sabato 17 maggio 2014

pc 17 maggio - manifestazione a Palermo per la casa e lavoro per tutti!

I lavoratori, precari, disoccupati dello Slai Cobas per il sindacato di classe scenderanno oggi in piazza a Palermo e parteciperanno alla manifestazione cittadina, sull'onda nazionale, per il diritto alla casa e il lavoro per tutti.

Già la manifestazione nazionale del 12 aprile a Roma ha segnato un'importante tappa del cammino dei movimenti in lotta e delle masse popolari, la prima manifestazione di massa contro il “nuovo-già vecchio” governo Renzi che non ha perso tempo a mettere in luce la sua natura reazionaria e di ulteriore passo in avanti del moderno fascismo al servizio del potere del capitale, rispondendo alle proteste e ribellione più che legittime delle masse contro l'attacco a diritti basilari quali la casa con il decreto Lupi, e il lavoro con il decreto del Jobs Act, approvato ieri a suon di “voti di fiducia” (diritti che sulla carta sono sanciti dalla loro stessa Costituzione!) con una inaudita e gratuita repressione da sempre più Stato di polizia nel nostro paese, smascherando al di là dei proclami sempre più altisonanti di “riformare” il paese (proclami in questi giorni sempre più da spot elettorale, la borghesia è preoccupata dinnanzi all''astensionismo crescente delle masse chiamate alla “nuova” farsa elettorale delle europee e alla ribellione che le stesse mettono invece in campo... e lo si vede da come si spende in accorati appelli al voto dal Presidente Napolitano alla presidente della Camera Boldrini che proprio oggi dice “votate chi volete basta che andate a votare”) la necessità della borghesia attraverso i governi di turno di rinsaldare il proprio potere, e ancor di più in periodi di crisi, per continuare a perpetuare un sistema di sfruttamento, oppressione, rapina, miseria per la maggioranza di operai, lavoratori, precari, disoccupati, giovani, donne, migranti...

Il 12 aprile le masse in lotta hanno aperto la lotta effettiva contro il governo Renzi, contro lo Stato... una lotta che sta continuando, da Roma con le diverse iniziative dei movimenti per la casa, migranti... come in altre città e che deve continuare ad estendersi su tutti i posti di lavoro, nei territori, nei movimenti  in vista  anche del prossimo 11 luglio a Torino.

La linea che come Slai Cobas per il s.c. cerchiamo di applicare nelle lotte quotidiane contro gli attacchi alle condizioni di lavoro e di vita e che abbiamo ribadito intervenendo all'assemblea che vi è stata a Palermo nell'aula del Consiglio Comunale alcune settimane fa in preparazione della manifestazione di oggi pomeriggio a Palermo resta quella principale per la manifestazione di oggi e oltre...

assediare i palazzi del potere nelle diverse forme
logica della guerra (dalle manifestazioni di piazza sino agli stessi incontri con le istituzioni...)
contrasto alla repressione governativa, dal nazionale al locale, delle lotte
lotta e non voto
coordinamento delle lotte


Slai Cobas per il s.c. Palermo

foto di Prendocasa Palermo.
Oggi alle 17.00

https://www.facebook.com/events/750720261628618/

pc 17 maggio - LA LOTTA E NON IL VOTO! - DALLO SLAI COBAS SC





pc 17 maggio - Prof. Saibaba libero! Contro la repressione fascista dello Stato indiano iniziativa di denuncia e solidarietà all'università a Palermo

Il Collettivo Universitario Rivoluzionario che sostiene attivamente le iniziative promosse dal Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra popolare in India, si unisce alla forte denuncia e mobilitazione lanciata a livello internazionale contro l'arresto illegale e la repressione inferta al Professore Saibaba, un insegnante indiano presso l'università di Delhi e leader del Fronte Democratico Rivoluzionario, noto attivista per il diritti democratici delle masse popolari indiane, contro l'operazione Green Hunt attuata dal governo indiano reazionario e fascista contro le masse popolari.

Pochi giorni fa il professore Saibaba è stato tratto in arresto mentre tornava a casa dall'Università della città di Delhi con l'accusa di un personale legame con i maoisti. L'azione repressiva è stata inflitta ad una persona invalida per il 90 per cento e incapace di deambulare autonomamente, e l'arresto per questo ha un significato anche più grave. Impossibilitato anche ad avere contatti con i familiari. E' l'emblema della repressione poliziesca, di stato con cui è costretto a fare i conti chi "alza la testa" in India e sostiene attivamente le masse popolari che si mobilitano contro la violenza borghese, il genocidio di Stato e come si legge nell'appello del Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra popolare in India "...l'arresto è nel quadro della politica di terra bruciata intorno a tutti gli intellettuali, che in India sono decine di migliaia, considerati sostenitori del PCI (maoista) e della guerra popolare, che tocca un terzo dell'india e che,nel solo "corridoio rosso", coinvolge 60 milioni di persone...", una grande guerra popolare contro governi sempre più reazionari e fascisti che opprimono e massacrano la maggioranza del popolo per un vero cambiamento rivoluzionario della società.




Noi giovani studenti del CUR, abbiamo deciso di partecipare all'iniziativa per rispondere all'urgenza di una solidarietà internazionale portando la notizia tra gli studenti della cittadella universitaria a Palermo con uno striscione che diceva "Prof. Saibaba libero! Stop operazione Green Hunt - contro la repressione in India", attirando l'attenzione dei giovani presenti all'interno dell'Università; abbiamo distribuito il volantino del Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra popolare in India e avuto modo di mettere a conoscenza gli studenti che abbiamo incontrato della lotta del popolo indiano  e delle brutalità poliziesche al servizio dello Stato reazionario indiano . 

Lo striscione è stato poi calato dall'edificio della ex facoltà di Scienze della Formazione per renderlo più visibile.






Come già alcune mobilitazioni a livello internazionale sono state fatte, altre si terranno questo mese  a Palermo  tramite il Comitato a cui prenderemo parte e parimenti in altre città nel nostro paese.


Collettivo Universitario Rivoluzionario 
Palermo 16/05/2014

pc 17 maggio - IL COORDINAMENTO LOGISTICHE E' LA SOLUZIONE

Alla RVP/Patrini, così come in tutte le logistiche, la strada da percorrere è quella di dare continuità a quanto messo in campo il 5 maggio alla Prefettura, ovvero unire le singole vertenze, che da sole non vanno da nessuna parte, andando ad assediare i Palazzi dove si decide della sorte dei lavoratori che sono quelli dei padroni/committenti e delle loro associazioni (le cooperative di fatto sono il paravento e meri esecutori) – le sedi dei sindacati confederali, Cgil in testa, che non sono OS ma rappresentanti dei padroni – le sedi del governo (come la Prefettura) a cui far pesare la loro copertura dell’illegalità padronale.

Se qualche lavoratore pensa che aspettando l’assemblea dei soci del 27 possa mantenere il lavoro non comprende che se effettivamente lo dovesse mantenere il prezzo da pagare è molto alto (rinuncia al sindacato che lo tutela; condizioni di lavoro peggiorative e al momento opportuno essere buttato fuori per aver osato alzare la testa). Allo stesso modo se i lavoratori pensano che coi soli ricorsi legali si possa ottenere giustizia e diritti è legittimato a farlo ma si sbaglia e questa non è la linea dello Slai cobas sc.

La Prefettura dovrebbe essere usata con una mobilitazione tipo "tenda" sul discorso emergenza sistema schiavista della logistica e criminalizzazione che prosegue all'Ikea con l'obbiettivo di arrestare le lotte e buttare fuori i cobas.
Quindi oltre le giornate di sostegno,  serve unire le lotte e rilanciare a breve uno sciopero territoriale dei facchini.

RIPORTIAMO L'APPELLO DELLO SLAI COBAS per il sindacato di classe BERGAMO/MILANO

SOLIDARIETA' CON LA LOGISTICA: SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI!

