venerdì 28 luglio 2017

pc 28 luglio - G20 Amburgo - si intensifica la campagna internazionale per la libertà dei compagni arrestati - 6 agosto in mille forme facciamo sentire solidarietà e determinazione

Sono attualmente detenuti 35 compagni, 13 tedeschi e 22 militanti internazionalisti
6 italiani, 3 francesi, 2 olandesi, uno spagnolo, uno svizzero, un ungherese, un serbo, un senegalese, un rumeno, un austriaco, un polacco e un ceco

scriviamo agli italiani

gli indirizzi sono

RICCARDO LUPANO
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
EMILIANO PULEO
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
ORAZIO SCIUTO
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
ALESSANDRO RAPISARDA
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
MARIA ROCCO
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
FABIO VETTOREL
Hahnofersand
21635 Jork
Germany

pc 28 luglio - informazione e sostegno alla lotta dei migranti richiedenti asilo di Busto arsizio - dallo slai cobas per il sindacato di classe taranto che ha organizzato e vinto questa lotta con i migranti del Bel Sit


La lunga giornata di protesta dei richiedenti asilo di Busto Arsizio I richiedenti asilo contestano l’allontanamento di 6 ragazzi che sono stati eletti come portavoce e chiedono di non tornare […]


I richiedenti asilo contestano l’allontanamento di 6 ragazzi che sono stati eletti come portavoce e chiedono di non tornare nel centro della KB srl. La protesta a Busto e a Varese, in stazione e in Prefettura

Nuova giornata di protesta da parte dei richiedenti asilo di via dei Mille a Busto Arsizio. Un centinaio di ragazzi ospitati nella struttura gestita dalla KB srl si è stabilita nel piazzale della stazione di Varese e si rifiuta di tornare nel centro di accoglienza. La situazione è tranquilla e i richiedenti asilo sono calmi e in attesa, mentre intorno si sono registrati alcuni momenti di tensione.



I profughi di Busto Arsizio protestano a Varese
I profughi di Busto Arsizio protestano a Varese
I profughi di Busto Arsizio protestano a Varese
I profughi di Busto Arsizio protestano a Varese

L’INIZIO DELLA PROTESTA A BUSTO

Tutto è iniziato nella mattinata quando nel grande centro di accoglienza sono arrivati gli agenti di polizia per procedere con l’allontanamento di una decina di loro. Un provvedimento contestato da quasi tutti gli ospiti dato che tra i ragazzi allontanati ci sono anche i loro rappresentanti. «Quando abbiamo iniziato la protesta per avere le carte d’identità -spiega uno di loro- ognuna delle sei nazionalità che è ospitata qui ha eletto un suo rappresentate» e sono stati proprio questi ragazzi «a fare da nostri portavoce con tutti».
L’allontanamento di tutti gli ambasciatori è stato quindi visto come un provvedimento punitivo nei confronti della loro protesta per avere le carte d’identità e ha fatto riaccendere gli animi. Proprio per questo i ragazzi hanno deciso di partire verso Varese per chiedere un incontro in Prefettura. Hanno così attraversato le vie della città fino alla stazione dove hanno preso un treno che li ha portati verso il capoluogo.
varie L’ARRIVO A VARESE
Poco prima delle 13 i profughi sono quindi arrivati alla stazione dello Stato a Varese dove ad attenderli c’erano alcuni agenti di polizia. I richiedenti asilo hanno insistito per poter andare tutti in prefettura ma, dopo una breve contrattazione, solo una delegazione composta dai rappresentanti delle varie etnie è stata accompagnata, con un mezzo delle forze dell’ordine, in Questura dove ha esposto le proprie ragioni. I profughi, un centinaio in tutto, sono arrivati con valigie e borsoni seriamente intenzionati a non far ritorno a Busto Arsizio nella struttura gestita dalla KB srl (posizione ribadita anche con alcuni striscioni).
L’incontro con il capo di gabinetto del Prefetto Giorgio Zanzi e il Questore Giovanni Pepè è finito intorno alle 15. Un colloquio durante il quale sono stati toccati tutti i nodi che con il tempo stanno venendo al pettine. Per diversi migranti è  infatti scaduto il tempo acconsentito dalla legge per poter essere ospitati. Chi non ha ottenuto il permesso di soggiorno non può restare e questo, unito alle restrizioni operate da altri paesi Ue, toglie speranze di sviluppo positivo ai soggetti che sono qui da oltre due anni. L’incontro è durato oltre un’ora ed è stato interrotto solo quando uno dei ragazzi che fa parte della delegazione dei richiedenti asilo si è sentito male ed è stato portato via in ambulanza.
 Alla fine dell’incontro la delegazione è tornata in stazione per raccontare agli altri ragazzi le promesse ricevute: la mediazione di Prefettura e Questura per chi è al termine del periodo di accoglienza oltre a controlli e ispezioni più accurate nei confronti della KB srl. Troppo poco, dicono i richiedenti asilo che quindi non sono ancora saliti sul treno per tornare a Busto e che chiedono invece di poter parlare con il Prefetto in persona.
I migranti decisi a non abbandonare la stazione di Varese criticano i gestori del centro di accoglienza di Busto Arsizio e non si arrendono: «Kb fa i soldi sulla pelle delle persone. Noi non siamo bestie, ma persone. Loro guadagnano con i soldi degli italiani, perché nessuno fa niente quando si dicono le cose?», dice un richiedente asilo che parla italiano quando ormai è calata la sera sulla protesta, che prosegue sotto gli occhi di numerosi agenti di polizia.


