sabato 29 marzo 2014

pc 29 marzo - la dittatura dei nuovi Pinochet mubarakiani al potere in Egitto - commette ogni giorno crimini contro i proletari e le masse popolari e la democrazia al servizio dell'imperialismo USA e del sionismo israeliano

Scontri al Cairo, uccisa una giovane giornalista

Scontri al Cairo, uccisa una giovane giornalista

Mayada Ashraf, giornalista del quotidiano Al Dostour, di 22 anni, è rimasta uccisa ieri idalla polizia e dai militari del regime golpista n mentre era impegnata a seguire la repressione esercitata  dalla polizia contro le manifestazioni di protesta del movimento islamico
Ashraf è stata raggiunta da due proiettili alla testa mentre seguiva gli scontri.  Altre due le vittime della repressione di ieri contro le manifestazioni di protesta antigovernative.
Secondo l’edizione online del giornale di Stato Al Ahram, i vertici del giornale indipendente Al Dostour hanno pubblicato sul loro sito una richiesta rivolta al ministero della Sanità egiziano per poter prelevare il corpo e portarlo fuori dalla zona, in cui sarebbero ancora in corso violenti scontri che avrebbero provocato anche la morte di un giovane e il ferimento di un numero imprecisato di dimostranti.


proletari comunisti invita il movimento antimperialista alla mobilitazione
non cessiamo mai di denunciare quei luridi cani in Egitto, nel mondo e in Italia, travestiti da progressisti e 'movimento popolare'  e da gruppi sedicenti di sinistra, che hanno giustificato e coperto l'ascesa al potere dei nuovi Pinochet egiziani di AL SISI

pc 29 marzo - grave provocazione orchestrata dallo stato e polizia utilizzando i fascio-forconi per contaminare, confondere la manifestazione di Roma del 12 aprile



In queste ore stanno circolando online diversi "manifesti" neofascisti che invitano a scendere in piazza il 12 aprile, a Roma, come se movimenti di sinistra e "neri" potessero aver mai ipotizzato di scendere in piazza "insieme". Per loro ci saranno sempre e solo calci in culo.

Ma lo scopo sembra evidente: annullare (a beneficio dei media padronali) il senso politico di una mobilitazione nazionale contro l'austerità, la Troika, l'Unione Europea. Una mobilitazione che è anche esplicitamente antifascista, antirazzista, anti-nazionalista, in sintonia con analoghe mobilitazioni che si sono svolte per esempio in Spagna la scorsa settimana.


questo è il vero manifesto di convocazione della manifestazione di roma

2014 04 12 manifestazione nazionale a roma manifesto

questo il manifesto apocrifo orchestrato da Stato e polizia che utilizzano i fascio forconi
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E' inutile dire che certe provocazioni trovano alimento nelle ignobili posizioni rossobrune circolate nel movimento durante il presunto movimento dei 'fascioforconi'- così sulla ambiguità delle campagne antieuro,antitroika, che pure esistono nel movimento e infine nelle altre ignobili confusioni sviluppate da pezzi di movimento con  parole d'ordini e atteggiamenti -che sono sempre di destra - quali 'niente bandiere, niente sigle e simboli' 

A  Roma per fare chiarezza anche su questo!

proletari comunisti- PCm Italia
29 marzo 2014

pc 29 marzo - "Che fare?" di Lenin... una guida per l'azione rivoluzionaria - gruppo di studio a Pa


Ieri 28 Marzo 2014 si è svolto presso la sede del Circolo Proletari Comunisti di Palermo il primo incontro del gruppo studio sul “Che Fare?” di Lenin.
Dopo un'adeguata introduzione del contesto storico, politico e sociale dell'epoca (primi anni del '900) ci si è immersi nel tentativo del compagno Lenin di restituire al proletariato russo, ma cosa importantissima a quello internazionale, una corretta interpretazione dell'arma più importante nelle mani delle masse popolari: Il Marxismo.

Il libro nasce con l'intento di articolare le idee espresse nell'articolo “Da che cosa cominciare?
(Iskra, n.4, Maggio 1901), tuttavia Lenin si scusa con i lettori (con un'umiltà che alcuni sedicenti compagni dei giorni nostri non si sognano nemmeno di avere ) per il ritardo nella pubblicazione e per aver dovuto affrontare prima un altro argomento: lo svilimento del marxismo che a partire dalla Germania e dalla Francia stava cominciando a prendere piede anche in Russia sotto l'etichetta di “economicismo”.

Già nella prefazione viene sottolineata la difficoltà riscontrata dall'autore; vi era, e vi è tuttora, la difficoltà nel comprendersi quando si parlano due linguaggi estremamente diversi, evidentemente appartenenti a classi contrapposte.

Questo primo incontro è stato proficuo sia per i “veterani” che per chi non aveva mai letto l'opera.

Durante il dibattito post-lettura sono stati evidenziati due aspetti:

  • la non negoziazione dei principi (lettera di Marx sul programma di Gotha)
  • importanza della teoria nel movimento socialdemocratico (Engels 1874)

Il contributo di Engels è stato significativo: le lotte all'interno del movimento socialdemocratico non sono due (politica ed economica) bensì tre. Bisogna dare il giusto peso alla terza lotta, ossia quella teorica.

La teoria nasce da una pratica portata avanti ogni giorno negli interessi della classe; essa cosa rappresenta se non un'ulteriore arma d'azione nelle mani dei proletari e delle avanguardie???