SE TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI
SE PERDIAMO, PERDIAMO TUTTI
SE VINCIAMO, VINCIAMO TUTTI

Su queste parole d’ordine gli operai delle logistiche di Bergamo/Milano, a partire dalla lotta degli operai delle logistiche di Vignate e Capriate, in lotta da mesi per difendere il posto di lavoro, si sono uniti in coordinamento e in un’unica lotta contro licenziamenti, trasferimenti punitivi, attacco ai diritti, condizioni di lavoro disumane fino a 14 ore al giorno, ricatti verso i lavoratori per dividerli e impedirne la lotta, repressione verso i lavoratori iscritti allo slai cobas sc, tentativi di non riconoscere questo sindacato perchè è il sindacato in cui i lavoratori contano e decidono; e di aprire una battaglia comune contro lo strapotere e l'illegalità del sistema delle cooperative.
Questo coordinamento vede già in corso iniziative di mobilitazione comune 
tra gli operai di Vignate e Capriate e gli operai della ND di Trezzo, RVP di Opera e SMA/Simply, con la consapevolezza che l’unità nella lotta è necessaria per vincere sia nelle singole vertenze, sia contro la politica generale in tutto il settore della logistica di cambi di appalti, subappalti, in modo da garantire un trattamento uniforme e la difesa dei diritti e organizzazione sindacale.

LO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE BERGAMO/MILANO E' IMPEGNATO IN UNA CAMPAGNA DI SOLIDARIETA’ CON GLI OPERAI DELLA LOGISTICA IN LOTTA E CHIAMA TUTTI A SOSTENERNE LA LOTTA, A FORMARE COMITATI DI SOSTEGNO.

SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE BERGAMO/MILANO

per info/com:
sindacatodiclasse@gmail.com
BG. 3355244902
MI. 3387211377

pc 17 maggio - Contro il regime fascista-indù al servizio dell'imperialismo in India - sostieni la guerra popolare diretta dal PCImaoista

India - international poster icspwi

                             DOWN MODI 
                 fascist/pro-imperialist regime!

             LONG LIVE PEOPLE'S WAR !


                    STOP GREEN HUNT

                       FREE SAIBABA


International Committee 
Support People's War India

csgpindia@gmail.com
icspwindia.wordpress.com 

venerdì 16 maggio 2014

pc 16 maggio - "ILVA Taranto non sia considerata zona SIN, ovvero zona da bonificare, in quanto non è dimostrato l’inquinamento di tali zone né esistono degli indicatori che dimostrino e determinino l’entità di un eventuale inquinamento..." - BONDI il mostro partorito da RIVA, PADRONI-GOVERNI-SINDACATI CONFEDERALI se ne deve andare subito - operai dotati di coscienza di classe , o di coscienza soltanto e cittadini non possono più accettare di essere così insultati - C'è una sola soluzione ed è la rivolta operaia e popolare e la necessaria giustizia sommaria verso i responsabili di morti e devastazione

Il 5 maggio 2014, al TAR di Lecce è stata depositata la “Memoria conclusionale nell’interesse di Ilva SpA per l’udienza pubblica del 5 giugno 2014 di cui allego copia delle pagine 1, 33 e 34. Essa riguarda il ricorso r.g. n. 45/2009 di Ilva SpA contro alcuni provvedimenti sulle bonifiche del territorio di Taranto emanati alla fine del 2008 dalla Direzione Generale Qualità della Vita del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; è diretta contro il Ministero dell’ambiente nonché nei confronti di Comune di Taranto, Comune di Statte, Provincia di Taranto, Regione e Commissario straordinario Puglia, ARPA Puglia, APAT (ora ISPRA), ASL/TA e nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di altri 5 Ministeri.
La “memoria” è un’incredibile mescolanza di citazioni improprie, di accuse infondate e di travisamento di norme e direttive. In estrema sintesi, essa vorrebbe dimostrare che il mancato adeguamento degli impianti dello stabilimento di Taranto alle norme AIA non è di responsabilità dei Riva proprietari di Ilva SpA ma di Ministero dell’ambiente, Regione Puglia, ARPA Puglia, Comuni di Taranto e Statte e altro.
Sono 34 pagine allucinanti che mistificano questioni relative all’AIA di Ilva Taranto spaziando dal 2005 ai nostri giorni. Riporto uno stralcio di pag. 21/22 della “memoria” come esempio di travisamento: “Essi (NdR: gli interventi di adeguamento ambientale) sono infatti preordinati o ad imporre oneri o prescrizioni sempre più onerose ed eccessive, in sostanza ad alimentare ingiustificatamente il business ambientale a spese dell’operatore economico di turno (si suggerisce infatti all’Arpa di rifare i campionamenti delle analisi integrative, campionamenti che Arpa Puglia si fa lautamente pagare quasi 1.500,00 euro ciascuno,-  ns.  doc 10), ovvero, addirittura impedire la prosecuzione dell’attività industriale in loco”.
Gli Enti pubblici citati provvederanno a replicare e demolire la “memoria”. Per parte mia, mentre mi riservo di pubblicare a breve dettagliate osservazioni tecniche, manifesto immediatamente l’irrefrenabile indignazione suscitata dalla conclusione della “memoria”: “La Società Ilva SpA in persona del Commissario Straordinario dott. Enrico Bondi, rappresentata in giudizio dagli avv.ti Francesco Perli e Roberto Marra, insiste per l’accoglimento del presente ricorso. Con osservanza. Milano – Lecce 03.05.2014. Avv. Roberto Marra Avv. Francesco Perli”.
Il dr. Enrico Bondi, Commissario straordinario di Ilva SpA, nominato dal Governo su mandato del Parlamento per gestire la terribile situazione dello stabilimento di Taranto, ha autorizzato uno stupefacente documento che investe l’AIA originaria di Ilva Taranto e successive integrazioni connesse con leggi dello Stato, elaborato dall’avv. Francesco Perli, una delle 53 persone destinatarie della richiesta di rinvio a giudizio nel processo “Ambiente svenduto” per gravi reati commessi proprio durante il procedimento per il rilascio dell’AIA originaria. In quel procedimento Perli è stato presente in qualità di legale di Ilva SpA, proprietà e gestione dei Riva, anche essi destinatari di analoga richiesta di rinvio a giudizio.
E’ imperdonabile che Bondi non si sia reso conto né della incompatibilità a sottoscrivere il mandato all’avv. Perli che ha rappresentato la vecchia gestione Ilva, né della conclamata inadeguatezza ed inopportunità di un ricorso che contesta il Ministero ed è contro il Governo che l’ha nominato. In ultimo, ricordiamo che Bondi ha anche ricevuto il compito e le funzioni dell’indipendente Garante dell’AIA di Ilva nei confronti dell’opinione pubblica, improvvidamente soppresso. E’ così che Bondi intende garantire i tarantini? Possibile che abbia avallato quella “memoria” senza leggerla, né farla leggere al sub - commissario prof. Edo Ronchi che non è un ambientalista ingenuo? Bondi ormai deve andare via da Taranto. Da tarantino, chiedo a Matteo Renzi Presidente del Consiglio dei Ministri di destituirlo immediatamente da Commissario Straordinario di Ilva SpA.
Ing. Biagio De Marzo, già componente del Comitato per Taranto, già presidente di ALTAMAREA 



pc 16 maggio - La supercosca ndragheta, mafia, camorra di Scaiola, coperta da Berlusconi e agente tramite Stato, parlamento e polizia - Talpe a Palazzo Chigi, i 4 arrestati della Toscana



Infiltrazioni di camorra in Toscana, 18 arresti. Ai domiciliari due agenti in servizio alla Camera e a Palazzo Chigi. Collegamenti con Scajola

Operazione contro i Casalesi. Oltre alle estorsioni gestivano anche un traffico di cocaina. Tredici persone in carcere e cinque ai domiciliari. Tra questi anche i due poliziotti accusati di aver rivelato informazioni riservate e coperte da segreto istruttorio.





Ai due poliziotti infedeli, per loro sono stati disposti i domiciliari, viene contestato, rispettivamente, l'utilizzo indebito a favore dei Casalesi della banca dati della Camera e di aver riferito al clan notizie riservate acquisite a palazzo Chigi, con particolare riferimento a intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti di camorristi dei clan Schiavone e Russo. Gli arresti sono stati effettuati su ordine del gip di Napoli per richiesta della Dia di Napoli.

