sabato 16 agosto 2014

pc 15-16 agosto - Report in hindi della Giornata Internazionale a sostegno dei prigionieri politici


  I compagni indiani sostengono in tutte le forme in India e a livello internazionale  la campagna prolungata per la libertà dei prigionieri politici promossa dal comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare, che ha avuto un suo momento importante nella giornata internazionale del 25 gennaio 2015.
Quello qui contenuto e l'opuscolo in hindi diffuso dal PCI maoista
http://www.bannedthought.net/India/JanSangram/2014/JanSangram-2014-Pamphlet-OnInternationalDayOfSupport-Hindi.pdf

csgpindia@gmail.com
icspwindia.wordpress.com

pc 17 agosto - Italia e Israele alleati contro i diritti del popolo

A dicembre 2013, alla presenza del primo ministro Letta, ACEA ha stabilito un’intesa di collaborazione con la Mekorot WC ltd, gestore privato che rifornisce l’80% dell’acqua potabile in Israele. La Mekorot WC ltd è stata condannata dal Tribunale dei Popoli per gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani sulla base del rapporto dell’organizzazione palestinese Al Haqper, secondo il quale, Israele sottrae illegalmente acqua dalle falde sotterranee palestinesi e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti del popolo palestinese,  applicando tariffe discriminatorie e riducendo loro la fornitura per favorire gli insediamenti illegali dei coloni israeliani.
L’esercito israeliano ha venduto alla Mekorot le infrastrutture palestinesi, costringendo la popolazione a subire il ricatto di Israele nell’approvvigionamento idrico e svolge regolarmente demolizioni di antiche cisterne d’acqua comunali e di pozzi agricoli privati, con la scusa di mancanza di autorizzazione, costringendo la popolazione ad evacuare e abbandonare le proprie case.
L’organizzazione israeliana Who Profits definisce la Mekorot come “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei territori palestinesi occupati ed afferma che “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” della occupazione militare israeliana della Palestina, i cui bombardamenti delle ultime settimane hanno causato oltre 2000 morti palestinesi, in gran parte civili e bambini.
ACEA spa (con all’interno la multinazionale SUEZ e Caltagirone), partner privato di Umbra Acque spa, facendo accordi con la Mekerot WC si rende indirettamente complice delle sue azioni.
Il comportamento della Mekerot WC nei confronti dei palestinesi è un chiaro esempio del potere che può avere chi ha in mano “la proprietà” di un bene essenziale come l’acqua, esercitato per fare profitto o, come nel caso dei palestinesi, per cacciare via un popolo dalla sua terra.
Con il referendum del 2011 gli italiani hanno detto NO alla privatizzazione dell’acqua e a questo genere di abusi, ma il referendum non è stato mai applicato, visto che ancora abbiamo gestori spa con o senza soci privati e paghiamo nelle bollette una quota di profitto che corrisponde, per il 2014, a circa il 13%.
Contro i dominatori dell’acqua, per una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico per il diritto all’accesso all’acqua e quindi alla vita, “obbediamo ai referendum” e pratichiamo l’autoriduzione della bolletta dell’acqua.
Comitato Umbro Acqua Pubblica
Contattate i referenti territoriali prima della scadenza della bolletta per ricevere tutte le informazioni necessarie tutti i mercoledi dalle 17,30 alle 19,30 a Perugia in via del Lavoro 29 – tel 075 5057404 – cell. Michel 3381912990, Elisabetta 3337826433. Gubbio Alessandro 3333223199.


pc 15-16 agosto - Un doveroso omaggio a Simone, amico del popolo palestinese

Il grazie di Gaza a Simone: "Hai raccontato le nostre sofferenze"
La lettera di un maestro di storia della Striscia a Repubblica.it.  "Per noi eri un eroe, ora la nostra lotta è restare umani"
di RAMI BALAWI
Mi chiamo Ramy Balawi, vivo a Gaza e insegno storia nelle scuole elementari. Sebbene io abbia già perso la mia casa e parte della mia famiglia, sono davvero molto toccato dalla perdita di Simone Camilli perché avrebbe potuto scegliere, come molti altri giornalisti, di rimanere in un posto tranquillo e non l'ha fatto. La sua umanità lo ha spinto verso Gaza per mostrare i fatti e la tragedia che si sta sviluppando durante questa guerra. Qui, molti amici a Gaza come me sono scossi, raccontano che era un uomo  gentile, che amava la nostra città e che ha provato a fare qualcosa mostrando i fatti anche mettendo a rischio la propria vita. Per noi di Gaza, Simone non era una persona semplice ma un eroe, un coraggioso e merita  tutto il nostro orgoglio, la gratitudine per aver mostrato le tragedie e le sofferenze avvenute durante la guerra.

So benissimo, anche per esperienza, che queste parole sono insufficienti dinanzi a quello che possono provare la sua famiglia, i suoi amici, gli italiani, ma ci tengo a dire che la gente di Gaza non dimenticherà Simone perché ha perso la sua vita per raccontare il nostro dolore durante questa guerra con Israele. Ora la nostra lotta è per rimanere umani. Dite alla famiglia di Simone Camilli che la gente di Gaza gli è accanto con tutto il suo affetto.
(a cura di Vittoria Iacovella)
© Riproduzione riservata 14 agosto 2014


Funerali di Simone Camilli, il padre: “In tanti mi hanno detto ‘era speciale’”
Centinaia di persone e tante bandiere palestinesi nella cattedrale di Pitigliano (Grosseto) per l'ultimo saluto al reporter morto a Gaza. La compagna: "Come potrò vivere senza di te". La mamma: "Voglio andare là, per fare qualcosa"

