sabato 6 giugno 2015

pc 6 giugno - 5 giugno 1975 - 5 giugno 2015 - indimenticabile Mara Cagol

"È caduta combattendo MARGHERITA CAGOL, ‘MARA’, dirigente comunista e membro del Comitato Esecutivo delle Brigate Rosse.
La sua vita e la sua morte sono un esempio che nessun combattente per la libertà potrà più dimenticare.
Fondatrice della nostra organizzazione ‘Mara’ ha dato un inestimabile contributo di intelligenza, di abnegazione e di umanità alla nascita e alla crescita nell’autonomia operaia e della lotta armata per il comunismo.
Comandante politico-militare di Colonna, ‘Mara’ ha saputo guidare vittoriosamente alcune tra le più importanti operazioni dell’organizzazione. Valga per tutte la liberazione di un nostro compagno dal carcere di Casale Monferrato.
Non possiamo permetterci di versare lacrime sui nostri caduti, ma dobbiamo impararne la lezione di lealtà, coerenza, coraggio ed eroismo!
È la guerra che decide in ultima analisi, della questione del potere: la guerra di classe rivoluzionaria. E questa guerra ha un prezzo: un prezzo alto certamente, ma non così alto da farci preferire la schiavitù del lavoro salariato, la dittatura della borghesia nelle sue varianti fasciste o socialdemocratiche.
Non è il voto che decide la questione del potere; non è con una scheda che si conquista la libertà.
Che tutti i sinceri rivoluzionari onorino la memoria di ‘Mara’ meditando l’insegnamento politico che ha saputo dare con la sua scelta, con il suo lavoro, con la vita.
Che mille braccia si protendano per raccogliere il suo fucile!
Noi, come ultimo saluto le diciamo: ‘Mara’ un fiore è sbocciato, e questo fiore di libertà le Brigate Rosse continueranno a coltivarlo fino alla vittoria!
LOTTA ARMATA PER IL COMUNISMO!
5 giugno 1975 BRIGATE ROSSE"

Loris Paroli, Testimonianza al Progetto Memoria, Reggio Emilia 1995.
[…] Mara era una dirigente comunista, una delle prime donne emancipate dell’epoca moderna e credeva alla donna come uno dei poli della societa’; determinante per l’emancipazione di tutti gli altri. Un giorno manifestando a lei le mie perplessità sulla poca presenza femminile nella nostra organizzazione, anche in relazione alla durezza del vivere clandestini tra soli maschi, mi disse di essere certa che la componente donna nell’arco di pochi anni sarebbe aumentata enormemente. Aveva avuto ragione. Infatti in pochi anni quasi tutte le organizzazioni armate erano dirette da una

pc 6 giugno - Il sostegno del Partito Comunista maoista - Italia al 20° anniversario della fondazione del Movimento femminista Proletario Rivoluzionario


pc 6 giugno - India - sciopero della fame ad oltranza di Kobad Ghandi! - prosegue la campagna internazionale per la liberazione dei prigionieri politici indiani - allegato l'ultimo comunicato del Comitato internazionale csgpindia@gmail.com

11391135_1086675918028994_4203212700497032505_n)Ho 68 anni e ho passato cinque anni e mezzo nel carcere Tihar a Delhi con il processo quasi bloccato. Anche se i trasferimenti di routine per i prigionieri della sezione ad alto rischio sono previsti ogni 3-5 mesi, per me sono iniziati solo nell’agosto 2014 e ne ho subiti tre in nove mesi. Prima erano stati trasferimenti entro lo stesso carcere. Tutti trasferimenti punitivi. Ho problemi cardiaci, di pressione sanguigna, un’ernia del disco, spondilite anchilosante, un problema ai reni e molti altri problemi di salute - e tutti sono peggiorati in particolare dopo l’agosto 2014.
Durante i trasferimenti, dobbiamo portare da noi le nostre borse (10-15 chili), subiamo ripetute perquisizioni in cui rivoltano tutte le nostre cose, rimaniamo fuori dai cancelli per 4-5 ore in attesa di un mezzo, veniamo stipati come sardine con i nostri bagagli in un furgone e portati alla nuova destinazione. Subiamo ancora altre due perquisizioni approfondite e di nuovo dobbiamo portare da noi tutta la nostra roba. Passiamo la visita medica come ogni nuovo arrivato. Poi si deve una correre alle celle, a chi arriva tardi toccano i posti peggiori. Occorrono poi 2 o 3 giorni per pulire la cella, che troviamo in uno stato disgustoso, e sistemare le nostre cose, senza alcun aiuto. Nel nuovo carcere, tutti i trattamenti medici sono interrotti, le richieste per i piani sanitari e le altre autorizzazioni devono essere ripetute daccapo, anche per il letto ortopedico e i servizi igienici occidentali. Questa operazione può richiedere alcuni giorni o anche alcuni mesi. Anche i servizi telefonici devono essere rinnovati da zero. Non appena si siamo sistemati e adattati ai nuovi compagni di cella (alcuni dei quali possono essere molto cattivi) ecco che arriva il nuovo ordine di trasferimento, e tutta la trafila ricomincia.
Il mio trasferimento è stato effettuato il 30 maggio, nel bel mezzo di un esame per un problema cardiaco al GB Pant Hospital. Dopo la pronuncia dell'Alta Corte del 2012 che chiedeva al carcere di Tihar una maggiore attenzione per i detenuti anziani (di età superiore ai 65), ho chiesto di essere trasferito nella sezione riservata agli anziani, o che mi fossero fornite strutture analoghe nella sezione ad alto rischio, invano. Al contrario, mentre all'inizio non mi avevano mai trasferito hanno iniziato a farlo dopo l’agosto 2014, ed è chiaramente una forma di vessazione e distruzione della mia salute. Dato che tutti le mie domande, sia su base giuridica che umanitaria, sono stati ignorate, ho infine fine dovuto far ricorso allo sciopero della fame a oltranza, a partire dal mio ultimo trasferimento, il 30 maggio.

