venerdì 24 febbraio 2012

pc 24 Febbraio- INIZIATIVA NO TAV A PALERMO, LIBERI TUTTI!

Sabato 25 Febbraio gli abitanti della Val Susa hanno indetto una nuova manifestazione nazionale contro lo scempio della TAV e a sostegno dei militanti NOTAV arrestati, bersaglio di una montatura giudiziaria che ha lo scopo di intimidire chi da più di 20 anni lotta per difendere il proprio territorio contro speculazione di padroni e politici da destra a "sinistra", ma anche di colpire chi da Nord a Sud ha solidarizzato attivamente negli ultimi mesi partecipando alle manifestazioni in Valle. 
In questi anni la lotta No Tav è stata capace di generalizzarsi in maniera dinamica e trasversale, diventando anche lotta contro il governo Berlusconi, contro l'attuale governo Monti, contro la falsa opposizione del PD che invece invoca la repressione contro la popolazione che si oppone a tutto ciò, contro la repressione poliziesca, assumendo sempre più la forma di una lotta di resistenza popolare.

Una delegazione di compagni e compagne di diverse aree politiche partirà da Palermo e parteciperà alla manifestazione, chi invece per ovvi motivi logistici non potrà andare è invitato a costruire e partecipare a un'iniziativa gemellata di informazione e solidarietà con la lotta No Tav al fianco dei valsusini e dei compagni arrestati, Sabato pomeriggio alle ore 16:00 Pza Massimo

APPELLO PER UNA NUOVA MARCIA NO TAV IN VALLE DI SUSA

DA BUSSOLENO A SUSA – SABATO 25 FEBBRAIO 2012

RITROVO DALLE ORE 13 IN PIAZZA DELLA STAZIONE A BUSSOLENO

Il popolo NO TAV scenderà ancora una volta in strada per ribadire il proprio rifiuto al progetto inutile e devastante della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.

La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con la Comunità Montanae l’assemblea dei sindaci della val Susa e val Sangone per ribadire l’unità del territorio nel respingere quest’opera.

Sarà un’ occasione per rilanciare la mobilitazione e sancire la legittimità della resistenza in corso da mesi contro il cantiere di Chiomonte, area militarizzata.

Esprimeremo anche in questa giornata la nostra vicinanza e solidarietà nei confronti delle persone arrestate e inquisite per aver lottato al nostro fianco e invitiamo tutte le loro famiglie a partecipare con noi a quella che sarà una grande giornata di testimonianza e gratitudine.

Saranno bene accetti anche questa volta tutti coloro che giungeranno in valle per supportare le istanze del movimento NO TAV che sempre più sta diventando simbolo di riscossa per chi lotta contro i poteri forti e riferimento per le idee di un altro mondo possibile.

Vi aspettiamo numerosi e determinati.

IL MOVIMENTO NOTAV

giovedì 23 febbraio 2012

pc 24 febbraio - reintegro alla fiat sata...la posizione della Fiom.. eccesso di trionfalismo, è vinta una battaglia non la guerra

Fiom Cgil Basilicata: il giudice reintegra Barozzino, Lamorte e Pignatelli.
Una vittoria che ripristina democrazia e libertà sindacale.
La Fiom CGIL Basilicata esprime soddisfazione per il dispositivo della Corte di Appello di Potenza, sezione lavoro, che accoglie l’appello presentato dalla nostra organizzazione ribaltando il giudizio di primo grado e, dopo quasi due anni, reintegra al lavoro Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte, Marco Pignatelli.
Il pronunciamento della corte fa giustizia di quanto sostenuto dalla nostra organizzazione sui principi di democrazia e libertà delle lavoratrici e dei lavoratori di esercitare legittimamente i propri diritti.
Oggi inizia un nuovo corso per le relazioni sindacali negli stabilimenti Fiat e non solo, con le lavoratrici ed i lavoratori che non devono avere più paura di coniugare i diritti con il lavoro.
Nei prossimi giorni partiranno la serie dei ricorsi ex art. 28 in tutti gli stabilimenti Fiat, per il riconoscimento del diritto dei lavoratori ad eleggere le RSU e a potersi iscrivere liberamente al sindacato.
Alla luce dei fatti di oggi lo sciopero del 9 marzo a Roma assume una valenza particolare per il ripristino delle condizioni di democrazia, per ribadire il ruolo centrale del contratto nazionale di lavoro, per la tutela e l’estensione dell’art. 18dello statuto dei lavoratori contro i licenziamenti ingiusti ed illeggittimi.
Potenza, 23 febbraio 2012

Fiat Sata. Landini (Fiom): “Esprimiamo soddisfazione per la sentenza del Tribunale di Potenza che reintegra i tre lavoratori di Melfi e condanna l'Azienda per comportamento antisindacale”

Il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.
“La Corte d'Appello di Potenza ha accolto il ricorso della Fiom, confermando così la condanna alla Fiat Sata di Melfi per comportamento antisindacale e disponendo il reintegro sul loro posto di lavoro di Giovanni Barozzino, Antonio La Morte e Marco Pignatelli. Viene così confermato il primo decreto emesso dal Tribunale di Melfi.”

“La Fiom esprime la sua più profonda soddisfazione per la sentenza, soprattutto alla luce dei gravi atti di discriminazione contro i nostri iscritti e i nostri delegati che si stanno verificando in tutti gli stabilimenti del Gruppo. Il licenziamento dei tre lavoratori di Melfi del luglio 2010 è stato, infatti, il primo gravissimo attacco al diritto di sciopero, alla dignità e alle libertà di chi lavora condotto nell'ambito del nuovo modello Marchionne.”

“Visto l'uso strumentale e la denigrazione a mezzo stampa avanzata in questi mesi verso i tre lavoratori iscritti e delegati della Fiom, valuteremo insieme a loro se richiedere i danni morali.”

pc 24 febbraio - il dominio e il sabotaggio... il dominio perde

Melfi, la Fiom vince in appello.
Fiat dovrà reintegrare i tre licenziati. I giudici del secondo grado danno ragione al sindacato sulla vicenda che nell'estate del 2010 portò all'esclusione dalla fabbrica di due delegati Cgil, accusati di aver provocato un blocco produttivo durante uno sciopero interno. Il Lingotto annuncia ricorso in Cassazione.

Antonio Lamorte, Giovanni Parozzino e Marco Pignatelli, tre operai al centro della vicenda
Melfi, operai: "Non entriamo, ma sempre qui"
Melfi, i 3 operai reintegrati dirottati nella 'saletta' La Fiom presenta una denuncia penale
Fiat, i tre operai licenziati di Melfi "Domani ci presenteremo al lavoro"
La Fiat agli operai reintegrati: "Non presentatevi al lavoro"

Articolo
Operai reintegrati, la Fiat fa ricorso "Hanno bloccato le linee di montaggio"
Melfi, reintegrati gli operai licenziati Il giudice: "Provvedimento antisindacale" Landini: "Per Melfi sentenza contro le discriminazioni".
Il capannone della vergogna POTENZA - La Corte di appello di Potenza, accogliendo il ricorso della Fiom, ha ordinato alla Fiat di reintegrare nello stabilimento di Melfi (Potenza) i tre operai (due dei quali delegati proprio della Fiom) licenziati nell'estate del 2010 con l'accusa di aver bloccato un carrello e dunque i processi produttivi durante uno sciopero interno.

Un mese dopo il licenziamento dei tre operai, il giudice del lavoro giudicò antisindacale il comportamento dell'azienda e ordinò il loro reintegro. Il 14 luglio 2011, però, la sentenza fu ribaltata: un altro giudice accolse il ricorso della Fiat e i tre operai - Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli - furono licenziati. Oggi, subito dopo la sentenza, il legale della Fiom, Franco Focareta, ha detto che il verdetto "conferma l'antisindacalità del comportamento della Fiat".

I tre operai hanno assistito alla lettura della sentenza e sono usciti commossi dall'aula, accolti dagli applausi di un gruppo di colleghi: "Vogliamo solo tornare a lavorare", hanno commentato fra una telefonata e l'altra ad amici e parenti. "Si è ripristinata la giustizia nei luoghi di lavoro", ha detto invece il segretario regionale della Fiom Basilicata, Emanuele De Nicola.
Lo stabilimento di Melfi, intanto, dovrebbere sospendere la produzione della Punto dal 23 marzo al 2 aprile e nei giorni 6, 13, 16 e 20 aprile. La decisione è stata preannunciata dalla Fismic. Secondo il sindacato, i circa 5mila operai dello stabilimento saranno messi in cassa integrazione.
Contro la decisione della corte d'appello potentina, la Fiat preannuncia il ricorso in Cassazione: "Seguendo la linea già tenuta nei precedenti gradi di giudizio, la Fiat non intende rilasciare alcun commento sulla sentenza - si legge nella nota del Lingotto. L'Azienda, comunque, tiene a sottolineare che considera inaccettabili comportamenti come quelli tenuti dai tre lavoratori e che proseguirà le azioni per impedire che simili condotte si ripetano".

"La Fiom esprime la sua più profonda soddisfazione per la sentenza - commenta il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini - soprattutto alla luce dei gravi atti di discriminazione contro i nostri iscritti e i nostri delegati che si stanno verificando in tutti gli stabilimenti del Gruppo". Secondo il leader del sindacato metalmeccanici della Cgil, la decisione odierna è ancora più significativa perché "il licenziamento dei tre lavoratori di Melfi del luglio 2010 è stato il primo gravissimo attacco al diritto di sciopero, alla dignità e alle libertà di chi lavora condotto nell'ambito del nuovo modello Marchionne.

pc 24 febbraio - una grande vittoria della resistenza operaia alla fiat sata


certo ora la fiat non ci vuole stare
è questa una ragione in più per valutare importante questa battaglia vinta
con marco, antonio e giovanni fino in fondo
il fascismo padronale fiat sarà fermato

proletari comunisti -PCmItalia
24 febbraio 2012

Reintegrati i tre operai licenziati alla Fiat Sata di Melfi
23/02/2012 La Corte d'Appello del Tribunale di Potenza ha accolto il ricorso della Fiom contro il licenziamento dei tre operai della Fiat Sata di Melfi Giovanni Barozzino, Marco Pignatelli e Antonio Lamorte. E tre lavoratori - due delegati Fiom e un iscritto - erano stati licenziati a luglio del 2010, accusti di sabotaggio nel corso di uno sciopero all'interno dello stabilimento. In primo grado, il giudice del Tribunale di Melfi aveva confermato i licenziamenti. I tre lavoratori ora dovranno essere reintegrati.

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pc 24 febbraio - alla Sata la fiat la prende in c.. vittoria in appello dei tre licenziati fiat


Melfi, accolto ricorso reintegrati lavoratori stabilimento Fiat


Potenza, accogliendo il ricorso della Fiom, ha ordinato alla Fiat di reintegrare nello stabilimento di Melfi (Potenza) i tre operai (due dei quali delegati proprio della Fiom) licenziamenti nell’estate del 2010 con l’accusa di aver bloccato un carrello durante uno sciopero interno.

