venerdì 2 maggio 2014

pc 2-3-4 maggio - Un messaggio rosso, internazionalista e proletario al I° maggio a Portella della Ginestra

                               
Ieri Primo maggio, giornata internazionale dei lavoratori,  una delegazione di proletari comunisti era presente a Portella della Ginestra (luogo della prima strage di Stato dal 45' in poi in Italia) partecipando in forma critica con la parola d'ordine "1° maggio rosso e proletario e non istituzionale" e portando tra le masse partecipanti innanzitutto il messaggio internazionalista "Un altro primo maggio arriva..." di diversi partiti e organizzazioni rivoluzionarie di tutto  il mondo, con l'obbiettivo di ridare senso attraverso la lotta a questa giornata che nella storia ha sviluppato la solidarietà tra la classe operaia, e smontare la farsa dei partiti e organizzazioni istituzionali e sindacati confederali della "sinistra" borghese che mistificano questa giornata storica per il proletariato e le masse operaie e infangano date storiche come quella del 1° maggio con la presenza di figure istituzionali, dall'infinitamente ipocrita Presidente della Regione Crocetta a vari esponenti del PD, il partito di "maggioranza relativa" dell'attuale governo Renzi della precarietà e disoccupazione permanente con il Jobs Act, e segretari dei sindacati confederali (CGIL), che hanno sfruttato per l'ennesima volta il palco a Portella a fini elettoralistici: elogio alla democrazia (quale democrazia? quella borghese?) e alla costituzione che per le masse lavoratrici nei fatti concreti è sempre più carta straccia.
Parole d'ordine della CGIL come "lavoro" e "basta con la crisi", quando è il sindacato tra i più colpevoli della condizione di sfruttamento delle masse e dei lavoratori, vedi  gli operai della Fiat di Termini, ecc.

Lungo il corteo dalla Casa del popolo di Piana alla spianata sono state affisse locandine.






Il volantinaggio fatto ha trovato appoggio tra i partecipanti (comunque in numero minore rispetto agli anni precedenti), è stato distribuito anche il giornale di "proletari comunisti" denunciando le false parole di chi si susseguiva nel palco.


Abbiamo fatto appello alle masse popolari a riprendere in mano il nostro 1° maggio rosso, internazionalista e proletario per segnare una linea di demarcazione netta tra noi e la borghesia al potere che schiaccia, aliena, imbarbarisce e disgrega.


Buon primo maggio di lotta
saluti rossi!

Circolo proletari comunisti Palermo

giovedì 1 maggio 2014

pc 1° maggio - PRIMO MAGGIO A LISBONA: BLACK IS BACK!

Dopo che il 25 aprile a Lisbona aveva lasciato un sapore agrodolce, essendosi rivelato un corteo assolutamente immenso, enorme e variegato ma allo stesso tempo troppo rituale e con poca incisività politica (in special modo tenendo conto di ciò che in realtà avrebbe bisogno l'opposizione sociale e politica portoghese in questo momento), per certi verso il corteo del primo maggio a Lisbona è stato uguale e differente, con qualcosa in più e qualcosa in meno.
Di certo si è trattato di un corteo grande e che ha visto sfilare per le strade tantissime persone e tantissimi lavoratori, cosa abbastanza usuale in Portogallo se si tiene conto della tenuta non indifferente che mantengono i sindacati e il partito comunista portoghese nei posti di lavoro. Tantissime le sigle, tantissimi i gruppi e ovviamente onnipresente l'opposizione alla Troika e al governo di Lisbona che si occupa di eseguire tutte sue le indicazioni sulla pelle dei proletari.
Una manifestazione con tantissimi slogan e cartelli ma che aveva due difetti, l'enorme sensazione di ritualità che purtroppo aleggiava nell'aria e il fatto di non esser riuscito a mettere in piazza gli stessi numeri del 25 aprile, anzi, risultando sensibilmente più piccolo pur nella sua vastità.
Ma qualcosa di diverso per fortuna c'è stato anche se piccolo e embrionale. In mezzo ai vari mega-spezzoni sindacali e ai vari camioncini con l'amplificazione dei partiti di sinistra c'era un gruppetto che di certo non è passato indifferente.

Si tratta dei ragazzi della Plataforma Gueto (Piattaforma Ghetto). Si tratta di un gruppo di ragazzi di colore, nati in Africa o originari di quel continente, che vivono negli immensi quartieri\ghetto attorno a Lisbona e che ispirandosi al modello del Black Panther Party (ma senza risultarne in nessun modo la sua caricatura) cercano di fare lavoro politico e sociale all'interno di queste zone suburbane devastate dal capitale. Stiamo parlando di quartieri poverissimi, vere e proprie banlieues, con percentuali di povertà, disoccupazione e criminalità altissime.
Questo collettivo già all'inizio si è concentrato in una piazza accanto al luogo dell'inizio del corteo, non in opposizione, ma per riuscire a dare una indicazione particolare e specifica al loro spezzone. Si sono ritrovati in questa piazza, hanno iniziato a ripassare gli slogan, si sono raggruppati un attimo per discutere e ravvivare a loro stessi il senso della manifestazione e della loro presenza lì, i motivi che li spingevano ad aver scelto certe parole d'ordine ecc... Dopo sono partiti in corteo verso la piazza del concentramento indossando sui vestiti adesivi che dicevano “no al razzismo sul lavoro”,“il primo maggio denunciamo il razzismo sul lavoro” e “il razzismo in Portogallo ci lascia nelle peggiori abitazioni, quartieri, scuole, e inoltre nel lavoro precario, malpagato e svalorizzato socialmente”. Inoltre distribuiranno un volantino che cerca di analizzare il rapporto tra razzismo e sfruttamento capitalistico, tra imperialismo e creazione di un esercito industriale di riserva nei paesi europei. Le firme erano due: quelle della Plataforma Gueto e quella delle Donne nere contro il razzismo nel lavoro.
Parlando con loro ci dicono che entrambe fanno parte della Plataforma Gueto ma che si era reso necessario costituire all'interno, questo gruppo più definito per trattare di alcune contraddizioni peculiari e più specifiche della condizione femminile. E la necessità di questo era ben visibile dato che la stragrande maggioranza dei ragazzi di questo spezzone (tutti giovanissimi) erano donne, in prima fila, arrabbiate e che costituivano la vera anima dello spezzone. Altra cosa che ci dicono è che il loro lavoro si concentra in maniera più specifica su alcune tematiche pur avendo in generale una impostazione di classe. Ovviamente i temi sui quali cercano di incidere in maniera più diretta sono la brutalità della polizia, la disoccupazione, le condizioni di vita nei quartieri\ghetto, il razzismo, l'educazione dei giovani e l'assenza di strutture sociali nei loro quartieri. Il parallelismo con il lavoro delle Pantere Nere è evidente.
Anche lo stile con il quale sono scesi in piazza non lasciava indifferenti, disposti su varie file ben disposte, inquadrati, che davano un forte senso di “blocco compatto” pur non avendo uno striscione, cantando e intonando slogan ininterrottamente dall'inizio alla fine del lungo corteo. Davvero un impatto all'interno del corteo che non passava inosservato. Ovviamente sono stati lo spezzone più fotografato e applaudito del corteo al loro passaggio non senza accenti, purtroppo, di paternalismo. Dall'altro lato sono stati, come era prevedibile, lo spezzone più “corteggiato”. Non c'è stato una sola delle organizzazioni presenti al corteo che non sia andata a fare “una visita”, un pezzo di corteo insieme a loro o che non siano passati a fare i complimenti ai ragazzi che costituivano questo spezzone. Tutto normale, ma la cosa ha raggiunto livelli di opportunismo ridicoli in alcuni casi, come i due militanti di Socialismo Rivoluzionario che hanno accompagnato lo spezzone per tutto il tempo cercando di piazzare al resto del corteo le loro riviste e lasciando credere che lo spezzone avesse un qualche legame con loro, cosa ben lontana dalla realtà.
Non vale la pena spendere molte parole sul resto del corteo che continua a rispecchiare i limiti della sinistra portoghese e la mancanza totale di conflittualità che attraversa il paese. Per il resto, grandi palchi, comizi retorici e rituali che nulla di nuovo aggiungono al dibattito e alla necessità di una linea differente da portare avanti nelle lotte.
Le stesse valutazioni che con grande lucidità sono emerse dalle chiacchierate a margine della manifestazione fatte con i compagni della Plataforma Gueto, delusi dal corteo ma giustamente soddisfatti della loro presenza e del loro spezzone. Alla fine del corteo lanceranno l'appuntamento per una probabile prossima iniziativa che stanno cercando di organizzare in uno dei quartieri nell'hinterland di Lisbona. Il corteo che si tenterà di mettere in piedi nasce in risposta a un pestaggio della polizia portoghese di una donna di colore che tornava a casa dopo il suo (davvero mal pagato) lavoro.

