tornare in fabbrica. “La Fiat – ha aggiunto Pignatelli – vuole tenerci a casa senza far niente, ma questo per noi è offensivo”. La “delusione per non aver ottenuto il rispetto della sentenza”, caratterizza anche i commenti degli altri due lavoratori al centro della battaglia giudiziaria tra Fiat e Fiom-Cgil: “Sono nuovamente deluso – ha detto Antonio Lamorte – e mi dispiace prendere atto per l’ennesima volta, che la Fiat non rispetta le leggi, mentre noi lo abbiamo fatto, rimanendo a casa quando in primo grado ebbe ragione l’azienda”.

“Speravo in qualcosa di diverso, perchè credo che qualsiasi decisione di un giudice non sia una cosa da sottovalutare”, ha sottolineato Giovanni Barozzino, secondo il quale “in questo momento, le istituzioni politiche dovrebbero farsi carico di quello che sta avvenendo. Non chiediamo molto – ha concluso – ma soltanto di tornare al lavoro, che non è non certo privilegiato”.

giovedì 7 giugno 2012

pc 7 giugno - Modena - Bloccano l'autostrada: la Questura risponde con multe ai lavoratori in lotta.

Modena - Bloccano l'autostrada: la Questura risponde con multe ai lavoratori in lotta.

Modena_Multe per un migliaio di euro a diversi iscritti del sindacato dei metalmeccanici della Fiom-Cgil per l'occupazione dell'autostrada del 29 marzo.
In 29 marzo scorso, oltre 10mila lavoratori metalmeccanici e non solo, della Cgil e non solo, hanno manifestato in difesa dell' articolo 18 e per contrastare l'attacco al mondo del lavoro. La manifestazione si è poi conclusa con l'occupazione spontanea dell'autostrada del sole a cavallo dello svincolo di Modena Nord, fermando di fatto l'Italia per circa una mezzoretta in uno dei suoi snodi più importanti.
La cosa che però emerge da queste multe è che ancora una volta non sono state fatte a caso ma hanno avuto precisi destinatari: militanti del centro sociale Guernica, iscritti e simpatizzanti di Rifondazione Comunista e aderenti alla rete 28 Aprile. Così facendo pensano di intimidire delle lotte che ora mai hanno preso il suo corso, che travalicano il mondo del lavoro e che in molti partecipanti a quella manifestazioni sono ben coscenti nella loro testa; perchè la spinta di andare oltre a quel casello, termine ultimo delle autorizzazioni è venuta proprio da quei lavoratori, semplici iscritti al sindacato che si sono stancati di essere presi per il culo da una governance che non sa dare più risposte.
La speranza è che questo ennesimo segnale faccia aprire gli occhi a una Cgil troppo ferma sul campo delle lotte. Un segnale preoccupante che dovrebbe spingere la confederazione della segretaria Camusso, a spingersi oltre al semplice ricorso e tutela legale per i lavoratori destinatari delle multe, a partire da una reazione importante all'attacco finale che si sta consumando ne palazzi del potere italiano con l'approvazione della riforma del lavoro portata avanti dal governo Monti.
Pubblichiamo sotto il comunicato della Fiom di Modena:
LA FIOM DICE NO ALLE SANZIONI RECAPITE AD ALCUNI LAVORATORI PER LA MANIFESTAZIONE DEL 29 MARZO SCORSO
A margine della conferenza stampa odierna sulla vertenza Fiat e il ricorso del sindacato contro il respingimento della Rsa Fiom negli stabilimenti modenesi, il segretario della Fiom/Cgil di Modena Cesare Pizzolla ha anche accennato ai provvedimenti disciplinari che la Questura sta inviando in questi giorni a diversi lavoratori per la manifestazione del 29 marzo scorso.
Si tratta di ammende del valore di alcune migliaia di euro, al momento per alcuni lavoratori, per gli accadimenti dello scorso 29 marzo nel corso dell’imponente manifestazione a cui presero parte 10.000 lavoratori metalmeccanici per protestare contro le modifiche all’art.18, la riforma del mercato del lavoro, per l’estensione universale degli ammortizzatori sociali e contro la precarietà.
"Le sanzioni recapitate sono un atto grave e inopportuno – ha detto il segretario della Fiom di Modena – che non tiene conto del forte malessere che serpeggia fra i lavoratori verso i provvedimenti del Governo e che erano alla base dello sciopero e della manifestazione del 29 marzo scorso".
"Chiediamo di non punire i lavoratori, di ascoltare invece le ragioni del perché questa gente è arrabbiata. La Fiom invita la Questura a ripensare i provvedimenti e auspica un ritiro. Ma se ciò non dovesse avvenire la Fiom dichiara fin da ora che darà assistenza legale per il ricorso contro quei provvedimenti ai propri iscritti intendano farlo".
Non si smentisce ancora una volta l'atteggiamento del potere italiano, che per mano della questura di modena, invece di dare risposte ai lavoratori impegnati nella difesa dei proprio diritti, commina pesanti sanzioni di 2580 euro per diversi lavoratori iscritti alla Fiom-Cgil.
InfoAut Modena

pc 7 giugno -Fuori Israele dal Napoli Teatro Festival!

Contestata la cantante Noa al Teatro S.Carlo

Ieri sera, 6 Giugno, più di un centinaio di attivisti si sono riuniti in presidio all’esterno del Teatro San Carlo di Napoli per contestare la presenza della cantante israeliana Noa, che si è esibita nell’ambito del Napoli Teatro Festival. Gli attivisti, fra cui studenti, lavoratori e artisti riuniti nella sigla “Napoli per la Palestina” hanno contestato la scelta di quest’anno del Teatro Festival di dedicare uno spazio particolare ad artisti israeliani, fra cui appunto Noa, che non hanno mai preso posizione contro le politiche di apartheid e occupazione del governo israeliano. Proprio la cantante con le sue parole legittimò l'offensiva militare che durante l'operazione Piombo fuso a cavallo tra il 2008 e 2009 causò la morte di 1440 palestinesi.
Con slogan, striscioni e bandiere palestinesi è stato sottolineato come, da sempre, certi intellettuali, artisti, enti ed istituzioni siano implicati nel processo di costruzione e di accurata propaganda di un'immagine dello stato d'Israele come di una democrazia modello, pluralista, accogliente e tollerante. Al contrario, agli israeliani e agli ebrei che realmente mettono in discussione l’occupazione dei Territori Palestinesi, le politiche razziste e di apartheid dello Stato d’Israele, non viene dato spazio e, anzi, subiscono un vero e proprio linciaggio mediatico e la negazione di opportunità lavorative.
Anche ieri si è provato a far tacere il presidio, ad impedire che qualche voce di dissenso per una indegna passerella nella nostra città potesse levarsi. Un atteggiamento delle forze dell’ordine a dir poco spropositato e violento nell’impedire anche solo un volantinaggio pena placcaggio e identificazione immediata, come avvenuto per chi ha “osato”.
La contestazione di oggi è inserita in una serie di eventi in programma in questi giorni in città, il “Napoli Stay Human Festival”, un contro-festival che ha lo scopo di dare voce a chi invece sostiene le ragioni della popolazione palestinese. Numerosi artisti, cantanti e intellettuali daranno il proprio contributo. Il 17 giugno è già previsto uno spettacolo a cui parteciperanno, tra gli altri, Moni Ovadia e Daniele Sepe, il cui ricavato sarà destinato a sostenere il progetto “Dima” impegnato nella costruzione di un asilo nella Striscia di Gaza.
Napoli per la Palestina
info@
caunapoli.org