Kobad Ghandy

Prigione 8/9 di Tihar, Sezione Alto Rischio (Sez.5Nuova ondata di repressione e di guerra contro il popolo in India da parte del regime fascista induista di Modi..
Rispondiamo intensificando controinformazione denuncia solidarietà internazionale e internazionalista

 

sandalwood-smugglers-killed
Nuova ondata di repressione e di guerra contro il popolo in India da parte del regime fascista indu di Modi..
Rispondiamo intensificando controinformazione denuncia solidarietà internazionale e internazionalista


Lo stato Indiano, retto dal regime di Modi, al servizio dei padroni indiani e dell'imperialismo stà sviluppando una nuova fase di intensa repressione su tutti i fronti con l'obiettivo di schiacciare il popolo, fermare la guerra popolare, attaccare i maoisti che la guidano
Lo Stato Indiano per accelerare i piani di svendita delle risorse del paese alle multinazionali indiane e straniere riforma il suo intero apparato repressivo esercito aviazione polizia bande paramilitari costruendo una sempre pi attacca non solo la “minaccia naxalita”, ma tutti movimenti che si oppongono alla sua politica e che resistono alla operazione 'Green Hunt'.
Lo stato indiano attacca inoltre gli intellettuali democratici, attivisti dei diritti umani e ogni voce di dissenso che si faccia sentire, per fare tabula rasa intorno ai movimenti popolari e alla guerra popolare guidata dai maoisti.
Lo Stato attacca le popolazioni adivasi che vivono sui territori ricchi di risorse naturali e dove più forte è la guerra popolare, per soffocare sul nascere il un nuovo potere.
Nelle ultime settimane in particolare, lo Stato indiano ha ampiamente propagandato gli “arresti illegali di stimati intellettuali rivoluzionari e attivisti sociali, già criminalizzati e costretti alla clandestinità e poi marchiati come terroristi, il cui unico crimine è l'appartenenza al PCI (Maoista).
I compagni Murali Kannampally e Ismail Hamza sono stati arrestati nell'ospedale di Talegaon Dabhade dove il primo stava subendo trattamenti medici. Mentre il compagno Roopesh, la moglie Shyna, ed altri sono stati catturati a Coimbatore.
Si denuncia che ad almeno 2 di questi sia stata negata assistenza legale e le cure mediche di cui necessitano, mentre altri prigionieri h


I compagni si sono moltiplicati quelli che le associazioni di difesa dei diritti civili, di scrittori e giuristi democratici vengono denunciati come “arresti illegali di stimati intellettuali rivoluzionari e attivisti sociali, già criminalizzati e costretti alla clandestinità e poi marchiati come terroristi, il cui unico crimine è l’appartenenza al PCI (Maoista)”.
In particolare, lo Stato ha ampiamente propagandato gli arresti dei presunti dirigenti maoisti Roopesh, della moglie Shyna, e di C. Kannan, J. Anoop and C. Veeramani, catturati a Coimbatore, e di Murali Kannampally e Ismail Hamza, arrestati nell’ospedale di Talegaon-Dabhade, dove il primo stava subendo dei trattamenti medici.
Si denuncia che ad almeno 2 questi sia stata negata assistenza legale e le cure mediche di cui necessitano, mentre altri prigionieri hanno denunciato che durante gli interrogatori sono stati minacciati di essere portati via e giustiziati in “falsi incontri” o che avrebbero arrestato i loro familiari.
Con ogni pretesto viene prorogata la loro carcerazione illegale e si teme come già avvenuto in molti casi, l'uso della tortura. Contro questi arresti si sviluppa da giorni in India una mobilitazione per ottenere la loro scarcerazione e per difenderne condizioni di vita e detenzione.