pc 28 luglio - solidali con gli operai Hitachi Napoli


VENERDI 28 LUGLIO ORE 10 PRESIDIO ALLA PREFETTURA.
Siamo 4 operai alle dipendenze della società interinale Quanta in servizio presso lo stabilimento Hitachi di Via Argine a Napoli. Da un processo di ristrutturazione in atto ne residua che […]


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Siamo 4 operai alle dipendenze della società interinale Quanta in servizio presso lo stabilimento Hitachi di Via Argine a Napoli. Da un processo di ristrutturazione in atto ne residua che solo per noi 4 non c’è una ricollocazione. Tutti i nostri colleghi, 44 in totale, sono stati riassorbiti da Hitachi o collocati presso Leonardo-Finmeccanica. Evidentemente a causa delle nostre condizioni soggettive e familiari per l’azienda eravamo una zavorra da eliminare.
Non si tratta di aziende in crisi, tant’è che stanno avallando un nuovo piano di assunzioni, circa 240 lavoratori interinali. Forse anche il nostro vecchio contratto a tempo indeterminato era un problema per loro.
Da più di due settimane siamo in presidio giorno e notte all’ingresso della fabbrica. Uno di noi è rimasto incatenato ai cancelli per giorni, mentre una delle nostre mogli, in preda alla disperazione, è salita sul tetto minacciando il suicidio. Stiamo lottando per mantenere il nostro posto di lavoro e per garantire ancora una forma di sussistenza alle nostre famiglie. ...
Venerdì 28 luglio alle ore 10 torniamo in presidio alla prefettura di Napoli 

I 4 OPERAI LICENZIATI HITACHI

pc 28 luglio - Livorno. Interviene la celere per rimuovere uno striscione anti Minniti

