sabato 10 dicembre 2016

pc 10 dicembre - Il nuovo contratto dei metalmeccanici è infame e insultante... che il 16 dicembre all'Ansaldo Genova la festa cominci

Il nuovo contratto dei metalmeccanici è infame e insultante.
Operai trattati come pezzenti, mentre i sindacalisti che lo firmano, a cui si è aggiunto il venditore di fumo in servizio permanente effettivo Landini, prendono tangenti e privilegi permanenti - travestiti da servizi - dai padroni.

Senza cacciare a calci dalle fabbriche questi sindacalisti servi e venduti non c’è nè presente e nè futuro per gli operai.
Appuntamento il 16 dicembre – Landini prende mazzate... e speriamo che sia solo l’inizio e che poi tocchi agli altri a Genova ma anche ovunque i dirigenti sindacali firmatari dell'accordo arrivino.. come con Renzi.
Questo è assolutamente necessario.

Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
slaicobasta@gmail.com
10 dicembre 2016 

Metalmeccanici: buoni spesa invece di salario in busta paga

Landini corre a Genova, tenta di limitare la batosta annunciata dalle assemblee di fabbrica, sull’accordo delle elemosine del contratto nazionale dei metalmeccanici, firmato anche dalla Fiom. Dopo Trieste anche il direttivo della Fiom di Genova ha sonoramente bocciato l’ipotesi d’accordo del nuovo contratto. Ora ci saranno le assemblee e Landini si è autoinvitato a quella dell’Ansaldo di Genova che si terrà il 16 dicembre.

Arriva Landini a spiegare “i punti qualificanti”. A spiegare perché invece di aumenti in busta paga, ci saranno “benefit welfare”, ovvero buoni benzina, buoni per la spesa, sanità integrativa. “Benefit welfare”, che inoltre non agiscono sugli istituti contrattuali (contributi inps, inail, tfr etc.)”. Gli aumenti salariali legati all’inflazione (non si sa in che misura), arriveranno l’anno seguente all’inflazione rilevata. (Se ci sarà deflazione i padroni chiederanno la restituzione come già successo?)

Landini interviene fra i metalmeccanici di Genova, per dire anche alle altre fabbriche che bisogna votare SI al contratto delle elemosine.

Gli operai dell’Ansaldo e delle altre fabbriche si preparano a ricevere Landini e i suoi fiancheggiatori come si meritano. Si preparano a bocciare il contratto delle elemosine.

 Genova24.it

Genova. E’ un vero e proprio caso politico quello scoppiato all’interno del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, dopo che il direttivo della Fiom di Genova ha bocciato praticamente all’unanimità (66 voti favorevoli, solo un contrario e un astenuto) l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale delle tute blu che le segreterie nazionali di Fiom,Fim e Uilm avevano firmato il 25 novembre. Su quell’accordo a Genova dalla prossima settimana si terranno assemblee in tutte le fabbriche poi ci sarà il voto dal 19 al 21 dicembre. Le principali assemblee saranno quella del 14 all’Ilva di Cornigliano, del 15 nella sede di Leonardo (ex Selex), il 16 in Ansaldo Energia e a Fincantieri.
E per tentare di spiegare ai lavoratori genovesi, in particolare agli iscritti alla Fiom che da settimane manifestano malumori, i punti qualificanti dell’accordo, arriverà a Genova il segretario nazionale Maurizio Landini che parteciperà all’assemblea unitaria del 16 dicembre in Ansaldo.
La tensione è alta e i dirigenti Fiom preferiscono non rilasciare dichiarazioni ma è chiaro che il segnale arrivato da Genova (l’unico direttivo che ha fatto la stessa scelta di rottura è quello di Trieste) è un sonoro schiaffo per il leader sindacale in una città per lui comunque non facilissima soprattutto dopo che poco meno di un anno fa, nel pieno dell’occupazione dell’Ilva da parte della sola Fiom nelle ormai famose ‘tre giornate dell’Ilva’ Landini tenne un profilo considerato da molti decisamente basso e non venne a Genova a sostenere la protesta.
Ma cosa prevede e cosa non piace alla Fiom genovese di questo contratto? In pratica il contratto delle tute blu, che secondo Federmeccanica e Confindustria dovrebbe diventare un modello per le altre categorie, introduce un nuovo modello contrattuale che prevede che da un lato gli aumenti salariali vengano erogati ex post, nel mese di giugno, in base all’inflazione relativa all’anno precedente. Il resto anziché arrivare ‘cash’, arriverebbe tramite benefit welfare, come l’estensione della sanità integrativa al 100%, buoni benzina, buoni spesa e via dicendo che come spiegato dalla nota del direttivo della Fiom genovese “è sostitutivo degli aumenti salariali e non agisce sugli istituti contrattuali (contributi inps, inail, tfr etc.)”. Un sistema che “costituisce un precedente pericoloso che penalizza soprattutto i giovani ed ipoteca il futuro della contrattazione”.

pc 10 dicembre - SE QUESTO NON E' RAZZISMO...

Rivolta di Ortovero: in arrivo dieci extracomunitari. «Non li vogliamo, ma possiamo ospitare i terremotati»

Andrea Delfino in piedi, con l’assessore regionale MaiAndrea Delfino in piedi, con l’assessore regionale Mai
Ortovero - «Se ci mandano i nostri terremotati, ne ospito due in più, a casa mia. Ma essere informato all’ultimo momento dell’arrivo di dieci migranti è inaccettabile, non sappiamo come gestire la situazione». Andrea Delfino, sindaco di Ortovero, piccolo centro dell’entroterra ingauno, ha pensato addirittura alle dimissioni. Colpa, si fa per dire, della richiesta della Prefettura di Savona, che fino all’Epifania ha deciso di spostare una decina di profughi dalla vicina Loano nella canonica della frazione di Pogli.
La tensione era già salita due sere fa, nel corso di un’assemblea a cui hanno presenziato circa duecento persone. «Fino a ieri ero convinto che il sindaco di un paese avesse un minimo di rilevanza e che quindi sarei stato informato di eventuali decisioni di questo genere – spiega Delfino - Invece alle 17 ho ricevuto la telefonata che mai mi sarei aspettato, con cui mi si comunicava l'arrivo in serata di dieci persone. E’ inaccettabile, anche perché senza forze dell'ordine sul territorio non sappiamo come gestire la situazione».
Ma le proteste sul tema dell’accoglienza tornano di prepotenza anche a Carcare, in Valbormida, dove il sindaco Franco Bologna aveva emesso nei mesi scorsi una contestata ordinanza anti-migranti, sul modello di quella di Alassio, fatta oggetto di una censura (peraltro senza conseguenze) dell’Unaar, l’ufficio antidiscriminazioni della presidenza del Consiglio. Ora, dinanzi a una nuova richiesta di disponibilità avanzata dalla Prefettura, tuona: «Basta migranti. Quelli che stiamo già accogliendo sono più che sufficienti. Ho già parlato con le forze dell’ordine e, se sarà il caso, siamo pronti a fare controlli per vigilare sul passaggio a Carcare. Stiamo ospitando diciannove ragazzi in quattro appartamenti: si stanno integrando ma non possiamo andare oltre».

pc 10 dicembre - L'industria bellica italiana grazie al governo Renzi avanza sempre più... per questo bisogna cacciare tutte le forme di 'governi renzini e soci' all'orizzonte


EXPORT DI ARMI DEI PADRONI ITALIANI
Esportare materiali bellici fa bene all’economia italiana; la trasparenza invece può nuocere. E’ ciò che si evince dalla “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e […]
Esportare materiali bellici fa bene all’economia italiana; la trasparenza invece può nuocere. E’ ciò che si evince dalla “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” riferita all’anno 2015 inviata alle Camere lo scorso 18 aprile per conto del governo Renzi, dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti. Il documento in due volumi, che da oggi è disponibile sul sito del Senato, riporta cifre impressionanti sull’incremento delle licenze all’esportazione: nel 2015 i valori sono più che triplicati ed hanno raggiunto la cifra record dal dopoguerra di oltre 8,2 miliardi di euro (erano stati meno di 2,9 miliardi di euro nel 2014).