Non si è mai fermata la persecuzione contro gli intellettuali e democratici nelle Università.
GN Saibaba, professore alla Delhi University, disabile al 90 per cento è detenuto da un anno senza che il processo sia neppure iniziato e dopo ben 5 rifiuti di concedere la libertà su cauzione, nonostante sia evidente che non costituisce un pericolo e che non abbia possibilità di fuggire.
Mentre prosegue la caccia alle streghe verso studenti e intellettuali marchiati di 'connessioni con i maoisti'minacciati, perseguitati, arrestati detenuti anche per anni senza un processo che, quando si celebra, alla fine il più delle volte li scagiona dalle accuse.
In India e nel mondo si moltiplicano e diffondono le iniziative di solidarietà che rivendicano la liberazione immediata e l'abrogazione delle leggi draconiane di eredità coloniale applicate per perseguitarli
Ma accanto a questo si sono registrati decine di casi di intellettuali marchiati per “connessioni maoiste” minacciati, perseguitati, arrestati, detenuti anche per anni senza un processo che, quando si celebra, alla fine il più delle volte li scagiona dalle accuse.
In India e nel mondo si moltiplicano e diffondono le iniziative di solidarietà che rivendicano la liberazione immediata e l’abrogazione delle leggi draconiane di eredità coloniale applicate per perseguitarli.
Il regime di Modi rilancia su larga scala la repressione e la cacciata, spesso con massacri contro gli adivasi e le popolazioni che resistono alla deportazione delle loro terre per grandi progetti che minacciano di devastare per sempre i loro territori.
Il PCI (Maoista) denuncia come lo stato indiano si prepara a lanciare un 'salva judum 2', la replica del primo scatenato negli anni scorsi. Salva Judum è un nome tristemente noto in India, dato all'esercito di paramilitari fondamentalisti indu cui è dato mano libera e piena impunità per atrocità, incendi, distruzioni, stupri massacri, che commettono in interi villaggi adivasi in nome dello ' sviluppo'.
Si tratta di una nuova intensificazione della guerra scatenata contro il popolo dal 2009 -GREEN HUNT – a cui le masse popolari in lotta e tutti i settori democratici e di opposizione della società indiana stanno controbattendo su tutti i piani. Come è successo in occasione del primo Salva Judum, le cui bande sono state sbaragliate e colpite dalle masse e dalla guerra di popolo, diretta dal PCI (Maoista)
In tutta l'india si moltiplicano le iniziative di resistenza per fermare la guerra contro il popolo, mentre cresce il movimento popolare che punta a rovesciare le classi dominanti.
La repressione non ferma ma alimenta la ribellione.
I compagni arrestati sono conosciuti e amati dal popolo, che esprime solidarietà e intensifica la lotta.
Ma serve molto anche intensificare la solidarietà internazionale e internazionalista, che in questi anni si è espressa in tante forme per fermare la mano genocida di Modi e sostenere la lotta delle masse indiane.
Il Comitato Internazionale di Sostegno alla guerra popolare in India chiama tutto il movimento a mobilitarsi per una campagna prolungata di controinformazione e denuncia del regime indiano e dell'imperialismo che lo sostiene. Fermare Green Hunt, difendere i compagni arrestati e i prigionieri politici, sostenere le masse in lotta!
Un mese di azioni e iniziative alle ambasciate, consolati, centri degli interessi economici delle multinazionali indiane, assemblee popolari per informare e sviluppare solidarietà popolare, onorare i martiri della rivoluzione, presentazioni di libri e pubblicazioni del PCI (Maoista) e di intellettuali indiani per conoscere la situazione in India e gli avanzamenti della lotta rivoluzionaria del popolo.


Comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in india
per contatti, adesioni, iniziative:
csgpindia@gmail.com)


pc 6 giugno - Si aprono a Palermo le celebrazioni, festeggiamenti, riflessioni, piani nel glorioso 20° anniversario del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario!

pc 6 giugno - 'Gorizia tu sia maledetta'



Il 23 maggio 2015 a Gorizia è successo qualcosa.
Al “Parco della Rimembranza”, su un palco di legno, c’era un tizio che si chiama Simone Di Stefano – mai visto prima da queste parti -, che parlava di sangue e terra. Sangue italiano e terra italiana. Al suo fianco c’era l’assessora Silvana Romano, di Forza Italia. Davanti a lui un migliaio di sonnambuli che sventolavano tartarughe e tricolori. Di Stefano diceva che bisogna essere pronti a morire per l’Italia, come i fanti del 1915, perché l’Italia sta precipitando nell’abisso per colpa dei traditori e dei nemici della Nazione.
L’assessora al suo fianco applaudiva compostamente. I sonnambuli pure. Erano arrivati da tutte le regioni e avevano attraversato in corteo un dedalo di strade secondarie deserte, per celebrare l’entrata in guerra dell’Italia e per ribadire la sacralità dei confini della Nazione, disegnati col sangue. Ispirandosi alla leggenda della fondazione di Roma, avevano raccolto in uno scudo manciate di terra portate appositamente da tutte – quasi tutte – le province d’Italia.
distefanoIl capoccia di Casapau Simone Di Stefano (a destra) e l’assessora Romano (a destra pure lei).  Curiosità: il padre di Di Stefano è “l’ingegnere” – le virgolette qui sono d’obbligo – di cui ci siamo occupati nell’inchiesta sui due marò

