sabato 4 luglio 2015

pc 4 luglio - ANCHE A TARANTO I MIGRANTI COMINCIANO AD ORGANIZZARSI, CON LO SLAI COBAS SC

Solo la denuncia delle condizioni in cui stanno i migranti al PalaRicciardi e la mobilitazione diretta del personale volontario, degli stessi migranti, di alcuni consiglieri comunali, e recentemente dello Slai cobas ha permesso che alcune richieste di miglioramento immediato delle condizioni di alloggio siano state esaurite (wife, reti e materassi...), ma ad altre richieste immediate tuttora non vi è stata risposta (es. servizio medico), e soprattutto restano assolutamente non dignitose le condizioni di alloggio non solo al PalaRicciardi e strutture similari, ma anche è molto grave la sistemazione dei minorenni ai tamburi, in una ex scuola fatiscente sita nella zona-parcheggio, in cui già vi erano molte denunce per la presenza di amianto.
Tenere ragazzi in un ambiente malsano, a rischio salute è un crimine! Il Prefetto di Taranto, il Comune, non possono sistemare i migranti come se fossero dei pacchi!
Al PalaRicciardi, in cui vi sono donne incinta, bambini di pochi mesi, il caldo in questo periodo è insopportabile, come gli insetti. Se hanno alcuni mali, per esempio ai denti, devono aspettare giorni prima che la Asl mandi un medico.
Così come restano irrisolte le problematiche relative a permessi di soggiorno, documenti di identità, ecc. 
I permessi di soggiorno anche quando vengono dati non permettono ai migranti di andare neanche in altre città in Italia, e meno che mai in altri paesi.
Molti dei migranti che sono nelle strutture a Taranto vorrebbero rimanere in Italia, per lavorare o studiare, ma con quel permesso di soggiorno temporaneo sono come "incarcerati" nelle strutture di Taranto - nonostante qui dovrebbero stare per sole 72 ore e invece alcuni stanno da 8/9 mesi!
Ma cercare lavoro è di fatto impedito anche da un'assurda situazione esistente per 150 migranti alloggiati al Bel sit, a Talsano, che non possono avere la carta di identità perchè la Salam che gestisce il centro non sarebbe regolarmente autorizzata - eppure continua a gestire tanti migranti, e quindi delle due l'una: o non è regolare, ma allora non doveva avere la convenzione e non deve continua a gestire sotto gli occhi di prefetto e sindaco o lo potrebbe essere ma si lascia marcire da mesi una situazione vergognosa e assurda. 

QUESTA CONDIZIONE DEVE URGENTEMENTE CAMBIARE.
SE PREFETTO E COMUNE NON RISPONDONO, LO SLAI COBAS CHIAMA I MIGRANTI A MOBILITARSI DIRETTAMENTE

RICHIESTE URGENTI:
- corrispondere a tutti i migranti il pocket money quotidiano previsto – senza, significa tenerli in una condizione di dipendenza assoluta;
- dotare le strutture di una postazione sanitaria fissa – tenendo conto che vi sono donne in cinta e bambini anche di pochi mesi, o migranti bisognosi di cure mediche.

NELLO STESSO TEMPO OCCORRE PREDISPORRE CONDIZIONI DI ACCOGLIENZA E ASSISTENZA PIU' DURATURE – tenendo conto che molti migranti restano a Taranto anche per mesi:
-  che vengano utilizzate le palazzine della Marina Militare attrezzate e da tempo vuote, chiediamo per questo un intervento impositivo del Prefetto a fronte dell'emergenza e di problemi di ordine pubblico;
-  che l'assistenza venga sottratta ad associazioni equivoche e personaggi che vogliono speculare anche sulla sofferenza di uomini, donne; l'assistenza sia organizzata, sotto la responsabilità delle Istituzioni locali, impiegando disoccupati, formati allo scopo;
- serve una soluzione generalizzata e urgente: permesso di soggiorno umanitario temporaneo per tutti i migranti, senza distinzione tra richiedenti asilo perchè provenienti da zone di guerra e chi è scappato dal proprio paese per non morire di miseria; un permesso che consenta ai migranti che vogliono di andare in altri paesi - come accadde proprio nella nostra provincia, a Manduria, nell'aprile del 2011. 
- il rilascio della Carta d'Identità, per cui stanno trovando molte e varie difficoltà – nonostante che i migranti di bel sit hanno nella loro maggioranza già il permesso di soggiorno temporaneo, nonché codice fiscale e tessera sanitaria;

pc 4 luglio - Ancora processi a Taranto - decine nell'arco di mesi - ma gli altri sindacati di base o organismi contro la repressione su questo tacciono

ancora processi contro la lotta per il lavoro organizzata dallo slai cobas!

chi nega il lavoro: Stefano, giunta comunale, provincia, regione, padroni, istituzioni
è libero e franco;
chi usa il lavoro come ricatto per far accettare morti sul lavoro e inquinamento, se la cava con niente;
chi dà e promette il lavoro in cambio di voti viene eletto;

chi lotta per un lavoro, un reddito una casa, un diritto viene processato e spesso condannato!

Non lo accetteremo mai e non ci intimidirete mai!
7 luglio ore 18 assemblea solidale sede slai cobas taranto 

slai cobas per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com
via rintone 22 taranto info 347-5301704

http://tarantocontro.blogspot.com

pc 4 luglio - La risposta di classe al nuovo decreto del governo Renzi all'Ilva Taranto è solo quella dello slai cobas per il sindacato di classe - martedì ore 18 sede slai cobas sc ilva/appalto Taranto

Adesso l'8° decreto del governo Renzi a favore solo dell'Ilva ?

Con questo ennesimo decreto il governo vuole tenere in piedi solo gli impianti, per fare comunque la produzione, senza  sicurezza, mettendo a rischio nuove vite di operai.
Le fabbriche vanno avanti con il lavoro degli operai - questo viene CANCELLATO!
E quindi vengono prima gli operai, che devono essere difesi nella salute e nel lavoro!
Il vero decreto non è stato ancora fatto e non si vuole fare!
I sindacati in Ilva sono su questo pietosi, chiedono incontri, o "tavoli" al governo - come ha detto la Camusso (che viene a Taranto soloper presentare un libro, non quando muore un operaio...), ma non propongono nulla. 
Serve un decreto operaio che salvaguardi prima di tutto il lavoro, il risanamento, le bonifiche.
Questo decreto gli operai e i cittadini lo devono imporre con una dura lotta, bloccando la fabbrica - che proprio padroni e governo stanno portando alla chiusura, non risanando gli impianti, non rispettando neanche l'AIA.
L'Altoforno che uccide va fermato, ma il posto di lavoro va salvaguardato.
Gli stessi operai Ilva e appalto possono fare il risanamento degli impianti.

pc 4 luglio - Farebbe bene la Camusso a mandare ispettori in tutte le sedi, da Torino a Bari, passando per Roma e Napoli...


