sabato 30 maggio 2015

pc 30 maggio - TRA UNA SETTIMANA, IL 6 GIUGNO A PALERMO, SEMINARIO DEL MFPR PER IL 20° ANNIVERSARIO. IN USCITA UN IMPORTANTE LIBRO/QUADERNO

pc 30 maggio - Il regime fascista turco di Erdogan per conto dell'imperialismo arma i fascisti islamisti di ISIS -

Dai servizi segreti turchi una montagna di armi per lo Stato Islamico
Dai servizi segreti turchi una montagna di armi per lo Stato Islamico

Torna a divampare la polemica in Turchia a proposito del sostegno del governo e degli apparati dello stato turco ai tagliagole fondamentalisti dello Stato Islamico. E di nuovo, come già più volte in passato, non si tratta di voci ma di prove. A ricordare il ruolo del governo Erdogan nel dilagare dei jihadisti in Iraq e Siria è stato il quotidiano turco Cumhuriyet che oggi ha pubblicato alcune fotografie e un video che accreditano la tesi, finora smentita con veemenza dal governo islamista e liberista dell’Akp, che all’inizio del 2014 ci siano state consegne di armi ai fondamentalisti siriani che stanno seminando morte e distruzione in numerosi paesi dell’area.
Secondo il quotidiano le immagini pubblicate sono quelle riprese da polizia e gendarmeria durante un controllo alla frontiera con la Siria, nelle province di Hatay e Adana, che portarono poi al sequestro del carico di un camion, mentre altri tre riuscirono a passare. 
Nell'edizione cartacea e sul sito internet,

pc 30 maggio - Il governo della guerra e delle spese militari compra più F35 - 2 giugno mobilitazione nazionale






Il governo compra più F35. Il 2 giugno mobilitazione
  • di Sergio Cararo
Il Ministero della Difesa ha annunciato che entro il 2020 acquisterà dagli Stati Uniti 38 caccia militari F-35. La conferma viene dal "Documento programmatico pluriennale per la difesa". Pochi giorni fa la ministra Pinotti e gli Stati Maggiori avevano presentato il Libro Bianco della Difesa nel quale vengono indicati gli indirizzi strategici. Per raggiungerli servono più spese militari e tra questi gli F 35. Quindi nessun dimezzamento degli acquisti di armamenti. Secondo la Difesa il costo complessivo dell’operazione è stimato in circa 10 miliardi di euro.
E si che in Parlamento era stata approvata la mozione che prevedeva la riduzione dell'acquisto degli F 35, ma il governo ha invece confermato in pieno il programma di acquisto e infatti dal documento

pc 30 maggio - Massimo sostegno agli occupanti di casa a Roma

Roma, sgomberato il palazzo di Caltagirone occupato ieri, ma la lotta non si ferma! 

A seguito della giornata di ieri, dove le numerose azioni contro il
  pianoCasa e l'emergenza abitativa hanno messo in scacco la normale
 quotidianità della Capitale sollevando nuovamente con forza la situazione
 catastrofica del diritto alla casa, oggi è arrivata la risposta delle istituzioni
 romane nei confronti del Movimento per il diritto all'abitare cittadino.
Il palazzo occupato ieri, di proprietà della famiglia Caltagirone
 (tra i principali palazzinari della città) in via Cristoforo Colombo
è stato questa mattina colpito dallo sgombero. Verso le 11 la polizia
è entrata nello stabile attraverso il tetto, riportando al deserto
 e alla speculazione edilizia l'immobile ed effettuando contestualmente
il fermo di diversi occupanti, portati in Questura con un pullman
ad hoc per sottoporli a procedure di identificazione; il tutto mentre
all'esterno un presidio composto da altri occupanti e solidali accorsi sul
luogo ne chiedeva l'immediata liberazione.

Il comunicato dei movimenti per il diritto all'abitare romani,
tratto da AbitareNellaCrisi:

Dopo la giornata di mobilitazione di ieri, con l’occupazione del palazzo di 
vetro di Caltagirone su via Cristoforo Colombo, l’iniziativa -ancora in corso-

pc 30 maggio - Le stragi senza fine dei migranti gridano vendetta - 2 giugno in piazza contro le guerre imperialiste e reazionarie, in solidarietà con i migranti

Migranti, soccorso gommone nel Canale di Sicilia. La Marina trova 17 cadaveri

Nelle ultime 24 ore, a largo della Libia sono stati soccorsi 3.300 migranti in 17 operazioni coordinate dal Centro Nazionale Soccorsi della Guardia Costiera
La Nave “Fenice” della Marina militare ha soccorso 217 migranti a bordo di un gommone nel Canale di Sicilia. Tra loro c’erano anche 17 cadaveri. Nelle ultime 24 ore, a largo della Libia sono stati soccorsi 3.300 migranti, in 17 operazioni tutte coordinate dal Centro Nazionale Soccorsi della Guardia Costiera. Hanno preso parte anche la Guardia di Finanza, la Marina Militare italiana, le Marine tedesca e Irlandese, oltre a unità navali inquadrate nel dispositivo Triton e a mercantili dirottati in direzione di gommoni e barconi in difficoltà.
Secondo quanto si può leggere in una nota della Guardia Costiera “le richieste di aiuto, effettuate da telefoni satellitari, sono arrivate già nel corso della notte”. Nelle scorse ore 200 immigrati sono stati soccorsi anche da una nave della marina militare del Belgio, che partecipava all’operazione Triton. La barca su cui viaggiavano i migranti ha avuto un’avaria al motore andando alla deriva. Il salvataggio è stato eseguito in collaborazione con le autorità italiane, maltesi e con l’agenzia Frontex. Una nave britannica invece, ha tratto in salvo 369 persone al largo della Libia.

pc 30 maggio - EXPO - oscena cloaca di corruzione e malaffare del capitale e del governo Renzi - mentre in galera ci sono i compagni arrestati il 1 maggio - Oggi presidio a San Vittore!

Expo 2015 Spa, presidente Diana Bracco indagata per evasione fiscale da 1 milione

"...ha commentato l’avvocato difensore di Bracco Giuseppe Bana, “si tratta di contestazioni riguardanti l’inerenza all’attività d’impresa di fatture, situazione non rilevante sotto il profilo penale. Abbiamo già definito con l’Agenzia delle entrate attraverso il ravvedimento operoso, siamo solo al termine delle indagini preliminari e non è stata ancora formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio”.
L’indagine è stata chiusa ed è stato effettuato un sequestro da circa 1 milione di euro. L’ipotesi è che le fatture false siano servite in relazione a lavori su case private e barche. “Non c’è stata alcuna
Come si legge in un comunicato del procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di finanza e coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Giordano Baggio, “è stato notificato avviso di conclusione delle indagini” a carico di Diana Bracco, di Pietro Mascherpa, presidente del Cda di Bracco Real Estate srl, e di due architetti dello studio Archilabo in Monza, Marco Pollastri e Simona Calcinaghi. In particolare Bracco e Mascherpa sono accusati di evasione fiscale attraverso l’emissione di fatture false e di appropriazione indebita.Dalle indagini “è emerso che fatture” per oltre 3 milioni di euro, confluite nella contabilità e nelle dichiarazioni fiscali “presentate dalle società del gruppo Bracco per i periodi di imposta dal 2008 al 2013″, erano riferite “all’esecuzione di forniture o di prestazioni rese presso locali in uso alle medesime società ma effettivamente realizzate presso immobili e natanti di proprietà, ovvero nella disponibilità” di Diana Bracco e del marito defunto Roberto De Silva.
Lo scorso 5 marzo, si legge ancora nel comunicato, la Guardia di finanza ha eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip Roberta Nunnari nei confronti di Diana Bracco per 1 milione e 42 mila euro “corrispondente all’importo totale dell’imposta complessivamente evasa per effetto dell’utilizzo delle predette fatture”. Nella nota si legge infine che lo scorso 21 maggio “sono stati depositati” in Procura da parte delle Fiamme gialle “i verbali di constatazione delle correlate violazioni di carattere amministrativo”.
Non è la prima volta che Bracco ha problemi con il fisco. A fine maggio 2010 era stata denunciata dalla Guardia di Finanza di Genova per lo yacht ”If Only”, un 40 metri costruito nei cantieri olandesi Feadship e intestato alla Ceber, società di Milano che ha come ragione sociale il noleggio di unità da diporto. Le quote erano della signora Diana Bracco e della Dolfin srl, interamente detenuta dalla presidente del gruppo farmaceutico. Secondo la finanza, il panfilo, registrato a Sanremo e ormeggiato ad Antibes in Costa Azzurra, sarebbe stato usato privatamente dai Bracco. Il 9 aprile 2010 invece era andata a processo con l’accusa di evasione fiscale assieme a un manager della Bracco Imaging spa, in relazione ad alcuni fatti".