L’unione di terra e sangue può solo far venire il tetano.
Il 23 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria – cui era legata da una trentennale alleanza difensiva -, dopo aver contrattato con Francia, Inghilterra e Russia, e ottenenuto in cambio dell’intervento non solo Trento e Trieste, ma anche la Dalmazia, l’Albania, la provincia turca di Antalya, e non meglio precisate “compensazioni coloniali”. L’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale non fu la quarta guerra d’indipendenza, ma imperialismo dispiegato, come proclamò senza ipocrisie Ruggero Timeus. L’intervento fu preparato da una campagna propagandistica martellante e

pc 6 giugno - Mafia capitale - l'ordinanza - un testo politico analitico da leggere


 Il testo completo dell'ordinanza

  • Mafia Capitale. Il testo completo dell'ordinanzaMettiamo a disposizione dei nostri lettori il testo completo dell'ordinanza della Procura di Roma, che ha portato all'arresto di 44 protagonisti della nuova puntata dell'inchiesta sul "mondo di mezzo".
L'unica avvertenza che rivolgiamo ai lettori è che, secondo noi, questa nozione (prodotta dal "pensiero teorico" di Massimo Carinati) va riferita congiuntamente alla massa di "mediatori" che affollano sia le scrivanie delle amministrazioni pubbliche (consiglieri, assessori, funzionari), sia alla quantità di maneggioni (dai Buzzi-Carminati alle coop cattoliche) ne foraggiano le carriere guadagnandoci in appalti.
Mentre il "mondo di sopra" è chiaramente riferito a quei poteri e figure che in queste inchieste non vengono neanche sfiorati. Per esempio: vi pare possibile che non appaia mai né un palazzinaro né un "vaticanista"? A Roma?
Per il "mondo di sotto" invece nessun dubbio: siamo tutti noi, che ci prendono in considerazione solo quando ci ribelliamo.
Il testo: pdfmafia-capitale-Ordinanza_2.pdf2.85 MBL'ordinanza numerno 1: pdfORDINANZA-MONDO-DI-MEZZO.pdf7.39 MB

pc 6 giugno - Solidarietà con gli operai del Comitato di Lotta Cassintegrati e Licenziati Fiat Pomigliano

il 4 giugno  E’ STATA EMESSA LA SENTENZA DEI 5 LICENZIATI FIAT POMIGLIANO: IL GIUDUCE DEL TRIBUNALE DI NOLA SEZIONE LAVORO DOTT.SSA D’ANTONIO RIGETTA IL RICORSO E CON UN PROVVEDIMENTO DEL TUTTO POLITICO CONFERMA I LICENZIAMENTI ED ESPELLE DI FATTO I 5 MILITANTI COBAS RAPPRESENTASTIVI E CON ESSI QUALSIASI OPPOSIZIONE SINDACALE E DI LOTTA ALL’INTERNO DELLA FIAT DI POMIGLIANO.
LA LOTTA CONTINUA..E NON SI ARRESTA!!
I 5 licenziati fanno appello ad una grande mobilitazione contro quest’ennennesima farsa a partire dal 14 giugno a BOLOGNA per un’assemblea nazionale, e domani ore 18 tutti a villa medusa a Bagnoli.
La vergognosa vicenda del licenziamento dei 5 rappresentanti sindacali COBAS della Fiat di Pomigliano ha aggiunto oggi un nuovo tassello al mosaico raccapricciante che da anni ormai stanno realizzando Marchionne, padronato, sindacati asserviti e forze dell’ordine, all’appello mancherebbe solo la chiesa e le banche per concludere il peggio dell’universo massonico.
La storia forse non è nota a tutti e merita di essere brevemente descritta. La scorso mese di giugno 5/2014 militanti del Comitato di lotta cassaintegrati e licenziati Fiat/cobas, dopo aver inscenato un finto e caricaturale suicidio di un manichino raffigurante l’ad Sergio Marchionne all’esterno dei cancelli di Pomigliano (che seguiva il suicidio reale dell’operaia Maria Baratto, di cui è moralmente responsabile la stessa Fiat ed il suo primo dirigente) vengono licenziati in tronco per “aver infangato il buon nome dell’azienda”. Un’azione di repulisti dall’interno del movimento operaio pomiglianese, che seguiva decenni di reparti-confino, cassaintegrazioni prolungate e licenziamenti politici de facto, a cui i 5 compagni insiemE ad altri membri del comitato, dei disoccupati di acerra e varie realta di lotta napoletane, si sono sempre opposti pubblicamente, finendo nella black list incrociata di padronato e sindacati gialli .
La loro lotta però non si è esaurita con il loro licenziamento e da un anno oramai inscenano proteste e

pc 6 giugno - Solidarietà internazionalista con i militanti rivoluzionari turchi della DHF arrestati in Turchia