Tanta gente e tante bandiere palestinesi. Ma soprattutto tanti ricordi. Su tutti, quelli di papà Pierluigi, che parlando nella chiesa di Pitigliano (Grosseto), ha confidato alle centinaia di persone presenti: “Non conoscevo mio figlio, non ho avuto il tempo di accorgermi che era speciale”. No, non ha avuto il tempo di conoscere fino in fondo suo figlio che raccontava sempre che “tutto andava bene” laggiù, perché Simone Camilli è morto troppo presto, a soli 35 anni, per l’esplosione di un ordigno, mentre stava facendo il suo lavoro: raccontare quello che sta succedendo a Gaza. Pierluigi sa bene quello che si rischia a fare il reporter, anche lui è stato giornalista, in modo diverso però da Simone. Lui, come ogni genitore premuroso, voleva un posto sicuro per il suo ragazzo: “Avevo anche cercato di fargli fare il concorso in Rai. Qui vedo tanti colleghi… Ma non ci sono riuscito. Mi diceva: ‘Vengo lì e mi siedo? Se voglio fare il giornalista devo andare dove succedono le cose‘”. Poi un rimpianto, che si mischia alla gioia di un padre che vede realizzare i propri sogni attraverso il figlio. “E’ dura ammetterlo. Ma io queste  cose che ha fatto Simone – ha raccontato ancora dall’altare Pierluigi Camilli – nella mia vita professionale non le ho mai fatte. Questi consensi così profondi non li ho mai avuti”. Perché Simone era benvoluto da tutti, il suo lavoro era apprezzato, specialmente laggiù, a Gaza, dove si combatte l’ennesima guerra. Quando Pierluigi è andato a Gerusalemme per riportare la salma del figlio a casa, in tanti lo avvicinavano per dirgli che “Simone era una persona speciale“. La compagna di Simone, Ilfa, olandese, pensa invece al futuro, ora, senza di lui: “Eravamo felici, soprattutto dopo il nostro trasferimento nella nuova casa a Beirut e ora non so come potrò vivere senza di te”. Poi la memoria scivola via, corre indietro nel tempo, a otto anni fa. Quando loro due si incontrarono in una strada di Gerusalemme, e poi la gioia per la nascita di Nur, la figlia di 3 anni, che era in prima fila in braccio ai familiari nella cattedrale di Pitigliano, e che ora dovrà crescere senza il papà. “Sentivi la libertà di poter raccontare quello che avevi sempre voluto” ha raccontato Ilfa, ricordando l’ultima telefonata attraverso skype con Simone, proprio da Gaza, la sera prima della sua morte, “e come abbiamo chiuso restando in silenzio alcuni istanti”. Sente invece di dover tornare là dove è morto il figlio, Maria Daniela, la mamma del reporter: “Tanti mi dicono che devo farmi coraggio che ho il resto della mia famiglia. Ma non mi basta: io sento che devo tornare lì, devo fare qualcosa”. ”Simone è morto in un luogo che si chiama la valle degli ulivi – ha aggiunto – Per noi l’ulivo rappresenta qualcosa e io questo ulivo me lo sono messo nel cuore”.


pc 15-16 agosto - Un gesto che condividiamo -10, 100, 1000 Henk Zanoli

"L’offensiva su Gaza è una vergogna". E il "Giusto tra le Nazioni" restituisce la medaglia

Clamoroso gesto di Henk Zanoli, olandese di 91 anni, che nel 1943 salvò la vita a un bambino ebreo. Sei familiari dell'uomo sono morti negli ultimi attacchi di Israele sulla Striscia. E lui dice basta: "Sarebbe un insulto alla memoria di mia madre"

di ANTONELLO GUERRERA
Henk Zanoli è olandese, ha 91 anni e, almeno fino a qualche giorno fa, era un "Giusto tra le Nazioni". Cioè un non-ebreo che, durante l'Olocausto, ha salvato la vita di un ebreo, in questo caso un bambino. Il piccolo si chiamava Elhanan Pinto, era nato nel 1932 ed è sopravvissuto all'orrore della Shoah grazie a Zanoli. Il quale, insieme alla madre Johana, l'ha tenuto al riparo dalla furia nazista nella sua casa di Eemnes, vicino a Utrecht, dal 1943 al 1945, anno in cui gli Alleati liberarono i Paesi Bassi. Sia Johana che Henk rischiarono la vita per preservare quella di Elhanan. I genitori e i fratelli del bimbo, intanto, venivano trucidati in un campo di concentramento del Terzo Reich.

La storia di Zanoli.
Come racconta il sito ufficiale dello Yad Vashem, il celebre museo dell'Olocausto di Gerusalemme, nel 1943 Henk Zanoli, allora poco più che ventenne, da Emmes fece un rischiosissimo viaggio verso Amsterdam (guardie e controlli erano ovunque) per andare a prendere il bambino e accompagnarlo a casa. Qui, con la madre Johana, protesse per due anni Elhanan, che "trovò un ambiente accogliente e pieno di amore", si legge sul sito dello Yad Vashem. "A guerra finita, uno zio andò a prendere il piccolo per lasciarlo in un orfanotrofio ebraico. Successivamente, Elchanan si trasferì in Israele con altri amici e cambiò il suo nome in Hameiri".

La famiglia Zanoli in una foto degli anni 40: al centro Johana. Henk è il secondo da destra (foto tratta dal sito dello Yad Vashem)

La decisione. Oggi, però, Henk Zanoli "Giusto tra le Nazioni" non lo è più. Per sua scelta. Come riporta il quotidiano israeliano Haaretz, Zanoli ha restituito la medaglia di "Giusto" ricevuta dalle autorità israeliane. E ha chiesto la cancellazione del suo nome dal Giardino dello Yad Vashem. Questo per protesta contro
l'ultima offensiva di Israele su Gaza, in cui sono morte circa 2mila persone, molte delle quali civili, ma anche sei suoi familiari, incluso un bambino di dodici anni.
I familiari morti. Perché la nipote di Zanoli, la diplomatica olandese Angelique Eijpe, ha sposato un palestinese nato nel campo profughi di Al-Bureij, a Gaza. E gran parte dei familiari della coppia vive nella Striscia. I due coniugi, durante l'offensiva, non erano a Gaza. Altri familiari, però, non sono potuti sfuggire ai raid. E sei di questi sono morti. Così, a inizio settimana, Zanoli si è presentato all'ambasciata israeliana di Amsterdam e ha restituito la medaglia e la lettera di "Giusto tra le Nazioni".
La lettera. Zanoli, un avvocato in pensione, ha poi scritto una lettera aperta per giustificare il suo clamoroso gesto: "E' davvero terribile che oggi, quattro generazioni dopo, la nostra famiglia debba sopportare l'uccisione di altri suoi membri. Uccisioni di cui è responsabile lo stato di Israele. Per me, dunque, conservare questa medaglia sarebbe un insulto alla memoria della mia coraggiosa madre". Il marito della donna e padre di Zanoli (anche lui faceva Henk di nome) venne internato nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1941 perché aveva protestato contro l'occupazione di Hitler. Resistette alle atroci crudeltà dei nazisti fino al febbraio 1945. Poi morì.
© Riproduzione riservata 15 agosto 2014

pc 15-16 agosto - USA, non si ferma la rivolta a Ferguson e la polizia mette in campo gli stessi strumenti di guerra usati contro i popoli oppressi

St.Louis, nuova notte di violenze dopo le accuse di furto al ragazzo ucciso

Ferito agente.Duecento manifestanti nelle strade. Saccheggiati negozi. In giornata commemorazione per ricordare Brown
WASHINGTON - E' stata una notte di violenze a Ferguson, il sobborgo di St.Louis, nel Missouri, teatro per giorni di incidenti tra abitanti e le forze dell'ordine dopo l'uccisione di un giovane afroamericano di 18 anni, Michael Brown. Un agente è rimasto ferito, ma non ci sono lesioni fra i manifestanti e non ci sono stati arresti. Gli incidenti si sono verificati nella notte tra venerdì e sabato, poche ore dopo che era stato svelato il nome del poliziotto che ha ucciso Brown, Darren Wilson, e la pubblicazione di un video in cui si vede un ragazzo afroamericano, rubare dei sigari in un negozio. La polizia sostiene che si tratta di Brown che avrebbe portato via senza pagare una confezione di sigari dal valore di 49 dollari.

