domenica 11 marzo 2018

pc 11 marzo - Nel sindacalismo di base e di classe porre nuove premesse per affrontare la nuova fase politica

Durante le elezioni è uscito un documento firmato da due strutture dello slai cobas resesi nel tempo autonome dalle espressioni ufficiali di questa organizzazione sindacale.
Si tratta di un documento complessivo che si esprime su tutto e su tutto propone un'analisi, orientamento generale e un terreno di lotta politica. Questo, al di là della condivisione integrale del testo, ci sembra utile per aprile un dibattito, un confronto e uno scontro di posizioni, al servizio nella nuova pratica di lotta necessaria oggi sui posti di lavoro e nelle lotte popolari in generale.
Noi per primi, che pure del documento siamo firmatari, ne vogliamo essere promotori e interlocutori
e in forme pubbliche e aperte.
Lo riproponiamo alla lettura, invitando a guardare non tanto all'esito temporaneo delle elezioni, o ai risultati delle liste, ma quanto le posizioni presenti nel movimento sindacale di classe e più in generale nel movimento operaio e comunista.

Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
11 marzo 2018

ASTENSIONISMO ATTIVO NELLA PROSPETTIVA DELLA COSTRUZIONE DEL POTERE OPERAIO E POPOLARE

Esistono oggi tutte le condizioni materiali per assicurare all’intera umanità benessere economico e adeguate condizioni di lavoro e di vita. Queste condizioni sono però monopolizzate dai padroni e dalla finanza che le usano contro i lavoratori e le masse popolari per assicurare privilegi e profitti a sé e alla massa di media e piccola borghesia privilegiata con cui condividono il potere statale ed economico.
Questa contraddizione sempre più profonda sta generando una crisi economica e politica che non ha precedenti nella storia e che spinge il capitale e le borghesie degli USA e delle principali potenze del mondo a cercare soluzioni tampone nell’abbassamento dei salari (abbattimento del valore della forza lavoro), nella flessibilizzazione e precarizzazione, nella disoccupazione, nel furto delle pensioni, nella cancellazione progressiva della sanità pubblica e di altri servizi essenziali, nella rapina delle risorse
economiche e produttive dei popoli di tutto il mondo, nella distruzione delle piccole proprietà agricole e commerciali ad opera delle potenze imperialiste (Italia compresa) nei paesi del cosiddetto terzo mondo con conseguenti ondate migratorie ecc.