La sentenza della Corte d’Appello ha «effetto immediato». Lo ha spiegato uno degli avvocati del sindacato, Lina Grosso, annunciando che «già domani invieremo richiesta per l'adempimento all’azienda», affinchè i tre operai «tornino immediatamente al loro posto di lavoro».

Un mese dopo il licenziamento dei tre operai, il giudice del lavoro giudicò antisindacale il comportamento dell’azienda e ordinò il loro reintegro. Il 14 luglio 2011, però, la sentenza fu ribaltata: un altro giudice accolse il ricorso della Fiat e i tre operai – Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli – furono licenziati. Oggi, subito dopo la sentenza, il legale della Fiom, Franco Focareta, ha detto che il verdetto “conferma l'antisindacalità del comportamento della Fiat”.

«Vogliamo solo tornare a lavorare». Così i tre operai della Fiat di Melfi licenziati hanno accolto la decisione della Corte d’Appello di Potenza che obbliga l’azienda al reintegro. Barozzino, Lamorte e Pignatelli hanno assistito alla lettura della sentenza e subito dopo si sono commossi: fuori dall’aula, sono stati accolti da un applauso dei loro colleghi. «Vogliamo solo tornare a lavorare», hanno detto i tre, fra una telefonata e l’altra a parenti e amici. “Non abbiamo mai voluto le prime pagine dei giornali e, sinceramente, ne avremmo fatto a meno. ora vogliamo solo ritornare alla normalità, al nostro posto di lavoro, ad essere gli uomini comuni che eravamo un anno e mezzo fa”: lo ha detto Giovanni Barozzino, uno dei tre operai.

Barozzino, che ha anche scritto un libro sulla vicenda, ha parlato assieme ad Antonio Lamorte e Marco Pignatelli: sono i tre operai licenziati nel 2010. “Non ci siamo mai pentiti per quello che è successo”, ha aggiunto Pignatelli: “però – ha continuato – non abbiamo mai smesso di avere fiducia nella magistratura”. “Per me – ha concluso Lamorte – è stato un ritorno alla dittatura, perchè sono stato licenziato mentre esercitavo il mio diritto di sciopero”.

LA NOTA DELLA FIOM - "Visto l’uso strumentale e la denigrazione a mezzo stampa avanzata in questi mesi verso i tre lavoratori iscritti e delegati della Fiom, valuteremo insieme a loro se richiedere i danni morali» alla Fiat. Lo afferma il segretario generale della Fiom-Cgil in una nota dove si esprime «soddisfazione» per la sentenza della Corte di Appello di Potenza che ha condannato la casa automobilistica per comportamento antisindacale ordinando il reintegro di tre operai.

Il licenziamento dei tre lavoratori di Melfi del luglio 2010 è stato, ricorda Landini, «il primo gravissimo attacco al diritto di sciopero, alla dignità e alle libertà di chi lavora condotto nell’ambito del nuovo modello Marchionne»

La sentenza di Potenza soddisfa la Fiom «soprattutto - sottolinea Landini – alla luce dei gravi atti di discriminazione contro i nostri iscritti e i nostri delegati che si stanno verificando in tutti gli stabilimenti del Gruppo».

«A Melfi è stata fatta giustizia: non c'erano sabotatori, non esisteva una fabbrica ingovernabile, crolla il teorema Fiat che è stato utilizzato per imporre a tutti i dipendenti un contratto alternativo a quello nazionale». Così Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom, commenta la decisione della Corte d’Appello di Potenza che obbliga l’azienda al reintegro dei tre operai.

«In molti – aggiunge – dovrebbero riflettere e trarne le conseguenze. Credo che bisognerà verificare gli eventuali danni morali per i lavoratori che hanno subito questa ingiustizia».

pc 24 febbraio - ancora sul fascismo fiat ..costruire la risposta necessaria

La messa cantata nell’acquario
un intervento di Antonio Di Luca, operaio in cassa integrazione della Fiat di Pomigliano d’Arco e membro del direttivo provinciale della Fiom Cgil di Napoli, pubblicato su Il Manifesto il giorno 21 febbraio 2012.

Sono poco più di duemila dipendenti, e solo 1750 gli operai finora richiamati a Pomigliano. In linea con il quaranta percento dichiarato all’esame congiunto di Roma dalla Fiat nel luglio 2011. Passaggio necessario, per rinnovare di un altro anno la cassa integrazione per cessazione di attività per i restanti tremila e duecento operai ancora fuori dal processo produttivo. A oggi lo stabilimento produce ottocento vetture al giorno su due turni per cinque giorni alla settimana. Dalle ore sei alle quattordici e dalle quattordici alle ventidue. Il turno di notte è saltato, compromettendo anche quel poco di aumento salariale dovuto all’indennità notturna. Questo significa concentrare l’innalzamento della salita produttiva solo su due turni anziché tre, e aumentare notevolmente lo sfruttamento intensivo psicofisico degli operai, costretti a ritmi massacranti oltre ogni limite di ragionevolezza. La salita produttiva nei prossimi giorni porterà a produrre quattrocentoventi vetture a turno, una macchina al minuto. Meno di una margherita nel forno di una pizzeria. Una follia, mentre diversi capannoni sono in disuso e oltre tremila operai in cassa integrazione.

Ma, è questo il punto: non poteva essere altrimenti. Quando si produce una sola vettura, per quanto bella, ma con un bassissimo valore aggiunto, comprimere i costi per l’azienda diventa necessario. Ed è in questo quadro che i delatori diventano essenziali per annientare la dignità degli operai. Le testimonianze che ci giungono quotidianamente hanno dell’inverosimile, spesso accompagnate da pianti. Ecco il motivo umano, prima che sindacale o legale che ci spinge a svelare questo abominio. Da quando è partita la produzione della nuova Panda le pause saltano, senza avvisi, scuse o particolare rispetto delle relazioni minime sindacali: «La pausa dalle diciotto alle diciotto e dieci salta», è il freddo ordine del capo. Per chi aspetta quella pausa, già scelleratamente ridimensionata da “accordi” imposti dal “manager dei due mondi”, per riposarsi dalla fatica di una catena che corre all’impazzata, è il baratro. Lavorare ancora due ore in quelle condizioni, con la schiena a pezzi, le gambe pesanti, la bocca secca e dolori alle articolazioni. Ti sembra di impazzire.

Ma è a fine turno che si compie l’atto drammaturgico più grave, Shakespeare e Brecht a confronto sembrerebbero dei dilettanti: “la messa nell’acquario”. Vi ricordate la lettera scritta al Corriere della sera dal professor Ichino su Pomigliano?: “[…] gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati”. Bene, quelle pareti di cristallo, che gli operai chiamano acquario, sono gli uffici che alla fine di ogni turno sono adibite per la pièce. C’è un microfono, c’è il direttore con tutti i preposti aziendali al cui cospetto sono convocati gli operai. La riunione si apre con la dettagliata delazione dei capi e/o dei team leader sugli errori commessi durante il turno dagli inconsapevoli operai, tralasciando naturalmente errori e ritardi provocati dal processo o dal prodotto. L’audizione è obbligatoria per gli operai e lo spettacolo viene rappresentato nella pausa mensa. Quindi senza mangiare, dopo che quei poveracci hanno trascorso dieci o undici ore lontano da casa, e dopo un turno massacrante di lavoro.

Per espiare i propri peccati, il povero operaio messo in mezzo dalle gerarchie di fabbrica è costretto, al microfono, a scusarsi dinanzi a tutti, magari di errori che neanche ricorda, vista la densità delle operazioni, cui è stato sottoposto. Deve fornire convincenti prove del suo pentimento, nella speranza che la sua esibizione sia accolta con benevolenza dai capi e dal direttore e che scongiuri l’inevitabile contestazione e la multa. Provvedimenti che scatteranno comunque in automatico dopo tre “messe” fino a provocare il licenziamento del malcapitato dopo alcune contestazioni disciplinari.

Molti obietteranno che è normale in una grande azienda effettuare un brainstorming, o un semplice feedback della giornata; senza scomodare Marx, credo sia inconcepibile imporlo in queste forme a operai già provati da una giornata alla catena per poche decine di euro al giorno e in un quadro di delazioni tipiche solo in “un universo concentrazionario” dove l’unico obiettivo è l’annullamento della persona umana, prima ancora che dell’operaio. (antonio di luca)

pc 24 febbraio - Pomigliano il fascismo padronale deve essere fermato con le buone o con le cattive

“Sono un uomo di merda”
22 febbraio 2012

“Io song n’omme ‘e mmerda”. Non sono i versi di una canzone scurrile. Sono le incredibili parole, un autocondanna, un’autocritica alla Pol Pot, che gli operai ddella Fiat di Pomigliano sono costretti a pronunciare davanti a un microfono e davanti a compagni e capi in una specie di assemblea detta modernamente “acquario”. Un’umiliante penitenza richiesta quando quell’operaio “non regge le cadenze o sbaglia a montare un pezzo”. Forse questi sono i “fannulloni” a cui allude la Marcegaglia. Insomma l’operaio cede alla fatica e così “viene convocato a fine turno: capi e sottocapi lo circondano e gli fanno recitare al microfono” tali tremendi versetti. L’episodio è riportato non in un foglietto estremista diffuso dai duri della Fiom bensì dal “Foglio” di Giuliano Ferrara. E l’autore dell’articolo è un Gianfranco Pace che forse soffre le reminiscenze di un suo lontano passato. E il fatto era già stato raccontato da Loris Campetti sul “Manifesto”.

“Io sono un uomo di merda” è costretto a dire quell’operaio che come un novello Charlot non ce la fa a inseguire i ritmi di Marchionne. In una fabbrica dove se hai la tessera Fiom non entri. Come quando non si poteva avere l’Unità in tasca. E poi c’è chi osa tacciare di nostalgici del primo Novecento perfino coloro che nel Pd osano non osannare la politica Fiat. Ma chi sta facendo salti enormi all’indetro, in nome dei “tempi moderni” (titolo, appunto, del film di Chaplin)?

Un episodio che incita alla rivolta. Che prima o poi arriverà . E così i moderni proletari, per rimanere in tema, saranno costretti a riscoprire un antico sorpassato slogan soreliano: “A salario di merda lavoro di merda”. Così – magari anche quando si sostiene che la riforma del lavoro la fanno solo esperti ministri senza il conforto eperto dei sindacati – si buttano a mare anni di faticose conquiste e vere modernizzazioni.Quelle che avrebbero dovuto portare “da sfruttati a produttori”, come diceva un volume di Bruno Trentin. Tanto per citare uno che se fosse ancora vivo non crederebbe ai propri occhi.

pc 24 febbraio - Carceri: la strage continua

Foggia: detenuto si impicca con la tuta
Ha usato la corda dei pantaloni. Undicesimo caso del 2012.


