mercoledì 16 gennaio 2019

pc 16 gennaio - la settimana di solidarietà India a MIlano


20-27 GENNAIO 2019 SETTIMANA INTERNAZIONALE DI AZIONE, MOBILITAZIONE, CONTROINFORMAZIONE DELLA GUERRA POPOLARE IN INDIA
MILANO 23 GENNAIO: LIBERTA’ PER SAIBABA, K. GHANDY E TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI. CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DI INTELLETTUALI, STUDENTI E MASSE POPOLARI
PRESIDIO h 17,30 Consolato Indiano Piazza P. Ferrari, 8 (traversa via Filodrammatici dietro la Scala)
MILANO 25 GENNAIO: LIBRERIA CALUSCA h 20,30 PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI A. Naya Fernandez: L’”Operazione Green Hunt”
Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra popolare India: csgpindia@gmail.com Info Milano: metropolislibreria@gmail.com

pc 16 gennaio - immagini della manifestazione LLL - lenin /luxemburg/ liebnecht a Berlino

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Luxemburg-Liebknecht-Lenin Demonstration 2019 
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pc 16 gennaio - info Intellettuali in Francia a fianco dei gilets jaunes - un appello che parla da sè

la frase 'è responsabilità storica della sinistra non lasciare il campo aperto all’estrema destra”. di fatto dichiara che esiste una opzione di destra dei Gilets jaunes e ricorda i discorsi di Grillo ' se non ci fossimo noi ci sarebbe Alba Dorada' e sappiamo come è andata a finire in Italia Salvini e i fascio razzisti al potere!

Più di 250 accademici, intellettuali e artisti esprimono la loro solidarietà al movimento dei Gilets Jaunes, ritenendo che “è responsabilità storica della sinistra non lasciare il campo aperto all’estrema destra”. L’appello è poi stato sottoscritto da molte altre personalità e al momento si contano 4.000 firme.
Chi avrebbe mai pensato che un giubbotto sarebbe bastato a scuotere lo Stato?
Da due mesi assistiamo a un movimento popolare di grande portata sostenuto da gran parte del popolo francese. Questo movimento ha preso il giubbotto giallo come simbolo. Questo giubbotto di salvataggio, che segnala il pericolo, è diventato un grido di battaglia contro la distruzione sociale in corso: “non schiacciateci”! Permette di rendere visibili quelli che di solito rimangono invisibili. Occupando pacificamente le rotatorie, i Gilets Jaunes si ispirano a modo loro dalle occupazioni delle fabbriche del Giugno 1936 e del Maggio 1968, e da movimenti di protesta più recenti come le Primavere arabe, gli Indignados spagnoli o Occupy negli Stati Uniti.
Il movimento dei Giubbotti gialli ha dimostrato ancora una volta che, di fronte ad una potenza pronta a tutto per imporre le sue “riforme”, solo la lotta può vincere: occupare, bloccare, dimostrare, toccare i luoghi sensibili dello Stato, dell’economia e della finanza. Tessere legami, inventare la solidarietà, organizzarsi per resistere, federare la collera, cercare delle convergenze, creare nuove forme di resistenza, pensare a nuovi modi di fare politica.
Di fronte a questo movimento, lo Stato ha scelto la strada della repressione della polizia e giudiziaria. Ora sta pianificando di schedare i manifestanti per poter effettuare arresti preventivi. Mentre le armi utilizzate dalla polizia hanno già causato ferite e mutilazioni tra decine di manifestanti, nuove istruzioni di “estrema fermezza” sono state appena impartite a prefetti e procuratori.
Per giustificare questa politica di brutale scontro, le autorità stanno facendo tutto il possibile per screditare i Gilets Jaunes. Così, Emmanuel Macron li ha stigmatizzati come una “folla odiosa” che sarebbe xenofoba, omofoba e antisemita allo stesso tempo… Lo Stato può contare sulla complicità di alcuni media che mettono in evidenza il minimo incidente per far apparire i Gilets Jaunes come razzisti e fascisti. Può contare anche sui suoi cani da guardia, quegli intellettuali mediatici che si sono affrettati a denunciarli come “barbari” e “gilet bruni”. Uno di loro si è appena congratulato con la polizia per aver “salvato la Repubblica”!
Molti accademici, intellettuali (insegnanti, ricercatori, ecc.) e artisti sono finora rimasti cautamente silenziosi, compresi quelli che mostrano simpatia per la sinistra e l’estrema sinistra. Indubbiamente perché questo movimento sfugge alle consuete categorie di giudizio politico – imprevedibile, inclassificabile, come il Maggio 68 a suo tempo, come qualsiasi evento storico degno di questo nome. Alcuni hanno preso posizione a favore di questo movimento popolare, ma le loro parole sono ignorate dai media mainstream. È questo silenzio che noi vogliamo contribuire a rompere, affermando pubblicamente la nostra solidarietà con i Gilets Jaunes e invitando intellettuali, accademici e artisti ad unirsi a loro.
Si tratta certamente di un movimento eterogeneo, attraversato da molte contraddizioni, e che è oggetto di tentativi di infiltrazione e recupero da parte dell’estrema destra. È importante rimanere vigili di fronte a qualsiasi deriva complottista, razzista o omofoba. Ma questi slittamenti rimangono opera di una piccola minoranza e non possono in nessun caso essere usati come pretesto per screditare tutti i Gilets Jaunes. Pur condannando senza riserve le minacce di morte contro funzionari eletti o Gilets Jaunes accusati di “tradimento”, contestiamo l’uso indiscriminato del termine violenza, che confonde la violenza fisica contro le persone, che è inaccettabile, con i danni alle proprietà (auto bruciate, vetrine rotte o porte del ministero forzate…) che accompagna sempre le rivolte popolari. Senza contare che, come ha scritto Brecht, “Dicono che un fiume che porta via tutto è violento / Ma non dicono mai nulla della violenza / Delle rive che lo circondano“.
Il movimento dei Gilets Jaunes è nato da una esigenza di uguaglianza e giustizia, una protesta contro la distruzione del “modello sociale francese” e la precarizzazione di ampie fasce della popolazione, ancora accelerata dalle riforme neoliberali portate avanti a ritmo sostenuto e senza concertazione da Emmanuel Macron. Questo movimento riflette una richiesta di riconoscimento, un desiderio di essere ascoltato e rispettato, di fronte alla sprezzante arroganza di un governo di tecnocrati che si considerano “troppo intelligenti, troppo fini” per essere compresi da un popolo di “analfabeti”, di persone “che non sono niente”.
Partendo da una rivolta antifiscale, il movimento dei Gilets Jaunes ha vissuto una rapida politicizzazione che ha avuto luogo al di fuori di tutti i partiti. Si è assistito all’emergere di rivendicazioni radicali sulle istituzioni e sull’esercizio del potere. Facendo riferimento alle tradizioni storiche della Rivoluzione francese (cahiers de doléances, appello agli Stati Generali, “marcia delle donne”…), i Gilets Jaunes hanno risvegliato l’idea di una cittadinanza attiva basata sulla competenza del popolo. Sarebbe un grave errore condannare come “populisti” o reazionari la loro rivendicazione di un “referendum d’iniziativa popolare” o l’appello dei Gilets Jaunes de Commercy a creare “comitati popolari” di cittadini ovunque e a federarli in una “assemblea di assemblee”.
L’esigenza di un’espressione diretta della volontà popolare, la rivendicazione di controllo dei rappresentanti eletti dai loro elettori, che li sottoporrebbe a un mandato imperativo e revocabile: tutto questo appartiene alla tradizione democratica e rivoluzionaria, dai Sanculotti, la Rivoluzione del 1848 e i Comunardi fino ai Consigli operai del XX secolo. Il rifiuto di qualsiasi delega di potere che caratterizza la maggior parte dei Gilets Jaunes si inscrive nella stessa tradizione, quella della democrazia radicale e libertaria, rianimata dalla memoria delle rivolte tradite.
Oggi, il movimento dei Gilets Jaunes si trova ad un bivio. Anche se non deve essere sopravvalutato, c’è il rischio che l’estrema destra possa riuscire a imporgli il suo orientamento autoritario, odioso e xenofobo. È responsabilità storica della sinistra non lasciarle il campo libero.
Per tutte queste ragioni, ci rivolgiamo ad accademici, intellettuali e artisti fedeli agli ideali di emancipazione per sostenere attivamente i Gilets Jaunes, per trasmettere le loro richieste e unirsi a loro nella lotta.
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Questo testo è una petizione aperta, per firmarlo clicca qui
Elenco dei primi firmatari:
Naïm Aïm Aït-Sidhoum, regista
Karen Akoka, docente di scienze politiche, Università di Parigi Nanterre
Michel Andrieu, regista
Armelle Andro, professore di demografia
Hervé Amiot, dottorando in geografia, Parigi
Jean-Loup Amselle, direttore degli studi presso l’Ecole des Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi.
Fabien Archambault, Università di Limoges
Valerie Arnhold, dottoranda in sociologia e ATER presso l’Università di Parigi Dauphine.
Stéphane Arnoux, regista
Nicolas Aude, ATER in Letteratura comparativa, Università di Lille
Michel Barthélémy, Sociologo, CNRS, Parigi