Cgil, Camusso manda ispettori nella sede di Milano: sospetti sui fondi

Lunga e calda s’annuncia l’estate della Cgil a Milano. Dopo aver «visitato» la Camera del Lavoro, gli ispettori da Roma sono tornati in città, questa volta per verificare la contabilità […]



Lunga e calda s’annuncia l’estate della Cgil a Milano. Dopo aver «visitato» la Camera del Lavoro, gli ispettori da Roma sono tornati in città, questa volta per verificare la contabilità dello Spi, il sindacato pensionati. Perché? La versione ufficiale è contenuta in una nota diramata dalla segreteria nazionale dieci giorni fa, alla quale (interpellati) non aggiungono nulla: è routine, nessun evento straordinario. «Da sempre la Cgil tutela e vigila su trasparenza e corretta gestione amministrativa delle proprie strutture (…) grazie ad una attività ispettiva che si svolge regolarmente». L’appunto poi spiega che nel caso in cui vengano riscontrati errori «scatta la prescrizione a correggere»; se nel rapporto conclusivo si evidenziassero invece «comportamenti di carattere doloso, i responsabili incorrono senza eccezione alcuna nelle sanzioni disciplinari». È un testo anodino, ma proprio per questo appare severo o quanto meno poco empatico con i dirigenti milanesi. Con i quali non c’è mai stata sintonia.
Non è un mistero, anzi è uno scontro decennale e aperto. Tra la segreteria nazionale e regionale da una parte e quella cittadina dall’altra, c’è tradizionalmente una divergenza. Innanzitutto politica, col tempo anche personale. Ora che il segretario generale è Susanna Camusso, già alla guida della Cgil Lombardia, dicono alla Camera del Lavoro che il conflitto si è allargato anche sull’asse Roma-Milano.
Dicono, da più parti, anche altre cose, non facilmente verificabili. Per esempio che ci sia stata una «soffiata» con la denuncia di presunti ammanchi di cassa tanto alla Camera del Lavoro quanto allo Spi. Dicono che questi buchi siano stati giustificati con finanziamenti, si suppone non trasparenti, alle campagne elettorali dei dirigenti locali che hanno fatto (anche in questo caso secondo tradizione) il salto dal sindacato alla politica. E in questi anni sono stati tanti, da Antonio Panzeri, europarlamentare, a Giorgio Roilo, senatore, a Onorio Rosati, consigliere regionale.
Tutto da dimostrare. Nell’attesa della relazione degli ispettori sale, però, una temperatura da ebollizione, e aleggia un’aria da resa dei conti con possibili capitomboli e uscite di scena.
Il segretario generale della Camera del Lavoro, Graziano Gorla, è come sempre cordiale, ma non nasconde un certo nervosismo per le chiacchiere che girano attorno alla cassa: «Tante illazioni per normali ispezioni da Statuto. Ammanchi non ce ne sono», scandisce. Vero è che il responsabile dell’amministrazione (il tesoriere, ndr ) proprio di recente è stato sospeso: «Ho dato l’incarico a un’altra persona – spiega Gorla – con l’idea di promuovere il cambiamento». Brutto segno anche che alla Conferenza di organizzazione oggi a Milano arrivi un «emissario» della segreteria nazionale. Non è un ortodosso camussiano, ma qualcuno lo interpreta come un segnale verso il «commissariamento». Potrebbe intervenire direttamente Camusso in questa disputa. Non lo farebbe, dicono ancora, perché non è nel ruolo del segretario generale delegittimare la propria stessa struttura. Da Roma, allora, la linea è il silenzio e la parola (scritta) agli ispettori. Pessimo clima, però. Che dà occasioni a dispute personali, a ricatti, a tentativi di infangare nemici. Di qui a vent’anni fa, perché i controllori stanno sfogliano i libri indietro fino al ‘94.
Onorio Rosati, già segretario della Camera del Lavoro dal 2006 al 2013 e oggiconsigliere regionale pd, s’è sentito chiamato in causa sui giornali e «smentisco categoricamente ogni illazione». Del resto, fa notare, «se fossero state avviate indagini amministrative su di me, sarei stato chiamato». Così non è stato. A coinvolgerlo sono state solo non meglio identificate «voci», forse «sassolini nelle scarpe che qualcuno ha voluto togliersi…». Sembra che ai dubbi amministrativi si sia sommata una vecchia questione politica. «La sede per discutere non è l’ispezione – risponde – ma il direttivo nazionale». Rosati chiede allora che «quando ci sarà il verbale degli ispettori, venga reso pubblico». E si diradi questa cappa di sospetti.

pc 4 luglio - Protesta di 7 operai saliti sul carroponte nella fabbrica Marcegaglia di Milano.


 Nella fabbrica Marcegaglia di viale Sarca a Milano ieri mattina sette operai hanno attuato una protesta ad oltranza contro la direzione aziendale salendo sul carroponte della campata sopra l’unica linea […]


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 Nella fabbrica Marcegaglia di viale Sarca a Milano ieri mattina sette operai hanno attuato una protesta ad oltranza contro la direzione aziendale salendo sul carroponte della campata sopra l’unica linea di produzione in funzione in questi giorni, bloccando così il lavoro degli impianti sottostanti che lavorano prodotti in acciaio per l’edilizia industriale come pannelli coibentati e profilati vari. I sette operai determinati nell’iniziativa, protestano contro la decisione dell’azienda di licenziarli se non accetteranno il trasferimento nella fabbrica di Pozzolo Formigaro in provincia di Alessandria a circa 100 km. di distanza da Milano, poiché la fabbrica di Milano chiuderà a fine luglio secondo i piani aziendali.

Abbiamo fatto ad uno dei sette operai, Massimiliano, alcune domande per capire bene la situazione attuale giunti al secondo giorno di protesta.

Perché avete deciso questa forma di protesta così dura a pochi giorni dalla chiusura totale della fabbrica?                                                   Più di un anno fa abbiamo cominciato una lotta contro la decisione presa dalla famiglia Marcegaglia di chiudere lo stabilimento di Milano per cali di commesse di lavoro. I nostri scioperi, le diverse manifestazioni, i blocchi stradali e i numerosi incontri istituzionali sia a livello cittadino che ministeriale non sono serviti a modificare le intenzioni per impedirne la chiusura. Ora siamo costretti ad agire in questo modo, noi sette siamo stati minacciati di licenziamento perché sin dall’inizio abbiamo sempre rifiutato di accettare l’ imposizione aziendale di fare tutti i giorni  200 km di strada tra andata e ritorno per andare a lavorare nella fabbrica di Pozzolo Formigaro.

Ma l’anno scorso non era stato siglato un accordo sindacale che stabiliva la ricollocazione di tutte le maestranze?     
Esattamente a giugno 2014 hanno firmato l’accordo i delegati della Fim  e della Uilm con i rispettivi funzionari sindacali Cisl e Uil  e con il voto a favore di un solo delegato della Fiom asservito all’azienda poi espulso dalla Fiom, ma il sottoscritto come delegato della Fiom e la Fiom stessa, non essendo assolutamente d’accordo e supportato da diversi colleghi non abbiamo siglato l’accordo.
Con questo accordo circa cinquanta operai hanno dovuto accettare il trasferimento quotidiano a Pozzolo per paura di essere licenziati e il timore di non poter trovare un domani un altro posto di lavoro per via della crisi e dell’età sopra i cinquant’anni. Altri per mezzo di incentivi vari, si sono licenziati ed altri ancora sono andati in pensione.

Quali sono le vostre richieste con questa iniziativa?
Chiediamo di non essere licenziati ma ricollocati nelle altre fabbriche del gruppo Marcegaglia come nei siti produttivi di Corsico (MI), Lomagna (LC) e Boltiere (BG) dove sappiamo bene che c’è sicuramente posto per noi, visto e considerato che in queste fabbriche attualmente si fanno straordinari e perché nei prossimi mesi diversi operai andranno in pensione, lasciando liberi dei posti di lavoro da rimpiazzare. Ma l’azienda resiste, non vuole ricollocarci nelle altre fabbriche prima citate perché vuole punirci per aver rifiutato di il trasferimento a Pozzolo e perché siamo i più combattivi. Se non vi sarà il ricollocamento rischiamo il licenziamento perché il periodo di cassa integrazione straordinaria a rotazione si è dimezzato da due anni a un anno per via delle nuova riforma del lavoro di Renzi.