All’alba del 27 maggio a Instanbul e Kocaeli oltre 800 poliziotti armati con fucili mitragliatori, giubbotti antiproiettile hanno e pesanti arnesi da scasso sfondato le porte e devastato le case di decine di militanti della DHF (Federazione per i Diritti democratici, organizzazione legale di orientamento rivoluzionario e maoista) prelevandone e arrestandone oltre 20.

Agli arrestati è stata contestata l’accusa di appartenere al MKP (Partito Comunista maoista) e di essere stati protagonisti di scontri di piazza lo scorso primo maggio a piazza Taksim e nelle manifestazioni per l’assassinio di Berkin Elvan.

La dimensione e violenza dell’operazione, le forze esagerate impiegate, l’immediata campagna stampa di menzogne criminalizzazione dei “terroristi” arrestati, non lasciano dubbi sulla natura intimidatoria e di rappresaglia dell’attacco repressivo.
Ancora una volta lo stato turco scatena la sua forza armata contro l’opposizione, per dare un monito a tutto il movimento popolare che negli ultimi mesi ha ripreso con forza le strade di tutto il paese e ripetutamente in scacco gli apparati di polizia.
Questo attacco segue di poche settimane quello orchestrato insieme allo Stato tedesco contro un’altra organizzazione dei lavoratori turchi all’estero, ATIK colpita da arresti in diversi paesi.
Lo Stato fascista turco si illude di soffocare la ribellione con arresti, carcere e campagne di criminalizzazione ma, come affermano i compagni turchi:
“La rivolta di Gezi Park e Piazza Taksim di tre anni fa ha prodotto un fatto irreversibile: la gente ha smesso di scappare davanti la polizia, il popolo non ha più paura, anzi scende in strada e dà battaglia a Istanbul come in tutto il paese!”
E così anche dopo questo attacco la risposta popolare è stata immediata e diffusa, affollate manifestazioni di protesta si sono tenute a Istanbul, Dersim, Ankara, Izmir, Antalya, Erzincan, Mersin, Adana e in tante altre città in tutto il paese.
In diversi paesi europei dove è forte la presenza di masse turche e organizzazioni facenti riferimento all'organizzazione colpita si sviluppano in questi giorni manifestazioni protesta e solidarietà.

Lo stato fascista turco che oggi attacca la DHF è lo stesso che da sempre è fedele alleato dell’imperialismo, membro NATO, lo stesso che fiancheggia l’ISIS per soffocare Kobane e la lotta per di liberazione del popolo curdo, buon amico di tutti i regimi reazionari del Medio Oriente e complice dei trafficanti di uomini. Un nemico di tutti i popoli della regione che il governo italiano ha sempre coccolato caldeggiandone l’associazione all’UE.

Le nostre organizzazioni chiamano tutti gli antimperialisti, democratici e rivoluzionari a far sentire la loro voce contro questo nemico comune, al fianco dei rivoluzionari turchi sotto attacco.
Facciamo appello a tutte le forze disponibili ad ampliare anche nel nostro paese la solidarietà internazionale con la DHF, contro l’imperialismo e lo stato fascista turco.

I rivoluzionari turchi arrestati non son soli!
Lo stato fascista turco è un nemico anche nostro e il governo italiano è suo complice!
Viva la solidarietà internazionale!

proletari comunisti – PCm Italia
Soccorso Rosso Proletario

Per info, adesioni:

venerdì 5 giugno 2015

pc 5 giugno - La "buona scuola" di Renzi finanzia e incentiva "l'istruzione" reazionaria/integralista

Bologna, volantino: “Iscrizioni aperte ma a ragazzi normali”. I Salesiani si scusano
Proteste per l'espressione usata da un sacerdote in un avviso in oratorio. I Salesiani Lombardia Emilia: "Un equivoco"
di F. Q. | 4 giugno 2015 