Questa esperienza, ancora piccola, di lavoro può risultare una scintilla interessante nello scenario di Lisbona perché ha la potenzialità di mettere al centro una serie di contraddizioni davvero troppo poco aggredite dal resto delle organizzazioni portoghesi: la questione di genere, la necessità della conflittualità e di organizzare il ribellismo spontaneo della gioventù, il tentativo di organizzare la classe lavoratrice immigrata, l'antirazzismo, l'attitudine a un rapporto conflittuale con la polizia, solo per fare qualche esempio.

pc 1 maggio - ALTRO REPORT SUL 1° MAGGIO A BERGAMO

Gli operai della logistica dello slai cobas s.c. parte determinante per trasformare la contestazione nella presa del palco dei confederali

Accordo sulla rappresentanza e JobsAct: la protesta conquista il palco

È successo oggi in diverse città italiane, ed è successo a Bergamo. Si tratta dell’onda lunga delle manifestazioni del 19 ottobre e del 12 aprile a Roma. Quell’unità delle lotte reali che nell’ultimo anno ha mobilitato una molteplicità di soggetti in tutto il paese, affermando la centralità di parole d’ordine come reddito e casa; la centralità di istanze di dignità che non trovano riscontro nelle forme sedimentate della rappresentanza ma che rivelano una determinazione crescente ad opporsi al processo di impoverimento generale che le politiche di austerity impongono a strati non secondari della società. Ecco allora che lo spezzone sociale dei movimenti di lotta per la casa e del sindacalismo di base finalmente unito si è affermato oggi come lo spazio più partecipato della manifestazione: uno spezzone meticcio e intergenerazionale, animato da famiglie senza casa, facchini della logistica, precari e precarie, lavoratori e lavoratrici che in tutta la provincia lottano quotidianamente per difendere il proprio posto di lavoro, senza deleghe.
A questa composizione emergente è da attribuire il colpo di scena finale della giornata: una fotografia che restituisce gli estremi della sollevazione a venire. Giunti in piazza Vittorio Veneto per il consueto comizio istituzionale, i vertici di CGIL, CISL e UIL e i rappresentanti del Partito Democratico hanno misurato l’umore del paese reale, l’umore di coloro che degli effetti della crisi e delle misure introdotte dai vari governi tecnici hanno esperienza diretta sulla propria pelle, giorno per giorno. Le parole d’ordine dello spezzone sociale si sono fatte così contestazione: dall’accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio, destinato a silenziare ogni forma di conflittualità sindacale e a perimetrare rigidamente l’iniziativa dei rappresentanti espressi dai lavoratori e dalle lavoratrici, al Jobs Act, ulteriore scatto in avanti nel processo di precarizzazione occupazionale. Il comizio, subissato dai fischi, si è concluso anzitempo e dopo pochi minuti i convenuti hanno abbandonato il palco precipitosamente. A poco è servita la musica profusa dagli altoparlanti per silenziare la contestazione: in pochi attimi la protesta ha preso controllo del palco.
La fuga dei sindacati confederali da quel palco ha aperto uno spazio del tutto inedito alle testimonianze di lavoratori e lavoratrici migranti, famiglie senza casa e sindacalisti di base. Il comizio stanco dei dirigenti confederali e dei professionisti della politica rimpiazzato dalle voci delle lotte reali. Allora quel coro unanime “vergogna” scandito durante la contestazione non è parso poi così paradossale. Come dire: andate sui posti di lavoro, tastate con mano quali condizioni sperimenta oggi chi lavora per una cooperativa della logistica o per un call center, chi sperimenta l’incenrtezza di contratti da forza lavoro “usa e getta”, tastate con mano la precarietà esistenziale di chi fa i salti mortali per pagare l’affitto. La presa di quel palco ci dice qualcosa sul paese reale, che non può e non vuole aspettare, che pretende diritti e dignità e che per questi è disposto a battersi.

pc 1° maggio: 1° MAGGIO A BERGAMO - I LAVORATORI SI RIPRENDONO IL PALCO E FANNO SCAPPARE I CONFEDERALI, DANDO VITA AD UN ASSEMBLEA POPOLARE

...Una mattinata e un corteo che segna un giorno storico e non solo per Bergamo. Dove i lavoratori delle logistiche, organizzati nello Slai Cobas per il sindacato di classe, in lotta a Trezzo, a cui si sono uniti altri operai delle logistiche sia di Bergamo che Milano, hanno sin dall'arrivo al concentramento riempito la piazza della stazione di striscioni sulla loro, di tutti, Lotta
e il manifesto dello Slai Cobas sdc, ma che ben presto si arricchiva dei cartelli-striscione-suoni degli immigrati di Bolgare che denunciavano l'ordinanza razzista del sindaco leghista che ha portato a 500 euro la tassa di residenza
In questo spezzone erano presenti i compagni di Proletari Comunisti che hanno diffuso il volantino internazionalista che è stato ben accolto così come le bandiere che sono state sbandierate, non trovando differenze tra quelle del sindacato e quelle di proletari comunisti
Da subito sono stati i comizi che hanno gridato alla piazza cosa è un 1° Maggio Rosso Proletario e Internazionalista, dove si sono alternati gli interventi di chi dirige la lotta a Trezzo ai lavoratori protagonisti di questa lotta, che hanno denunciato le connivenze dei sindacati confederali coi padroni delle logistiche, ma per ribadire, anche, che queste complicità non hanno diviso i lavoratori e che la lotta continua. A questi comizi si sono uniti con l'intervento, in particolare, di una immigrata di Bolgare la denuncia del razzismo e la vergogna di questo governo, che ha anche sottolineato l'unità tra lavoratrici e lavoratori