Yves Baumgarten, insegnante di filosofia del liceo

pc 16 gennaio - Catania gli studenti resistono alla repressione poliziesca! LA REPRESSIONE ALIMENTA LA RIBELLIONE



INFOAUTINFOAUT : la polizia irrompe nel liceo, gli studenti bloccano la città

Dieci giorni fa iniziava a Catania l’occupazione del liceo “Boggio Lera”. Centinaia di studenti e studentesse hanno partecipato e attraversato i giorni di autorganizzazione della scuola. Una protesta che ha evidentemente preoccupato le autorità decise a stroncare con l’intimidazione l’iniziativa studentesca. D’altra parte se il governo auspica una scuola dell’ordine fatta di grembiuli e sceriffi serviranno pure delle guardie solerti. Ma la situazione può sempre sfuggire loro di mano...

Catania: la polizia irrompe nel liceo, gli studenti bloccano la città
Forse i momenti di decisionalità dal basso, di presa di responsabilità collettiva per uno scopo comune di socialità slegata da quello che è diventata la scuola-lavoro (altro che alternanza!) hanno fatto paura alla controparte. Ai vari Salvini, Di Maio, ma anche ai vari Renzi e Berlusconi, la resilienza storica espressa da una generazione bistrattata da chiunque può sicuramente fare paura. A qualcuno quindi questa occupazione non è andata a genio. Non si capisce, se no, perché nonostante un accordo con la dirigenza per concludere l’occupazione e un incontro fissato con il Prefetto, la Digos sia voluta intervenire in forze nella tarda serata di ieri, sfondando la porta, a suon di minacce fisiche e verbali sugli studenti e le studentesse del liceo.
In risposta a questo intervento oltre 200 studenti organizzati, questa mattina, si sono radunati ai cancelli della scuola, hanno occupato prima l’ingresso e poi organizzato un blocco stradale per dare una risposta dura all’abuso perpetrato dalla polizia. Sono state raccolte transenne e oggetti vari e il blocco, sempre più numeroso, ha resistito dalle 9:00 fino alle 10.00 ed a diversi tentativi di sciogliere il presidio da parte della Digos, che hanno visto gli studenti e le studentesse rispondere con determinazione.

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Ne è seguito un corteo spontaneo nel quartiere popolare in cui è inserita la scuola, che ha prima raggiunto la sede succursale “Grassi”, incitando ad un’assemblea e gridando cori contro la repressione, poi si è diretto verso la vicina scuola “Spedalieri” per sostenere i compagni che nei giorni scorsi hanno subito anche loro episodi di repressione. Il blocco iniziale ed il corteo spontaneo hanno decisamente mandato in tilt il traffico cittadino, e messo in crisi la viabilità in città, oltre che l’apparato di polizia. Il corteo si è infine concluso solo quando gli studenti, rientrati a scuola, hanno fatto un’assemblea di bilancio dei giorni passati e rilancio di nuove lotte.

pc 16 gennaio - CON LE OPERAIE E OPERAI DEL BANGLADESH CONTRO IL NOSTRO IMPERIALISMO


Le grandi manifestazioni, scioperi in Bangladesh degli operai, con una massiccia partecipazione delle donne, delle fabbriche tessili, dove vengono confezionati i lussuosi abiti dei marchi occidentali, e per cui ci muoiono anche centinaia di operaie - come è avvenuto poco tempo fa - sono un grido forte di denuncia e di attacco anche all'imperialismo e alle grandi industrie che sullo sfruttamento, il sudore, la miseria e il sangue degli operai fanno superprofitti.

Per questo, non basta indirizzare le campagne di solidarietà alle lotte dei lavoratori contro il governo del Bangladesh, se a questa denuncia non si unisce la denuncia in "casa nostra" e la lotta contro il nostro imperialismo.




dal Comunicato della campagna Abiti Puliti (*)

Migliaia di lavoratori in Bangladesh sono scesi in strada per protestare contro la recente revisione dei salari nel settore tessile. Quando la polizia di Dhaka ha iniziato a sparare proiettili di gomma e gas lacrimogeni sulla folla, un lavoratore è rimasto ucciso e molti altri feriti.
La Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign, condanna con forza la

pc 16 gennaio - La Gabanelli diventa la 'Voce del Padrone' e si schiera a favore delle Grandi Opere inutili e imposte.