Circa 200 persone hanno saccheggiato una serie di negozi, tra i quali quello del furto di sigari. I dimostranti hanno fatto irruzione nel minimarket dove la polizia sostiene che Brown abbia compiuto una rapina la mattina del giorno in cui è stato ucciso. Il capitano della polizia stradale del Missouri, Ron Johnson, riferisce che a quel punto alcuni hanno cominciato a lanciare sassi e altri oggetti contro la polizia e gli agenti hanno risposto con l'uso di lacrimogeni.

Nelle strade le forze dell'ordine in tenuta anti-sommossa hanno ordinato alla folla di disperdersi. Alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie, mentre altri cantavano: "Non sparate". Le forze speciali si sono rivolte ai manifestanti chiedendo di "lasciare le strade".


Questa mattina mezzi corazzati e agenti di polizia sono stati dispiegati nelle strade, dopo i saccheggi. A una settimana dalla morte, oggi  sono previste delle commemorazioni di Brown. A mezzogiorno, ora locale, a Ferguson i manifestanti alzeranno in silenzio le mani in aria, a ricordare il gesto fatto dal 18enne prima di essere ucciso. Alle 15 locali è in programma un raduno nei pressi del Gateway arch di St.Louis, a cui parteciperanno i familiari del giovane.

 
© Riproduzione riservata 16 agosto 2014

pc 15-16 agosto - in Val susa quest'autunno farà più caldo che in estate

No Tav, un autunno di resistenza agli espropri

Il 5 settembre assemblea popolare ad Arquata, mentre il 10 giornata di mobilitazione contro le immissioni in possesso del terreno dove ha sede parte del presidio di Radimero e di quello nel bosco di Moriassi. Dichiarato espropriabile il terreno di Pozzolo, acquistato da un centinaio di militanti contrari all'opera
NOVI LIGURE - I comitati che si oppongono al Terzo Valico ferroviario annunciano le mosse del prossimo autunno. Un’assemblea popolare ad Arquata agli inizi di settembre e poi il 10 ancora mobilitazione contro gli espropri. Questa volta, saranno due i fronti caldi: uno ad Arquata, proprio a Radimero, dove il locale comitato ha insediato il presidio, e uno a Serravalle.

“Cercare di espropriare il terreno su cui sorge una parte del presidio di Arquata - commentano dal movimento - significa per il Cociv avere il controllo di tutta l’area di cantiere denominata Cop 20. Cantiere dove dovrà essere portata ‘la talpa’ per cominciare lo scavo del tunnel di valico direzione Genova. Attualmente Cociv è entrato in possesso solo di una parte dell’area di cantiere in cui ha iniziato i lavori propedeutici, mentre la parte mancante è diventata uno dei luoghi simbolo del Movimento No Tav-Terzo Valico proprio perchè vi è allestito il presidio. Parlare di Radimero significa parlare di un luogo dal forte valore simbolico dove vi fu la prima iniziativa di lotta contro le recinzioni dei cantieri del Cociv e dove terminò la marcia popolare dello scorso 5 aprile quando per la prima volta le forze dell’ordine mostrarono i muscoli contro i cittadini che protestavano. Il presidio, oltre ad ospitare le riunioni settimanali del comitato di Arquata, è diventato in questo anno un luogo sempre vivo attraversato da centinaia di persone e un punto di osservazione per monitorare i lavori del Cociv. Insomma, uno dei tanti cuori pulsanti del movimento”.

Il secondo esproprio sarà a Serravalle e riguarderà il terreno di Alessandro Bolgiani, militante scomparso pochi mesi fa. “Previsto anche l’esproprio del terreno di Sandro a Serravalle – annunciano sempre i No Tav -, proprio nel bosco di Moriassi dove lo scorso 30 luglio si verificarono le cariche ad opera delle forze dell’ordine e un copioso lancio di gas lacrimogeni Cs. É vergognoso che l’esproprio sia arrivato senza che la famiglia abbia avuto il tempo di espletare le pratiche di successione e questo dimostra, ancora una volta, tutto il tatto con cui il consorzio è abituato a muoversi”.

I comitati di Arquata e Serravalle si sono già riunitI per decidere il da farsi: il 5 assemblea popolare ad Arquata e il 10 settembre la resistenza agli espropri. “Una nuova giornata di lotta - annunciano - in cui c’è bisogno della presenza di tutti per provare a fermare ancora una volta i piani del Cociv. Ci vorrà cuore, determinazione, passione e intelligenza e siamo certi che, come sempre, non mancheranno”.

Cociv non si è però fermato e sul bollettino ufficiale della Regione è stato pubblicato anche il decreto di esproprio del terreno di Pozzolo Formigaro, acquistato da oltre 100 aderenti ai comitati piemontesi contrari alla realizzazione della grande opera. Anche in questo caso, come per Arquata, il terreno sorge vicino al presidio in località Brusadini che i No Terzo Valico hanno creato per sorvegliare l’area dove dovrebbe sorgere la futura cava della Romanellotta, una cava da cui estrarre ghiaia per i lavori e dove poi sarà depositato lo smarino.

Si allungheranno i tempi dell’iter burocratico, visto l’alto numero di persone alle quali dovrà essere recapitato il decreto, tramite raccomandata o ufficiale giudiziario. Il decreto di Rfi, pubblicato per conto del Cociv, prevede un’indennità di 890 euro per il terreno di 180 metri quadrati, ad uso agricolo ed attualmente coltivato a granturco. “Valuteremo insieme come agire”, spiegano dal comitato No Tav di Pozzolo.
16/08/2014

venerdì 15 agosto 2014

pc 15-16 agosto - Contestate le chiacchiere di Renzi a Termini Imerese...

Ieri, 14 agosto, il Presidente del consiglio Renzi ha fatto un "rapido" giro per il Sud Italia, Campania, Calabria e Sicilia: un giro propagandistico in stile mussoliniano, mancava solo che spostasse i carri armati da un  posto all'altro per dimostrare che l'Italia è forte, ce la farà da sola, e via di questo passo, come gli piace dire, con un atteggiamento arrogante e da vero sbruffone, un altro "signor ci penso io" ed ennesimo uomo della provvidenza…
Ma il giro gli era necessario soprattutto per strigliare i presidenti delle regioni, intimandogli di spendere i soldi dei fondi europei dopo che lui è stato strigliato ancora una volta dai burocrati di Bruxelles.
E infatti le puntate nelle tre regioni, rispetto alle vertenze in corso legate allo sviluppo industriale ed economico in generale, hanno dimostrato che solo di parole si tratta… a Gela e a Termini Imerese ha promesso ancora una volta… il suo impegno!