Sabato 30/5 presidio solidale a San Vittore per gli arrestati/e del 1 maggio

Questo sabato, 30 maggio, si terrà una giornata di iniziative e solidarietà
 sotto il carcere milanese di San Vittore, dove si trovano tuttora detenuti
 i manifestanti fermati nel corso del corteo No Expo del 1 maggio.

Il 1 Maggio c'eravamo tutti/e: liberi/e tutti/e!

*h 11:00 
Ritrovo al mercato di viale Papiniano
banchetto informativo e volantinaggio

*h 12:30
Concentramento in piazzale Aquileia
Presidio musicale sotto il carcere di S.Vittore
*****
Questa giornata nasce come momento per incontrarci ed esprimere
 la nostra solidarietà agli-alle arrestati-e e a tutte le persone
colpite dalla repressione nelle giornate che hanno preceduto e
seguito il primo maggio.
Perquisizioni, arresti, fogli di via, sgomberi, fermi,
 espulsioni accompagnati da un'infame campagna mediatica
hanno costruito un mostro attorno a chi lotta a Milano e in tutta
 Italia contro il modello di  sviluppo di Expo e della grandi opere.
E' arrivato il momento di ribadire apertamente che la devastazione
che conosciamo
è quella che subiamo tutti i giorni nei nostri quartieri, sui posti di
 lavoro, nei nostri territori e che prende il nome di Expo, Tav, Muos,
 TEEm, Tap...
Con Expo si inaugura la fiera del lavoro non retribuito, della corruzione,
 degli sprechi e dei furti milionari, una nuova stagione di cementificazione
e di militirizzazione del territorio.
Il primo maggio per le strade del centro di Milano, in decine di migliaia,
 abbiamo dato una risposta forte e decisa a questo modello di governo delle città.
Il miglior modo per non finire fermi e immortalati nella giornata del
primo maggio è rafforzare i propri percorsi nei territori, raccogliere e
leggere le possibilità che questa giornata ha prodotto, stare nelle lotte
 e nelle situazioni di rottura col sistema attuale che si verranno a creare.
Perché non c'è errore peggiore che vedere la lotta alla repressione
slegato dalle lotte reali e quotidiane.

LIBERI TUTTI - LIBERE TUTTE!

pc 30 maggio - Thyssenkrupp, processo bis: pene ridotte. Proteste dei famigliari delle vittime - pensare di affrontare con metodi tradizionali i processi ai padroni assassini è una tragica illusione che produce dolore e rabbia - La rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio, da tempo propone un'altra strada - il processo Ilva dimostrerà se e come essa è percorribile, quando inizierà per davvero - ora non possiamo che ribadire: solidarietà ai familiari - l'unica giustizia è quella proletaria - info bastamortesullavoro@gmail.com

Le sezioni Unite della Cassazione avevano confermato la colpevolezza degli imputati per omicidio colposo ma avevano annullato una parte della sentenza di appello che riguardava una circostanza aggravante e quindi il processo d'appello è stato celebrato nuovamente



Come ordinato dalla Cassazione, che aveva confermato la responsabilità ma ordinato il ricalcolo della pena, sono state ridotte le condanne per tutti i sei imputati del processo Thyssekrupp. Per l’ad Harald Espenhahn la pena scende da dieci a nove anni e otto mesi. I famigliari delle sette vittime hanno protestato in aula alla fine della lettura della sentenza dei giudici della corte d’Assise d’appello di Torino. I giudici supremi avevano confermato la colpevolezza degli imputati per omicidio colposo ma avevano annullato una parte della sentenza di appello che riguardava una circostanza aggravante.
I parenti delle vittime, si sono trattenuti a lungo nel corridoio al piano interrato del Palazzo di

venerdì 29 maggio 2015

pc 29 maggio - Comunicato di proletari comunisti/PCm Italia e di Soccorso rosso proletario sugli arresti in Turchia di compagni della DHF

Solidarietà internazionalista con i militanti rivoluzionari turchi della DHF arrestati in Turchia


All’alba del 27 maggio a Instanbul e Kocaeli oltre 800 poliziotti armati con fucili mitragliatori, giubbotti antiproiettile hanno e pesanti arnesi da scasso sfondato le porte e devastato le case di decine di militanti della DHF (Federazione per i Diritti democratici, organizzazione legale di orientamento rivoluzionario e maoista) prelevandone e arrestandone oltre 20.
Agli arrestati è stata contestata l’accusa di appartenere al MKP (Partito Comunista maoista) e di essere stati protagonisti di scontri di piazza lo scorso primo maggio a piazza Taksim e nelle manifestazioni per l’assassinio del rivoluzionario turco Berkin Elvan.

La dimensione e violenza dell’operazione, le forze esagerate impiegate, l’immediata campagna stampa di menzogne criminalizzazione dei “terroristi” arrestati, non lasciano dubbi sulla natura intimidatoria e di rappresaglia dell’attacco repressivo.



Ancora una volta lo stato turco scatena la sua forza armata contro l’opposizione, per dare un monito a tutto il movimento popolare che nelle ultimi mesi ha ripreso con forza le strade di tutto il paese e ripetutamente in scacco gli apparati di polizia.
Questo attacco segue di poche settimane quello orchestrato insieme allo Stato tedesco contro un’altra organizzazione dei lavoratori turchi all’estero, ATIK colpita da arresti in diversi paesi.
Lo Stato fascista turco si illude di soffocare la ribellione con arresti, carcere e campagne di criminalizzazione ma, come affermano i compagni turchi :
“la rivolta di Gezi Park e Piazza Taksim di tre anni fa ha prodotto un fatto irreversibile: la gente ha smesso di scappare davanti la polizia, il popolo non ha più paura, anzi scende in strada e dà battaglia a Istanbul come in tutto il paese!”
E così anche dopo questo attacco la risposta popolare è stata immediata e diffusa, affollate manifestazioni di protesta si sono tenute a Istanbul, Dersim, Ankara, Izmir, Antalya, Erzincan, Mersin, Adana e in tante altre città in tutto il paese.
In diversi paesi europei dove è forte la presenza di masse turche e organizzazioni facenti riferimento
all'organizzazione colpita si sviluppano in questi giorni manifestazioni protesta e solidarietà

DHF taksim gozalti basin aciklamasi 1

image16-300x201İstanbul

Lo stato fascista turco che oggi attacca la DHF è lo stesso che da sempre è fedele alleato dell’imperialismo, membro NATO, lo stesso che fiancheggia l’ISIS per soffocare Kobane e la lotta per di liberazione del popolo curdo, buon amico di tutti i regimi reazionari del Medio Oriente e complice dei trafficanti di uomini. Un nemico di tutti i popoli della regione che il governo imperialista italiano ha sempre coccolato caldeggiandone l’associazione all’UE.

Le nostre organizzazioni  chiamano  tutti gli antimperialisti, democratici e rivoluzionari a far sentire la loro voce contro questo nemico comune al fianco dei rivoluzionari turchi sotto attacco.
Facciamo appello a tutte le forze disponibili ad ampliare anche nel nostro paese la solidarietà internazionale con la DHF, contro l’imperialismo e lo stato fascista turco.
I rivoluzionari turchi arrestati non son soli!
Lo stato fascista turco è un nemico anche nostro e il governo imperialista italiano è suo complice!