10 -100 mille striscioni anti MINNITI


La consueta manifestazione culturale estiva “Effetto Venezia” nella città di Livorno ha visto l’irruzione della celere per rimuovere uno striscione contro le politiche securitarie del ministro Minniti appeso sugli scali del Refugio.
L’unica sicurezza è quella sociale, un lavoro e una casa dove stare! Attaccate poveri e migranti per coprire le vostre colpe. Il vero nemico siete voi e non chi fugge dalla fame e dalle bombe. Minniti Boia!”. Questo il testo dello striscione incriminato che ha portato la polizia a intervenire nel mezzo della folla, tra i canali del quartiere Venezia e nei pressi del Teatro Officina Refugio che ospitava la manifestazione “Effetto Refugio”, appuntamento tradizionale delle realtà di movimento livornesi.
La polizia ha fatto strada all’intervento dell’autoscala dei vigili del fuoco, provocando tensione nella piazza. Una volta rimosso, lo striscione è stato recuperato dai manifestanti del Refugio e portato sul palco di piazza del Luogo dove si teneva la presentazione del Livorno Calcio raccogliendo l’applauso di tanti e delle tante livornesi presenti contrariati dalla prova di forza della questura e della sua arroganza censoria.
Questa edizione di Effetto Venezia ha attraversato notevoli complicazioni a causa delle direttive della circolare Gabrielli successiva ai fatti di piazza San Carlo a Torino: varchi di accesso al quartiere Venezia presidiati da steward, divieto di introdurre nell’area bottiglie di vetro e biciclette. Un piano sicurezza che ha congestionato il quartiere ospitante il festival. L’arrivo della polizia in tenuta antisommossa più che risolvere un problema ne ha prodotto uno nuovo. Ma nessuno tocchi Minniti!
da Infoaut

pc 28 luglio - quest'uomo è una merda razzista - tutti i leghisti sono merde subumane da schiacciare come vermi - se le FS avessero un minimp di dignità lo licenzierebbero immediatamente

L’aggressione del “negro” era un’invenzione del controllore

Che si fa quando c’è un problema e non sai come risolverlo? Accusi qualche “extracomunitario” e cerchi farla franca. Accade spesso, con ragazzini che si sono persi soldi, cellulare o hanno fatto tardi, figli che hanno sfasciato la macchina, ecc.
Questa volta, ad inventarsi tutto, è stato il capotreno che mercoledì 19 luglio aveva denunciato di essere stato accoltellato da un uomo di colore sul Regionale Trenord delle 7, da Piacenza a Milano Greco Pirelli.
Lo ha spiegato il procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro. Il caso è stato risolto in pochi giorni dalla polizia di Lodi che con la Scientifica ha analizzato anche tutti i filmati delle telecamere delle ferrovie. L’uomo è stato accusato di calunnia e simulazione di reato.
Il controllore lumbard si era prodotto in una testimonianza a colori vivaci, parlando di “uno straniero scuro di pelle, alto, magro, con le treccine ai capelli”. Un bel rasta immaginario, che nessuno ha messo in dubbio – tantomeno i giornalisti regionali e/o nazionali – ma che si è sciolto come neve al sole nella ricerca di un pur piccolo riscontro.
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pc 28 luglio - FCA/FIAT chrysler - il fascismo padronale di marchionne qui è unito al fascismo neocorporativo sindacale.. negli USA è invece legato al mafia criminale del sindacalismo americano

