sabato 18 luglio 2015

pc 18 luglio - LAVORO, CASA, DIRITTI: RIVOLTA SOCIALE FINO ALLA CADUTA DEL GOVERNO RENZI

La lotta per la casa è lotta contro la politica sociale del governo Renzi, contro stato e padroni, iniziata con le manifestazioni nazionali dell'assedio ai palazzi, tra cui quella del 12 aprile 2014 di cui riportiamo il comunicato del pcm-italia:

Roma alza la testa: centinaia di famiglie occupano l'ex-hotel gemini. Sgombero in corso (AGGIORNATO)


da infoaut

Aggiornamento h16: nonostante il dispiegamento di forze dell'ordine per sgomberare le persone senza casa fosse già ingente, sono sopraggiunti sul posto altri pullman della polizia.  Tensioni tra occupanti e forze dell'ordine, con fronteggiamenti e spintoni nella strada sottostante e la rabbia di alcune persone sgomberate ed esasperate dalla situazione. 

Aggiornamento h15 : La polizia è entrata nello stabile per sgomberarlo con un ingente dispiegamento di mezzi e uomini. Evidentemente nella città di Marino le rivendicazioni dei senza casa non contanto quanto gli isterismi dei quartieri residenziali. Gli occupanti sono saliti sul tetto e resistono allo sgombero. ROMA SI BARRICA!
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Questa notte centinaia di nuclei familiari con tantissimi bambini e bambine, hanno occupato l’ex Hotel Gemini proprio davanti alla stazione FSTiburtina. Un luogo nevralgico per la speculazione immobiliare legata al progetto della nuova stazione ad alta velocità e fortemente simbolico perché teatro soltanto alcune settimane fa di vergognosi rastrellamenti ai danni dei rifugiati, che li stazionavano in attesa ed alla ricerca, magari anche altrove,  di una vita dignitosa e migliore. Tutt’ora gli occupanti si trovano all’interno dello stabile e sul tetto, barricati e decisi a non uscire.  Dalle prime ore della mattina, inoltre, un presidio solidale con centinaia e centinaia di persone si è radunato nel piazzale antistante alla stessa stazione Tiburtina, inscenando un presidio che all’arrivo dei blindati della polizia è divenuto azione di disturbo e di blocco.

pc 18 luglio - Uniti contro la repressione, al fianco degli studenti processati - una corrispondenza da Spoleto

A FIANCO DEI GIOVANI COMPAGNI UNIVERSITARI DI SIENA CHE SARANNO PROCESSATI IL 24 LUGLIO.

Il 10 luglio a Spoleto, tra i giovani compagni che hanno partecipato all’iniziativa contro la repressione politica e sociale in atto in Italia indetta ad un anno dall’arresto di Michele, c’erano studenti universitari di Siena che verranno processati il 24 di questo mese, per un blocco stradale di pochi minuti, fatto per protestare contro l’allora ministra Gelmini e i suoi provvedimenti contro la scuola pubblica.
Come l’aggressione inqualificabile, avvenuta oggi a Treviso, da parte delle forze dell’ordine contro un presidio di solidarietà con i migranti che ieri avevano subito un pogrom nazileghista dimostra, lo Stato italiano è lo Stato dei forti contro i deboli, dei capitalisti italiani contro il proletariato, che colpisce studenti, operai e immigrati, esercitando la sua funzione di strumento di difesa degli affari della borghesia.
Ogni processo politico deve diventare occasione per denunciare questa verità e per raggiungere livelli superiori di resistenza a questo stato di cose e di organizzazione politica.
Vogliamo quindi esprimere la nostra solidarietà militante ai compagni senesi che verranno processati il 24 luglio perché questo è un dovere per ogni comunista e perché unificare le lotte vuol dire avere la forza di resistere oggi per opporsi a fascisti, leghisti, forzisti e renziani,  per vincere domani.
CASA ROSSA Spoleto

pc 18 luglio - Assolti da stupro di gruppo, giudici: “Fu momento di debolezza della ragazza”

Ci risiamo: in un processo per stupro è la vita della donna che ha subito violenza ad essere messa sotto accusa, se non hai una vita più che morigerata, non si può parlare di stupro; è la donna che deve dimostrare di essersi opposta allo stupro. Uno stupro diventa una “vicenda incresciosa”, penalmente non censurabile e con la denuncia la ragazza “voleva rimuovere quello che considerava un suo momento di debolezza e fragilità”.
 L’ennesima sentenza “contro” le donne che osano denunciare, un insieme di “luoghi comuni” che, in questi anni, abbiamo spesso sentito: da come vive una donna a come si veste, se esce sola la sera… Purtroppo, però, sentenze, dichiarazioni di personaggi istituzionali, contribuiscono ad alimentare l'humus maschilista.

Stralci da "Il fatto quotidiano" -  Assolti da stupro di gruppo, giudici: “Fu momento di debolezza della ragazza”

La Corte d'Appello di Firenze ha scagionato sei imputati dall'accusa di aver violentato una 23enne dopo una festa, vicino alla Fortezza da Basso. I fatti risalgono al 2008. Nelle motivazioni si legge: "La vicenda è incresciosa, ma penalmente non censurabile. La giovane era presente a se stessa anche se probabilmente ubriaca, l'iniziativa di gruppo comunque non fu ostacolata". Difensore: "Giudizi morali"... per la Corte d’Appello la vicenda è “incresciosa”, “non encomiabile per nessuno”, ma “penalmente non censurabile“. In sostanza – ragionano i giudici nelle quattro pagine di motivazioni – la ragazza con la denuncia voleva “rimuovere” quello che considerava un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità”.... il suo comportamento fa “supporre che, se anche non sobria” fosse comunque “presente a se stessa“... Riferendosi al rapporto, la Corte parla di una “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata”. I giudici ritengono poi che i ragazzi possano aver “mal interpretato” la disponibilità della ragazza, me che poi non vi sia stata “alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta ‘in balia’ del gruppo”. Il difensore della 23enne, l’avvocato Lisa Parrini, bolla quella della Corte come “una motivazione densa di giudizi morali“. Il legale fa riferimento anche alla definizione “vita non lineare” data dai giudici a quella della ragazza, solo perché, spiega Parrini, “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale”. “In una motivazione di sole quattro pagine – conclude l’avvocato – si sostiene che con il suo comportamento ha dato modo ai ragazzi di pensare che fosse consenziente”. In un passaggio i giudici definiscono la ragazza “un soggetto fragile, ma al tempo stesso creativo, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”.

pc 18 luglio - Intervista al professore Saibaba di Nuova Delhi sequestrato dal regime indiano e adesso in libertà provvisoria per 3 mesi


“Perchè il governo ha paura di me? Sono invalido al 90%...ma penso e scrivo”: GN Saibaba
'Lo Stato è piena di violenza sistematica e tutti noi dobbiamo resistere', dice il DU accademico, fuori su cauzione dopo 14 mesi di carcere per presunti legami con i maoisti.