Undicesimo caso di suicidio in un carcere italiano dall'inizio del 2012. Dopo il 21enne che si è tolto la vita a San Vittore a Milano, il 23 febbraio, a Foggia, un 36enne si è impiccato nella sua cella con il cordoncino della tuta che indossava.
Ottavio Mastrochirico si trovava in prigione dal 2010 con l'accusa di avere ucciso un'anziana 80enne, e avrebbe dovuto scontare 16 anni di detenzione. Da qualche giorno era stato trasferito in una cella singola, dopo avere avuto dei problemi con altri detenuti.
TERZA VITTIMA A FOGGIA IN POCO TEMPO. Ed è già la terza vittima in poco tempo all'interno del penitenziario di Foggia: l'uomo, di Polignano a mare, è stato trovato da un agente di polizia penitenziaria.
Proprio qualche giorno fa il carcere di Foggia era stato oggetto di un sopralluogo da parte del presidente della camera penale, Gianluca Ursitti, del presidente dell'ordine degli avvocati della città, Tonio Ciarambino e del segretario dell'associazione nazionale magistrati, sempre di Foggia, Antonio Laronga.
NEL CARCERE 744 PERSONE MA CAPIENZA A 371. La visita era stata allo scopo di verificare le condizioni di vivibilità dei detenuti, dopo gli altri due suicidi, l'ultimo dei quali è avvenuto nel novembre 2010: il 41enne Raffaele Ferrentino si era impiccato con i lembi dei suoi stessi pantaloni.
Il caso si è immesso nella questione del decreto svuota carceri che è stato recentemente approvato alla Camera. La capienza del carcere, in effetti, è di 371 persone ma i detenuti che sono al suo interno sono 744, situazione che è stata definita insostenibile dal sindacato di polizia penitenziaria, l'Osapp. A Foggia, inoltre, sono in servizio 310 agenti, divisi nei quattro turni lavorativi, mentre ne servirebbero almeno 420. Segnalato anche il caso di Lucera, dove i reclusi sono arrivati a 250 a fronte di una capienza di 135 posti.
A commento dell'ennesimo suicidio di un carcerato, il segretario nazionale dell'Osapp, Domenico Mastrulli, ha dichiarato: «C'è grande rammarico quando si è costretti nell'indifferenza generale delle istituzioni a contare un'altra vita umana».
Giovedì, 23 Febbraio 2012

pc 24 febbraio - domande del leader notav Perino al forcaiolo antitav giudice Caselli

Perino ha rivolto indirettamente due domande a Caselli sui provvedimenti cautelari nei confronti di 41 attivisti del movimento No Tav. "Se Spaccarotella, che era un poliziotto, non ha fatto un giorno di galera prima del giudizio della Cassazione e ha continuato a essere in servizio - ha detto Perino - perché hanno messo dentro i nostri?". "E in base a quale disposizione le 'forze del disordine' continuano a occupare le aree antistante e retrostante il museo e la cantina sociale della Maddalena, visto che le aree del cantiere sono altrove?"

pc 24 febbraio - rappresaglia di stato contro i ribelli di roma del 15 ottobre

Piazza San Giovanni, dure condanne
per gli scontri con le forze dell'ordine

Rito abbreviato per Giuseppe Ciurleo, 21 anni, e Lorenzo Giuliani, 20. I due giovani, secondo l'accusa, avrebbero lanciato "pietre e altri oggetti contundenti ed esplodenti" contro polizia e carabinieri, utilizzando anche "manici di piccone"
Pesanti condanne sono state inflitte con rito abbreviato dal gup Anna Maria Fattori nei confronti di due manifestanti arrestati durante gli scontri avvenuti nei pressi di piazza San Giovanni del 15 ottobre scorso.

In particolare, il gup ha inflitto 5 anni di reclusione a Giuseppe Ciurleo, 21 anni, e 4 anni a Lorenzo Giuliani, 20 anni. Accolte così le richieste del pm Ilaria Calò. I due ragazzi, che si trovano agli arresti domiciliari e che nel giudizio sono rappresentati dall'avvocato Maria Luisa D'Addabbo, sono accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale.

LE FOTO DEGLI SCONTRI

I momenti del loro fermo furono ripresi in un video (depositato dalla difesa degli imputati) che fece il giro del web in cui una donna, da una finestra, gridava: "Non li arrestate, loro non c'entrano nulla con gli scontri". Secondo il capo di imputazione i due avrebbero lanciato "pietre e altri oggetti contundenti ed esplodenti" contro uomini delle forze dell'ordine, utilizzando anche "manici di piccone" come "strumenti atti a offendere". Il gup a inizio udienza aveva respinto la richiesta di costituzione di parte civile di Comune di Roma, Atac e Ama. (22 febbraio 2012)

pc 24 febbraio - un personaggio di estrema destra a presidente della repubblica tedesca

[Il presidente designato della Germania, Joachim Gauck, si è reso noto alle cronache in anni recenti per alcune sue posizioni esplicite: l'apprezzamento per le dichiarazioni pubbliche di Thilo Sarrazin contro gli immigrati musulmani; la retorica pietista sugli esuli tedeschi della Slesia, e viceversa la relativizzazione dell'Olocausto commesso dai nazisti; la messa sullo stesso piano dei sistemi fascisti da una parte e socialisti dall'altra - d'altronde per un periodo è stato proprio Gauck a sovraintendere all'uso degli archivi della Stasi; la messa in discussione dell'attuale confine orientale con la Polonia; l'incitamento ai tedeschi a ritornare dai sensi di colpa al patriottismo... Costui può adesso contare sull'accordo di tutte le forze politiche parlamentari per la sua elezione, ma, in particolare, delle lodi entusiastiche dei quotidiani della destra estrema.]

mercoledì 22 febbraio 2012

pc 22 febbraio - MARCHIONNE METTE IN ONDA "IL GRANDE FRATELLO"


Da IL foglio quotidiano di LUCA TELESE
Alla Fiat va in onda “il Grande Fratello Contratto”, o “il cinegiornale Marchionne”, ovvero un nuovo modulo di comunicazione propagandistica che farà sicuramente epoca, condensato in un cd e in un apposito manualetto. Anzi, no. Alla Fiat va in onda un rigoroso documentario informativo che mette al corrente gli operai delle straordinarie opportunità che questo nuovo contratto offre loro...
IL FATTO è questo: da pochi giorni, negli stabilimenti dell’azienda di Marchionne sta andando in onda a ciclo continuo, sugli schermi della diffusione interna, un meraviglioso filmino di 6 minuti e 45 secondi che illustra agli operai le meraviglie del nuovo contratto. Immaginatevi la scena: l’operaio Ciro se ne sta alla catena di montaggio della nuova Panda, combattuto dal problema di dover fare la pipì e avere a disposizione (grazie alla nuove norme) dieci minuti di pausa in meno, ed ecco che davanti a lui scorrono le immagini di questa meravigliosa campagna di indottrinamento. Basta con le obsolescenze dei sindacalisti, con tutte le chiacchiere vuote sui diritti. Basta anche con l’iconografia triste degli operai, in tuta blu e con la barba lunga. Lei, ragazza bruna con i capelli a caschetto, seno volitivo e sorriso smagliante, pare pronta per una telenovela. Lui, simpatica aria da tonno, capelli sale e pepe, camicia bianca e jeans è perfetto per la pubblicità del dentifricio: “Questo contratto – si chiede rapita lei – migliora le nostre condizioni?”. Le risposte rassicuranti di lui son tutto un programma: “Il contratto prevede una nuova busta paga che ha effetti quando si lavora di più”. Ovvero: non ci sono aumenti, ma usiamo una formulazione che lo lasci intendere, magari qualcuno ci crede. D’altra parte lo scenario in cui va in onda la grande campagna di propaganda della Fiat è questo. Nelle nuove fabbriche dell’azienda, a partire da Pomigliano, lo schermo del cinegiornale-Lingotto arriva dopo che il campo è stato già preparato a dovere. Quelli che non hanno condiviso il contratto vengono tenuti fuori dalle nuove assunzioni (ad esempio 600 operai della Fiom a Pomigliano, nessuno dei quali è stato finora assunto) e così i dipendenti non vengono disturbati da antipatiche voci dissonanti. Mentre a tutti i capireparto viene fornito un accattivante kit da agit prop, con un bellissimo biglietto a visita e un numero verde per chiedere notizie e addirittura consulenze patronali, una brochure divisa in fascicoletti con una sorta di catechismo aziendale. Con lodevole efficienza la Fiat risolve il problema aperto dalla cacciata del sindacato sostituendolo. Esempio: “Per quel che riguarda la malattia: 1) Sono stati confermati i nostri trattamenti aziendali di miglior favore rispetto alla legge e in relazione alla malattia di lunga durata; 2) Sono state individuate misure – scrive l’opuscolo meravigliosamente ottimista – per fronteggiare nuovi abusi”...
INSIEME al kit dell’agit prop marchionniano arriva la nuova procedura: i dipendenti saranno riuniti a gruppi di venti per la catechesi del Nuovo Testamento. Agli operai, che evidentemente vengono considerati più sempliciotti, potranno essere dedicati non più di 15 minuti. Agli impiegati, che già sono più considerati, “Si potrà parlare per 30 minuti”. Saranno gli stessi capi, e non i sindacati che hanno sottoscritto l’accordo, a dedicarsi all’opera di indottrinamento. Nuova domanda del catechismo marchionniano: “Il diritto di sciopero sarà limitato?”. Risposta: “Non vi è alcuna limitazione”. Risposta interessante, se è vero che nessuno dei sindacati che ha sottoscritto l’accordo potrà scioperare contro il nuovo contratto. Tutto questo nello stabilimento in cui, lo ha raccontato ieri su Il Foglio Lanfranco Pace, gli operai che perdono colpi e non rispettano le cadenze della catena di montaggio vengono simpaticamente invitati da capi e sottocapi a recitare al microfono il grazioso scioglilingua: “Song un omm’e ’ merd”... L’opuscoletto prevede uno schema sintetico in cui si prescrive di impostare il discorso “1) Per emozioni, 2) Per immagini, 3) Per vantaggi” e in cui si prescrive addirittura che “a nessun concetto possono essere dedicati più di 2 / 3 minuti”...

pc 22 febbraio - G. CASELLI, UOMO OSTINATO...

SABATO 25 FEBBRAIO TUTTI A BUSSOLENO

Il Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Torino è un uomo ostinato: il suo nome è Giancarlo Caselli; famoso per la sua strenua lotta alla criminalità organizzata in Sicilia, questo magistrato di lungo corso è da molti anni ormai tornato nel natio capoluogo piemontese.
Soltanto che, sin dalla sua riapparizione, questo 'signore' si è vieppiù disinteressato degli affari delle famiglie malavitose per concentrarsi - schierandosi a favore del TAV Torino-Lyon - nella lotta a chi si batte contro il progetto di devastazione di intere valli.
Il Caselli, oltre a svolgere la sua attività di importante membro di un apparato repressivo dello Stato borghese, ha l'abitudine di scrivere libri e girare l'Italia per promuoverne la vendita; proprio per questa ragione, martedì ventun febbraio, è ospite a Genova - presso palazzo Tursi di via Garibaldi, la sede del Comune - per pubblicizzare lo scritto "Assalto alla giustizia".
Come ampiamente prevedibile, un gruppo di NO TAV locali mette in scena una sacrosanta contestazione al giudice che ha condotto le indagini ed arrestato i NO TAV per gli scontri di luglio scorso a Chiomonte: a differenza di quanto in precedenza accaduto a Milano, questa volta il pg riesce a condurre l'iniziativa, mentre in strada sembra di essere tornati ai tempi del G8 genovese, tanta è la presenza di 'forze dell'ordine'.
Giacché la tensione non è ancora abbastanza alta, il Caselli si permette - e se ne dovrebbe profondamente vergognare - di paragonare i manifestanti ai parenti di malavitosi che circondano le 'forze dell'ordine' per evitare l'arresto di uno di loro: i veri delinquenti, egregio dottore, sono coloro che pretendono di costruire un'opera inutile e devastante schierando "i suoi armati per ucciderci e la tv per imbrogliare" contro cittadini inermi, e pacifici, che difendono il proprio territorio.
Anche per questo sabato venticinque febbraio occorre essere presenti alla manifestazione in Val di Susa: partenza dalla stazione di Bussoleno alle ore 13:00, arrivo a Susa.

