giovedì 30 aprile 2015

pc 1 maggio - Foglio speciale per il 1 maggio di proletari comunisti, giornale del PCm-Italia - diffuso alle fabbriche e alla manifestazione nazionale NO expo Milano - pcro.red@gmail.com

pc 1 maggio - Uno straordinario 1° Maggio rosso e internazionalista - Dichiarazione congiunta di partiti e organizzazioni, diffusa in tutte le manifestazioni del mondo

Proletari di tutti i paesi, unitevi!
1° Maggio rosso e internazionalista!
Crisi, guerre, repressione, oppressione, disoccupazione, miseria!
Proletari e popoli oppressi uniamoci e prendiamo il futuro nelle nostre mani!
Viva la Rivoluzione!

L’imperialismo continua ad attraversare una profonda crisi economica e a scaricarla sui proletari e popoli del mondo. Parlano di ripresa, ma l’unica cosa che riprende è la corsa ai profitti, ricchezze e armamenti.
Per i proletari, i contadini poveri e le altre masse popolari in ogni paese del mondo, invece, abbiamo disoccupazione, leggi sul lavoro che aumentano precarietà, sfruttamento e schiavismo, miseria, rapina delle materie prime e risorse energetiche, devastazione dell’ambiente e dei e territori.
I giovani senza lavoro sono ormai la maggioranza, nonostante la loro crescita scolastica e culturale. Le nuove tecnologie vengono usate per fare più profitti, intensificare sfruttamento e il comando e controllo dispotico sul lavoro e per aumentare la potenza distruttrice degli armamenti.
Contro questa situazione proletari e masse popolari si ribellano nei paesi imperialisti come nei paesi oppressi dall’imperialismo. Proletari e masse non possono accettare una condizione di vita e di lavoro sempre peggiore; una vita di stenti senza speranza né futuro e odiano sempre più i loro oppressori e aguzzini.

Nei paesi oppressi, operai, contadini e giovani sono ripetutamente scesi in piazza e affrontato una dura repressione per respingere gli attacchi alle loro condizioni di vita; i contadini, forza principale della rivoluzione di nuova democrazia, resistono alle politiche anticontadine di deportazione e annientamento e persistono nella lotta per la terra contro vecchie e “nuove” forme di dominio semi-feudale, base della dominazione imperialista.
Nei paesi imperialisti le rivolte di giovani e immigrati, da Ferguson a Stoccolma, alle banlieues parigine, e le lotte operaie generali spesso si scontrano con gli apparati repressivi dello Stato.
Tutto questo mostra che la rivoluzione, come esigenza e tendenza, è sempre più emergente e si scontra con la reazionarizzazione e fascistizzazione degli Stati e governi.
Ovunque, nelle lotte e nelle guerre popolari, avanza il protagonismo delle donne per fermare l’odiosa oppressione di classe e di genere, che riempie le strade del mondo di stupri e femminicidi, e per rivendicare una rivoluzione che sia autentica liberazione.

Per fronteggiare e prevenire la ribellione popolare, l’imperialismo, i suoi Stati,i suoi governi, di destra o di falsa “sinistra”, rispondono con feroce repressione, massacri, persecuzioni, demagogia e mistificazioni; edificano Stati di polizia che cancellano libertà politiche, sociali e personali, nel vano tentativo di fermare l’onda popolare e l’organizzazione rivoluzionaria delle masse.
Usano anche le lusinghe della farsa elettorali dei riformisti, socialdemocratici e revisionisti per contenere la rabbia delle masse dentro il loro sistema reazionario. Queste forze alimentano l’illusione che un governo “popolare” possa superare i danni della crisi. Per esempio in Grecia, massima espressione della crisi in Europa, forze di nuova socialdemocrazia, come Syriza, arrivano al governo come ultima spiaggia, ma non sono in grado di opporsi ai diktat del capitale e delle banche europee né di rispondere ai bisogni e alla lotta delle masse. Anche se i servizi resi all’imperialismo da queste forze di falsa sinistra che fuorviano le masse restano un ostacolo, in molti paesi le masse rispondono con l’intensificazione della lotta di classe e l’astensione e il boicottaggio elettorale sempre più estesi. In Ucraina e nell’Est Europa avanzano forze reazionarie, anche di tipo nazista, appoggiate da Usa, Europa e Nato, in un quadro di contesa interimperialista con la Russia di Putin. Le masse lottano giustamente contro fascismo e imperialismo occidentale, ma serve la direzione comunista autentica per non essere pedine dell’espansionismo della Russia imperialista.

La ribellione dei proletari e delle masse domanda un cambiamento radicale e il mezzo per ottenerlo è solo il rovesciamento armi in pugno delle loro classi dominanti e l’edificazione di una nuova società libera da sfruttamento, oppressione e imperialismo.

Dentro la crisi si acutizzano le contraddizioni interimperialiste e si fa sempre più incalzante la tendenza a una nuova guerra mondiale di spartizione – anche se quella tra imperialismo e popoli e nazioni oppresse resta la contraddizione principale oggi nel mondo – e la tendenza alla rivoluzione resta la tendenza principale e si incarna nella potenziale nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale.

La ribellione delle masse, per trasformarsi in rivoluzione vincente di nuova democrazia nei paesi oppressi dall’imperialismo in marcia per il socialismo e in rivoluzioni proletarie e socialiste nei paesi imperialisti in marcia verso il comunismo, ha bisogno in ogni paese di un partito comunista rivoluzionario autentico, di un fronte unito diretto dal proletariato di tutte le masse sfruttate e oppresse e di un esercito rivoluzionario e popolare.
Là dove le masse non hanno questi strumenti, le loro lotte eroiche e generose perdono e/o finiscono preda di forze reazionarie, sempre legate al sistema imperialista, forze che non possono liberarle dalle loro catene sociali, economiche e politiche.

L’imperialismo, in nome della lotta al terrorismo, scatena guerra e terrore interno. Ma è l’imperialismo il vero terrorismo, il mostro che bisogna combattere e abbattere. Che cosa c’è al mondo peggio dell’imperialismo?
L’imperialismo soprattutto Usa intensifica la politica di guerra, invasione e aggressione in Irak e Afghanistan e fomenta guerre in Siria, Libia, Yemen e in tutto il Medio Oriente e Asia Occidentale. Risponde alle rivolte nei paesi arabi installando al potere forze che continuano la politica dei vecchi despoti e regimi, come in Egitto, in combutta e alleanza con il gendarme sionista, Israele, e altri regimi reazionari dell’area, dalla Turchia all’Iran, all’Arabia Saudita.
In queste guerre e interventi armano forze reazionarie e feudali che poi si rivolgono contro di essi, portando la guerra all’interno degli stessi paesi imperialisti con feroci attentati che minano la sicurezza e la forza di questi Stati, al cui interno vi sono masse e settori di immigrati ribelli che odiano l’imperialismo.
Là dove questi interventi diretti e indiretti hanno luogo, l’imperialismo continua ad applicare la sua politica di guerra a bassa intensità, con le sue creature e manovre per mettere masse contro masse, per deviare il bersaglio delle lotte dei popoli oppressi dal loro nemico principale, allo scopo di dividere il fronte unito antimperialista, come ora in Siria, affrontando le masse arabe e curde.
Là dove l’ISIS si afferma, le masse combattono e resistono, come le masse curde, con un ruolo di prima fila delle donne a Rojava, Kobane. Ma solo combattendo con la guerra popolare, non solo l’ISIS ma anche l’imperialismo e i regimi reazionari dell’area, le masse possono liberarsi dall’oppressione sociale e nazionale.