DECOLLANO GLI AFFARI
Valori di cui fanno parte i quasi 3,2 miliardi di euro relativi ai programmi di cooperazione intergovernativa che riguardano principalmente i paesi Nato e Ue: programmi che il Ministero degli

pc 10 dicembre - Militant a difesa dei populisti razzisti grillini in nome del NOEURO - un classico esempio di riformismo e opportunismo/elettoralismo a sinistra

Su di un’intervista ad Alessandro Di Battista

ha suscitato molti commenti tra i sacerdoti del progressismo un’intervista ad Alessandro Di Battista apparsa ieri su Die Welt e ripresa da Repubblica. L’intervista in sé non contiene nulla di speciale, anzi è la trita ripetizione del programma politico grillino. A rendere interessante tutta l’operazione è l’attuale confusissima situazione politica italiana, in cui stanno maturando le condizioni per la vittoria elettorale del M5S. Quello che poteva passare inosservato anni o solo mesi fa, oggi viene letto in controluce, visto l’approssimarsi delle elezioni. Il problema non è però l’esegesi del testo, e anzi risulta equivoco il punto di vista di chi interpreta il pensiero di Di Battista attraverso le lenti della coerenza politica. Nell’intervista infatti si dice tutto e il contrario di tutto. Non è altro che il populismo. Accorgersene nel 2016 aiuta semmai a

pc 10 dicembre - ILVA: LA "MADRE" DI TUTTI I PROCESSI NON DEVE DIVENTARE LA MADRE DEL PIU' VERGOGNOSO PATTEGGIAMENTO - COSA STA ACCADENDO AL PROCESSO ILVA A TARANTO

Il processo Ilva di Taranto, “madre” di tutti i processi per morti da inquinamento, quindi il più importante processo di questa natura mai fatto in questo paese e probabilmente a livello europeo, ha vissuto un'altra giornata importante nell'udienza del 6 dicembre.
Per comprendere quello che in essa è successo bisogna riassumere brevemente la vicenda processuale.

Questo processo è stato praticamente avviato con un'inchiesta della giudice Todisco, supportata dalla Procura, nel 2012, che ha portato sul banco degli imputati padron Riva e la sua famiglia di assassini, l'establishment dell'azienda, ufficiale e segreto, dedito al crimine della produzione per il profitto che ha prodotto 45 morti ufficiali durante la sua gestione, migliaia di operai malati e decine di migliaia di malati e morti da inquinamento tra la popolazione di Taranto. Ma ha portato anche in Tribunale una

pc 10 dicembre - Roghi e sgomberi da Rosarno a Falerna: il fallimento dell’accoglienza in Calabria - una informazione

di Elisabetta Della Corte  da contropiano


Immigrati africani durante la raccolta delle arance a Rosarno, Reggio Calabria, 13 marzo 2010. The Coca Cola company, la multinazionale americana delle bollicine, proprietaria del marchio dell'aranciata Fanta, potrebbe tornare sui suoi passi dopo aver annunciato di voler fare a meno del succo concentrato di agrumi prodotto a Rosarno. ANSA / FRANCO CUFARI

C’è un bel lungometraggio di Jonas Carpignano, Mediterranea, realizzato dopo A ‘Chjana anche questo da vedere, che restituisce parte della complessa esperienza migratoria di un uomo dal Burkina Faso che approda poi in Calabria, dove il protagonista, tra le altre esperienze, vive anche quella della rivolta di Rosarno del 2010.
A’Chjana, e poi Mediterranea, raccontano ciò che in molti si ostinano a non vedere o che si cerca di rimuovere in fretta – la brutalità a cui sono sottoposte queste vite di scarto-, come nelle recenti

pc 10 dicembre - Processo ai braccianti in lotta a Castelnuovo Scrivia - massima solidarietà

Lunedì 12 dicembre alle ore 12.00
   presso la sede dell'Associazione onlus Verso il Kurdistan
                           in via Mazzini 118, Alessandria

il Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia organizza una

        CONFERENZA STAMPA

di attivisti e braccianti di Castelnuovo Scrivia che quattro anni fa si ribellarono contro sfruttamento e licenziamenti nell'azienda agricola Bruno e Mauro Lazzaro e per questo vennero denunciati.
Il processo, dopo quattro anni, si terrà presso il Tribunale di Alessandria in via Crimea 81 - piano terra - alle ore 9.30, nella giornata di VENERDI' 13 gennaio 2017.

Alla conferenza stampa, parteciperanno i legali degli imputati:
- avvocato Simonetta Crisci del Foro di Roma;
- avvocato Gianluca Vitale del Foro di Torino.

Chiediamo ad attivisti e solidali di essere presenti!

Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia

pc 10 dicembre - Manifestazione ad Amburgo contro l'OSCE - Organizzazione per la sicurezza e cooperazionein Europa

We document this translation of a report on the demonstration against the OSZE Summit in Hamburg on 8th of December.

On 8th and 9th of December the meeting of the foreign ministers of the “Organisation for Security and Cooperation in Europe“ (OSCE) took place in Hamburg. Therefore the repression apparatus of the FRG mobilised forces never seen before in this city. Over 13,000 cops, 22 water canons, 18 tanks, 35 boats, several thousand vehicles, K-9 units, mounted police, 10 helicopters and 700 police special forces occupied the “Exihibiton Halls” as the venue and the surrounding city district Sternschanze, St. Pauli and the whole city centre militarily and bullied residents and visitors.
hamburg osze demo 1
On this occasion the League Against Imperialist Aggression called for a demonstration with the slogan “Against the warmongers of OSCE and G20! Long live the resistance of the peoples!”, which could be read also on the banner at the front. Few days after the publishing of the date of the demonstration the propaganda machine of the ruling class gained momentum and began to denounce the demonstration and the League. The Hamburg local tabloid “Mopo” dedicated various articles to them which read amongst other things: “Hamburg can brace itself for riots! When on the 8th of December the two-day meeting of the OSCE foreign ministers takes place in the Hamburg Exhibition Halls, the radical “League Against Imperialist Aggression” wants to protest at the edge of the security zone at 6 p.m. - and for sure not only peacefully. […] According to the local domestic secret

pc 10 dicembre - Sulle elezioni presidenziali 2016 in Austria - dai compagni di Revolutionaere Aufbau

Le elezioni presidenziali in Austria del 4 dicembre sono state vinte da Alexander Van der Bellen, con un vantaggio sostanziale su Norbert Hofer. La Revolutionaere Aufbau (Costruzione rivoluzionaria) è intervenuta in ogni periodo della campagna elettorale durata un anno, sulla base del boicottaggio attivo delle elezioni e sviluppando molte attività. La classe dominante ha agito drammatizzando fortemente la campagna elettorale, promuovendola come "decisione storica orientata-al-futuro", per aumentare la partecipazione al voto e di integrare in qualsiasi modo in particolare (ma non solo!) parti delle masse della piccola borghesia nella campagna elettorale. L'integrazione di parti importanti delle masse è stata fatta principalmente da Van der Bellen, il candidato del Partito Verde, che ha preso parte alla competizione come "indipendente", ma che ha ottenuto il sostegno di quasi tutti i partiti del parlamento. Il movimento che è stato creato per la campagna elettorale di Van der Bellen andava dalle città ai paesini e comprendeva giovani e anziani, uniti in primo luogo dall'obiettivo di "ostacolare" Norbert Hofer, che appartiene ad una tradizione nazional-tedesca, nazional-socialista. Con questa campagna la borghesia ha raggiunto una forte mobilitazione per i propri interessi: diffondere tra il popolo le elezioni sulla base più ampia possibile e creare l'illusione, della sua

pc 10 dicembre - L'asse Grillo-Salvini rimedio peggiore del male

Noi pensiamo che se proletari, masse popolari e le forze che li rappresentano e possono mobilitarle, non scenderanno in piazza per portare la loro autonoma proposta nella situazione politica attuale, fuori dai giochi parlamentari, il beneficiario “naturale” della caduta di Renzi è l'asse reazionario rappresentato da Salvini-Grillo, che danno al voto un senso opposto a quello per cui la maggioranza della popolazione ha votato.
Giocando con le parole e col populismo reale, che esiste ed è sempre reazionario, vogliono trasformare il voto del NO non contro la politica economica, sociale, istituzionale del governo Renzi e dei padroni che questo governo ha principalmente rappresentato, e se rimane in carica in qualsiasi forma continuerà a rappresentare, ma contro i migranti; simile a quello per brexit in Inghilterra e Trump negli Usa, che queste forze esaltano e a cui realmente guardano in Europa e nel mondo e che vogliono “importare” in Italia, sul terreno fertile della crisi economica, dell'impoverimento e della disgregazione ideologica, politica e culturale della sinistra genericamente intesa.