Lettera. I No Tav scrivono alla Gabanelli: "Siamo sconcertati"


DAL PRESIDIO EUROPA / MOVIMENTO NO TAV
Cara Milena,
ci avevi abituati bene, ci eravamo affezionati al tuo modo di comunicare.
La tua esile figura, la tua calma, la tua determinazione erano la tua cifra.
I tuoi racconti erano rassicuranti perché trasudavano il coraggio di denunciare, di raccontare storie agli italiani che nessun altro era capace di fare.
Come la Pizia, sacerdotessa di Apollo, tu Milena svolgevi un ruolo quasi divino perché rivelavi il non svelabile, tutto ciò ti ha conferito un prestigio e una posizione elevata tra i tuoi colleghi giornalisti, fronteggiando una cultura politico-affaristica italiana, truffaldina, corruttrice e mafiosa.
Gli obblighi che ti era assunta erano la purezza rituale, la credibilità, l’autorevolezza, la sobrietà.
Per vent’anni Report è stato il tuo tempio, la tua popolarità era tale che gli iscritti al M5S ti offrirono la candidatura a Presidente della Repubblica.
Nel 2017 la Rai ti abbandona, dicono che le tue richieste erano impraticabili, tu esci di scena

pc 16 gennaio - A Mirafiori FCA solo e sempre cassintegrazione - i sindacati collaborazionisti acconsentono

«Fca, a febbraio nuova cassa integrazione a Mirafiori»

La sospensione riguarderà 6529 lavoratori
La Fiom Cgil rende noto che oggi Fca ha comunicato la sospensione delle attività lavorative nelle giornate del 8, 15 e 22 febbraio 2019 con l’intervento della cassa integrazione. La sospensione riguarderà 6529 lavoratori e nelle stesse giornate saranno collocati in cassa integrazione anche i 550 lavoratori di Fca Purchasing, il settore degli acquisti.
Edi Lazzi, segretario provinciale della Fiom e Ugo Bolognesi responsabile Fiom di Mirafiori commentano: «La situazione è oramai da troppo tempo preoccupante, l’azienda ha già più volte nel 2017 e 2018 utilizzato la cassa integrazione ordinaria per sospendere le attività. Queste notizie si accompagnano a una situazione già molto critica in tutte le aree torinesi di Fca a partire dalle Carrozzerie e alla Maserati di Grugliasco. L’assenza di un piano industriale adeguato, di nuovi progetti e investimenti efficaci, sta oramai coinvolgendo - continuano i due sindacalisti - tutti i settori del processo produttivo. Abbiamo chiesto un incontro all’azienda e ci auguriamo che Regione Piemonte e Comune di Torino si attivino da subito. Il tempo non è un fattore secondario. Chissà se le notizie di oggi riusciranno a scuotere un’opinione pubblica, innanzitutto torinese, molto distratta sulle prospettive del più importante settore industriale».

pc 16 gennaio - Non applicare e disobbedire al decreto sicurezza - nessuna conciliazione con Salvini/governo fascio populista

Dl Sicurezza, Luigi de Magistris concede ai richiedenti asilo l’iscrizione all’anagrafe di Napoli. “Così sono garantiti i diritti”

Dl Sicurezza, Luigi de Magistris concede ai richiedenti asilo l’iscrizione all’anagrafe di Napoli. “Così sono garantiti i diritti”




Lo aveva annunciato e così ha fatto. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha disposto l’iscrizione all’anagrafe comunale per i migranti in possesso di permesso di soggiorno temporaneo per richiedenti asilo, decidendo così di non applicare l’articolo 13 del decreto Sicurezza. Proprio il primo cittadino del capoluogo campano, insieme con il collega di Palermo, Leoluca Orlando, erano stati tra i primi sostenitori della protesta dei sindaci contro il provvedimento voluto da Matteo Salvini, tanto che il ministro dell’Interno aveva invocato le loro dimissioni.
È il primo passo concreto di un sindaco “disobbediente”. Se da una parte Orlando ha scelto di ‘congelare’ l’applicazione della legge, accogliendo le richieste di iscrizione ma senza effettivamente concederle, de Magistris ha invece fatto un passo in più, disattendendo totalmente la legge con la firma di una direttiva che chiede agli uffici di procedere con l’inserimento nel registro.
“Nonostante l’attuale legge 132/2018 all’art. 13 primo comma formalmente impedisca l’iscrizione anagrafica dei migranti in possesso di tali requisiti posti per vari motivi al di fuori dei circuiti dell’accoglienza – si legge in una nota dell’assessore ai Diritti di cittadinanza Laura Marmorale e dell’assessore all’Anagrafe Monica Buonanno – riteniamo che un simile provvedimento sia lesivo da un lato della dignità e dei diritti delle persone e rischioso dall’altro per gli enti locali che si propongono di mettere in campo tutte le procedure necessarie per promuovere politiche di inclusione sociale e di contrasto alla povertà estrema”. Secondo l’amministrazione, si legge ancora nel comunicato, privare i richiedenti asilo di questa possibilità finirebbe per far ingrossare le file dei senzatetto.

pc 16 gennaio - L'imperialismo italiano in Niger - intervento militare, soldi e addestramento delle truppe del regime servo dell'imperialismo


Conte in Niger: “Ue rischia di franare per il problema irrisolto dei migranti”


“Possiamo dire che oggi il Niger sia diventato la frontiera meridionale del Mediterraneo“, ha detto Conte che ha sottolineato come “il numero di migranti in uscita dal Niger verso la Libia e l’Algeria” si stia “riducendo drasticamente”. E la conseguenza per l’Italia è la riduzione degli sbarchi di “oltre l’80%”. “Il Niger – ha tenuto a precisare – ha un ruolo centrale, strategico per la sicurezza e la stabilità del Sahel e per gli interessi del Nord Africa e di conseguenza dell’Europa. La mia presenza qui è anche un atto di omaggio alla leadership del presidente Issoufou e ai risultati che il suo governo sta conseguendo nella lotta al terrorismo e ai gruppi criminali che trafficano in vite umane. Dobbiamo investire di più nel Trust fund per l’Africa e nei processi di cooperazione. Abbiamo un know-how che spendiamo volentieri a favore della sicurezza del vostro Paese, a partire dalla formazione delle forze armate nigerine”. Conte poi garantisce che l’Italia, che in Niger ha già una missione che vede impegnati 92 militari, “è anche disponibile a incrementare gli sforzi per l’addestramento di forze armate locali, anche forze speciali”. L’obiettivo comune di Italia e Niger, ha detto, è di “contrastare” traffici di vite umane “e continuare a lavorare in questa direzione, raccordare e congiungere gli sforzi. L’Italia sta dando il suo contributo”, ma “al centro dei colloqui c’è stato anche il rafforzamento della collaborazione, non solo nell’addestramento delle forze armate” ma anche sul fronte della “cooperazione“.
 Dobbiamo investire di più nel Trust fund per l’Africa e nei processi di cooperazione. È inutile pensare di contrastare il fenomeno solo accendendo i riflettori delle tv sulle situazioni emergenziali ma bisogna intervenire all’origine del fenomeno”.Abbiamo un know-how che spendiamo volentieri a favore della sicurezza del vostro Paese, a partire dalla formazione delle forze armate nigerine”. Conte poi garantisce che l’Italia, che in Niger ha già una missione che vede impegnati 92 militari, “è anche disponibile a incrementare gli sforzi per l’addestramento di forze armate locali, anche forze speciali”. L’obiettivo comune di Italia e Niger, ha detto, è di “contrastare” traffici di vite umane “e continuare a lavorare in questa direzione, raccordare e congiungere gli sforzi. L’Italia sta dando il suo contributo”, ma “al centro dei colloqui c’è stato anche il rafforzamento della collaborazione, non solo nell’addestramento delle forze armate” ma anche sul fronte della “cooperazione

pc 16 gennaio - Taranto sabato 19 Tutti in piazza contro razzismo e decreto sicurezza Salvini