Fiat negli Usa. I rapporti criminali con la Uaw

L’ex responsabile delle labour relations di Fiat Chrysler, Alphons Iacobelli, è accusato davanti ad una giuria federale di aver utilizzato milioni di dollari al fine di favorire i rapporti sindacali tra Chrysler e UAW. Nell’accusa è coinvolto Jerome Durden, analista finanziario della Chrysler, e tre altri dipendenti della società i cui nomi non sono stati resi noti. I pagamenti erano stati effettuati utilizzando un conto bancario e carte di credito collegate al Centro di formazione nazionale UAW-Chrysler, finanziato da Chrysler, di cui Durden era il controller.
“L’accusa di oggi mette in evidenza una inquietante collaborazione criminale in corso da anni tra i funzionari di alto livello” di Fiat Chrysler e dell’UAW, ha dichiarato David P. Gelios, agente speciale dell’FBI di Detroit, che ha indagato sulla vicenda. Ha aggiunto che l’uso dei fondi “mette in discussione l’integrità dei contratti negoziati nel corso di questa cospirazione crimninale”.
Marchionne, ovviamente, non ne sa niente. Fiat Chrysler ha dichiarato di essere venuta a conoscenza delle azioni di Iacobelli e Durden nel giugno 2015, quando i due hanno lasciato la società, e che Fiat Chrysler e l’UAW sono “vittime dei misfatti dei rispettivi dipendenti”.
Da parte sua Dennis Williams, presidente dell’UAW, ha detto che il sindacato è “sconvolto” dalle accuse. “L’UAW non aveva assolutamente alcuna conoscenza delle attività fraudolente dettagliate in questa accusa fino a quando non sono state portate alla nostra attenzione dal governo”.
Durden ha però ammesso, nella deposizione, che Iacobelli e altri hanno creato una politica di spesa mediante le carte di credito del centro di formazione per mantenere i membri anziani del sindacato “grassi, zitti e felici”. Ha inoltre detto di aver personalmente gestito le carte di credito di Holiefield e di altri funzionari dell’UAW e di essere stato istruito ad occultare queste spese.
Iacobelli, che ha lasciato la Chrysler nel giugno 2015 e che nel gennaio 2016 è stato assunto dalla General Motors con le stesse funzioni di responsabile delle relazioni sindacali, aveva – secondo l’accusa federale – autorizzato pagamenti per 1,2 milioni di dollari a favore di Holiefield e di sua moglie dal 2009 al 2013. Holiefield, che era vicepresidente dell’UAW e responsabile per i rapporti con Chrysler dal 2008 al 2014, è deceduto nel 2015.
Secondo l’atto di accusa i pagamenti a Holiefield “sono iniziati come un modo per conquistare la sua cooperazione nei negoziati e nei problemi del lavoro”. Inizialmente 150.000 dollari sono stati trasferiti dai fondi del centro di formazione ad un ente di beneficenza istituito da Holiefield, e di cui Durden era il tesoriere. Poi le redini si sono allentate: la sua Charity ha avuto altre “decine di migliaia di dollari”, mentre Holiefield e sua moglie ne hanno ricevuto personalmente molte altre, tra cui 262.219 dollari per pagarsi l’ipoteca sulla casa.
Iacobelli, da parte sua ne avrebbe approfittato usando, secondo l’accusa, dal 2012 al 2014 “i soldi che l’azienda ha messo in un conto sindacale” per pagarsi una Ferrari 458 Spider da 350.000 dollari, due penne Montblanc d’oro ciascuna per  35.700 dollari, 100 mila dollari per una piscina e una nuova cucina per la sua casa a Rochester Hills, in Michigan.

pc 28 luglio - contro l'intervento imperialista italiano in Libia - solidarietà e accoglienza con i migranti - unire le forze e costruire una giornata nazionale di lotta - proletari comunisti/PCm Italy