Le principali potenze imperialiste del mondo, con alla testa gli USA, oggi stanno iniziando a preparare la terza guerra mondiale perché ormai sono convinte di poterla vincere grazie alle nuove tecnologie ed ai nuovi sistemi di arma. Su scala planetaria tutte le aree strategiche sotto il profilo economico e politico-militare sono ormai oggetto di occupazione e posizionamento in vista dei futuri scenari di guerra.
Mentre prosegue la rapina delle risorse naturali di gran parte dell’umanità si accentua la logica delle guerre di aggressione contro i popoli oppressi e contro le piccole nazioni del mondo. Regimi fantoccio sempre più reazionari e fascisti, direttamente asserviti all’imperialismo, vengono instaurati attraverso imprese e missioni militari.
La resistenza dei popoli dell’America Latina , le guerre di liberazione (Kurdistan) e le guerre popolari (India, Filippine, Turchia, Perù) sono una vitale controtendenza all’imperialismo ed alla tendenza al fascismo ed alla guerra mondiale che complica enormemente i piani imperialisti volti alla pacificazione reazionaria dell’intera umanità e che, anche nei paesi imperialisti come l’Italia, contribuiscono ad allentare parzialmente la pressione sul proletariato e sulle masse popolari ed a favorire i processi di organizzazione, di iniziativa e di lotta.
La tendenza alla terza guerra mondiale nasce dalla necessità vitale per l’imperialismo (fase suprema e morente del capitalismo) di unificare economicamente, politicamente e militarmente il mondo e di pacificarlo in contrapposizione alla tendenza alla rivoluzione proletaria. Si tratta di una missione impossibile, del paradosso di fondo del capitalismo cosiddetto “globalizzato”. Più la borghesia imperialista e le classi reazionarie di tutto il mondo avanzano in questa direzione e più il capitalismo è costretto ad avvicinarsi alla sua fine e a favorire e far progredire le basi oggettive e le condizioni soggettive della resistenza e della rivoluzione (guerre popolari) in tutti i paesi del mondo.
La necessità di far fronte alla gigantesca crisi economica e politica e alle crescenti contraddizioni che attraversano il mondo spinge oggi tutti i paesi imperialisti in direzione di un fascismo riammodernato. Questo processo è ormai in atto in modo evidente in tutti i paesi cosiddetti “avanzati”, “civili” e “sviluppati”.
Il fascismo, non come semplice restaurazione del passato, ma come tentativo di affrontare nell’oggi, in forme nuove, le attuali contraddizioni del capitalismo è necessario per il capitale e per l’imperialismo, anche in paesi come l’Italia, per poter approfondire la pressione economica e politica sui lavoratori, sulle masse popolari degli strati intermedi ed inferiori della piccola borghesia (lavoratori dei servizi, settori impiegatizi più sfruttati, microimprenditori dell’artigianato, del commercio e dell’ agricoltura ecc.), sui giovani senza lavoro e senza prospettive di un futuro decente e vivibile. Il fascismo in forme riammodernate, per loro, è necessario per poter sperare di chiudere ogni spazio legale residuo di resistenza, di opposizione e di lotta e per tentare (in ultima analisi illusoriamente) di pacificare con la forza e la repressione ogni tentativo di mettere in discussione questo sistema di sfruttamento e di oppressione. Il fascismo, in forme riammodernate, per loro è necessario per portare avanti il tentativo di rimbecillimento culturale, di abbattimento della memoria storica della lotta di classe, di ottenebramento dell’coscienza e della volontà di lotta degli operai, dei giovani, dei settori popolari . Il razzismo ed il sessismo sono componenti organiche e funzionali di questo tipo di fascismo e come tali vengono oggi diffuse a piene mani.
Grande capitale industriale e finanziario e media e piccola-borghesia privilegiata, che impazziscono e si incanagliscono alla semplice idea di poter vedere una diminuzione dei propri profitti e privilegi, convergono così oggi in direzione dei medesimi obiettivi di fondo.
In Italia tutto questo è insito nel DNA delle principali forze politiche, sindacali e sociali di potere che operano da un lato servilmente al servizio del grande capitale industriale e finanziario nazionale ed internazionale e, dall’altro in diretta rappresentanza di differenti schieramenti economici e politici che, sotto il profilo quantitativo, sono in gran parte composti da diversi strati di aristocrazia operaia e dei servizi e di media e piccola-borghesia privilegiata. In tal modo queste forze politiche di potere rappresentano simultaneamente gli interessi della grande borghesia e di diverse combinazioni di frazioni e strati borghesi secondo configurazioni prodottesi sulla base dello specifico sviluppo del capitalismo, della sovrastruttura ideologica e del sistema politico-statale italiano.