Tutti in piazza contro razzismo e decreto sicurezza Salvini
Lo slai cobas per il sindacato di classe Taranto aderisce alla manifestazione e fa appello agli operai lavoratori, precari, disoccupati a partecipare

Se ci son tanti disoccupati è colpa dei padroni e governi e non degli immigrati!
Solidarietà e accoglienza con i nostri fratelli di classe che fuggono da guerre e miseria create dai governi imperialisti occidentali compreso il governo imperialista italiano che difende gli interessi dell'ENI e delle multinazionali, dei signori del petrolio e dei padroni delle industrie belliche.
Aprire i porti, documenti, permessi di soggiorno, diritto di asilo, libertà di circolazione
Unità tra proletari italiani e proletari immigrati nella comune lotta contro i comuni nemici
il razzismo, come il fascismo è un crimine e non una opinione, come sancisce la Costituzione.
il decreto sicurezza non è solo contro i migranti ma anche contro le lotte dei lavoratori, precari, disoccupati, senza casa, movimenti NOTAV – NOTAP...
DATO CHE SANCISCE FINO A 12 ANNI DI CARCERE PER CHI ATTUA PER GIUSTE RAGIONI BLOCCHI STRADALI

SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE – VIA LIVIO ANDRONICO 47 TARANTO
INFO slaicobasta@gmail.com – 347-1102638 - blog tarantocontro.blogspot.com

pc 16 gennaio - Gli interessi dell'imperialismo italiano - ENI - si estendono in altri settori dell'economia tunisina

Energia: Tunisia, Eni lancia progetto pilota per biocarburanti da materie prime sperimentali

Tunisi, 15 gen 14:13 - (Agenzia Nova) - Eni ha lanciato in Tunisia un progetto pilota per la produzione di piante di ricino quale materia prima per la produzione di biocarburante nella bioraffineria Eni di Venezia, prima raffineria al mondo a essere stata riconvertita da raffineria convenzionale, e a breve nella bioraffineria di Gela. L’inaugurazione del progetto, che Eni ha avviato nella primavera scorsa, è avvenuta oggi a Gafsa, a oltre 370 chilometri di distanza dalla capitale Tunisi. “E' un progetto sperimentale per individuare materie prime alternative all'olio di palma e alimentare le bioraffinerie di Eni. Un'altra testimonianza dell'impegno italiano in Tunisia per le energie rinnovabili sostenibili”, ha detto ad “Agenzia Nova” l’ambasciatore d’Italia a Tunisi, Lorenzo Fanara. Il progetto prevede la coltivazione della pianta in zone semi-desertiche da cui si estrae l’olio di ricino: si tratta di una pianta che cresce e produce i frutti, da cui si estrae l’olio che può essere poi trasformato in biocarburante, e abbisogna di poca acqua, anche non potabile, e quindi non sottrae spazio ai terreni agricoli e non è in competizione con il settore food. La sperimentazione è stata avviata in un terreno di circa 140 ettari divisi in vari lotti e quando le piante ultimeranno la fase di crescita i frutti verranno raccolti al fine di valutare la resa in olio per tonnellata e definire un piano di coltura estesa. Innovazione, occupazione e rispetto dell’ambiente, dunque, sono le parole chiave del nuovo progetto lanciato dall’azienda energetica italiana in Tunisia.

pc 16 gennaio - La campagna internazionale India alla ArcelorMittal Taranto

Come Mittal è diventato il primo produttore d'acciaio del mondo

Come fanno i soldi i padroni indiani in siderurgia, come nell'industria dell'auto – Come è perchè Mittal è anche socio della Goldman Sachs ed espressione dell'intreccio capitale industriale capitale finanziario che è all'origine e causa della crisi economica mondiale che attraversiamo
Che succede in India sotto il regime fascista indù di Modi grande sostenitore dei padroni indiani come Mittal e grande repressore di operai e popolazioni che si oppongono
    • 25 gennaio portinerie ArcelorMittal TA
      25 gennaio ore 18 sede slai cobas via Livio Andronico 47 TA
      approfondimento, discussione, con materiali e testimonianze esclusive

      La giornata è all'interno della settimana internazionale dedicata all'India e alla repressione antipopolare in questo paese indette dal Comitato internazionale di solidarietà e sostegno
      info csgpindia@gmail.com

martedì 15 gennaio 2019

pc 15 gennaio - Il “boom economico” di Di Maio è in realtà una fesseria col “botto”

In tutto il mondo gli economisti e i politici borghesi affermano che è in arrivo un’altra gravissima crisi economica, e in queste ultime ore lo ha ribadito Draghi, presidente della Banca centrale europea, a cui sta per scadere il mandato.
Draghi dice che: "Gli sviluppi recenti dell'economia" nell'Eurozona " sono stati più deboli del previsto e le incertezze, in particolare connesse a fattori globali, restano prominenti. Quindi, non c'è spazio per abbassare la guardia; serve ancora un ammontare significativo di stimolo di politica monetaria, per sostenere l'ulteriore rafforzamento delle pressioni e gli sviluppi dell'inflazione nel medio termine".
Cioè servono ancora migliaia di miliardi che salveranno i ricchi padroni del sistema capitalistico! E invita nella sostanza chi verrà dopo di lui a continuare a fare questa politica!

Ma Di Maio, l’ingannapopolo, fa finta di non vedere tutto questo e cade nel ridicolo (ancora e ancora!) parlando di “boom economico”.
In realtà Di Maio, il moderno fascista ingannapopolo, non è fesso del tutto, perché in questo momento di crisi, ci tiene a parlare ai padroni italiani innanzi tutto e li rassicura: con il “boom” intende i soldi da investire nella “Banda larga e venture capital, blockchain e intelligenza artificiale” dice il Sole 24 Ore di oggi. E quello che più mostra quanto Di Maio sia al servizio del capitale è l’insistenza sul “venture capital”, cioè soldi freschi da investire “per farne un mercato finalmente competitivo al pari di quello francese e tedesco.”
E ancora “L’urgenza è far decollare il Fondo nazionale innovazione a guida Cdp (le risorse Mise ammontano a 90 milioni nel triennio), ma anche sbloccare i Pir, che hanno l’obbligo di investire il 5% in azioni o fondi di venture capital… “L’intera operazione, secondo i tecnici del Mise, vale un miliardo. L’obiettivo è mobilitarne 5 in cinque anni…”!!!

pc 15 gennaio - “Dove l’India brucia i vivi”, reportage dell’Espresso sulla distruzione di uomini e ambiente messa in atto dal governo fascista indù di Modi per “industrializzare” il Paese

Reportage
Dove l’India brucia i vivi
A Jharia tutto è fuoco e cenere. Un inferno di carbone che fornisce energia all’industria. Il sottosuolo qui è ricchissimo: sono le persone che non valgono nulla