Viva la solidarietà internazionale!

proletari comunisti – PCm Italia
Soccorso Rosso Proletario
maggio 2015
Per info, adesioni:

pc 29 Maggio - REPORT ASSEMBLEA "DALLA RIVOLTA CONTRO L'AUTOCRAZIA ALLE NUOVE CONTRADDIZIONI NELLA TUNISIA POST-BEN ALI". CON TESTIMONIANZA DIRETTA DI UN NOSTRO COMPAGNO


Mercoledì 27 Maggio sono stati presentati i due opuscoli autoprodotti “Dalla Tunisia con amore. Cronache di un compagno italiano dalla terra in cui è scoccata la scintilla della rivolta” e “Dalla rivolta della primavera araba alla rivoluzione proletaria. Stralci di incontri con i rivoluzionari maoisti tunisini nel Maggio/Giugno 2014” dal nostro compagno e autore degli stessi, nei locali di Palazzo Cefalà a Palermo.
Con il supporto di alcune slides si è fatta una breve introduzione storico/geografica per inquadrare bene il paese nord africano ripercorrendo le tappe storiche principali: indipendenza e Bourguiba al potere, ascesa al potere di Ben Ali e infine la rivolta popolare del 2010/2011 e successivo periodo di transizione conclusosi con le ultime elezioni dello scorso ottobre.
La cronaca della rivolta ha permesso di introdurre l’esperienza concreta che ha dato i natali ai due opuscoli, quindi si è entrato nel merito dei principali protagonisti della rivolta popolare chiamata solitamente “rivoluzione” in Tunisia e “primavera araba” nel resto del mondo, ovvero in primis i giovani (disoccupati, lavoratori e studenti), la classe operaia (in particolari i minatori del bacino minerario di Gafsa) e le donne (studentesse e lavoratrici).
Parlando del ruolo di ognuno di essi si è fatto un quadro complessivo e nazionale per poi calare nel particolare circa l’esperienza diretta che il nostro compagno ha fatto entrando in contatto con ognuno di essi e in particolare con gli studenti universitari, disoccupati e giovani attivi nel movimento contro la repressione post-rivolta, con i minatori di Metlaoui e con le attiviste del movimento delle donne incontrate principalmente durante la manifestazione dello 8 Marzo 2014 a Tunisi.
Si sono analizzate le rivendicazioni generali della rivolta popolare: dignità, pane, lavoro (inizialmente) e un cambio di regime (successivamente) in occasione dei movimenti Casbah I e Casbah II i quali hanno chiesto e infine ottenuto le elezioni dell’Assemblea Costituente. Una volta eletta lo scontro politico e di classe ha avuto una continuità con la polarizzazione tra laici (progressisti, sinistra-riformista, esponenti dell’ex regime) e islamisti con la preponderanza dei primi dando vita ad una costituzione democratica e molto avanzata da un punto di vista democratico-borghese. Il problema di aver assunto come sola parola d’ordine quella di un’Assemblea Costituente e di una costituzione “democratica” ha creato una nuova contraddizione: ovvero che riportando tutto lo scontro su un terreno di tipo istituzionale/elettorale adesso la Tunisia si ritrova un governo guidato da Nidaa Tounes espressione dell’ex regime (i laici come li chiamano i media) e da una componente di Ennahdha (gli islamisti). Le richieste originarie del popolo sono rimaste ancora lettera morta dopo quasi 5 anni dall’inizio della rivolta. Si è conclusa l’esposizione affrontando il tema dei legami internazionali che il governo tunisino ha, confermando la propria collocazione nel campo dell’imperialismo occidentale in primis USA, Francia, Germania e Italia, con cui ha concluso recentemente importanti accordi in materia economico-militare inerente ai flussi migratori e alla “lotta al terrorismo”.
In un quadro simile solo le forze rivoluzionarie rappresentate dai gruppi e partiti marxisti-leninisti-maoisti hanno fin da subito analizzato coerentemente la rivolta denunciando il processo della costituente ed elettorale come un movimento di restaurazione del vecchio potere, indicando correttamente gli eventi come rivolta popolare e non “rivoluzione” in quanto non è stata intaccata la struttura e natura dello stato (forze di polizia e ministero dell’interno, amministrazione e istituzioni in generale) ed evidenziando la necessità che la rivolta si trasformi in rivoluzione per risolvere realmente i problemi posti dal popolo tunisino.
In sala erano presenti una 30ina di persone tra cui giovani e lavoratori, che alla fine dell’esposizione hanno posto delle domande circa il ruolo del movimento delle donne sia durante la rivolta sia come eventuale argine al movimento reazionario islamista, circa le aspettative dei giovani e perché una parte di essi individua come alternativa lo Stato Islamico (ISIS) e parte per combattere nelle sue file, circa il ruolo e posizione del nuovo governo tunisino per quanto riguarda l’attentato del Bardo e i gruppi islamisti presenti nel paese ecc.
Ciò insieme ad un paio di interventi ha permesso di ampliare e  approfondire le questioni.

Inoltre sono stati fatti due appelli all’assemblea: a partecipare al presidio cittadino contro la guerra e la retorica militarista messa in atto il 2 Giugno in occasione della “festa della repubblica” e a partecipare all’iniziativa per il ventennale del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario che si terrà sempre a Palazzo Cefalà Sabato 6 Giugno.

pc 29 maggio - UNA REPUBBLICA FONDATA SUL NON LAVORO - I DISOCCUPATI E PRECARI DI TARANTO MANIFESTANO IL 2 GIUGNO

pc 29 maggio - MA QUALE "ELOGIO" DI RIVA... LA REALTA' DALL'OPUSCOLO "L'ILVA DI PADRON RIVA"

A proposito dell'elogio e della storia di Riva (che ieri abbiamo dovuto sentire al processo) - come ha cominciato in realtà a fare i suoi sporchi profitti e le sue scalate... Uno stralcio del documentato opuscolo "L'ILVA DI PADRON RIVA" - si può richiedere a slaicobasta@gmail.com




pc 29 maggio - PROCESSO ILVA - L'AZZECCAGARBUGLI DI NICOLA RIVA TENTA DI NUOVO DI FAR SPOSTARE IL PROCESSO DA TARANTO E FA RIFERIMENTO ALLE PARTI CIVILI DELLO SLAI COBAS SC

Ieri si è dovuto assistere ad una ignobile sceneggiata, ma anche a un tirare per le lunghe la fine di questa fase preliminare in cui tutti ci stanno mettendo del proprio, dall'Ilva, al governo, alla stessa Procura. 

L'IGNOBILE SCENEGGIATA
L'avvocato di Nicola Riva, Annicchiarico - passato bellamente da difensore del Comune di Taranto e del Sindaco a difensore di Riva (questo avrà pure un significato...) - ha prima tentato tutto per rinviare per l'ennesima volta il suo intervento (già nelle altre udienze si era dato ammalato) chiedendo di farlo nella stessa udienza di discussione del patteggiamento dell'Ilva spa, dato che tale richiesta dell'Ilva "ridimensionerebbe anche la figura di Nicola Riva"; venute meno le "motivazioni legali", ha cercato di impietosire il Gup chiedendo un rinvio perchè era ancora "convalescente"...; poi si è preparato per lo show.

La prima parte è stata un ripugnante elogio dei Riva. Della serie: come vi permettete a indicarli come capi di un'associazione criminale, quando Emilio Riva si è fatto dal niente, via via la sua attività si è espansa in tutto il mondo, ottenendo riconoscimenti, con gli Stati europei che chiamavano i Riva a fare da consulenti per le "loro capacità specifiche nel settore"?
A questo è seguito l'elenco degli investimenti in materia di miglioramento degli impianti che, secondo questo avvocato azzeccagarbugli, dimostrerebbero l'impegno dei Riva in materia di "difesa della salute": "Riva - ha esclamato con "vera passione" - ha preso nel '95 un rottame e lo ha portato ad essere uno stabilimento di esempio..." (!!)  
Per concludere, come in un film comico, ma purtroppo nei fatti tragico: "Riva che doveva entrare nella storia è diventato il capo di una banda criminale!".

Ma il pathos lo ha riservato soprattutto nella seconda parte (in cui, guarda caso, la sua debolezza dovuta alla convalescenza era finita, e giù pugni sul tavolo, frasi roboanti, ecc.). 
Qui, penosamente ha ritirato fuori la richiesta di trasferimento del processo da Taranto (già rigettata dalla Cassazione ad ottobre scorso), chiamandolo "processo di Norimberga" (dandosi la zappa sui piedi: Riva come i nazisti...? Siamo d'accordo), perchè qui non vi sarebbe la serenità di giudizio:
"Io - ha detto - non posso rappresentare Nicola Riva perché in quanto cittadino di Taranto sono parte offesa nello stesso procedimento, perché respiro la stessa aria, perché, in base a quello che contestano i pubblici ministeri, siamo tutti sotto la spada di Damocle dell'inquinamento"... quindi anche il gup e i PM che operano a Taranto assumono lo status "di persona offesa o danneggiata dal reato".
E, guarda caso, per dire che questo processo è stato "infettato", ha citato proprio alcune parti civili presentate dallo Slai cobas per il sindacato di classe e la linea sostenuta dall'Avv. Bonetto di danno anche potenziale, psicologico per lavoratori Ilva, cimiteriali e cittadini dei Tamburi, Paolo VI che vivono sotto un rischio concreto.

IL PATTEGGIAMENTO DELL'ILVA 
Ancora ieri l'Ilva spa, per il fatto che ancora non sarebbe arrivata l'autorizzazione del Mise, non ha detto chiaro cosa intende fare, se presentare istanza di patteggiamento o se rinunciarvi perchè la nuova legge sugli ecoreati è favorevole all'Ilva, o ancora scaricando tutto su Riva Fire; così come la stessa Riva Fire cerca di mettere delle zeppe al processo ora sostenendo che non c'entra nulla ora ipotizzando anch'essa una possibile richiesta di patteggiamento.  