Quindi è partito il corteo e lo spezzone si è ingrossato con l'arrivo del Comitato NoSfratti, Comitato Antirazzista  550 euro, Comitato di Zingonia, e altri sindacati di base, USB e CUB, che hanno anche fatto a spinta affinché quelli di Rifondazione e di Lotta Comunista non solo relegassero in coda lo spezzone ma anche di spezzarlo

Lungo tutto il corteo si è data visibilità a tutte le ragioni che lo spezzone conteneva, dal diritto al lavoro al diritto all'abitare, dall'antirazzismo alla denuncia dell'accordo sulla rappresentanza, dall'unità di classe all'internazionalismo proletario. Diffusione anche dei volantini sulla lotta a Trezzo e altri sulle varie tematiche, tutti ben accolti dalla folla di persone in giro per Bergamo. Ma il bello della giornata è arrivato alla fine del corteo. Arrivati nella piazza dove era installato il palco, mentre Rifondazione pensava di fermarsi davanti la sede del Comune, in pratica per non disturbare i comizi dei confederali, lo spezzone si è diretto in maniera compatta verso il palco gridando che questi venduti e delinquenti non possono parlare a nome dei lavoratori, che il 1° Maggio è nostro. Sino ad arrivare a sfiorare lo scontro fisico, i confederali sono stati costretti a interrompere le loro chiacchere e ad abbandonare il palco con le loro bandiere, qualcuna che non era stata salvata è stata calpestata e qualcuno pensava, bene, che era meglio bruciarla. Tanta la gioa di tutti di essersi ripresi il palco e poter dare vita a un vero 1° Maggio di lotta popolare


pc 1 maggio - Diffusa in tutto il mondo la Dichiarazione Comune rossa, proletaria internazionalista - Un altro primo maggio...

L’Imperialismo non ha futuro! Il futuro è del comunismo!
Proletari e popoli oppressi di tutti i paesi, unitevi!
Abbasso l’imperialismo e tutti i suoi cani da guardia!
Viva l’internazionalismo proletario!
                                           Viva la rivoluzione proletaria mondiale!

pc 1 maggio - In morte di Padron Riva - da Tarantocontro - due opuscoli fondamentali e un processo per capire Riva, capire il capitalismo

'RIVA ASSASSINO il processo di padron Riva contro margherita calderazzi 


pc 5 -6 settembre - "RIVA ASSASSINO": CHI DEVE AVERE PAURA DI CHI...


Emilio Riva, il padrone dell'Ilva di Taranto, con il record nazionale di morti operai e infortuni, ma anche di inquinamento e morti da tumore della popolazione di Taranto,m la 1° fabbrica siderurgica in Europa, la 10° nel mondo; il padrone che in Italia ha fatto più profitti ed è tra i primi 3 (insieme a Berlusconi e Del Vecchio-Luxotica) con maggiore liquidità; Riva che non si è mai presentato ad uno dei suoi tanti processi,
il 17 ottobre 2008 scese a Taranto, nonostante il forte parere negativo dei suoi legali, e si presentò in Tribunale per Margherita Calderazzi coord. Slai cobas per il sindacato di classe, da lui denunciata/querelata per “essere mandante” di una scritta apparsa sui muri della fabbrica nel 2006: “RIVA ASSASSINO” dopo l'ennesima morte di un operaio all'Ilva. 
Padron Riva per quella scritta aveva chiesto 100.000 euro di risarcimento perchè si sentiva “offeso nella sua dignità", quando neanche un euro di "risarcimento" ha finora dato per i morti in fabbrica e in città.
MA IN QUESTO PROCESSO - come in altri fatti dallo slai cobas per il sindacato di classe (ricordiamo quello sulla ex Nuova Siet vinto in Cassazione e con la più alta condanna: 4 anni e mezzo) - LO SLAI COBAS HA VINTO E RIVA HA PERSO.

ANCHE ORA RIVA PUO' PERDERE E DEVE PAGARE! SE GLI OPERAI NON HANNO PAURA

Riportiamo il faccia a faccia tra MC e Riva del 17 ottobre 2008

La dichiarazione di MC all'udienza del 13 gennaio 2009

La sentenza


Dal "faccia a faccia" tra Margherita Calderazzi e Emilio Riva in Tribunale - 17.10.08:

Riva arriva in Tribunale, verso le 12,30, e subito intorno a lui fanno quadrato una decina di poliziotti/digos (che saranno presenti per tutta l'udienza) alla stregua di sue "guardie del corpo" (anche qui la cosa è assurda e ridicola, sembra che il grande Golia, debba essere protetto dal piccolo Davide).

Il giudice fa avvicinare Margherita Calderazzi ed Emilio Riva al suo banco e dice che prima deve procedere al tentativo di conciliazione, ma che date le "circostanze" è meglio farla in una saletta privata. Riva accetta subito, Margherita dice che per lei non ci sono affatto problemi a farla in pubblico.
Ma il giudice insiste e si va nella saletta- e per tutto il faccia faccia ha un atteggiamento tra l'intimidito e il reverenziale verso Riva.
Il giudice chiede, quindi, ad entrambi se vogliamo conciliare.
Riva: "...ma...veramente...io sono stato offeso e quindi devo andare avanti..."
Margherita: "Non ho niente da conciliare con questo signore! Io non ho fatto la scritta, nè sono la mandante, e me ne dispiace...! D'altra parte quella scritta non ha bisogno di mandanti, tanti operai, tante famiglie di operai morti, tanti a Taranto c'è l'hanno nel cuore e nella testa".
Il giudice insiste sul tentativo di conciliazione
Riva (indicando Margherita):"ho capito bene quando ha detto: "mi dispiace", le dispiace che non ha fatto proprio lei la scritta..."
Margherita: "giudice, mesi prima, centinaia e centinaia di operai Ilva avevano gridato "assassini", durante un grandissimo sciopero e manifestazione per la morte dell'operaio Di Leo. Questo signore dice di sentirsi "offeso" e come si devono sentire gli operai?"
Il giudice, a questo punto, rivolgendosi a Margherita: "Signora, ma perchè chiama il signor Riva "questo signore", con un tono un pò sprezzante"
Margherita: "E come lo dovrei chiamare? Padrone, proprietario dell'Ilva?"
Riva: "No, io non sono proprietario dell'Ilva. Sono presidente del Consiglio di amministrazione di una Spa. Io nell'Ilva non sono proprietario neanche di un cane..."
Margherita (guardando solo per questa volta padron Riva): "Ma per piacere! Non offenda anche l'intelligenza dei presenti...!
A questo punto, il giudice, imbarazzato e dispiaciuto, dice: il tentativo di conciliazione è fallito. Il processo va avanti.
Si torna in aula e qui, dopo aver sentito uno dei capi dei vigilanti dell'Ilva, un fascista, autore del rapporto contro Margherita Calderazzi, che sul piano tecnico non porta alcun elemento di prova, ma fa non volendo una vera e propria propaganda del ruolo di Margherita, indicandola come una “notissima attivista, che interviene sempre alle portinerie dell'Ilva, con volantini, iniziative, che partecipa alle manifestazioni operaie, molto conosciuta da anni alla fabbrica”, il processo viene aggiornato al 13 GENNAIO 2009.