Grillo e Salvini sono in forme di verse la stessa cosa. Chi a sinistra e anche nell'estrema sinistra li vede diversi confonde la forma e la base di sostegno con il contenuto; chi appoggia in qualsiasi forma il movimento di Grillo, comunque si definisca, lavora per l'estrema destra e come tale va criticato.

Il primo punto del programma, il vero cemento del nuovo governo in formazione, nel caso l'asse Grillo-Salvini avanzasse, è espresso dalle dichiarazioni, dai contenuti in rete e perfino dalle indiscrezioni pilotate che vengono dalla stampa.
La differenza tra Grillo e Salvini è che Salvini compare tracotante del razzismo di strada, foraggiato coi soldi dello Stato e di un'ala dei padroni, lo fa strillando tutti i giorni in televisione dove è ospite fisso come Renzi e anche più di Renzi e nei suoi patetici tentativi di parlare in piazza, dove nella maggiorparte dei casi raccoglie quattro gatti, mentre Grillo e i grillini, con l'aria dei cittadini comuni, con il civettamento con obiettivi condivisibili anche a sinistra – dal famoso reddito di cittadinanza, ai politici corrotti, al cavalcamento superficiale e demagogico delle grandi questioni territoriali, da Taranto alla Tav – arrivano, però, alla stessa conclusione sull'immigrazione. Questo unisce i grillini all'estrema destra, da Trump a Farage e agli altri di questo stampo: fuori dall'Italia, accompagnamento all'estero, espulsioni e ricacciare i migranti da dove arrivano, ecc.
L'ignobile Di Battista dice: “Chi è privo del diritto d'asilo deve essere espulso”, pensando di cavarsela aggiungendo “in questo momento storico”. Questa frase significa espellere il 90% dei migranti che arrivano nel nostro paese, mettersi in contrasto e attaccare, inoltre, tutte le forze antirazziste di vario ordine e grado che in questo paese si muovono esattamente per l'obiettivo opposto: nessuna espulsione, diritto d'asilo per tutti, libertà di circolazione.
Grillo in persona fin dall'inizio ha usato questo argomento in ogni occasione, spesso vigliaccamente, gettando la pietra e nascondendo la mano. “Se non vinciamo noi... arriva Alba dorada”, per dire che loro sono solo meglio dei nazisti attenuati, più presentabili.
Ora Di Battista dice: “Il termine espulsione non deve essere ricondotto alla destra o alla xenofobia. Meglio essere pragmatici per non lasciare praterie alla Lega”.
E' evidente che queste affermazioni portano voti, e la gravità è dare legittimità popolare a queste affermazioni e quindi dare oggi copertura a tutte le iniziative razziste sul territorio che coinvolgono settori di popolazione, con l'evidente conseguenza che in caso di arrivo al governo sarebbero sostenute con tutto il peso della forza dello Stato.
Nessuno può dimenticare che Grillo ha lanciato dal suo pulpito l'allarme “Attenti, gli immigrati portano Ebola”, e che Grillo e Casaleggio hanno sempre difeso il reato di clandestinità. Su questo Grillo è stato sempre sulle posizioni di Salvini e più a destra di Renzi.

Questo tema della natura reazionaria del grillismo viene usato strumentalmente da forze governative di ex sinistra, nel tentativo di recuperare il sostegno della parte progressista, intellettual culturale, associazionistica del paese. E Renzi nella campagna per il Sì ci è riuscito. Tutto questo gota del progressismo di maniera si è schierato per il Sì, per interessi molto materiali, in verità - ma questo va analizzato a parte.
Ma la natura reazionaria del governo Renzi non è difficile da smascherare tra le masse proletarie e popolari dato che il governo quotidianamente conduce una politica economica e sociale contro di esse e il progressismo “non attecchisce”. Più importante, tra le masse popolari, smascherare l'estrema destra e l'asse Grillo-Salvini.

Si può dire di sinistra solo chi conduce quotidianamente questa battaglia, e su questo c'è tanto lavoro da fare, di estrema importanza politica per il movimento operaio e popolare e per la sinistra in generale. 

pc 10 dicembre - "INTERROMPERE OGNI ACCORDO TRA UNIVERSITA' DI TORINO E ISRAELE"


Sulla collaborazione tra Università e Israele scoppia di nuovo al polemica

MENTRE A TORINO SI PARLA DI QUALITA' GASTRONOMICA A GAZA SI FA MORIRE DI FAME - E LE MULTINAZIONALI FANNO PROFITTI

(Da La Repubblica - Torino)

Sulla collaborazione tra Università e Israele scoppia di nuovo la polemica


Ricerche comuni con l'ateneo Technion sul cibo: e gli attivisti pro Palestina attaccano.
Si riaccende la polemica sulle collaborazioni dell'Università di Torino con il Technion, l'ateneo israeliano finito già l'anno scorso nel mirino degli attivisti pro Palestina. Questa volta a scatenare le proteste degli studenti è la partecipazione al consorzio europeo Eit Food, che a partire dal 2017 avvierà progetti di ricerca sui temi legati all'agroalimentare, e nel quale i ricercatori di via Verdi dovranno collaborare con quelli di Haifa. “Unito si fa di nuovo complice di discriminazioni e violazioni dei diritti umani collaborando con Israele all’interno del progetto europeo” è il duro attacco degli “Studenti contro il Technion” la sigla che riunisce diverse realtà dell'ateneo piemontese che aveva lanciato un appello per il boicottaggio dell'istituto e diverse azioni nelle sedi anche del Politecnico.
Nei prossimi sette anni saranno avviati progetti per centinaia di migliaia di euro su dieta mediterranea e nuove tecnologie legate alla produzione di cibo. “Tra gli obiettivi più importanti del progetto c’è lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi alimentari più salutari e sostenibili, ponendo alla base la dieta mediterranea. Israele si può permettere di parlare di “piacere di un’alta qualità gastronomica” e condurre ricerca sui “benefici di un cibo salutare” mentre dall’altra parte del muro in West Bank o nella Striscia di Gaza oltre il 70 percento dei palestinesi non ha nemmeno accesso ad un’alimentazione adeguata, che porta così ad un alto tasso di malnutrizione, malattie e mortalità infantile” scrivono ancora gli attivisti che ribadiscono la richiesta “di interrompere ogni accordo tra l'Università di Torino e il Technion”, promettendo nuove contestazioni.
Il referente torinese del consorzio, Luca Cocolin, cerca di buttare acqua sul fuoco delle polemiche: “Le manifestazioni di dissenso sono legittime però la ricerca è apolitica e non credo che i nostri lavori porteranno danni al popolo palestinese. Il Technion non è stato scelto come partner dall'Università di Torino, ma dal consorzio. E la decisione è arrivata perché è uno dei centri più avanzati nello studio delle tecnologie agroalimentari”.
Al consorzio parteciperanno anche star-up e imprese private, in tutto i partecipanti sono una cinquantina e Torino fa parte del centro “Sud Europa”, insieme proprio a Israele e all'università di Madrid. “Israele è stato costretto a rivelare uno studio in cui si calcolava il numero minimo di calorie necessarie a evitare che la popolazione della Striscia di Gaza morisse di fame, ma mantenendola comunque in una costante situazione di fame – denunciano gli studenti – Questo calcolo è stato tradotto nel numero di camion carichi di cibo che potevano entrare nella Striscia, i quali venivano ridotti, dai 170 necessari al giorno, a 67. Parliamo della qualità gastronomica e del cibo che Israele esporterà e condividerà in questo progetto. Israele sostiene di aver inventato molti piatti della cucina araba e palestinese a scopo politico, per emarginare, screditare ed espropriare il popolo palestinese. Il cibo ha uno stretto legame con la cultura, e nel caso israeliano, l’appropriazione di piatti palestinesi segue una strategia di usurpazione che si ripete nelle politiche israeliane, dalle terre alla cultura”.
Una posizione durissima che coinvolge anche le multinazionali che faranno parte del progetto: “Se il progetto Food4Future si propone inoltre di porre al centro della discussione il ruolo del consumatore come consumatore critico e fautore del cambiamento e la sua consapevolezza riguardo un’alimentazione sana e sostenibile – scrivono nel lungo documento – Con questi intenti è piuttosto paradossale la collaborazione con multinazionali quali Nestlé e PepsiCo, da sempre famose per i danni che il loro cibo-spazzatura provoca ai consumatori e per lo sfruttamento dei lavoratori e dei territori nei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati”.
Nel 2017 scadrà uno degli accordi collaborazione tra Torino e il Technion e gli studenti chiedono non sia rinnovato, ma il rettore Gianmaria Ajani già in passato aveva spiegato che i rapporti tra i due atenei “sono pubblici e non hanno nulla a che fare con attività militari”, ribadendo che le attività sarebbero proseguite.

