martedì 27 novembre 2018

pc 27 novembre - La lega di Bossi e Salvini - ingannapopolo e ladri di soldi pubblici


Dall'espresso



'La Lega restituisca i 49 milioni'. Ora che Salvini non ha più scuse i 5S che diranno?
La Corte d'appello di Genova ha condannato Umberto Bossi ad 1 anno e 10 mesi, mentre per Francesco Belsito condanna a 3 anni e 9 mesi nell'ambito del processo per la maxi truffa ai danni dello Stato da 49 milioni. Per i tre revisori contabili: Stefano Aldovisi 4 mesi, Antinio Turci 8 mesi, Diego Sanavio 8 mesi. E poi la parte del verdetto più attesa: i giudici d'appello hanno confermato la la confisca dei 49 milioni di euro, la somma cioè dei rimborsi elettorali incassati irregolarmente dalla Lega. Una sentenza che creerà qualche imbarazzo agli alleati di governo della Lega. Di Maio e i grillini non potranno più fare finta di niente. E non potranno più dire è roba del passato.

Dopo la doppia conferma in Cassazione, dunque, sulla legittimità del sequestro della cifra milionaria, arriva la sentenza nel merito della vicenda. Un secondo grado che conferma in pieno quanto stabilito dal tribunale di Genova più di un anno fa. Si andrà avanti, perciò, con la raetizzazione della somma da restituire allo Stato. Circa 600 mila euro al mese che la procura preleverà dai conti del Carroccio.

Il denaro investito in modo illegale. Quel che non dice l’uomo che vuole l’incarico di governo

Certo, Umberto Bossi e Francesco Belsito potranno ricorrere ancora alla suprema corte. Ma intanto è Matteo Salvini che dovrà rendere conto sul piano politico di questa decisione. Così come Roberto Maroni, anche lui beneficiario di parte dei rimborsi ottenuti con i bilanci irregolari presentati da Belsito. Prima Maroni e poi Salvini da segretari hanno percepito le due tranche di rimborsi elettorali del biennio incriminato.  Sul sito dell'Espresso avevamo pubblicato i documenti  che smentivano quanto ha sempre sostenuto il ministro dell'Interno: «Non ho mai visto un euro di quella somma». Eppure le carte in nostro possesso raccontano una storia diversa. E cioè che quando Matteo Salvini è alla guida della Lega ha percepito quasi un milione di euro dei rimborsi ottenuti con la rendicontazione sballata dell'ex tesoriere Francesco Belsito. 
Maroni ne ha incassati poco più di 12 milioni.Insomma, la questione non si può ridurre a una vecchia storia del passato. Perché riguarda, eccome, il presente del partito. «Se qualcuno ha sottratto ai fondi della Lega, 500 mila euro o 800 mila, come fai a contestarmi un finanziamento di 49 milioni, basato sul numero di voti presi?». La tesi leghista non ha retto davanti ai giudici. Ma riassume bene la posizione della Lega sulla vicenda dei quasi 50 milioni messi sotto sequestro dalla magistratura. Le stesse argomentazioni sono state ripetute dal tesoriere Giulio Centemero e dal vice premier Salvini. Da qui l’ipotesi «ci attaccano perché diamo fastidio» e le accuse ai magistrati di aver confezionato «una sentenza politica». In realtà le cose sono molto più semplici.

vedi anche:

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Lega, caccia ai milioni dal Lussemburgo: cosa sappiamo sui soldi del partito di Salvini

Gli investimenti illegali. L'associazione usata per ottenere finanziamenti privati. I soldi della truffa incassati dai nuovi dirigenti. I fortunati fornitori del partito. I bonifici di Parnasi. Fino allo strano gruppo di società controllate tramite una holding in Lussemburgo. Lo stesso Paese dove ora i magistrati credono che la Lega abbia riciclato milioni


Per capirle basta leggere la sentenza di condanna per truffa ai danni dello Stato comminata in primo grado dal tribunale di Genova lo scorso luglio contro Bossi e Belsito. E la memoria di 60 pagine depositata dall’avvocatura dello Stato in difesa di Camera e Senato, costituitesi parti civili nel processo per truffa. Per questo motivo la coppia Bossi-Belsito è stata ritenuta colpevole anche in appello. I giudici hanno stabilito di confiscare i rimborsi elettorali percepiti negli anni 2008-2009-2010 poiché i bilanci presentati dal partito in quei tre anni erano stati falsificati. «La liquidazione», si legge infatti nella sentenza, «è subordinata all’accertamento della regolarità del rendiconto». Lo prevede la legge, la numero 2 del 1997.

vedi anche:

L’erogazione dei rimborsi era vincolata alla presentazione di un bilancio regolare. Il problema è che in quei tre anni, come dimostrato al processo, i conti del Carroccio erano stati truccati. Attraverso «artifici e raggiri», si legge nella sentenza, sono state «riportate nel rendiconto false informazioni circa la destinazione delle spese sostenute, in assenza di documenti giustificativi di spesa ed in presenza di spese effettuate per finalità estranee agli interessi del partito politico».

Proprio in relazione a quest’ultima frase, quella sulle spese estranee alla Lega, i giudici spiegano che «si è proceduto separatamente nei confronti di Francesco Belsito, Umberto Bossi e Renzo Bossi». Questo è il punto su cui si rischia di fare confusione, per lo meno stando alle dichiarazioni di Calderoli. Perché il fatto che Bossi e colleghi abbiano speso soldi per fini personali - le lauree in Albania, ad esempio - non coincide con la truffa nei confronti dello Stato. Quella si chiama appropriazione indebita, reato per il quale il vecchio leader, l’allora tesoriere Belsito e il “Trota” sono stati condannati dal tribunale di Milano.

In altre parole, i soldi che Salvini si dice disposto a mettere di tasca propria non hanno nulla a che fare con i 49 milioni messi sotto sequestro. Quelli, hanno deciso i giudici, la Lega li deve restituire perché percepiti illegalmente.


Spiegato ciò, tuttavia, restano ancora parecchie ombre sul dopo Bossi e Belsito. Per esempio, che fine hanno fatto i milioni di euro pubblici frutto della truffa sui rimborsi elettorali firmata da Umberto Bossi? Che ruolo ha l’associazione “Più voci”? E perché il partito ha investito in prodotti finanziari (obbligazioni societarie e derivati) vietati per un partito politico?

vedi anche:

Sono le domande da cui siamo partiti in questi mesi per ricostruire i flussi finanziari della galassia leghista post Bossi e Maroni, per capire dove sono finiti quasi 50 milioni messi sotto sequestro dai magistrati (che però ne hanno trovati solo 3) dopo gli scandali orchestrati dal vecchio tesoriere Belsito. Matteo Salvini non perde occasione per sottolineare come le casse della Lega siano vuote. La stessa cosa si legge sui bilanci ufficiali del partito. E allora come sopravvive la Lega? Come paga le sue campagne elettorali? Interrogativi che vanno oltre la sentenza sulla truffa, che travalicano la mera questione giudiziaria e diventano questione politica.Chissà la conferma in appello scuoterà gli alleati di governo di Matteo Salvini, o se continueranno a ritenere la vicenda come un'eredità del passato bossiano. Chissà se inizieranno a porsi anche loro delle domande sulle menzogne del ministro e del suo tesoriere Giulio Centemero, indagato a Roma per sospetto finanziamento illecito all'associazione Più voci da parte del costruttore Luca Parnasi. Una storia, quella della Più voci e del suo donatore segreto, che L'Espresso ha rivelato in esclusiva, ad aprile. E sulla quale molte cose non tornano.                                                                  

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