domenica 25 giugno 2017

pc 25 giugno - PRESENTAZIONE DEL LIBRO "SULLA QUESTIONE DI STALIN" A MILANO - Utile e ricco di dibattito - L'introduzione

La prima presentazione del libro - edito da La città del Sole - avvenuta il 18 giugno presso il Centro sociale 'Transiti' a Milano, dopo l'introduzione, ha visto vari interventi, sia di compagni provenienti da esperienze politiche degli anni '70, sia di compagne, compagni più giovani impegnati nelle lotte attuali. Tutti gli interventi hanno portato elementi di riflessione, approfondimento, anche sui limiti ed errori di Stalin, ma all'interno della chiara condivisa discriminante della difesa di Stalin e del suo ruolo nella costruzione del socialismo e nella dittatura del proletariato, in distinzione con posizioni, spesso influenzate da vulgate trotskyste, opportuniste, che, non guardando alla realtà effettiva, negano o peggio attaccano l'importante ruolo di Stalin. Mao, è stato detto, affronta la questione di Stalin e le stesse critiche "da compagno a compagno".

In particolare gli interventi hanno riguardato: 
la necessità dell'evidenziare la questione teorica del legame Rivoluzione culturale proletaria ed esperienza dell'Urss;
l'errore di Stalin nel dichiarare la società socialista come già realizzata in Urss, per cui tutti quelli che dicevano il contrario erano nemici; questa posizione era frutto dell'errore teorico di non analizzare e affrontare correttamente le contraddizioni e la permanenza delle classi nel socialismo; 
il modo come viene combattuta l'esistenza della linea borghese dentro il partito, la differenza su questo di Stalin e Mao: Mao fa appello alle masse portando questo scontro all'interno delle contraddizioni sociali, Stalin lo fa eliminando i rappresentanti della linea borghese; 
la politica economica di centralizzazione dell'industria e differenza con la scelta cinese di una diffusione dell'industria; industrializzazione forzata come espressione di una sorta di competizione del socialismo con il capitalismo; 
il grave errore, devastante per le sue conseguenze, di non distinzione delle contraddizioni, tra il nemico e noi e all'interno del popolo, perdendo così la rotta.
Ma, contro chi dice che questi errori mettono in discussione l'intera opera di Stalin, nel dibattito è stato detto che gli errori, anche di principio, sono però sempre all'interno di scelte che vogliono difendere e sviluppare la lotta del proletariato, il socialismo.
Nello stesso tempo è stata ricordata l'iniziale autocritica di Stalin; ne "I problemi economici del socialismo" è come se Stalin tornasse sui suoi passi.
Sul fronte dei meriti di Stalin, è stato messo in evidenza la sua grande capacità tattica e strategica, l'esempio fondamentale della lotta e vittoria antinazista;
i fondamentali provvedimenti dello Stato socialista: dalla riduzione dell'orario di lavoro al raddoppio dei salari, ecc; la forza di Stalin di affrontare e dare soluzioni a problemi enormi che per la prima volta nella storia si ponevano per il proletariato, in una situazione molto difficile.

Infine, è stata sottolineata l'importanza di questo libro, di queste presentazioni, come formazione per compagni che spendono spesso il 90% del loro tempo nelle lotte, attività pratica, ma anche per rompere il silenzio o peggio le falsificazioni storiche.

Dall'introduzione

L'anniversario della Rivoluzione d' Ottobre fa tornare a parlare di Stalin.
In generale, purtroppo, per parlarne male. Chiaramente se ne parla male da parte della borghesia, attraverso i suoi mass media, per attaccare attraverso Stalin la Rivoluzione d'ottobre.
Anche a sinistra si torna a parlare di Stalin, e questo è positivo; ma anche qui se ne parla male, perchè si fa una specie di corto circuito: si parla della rivoluzione d'ottobre, della costruzione del socialismo
sotto la direzione di Stalin, della dittatura del proletariato, per “buttarsi” subito sugli “errori” di Stalin. Chi fa questo non solo nega la continuità di Stalin con la Rivoluzione d'ottobre ma, coscientemente o non coscientemente, nega la stessa rivoluzione d'ottobre, dà un giudizio negativo della dittatura del proletariato, dello Stato socialista sotto la direzione di Stalin.
Quindi vi era la necessità di portare una parola chiara. Questa parola non poteva che essere quella detta dal Partito Comunista cinese, diretto da Mao Tse tung.