Dalla dichiarazione di MC nell'udienza del 13 gennaio 2009:

Non intendo rispondere alle domande del PM e dell'avv. di Riva perchè non ho nulla da cui difendermi. In questo posto non sono io che dovrei essere imputata ma Riva, responsabile di una fabbrica che ha già prodotto finora 44 operai morti sul lavoro – ultimo un mese fa, un operaio polacco dell'indotto, che ha il record nazionale ed europeo dei morti sul lavoro, che produce ogni giorno altri morti, di cui non si parla, quelli frutto dell'inquinamento, di operai, della popolazione di Taranto – ogni famiglia dei quartieri di Taranto più vicini alla fabbrica ha un morto per tumore, bambini malati di leucemia, nati già condannati.
Troppe morti! Che non avvengono per una casualità, per un accidente, ma per un sistema “normale” che mette la produzione, il profitto al primo posto sopra la vita degli opera e della gente.
Ai primi di dicembre a Torino per la strage dei 7 operai alla ThyssenKrupp, i responsabili della fabbrica sono stati rinviati a giudizio per “omicidio volontario”.
All'Ilva di Taranto è come se fossero finora accadute più di 6 “ThyssenKrupp”; e, allora, come dovremmo chiamare il responsabile di questa fabbrica?
Riva mi ha denunciato dicendosi offeso nella sua dignità per la scritta “Riva assassino”, ma come dovrebbero sentirsi, ben più che offesi, disperati, gli operai che ogni giorno entrano in fabbrica non sapendo se e come possono uscire, come devono sentirsi le famiglie degli operai morti che ancora ora dopo anni aspettano giustizia?
E' tutto questo che deve essere presente anche in questa aula oggi”.

Riva assassino-assolta Margherita! 13 gennaio 2009

Al termine di una udienza molto interessante, in cui Margherita Calderazzi, ispettrice del lavoro e coordinatrice dello slai cobas per il sindacato di classe accusata da Padron Riva ha fatto una dichiarazione spontanea di forte denuncia e sostegno della giustezza del contenuto della scritta "Riva assassino" come sintesi di una critica al sistema Riva che produce morti sul lavoro e morti e malati da malattie professionali e inquinamento in città e una brillante arringa difensiva dell'avvocato Fausto Soggia,
il giudice di pace DeVincentis ha assolto Margherita Calderazzi dall'essere mandante della scritta - apparsa su un muro dell'ilva il 26 agosto 2006 dopo la morte di Vito Antonio Rafanelli - e dal ritenerla diffamatoria e lesiva della dignità e onore di Padron Riva e dell'azienda che presiede, perchè "il fatto non costituisce reato" ma legittimo e fondato diritto di critica!

Il giudice ha ritenuto di condannare la compagna per 'concorso in imbrattamento' con 60 euro di risarcimento! (Riva pretendeva 100.000 euro di risarcimento !) - Un tocco di humour in una aula grigia resa in questa occasione teatro di uno scontro simbolico non conciliabile.

Cade una arrogante intimidazione per mettere a tacere chi denuncia come stanno le cose e invita a ribellarsi.




Morti bianche: “Riva assassino” – assolta Margherita






Si è concluso il processo contro una compagna coordinatrice del sindacato di base  Slai Cobas, Margherita Calderazzi, accusata da Padron Riva di essere mandante della scritta apparsa sui muri Ilva nell’agosto 06 per la morte dell’operaio Rafanelli. La scritta riportava una verità sancita da migliaia di morti avvenuti nello stabilimento siderurgico e gridava quello che è il pensiero non solo dei lavoratori dello stabilimento, ma di tutta una città ” Riva assassino”.

A l termine di una udienza molto interessante, in cui Margherita Calderazzi ha fatto una dichiarazione spontanea di forte denuncia e rivendicazione della giustezza del contenuto della scritta Riva assassino come sintesi di una critica al sistema Riva che produce morti sul lavoro e morti e malati da malattie professionali e inquinamento in città e una brillante arringa difensiva dell’avvocato Fausto Soggia, il giudice di pace De Vincentis ha assolto Margherita Calderazzi dall’essere mandante della scritta e dal ritenerla diffamatoria e lesiva della dignità e onore di Padron Riva e dell’azienda che presiede, perchè “il fatto non costituisce reato” ma legittimo e fondato diritto di critica.
Il giudice ha poi ritenuto di condannare la compagna per ‘concorso in imbrattamento’ con 60 euro di risarcimento! Un tocco di humor in una aula sorda e grigia resa in questa occasione teatro di uno scontro di classe non conciliabile.
Un processo scandaloso, 45 morti, migliaia di infortuni, primato di tumori e malattie professionali, diossina anche per i bambini, quartieri inquinati, città dolente e morente, facendo miliardi di profitti e padron Riva non tollera neanche che sui muri si scriva RIVA ASSASSINO
Riva pretendeva pure di chiedere 100.000 euro di risarcimento! Una arrogante intimidazione per mettere a tacere chi denuncia come stanno le cose e invita a ribellarsi alla situazione esistente. Riva si è presentato  in tribunale mentre non si presenta quando lui è imputato per morti sul lavoro, inquinamento, violenza e persecuzione come per la pal Laf, o la truffa/estorsione come per la ex-Nuova siet

Capire Riva, capire il capitalismo - serve alla guerra di classe contro i padroni- serve alla battaglia per il socialismo

2 fondamentali opuscoli scritti da Margherita Calderazzi
L'Ilva di padron Riva
apparso sulla rivista marxista-leninista-maoista  
"La Nuova Bandiera" - 2005 richiedibile in pdf a: pcro.red@gmail.com

Riva il gigante capitalista dai piedi di argilla
versione aggiornata settembre 2013 - richiedibile pdf a: slaicobasta@gmail.com






pc 1 maggio - DIchiarazione comune dei partiti e organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste nel mondo