La borghesia e i suoi intellettuali sofisticati, nelle cittadelle imperialiste come nei centri di cultura dei paesi oppressi dall’imperialismo, cantano il funerale della classe operaia e della sua ideologia poderosa tracciata da Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao, mentre in ogni angolo del mondo assistiamo ad una gigantesca ripresa della lotta operaia, classista e combattiva, che scuote le cittadelle del capitale, e anche la Cina, come pure tutti i paesi del presunto sviluppo del capitale, i cosiddetti “paesi emergenti”.
Nel sistema imperialista grandi paesi, come il Brasile, la Turchia, ecc sono attraversati da grandi lotte di operai, contadini e altre masse popolari e mostrano come l’ascesa economica di questi paesi sotto il dominio dell’imperialismo ne fa “giganti dai piedi di argilla” e terreno della rivoluzione.

Non c’è luogo al mondo che non veda tensioni e acutizzazione della lotta di classe.
In questo quadro è la guerra popolare, guidata da partiti marxisti leninisti maoisti, l’unico riferimento strategico della lotta di liberazione.
La guerra popolare in India, colpendo direttamente in uno dei principali bastioni dell’imperialismo e della reazione del mondo, ha suscitato grande entusiasmo tra le masse rivoluzionarie di tutto il mondo e diventa un poderoso punto di accumulazione internazionalista. Insieme alla guerre popolari nelle Filippine, Perù e Turchia, continua a minare l’imperialismo e mostra la strada per rovesciare il sistema di sfruttamento e di oppressione dell’imperialismo e le forze reazionarie feudali, per la costruzione di un nuovo potere e una nuova società.

I comunisti marxisti leninisti maoisti nel mondo devono rafforzare e costruire i Partiti Comunisti per assumere i loro compiti di direzione e sviluppo in tutto il mondo, liberando le loro file dalle tendenze revisioniste e capitolazioniste, come il prachandismo in Nepal, l’avakianismo in Usa, la linea opportunista di destra (LOD) in tutte le sue forme in Perù, ecc., senza allo stesso tempo cadere nella sterilità del rivoluzionarismo piccolo borghese e dogmatico.
La costruzione dei partiti comunisti deve avvenire nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse, in funzione della lotta rivoluzionaria per il potere.

Questo 1° Maggio 2015 ci chiama ad alzare alta e forte la bandiera rossa del comunismo e della rivoluzione in ogni manifestazione, in ogni lotta antimperialista nel mondo, portando e rigenerando con forza la parola d’ordine: “Proletari e popoli oppressi di tutto il mondo uniamoci”!

Uniamoci per fermare le guerre imperialiste e reazionarie, per schiacciare l’imperialismo e la reazione in tutto il mondo!
Salutiamo i martiri del popolo e della rivoluzione, sosteniamo la lotta e liberiamo i prigionieri politici rivoluzionari e comunisti di tutto il mondo!
Portiamo l’internazionalismo proletario autentico nella direzione delle lotte proletarie, nelle lotte dei popoli, per creare le condizioni e avanzare verso una nuova organizzazione internazionale dei comunisti!
Sosteniamo le guerre popolari fino alla vittoria!
Prendiamo il futuro del comunismo nelle nostre mani!




Dichiarazione sottoscritta da:
Bloc Rouge (Unification des maoistes), Francia
Collective of iranian maoists
Comité de Construcción del Partido Comunista maoísta de Galicia, Stato spagnolo
Democracy and Class Struggle, Stato britannico
Fracción Roja del Partido Comunista de Chile (FR-PCCh)
Great Unrest WSRP, Galles, Stato britannico
Komitees zur Gründung der (maoistischen) Kommunistischen Partei - Austria
Gran Marcha Hacia el Comunismo, Spagna
League  Maoist Rivoluzionary- Sri Lanka
Maoist Communist Group, USA
Marxistisch-Leninistisch-Maoistisches Parteiaufbaukollektiv - Germania
Movimento Comunista di Serbia
Movimento Comunista Maoista Tunisia
Movimiento Popular Perú (Comité Reorganizador) – MPP (CR)
New Communist Party (Liaison Committee) USA
Partido Comunista do Brasil (Fração Vermelha) – PCB (FV)
Partido Comunista del Ecuador – Sol Rojo (PCE-SR)
Partito Comunista dell'India (Maoista)
Partito Comunista di Turchia / Marxista-Leninista - TKP / ML
Partito Comunista (maoista) dell'Afghanistan
Partito Comunista maoista Italia
Partito Comunista Maoista Manipur
Red de Blogs Comunistas (RBC)
Revolutionary Communist Party (PCR-RCP Canada)
Revolutionary Praxis – Gran Bretagna
Revolutionary Intellectual -Cultural Front, Nepal
Servire il Popolo - Lega Comunista di Norvegia
Servir le Peuple - Sheisau Sorelh, Occitania - Stato francese
Workers Voice – Malaysia