Nello stesso tempo, nell'anno appena passato vi è stato il 50° anniversario della Rivoluzione culturale proletaria. L'inizio della Rcp ha molto a che fare col bilancio dell'esperienza dell'Urss, con la necessità di superare limiti ed errori che vi erano stati in Urss, e, quindi, con la necessità in Cina di fare un ulteriore passo avanti facendo tesoro delle lezioni di quell'esperienza di prima società socialista.

Il testo dei compagni cinesi, che noi pubblichiamo in questo opuscolo, dice una parola definitiva sulla valutazione del ruolo di Stalin.
Prima di tutto nel sottolineare i meriti di Stalin, che Mao Tse tung dice: sono principali. Stalin - dice il Pcc - ha fatto 70% buono e 30% di sbagliato.
Quindi affronta i limiti e gli errori di Stalin, considerandoli appunto secondari. Ma su questo, il testo del Pcc in maniera sintetica ma molto chiara individua esattamente quali sono i limiti e quali sono gli errori, consegnando al movimento comunista dei punti fermi.
Questo è importante, perchè in generale quello che è stato scritto su Stalin, oltre che sbagliato, inquinato da visioni che non hanno nulla a che fare col marxismo-leninismo-maoismo, non consegna ai comunisti, al proletariato un'analisi di quelli che sono stati realmente gli errori di Stalin.

Ad un certo punto del loro testo i compagni cinesi è come se dicessero: noi dobbiamo ringraziare Stalin, perchè le lezioni che ci vengono dalla sua esperienza permettono a noi, all'umanità di non ripetere quegli errori, quei limiti.
Questo è fino in fondo marxista leninista. Engels faceva l'elogio dell'errore, perchè senza l'errore non è possibile trovare la via giusta; Lenin diceva che si impara più dagli errori che dai successi, perchè il superamento dell'errore fa fare un passo avanti; per non parlare di Mao Tse tung che ha teorizzato: fallire, riprendere, fallire di nuovo, riprendere di nuovo, rifallire, ecc, perchè in questa dialettica è possibile trovare la strada giusta.

In questo testo non vi è una visione statica, libresca della questione di Stalin, ma una visione che serve a noi, oggi, per avanzare, per non commettere gli stessi errori – o, come dice Mao: per commetterne di meno.
L'altra questione è che non si può parlare dei limiti ed errori di Stalin in astratto, o separando il giudizio su Stalin dalla complessa storia del proletariato o come se si guardasse dal “buco della serratura” e, quindi, isolando ogni limite ed errore. La prima questione è: da quale punto di vista se ne parla. Non c'è un'unica visione. Solo collocandosi da un punto di vista di classe hanno legittimità valutazioni, giudizi. Altri tipi di valutazioni o impediscono di capire realmente quali erano e perchè vi sono stati quegli errori, o sono viziate da un punto di vista di classe opposto. Non c'è una “verità astratta”, c'è una verità che è legata alla storia del proletariato, alla posizione di classe.
Questo è il punto di vista per affrontare questo testo.

Lo scritto del Pcc denuncia la campagna di destalinizzazione del XX congresso. E dice con chiarezza che gli attacchi di Krusciov a Stalin sono in realtà attacchi alla costruzione della prima società socialista, all'instaurazione del primo Stato di dittatura del proletariato, alla dura battaglia portata avanti per affrontare e dare una soluzione ai tanti problemi di una grande nazione in ginocchio per una guerra che aveva portato alla fame, a milioni di morti, di un paese che invece sotto la direzione di Stalin in pochi anni ha portato alla soluzione di grandi problemi economici, dello sviluppo dell'industria, del rapporto industria/campagna, come del problema delle condizioni di vita delle masse (lavoro, salario, case, servizi sociali, ecc.), dell'istruzione, di una nuova pedagogia, ecc.
Quindi, attaccare Stalin cancellava volutamente tutto questo.