L'effetto di tutto questo è un allungamento dei tempi, di questa fase preliminare, e ieri, che doveva essere l'ultima udienza, è stata invece fissata una nuova udienza per il 1° luglio.


Lo Slai cobas su questa istanza di patteggiamento ha già detto chiaro NO in una lettera ai PM: "...Se passasse questa richiesta l'Ilva uscirebbe dal processo solo con una sanzione di 3 milioni di euro; soldi che, essendo ora l'azienda sotto amministrazione dello Stato, dovrebbero essere pagati dallo Stato e quindi di fatto da noi contribuenti....
Non un solo centesimo verrebbe destinato al risarcimento del danno delle parti civili.
Pur prevedendo poi una misura interdittiva, ci troveremmo di fronte alla contraddizione che gli stessi commissari condannati verrebbero nominati commissari giudiziali e continuerebbero a dirigere lo stabilimento.
Il patteggiamento non permetterebbe un approfondito accertamento della responsabilità dell'Ilva sull'inquinamento, malattie e morti, con relativa adeguata condanna. Quindi, il patteggiamento, sarebbe un modo per l'Ilva di liberarsi del processo... in questo modo il processo, dopo la esclusione già avvenuta delle 3 società dai risarcimenti, verrebbe ulteriormente svuotato. E diventerebbe un processo solo per le colpe individuali e non al "sistema Ilva", vera causa dei disastri dentro e fuori la fabbrica".

MA ANCHE LA PROCURA DEVE DARE CHIAREZZA
Ora appaiono sui giornali notizie di incontri tra i PM e i legali dell'Ilva spa, tra cui la ex Ministra Severino che con il governo Monti aveva già contribuito a salvaguardare l'Ilva, per concordare linee di difesa; ora questi incontri vengono smentiti...
Il Gup, nonostante dalla prima richiesta di rinvio sia passato più di un mese, ancora concede tempo all'Ilva sul patteggiamento; mentre evidentemente il governo prende tempo.
Di fatto anche la Procura rischia di comportarsi come se si trovasse davanti un processo normale e non ad un processo "storico" contro i padroni e il loro sistema, i loro servi grandi e piccoli; e in cui nelle grigie aule nessuno può dimenticare che si sta parlando di chi ha ucciso o contribuito ad uccidere centinaia di operai, donne, bambini!

pc 29 maggio - La lotta contro gli sfratti per la casa a Treviglio Bergamo

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe invita  tutte le realtà solidali a Sostenere la lotta del Compagno Laroudi.
Venerdi 29-05-2015 a Treviglio le istituzioni proveranno a lasciare per strada l'ennesima famiglia proletaria colpita dalla crisi.
La questione dell'abitare è strettamente legata alla lotta per un lavoro dignitoso e figlia dello sfruttamento delle masse più deboli.
La situazione del compagno Laroudi e della sua famiglia, con figli minori, non è un eccezione.
Licenziato dopo una lunga e dura lotta nelle cooperative di facchinaggio del gruppo LD (ex Lombardini) di Vignate e Capriate, sta portando avanti, una duplice battaglia con lo slai cobas e i suoi compagni di lavoro:
contro l'illegalità dei cambi appalto nella logistica  per riavere il posto di lavoro e di conseguenza , non potendo pagare più l'affitto, è stato messo sotto sfratto e ora lotta per non lasciare i figli per strada, ma anche per dire basta alle politiche del governo Renzi che attaccano i lavoratori e spendono miliardi in armamenti mentre tagliano le spese sociali per i proletari.
Le risposte delle istituzioni sulla casa sono poche e  somigliano più ad un elemosina che ad un riconoscimento di un diritto sacrosanto.
Venerdi 29-05-2015 via Buttinone 10 Treviglio (bg) ore 07:00 presidio di solidarietà, blocchiamo lo sfratto e lottiamo insieme:
lavoro, casa, diritti si conquistano con la lotta proletaria
contro il sistema dei padroni.

pc 29 maggio - Contro Salvini ovunque - parte positiva della campagna di di boicottaggio elettorale - proletari comunisti/PCmItalia

Genova,contestazione  e cariche al comizio di Salvini

{}     Genova, tensione e cariche  al comizio di Salvini a De Ferrari       Ft

In piazza De Ferrari contestazione e lancio di bottiglie da parte degli antagonisti, la polizia li respinge.
Momenti di tensione in piazza De Ferrari prima e durante il comizio del segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Cortei di manifestanti antagonisti sono arrivati fino all'incrocio tra via Venticinque Aprile e via Roma, ma sono stati fermati qui da uno sbarramento imponente di forze dell'ordine con i blindati della polizia messi a chiudere  tutti i vicoli che salivano dal centro storico.Quando ha iniziato a parlare Salvini sono partiti i primi cori, accompagnati da tamburi e i lanci di petardi, fumogeni e quindi di bottiglie sotto il porticato del Carlo Felice. Lo stesso Salvini durante l'avvicinamento alla zona del comizio ha avuto un battibecco con alcuni passanti. In due momenti diversi due antagonisti si sono avvicinati al palco contestando, ma il primo è stato respinto dalla polizia, il secondo, a comizio finito, è stato protagonista di una serie di calci e spintoni ed è stato poi accompagnato via dalla polizia.

dal documento-  maggio PCm Italia
....Nel contesto di questa battaglia elettorale si è sviluppato un forte movimento di proteste, dovunque è arrivato, contro il fascio leghista razzista in carriera, Salvini.
Al di là della partecipazione, in certi casi molto estesa in altri meno, queste iniziative hanno rappresentato e rappresentano una trincea molto importante della mobilitazione politica nel nostro paese, in fasi in cui dell'immigrazione viene fatta un uso dispiegato per cercare voti e per dare consenso alla politica imperialista che sta producendo il mare di morti nel mediterraneo.
Certo le manifestazioni sono tuttora una debole alternativa rispetto all'odiosa funzione che svolgono le televisioni e i talk-show televisivi che hanno permesso una sfrenata campagna elettorale per Salvini, facendone l'ospite d'onore quotidiano...

pc 29 maggio - Berlusconi - ma Renzi la pensa uguale: vogliono il voto di Stato come nel fascismo - siamo tutti astensionisti!

Berlusconi a Genova: "Non andare a votare è quasi reato"

{}

Non andare a votare, "in questa situazione nella Regione e nel Paese, è una colpa grave, quasi un reato". Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa a Genova, dov'è arrivato per concludere la campagna elettorale di Giovanni Toti,"Non andare a votare - ha detto - è una colpa grave contro il proprio interesse, questa Regione, la propria famiglia e l'Italia".

pc 29 maggio - Testimonianze - il regime turco aiuta l'Isis e incarcera i volontari solidali con Rojava-Kobane

Di nuovo a Torino i due ragazzi arrestati a Kobane: "Ma torneremo"

Di nuovo a Torino i due ragazzi arrestati a Kobane: "Ma torneremo"