Ci sono stati incontri in questi due giorni con i dirigenti aziendali per risolvere la situazione?
Sì, sia ieri che oggi ci sono stati tre incontri in Prefettura a Milano ma andati a vuoto per la mancanza della rappresentanza aziendale. L’azienda vuole come condizione per presentarsi al tavolo della prefettura la fine della nostra protesta, cioè vuole a tutti i costi che scendiamo dal carroponte e lasciamo continuare la produzione. Non se ne parla nemmeno, siamo così determinati da stare lassù ad oltranza, almeno finchè non ci sia un impegno scritto da parte aziendale che ci garantisca la nostra ricollocazione nelle altre fabbriche del gruppo. La nostra azione per ora risulta efficace, la produzione dell’unica linea di lavoro è ferma, da là sopra non ci spostiamo.

Il sindacato vi sta appoggiando nella vostra lotta?
Certamente, la Fiom di zona innanzitutto ma anche la Cub. Sono dalla nostra parte, ci sostengono anche loro convinti che ci possano essere le condizioni per essere ricollocati negli altri siti più vicini di proprietà Marcegaglia. In più siamo contenti che iniziano ad arrivare i primi  comunicati di sostegno anche da parte di operai di altre fabbriche.

Conclude Massimiliano con l’invito a tutti coloro che vogliono sostenere la nostra lotta a passare davanti ai cancelli della fabbrica nei prossimi giorni.

Luigi
operai contro

pc 4 luglio - Un appello dal Presidio Permanente NO Borders Ventimiglia

11224275_783788291739353_2123479852217769718_nSabato 20 Giugno migliaia di noi si sono ritrovati a Ventimiglia per sostenere la lotta dei migranti bloccati sugli scogli tra Italia e Francia.
A due settimane di distanza, che cosa è cambiato?
I riflettori mediatici si sono spenti, la nostra presenza è andata scemando, ma per i ragazzi che proseguono la loro protesta non è cambiato niente, se non il livello di esasperazione. Alcuni si sono spostati al centro, sempre più militarizzato, gestito dalla Croce Rossa vicino alla stazione di Ventimiglia, altri continuano nottetempo a tentare la sorte attraversando la frontiera, risalendo a piedi i binari. Nella maggior parte dei casi vengono ripescati in Francia e riaccompagnati illegalmente al confine dove, dopo un buffo teatrino di rimpallo tra le polizie frontaliere, vengono internati o rilasciati senza soldi né biglietti di viaggio. Non è più possibile che un fenomeno come questo, di lungo corso, venga gestito in modo sistematicamente improvvisato ed emergenziale.
Al momento si profila concreta la possibilità di uno sgombero teso a ridurre al silenzio l'ennesima protesta.
Finché esisteranno dei confini ci saranno dei migranti pronti a sfidarli. In questa lotta per la dignità il Presidio “No borders” ha supportato le istanze politiche di chi indietro non torna. Sgomberare il Presidio non cancellerà il problema, semmai lo allontanerà e per breve tempo da questi scogli. Ma i recinti esistono per essere sfondati e, presto o tardi. La loro determinazione vincerà qualsiasi tentativo di blocco.
Ci rivolgiamo quindi a tutte le realtà affinchè supportino la loro lotta che, giorno dopo giorno, diventa sempre più anche la nostra lotta. Infatti, giorno dopo giorno, migranti e solidali diventano sempre più una cosa sola. Raggiungeteci, qui al confine, a presidiare la determinazione di chi non si ferma all'alt delle autorità. Attivatevi nei vostri territori perchè l'attenzione non scemi e perchè questa lotta politica non venga sgomberata e frammentata solo per renderla meno visbile.
Da qui non c'è ne andiamo, indietro non torniamo!

pc 4 luglio - Dopo la Buona Scuola, governo Renzi all'attacco dell'università!


ettiuniDopo aver portato a casa la riforma sull'istruzione media-superiore, il governo Renzi prosegue in sordina con le manovre che concernono le riforme sull’Università. Il tormentone sulla Buona Scuola ha de facto nascosto le mosse silenziose che Giannini, Madia e Governo hanno escogitato nell’ottica della riforma del mondo degli atenei, ma in questi giorni le loro intenzioni vengono a galla nell'impatto di alcune dichiarazioni pubbliche.
Il programma è limpido, e due sono i grandi interventi governativi che si stanno affacciando sui nostri atenei: il primo riguarda la “provenienza territoriale”, una differenziazione gerarchica delle istituzioni accademiche, che comporta una distinzione corporativa tra atenei di serie A e atenei di serie B, tra università di prim’ordine e di secondo ordine.
Il destino è smantellare il valore legale e parificato dei titoli di studio, progettando una distinzione di alore tra titoli conseguiti in atenei che hanno più competenze e importanza e quelli ottenuti in università "inferiori", allungando le distanze tra chi potrà e non potrà permettersi un titolo di alto ranking (le tasse negli atenei di serie A prenderanno il volo? staremo a vedere..), proiettando risorse selettivamente verso le università “di spicco” e allontanando ulteriormente il diritto allo studio e il welfare studentesco ad esso correlato da prestazioni minimamente accettabili.
L’idea è di porre valore sul fattore “prestigio” di università che ne hanno il carico, traducendolo in variabile di selezione per l’accesso a concorsi pubblici e competizioni lavorative, spianando la strada a chi può permettersi l’accesso a università autorevoli e rendendo ancora più inaccessibile la scalata meritocratica a chi non può economicamente accedervi.
Il secondo punto è d'altro canto una macchinazione ancora più diabolica, che altera i sistemi di valutazione del voto della laurea. La prospettiva riformatrice è sostanzialmente un ricalcolo del personale voto di laurea in base alla media generale di facoltà: banalmente, se ti laurei con 110 e lode in un ateneo dove la percentuale di laureati con il tuo stesso voto è del 90%, il tuo punteggio sarà estremamente inferiore rispetto a quello del tuo collega che ha ottenuto il medesimo voto ma in un'università più selettiva, dove solo l'1% dei tuoi colleghi ha raggiunto l'eccellenza.
Questo miserabile meccanismo altera la prospettiva stessa della formazione universitaria: quello universitario, ente il cui compito reale sarebbe quello di promuovere formazione, ricerca e istruzione superiore, diviene fondato su una rincorsa meritocratica alla richiesta di valutazione d’eccellenza,  su una concentrazione al valore del voto, trasformandosi in un diplomificio di laureandi che implorano un credito in più.
La questione diviene ancora più sordida se si pensa all’importanza che viene data alla quantità di voti eccellenti, riponendo nelle mani dei professori universitari il compito ultimo di alzare l’asta delle competenze per pura scematura numerica. Il soggetto baronale assume quindi un’ulteriore importanza e il meccanismo di selezione si circonda di soggetti universitari completamente immersi nella macchina meritocratica, un mondo della formazione di lustrascarpe con lode e di podisti che sgomitano e implorano il 30.
Il futuro dell'università renziana è quindi riassumibile in un tutti contro tutti nella scalata al successo (o forse sarebbe meglio dire, alla promessa di successo..), in una competizione verso un orizzonte che nessuno può definire con certezza quanto a prospettive di vita ma che tutti bramano in mancanza di altre possibilità, in un'illusione in cui fino all’ultimo centesimo studenti e studentesse sgomiteranno nella rincorsa al titolo d’eccellenza. Alle lotte il compito di costruire la risposta!