Nella tornata delle elezioni del 4 marzo queste forze, rappresentate sostanzialmente dalla Lega Nord, da Forza Italia, dal M5S e dal PD, si stanno confrontando in modo aspro e litigioso cercando, ognuna per proprio conto, ma anche come gioco di squadra d’insieme, di catturare attenzione, consenso e legittimazione tra i lavoratori, i disoccupati, i precari, le masse popolari, ecc. La campagna elettorale di queste forze è caratterizzata da vomitevoli esternazioni, da volgari ed incredibili promesse, dalle “tante cose non dette” e da un infinità di tentativi seduttivi e manipolatori.
Il populismo è diventata la veste principale con cui ormai si ricoprono, in misura maggiore o minore, tutte le forze. Il populismo si lega facilmente, quasi spontaneamente/meccanicamente al razzismo ed al nazionalismo. Il populismo è un marchingegno efficace, per quanto alla lunga di scarso respiro ed illusorio per la stessa borghesia, per salvare e glorificare i padroni e gli apparati egemonici e repressivi di dominio e per dirottare l’astio e la rabbia dei lavoratori contro un impersonale, irraggiungibile , immateriale “capitale finanziario europeo ed internazionale”.
In questi decenni, in misura maggiore o minore, sia Forza Italia, che il PD che la stessa Lega Nord sono stati costretti a governare e quindi i lavoratori e le masse popolari hanno potuto assaggiare il gusto amaro delle loro promesse.
Questo ha creato diffidenza tra i lavoratori, i giovani i disoccupati. I livelli record raggiunti dall’astensionismo esprimono confusamente la coscienza del reale carattere di classe irriducibilmente reazionario ed antioperaio di queste forze, esprimono la percezione del reale livore che esse nutrono contro gli operai, i giovani e le masse popolari, i proletari immigrati, le donne degli strati popolari, contro chi aspira ad una vita migliore e degna maggiormente di essere vissuta.
Tra le principali forze di potere quella che appare oggi meno immediatamente compromessa è il M5S. Ciò è dovuto, da un lato, al fatto che tale forza non ha ancora potuto esprimere apertamente, da posizioni di governo, il suo volto antioperaio, razzista e para-fascista e, dall’altro, al fatto che tale forza ha fatto, più di ogni altra, del populismo la sua principale bandiera.
Non c’è dubbio che se il M5S andrà al governo sarà velocemente costretto a comportarsi come, e peggio, delle altre forze politiche che al governo sino ad adesso ci sono già state. Tutto questo aumenterà la disillusione delle larghe masse ed il loro distacco dalle principali forze di potere e da quel putridume che ha ancora il coraggio di presentarsi come “sistema rappresentativo”.
Questo dato va però considerato insieme ad un altro dato fondamentale. Oggi sta diventando infatti sempre più un problema per la stessa borghesia la litigiosità settaria, prepotente ed arrogante, delle principali forze di potere ognuna delle quali vorrebbe mettersi stabilmente alla testa di un governo e di un “nuovo sistema di rappresentanza” in grado di portare a fondo, in modo vincente, l’attacco lungo le direttrici di una forma riammodernata di fascismo, dell’abbattimento delle condizioni di vita e di lavoro delle larghe masse operaie e popolari, della rinnovata proiezione imperialista all’estero (Medio Oriente, Africa e Balcani), del posizionamento in vista di una terza guerra mondiale e della distruzione di ogni cultura democratica, razionale, progressiva, proletaria e rivoluzionaria.
La borghesia ha bisogno di stabilità e di una grande concentrazione del potere egemonico, questo vuol dire che nel caso in cui, come è sempre più probabile, nemmeno il M5S o una coalizione con tale partito, possa assicurare perdurante stabilità, allora sarà la stessa borghesia a dover trovare una nuova formula per dare una svolta in proprio favore, alla situazione. Il rischio è che il crescente astensionismo venga assunto come base e pretesto per poter lanciare una nuova forza politica e/o una nuova forma di rappresentanza (presidenzialismo per es.) che possa catalizzare, sotto la parvenza di una “rivoluzione-populista”, l’attenzione delle larghe masse, sia quelle che il 4 marzo andranno a votare, sia quelle che si asterranno.