Genova, 22 febbraio 2012

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

pc 22 febbraio - Opporsi alle manovre militari USA nell’area Asia-Pacifico

Gli Stati Uniti vogliono installare una mini-Subic per ospitare le truppe americane di rotazione - PCF

Partito comunista delle Filippine
16 febbraio 2012
Focus argomenti: lotta contro l'intervento degli Stati Uniti!


Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) ha attaccato il governo degli Stati Uniti per aver cercato di stabilire un’altra Base Navale Subic nelle Filippine, un po’ più piccola, forse, che serva alla rotazione delle navi e delle truppe nella regione Asia-Pacifico.
"Gli Stati Uniti prevedono di installare una mini base militare Subic, i centri di assistenza o bacini esclusivi nelle Filippine sono diventati sempre più evidenti quando i funzionari del governo Obama hanno annunciato che stanno per ruotare almeno 3.300 soldati dalla sue basi di Okinawa in Australia, Singapore, Hawaii e Filippine.
Testimoniando di fronte al Comitato per le Forze Armate del Senato degli Stati Uniti, il Segretario alla Difesa americano Leon Panetta ha detto che il governo di Obama sta lavorando per stringere un accordo con il regime Aquino simile a quello forgiato con l'Australia che permette all'esercito Usa di attraccare regolarmente navi da guerra americane e mantenere una presenza "di rotazione".
I funzionari americani hanno già annunciato di aver scartato i piani iniziali per trasferire gli 8.000 soldati con sede a Okinawa alla sua base in Guam, un territorio americano. Invece, ora hanno intenzione di trasferire solo 4.700 soldati a Guam e far “ruotare” il resto delle sue forze di Okinawa nei Paesi dell'Asia-Pacifico.
"Il piano per costruire nuovi impianti nelle Filippine per l'ormeggio regolare di navi da guerra americane in pratica riporterà le basi militari americane nel paese," ha detto il PCF. "Gli Stati Uniti vogliono usare le Filippine come piattaforma per la sua proiezione di potere, operazioni di contenimento della Cina e di intervento nella regione Asia-Pacifico."
"Il più grande problema del popolo filippino è che il regime Aquino è fin troppo disposto a fornire ai propri padroni, tutti i servizi di cui hanno bisogno."
La questione per la fornitura di servizi per le truppe americane a rotazione nelle Filippine è stata discussa nel quadro dell’incontro del Dialogo di Difesa Strategica ( SDD ) del mese precedente tra i funzionari del governo degli Stati Uniti e il regime Aquino. I funzionari di Aquino hanno promesso al governo americano che avrebbero portato proposte concrete per questo piano.
Un accordo per installare un tale impianto nelle Filippine è uno degli accordi che gli Stati Uniti cercano di firmare nei prossimi mesi. Tali negoziati che vengono portati avanti in segreto da funzionari dei regimi Obama e Aquino sono un affronto alla sovranità delle Filippine.
Il Partito Comunista delle Filippine ( PCF ) ha chiesto oggi il popolo filippino di opporsi con forza alle macchinazioni imperialiste degli Stati Uniti che vogliono costruire nuovi impianti nelle Filippine per ospitare migliaia di soldati americani che devono essere messi in "rotazione" nelle acque dell’Asia-Pacifico nei prossimi anni.
"Il popolo filippino deve soffiare sul fuoco del patriottismo e sollevarsi contro le macchinazioni imperialiste degli Stati Uniti che intendono usare le Filippine come piattaforma per il loro egemonismo," ha detto il PCF.

http://philippinerevolution.net/statements/us-wants-to-setup-a-mini-subic-to-accomodate-rotating-american-troops-cpp

pc 22 febbraio - ancora su militari come bestie all'aquila

Ora è davvero troppo! #laquila #stupro #violenza #omertà

Ci sembra assurdo ma apprendiamo che oggi i tre caporali del 33esimo reggimento Acqui indagati per lo stupro di Pizzoli rientrano in servizio dopo un breve congedo nel giorno in cui lo stesso reggimento prende il posto degli Alpini nei servizi di pattugliamento del centro storico nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”.

Ci sembra il minimo quindi chiedere al 33esimo Reggimento Artiglieria Acqui e alle istituzioni competenti che i tre caporali indagati per il violentissimo stupro vengano immediatamente sospesi dal servizio in via precauzionale e che di questo venga reso nota pubblicamente.

Vogliamo la certezza di non trovare questi indagati per stupro a svolgere un qualche ruolo di tutori dell’ordine nell’ambito di un’operazione chiamata “strade sicure”.

In caso contrario non ci verrebbe più data la possibilità di fare distinzione.

Abbiamo sempre criticato la militarizzazione della nostra città come abbiamo sempre detto che il garantismo per noi è un valore.

Questo non è garantismo: è omertà complice degli stupri e della cultura della sopraffazione che li sottende. Non possiamo stare a guardare.

21 febbraio 2012

Comitato 3e32 - L'Aquila

pc 22 febbraio - violenta repressione a Valencia - spagna

in spagnolo facilmente comprensibile

A continuación reproducimos el comunicado del profesorado del IES Luis Vives:



NOTA DE PREMSA




L’assemblea del professorat de l’IES Lluís Vives de València vol fer constar el següent:






El dimecres, en les proximitats de l’institut, es va produir una violentíssima i desproporcionada actuació policial contra un grup d’estudiants concentrat fora per a protestar contra les retallades en Educació. El resultat fou de diversos alumnes ferits i contusionats, i fins i tot un detingut, lesionat, emmanillat i portat a la comissaria de Sapadors. Aquestes actuacions violentes, desproporcionades i fora de qualsevol lògica democràtica contra adolescents i menors, tractats com a delinqüents, s’han produït també al llarg del dijous i divendres següents, tant al voltant de l’IES Lluís Vives com al carrer Colom, la Gran Via Ferran el Catòlic i prop de la Comissaria de Sapadors.


Com a assemblea de professors, expressem la nostra més enèrgica repulsa a aquesta mena d’actuacions, que sens dubte s’emmarquen en els intents reiterats de les nostres autoritats per tal de desprestigiar l’ensenyament públic i criminalitzar-nos a tots els que estem compromesos com a professors, personal no docent, estudiants i famílies en la dignificació de l’educació pública.


Per altra banda, manifestem el nostre rebuig més absolut davant les insidioses paraules del diari ABC, del dissabte 18 de febrer, on s’afirmava, entre d’altres declaracions ofensives per a la nostra tasca docent, que “los profesores habrían garantizado el aprobado a quienes tomaran parte en las manifestaciones, sin tener en cuenta tampoco las faltas de asistencia que están obligados a computar”.


Així mateix, volem fer arribar la nostra solidaritat i el nostre suport incondicional a les famílies i a totes les persones agredides, físicament i moralment, per aquesta incomprensible i consentida fúria policial.


Durant els propers dies, els nostres esforços més immediats estaran dedicats a recomposar l’estabilitat psíquica i emocional del nostre alumnat i de les seues famílies. Però, sense oblidar-nos de denunciar formalment aquestes actuacions i reclamar responsabilitats penals i polítiques per als qui han promogut aquest despropòsit.


A més a més, continuarem denunciant els atacs als serveis públics –i particularment a l’educació pública– així com la criminalització que els governants intenten fer dels seus empleats per desprestigiar-los.






València, 19 de febrer de 2012
Publicado por dazibao rojo en 11:20 AM 0 comentarios

pc 22 febbraio - La Russia va alla guerra... Putin investe 770 miliardi di dollari in armi

I padroni e i loro governi parlano di pace e preparano la guerra.
Nei periodi di crisi da sovrapproduzione come l’attuale, che si sviluppa e colpisce in maniera diseguale i vari paesi del mondo, il ricorso alla guerra “per interposta persona” o diretta diventa sempre più pressante… dalla pressione sull’Iran “nucleare” a tutto il medio oriente, a quella tra Cina e Filippine voluta dagli USA, per non parlare di quelle in Africa e tanti altri “focolai”.

L’ultima notizia in ordine di tempo è quella riportata dal Sole24ore di ieri: la Russia di Putin si prepara a investire 770 miliardi di dollari come risposta agli USA...

***“RUSSIA VERSO IL VOTO”
Putin annuncia maxi-corsa agli armamenti

Per rispondere a quella che considera “la minaccia” dello scudo antimissile Usa, Vladimir Putin ha annunciato il più vasto programma di corsa al riarmo del Paese dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1991: nei prossimi 10 anni Mosca spenderà 23mila miliardi di rubli (770 miliardi di dollari) per acquistare tra l’altro oltre 400 missili balistici intercontinentali dotati di testate nucleari, 8 sottomarini nucleari e 20 convenzionali, oltre 600 aerei da guerra e 28 sistemi di difesa anti-aerea S-400. in un articolo pubblicato sulla Rossiskaja Gazeta Putin spiega che “non dobbiamo tentare nessuno con la nostra debolezza”: pertanto, ha aggiunto, “mai in nessuna circostanza rinunceremo alla deterrenza del nostro potenziale strategico e anzi lo rafforzeremo”.***

martedì 21 febbraio 2012

pc 21 febbraio - Spagna, lavoratori e disoccupati contro il 'decretazo'. E la polizia carica gli studenti





Anche in Spagna, così come in Grecia e Italia, il governo Rajoy rovescia la crisi dei capitalisti sui lavoratori e le masse in piena recessione mentre, dilaga la disoccupazione, in particolare giovanile.
Invece che lavoro, un'altro attacco ai lavoratori con la contro-riforma appena varata per decreto: riduzione dell'indennità di licenziamento, licenziamenti di massa, smantellamento del contratto nazionale verso il contratto aziendale, precarietà e salari da fame.
Contro questo attacco ci sono state manifestazioni nei giorni scorsi che hanno visto uniti lavoratori e studenti e oggi gli sbirri fascisti a Valencia hanno scatenato una vile e selvaggia aggressione verso gli studenti, con manganelli e pallottole di gomma. Gli studenti comunque hanno già dichiarato che continueranno con le proteste.