Le contestazioni che Renzi a Napoli, a Gela, ha ricevuto, sebbene dimostrino che una parte dei proletari e degli attivisti politici e sindacali ha ben compreso che di chiacchiere si tratta e la vera natura di questo governo, risultano però ancora inadeguate alla necessità della gravità del momento, vedi a Termini Imerese la scarsa presenza operaia, così come della cittadinanza ma anche  l'assenza di altre realtà di movimento.

A Termini Imerese abbiamo protestato in piazza subito al nostro arrivo mentre ancora non c'erano né Renzi né Crocetta. Le nostre compagne hanno dato inizio in prima fila esponendo un cartello e denunciando a gran voce i "fatti" di questo governo, seguite subito dagli altri compagni, e per questo subito disturbate dagli agenti della digos, mentre un discreto apprezzamento veniva mostrato da una parte dei presenti in piazza; 



Mancava il grosso degli operai Fiat, alcuni stavano in disparte non intervenendo pur condividendo le nostre critiche (compreso un operaio della Fincantieri che ci conosce e vive a Termini) mentre un gruppetto di operai soprattutto dell'indotto in rappresentanza della Fiom di Mastrosimone e Rappa (il primo stava dentro il Municipio tutto tronfio in attesa del suo collega Renzi) il secondo si aggirava nella piazza senza aver il coraggio di intervenire direttamente, non appena è partita la nostra denuncia pubblica, si è scagliato contro di noi dicendo espressamente che non bisognava disturbare Renzi, con un atteggiamento fascistoide, "voi oggi qui non dovete parlare!", che dovevamo andarcene, che non eravamo stati mai nella lotta… e qualcuno ha provato perfino a toccare le bandiere non riuscendo però nell'intento! Sono stati subito spalleggiati dalla digos presente in grande stile che ci invitava ad andarcene perché "gli operai non vi vogliono" e "voi usate la Costituzione interpretandola a modo vostro!", "voi siete provocatori"…


Naturalmente abbiamo respinto nei modi dovuti ogni tentativo di intimidazione sia fisico da parte del gruppo di operai che anche abbastanza minaccioso della digos, vi denunciamo per oltraggio …, e abbiamo ancora di più denunciato pubblicamente tutto questo. Si è creato un grande capannello e l'attenzione dei giornalisti presenti; in diversi hanno condiviso la protesta e poi alcuni sono rimasti accanto a noi anche dopo discutendo e criticando l'agire di questi operai della Fiom/Mastrosimone. Questo stesso gruppo da un atteggiamento spavaldo e arrogante, vista la nostra determinazione, è subito dopo tornato per parlare e tentare di "chiarire" la loro posizione, soprattutto perché erano preoccupati che all'arrivo di Renzi avremmo potuto rovinare l'"accoglienza"! Abbiamo ancora una volta ribadito la necessità della denuncia e della protesta e la loro cecità del non comprendere questa necessità.
Nell'attesa abbiamo continuato a distribuire volantini continuando ad argomentare con altri operai e presenti.
All'arrivo di Renzi abbiamo continuato a sventolare le bandiere di Proletari Comunisti e Slai Cobas s.c. e gridare slogan contro il governo: "Lavoro…lavoro.." e "Via il governo dei licenziamenti, della disoccupazione e precarietà permenente, della guerra, della repressione…" a cui si sono uniti i fischi di una parte dei presenti.


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Da La Repubblica Palermo on line

14 AGOSTO 2014
Termini, in attesa di Renzi tensione tra gli operai

Ci sono stati momenti di tensione davanti al Municipio di Termini Imerese, dove stava per arrivare Matteo Renzi. Tutto è cominciato quando alcuni esponenti del sindacato Slai Cobas e dei Comunisti proletari hanno gridato alcuni slogan contro il presidente del Consiglio. A questo punto sono intervenuti alcuni operai della Cgil che non hanno gradito le contestazioni contro Renzi. Qualche spintone e poche urla, poi la situazione è tornata alla normalità grazie anche all'intervento delle forze dell'ordine. (giorgio ruta)



giovedì 14 agosto 2014

pc 14 agosto - Renzi blitz a Sud - tutto chiacchiere e distintivo - con tutte le istituzioni a fargli da leccac...

combattiva contestazione a bagnoli napoli con cariche della polizia  


da repubblica
Doppio bacio sulla guancia tra il presidente della Regione Rosario Crocetta ed il premier Matteo Renzi al suo arrivo a Gela. Un saluto amicale, tutto siciliano, anticipa l'incontro nel comune del Nisseno 

a gela contestato da una delegazione nomuos - 


a termini imerese 
contestano solo i nostri compagni in rappresentanza slai cobas e proletari comunisti - mentre il resto del movimento è a mare

a Termini Imerese un gruppo di sindacalisti con qualche operaio idiota dell'indotto e poi la DIGOS cercano di metterci a tacere e cancellarci

pc 14 agosto - Renzi in Sicilia... Via il governo della precarietà e disoccupazione permanente, della miseria, della repressione, della guerra imperialista, del moderno fascismo che avanza!


Le fabbriche  continuano a chiudere, i disoccupati aumentano – solo in Sicilia sono quasi 1.000.000 -  le vertenze del lavoro aperte non si contano più e adesso vogliono abolire pure l'art.18Riscrivendo lo Statuto dei lavoratori così la disoccupazione aumenterà ancora di più, i padroni avranno sempre più mano libera nello sfruttare e ricattare i pochi che resteranno al lavoro.

Arroganza e ipocrisia sfrenata quando il governo Renzi 
dice che non ci sono soldi!
Per il Mose di Venezia, la Tav, l'Expo, per le missioni militari e le guerre imperialiste… per lo spot elettorale degli 80 euro il governo è veloce, più che rapido e approva subito e i soldi li trova, sulla pelle sempre dei proletari e delle masse popolari!!! 

Questo Stato incassa più di quanto spende (si chiama "avanzo primario") e toglie alle vere necessità pubbliche e sociali! Mai toglie alle banche, ai ricchi e ai padroni! Anzi!