Così come si attaccava il ruolo dell'Urss sotto la direzione di Stalin nella vittoria contro il nazismo. Ad un certo punto in questo libricino, riportando le cose che Krusciov diceva di Stalin, si scrive che Krusciov disse: se Stalin fosse morto 10 anni prima non avremmo avuto questi disastri...
I compagni cinesi dicono: 10 anni prima? Quindi nel '43, vale a dire in piena lotta antinazista... Ma allora, chi si augurava la morte di Stalin? Hitler!

Stalin è stato una bandiera a livello internazionale. Anche in Italia negli anni del fascismo per scrivere “Viva Stalin” si rischiava la vita; perchè Stalin era una forza per operai, comunisti nella loro lotta; perchè Stalin era il “terrore” - qui sì che possiamo usare questa parola nel senso giusto – dell'imperialismo, dei fascisti/nazisti, come dei revisionisti, degli opportunisti, dei trotskisti, che sono stati, anche in Italia, i primi che hanno accompagnato la demolizione di Stalin da parte di Krusciov.

Infine, sempre sui meriti di Stalin è importante sottolineare un aspetto che spesso è messo in ombra: il contributo teorico di Stalin. Non dimentichiamo che Lenin continua a “vivere”, anche dopo la sua morte, grazie agli scritti di Stalin, prima di tutto il testo fondamentale “Principi del Leninismo” che riesce a sintetizzare precisamente i punti centrali del leninismo.

Questi meriti di Stalin nessuno li può negare perchè sono oggettivi. Uno può anche essere contro Stalin ma non può negare questi fatti.

Dopo, questo testo del Pcc dice che vi sono stati effettivamente dei limiti ed errori.
Qui il merito del testo è di contrastare chi mette in un unico calderone limiti ed errori di Stalin, considerati tutti grandi colpe di Stalin. Nello scritto dei compagni cinesi è importante invece proprio la distinzione che viene fatta: da un lato ci sono stati limiti che, alcuni, potevano essere evitati, altri erano inevitabili, nel senso che non era possibile, in quella situazione storica evitarli (probabilmente dopo si potevano evitare). Dare un diverso giudizio è come non tener conto della storia, negare la condizione in cui si trovava l'Urss, negare che si era davanti alla prima esperienza di costruzione del socialismo, in cui quasi doversi “inventare” giorno per giorno cosa fare... Se guardiamo invece con un'altra logica, non storico materialista, altro che Stalin, è la Comune di Parigi, prima esperienza del proletariato con inevitabili e grossi limiti ed errori, che dovremmo cancellare!

Poi i comunisti cinesi dicono che oltre i limiti ci sono stati errori. Ma anche qui, distinguono: errori di principio ed errori pratici sociali. E anche questo è un metodo, un insegnamento fondamentale per chi si dice mlm, per chi si richiama e si fa guidare da una concezione materialistico dialettica.
I compagni cinesi il principale errore di principio lo individuano nel metodo di pensiero di Stalin. Stalin, dicono, su certi problemi si allontanava da una visione materialistico dialettica, e allontanandosi da questa visione cadeva nel soggettivismo, nella metafisica. Questo lo ha fatto allontanare dalle masse e separare su alcuni problemi lo Stato del proletariato, il partito dalle masse. Ma all'origine di questo vi era quella visione anti materialistico dialettica, per cui si abbandonava il rapporto con la realtà effettiva e si guardava alla realtà modellata nel pensiero. Di conseguenza, tutti quelli che contrastano questo modello erano da eliminare, perchè volevano attaccare la costruzione del socialismo in Urss.
Questo, chiaramente, è un errore importante. Ed è importante anche per i comunisti di oggi, perchè questo sistema di non partire da un'analisi e da un rapporto con la realtà effettiva, ma partire da quello che si pensa della realtà, è una “brutta bestia” che è presenta anche oggi nel campo dei comunisti, rivoluzionari, sia a livello nazionale che internazionale. Questo effettivamente fa allontanare dalle masse, perchè tu vai per la tangente e non puoi capire qual'è la linea che serve, qual'è la tattica giusta.
Questo, quindi. È un errore importante, non è secondario.
E' stato con la Rivoluzione culturale proletaria che si è fatta una battaglia per imparare ed evitare questo errore.