Un altro 1° maggio arriva



Arriva un altro Primo Maggio, in un mondo in cui miseria e privazioni subite da miliardi di persone sono enormemente aggravate dal prolungarsi della crisi del sistema imperialista. Milioni di lavoratori sono stati espulsi dai posti di lavoro. Gli ammortizzatori sociali sono tagliati. Il crescente aumento dei prezzi deprime ulteriormente il tenore di vita. Cure mediche e istruzione superiore diventano insopportabilmente cari. E nel frattempo gli artefici di questo sistema spietato escogitano misure ancora più ferocemente antipopolari, mentre ostentano odiosamente la loro ricchezza e le liste dei miliardari si ingrossano.
Un altro primo maggio, in cui i lavoratori immigrati sono costretti a lavorare come schiavi, mentre la tratta di donne e bambini continua ad aumentare in proporzioni impressionanti, mentre le donne continuano a subire la brutalità di stupri e femminicidi, nell’“arretrato” Afghanistan come nella “avanzata” America, mentre le minoranze sono isolate e represse, i giovani braccati e perseguitati, mentre anche a rivendicazioni minime, come salari e condizioni di vita decenti, si risponde con repressione e galera.
Un altro primo maggio, nel bel mezzo di devastazioni ambientali causate dalla cieca ricerca del profitto, della rapida divaricazione della disuguaglianza all'interno di ogni società e tra paesi imperialisti e paesi oppressi .Oppressione e sfruttamento generano resistenza. E la resistenza cresce. Nel mondo, paese dopo paese si assiste a una crescente ondata di lotta di classe e rivolte popolari. È un mondo in agitazione. Una ampio spettro di forze sono state sospinte alla lotta contro il sistema. Certo non è sufficiente scendere in piazza, per una rottura radicale, per la costruzione di una nuova società, ma apre grandi opportunità di legarsi a un’intera nuova generazione e conquistarla alla meta rivoluzionaria del comunismo.
Apre la strada alla rivoluzione. Questo è l'aspetto principale. Questo si deve cogliere con decisione.
Solo una decina di anni fa, si metteva in discussione la stessa esistenza del proletariato.
La lotta di classe era dichiarata superata e si diceva fosse stata sostituita dai movimenti delle “moltitudini”. Oggi il mondo è segnato ripetutamente da lotte militanti di lavoratori, non solo in paesi come l'India o la Cina ma anche nel cuore delle cittadelle imperialiste. Ci sono tutte le ragioni per questo. Dietro gli alti discorsi sulle meraviglie tecniche del 21° secolo, nei campi di sterminio dell’industria dell'abbigliamento in Bangladesh, tra gli schiavi nei campi di lavoro in Qatar, nelle fabbriche-caserma in Cina o nelle fabbriche dello sfruttamento nei paesi imperialisti, le condizioni in cui la stragrande maggioranza dei proletari lavorano sono atroci come nel 18° secolo. Anzi, nei moderni luoghi della schiavitù salariata metodi di controllo esplicitamente oppressivi e carichi di lavoro sempre maggiori soffocano sempre più i proletari .In dimensioni differenti, le devastazioni della globalizzazione hanno profondamente segnato i paesi oppressi. Privatizzazione e liberalizzazione hanno spazzato via interi settori di occupazione e le piccole imprese. Le già dure condizioni di lavoro sono diventate insopportabili. E tutto questo è aggravato dalla crisi mondiale. In proporzione inversa al peggioramento delle condizioni di vita della stragrande maggioranza, corruzione e profitti delle classi dominanti hanno raggiunto livelli astronomici. Mentre la miseria del popolo si moltiplica, i padroni insistono nei loro grandi progetti, guardando ai grossi tagli di cui beneficeranno.
C’è tutto questo dietro le ripetute esplosioni di rivolta che si vedono nel mondo. Le cose non possono più andare come prima. In un certo senso, vale anche per gli imperialisti e i loro lacchè. La loro crescente competizione lo conferma ampiamente.
Arriva un altro primo maggio, in un mondo che reclama rivoluzione, comunismo. Un giorno per il proletariato cosciente e pèr la sua avanguardia, i maoisti, per riprendere la missione trasformatrice del mondo del proletariato e la grande tradizione dell'internazionalismo proletario. Non esiste oggi un paese socialista. Nemmeno un governo che possa essere genericamente definirsi progressista o dalla parte del popolo . C'è tanto, tanto, da fare. Ma ci sono anche fattori che danno forza e fiducia per insistere nella missione emancipatrice del mondo del proletariato – la chiarezza del marxismo-leninismo-maoismo e l'approfondirsi della lotta contro ogni tipo di revisionismo , incluso quello della cricca napalese  Prachanda-Bhattarai et l'avakianismeo USA, l'ondata di lotte che si vede in tutto il mondo, le guerre popolari in India e nelle Filippine e la sua riorganizzazione o preparazione in alcuni altri paesi, il rafforzamento dei legami internazionalisti e delle attività tra partiti e organizzazioni comuniste maoiste.
Costruendo su questi punti di forza, i comunisti maoisti devono sviluppare creativamente forme di organizzazione adatte per orientare l'energia ribelle delle piazze verso la rivoluzione, con al suo centro la costruzione e il rafforzamento dei partiti cumunisti maoisti. Devono assumere il compito di costruire un’organizzazione internazionale dei partiti e organizzazioni maoiste. Questo deve essere il nucleo di un fronte anti-imperialista internazionale organizzato dei proletari e dei popoli oppressi. Così i maoisti saranno in grado di stabilire e sviluppare il marxismo-leninismo-maoismo, di forgiare una nuova unità del movimento comunista internazionale, di metterla alla testa delle lotte dei popoli in tutto il mondo per scatenarne e realizzarne pienamente il potenziale rivoluzionario.

L’Imperialismo non ha futuro! Il futuro è del comunismo!
Proletari e popoli oppressi di tutti i paesi, unitevi!
Abbasso l’imperialismo e tutti i suoi cani da guardia!
Viva l’internazionalismo proletario!
Viva la rivoluzione proletaria mondiale!

Comitato di Costruzione del Partito Comunista maoista di Galizia – Stato spagnolo
              Democrazia e Lotta di Classe – Gran Bretagna
              Grande Disordine PRSG – Galles,  Gran Bretagna
              Grande Marcia verso il Comunismo (Spagna)
              Gruppo Comunista Maoísta – USA
              Lega Maoísta Rivoluzionaria – Sri Lanka
              Movimento Comunista Maoísta di Túnisia
              Partito Comunista (Maoísta) d'Afghanistán
              Partito Comunista dell'India (M-L) Naxalbari
              Partito Comunista dell 'India (Maoísta)
              Partito Comunista Maoísta Francia
              Partito Comunista Maoísta Italia
              Partito Comunista Maoísta  - Turchía-NordKurdistán
              Partito Comunista  Rivoluzionario (PCR-RCP Canadá)
              Prassi Rivoluzionaria   - Gran Bretagna
              Servire il Popolo – Lega Comunista di Norvegia
              Servire il Popolo– Sheisau - Sorelh – Occitania – Stato francese
              Voce Operaia– Malaysia

MAY FIRST INTERNATIONALIST ! JOINT DECLARATION 2014!