In sette mesi questo governo è stato molto veloce nel fare delle leggi che aggravano la condizione di vita e di lavoro delle masse popolari attaccando tutti i diritti conquistati con le lotte degli anni passati, a partire dal contratto nazionale di lavoro e adesso si accaniscono sullo Statuto dei Lavoratori/art.18 un totem da eliminare!
In questi sette mesi infatti è aumentata la disoccupazione, la povertà, l'inquinamento di intere aree, le persone senza casa, e la crisi si è approfondita.

v    Con il Jobs Act chi lavora sarà costretto ad un contratto a termine per sempre cioè si precarizza definitivamente tutto il mondo del lavoro…
v    La riforma degli ammortizzatori sociali significa togliere la cassa in deroga e gli altri ammortizzatori
v    Il piano casa è di tipo fascista perché nega a chi è costretto ad occupare una casa per bisogno a non poter fare contratti di luce e acqua anche se ci sono bambini…
v    La riforma della Pubblica Amministrazione significa altri licenziamenti e tagli
v    Questo governocon un presidente del consiglio NON ELETTO (come Monti e Letta), che fa le riforme in accordo con un pregiudicato, con l'abolizione del senato vuole accelerare il "processo decisionale" per poter fare più velocemente leggi contro i lavoratori e le masse popolari con l'intento di trasformare il paese in uno stato presidenzialista, più reazionario al servizio dei grandi capitali.

E chi lotta contro tutto questo deve subire la repressione sempre più forte: per chi lotta per il lavoro, la casa, e i propri diritti sempre più spesso ci sono multe, denuncie, arresti…

I lavoratori e le masse popolari si devono organizzare per un'alternativa sociale e politica per rovesciare il governo della precarietà e disoccupazione permanente, della miseria, della repressione, della guerra, del moderno fascismo che avanza!

pc 14 agosto - verso una delegazione internazionale in india - verso un meeting internazionalista per il 10 anniversario della fondazione del PCI (m)

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Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare informa che sta organizzando
una delegazione internazionale in India.
Questa iniziativa ha un carattere ampio, coinvolgendo i rappresentanti popolari dei comitati e personalità, intellettuali, organizzazioni democratiche, difensori dei diritti umani....
Il suo primo scopo obiettivo è accettare la sfida del regime indiano e rilanciare a nostra volta la nostra.
Agli attacchi dell’imperialismo e del regime indiano contro il Comitatonternazionale, contro la Conferenza di Amburgo, ai suoi appelli rivolti ai perché mettano fine a questa attività, noi rispondiamo continuando e intensificando l’attività in ciascun paese e, internazionalmente, alzando il tiro, lanciando la nostra sfida della Delegazione.
La Delegazione andrà per denunciare tutti i crimini del regime indiano e chiederne la fine.
Rivendicherà la liberazione di Saibaba e di tutti gli altri prigionieri politici del popolo.
Rivendicherà il rispetto di tutti i diritti del popolo e di tutti i suoi settori: lavoratori, contadini, donne, adivasi, dalit, studenti, docenti e intellettuali.
Rivendicherà le libertà politiche per tutte le opposizioni, maoisti compresi.
Rivendicherà che finché c’è oppressione e giusto ribellarsi ed è quindi solidale con tutti i movimenti popolari.
Rivendicherà la solidarietà con tutti gli intellettuali, personalità e organizzazioni democratiche che esprimono queste posizioni.
Difenderà con decisione e determinazione il proprio diritto a rivolgersi al governo indiano, ai media, all’università, attraverso una presenza diretta. 

info csgpindi@gmail.com


2
Nel quadro della sua attività di sostegno, il Comitato Internazionale ha preso la decisione di tenere un Meeting Internazionale per il 10° anniversario della fondazione del Partito Comunista dell'India maoista
Un meeting ad inviti a cui invitiamo delegati di tutti i comitati di solidarietà che hanno partecipato alla Conferenza Internazionale di Amburgo. Il meeting si svolgerà con inizio il 27settembre matt e fine il 28 pom
Info 
csgpindia@gmail.com

pc 14 agosto - Notte dei fuochi in Val susa



Susa 14 agosto iniziative e alle ore 21 falò al presidio


Il 14 agosto a Susa 

-  Susa : Storie e Contorni : presentazione del libro “Partigiano Inverno” di Giacomo Verri  alle ore 18.00 nel cortile del Castello
A cura del Comitato No TAV Susa-Mompantero:
 
 
Ore 21.00 al Presidio ” Il Sole in un Baleno”   :  
Notte dei Fuochi  Cena condivisa con musica e falò.

pc 14 agosto - I "paladini" -USA- degli interventi "umanitari" continuano la guerra interna contro la comunità afro/americana

Missouri, la polizia spara ancora: dilaga la protesta a Ferguson

Non accenna a placarsi la rabbia nella cittadina statunitense di Ferguson in seguito all'omicidio di Michael Brown, un giovane afroamericano di appena 18 anni, per mano della polizia locale. Nella notte tra martedì e mercoledì un altro uomo è stato colpito da colpi di arma da fuoco sparati da un ufficiale di polizia impegnato nel contenimento delle proteste esplose negli ultimi giorni. L'uomo, che al momento si trova in ospedale in condizioni critiche, avrebbe minacciato un poliziotto con una pistola insieme ad altre persone armate che indossavano passamontagna. Una donna, non coinvolta nella sparatoria di ieri sera, sarebbe invece ricoverata a causa di un proiettile sparato in una dinamica non chiara nella mattinata di mercoledì. Le manifestazioni, dopo i primi due giorni di riot e saccheggi in diversi punti della città, erano proseguite con più calma durante la giornata di martedì, quando diversi manifestanti hanno protestato di fronte all’ufficio del procuratore a Clayton, capoluogo della contea di St. Louis. Nella serata di ieri, invece, circa 300 persone che marciavano lungo la via principale del centro di Ferguson sono state fermate da un muro di poliziotti riuniti all'ingresso della strada dove Brown è stato ucciso. Ai manifestanti che gridavano la loro rabbia e avanzavano a mani alzate urlando lo slogan "Hands up, don't shoot" (la stessa frase che Brown ha rivolto al suo assassino mentre veniva crivellato di proiettili), i poliziotti hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni che è proseguito – a fasi alterne – fino alle prime ore di mercoledì. In giornata è arrivata conferma che 12 persone sono state tratte in arresto per gli scontri della notte. Nel frattempo, l’agenzia del dipartimento dei Trasporti statunitense ha vietato a qualsiasi aereo di volare sotto i tremila piedi (circa 915 metri) sui cieli di Ferguson, divieto ovviamente non esteso ai numerosi elicotteri delle forze di sicurezza che sorvolano la città da quattro giorni. Le indagini sull'episodio che avrebbe provocato l'uccisione di Mike Brown, intanto, procedono a rilento. Dorian Johnson, il 22enne amico di Mike presente al momento dell'uccisione, non è stato ascoltato dalla polizia che si rifiuta categoricamente di mettere in discussione l'operato degli agenti, limitandosi a porre in congedo (retribuito) il colpevole dell'omicidio. Johnson ha infatti raccontato ad una radio che il poliziotto avrebbe prima tentato di investire i due amici per poi minacciarli puntando loro contro la pistola. A quel punto i due ragazzi hanno tentato di fuggire, ma diversi colpi hanno raggiunto alla schiena Brown, che a quel punto si è fermato e ha detto, con le mani alzate mentre era di fronte all'agente: "Non sono armato, smetti di sparare", per poi essere raggiunto da diversi altri colpi. Lo stesso presidente Obama è dovuto intervenire nella faccenda per tentare di placare gli animi, sostenendo di essere consapevole che eventi come questo provochino “passioni molto forti”, ma che è necessario riporre fiducia nelle indagini dell'FBI ed è meglio ricordare il giovane Michael Brown “attraverso la riflessione e la comprensione “, anziché – sottinteso – tramite le proteste e la rabbia. Viene da chiedersi come ciò sia possibile, in un paese che ha ancora fresco il ricordo dell'omicidio a sfondo razziale di Trayvon Martin per mano di una guardia giurata, assolta in appello. Tanto più in una città, come Ferguson, dove il 67% della popolazione è nera, ma il 94% delle forze di polizia è composta da bianchi e il 93% degli arresti dopo un fermo stradale riguarda neri. In un'America dilaniata dalla crisi economica e da una disparità di classe sempre più evidente e marginalizzante, un episodio come questo mostra, di nuovo, il vero volto di una società fondata secolarmente sul razzismo e la segregazione. Ancora una volta la vuota propaganda che descrive un paese finalmente “al passo coi tempi” dopo l'elezione di un presidente nero lascia spazio a dinamiche alimentate dall'odio verso il diverso, alla negazione di qualsiasi diritto e alla soppressione violenta di qualsiasi forma di dissenso.