Martedì 21 Febbraio 2012
Valencia: polizia scatenata contro gli studenti. Cariche e arresti
di Marco Santopadre

Per la seconda volta in una settimana il centro di Valencia è stato teatro della brutale aggressione della Policia Nacional contro centinaia di studenti che protestavano contro tagli e privatizzazione. Decine di feriti e di arresti. Il capo della Polizia: "sono nemici"

*** *** *** *** ***

Polizia scatenata contro i ragazzini. Per la seconda volta in pochi giorni decine di effettivi in tenuta antisommossa si sono scatenati ieri pomeriggio contro gli studenti scesi in piazza a Valencia. Scene incredibili, di inaudita violenza e brutalità che hanno suscitato rabbia e indignazione in tutto lo Stato. Le cariche sono andate avanti per circa tre ore contro gli studenti delle scuole superiori che manifestavano nella piazza del Municipio. I coordinamenti studenteschi si erano dati appuntamento alle 15 per un blocco stradale in via Xàtiva, giusto davanti alla stazione ferroviaria della città, al grido di “più formazione, meno corruzione”. Da tempo gli studenti sono sul piede di guerra contro i progetti di legge di aziendalizzazione e di privatizzazione della formazione superiore associati a tagli indiscriminati all’istruzione pubblica. Già la scorsa settimana gli alunni dell’istituto Lluís Vives che protestavano dopo che i riscaldamenti della loro scuola erano stati spenti (il governo autonomo valenciano, la Generalitat, non paga) per tutta risposta erano stati violentemente caricati dalla Polizia, sempre in piazza del Municipio. Allora erano stati 17 gli arrestati.
Tornati alla carica ieri gli studenti hanno ricevuto un trattamento anche peggiore. Tutto era iniziato nella norma: una decina di minuti di assemblea nella piazza, poi un corteo nelle vie del centro storico, guardati a vista dagli agenti sempre più nervosi. All’improvviso la prima carica che ha disperso i circa 300 studenti in vari rivoli. Dopo il disorientamento iniziale, i ragazzi hanno deciso di tornare al loro istituto, vicino al Municipio: a quel punto la Polizia si è scatenata con cariche indiscriminate che hanno preso di mira non più solo gli adolescenti ma chiunque provasse a difenderli e anche alcuni ignari passanti. La notizia delle ingiustificate violenze contro i ragazzi ha fatto presto il giro della città, e il tam tam via cellulare ha portato centinaia tra genitori, studenti universitari e attivisti delle organizzazioni sociali e di sinistra a radunarsi davanti al portone della scuola nel tentativo di riportare i funzionari di Polizia alla ragione. La situazione si è parzialmente tranquillizzata per riaccendersi quando i poliziotti hanno preteso di identificare studenti e genitori. La tensione è salita di nuovo, i ragazzi hanno cominciato a gridare slogan come “Così come la Grecia brucerà Valencia” e “Bisogna educare la Polizia”. Gli scontri verbali si sono a quel punto trasformati in nuove cariche nelle viuzze intorno al municipio e davanti al palazzo della Prefettura, con i ragazzi che cercavano di difendersi con i cassonetti della spazzatura e arredi urbani gettati in mezzo alla strada. A tarda sera un folto gruppo di giovani, per sfuggire ai pestaggi, si sono rifugiati all’interno della facoltà di Geografia, accolti dalla Preside che ha negato l’ingresso ai poliziotti.

Incredibile il bilancio della giornata: ragazzi buttati a terra e pestati dagli energumeni in divisa della Polizia Nazionale, due ragazzine sbattute su una macchina, 21 persone arrestate (di questi 6 minorenni). Decine le persone che si sono dovute far medicare al pronto soccorso (addirittura un centinaio secondo alcune stime), e non solo studenti ma anche genitori e giornalisti. Solo stamattina 7 degli arrestati sono stati rilasciati ma con pesanti accuse, mentre gli altri rimangono in cella.

Il capo della polizia di Valencia, Antonio Moreno – noto per il suo estremismo e per i metodi militaristi - ha difeso l’operato dei suoi agenti affermando che è stato ‘proporzionato’. Il ministro degli interni di Madrid, Jorge Fernández Díaz, ha si riconosciuto che “forse gli agenti hanno ecceduto un po’” ma sostanzialmente ha appoggiato l’operato della Polizia Nazionale, affermando che tra gli studenti si erano infiltrati gruppi di estremisti violenti e organizzati. Il Ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardón ha invece difeso a spada tratta il capo della Polizia di Valencia, affermando che gli agenti sono stati “provocati” e “aggrediti” dai violenti.

Oggi le associazioni studentesche, i sindacati e i partiti di sinistra hanno chiesto le dimissioni immediate di Moreno, che ieri parlando con i giornalisti di quanto stava avvenendo aveva definito ‘nemici’ i manifestanti. Ma c’è da giurare che rimarrà al suo posto. Il Partido Popular gode di una maggioranza parlamentare amplissima avendo stravinto le elezioni del 20 novembre. Ma probabilmente quello di Rajoy è il governo più debole della storia della Spagna del post-franchismo. Pressato e ricattato dalla troika e timoroso che i tagli draconiani alla spesa sociale e al lavoro possano provocare una rivolta sociale, i ministri di Rajoy sembra che si stiano orientando verso un uso selvaggio del bastone. Della carota per ora non c’è traccia…

Guarda la galleria fotografica:
http://www.publico.es/espana/423063/represion-policial-en-valencia-contra-las-manifestaciones-de-estudiantes

pc 21 febbraio - PALESTINA: KHADER ADNAN prigioniero politico palestinese CONTINUA LA SUA BATTAGLIA

Peggiorano le condizioni del prigioniero politico palestinese che attua da 63 giorni lo sciopero della fame contro la detenzione "amministrativa", senza processo e sulla base solo di indizi

Gerusalemme, 19 febbraio 2012, Nena News – Khader Adnan è in condizioni critiche, in fin di vita, denunciano la moglie e i suoi avvocati. Dopo 63 giorni di sciopero della fame, il prigioniero politico palestinese è diventato un eroe nei Territori occupati. Ma Adnan, condannato da un giudice militare israeliano a quattro mesi di «detenzione amministrativa» (senza processo e sulla base di indizi), rischia di finire come il rivoluzionario irlandese Bobby Sands, lasciato morire dalla signora Thatcher nel carcere di Long Kesh, il 5 maggio 1981, dopo 66 giorni senza toccare cibo. «Khader è vigile ma molto debole, rischia di morire nel giro di qualche giorno», ha avvertito il suo avvocato Mahmud Hassan che ha presentato appello alla Corte suprema israeliana. «E’ una corsa contro il tempo, la Corte potrebbe esaminare il suo caso troppo tardi per salvarlo», ha avvertito Hassan sottolineando che i giudici israeliani non hanno ancora fissato la data dell’udienza.

Adnan, 33 anni, è un dirigente del Jihad Islami della zona di Jenin ed è stato arrestato lo scorso 17 dicembre. Da quel giorno chiede che gli israeliani producano le prove di un suo coinvolgimento in attività armate o violente ed accusa gli agenti dello Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano, di averlo picchiato e umiliato durante gli interrogatori. L’appello presentato dai suoi avvocati il 13 febbraio è stato respinto. Adnan ha quindi deciso di portare avanti una battaglia, che potrebbe costargli la vita, contro l’uso della detenzione amministrativa, una misura «cautelare» impiegata dall’esercito israeliano per mettere in carcere i palestinesi sulla base di semplici sospetti. Nel caso di Adnan si è rivelata un boomerang. Due giorni fa migliaia di palestinesi, a Gaza e in Cisgiordania, sono scesi in strada a manifestare in suo sostegno. E’ uno degli argomenti più discussi in Twitter. E alle prese di posizione di Amnesty International – che a Israele ha chiesto di liberare o processare il detenuto palestinese sulla base di prove certe – si sono aggiunte nelle ultime ore anche le dichiarazioni del «ministro degli esteri» dell’Unione europea, l’inglese Catherine Ashton, che ha fatto sapere di «seguire con grande preoccupazione» le notizie sulle condizioni di Khader Adnan e ha criticato l’uso della «detenzione amministrativa». Due giorni fa la Francia aveva chiesto un «gesto umanitario» al governo Netanyahu.

Ma quella avviata da Khader Adnan non è una battaglia per il rispetto dei diritti umani. E’ una battaglia politica contro arresti, troppe volte arbitrari, che colpiscono i palestinesi dall’inizio dell’occupazione militare israeliana nel 1967. Originariamente basata sui Regolamenti di emergenza del mandato britannico del 1945, la detenzione «amministrativa» è stata ripresa nel 1970 dall’Ordine militare 1651 ed è entrata ufficialmente nell’ordinamento israeliano nel 1979. Alla sua scandenza la carcerazione può essere prolungata più volte dai giudici militari. Attualmente sono 310 (trecendoieci) i prigionieri palestinesi condannati senza processo, diciotto dei quali membri del Consiglio legislativo palestinese. Nena News

pc 21 febbraio - serata antifascista in teatro a milano nel ricordo di valerio verbano

ROSSO VIVO” storia dell’assassinio di Valerio Verbano al Teatro della
Cooperativa di Milano, cronaca della serata
La piece teatrale di A.
Magrini (ATTRICECONTRO) è stata una sana e bella serata di arte al
servizio della lotta. Non solo per la bravura dell’attrice nel reggere
il palco da sola ma, principalmente, per rendere lo spettacolo, non
solo un rinverdire la memoria storica su uno dei tanti omicidi di
militanti (giovani) comunisti e antifascisti che hanno attraversato e
insanguinato gli anni 70, un volantino- un comizio-una denuncia calata
ed agente nel presente. Una performance che ha reso onore alla sala che
l’ha ospitata, dedicata alla figura di una delle più care figure della
Resistenza Partigiana, Regina Bianchi nome di battaglia “Lia”, ma che
ha mostrato anche il filo rosso che lega la vicenda di Valerio agli
omicidi milanesi, da Fausto e Jaio a Zibechi, da Varalli a Dax. Uno
spettacolo che non ha “circoscritto” l’omicidio fascista (di Stato) ad
una vicenda romana. La lunga, ma scorrevole, rappresentazione si è
conclusa col saluto a pugno chiusa di Alessandra e con un tripudio di
applausi dei presenti che hanno riempito la sala. Ma le sorprese non
erano ancora finite perché AttriceContro nei ringraziamenti finali
oltre al Teatro della Cooperativa, l’Associazione Lapsus e POQ
(partigiani in ogni quartiere) che hanno permesso che si facesse lo
spettacolo a Milano, ha voluto fare un ringraziamento particolare ai
compagni e compagne dello Slai COBAS per il sindacato di classe che in
questi anni hanno valorizzato e aiutato il suo lavoro di artista
militante. E per chiudere la serata Alessandra nel breve dibattito che
è seguito, in cui sono intervenuti un rappresentante di Lapsus e una di
POQ, incentrato sul ruolo della memoria storica e sul contrasto alle
nuove destre, ha sottolineato che è giusto e necessario il contrasto
nel campo delle idee e della cultura, ma principale il contrasto è
“militante”.

pc 21 febbraio - Napolitano contestato ancora in Sardegna




Il garante di Monti contestato anche oggi in Sardegna da operai, pastori e movimento anti-Equitalia
Dopo Cagliari, fischi e urla anche al suo arrivo a Sassari

da repubblica.it

A Sassari i contestatori hanno atteso il presidente in mattinata al suo arrivo all'auditorium. Il capo dello stato ha fatto ingresso sul viale Trieste, verso il piazzale dei Cappuccini dove ha sede il nuovo teatro che verrà inaugurato oggi. L'accoglienza più rumorosa è stata della Consulta dei movimenti, che riunisce i Pastori, gli anti Equitalia, e artigiani e commercianti liberi, arrivati dal viale Caprera. Molte le bandiere e gli striscioni, tra cui quella del Partito comunista dei lavoratori e dell'Unione sindacale di base, che hanno distribuito volantini in cui Napolitano viene descritto come "il capo dei rinnegati". Presente anche una delegazione di Sardigna Natzione, che definisce invece il presidente come 'Prefetto italiano che visita le Indie sarde'. Altri contestatori reggevano cartelli con su scritto 'Monti governo infame' e 'Servo dei banchieri'.

