martedì 3 gennaio 2017

pc 3 gennaio - Per il dibattito - Una corrispondenza di lavoratori sul dopo NO al referendum

Un primo momento della lotta tra noi e i proconsoli, fattorini dei padroni: Confindustria, banche la Troika, gli Usa, è stato vinto.
I giovani, stretti dalla morsa del caporalato da tabaccheria; (nel call-center, nel ristorante, nella logistica…), e del mollare tutto: relazioni, affetti e intraprendere il viaggio della disperazione,
questa volta non hanno ceduto alla rassegnazione dei padri e al mantra “meglio piuttosto che niente” che li ha accompagnati in questi anni, consegnandogli una costituzione reale di 7 milioni di disoccupati 4,8 milioni in povertà assoluta, 115 milioni di vaucher; vera lotteria per i padroni e i loro caporali. Gli operai sotto ricatto tra la sopravvivenza minima, il terrore di venirne espropriati, anche della casa, e ributtati nella miseria; han detto NO!
Padri illusi, che le conquiste di ieri (sanità gratuita, una scuola gratuita… i diritti dei lavoratori),
speranza di poter salire la scala sociale, fossero diritti acquisiti per sempre; non vedevano la voracità della globalizzazione e del liberismo che, uno alla volta, inesorabilmente, se le riprendeva tutte.
Inconsapevoli che ogni diritto ceduto era un furto al patrimonio delle future generazioni.
Fu così che il sacrificio dell’oggi, chiamava un’altro e… un’altro ancora.
Ed è così che siamo arrivati al profondo degli abbissi che nessun vuole vedere. Han detto SI
Arriva un NO, inaspettato per loro che si sono spesi in regalie a pioggia per i padroni e le banche,
inaspettato per loro che ci vedevano rassegnati e votati alla disperazione
Tutti i partiti si sono alternati alla gestione del potere, uno iniziava l’altro lo finiva, il lavoro sporco per conto del FMI, dalla Troyka di Bruxelles, era il tempo della real politic, del mal minore e ora il governo con disprezzo si fa beffa della “ volonta del popolo” che a maggioranza ha detto NO alla riforma dei mercati; tolto il pupazzo parlante, lo stato maggiore rimane.
E’ la loro democrazia: quando non si soddisfano i loro desiderata, relegano il voto a sondaggio tra i sondaggi.
Anche in Grecia fu così: un referendum contro i sacrifici imposti dalla Trojka, vinto dal popolo e ucciso dall’autoconservazione di un misero ceto politico ansioso di sedere tra “i grandi”; ora per onorare gli impegni con la Troyka, fa macelleria sociale e svende il patrimonio pubblico ai mercanti del mondo. Dopo le misure di austerità imposte dalla EU, il 40% dei greci vive sotto la soglia di povertà e la povertà nella popolazione più giovane (bambini e ragazzi) è passata dal 28,7% al 37%.
In Spagna il tasso di disoccupazione del 26%, la disoccupazione giovanile supera il 55,1%.
Il Portogallo, altro malato d’Europa, la disoccupazione è all’11,6% e il tasso di disoccupazione giovanile è del 28,6%.
Il Mediterraneo? resort della Troyka, con la Nato lì a cane da guardia.
Uscire dalla prigione degli “arresti domiciliari”, di consumo passivo del tempo, nella coazione a ripetere tra ingordigia di immagine e ansia di protagonismo da social.
Aspettando poi di andare al saccheggio, dell’eredità sopravvissuta alla voracità del liberismo.
Il periodo dell’opinionismo e del protagonismo da apericena , a parlare “dell’isola che non c’è” a stupirsi dell’ottusità del potere, invocare un po’ di buon senso, farsi consiglieri dell’efficienza e delle risorse umane, nel mentre il processo di spoliazione, inesorabile, spinge la condizione di lavoro sempre più simili a quella dei fratelli del terzo mondo.
Profughi di una guerra economica voluta e fomentata dal Fondo Monetario Internazionale e dalle “nostre” multinazionali, ora divenuta guerra di fuoco per ridisegnare l’Africa e il medioriente subito.
Anni fa D’Alema (https://www.youtube.com/watch?v=rmA4u4lTPyw) stimava ad almeno 30milioni il fabbisogno europeo di immigrati, oggi la Fondazione del miliardiario Soros, stanzia 500milioni di dollari per “accogliere” i profughi, nuova forza lavoro altamente scolarizzata da iper-sfruttare e da mettere in concorrenza con i lavoratori europei e poter meglio livellare al ribasso salario e condizioni di lavoro.
I profughi di oggi, a proprie spese e a rischio di violenze e di morte, arrivano nelle coste del mediterraneo pronti all’iper-sfruttamento. Approdo diverso dallo schiavismo colonialista dei secoli scorsi che inviava galeoni ed eserciti, per deportarli in catene in occidente. FMI e NATO tra rivoluzioni colorate, golpe e guerre a palle di fuoco costringe milioni di persone ad abbandonare i loro paesi spogliandoli della “meglio gioventù” lasciandosi dietro un cimitero di macerie.
Dal buco dell’urna a forza collettiva anonima e tremenda.

Ci volevano generazione-sterile, con contratto ad ore; senza futuro, dal profondo degli abissi, abbiamo detto NO anche agli intellettuali che hanno smesso di interrogarsi sui destini dell’umanità che non vedono e non sentono più.
E il governo con strafottente arroganza, “orgoglioso del lavoro” sporco fatto fin qui, vorrebbe ridurre il referendum a sondaggio del momento, e continuare nell’opera di macelleria sociale?
Devono sentire il fiato sul collo: la strada, tempo di responsabilità.
Risaliamo dal buco nero, consapevoli che difesa e conquista di nuovi diritti, vogliono lotta, abnegazione , e soprattutto tanta organizzazione collettiva dove l’impotenza dell’IO, si trasforma in forza del NOI.

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