Another May Day Comes …

Another May Day comes, in a world where the misery and deprivation suffered by billions of people is immensely aggravated by the prolonging crisis of the imperialist system. Millions have been thrown out of jobs. Social security is cut down. Growing price rise further depresses living standards. Medical treatment and higher education become atrociously expensive. Meanwhile the perpetrators of this merciless system workout even more vicious anti-people measures, all the while obnoxiously flaunting their swelling wealth and boasting of billionaire lists.
Another May Day, where immigrant workers are forced to labour as slaves, where the trafficking of women and children continue to increase in staggering proportions, where women continue to suffer the brutality of rape and murder no matter whether its ‘backward’ Afghanistan or ‘advanced’ USA, where minorities are isolated and suppressed, where the youth are hounded and persecuted, where the demand for something as minimal as fair wages and living conditions is cut down with bullets and imprisonment.
Another May Day, in the midst of environmental devastations caused by the blind pursuit of profit, in the midst of the rapidly widening chasm of inequality within each society and between imperialist and oppressed countries.
Oppression and exploitation generates resistance. And this resistance grows. This world is witness to the growing wave of class struggles and popular rebellions in country after country. This is a world of turmoil. A wide range of forces are being propelled into struggle against the system. The grooming of the streets is no doubt insufficient for a radical break, for the building of a new society. But it opens up tremendous opportunities for connecting with a whole new generation and winning them over to the revolutionary mission of communism. It paves the way to revolution. This is principal. It must be firmly grasped.
Just a decade or so ago, the existence of the proletariat itself was questioned. Class struggle was declared redundant and considered to be replaced by movements of ‘multitudes’. Today the world is marked by repeated occasions of militant workers struggles, not just in countries like India or China, but even more so in the citadels of imperialism. There is every reason for this. For all the tall talk of the technical wonders of the 21st century, whether in the killing fields of the garment industry in Bangladesh, the slave labour camps of Qatar, the labour barracks in China, or the sweat-shops of imperialist countries, the conditions in which the vast majority of proletarians labour are as atrocious as those of the 18th century. Meanwhile, explicitly oppressive methods of control and ever increasing workloads in the modern centres of wage slavery increasingly suffocate the proletarians.
At a different dimension, the ravages of globalisation have deeply marked the oppressed countries. Privatisation and liberalisation have wiped whole sectors of employment and small business. Working conditions, already bad, have become unbearable. This was aggravated by the global crisis. In inverse proportion to the worsening of living conditions of the vast majority, corruption and profit taking by the rulers have reached astronomic peaks. While the miseries of the people multiply, the rulers obstinately pursue grandiose projects eying the fat cuts they will get.
All of this underlies the repeated outbursts of rebellion seen in the world. Business cannot go on as usual. In a certain sense this is true of the imperialists and their lackeys too. Their growing contention amply indicates this.
Another May Day comes, in a world crying out for revolution, for communism; a day for the class conscious proletariat and their vanguard, the Maoists, to take stock of the world transforming mission of the proletariat and the great traditions of proletarian internationalism.
Today there is no socialist country. Not even a government that can be broadly qualified as progressive, pro people. There is much, much, to be done. But there are also factors that give strength and confidence in pursuing the world emancipatory mission of the proletariat the clarity of Marxism-Leninism-Maoism and the deepening of the struggle against revisionism of all hues including those of the Prachanda-Bhattarai clique and Avakianism, the wave of struggles seen all over the world, the people’s wars in India and the Philippines and its reorganisation or preparation in some other countries, the strengthening of internationalist ties and activities among Maoist parties and organisations.
Building on these strengths, the Maoists must creatively develop forms of organisation suitable for orienting the rebellious energy of the streets towards revolution, with the building and strengthening of Maoist parties at its center. They must take up the task of building an international organisation of Maoist parties and organisations. This must be the core of an organised international anti-imperialist front of the proletarians and oppressed peoples. Thus the Maoists will be able to establish and develop Marxism-Leninism-Maoism, realise a new unity of the international communist movement, place it at the van of worldwide people’s struggles and fully unleash and realize the revolutionary potential of the present world.

Imperialism has no future! The future belongs to communism!
Proletarians and oppressed people of all countries, unite!
Down with imperialism and all its watchdogs!
Long live proletarian internationalism!
Long live world proletarian revolution!


Committee Building a Maoist Communist Party, Galicia -Spanish state

Communist (Maoist) Party of Afghanistan;
Communist Party of India (M-L) Naxalbari;
Communist Party of India (Maoist)
Democracy and Class Struggle - British State
Great Unrest WSRP - Wales British State
Long March Towards Communism (Spain);
Maoist Comunist Group - USA
Maoist Communist Mouvement Tunisia
Maoist Communist Party France;
Maoist Communist Party Italy;
Maoist Communist Party - Turkey North Kurdistan
Maoist Revolutionary League - Sry Lanka
Revolutionary Communist Party (PCR-RCP Canada);
Revolutionary Praxis - United Kingdom
Serve the People - Communist League of Norway
Servir Le Peuple - Sheisau Sorelh - Occitany - French state;
Workers Voice - Malaysia


LLEGA OTRO 1º DE MAYO…

Llega otro 1º de Mayo, en un mundo donde la miseria y la depravación sufridas por miles de millones de personas se ven agravadas enormemente por la prolongada crisis del sistema imperialista. Millones han sido despedidos de sus trabajos. La seguridad social se recorta. El creciente aumento de los precios reduce aún más los niveles de vida. Los cuidados médicos y la educación superior se han convertido en atrozmente caros. Mientras tanto, los responsables de este cruel sistema diseñan medidas antipopulares más sanguinarias, mientras a la vez hacen una odiosa ostentación de sus abultadas riquezas y presumen de las listas de multimillonarios.
Otro 1º de Mayo, donde los trabajadores inmigrantes son forzados a trabajar como esclavos, donde el tráfico de mujeres y niños continúa y aumenta en proporciones asombrosas; donde las mujeres continúan sufriendo la brutalidad de las violaciones y asesinatos, no importa que sea en el “atrasado” Afganistán o en el “avanzado” EE.UU.; donde las minorías son aisladas y reprimidas; donde la juventud es cazada y perseguida; donde la demanda por algo tan mínimo como salarios y condiciones de vida dignas se recorta con balas y encarcelamientos.
Otro 1º de Mayo, en medio de las devastaciones medioambientales causadas por el ciego afán de lucro, en medio del rápido y creciente abismo en las desigualdades dentro de cada sociedad y entre los países imperialistas y los países oprimidos.
La opresión y explotación generan resistencia. Y esta resistencia crece. Este mundo es testigo de la creciente ola de lucha de clases y rebeliones populares en país tras país. Este es un mundo en agitación. Un amplio espectro de fuerzas están siendo impulsadas a la lucha contra el sistema. La ocupación de las calles sin duda es insuficiente para una ruptura radical, para la construcción de una nueva sociedad. Pero abre tremendas oportunidades para conectar con toda una nueva generación y ganarla para la misión revolucionaria del comunismo. Abre el camino a la revolución. Esto es lo principal. Debe ser aprovechado con firmeza.
Hace apenas una década, aproximadamente, la existencia del propio proletariado era cuestionado. La lucha de clases era declarada superflua y considerada ser reemplazada por movimientos de “multitudes”. Hoy el mundo está marcado por repetidas ocasiones de combativas luchas obreras, no sólo en países como India o China, pero aún más en las ciudadelas del imperialismo. Existen todas las razones para ello. Pues, pese a la grandilocuente verborrea sobre las maravillas técnicas del siglo XXI, ya sea en los campos de exterminio de la industria de la confección en Bangladesh, los campos de trabajo esclavo de Qatar, los barracones de trabajo en China o los talleres clandestinos en los países imperialistas, las condiciones en que la inmensa mayoría de los proletarios trabajan son tan atroces como aquellas del siglo XVIII. Mientras tanto, los explícitamente métodos opresivos de control y los cada vez mayores volúmenes de trabajo en los modernos centros de esclavitud salarial, ahogan de manera incesante a los proletarios.
En una dimensión distinta, los estragos de la globalización han marcado profundamente a los países oprimidos. La privatización y liberalización han borrado a sectores enteros de trabajo y pequeños negocios. Las condiciones laborales, ya de por sí malas, se han hecho insoportables. Esto se ha agravado con la crisis mundial. En proporción inversa al empeoramiento de las condiciones de vida de la gran mayoría, la corrupción y el lucro entre los gobernantes ha alcanzado cotas astronómicas. Mientras que la miseria del pueblo se multiplica, los gobernantes se embarcan ostensiblemente en grandiosos proyectos oteando los suculentos beneficios que obtendrán.
Todo esto está en la base de los repetidos estallidos de rebelión que tienen lugar en el mundo. No se puede continuar así. En cierto sentido esto vale tanto para los imperialistas como para sus lacayos. Sus crecientes disputas lo demuestran con creces.
Llega otro 1º de Mayo, en un mundo que pide a voces la revolución, el comunismo; una jornada para que el proletariado con conciencia de clase y su vanguardia, los maoístas, hagan balance de la misión transformadora del proletariado y las grandes tradiciones del internacionalismo proletario.
Hoy no existe ningún país socialista. Ni siquiera un Gobierno que pueda ser ampliamente calificado como progresista, o que se coloque del lado del pueblo. Hay mucho, mucho, que hacer. Pero existen también factores que dan fuerza y confianza por insistir en la misión emancipadora del mundo del proletariado –la claridad del marxismo-leninismo-maoísmo y la profundización de la lucha contra el revisionismo de todo tipo incluidos aquellos de la camarilla Prachanda-Bhattarai y el avakianismo, la oleada de luchas a las que asistimos por todo el mundo, las guerras populares en la India y Filipinas y su reorganización o preparación en varios otros países, el fortalecimiento de lazos y actividades internacionalistas entre partidos y organizaciones maoístas.
Aprovechando estos puntos fuertes, los maoístas deben desarrollar de manera creativa formas de organización adecuadas para orientar la energía rebelde de las calles hacia la revolución, con la construcción y fortalecimiento de partidos maoístas como centro. Deben asumir la tarea de construir una organización internacional de los partidos y organizaciones maoístas. Esto debe ser el núcleo de un frente organizado internacional antiimperialista de los proletarios y pueblos oprimidos. Así, los maoístas serán capaces de establecer y desarrollar el marxismo-leninismo-maoísmo, forjar una nueva unidad del movimiento comunista internacional, colocarla a la cabeza de las luchas populares en todo el mundo para desatar y llevar a cabo plenamente el potencial revolucionario