La lista “potere al popolo” appare a certe aree del sindacalismo di base ed a vari settori di movimento, anche giovanili, come l’unica alternativa alle principali forze di potere, si tratta però di un’apparenza ingannevole. Questa lista è l’esito contradditorio di un duplice percorso: 1) quello operato da settori di movimento, del sindacalismo di base e dei centri sociali che oggi, di fronte alla biforcazione tra la necessità dell’inizio della costruzione del potere operaio e popolare e la speranza di poter facilmente conquistare spazi andando ad integrarsi nella società civile borghese e nello Stato reazionario, hanno quindi scelto quest’ultima opzione, 2) da una ricomposizione di varie componenti di una “sinistra ex-istituzionale”, politica e sindacale, marginalizzata nel corso degli anni, che ha perso progressivamente potere e privilegi all’interno della “società civile”, degli apparati egemonici di potere e nelle istituzioni dell’amministrazione e dei servizi sociali pubblici. Questa sinistra ex-istituzionale non ha certo cambiato natura, rimane un aggregato di ceti politici, intellettuali e di aristocrazia operaia e dei servizi che si ripresenta oggi, in modo cinico e manipolativo, sotto la veste abbagliante di un populismo radicale.
Forze, quelle della “sinistra istituzionale” che mai, tra il resto, hanno fatto autocritica reale per il loro passato pieno coinvolgimento nelle politiche antioperaie, reazionarie e guerrafondaie.
Potere al popolo se riuscirà ad entrare in parlamento non potrà far altro che rappresentare, nel migliore dei casi, un’opposizione inconsistente che continuerà a spacciare il parlamento eventualmente mutato dagli esiti elettorali come un “sistema di rappresentanza democratico”.
Rimangono le liste di alcuni partiti che si presentano come comunisti: al di là della scarsissima probabilità di entrare a livello istituzionale, la loro sarebbe solo una presenza di “propaganda”. Ammesso e non concesso che si tratti di una propaganda condivisibile nei contenuti, rimane il dato di fondo che oggi una forza che entri nelle istituzioni reazionarie per propagandare con le parole un punto di vista di classe è, di fatto, un sostegno all’operazione volta a far passare le elezioni come esercizio e manifestazione di diritti e libertà democratiche. Una forza politica di classe potrebbe partecipare eventualmente alle elezioni solo per allargare crepe e contraddizioni al fine di accelerarne crisi e disfacimento evidenziando agli occhi delle masse la reale natura di tale sistema di rappresentanza e delle forze politiche che lo compongono. Non si può fare nulla del genere se però l’iniziativa è principalmente sviluppata in funzione dell’attività parlamentare. Non può esistere un attività parlamentare di classe che non sia il sottoprodotto di un’attiva organizzata di classe sull’intero territorio politico e sociale.
Rimane quindi oggi, come unica possibilità, quella di sostenere un astensionismo attivo, volto cioè a sviluppare la coscienza, l’organizzazione e l’iniziativa politica, sociale, sindacale ed ideologico-culturale che si riproponga lucidamente di collegare l’iniziativa e la lotta sui vari fronti dell’attività quotidiana con la preparazione di una Nuova Resistenza capace di sviluppare i processi di costruzione di un nuovo potere realmente democratico perché rappresentativo degli interessi della maggioranza, un nuovo Stato necessariamente caratterizzato dal potere operaio e popolare
Solo questo lavoro può oggi, tra il resto, porre una effettiva barriera alla compressione delle condizioni di vita e di lavoro delle masse, al rinnovato espansionismo imperialista, alle politiche nazionaliste e razziste di guerra, ed al fascismo vecchio e nuovo insito nelle politiche delle principali forze politiche di potere e nelle più profonde aspirazioni della borghesia imperialista, del suo stato e delle truppe complementari alle forze repressive rappresentate dai vari raggruppamenti extra-legali dell’estrema destra. Si tratta di un impegno complesso che richiede la concentrazione delle migliori forze ed energie degli operai e dei comunisti sulla base di un marxismo-leninismo-maoismo attualizzato, sintesi delle principali esperienze delle lotte di classe e delle rivoluzioni proletarie su scala nazionale ed internazionale, capace quindi di essere guida effettiva e direzione concreta di tutto il lavoro. Senza un partito comunista di nuovo tipo tutto questo non può essere impostato e realizzato in modo adeguato e quindi, nel migliore dei casi, si rimane fermi, in modo intellettualistico ed astrattamente propagandistico, alle buone intenzioni rivoluzionarie.
E’ nel quadro di questa prospettiva che invitiamo le forze dell’astensionismo di classe e tutti i lavoratori, i compagni, gli antifascisti a confrontarsi con noi per un rapporto di cooperazione, solidarietà di classe e di unità d’azione.
Slai cobas per il sindacato di classe
Slai Cobas per la coscienza di classe
febbraio 2018
per contatti slaicobascdc@yahoo.it
gruppo facebook: Slai Cobas (Per la coscienza di classe)



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