pubblichiamo i commenti di denuncia - stralci

L’Italia alla nuova guerra di Libia, per bloccare i migranti



....
Il consiglio dei ministri, scrivono i giornali, è pronto a dare il via libera alla missione in Libia con le navi italiane che entreranno nelle acque di Tripoli. Ufficialmente per supportare il lavoro della guardia costiera locale.
Qui si vede che tra parole e realtà la distanza è abissale. La Libia è da anni un teatro di guerra, senza governo unitario e dunque senza Stato, dove si confrontano come minimo due aspiranti governi: quello di Tripoli, guidato dal quisling scelto da Nato ed Unione Europea, al secolo Hafez al Serraj, e quello della Cirenaica, in mano al generale Haftar, ben più solido e operativo. In mezzo, un gran numero di milizie tribali – la società araba ha una struttura di clan, riuniti in tribù – oltre a milizie jihadiste a cavallo tra Al Qaeda e l’Isis.
Dunque quando il governo italiano parla di “supporto alla guardia costiera libica” intende dire alle  motovedette controllate da al Serraj, stanziate nel porto di Tripoli, che fanno fatica ad addentrasi nel golfo della Sirte (per non essere raggiunte dai missili jihadisti) e si tengono ben lontani dalle coste di Bengasi. Se girano da quelle parti altre imbarcazioni armate, insomma, è fortemente probabile che non siano degli “scafisti”, ma di milizie nemiche di al Serraj.
Al serraj per non essere accusato di aver svenduto la “sovranità libica” (come affermato da alcune milizie di Tripoli e da quelle di Misurata), ha diramato ieri una nota ufficiale in cui “smentisce di aver permesso l’ingresso di navi militari italiane con soldati e aerei da combattimento”. Al massimo, ricorda di aver chiesto armi e addestratori.
E’ probabile, anzi sicuro, che al Serraj sia un bugiardo in equilibrio su troppi fronti, ma è evidente che le truppe italiane (per quanto barricate sulle navi) saranno accolte come invasori nemici, non come “tecnici” incaricati di frenare il flusso dei migranti caricati sui barconi.
In secondo luogo, anche se il governo si rifiuta di dirlo, la linea da seguire nella gestione degli stessi migranti è quella suggerita per anni dalla destra fascioleghista: campi di concentramento in territorio libico. Le navi militari italiane dovranno infatti intercettare i barconi e riportare i migranti sulla costa libica; dove le “truppe locali” dovrebbero identificarli e censirli. ... si descrive questa come una “missione umanitaria”. Ancora un passo e sarà politica di sterminio…
Non è finita. Nelle “regole di ingaggio” vengono stabiliti due classici principi imperialisti: a) i soldati italiani potranno fa uso delle armi (evitateci, per favore, i distinguo tra “se attaccati dagli scafisti” e altre situazioni altrettanto improbabili…), b) gli stessi soldati “saranno sottoposti alla sola legislazione italiana”. Tradotto in termini concreti: anche se dovessero spare e uccidere degli innocenti, saranno coperti dall’immunità. ...

pc 28 luglio - India - in occasione della Settimana dei Martiri 28 luglio/3 Agosto - pubblichiamo in italiano il Documento del CC PCI (Maoista) pervenuto in questi giorni

Messaggio del CC, PCI (Maoista)

Celebrare la settimana dei martiri dal 28th luglio al 3 2017
in tutto il paese in forme grandiose!
Rendere omaggio ai martiri che hanno dato la vita nella Guerra Popolare!
Sconfiggere la Missione-2017 delle classi dominanti indiane e il loro proclama
di eliminare il movimento rivoluzionario !
Proteggiamo la Direzione del Partito dall’alto in basso e avanziamo nel movimento!
Affermare che la via della Guerra Popolare mostrata da Naxalbari è la sola via per la liberazione delle masse oppresse!


Compagni, masse Rivoluzionarie!

Le vite date per il popolo pesano più dell'Himalaya. La morte delle classi sfruttatrici è più leggera di una piuma. La vita è la cosa più preziosa per gli esseri umani. I comunisti rivoluzionari si dedicano totalmente alla rivoluzione sociale e agli interessi del popolo. Lavorano con dedizione, dedicando tutto sé stessi, anche la loro vita. Ogni grande cambiamento richiede sacrificio. Che la storia della lotta di classe sia una storia di sacrifici è un fatto, come è un fatto che, dopo la formazione delle classi, la storia della società è la storia della lotta di classe. Nel nostro Paese, nel corso della Rivoluzione di Nuova Democrazia negli ultimi 50 anni, dopo la grande lotta armata contadina di Naxalbari, quasi 15 mila persone, dagli alti dirigenti agli attivisti e masse rivoluzionarie hanno dato le loro preziose vite .

Hanno sacrificato la loro vita per raggiungere l’obiettivo, nel cammino della guerra popolare di lunga durata che i fondatori del nostro partito, i nostri grandi capi e maestri, i compagni martiri Charu Mazumdar, e Kanhai

pc 28 luglio - DESCALZI/ENI: PAROLE DI "CLASSE"

Dall'intervista su Sole 24 Ore del 22 luglio 2017

I LAMENTI SULLA "SPECULAZIONE FINANZIARIA", A DIFESA DEL PROFITTO

«Greggio ostaggio della speculazione: è l’Africa che paga la crisi dei prezzi»: «Non credo che sarà possibile raggiungere un accordo che possa rilanciare i prezzi del greggio con ulteriori tagli - ha detto il top manager dell’Eni - e non credo neppure che Paesi come l’Arabia Saudita possano agire unilateralmente con tagli produttivi consistenti».