pc 30 aprile - circoli proletari comunisti per il 1° maggio

1° MAGGIO PROLETARIO E COMUNISTA


Le condizioni odierne nel mondo e nel nostro paese della classe operaia e delle masse oppresse necessitano di una posizione di classe che rappresenti questa condizione oggettiva e soggettiva e indichi la via d’uscita secondo gli insegnamenti che negli anni l’esperienza di tutto il proletariato ha accumulato.
A milioni oggi i proletari si ribellano in tutto il mondo, e tra questi una parte cerca di organizzarsi per dare una risposta ad una situazione che si fa ogni giorno peggiore.
Come ci insegna Marx la classe operaia “possiede un elemento di successo: il numero; ma il numero non pesa sulla bilancia se non quando è unito in collettività ed è guidato dalla conoscenza”.
Sappiamo che senza un proletariato organizzato, e sopratutto nella sua massima espressione, il partito della rivoluzione, non solo non è possibile per le masse cambiare la propria condizione, ma si lascia spazio alle forze più reazionarie della borghesia, alle forze apertamente fasciste che si mettono a disposizione della borghesia per continuare a garantire i propri interessi e un sistema incancrenito che distrugge quotidianamente uomini e cose.
Nelle fabbriche italiane come la FIAT – oggi FCA - di Marchionne avanza e si consolida il moderno fascismo padronale che cancella diritti, organizzazione sindacale di classe, e rende sempre più in maniera ostentata l’operaio una appendice della macchina del profitto del capitale.
In ogni fabbrica grande e piccola, nei settori della logistica dove è concentrata una massa di nuovi operai immigrati padroni governo e Stato conducono una quotidiana guerra di classe di bassa intensità o dispiegata.
In fabbriche come l’Ilva di Taranto il capitale è arrivato alla punta più estrema della sua logica di distruzione di vite operaie e salute e vita nei territori operai mostrando il vero volto della produzione per il profitto sulla pelle e sul sangue dei lavoratori e delle masse.
Prendiamo una posizione chiara e ferma per rispondere ai padroni con la guerra di classe e con la lotta per abolire il sistema di produzione basato sul profitto.
Organizziamoci con tutte le masse oppresse contro il capitalismo, l’imperialismo e la reazione,
Facciamo appello alle avanguardie operaie, alle avanguardie di lotta ad unirsi e organizzarsi sempre più e meglio, liberandosi dell’opportunismo, del populismo demagogico e del movimentismo piccolo borghese.
Costruiamo gli strumenti necessari per rovesciare oggi il governo Renzi, ogni governo dei padroni e lo Stato borghese, il partito della classe operaia, il sindacato di classe, il fronte unito delle masse, la forza combattente
Incoraggiamo le masse, le uniche che fanno la storia, a ribellarsi fino in fondo e farla finita con questo sistema.


circoli proletari comunisti
blog

http://proletaricomunisti.blogspot.com

pc 30 aprile - buon primo maggio a tutti gli operai e lavoratori in lotta - unità di classe - sindacato di classe!


pc 30 aprile - All'Ilva di Taranto un primo maggio proletario, comunista, internazionalista



Il 29 aprile alle 6 del mattino una squadra di proletari comunisti Taranto ha tenuto il primo maggio operaio alla portineria A - nel quadro di analoghe iniziative in altre fabbriche importanti in Italia.
Striscioni, bandiere di proletari comunisti e dello slai cobas per il sindacato di classe, locandine e un comizio volante, mentre veniva distribuito il foglio speciale di 'proletari comunisti'.
Circa un centinaio di operai ha seguito l'iniziativa con interesse;
mentre analoghi striscioni e locandine sono stati affissi alla portineria D Ilva e alla portineria delle ditte dell'appalto
Nel comizio volante sono stati riassunti i temi di questo primo maggio.
In tutto il mondo operai e masse popolari scendono in piazza in grandi manifestazioni e in molti paesi queste manifestazioni diventano scontri con le forze degli stati imperialisti e capitalisti
Gli operai sono la più grande classe internazionale che si estende in tutto il mondo e ovunque ha gli stessi interessi, conduce la stessa lotta contro gli stessi nemici
Il primo maggio è davvero la scadenza che unisce tutti i proletari del mondo

In Italia da anni non avviene perchè i sindacati confederali sono alleati coi padroni e difendono il capitalismo e l'imperialismo e i partiti parlamentari sono tutti contro gli operai, per questo è importante che ci siano iniziative come la nostra insieme ad altre nelle fabbriche e nelle piazze italiane
Quest'anno la più importante manifestazione è quella di Milano, dove trentamila persone scenderanno in piazza per dire 

NO all'EXPO - NO A RENZI - 
NO ALL' IMPERIALISMO e CAPITALISMO
e da Taranto noi ci saremo.

A Taranto si tiene il concerto promosso dai liberi e pensanti con adesioni di numerosi artisti solidali con la città e una partecipazione intorno alle 100 mila persone
Bene... ma la lotta operaia e popolare per difendere salute e lavoro contro padroni, governo e stato, per cambiare le cose e costruire un nuovo potere e una società è un'altra cosa ed è tutta da fare e organizzare a partire dalla fabbrica estendendola a tutte le masse popolari della città

VIVA IL PRIMO MAGGIO PROLETARIO- ROSSO- INTERNAZIONALISTA

pc 30 aprile - gli studenti in lotta contro l'EXPO preparano il 1 maggio

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Gli studenti "movimentano" Milano, ma i giornalisti vorrebbero il sangue

Più di duemila studenti delle scuole medie sono scesi in piazza oggi a Milano nel quadro delle Cinque Giornate di lotta contro l'Expo. Numeri non enormi ma compensati dalla determinazione. Milano è ormai una città blindata e i mess media seminano allarmismo a tutto spiano cercando così di tenere i più giovani e più incerti lontano dalle manifestazioni. Ma sono stati in molti durante il corteo a sottolineare - anche con un certo disgusto - la morbosità con cui i mass media cercano e vorrebbero gli scontri, scene tragiche da immortalare prima e stigmatizzare poi. Uno stuolo di reporter pronti a "cogliere l'attimo" ha quasi asfissiato i vari momenti del corteo.
Alla partenza, in Largo Cairoli, è stato issato uno striscione sul monumento della piazza che recita: “La città è degli studenti”. Contemporaneamente sono state tracciate sull’asfalto scritte contro Expo ed issato un altro striscione sugli ExpoGate dove questa mattina due giovani attivisti si erano arrampicati esponendo striscioni contro l'Expo con su scritto “grande evento uguale grande bufala. No Expo: un altro mondo è possibile”.
Il corteo poi si è mosso e lungo via Broletto un ufficio dell'Enel è stato imbrattato di scritte. Sorte analoga è toccata ad alcune banche e soprattutto al consolato della Turchia per esprimere solidarietà con la resistenza del popolo kurdo a Kobane e nel Rojava. Ma l'unico momento di tensione è avvenuto alla sede dell'agenzia Manpower di via Maino, anch'essa sanzionata con vernice, uova e qualche bastonata. L'arrivo di corsa di un contingente di polizia ha provocato qualche apprensione, ma poi il corteo ha continuato la sua strada. Dopo aver superato Porta Venezia e Porta Gioia il corteo degli studenti è arrivato sotto il grattacielo della Regione Lombardia in via Melchiorre Gioia dove si è concluso.

pc 30 aprile - Verso un 1° maggio rosso e internazionalista ... tra gli operai della Fincantieri a Palermo








pc 30 aprile - Alla Fiat Sata - un primo maggio all'insegna del salario come arma del fascismo padronale - intanto circola il testo del 1° maggio dei/per i circoli di proletari comunisti

1- Salari tagliati 
MELFI – Cancellati, tagliati, eliminati. Un «errore» costato tra i duecento ed i trecento euro al mese. Soldi dovuti e mai percepiti. È la «beffa» dei nuovi addetti in alcune aziende dell’indotto di San Nicola di Melfi. Assunti nelle diverse fabbriche dell’indotto sulla scia degli investimenti della FCA nello stabilimento Sata di San Nicola di Melfi, a pochi mesi di distanza si sono trovati con gli stipendi «tagliati». Con le agenzie interinali che li hanno impiegati e li stanno pagando mese dopo mese come prevede la legge, che di fatto hanno «eliminato » alcune voci dalla busta paga.
Non c’erano, ad esempio, gli straordinari, non c’erano gli incentivi ed alcuni premi di produzione, in alcuni casi mancavano finanche gli assegni familiari. Un «errore» che, di fatto, ai lavoratori costa ogni mese tra i duecento ed i trecento euro. Una cifra non proprio piccola se si considera che uno stipendio medio è di oltre 1000 euro. ... una vicenda che avrebbe riguardato non pochi lavoratori. diversi dei nuovi assunti (sui 500 complessivi che ad oggi lavorano nelle fabbriche dell’indotto).