¡El imperialismo no tiene futuro! ¡El futuro pertenece al comunismo!
¡Proletarios y pueblos oprimidos del mundo, uníos!
¡Abajo el imperialismo y todos sus guardianes!
¡Viva el internacionalismo proletario!
¡Viva la revolución proletaria mundial!

Comité de Construcción del Partido Comunista maoísta de Galicia – Estado español 
Democracia y Lucha de Clases – Estado británico
Gran Desorden PRSG – Gales,  Estado británico
Gran Marcha Hacia el Comunismo (España)
Grupo Comunista Maoísta – EE.UU.
Liga Maoísta Revolucionaria – Sri Lanka
Movimiento Comunista Maoísta de Túnez
Partido Comunista (Maoísta) de Afganistán
Partido Comunista de la India (M-L) Naxalbari
Partido Comunista de la India (Maoísta)
Partido Comunista Maoísta Francia
Partido Comunista Maoísta Italia
Partido Comunista Maoísta  - Turquía Kurdistán Norte
Partido Comunista  Revolucionario (PCR-RCP Canadá)
Praxis Revolucionaria   - Reino Unido
Servir al Pueblo – Liga Comunista de Noruega
Servir al Pueblo – Sheisau - Sorelh – Occitania – Estado francés
Voz Obrera – Malasia

Un autre Premier mai arrive...

Un autre Premier mai arrive, dans un monde où la misère et le dénuement subis par des milliards de personnes sont aggravés par la crise prolongée du système impérialiste. Des millions de personnes sont licenciées. La sécurité sociale est réduite. La hausse des prix croissante déprécie d'avantage les niveaux de vie. Les soins médicaux et l'éducation supérieure deviennent atrocement chers. En même temps, les responsables de ce système impitoyable mettent en œuvre des mesures antipopulaires de plus en plus vicieuses, tout en affichant odieusement leur richesse grandissante et se vantant de leur liste de milliardaires.
Un autre Premier mai, où les travailleurs immigrés sont forcés de travailler comme des esclaves, où le trafic des femmes et des enfants continue à augmenter dans des proportions stupéfiantes, où les femmes continuent à souffrir de la brutalité du viol et du meurtre peu importe que ce soit en Afghanistan « reculé » ou aux États-Unis « avancés », où les minorités sont isolées et réprimées, où les jeunes sont traqués et harcelés, où la demande de quelque chose d'aussi simple que des salaires justes et des conditions de vie décente est étouffée par l'emprisonnement et les balles.
Un autre Premier mai, au milieu des dévastations environnementales causées par la poursuite aveugle du profit, au milieu du fossé grandissant des inégalités au sein de chaque société et entre les pays impérialistes et opprimés.
L'oppression et l'exploitation génèrent la résistance. Et cette résistance grandit. Ce monde est témoin de la vague grandissante des luttes de classe et des rebellions populaires pays après pays. C'est un monde de turbulences. Une grande étendue de forces se trouve propulsée dans la lutte contre le système. L'agitation dans les rues est sans doute insuffisante pour une rupture radicale, pour la construction d'une nouvelle société. Mais elle ouvre la porte à d'immenses opportunités de se lier à une toute nouvelle génération et de la gagner à la mission révolutionnaire du communisme. Elle ouvre la voie à la révolution. Ceci est principal. Ceci doit être compris fermement.
Il y a tout juste une décennie, l'existence du prolétariat lui-même était questionnée. La lutte des classes a été déclarée superflue et remplacée par le mouvement des « multitudes ». Aujourd'hui, le monde est marqué par de nombreuses luttes ouvrières militantes, pas seulement dans des pays comme l'Inde ou la Chine, mais plus encore dans les citadelles de l'impérialisme. Il y a toutes les raisons à cela. Face à tous les grands discours sur les prouesses techniques du 21ème siècle, il y a les champs de la mort de l'industrie textile au Bangladesh, les camps de travail esclavagistes du Qatar, les baraques de travailleurs en Chine ou les ateliers de misère des pays impérialistes ; des conditions qui pour l'immense majorité des travailleurs prolétaires sont aussi atroces que celles du 18ème siècle. Pendant ce temps, les méthodes ouvertement répressives de contrôle et l’augmentation sans cesse croissante des cadences dans les centres modernes de l'esclavage salarié étouffent de plus en plus les prolétaires.
Dans différentes proportions, les ravages de la mondialisation ont profondément marqué les pays opprimés. La privatisation et la libéralisation ont balayé des secteurs entiers de l'emploi et des petites entreprises. Les conditions de travail, déjà mauvaises, sont devenues insupportables. Cela a été aggravé par la crise mondiale. Dans des proportions inverses à l'aggravation des conditions de vie de la vaste majorité, la corruption et l’accaparement des profits par les dirigeants ont atteint des sommets astronomiques. Alors que les souffrances du peuple se multiplient, les dirigeants poursuivent obstinément des projets grandioses espérant se tailler la plus grosse part du gâteau.
Tout cela sous-tend les rébellions répétées que l'on voit à travers le monde. Le business ne peut continuer comme avant. Dans un certain sens, cela est également vrai pour les impérialistes et leurs laquais. Leurs conflits croissant en sont une indication.
Un autre Premier mai arrive, dans un monde criant pour la révolution, pour le communisme ; un jour où le prolétariat doté d’une conscience de classe et son avant-garde, les maoïstes, doivent prendre la mesure de leur mission de transformer le monde et des grandes traditions de l'internationalisme prolétarien.
Aujourd'hui il n'y a pas de pays socialiste. Pas même un gouvernement qui peut être qualifié de façon général de progressiste, en faveur du peuple. Il y a tant, tant, à faire. Mais il y a aussi des facteurs qui donnent de la force et de la confiance dans la poursuite de la mission émancipatrice du monde du prolétariat – la clarté du marxisme-léninisme-maoïsme et l'approfondissement de la lutte contre le révisionnisme de toutes nuances incluant celui de la clique Prachanda-Bhattarai et l'avakianisme, les vagues de luttes que l'on voit à travers le monde, la guerre populaire en Inde et aux Philippines, sa réorganisation ou sa préparation dans d'autres pays, le renforcement des liens et activés internationalistes au sein des organisations et partis maoïstes.
En construisant sur la base de ces forces, les maoïstes doivent de façon créative développer des formes d'organisation adaptées pour orienter l'énergie rebelle des rues vers la révolution, avec la construction et le renforcement des partis maoïstes à son centre. Ils doivent adopter les taches de la construction d'une organisation internationales des partis et organisations maoïstes. Cela doit être le cœur d'un front organisé international anti-impérialiste des prolétaires et peuples opprimés. Ainsi les maoïstes seront capables d'établir et de développer le marxisme-léninisme-maoïsme, de développer une nouvelle unité du mouvement communiste international, de se place à l'avant des luttes populaires partout dans le monde et de libérer et réaliser le potentiel révolutionnaire du monde actuel.