(21 febbraio 2012)

pc 21 febbraio - a S.vittore milano - ennesimo suicidio nelle carceri assassine - I genitori: "Lo avete ammazzato"

febbraio - a S.vittore milano - ennesimo suicidio nelle carceri assassine - I genitori: "Lo avete ammazzato"

IL CASOSan Vittore, s'impicca a 21 anni
I genitori: "Lo avete ammazzato"Venerdì scorso il gup aveva disposto una perizia psichiatrica per valutarne le condizioni
Recluso da quattro mesi, aveva raccontato di provocazioni e minacce degli altri detenuti di SANDRO DE RICCARDIS

Il carcere di San Vittore

Si sentiva in un incubo e per questo si ripeteva che presto si sarebbe svegliato. Ma erano passati appena pochi giorni dall'arresto, lo scorso ottobre, e Alessandro, incensurato, sarebbe rimasto in cella a San Vittore per altri quattro mesi, fino al suicidio di sabato sera. Alessandro G., 21 anni, figlio di operai, un fratello maggiore e una sorella più piccola, si è impiccato usando come cappio la sua felpa. Solo poche ore prima era andato a trovarlo un volontario. "Va tutto bene" gli aveva detto Alessandro con un mezzo sorriso. "Ce l'hanno ucciso - dicono ora i genitori - Vogliamo giustizia".

Alessandro era accusato di vari episodi di violenza: palpeggiamenti e molestie che oggi per il codice penale equivalgono a violenze sessuali, stalking, atti osceni in luogo pubblico e altri reati su ragazze diciassettenni. Comportamenti in parte dovuti al consumo di droghe, in parte a una debolezza psicologica: in primavera Alessandro era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio che aveva evidenziato un disturbo della personalità. A ottobre il carcere, disposto dal tribunale per il pericolo di reiterazione del reato, dato che molti episodi erano stati consumati via Facebook.

Proprio il giorno prima della tragedia il gup Paola Di Lorenzo aveva disposto una perizia psichiatrica per valutare, oltre alla capacità di intendere e di volere dell'imputato, anche la sua compatibilità con la detenzione. Nel frattempo il ragazzo era stato trasferito in isolamento. Nei primi due mesi in carcere aveva
raccontato ai genitori continue provocazioni da parte degli altri detenuti, di essere oggetto di ingiurie e di essere spesso preso a pugni, tanto da preferire di non fare più la doccia e non usufruire dell'ora d'aria. Poi a gennaio, il trasferimento in isolamento nel reparto di psichiatria, anche a seguito di alcuni comportamenti aggressivi in carcere e durante un'udienza quando aveva inveito contro i carabinieri e il giudice. Un'aggressività che Alessandro aveva manifestato anche prima dell'arresto, in casa, quando un giorno aveva gettato una televisione fuori dalla finestra.

Proprio per questo i famigliari avevano chiesto il trasferimento in comunità. "Alessandro non era un tossicodipendente, perché faceva uso saltuario di droga. Doveva curarsi - spiega Antonio Romano, l'avvocato della famiglia -. Perciò avevamo fatto istanza di trasferimento in comunità, trovando una struttura a San Zenone al Lambro che era disponibile". Il gup ha però respinto la richiesta, in attesa della nuova perizia. "L'ultima volta che abbiamo parlato con Alessandro - racconta in lacrime la madre Mirella - ci ha raccontato che dormiva vestito perché sentiva freddo, di non avere nemmeno il dentifricio. Ce l'hanno ucciso. Vogliamo la verità". Ora sarà l'inchiesta del pm Giovanni Polizzi, che ha disposto l'autopsia, a chiarire eventuali responsabilità nella tragedia. Dai primi accertamenti, risulta che non ci fossero rischi di autolesionismo. "Escludiamo che il ragazzo sia stato vittima di abusi o violenze - fanno sapere dalla direzione di San Vittore - non sembrava un soggetto considerato a rischio, non aveva manifestato segnali che potessero far presumere un fatto come questo".
(20 febbraio 2012)

pc 21 febbraio - NOTAV: Caselli annulla le presentazioni del suo libro per le contestazioni annunciate

NO ALLA REPRESSIONE!
LIBERI TUTTI I NOTAV ARRESTATI DAL TEOREMA "CASELLI"!
BASTA CRIMINALIZZAZIONI DI UN INTERO MOVIMENTO DI MASSA E POPOLARE!

IL 25 TUTTI IN VAL SUSA


Tav: timore disordini, salta incontro con Caselli a Milano
Annullate due presentazioni del libro 'Assalto alla Giustizia'
20 febbraio, 19:06
(ANSA) - MILANO, 20 FEB - Per timore di possibili disordini provocati dal movimento No Tav, sono state annullate oggi a Milano e a Cormano le due presentazioni del libro 'Assalto alla Giustizia' scritto dal procuratore della repubblica di Torino Gian Carlo Caselli, che sarebbe stato presente agli incontri. Lo ha comunicato la casa editrice Melampo che ha curato la pubblicazione del libro. In effetti, su indymedia.org, il movimento No Tav aveva chiamato alla mobilitazione. 'Caselli - si legge sul sito - sara' a Milano. Andiamo ad esprimergli il nostro punto di vista a proposito di 'assalti' e di giustizia'.

pc 21 febbraio -Discriminazioni a Pomigliano .. Fiom e slai cobas una polemica

Discriminazioni a Pomigliano, si inasprisce la polemica. Operai divisi: ci sono ex Fiom al lavoro. La replica: costretti a lasciare sindacato. Granillo: smettano di piangersi addosso

NAPOLI - Mentre i sindacati firmatari dell'accordo esultano per il superamento in anticipo del 40% di lavoratori riassunti nella newco di Pomigliano (la quota era prevista da Fiat per luglio), la Fiom torna a denunciare la discriminazione dei propri iscritti da parte dei Lingotto. Parlando in occasione dell'assemblea dei delegati del sindacato, il segretario delle tute blu della Cigl sottolinea: "Il problema non è semplicemente che la Fiom non ha l'agibilità sindacale, bisogna raccontare cosa sta succedendo alle persone in carne ed ossa che in Fiat non hanno più diritti sindacali". In particolare, denuncia, "a Pomigliano su quasi duemila dipendenti non c'è un iscritto alla Fiom". Per il segretario Fiom "il più grande gruppo industriale può dire che un sindacato non c'è e, davanti a questo, la politica e le istituzioni stiano in silenzio". "Non solo le forze politiche, ma i ministri, il governo e le più alte cariche dello Stato devono dire se la Costituzione esiste allora la si deve far rispettare anche dalla Fiat".

POLEMICA TRA I LAVORATORI - Sul tema si inasprisce la polemica anche tra i lavoratori. L'Ansa scrive che alcuni addetti dello stabilimento di Pomigliano d'Arco negano discriminazioni, sostenendo che c'è chi ha votato a favore dell'accordo ed ancora è in cassa integrazione, mentre anche ex iscritti Fiom oggi possono contare sulla busta paga della newco. "Non è vero che la Fiat sta discriminando gli iscritti Fiom, la verità è che da gennaio non c'è più trattenuta sulla busta paga per i sindacati che non hanno firmato l'accordo. In Fip ci sono ex iscritti, e stanno lavorando già da qualche settimana", è uno dei pareri raccolti dall'Ansa.

COLPA DELLA TRATTENUTA ELIMINATA? - "Nel nuovo contratto - spiega all'agenzia di stampa Gerardo Giannone chiamato da Fiat a fare il test driver della nuova Panda - che ho avuto modo di leggere, c'è scritto che i sindacati non firmatari dell'accordo, non hanno diritto alla trattenuta in busta paga, quindi non risulta nessun iscritto Fiom. Ma in Fip ci sono persone che avevano la tessera fino a dicembre scorso, e che ora se vogliono possono tranquillamente iscriversi alla Fiom, ma pagare di persona il sindacato, non potendo più contare sulla trattenuta".

"COSTRETTI A LASCIARE FIOM DALL'AZIENDA" - Una spiegazione che, però, non sembra logica a chi è ancora iscritto alla Fiom: "E' vero - ha confermato Sebastiano d'Onofrio, rsu del sindacato metalmeccanici della Cgil al Vico - ci sono alcuni lavoratori che erano iscritti al sindacato e che sono stati assunti, ma in alcuni casi sono stati costretti dall'azienda a lasciare la Fiom per entrare in Fip. E la trattenuta sulla busta paga è solo una scusa, in quanto avrebbero potuto tranquillamente continuare a pagare il sindacato a parte, ma sono stati invitati a fare disdetta se volevano uscire dalla lunga cassa integrazione in cui versano i lavoratori del Vico. Di iscritti, nella newco, non ce n'è nessuno".

SLAI-COBAS: LA FIOM SI PIANGE ADDOSSO, CON FIAT UNA GUERRA - Da sinistra arriva l'attacco a Landini di esser colpevole della fuga degli iscritti: se si sentono discriminati, dice Vittorio Granillo del coordinamento nazionale Slai Cobas, cambìno strategia. Il sindacalista di base è convinto che i lavoratori iscritti alla Fiom ritengano che l'organizzazione "si pianga addosso senza cercare però una soluzione al problema". Nella newco Fabbrica Italia Pomigliano, non c'è neanche un iscritto al sindacato di base, ma non per questo "ci si piange addosso", accusa Granillo. E' Landini, prosegue, "che con il suo atteggiamento determina la fuga dei suoi iscritti. Da due anni non fanno che piangere e lamentarsi. Ma azioni concrete non se ne sono viste. Noi siamo impegnati in lunghe battaglie anche legali, e qualche volta vinciamo altre perdiamo. Quella con la Fiat è una 'guerra', è vero, ma proprio per questo ci sono battaglie che si vincono ed altre che si perdono, e piangendo la sensazione che si dà ai propri iscritti, è quella di un sindacato debole che non sa difenderli". Per Granillo "i lavoratori scelgono di andare via perché non si sentono tutelati".