2 - Salario concesso ma a pochi 
Fca e sindacati (Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Quadri) hanno sottoscritto un verbale d’intesa per l’adozione del nuovo sistema retributivo presentato dall’a.d Sergio Marchionne. L’azienda fa notare che la rapidità dell’intesa dimostra “la bontà di quanto proposto” e “la qualità dei rapporti con i sindacati firmatari che hanno seguito questo percorso”.
Marchionne parla di raggiungimento degli obiettivi.
Gli operai specializzati avranno dai 7 mila ai 10 mila euro in più in quattro anni.
Ma a Melfi gli operai per il 90%  sono di terzo livello, cosa ci tocca?


3 - Il salario del neo corporativismo
Marchionne:” Far partecipare direttamente tutte le persone ai risultati di produttività, qualità e redditività nell’ambito del piano industriale 2015-2018».
«Finalmente arriva questa notizia, da tempo l’aspettavamo», commenta il segretario della Fismic Basilicata, Antonio Zenga. «Se gli operai, con il loro lavoro raggiungeranno gli obiettivi prefissati dall’azienda – spiega il sindacalista – potranno portare a casa dai 7mila ai 12mila euro in più, in un quadriennio. Ma anche se alcuni fattori non dovessero concretizzarsi – mette in chiaro Zenga – ci sarà un incremento come erogazione minima di 300 euro all’anno. Alla Fiat si è sempre prodotto ed i risultati sono sempre stati raggiunti. Ecco perché, da tempo rivendicavamo un premio maggiore per i lavoratori di Melfi. Ora dipende solo dal loro impegno. Ancora una volta però Marchionne ci ha spiazzati, nel senso buono della parola».
«Dopo gli investimenti – sottolinea Rocco Palombella, segretario generale Uilm – arriva l’aumento dei salari: è il segno di una fase nuova. I principi di coinvolgimento dei lavoratori e quelli relativi alla semplificazione della paga, affinché il raggiungimento degli obiettivi sia evidente, sono pienamente condivisi». Parere positivo viene espresso anche dalla Fim-Cisl sia a livello nazionale che locale: «L’idea è positiva soprattutto perché stimola un maggior coinvolgimento dei lavoratori».

pc 30 aprile - Contro chi ci vuole togliere il primo maggio - un testo di un compagno ex-Fiat Sata

NON FACCIAMOCI RUBARE IL 1° MAGGIO

L’ obbiettivo del Governo, delle imprese ( specialmente le grosse aziende come FIAT) e dei sindacati confederali CGIL, CISL E UIL è di continuare a privare i lavoratori dei loro diritti per i quali sono state fatte tante battaglie sindacali e conquiste degli anni ’70. Il Jobs Act e stata l’ultima invenzione che finisce di affossare la dignità dei lavoratori e di mettere mano sui loro diritti.
Con il Jobs Act si vuole mettere le mani anche sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori. L’anno 2014 si è chiuso con 660 infortuni mortali e se vengono contati gli incidenti stradali e in itinere si arriva a 1350. Semplificare la sicurezza, rivedere il regime di sanzioni non ha mai portato nulla di buono, l’unico investimento da fare è sulla prevenzione.
Siamo arrivati a 10 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà, decine e decine di italiani si sono tolti la vita perché non riescono a trovare un lavoro o perché lo hanno perso, tanti cervelli che fuggono perché qui non hanno nessuna possibilità.
Operai , non dovete stare ai loro giochi, non dovete farvi privare dei vostri diritti e che sia tolto il futuro alla vostra e alle nuove generazioni. L’unica possibilità che abbiamo, visto che non c’è la forza di bloccare le fabbriche( per la paura di perdere il posto di lavoro) bisogna far cadere le contraddizioni ai vertici burocrati di CGIL, CISL E UIL , non votare i partiti colpevoli di questo scempio: CENTRO-DESTRA e CENTRO- SINISTRA, unico e inequivocabile modo per fare ascoltare la vostra voce.
I disoccupati sono e devono essere con i lavoratori, non bisogna fare le guerra dei poveri, perché più loro mollano e si fanno sfruttare e più aumenterà a macchia d’olio la disoccupazione. Gli operai che fanno la ricchezza di questo paese sono continuamente emarginati e poco considerati da questa società. La festa del 1° Maggio è l’unica occasione per comprenderete che esiste una classe che, contrariamente, si sta cercando solo di utilizzare per aumentare sempre di più i profitti di pochi. L’Expo e stato pubblicizzato in continuazione in questi anni, ed in modo particolare in questi giorni, mentre la festa del 1° Maggio e caduta nel dimenticatoio. Nemmeno CGIL, CISL E UIL che, in questi anni, si erano appropriati di questo evento lo stanno facendo.
Un vero e proprio attacco al movimento dei lavoratori, ed in modo particolare agli operai, da parte dei poteri forti e dei suoi burattini.
Liberiamoci di questo fascismo moderno.

pc 30 aprile - FORMAZIONE OPERAIA: OGGI SUL 1° MAGGIO!

Oggi facciamo una piccola "deviazione" dal tema attuale dei giovedì della "Formazione operaia". Ma in effetti non si tratta neanche di "deviazione", perchè l'opera di Marx de "Il capitale" era frutto, legato strettamente al sangue e alla lotta della classe operaia ed era scritto come arma per la sua emancipazione/liberazione. 
E il 1° Maggio ha questa lotta e questa prospettiva scritte nelle sue bandiere!
E la sua principale parola d'ordine sta proprio nella frase di Marx, scritta anche nella sua tomba: "Proletari di tutto il mondo, unitevi!".

LE ORIGINI DEL PRIMO MAGGIO 
Il l° maggio è una "data simbolo" per la classe lavoratrice in tutto il mondo. Nato nel 1886 a Chicago nella lotta per le otto ore, fu assunto dalla Seconda Internazionale nel 1889 quale giornata internazionale di mobilitazione per la riduzione dell'orario di lavoro. Gli slogan su drappi e stendardi dicevano: «8 ore di lavoro — 8 ore di ricreazione — 8 ore di riposo».
Nell'agosto del 1891 il Il congresso dell'Internazionale, riunito a Bruxelles, assunse la decisione di rendere permanente la ricorrenza.