Un invito a unirsi alle attività dei centri estivi purché i partecipanti siano “ragazzi normali“. E’ bastata una foto pubblicata su facebook dal blogger Saverio Tommasi per far scatenare le proteste per un volantino dell’istituto dei Salesiani di Bologna che promuove “Estate Ragazzi”. La frase è firmata da don Luca, sacerdote salesiano che si è scusato per l’espressione, specificando – dopo che il volantino era circolato su alcuni siti – che si è trattato di un equivoco e che andava letto in un determinato contesto. In una nota, i Salesiani Lombardia Emilia hanno poi spiegato che “il termine ‘ragazzi normali’, non vuole assolutamente escludere ragazzi e ragazze aventi qualsiasi tipo di disabilità, ma, nelle intenzioni dell’autore dell’avviso affisso in bacheca, si voleva indicare la possibilità, anche per ragazzi e ragazze non iscritti alla scuola, di partecipare alle diverse iniziative proposte, a patto che vi fossero le predisposizioni richieste dalle attività stesse, predisposizioni da valutarsi anche attraverso un colloquio con il promotore e responsabile delle attività stesse”. I Salesiani hanno inoltre specificato che “le attività estive in oggetto non riguardano quelle di un oratorio o del ‘centro estivo’ promosso dalla parrocchia ‘Sacro Cuore’ di Bologna; sono invece legate al settore scolastico dell’Istituto ‘Beata Vergine di San Luca’, dei Salesiani di Bologna”.

pc 5 giugno - E' giusto contestare artisti al servizio di Renzi. Una prima iniziativa a Napoli

Napoli. Contestato Jovanotti: "Noi non siamo ragazzi fortunati"
Venerdì, 05 Giugno 2015
Je sò pazzo - Napoli

pc 5 giugno - La Sicurezza di Salvini: Libertà di Spaccio

Lodi, assessore leghista alla sicurezza arrestato per droga: patteggia 2 anni
Antonio Iannone in compagnia di Salvini durante un torneo di calcio in una foto di due mesi fa 
Il politico di Pieve Fissiraga era stato trovato con trovato con due etti di hashish chiusi in cassaforte
04 giugno 2015 


Ha patteggiato due anni di reclusione, che sconterà agli arresti domiciliari, e 4mila euro di multa l'ex assessore alla sicurezza del Comune di Pieve Fissiraga, in provincia di Lodi, che era stato arrestato il 26 marzo scorso fa dai carabinieri: in una perquisizione all'alba nella sua abitazione erano stati trovati due etti di hashish chiusi in cassaforte. Da qui l'accusa di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio per Antonio Iannone, 47 anni, delegato alla Polizia locale, ambiente e allo Sport. Il politico, gravato da un precedente di oltre vent'anni fa per un piccolo reato contro il patrimonio, non ha beneficiato della sospensione condizionale della pena ma aveva comunque già ottenuto il permesso di uscire di casa per lavorare. La vicenda lo aveva portato a dimettersi dalla giunta comunale, in cui era nominato in quota Lega Nord. Secondo il difensore, Mario Corbellini, il politico starebbe scontando colpe non sue poiché - ha spiegato - in passato l'uomo avrebbe rilevato segni di effrazione nel suo appartamento. Nel corso del suo mandato, l'assessore aveva personalmente fatto arrestare dei rom per un furto.

pc 5 giugno - Mafia/Capitale in salsa Lombarda

Multa annullata al figlio del consigliere di A4, condannato ex prefetto Brescia
A Narcisa Brassesco Pace otto mesi in primo grado per abuso d'ufficio. L'inchiesta nata da un'intercettazione in cui Rino Mario Gambari, nel cda della società che gestisce l'autostrada Milano-Venezia, chiede all'amica lumi su come annullare una contravvenzione per eccesso di velocità. La funzionaria ora ha due incarichi in Confindustria e nel gruppo Veneto Banca
di Andrea Tornago | 4 giugno 2015 

Condannata a otto mesi per abuso d’ufficio. L’ex prefetto di Brescia Narcisa Brassesco Pace (nella foto), ora presidente del consiglio di amministrazione della finanziaria Capital Shuttle e membro del cda di Sogea – società di formazione per dirigenti di Confindustria – è stata riconosciuta colpevole

pc 5 giugno - Curcio non fa più, nè farà mai più parte del campo del proletariato e della rivoluzione - disertare la presentazione del libro al CSA Vittoria

ciao
incomincio a girarti l'informazione per una serata di approfondimento crediamo particolarmente interessante in occasione della presentazione dell' ultimo lavoro, che sta uscendo in questi giorni, di Renato Curcio.
Ovviamente qualche giorno prima della data girerà ancora la presentazione, ma incomincio a farla girare già da ora
Se credi, falla girare anche tu ciao