pc 4 luglio - Cremona, chi precarizza e sfrutta non è il benvenuto! Contestiamo Poletti!

poletti.cremonaIl 6 luglio il ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti sarà ospite della Festa dell'Unità di Cremona; invitato per partecipare ad un incontro dal titolo “RIFORME. Le proposte del PD”.
Il primo dei decreti legge in cui si sta traducendo il Jobs Act approvato dal Governo (primavera 2014) è stato il DL 34/14 che interviene sulla disciplina di: contratti a termine, apprendistato, durc e contratti di solidarietà. Il decreto che prende il nome dal ministro Poletti (ex-presidente di Legacoop, ovvero del gruppo di cui fa parte la Coop, leader della GDO in Italia) non a caso parte occupandosi dei contratti a tempo determinato e dall’apprendistato (e non per esempio del contratto unico o degli ammortizzatori sociali).
Già nel 2013 Renzi, appena eletto, proponeva come soluzione alla crisi economica e alla disoccupazione, l'avvio di una campagna di semplificazione della normativa per facilitare le assunzioni di lavoratori da parte delle imprese. In realtà l’obiettivo del provvedimento, targato Poletti, non è altro che l’aumento ulteriore della precarietà e l’abbassamento dei salari.
Ma come? Seguendo il testo del decreto e ben consapevoli delle condizioni di lavoro che viviamo cerchiamo di fare chiarezza:
- I contratti a termine, in cui non è necessario giustificare le ragioni tecniche o produttive della temporalità del rapporto di lavoro, potranno durare trentasei mesi (e non più dodici)
- Nell’arco di questi tre anni, i contratti potranno essere rinnovati ben cinque volte (e non più una).

pc 4 luglio - Dante Di Nanni e il comandante Visone: dove vivono i partigiani?

altLa notte del 22 giugno, a Torino, un gruppo di ignoti si rende protagonista di un gesto infame e vigliacco. Con il classico favore delle tenebre viene stampato e affisso un volantino con il solo scopo di diffamare la memoria di Dante Di Nanni, eroe della Resistenza caduto a soli diciannove anni al culmine di un’azione antifascista in cui, cuore e fucile alla mano, sebbene gravemente ferito, seppe tenere in scacco per ore un nutrito corpo di camice brune e nere decise ad arrestarlo.
Dante Di Nanni, la storia secondo gli infamiNel volantino non ci si permette soltanto di chiamare Di Nanni “Er Monnezza” ma, con un operazione di revisionismo di bassa lega, viene spacciata una versione alternativa della storia del gappista piemontese, ovviamente con l’intento di sminuire la statura di Dante e di colpire chi, nel suo nome, continua a portare avanti i valori che furono alla base della vittorioso insurrezione popolare del ’45, data a partire dalla quale l’Italia diventa quella repubblica nata dalla Resistenza e, contemporaneamente, il paese in cui il sogno di una reale giustizia sociale diventa un’eredità scomoda, da eliminare dal consesso civile con ogni mezzo necessario.
a.dantedinanniTra i mezzi utilizzati per infangare il nome dei partigiani, infatti, il vergognoso volantino torinese è in buona compagnia: eserciti di storici revisionisti, da moltissimi anni, lavorano con l’unico intento di: 1) ridurre l’epopea partigiana alle imprese di una banda criminale (cfr. Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti, 2005); o, in subordine, di: 2) annacquare il nerbo garibaldino della Resistenza con storie di suore, preti e madri che fanno scudo con il proprio corpo ai loro figli per dare l’idea che il movimento partigiano fosse un affare di tipo nazional-patriottico e non un progetto di matrice social-comunista intenzionato a cambiare l’esistente (cfr. Aldo Cazzullo, Possa il mio sangue servire, 2015).
Tornando al volantino torinese, la mano che merita di ricevere qualunque punizione per aver osato riprodurre le fattezze di Dante con un naso da pagliaccio, si basa su una polemica vecchia e, in modo particolare, su un articolo di Nicola Adduci per “Studi Storici” ripreso nel 2012 da “La Stampa”. Secondo Adduci, Di Nanni non

pc 4 luglio - #MaiConSalvini - In Calabria contestazioni a Lamezia e Crotone, cariche a Catanzaro

  • da infoaut
altDure contestazioni in diverse città della la Calabria per Matteo Salvini, che prosegue il suo tour nella penisola dispensando pillole di razzismo e demagogia in tutte i luoghi dove tenta di prendere parola.

La lunga giornata di mobilitazione lanciata dallo slogan #MaiConSalvini è cominciata nella mattinata di ieri a Lamezia Terme, dove una cinquantina di persone ha indetto un presidio di fronte all'hotel Phelipe con striscioni che recitavano gli slogan “I terroni non dimenticano” e “Meglio una vita da clandestini che un'ora da Salvini”. Contemporaneamente all'interno dell'albergo il segretario leghista teneva un discorso sullo scandalo “Rimborsopoli” in Calabria (che ha coinvolto anche gli alleati della Lega) rimarcando in maniera ipocrita la sua “vergogna di essere italiano” dopo essersi – per anni – riempito la bocca di insulti contro i meridionali e la popolazione calabrese.

Più tardi, verso le 12,30 il leader del Carroccio è giunto al Cara di Isola Capo Rizzuto in compagnia del segretario nazionale del Sap, Gianni Tonelli, al quale è stato però vietato l'ingresso nel centro. Nel

pc 4 luglio - La lotta dei migranti a Ventimiglia continua tra solidarietà e amministrazioni razziste, padroni e commercianti ignobili

Ventimiglia, migrante sale su una gru per protesta

Ventimiglia, migrante sale su una gru per protestaMigranti sugli scogli

Voleva andare a Londra, i mediatori culturali della Croce Rossa lo convincono a scendere
Un migrante a Ventimiglia è salito per protesta su una gru che lavorava in un cantiere nei pressi della stazione ferroviaria, proprio vicino al campo di accoglienza gestito dalla Croce Rossa.
Attualmente nella città di confine restano circa 200 migranti, agli scogli dei Balzi Rossi

Migranti alla stazione di Ventimiglia (Foto Pecoraro)

Via Caffaro solidale, manifestini sui muri contro le proteste anti-profughi

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Nella ex casa di riposo accolti 89 profughi: c'è chi ha protestato ma buona parte dei residenti è con loro
“Via Caffaro, via che accoglie”.  La mobilitazione è partita in rete ma i volantini sono appesi per tutta la via,  attaccati al muro o sulle auto parcheggiate. Al civico 10, un palazzo di 9 piani e 75 appartamenti che ospita da qualche giorno 89 migranti non c’è spazio solo per polemiche e proteste . «Abbiamo già ricevuto centinaia di richieste da parte dei residenti della zona che vogliono dare una mano. C’è chi ha proposto di organizzare una cena di benvenuto e altri che si sono offerti per fare un corso di italiano. Non vogliamo mandarli via - racconta Susanna Neuhold ,  tra i promotori dell’iniziativa che conta più di 150 adesioni - Lo spazio era disponibile perché  non dare un aiuto a

pc 4 luglio - La lotta a Biella dei profughi di fronte alla nuova beffa del governo

La protesta dei profughi davanti alla prefettura. La carta d’identità è una “beffa”: non è valida per l’espatrio