D'ora in avanti il 1 Maggio sarebbe stato la "festa dei lavoratori di tutti i paesi, nella quale i lavoratori dovevano manifestare la comunanza delle loro rivendicazioni e della loro solidarietà".

In Italia è nello stesso anno del 1891 che iniziano le manifestazioni del 1° maggio. Esse però iniziano col sangue e sono oggetto di una violenta repressione poliziesca. Gravi incidenti a Roma. Centinaia gli arrestati e i processati, due i morti e un centinaio i feriti. La polizia interviene anche a Firenze, Milano, Bologna, Sampierdarena, Ravenna. A Cervia il municipio si associa allo sciopero. A Cremona conferenza dedicata alla "Organizzazione dei lavoratori" promossa dal gruppo socialista e dall'unione operaia della città.

Ma il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.

MARX, ENGELS SULLE RAGIONI ALLA BASE DEL 1° MAGGIO 

«La fissazione della giornata lavorativa normale è il risultato di una lotta multisecolare tra capitalista e operaio» (dal Primo Libro del Capitale.
«Questa lotta per la restrizione delle ore di lavoro si accese tanto più furiosamente proprio perché, a parte gli spaventi degli avari, interessava da vicino la grande disputa tra la cieca legge dell'offerta e della domanda, su cui si fonda l'economia politica della classe media, e la produzione sociale regolata dalla previsione sociale, che costituisce l'economia politica della classe operaia».
Invece del motto conservatore, “Un giusto salario giornaliero per una giusta giornata lavorativa!” dovrebbero scrivere sulle loro bandiere la parola d’ordine rivoluzionaria: “Abolizione del sistema del lavoro salariato!”
“Tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione.
(da Salario, prezzo, profitto del 1865)

Scrive Engels nel 1850: «In questa agitazione le classi lavoratrici hanno trovato un mezzo per conoscersi, per prendere coscienza della propria condizione sociale e dei propri interessi, per organizzarsi e rendersi conto della propria forza. ...la classe operaia nel suo insieme, dopo aver partecipato a questa lotta, è cento volte più forte, più consapevole e meglio organizzata di prima... La classe operaia avrà imparato dall'esperienza che nessun vantaggio duraturo potrà derivarle da altri, ma che questo vantaggio dovrà procurarselo da sé, conquistando in primissimo luogo il potere politico».


 LENIN: APPELLO DEL 1° MAGGIO 1904


"Compagni operai! Si avvicina il giorno del Primo Maggio, nel quale gli operai di tutti i paesi celebrano il loro risveglio alla vita cosciente, celebrano la loro unione nella lotta contro ogni sorta di violenza e di oppressione dell'uomo sull'uomo, nella lotta per la liberazione di milioni di lavoratori dalla fame, dalla miseria e dall'umiliazione. Due mondi sono l'uno contro l'altro in questa grande lotta: il mondo del capitale e il mondo del lavoro, il mondo dello sfruttamento e della schiavitù e il mondo della fratellanza e della libertà.
Da una parte, un pugno di ricchi parassiti. Essi si sono impadroniti della fabbriche e delle officine, degli strumenti di lavoro e delle macchine. Essi hanno convertito in loro proprietà privata milioni e milioni di desiatine di terra e montagne di denaro. Hanno costretto il governo e l'esercito ad essere i loro servi, ad essere i fedeli guardiani della ricchezza accumulata.
Dall'altra parte, milioni e milioni di diseredati. Essi debbono mendicare dai ricchi il permesso di lavorare per loro. Con il proprio lavoro creano tutte le ricchezze, ma devono battersi tutta la vita per un tozzo di pane, mendicare il lavoro come un'elemosina, estenuarsi e rovinarsi la salute in un lavoro superiore alle loro forze...!
Ma questi diseredati e lavoratori hanno dichiarato guerra ai ricchi e agli sfruttatori. Gli operai di tutti i paesi lottano per l'emancipazione del lavoro dalla schiavitù salariata, dalla miseria e dal bisogno. Lottano per un'organizzazione della società nella quale le ricchezze create col lavoro comune tornino a beneficio di tutti i lavoratori, e non di un pugno di ricchi. Si battono per rendere le terre, le fabbriche, le officine, le macchine proprietà comune di tutti i lavoratori. Vogliono che non ci siano ricchi e poveri, che i frutti del lavoro vadano a chi lavora, che tutte le conquiste dell'intelligenza umana, tutti i miglioramenti nel lavoro rendano migliore la vita di chi lavora, e non servano per opprimere il lavoratore.
La grande lotta del lavoro contro il capitale è costata innumerevoli vittime agli operai di tutti i paesi. Essi hanno versato molto sangue, difendendo il proprio diritto ad una vita migliore e alla vera libertà. Non hanno numero le persecuzioni cui i governi hanno sottoposto i combattenti per la causa operaia. Ma l'unione degli operai di tutto il mondo si sviluppa e si consolida, nonostante tutte le persecuzioni...
...Gli scioperi hanno dimostrato agli operai la forza dell'unità, hanno loro insegnato a resistere, hanno rivelato quale forza terribile sia per il capitale l'operaio organizzato. Gli operai hanno visto all'evidenza che col loro lavoro vivono e si arricchiscono capitalisti e governo. Gli operai si sono orientati verso la lotta comune, la libertà e il socialismo...
Non c'è forza al mondo che sia capace di piegare milioni di operai che diventano sempre più coscienti, sempre più uniti ed organizzati. Ogni sconfitta degli operai suscita nuove schiere di combattenti, induce masse più numerose a destarsi a nuova vita e a prepararsi ad una nuova lotta...