C’erano palme una volta, qui. E campi, e risaie. La sera, la gente sedeva a chiacchierare davanti alla porta di casa, gli uomini sotto un albero al centro del villaggio. C’erano animali, e fiori, ed erbe medicinali. Ci sono ancora, da qualche parte. Ci sono ancora ai margini di questa terra desolata e grigia, dove non c’è più cielo e dove la terra è diventata nemica. Adesso, arrivare qui è come arrivare su un altro pianeta. Un pianeta fatto di scheletri carbonizzati di alberi, di mozziconi di case avvolte da una nube tossica che le stringe come un sudario, di rovine che spuntano dalla terra, inghiottite dalle voragini aperte dalle esplosioni sotterranee. Non è mai notte a Jharia, perché la notte splende del chiarore sinistro della terra che brucia e del rosso arancio delle fiamme che segnano le linee di percorrenza dei nuovi fuochi che trasformano la terra in magma. E se la notte è arancio e rossa e nera, il giorno è grigio ferro e avvolto da una coltre costante di gas e nebbia tossica. Non è mai notte, a Jharia. E non è mai davvero giorno da tanto, troppo tempo. Da quando la terra ha cominciato a bruciare, ed è stato tento tempo fa.

Jharia, nello stato indiano del Jharkhand, si trova nel cosiddetto corridoio del carbone, al centro del triangolo industriale che si è sviluppato in una delle zone più ricche di minerali dell’India, un triangolo che tocca il West Bengal, l’Orissa, il Bihar e lo stesso Jharkhand. È la zona in cui si trova la maggior parte della ricchezza mineraria dell’India: oro, rame, uranio, ferro e, per l’appunto, carbone. Carbone che si estrae, fin dai primi anni del secolo scorso, prevalentemente nella zona compresa tra Dhanbad e Jharia. Le estrazioni sono cominciate all’inizio del novecento, seguendo il metodo

pc 15 gennaio - Rosa Luxemburg - L'Aquila della rivoluzione proletaria è immortale!

Rosa Luxemburg, the proletarian revolution's eagle is immortal!!



pc 15 gennaio - Alessandria PROCESSO A 26 BRACCIANTI - MASSIMA SOLIDARIETA'

Mercoledì vanno sotto processo le lotte e gli scioperi dei lavoratori. Non riguarda solo i braccianti e i solidali di Castelnuovo Scrivia per le lotte del 2012, questo processo riguarda tutti noi. Per questo è importante esserci! 
      Mercoledì 16 gennaio 2019
tutti al Presidio davanti al Tribunale di Alessandria - ritrovo ore 9.30 - Al termine dell'udienza, gli avvocati e i lavoratori denunciati terranno una conferenza stampa davanti al Tribunale

Inizia bene l'anno 2019. Mercoledì 16 gennaio, prende avvio il processo contro 26 braccianti, attivisti, militanti e sindacalisti accusati di aver procurato nell'anno 2012, durante gli scioperi, danni morali e materiali, ai due padroni dell'azienda agricola Lazzaro Bruno e Mauro di Castelnuovo Scrivia che, dopo averli sfruttati, licenziati, non pagati, li hanno pure denunciati chiedendo loro un risarcimento danni di 1.533.635 euro! Una vicenda incredibile, messa sotto silenziatore dai media e dalla politica che conta.

Chiediamo a tutti i solidali di essere presenti al Presidio e di dimostrare così, concretamente, di stare dalla parte degli sfruttati e degli oppressi.
In allegato, la documentazione relativa a tutta questa vicenda.
PRIMA GLI SFRUTTATI!
CHI TOCCA UNO, TOCCA TUTTI!
Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia 

lunedì 14 gennaio 2019

pc 14 gennaio - Il regime fascio patriarcale del governo Lega/5S vuole le donne a casa a badare agli invalidi, e con la miseria di soldi tolti agli immigrati

Invalidità, 1.300 euro alla "mamma che sta a casa": l'idea di Di Maio non piace
Il ministro ha annunciato: “I 260 mila invalidi avranno accesso al reddito di cittadinanza: 780 euro di pensione a chi vive da solo, oppure 1.300 euro al nucleo familiare”. Dove trovarli? “Abbiamo un tesoretto di 400 milioni, avendo ridotto la platea degli stranieri”. Le mamme: “Non vogliamo elemosina, ma servizi e opportunità”
Così il ministro Luigi Di Maio...: " noi daremo 1.300 euro al nucleo familiare, così chi sta vicino all'invalido non dovrà chiedere di trovare un lavoro. In questo modo, la mamma che ha un figlio invalido non dovrà lavorare”. Per quanto riguarda la copertura finanziaria, non ci saranno difficoltà, perché “abbiamo ridotto la platea degli stranieri e ci avanzano 400 milioni, che ridistribuiremo tra pensioni minime, pensioni d'invalidità e formazione per i centri per l'impiego”.

Un programma che però, così come è stato abbozzato dal ministro, non piace affatto alle “mamme degli invalidi”, a cui abbiamo fatto ascoltare le dichiarazioni di Di Maio.
Non piace affatto a Gabriella La Rovere, medico e scrittrice, ma sopratutto mamma di una ragazza

pc 14 gennaio - La repressione poliziesca diventata legge di stato fascista con il Decreto sicurezza - Muggiò, caricati dalla polizia gli operai licenziati che occupano la fabbrica

Toncar, la polizia carica i lavoratori licenziati. Si resiste per strada e sui tetti.
14 GENNAIO 2019 |

Muggiò - La polizia interviene contro i lavoratori licenziati che stavano occupando la fabbrica. Cariche degli agenti e feriti tra i lavoratori. Si resiste con un presidio davanti alla fabbrica e sui tetti dello stabile.
Alla Toncar di Muggiò continua ad andare avanti la lotta degli 80 lavoratori licenziati del sindacato Si Cobas. La scorsa settimana i lavoratori avevano occupato la fabbrica. Da questa mattina presto la polizia sta intervenendo in assetto antisommossa con diverse cariche. I lavoratori stanno resistendo presidiando le strade intorno alla Toncar, alcuni si trovano sul tetto della fabbrica.
La cooperativa che ha contrattualizzato i lavoratori, ha comunicato i licenziamenti a fine dicembre. Raggirando completamente il piano normativo, la cooperativa, grazie alla trasformazione del proprio status giuridico in una srl, si sta svincolando dagli obblighi tutelati dal contratto nazionale. I lavoratori licenziati sono stati sostituti con nuovi assunti con contratti a termine e a chiamata. Il Si Cobas negli ultimi anni aveva portato avanti diverse vertenze sindacali alla Toncar.
Il tavolo che si è aperto in prefettura ha visto le istituzioni schierarsi dalla parte padronale, minacciando i lavoratori del Si Cobas. In particolare il prefetto minaccia l'applicazione del recente Dl Sicurezza. In particolare si fa riferimento alle pene detentive aumentate per il blocco stradale e alle restrizioni in tema di immigrazione, visto che si sta parlando di lavoratori stranieri. 
I lavoratori del Si Cobas invitano a raggiungere il presidio davanti alla fabbrica in via Sondrio 3.

pc 14 gennaio - IL CAPITALE GLI IMMIGRATI LI VUOLE... MA SELEZIONATI, PER SERVIRE ALL'ECONOMIA DEI "PAESI RICCHI"


E IL GOVERNO SALVINI/DI MAIO O SI PONE AL SERVIZIO DI QUESTI INTERESSI IMPERIALISTI O NON E' ANCORA QUELLO CHE SERVE AL CAPITALE...