Senza giustizia, nessuna pace.




ONE SOLUTION, REVOLUTION!



pc 14 agosto - APPELLO DEI SINDACATI PALESTINESI A SOSTENERE LA LOTTA DEL POPOLO DI GAZA

Dalla parte dei lavoratori palestinesi: un appello di alcuni sindacati


Redazione Contropiano

 Il movimento dei sindacati palestinesi, con il sostegno del Congresso dei Sindacati del Sud Africa e dei suoi affiliati, chiede all'unanimità al movimento sindacale internazionale di agire immediatamente per fermare il massacro israeliano a Gaza e ritenere Israele responsabile dei suoi crimini contro il popolo palestinese. 
Nelle due settimane dell’ultima aggressione militare israeliana nella Striscia di Gaza, intere famiglie sono state spazzate via, e più di 600 palestinesi sono stati uccisi, quasi l'80% dei quali civili, e un terzo dei quali bambini. Più di 1,8 milioni di palestinesi sono intrappolati in un piccolo pezzo di terra occupata e assediata che Israele ha trasformato in una prigione a cielo aperto, oggetto di bombardamenti quotidiani di razzi ed artiglieria pesante israeliani. Per sette anni, i palestinesi di Gaza sono stati sotto un assedio brutale e illegale, il cui scopo è quello di distruggere le condizioni di vita e di spezzare lo spirito del popolo. L'assedio e i periodici bombardamenti hanno creato una catastrofe umanitaria, con carenze critiche di acqua, cibo e forniture mediche. La libertà di movimento, il diritto all'istruzione e l'accesso ai servizi sanitari sono stati ampiamente negati dall'occupazione israeliana. 
L’obiettivo di Israele in questa sua ultima aggressione contro i palestinesi a Gaza e Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, è quello di perpetuare l’occupazione. Quest’anno è il decimo anniversario della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) in cui si è decretato che il Muro di Israele e il relativo regime nella Cisgiordania palestinese occupata – regime degli insediamenti, della confisca della terra, delle strade separate, dei sistemi di permesso e delle restrizioni di movimento – sono illegali secondo il diritto internazionale. Tuttavia, in 10 anni la comunità internazionale ha concesso ad Israele di continuare la costruzione [delle colonie, ndt] su territori occupati e di continuare il suo sistema di occupazione, apartheid e colonialismo contro il popolo palestinese. 
Mentre i governi tergiversano e permettono ad Israele di agire nell’impunità assoluta, e la maggior parte dei media mainstream ripetono a pappagallo la propaganda orwelliana di Israele, la solidarietà della società civile è l'unica forza che può aiutare a fermare il massacro in atto della nostra gente e ad inviare loro il messaggio che non sono soli, esattamente come l’efficace solidarietà internazionale aveva fatto nel sostenere la lotta per la libertà nel Sudafrica dell'apartheid. Di fronte a questa inerzia internazionale, noi, i sindacati palestinesi, ci appelliamo ai sindacati di tutto il mondo affinchè adottino misure urgenti, e in particolare intensifichino i boicottaggi, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando quest’ultimo non sarà conforme col diritto internazionale. 
Vi chiediamo di considerare le seguenti azioni: 
Stop alla gestione delle importazioni e/o esportazioni da/verso Israele,
Disinvestimento del Vostro fondo pensione sindacale – ed altri – dalle obbligazioni israeliane così come da corporazioni e banche che sono complici con l’occupazione e le violazioni dei diritti umani perpetrati da Israele,
Dissociarsi dai sindacati israeliani che sono complici dell’occupazione,
Supportare il nostro appello per un embargo militare su Israele,
Condividere tra i vostri membri le informazioni sull’assedio e la distruzione di Gaza, e chiedere ai vostri membri di boicottare i prodotti israeliani, condividendo la conoscenza di tutto ciò con la loro famiglia, colleghi ed amici. 
Oggi più che mai, la solidarietà coi lavoratori palestinesi e le loro famiglie a Gaza e nel resto dei Territori Occupati Palestinesi è una componente essenziale per delle politiche sindacali progressive e di principio. Considerato il completo fallimento e la non volontà dei governi di mettere Israele di fronte alle sue responsabilità previste dal diritto internazionale, è largamente riconosciuto che l’occupazione di Israele deve essere isolata dalla pressione della società civile. 
Ci affidiamo ai nostri fratelli e sorelle dei movimenti sindacali internazionali per continuare un’orgogliosa tradizione di solidarietà internazionale, e per stare dalla nostra parte proprio come si stava con la lotta contro l'apartheid in Sud Africa. 
Pubblicato dai seguenti sindacati palestinesi:
Palestinian General Federation of Trade Unions-Gaza
General Union of Palestinian Workers
Union of Professional Associations
Federation of Independent Trade Unions 
Con il supporto di:
Congress of South African Trade Unions

mercoledì 13 agosto 2014

pc 13 agosto - soldato nel libano si uccide - cosa realmente succede nel contingente italiano in LIBANO?