Per una lettura di classe della "rete", nuove forme di controllo sociale e di controllo individualizzato.
Internet e la colonizzazione dell'immaginario. La "rete" come nuovo settore dove il capitalismo finanziario e produttivo hanno investito per incrementare esponenzialmente i profitti.
La "rete " come presunta forma di circolazione "libera" di informazioni può trasformarsi al contrario in uno strumento di controllo e costruzione di falsa coscienza e di annullamento del pensiero critico ?
discutiamone con Renato Curcio giovedì 25 giugno ore 21,00 al Csa Vittoria

logo_medio.jpg
NEWSLETTER CSA VITTORIA-Milano
via Friuli ang. Muratori 43
1
Giovedì 25 giugno 2015ore 21.00Csa Vittoria
Presentazione del nuovo libro di Renato Curcio: L’IMPERO VIRTUALE 
COLONIZZAZIONE DELL’IMMAGINARIO E CONTROLLO SOCIALE 
Alcune aziende che quindici anni fa non esistevano, come Google e Facebook, oggi costituiscono la nuova e potente oligarchia planetaria del capitalismo digitale. Internet ne rappresenta l’intelaiatura, e i suoi utenti, vale a dire circa tre miliardi di persone, la forza lavoro utilizzata. Le nuove tecnologie digitali fanno ormai parte della nostra vita quotidiana, le portiamo addosso e controllano tutti gli ambienti della vita sociale, dai luoghi di lavoro ai templi del consumo. Questo libro propone una riflessione sui dispositivi attraverso i quali questa oligarchia e queste tecnologie catturano e colonizzano il nostro immaginario a fini di profitto economico e di controllo sociale. E mette in luce il risvolto di tutto ciò, ovvero l’emergere di una nuova e impercepita sudditanza di quel popolo virtuale che, riversando ingenuamente messaggi, fotografie, selfie, ansie e desideri su piattaforme e social-network, contribuisce con le sue stesse pratiche a rafforzare il dominio del nuovo impero. Non conosciamo ancora le conseguenze sui tempi lunghi di questo ulteriore passaggio del modo di produzione capitalistico. Chiara invece appare la necessità di immaginare pratiche di decolonizzazione personale e collettiva per istituire nei luoghi ordinari della vita varchi di liberazione. 
cop_impero.jpg   
1
.

pc 5 giugno - Stop rapporti con l'editore Zambon - non c'è spazio per collaborazioni rossobrune nel campo dell'editoria comunista e progressista

Sulla intervenuta impossibilità di collaborazione con l’editore Zambon
Sergio Manes
Edizioni “La Città del Sole”

Recentemente avevo raggiunto con Giuseppe Zambon l’intesa per pubblicare in coedizione il libro di Grover Furr Kruscev mentì. La scelta di Zambon di editare Capire la Russia e, soprattutto, le motivazioni da lui addotte a sostegno convinto di questa scelta sono ostacolo insormontabile alla attuazione di quell’intesa. Ma, piuttosto che liquidare la faccenda con poche righe formali indirizzate alla Zambon Editore, ho ritenuto necessario circostanziare meglio questa decisione intervenendo nel dibattito – ormai pubblico – sulla scelta – politica, non soltanto editoriale – di Zambon, sia per confrontare con i compagni il mio punto di vista su quelli che – è mia convinzione – debbano essere i criteri che debbono orientare il lavoro di un editore comunista, sia nella speranza – per la verità estrema e improbabile – che lo stesso Zambon, almeno questa volta, ammetta di aver sbagliato e receda da posizioni aberranti e pericolose, recuperando una coerenza e un impegno di anni che servirebbero più che mai ai comunisti.
Purtroppo, però, temo che egli sia refrattario alle autocritiche.
Non l’ha fatta dopo aver tentato proditoriamente di “far fuori” le Edizioni La Città del Sole dal rapporto

pc 5 giugno - Fascio-Mafia a Roma - Leggi, diffondi il foglio speciale di 'proletari comunisti' su Fascio-Mafia Capitale - richiedi a pcro.red@gmail.com

pc 5 giugno - Mafia capitale è legame organico PD e Fascio mafia

Mafia Capitale, “equilibri politici” nella spartizione degli appalti. ‘Coratti garante’