venerdì 9 dicembre 2016

pc 9 dicembre - INNSE MILANO: la Fiom sempre più al fianco del padrone contro gli operai

Fiom contro gli operai Innse: 
accordo con l’azienda o addio
Il sindacato ha firmato un accordo con la proprietà, ma le rappresentanze interne lo hanno bloccato. «Ingestibile» la Rsu interna. Cinque denunce della proprietà

di Rita Querzé e Giampiero Rossi 

Divorzio sindacale alla Innse di via Rubattino: la Fiom Cgil da una parte, la rappresentanza interna dall’altra. E non è una questione politica. Anzi. La novità che è destinata a scuotere la tregua armata nello storico stabilimento di Lambrate è una lettera aperta che le segreterie Fiom, milanese e nazionale, hanno indirizzato ai propri iscritti. Il sindacato dei metalmeccanici Cgil considera

pc 9 dicembre - Un libro "1917 l'anno della rivoluzione", è bene che se ne parli. A gennaio proposta pubblica per una reale campagna unitaria e di massa, teorica e politica per il centenario della rivoluzione d'ottobre - proletari comunisti/PCm Italia

pc 9 dicembre - Corteo a milano per il 12 dicembre

Milano. Corteo per ricordare la strage di Piazza Fontana


Milano manifesto12 dicembre
In prossimità del 12 dicembre, anniversario della strage di Piazza Fontana, a Milano ci sarà un corteo antifascista e antirazzista. Partenza alle ore 15.30 da Piazza Fontana

pc 9 dicembre - Metalmeccanici. Analisi del contratto-bidone e assemblea nazionale dei delegati

Contro l'accordo neocorporativo e fascista padroni-sindacati/Fiom Landini compreso, appoggiamo ogni forma di opposizione dentro e fuori i sindacati confederale

proletaricomunisti



Usb metalmeccanici
È molto più di un pessimo accordo quello che hanno sottoscritto le segreterie nazionali di Fim Fiom
Uilm. L’accordo apre ad un nuovo modello contrattuale che riduce salari , diritti e consente esclusivamente la contrattazione di ricatto sul salario variabile, in materia di orari, ritmi e carichi di lavoro.
• UN CONTRATTO SENZA SALARIO
E’ la prima volta in assoluto nella storia dei metalmeccanici che si chiude un contratto senza che un lavoratore metalmeccanico sappia davvero qual’è l’incremento del suo stipendio.
Il meccanismo del riconoscimento ex post dell’indicatore inflativo IPCA, ben al di sotto dell’inflazione reale, cancella ogni carattere redistributivo del contratto nazionale e consegna i salari ad un indicatore economico costruito ad hoc per ridurli.
• ASSORBIMENTO E SALARIO VARIABILE
Fim Fiom Uilm hanno sottoscritto la cancellazione della parola “anche” dal capitolo del premio di risultato impegnandosi così a non chiedere mai più salario fisso e garantito. Qualora i lavoratori dovessero riuscire comunque a conquistarlo le aziende potranno ridurlo, assorbendo ogni centesimo dato dal contratto nazionale. Inoltre le aziende potranno assorbire gli aumenti del contratto qualora un lavoratore abbia ricevuto un superminimo individuale in cui non sia esplicitata la non assorbibilità.
• SI TORNA AI PREMI IN NATURA
L’ipocrisia di Fim Fiom Uilm non ha limite. Dietro i proclami dei presunti 90 euro in busta paga c’è l’inganno della sommatoria tra i circa 51 euro al 5° livello in quattro anni, del tutto virtuali, e le risorse del cosidetto Welfare contrattuale: sanità integrativa, previdenza complementare, formazione.
Si ritorna, come Marchionne sta imponendo in Fiat, ai salari in natura consentendo così alle imprese un risparmio clamoroso a tutto danno dello stato sociale e del servizi pubblici, a partire dal sistema pensionistico.
• PEGGIORATA LA NORMATIVA IN DEROGA ALLA LEGGE
La parte normativa del contratto nazionale del 2012 è stata ulteriormente peggiorata introducendo pesanti limiti al diritto alla fruizione dei permessi previsti dalla legge 104 e su quella dei congedi parentali attraverso l’imposizione di una programmazione.
L’imposizione della programmazione mensile dei permessi concessi dalla legge 104, da consegnare
all’azienda dieci giorni prima del mese di fruizione, lede il pieno diritto, in deroga alla legge stessa, all’utilizzo di un beneficio concesso per l’assistenza a disabili che non può essere, per sua natura, programmata in anticipo.
I congedi parentali, potranno essere frazionabili, come peraltro prevede la legislazione vigente, ma
sono stati anch’essi assoggettati ad una programmazione mensile da consegnare all’azienda.Come se fosse possibile programmare le influenze dei propri figli nei primi dodici anni di vita.
• QUOTA CONTRATTO INDECOROSA
Non contenti di aver sottoscritto un accordo indecente le segreterie di Fim Fiom Uilm, in accordo con le imprese, sottrarranno, con il meccanismo vergognoso del silenzio-assenso, 35 euro dalle paghe dei lavoratori che non facciano esplicita richiesta di non volere la trattenuta. A breve forniremo un’analisi dettagliata dei contenuti.
È molto più di un pessimo accordo quello che hanno sottoscritto le segreterie nazionali di Fim Fiom
Uilm. L’accordo apre ad un nuovo modello contrattuale che riduce salari , diritti e consente esclusivamente la contrattazione di ricatto sul salario variabile, in materia di orari, ritmi e carichi di lavoro.
1000 RAGIONI PER RESPINGERE QUESTO ACCORDO
Usb invita i lavoratori a mettere in atto ogni forma di contrasto possibile a questo ignobile contratto.
Non consegniamo il nostro futuro ad una consultazione farsa che non ha nulla di democratico.
Costruiamo l’alternativa sindacale a FIOM FIM UILM
DISCUTIAMONE IN UN’ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE/DEI DELEGATE/I

pc 9 dicembre - Movimento di lotta per la casa a Roma scende in piazza, cariche della polizia a difesa di Renzi

 A piazza Venezia: Renzi te ne vai o no? 

15369250 1149034948549357 3309523883589253945 oOre 14: Dopo che centinaia di attivisti dei movimenti di lotta per la casa hanno occupato Piazza Venezia l'unica risposta che è arrivata è stato lo sgombero della piazza da parte della polizia, con 30 persone fermate. In risposta allo sgombero è iniziato un corteo per Via dei Fori Imperiali che continua a rimanere per le strade in presidio in attesa che vengano liberati gli attivisti fermati!



Nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, con un discorso che voleva essere esemplare, Renzi lasciava onori ed oneri al cosiddetto fronte del No. Riconosceva la sconfitta e preparava le valigie. La mattina dopo la visita al presidente Mattarella ci troviamo di fronte un’altra storia. Renzi rimane per approvare la

pc 9 dicembre - Nuova oscena barbarie a S,Basilio Roma coperta da forze dello Stato e Comune

Chi ha occupato quella casa va cacciato e i razzisti responsabili vanno arrestati - proletari comunisti

Famiglia marocchina cacciata a Roma. Comune: “La casa è stata rioccupata, ma non sappiamo da chi”

Famiglia marocchina cacciata a Roma, Comune: “La casa è stata rioccupata, ma non sappiamo da chi”
Le parole dell'assessore sono ipocrite e nessuna fiducia occorre avere nella sua azione


“La casa che era stata assegnata alla famiglia marocchina è stata rioccupata subito dopo ma non sappiamo da chi. E questo non può essere”. Lo dice l’assessore alle politiche sociali del comune di Roma Laura Baldassarre. Dopo che martedì 6 dicembre gli abitanti della case popolari di San Basilio, quartiere periferico della capitale, avevano impedito a una famiglia marocchina di prendere

pc 9 dicembre - Lo stato e l'industria industrial-militare gestiti come cosa propria da Renzi e le sue carogne arricchite - dobbiamo rovesciare il governo con tutti i mezzi necessari, dobbiamo colpire i suoi uomini simbolo, spezzare la macchina statale

Leonardo-Finmeccanica ha venduto per 100 mila euro un’azienda redditizia ad Ads, di cui è vicepresidente Chicco Testa, senza considerare un’offerta da 700.000
Un socio della famiglia Renzi, Luigi Dagostino, un quasi ministro del governo Renzi, Chicco Testa, e i figli di un amico di Licio Gelli: Andrea e Amedeo Moretti. Ecco da chi è composta la cordata che oltre a comprare in questi giorni Ads (120 milioni di fatturato nell’informatica) e oltre a puntare domani a Vitrociset (fattura 160 milioni controllando il traffico aereo e le reti delle forze di polizia) beneficerà ora dei profitti di un ramo d’azienda venduto alla Ads nel 2015, quando loro non erano nella Ads, a un prezzo stracciato da Finmeccanica.
Selex, società controllata da Finmeccanica o meglio Leonardo, come si chiama ora la società controllata dal Tesoro, ha venduto con atto notarile il 1° dicembre 2015 per 100 mila euro il ramo di azienda Ants alla società Ads di Pomezia. Già il 5 novembre era stato siglato l’accordo privato tra le due società ma il 9 novembre 2015 (quindi quattro giorni dopo la firma dell’accordo privato e 22 giorni prima l’atto pubblico

pc 9 dicembre - La borghesia, il suo Stato, l'infame governo Renzi-PD, il suo parlamento non accettano il risultato referendario - Serve la protesta generale, serve mettere in campo la forza

Roma - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi e il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in occasione dell'incontro per il prossimo Consiglio Europeo, oggi 14 ottobre 2016.
 (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica) 
Alle 10 al Quirinale inizierà la seconda giornata di consultazioni. Il Colle considera un reincarico a Matteo Renzi, che avrebbe posto due condizioni: che il governo sia a tempo e che Luca Lotti resti sottosegretario. Più accettabile che il segretario del Pd preferisca a Palazzo Chigi un nome che non possa fargli ombra: Paolo Gentiloni. Una cosa è certa: Mattarella non concederà le elezioni senza una nuova legge elettorale. La sentenza della Consulta è attesa per il 24 gennaio, ma per avere il nuovo testo servirano altre 3-4 settimane, poi il Parlamento avrebbe bisogno di tempo per amonizzare le leggi di Camera a Senato. E il voto slitterebbe a giugno.

pc 9 dicembre - SCUOLA: IL DIRITTO SACROSANTO DI SCIOPERO DEI LAVORATORI DI NUOVO SOTTO ATTACCO, MENTRE LA CGIL, SEMPRE PIU' SERVA DEI PADRONI, APRE A NUOVE MODIFICHE ATTACCANDO I SINDACATI DI BASE...

Scuola, diritto di sciopero a rischio: “Vogliono rendere obbligatoria la dichiarazione di adesione in anticipo”

Il diritto di sciopero per maestri e professori rischia grosso. A puntare il dito contro le manifestazioni proclamate dalle organizzazioni sindacali è la Commissione di Garanzia che nei giorni scorsi ha convocato i sindacati mettendo sul tavolo una proposta: rendere obbligatoria la dichiarazione di adesione o non allo sciopero. Una mossa per arginare il malessere dei dirigenti che con la “Buona Scuola” hanno dovuto fare i conti con parecchie giornate di “assenza” dei docenti che hanno aderito alle iniziative di protesta ma anche per garantire le famiglie che sbottano di fronte al disagio creato dagli insegnanti che per un giorno non si presentano in aula. Ora il tentativo della Commissione è quello di rivedere la questione e costringere i dipendenti del settore scuola a dichiarare in anticipo le loro intenzioni.Ad oggi, infatti, con la presa visione dell’avviso dello sciopero ogni docente può scegliere liberamente di comunicare o meno la sua adesione al capo d’istituto...IL segretario della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo: “Abbiamo rifiutato qualsiasi ipotesi di cambiamento della Legge. Se ci dev’essere qualche modifica dev’essere fatta nell’ambito complessivo del contratto. Per quanto riguarda le organizzazioni più rappresentative finora si sono attenute al rispetto delle regole. Se il problema sono i piccoli sindacati che proclamano in continuazione scioperi bisogna stabilire se stanno dentro le regole o no”.tratto da Il Fatto quotidiano  07/1272016

pc 9 dicembre - Brasile: La ribellione popolare trasforma il centro di Rio de Janeiro in una piazza di guerra

Piazza di Guerra. Così si definisce la situazione che si è creata nel centro di Rio de Janeiro per tutto il pomeriggio di martedì 6 dicembre. Dipendenti pubblici si sono riuniti in migliaia e hanno affrontato le  truppe antisommossa della Polizia Militare e della Forza Nazionale per almeno sei ore consecutive senza interruzioni. In quel giorno, l'Assemblea legislativa (Alerj) ha iniziato la votazione del pacchetto di misure antipopolari dell’amministrazione di Luiz Fernando Pezao/PMDB.
Durante tutto questo tempo, la repressione ha lanciato una vera pioggia di gas lacrimogeni e bombe ad effetto stordente, ma ha ricevuto la risposta dalla furia popolare, che ha lanciato pietre, bottiglie, oggetti vari e molti fuochi d'artificio contro gli agenti di polizia. Alcuni soldati della polizia militare, con un gesto assurdo, hanno fatto irruzione nella Chiesa di St. Joseph, e dalla finestra dell’edificio, hanno sparato contro i manifestanti. Molte persone sono state colpite da proiettili di gomma sparati dagli scagnozzi della repressione.
Dopo gli scontri davanti all’Alerj, le truppe d'assalto della polizia militare si sono mosse in avanti e lo scontro si è esteso alle vie adiacenti fino alla Avenida Rio Branco. I venditori ambulanti e molti lavoratori che passavano dalla zona si sono uniti alla protesta e alzato barricate di fuoco, soprattutto nel Buraco do Lume (lago al centro di Rio, ndr). Bombe di gas lacrimogeni sono stati sparati a caso colpendo persone che non partecipavano alla manifestazione. La polizia ha usato mezzi blindati per disperdere la folla, ma invano, perché ad ogni mossa della polizia la rivolta popolare aumentava.
In realtà, come avevano promesso, i lavoratori di Rio non lasceranno passare facilmente le proposte dei tagli ai salari e ai diritti e radicalizzeranno le loro proteste contro gli eccessi del "governo" statale. Questa è la "democrazia" brasiliana. Il popolo si vede tagliare i propri diritti in modo vile e quando protesta viene represso dalla polizia. I deputati che erano all'interno dell’Alerj, banditi nemici del popolo, hanno approvato, mercoledì, una mozione di ringraziamento alla polizia militare.