Sono stati cinque giorni nelle carceri turche per aver cercato di raggiungere la città che ha resistito all'Isis. "Ma lì hanno bisogno di tutto"
Sono rientrati a Torino martedì notte, ma con la voglia di ripartire. I due ragazzi che sono stati per cinque giorni incarcerati in una cella di una caserma di confine tra Turchia e Siria sono alla base, al Gabrio. Il centro sociale occupato di San Paolo da cui è partita a metà maggio la “Carovana per il Rojava” di cui hanno fatto parte.
Non vogliono avere un nome e un volto, ma i loro volti restano impressi. Un foulard in testa lei, sopracciglia disegnate con la matita e sguardo che brilla quando parla «del popolo curdo che mi è rimasto nel cuore». Mentre lui, ancora più giovane, alza fiero il viso nel ricordare i giorni passati nel Rojava: «Si sentono abbandonati dagli occidentali, che dopo i mesi di attenzione durante l'assedio li hanno lasciati soli con l'embargo turco che rende la vita impossibile».
Per alcuni giorni sono stati clandestini al contrario. Italiani partiti per la Siria per portare medicinali e soldi a Kobane: «Una città dove convivono isolati rasi al suolo con edifici lasciati intatti e i segni della guerra quartiere per quartiere non sono stati cancellati». L'esercito turco li ha fermati al rientro dalla spedizione, mentre attraversavano nuovamente il confine valicando le barriere di filo spinato che dividono i Paesi e impediscono il passaggio di merci e aiuti per i curdi in guerra contro l'Isis: «Ero il primo dei 7 torinesi, davanti a me c'erano tre ragazzi curdi, ero a metà tra i due blocchi di filo spinato quando un soldato è spuntato fuori da un fosso e ci ha intimato l'alt» ricorda il ragazzo parlando dell'arresto avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì. «Siamo stati stupidi a cercare di passare nello stesso tratto in cui due volte i carri armati turchi si erano fermati insospettiti. Dovevamo immaginare ci stessero aspettando e invece abbiamo tentato. All'alt due curdi son scappati, mentre il terzo è stato catturato, colpito a pietrate. Io ero lì che assistevo alla scena acquattato, ma quando il militare ha iniziato a sparare in aria mi sono alzato e ho gridato che ero italiano». Il soldato l'ha immobilizzato e costretto a dire agli altri di uscire, ma solo una si è arresa, mentre gli altri son rimasti nascosti nell'erba alta: «Non sapevo cosa fare. Avevo lo zaino incastrato e non riuscivo a scappare. Così mi sono alzata e sono andata insieme agli altri fermati». Ore di paura in cui la coppia è stata portata in caserma e ospedale, schedata e il ragazzo, come anche il giovane curdo, pestato dai militari: «A me han dato qualche pugno e un calcio, mentre lui è stato picchiato più volte prima di essere abbandonato sul lato siriano del confine». Loro invece hanno fatto qualche giorno di cella e poi sono stati espulsi con l'accusa di “immigrazione clandestina”: «Non c'è altra possibilità se non lo sconfinamento illegale – spiegano – In questi mesi sono arrivati legalmente a Kobane due camion dalla Germania, uno è rimasto alla frontiera così tanto che i medicinali erano scaduti»: «La città è distrutta e la gente sta rientrando dai campi profughi a gruppi di cento, si portano dietro valigie e mobili – racconta la ragazza – Ora a Kobane ci sono circa 20mila persone, tanti bambini, ma manca completamente la generazione dei ventenni. O sono morti nell'assedio o sono al fronte che avanza e allontana la guerra dalla città». 

pc 29 maggio - Il gioco dell'oca dei processi ai padroni assassini - Thyssenkrupp si torna alla casella iniziale - l'unica giustizia è quella proletaria!

Appello Thyssen, il pg chiede la conferma della condanna a 10 anni per Espenhahn

Appello Thyssen, il pg  chiede la conferma della condanna a 10 anni per Espenhahn

Il processo dopo la decisione della Cassazione di far ricalcolare le pene. Lievi riduzioni per gli altri imputati.
Confermare i dieci anni di carcere per l'amministratore delegato Harald Espenhahn per il rogo nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino che nel dicembre 2007 costò la vita a sette operai. "Non trovo argomenti per modificare le pene" ha detto il pg Vittorio Corsi chiedendo le condanne per i sei imputati.

Il magistrato ha chiesto la conferma delle condanna sette anni per gli ex dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, mentre ha fatto qualche aggiustamento al ribasso per gli altri tre imputati: per 8 anni per l'allora direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno e per Daniele

pc 29 maggio - "Grande proposta" dei sindacati confederali alla KME: operai in esubero facciano gli sbirri dell'azienda

“Alla Kme di Serravalle utilizzate gli operai in esubero come guardie contro i furti di rame”

Proposta dei sindacati per evitare licenziamenti: l’industria da tempo soffre la crisi del mercato del rame e adesso lamenta sofferenza anche il settore dell’ottone
Alla Kme si lavorano rame e ottone

26/05/2015
gino fortunato

Cassa integrazione per tutto lo stabilimento Kme di Serravalle Scrivia. L’industria da tempo soffre la crisi del mercato del rame, riflessa sul ramo Kme spa. Adesso lamenta sofferenza anche il settore dell’ottone nel ramo Brass, che sino a poco tempo fa vantava un buon mercato nel settore della produzione delle barre destinate soprattutto alla produzione di rubinetteria e maniglie. Adesso i 400 dipendenti di entrambi i settori sono in cassa integrazione ordinaria. Inoltre si paventano 40 esuberi. I sindacati propongono una singolare soluzione per evitare i licenziamenti. In aggiunta ad altre misure, hanno lanciato l’idea di utilizzare alcuni lavoratori per i servizi di guardiania, distaccandoli dai reparti. La proposta ha già trovato buona rispondenza da parte dell’azienda.

giovedì 28 maggio 2015

pc 28 maggio - Renzi alla Fiat Sata di Melfi - ridicolizzato dai cassintegrati Fiat Pomigliano e politicamente denunciato contestato tra gli operai da proletari comunisti e slai cobas per il sindacato di classe Taranto - domani articolo

Comitato cassintegrati Fiat Pomigliano
CON LA MANIFESTAZIONE DI STAMATTINA ABBIAMO CERTAMENTE RIDICOLIZZATO RENZI ED I SUOI PIANI ANTIOPERAI ED ANTIPOPOLARI DEL JOBS ACT E DEL 
 SBLOCCA ITALIA BASILICATA DELLE 14.

"Renzi statt a cas...". La lotta continua anche davanti ai cancelli della Fiat Sata di Melfi. Grandissima solidarietà degli operai di Melfi che hanno visibilmente accolto la nostra protesta consegnando oltre 4000 volantini e nel contenuto abbiamo chiesto di non votare Renzi ed il PD e di bocciare con un secco no il Jobs act ed il no al sblocca italia. Ma la solidarietà è salita alle stelle quando un gruppo di una 20 di operaie della catena di montaggio hanno voluto come segno di unita' di lotta la maschera di Renzi/pagliaccio come ricordo della nostra iniziativa. 
Alla manifestazione hanno partecipato delegazioni come il laboratorio politico Iskra di Bagnoli, i No triv, Cobas, delegati della Fiom de il sindacato è un'altra cosa,
Aspettando la sentenza dei 5 licenziati per rappresaglia Fiat, oggi non hanno mollato e già dalle prime ore dell'alba con tamburi e slogan hanno fatto centro.

 
Quello che avviene alla FCA - Sata Melfi, non interessa solo gli operai di Melfi, ma tutta la classe operaia in Italia.
Una fabbrica che Marchionne vuole sia laboratorio delle leggi del Jobs act del governo Renzi, per trasformarla nella fabbrica modello dei licenziamenti individuali-collettivi senza art. 18.
Dalla fabbrica di Marchionne a tutte le fabbriche avanza e si consolida il moderno fascismo padronale che cancella diritti, organizzazione sindacale di classe, futuro dei lavoratori mentre avanza a livello governativo e statale il moderno fascismo istituzionale – oggi con Renzi e le sue riforme istituzionali ed elettorali antidemocratiche, come forme attuali della dittatura del capitale
Perchè questa non sia la condizione normale in tutte le fabbriche di questo paese che è necessario rompere questa macchina e questa gabbia alla FCASata, ricostruendo gli strumenti di difesa e di offesa, per rispondere alla guerra del padrone con la guerra di classe.

Alla FCA-SATA Melfi si costruisce una fabbrica in cui conta solo il padrone e il suo profitto, e gli operai vengono quasi obbligati a privarsi di diritti e libertà sindacali che non siano compatibili con i piani e gli interessi di Marchionne. Turnazioni, salari, condizioni di lavoro e sicurezza vengono stabiliti nell'esclusivo interesse del mercato e per estrarre il massimo profitto.
Dignità e condizioni dei lavoratori non contano nulla.
Una fabbrica in cui il sindacato, le Rsu sono accettabili solo se stanno dentro i piani e gli interessi dell'azienda, mentre vengono isolati e attaccati gli operai che non ci stanno, chi vuol fare sindacato di classe e chi si ribella.
Una fabbrica in cui gli operai e le operaie si devono sentire 'fortunati e felici' di lavorare perchè i profitti del padrone vadano bene; una fabbrica la cui l'organizzazione del lavoro Ergo-Uas, WCM, ha lo scopo di estorcere il massimo sfruttamento e la riduzione dell'operaio a un'appendice della macchina produttiva. Una fabbrica in cui se i profitti vanno bene l'operaio è sfruttato fino all'osso, se non vanno bene è buttato via
Questa è una fabbrica che cancella i risultati della più grande lotta operaia in una fabbrica automobilistica a livello europeo “i 21 giorni” , per ristabilire condizioni di lavoro anche peggiori di quelli di prima dei “21 giorni”. Una fabbrica in cui Marchionne e il suo comando di fabbrica, con la complicità dei sindacati del padrone conducono una guerra di bassa intensità contro gli operai per affermare la dittatura del capitale e del suo sistema.
Una fabbrica in cui in cambio di assunzioni precarie si afferma un lavoro senza diritti, stabilità e sicurezza per tutti. Una fabbrica in cui i giovani sono assunti come carne fresca da sfruttare a minimi costi; mentre ai intanto ai “vecchi” si rovina lentamente e progressivamente la salute.
Una fabbrica in cui le donne operaie sperimentano l'unica “parità” che i capitalisti sono in grado di dare, quella di essere ugualmente sfruttate ma doppiamente penalizzate come operaie e come donne, nel corpo e nelle condizioni di lavoro e di vita.
Noi pensiamo che come è stato per i 21 giorni alla fine la situazione esplode e che bisogna lavorare con unità e lotta per essere pronti alla trasformazione della situazione esistente.
Come ci insegna Marx, la classe operaia “possiede un elemento di successo: il numero; ma il numero non pesa sulla bilancia se non quando è unito in collettività ed è guidato dalla conoscenza”.
Per questo lavoriamo per ricostruire il sindacato di classe, appoggiando tutti gli operai che lo vogliono come progetto e come impegno quotidiano in prima persona
Per questo lavoriamo per un circolo operaio che sia strumento di conoscenza e organizzazione