GN Saibaba, un professore inglese presso l'Università di Delhi accusato di fare parte del PCI (maoista) illegale,  è tornato a casa dopo 14 mesi di prigionia nel carcere centrale di Nagpur.
La polizia ha fatto irruzione a casa dell'accademico in sedia a rotelle nel campus universitario nel settembre 2013, con l'obiettivo di recuperare beni presumibilmente rubati da Aheri in Maharashtra. Lo hanno arrestato nove mesi più tardi, mentre stava tornando da una sede d'esami all'università il 9 maggio 2014 accusandolo di diverse attività illecite previste dall' Unlawful Activities (Prevention) Act.

Il 3 luglio, l'Alta Corte di Bombay gli concesse tre mesi cauzione a causa del peggioramento delle sue condizione di salute nel carcere di Nagpur. Il suo processo deve ancora cominciare.
Torna a casa sua circondato dai suoi familiari e dei suoi libri, il dottor Saibaba, che è paralizzato dalla vita in giù a causa della poliomielite da quando aveva cinque anni, ha parlato senza paura contro ciò che ha descritto come la continua repressione dello Stato.

Cosa è cambiato per lei negli ultimi 14 mesi mentre era in prigione?

Negli ultimi 14 mesi, ho visto ancora più chiaramente che lo Stato è diventato securitario.
Lo Stato dovrebbe funzionare per la gente, ma invece è solo preoccupato per la sicurezza dei potenti. Sono stato trattato come una minaccia alla sicurezza, perché il governo sentiva che le mie idee sulle risorse naturali, i diritti delle persone, non sono favorevoli allo Stato, e quindi dovrei tacere. Sono un insegnante. Io discuto, scrivo, e per questo, lo Stato si sente minacciato.
In prigione, mi sono chiesto: Perché il governo ha paura di me? Sono disabile al 90%.
Lo Stato sa che io non posso fare molto anche con i maoisti. E' impossibile per me. Ma penso, scrivo. Questo Stato pensa che una persona che ha il coraggio di avvicinarsi, vedere e descrivere la realtà è una minaccia.

Quali sono le vostre opinioni sull'insurrezione e sulla violenza come mezzo per la giustizia?

La gente a volte risponde  a situazioni di violenza, ma non si può classificarla solo come violenta o non violenta, non è una categorizzazione utile.
La violenza è presente nella società, nella sua struttura.
Per esempio, il dibattito sullo stupro non riesce a capire o chiedersi perché c'è violenza sul corpo

pc 18 luglio - ILVA NUOVA AZIONE DELLA MAGISTRATURA PER FERMARE L'AZIONE ASSASSINA DI GOVERNO E AZIENDA

La giusta e necessaria azione contro azienda e commissari chiama ora gli operai a prendere una posizione autonoma, non a difesa dell'azienda commissari e governo ma di lotta per la sicurezza, salute e lavoro contro azienda, commissari e governo e l'azione complice dei sindacati confederali. 

E' chiaro che i lavoratori che sono mandati dall'azienda ad operare all'Afo2 non possono essere oggetto di provvedimenti della Magistratura. 
Ma gli operai non possono fare gli "innocenti" senza opporsi collettivamente e lottare e loro rifiutarsi di continuare a lavorare a rischio della propria vita - rifiuto perfettamente legittimo, garantito dal TU 81/08.
Senza la loro lotta autonoma effettivamente finiranno con l'essere "cornuti e mazziati".

Ambigua come sempre la posizione dei sindacati confederali Fim-CislFiom-CGIL e Uilm-uil

con una nota congiunta hanno reso noto che  “In attesa di sviluppi chiari e definiti, preso atto di quanto emerso nel corso della riunione tra Azienda e OO.SS. del 17.07.2015, in termini di garanzie, chiediamo all’azienda di adoperarsi immediatamente al fine di assicurare oltre a quanto previsto dalle norme di legge e di contratto, ponendo in essere ogni eventuale tutela giudiziaria, immediata e futura, nei confronti dei lavoratori interessati“. FIM, FIOM e UILM credono che nella vicenda– continua la nota dei sindacati –  i lavoratori siano privi di qualsiasi responsabilità diretta e per quanto tali, non debbano essere coinvolti da provvedimento alcuno anche e soprattutto in termini di sicurezza e salvaguardia impiantisticaLe scriventi organizzazioni sindacali garantiranno la costante informazione sugli sviluppi e ogni eventuale azione necessaria sul piano giuridico individuale di ognuno.
sindacati confederali complici dell'azienda che nulla hanno detto e anzi hanno appoggiato il decreto del governo nonostante la morte di un operaio, adesso continuano a basarsi sulle "garanzie" dell'azienda, e si preoccupano solo dei risvolti legali e non della sicurezza degli operai che operano sull'Afo2 a rischio.
In serata, la FIMFIOM e UILM unitamente alle Segreterie confederali, hanno ricevuto convocazione presso la Prefettura di Taranto, esprimendo nell’incontro avvenuta l’odierna forte preoccupazione di tutti i lavoratori.

Equivoco e del tutto illegittimo è poi il comunicato che sarebbe stato emesso dalla Prefettura 
secondo il quale il Prefetto, il Comitato provinciale Ordine e Sicurezza dopo ampia disamina “hanno formulato rassicurazioni circa l’estraneità dei lavoratori ai fatti contestati e che simili azioni non avranno a ripetersi” come riporta una nota congiunta sindacale. 
L'azienda dopo che i sindacati confederali sono corsi in suo aiuto dichiara - non che ha rimosso le cause che hanno portato alla morte dell'operaio e al grave permanente pericolo per altri operai operanti in Afo 2 - ma che basa la sua azione solo sul decreto illegittimo, truffaldino e anticostituzionale del governo Renzi
L’ILVA in una nota dichiara “di aver operato nel pieno rispetto della legalità in ottemperanza alle previsioni del decreto legge 92/15. I dipendenti identificati hanno eseguito le previsioni di un decreto Legge normato su presupposti di urgenza. Al momento resta garantita la continuità produttiva” .

E l'Ilva invece di garantire la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori 
annuncia che garantirà la tutela legale dei propri dipendenti fornendo loro la più ampia assistenza“.
Portavoce ambiguo dell'azienda è come sempre la Uilm di Talò
Dopo il nostro incontro di oggi a seguito dell’arrivo dei Carabinieri all’Altoforno 2 dell’Ilva — ha spiegato al proposito il segretario della Uilm di Taranto, Antonio Talò,  — l’azienda sta per andare dal prefetto di Taranto per farsi autorizzare al funzionamento degli impianti e garantire la sicurezza dei lavoratori”. “Vogliamo che i lavoratori siano garantiti sia per la sicurezza ed anche sotto il profilo giuridico – ha aggiunto Talò –  I lavoratori non possono essere destinatari di avvisi di garanzia perché, secondo la Procura, hanno disatteso un ordine dell’autorità giudiziaria. L’azienda deve assolutamente chiarire come stanno le cose. Se queste garanzie non ci saranno date, allora saremo noi a dire ai lavoratori di non andare più sugli impianti e la fabbrica, a quel punto, si fermerà” .
La Uilm dirà quindi ai lavoratori di non andare sugli impianti non per salvaguardare la loro vita ma per non incorrere nell'azione magistratura.
Uilm e azienda sono uniti su questo, sul fatto che il decreto illegittimo di Renzi debba essere attuato. 