...soltanto il proletariato cosciente, soltanto il proletariato organizzato è in condizione di dare il colpo di grazia a queste forze tenebrose. Soltanto il proletariato cosciente e organizzato è in condizione di conquistare al popolo la libertà vera, autentica. Soltanto il proletariato cosciente e organizzato è in condizione di resistere a qualsiasi tentativo di ingannare il popolo, di infirmare il suo diritto, di trasformare il popolo in uno strumento nelle mani della borghesia...
Compagni operai, cominciate dunque a prepararvi, con decuplicata energia, alla prossima lotta decisiva!... Si levi più coraggiosa l'agitazione per le rivendicazioni operaie!
Sia il Primo Maggio una festa che attiri verso di noi migliaia di nuovi combattenti e raddoppi le nostre forze, nella grande lotta per la libertà di tutto il popolo, per l'emancipazione di tutti i lavoratori dal giogo del capitale!..."
(V.I. Lenin "Il Primo Maggio'' - aprile 1904)

pc 30 aprile - Si accende la protesta in Nepal contro le responsabilità del governo nepalese

La protesta dei sopravvissuti al terremoto a Kathmandu, in Nepal, contro la mancanza di aiuti governativi per l’emergenza. - (Philippe Lopez, Afp)

        Il bilancio ufficiale delle vittime del terremoto al momento è di 5.057 morti e più di diecimila feriti.
        Il primo ministro del Nepal, Sushil Koirala, ha dichiarato che il numero delle vittime potrebbe arrivare fino a diecimila.
        Si tratta del peggior terremoto che ha colpito il paese negli ultimi 81 anni. Nel sisma del 1934 morirono 8.500 persone.
        Sono quattro gli italiani morti nel terremoto in Nepal. Si tratta di Renzo Benedetti, Marco Pojer, deceduti mentre facevano trekking, e Oskar Piazza e Gigliola Mancinelli, che facevano parte di una spedizione travolta da una valanga nei pressi del villaggio di Langtang. Sono circa 40 i cittadini italiani, alpinisti e turisti, ancora irreperibili. Altri diciotto sono stati rintracciati.
        Il terremoto ha causato una serie di valanghe sul monte Everest, che hanno ucciso 18 persone. È in corso il salvataggio delle duecento persone rimaste intrappolate sulla montagna.
        Le persone colpite dal sisma sono otto milioni e secondo le Nazioni Unite 1,4 milioni hanno bisogno di cibo, acqua e beni di prima necessità. Gli ospedali del paese sono pieni. Migliaia di persone dormono per strada e nei parchi pubblici, molti in tende improvvisate.
        Migliaia di persone stanno tentando di fuggire dalla capitale Kathmandu. File di persone attendono fuori delle agenzie di viaggio nel tentativo di prenotare un volo. Altre cercano in tutti i modi di lasciare la città a bordo di autobus e camion.

    pc 30 aprile - La storia dei 43 studenti scomparsi in Messico arriva in Italia

    Uno degli studenti di Ayotzinapa a Milano il 28 aprile. - Michele Dovner

    Uno degli studenti di Ayotzinapa a Milano il 28 aprile.

    Sono passati poco più di sette mesi da quella terribile notte del 26 settembre 2014 a Iguala, nella quale sei studenti sono stati assassinati, cinque sono stati feriti e altri 43 sono scomparsi. Tutti appartenevano alla scuola rurale di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero.
    E le loro famiglie non hanno smesso nemmeno un giorno di chiedere di rivedere questi studenti ancora in vita, anche se il governo messicano li ha dati per morti già da diversi mesi.
     Per il procuratore, i corpi dei 43 studenti scomparsi sono stati incendiati in una discarica di Colula e le ceneri sono state gettate nel fiume San Juan.
    Queste conclusioni, in quel momento, l’ex procuratore le chiamò “la verità storica” del caso di Iguala. I protagonisti di questo caso, fin dal principio, sono stati oltre agli studenti di Ayotzinapa, il sindaco di Iguala José Luis Abarca e sua moglie María de los Angeles Pineda, accusata di avere dei legami con il cartello dei Guerreros Unidos. Per questo Abarca è stata accusata di aver ordinato alla polizia municipale di arrestare gli studenti e poi di averli consegnati al cartello dei Guerreros Unidos.
    A sette mesi di distanza ci sono più dubbi che certezze e altre inchieste giornalistiche e

    pc 30 aprile - Vicenza. Assemblea dei migranti





    Vicenza. Assemblea deimigranti
    DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE HANNO MEMORIA CORTA
    «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».
    Dalla relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, ottobre 1919. 


    Noi, loro, gli altri siamo tutti figli della stessa miseria, dello stesso schifo per la guerra e ne usciamo solo tutti assieme. Tutti!
    LAVORO – DIRITTI – DIGNITÀ - ORGANIZZAZIONE
    ASSEMBLEA PUBBLICA
    SABATO 2 MAGGIO ORE 14.30 A VICENZA Circoscrizione N° 4 - 
    Via Turra 35 - Zona Anconetta

    Siamo parte degli oltre 33 milioni di migranti, di cui 12 milioni già cittadini dell’Unione Europea, che vivono in uno dei 28 paesi membri dell’Unione Europea e rappresentiamo il 4% dei 509 milioni di abitanti. L’anno scorso i lavoratori migranti hanno prodotto l’11 per cento del Pil italiano pari a circa 200 miliardi di euro e versano 12 miliardi all’anno all’Inps. L’immigrazione non può più essere liquidata come se si trattasse di due lavavetri!
    Vogliamo confrontarci tra di noi sulle problematiche che abbiamo quando ci rivolgiamo agli sportelli per avere informazioni su una pratica.... abbiamo constatato che la risposta cambia a seconda dell' addetto presente in quel momento.
    Chiediamo di essere trattati con dignità e rispetto dalle autorità e da chi le rappresenta.
    Chiediamo l’accesso alla cittadinanza per i bambini figli di migranti nati in Italia o comunque a prescindere dal reddito per tutti i migranti.
    Ci uniamo 
    Per la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro
    Contro ogni forma di razzismo o discriminazione
    Contro allo sfruttamento e al business dell’accoglienza!

    pc 30 aprile - Lo Stato sionista d'Israele una centrale permanente di crimini di guerra che restano impuniti!