L'impérialisme n'a pas de futur ! Le futur appartient au communisme !
Prolétaires et peuples opprimés de tous les pays, unissez-vous !
A bas l'impérialisme et ses chiens de garde !
Vive l'internationalisme prolétarien !
Vive la révolution prolétarienne mondiale !

Comité de Construtión du Parti Communiste maoíste de Galice – Etat español
                Democratie et Lutte de Classe – Grand Bretagne
                Gran Desordre PRSG – Galles  - Gran Bretagne
                Grande Marche pour le communisme (Espagne)
                Groupe Communiste Maoíste – Etats-Unis.
                Ligue Maoíste Revolutionaire – Sri Lanka
                Mouvement Communiste Maoíste de Túnisie
                Parti Communiste (Maoíste) de Afganistán
                Parti Communiste de l'Inde (M-L) Naxalbari
                Parti Communiste de l'Inde (Maoíste)
                Parti Communiste Maoíste France
                Parti Communiste Maoíste Italie
                Parti Communiste Maoíste  - Turquíe NordKurdistán
                Parti Communiste  Revolutionaire (PCR-RCP Canadá)
                Praxis Revolutionaire   - Gran Bretagne
                Servir le Peuple– Ligue Communiste de Norvege
                Voix Ouvriere– Malaysie

pc 1 maggio: di lotta a Bergamo con i lavoratori immigrati delle logistiche

UNIAMO LE FORZE! SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI, SE VINCE UNO VINCIAMO TUTTI!
Siamo i lavoratori delle logistiche, movimentiamo merce per le grandi marche della distribuzione dentro gli enormi parallelepipedi spuntati come funghi lungo le grandi arterie stradali di tutto il paese. Grazie al sistema del subappalto a consorzi e a cooperative di facchinaggio, le grandi catene di supermercati (LD/Carrefour/Bennet/Metro/Esselunga/Coop/Il Gigante/Sma ecc) realizzano guadagni milionari sulla nostra pelle, costringendoci a lavorare in condizioni indegne, obbligati a turni massacranti, ricattati, mal pagati e condannati al precariato, fino a che, dopo averci spremuto come dei limoni, non decidono di scaricarci, per sostituirci con braccia fresche e possibilmente disposte a sopportare condizioni ancora peggiori.
Quando un gruppo di lavoratori alza la testa, rivendicando diritti, oppure semplicemente per 

aderire ad un sindacato conflittuale, il committente revoca l’appalto alla cooperativa e di punto in bianco gli operai si ritrovano in strada. Nel frattempo, grazie a dei prestanome, si inventa una nuova cooperativa e l’appalto viene ri- assegnato permettendo così un ricambio totale della manodopera. Tutte queste manovre possono ripetersi impunemente e all’infinito grazie ad un sistema che si regge su leggi/contratti filo-padronali e sulla connivenza dei sindacati confederali complici e corrotti. Ma da diversi anni in questo settore sono scoppiate decine le lotte e anche a Bergamo, sono diversi i magazzini dove si portano avanti vertenze con determinazione e tenacia. 
Nel nostro caso, dopo anni da facchini per la Lombardini (sempre tramite innumerevoli cooperative), nel gennaio 2014, siamo rimasti improvvisamente senza lavoro, perchè la nuova proprietà, LDD, ha deciso di unificare le attività di due magazzini in un unico grande polo di distribuzione a Trezzo e le cooperative appaltanti, hanno usato questo pretesto per liberarsi di 160 lavoratori considerati poco malleabili e troppo “garantiti” da contratti a tempo indeterminato (?). Da quel momento la nostra lotta non si è più fermata, scioperi, blocchi, presidi, volantinaggi… mentre il nostro sindacato trattava per ri-ottenere il posto per tutti. Ill 4 aprile scorso, per tentare di fermarci, dopo una notte di blocco al mag di Trezzo, è stata addirittura organizzata una squadraccia di 200 tra autisti e crumiri che, agli ordini dei capi e capetti delle cooperative, è uscita dal magazzino per aggredirci con mazze e bastoni. Mentre polizia e carabinieri fingevano di non vedere. Ma noi ci siamo arresi e dopo quell’ignobile attacco siamo tornati davanti ai cancelli in corteo assieme ai compagni di altre logistiche (ND, SMA, IPER, ITALTRANS, K-N) che come noi, ogni giorno, sono costretti a strappare con i denti condizioni di lavoro dignitose. Confrontandoci con loro abbiamo avuto la conferma che i problemi sono gli stessi ovunque e che l’unica soluzione per risolverli non può che essere l’unione di tutte le lotte.
LE NOSTRE MILLE VERTENZE, SE UNIFICATE, POSSONO DIVENTARE UNA BOMBA, CHE PUÒ E DEVE FAR SALTARE QUESTO VERGOGNOSO SISTEMA DI SFRUTTAMENTO.
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coordinamento operai logistiche e SOSTIENI LA CASSA DI RESISTENZA
SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE – Sede V.le Marconi 1 Dalmine (Bg) 335-5244902sindacatodiclasse@gmail.com