In un precedente articolo scrivevamo:
"...Questa morte (dell'Ilva) la stanno accompagnando i governi della borghesia che prima non hanno imposto ai Riva i risanamenti, i fondi necessari, e ora col governo Renzi e i suoi commissari fanno anche di peggio, uniscono interventi dittatoriali a improvvisazione, sprovvedutezza, irresponsabilità, con cui lasciano andare una grande fabbrica e 12 mila operai alla deriva, senza voler procedere ad un effettivo risanamento, senza una meta, costruendo una situazione in cui pur regalandola, nessun padrone ora si arrischierebbe a prenderla. 
Questa morte l'hanno prodotta negli anni i sindacati confederali che sapevano e sottoscrivevano accordi con Riva, e ancor prima con l'Italsider di Stato, conquistandosi posizioni di forte privilegio, parassitismo (soprattutto con la fabbrica pubblica); questa morte la stanno accompagnando ora, plaudendo ad ogni decreto salva Ilva, fino a quest'ultimo.


Ma questa “morte della fabbrica”, loro malgrado, la stanno per ora accompagnando nel silenzio anche gli operai, concedendo troppa tranquillità all'azienda. 
Così pensano di salvaguardare il posto di lavoro, ma si sbagliano! Non c'è nessun altro che può difendere lavoro e imporre il risanamento degli impianti e le bonifiche ambientali, se non una lotta dura, prolungata degli operai, che usi tutti i mezzi della guerra di classe..."

venerdì 17 luglio 2015

pc 17 luglio - Dopo Treviso, anche a Roma i fascisti cercono di attaccare gli immigrati... ma per il camerata la polizia usa il guanto di velluto: manganelli leggeri e finte cariche con il megafono!


Nel quartiere residenziale fatto di villini a schiera di casale San nicola - vicino l’Olgiata - un gruppo di residenti assieme ai neofascisti di Casapound, ha messo in atto un blocco stradale nel tentativo di impedire a diciannove migranti di raggiungere una ex scuola, in cui avrebbero dovuto alloggiare. All’arrivo dei migranti i fascisti si sono schierati cercando di impedire il passaggio dei mezzi di trasporto......

http://video.repubblica.it/edizione/roma/roma-scontri-a-casale-san-nicola-la-carica-della-polizia/207384/206485

pc 17 luglio - Treviso, mentre le luride carogne razziste con la Regione leghista veneta ottengono lo sgombero degli immigrati - lo Stato e la polizia caricano gli antirazzisti che protestano


 Scontri polizia-centri sociali a Treviso 
video sul gazzettino

pc 17 Luglio - Iniziative a Palermo gemellate con il presidio all'ambasciata indiana di Roma

AI CANTIERI NAVALI DI PALERMO

Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India a Palermo, la giornata del 16 ha svolto un volantinaggio mattutino ai cantieri navali della città e nel pomeriggio un'assemblea pomeridiana nella sede dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe alla presenza di alcuni lavoratori in particolare delle Cooperative Sociali e del Policlinico in lotta costante e per questo oggetto di repressione con multe e denunce. Partendo da questo dato un ponte di solidarietà internazionale ha avuto luogo l'assemblea in cui i lavoratori hanno ascoltato le ragioni dell'attuale Campagna Internazionale in solidarietà con i prigionieri politici e in particolare Ajith il prigioniero politico che simbolicamente li rappresenta tutti per dedizione e contributo alla causa dei lavoratori indiani, del mondo e perchè avanzi e vinca la rivoluzione proletaria mondiale. Al termine dell'assemblea i lavoratori hanno dato vita un lungo e caloroso applauso come segno di solidarietà ai lavoratori e ai prigionieri politici indiani

REPORT DELL'ASSEMBLEA

Compagna del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario:

...Nonostante siamo  in estate il governo non si ferma il governo continua a lavorare imperterrito allo smantellamento dei diritti dei lavoratori  delle masse popolari, come stiamo vedendo  il Presidente Mattarella ha appena finito di firmare la riforma della scuola, una riforma della distruzione della scuola pubblica, il Governo si sta accingendo a cominciare trattare gli altri temi, i governi non si fermano, lo stiamo vedendo anche con quello che sta succedendo in Grecia, tutta la gente che si era illusa con Tsipras che doveva essere l’alternativa, la soluzione e oggi vediamo nei telegiornali le immagini dello stesso  Tsipras che è stato eletto che comunque ha indetto il referendum che le masse si sono in parte “illuse” e anche in buona fede, oggi ci sono gli scontri nelle piazze di Atene con  città super militarizzate, e Tsipras che si scaglia contro il suo stesso popolo, quindi i governi non si fermano, e non si fermano manco in termini di repressione, perché devono prepararsi la strada per continuare a smantellare i nostri diritti devono prepararsi, non lo fanno solo con le leggi lo fanno anche con la repressione, utilizzando tutto quello che possono fare in termini repressivi, sia svuotando anche quelle leggi che ci possono venire in aiuto, per esempio la riforma della giustizia che voglio mettere in campo, che serve sempre per svuotare più il ruolo della giustizia borghese, i lavoratori così non hanno più la possibilità di difendersi, vedi il Jobs act con la cancellazione dell’art. 18, utilizzando anche gli apparati che hanno a disposizione e cercando di colpire tutti coloro che lottano in maniera coerente fino in fondo per cercare di difendere non solo il proprio lavoro ma anche la propria vita, perché una vita senza lavoro non è una vita dignitosa, oggi per i lavoratori dei Cobas, sappiamo bene da quanti anni lottiamo e cerchiamo di difendere con le unghia e con i denti il nostro lavoro, sia in termini precari sia anche per i lavoratori a tempo indeterminato della scuola che nonostante abbiamo il lavoro ci stanno portando al punto che anche i lavoratori a tempo indeterminato diventano precari. Quando si lotta con coerenza quando si lotta fino in fondo, bisogna fermare chi disturba chi va oltre o cerca di andare oltre, chi supera un certo limite perché vuole uscire dai binari in cui ci vogliono tenere circoscritti va represso  e questo vale per tutti dal lavoratore all’operaio alle donne ai giovani e poi naturalmente a chi guida le lotte ai dirigenti  sindacali i militanti i compagni ecc. due esempi per spiegare l’assurdità del sistema, due dirigenti che guidano lotte specifiche come Donatella e Mimma.  All’interno di questo sindacato Slai Cobas sono piene di provvedimenti repressivi, non ultimo quello penale, per la lotta che è stata messa in campo all’interno del Policlinico, sia per i diritti dei lavoratori del policlinico ma anche per i pulizieri che sono stati licenziati, quando una delegata lo fa con coerenza scontrandosi non solo con la direzione dell’ospedale ma facendo una lotta contro gli altri sindacati venduti e opportunisti non fanno una lotta coerente per gli interessi dei lavoratori ma la fanno per loro per le loro poltroncine e per i loro bei interessi, è ovvio che per questo sistema si diventa scomodi e si comincia ad attaccare chi guida la lotta e poi anche i lavoratori in questo caso in particolare do e mi in particolare, l’ultima cosa che hanno fatto a queste dirigenti sindacali e quello di un provvedimento penale  una condanna penale per aver fatto una manifestazione non autorizzata al policlinico, a questo si aggiungono : multe, denunce che si sono ricevute negli anni, questo è l’ultimo degli episodi. Così è anche per la nostra coordinatrice, Margherita di Taranto che è  pluri denunciata  soggetta a diversi processi e non sappiamo se effettivamente potrebbe essere condannata a fare qualche mese di carcere. E lei è la coordinatrice nazionale di questo sindacato, e così tanti altri delegati di questa organizzazione. Per non parlare che siamo colpiti anche come compagni del circolo, per la politica che portiamo a vanti perché noi diciamo che questo sistema ccosi non può restare, se il sistema resta così e la gente s’illude che con qualche miglioramento la cosa cambia, succede esattamente quello che sta succedendo in Grecia, ma ci piaccia  o non ci piaccia  il sistema deve per forza cambiare e per un reale cambiamento ci vuole la rivoluzione, e la storia, e  i  fatti di tutti i giorni ci spiegano e ci insegnano che cambiare si può solo con la rivoluzione popolare.
Marx diceva “Proletari di tutto il mondo unitevi” parafrasando possiamo dire “proletari di tutto il mondo uniamoci”, se siamo tutti uniti da una condizione di sfruttamento e oppressione nello stesso tempo siamo unite dal fatto che ci organizziamo per lottare e per rispondere a questi attacchi, ci sono tanti altri lavoratori nel mondo che lottano con coerenza fino in fondo anche a rischio delle loro vita e vengono pure repressi però continuano a lottare non si fermano, questo per noi è solo un incoraggiamento. 