    Inchiesta: Israele bombardò le scuole dell’Onu a Gaza e fece strage
    • da contropiano
    L’esercito israeliano è responsabile di sette attacchi contro altrettante scuole dell’Onu durante la tremenda offensiva militare sulla Striscia di Gaza nell’estate 2014 che causò la morte di migliaia di persone e la distruzione di innumerevoli edifici e infrastrutture: a puntare il dito contro le forze armate – e il governo – di Israele è un’inchiesta ufficiale delle Nazioni Unite presentata al Consiglio di Sicurezza secondo cui in quegli stessi attacchi hanno perso la vita 44 persone e altre 227 sono rimaste ferite. L’inchiesta ha messo in luce che su una scuola femminile dell’Onu dove si erano ammassati numerosi civili per mettersi al riparo dai raid l’esercito israeliano sparò addirittura 88 colpi di mortaio, mentre un’altra fu squarciata da un missile anti-carro lanciato intenzionalmente dai soldati israeliani.
    La commissione, guidata dall’olandese Patrik Cammaert, ritiene possibile che combattenti palestinesi abbiano utilizzato le scuole dell’Unrwa per lanciare razzi o missili in direzione di Israele, ma non riporta testimonianze o prove in tal senso. Il che di fatto smentisce le accuse rivolte da Tel Aviv nei confronti della resistenza palestinese di farsi scudo dei civili per attaccare gli occupanti mettendone così a rischio l’incolumità.
    La massiccia campagna di bombardamenti denominata ‘Margine di protezione’ sferrata dall’esercito israeliano su Gaza ha causato, tra l’8 luglio e il 26 agosto 2014, oltre duemila morti e 8 mila feriti tra i palestinesi. Negli scontri, soprattutto a causa della decisione dell’esercito invasore di intervenire via terra, hanno perso la vita anche 64 soldati israeliani, cinque civili israeliani e un cittadino thailandese.
    Oltre 20.000 abitazioni sono state distrutte o rese inagibili e 10.600 abitanti di Gaza sono rimasti senza casa. Le Nazioni Unite hanno stimato che il 71 per cento dei morti causati a Gaza dagli attacchi israeliani fossero civili, quasi la metà di loro donne e bambini.
    Come se non bastasse i primi risultati della commissione indipendente voluta dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon hanno portato i procuratori militari israeliani a iscrivere nel registro degli indagati tre soldati di Tsahal, accusati di saccheggio ai danni dei palestinesi mentre occupavano una porzione del territorio di Gaza durante l’offensiva di terra che seguì i bombardamenti dal mare e dal cielo.
    Per passare alla cronaca della quotidiana occupazione, oggi si é svolto uno sciopero indetto nelle località palestinesi di Israele per protestare contro la ''demolizione delle case'' ritenute illegali dal governo di Tel Aviv. L'astensione dal lavoro, che ha riguardato negozi, scuole e banche, é stata indetta dall''Alto Comitato di monitoraggio arabo' che ha anche convocato una manifestazione nel centro della capitale di Israele per denunciare, oltre al tema centrale dell'iniziativa, la scarsità di case nelle comunità arabe del paese, tra le quali Nazareth, Sakhnin e Umm al-Fahm. Il Comitato ha calcolato che a rischio demolizione sono circa 50.000 e ha denunciato - secondo quanto riportato dalla stampa palestinese - ''che l'attuale governo fascista ha dichiarato la guerra delle demolizioni contro le case arabe, politica che di recente ha accelerato con il falso pretesto dell'illegalità''.

    mercoledì 29 aprile 2015

    pc 29 aprile - BALTIMORA: UNA LUNGA STORIA DI REPRESSIONE

    (da Il Manifesto di F. Tonello)
    "... i 3.080 poli­ziotti di Bal­ti­mora (per una città con poco più di 600.000 abi­tanti) hanno una tra­di­zione di vio­lenze a danno degli afroa­me­ri­cani che non nasce certo con la morte di Fred­die Gray dieci giorni fa.
    Risal­gono addi­rit­tura al 1959 e al cele­bre capo della poli­zia di allora James Hep­bron le accuse di fal­si­fi­ca­zione delle prove, inter­cet­ta­zioni ille­gali, vio­lenze con­tro cit­ta­dini disar­mati, bru­ta­lità con­tro vec­chi e bam­bini (nel solo 2007 furono arre­stati Venus Green, 87 anni, per aver cer­cato di aiu­tare il nipote ferito, e Gerard Mungo, anni 7, per essere andato in bici­cletta). Negli ultimi quat­tro anni, la città ha pagato 5,7 milioni di dol­lari come risar­ci­mento a oltre 100 per­sone arre­state ingiu­sta­mente o pic­chiate dalla polizia.
    Le rivolte, i sac­cheggi, gli incendi sono oggi a Bal­ti­mora, come qual­che mese fa a Fer­gu­son
    nel Mis­souri, ma potreb­bero acca­dere ovun­que nelle comu­nità afroa­me­ri­cane dove la vita non è cam­biata di un sof­fio dalle ele­zioni del 2008 in poi. Un tempo città indu­striale e porto fra i più affol­lati degli Stati Uniti, Bal­ti­mora... oggi l’economia sta­gna e il 37% dei suoi bam­bini vive in povertà. I gio­vani afroa­me­ri­cani non hanno oggi più pos­si­bi­lità di andare a scuola, di tro­vare un lavoro decente, di for­mare una fami­glia di quante ne aves­sero anni fa, al contrario.
    A livello nazio­nale, la povertà è aumen­tata rego­lar­mente nel 2009, 2010, 2011, si è sta­bi­liz­zata nel 2012 e nel 2013, quando riguar­dava il 15,8% della popo­la­zione ame­ri­cana. A Bal­ti­mora, però, è quasi il 24% e nel cen­tro sto­rico ci sono quar­tieri dove supera il 55%.
    I casi di omi­ci­dio di gio­vani afroa­me­ri­cani negli ultimi mesi hanno rive­lato una bru­ta­lità della poli­zia che non è casuale: è il risul­tato di una lunga sto­ria di poli­ti­che repres­sive in cui la mag­giore respon­sa­bi­lità la por­tano i demo­cra­tici ame­ri­cani, osses­sio­nati dal suc­cesso dei repub­bli­cani nell’usare il tema “legge e ordine” fin dal 1968. Sono stati infatti i demo­cra­tici come Ted Ken­nedy a intro­durre negli anni Set­tanta le leggi di riforma che aumen­ta­vano le pene per reati minori, in par­ti­co­lare legati al con­sumo di stu­pe­fa­centi, men­tre fu durante la pre­si­denza Clin­ton, negli anni Novanta, che si affermò l’osceno prin­ci­pio delle leggi note come “Three stri­kes and you are out” che man­dano all’ergastolo chi com­metta tre reati vio­lenti o (in Cali­for­nia) qual­siasi tipo di reato.
    Tutti i pre­si­denti hanno con­ti­nuato la poli­tica di mili­ta­riz­za­zione delle forze di poli­zia (che negli Stati Uniti dipen­dono dai governi locali) con la ces­sione di mezzi mili­tari dismessi dal Pen­ta­gono, l’addestramento, la rinun­cia a inter­ve­nire sulle pro­ce­dure stan­dard degli arre­sti e delle deten­zioni dei cit­ta­dini, men­tre tutti igno­ra­vano le gros­so­lane vio­la­zioni della Costi­tu­zione com­messe in nome della “guerra alla droga” (a sua volta tra­sfor­mata in ope­ra­zioni mili­tari sia all’interno che all’estero)...".

    pc 29 aprile - MARCHIONNE DA MELFI AL BRASILE - "Proletari di tutto il mondo unitevi!"

