martedì 24 febbraio 2015

pc 24 febbraio - Sentenza Eternit: dopo il danno arriva la beffa. Un intervento


Lunedì 23 febbraio il pm Guariniello della procura di Torino ha chiesto nuovamente il rinvio a giudizio per padrone svizzero dell’Eternit, Stephan Schmidheiny, 67 anni, accusato di omicidio volontario aggravato per la morte da amianto, tra il 1989 e il 2014, di 256 persone. Nello stesso giorno, la Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza che lo scorso 19 novembre ha considerato prescritto il reato di disastro colposo annullando la condanna a 18 anni di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello di Torino.
Per la Cassazione il processo per le morti da amianto era prescritto prima ancora del rinvio a giudizio di Schmidheiny perché l’accusa avrebbe dovuto contestare non il disastro colposo ma l’omicidio e lesioni. Sono stati annullati anche i risarcimenti ai famigliari delle vittime dei quasi 2000 morti e ammalati degli stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli.
Secondo la Cassazione, inoltre, l'imputazione di disastro a carico di Schmidheiny non era la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio - la condanna massima sarebbe troppo bassa per chi miete morti e malati, perché punita con 12 anni di reclusione. In pratica «colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage», verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è «insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso», e qui al danno si aggiunge la beffa.
L’ingiustizia continua, come le morti.
Mentre oggi si continua a morire – e succederà anche nel prossimo futuro per le fibre killer che hanno arricchito i padroni dell’Eternit – per la Cassazione Schmidheiny non deve essere ritenuto responsabile né rispondere della mancata o incompleta bonifica dei siti produttivi. Per i giudici il reato di disastro non lo contempla.
Ancora una volta è applicata una giustizia di classe a favore dei potenti. La vergogna della giustizia italiana è che con la prescrizione si favorisce il diritto a fare profitti sulla pelle dei lavoratori rimanendo impuniti e, a parte le chiacchiere, non si fa niente per abolirla per questi reati. Una società che considera normale che ogni anno migliaia di lavoratori e cittadini muoiano a causa del lavoro e di malattie non perseguendo i responsabili è una società barbara in cui Il diritto del padrone vale più della giustizia.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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