“Senza una classe operaia organizzata almeno nelle sue avanguardie nel partito della classe operaia non solo non è possibile per le masse lavoratrici cambiare la propria condizione, ma si lascia spazio al dominio e all'influenza della classe dominante e dei suoi servi , all'influenza delle forze più reazionarie dei padroni, alle forze apertamente fasciste che si mettono a disposizione della borghesia per continuare a garantire i propri interessi e un sistema incancrenito che distrugge quotidianamente uomini e cose” (dal messaggio alla classe operaia del 1 maggio 2015)


Proletari comunisti/PCm Italia - info Puglia/Basilicata via Rintone 22Taranto

3475301704 pcro.red@gmail.com leggi http://proletaricomunisti.blogspot.com

pc 28 maggio - RENZI-PD/MARCHIONNE: DA PARTITO DELLA FIAT A GOVERNO DELLA FIAT

Riportiamo un breve stralcio dal libro a cura di 'proletari comunisti' che attraversa tutti gli avvenimenti dal 2010 al 2011 - quanto mai attuale: 



con la guerra di classe Il PD si conferma partito della Fiat

...Attualmente il partito più in sintonia con la Fiat è il PD. I suoi esponenti da Bersani a Fassino a Chiamparino sono attivi protagonisti di questa vicenda, condividono pienamente tutte le tappe dell'ultima fase: l'alleanza con la Chrysler e quindi il piano di Fabbrica Italia. E colgono ogni occasione per dimostrare la loro sintonia.
Le critiche che vengono fatte al governo sono sempre da destra – se si può dire – e vorrebbero in sostanza che il governo fosse molto più attivo nel sostegno alla Fiat...
Quindi in questo è evidentissimo il loro imbarazzo ogni qual volta devono esprimere una qualche critica al piano Marchionne per i suoi effetti nella fabbrica. La loro preoccupazione principale è che il carrarmato Marchionne possa alla fine far esplodere la protesta operaia e far deragliare il piano, renderlo inapplicabile...
Le posizioni del PD non riescono a distinguersi da quelle del governo, a cui se mai critica di non fare abbastanza; ora, con l'esplosione della vicenda Mirafiori e trasferimento in Serbia, non si riescono a distinguere da quelle della Lega, anzi qui in una certa misura sono più a destra nel senso più filo Fiat...
...l'irruzione nel dibattito della politica del caso Fiat è salutare perchè fa capire sulla base dei fatti e dell'esperienza pratica che la lotta non si può ridurre alla lotta contro il governo Berlusconi, che un governo col PD, sul fronte Fiat, sarebbe perfino peggio di quello di Berlusconi...

Fassino: “Forse una certa rudezza di toni usati negli ultimi tempi dall'ad della Fiat tradiscono il disagio proprio per questo, proprio per il mancato riconoscimento di aver salvato l'azienda... Sia da parte del governo il quale ha assistito passivo alle scelte Fiat senza fare nulla per accompagnarle, sia da parte dei sindacati che non hanno colto fino in fondo la valenza strategica... Ricordo, per inciso, che per salvare la Chrysler Obama è sceso in campo in prima persona. Anche in Italia bisogna mettere in campo una adeguata politica industriale... nel fare il proprio mestiere il sindacato non può essere insensibile al futuro della Fiat, l'azienda deve continuare a vivere bene... A Pomigliano rivedo alcuni atteggiamenti sindacali simili a quelli che hanno caratterizzato la lotta di trent'anni fa... si dice Marchionne vuole mettere in riga il sindacato oppure vuole fare un favore a Sacconi. Non è questo un approccio utile. Se il problema di Pomigliano è l'efficienza e misure che ne alzino il livello della produttività, non si può liquidarlo buttandola in politica”.
D'Alema: “A Pomigliano c'è stata troppa tolleranza da parte dei sindacati verso l'assenteismo operaio”.
Chiamparino: “...il fatto è che pensiamo ancora come negli anni '70. Non solo la Fiom ma tutta la politica italiana, a destra come a sinistra; dalla Lega a chi pensa semplicemente che si possa andare avanti senza regole o con regole messe continuamente in discussione... Chi glielo fa fare a Marchionne di investire 20 miliardi in un paese in cui bene che vada è sopportato... i sindacati devono garantire l'affidabilità, devono assicurare il funzionamento della fabbrica. Questo in America è stato fatto... Se fossi al posto di Marchionne direi: io devo fare tante vetture, fate voi le proposte su come evitare di perderci tutti...”. 
 “...Il sindacato deve garantire una maggiore affidabilità per accompagnare un grande progetto come quello di Fabbrica Italia... ha ragione Marchionne che si aspettava accoglienze molto diverse su un progetto che rappresenta l'unica vera ipotesi di rivoluzione industriale italiana. Invece è stato accolto con indifferenza generale, scetticismo, problemi di rappresentatività sindacale... Marchionne non può arrendersi di fronte alle prime difficoltà, si gioca con chi ci sta, ci si organizza con chi accetta il progetto e la sfida...”.

pc 28 maggio - NO TAV: 2 ANNI E 10 MESI PER LUCIO, FRANCESCO, GRAZIANO - ORA AI DOMICILIARI. UNA CONDANNA SEMPRE INACCETTABILE!

altE' arrivata in tarda mattinata la sentenza attesa per oggi nei confronti di Lucio, Francesco e Graziano, arrestati per l’attacco notturno al cantiere di Chiomonte del 13 maggio 2013, per il quale sono già stati condannati Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.
I tre No Tav avevano scelto la formula del rito abbreviato per affrontare il processo che li vedeva accusati dei reati di danneggiamento a mezzo di incendio, violenza contro pubblico ufficiale, detenzione e trasporto di armi da guerra. Oggi il Tribunale di Torino ha emesso la sentenza: Lucio, Francesco e Graziano sono stati condannati ciascuno a 2 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione, da scontare agli arresti domiciliari. Usciranno oggi stesso dal carcere per essere trasferiti presso le proprie abitazioni, dove per ora saranno sottoposti a restrizioni su visite e comunicazioni.
La Procura, capitanata dal duo di pm Padalino-Rinaudo, aveva chiesto una condanna a 5 anni e 6 mesi; la sentenza di oggi ha ridimensionato la richiesta e il quadro accusatorio, così come era già accaduto in sede di Corte d'Assise nei confronti di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.
Complessivamente i tre No Tav, arrestati lo scorso 11 luglio, hanno trascorso in carcere più di 10 mesi di detenzione tra il carcere di Ferrara e quello delle Vallette di Torino. Nonostante l'accusa di terrorismo fosse caduta anche nei loro confronti in sede di Tribunale del riesame, a marzo il Gip aveva rigettato l'istanza di scarcerazione presentata dai legali della difesa, stabilendo che Lucio, Francesco e Graziano dovessero ugualmente rimanere in carcere sottoposti a regime di alta sorveglianza. A questo, dopo il loro trasferimento a Torino, si era recentemente aggiunto il problema delle indegne condizioni di detenzione (vedi: "Scabbia e condizioni sanitarie pessime in carcere per Lucio, Graziano e Francesco").
altIn attesa di avere maggiori informazioni sulla sentenza emessa oggi, accogliamo con gioia la notizia della scarcerazione dei tre No Tav ma continuiamo a reclamare libertà completa per tutti e tutte: la lotta non si arresta, libertà per i No Tav!
Per questa mattina era inoltre stato indetto un presidio di solidarietà ai cancelli della centrale di Chiomonte, in attesa della sentenza: la polizia ha provocatoriamente sbarrato l'accesso al ponte che porta al cancello, posizionando delle griglie metalliche e l'idrante, evidentemente preoccupata dalla presenza dei No Tav che si apprestavano a presidiare la zona con momenti di socialità e la realizzazione di un murales da parte del famoso writer Blu.
I No Tav però non si sono fatti scoraggiare da questo tentativo di bloccare la solidarietà e hanno allestito un presidio proprio di fronte alle reti metalliche.