    Fiat Chrysler inaugura la fabbrica brasiliana di Goiana, nello stato di Pernambuco, la seconda nel Paese sudamericano. L'inaugurazione è avvenuta ieri con una cerimonia alla presenza dei vertici del gruppo - John Elkann e Sergio Marchionne - e della presidente brasiliana Dilma Rousseff; oggi, sempre in Brasile, si riunisce il cda di Fca per approvare i conti del 1° trimestre 2015.
    «Oggi celebriamo l'inizio di un nuovo capitolo della lunga e ricca storia che lega il nostro gruppo al Brasile» ha detto il presidente di Fca, John Elkann. Quella di Goiana è «la prima fabbrica globale di Fca, la prima ad essere stata progettata e costruita da un team interculturale» spiega il comunicato diffuso da Londra. Il complesso ha richiesto un investimento complessivo di 7 miliardi di reais (oltre 2,2 miliardi di euro), così ripartito: 3 miliardi di reais (circa 1 miliardo di euro) spesi da Fca per la fabbrica; 2 miliardi di reais investiti dai fornitori e altri 2 per sviluppo prodotti e altro.
    L'inaugurazione arriva in un momento non facile per il mercato brasiliano e per Fiat Chrysler: il gruppo olandese è stato per anni leader nell'auto qui in Brasile, fino al 2014 compreso; nel primo trimestre di quest'anno ha però subìto un forte calo delle vendite (-29% contro il -16% del mercato) e ha ceduto la prima posizione nelle auto a General Motors (resta invece leader se si comprendono anche i veicoli commerciali). Finora è riuscito a mantenere i conti in nero, contrariamente alle maggiori concorrenti (Ford ha annunciato ieri un rosso di 189 milioni di dollari per il 1° trimestre, Gm ne ha persi 214).
    Oggi Fca svelerà a sua volta i conti trimestrali, che dovrebbero rispecchiare anche il miglioramento della congiuntura in Europa. Nel corso della consueta conference call, Sergio Marchionne dovrebbe anche parlare di «iniziative operative in Nordamerica» e presentare una serie di dati sull'«ottimizzazione del capitale nel settore».
    La fabbrica avrà una capacità produttiva di 250mila veicoli l'anno; «nel 2015 prevediamo di costruirne 100mila» ha detto Cledorvino Belini, numero uno di Fca in Sudamerica. Inizialmente l'impianto produrrà per il mercato sudamericano la Jeep Renegade che esce già dallo stabilimento italiano di Melfi. Entro la fine dell'anno il complesso darà lavoro a 3.300 persone nella fabbrica Jeep cui si aggiungeranno quasi 4.900 persone presso i fornitori e 850 nei servizi. La costruzione dell'impianto di Pernambuco «è strategica per il piano di espansione internazionale del marchio Jeep» - spiega la nota diffusa da Londra - e «rafforza ulteriormente la presenza di Fca in Brasile

    pc 29 aprile - Non si ferma l'iniziativa del Movimento NOTAV

    No Tav attaccano nella notte il cantiere di Chiomonte

    No Tav attaccano nella notte il cantiere di Chiomonte

    Una ventina di attivisti, poi identificati, ha anche lanciato petardi. La polizia ha risposto con i lacrimogeni..

    Nuovo attacco nella notte al cantiere dell'alta velocità di Chiomonte. Una ventina di attivisti No Tav ha lanciato verso il cancello numero 4, presidiato da polizia e guardia di finanza, diversi petardi. In risposta, per disperdere i manifestanti, le forze dell'ordine sono state costrette a usare i lacrimogeni e gli idranti. Fuggiti verso il ponte Clarea, i partecipanti al blitz sono stati poi identificati e controllati. Il raid è avvenuto intorno alle 22 di ieri sera ed è l'ultimo di una lunga serie.

    pc 29 aprile - ALTRO ATTACCO RAZZISTA/OMOFOBO DA PARTE DELLA FRANCIA E DELLA UNIONE EUROPEA

    Da tempo la Francia, come vediamo dai fatti, alimenta assieme ai "propri amichetti maledetti ed imperialisti" l'ondata di odio razziale tra le masse, fingendosi vittima di attentati scatenati dall'imperialismo stesso, ora torna all'attacco con chi ha preferenze sessuali diverse dallo "standard" cattolico.

    Vogliono togliere il diritto di poter donare il sangue e la corte di giustizia Ue le da ragione!!!
    Con la scusante balorda ed insignificativa, che i gay sono "potenzialmente a rischio di poter contrarre malattie infettive"!!

    Questa grandissima carognata non fa altro che alimentare l'ideologia fascista e razzista, dal momento che non è una discriminante l'essere gay per contrarre delle malattie. 
    Al momento della donazione vi sono dei controlli preventivi, per cui se il sangue non può essere donato per qualsiasi problema, non lo si dona... ALLORA PERCHE' DISCRIMINARE PRIMA ANCORA DI AVERE LA CERTEZZA CHE IL SANGUE SIA INFETTO, SE NON PER ODIO RAZZIALE ED OMOFOBO??

    COSI IL GRANDE PAESE DELL' EGALITE' FRATERNITE' ET LIBERTE', DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA COI FATTI, SU QUALI FONDAMENTA MARCE SI FONDA!!

    SOTTO ARTICOLO TG COM24:

    "L'esclusione permanente dalla donazione di sangue per uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali può, alla luce della situazione in Francia, essere giustificata", così la Corte di giustizia Ue nella sua sentenza. Ma la Corte aggiunge e precisa: "Occorre dimostrare che per queste persone esiste un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive, come l'Hiv".


    Corte Ue dà ragione a Francia: "Si può escludere gay da donatori sangue"
    Secondo la Corte Ue bisogna anche in alternativa essere certi che non esistano "metodi per assicurare un livello elevato di protezione della salute dei riceventi, meno restrittivi dell'esclusione".

    pc 29 aprile - Charlie Hebdo.. una satira da luride carogne fascio-razziste, islamofobi e guerrafondai imperialisti

    Ve lo ricordate tutti Charlie Hebdo, no? Vi ricordate tutti l'hashtag ‪#‎jesuischarlie‬ usato per schierarsi dal lato della libertà di stampa e vi ricorderete pure sicuramente che tutti quei capi di stato marciarono proprio in nome della libertà di stampa e d'opinione qualche giorno dopo la sparatoria.
    E poi tutti i dibattiti su cosa fosse satira, su cosa fosse giusto ironizzare.
    Ecco, noi pensiamo che su TUTTO si possa fare satira, purché questa serva a far tremare il potere e dare sollievo agli oppressi, non a fare assist razzisti per chi già di suo vorrebbe bombardare la Libia "per risolvere l'emergenza del Mediterraneo" o assist a chi esulta per 800 morti in mare.
    Ovviamente, anche se proprio tutti hanno finto di "piangerseli" questi morti disgraziati, non abbiamo assistito a nessuna marcia dei potenti, questa volta, e forse è stato meglio così. 
    Altrimenti ci sarebbe toccato dire che quelli che esprimono cordoglio sono gli stessi che pianificano le condizioni per cui queste stragi si verificano.
    Ed ecco Charlie Hebdo che dice la sua simpaticissima opinione sulla strage del 19 aprile: "ricongiungimento familiare nel Mediterraneo". Diteci voi, noi siamo senza parole.
    Se la normalità è #jesuischarlie allora ‪#‎jesopazzo‬... - Napoli