03/07/2015
Le lettere sono arrivate all’inizio della settimana come una condanna, e nessuno di loro ha voluto ritirarle. Come se, il fatto di non aprire la busta, potesse bastare a cambiare il loro destino. Sono 16 i maliani che fra 15 giorni dovranno andare via da Pettinengo, gli stessi che, «supportati» da altrettanti colleghi di sventura (nigeriani, senegalesi e ghanesi) si sono sdraiati sull’asfalto in via Repubblica ieri mattina. Hanno lasciato le loro famiglie al di là del Mediterraneo, molti scacciati dal loro stesso Paese. E ora, l’etichetta di profughi che avevano scelto una volta sbarcati in Italia, andrà sostituita con quella di clandestini. Poche le alternative senza un documento in mano e una frontiera ostile
L’associazione che a Pettinengo ha gestito l’emergenza, uno dei primi casi nel Biellese, è Pacefuturo. «Ora si trovano davanti a un buco normativo che la politica non ha previsto - spiega il presidente Andrea Trivero - Per chi l’asilo politico non l’ha ottenuto, le soluzioni sono pari a zero e il rientro a casa non è così scontato. Nel Nord del Mali c’è la guerra, nel Sud c’è la povertà. Sarebbero disposti ad andare in Marocco dove c’è lavoro, ma non hanno un visto o un lasciapassare. Qualcuno di loro ha perfino la carta di identità rilasciata dalla Questura fino al 2025. Quasi una beffa: non è valida per l’espatrio».

pc 4 luglio - Partito e vita interna... da Pillole comuniste 2

Nella vita di Partito e nella costruzione di esso 
è deleterio occuparsi troppo della vita interna;
si finisce in una gabbia di 'topi' o di 'matti'.
Il Partito si deve occupare sempre e comunque delle masse e della lotta politica rivoluzionaria 'all'esterno' 
per dare la giusta dimensione alla lotta all'interno, LIA (lotta ideologica attiva) e 
L2L (lotta tra le due linee)

da Pillole comuniste - 2
3-9-2013

venerdì 3 luglio 2015

pc 3 luglio - IN MERITO ALLA CAMPAGNA INTERNAZIONALE A SOSTEGNO DELLA GUERRA POPOLARE E DEI PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA!

Stamattina all'università di Palermo c'è stato un primo volantinaggio di informazione fra gli studenti, in merito alla Guerra Popolare in India ed ai prigionieri politici ed alla campagna internazionale a sostegno di essa!!!


Si è distribuito un volantino ed appese delle locandine per informare, sensibilizzare e tentare di mobilitare studenti e professori, affinché ci sia una partecipazione attiva alla questione, che di per sé è molto grave!

Come sappiamo la repressione del governo fascista di Modi ha colpito anche le città, dove in una metropoli come New Delhi, il professore Saibaba è stato incarcerato per aver "simpatizzato" a favore della Guerra Popolare, portata avanti dal Partito Comunista dell'India (Maoista), e da notizie recenti (come si evince anche da post precedenti) è stato concesso a Saibaba una libertà provvisoria per 3 mesi, per questioni di salute, al ché vogliamo e gridiamo a gran voce la SCARCERAZIONE TOTALE.

Altro punto fondamentale è la scarcerazione di tutti i prigionieri politici, come Ajith, un intellettuale, accusato anch'esso di essere in legame col pensiero maoista e quindi ritenuto un terrorista!!!

Ma per la "piu grande" sedicente "democrazia del mondo", è tra le più grandi contraddizioni arrestare professori ed intellettuali che esprimono il proprio pensiero, qualificandole nella sostanza dei fatti, come azioni  repressive fasciste!!!

Ovviamente questo modo di agire, da parte del governo indiano, è legato al suo modo di aver il controllo sulla popolazione, opprimendola e sfruttandola e di conseguenza, qualsiasi azione o pensiero che sia rivolto alla cancellazione delle diseguaglianze viene incriminato!!


Per tanto bisogna sostenere la Guerra Popolare che è attualmente in vita in India e si adopera per quanto detto sopra!!

VIVA LA GUERRA POPOLARE IN INDIA!
LIBERTA' TOTALE PER SAIBABA!
LIVBERTA' IMMEDIATA PER IL COMPAGNO AJITH!
LIBERTA' PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI!

pc 3 luglio - GRECIA: i padroni tra i più ricchi del mondo usano la legge fascista e le minacce per non pagare nemmeno un centesimo di questa crisi

Nel caos generale sulle notizie dalla Grecia, che di proposito vogliono ingenerare confusione e paura, alla vigilia del referendum alcune notizie servono a chiarire chi attacca di fatto le masse greche, le uniche che pagano la “crisi”.
Questa notizia che pubblichiamo è stata riportata qui e là da diversi quotidiani, in questo caso riportiamo quella tratta dal quotidiano di Confindustria, il Sole 24 Ore di ieri: si tratta del fatto che gli armatori, i padroni delle flotte mercantili, non pagano le tasse e fanno capire quanto peso hanno i padroni, e i loro governi, su tutta la “trattativa” in corso.

Ecco chi sono i tre Paperoni greci più ricchi (e perché non pagano tasse)
Mentre il Paese è stremato, i ricchi armatori ellenici continuano a macinare profitti a palate. Quasi tutti esentasse, alla faccia di Tsipras. Ecco chi sono e come fanno
1. Philip Niarchos (61 anni): patrimonio di 11.500 milioni di dollari
2. Spiro J. Latsis (69 anni): patrimonio di 11.400 milioni di dollari
3. Vardis Vardinoyannis (82 anni): patrimonio di 9.100 milioni di dollari

La fortuna degli oligarchi greci si deve a una famigerata e indistruttibile norma costituzionale del 1967 (l'anno del colpo di stato dei colonnelli), [guarda caso questa legge nessun governo la riesce ad abolire!ndr] che permette ai proprietari di navi di non pagare tasse sui profitti generati all'estero. Una manna, tanto che tra il 2000 e il 2010 sono stati trasferiti oltreconfine 140 miliardi di utili degli armatori, pari al 43% del debito pubblico greco, senza che venisse pagato un solo euro al malconcio Fisco ellenico. Tsipras aveva minacciato una patrimoniale, ma gli oligarchi [cioè i padroni e tutti i loro sostenitori, ndr] hanno risposto senza scomporsi che sarebbero fuggiti all'estero con le loro attività, lasciando a piedi 250mila lavoratori greci (e mandando in fumo il 7% del Pil). Così non se ne è fatto nulla. E i ricchi greci continuano a vivere esentasse o quasi, pur con il loro Paese in default.
***
Ma come fanno a essere così ricchi, questi armatori greci, con Atene che si ritrova sul lastrico? Come fa la devastata Grecia ad avere la flotta mercantile più potente al mondo, dopo aver sorpassato quella giapponese nel 2013, in piena crisi?

Aggiungiamo che durante la trattativa, come riporta sempre il Sole 24 ore di oggi, “In particolare Atene aveva proposto di aumentare le imposte societarie dal 26 al 29% dal 2016 mentre i creditori chiedevano che l'aliquota venisse ridotta di un punto al 28% e che il prelievo speciale una tantum del 12% previsto per il 2015 per le società che hanno utili superiori ai 500mila euro venisse abolito.”

pc 3 luglio - Se Roma è "la fogna" di Mafia Capitale, la Milano di Expo non è da meno


Fisco: frode da un milione, il Pm chiede il processo per Diana Bracco
La presidente di Expo 2015 è indagata come numero uno del consiglio di amministrazione di Bracco Spa: potrebbe essere processata per evasione fiscale e appropriazione indebita


02 luglio 2015 



MILANO - Il pm di Milano Giordano Baggio ha chiesto il rinvio a giudizio di Diana Bracco, presidente di Expo 2015 Spa e commissario generale per il Padiglione Italia, accusata di un'evasione fiscale da oltre un milione di euro. Bracco è indagata in qualità di numero uno del cda della Bracco Spa. Nei prossimi giorni verrà fissata l'udienza preliminare. L'imprenditrice è indagata per evasione fiscale e appropriazione indebita: l'indagine è stata chiusa ed è stato effettuato un sequestro da circa 1 milione di euro. L'ipotesi è che le fatture false siano servite in relazione a lavori su case private e

pc 3 luglio - Per la classe operaia, la rivoluzione é ancora da fare... per questo serve il Partito per una Nuova Resistenza

...il capitalismo con il suo sviluppo non ha fatto 
altro che portare alle estreme conseguenze la sua 
contraddizione principale: il lavoro sempre più 
sociale in contrasto con l'appropriazione sempre 
più individuale.