Compagno del Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India


...Purtroppo c’è  la forza dell’abitudine che porta ad illudersi e a trovare certe  soluzioni, come è successo in Grecia, ma anche li i lavoratori sono scesi di nuovo in campo contro Tsipras che si è rimangiato tutto quanto tra le prime cose che aveva detto Tsipras era quella di ritirare tutti i poliziotti come presidio dai palazzi pubblici in primis il Palmento in piazza Sintagma già ha ripreso a fare le trattative ha firmato l’accordo la prima cosa che ha fatto è stata appunto ripristinare la polizia, quindi come evidente segnale di repressione, che continua come sempre finchè questo sistema non viene cambiato radicalmente con la rivoluzione. Spesso e lavoratori che ci frequentano sanno perché negli anni spesso abbiamo parlato della situazione in India. L’India è uno di quei casi emblematici in cui ci sono i lavoratori che in alcune lotte che fanno hanno capito che bisogna lottare fino in fondo radicalmente se no non otterranno niente delle loro richieste, ma questo lo hanno capito come?  Non perché hanno avuto l’illuminazione, ma perché i loro vari tentativi di lotta che noi potremmo definire pacifiche  e “normali”,  dopo aver subito una repressione che noi neanche ci immaginiamo, una repressione in Indiasignificache, se ce ad esempio il governo che da l’appalto per lo sfruttamento di una miniera ad una multinazionale, la multinazionale arriva con un vero e proprio esercito paramilitare ed ha l’autorizzazione di fatto del Governo di buttare a terra interi villaggi, arrivano i paramilitari che stuprano le donne, uccidono i lavoratori che magari bloccano e scioperano, dopo aver pagato sulla propria pelle questo tipo di esperienza alla fine i lavoratori stanno facendo una vera e propria rivoluzione organizzati in un partito comunista rivoluzionario, quindi una rivoluzione vera non come Tsiprase varie.
È evidente che il Governo fa la sua parte, e questo significa che tanti lavoratori sono colpiti dalla repressione, vengono arrestati, subiscono l’arresto, ma non solo addirittura gente comune che semplicemente per il fatto di abitare in cere zone in cui ci sono queste lotte radicali vengono accusati di appartenere a queste organizzazioni di lotte radicali e quindi accusati di essere rivoluzionari e solo per questo vengono incarcerati se non uccisi. Come si parlava prima oggi la giornata è particolare,  si sta cercando di lanciare questo appello ai lavoratori, ma quando diciamo noi e organizzazioni simili alle nostre che sono presenti in tutto il mondo in Europa negli SstatiUniti e in altri continenti, dal nord africa all’Asia, in questo momento ci sono riunioni come questa che stiamo facendo ora noi, dove tutti i lavoratori del mondo che lottano contro i propri “Governi” e vengono colpiti, a un certo punto capiscono che bisogna fermarsi e allargare la visuale per trarre forza dal fatto di ragionare e capire che non siamo soli nel mondo in questo piano, quindi in questo momento ci sono riunioni di questo tipo in tutto il mondo dove si denuncia questa repressione si prende coscienza e si ragiona come ricominciare con il prossimo turno di lotta con più carica e più forza. Partendo dalla propria esperienza diretta come stiamo facendo noi e allargando la propria visuale, quindi in India dove c’è questa lotta che è molto avanzata in questo momento molti lavoratori sono molto colpiti perché rappresentano un pericolo sia per il Governo indiano ma non solo perché quest’unione che noi diciamo non è semplicemente formale ad esempio oggi siamo stati ai cantieri navali e abbiamo parlato con gli operai  di un fatto successodue anni fa durante un blocco stradale, (immagini della macchina che brucia scorrono)  una macchina che brucia davanti i cantieri navali di Palermo, una delle tante macchine in giro abbandonate, che gli operai  durante un blocco stradale misero li e bruciarono per dare più il senso del blocco totale sia della fabbrica che della strada, per questo dopo due anni circa un mese fa hanno avuto la prima udienza del processo, altra immagine della fabbrica Maruti Suzuki che si trova in India dove anche qui la situazione è totalmente diversa, qui gli operai della Fincantieri lottano in questo momento  per avere maggiori commesse e più lavoro, in India si tratta di lotte  che si potrebbero definire a livello ottocentesche, per avere un salario  e un orario di lavoro che per quanto è stabilito a livello mondiale dall’organizzazione mondiale del lavor, cose che in teoria dovrebbero essere acquisite ufficialmente già dal dopo guerra, e in India che si definisce “la più grande democrazia del mondo” questo non avviene, i lavoratori  indiani fanno queste lotte radicali ed è per questo che vengono repressi e incarcerati.
Quindi, con gli operai dei  Cantieri Navali di Palermo si parlava di questi fatti e molti dicevano:  “noi abbiamo tutti i problemi che abbiamo e dobbiamo parlare di India” e invece no,  perché come abbiamo detto tante volte quando i padroni italiani delocalizzano e chiudono le fabbriche qua in Italia e vanno in paesi come l’India o la Cina a sfruttare la manodopera a basso costo, anche se ora la Cina delocalizza essa stessa e cerca posti con manodopera ancora più a baso costo come il Vitnam per esempio. 
Marchionne con la Fiat,  che è riuscito a chiuderla qua a Termini Imerese anche perché, per colpa dei sindacati venduti che non organizzano le lotte fino in fondo.   Ma voleva ridimensionare di molto anche l’assorbimento di Melfi come quello di roma, Mirafiori, aprendo come ha già fatto in altre parti del mondo Brasile Serbia Polonia e anche in India, in India non ha aperto proprio per la presenza di questa rivoluzione che in termini più esatti si chiama guerra popolare, perché in India sono tanti settori di popolo che fanno questa lotta, li  padron Fiat non ha aperto perché c’è questa lotta che non pone le condizioni di sicurezza adatte per il padrone, perché li la popolazione si oppone, anzitutto per non essere buttata fuori da casa propria e per non perdere  le risorse, e poi si arriva a dire, si voi aprite qui per sfruttare doppiamente, già noi lottiamo nelle nostre fabbriche, tipo questa della Maruti Suzuki per avere un degno salario e una vita dignitosa.