Un articolo uscito domenica scorsa su Sole 24 Ore di Sergio Fabbrini, è significativo di una divergenza/contrasto esistente attualmente tra i capitalisti italiani e il governo fascio-populista Salvini/Di Maio, sul problema degli immigrati - già il titolo è emblematico: "L'economia ha bisogno dei lavoratori immigrati". 

Questa divergenza da un lato serve a chiarire l'effettiva situazione, smentendo la politica allarmista/emergenziale di Salvini, di chiusura dei porti sempre e comunque...
"È insensato - scrive infatti il giornalista - che il Paese si divida su come gestire 49 migranti. Si cerca di polarizzare l’opinione pubblica che polarizzata non è... occorre riconoscere che non esiste un’emergenza migratoria. Secondo i dati dell’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu, nel 2018, in Europa gli immigrati arrivati via mare sono stati 115.000, mentre erano stati 175.000 nel 2017. In Italia, nel 2017 sono arrivate 120.000 persone, divenute poco più di 23.000 nel 2018. Secondo gli stessi dati, in Italia c’è una continuità (nel calo) tra i primi 5 mesi del 2018 (Marco Minniti come ministro degli Interni) e i successivi 7 mesi (Matteo Salvini come ministro degli Interni), anche se il calo è stato più accentuato con Minniti che con Salvini. Il problema italiano non sono gli sbarchi, ma la presenza di circa 500.000 immigrati non regolarizzati. Di essi si è persa traccia nella narrativa dell’attuale ministro degli Interni. Aveva promesso di «inviarli tutti a casa», ma i rimpatri sono scarsi (oltre che costosi). In media, 20 rimpatri al giorno. Di questo passo, occorreranno più di 80 anni, al ministro Salvini, per realizzare la sua promessa elettorale..."

dall'altra, però, l'articolo pone la necessità che il governo, senza le soluzioni becere alla Salvini

pc 14 gennaio - Proposta pubblica del Comitato India per le presentazioni di un importante libro in edizione italiana

Care compagne e compagni,
 
vogliamo proporvi di fare la presentazione di un importante libro 
di recente uscito anche in Italia.

Il Libro  - intitolato: L'"Operazione Green Hunt" in India - Le pratiche 
sociali genocide della strategia anti-insurrezione "Cuori e Menti" - è 
stato scritto da un compagno sociologo galiziano, Adolfo Naya Fernandez, 
ed è stato già tradotto in varie lingue e ora anche in italiano.

Questo libro è il primo che esce nel nostro paese che analizza e mette 
in luce la grave situazione della democrazia, dei diritti umani in 
India, dove da diversi anni è in corso un massacro dei maoisti e delle 
popolazioni che si ribellano.
L'operazione Green Hunt (caccia verde) nasce in risposta da parte del 
regime dello Stato indiano, oggi del fascista Modi - con cui anche il 
nostro imperialismo, con il governo attuale, continua ad avere rapporti 
sempre più stretti - per fermare la guerra di popolo che si sviluppa 
ormai da 50 anni nel paese che è il secondo più grande del mondo - 
l'anno appena passato è stato il 50° anniversario della rivolta dei 
contadini naxaliti.

L'autore del libro non si limita a fare una denuncia, ma analizza in 
maniera affinata e raffinata le basi culturali, storiche, ideologiche 
dell'operazione "Green Hunt".
Nello spirito vivo internazionalista  
pensiamo che la presentazione di questo libro sia un'occasione per tutti 
per approfondire una realtà di cui purtroppo poco si parla.

Se questa presentazione sarà possibile, voi sareste liberi di invitare chi vorrete.

Fatecelo sapere  per organizzarci e organizzare in tempo.

Un fortissimo saluto rosso
Comitato di solidarietà India
csgpindia@gmail.com

pc 14 gennaio - Massimo sostegno a tutte le manifestazioni antifasciste - Sabato 12 gennaio ore 10.00 in piazza a Cerveteri

Contro il vecchio e il nuovo fascismo,

 

Per sabato 12 è prevista una manifestazione di Casapound finalizzata alla rimozione della bandiera della pace che sventola sul municipio di Cerveteri. L’ennesima provocazione e l’evidente dimostrazione che in questo paese che lo ricordiamo, è nato dalla lotta e dalla Resistenza contro il fascismo, sta rinascendo un nuovo pericoloso ed inaccettabile vento di estrema destra, alimentato anche da atteggiamenti, posizioni e propaganda di forze politiche che sostengono l’attuale governo.
Potere al Popolo denuncia nuovamente questo attacco alla democrazia e al simbolo dell’arcobaleno che da sempre rappresenta il forte collegamento esistente tra l’aspirazione alla pace e le legittime lotte per la giustizia sociale.
Potere al Popolo sarà quindi in presidio insieme all’Anpi e ad altre forze politiche sabato 12 dalle ore 10 davanti al monumento dei caduti a Cerveteri.
Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine di Cerveteri e chiunque sostenga le ragioni della pace e dell’antifascismo a partecipare e dimostrare insieme a noi.

pc 14 gennaio - Il fascio/golpista brasiliano Bolsonaro e il finto sinistro boliviano Evo Morales consegnano Battisti al governo fascio/populista italiano

Non abbiamo simpatia per Battisti, come non ne abbiamo mai avuta per la sua ex formazione, ma la oscena campagna di governo e stampa su Battisti è parte del clima reazionario che la borghesia imperialista italiana sviluppa nel nostro paese, volta a legittimare la marcia moderno fascista e di sovversione dall'alto che avanza.
Noi siamo per la difesa delle condizioni di detenzione e per la liberazione di tutti i prigionieri politici rivoluzionari che si trovano nelle carceri dell'imperialismo italiano