...sul settore petrolifero pesano non solo le gravi tensioni geopolitiche e l’eccesso di offerta dello shale oil americano, ma anche un’ondata speculativa senza precedenti sui futures del greggio e sulle azioni delle major petrolifere. «La speculazione finanziaria è talmente forte - dice l’ad dell’Eni - da aver trasformato in investitore a brevissimo termine anche chi aveva strategie di lungo periodo. Forse, sarebbe il caso di adottare anche nel settore petrolifero forme di regolazione e controllo del mercato come quelle decise per le banche...».

Descalzi, AD di una della più grandi multinazionali presente all'estero, e soprattutto in Africa, quindi si lamenta della "speculazione finanziaria" e chiede regole e controlli. Ma gli si dovrebbe dire: "Guardati allo specchio". La speculazione finanziare è figlia del capitale. Nell'imperialismo (come spieghiamo nel libro sulla Formazione Operaia) "...si parla e si critica il dominio dei finanzieri, lo strapotere delle Banche, così come il concetto di oligarchia finanziaria è abbastanza utilizzato, ma senza mai individuarlo come carattere essenziale del sistema dell’imperialismo... l’imperialismo è lo stadio in cui il capitale stacca-come scrive Lenin ne L’imperialismo - “il possesso del capitale dall’impiego del medesimo nella produzione”, stacca il “capitale liquido dal capitale industriale o produttivo... L’imperialismo, vale a dire l’egemonia del capitale finanziario, è quello stadio supremo del capitalismo, in cui tale separazione raggiunge dimensioni enormi”, e i profitti del capitale assumono in modo accentuato un carattere parassitario che opprime e contraddice lo sviluppo sociale".
Le "regole" che chiede Descalzi: aumento del prezzo del greggio e tagli alla produzione", sono momentanee soluzioni per i profitti del capitale, ma portano a pesanti conseguenze per le masse popolari sia dei paesi oppressi, produttori di petrolio che dei paesi imperialisti.

DESCALZI DIFENSORE "INTERESSATO" DEI PAESI DELL'AFRICA

Le conseguenze di questo lungo periodo di prezzi bassi, per Descalzi, sono drammatiche: soprattutto

pc 28 luglio - Fincantieri: lo scontro tra Italia e Francia è una “corsa agli armamenti” e ai profitti per 40 miliardi di commesse militari

Prima che padroni e politici passino tutti come brave persone che stanno solo combattendo ognuno per il “bene del proprio popolo” o per “interessi comuni”, riportiamo questo articolo della Repubblica di ieri, 27 luglio, che chiarisce una parte dei veri interessi in campo! E su cui torneremo in seguito. L’articolo è intitolato: “Fincantieri, dietro il derby dei mari con la Francia c'è la corsa a 40 miliardi di commesse militari”

“Più del dominio nel mondo delle crociere, l'Eliseo si preoccupa di proteggere le sue aziende della Difesa” dice il giornalista Gianluca Di Feo

“La battaglia navale tra Italia e Francia non è solo questione d’orgoglio. Il mercato delle crociere è ricco, [e la Fincantieri è la principale multinazionale in questo campo, ndr] ma quello delle cannoniere promette ancora di più: entro pochi mesi si firmeranno contratti per una quarantina di miliardi, con le aziende controllate dai governi di Roma e di Parigi in diretta competizione. E se gli hotel galleggianti delle vacanze sono un business tra privati, le flotte da guerra invece restano un affare di stato.

“Con una manovra a sorpresa, nel 2016 Fincantieri ha piazzato una bordata micidiale ai francesi: gli ha soffiato la commessa del Qatar, che prevede la creazione dal nulla di un’intera marina per l’Emirato del deserto petrolifero. Quattro corvette, una mini-portaerei, due pattugliatori e assistenza per i prossimi quindici anni nell’addestramento degli equipaggi e nella manutenzione. Significano un assegno iniziale da cinque miliardi diviso tra Fincantieri e Leonardo, entrambe nelle mani del Tesoro, e lavoro per diecimila persone, con tempi stretti perché il Qatar vuole schierare la flotta per i Mondiali del 2022 quando dovrà garantire l’ombrello anti- aereo per il Paese.”
Il giornalista potrà anche crederci, ma che il Qatar, con una flotta navale fresca fresca, a parte i Mondiali di calcio, possa far impensierire qualcuno nell’area, è un po’ azzardato; sicuro è invece che comunque questo creerà ulteriori tensioni, cioè possibili guerre e guerricciole, con l’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo Persico.