L'altro errore che individuano i compagni cinesi di Stalin è la non distinzione delle contraddizioni, quelle tra il nemico e noi e quelle in seno al popolo. Anche questo è un grave errore di principio. Perchè non trattare bene, non individuare bene il tipo di contraddizione, non usare metodi differenti per le due differenti contraddizioni, porta poi per esempio alla cosiddette “purghe”; i compagni cinesi dicono che effettivamente nel periodo 37-38 Stalin ha esagerato, ha ucciso troppe persone, ha allargato la repressione anche ad alcune persone oneste. Ma questo è il frutto di questo errore di principio di non distinzione delle contraddizioni: se tutte sono contraddizioni con il nemico, anche l'ultimo che dice “io non sono d'accordo” è un nemico ed è giusto trattarlo come tale. Ma Lenin, e prima di lui Marx, dicevano che nel socialismo non spariscono improvvisamente dal giorno dopo le classi, e le contraddizioni sono frutto della permanenza delle classi nel socialismo; la borghesia resiste, gli esponenti della classe borghese cercano di tornare al potere, usando anche le difficoltà economiche, ideologiche, pratiche che la nuova società si trova davanti; c'è poi la nuova borghesia rossa, esponenti che hanno fatto e anche diretto la rivoluzione che poi per il potere che hanno nel socialismo, nello Stato, nell'attività produttiva, ecc. cominciano a comportarsi come una nuova borghesia. Stalin invece considerò già realizzata in Urss la società socialista, e quindi tutti quelli che dicono il contrario sono nemici. Ma Stalin dice questo, non perchè fosse uno stupido, ma per l'errore di pensiero.

Tutti questi problemi sono reali – anche se noi domani facessimo la rivoluzione in Italia ci troveremmo in un grande casino – certo con la grande differenza che il proletariato avendo il potere può decidere, però può anche sbagliare nel decidere.

E' quindi dai compagni cinesi che viene la critica a Stalin più precisa e dunque più feroce, ma da compagno a compagno.
Le critiche che sono venute negli anni da altre fonti, al di là che il più delle volte sono sbagliate, e faziose, sono comunque molto meno precise, non individuano esattamente dove sta il problema e dove bisogna prendere lezione perchè quegli errori non si ripetano.
In questo senso questo opuscoletto è importante, lo possiamo considerare una sorta di vademecum dei comunisti, del proletariato.

In questo testo poi si dice che vi sono stati errori nell'attività pratica, e su questo, con altri testi, i compagni cinesi e Mao vanno anche più a fondo.

Infine, in questo testo viene affrontato il fatto che nel XX congresso Krusciov si concentra nell'attacco al cosiddetto “culto della personalità” di Stalin. E il Pcc non elude neanche questo problema.
Mentre Krusciov attaccando Stalin per il “culto della personalità”, diceva che in questo modo Stalin era contro Lenin, qui si dice esattamente il contrario: che attaccare il ruolo dei capi non è assolutamente leninista, perchè Lenin dice che i capi sono una necessità, un logico frutto della lotta del proletariato, se non ci fossero i capi sarebbe impossibile portare avanti la battaglia rivoluzionaria. Le masse lottano e nella loro lotta producono esse stesse dei capi, riconoscono i loro capi; e questi capi hanno il dovere di fare i capi, di dirigere; perchè la linea rossa non è spontanea e senza una direzione anche le lotte più forti delle masse sono sconfitte.

Per noi in Italia questo lavoro del Pcc, di Mao, è particolarmente importante, perchè è Togliatti che per primo tradusse in Italia la politica del XX congresso. Non è un caso che i comunisti cinesi hanno dovuto fare ben due scritti su Togliatti e il revisionismo del Pci: “Le divergenze tra il compagno Togliatti e noi”, “Ancora sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi”.


Per questo, questo libricino è uno dei testi fondamentali che devono stare nella nostra tasca.  

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