La contraddizione va superata se non si vuol 
vedere andare in rovina tutta la società; perchè, 
da questo contrasto scaturiscono le guerre 
imperialiste, la miseria, la distruzione e tutte 
le lotte di classe nella società. 
La lotta della classe operaia, con tutti gli 
sfruttati, rappresenta la rivolta del lavoro 
sociale contro l'appropriazione individuale in 
modo che anche l'appropriazione diventi sociale, 
a beneficio di tutti.

Quando in l'italia, nel dopoguerra, esplosero 
tutte le contraddizioni e si crearono tutte le 
condizioni per portare la classe operaia al 
potere, i socialisti non capirono nulla, 
i dirigenti, pur parlando di socialismo, 
di rivoluzione, non furono mai convinti che 
la classe operaia potesse costruire una nuova società; per loro vivere fuori 
dal sistema capitalistico era inconcepibile. 

Di qui mentre vi erano le condizioni per il passaggio, mancava il partito che 
sapesse guidare la classe operaia al potere. Quella situazione non poteva durare 
in eterno: o si prende il potere, oppure, si avrà una grande reazione. 
Il fascismo con le sue trasformazioni, diviene lo strumento del grande capitale 
e scatena la reazione più nera, violentà e brutale che la storia recente italiana 
ricordi...»
 
Dall' autobiografia  "pagine di vita rivoluzionaria"
di Luigi Leris "GRACCO"  partigiano, comunista e operaio della Dalmine,
l'importanza della 2 generazione di giovani scesa in campo nella resistenza
78 Brigata Garibaldi SAP
Nascita: 1 Novembre 1911 Morte: 27 Febbraio 1991 Dal volantino del 25 aprile 2015
In questo 25 aprile le cose si presentano in forme semplici:
siamo di fronte a un governo moderno fascista che vuole costruire un regime 
moderno fascista.
Nel definire moderno fascista, l'accento va posto sul moderno, perchè è evidente 

pc 3 luglio - Milano dopo Palermo apre la campagna per i Prigionieri Politici in India, con un primo attacchinaggio

Portando tra i proletari della periferia il carattere internazionale di questa campagna. Nei prossimi giorni vi saranno banchetti e volantinaggi tra le realtà in lotta e in occasione di inziative che trattano di lotta dei popoli.

LIBERTA' PER AJITH E TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA!
SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA!
VIVA L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!

pc 3 luglio - Arundhati Roy su naxaliti-gandhi e non violenza - nel quadro della campagna internazionale del comitato internazionale di sostegno 1 luglio-28 luglio infocsgpindia@gmail.com