“Una vittoria eccezionale: - continua il giornalista - ogni cosa verrà prodotta in Liguria, senza

giovedì 27 luglio 2017

pc 27 luglio - Libertà per i compagni del G20 di Amburgo - oggi Milano - 6 agosto ovunque - Soccorso Rosso Proletario

pc 27 luglio - ILVA TARANTO - 7 settembre - si apre la guerra di classe.. da Tarantocontro

pc 27 luglio - TRUCK CENTER, CINQUE MORTI... storie di profitti e di ENI

comunicato del comitato3marzo​


Oggetto: TruckCenter

Sulle ultime sentenze relative alla tragedia della Truck Center

Poche cose come la vicenda Truck Center possono dare una immagine realistica dell’abisso morale in cui è caduto il cosiddetto Belpaese.
L’ultima sentenza, ribaltando in appello quella di primo grado, ha assolto o prosciolto per prescrizione tutti gli imputati, con l’unica eccezione della Truck Center medesima, il cui unico socio accomandatario e rappresentante legale è una delle cinque persone decedute per intossicazione da acido solfidrico nella tragedia del 3 marzo 2008. Insomma, come in un giallo di quart’ordine, a

pc 27 luglio - Da Formigoni a Maroni: i corrotti, le spese inutili, lo sperpero delle risorse pubbliche, continuano come e più di prima

Referendum autonomia, Maroni acquista 24mila tablet per il voto elettronico: spesa complessiva 23 milioni
Ecco il costo per l'acquisto e la messa in funzione delle 'voting machine'. Prima volta in Italia senza le schede cartacee
di ANDREA MONTANARI

26 luglio 2017 

Roberto Maroni acquista 24mila tablet che saranno utilizzati per votare al referendum sull'autonomia indetto il prossimo 22 ottobre. Il governatore della Lombardia ha firmato il decreto. Il referendum infatti si svolgerà completamente con il voto elettronico nei circa ottomila seggi sparsi su tutto il territorio regionale e sarà la prima volta che in Italia si vota non con le schede cartacee.
Il costo dei tablet
si aggiungerà al milione e 200mila euro (1,6 milioni calcolando anche l'Iva) speso finora dalla Regione per la promozione della campagna elettorale a suon di spot sui mezzi pubblici,

pc 27 luglio - La Milano "accogliente" di Sala e Crozza: nuovo blitz in stazione centrale, ma....

...mentre si svolgeva l'ennesimo rastrellamento (la scusa era la caccia allo spacciatore), a nemmeno 200 metri di distanza al Memoriale della Shoah, zona super controllata con telecamere e postazione dell'esercito, tranquillamente dei topi di fogna scrivevano scritte razziste


Milano, scritte naziste davanti al Memoriale della Shoah che accoglie i migranti
Sono comparse in questi giorni due scritte firmate con svastiche e fasci littori davanti al Memoriale della Shoah di via Ferrante Aporti, a Milano. Lì dove da una decina di giorni vengono ospitati ogni notte alcune decine di profughi e richiedenti asilo per iniziativa della Comunità di Sant'Egidio in collaborazione con Comunità ebraica, chiesa anglicana e in stretto collegamento con il Comune. Le scritte sono denigratorie nei confronti dei migranti e sono state realizzate con un pennarello sulle panche di marmo davanti all'ingresso del Memoriale, che si trova presso il Binario 21 della Stazione centrale da dove venivano deportati gli ebrei milanesi ai tempi del fascismo. "All'ingresso del Memoriale c'è la scritta 'Indifferenza' - commenta Stefano Pasta, responsabile milanese di Sant'Egidio - Un monito del passato che chiede di guardare al presente: a Milano in  questi giorni anche ci sono minori che dormono in strada: questa situazione ci chiede di accogliere, anche se non tutti sono d'accordo. E' la storia che ci dà questa lezione" (z.d.)
 di ZITA DAZZI 26 luglio 2017