L'indagine condotta dalla Dda ha ricostruito nel dettaglio le estorsioni in danno di imprenditori commesse in una prima fase dalla famiglia Iovine e successivamente dai Russo: gli imprenditori vessati usavano chiamare gli emissari e i referenti del clan con gli appellativi di "Russia" e "Germania". Ricostruiti numerosi episodi in particolari ai danni di vittime residenti a Viareggio: le richieste variavano dai 3mila ai 10mila euro. In un'occasione la richiesta del pizzo ha toccato addirittura i 40mila euro. A svolgere il ruolo di collettore tra il clan e le vittime era un imprenditore, Stefano Di Ronza (indicato anche da alcuni pentiti) che raccoglieva le tangenti e poi provvedeva a versarle nelle casse del clan. Oltre alle estorsioni, i Casalesi arrestati gestivano anche un traffico di cocaina dal Casertano alla Toscana. Alcuni di loro, inoltre, sono risultati coinvolti anche in una rapina a Pontedera ai danni di un furgone portavalori della Securpol il 18 giugno 2012 in cui fu gravemente ferito un testimone che tentò l'inseguimento dei malviventi.


I due agenti arrestati sono Cosimo Campagna, 57 anni, originario di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi e di Franco Caputo, napoletano di 56 anni. Prestano servizio, rispettivamente, presso la Camera dei Deputati (Ispettorato Generale di PS) e presso la presidenza del Consiglio dei ministri (Ufficio tecnico logistico gestionale).

In particolare Campagna è accusato dalla Dda di essere "in stretto contatto con affiliati di spicco del clan dei Casalesi operanti nel Casertano e in Toscana", trasmettendo loro informazioni  riservate coperte da segreto istruttorio ricevute per ragioni di servizio, relative a intercettazioni telefoniche ed ambientali. Così come risulta dalle indagini, assicura la Dda di Napoli, "che il funzionario di polizia si è reso protagonista di altre rivelazioni di notizie destinate a rimanere segrete, in  una girandola di rapporti quasi tutti finalizzati a rendere servigi a politici, imprenditori o alte cariche di apparati pubblici, violando i doveri di servizio". Per quanto riguarda Caputo, in alcune intercettazioni farebbe riferimento anche al Vaticano.
Nel corso della perquisizione nella sua abitazione, sono anche stati trovati numerosi tesserini con il logo della Federazione Italiana Gioco Calcio. A lui, secondo gli investigatori, avrebbe fatto riferimento anche un funzionario della Lega Nazionale Dilettanti della Figc Calcio per chiedere informazioni su un calciatore extracomunitario. Caputo, sempre secondo gli investigatori, avrebbe anche fornito informazioni riservate riguardo il giro di false fideiussioni da 230 milioni di euro su cui ha indagato la Procura di Pescara. Altre notizie coperte da segreto, il poliziotto le avrebbe fornite a Francesco D'Andrea, fratello di un affiliato alla 'ndrangheta già condannato per associazione mafiosa e traffico di cocaina.

Durante le perquisizioni a casa di Caputo, gli agenti hanno trovato 60mila euro in contanti.
Sequestrati anche documenti e computer.

Le indagini, secondo indiscrezioni, potrebbero incrociarsi con la vicenda degli appalti dell'Expo che vede coinvolto l'ex ministro Scajola. Anche in quel caso, infatti, è emersa l'ipotesi dell'esistenza di una talpa che avrebbe fornito informazioni riservate all'ex ministro. Al momento si tratta di un'ipotesi tutta da verificare ma sulla quale è concentrata l'attenzione degli investigatori.

pc 16 maggio - UN ALTRO OPERAIO ILVA MORTO DI TUMORE, MALEDETTI ASSASSINI!

La scorsa notte è morto l'operaio dell'Ilva Nicola Darcante. Lavorava all'ex Pla1, l'officina dove almeno 13 sono ammalati di tumore. Aveva 39 anni.
Per questo operaio, come per Stefano Delliponti, su iniziativa del Usb, gli operai avevano firmato per dare una parte del loro salario a Nicola per curarsi. Ma come è successo per Stefano, anche per Nicola purtroppo la solidarietà operaia non è servita a farli continuare a vivere.
Ora altri 13 operai - quelli accertati... - rischiano di morire.
Non è certo ancora una grande raccolta di firme e soldi che può contrastare questo rischio.
E' una guerra quella che i Riva/Bondi stanno continuando a fare con gli operai, e come una vera guerra, con morti e feriti!
A questa guerra gli operai devono rispondere con la loro guerra di classe!
Bloccarsi a fronte di impianti e reparti nocivi, denunciare ogni minimo rischio; pretendere dagli Enti che i controllori controllino, andarli a "strappare" dai loro comodi uffici; come andare a prendere e trascinare nei reparti i dirigenti dei sindacati confederali, e quegli Rsu e Rls Ilva che col loro immobilismo sono complici di questi assassini... 

Proprio ieri Bondi, prima commissario per i Riva, poi per il governo, ha chiesto che Taranto non sia considerata zona Sin ovvero da zona da bonificare. Cosa aspettiamo? Praticamente Bondi dice che è solo colpa degli operai se muoiono! Una dichiarazione per cui dovrebbe essere immediatamente cacciato e messo in galera... ma non sarà certo questo Stato, questo governo a farlo.
Bondi, usando i ricatti di cui è esperto, non bonificherà ma farà lui chiudere la fabbrica e gli operai non riavranno nè salute nè lavoro.

Non si può aspettare, non si può stare ad aspettare la propria "morte" sia come lavoratore che come persona. 
RIVA, I PADRONI, I GOVERNO AL LORO SERVIZIO SONO ASSASSINI!

Facciamo sì una grande catena di solidarietà operaia, ma per unire tutti i reparti, per fermarsi!

pc 16 maggio - Immigrati affogati, rinchiusi nei lager e maltrattati, diritti negati, soldi per loro derubati, e razzisti, come il baluba leghista Salvini, che imperversano in televisione.. fino a quando?


massima solidarietà

Rivolta al Cara di Castelnuovo, migranti barricati nel centro: 8 fermati e 2 feriti. E al Cie è di nuovo protesta delle "bocche cucite"

Più di duecento persone hanno bloccato i cancelli di ingresso nel centro di accoglienza. A Ponte Galeria un tunisino si è cucito le labbra per alcune ore



E' rivolta al Cara di Castelnuovo di Porto. Più di duecento immigrati reclusi nel centro si sono barricati all'interno: questa mattina hanno chiuso con le catene il cancello di ingresso non permettendo ai militari di vigilanza di uscire a agli addetti ai lavori di entrare. La dura protesta sarebbe nata per il mancato pagamento mensile che spetta a ciascun ospite del centro per le spese minime. 

Poliziotti bastardi razzisti e sopratutto vigliacchi
La polizia in mattinata avrebbe fatto irruzione nel Cara per sedare la protesta "caricando gli immigrati" racconta il direttore del centro Vincenzo Lutrelli. Secondo alcune testimonianze sarebbero stati usati anche idranti per contenere la rivolta. Alcuni migranti avrebbero lanciato sassi e altri oggetti contro le forze del'ordine. Una vettura dei carabinieri della compagnia di Bracciano sarebbe stata danneggiata.

Alla protesta, secondo Lutrelli, partecipano circa 250 immigrati dei 780 ospitati nel centro. "Non so se ci sono stati feriti, so di qualche poliziotto finito in ospedale - ha detto Lutrelli - e di un egiziano che si è sentito male".
"Quando siamo arrivati ad aprile abbiamo trovato molti ospiti abusivi e illegali, che non dovevano stare nel Cara, e abbiamo iniziato a fare ordine - ha detto Lutrelli -. Il contributo di 2,50 euro al giorno da spendere all'interno del centro prima veniva corrisposto in contanti e noi abbiamo pensato di introdurre una card. Si stava per risolvere tutto, avevamo detto agli ospiti di aspettare, invece oggi è scoppiata la protesta".

Per Marta Bonafoni, consigliere regionale del Lazio, "non è soltanto il ritardo nell'erogazione del 'Pocket money' ad aver alzato la tensione, come peraltro confermato dallo stesso direttore del nuovo gestore Auxilium. Da quello che ci hanno riferito, dall'interno del Cara gli ospiti si sarebbero anche visti eliminare l'autobus in grado di farli spostare dalla struttura, non ci sarebbe più un'ambulanza a loro disposizione, la stessa qualità dei pasti sarebbe molto peggiorata. Diritti umani negati, insomma.
 La struttura è gestita dal 7 aprile scorso dalla Cooperativa Auxilium, che ha in carico anche i servizi all'interno del Cie di Ponte Galeria. dove intanto è di nuovo protesta choc. "Ieri - racconta il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - un cittadino tunisino si è cucito la bocca con un ago improvvisato costruito con un filo di rame". "A quanto appreso dai collaboratori del Garante - prosegue la nota - l'uomo, un 35enne, è trattenuto nella struttura da oltre un mese e riferisce di essere affetto da un disagio psichico. Nel Cie è finito perché fermato in Lussemburgo era stato rimandato, in base al regolamento di Dublino, in Italia".