dalla redazione di A Nova Demmocracia

giovedì 8 dicembre 2016

pc 8 dicembre - Perfino la Fiom di Genova si ribella all'infame contratto metalmeccanico neocorporativo. Ma ora arriva Landini, il neo-pompiere al servizio dei padroni

Rinnovo contratto metalmeccanici, dopo la bocciatura del direttivo Fiom a Genova arriva Landini

Genova. E’ un vero e proprio caso politico quello scoppiato all’interno del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, dopo che il direttivo della Fiom di Genova ha bocciato praticamente all’unanimità (66 voti favorevoli, solo un contrario e un astenuto) l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale delle tute blu che le segreterie nazionali di Fiom,Fim e Uilm avevano firmato il 25 novembre. Su quell’accordo a Genova dalla prossima settimana si terranno assemblee in tutte le fabbriche poi ci sarà il voto dal 19 al 21 dicembre. Le principali assemblee saranno quella del 14

pc 8 dicembre - A Torino il PD capofila degli sgomberi antimmigrati - più fascista del prefetto - il movimento antirazzista si schieri contro gli sgomberi e non è male se sgomberasse invece qualche sede PD - circa il sindaco Appendino è bene stendere un velo pietoso

Ex Moi, sgombero dei profughi in tre mesi

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Ma il prefetto frena: non servono polemiche politiche
Nell'arco di tre mesi il “villaggio profughi” dell'ex Moi scomparirà e dei 1.200 rifugiati che quattro anni fa hanno trovato casa nelle palazzine di via Giordano Bruno resterà solo il ricordo. A ribadire la tabella di marcia dell'operazione di sgombero che dovrebbe essere avviata da Comune e Prefettura dopo le vacanze di Natale è la deputata del Pd, Silvia Fregolent. Lo fa dopo aver incontrato, lunedì scorso, il prefetto Renato Saccone, dal quale racconta di aver ricevuto “rassicurazioni sulla volontà di

pc 8 dicembre - FUOCO AI GHETTI DI STATO, CASA PER CHI CI VIVE! Solidarietà dallo Slai cobas e migranti di Taranto

(Da Campagne in lotta)

Nella notte fra il 6 e il 7 dicembre, un incendio ha distrutto una decina di baracche all’interno della tendopoli di San Ferdinando (RC), provocando gravi ustioni a due lavoratori immigrati e danni materiali a tutti gli altri occupanti. Ciò accade a distanza di pochi giorni da un altro incendio, l’ennesimo avvenuto nel “Gran Ghetto” alle porte di Foggia, altro esempio di ghetto di Stato dove vivono migliaia di braccianti che ogni anno lavorano per i profitti del settore agroindustriale. E purtroppo non si contano gli episodi simili, anche con esiti drammatici, che si potrebbero evitare se solo ci fosse l’interesse di tutelare i lavoratori nel nostro paese. Interesse ancora minore se la manodopera

pc 8 dicembre - La Cina di XI PING capofila dello sfruttamento capitalistico selvaggio

Un rapporto della Ong China labor Watch descrive le condizioni di alcuni degli stabilimenti che producono per grossi marchi occidentali, da Mattel a Fisher Price, da Hasbro a Disney e McDonald's. Registrati stipendi inferiori alla media e straordinari oltre ogni legge. Parziale mea culpa dell'International Council of Toy Industries: "In generale, la stragrande maggioranza delle fabbriche opera oltre i confini della legge cinese, e i limiti legali sono quasi universalmente ignorati"


di China Files per il Fatto | 8 dicembre 2016
Oltre 100 ore di straordinari al mese, circa tre volte il limite consentito dalle leggi cinesi, stipendi da fame e condizioni ambientali insalubri. E’ quanto avverrebbe nelle fabbriche cinesi di giocattoli, secondo un rapporto di China Labor Watch. Le investigazioni – condotte sotto copertura dal team dell’ong americana e corredata da prove fotografiche – hanno coinvolto quattro impianti utilizzati da

pc 8 dicembre - In Turchia condizioni bestiali e la mancanza di democrazia nelle fabbriche

Ma la Fiom si accontenta delle rassicurazione del Consolato !

In questi giorni una delegazione della Fiom-Cgil si è recata in Turchia per un incontro con il sindacato metalmeccanico Birlesik Metal Is, nel distretto dell'industria automotive turca a Bursa. Al rientro a Istanbul, la delegazione, che ha avuto modo di fare una prima analisi delle condizioni dei lavoratori in questo settore, è stata invitata per un colloquio dalla console generale italiana in Turchia, Federica Ferrari Bravo.
Durante l'incontro la Fiom ha espresso al Consolato italiano le proprie preoccupazioni circa il

pc 8 dicembre - FORMAZIONE OPERAIA - PUBBLICHIAMO UN COMMENTO

A chiusura della Formazione Operaia su "L'imperialismo" di Lenin, pubblichiamo un commento/contributo di un compagno, che affronta la questione delle contraddizioni inter-imperialistiche attuali e la colpevole "cecità" di alcuni "rivoluzionari" nostrani.

Circa la sintesi del nono capitolo de "L'Imperialismo. Fase suprema del capitalismo" di Lenin apparsa sul blog, viene in mente come questo capitolo in particolare dia gli strumenti per smascherare le posizioni di classe della piccola borghesia e dei riformisti (e socialimperialisti) travestite da posizioni rivoluzionarie.
Da un lato ciò é importante per combattere posizioni e tendenze pericolose all'interno del MCI, dall'altro per sottoporre a critica e orientare la classe operaia e il proletariato in generale che é influenzato dalle idee della classe dominante quindi dallo sciovinismo ad esempio, ecc.

Negli ultimi 5 anni vi sono stati degli sviluppi circa gli assetti mondiali geopolitici ovvero circa gli

pc 8 dicembre - PROTESTA AL PROCESSO ILVA - UNA RASSEGNA STAMPA - Anche TV La7 ieri ne ha parlato e fatto vedere immagini

pc 8 dicembre - NO - il solido ancoraggio, nella confusione attuale, alla posizione di proletari comunisti-PCm Italia

ore 1.30

pc 5 dicembre - il NO stravince - Renzi si dimette

E' una buona cosa che l'attacco frontale e plebiscitario alla Costituzione esistente e per dare forza a Renzi e al suo governo reazionario, antioperaio e antipopolare sia stato temporaneamente respinto con il NO di massa al referendum e costretto Renzi a dimettersi e a sua battuta d'arresto personale,

La grande partecipazione di massa al referendum ha fatto seguito alle proteste che hanno accompagnato, ovunque è andato, la sfrenata campagna di Renzi fatta anche per distogliere dalla sua politica di attacco generale al lavoro, al salario, alle pensioni, alla sanità, alla scuola ecc.
Le masse popolari non si sono fatte ingannare, hanno usato il No per rispondere e colpire il governo, la sua politica, la sua arroganza, e oggi salutano come una vittoria il risultato del referendum e le dimissioni di Renzi.
Ma ora nessuno nella borghesia, nelle istituzioni, nel parlamento vuole un governo realmente differente nei fini a quello di Renzi e quindi è nell'arco delle forze esistenti che la borghesia cercherà una soluzione alla crisi per portare avanti la politica di Renzi con altri mezzi.
 Sul piano istituzionale e elettorale la caduta di Renzi, può portare a un nuovo governo dei padroni, dove le forze di destra hanno e avranno un ruolo decisivo.

Gli operai e le masse popolari che hanno votato NO, per un governo diverso possono conquistarlo solo con la lotta generale di classe e di massa, fuori dai limiti del normale conflitto sindacale e politico elettorale.
Noi comunisti è su questo che ci impegniamo a lavorare nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse.

proletari comunisti/ PCm Italia
5 dicembre 2016

pc 8 dicembre - Unire alla base tutte le forze in lotta realmente contro lo sfruttamento, le morti sul lavoro e l'inquinamento - Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio - A Taranto il 17 gennaio processo Ilva

Cominciamo a pubblicare testi e contributi

Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio - 
A Taranto il 17 gennaio - processo Ilva

*****
Sfruttamento e morti sul lavoro
In nome della produttività e del profitto, i padroni e i loro governi risparmiano anche i pochi centesimi per la sicurezza costringendo gli operai a lavorare in condizioni pericolose.