La scorsa settimana Firstpost  ha (ri)pubblicato un' interessante intervista ad Arundati Roy. In realtà è stata condotta nel mese di aprile del 2010, dalla CNN-IBN, ma, alla luce dell' attacco di questo fine settimana in Sukma al confine con l'Andra Pradesh il Chhattisgarh e il Maharashtra, è stata ripubblicata.
Roy ha alcune ottime affermazioni sull'efficacia dell' azione diretta nonviolenta nei confronti dell'azione diretta violenta.
Scrivo sui movimenti non-violenti e sulla non-violenza da 10 anni. Ma quello che ho visto quando sono andata nella foresta è stato questo - che la resistenza non violenta, non ha effettivamente funzionato; non nel 'Narmada Bachao Andolan' e nemmeno in molti altri movimenti non violenti e non anche nei movimenti militanti. Ha lavorato in alcune parti del movimento. Ma dentro le foreste è una storia diversa, perché la non violenza, e in particolare, la nonviolenza gandhiana in qualche modo ha bisogno di un pubblico. E' un teatro che ha bisogno di un pubblico. Ma dentro le foreste non c'è pubblico. Quando un migliaio di poliziotti arrivano e circondano il villaggio della foresta nel mezzo della notte, cosa devono fare? Come gli affamati devono incominciare uno sciopero della fame? Come fanno le persone che non hanno i soldi a boicottare le tasse o le merci estere o a fare il boicottaggio dei consumatori?
Non hanno nulla. Vedo la violenza all'interno della foresta come una 'contro-violenza'. Come un 'violenza-resistenza '.
Mi sento malissimo per il fatto che ci sia questo ciclo crescente di violenza - che più armi il governo fornisca alla polizia, più quelle armi finiscono all'Esercito di Liberazione Popolare maoista. E 'una cosa terribile che si possa fare a ogni società. Non credo che ci sia una storia d'amore in questo. Tuttavia, io non sono contro il romanticismo. Penso sia incredibile che queste povere persone si alzano in piedi contro questo potente stato che sta inviando migliaia e migliaia di para-militari. Voglio dire, che cosa stanno facendo in quelle foreste contro quelle persone con AK-47 e granate?
Alla domanda assurda "Se non alzi la voce contro la loro violenza e dici  semplicemente che è moralmente accettabile, moralmente legittimo opporsi allo Stato, allora non stai effettivamente fallendo come membro della società civile?"
Roy ha risposto: "No. Perché penso che si conformi allo status quo accettato da tutti dicendo ... questo è terribile e tutto. Quindi, continuiamo solo a non tenere in considerazione la terribile violenza strutturale che in realtà sta creando una 'situazione di genocidio' in quelle zone tribali. Se si guarda ai livelli di malnutrizione, se si guarda ai livelli di assoluta disperazione lì; qualsiasi persona responsabile ha da dire che la violenza si fermerà quando si smetterà di colpire queste persone. Quando si dispone di un'intera comunità di tribali; che tra l'altro, è una popolazione più grande della popolazione di gran parte di alcuni paesi, e che è in realtà al limite della sopravvivenza, essa lotta contro il proprio annientamento. Non riesco a equiparare le loro reazioni, la loro resistenza alla violenza dello Stato. Penso che sia immorale, equipararle.
Roy poi discute di come la parola "Naxalita", come "terrorista" negli Stati Uniti, o "comunista" durante il Terrore Rosso, è diventata una parola spauracchio che lo Stato può usare per reprimere e imprigionare i suoi nemici.
C'è questa barricata maniacale come un'accusa a chiunque ha una visione diversa di dire che sono maoisti. Centinaia di persone che non sono noti sono stati prelevati e incarcerati.
E spiega che la paura dello Stato è in gran parte a causa del successo di questi movimenti popolari, successi che il mondo ha visto raramente.
C'è tutto uno spettro di movimenti popolari da quelli non violenti al di fuori delle foreste alla lotta armata all'interno delle foreste, che hanno effettivamente tenuto fuori questo assalto padronale, che devo dire non è successo in nessun'altra parte del mondo.
Spiegando la sfortunata bruttezza, ma la necessità, di un'auto-difesa violenta, Roy dice
Sagarika Ghose: Vorrei solo chiedere quello che un osservatore mi ha scritto, "quando vedo una sedicenne con una pistola, mi sentirei spaventato e piangerei per questo. Perché Arundhati Roy, quando si guarda una sedicenne con una pistola, la celebra e dice che è così bella, ha un bel sorriso "?
Arundhati Roy: Perché se ho visto un essere di 16 anni violentata da un uomo CRPF(forza paramilitare governativa n.d.t) e guardando il suo villaggio che viene bruciato e guardando i suoi genitori uccisi e sottomettersi ad essa, vorrei piangere così. Quando vedo uno in piedi e dire che ha intenzione di combattere questo, mi sento malissimo. Penso che sia una cosa terribile  arrivare a questo. Ma è meglio che accettare la sua distruzione.
È interessante notare che, Roy parla anche di Gandhi un po 'di più.
Questa è una citazione del suo concetto di amministrazione fiduciaria,
"L'uomo ricco sarà lasciato in possesso della sua ricchezza di cui egli userà ciò che è necessario ragionevolmente per le sue esigenze personali e agirà come fiduciario per la parte restante da utilizzare per il bene della società".
Penso che è una dichiarazione che può essere preso in giro. Non ho alcun problema a farlo.
Cosa ?! Suona come la logica fondamentale di destra "libertarismo".
Ho discusso questo articolo con un amico molto storicamente e politicamente consapevole desi, e ha scritto:
La vittoria del movimento gandhiano stato un incidente storico e un outlier statistico. L'unica cosa che ha fatto Gandhi è stata afferrare il potere politico all' uomo bianco e darlo ai dirigenti ricchi indiani di alta casta. Il Maoismo è il risultato del fallimento dello stupido gandhismo. Vergogna ancora ai governanti indiani che portano il suo nome e lo conferiscono all' India.
Questo è esattamente il motivo per cui l'Occidente ama Gandhi così tanto! Ha organizzato milioni ... ma mai con violenza ha minacciato il padronato, l'imperialista, e il potere dello Stato che sta brutalmente devastando la popolazione. Infatti, al contrario, ha incoraggiato il potere popolare per lasciare il potere corporativo, imperialista, e lo Stato da solo, ad avere fiducia in loro come "fiduciari".
Quindi, sì, considerando quei due insieme, si dovrebbe ora comprendere perché la potenza occidentale ama Gandhi tanto.
(Ho consigliato il libro di Gandhi: dietro la maschera di divinità, che discute ulteriormente quello che un amico ha chiamato il "fondamentalismo di casta" di Gandhi, insieme con la misoginia, etc.)
Roy discute alcune questioni più importanti.
Riprendendo le osservazioni che sono molto pertinenti per gli Stati Uniti, Roy spiega come l'India capitalista (come gli Stati Uniti capitalisti), è tutt'altro che una democrazia.
Sagarika Ghose: In una conferenza negli Stati Uniti a marzo al forum della Sinistra hai detto 'L'India è una falsa democrazia' che lega con la tua giustificazione o la tua quasi-giustificazione della violenza in una certa misura. Pensi che perché la democrazia indiana è 'falsa' allora non c'è speranza che la democrazia indiana possa resistere per i maoisti?
Arundhati Roy: No, certamente credo che l'India è un'oligarchia che funziona come una democrazia per le classi medie e le classi superiori.
Sagarika Ghose: Ma è una falsa democrazia?
Arundhati Roy: Già, perché (quando) non funziona per la massa della popolazione si tratta di una falsa democrazia. In modo da avere un ente che è stato svuotato, hai istituzioni di cui i poveri non hanno accesso. Quando si guarda l'istituto della democrazia, si guardano le elezioni, presso i tribunali, ai media e si guarda la magistratura. Si dispone di un edificio, di un sistema molto pericoloso. Se si sta sempre più escludendo una vasta parte della popolazione più povera in questo paese, è per questo che dico che è falsa. Si lavora per un po 'e non funziona per gli altri a seconda di dove si vuole mettere i piedi; la vostra politica è definita. Se ti trovi in ​​Greater Kailash;essa è una grande e vivace democrazia, ma se ti trovi in ​​Dantewada - non è la democrazia per tutti. Si dispone di un Ministro che fondamentalmente ha detto che coloro che non escono delle foreste e non vivono nei campi di Salwa Judum (movimento paramilitare fascista governativo creato contro il movimento maoista n.d.t.) sono terroristi. Così se badi ai tuoi polli e ai tuoi campi è un atto terroristico? E che cosa è la democrazia?
Per quanto riguarda il futuro, la visione di Roy è piuttosto desolante.
Penso che vedremo gli attacchi dei droni sulle persone più povere di questo paese. Inoltre vogliono isolare il teatro di guerra e cercare di mettere in guardia le persone che potrebbero avere una visione diversa da quella del governo di non diffonderla.
Ecco la lotta popolare. Vedremo cosa succederà nei prossimi anni.
Devi amare Arundhati Roy.
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pc 3 luglio - Spagna: il moderno fascismo avanza, sorveglianza digitale contro chi in rete fa attivismo politico - siamo tutti terroristi

In arrivo un software che raccoglierà dati, metadati e conversazioni dei cittadini. Un passo falso su Internet può costare una multa fino a 600.000 euro. O addirittura un processo per “terrorismo”.

Posted by Marco Nurra on 1 luglio 2015 in Fuori da qui

Spagna, 1 luglio 2015, entrano in vigore la Ley Mordaza (Legge di Sicurezza Cittadina, la normativa anti-protesta più soffocante d’Europa) e la riforma del Codice Penale, criticate ampiamente dalla principali ONG internazionali, tra cui Amnesty International, Save the Children, Rights International Spain, Caritas e la Federazione Internazionale dei Diritti Umani.
Neanche l’aspro giudizio dell’ONU è riuscito a persuadere il governo di Mariano Rajoy ad abbandonare un progetto legislativo che pregiudica gravemente il diritto al dissenso e alla protesta pacifica. E allo scoccare della mezzanotte circa 200 manifestanti hanno accolto l’entrata in vigore di queste leggi con una protesta silenziosa davanti al Congresso dei Deputati. Da oggi la Spagna è un paese differente.
Con le nuove norme, che secondo il New York Times rappresentano un “ritorno preoccupante agli oscuri giorni del regime franchista”, arrivano anche i moderni strumenti di repressione. I due colossi informatici Indra e Accenture si contendono la creazione del futuro software governativo per il controllo online dei cittadini. Il Ministero degli Interni esige all’impresa aggiudicataria dell’appalto lo sviluppo di un programma capace di captare informazioni dai seguenti social network: Twitter, Google Plus, Linkedin, Tumblr, Instagram, Flicker (curiosamente non è menzionato Facebook), ma anche da forum online, blog personali, piattaforme video (YouTube, Vimeo e LiveLeak) e motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo e Duck Duck Go).
Non è ancora chiaro che tipo di contenuti sarà in grado di intercettare, ma stando alle direttive del Ministero il software dovrà raccogliere metadati, dati di registrazione degli utenti e contenuti generati. Tutte queste informazioni saranno indicizzate e memorizzate in una banca dati permanente che le autorità potranno consultare in qualsiasi momento. Il pretesto? Quello di sempre: la lotta al “terrorismo”.
E in attesa che il Prism spagnolo, come lo chiamano alcuni, sia pronto, diamo un ripasso alle nuove proibizioni che riguardano Internet: quattro articoli che cambieranno per sempre la maniera con cui gli spagnoli usano la rete.