Sicurezza, nuovo blitz della polizia in stazione Centrale a Milano. Sala: "Bene i controlli con giuste modalità"
Massiccio impiego di uomini e unità, chiuso l'accesso alla metropolitana da piazza Duca d'Aosta. Operazione conclusa, oltre cento persone portate in questura sui pullman. L'assessora alla Sicurezza: "Sostanza, non spettacolo. Continueremo fino a quando non sarà chiaro ai delinquenti che questo non è luogo per sostare"

26 luglio 2017 
Nuova maxi operazione di polizia nell'area della stazione Centrale a Milano: gli agenti sono intervenuti in particolare in piazza Duca d'Aosta, controllando 200 stranieri e persone che frequentano la zona. Chiuso il varco di accesso alla metropolitana. Dopo ore, al termine dei controlli, oltre 100 migranti sono stati portati in questura sui pullman. "Un'operazione di sostanza, non di spettacolo, come abbiamo chiesto", le parole dell'assessora alla Sicurezza Carmela Rozza al termine dei controlli. 
Il servizio di 'prevenzione e controllo' del questore di Milano Marcello Cardona d'intesa con il prefetto di Milano Luciana Lamorgese è stato disposto "contro la criminalità diffusa nelle adiacenze della stazione". Segue quello simile per dimensioni e dispiegamento di forze del 2 maggio (quando decine di migranti furono identificati e ugualmente portati in questura) e soprattutto le polemiche seguite all'ultima aggressione: il poliziotto accoltellato da un migrante, poi espulso. In quella occasione anche il sindaco Giuseppe Sala aveva ribadito la volontà di continuare sulla strada dei controlli.

pc 27 luglio - I dati REALI smentiscono le bufale istituzionali: i morti, ASSASSINATI, sul lavoro sono in aumento e tra questi le operaie/lavoratrici pagano un alto tributo alla logica del profitto. L'UNICA GIUSTIZIA E' PROLETARIA



Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it
Al 26 luglio 2017 dall’inizio dell’anno sono 393 i morti sui luoghi di lavoro, oltre 850 con le morti sulle strade e in itinere
Nei primi sei mesi dell’anno sono morti sui LUOGHI DI LAVORO 338 lavoratori, erano 304 nei primi sei mesi del 2016. Registriamo quindi un aumento di oltre il 10% rispetto all’anno scorso e l’aumento è rilevante anche senza le tragedie di Rigopiano e dell’elicottero precipitato in Abruzzo. Erano 291 il 30 giugno del 2008 anno d’apertura dell’Osservatorio + 12,5%.
martedì 25 luglio 2017
Un'altra donna è morta per infortunio sul lavoro: si tratta di Luigina Lucchiari di 59 anni. Le notizie sono ancora vaghe. sembra che sia morta dopo aver sbattuto contro un cancello col motorino mentre usciva dalla fabbrica. La tragedia in una fabbrica del padovano. Proprio in questi giorni avevo postato che tante donne muoiono sulle strade e in itinere per la stanchezza accumulata per i carichi di lavoro, sul posto di lavoro e a casa. Mandiamogli un segnale fortissimo: non voteremo più nessuno di loro alle prossime elezioni. In Parlamento mandiamo operai, impiegati, tecnici, precari, disoccupati, artigiani e casalinghe. Basta fare gli utili idioti. Comunque la pensiate mandate uno di voi. In Francia, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti il segnale è stato fortissimo. Sarà così anche in Italia.Ieri ci sono stati altri tre morti sul lavoro: due di questi sono pescatori morti in mare. La quarta un manutentore stradale morto mentre raccoglieva i "birilli".
Pubblicato da carlo asoricelli a