"La protesta autolesionista, fortunatamente, è durata una sola ora - prosegue Marroni - Grazie all'intervento degli operatori della Cooperativa e alla disponibilità mostrata dai funzionari dell'Ufficio Immigrazione l'uomo ha deciso di farsi rimuovere il filo dagli infermieri del Centro. La vita nel Cie, tuttavia, è sempre attraversata da tristi sorprese: oggi, infatti, è stato prorogato il trattenimento di una cittadina di origine bosniaca, nata in Italia, e madre di due figli minori. L'esito dell'udienza, che peraltro si è svolta in assenza dell'avvocato difensore di fiducia, ha comportato il prolungamento della permanenza nella struttura della donna, lontana dai suoi figli, per altri due mesi".

"Il gesto di quest'uomo - continua Marroni - e la storia di questa donna provano che i 
Cie continuano ad essere veri e propri luoghi di disperata detenzione dove il riconoscimento dei diritti fondamentali è labile e lasciato nelle mani della discrezionalità e dove, quindi, è fatale che si verifichino episodi di questo genere".

pc 16 maggio - A Roma si prepara la manifestazione lottando contro Renzi e suoi ministri carogne LUPI, POLETTI, ALFANO!

Il decreto Lupi. Da via dei Fori imperiali, angolo piazza Venezia, proprio dove ieri erano state montate (e poi levate) le tende per protesta, si è mossa la manifestazione. 

pc 16 maggio - Con gli operai della logistica in lotta all'IKEA come ovunque - sosteniamo tutte le iniziative

SABATO 17 MAGGIO ORE 16,00 PRESIDIO DI PROTESTA
davanti all' IKEA DI SAN GIULIANO a fianco dei lavoratori
delle cooperative Ikea in lotta.

Dopo lo sciopero seguito ad alcuni comportamenti antisindacali contro i delegati del sindacato di base SiCobas al polo logistico Ikea di Piacenza, la cooperativa ha sospeso decine di lavoratori minacciando il loro licenziamento.

Ikea e cooperative stanno giocando veramente sporco sulla pelle dei lavoratori delle cooperative in appalto ai magazzini Ikea.
Mentre a parole si decanta la presunta correttezza del marchio Ikea e delle cooperative utilizzate, dall'altra invece si riscontra una differenziazione peggiorativa di trattamento contrattuale tra dipendenti diretti e i lavoratori delle cooperative.
Ma l'attacco va anche oltre perché l'obiettivo chiaro è quello di escludere dai magazzini i lavoratori che più si sono esposti nelle lotte, "scomodi" per il padrone, perché schierati a sostegno di una piattaforma rivendicativa che migliorerebbe le condizioni di vita e di lavoro in Ikea.

Le dichiarazioni del sindaco PD, i rapporti organici con il ministro del lavoro Poletti della Lega Coop, la scelta di campo di Cgil Cisl Uil fino all'interpellanza parlamentare della Lega, ben dimostrano come all'Ikea di Piacenza si sia compattato un fronte padronale-politico-istituzionale-mediatico-repressivo in difesa dei loro interessi di classe contro i lavoratori a tal punto da mobilitare i dipendenti diretti con un presidio davanti alla prefettura in difesa del loro "diritto al lavoro" e contro il diritto di sciopero.
La storia si ripete riproponendo in piccolo quanto accaduto in Fiat nel 1980, quando l'azienda mobilitò migliaia di colletti bianchi contro le lotte dei lavoratori metalmeccanici.
Vogliono uno scontro tra lavoratori in nome del ricatto -  lavoro in cambio di diritti - in linea con il nuovo ordine sociale del governo Renzi dove precarietà e flessibilità diventano istituzione contrattuale con il JOBS ACT.
Vogliono annullare ogni resistenza operaia, per poter gestire meglio precarietà e sfruttamento.
Ognuna di queste lotte sta assumendo una portata che va al di là delle specifiche vertenze: è infatti uno scontro che è diventato frontalmente di potere facendo via via saltare ogni mediazione.

Tocca a noi unirci in nome della difesa dei nostri interessi
tocca ad ognuno di noi difendere e farci carico della lotta dei facchini delle cooperative Ikea.
fermiamo il ricatto lavoro = pane = schiavitù in cambio di diritti.

a fianco degli operai delle cooperative in lotta pratichiamo la solidarietà di classe partecipando al presidio che si terrà SABATO 17 maggio ore  16,00 davanti ai magazzini IKEA di San Giuliano insieme ad una delegazione dei lavoratori Ikea di Piacenza

Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative.

 
IKEA San Giuliano, tangenziale est uscita San Giuliano Milanese 

pc 16 maggio - Luridi bastardi! Milioni sulla pelle dei rifugiati - Chi gestisce i Cara e i CIE compresi i poliziotti che li difendono sono dei luridi delinquenti legati a mafia, camorra e ndrangheta e bisogna trovare il modo di fargliela pagare!

Milioni sulla pelle dei rifugiati
Milioni sulla pelle dei rifugiati

Un dossier segreto commissionato dal Viminale svela il meccanismo attraverso il quale i soldi del pocket money, destinati agli ospiti dei centri d'accoglienza, non vengono distribuiti e spariscono nel nulla. La mancata erogazione dei 2,50 euro quotidiani cui ha diritto ogni migrante, nel solo Cara calabrese di Isola Capo Rizzuto, vale 3.750 euro al giorno che, moltiplicati per i 21 mesi di permanenza media dei richiedenti asilo, arrivano a superare i due milioni. Se si considera poi che la ditribuzione della quota non avviene in modo regolare anche in altri centri italiani, le cifre lievitano ulteriormente. Si tratta di denaro che lo Stato versa agli enti gestori. RE Inchieste è entrata in possesso del documento che il ministero dell'Interno tiene in un cassetto da mesi
ROMA - Illeciti e irregolarità nell'erogazione del "pocket money", la paga giornaliera ai richiedenti asilo, nell'impiego di mediatori culturali, interpreti e psicologi. E poi mancato rispetto delle procedure legali da parte di molte questure, come nel caso di quelle di Roma, Caltanissetta e Crotone che non rilasciano il permesso di soggiorno per richiesta d'asilo allo scadere dei 35 giorni di permanenza nel centro. E ancora, un quadro impietoso e desolante degli alloggi in cui i migranti, in particolare i richiedenti asilo, sono costretti a vivere, da Gorizia a Trapani. È quanto emerge da un rapporto riservato rimasto nei cassetti, o meglio, nei computer perché si tratta di file Excel, del ministero dell'Interno, mai reso pubblico, di cui Repubblica.it è entrata in possesso

Presenza di armi bianche, di scarafaggi nei container, mancanza di docce e di acqua calda, servizi igienici in comune per uomini e donne, lavandini otturati, rubinetti e vetri rotti, pulizia scarsa, bambini senza assistenza pediatrica. Sono alcuni degli esiti di un doppio monitoraggio che le organizzazioni del progetto Praesidium, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, l'Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati), Save The Children e la Croce Rossa hanno realizzato nel corso del 2013 su 18 centri italiani, nove Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e nove Centri di identificazione e di espulsione (Cie), su mandato ispettivo del Viminale.

Migliaia di persone costrette a vivere anche per due anni dentro un Centro di accoglienza - il tempo effettivo per l'esame della richiesta d'asilo contro i 35 giorni previsti dalla legge - senza poter avere neanche una bacinella e il sapone per fare il bucato. Perché il capitolato d'appalto del ministero prevede una serie di servizi come la lavanderia e la barberia, che spesso sono disattesi dagli enti gestori. Profughi segregati a chilometri di distanza dalle città, senza mezzi di trasporto, e dunque costretti a fare anche cinque chilometri a piedi su strade pericolose per raggiungere il primo centro abitato. Giovani rifugiati che alla fine del lungo periodo passato nei Cara, ne escono senza possibilità di inclusione sociale perché non hanno neanche imparato l'italiano. I corsi di lingua, quando ci sono, sono scarsi o mal strutturati.