Tra tutti questi lavoratori c’è un simbolo, che si chiama Ajit, Ajit è un grande combattente di questa rivoluzione in India che è stato recentemente arrestato lo scorso maggio, è importante, l’India è un paese enorme di 1 miliardo e 300 milioni di persone e tutti i lavoratori che lottano e che vengono incarcerati sono milioni, noi non ce lo immaginiamo se pensiamo che solo il nostro paese in confronto è un piccolo paese provinciale di 60 milioni di abitanti e i lavoratori sono molto meno, però fra tutta questa massa,  questi milioni di lavoratori come simbolo Ajit è un “intellettuale” che si messo al servizio della rivoluzione e quindi del proprio paese, del proletariato e dei lavoratori di tutto il mondo, un intellettuale al servizio della causa che ha studiato certe questioni  in India e quindi ha studiato per contrastare il proprio governo per dare un’arma in mano ai lavoratori, per lottare meglio, l’unico crimine di questo  rivoluzionario,  Ajit, è quello di essersi messo al servizio, perché legalmente secondo le leggi indiane e la costituzione indiana Ajit non ha commesso nessun reato, se non quello di scrivere dei libri e in particolare in India c’è la questione dei popoli indigeni “adivasi “,  ne abbiamo parlato in altre occasioni e in altre occasioni approfondiremo ancora di più queste popolazioni vengono perseguitate dal governo non hanno nessun diritto, ripetiamo nella più grade democrazia del mondo ufficialmente, quindi lui si è occupato di queste cose questioni di battersi per i diritti di queste popolazioni, ha analizzato il sistema India, o ancora di più se ricordate abbiamo diffuso un comunicato internazionale, in occasione della giornata internazionale  di lotta dei lavoratori, che è stato sottoscritto anche da questa organizzazioni simile a noi nel mondo tra cui l’India, e in particolare questo compagno è stato determinante per scrivere questo comunicato, che ha girato il mondo in milioni di copie, e in quelle occasioni durante uno scambio di corrispondenza, Ajit aveva espresso l’intenzione di occuparsi anche di questioni che sembrano a noi più vicine, di cui stiamo parlando anche oggi, vedi la questione Grecia,  perché in Grecia i lavoratori s’illudono dopo tante lotte che  Tsipras  possa cambiarela situazione  in meglio, quando abbiamo visto che non è così, qual è il ruolo delle lotte degli immigrati nei paesi come il nostro come l’Italia che potrebbe aiutare la lotta nostra dei lavoratori italiani, a Bergamo il nostro sindacato e pressochè formato nel 99 % da lavoratori immigrati, e quando c’è questo mix tra lavoratore immigrato e lavoratore italiano è un aiuto, una mano reciproca perché dall’esperienza che abbiamo questi lavoratori  spesso sono più combattivi degli italiani negli stessi contesti. Quindi questo signore che è stato arrestato da poco in India, aveva chiara la mente, la mente così larga che si occupa di cose dando una mano anche a noi dicendo,  io butto giù qualche riga , poi voi che sapete, che abitate in quella parte di mondo date anche il vostro, quindi  scambio collettivo per avanzare tutti insieme. Noi dedichiamo  questa campagna che è iniziata il 1 di  luglio e finirà il 28  luglio, in tutto il mondo, che da un lato è per dare solidarietà a questi lavoratori indiani in lotta repressi dallo stato Indiano, e in particolare per chiedere la liberazione di questo grande combattente rivoluzionario che è stato arrestato ingiustamente anche secondo le leggi   indiane.
Perché l’Alta corte del Kerala,  che è uno stato indiano,  ha detto che non basta avere a casa dei libri rivoluzionari o scrivere su certe questioni per essere in carcere cosi come è stato fatto.
Il nostro primo dovere era quello di informare i nostri lavoratori cosi come stiamo facendo in tutto il mondo e dare un contributo che daremo il prossimo 28 luglio  con la presentazione di un libro che noi 2 anni fa abbiamo tradotto in italiano scritto da Ajit, per fare capire qual è la portata di questo personaggio, per ulteriore contributo a questa campagna e per fare arrivare una voce dall’Italia all’India di solidarietà per tutti i lavoratori indiani e per Ajit noi in particolare a parte questa riunione di oggi che con le foto che si pubblicheranno e arriveranno direttamente in India  e quindi ci sarà un vero ponte di solidarietà come spesso ci dicono dall’India , questa cosa rafforza molto i lavoratori cosi come rafforza molto noi quando ci arrivano i messaggi di solidarietà  degli altri paesi,  a parte questo un altro grande contributo sta avvenendo adesso a Roma perché mentre noi siamo qua a parlare ci sono altre iniziative. A Roma in questo momento alcuni nostri compagni e lavoratori stanno presidiando l’ambasciata indiana, appunto per denunciare tutta questa situazione e smascherare questa finta democrazia che viene definita la più grande democrazia del mondo.
Do.  Queste cose sono molto importanti anche se le sentiamo lontane, come diceva l’operaio della Fincantieri “con il problema che ho debbo pensare all’India? Si.  Se pensiamo che i lavoratori della Fiat di Mirafiori o Melfi  hanno salvato il loro posto di lavoro grazie alle rivolte degli operai Indiani perché hanno impedito che Marchionne andasse a mettere le fabbriche li con manifestazioni, scioperi, con le armi e senza armi, e gli operai della Fiat dovrebbero dire GRAZIE alle rivolte degli operai indiani che grazie a questa lotta hanno impedito che il padrone delocalizzasse. Per questo noi alcune volte insistiamo a iniziare  le riunioni in queste forme, a prescindere che oggi è questa giornata particolare e poi entriamo nel merito delle vertenze, perché in India cci sono pure gli assistenti ai disabili, in India cìè pure il personale sanitario, in India ci sono pure i lavoratori della scuola, e le manifestazioni che hanno fatto li sono megagalattiche sono grandissime e per noi sono da insegnamento, da stimolo, se andiamo a leggere come fanno le manifestazioni e come le organizzano.
In India un delegato sindacale come i nostri già sarebbe in carcere, perché in molte situazioni, non c’è la libertà di avere un sindacato, leggendo un recente articolo su come si viene trattati dentro le carceri è spaventoso sentire quello che subiscono gli operai i lavoratori, gli studenti le donne giovani quando vengono arrestati. Un’occupazione di palazzo che si è fatta alla provincia fatta la i lavoratori vengono arrestati tutti in massa, comunque i lavoratori come abbiamo sentito prima si organizzano, ogni tanto bruciano i padroni, controbattono a tutta questa repressione, ma la realtà è che la repressione è grandissima, certo siamo due paesi totalmente differenti e in condizioni differenti,  però,  alcune cose sono uguali. Siamo in manifestazione  a  Roma a partire dalle 18,00  con i compagni  davanti l’ambasciata indiana insieme ad un altro sindacato  USI,   e loro a Roma si incoraggiano a sapere che in contemporanea c’è questa assembla qui a Palermo, condividendo questi momenti.