1. Twittare informazioni su una protesta potrebbe costarti caro
Questo mio tweet del 2012 oggi sarebbe illegale. La nuova legge punisce allo stesso modo chi organizza/convoca una protesta non autorizzata e chi diffonde online informazioni sulla manifestazione. L’articolo 30.3 della Legge di Sicurezza Cittadina precisa infatti che sono “ragionevolmente” considerati “organizzatori o promotori” coloro che, per via orale o scritta, online o stampata:
Pubblicano informazioni su una futura protesta non autorizzata.
Creano o sottoscrivono una petizione online a sostegno di una manifestazione non autorizzata.
Aderiscono pubblicamente alle ragioni di una protesta non autorizzata.
Esortano a partecipare a una manifestazione non autorizzata.
Utilizzano sui propri profili slogan, bandiere o altri simboli che rimandano a una protesta non autorizzata.
Le multe vanno dai 30.001 ai 600.000 euro, senza passare per il giudice (è considerata un’infrazione). Dopo aver pagato la sanzione sarà possibile presentare un ricorso amministrativo.

2. Il cyber-attivismo sarà sinonimo di terrorismo
Il riformato articolo 573 del Codice Penale si rivolge principalmente agli attivisti online e alle azioni che (a partire da oggi) sono considerate “atti terroristici”. Rientrano nella categoria terroristica gli hacker, ma anche tutti coloro che su Internet “destabilizzino la pace pubblica” o “il funzionamento di un organizzazione internazionale”.
Promuovere su Twitter una manifestazione non autorizzata davanti alla Camera dei Deputati potrebbe essere inteso come un atto terroristico. Così come bloccare la pagina web di un ente governativo o del Fondo Monetario Internazionale, per esempio.

3. Consultare siti di propaganda farà di te un terrorista
Non sarà condannata solamente la diffusione o l’apologia del terrorismo, ma anche l’accesso ripetuto a siti che contengano informazioni illegali. L’articolo 575.2 del nuovo Codice Penale punisce con una pena tra 1 e 5 anni di carcere l’accesso abituale a tali contenuti online.
E sebbene il Ministro dell’Interno abbia chiarito che i giornalisti non corrono il rischio di essere incriminati (questo punto in realtà non è ancora chiaro), è necessario ricordare che, facendo un esempio, un blogger che esercita la professione giornalistica senza essere collegiato potrà essere accusato di terrorismo in seguito all’accesso periodico a un portale di reclutamento dell’ISIS.

4. 600.000 euro di multa per la pubblicazione di una foto della Polizia
Pubblicare e diffondere un video come questo (girato tre anni fa nella stazione di Atocha di Madrid, quando la Polizia sparò con fucili a salve contro i manifestanti, ad altezza d’uomo, dentro la metro) è un’infrazione grave alla Legge di Sicurezza Cittadina, secondo l’articolo 36.26. Poco importa che i poliziotti ripresi stiano compiendo un reato: il fatto di denunciare pubblicamente una condotta irregolare o un abuso di potere non è considerato un’attenuante. In realtà scattare una semplice foto a un agente di polizia immobile, durante una manifestazione, è punibile con una multa fino a 600.000 euro.
La repressione passa, nella maggior parte dei casi, per l’assegnazione di nuovi significati alle parole. La parola “terrorismo” in Spagna è stata svuotata dal senso che conoscevamo ed è diventata il contenitore indefinito di una serie di azioni che fino a oggi consideravamo un diritto.
Se vivete da queste parti fate molta attenzione: un passo falso su Internet e nel migliore dei casi dovrete pagare 30.001 euro di multa. Nella peggiore delle ipotesi sarete processati per terrorismo.

giovedì 2 luglio 2015

pc 2 luglio - L'ANPI di Maranello conferma che non andrà alla festa del PD affermando che sono "censori come in dittatura". Noi sottolineamo che sono Moderni Fascisti e che occorre una Nuova Resistenza per spazzarli via

Maranello, Anpi non andrà alla Festa dell’Unità: “Pd censore come in dittatura”.

 “L’attività dell’associazione non può avere contenuti discordanti rispetto alla politica locale e nazionale del Partito democratico” pena “la sospensione in qualunque momento, e senza preavviso, della concessione”. Lo si legge tra le clausole poste dal partito alla partecipazione dei partigiani all'eventoin programma dal 9. I dirigenti dem avevano parlato di "incomprensione" promettendo di rimediare, ma gli ex combattenti non ci stanno: "Avevamo chiesto loro di scusarsi e non l'hanno fatto"
di Annalisa Dall'Oca | 1 luglio 2015
 “Saremo anche anziani, ma siamo ancora in grado di leggere, e non c’è stato alcun malinteso”. Hanno preso carta e penna per scrivere al Partito Democratico che no, alla Festa dell’Unità loro non ci saranno. Sono i partigiani dell’Anpi di Maranello, che qualche giorno fa avevano puntato il dito contro il partito di Matteo Renzi accusandolo di “comportamenti censori, più adatti al fascismo che alla sinistra italiana”. A innescare la rottura tra i figli della Resistenza e i Dem del Comune modenese, infatti, era stata la richiesta, avanzata dall’Anpi, di poter allestire un banchetto durante la festa dell’Unità che si terrà tra il 9 e il 29 luglio a Gorzano, frazione di Maranello. Il Pd, via lettera, aveva acconsentito, e tuttavia aveva posto alcune clausole alla partecipazione dei partigiani, la più gravosa delle quali, “l’attività dell’associazione non può avere contenuti discordanti rispetto alla politica locale e nazionale del Partito democratico”. Pena, “la sospensione in qualunque momento, e senza preavviso, della concessione dello spazio dedicato all’associazione”. Un aut aut che l’Anpi aveva definito “un bavaglio alla libertà di opinione e di pensiero”, tanto da decidere non essere presente alla Festa. “O il Partito Democratico si scusa e cancella la clausola – aveva sottolineato Giordano Zini, presidente dell’associazione partigiani di Maranello – o noi non ci saremo”. E per la sorpresa di più di un maranellese, tesserato al partitone o meno, il Pd non si è scusato. A stretto giro di posta, infatti, i Dem capitanati dal segretario Marco Mililli avevano scritto ai partigiani per dirsi “dispiaciuti del fatto che possa essersi ingenerata una tale incomprensione”. E tuttavia, la regola di non contraddire la linea politica del Pd, pena la cacciata dalla kermesse, non l’hanno cambiata. “Né – precisa Zini – il Pd si è scusato per quell’atteggiamento censorio. Io la parola ‘scuse’ non l’ho vista scritta da nessuna parte”. Così il 30 giugno il direttivo dei partigiani si è riunito, e ha deciso di comunicare ai Dem che il ‘no’ alla Festa dell’Unità è definitivo. “Abbiamo chiesto chiaramente al Pd di compiere una scelta democratica – scrive l’Anpi  – cambiare, cioè, la formula di un regolamento censorio, non solo per la nostra, ma per qualsiasi associazione. Verifichiamo con rammarico che tutto ciò non è avvenuto. Ci sentiamo in dovere morale, quindi, di ribadire che alla festa dell’Unità non ci saremo, ma che la nostra assenza non sarà dovuta a un’incomprensione: il termine, infatti, implica che sia stato commesso un errore da entrambe le parti, mentre noi abbiamo capito benissimo cosa il Pd volesse imporci”. “Noi siamo un’associazione, non facciamo politica – sottolinea Zini – il nostro ruolo è quello di portare avanti la memoria. Tuttavia da sempre combattiamo contro chi, a qualsiasi titolo, tenta di limitare la libertà di pensiero e parola, come avveniva ai tempi della dittatura. E’ chiaro quindi che non potremo prendere parte a un’iniziativa dove il bavaglio è la divisa d’ordinanza”.