Michele Michelino | ciptagarelli.jimdo.com
20/11/2016

Da gennaio a settembre 2016 sono 753 le morti bianche (meglio chiamarle col loro vero nome: omicidi) rilevate in Italia, di cui 549 infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro e 204 quelli accaduti in itinere. Questi dati sono stati elaborati e forniti dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail.
Anche per il 2016 lo scenario che si apre sugli infortuni mortali in Italia continua a essere tragico.
Una media di 83 vittime al mese, 20 infortuni mortali a settimana.
L'unico dato positivo è che - rispetto allo stesso periodo del 2015, quando si contavano 856 morti sul lavoro - c'è una diminuzione dei morti del 12,3 per cento.
Il settore economico che conta il maggior numero di "morti bianche" (74, pari al 13,5%

mercoledì 7 dicembre 2016

pc 7 novembre - FORMAZIONE RIVOLUZIONARIA DELLE DONNE - riprende da lunedì 12 dic

La Rivoluzione culturale proletaria e le donne

http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/2016/12/formazione-rivoluzionaria-delle-donne.html?m=1

pc 7 dicembre - A Roma come Goro, peggio che a Goro

La barbarie razzista nazional-popolare sta scrivendo un'altra pagina odiosa nel quartiere di San Basilio, dove una micro orda di abitanti razzisti ha impedito ad una famiglia marocchina con tre bimbi di 1, 4 e 7 anni di prendere possesso del loro alloggio, regolarmente assegnato. La famiglia si è trovata di fronte delle carogne che gli hanno gridato di tutto e hanno usato verso di loro la violenza, con l'osceno risultato che la famiglia ha dovuto rinunciare alla casa.
Si trattava di qualche decina di abitanti verso i quali le forze dello Stato, i vigili avrebbero dovuto procedere allo sgombero e all'arresto, come sono usi e pronti a fare verso proletari, i senza casa, senza lavoro; e invece per l'ennesima volta lo Stato borghese, il governo, le forze repressive sono forti con i deboli e agnellini servili contro le carogne grandi e piccole. 

Ed è un problema più grave di come appare, non solo per il via libera che viene dato ad iniziative razziste di questo genere, quanto perchè esse si basano sulla condivisione razzista che hanno gli apparati dello Stato, i loro uomini in divisa, di polizia e di vigili, con le istanze più becere esistenti in settori popolari dei quartieri a Roma come altrove.


Si parla di racket delle case, e così via, si parla dello sgombero di inquilini abusivi che nel quartiere c'era stato, ma chi mette in relazione le due cose sa bene o non si rende conto che anche senza questo contorno questo humus organizzato, razzista è una infezione che bisogna schiacciare con tutti i mezzi necessari. 

pc 7 dicembre - Per Giulio Regeni: continuiamo ad indignarci e non vogliamo considerare chiusa la partita

Ogni volta che sentiamo parlare di Giulio Regeni a distanza di mesi restano intatti il dolore, l'amarezza e la rabbia di fronte all'orrido crimine attuato dal regime di Al-sisi e dei suoi aguzzini.
Purtroppo noi sappiamo tutto di questo crimine, uno "speciale" realizzato da proletari comunisti nelle immediate settimane successive – di cui consigliamo ancora oggi la lettura – ha denunciato, scoperchiato, analizzato quasi tutto delle ragioni, modalità, autori, mandanti di questo assassinio. E purtroppo abbiamo visto giusto, che giustizia da questo regime e dai suoi complici del governo italiano non si avrà mai e che tutti gli appelli generosi che sono stati fatti, con impegno personale diretto, in primis dei genitori, non hanno il potere di cambiare questo stato di cose.

Siamo anche, però, rabbiosi e amari contro l'estrema sinistra antimperialista che nel nostro paese ha fatto poco su questo. Non ha mosso cielo e terra come era necessario per costruire un movimento reale che andasse oltre “verità e giustizia”, che facesse pagare un prezzo caro al regime di Al-sisi e ai suoi alleati in Italia, in particolare, come modo migliore per onorare il giovane e coraggioso ricercatore.

Ma naturalmente, noi per primi non dobbiamo considerare chiusa la partita. Dobbiamo continuare ad indignarci di fronte al teatrino che prosegue tra autorità egiziane e magistrati italiani.
Noi consideriamo un'ignobile ipocrisia il fatto che il procuratore generale egiziano, Sadek, abbia incontrato i genitori di Giulio, abbia fatto le condoglianze e dichiarato: “Vostro figlio era portatore di pace”.
Certo, pensiamo che nessuno si debba accontentare delle micro verità, a pezzi a pezzi che i magistrati egiziani, al servizio della dittatura di Al-sisi, forniscono come “osso per cani”, dove i cani in questo caso sono i magistrati italiani, i familiari, e perfino la cosiddetta “dignità nazionale” che qui viene irrisa e calpestata.

Insomma questo teatro è una vergogna! Insomma gli affari tra padroni italiani e padroni egiziani, sotto i buoni auspici dell'ignobile trojka Renzi-Gentiloni-Pinotti (di questo parleremo in un altro articolo) sono ripresi a gonfie vele e anche in questo caso non è retorica dire che sono sporchi di sangue innocente. 

pc 7 dicembre - Almaviva - Padroni e governo tornano all'attacco di lavoro e salario

Padroni e governo conoscono solo il linguaggio della lotta dura e la loro azione è la testimonianza principale di questa verità. La lotta sindacale è una delle forme della guerra di classe, si può condurre e vincere se se ne conoscono le leggi e i lavoratori siano guidati e organizzati per usarle.

Di fronte all'ondata di iniziative rispetto ai licenziamenti, Almaviva e il governo, con il suo braccio preferito nelle vertenze sindacali, la Bellanova, sembrava che ci stessero ripensando, o almeno riducendo il loro piano secondo una proposta di intesa.
Ma sarà come sarà, dopo il fatidico 4 dicembre in cui tutti i padroni hanno sostenuto il Sì, quello che aleggia nelle loro fila sembra uno spirito di vendetta. Ma anche la considerazione che questo governo e la Bellanova non servono a niente o non servono più.
Tutte le vertenze sindacali passeranno attraverso questa esperienza nei prossimi giorni.

Per tornare ad Almaviva, il 18 dicembre sembra ora che partiranno davvero i 2511 (1666 a Roma, 845 a Napoli) licenziamenti con la chiusura delle sedi di Roma e Napoli.
Almaviva vuole sì gli ammortizzatori sociali, ma vuole soprattutto i tagli salariali “attraverso la perdita di un livello professionale (chi è al 4° passerebbe al 3°), l'azzeramento degli scatti, ecc.
La Bellanova dichiara che il governo ha mantenuto gli impegni stanziando 30 milioni di euro destinati al settore dei call center, ma ai padroni non bastano. Ad Almaviva questo governo e i sindacati ad esso legati non bastano più.
Certo, il 12 dicembre c'è ancora un incontro. Noi pensiamo che governo e sindacati, di fronte alla faccia feroce di Almaviva, proporranno ulteriori cedimenti su tutto.

L'incognita qui non è ciò che faranno padroni, governo e sindacati, ma cosa sono in grado a questo punto di fare, autonomamente, i lavoratori di Roma e Napoli, stressati dalle trattative e indeboliti come compattezza e livelli di organizzazione.

Alla trattativa ad oltranza, di cui parla la Bellanova, lo Slai cobas per il sindacato di classe invita a rispondere con lo sciopero ad oltranza e l'uso di tutte le forme di lotta necessarie per resistere e fermare gli effetti più disastrosi del piano. 

pc 7 dicembre - La grande alleanza antiterrorismo dei colossi del web al servizio dell'imperialismo

I comunisti rivoluzionari coerenti hanno sempre fatto una distinzione tra il mezzo, internet, e l'organizzazione del web e chi lo controlla, considerando il primo uno strumento ormai indispensabile, i secondi nemici di classe dei proletari e dei popoli.
In questo senso i grandi social fanno parte del campo del nemico.