"UN PROTOCOLLO DI DELAZIONE ANONIMA" - Dal sindacato di base lamentano anche la presenza della pretesa dell'azienda di un "vero e proprio protocollo di delazione anonima per eventuali o presunte violazioni del codice di condotta aziendale". Nel codice di condotta aziendale che i neoassunti della newco devono accettare, si legge che se un dipendente "vuole segnalare una violazione al codice, deve contattare il suo diretto superiore". "Qualora - si legge ancora - la segnalazione non dia esito o il lavoratore si senta a disagio, il dipendente ne riferià al competente Compliance officer, o utilizzerà un qualsiasi meccanismo di segnalazione anonimo o prestabilito". Una richiesta che, secondo lo Slai Cobas, non è accettabile: "Tragico - concludono dal sindacato di base - che queste cose sono promosse e sottoscritte dai sindacati confederali ed avallate, con inspiegabile silenzio omissivo, dalla Fiom. Noi non ci stiamo, ed abbiamo quindi impugnato il recente Ccsl e le correlate iniziative illegittime che violano i diritti dei lavoratori e quelli sindacali".


sabato 18 febbraio 2012

pc 21 febbraio - Grecia..gli Ultra del PAOK di Salonnicco denunciano il Parlamento

La tifoseria del PAOK Salonicco rivolge un appello .
RISPOSTA AL TRADIMENTO

La votazione del Memorandum dal Parlamento dei venduti è un dato di fatto. I vermi politici dell’PASOK, Nuova Democrazia e LAOS si sono accreditatati un posto nel pantheon dei traditori della nazione e meritano di stare vicino a Efialte e Pilios Gousis. È ormai comprovato che “Giorgino” non ha neanche un decimo del coraggio che aveva suo padre, e l’ignobile Venizelos ricorda un colonnello della Giunta.
Per il presidente della Politiki Anixi, signor Samaras, il tradimento non è una novita, ma le sue dichiarazioni per i rivoltosi, “sappiano quelle carogne che quando verrà l’ora, i loro cappucci glieli tirerò via”, provocano rabbia. Gli rispondiamo che saremo noi a tirargli via il cappuccio del traditore, ma solo per mettergli il testa quello del patibolo.
Si potrebbe scrivere altro anche per i 199 porcellini, oppure l’arci-carogna e massone di Loukas Papademos, ma non lasceremo la nostra rabbia sfogarsi sulla tastiera bensì nelle strade.
Per quanto riguarda gli organi sindacali dei lavoratori, il loro comportamento è sospetto dato che pur sapendo del memorandum da tempo, non hanno chiamato in tempo il popolo a reagire in massa e in modo dinamico per paralizzare il paese e fare pressione agli omuncoli del Parlamento. Solamente hanno aspettato l'ultima settimana per fare i leoni. Vedremo che strada seguiranno d’ora in poi.
A proposito dei fatti di Atene, le iene dei mass media invece di soffermarsi sulla reazione globale del popolo contro il nuovo Memorandum, si sono occupati più che altro della distruzione di banche, multinazionali ed edifici pubblici. Non ci dicono che tutto ciò è stato provocato da coloro che hanno distrutto la Grecia, i quali continuano a vivere nelle loro ville, guidare macchine di lusso e tenere conti bancari strapieni di soldi in Grecia e all’estero, condannando tutti gli altri a morire con 400 euro di stipendio, senza riscaldamento e latte per i loro bambini. Tutti quelli che erano presenti alla notte rivoluzionaria hanno visto persone di ogni età lottare fino a tarda mezzanotte contro le camicie nere della polizia, la feccia della società, e tutti quelli che avevano scelto di non rispondere con la violenza agli attacchi della polizia tornavano subito nelle loro posizioni appena diminuiva il lancio dei lacrimogeni. I danni provocati alle proprietà private sono stati ingigantiti dai mass media e sono sicuramente stati fatti da agenti della polizia in borghese oppure da gente che non ha niente a che fare coi rivoltosi.
Gli “incapucciati” che si sono scontrati con i cani da guardia degli invasori non sono marziani né agenti provocatori provenienti dalla Turchia, ma sono i nostri figli, i nostri fratelli, i nostri genitori disperati, i nostri amici ridotti in miseria, gente che non ha o che presto non avrà niente da perdere e non trovano altro modo per far sentire la loro voce in questa disumana dittatura parlamentare che si è stabilita.
La sinistra parlamentare la finisca di condannare la violenza e ci spieghi una volta per tutte cosa intende quando usa termini come resistenza, rivoluzione, tradimento, lotta fino ala fine etc, dato che non conosciamo nessun posto al mondo in cui i movimenti di sinistra non abbiano usato anche la violenza per raggiungere quegli obiettivi. Così come non conosciamo resistenze o rivoluzioni che vengano accettate dalla legislatura di coloro contro i quali viene fatta la rivoluzione.
Come tifosi della squadra più popolare e numerosa della Grecia settentrionale, ma molto di più come cittadini greci ansiosi per il nostro futuro e per quello del nostro paese, rivolgiamo un appello a tutti i tifosi del PAOK invitandoli a prendere parte tenacemente ed in ogni modo, così come richiesto dalla situazione, in tutte le manifestazioni che verranno.
La miccia dell’esplosione sociale si è gia bruciata.

20 febbraio 2012

lunedì 20 febbraio 2012

pc 19-20 febbraio - IL SALARIO GARANTITO SERVE PER I DISOCCUPATI, NON PER TAGLIARE IL SALARIO OPERAIO

Il governo Monti, agendo nella maniera più classica quale ‘comitato d’affari della borghesia’, sulla riforma del mercato del lavoro sta usando la questione dell’aumento della disoccupazione, della precarietà giovanile e femminile, per tagliare il salario operaio come chiedono in maniera pressante i padroni.

Si sta verificando, in modo lampante, quanto Marx ha analizzato e descritto sul rapporto e incidenza disoccupazione e salari operai.
Questo non solo in senso “oggettivo”, vale a dire che, la crisi aumentando i licenziamenti e la disoccupazione porta con sé a sua volta una pressione sui salari operai che agisce da minaccia, ricatto sia per frenare ogni richiesta di aumento salariale, che per subire riduzioni del salario, blocco dei contratti, ecc.; non solo per il fatto che la corsa ancora più affannosa nella crisi dei capitalisti alla riduzione dei costi del lavoro ha portato ad un’espansione, generalizzazione dei rapporti di lavoro precari, a tempo determinato in tutti i settori anche in quelli della grande fabbrica dove erano prima molto rari;
ma ora anche come preciso intervento politico del governo.
Guardiamo al ‘contratto unico’, esso prevede assunzioni, tutte, con contratto di apprendistato, grazie ad esso per 3,4 anni le aziende potranno pagare ai giovani operai un salario di 2 livelli inferiori a quello previsto dal CCNL, con un taglio di 100/150 euro al mese. Di fatto questo porta non solo all’abbassamento del salario per i giovani operai, ma ad una riduzione generale per tutta la classe, il cui salario medio, di riferimento sarà oggettivamente più basso.
Ma soprattutto questo utilizzo della disoccupazione per incidere sul salario operaio, è la ragione che sta accompagnando il dibattito e i provvedimenti in cantiere sulla modifica degli ammortizzatori sociali. L’effetto, se passa il provvedimento di cancellare la cassintegrazione straordinaria (pare anche i contratti di solidarietà) e di sostituire gli attuali ammortizzatori con una unica generalizzata indennità di disoccupazione o salario minimo, sarà, primo, un aumento drammatico dei disoccupati, incrementati dagli operai che finora erano in cigs (o in contratti di solidarietà); secondo, un altrettanto drammatico aumento della pressione di questa massa enorme di disoccupati sul salario dei lavoratori occupati. Per i capitalisti sarà “prendere due piccioni con una fava”: da un lato potranno liberarsi definitivamente degli ‘esuberi’, dall’altra avranno il regalo di una riduzione secca del costo del lavoro, dall’altra ancora potranno tenere sotto ricatto gli operai, aumentando la loro produttività (sfruttamento) e diminuendo il loro salario – operai, a cui, come ha scritto Marx, il capitalista e il governo indicheranno sempre a monito di “pretese salariali”, la massa dei disoccupati.

Questo vuol dire che la cancellazione della cassa integrazione è un attacco all’intera classe, alla sua possibilità di difesa del salario e delle condizioni di lavoro. Per questo non deve passare.
Nello stesso tempo, è giusto invece che i disoccupati, come emerge con forza dalla richiesta dei movimenti organizzati dei disoccupati (da Napoli a Taranto, ecc.) pretendano per loro e per chi perde il lavoro e non ha alcuna forma di reddito, un salario minimo garantito.
Questa richiesta si contrappone alla logica del governo, del Ministro Fornero, dei padroni.
Essa non solo è un interesse, vitale, per i disoccupati – anche per resistere nella lotta per il lavoro e per contrastare uno scivolamento in una condizione e coscienza sottoproletaria – ma è un interesse per tutti gli operai occupati, per il proletariato come classe, per ridurre la pressione nei confronti del salario, ma soprattutto perché i disoccupati – che devono essere considerati dal proletariato come “lavoratori”: o ancora senza lavoro o che hanno perso il lavoro – nella crisi o si uniscono alla lotta degli operai occupati o si contrappongono.
Per questo oggi, difesa del salario, No alla cancellazione della cassintegrazione , No ai licenziamenti e lotta per il salario garantito ai disoccupati sono due fronti della stessa battaglia di classe.

pc 19-20 febbraio - MAROCCO: MOBILITAZIONE IN ITALIA IN SOLIDARIETA' AL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO '20 febbraio

MAROCCO: MOBILITAZIONE IN ITALIA IN SOLIDARIETA' AL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO
"20 DI FEBBRAIO"
Fine settimana di mobilitazioni in Italia in solidarietà alle lotte popolari
in Marocco. In occasione del primo anniversario della fondazione del
movimento maghrebino "20 di febbraio", militanti e simpatizzanti del
movimento rivoluzionario promuovono, domenica pomeriggio, un presidio
davanti al consolato del Marocco di Verona.


proletari comunisti e la rivista maoist road hanno già promosso il 24
gennaio scorso una mobilitazione in solidarietà con il popolo marocchino
e in particolare in quella giornata la solidarietà ai giovani maoisti
prigionieri nelle carceri marocchine appartenenti a 'via democratica di
base', organizzazione marxista leninista maoista che è parte del Movimento
20 febbreio

pc 19-20 febbraio - oggi a Milano Rosso Vivo la storia di valerio verbano - con Attrice Contro


20 febbraio 2012 – prima milanese
produzione Compagnia Teatrale Indipendente Attrice Contro
ROSSO VIVO - La storia di Valerio Verbano
liberamente tratta dal libro di Carla Verbano con Alessandro Capponi “Sia folgorante la fine”
di e con Alessandra Magrini

“Via Monte Bianco, quarto piano, uscendo dall’ascensore a destra. Ma tanto la strada la conoscono. Aspetto gli assassini di mio figlio”.