(Da Infoaut)

pc 28 maggio - FORMAZIONE OPERAIA: COMMENTI, APPUNTI, DOMANDE SULLA "COMPERA E VENDITA DELLA FORZA LAVORO"

"La forza-lavoro è venduta benché venga pagata soltanto in un secondo tempo". E' la frase che mi ha colpito di più, nella lettura di questa "puntata" . . . è una riflessione che ogni lavoratore ma soprattutto ogni operaio dovrebbe fare. Non è solo lo sfruttamento e quindi la produzione di plusvalore che qui si va ad analizzare ma anche la precarietà del lavoro stesso, per intenderci quello "a tempo indeterminato" . . . è sempre e solo l'operaio che mette il "suo" prima di vedere le carte . . . praticamente gioca sempre "al buio"!

NOTA: "Sul mercato, tra possessore di denaro e lavoratore, si stipula un contratto di compra-vendita per l'uso a termine della forza-lavoro. Il valore della forza-lavoro è già determinato prima ancora di entrare in circolazione, risultando dal consumo di una certa quantità di merci che occorrono per la produzione della merce forza-lavoro, stabilito socialmente. Il possessore di denaro, il capitalista, corrisponde tale valore al lavoratore. In realtà paga dopo aver consumato il valore d'uso di essa, che avviene successivamente al contratto; sicchè in pratica è il lavoratore che fa credito al capitalista e non viceversa...".
 *****
"Una cosa è evidente - aggiunge Marx - La natura non produce da una parte possessori di denaro o di merci e dall'altra puri e semplici possessori della propria forza lavorativa.”
Questo rapporto (tra il possessore di denaro e il possessore solo della propria vita) non è un rapporto risultante dalla storia naturale e neppure un rapporto sociale che sia comune a tutti i periodi della storia. Esso stesso è evidentemente il risultato d'uno svolgimento storico precedente, il prodotto di molti rivolgimenti economici, del tramonto di tutta una serie di formazioni più antiche della produzione sociale. E l’attuale formazione della produzione sociale è “un modo di produzione assolutamente specifico … il modo di produzione capitalistico.
Ancora una volta si ribadisce che le diseguaglianze insite nel sistema capitalistico, non sono naturali ne tantomeno perpetue".
   *****



"La formazione operaia online sul capitale è realmente qualcosa di illuminante, di certo non è così facile da comprendere, poiché si parla di una vera e propria analisi scientifica del sistema capitalistico.
Ma è proprio in questa analisi che riusciamo a comprende che questo sistema sfrutta i proletari per fare profitto “anche quando tutto ci sembra in regola”, ma figuriamoci quando questo sfruttamento si intensifica a causa della crisi.
In questa ultima parte della formazione ci viene di certo chiarificato come e in che senso in questo sistema il lavoratore è “libero”. Infatti si mettono in perfetta evidenza due “intrallazzi” che fa il proprietario di denaro nei confronti del proprietario di forza lavoro. 1 Che in realtà il lavoratore è solo libero di scegliere se essere sfruttato o morire di fame. 2 Che il proprietario dei mezzi di produzione per fare profitto deve creare plusvalore e quindi pagare meno al lavoratore di quando produce, in poche parole è un furto nei confronti del lavoratore.
La cosa più incredibile che tutto questo è nascosto e non lo si concepisce facilmente, infatti lo stesso capitalista (imprenditore) crede che tutto ciò sia normale, che non sta facendo nulla di male, ma però consapevole che per aumentare il profitto deve pagare meno salario e far lavorare più ore possibili il lavoratore, anche perché il capitalismo funziona così (non può esistere scientificamente il padrone buono e non ladro di forza lavoro).
Adesso comunque entrando più nel merito dell’ultima puntata vorrei porre una domanda, premettendo che credo di aver capito, ma qualche dubbio di sbagliare un concetto c’è sempre.
Ritornando alla vendita della merce forza lavoro che il lavoratore fa per ricevere in cambio un salario da parte del capitalista, volevo capire meglio una volta che la forza lavoro viene considerata merce e che quindi come è stato detto ha un suo valore per il tempo necessario che ci vuole per produrla come qualsiasi altra merce, considerando che la classe proletaria deve riprodursi, studiare e nutrirsi in salute per fare in modo che la forza lavoro sia sempre disponibile nel mercato come merce. Infine la domanda è: Qual è il vero valore della forza lavoro?
Io credo che sia immenso e che quindi sia già assurdo considerarla merce anche se questo sistema lo esige (per questo va cambiato e non migliorato).

NOTA: il proprietario dei mezzi di produzione per fare profitto non è che paga "meno al lavoratore di quando produce" e quindi farebbe "un furto nei confronti del lavoratore". Il salario non è stabilito in rapporto a quanto (o a quello che) produce l'operaio, ma ai mezzi necessari a produrre e riprodurre la forza lavoro, cioè al tempo di lavoro necessario a produrre cibo, vestiti, ecc. 
In questo senso il capitalista paga all'operaio quanto gli è dovuto - come paga appunto qualsiasi altra merce il cui costo è dato dal tempo di lavoro necessario per produrla - quindi "non fa un furto".
Così è giusto dire che il capitalista "per aumentare il profitto deve far lavorare più ore possibili il lavoratore", mentre non è esatto dire che "per aumentare profitto deve pagare meno salario", non perchè il capitalista non cerchi sempre con vari mezzi anche di ridurre il costo del lavoro e quindi pagare l'operaio anche al di sotto del valore della forza-lavoro, ma perchè non è dalla riduzione del salario che ricava il suo profitto, ma dal tempo di pluslavoro, di lavoro gratis che fa l'operaio.  

Circa il "vero valore della forza lavoro" è chiaro che questo tiene conto di tutto quello che è necessario a produrre una forza lavoro, come insieme di capacità fisiche ma anche intellettuali, e che in questo senso varia secondo i periodi storici - ma su questo, leggere il commento successivo. 
Quando tu dici che è "immenso", riguarda l'uomo, le capacità umane liberate dalle catene del sistema capitalista e dalla preistoria dell'umanità.
  *****
“La forza lavoro è l'insieme di capacità fisiche e intellettuali che un essere vivente ha in sè e nel movimento del proprio corpo produce valori in genere, quindi, per trasformare il denaro in capitale il possessore di denaro deve essenzialmente trovare sul mercato un lavoratore libero in tutti i sensi e che non abbia i mezzi oggettivi necessari per produrre. La vendita e l'acquisto della forza lavoro deve avvenire esclusivamente per un tempo determinato in quanto chiunque vende la propria forza lavoro per tutta la vita diventerebbe schiavo, anche se per poter vivere è costretto, anche solo per i mezzi primari di sussistenza, a vendere costantemente la sua forza lavoro. D'altro canto, il possessore di danaro senza questa merce particolare non potrebbe innescare i cicli produttivi per trasformare appunto, il suo denaro in capitale e in profitto.
E' ovvio che anche la forza lavoro ha un valore come tutte le altre merci ed è assolutamente determinata dal tempo di produzione di questa merce. Considerando che per produrre una qualsiasi merce, il lavoratore nell'arco della giornata consuma la sua forza lavoro, sia con l'uso dei muscoli o di consumo intellettuale, per poter ripetere il giorno successivo le stesse operazioni deve reintegrare l'energia consumata e conservare quanto più possibile questa forza lavoro, attraverso cibo, vestiti, casa, ecc ecc... il cui tempo di produzione costituisce il valore della forza lavoro che và anche in riferimento al paese, al momento storico, ecc.
Bisogna inoltre considerare il deterioramento e la conseguente morte di questa forza lavoro, così la procreazione e la preparazione dei figli per sostituire questa forza lavoro contribuiscono al "valore" della forza lavoro.
Concludendo potremmo dire che: il valore della forza lavoro è dato dai costi per produrla, quindi dal valore dei mezzi primari di sussistenza, dal tempo di lavoro necessario per produrla.
Come dice Marx, parlando della sfera di circolazione, ossia del mercato dove due individui possessori di merce l'uno di danaro e l'altro di forza lavoro si scambiano la merce in maniera libera e volontaria, uscendo dalla sfera di circolazione si entra in quella della produzione e qui il possessore di denaro diventa capitalista, il possessore di forza lavoro diventa lavoratore. Il primo sorridente e affaccendato, l'altro timido e restio come chi ha portato al mercato la propria pelle e non si aspetta altro che la conciatura”. 

pc 28 maggio - ILVA OGGI ULTIMA UDIENZA PRELIMINARE DEL PROCESSO: L'ILVA CERCA DI PASSARE PER "VITTIMA" E DI TIRARSI FUORI UTILIZZANDO ANCHE LA LEGGE SUGLI ECOREATI... MA ANCHE ARRIVANDO A SOSTENERE CHE I RIVA HANNO PORTATO BENESSERE AI TAMBURI...