Soccorso Rosso Proletario
gennaio 2019

stralci condivisibili di un'altra presa di posizione

Un Battisti in regalo per un governo di contafrottole  Redazione Contropiano

Cesare Battisti è stato arrestato a Santa Cruz, in Bolivia, dopo esser fuggito da un Brasile ormai in mano a un nazista servo degli Usa. Per catturarlo  sono state scomodate squadre speciali dell’Interpol di diversi paesi (Italia e Brasile compresi, e chissà chi altro).
Non abbiamo mai avuto particolare simpatia per un personaggio che neanche i protagonisti degli anni ‘70 considerano rappresentativo della “medietà” dei militanti di quel periodo. Ma dobbiamo registrare che l’accanimento nei suoi confronti è stato – negli ultimi anni – straordinariamente superiore alla sua figura.
Nell’attuale situazione politica, il suo arresto – lungi dall’essere un “grande successo della giustizia” – appare come un sovrastimato cerotto steso sulle fratture sempre più evidenti nella maggioranza di governo. E, per miseria ulteriore, condiviso da tutte le opposizioni parlamentari, di ogni ordine, grado e posizionamento poltronistico.
Giocattolo  di distrazione di massa, puro e semplice. Un giocherello giocato su un corpo consumato e dal valore puramente simbolico, gonfiato ad arte come un titolo in borsa.
Non vi daremo il promesso “reddito di cittadinanza”, ma solo un obolo se siete pronti a farvi schiavi? Beh, ma abbiamo preso Battisti, siamo forti e risoluti… Non vi sentite già meglio, più ricchi e sereni?
Non vi daremo lo smantellamento della “Fornero”, ma solo una trappola che – se vuoi andartene in pensione – ci devi lasciare un bel pezzo dell’assegno e vedere la liquidazione tra cinque anni? Beh, ma abbiamo preso Battisti, siamo forti e risoluti… Non vi sentite già meglio, più ricchi e sereni?
Non potrete neanche protestare perché abbiamo fatto un “decreto sicurezza” incostituzionale facendovi credere che era per la vostra “sicurezza? Beh, ma abbiamo preso Battisti, siamo forti e risoluti… Mica vorrete fare la sua fine, no?
Chiacchiere e distintivo, uno strato di cerone su una piaga purulenta.
I media più osceni celebrano la “vittoria dello stato” (con la minuscola, non esageriamo…) e rispolverano antichi elenchi di esuli fin qui irraggiungibili – da Casimirri in Nicaragua a Lojacono in Svizzera (“dimenticando” di ricordare che quest’ultimo, da cittadino svizzero, ha già scontato la condanna all’ergastolo comminatagli in Italia) – pregustando altri e magari più succosi arresti. Anche se non ci saranno, “fa brodo” parlarne per arricchire una pietanza un po’ troppo povera.
Vale per questo governo l’identico schema applicato da quelli precedenti, piddini o berlusconiani che fossero...

pc 14 gennaio - Assemblea della feccia rossobruna a Roma con rappresentanti dei Gilet jaunes francesi

presenti grillini romani, Fassina oggi sovranista exPD e fascio-forconi siciliani - Ferro - propagandati dalla Tv di Stato e dalla 7  - gestiti dal rossobruno dichiarato Moreno Pasquinelli, con soldi di dubbia provenienza.
- per chiarezza rossobruno significa fascisti travestiti di rosso e civettanti a sinistra per confondersi e infiltrarsi -

pc 14 gennaio - MANIFESTIAMO OVUNQUE CONTRO IL DECRETO SICUREZZA E IL GOVERNO RAZZISTA-FASCISTA SALVINI/DI MAIO

domenica 13 gennaio 2019

pc 13 gennaio - Polizia fascista sempre al servizio dei padroni: Modena, un'opera di street art sull'eccidio del 1950 distrutta dalla Digos

E silenzio dal sindaco piddino presente, preoccupato solo del decoro cittadino


Modena, street art sull'eccidio del 1950 distrutta dalla Digos
L'opera prima della distruzione





Prima della commemorazione dell'uccisione di sei operai durante uno sciopero gli agenti hanno tolto una installazione del collettivo emiliano Fx.
12 gennaio 2019

MODENA - Per la questura è stato un intervento di "prassi" degli agenti che hanno considerato l'opera "inopportuna". Sgomenti invece sono rimasti chi era andato alla cerimonia e ha visto distruggere l'installazione di street art creata dal Collettivo Fx, gruppo emiliano noto nell’ambiente artistico italiano, che voleva commemorare i morti dell’eccidio del 9 Gennaio 1950, quando la polizia sparò contro i manifestanti durante lo sciopero indetto dalla Cgil contro i licenziamenti alle Fonderie Riunite di Modena (sei operai morti).
"L’opera si intitola OBIETTIVO e, giocando sul doppio significato della parola inglese SHOOTING che significa sia sparare che fotografare, sovrappone due immagini che raccontano due diverse storie: - spiega una nota di Modena Volta Pagina - una che fa riferimento alla “celebrazione” in cui il politico di turno viene ritratto dal fotografo professionista, l’altra dell’operaio che viene ucciso dal poliziotto del governo Scelba".
"L’opera ha dunque un forte contenuto politico, ma questo è tipico delle opere d’arte appartenenti al filone della street art, come la maggior parte delle opere di Bansky, ad esempio, la cui arte urbana viene spesso osannata. - aggiunge Modena Volta Pagina - In questo caso, invece, l’opera non solo è stata rimossa dalla Digos poche ore dopo, ma sono anche stati richiesti i documenti a un ragazzo che si trovava lì. Ciò che lascia esterrefatti è che la politica non si sia preoccupata di salvaguardare l’opera d’arte rimossa, di chiederne il rispetto e una adeguata documentazione. Pare l’ennesimo esempio di come l’amministrazione non sia in grado di dialogare con se stessa, con la sua storia e con l’eredità del suo territorio. Infatti, recentemente è stata accettata in donazione dalla Galleria Civica la documentazione fotografica di due opere realizzate sulle pareti delle Ex Fonderie Riunite di Modena.
L'opera - un grande pannello appoggiato su un canello di un cantiere con un disegno raffigurante un fotografo che riprende un soggetto, scena che si trasforma in una fucilazione - è stata distrutta poco prima della commemorazione in presenza del sindaco Gian Carlo Muzzarelli. La Questura spiega che ha agito di propria iniziativa la pattuglia durante il controllo prima delle celebrazioni dell’eccidio alle Fonderie.

dalla cronaca della Gazzetta di Modena:
Mentre il pubblico affluiva notando quest’opera, alle 8.45 tre agenti di polizia in borghese l’hanno letteralmente strappata e fatta a pezzi intimando ai presenti: «Non fate foto o riprese mentre la togliamo!». Dopo che l’opera è stata distrutta e gettata sotto un cartellone pubblicitario, alcuni hanno chiesto spiegazioni. A un fotografo un agente ha detto: «È una schifezza». A un altro è stato detto che era «un’opera inopportuna». Nessuna reazione successiva è arrivata dalle autorità.

pc 13 gennaio - ANCHE A TARANTO SABATO 19 GEN IN PIAZZA CONTRO RAZZISMO E DECRETO SICUREZZA

Dal report dell'assemblea di venerdì e l'intervento dello Slai cobas sc.

Un'assemblea molto partecipata, a conferma di come, a Taranto come in tutta Italia, si avverta e cresca la necessità di dar vita a un movimento che si opponga in tutte le forme al razzismo di Stato del governo fascio-populista.a partire dal far cadere il decreto sicurezza targato Salvini.

Gli organizzatori hanno voluto dare in primo luogo risalto all'importanza che pezzi di istituzioni locali stiano sfidando il Ministero e siano scesi in campo contro una legge apertamente incostituzionale, ponendosi anche il proposito di indicare percorsi di disobbedienza e procedure amministrative praticabili per ostacolare su alcuni aspetti gli effetti immediati del Decreto Sicurezza, ora diventato legge.