Segretario Provinciale dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe

...l’iniziativa serve soprattutto a rilanciare, da settembre la faremo in maniera corposa,  la solidarietà, prima di tutto fra di noi, noi abbiamo due delegate,  due delegate che sono colpite e pagano con soldi alcune bollette che arrivano ogni mese,  ma anche penalmente, non si sa come vanno a finire i processi, noi dobbiamo prima salvare i nostri, così come diceva Emanu. di Ajit, c’è una Campagna mondiale, quelli sono i nostri, io vado  a leggere il libro di Ajit e imparo delle cose che quando mi domandate: Tu che ne pensi? – e io dico “dato che Crocetta adesso si è autosospeso”  questo modo di pensare non mi viene perché sono illuminato o bravo, no, ma è la conoscenza generale, conoscenza di esperienza altrui, questi operai che bruciano i padroni della Maruti Suzuki, queste situazioni sono situazioni che ci aiutano a pensare, quindi è buono non è buono che Crocettta si sia autosospeso?  Bene io ho letto Ajit, è ho imparato meglio come si ragione, anche in termini alti come diceva Emanu. dei problemi dei lavoratori fino a che punto il capitalismo ha la forza che aveva prima, quanto conta il numero degli operai? L’ultimo sciopero che c’è stato in India, 1 miliardo e 200 milioni di persone,  l’ultimo è stato di 100 milioni di persone, 100 milioni di persone in sciopero, in Italia siamo 60 milioni in totale, per cui il paragone è molto facile.
 In questo dossier sulla situazione in India degli operai ci sono delle cifre che ci fanno ragionare, i numeri ci servono sempre, un operaio che dice noi qua siamo solo 11 % della forza operaia mentre in Cina sono il 35% , pensiamo alle cifre, in Cina sono 1 miliardo e 500 milioni di persone, il 35% delle persone fanno 450 milioni di operai di fabbrica, perché il resto circa 500 milioni sono contadini e il resto sono sparsi,  mentre in India si parla dell’11% di un 1 miliardo e 200 milioni di persone,  sono circa 200 milioni di operai di fabbrica,  solo tra Cina e India,  noi facciamo parte di una classe operaia di quasi 1 miliardo di operai in questi due paesi, se ci mettiamo il Bangladesh, di cui l’Italia è piena soprattutto Monfalcone Fincantieri c’è uno scandalo in corso perché la Fincantieri fa lavorare questi operai a niente, oggi gli operai della Fincantieri ci dicevano che è terribile qua a Palermo, che sotto il sole a 40° ci sono operai sulla banchina che lavorano per 5 o 7 euro globali, si chiama paga globale, ti do questi e basta questi sono e basta 7 euro l’ora a 40° al cantiere navale nella banchina che già la pece che c’è sotto i piedi si scioglie e ti ci appiccichi.
Questo è il bel sistema in cui viviamo, per cui per noi i numeri contano, se siamo così tanti possiamo stare tranquilli che le cose succedono. Dalla Cina molti padroni, non solo quelli di cui parlavano prima  Emanu. e Do., stanno tornando,  perché? Primo  come la storia dell’India,  in India c’è la lotta  non ti puoi mettere la fabbrica e quindi Marchionne si incavola, e ok mantiene la fabbrica in Italia, però in Italia deve levare i diritti ai lavoratori, se Marchionne cerca un operaio che costa poco e in India non può mettere la fabbrica il governo italiano deve abbassare il costo dell’operaio in Italia, e così è stato. Prima sono usciti da Confindustria poi si sono fatti fare il  Jobs Act ora con il DDL “Buona scuola “  hanno fatto la legge per avere i ragazzi a 15 in fabbrica a gratis, FACILE, e la Cina è uguale, in Cina molte fabbriche stanno tornando in Italia, “ora si può tornare” tutti contenti gli industriali,  “ora si può tornare” non torneranno tutti , il processo è in corso,  e tornano per due motivi 1-  perché gli operai stanno lottando, la gli operai hanno uno stipendio di 10 euro al mese, ora vogliono lo stipendio di 30 – 40 – 50  euro al mese, questo fatto che gli operai lottano i padroni sono costretti , data la forza, data l’importanza, una fabbrica sola quella di Scenzen  (non so se si scrive così) dove assemblano gli  epaid  (?) con cui vi divertiti, in una solo fabbrica 250 mila operai, quindi appena si muovono un pò di operai in una fabbrica come questa con gli epaid che arrivano in tutto il mondo succede un gran casino. Non devono scioperare –manifestare e quindi pur di non farli lamentare più di tanto ogni tanto aumentano il salario, ma aumentare il salario  significa che al padrone non gli conviene più tanto, quindi cosa fa il padrone? Torna in Italia, in Francia,  in Germania e abbassa il livello qua del salario, notizia di ieri o forse oggi (16/07/2015)   “finalmente si è fermato il numero dei poveri in Italia…..   si  è fermato ora sono 4 milioni e qualcosa…”  parliamo di 4 milioni ufficiali che non hanno assolutamente  proprio niente ogni giorno,  sono circa 10 milioni quelli che noi sappiamo che sono i veri poveri, per cui i numeri come dicevamo prima a noi servono.
Noi abbiamo i nostri delegati che fanno le lotte e vengono represse a noi tocca difenderli, questa difesa consiste nell’organizzare Casse di Resistenza, manifestazioni specifiche, specifiche significa, come quella che abbiamo fatto qualche anno fa sotto la questura, dicendo, “non vi permettete di caricarci” si sono allarmati in maniera impressionante. Noi usciremo da qui con un comitato, o lo chiamiamo come vogliamo, lo Slai Cobas lancia Casse di Resistenza per , anche per raccogliere i soldi che non abbiamo, per pagare le multe gli avvocati, casse di resistenza e rilancio dell’offensiva nostra perchè non è possibile difendersi sempre, quindi il comitato per resistere le manifestazioni che faremo, adesso da questa riunione per far sentire la solidarietà ai lavoratori agli operai e agli intellettuali in galera, tra gli intellettuali in galera uscito da poco ce ne uno che è un professore universitario Saibaba si chiama che è sulla sedia a rotelle, invalido al 90%, arrestato mentre usciva dall’università lo hanno preso di forza lo hanno infilato dentro un furgono senza dire chi erano e il perché lo hanno portato via, “lei è arrestato“  perché all’università professore d’inglese diceva,  come  diceva Ajit, :  non può essere più in questo paese c’è  troppa repressione ………………. Gli studenti si debbono ribellare….. e quello che dice il papa ora:  “Fate casino ma fatelo organizzato” finalmente qualcuno lo dice  il papa ai giovani in sud America ha detto “fate casino ma fatelo organizzato”  noi questo vogliamo fare che quando colpiamo dobbiamo colpire per come si deve, quindi faremo queste serie di iniziative e in particolare per questa storia degli indiani e per la bellissima manifestazione, guardate che noi le manifestazioni le sudiamo e non solo per il caldo, come sapete, questa manifestazione a Roma ci proviamo a farla da anni,  e nessuno di tutti quelli che sono a Roma rivoluzionari  ci ha dato mai conto, si mettono le maschere o non si mettono le maschere, però muti su questa cosa, pare che solo gli operai dello Slai Cobas e qualche altro,  Finalmente ci siamo riusciti con il sindacato USI che insieme a noi ha indetto lo sciopero delle donne,   oggi per la prima volta in Italia, che avrà una risonanza mondiale,  davanti all’Ambasciata Indiana ci sarà la manifestazione , non sappiamo come andrà, il fatto è simbolicamente importante, non era mai successo, abbiamo fatto un bliz una volta all’ambasciata, le donne hanno fatto un bliz all’ambasciata indiana nel 06 luglio  2013per attaccare uno striscione e si sono presi quasi a bastonate con due militari che c’erano davanti l’ambasciata che si spaventavano anche a toccarli “lei non lo può mettere, chiamo la polizia”.
Quindi abbiamo una serie d’iniziative che organizzeremo meglio da settembre -  con lo slogan salutiamo i  compagni della manifestazione di Roma
 IL PROLETARIATO NON HA NAZIONE INTERNAZIONALISMO RIVOLUZIONE!