Giustizia Impunità



Il presidente dem dell'assemblea capitolina, scrivono gli inquirenti nell'ordinanza di custodia cautelare, "si preoccupa che siano rispettati gli equilibri politici tra maggioranza e opposizione in Consiglio Comunale nella percezione delle relative utilità". A governare Roma ci sarebbe in pratica un'unica consorteria che si spartisce le commesse“Stamo de qua… e stamo de là“, gongola Salvatore Buzzi. Dove per “de qua” e “de là” il braccio operativo di Massimo Carminati intende i due schieramenti opposti in Consiglio comunale: il potere della cupola arrivava a pilotare gli appalti sia in favore della maggioranza targata Partito Democratico che dell’opposizione di centrodestra. Perché bisognava accontentare tutti. E il garante degli “equilibri politici” secondo l’accusa alla base della spartizione delle commesse era Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina in quota Pd finito agli arresti con altre 43 persone nell’inchiesta su Mafia Capitale.
Sono gli stessi inquirenti a tratteggiare il ruolo dell’esponente del Pd, che avrebbe trasformato “la funzione di controllo e di indirizzo del Consiglio Comunale sull’esercizio del potere di indirizzo della giunta su controllate come Ama (la municipalizzata che si occupa della gestione dei rifiuti, ndr) in strumento di intervento diretto e personale sulla assegnazione dei lavori da parte dell’azienda”. L’appalto presa in esame è la gara AMA n. 30/2013 riguardante la raccolta del multimateriale: “Nel corso di dialoghi con i suoi collaboratori – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – Buzzi indica il ruolo di Coratti nell’assegnazione delle gare di Ama; Coratti che si preoccupa che siano rispettati gli equilibri politici tra maggioranza e opposizione in Consiglio Comunale nella percezione delle relative utilità“.Tradotto: Coratti aveva il compito di far sì che venissero accontentati sia gli appetiti degli esponenti del centrosinistra al governo sia quelli del centrodestra. Un ruolo che emerge chiaro da un dialogo captato nel gennaio 2014 negli uffici della cooperativa 29 giugno tra Buzzi e Claudio Caldarelli, che spiega: “Coratti dice che sulla gara AMA 27 lui non se la po’ carica’ tutta quanta. Dice ‘una parte deve esser a carico dell’opposizione‘”. Nel senso che una parte dell’appalto deve essere affidata a una coop legata al centrodestra romano.
A governare la città di Roma ci sarebbe in pratica un unico schieramento trasversale, un’unica consorteria che si spartisce le commesse. E chi c’è dall’altra parte della (teorica) barricata politica? C’è Giordano Tredicine, presidente Commissione Politiche Sociali e Famiglia sotto la giunta Alemanno, attuale vicepresidente del consiglio comunale e vicecoordinatore di Forza Italia per il Lazio (nonché esponente di una famiglia che controlla la quasi totalità del commercio ambulante di Roma), finito anch’egli in manette in questa seconda tornata di arresti.
“A noi Giordano c’ha sposati – spiega Buzzi a Caldarelli nella stessa intercettazione, utilizzata dagli inquirenti per illustrare la logica spartitoria utilizzata dal gruppo – e semo felici de sta co Giordano”. Perché, continua il capo della 29 giugno, “stamo de qua.. e stamo de là…”, sia con il centrosinistra che con il centrodestra. Buzzi si spiega ancora meglio qualche secondo più tardi: “Formula Sociale (società cooperativa utilizzata da sodalizio di Mafia Capitale insieme alla 29 giugno, ndr) semo sempre noi… in quota Giordano… de qua semo sempre noi e volemo sta pure con te..”.

Mafia Roma, l’uomo di Zingaretti a Gramazio indagato: ‘Rispettami alle urne’





E’ il 20 febbraio 2013. “Glie dici alla tua rete di scrutatori de rispettamme?”, domanda Michele Baldi, capogruppo della Lista Zingaretti alla Regione Lazio, non indagato. “Cento per cento, stai tranquillo, certo che sì… “, risponde Luca Gramazio, consigliere di Forza Italia iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di associazione mafiosa. L’intercettazione ha destato l’attenzione degli inquirenti che hanno svelato l’intreccio tra il potere romano e la Mafia Capitale perché solo pochi giorni prima lo stesso Gramazio aveva spiegato a un conoscente: “Finite le operazioni di voto i … le urne vanno in alcune … in alcune sedi (…) non si tratta della classica operazione di … di controllo delle schede … inc … quello c’abbiamo ancora il tempo per fa’ degli inserimenti“. Dichiarazioni che fanno pensare agli inquirenti della Procura di Roma che Gramazio e la “cupola” volessero truccare l’esito del voto.
E’ il 2 febbraio 2013, mancano 22 giorni alle elezioni: il 24 e il 25 successivi si sarebbe votato per rinnovare il consiglio regionale del Lazio spazzato via dallo scandalo Fiorito. Gramazio, candidato alla Pisana con l’allora Popolo delle Libertà, telefona a Simone Foglio, eletto poi nelle liste del Pdl nell’VIII municipio di Roma ed estraneo all’inchiesta, e in attesa che questi risponda parla con una persona presente nella stanza: “Finite le operazioni di voto i … le urne vanno in alcune … in alcune sedi dove vengono .. .inc … nate, contate, tutto, non si tratta della classica operazione di … di controllo delle schede … inc … quello c’abbiamo ancora il tempo per fa’ degli inserimenti“. La persona in attesa al telefono risponde, ma Gramazio, rivolto alla terza persona, aggiunge: “… ce provo, se stiamo in tempo la metto“. Le parole di Gramazio sono prese sul serio al punto che i pm ipotizzano l’utilizzo per fini illeciti delle schede elettorali che normalmente vengono stampate in maggior numero rispetto al numero degli elettori e scrivono alla Prefettura per avere l’elenco delle tipografie romane incaricate dalla Zecca di Stato di stamparle.

La richiesta di Baldi emerge da una richiesta di decreto di intercettazione in via d’urgenza inoltrata il 23 febbraio dai carabinieri del Ros. A un capo del telefono il 2o febbraio c’è il solito Gramazio, all’altro c’è Michele Baldi, capogruppo della lista Zingaretti in Regione,