Sotto il profilo della gestione, merita attenzione quanto è scritto sul centro di accoglienza di Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, vicino a Crotone, dove gli operatori del progetto Praesidium presenti all'interno del Cara hanno rilevato lo scorso settembre che "l'erogazione del pocket money avviene tramite la distribuzione di due pacchetti di 10 sigarette a settimana. Il migrante non ha la possibilità di acquistare nessun altro bene né gli viene fornita una chiavetta elettronica o una carta moneta per poter spendere l'importo rimanente. Da settembre 2011 a maggio 2013, gli ospiti riferiscono che il buono economico non è stato erogato".

La denuncia dei migranti è stata presa sul serio da chi ha scritto il rapporto che, nella parte riservata alle raccomandazioni, chiede in caratteri maiuscoli di "riattivare immediatamente l'erogazione del pocket money" e di "costituire un sistema informatizzato che permetta di rilevare l'effettiva tracciabilità dell'erogazione del buono economico". 

Il pocket money è la quota di due euro e cinquanta centesimi che spetta al migrante sull'importo giornaliero pagato per ogni ospite dallo Stato ai gestori del centro. Nel caso di Isola Capo Rizzuto, la cifra complessiva erogata è pari a circa 21 euro, con i quali devono essere garantiti tutti i servizi. Il centro ha una capienza ufficiale di 729 posti, ma come gli altri Cara è solitamente sovraffollato. Al momento del monitoraggio erano presenti 1497 persone, oltre il doppio dei posti disponibili. Gli ospiti erano 1600 quando Repubblica ha visitato il Cara lo scorso 3 settembre (il rapporto porta la data del 25 settembre 2013 ma non è mai stato reso pubblico). Facendo un calcolo approssimativo di 2,50 euro per una media di 1500 persone, si arriva alla somma di 3.750 euro al giorno che moltiplicato per 21 mesi, cioè 630 giorni, fa oltre due milioni di euro.

Anche con un numero di ospiti pari alla capienza, si raggiunge una cifra a sei zeri che, leggendo questo documento, sembra non sia stata erogata ai suoi legittimi destinatari, cioè i profughi fuggiti da guerre e persecuzioni ospitati nel Cara calabrese. Nel rapporto c'è scritto che andrebbe predisposto un paniere di beni da poter acquistare all'interno del centro o previste soluzioni alternative, come la possibilità di accumulare l'importo mensile del buono per pagare le marche da bollo necessarie al rilascio del primo permesso di soggiorno e del documento di viaggio. Nel file si sottolinea che quando il pocket money è stato erogato, ai migranti sarebbero stati consegnati solo due pacchetti di sigarette da 10 a settimana come equivalente di tutto l'importo settimanale pari a 17 euro e cinquanta centesimi. 

Il centro è gestito da dieci anni dalla confraternita della Misericordia fondata dal parroco di Isola Capo Rizzuto, il rosminiano don Edoardo Scordio, e dal suo uomo di fiducia Leonardo Sacco, attuale vicepresidente delle Misericordie d'Italia. L'ultima gara d'appalto triennale vinta dalle Misericordie (nel 2012 contratto valido fino al  2015) è stata di 28.021.050 euro iva esclusa.

Nello stesso periodo in cui le organizzazioni di Praesidium realizzavano il rapporto, Repubblica aveva chiesto al direttore del Cara, Francesco Tipaldi, come venisse distribuito il pocket money. "Diamo l'equivalente dei 2 euro e cinquanta centesimi giornalieri in beni", è stata la risposta. "Dividiamo i 1600 ospiti in diversi giorni per poter accedere al pocket money, non lo diamo con cadenza quotidiana perché questa attività durerebbe 24 ore, ma lo suddividiamo in maniera settimanale". I disservizi riscontrati nel centro crotonese sono anche altri. "La distribuzione dei beni consumabili avviene ogni 20-30 giorni circa, fatto salvo per i nuclei familiari", si  legge nel rapporto. "Il personale del servizio socio-psicologico non sembra essere proporzionale al numero degli ospiti presenti nel centro: ci sono tre psicologhe per circa 1400 ospiti. Il servizio di mediazione culturale non garantisce la copertura delle principali lingue parlate dagli ospiti presenti nel centro. Ad esempio non vi sono mediatori per gli ospiti provenienti dalla Somalia e dal Bangladesh. L'ente gestore ha fornito un organigramma assolutamente inadeguato perché troppo generico". Ma sono state riscontrate anche carenze sanitarie: "Non è garantita l'assistenza pediatrica ed è difficile eseguire vaccinazioni; le condizioni dei servizi igienici del centro d'accoglienza sono assolutamente inadeguate a causa della mancanza di pulizia e del danneggiamento dei sanitari". Infine, gli alloggi nei container sovraffollati e l'impianto di condizionamento non funziona.

Il rapporto evidenzia problemi nella gestione del pocket money anche nel Cara di Restinco, a Brindisi, gestito dal consorzio Connecting People di Castelvetrano. I vertici del Consorzio sono stati coinvolti in un'inchiesta della magistratura su fatture gonfiate in un altro Cara, quello di Gradisca d'Isonzo. Tredici i rinviati a giudizio dal tribunale di Gorizia, di cui 11 del consorzio trapanese, fra cui Giuseppe Scozzari, ex presidente del consiglio di amministrazione, per associazione per delinquere, truffa e frode in pubbliche forniture, e due funzionari della prefettura tra cui un vice prefetto, per falso in atti pubblici. Il consorzio si è difeso affermando che esiste una relazione della prefettura di Gorizia che attesta la correttezza delle fatturazioni. L'inizio del processo è previsto per giugno.

A Restinco, rileva il dossier, "l'ammontare giornaliero di 2,50 euro del pocket money può essere speso dagli ospiti nell'acquisto di beni presenti al corner shop o nell'acquisto di bibite/snack/bevande calde nei distributori automatici presenti nel centro. Gli ospiti non possono accumulare l'importo giornaliero del pocket money e devono consumarlo nel giro di due giorni, pena la cancellazione dell'importo residuo non speso". Non è specificato però che fine fanno le somme cancellate. Nel Cara brindisino: "Non sono presenti mediatori che coprano tutte le lingue parlate dagli ospiti. L'ente gestore non organizza nessuna attività ludico-ricreativa ad eccezione di partite di calcio. L'ambulatorio medico del centro presenta gravi condizioni di precarietà igienica".

A Bari, in un centro che ospita 1400 richiedenti asilo, pari al doppio della capienza, gestito dalla cooperativa Auxilium "è stata riscontrata la presenza di scarafaggi in tutti i moduli visitati" e anche qui "l'ente gestore non organizza nessuna attività ludico-ricreativa ad eccezione di partite di calcio. L'attesa per l'inserimento dei migranti nei corsi è molto lunga e la durata degli stessi è scarsa".

pc 16 maggio - Sabato in piazza da Roma a Palermo contro il decreto casa, ma anche necessariamente contro jobs act per cominciare a cacciare il governo Renzi appoggiato da Napolitano e Berlusconi

Mobilitiamoci contro il decreto Lupi!

rsz_1ribaltiamopianocasaEntro il 27 maggio il Decreto Lupi, il cosiddetto “piano casa”, dovrà essere convertito in legge.
La rete Abitare nella crisi lancia la mobilitazione generale, con iniziative diffuse nei territori, per bloccare un provvedimento governativo, decisamente peggiorato in sede di commissione e sostenuto da una larga maggioranza di forze politiche -PD in prima linea- che avrà pesanti ricadute sociali.
La battaglia dei movimenti non è solo contro l’odioso articolo 5 ma riguarda l’intero dispositivo che di fatto cancella l’edilizia residenziale pubblica e disegna un’ipotesi di politiche abitative utili solo a far ripartire nuove costruzioni e a produrre nuovi indebitati e ulteriore consumo di suolo. Questo provvedimento è destinato ad aumentare l’emergenza abitativa e a creare nuovi processi di dismissione del patrimonio pubblico, coinvolgendo migliaia di inquilini, molti occupanti senza titolo, delle case popolari e degli enti coinvolti. Anche le tutele per chi sta subendo uno sfratto, uno sgombero o un pignoramento sono praticamente nulle.
Come per il jobs act anche per il sedicente “piano casa” il governo prevede l’uso dello strumento della fiducia e quindi ciò che va prodotto deve essere all’altezza della sfida che ci è stata lanciata.
I  diritti si conquistano a spinta!