Scambio di saluti dall’assemblea di Palermo alla manifestazione di Roma
Con il Rappresentante del Comitato Internazionale romano al telefono  -
NELLA GIORNATA DI OGGI CERCHIAMO DI UNIRE QUESTE ENERGIE DA PALERMO A ROMA PER LA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA AL POPOLO INDIANO, NOI ABBIAMO LA FORTUNA DI AVERE L’AMBASCIATA QUI A ROMA CERCHEREMO DI RENDERE AL MEGLIO L’INIZIATIVA QUI E PENSIAMO ANCHE ALL’IMPATTO IMPORTANTE PER L’INDIA COME IMPATTO MEDIATICO, è CHIARO CHE L’INIZIATIVA DI PALERMO ci rende più forti anche qui.” 

applausi per le iniziative in diretta

Conclusioni:

Oggi  la cosa più importante è quella che stiamo facendo a Roma, le cose importanti sono quelle che insieme a queste faremo quelle che ho detto e annunciato, ma quello che ci da il senso vero della legittimità nostra a fare qualsiasi cosa, noi lavoratori siamo legittimati a prendere le armi i bastoni e altro, perché se voi immaginate, come molti di voi,  quando è successo hanno immaginato, che Crocetta fosse diverso, oggi l’abbiamo sempre detto e abbiamo fatto anche le manifestazioni. Quello che è successo è emblematico, cioè il potere è corrotto, il potere è corrotto dagli altissimi livelli cioè i grandi capi delle banche a livello mondiale, dalla banca americana Morgan (?) che è fallita, gente che sta pagando miliardi per restituirli,  a scendere a scendere fino all’ultimo cretino,  Comune di  Palermo, Regione ecc. e ogni giorno aprendo il giornale,  presidente della Regione e altro, questa corruzione è la corruzione della società in cui viviamo capitalistica, e questo ci da la legittimità di fare quello che vogliamo, ti dicono: però se tu prendi il bastone ti arrestano può essere, può essere dipende da come lo prendi, dipende in quale contesto. Il problema è che siamo legittimati a farlo, questa legittimazione la dobbiamo  incarnare vero, qualsiasi cosa facciamo
-    quando occupiamo i palazzi ci chiedono qual è il problema? Che non c’è il lavoro, certo che il palazzo è mio…., perché come abbiamo visto nell’ultimo incontro che doveva essere con Crocetta, tutti  stravaccati nei divani…………. I palazzi sono nostri e loro sono tutti Abusivi   -
Noi abbiamo la legittimità incarnarla fino in fondo questa lotta dicendo:  CHE RIBELLARSI È GIUSTO E NECESSARIO, e questa cosa tanto più la diremo tanto più diventerà forte quanto più la sentiranno sempre più,  fino a quando, non solo gli altri come noi che devono lottare nel nostro paese, ma anche nel mondo, che questo grido veramente forte raggiunga con una cosa di sostanza che si senta davvero nel mondo anche i compagni indiani che non avranno bisogno del nostro comunicato ma lo leggeranno probabilmente sui giornali ufficiali.
 Due parole su Crocetta -  ho già detto che ci è capitato, non è un male anzi spesso è un bene perché smaschera quello che succede, ma anche per la vertenza specifica spesso avere un tecnico avere un commissario straordinario è molto più favorevole che avere il politico che si deve gestire le clientele ed ha la testa costantemente ad altre cose, il tecnico che arriva o il commissario straordinario nell’immediato devono sbrigare le faccende che gli camminano davanti, e quindi, a noi è successo quando   al Comune di Palermo noi eravamo dipendenti del Comune, e andava meglio molto meglio di quando c’è il politico, perché il politico ha sempre un interesse clientelare, e quindi la vertenza dei lavoratori è un fastidio, come diceva qualcuno - ogni vertenza è una camurria, ma che vogliono, ma che vogliono questi….. – invece il Commissario Straordinario è li perché si deve guadagnare il pane, perché deve dimostrare che sta lavorando per quella cosa specifica è pagato solo per quello e sbriga le faccende, nel frattempo vediamo cosa succede.

Viva la guerra popolare in India
Viva noi e la solidarietà internazionale.






pc 17 luglio - Treviso combattere razzismo e fascismo di Stato e 'di massa'

Violenze e incendi contro i rifugiati a Treviso

Un manipolo di luridi razzisti sostenuti dalle carogne fasciste di Forza Nuova aggrediscono i rifugiati, il porco governatore Zaia dice anzi che hanno ragione.

Hanno aggredito un operatore e poi danneggiato un appartamento che avrebbe dovuto ospitare alcuni rifugiati. Alcuni 'bravi cittadini 'di Treviso, spalleggiati da Forza Nuova e dal governatore del Veneto Luca Zaia si sono così resi protagonisti di una disgustosa manifestazione di violenza razzista

ANCHE UN ROGO CONTRO I PROFUGHI
La protesta dei residenti di via Legnago, a Quinto di Treviso, si è trasformata in una violenta aggressione nella notte di mercoledì, quando un gruppo di persone ha aperto un alloggio destinato ai richiedenti asilo portando fuori letti e televisori e dandogli fuoco.

pc 17 luglio - Il presidio all'ambasciata Indiana a Roma: Libertà per il compagno Ajith e tutti i prigionieri politici in India! Stop Green Hunt!










pc 17 luglio - ANCHE L'MFPR AL SIT-IN ALL'AMBASCIATA INDIANA A ROMA

16 luglio a Roma, sit-in all'ambasciata indiana contro torture e violenza sessuale sulle prigioniere politiche in India, per la libertà di tutti prigionieri politicii!