L'ultima novità che conferma questa posizione è la notizia che i colossi del web si sono alleati contro il cosiddetto “terrorismo”. Facebook, Microsoft, Twitter e You tube hanno deciso di creare un “data base” condiviso, per contrastare sul web i cosiddetti “contenuti terroristici”. Viene creato, così, un contenitore unico nel quale verranno condivisi immagini o video violenti di propaganda o volti al proselitismo. Con questo “data base” sarà possibile la rimozione di questi contenuti.

Cosa considerano “contenuti terroristici” i gestori del web? Quello che l'imperialismo, i governi e i padroni del mondo considerano terrorismo, vale a dire tutte le forze proletarie, popolari, rivoluzionarie che ad essi si oppongono in armi per fronteggiare le aggressioni e il dominio armato dell'imperialismo e per costruire il necessario armamento e guerra di massa per rovesciare l'imperialismo.

Anche se nella vulgata si dice che questa alleanza è contro l'Isis e i jihadisti, è chiaro che con questi criteri siamo tutti “terroristi”, siamo tutti “jihadisti”, e il grado di censura e di rimozione sarà dimensionato alla percezione del grado di incisività, di forza e di pericolo che per l'imperialismo le forze che ad esso si oppongono in forma armata e/o rivoluzionaria costituiscono.

Per questo è necessario che non ci sia soltanto una denuncia generale sul ruolo che i padroni del web assumono nel dominio di internet, ma occorre organizzare campagne contro tutto questo, dentro e fuori il web. Il dominio e il sabotaggio, appunto.
Ma questo è possibile se le forze comuniste, rivoluzionarie, antimperialiste hanno chiaro sul piano ideologico, teorico, politico e pratico cosa sono realmente i social e non ne siano avviluppati in termini obiettivamente acritici, con qualche distinguo di pura circostanza.
Certo, una parte di questa battaglia va svolta nel web, ma avendo ben chiaro che chi domina il web non è la “democrazia della rete” ma la dittatura dell'imperialismo.

Quindi, l'alleanza antiterrorismo dei social è una questione da denunciare e fa il paio con l'uso già poliziesco dei social che viene fatto dagli apparati repressivi quotidianamente.
L'uso e soprattutto l'abuso dei social serve molto di più alla borghesia che al proletariato, alle masse popolari e ai movimenti di opposizione in generale.
E perfino questo uso dipende dalla borghesia e dagli spazi che essa ritiene accettabili, e trova i padroni dei social ben disponibili a cancellarli con un clic.
Non servono su questo anatemi o “regole assolute” che metterebbero al riparo dall'azione della borghesia. Fondamentale è l'ideologia e l'intelligenza teorico politica che guidi la pratica.


Detto questo, noi siamo per una vasta campagna nel web che esprima in tutte le forme l'opposizione alla “santa allenaza” della moderna inquisizione.

pc 7 dicembre - LA CONDIZIONE LAVORATIVA DELLE DONNE VA SEMPRE PEGGIO - BASTA CON LE STATISTICHE PRETENDIAMO LAVORO, SALARIO, NO DISCRIMINAZIONI!

Le donne proletarie, il Movimento femminista proletario rivoluzionario il 25 novembre in piazza Montecitorio ha gridato: "anche questa è violenza!".
Ma ha anche indicato la strada di lotta: un nuovo più vasto sciopero delle donne. 

Si conferma in pieno l'analisi che noi abbiamo fatto nell'opuscolo "S/Catenate: lavoro - non/lavoro delle donne". 

Da allora, la situazione è peggiorata in tutti i sensi, come dimostra questa inchiesta pubblicata il 4 dicembre dal giornale 'La Stampa' - di cui riportiamo le parti principali:

"...Un’italiana su due non lavora. In Europa solo Malta sta peggio dell’Italia nella classifica dell’occupazione femminile: una perdita di prodotto interno lordo del 15% valutata dal Fondo monetario internazionale. Il 30% delle donne dopo la nascita del figlio lascia il lavoro. E nel Mezzogiorno il dato negativo è doppio rispetto al Nord.

Tra i 38 Paesi analizzati nell’ultimo rapporto Ocse, l’Italia è uno dei pochissimi Stati in cui la quota di occupazione delle madri diminuisce invece di aumentare quando il figlio supera i tre anni.  
Secondo gli ultimi dati Eurostat, il tasso di inattività delle donne è di 20 punti superiore a quello degli uomini (45,9% contro 25,9%). Un «gender gap» che solo a Malta è maggiore (27 punti di differenza)...
Dal punto di vista dell’occupazione femminile, dunque, l’Italia è in fondo alla classifica europea. Eppure le donne si laureano di più, prima e con voti migliori. In Italia il 60,3% dei laureati è donna. In media il loro voto di laurea è di due punti superiore a quello degli uomini, eppure guadagnano mediamente 200 euro al mese in meno...

Anche quando la donna è occupata, svolge la gran parte dei lavori domestici. E rispetto agli altri paesi sviluppati, in Italia si pulisce casa più spesso, si preparano più pasti, si stira di più...

Contratti svantaggiosi
In Italia la percentuale delle donne che non hanno un impiego tra i 25 e i 54 anni (cioè il periodo in cui si dovrebbe essere più attive sul mercato, come occupate o in cerca di impiego) è del 34,1%, a poca distanza da Malta con il 34,2%, a fronte dell’11,4% in Slovenia e dell’11,6% in Svezia. «Accanto alle aspettative rispetto alla famiglia, persiste una cultura aziendale largamente maschilista, che ritiene le donne inaffidabili, o meno competenti degli uomini e che considera la necessità di conciliare lavoro e responsabilità famigliari un’interferenza fastidiosa o non accettabile», analizza Chiara Saraceno. Dati di Almalaurea mostrano che la discriminazione, a parità di titolo di studio, inizia già prima che i giovani laureati maschi e femmine creino una famiglia, incidendo sia sui tassi di occupazione, sia sui tipi di contratto, sia sui livelli di remunerazione. Queste differenze diventano ancora maggiori a cinque anni dalla laurea.

Quando si rinuncia a cercare lavoro è perché paradossalmente un’occupazione può trasformarsi in una perdita economica. E’ il caso di Ilenia Cardinale Franco, 34 anni. «In vita mia ho sempre lavorato, ma ora con rette dell’asilo da 450 euro al mese mi conviene restare a casa»... I posti disponibili sono pochissimi, se lavoro anch’io saliamo di fascia di reddito e siamo tagliati fuori dagli istituti pubblici. Quelli privati sono così costosi che diventa più conveniente occuparmi a tempo pieno della bimba finché non andrà alle elementari»...
Al Sud le donne in età da lavoro ma inattive sono il 60,7%, quasi il doppio rispetto al Nord (37,3%) ...

Maternità come ostacolo
...«A fronte di un incremento della retribuzione, derivante da una tassazione minore, le donne tendono a lavorare più degli uomini - evidenzia De Romanis -. Ciò darebbe luogo ad una migliore distribuzione tra l’uomo e la donna delle mansioni da svolgere in ambito familiare. Oggi, l’80% del lavoro familiare è a carico delle donne»...
In gravissimo ritardo in Italia è anche la comunicazione sulla maternità. «In base ai dati Ocse, l’Italia registra il tasso di occupazione minore tra le donne con almeno due figli»...
Intanto il «gender gap» è in crescita: su 144 paesi analizzati, l’Italia è al 50°posto in classifica, in calo di 9 posizioni rispetto al 41° posto del 2015. Nelle opportunità economiche e nella partecipazione, il divario è passato dal 60% del 2015 al 57% del 2016. Sulla differenza di salario l’Italia è scesa dal 109° posto al 127°. Rispetto allo scorso anno, calano anche i ruoli manageriali e tecnici ricoperti dalle donne (dall’85° all’87° posto)...