Welcome Taranto, ha ricordato brevemente i fatti degli ultimi giorni, dall'odissea dei profughi sulla Sea-Watch 3 all'iniziativa dei sindaci, che chiamano tutti a mobilitarsi.
Il rappresentante dell'Ass.Babele ha illustrato puntualmente il disegno politico retrostante il decreto e la politica del governo sull'immigrazione: 1) Trasformare l'emigrazione, che è sempre stato un fenomeno naturale in tutto il corso della storia dell'umanità, da fatto sociale e emergenza di ordine pubblico, per creare e giustificare un'emergenza "clandestini" che in realtà non c'è mai stata in questo paese; 2) restringere e soffocare le esperienze di integrazione per favorire quelle di gestione in emergenza. Abrogando il sistema degli SPRAR, si punta a concentrare i richiedenti asilo in strutture chiuse, dove di fatto sono reclusi, senza alcun servizio di integrazione e formazione, senza possibilità di trovare un lavoro regolare; 3) Il decreto sicurezza, nel complesso dei suoi articoli, è una dichiarazione di "guerra ai poveri", che colpisce per primi gli immigrati ma anche chi occupa per bisogno, chi si organizza per lottare.
Dario Bellucci, dell'ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) ha illustrato i punti di palese illegittimità del provvedimento, segnalando anche la continuità che esiste coi provvedimenti e circolari del precedente ministro Minniti e l'infame accordo con la Libia del governo Gentiloni. In particolare, è stato spiegato che la patente incostituzionalità di alcuni articoli non è frutto di ignoranza o imperizia legislativa ma riflette la precisa volontà di andare a una rottura costituzionale.
Gli amministratori locali intervenuti hanno testimoniato come la presenza di SPRAR nei loro territori non solo non ha prodotto alcun problema, ma sono stati stati fattore di arricchimento culturale e umano per le loro comunità, e che la "gente" ha risposto dando esempi di solidarietà, non di paura e odio.
I diversi interventi successivi delle associazioni e organizzazioni hanno posto poi l'accento sui vari aspetti della battaglia antirazzista da fare e le diverse forme di opposizione da sostenere, ma hanno anche chiarito che non è accettabile nessuna nostalgia per le politiche del precedente governo o indulgenza per le forze che lo hanno appoggiato, se non riconoscono che oggi Salvini segue rozzamente fino alle estreme conseguenze la stessa strada che già Minniti aveva aperto e percorso.

Nel nostro intervento dello Slai cobas sc abbiamo segnalato la natura politica del governo fascio-populista SALVINI-DI MAIO e che il tentativo di rottura costituzionale che i giuristi denunciano va chiaramente definito per quello che è: punta di lancia di un piano di trasformazione fascista delle istituzioni, di eversione dall'alto della democrazia per imporre un regime "modernamente" fascista.
Perciò serve una nuova resistenza che punti a rovesciare questo governo, non solo un movimento di opinione e di disobbedienza amministrativa per neutralizzare le sue politiche razziste. Una nuova resistenza che unisca tutti, che metta insieme la resistenza istituzionale di sindaci amministratori, la mobilitazione militante delle masse colpite dal decreto e dal governo ma anche la mobilitazione in prima persona degli immigrati.
Questi vanno visti non come la parte debole da proteggere, difendere e aiutare, ma come un soggetto attivo che, quando organizzato e unito, ha già dimostrato coraggio e capacità di lottare e ottenere risultati - Taranto è stato un esempio di questo, la lotta dei migranti del Bel Sit da noi organizzata ha portato tutti ad avere la residenza e i documenti di identità - dalle lotte dei lavoratori della logistica a quelle dei braccianti nelle campagne di Foggia e S.Ferdinando Calabria, fino a quelle per le condizioni di vita e diritti nei centri di accoglienza.
Per tutto questo ci serve una Rete Antirazzista che si dia continuità di azione e mobilitazione, che abbia il coraggio di sfidare sulle piazze il governo senza lasciarsi intimidire dall'humus razzista che pure è presente tra settori delle masse, in particolare tra sottoproletari e piccola borghesia impoverita dalla crisi.
Una rete che contrattacchi e risponda ad ogni aggressione ed episodio di razzismo. Le contestazioni che stanno seguendo Salvini in ogni occasione in cui si presenti a fare propaganda (ma già prima quelle contro Renzi cui quasi tutti qui abbiamo preso parte) sono un esempio da seguire, senza badare all'odio che vomitano i social networks.
Una rete che mostri come il nemico comune, nostro e degli immigrati, è un sistema capitalista e imperialista che nella sua crisi  produce guerre e fuga dalle guerre, peggiora la vita e nega i diritti di proletari e masse popolari
Una battaglia lunga, per cui occorre darsi organizzazione, usare tutti gli alleati disponibili e le forme di lotta necessarie.
Con questo spirito e linea parteciperemo alla manifestazione di sabato 19 gennaio a Taranto, perchè sia passaggio di un  percorso da combattere in prima persona, non solo momento di pressione verso altri e più "influenti" interlocutori.

pc 13 gennaio - Ieri compagni maoisti francesi in azione nella giornata di lotta dei Gilets jaunes

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio all'aperto

pc 13 gennaio - i NOTAV preparano una grande manifestazione nazionale per il 23 marzo - assemblea dei movimenti contro le grandi opere a Roma il 26 gennaio

Roma 26/01, assemblea verso manifestazione 23 marzo


Dopo la straordinaria assemblea nazionale del 17 novembre scorso a Venaus, tantissime realtà che ogni giorno si battono contro le grandi opere inutili e dannose e per la giustizia ambientale promuovono l’assemblea che si svolgerà il 26 gennaio prossimo a Roma, facendo appello a tutti coloro che nel nostro paese hanno a cuore la sicurezza dei territori, la tutela dell’ambiente e un corretto utilizzo delle risorse pubbliche.
Vogliamo costruire insieme a tutti coloro che vorranno la grande manifestazione nazionale che ci vedrà scendere in piazza a roma il 23 marzo!
Qui di seguito trovate l’appello che convoca l’assemblea. Ci vediamo a Roma!
Appello per una nuova assemblea nazionale dei comitati e dei movimenti contro le grandi opere

pc 13 gennaio - Ancora sulla grave sentenza antisciopero e anti SI,COBAS - un contributo

Milano: grave sentenza anti-sciopero

Comunicato del «Comitato permanente contro le guerre e il razzismo»


«Il governo della repressione, del razzismo di Stato e del lavoro nero merita la risposta di lotta più forte, ampia e unitaria possibile«»
   Proprio nel giorno in cui la banda Lega&5S, degna erede della banda Renzi, rapinava dalle tasche dei lavoratori 1,3 miliardi di euro (che alla fine potrebbero essere 3) per salvare la Carige, il tribunale di Milano ha emesso contro il SI Cobas e il CSA Vittoria una sentenza di eccezionale gravità con condanne che vanno da 1 anno e 8 mesi per Aldo Milani e altri compagni e compagne, fino a 2 anni e 6 mesi per Elio Lupoli del Vittoria. Per quale efferato delitto? Per uno sciopero del marzo 2015 ai cancelli della DHL di Settala.
   Diciamo sciopero, e non picchetto o cos’altro, per la semplice ragione che in quella giornata di lotta non si è registrata la minima tensione. Lo stesso pubblico ministero, che