Appuntamenti:
12 maggio Roma – ore 16 piazza della Repubblica
Liberiamo Roma da divieti, rendita e precarietà
#12m la piazza romana rilancia: oggi corteo verso il senato. Blocchiamo il Piano Casa!
#14m Oggi il decreto Lupi arriva alla Camera: tutt@ a Montecitorio dalle ore 14! #nopianocasa
14 maggio Bologna- ore 10.30 piazza Maggiore
Presidio contro il piano casa. Ribaltiamo il modello Renzi!
16 maggioTorino- ore 10 piazza Palazzo di Città
#13M Occupati uffici emergenza abitativa. Venerdì 16 maggio presidio sotto il Comune
17 maggio Firenze- ore 15.30 piazza S. Marco
#SgomberiamoRenzi! No jobs-act! No piano-casa!
17 maggio Palermo- ore 17 piazza Pretoria
Casa, lavoro o salario garantito per tutti
17 maggio Parma-  ore 17 largo 8 marzo (quartiere montanara)
17 maggio Pavia- ore 10 piazza Gucciardi
Presidio davanti alla Prefettura contro piano casa e jobs act
22 maggio Milano- ore 17 sotto al Comune
#13m contestato Renzi! Il 22 presidio sotto al Comune

pc 16 maggio - Arrestato Francantonio Genovese, deputato nazionale del Pd: associazione a delinquere, peculato...

La "lite" tra il movimento 5 stelle, il pd e altri partiti; il vergognoso scambio di battute sull'utilità o meno dell'arresto di Genovese prima o dopo le elezioni provano a spostare l'attenzione dal dato principale, e cioè che Francantonio Genovese, non è un "uomo qualunque", è, come riportano i giornali, "… un uomo molto influente, socio del gruppo Franza e di Matacena nella società dei traghetti dello stretto Caronte e Tourist e ha altre numerose attività in diversi settori. È stato sindaco della città dello stretto, deputato regionale, segretario regionale del Pd e attualmente era deputato nazionale per la seconda legislatura. È chiamato anche mister 20mila preferenze per i voti presi nelle ultime primarie del pd" cioè del partito dell'attuale presidente del consiglio (non eletto), Renzi.

Associazione a delinquere, peculato e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (il grande affare della Formazione Professionale in Sicilia, mangiatoia per partiti e sindacati e potente bacino elettorale), queste le accuse per il clan familiare di genovese, l’inchiesta, infatti, coinvolge l’intera famiglia del parlamentare: la moglie chiara schiro’, prima finita ai domiciliari e poi tornata in libertà, la sorella gemella di quest’ultima, giovanna, e il marito franco rinaldi, deputato regionale anche lui del pd.

"Naturalmente" per questi crimini i suoi avvocati si preparano a chiedere gli arresti domiciliari (cambiare improvvisamente stile di vita potrebbe nuocere alla sua salute!) mentre lui, da perfetta "vittima del sistema", come Cuffaro, Lombardo, ecc. ecc. dice:  «Entro a testa alta in carcere perché ho fatto quello che dovevo fare, nel rispetto massimo delle Istituzioni». E cioè, Genovese dice ho fatto il ladro e il delinquente, insieme a tutta la mia famiglia e un bel po' di amici, proprio per rispetto alle Istituzioni! È bene sentire uno che parla chiaro!
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16/05/2014 -
Notte in carcere per Genovese
I legali chiederanno i domiciliari

 Il deputato del Pd Francantonio Genovese ha trascorso la prima notte in carcere in una cella singola. Chi ha visto l'ex segretario regionale del Pd l'ha definito tranquillo. Ieri Genovese dopo essere arrivato con un volo da Roma è stato raggiunto all'aeroporto dalla moglie e dall'avvocato Nino Favazzo e ha proseguito con la sua auto seguito dagli agenti della squadra mobile fino alla sua abitazione. Qui ha salutato i figli e poi si è costituito.
L'interrogatorio di garanzia dovrebbe avvenire tra sabato e lunedì. I suoi legali chiederanno per il politico i domiciliari. La città è ancora scossa.

Genovese è un uomo molto influente, socio dei gruppo Franza e di Matacena nella società dei traghetti dello Stretto Caronte e Tourist e ha altre numerose attività in diversi settori. È stato sindaco della città dello Stretto, deputato regionale, segretario regionale del Pd e attualmente era deputato nazionale per la seconda legislatura. È chiamato anche Mister 20mila preferenze per i voti presi nelle ultime primarie del Pd.

«Entro a testa alta in carcere perchè ho fatto quello che dovevo fare,nel rispetto massimo delle Istituzioni», ha affermato Genovese sulla decisione di costituirsi ieri dopo il voto della Camera che ha autorizzato il suo arresto. Lo riferisce all'ANSA il legale l'avvocato Antonino Favazza.

pc 16 maggio - NO TAV la procura fogna di Caselli e Rinaudo produce mostri e mostriciattoli - fuori subito i compagni in galera!

L’aggressione all’autista di Rinaudo era una bufala!