Valerio Verbano, diciannove anni, il 22 Febbraio 1980 viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca, nella sua casa di Montesacro, un quartiere di Roma. I genitori sono imbavagliati e legati nella stanza accanto. Valerio, vicino all’area dell’Autonomia Operaia, stava compilando un dossier che dimostrava i collegamenti tra alcuni gruppi di estrema destra e gli apparati statali. Carla Verbano, una madre lontana dalla vita politica nella quale suo figlio è attivista, si trova improvvisamente catapultata nella cruenta realtà di quegli anni. Dopo la morte di Valerio: dossier riconsegnati a metà, giudici ammazzati, reperti mai restituiti alla famiglia. Carla non si arrende all’assurdità degli eventi, mettendosi in gioco in prima persona, ricostruendo minuziosamente date, nomi e fatti. Come Caronte, traghetta le nostre anime in un viaggio negli anni di piombo. Irrompe come una lama di ghiaccio rovente, la rabbia di una madre che riesce con schiettezza e precisione a raccontare una storia che non dovrebbe mai essere dimenticata, nell’Italia dei segreti di stato, mostrata senza filtri.In teatro, la storia di Carla tratta dal suo libro: una donna che a 50 anni ha imparato a sparare - estrema ratio contro le minacce; a 80 anni a navigare in internet - per cercare gli assassini, per incontrare i compagni di Valerio su facebook, la sera, davanti al suo PC, nella stanza dove ancora c’è lo stesso divano dal quale suo figlio la chiamò per l’ultima volta.

Alessandra Magrini, Attrice Contro, ancora una volta si mette in gioco interpretando quello che la sua coscienza sociale le impone di trasmettere, convinta che il teatro sia strumento importante per istigare lo stimolo al cambiamento. Insieme ai testi teatrali, all’interpretazione mai scontata, veloce e incisiva, ci sono le incursioni video a raccontare il dolore senza mai cadere nell’autocommiserazione.

PROGRAMMA DETTAGLIATO DELLA SERATA

- Dalle 20.00: proiezione di 'VOLEVANO CAMBIARE IL MONDO. STORIE DI GIOVANI ANTIFASCISTI' a cura di Associazione LAPSUS - Università degli studi di Milano

- Dopo lo spettacolo brevi interventi di:

Compagnia teatrale indipendente Attrice Contro
Associazione Partigiani in ogni Quartiere
Associazione LAPSUS - Università degli studi di Milano


Info e prenotazioni: 02 64749997
e-mail: info@teatrodellacooperativa.it

pc 19-20 febbraio - verso 8 marzo 2012 - invito a palermo del movimento femminista proletario rivoluzionario

Nell'ambito delle iniziative previste per la settimana del 8 marzo, a Palermo nel pomeriggio di Sabato 10 marzo è organizzato un incontro nazionale pubblico delle lavoratrici, precarie, disoccupate dello Slai cobas per il sindacato di classe, insieme alle compagne del Mfpr su:

donne/lavoro - la doppia lotta delle donne contro governo, padroni, Stato, pone la necessità di uno sciopero delle donne

Sin dal suo insediamento, ci siamo mobilitate contro il "nuovo" governo antiproletario e antipopolare Monti che, al servizio di padroni e banche, nell'ambito di un pesante attacco alle generali condizioni di lavoro e di vita, sta marciando rapido nel colpire doppiamente la maggioranza delle donne.

Siamo tra le donne che dovranno continuare a lavorare, ad esaurirsi in fabbrica e nei posti di lavoro fino a 65 anni e oltre; siamo tra le tante che non vedranno mai un lavoro vero e la pensione; tra quelle che dovranno caricarsi ancora di più del peso del carovita, dei tagli alle spese sociali…
Governo e padroni si affannano per uscire, loro!, dalla crisi ma questo per noi donne significa più doppio sfruttamento sul lavoro, che sempre più è precario, e in casa, più doppia oppressione, più “uccisione” del futuro, più discriminazione, più humus da moderno medioevo, ideale brodo di cultura anche per le violenze sessuali e le uccisioni delle donne!

Se le ministre tecniche alla Fornero, le dirigenti sindacali alla Camusso, le tante riformiste legate ai partiti borghesi ora parlano di noi donne, non ci ingannano! parlano di “tutele”, mentre preparano o appoggiano provvedimenti che ci fanno tornare decenni indietro.
E' ora, quindi, che noi scateniamo la nostra rabbia e organizziamo la nostra lotta.

Già il 27 gennaio scorso, allo sciopero generale dei sindacati di base e di classe a Roma, abbiamo portato in piazza la nostra ribellione e determinazione ma occorre andare molto più avanti, è necessario che le tante realtà di lotta delle donne lavoratrici, precarie, disoccupate, licenziate convergano e si uniscano, rimanere delimitate solo intorno alla propria lotta è inefficace e impotente.
Ad un attacco complessivo, dobbiamo contrapporre una lotta complessiva che intrecci la questione di classe alla questione di genere. La nostra lotta sul doppio fronte, e la nostra determinazione, la combattività e creatività che riusciamo a mettere in campo quando lottiamo, se siamo unite, possiamo essere una forza potente.

Per questo al centro dell'incontro nazionale del 10 marzo è la discussione, l'organizzazione, l'attività per costruire uno sciopero delle donne. Autorganizzato come lavoratrici, operaie, precarie, disoccupate, giovani, uno sciopero che abbia nelle sue ragioni l'insieme della condizione di lavoro o non lavoro come l'insieme della condizione di vita di noi donne.

L'incontro è aperto e invitiamo altre lavoratrici, compagne a partecipare.

*****
Per chi è disponibile a raggiungerci da altre città è possibile l'organizzazione del pernottamento per la sera del Sabato. A chi non potesse venire chiediamo di mandare contributo scritto.

Per informazioni, partecipazione, invio di materiale: mfprpa@libero.it –
lavoratriciprecariedisoccupate@gmail.com - 340/8429376 (Donatella)

Le lavoratrici, precarie, disoccupate Slai Cobas per il sindacato di classe
Le compagne del movimento femminista proletario rivoluzionario
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pc 19-20 febbraio - appello del movimento no tav per la manifestazione del 25


APPELLO PER UNA NUOVA MARCIA NO TAV IN VALLE DI SUSA

DA BUSSOLENO A SUSA – SABATO 25 FEBBRAIO 2012

RITROVO DALLE ORE 13 IN PIAZZA DELLA STAZIONE A BUSSOLENO

Il popolo NO TAV scenderà ancora una volta in strada per ribadire il proprio rifiuto al progetto inutile e devastante della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.

La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con la Comunità Montana e l’assemblea dei sindaci della val Susa e val Sangone per ribadire l’unità del territorio nel respingere quest’opera.

Sarà un’ occasione per rilanciare la mobilitazione e sancire la legittimità della resistenza in corso da mesi contro il cantiere di Chiomonte, area militarizzata.

Esprimeremo anche in questa giornata la nostra vicinanza e solidarietà nei confronti delle persone arrestate e inquisite per aver lottato al nostro fianco e invitiamo tutte le loro famiglie a partecipare con noi a quella che sarà una grande giornata di testimonianza e gratitudine.

Saranno bene accetti anche questa volta tutti coloro che giungeranno in valle per supportare le istanze del movimento NO TAV che sempre più sta diventando simbolo di riscossa per chi lotta contro i poteri forti e riferimento per le idee di un altro mondo possibile.

Vi aspettiamo numerosi e determinati.

IL MOVIMENTO NOTAV

pc 19-20 febbraio - oltre 3000 a milano al corteo notav in preparazione della manifestazione del 25 in val susa


Molto partecipato il corteo che ieri ha attraversato la città di Milano da parte a parte, il numero dei partecipanti si aggira intorno alle 4000 persone. Un’iniziativa con due intenzioni forti: innanzitutto ovviamente dimostrare solidarietà e sostegno verso i 27 compagn* arrestat* durante la maxioperazione del procuratore Caselli, e in più portare quella che è la mobilitazione NO Tav fuori dai confini della Val Susa per espanderla e renderla patrimonio comune di tutte le lotte che nascono e si sviluppano nei diversi territori dell’Italia in crisi.

Il primo corteo cittadino dopo tanto tempo dove tutte le realtà sulla città di Milano hanno cooperato in modo vivo e partecipe, ancora una volta la lotta contro il treno ad alta velocità si da come ricompositiva delle più diverse esperienze.

La manifestazione dopo la partenza da sotto la torre occupata dai lavoratori Wagon-Lift al binario 21 della stazione centrale si è diretta verso il centro cittadino attraversando alcune delle vie dell’alta moda e tempestando di scritte e sanzionando muri e vetrine di banche, istituti finanziari, filiari dell’Esselunga ecc.

Dopo un lungo percorso il corteo si è concluso sotto il carcere di San Vittore dove sono stati sparati fuochi d’artificio e sono stati fatti diversi interventi di solidarietà con gli arrestati e con i detenuti della struttura carceraria.

Sicuramente il corteo di ieri è stato capace ancora una volta di rompere la retorica che vorrebbe il movimento No Tav come un movimento localista e ghettizzato, incapace di uscire dalla valle. Il No Tav è patrimonio e bene comune di tutte le lotte sui territori e non che si stanno sviluppando e che vedono in questa esperienza non solo l’esempio del fatto che fermare speculazioni e malaffare di impresari e politicanti é possibile, ma anche il modello di come un nuovo modello di sviluppo che vada oltre la resistenza e si costruisca e proliferi dentro la lotta. Proprio per questo il corteo di ieri era molto composito, e teneva al suo interno tanto comitati di migranti o per il diritto all’abitare, quanto l’esperienza del No expo, un buon numero di studenti medi e universitari, giovani e meno giovani.

Insomma “la valle è scesa in città” realmente segnando un’altra tappa del percorso milanese di avvicinamento alla manifestazione nazionale del 25 febbraio in Val Susa.

Cronaca Infoaut da Milano

pc 19-20 febbraio - napoli contestazione al sindacato giallo fiat

Una cinquantina di operai hanno contestato martedì scorso la Fismic di Napoli.

Il noto sindacato “giallo”, grande sostenitore di Marchionne.

Si tratta di lavoratori con contratto a termine del vecchio stabilimento Fiat di Pomigliano, ai quali era stato promesso l’ingresso in fabbrica e poi rimasti invece senza lavoro.

E’ volato qualche schiaffo, una vetrata rotta, qualche scrivania rovesciata.

La stessa Fismic, per bocca del suo segretario nazionale, Roberto Di Maulo, invita a non ingigantire : “Preferisco i toni civili ma la situazione di rabbia sociale la capisco”.

Ma la vicenda è emblematica delle contraddizioni che si accumulano a Pomigliano.

I lavoratori in questione, molto dei quali iscritti alla stessa Fismic, hanno visto i loro contratti scadere tra dicembre 2009 e marzo 2010 e dopo aver concluso anche la mobilità in deroga si sentono abbandonati da tutti.

“Ci era stato garantito il rientro in fabbrica” e c’è chi ricorda che, durante il referendum di Pomigliano, furono invitati dalla Fismic a manifestare la loro adesione all’accordo voluto dalla Fiat.

“Allora la Fismic assicurava che i posti di lavoro garantiti dalla Fiat sarebbero stati almeno 8.000″.

La situazione invece è un pò diversa.

Al momento, nel nuovo stabilimento, sono stati assunti circa 2.300 operai e, con i livelli di produzione programmati da Marchionne resteranno a casa comunque circa 2.000 operai.

Di Maulo contesta questa previsione ma sui contratti a termine deve ammettere che “effettivamente sono terminati”.

Sat. Can