Libano, militare italiano trovato morto in base Unifil. Ipotesi incidente o suicidio

Il corpo senza vita del sottufficiale Luigi Sebastianis, originario della provincia di Udine, è stato scoperto all'alba. Si trovava in missione nel Paese mediorientale da maggio. In corso gli accertamenti per capire la causa: si esclude che sia stato colpito da altri

Unifil
Un sottufficiale dell’Esercito italiano è stato trovato privo di vita all’alba di oggi a Shama, nel Libano del sud, all’interno della base militare che ospita il contingente italiano dei caschi blu dell’Onu. Luigi Sebastianis, originario di Palmanova (in provincia di Udine), prestava servizio nel battaglione logistico “Ariete” di Maniago (Pordenone). Il militare italiano era in Libano dallo scorso mese di maggio e lavorava al Combat Service Support Battalion della task force in azione per la missione Unifil che funziona da forza di interposizione tra Israele e Libano. Secondo quanto si è appreso da fonti locali, il militare è rimasto ucciso da un colpo partito dalla sua arma di ordinanza mentre era da solo di servizio sul posto di guardia: le ipotesi, quindi, sono che il colpo sia partito accidentalmente, oppure che si sia trattato di un gesto volontario. Esclusa invece l’ipotesi che il militare – tornato da poco da una licenza a casa – possa essere stato colpito da altri. I familiari sono stati avvisati su quanto accaduto.
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“Un peacekeeper stimato che lavorava attivamente a sostegno del mandato che aveva ricevuto”. Con queste parole il comandate di Unifil ha voluto ricordare il militare. Cordoglio anche da parte del presidente della commissione Affari esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto (Ncd). “Rivolgiamo ai familiari del sottufficiale italiano le nostre più sentite condoglianze“, ha detto Cicchitto. ”Ricordiamo che i nostri militari dell’Unifil stanno svolgendo una missione molto delicata ai confini tra il Libano e Israele come forza di interposizione fra Hezbollah e il territorio israeliano”, sottolinea Cicchitto. Originario di Palmanova, Sebastianis si era trasferito nel 2003 a Camino al Tagliamento (Udine), dopo aver vissuto per molti anni a Mortegliano. Cugino dell’assessore alla cultura, era molto conosciuto in paese. “Una persona disponibile e estremamente cortese – racconta il sindaco, Nicola Locatelli – Viveva la comunità compatibilmente con gli impegni del suo lavoro”, che già altre volte lo avevano portato in missione all’estero. “Non perdiamo solo un servitore dello Stato, ma un amato concittadino. Una tragedia che ci colpisce doppiamente”, aggiunge il primo cittadino.

pc 13 agosto - le forze armate genocide israeliane uccidono un videoreporter italiano - e l'ignobile mezzacazetta del governo Renzi Mogherini è pronta a giustificare e coprire l'ennesimo crimine israeliano

Simone Camilli, videoreporter italiano ucciso a Gaza. Stava filmando disinnesco

La notizia è stata postata su Facebook dal portavoce del ministero della Sanità palestinese a Gaza Ashraf al-Qedra e successivamente confermata dalla Farnesina. Simone Camilli, 35 anni, era stato molte volte in Israele e nei Territori palestinesi.

Simone Camilli, videoreporter italiano ucciso a Gaza. Stava filmando disinnesco
Stava filmando il disinnesco di un missile. Era il suo lavoro. Quello di videoreporter impegnato in zona di guerra. Ma l’ordigno israeliano, lanciato da un F-16 di Tel Aviv e rimasto inesploso, ha ucciso Simone Camilli, 35 anni, originario di Roma, collaboratore di alcune agenzie di stampa tra cui Associated press. Morti anche un reporter di Gaza e i cinque palestinesi che erano a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, per disarmare il missile sganciato nel corso dell’operazione ‘Margine protettivo’. L’esplosione è avvenuta mentre una squadra di esperti della polizia stava provando a disattivare l’ordigno nei pressi delle torri al-Sheikh Zayid. Imprecisato il numero dei feriti. Camilli è il primo giornalista ucciso nella Striscia dall’inizio del nuovo conflitto, il cui bilancio è finora di 1900 morti palestinesi e 67 israeliani.
Dal profilo Linkedin si legge che il reporter era stato varie volte in Israele e nei Territori palestinesi nel 2012, 2011, nel 2008 per l’operazione “Piombo fuso“. Camilli aveva raccontato anche il rilascio del soldato israeliano del giornalista Gilad Shalit nel 2011 e del giornalista della Bbc Alan Johnston rapito a Gaza nel 2006. Aveva lavorato anche per raccontare il naufragio della Costa Concordia, l’arresto di Radko Mladic e la morte di Papa Giovanni Paulo II. Era stato anche in Georgia per raccontare la guerra nel 2008. Nel 2007 era stato in Turchia a seguire gli scontri con i miliziani del Pkk. “Simone viveva da lungo tempo in quella zona ma in passato ha seguito anche altri conflitti in zone difficili del mondo, autore di numerosi reportage. È sempre stato in prima linea” raccontano alcuni parenti del giornalista. 
Camilli lavorava anche l’Ifad (il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo). Aveva studiato al liceo scientifico Morgagni di Roma e si era laureato all’università La Sapienza in Storia e religione islamica. Conosceva molto bene Gaza, dove era stato tate volte. Per l’Ifad coordinava la produzione di materiali video in Paesi in via di sviluppo. Nel 2011 aveva realizzato un documentario sulla vita quotidiana a Gaza insieme al collega Pietro Bellorini.
Il corpo del reporter è stato portato nell’ospedale Kamal Adwan. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa palestinese Maan, tra i morti ci sarebbe anche un giornalista locale, del quale non è stato diffuso il nome. L’agenzia inoltre, citando come fonte il portavoce del ministero della Sanità di Gaza Ashraf al-Qidra, fornisce l’identità di altre tre vittime palestinesi. Si tratta di: Bilal Muhammad al-Sultan di 27 anni, Taysir Ali al-Hum di 40 anni e Hazem Ahmad Abu Murad di 38 anni. Tra i feriti ci sarebbe anche il fotoreporter palestinese Hatem Moussa.  
I palestinesi hanno accusato Israele di aver violato il cessate il fuoco. Secondo alcuni testimoni, la Marina israeliana ha sparato contro una barca di pescatori lungo la costa di Rafah, nel sud della Striscia. La tregua, stata indetta per permettere il proseguimento dei colloqui indiretti tra israeliani e palestinesi con la mediazione egiziana al Cairo, sembra nuovamente vacillare. E a contribuire all’innalzamento della tensione ci sono anche le dichiarazioni del ministro degli Esteri di Tel Aviv: ”Israele deve sconfiggere Hamas anche a costo di un’altra conflagrazione bellica, non può permettersi una guerra di logoramento” dice Avigdor Lieberman al quotidiano Haaretz. “Se l’attuale cessate il fuoco sta portando al collasso”, ha aggiunto, Israele deve “prendere l’iniziativa, anche se questo vuol dire una significativa escalation. E chiudere la faccenda nel più breve tempo possibile”. Oltre a sottolineare che Israele non collaborerà con l’inchiesta dell’Onu sulla guerra a Gaza, il capo della diplomazia israeliana ha dichiarato che l’operazione del suo Paese a Gaza non terminerà finché non verranno recuperati tutti i corpi dei soldati caduti. 
Eppure si stava lavorando per una estensione del cessato il fuoco. Il Cairo stava cercando di estendere di 72 ore il cessate il fuoco che scade alle 21 per poter proseguire i colloqui indiretti tra israeliani e palestinesi. L’Egitto, impegnato nel ruolo di mediatore, ha presentato alle due parti una proposta di soluzione. Le due delegazioni saranno impegnate nella terza giornata di colloqui.