Contro tortura e violenza sessuale sulle prigioniere politiche in India
Libertà per tutti i prigionieri politici!
Sosteniamo la guerra popolare in India
Scateniamo la furia delle donne come forza poderosa per la rivoluzione!

Donne arrestate con l'accusa di essere naxalite. La loro colpa? Quella di essersi ribellate al sistema sociale che le sfrutta e opprime.
Con l’accusa di maoismo, moltissime donne in India vengono accusate di sostenere la più grande guerra di popolo della storia moderna, in un paese, l’India, che ha fama di essere “la più grande democrazia del mondo”. Una “democrazia” che scatena contro il suo popolo una feroce repressione, fatta di rapimenti, stupri e torture nelle carceri, uccisioni e negazione dei più elementari diritti alla libera espressione. Una democrazia, sostenuta da tutti i paesi imperialisti come il nostro, che con il suo job act antioperaio, le deportazioni forzate, lo sfruttamento e la svendita delle risorse del paese alle multinazionali indiane e straniere, riforma il suo intero apparato repressivo: esercito, aviazione, polizia, bande paramilitari.
Una “democrazia” che attacca non solo la “minaccia naxalita”, ma tutti movimenti che si oppongono alla sua politica e che resistono all’operazione ‘Green Hunt’, così come gli intellettuali democratici, gli attivisti dei diritti umani e ogni voce di dissenso che si faccia sentire, per fare tabula rasa intorno ai movimenti popolari e alla guerra popolare guidata dai maoisti.
Con l’appoggio di tutti i paesi imperialisti, compresa l’Italia, la “democrazia” Indiana attacca le popolazioni adivasi che vivono sui territori ricchi di risorse naturali e dove più forte è la guerra popolare, per soffocare sul nascere il nuovo potere popolare.
Con l’appoggio di tutti i paesi imperialisti, compresa l’Italia, la “democrazia” Indiana, perpetua e copre violenze e atrocità contro i tribali e in particolar modo contro le donne adivasi, che sono in prima linea nella guerra popolare.

Incatenate mani e piedi, anche durante la gravidanza e il parto, prese a bastonate, stuprate in carcere e nelle stazioni di polizia, fino a farne fuoriuscire l’utero dal corpo, il sangue dalle urine, scosse elettriche sulle piante dei piedi, diventati neri. Impiccate, impalate, stuprate, uccise...
Così sono trattate le donne ribelli nella più grande “democrazia del mondo”, con la complicità dell’imperialismo nostrano.

 
Ma noi non siamo complici, noi non stiamo zitte!

Il 16 luglio a Roma abbiamo portato la denuncia e la mobilitazione davanti all’ambasciata indiana per dire:
Basta con le torture e le violenze sessuali sulle prigioniere politiche in India!

Libertà di tutti i prigionieri politici!

Sosteniamo la guerra popolare in India!

Scateniamo la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione!

MFPR Italia

pc 17 luglio - Un ponte di Solidarietà coi Prigionieri Politici in India: in concomitanza col presidio all'ambasciata di Roma presidio al consolato di Milano

pc 17 luglio - E' il moderno fascismo di Stato e di governo il nemico principale - il caso di Pavia insegna

La strategia dell’esagerazione della questura: foglio di via per corteo antifascista a Pavia

chiudere_cpiIn questi giorni abbiamo appreso che a un compagno di Bergamo è arrivato un foglio di via da Pavia della durata di tre anni in seguito ai fatti avvenuti il 7 febbraio, giorno in cui scendemmo in strada per opporci  alla presenza in città di una cinquantina di fascisti di Casa Pound accorsi da molte città vicine per una manifestazione regionale, a sole due settimane di distanza dall’agguato squadrista al csa Dordoni di Cremona in cui Emilio rimase gravemente ferito.
Quel pomeriggio  una piazza determinata e compatta, unita dal comune ripudio verso coloro che predicano odio e violenza contro il diverso, decise di muoversi e sfilò per le vie del centro cittadino, nonostante assurde prescrizioni imposte dalla Questura di Pavia, dando una forte risposta a tutti coloro che volevano far passare sotto silenzio il fatto che gli aggressori di Emilio erano in città e tacere la complicità delle istituzioni. Tra gli antifascisti accorsi, ce n’erano anche molti di fuori Pavia e tra questi il compagno colpito da questa misura repressiva che negli anni abbiamo ben imparato a conoscere.
A lui va il nostro ringraziamento per esserci stato quel giorno e la nostra massima solidarietà.
Questa misura repressiva, del tutto iniqua e gratuita visto come si svolse quella giornata, non fa altro che mettere ancor più in evidenza la volontà delle Istituzioni, in particolare della Questura, di ridurre l’antifascismo a una questione di ordine pubblico e di spianare la strada ai neofascisti, con le manganellate come accaduto proprio lo scorso 7 febbraio o con provvedimenti repressivi come avviene oggi. I sinceri antifascisti, pavesi e non, si oppongono all’infiltrazione strisciante dei neofascisti in città sia con la pratica quotidiana che con piazze determinate e non pacificate come quella voluta dal PD il 7 febbraio. Continueremo nella pratica antifascista nonostante denunce, fogli di via o manganelli.
L’antifascismo non si processa
Chiudere la sede di Casapound

pc 17 luglio - Provocazione fascista a Lucca - massima solidarietà

Lucca. Provocazione fascista nella sede delle realtà di movimento

altRiportiamo il comunicato dei compagni e delle compagne lucchesi in merito ai fatti accaduti due notti fa che hanno visto la storica sede delle realtà locali di movimento colpita dalle scorrerie dei provocatori fascisti. A breve sul profilo di Torpedo Lucca e di altre realtà di lotta lucchesi saranno forniti maggiori dettagli sulla mobilitazione antifascista per sabato 25 chiamata a produrre la giusta risposta al vigliacco gesto dei fascisti. Solidarietà alle realtà antagoniste lucchesi, No Pasaran.

Nella notte di mercoledì 15 luglio alcuni ignoti fascisti si sono introdotti all'interno della stanza affidata in gestione all'associazione Idefix sfondando la finestra sul balcone. Dopo aver imbrattato e distrutto quello che hanno trovato, hanno tentato di appiccare fuoco alla struttura, senza fortunatamente riuscirci.
Lo spazio, situato all'interno della scuola media di Sant'Anna, è un luogo storico dei movimenti lucchesi, e attualmente luogo di ritrovo e aggregazione per i collettivi studenteschi e non solo. Svastiche, offese, scritte sui muri e il furto di bandiere antifasciste ci lasciano pochi dubbi sulla matrice politica dell'infame gesto. Nella struttura di proprietà comunale si ritrovano anche il Gruppo Speleologico Lucchese e il Consorzio Tassisti Lucchesi ed è solo fortuna se l'incendio non si è propagato.
Ancora una volta i fascisti, con metodi pseudo mafiosi, cercano di fermare chi in questa città pratica auto-organizzazione e lotta per far fronte alla crisi sul territorio. Questo è difatti l'ennesimo tentativo che corona un clima di tensione fatto di agguati, minacce personali e scritte intimidatorie.
Non sarà l'ennesima vigliaccata a fermarci.