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L'autista di Rinaudo si è inventato tutto sulla presunta aggressione da parte dei NoTav. Qui di seguito riportiamo la pubblicazione della notizia da parte di notav.info. Sempre a riguardo, ci teniamo a fare alcune precisazioni sulla maniera in cui è stata trattata la notizia da alcuni all'indomani della fantomatica aggressione.
Infatti non c'erano solo Rinaudo, Petronzi, Lupi e una lunghissima lista di politicanti e giornalisti vari a bersi la bufala inventata dall'autista del noto PM.  Mentre “i pifferai” del complottismo scrivevano, nello scetticismo generale, le loro amenità, a tifare per l'aggressione (che non c'è stata) c'erano anche alcuni nemici dell'autorità, refrattari ad ogni organizzazione e fini esteti della scrittura. Sono coloro i quali vivono nella speranza, sempre tenue, che l'individuo esprima attraverso il bel gesto tutta la sua rabbia verso la società che li opprime. “Chi c'era dietro?” si chiedono nel loro scritto. Il nulla...? No, c'erano solo le balle dell'autista e lo sfruttamento mediatico che era stato fatto del presunto “bel gesto”. La speranza che degli individui si coordinino liberamente per attaccare il nemico rimane per adesso una pia illusione. La materialità dei percorsi veri, reali, fatti in forma collettiva, quelli invece proseguono, anche nel lavoro di tutti i giorni. Al contrario, i film che qualcuno si fa nella sua testa, si rivelano alla fine per quello che sono: delle fantasmagorie; oppure dei semplici sogni, che irrimediabilmente svaniscono nel confronto con la durà realtà.
Chi ha perso un'occasione per tacere, è anche il M5S, che si era prontamente allineato al coro di deplorazione e di condanna dell'aggressione mai avvenuta, dando persino solidarietà al “signor Giuseppe” (così nel comunicato i grillini hanno educatamente e confidenzialmente nominato l'autista di Rinaudo). La prossima volta, forse sarà meglio non si facciano prendere dalla frenesia di apparire e di dissociarsi; certe semplici matasse, a volte si dipanano da sole.
Lo avevamo detto da subito:” Lo strano caso dell’autista di Rinaudo… sembra quello di Belpietro!” e così è stato! Massimo Numa triste e sconsolato pubblica l’articolo che titola “L’ex autista del magistrato ha inventato l’aggressione No Tave parla di una storia triste, quella di  Giuseppe Caggiano, autista (ex carabiniere) del pm con l’elmetto Antonio Rinaudo, che aveva denunciato il 10 aprile di essere stato aggredito sotto casa da tre individui che lo avrebbero apostrofato con un “servo dei servi”, e chiaramente l’aggressione era di stampo notav!
Lo aveva detto lui e lo avevano titolato i giornali, solerti a credere a tutte le bufale, anche quelle che puzzano lontano un miglio. Oggi l’autista (ex ci tiene a precisare Massimino nostro) è indagato per simulazione di reato perchè non c’è un riscontro oggettivo alla sua testimonianza.
Non ci andava un genio per capirlo, lo ripetiamo lo avevamo detto già chiaramente qui ” Lo strano caso dell’autista di Rinaudo… sembra quello di Belpietro!
Massimino tenta in qualche modo di giustificare il mitomane in questione, come dice ” è un padre di famiglia” e “forse la causa potrebbe essere lo stress di questo periodo, il desiderio – da ex carabiniere privato del porto d’armi – di ritornare in un ruolo operativo, a fianco di colleghi fortemente motivati e responsabilizzati“. Dice persino che ” “la “colpa” forse è solo dello stress e della fatica di ogni giorno, impegnato com’era in turni massacranti della scorta del pm che aveva fiducia in lui.
Invece quando era ora di indicare il movimento notav tra i responsabili tutti subito solerti a scrivere condanne in anticipo.
(l’articolo prosegue dopo l’immagine)
La Stampa del 12 Aprile 2014
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Repubblica Torino si lanciava persino in un “Agguato all’autista di un magistrato, il giallo della rivendicazione
E’ che dire della figlia del Pm, Beatrice Rinaudo candidata alle prossime regionali in Fratelli d’Italia, che diceva alla domanda postale
Dai No Tav vorrebbe sentire una parola di condanna all’aggressione dell’autista del padre: “È stata criticata come se fosse una messa in scena e nessuno di loro ha comunque preso le distanze e condannato l’episodio”
E Padalino, l’altro pm con l’elmetto che diceva:
«Stanno tentando di far vedere che ci sono, che esistono. Il 22 maggio si avvicina e quella è una data chiave».
«E l’aggressione dell’altra notte è un tipico atteggiamento intimidatorio mafioso» tuona ancora Padalino. Che spiega: «Queste cose le ho dette anche in aula, durante il processo per un’altra aggressione. Lì il teste era imbarazzato, impaurito. L’ho detto che, certe scene di minaccia appartengono ad altri mondi, ad altre parti d’Italia. Ma questa, ormai, è l’atmosfera che si respira».
Cosa dirà poi il pm Rinaudo che la sua credibilità viene sempre meno, dopo la  pubblicazione del dossier Le strane amicizie del pm Rinaudo, un’altra tegola sulla testa, chissà se l’elmetto lo proteggerà…
Ma ci rifacciamo proprio alle sue parole per proseguire:
C’è sempre un ora zero. Un momento in cui accade qualcosa di diverso che cambia il corso della storiapm Antonio Rinaudo, La Stampa 13 Aprile 2014
“Il mio autista aggredito per intimidire i giudici”
Ecco l’ora zero, quella che in una Paese normale cambierebbe veramente il ruolo della storia, l’ora della verità, quella delle inchieste serie e non delle bufale che tanto piacciono a chi vuole dare in testa ai notav.
Ci chiediamo ora con più forza quando s’indagherà veramente
  • -sui polli e sulle molotov sullo zerbino di Esposito;
  • -che ne è dell’esame per stabilire la pericolosità dell’hard disk inviato al giornalista Massimo Numa;
  • -come mai nessuno nel mondo dell’informazione ha ripreso il dossier Le strane amicizie del pm Rinaudo che meriterebbe di essere letto visto che i pm con l’elmetto evidentemente non sono portatori della verità assoluta, per dire.
Delle scuse, che sopratutto le redazioni dei giornali e dei telegiornali dovrebbero farci, non ce ne facciamo nulla, ora è il momento delle risposte.

pc 16 maggio - Padroni schiavisti da ammazzare - "Dopati per lavorare di più" nel basso lazio