pc 13 agosto - 1/7 settembre di lotta No Tav! Appello alla mobilitazione



6967580768_8bffe4b307_zE’ da poco terminato il primo mese dell’Estate di lotta No Tav con la marcia itinerante che ha attraversato la Valle, da Avigliana a Chiomonte, ed è riuscita ad attivare i diversi livelli della lotta.
Dai momenti di convivialità, alle iniziative sul territorio per infastidire il sistema del Tav, con le iniziative notturne siamo riusciti a riattraversare quei luoghi che la controparte ci vorrebbe sottrarre, ma che appartengono da decenni alla storia della nostra Resistenza.
Chi praticando i sentieri impervi, chi rimanendo qualche passo indietro ad attendere, continuiamo tutti insieme questo percorso, consapevoli che solo noi oggi possiamo fare la differenza e determinare l’esito di questa battaglia.
I risultati ottenuti nel luglio appena passato però non ci bastano, vogliamo ancora costruire delle iniziative che possano inceppare il meccanismo devastatore e che sappiano raggiungere il cantiere e attraversare il territorio della nostra Valle, sfidando i divieti e la militarizzazione con cui quotidianamente ci confrontiamo.
Vogliamo regalarci altri momenti di incontro per discutere del futuro di questa lotta e non solo, in vista di un autunno che auspichiamo possa fare la differenza e parlare il linguaggio di chi oggi cerca di costruire un futuro diverso.
Il Movimento No Tav invita tutti quindi ad un’altra settimana di mobilitazione, dall’1 al 7 settembre, per concludere l’Estate di Lotta  insieme.
A tutti coloro che ci raggiungeranno sarà garantita l’accoglienza al campeggio di Venaus, con la 5 giorni che dal 1 al 5 settembre vedrà protagonisti i giovani studenti della valle e nel fine settimana, il 6 e il 7, l’arrivo degli amici rugbisty.
Molte le iniziativa che vorremmo costruire e nuove le idee da praticare tutti insieme perché in questa valle batte un cuore, inarrestabile, quello No Tav!
Ci vediamo a settembre!

pc 13 agosto - contro il nuovo intervento dell'imperialismo USA, appoggiato anche dall'Italia in IRAK

Iraq: Washington si sceglie il premier e manda altre truppe

Iraq: Washington si sceglie il premier e manda altre truppe 


....gli Stati Uniti, l’Unione Europea, l’Onu, l’Italia e la Francia ieri anche l'Iran e l'Arabia Saudita (che sostiene con armi e soldi i jihadisti di Al Baghdadi) hanno annunciato il proprio sostegno al premier incaricato Abadi e ad un nuovo governo di “riconciliazione nazionale” che includa anche curdi e sunniti. ..
Nel frattempo i caccia e i droni statunitensi hanno continuato a colpire alcune postazioni dello Stato Islamico nel nord dell’Iraq, anche se sono molti i media e gli analisti che cominciano a dubitare dell’efficacia e dell’effettività dell’impegno di Washington contro i jihadisti, che nel frattempo continuano ad avanzare verso Baghdad e verso la capitale regionale curda Erbil.
....Barack Obama ha invitato tutti i leader iracheni a «collaborare per la pace», sottolineando che le sue forze armate stanno lavorando con i partner internazionali per portare in salvo migliaia di yazidi appartenenti alla minoranza religiosa assediata dagli jihadisti sul monte Sinjar. Obama ha vantato che gli aerei americani «restano posizionati per colpire le forze terroriste intorno alle montagne, che minacciano la sicurezza di queste famiglie».
Mentre il suo segretario di stato John Kerry annunciava che Washington e l’Australia vogliono portare alle Nazioni Unite la questione della minaccia delle milizie jihadiste straniere che combattono in Siria e in Iraq (quelle stesse che sono cresciute grazie al sostegno e al finanziamento da parte dell’amministrazione Obama in funzione anti siriana e anti sciita) il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha annunciato l’aumento della presenza militare statunitense in Iraq. L’arrivo, ieri, di 130 consiglieri militari supplementari in Iraq, nel capoluogo curdo Erbil, ha portato ufficialmente a quasi 500 i militari americani inviati nel paese, formalmente per difendere il personale diplomatico e gli interessi statunitensi e per coordinare le operazioni di sostegno alle popolazioni del nord perseguitate dalle bande fondamentaliste sunnite.
Secondo John Kerry gli Stati Uniti starebbero ora valutando lo sgombero «urgente» di decine di migliaia di yazidi, cristiani e curdi dalle zone dell’Iraq del Nord occupate o minacciate dallo Stato Islamico. A detta dell’Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nelle ultime 72 ore circa 35mila persone sono scappate dalla regione di Sinjar e sono arrivate nella provincia di Dohuk (Kurdistan iracheno) passando per la Siria dove hanno ottenuto il sostegno e la protezione delle milizie popolari curde (Ypg). A Sinjar «manca cibo, acqua e rifugio per decine di migliaia di civili intrappolati, si rischia un genocidio» afferma il portavoce dell’Onu, Adrian Edwards e sono già alcune centinaia le persone assassinate dalle bande jihadiste o morte di sete e di stenti nel tentativo di attraversare il deserto per sfuggire ai persecutori.
I profughi yazidi che si rifugiano oltre il confine siriano raccontano di «caccia all’uomo nei villaggi», «incendi» e «devastazioni» grazie a cui il leader dell’Isis sta realizzando una pulizia etnica nelle regioni del Nord, al fine di impossessarsi del controllo delle due maggiori risorse dell’Iraq: il corso dei grandi fiumi, Tigri ed Eufrate, e i pozzi di petrolio dell’area di Kirkuk.
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