Martedì scorso a Taranto i legali dell’azienda (Severino compresa) hanno visto i pm: niente ammissioni di colpa, la società è vittima. La Procura: proposta irricevibile. Se si va a processo, gli avvocati hanno già spiegato a Gnudi che gli converrà chiedere l’applicazione dei nuovi “ecoreati”

(dal Fatto Quotidiano di Francesco Casula e Marco Palombi)

"...nell'istanza di patteggiamento presentata solo come bozza dai commissari dell'Ilva ci sarebbe stato un punto irricevibile per gli inquirenti... il pool di legali infatti - oltre a una multa di tre milioni e all’ipotesi di interdizione per qualche mese - avrebbe addirittura chiesto di confiscare non i beni dell’Ilva, ma quelli di Riva Fire, la holding che controllava Ilva e nelle cui casse sono transitati i soldi che la famiglia Riva guadagnava con lo stabilimento siderurgico... Riva Fire che è sempre stata la cassaforte della famiglia. Fire, infatti, è semplicemente l’acronimo di Finanziaria Industriale Riva Emilio... 
...Nella richiesta di sequestro da 8,1 miliardi di euro (concessa dal Gip, confermata dal Riesame e poi annullata dalla Cassazione) i pm di Taranto avevano sottolineato come il legame tra le due società fosse “di fondamentale importanza”, tale che “la ‘capogruppo’ possa essere chiamata a rispondere” per i reati commessi dai vertici di Ilva Spa. Le cariche ai vertici di entrambe le società, d’altronde, erano ricoperte solo da membri della famiglia Riva: “Gli interessi finanziari di Ilva Spa sono strettamente connessi a quelli della controllante Riva Fire Spa... Insomma Ilva spa non ha ammodernato la fabbrica e non l’ha resa sicura - rendendola “causa di malattia e morte” per i tarantini, come dice il Tribunale - arricchendo invece la cassaforte di famiglia. Un risparmio di oltre 8 miliardi sulla pelle di operai e cittadini. 

Ora, però, i legali del commissario Gnudi raccontano che no, Ilva era vittima dei Riva, col disastro non ha a che fare. Forse andrebbe pure risarcita, chissà...
Tradotto: per la difesa, Ilva è stata danneggiata da Riva Fire ed è quindi da considerare vittima e non colpevole. Un punto sul quale, evidentemente, i magistrati non possono cedere...
Se venisse accolto il patteggiamento, creerebbe una sorta di paradosso: un maxiprocesso all’Ilva, ma senza l’Ilva..." 

Ma ci sarebbe ora un cambio di strategia. "...giovedì scorso tra il ministro Federica Guidi, Paola Severino e i commissari Gnudi e Corrado Carrubba, si sarebbe deciso di rinunciare alla proposta di patteggiamento e di puntare - nel caso si dovesse andare al processo vero e proprio - sull’effetto che la nuova legge sugli ecoreati, ritenuta più “favorevole” agli imputati..."
LA LEGGE SUGLI ECOREATI A MISURA PER L'ILVA
Questa legge, infatti, così come è fatta può costituire una grossa carta a favore dei Riva nel processo "Ambiente svenduto".

La legge sugli ecoreati punisce il disastro ambientale solo se realizzato "abusivamente". In tal modo, come scrive Peacelink di Taranto "chi commettesse crimini ambientali potrà difendersi sostenendo che è vero che ha leso delle persone e che ne ha anche provocato la morte o che ne ha messo in pericolo la vita, ma che tutto ciò è stato fatto 'legittimamente', senza violare le leggi esistenti e senza venir meno all'autorizzazione ottenuta. Questa norma sembra dire che con la giusta autorizzazione l'inquinatore può ferire, uccidere o mettere in pericolo la vita di moltissime persone".
E questo è quanto è di fatto accaduto all'Ilva. I legali dei Riva, come già stanno facendo e come ora faranno ancora di più, sosterranno che l'Ilva non ha fatto alcun crimine perchè vi era tanto di autorizzazione dell'Aia, perchè vi erano i controlli della regione, dell'Arpa. E ora questa legge giunge a proposito.
Ma proprio questo processo dimostra che le "autorizzazioni" del governo o degli Enti non sono affatto una garanzia di non inquinamento, di rispetto per la salute e la vita dei lavoratori e della popolazione, perchè le leggi e le autorizzazioni vengono fatte da uno Stato che è dalla parte dei padroni. 

GLI ABITANTI DEI TAMBURI DEVONO PURE DIRE "GRAZIE" ALL'ILVA
Secondo i legali di Gnudi, Laghi e Carruba, l'Ilva non solo non avrebbe danneggiato i Tamburi, ma avrebbe anche portato benessere...
Lo hanno affermato nel ricorso contro la sentenza con la quale l'Ilva è stata condannata a risarcire alcuni degli abitanti dei Tamburi, sostenendo che grazie all'Aia del 2011 - quella del governo Berlusconi fatta su dettatura dei Riva e che è tra gli elementi fondamentali del processo "Ambiente svenduto" - si sono adottate le migliori tecniche contro l'inquinamento.
E questi squallidi ominicchi di avvocati, che prendono mega parcelle, non si prendono la briga neanche di andarsi a leggere la storia dei Tamburi, di andare a farsi un giro nel quartiere, arrivando a sostenere che il rione Tamburi sia stato costruito nelle attuali dimensioni dopo l'Ilva e "proprio perchè c'era l'Ilva a fare da calamita".
E questi "azzeccagarbugli" insistono: "Il rione tamburi si è di fatto sviluppato proprio per la sua vicinanza ad Ilva - viene scritto nell'appello - come sempre capita negli insediamenti industriali che inducono uno sviluppo edilizio nelle immediate prossimità dello stabilimento... e questo sviluppo deriva di regola, come accaduto in questo caso, da piani di edilizia popolare", quindi "...gli abitanti dei Tamburi si dolgono dell'esistenza di Ilva e chiedono infondati danni, omettendo di considerare che proprio Ilva che ha costituito la ragione d'essere dello sviluppo del quartiere".

L'ignoranza e il servilismo raggiunge veramente livelli tanto abissali, che non vale neanche la pena di controbattere; e questi luridi personaggi dovrebbero solo stare, invece che in lussuosi studi di avvocato, in nere galere.
A parte pochissimi quartieri, Tamburi è tra i quartieri più antichi di Taranto e quello che ha mantenuto praticamente intatta la sua struttura ed estensione.
Ma anche prendendo per un attimo per buona la motivazione di questi avvocaticchi e dei commissari (che le volte che saranno venuti a Taranto non vanno oltre le dita di una mano), secondo cui gli insediamenti industriali inducono ad uno sviluppo edilizio (questo per esempio è valso per il Quartiere Paolo VI - ex quartieri Italsider), si dice di fatto che questo deve mettere "normalmente" in conto che gli abitanti debbano ammalarsi e morire.
Dichiarando senza veli qual'è la logica del sistema capitalista: il profitto dei padroni - difeso da questo Stato e da tutti i governi di qualsiasi colore, ultimo Renzi - val bene la vita dei lavoratori come delle popolazioni.

ANCHE PER QUESTO IL PROCESSO ILVA E' UN PROCESSO POLITICO, CONTRO CUI VA FATTA ANCHE UNA BATTAGLIA POLITICA.

Sarebbe giusto e necessario che gli abitanti dei Tamburi, i lavoratori, facessero ingoiare agli avvocati dei padroni assassini queste parole, impedendo con la loro presenza, dentro e fuori il tribunale, con la lotta che il processo diventi sempre più un'arena, una vetrina del capitale e dei suoi servi, invece che un terreno della guerra di classe tra operai, masse popolari e Riva, istituzioni, governo, politici, ecc. ecc. 

Ma, purtroppo, qui ci sono a Taranto i vari "liberi e pensanti" che sono andati due anni fa a promettere fuoco e fiamme ai Tamburi e che ora si accontentano di farne al massimo una volta all'anno un intermezzo tra una canzone e l'altra dal palco del 1° Maggio, ben lontano dal quartiere Tamburi; mentre vanno a chiedere incontri in piena campagna elettorale indifferentemente ai demagoghi Pd, Emiliano, come alla fascista Meloni...