«Dopati per lavorare di più»
Ogni tanto una notizia arriva anche dal "nuovo manifesto". Sarà un caso, ma viene dall'ex vicedirettore, Angelo Mastrandrea, che si messo fuori dalla nuova cooperativa di gestione, preferendo andare a fare l'inviato a caccia di segnali veri provenienti dal profondo della società reale.
Questo è un tuffo nel raccapricciante, in ogni caso. Che ci riporta a Manchester 1844, alla situazione descritta magistralmente da Friedrich Engels in La situazione della classe operaia in Inghilterra. Al posto delle ragazzine imbottite di cherry per non sentire dolore, fatica, frustrazione, orrore, abbiamo dei migranti "dopati" con eccitanti per tenere i ritmi di lavoro alti, oppure con oppiace per non sentire i dolori.
E per fortuna che staremmo nel "post-moderno"....
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L’ovetto che aiuta a sop­por­tare la fatica costa appena dieci euro, al mer­cato nero dello schia­vi­smo pon­tino. Singh ha due pos­si­bi­lità: scio­gliere il con­te­nuto diret­ta­mente in bocca o mesco­larlo al chai, il tè dei sikh. Sce­glie la seconda per­ché «se lo man­gio fa più male, allo sto­maco e alla gola». Così, di prima mat­tina, quella che gli indiani di Bel­la­far­nia chia­mano «la sostanza» can­cella la fatica e i dolori del giorno pre­ce­dente e si pre­para ad affron­tare quello che sta per comin­ciare «dopato come un cavallo», come sostiene Marco Omiz­zolo, un gio­vane socio­logo che, con l’associazione In migra­zione, ha rea­liz­zato un dos­sier che è un j’accuse nei con­fronti di padron­cini e capo­rali del basso Lazio.
I tanti Singh dell’agro pon­tino – i nomi non sono di fan­ta­sia: i sikh reli­giosi por­tano tutti lo stesso cognome, che vuol dire «leone», men­tre le donne pren­dono l’appellativo Kaur, «prin­ci­pessa» — da que­ste parti lavo­rano quasi tutti nelle cam­pa­gne, a col­ti­vare ortaggi in maniera inten­siva, sotto il sole o in serre arro­ven­tate che si tra­sfor­mano in camere a gas quando ven­gono costretti a spruz­zare agenti chi­mici senza nes­suna pro­te­zione. Sot­to­po­sti ad anghe­rie e soprusi, sfrut­tati all’inverosimile, costretti a chia­mare «padrone» il datore di lavoro, sot­to­pa­gati e con il rischio di essere deru­bati della misera paga men­tre tor­nano a casa in bici­cletta. Come far fronte a tutto ciò? Rac­conta B. Singh in un ita­liano sten­tato: «Io lavoro dalle 12 alle 15 ore al giorno a rac­co­gliere zuc­chine e coco­meri o con il trat­tore a pian­tare altri ortaggi. Tutti i giorni, anche la dome­nica. Non credo sia giu­sto: la fatica è troppa e i soldi pochi. Per­ché gli ita­liani non lavo­rano allo stesso modo? Dopo un po’ ho male alla schiena, alle mani, al collo, anche agli occhi per via della terra, del sudore, delle sostanze chi­mi­che. Ho sem­pre la tosse. Il padrone è bravo ma paga poco e vuole che lavori sem­pre, anche la dome­nica. Dopo sei o sette anni di vita così, non ce la fac­cio più. Per que­sto assumo una pic­cola sostanza per non sen­tire dolore, una o due volte durante le pause dal lavoro. La prendo per non sen­tire la fatica, altri­menti per me sarebbe impos­si­bile lavo­rare così tanto in cam­pa­gna. Capi­sci? Troppo lavoro, troppo dolore alle mani».
Eccola qui, la nuova fron­tiera dello sfrut­ta­mento del lavoro migrante: gli schiavi delle cam­pa­gne ven­gono dopati per pro­durre di più e non sen­tire la fatica. Dall’inizio dell’anno, le forze dell’ordine hanno seque­strato tra Latina, Sabau­dia e Ter­ra­cina una decina di chili di sostanze stu­pe­fa­centi: «metan­fe­ta­mine», con­te­nute negli ovetti spac­ciati soprat­tutto dai capo­rali. Ma anche bulbi di papa­vero da oppio essiccati.
Nelle comu­nità sikh di Bel­la­far­nia e di Borgo Her­mada di tutto ciò si parla poco. I sikh, spe­cie se irre­go­lari, rara­mente denun­ciano i soprusi di cui sono vit­time. Se subi­scono una rapina fanno buon viso a cat­tivo gioco. Lo stesso accade quando il padrone non dà loro il dovuto o tarda nei paga­menti. Le dro­ghe sono proi­bite dalla loro reli­gione, chi ne fa uso è restio a par­larne e quando si decide a farlo non rie­sce a repri­mere il senso di colpa: «Noi siamo sfrut­tati e non pos­siamo dire al padrone ora basta, per­ché lui ci manda via. Allora alcuni di noi pagano per avere una sostanza che non fa sen­tire dolore a brac­cia, gambe e schiena. Il padrone dice lavora ancora, lavora, lavora, forza, forza, ma dopo 14 ore nei campi com’è pos­si­bile lavo­rare ancora? Per la rac­colta delle zuc­chine lavo­riamo pie­gati tutto il giorno. La sostanza ci aiuta a vivere e lavo­rare meglio. Ma non tutti lo fanno: solo pochi indiani la usano. Ma a loro serve per arri­vare a fine mese e por­tare a casa i soldi per la fami­glia», dice K. Singh. Quello delle dro­ghe sta diven­tando un vero e pro­prio pro­blema sociale, in una comu­nità coesa, orga­niz­zata, «ope­rosa e silen­ziosa», come la defi­ni­sce Omiz­zolo, che mi accom­pa­gna in un tour per i campi e i paesi di que­sto pezzo d’India ita­liana. Per defi­nirlo, ha coniato un neo­lo­gi­smo: «Punjitalia».
Il resi­dence Bel­la­far­nia mare ne è la capi­tale. A pochi metri dalle dune di Sabau­dia, lon­tano dalla vista delle ville dei vip, vive un pezzo della più nume­rosa comu­nità sikh dopo quella emi­liana di Novel­lara: 12 mila abi­tanti cen­siti uffi­cial­mente tra que­sto vil­lag­gio di seconde case per i vil­leg­gianti subaf­fit­tate agli immi­grati e l’edilizia low cost anni ’80 che già cade a pezzi e fa da con­torno al razio­na­li­smo fasci­sta di Borgo Her­mada, un pugno di abi­ta­zioni nelle cam­pa­gne di Ter­ra­cina. In realtà, con­tando gli “irre­go­lari”, le pre­senze aumen­tano deci­sa­mente: 30 mila, forse per­sino di più. La Flai Cgil è arri­vata a distri­buire ben 40 mila casac­che cata­ri­fran­genti ai lavo­ra­tori che si spo­stano in bici­cletta, per ten­tare di limi­tare i nume­rosi inci­denti stra­dali che li coin­vol­gono, soprat­tutto d’inverno, nelle strade di cam­pa­gna poco illuminate.
Omiz­zolo ha impie­gato anni per con­qui­starsi la fidu­cia della comu­nità, è andato con loro nei campi e ha com­piuto il per­corso migra­to­rio inverso, dall’Italia al Pun­jab, dove ha incon­trato le fami­glie di pro­ve­nienza e rian­no­dato i fili della dia­spora. Ha rac­colto le sto­rie di sfrut­ta­mento e, con il dos­sier dell’associazione In migra­zione, denun­cia che «per soprav­vi­vere ai ritmi mas­sa­cranti e aumen­tare la pro­du­zione dei padroni ita­liani» i lavo­ra­tori sikh «sono let­te­ral­mente costretti a doparsi con sostanze stu­pe­fa­centi e anti­do­lo­ri­fici che ini­bi­scono la sen­sa­zione di fatica». Si tratta, spiega, di «una forma di doping vis­suta con ver­go­gna e pra­ti­cata di nasco­sto per­ché con­tra­ria alla loro reli­gione e cul­tura, oltre a essere seve­ra­mente con­tra­stata dalla loro comunità».
«Eppure si tratta dell’unico modo per soprav­vi­vere ai ritmi di lavoro»: dodici ore al giorno a semi­nare, dis­so­dare, rac­co­gliere, spruz­zare veleni. Per quat­tro euro l’ora, nel migliore dei casi, spesso costretti a subire torti, anghe­rie e ves­sa­zioni dai datori di lavoro, a volte non pagati per mesi come sta acca­dendo a un gruppo di una tren­tina di lavoratori-schiavi che recla­mano un sala­rio che non arriva da sei mesi. Una situa­zione non dis­si­mile a quelle di Rosarno, della Capi­ta­nata e degli altri luo­ghi dello sfrut­ta­mento delle brac­cia in agri­col­tura. Solo più taci­turna, poco incline alla ribel­lione e meno visi­bile: i sikh non vivono in barac­co­poli o in rifugi di for­tuna e non arri­vano soli come molti afri­cani che sbar­cano a Lam­pe­dusa. Si spo­sano tra loro – anche se, mi spiega Omiz­zolo, comin­ciano a regi­strarsi i primi casi di matri­moni misti, in genere tra maschi sikh e donne rumene cono­sciute al lavoro nei campi — molti sono qui ormai da trent’anni e i loro figli sono ita­liani. Le abi­ta­zioni sono ben tenute, nono­stante accada che in qua­ranta metri qua­dri si ammas­sino fino a sei per­sone, i giar­dini sono in fiore. La dome­nica nel Gurd­wara Singh Saba, un ex capan­none agri­colo tra­sfor­mato in edi­fi­cio reli­gioso, è un trionfo di colori e nelle cucine comuni si fa da man­giare per tutti. Hanno anche un gior­nale, Pun­jab express, che trovo distri­buito davanti a un nego­zietto al cui interno un anziano col tur­bante attende pigra­mente i rari visitatori.
Dil­lon Singh è il capo della comu­nità: gesti­sce uno spac­cio di generi ali­men­tari che vende anche capi d’abbigliamento, nella piaz­zetta di Bel­la­far­nia. È un poli­tico – in India è stato molto vicino a Indira Gan­dhi, la pre­mier assas­si­nata da due guar­die del corpo sikh nel 1984 — e in que­sti giorni è inquieto per­ché il nuovo cen­tro reli­gioso, il cui pro­getto è affisso alle vetrate del tem­pio, si è bloc­cato. Que­stione di per­messi e varianti urba­ni­sti­che, ma soprat­tutto di intralci buro­cra­tici frap­po­sti dalla destra che regge il comune. È pre­oc­cu­pato per­ché dovrà dar conto alla comu­nità dell’utilizzo delle risorse rac­colte: «Abbiamo rac­colto i soldi ma non riu­sciamo ad andare avanti. Finirà che le per­sone tor­ne­ranno a man­dare le rimesse in Pun­jab invece di inve­stire i loro gua­da­gni in Ita­lia», osserva sconsolato.
Alla fine di feb­braio, nasco­sti tra i cas­soni di frutta e ver­dura tra­spor­tati da due indiani, i finan­zieri di Sabau­dia hanno tro­vato 6 chili di bulbi di papa­vero e 300 grammi di anfe­ta­mina. Altri tre chili e mezzo sono stati seque­strati nel baga­gliaio di un’auto ed è stata sco­perta per­sino una pic­cola pian­ta­gione di papa­vero da oppio a Ter­ra­cina. Chi gesti­sce il busi­ness? «Gli ita­liani danno la sostanza agli indiani, che a loro volta la ven­dono e danno i soldi agli ita­liani», spiega K. Singh. Vuol dire che a monte del traf­fico ci sareb­bero datori di lavoro che affi­de­reb­bero il lavoro sporco ai capo­rali, con­se­gnan­do­gli la «roba» per­ché a loro volta la ven­dano agli schiavi delle campagne.
In alcuni casi, però, a gestire la ven­dita al det­ta­glio sono diret­ta­mente «gli ita­liani». A soste­nerlo è H. Singh: «Cono­sco per­sone che usano que­sta sostanza. Le com­prano da ita­liani e loro la uti­liz­zano quando lavo­rano oppure la danno ad amici. La sciol­gono nell’acqua calda e poi la bevono. Si può anche man­giare ma fa male allo sto­maco e alla gola». Accade per­sino che, fiu­tata la pos­si­bi­lità di rita­gliarsi una torta del pic­colo busi­ness, alcuni lavo­ra­tori riven­dano a loro volta le dro­ghe acqui­state. Rac­conta S. Singh: «Alcuni indiani, soprat­tutto gio­vani che lavo­rano nelle cam­pa­gne, le com­prano per non sen­tire i dolori, però poi ne riven­dono una parte. Così fanno un po’ di soldi e allo stesso tempo la sera non si sen­tono stan­chi e pos­sono uscire. Da dove ven­gono que­ste sostanze? Alcuni le por­tano dall’India, altri le com­prano da ita­liani». Che in que­sto modo gua­da­gnano due volte, dallo spac­cio e dallo sfrut­ta­mento del lavoro.
da ilmanifesto.it