Esercizio importante, infatti, per i compagni del gruppo di studio è stato quello di contestualizzare tutto ciò che è stato letto alla realtà materiale che viviamo quotidianamente nei nostri contesti di lotta.

Il Circolo Proletari Comunisti di Palermo giudica positivo questo primo incontro introduttivo all'opera di Lenin ed estende l'invito per il secondo incontro di studio a tutte le realtà di avanguardia e alle masse popolari, che i terrà Venerdì 4 aprile alle ore 21,00, affinché si diffondano le armi del proletariato per affrontare un sempre più aspro conflitto di classe.


Un compagno del Circolo Proletari Comunisti Palermo


pc 29 marzo - a Taranto.. invece che lavoro repressione!

Il questore veloce a reprimere i disoccupati e lo slai cobas invece che la grande criminalità

Oggi la questura-Digos ha comunicato ulteriori prescrizioni per il presidio previsto lunedì dalle 10.30 in piazza Castello dei Disoccupati Organizzato Slai cobas, in occasione dell'incontro alle 11 con il sindaco.
E' una novità: ora anche a fronte di un semplice presidio la questura, invece di occuparsi di ben altro a Taranto - visto il rialzare la testa della grande criminalità - occupa forze e tempo per fare prescrizioni alle lotte sul diritto al lavoro, con il chiaro intento di intimorire e reprimere le lotte?

Ma non basta! Sempre oggi la Questura ha notificato alla coordinatrice dello Slai cobas Calderazzi Margherita una sanzione da 2.582,28 a 10.319,13 euro per la protesta del 20 febbraio, dopo che il sindaco aveva improvvisamente annullato un incontro fissato da lui stesso giorni prima.
Anche qui notiamo la "velocità" del questore che dopo pochi settimane già commina sanzioni (prima ci volevano mesi); mentre non altrettanta velocità vediamo quando c'è da rispondere ai problemi di lavoro e reddito.
Ancora una volta: invece che lavoro, invece che risposte all'emergenza lavoro a Taranto di migliaia di disoccupati, di operai che perdono il lavoro e sono senza alcun reddito, si risponde con la repressione.
Il Questore nei giorni scorsi si era impegnato in prima persona a parlare con il Prefetto per un riscontro alla nostra richiesta di incontro. Ma anche qui nulla di nulla. E invece: da un lato imbrogli ai disoccupati cercando di tenere a freno la loro rabbia - il 27 il Questore direttamente aveva riferito alla coordinatrice dello Slai cobas Calderazzi Margherita che il Prefetto era in procinto di convocare detto incontro, ma neanche un'ora dopo questa notizia era nettamente smentita dal capo di gabinetto della prefettura, la Di Stani -, dall'altro denunce e sanzioni.
VALE A DIRE, LE ISTITUZIONI POSSONO IN QUESTA CITTA' FREGARSENE DEI PROBLEMI
DELLA GENTE, STARE CHIUSI NEI LORO PALAZZI, FARE, IL PREFETTO, SOLO INCONTRI
PER L'ORDINE PUBBLICO - contro le lotte - E NON GLI SUCCEDE NULLA.
MENTRE CHI LOTTA PER I DIRITTI, PER UNA TRASFORMAZIONE REALE DI QUESTA CITTA' SEMPRE PIU' AFFOGATA TRA PROBLEMI DI LAVORO, SALUTE, REDDITO, RICEVE
REPRESSIONE.

In occasione della strage di Palagiano, il segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia) dichiarava: "...In città c'è una situazione sociale esplosiva legata al lavoro, alla salute e all'ambiente, dovuta all'Ilva. Chi governa e amministra non ha fatto nulla per anni. Siamo noi che dobbiamo andare a garantire l'ordine pubblico. Mancano gli spazi culturali, i giovani occupano immobili e noi dobbiamo sgomberarli... non possiamo fare gli ammortizzatori sociali...". 

E invece di conferma che la polizia viene impiegata in forze, in una città come Taranto, per reprimere le lotte dei lavoratori, dei disoccupati e la grande criminalità può stare tranquilla...

Ma sia chiaro, se il Sindaco non rispetterà l'impegno lunedì, non saranno certo le prescrizioni, le notifiche del questore a fermarci!

TUTTI I DISOCCUPATI LUNEDI' A P.ZZA CASTELLO ORE 10,30 - alle 11 previsto incontro con Il sindaco - concordato venerdì scorso.
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pc 29 marzo - CONTRASTIAMO IN TUTTI I MODI LA MARCIA CONTRO L'ABORTO DEL 12 APRILE A MILANO

(Da venticinquenovembre@gmail.com) - Macabra marcia del Comitato No194 il 12 aprile nelle strade di Milano. Con croci insanguinate addobbate con fetini morti e litanie colpevolizzanti per scacciare il demonio, questi integralisti non si accontenteranno di stazionare davanti agli ospedali, come fanno ogni primo sabato dei mesi dispari, ma tenteranno di imporre la loro presenza lugubre e opprimente nel centro della città. Le parole d’ordine di questi individui sono no all’aborto, no all’eutanasia, no all’immigrazione, no a una sessualità libera e non riproduttiva e si alla famiglia tradizionale ed eteronormativa come unico modello. 


Altre storie cattoliche di controllo e dipendenza
generare la vita vince la crisi

Oltre al Comitato No 194, esistono altri soggetti che in nome della morale cattolica limitano le possibilità di scelta delle persone sui propri corpi, proprio come il cosiddetto movimento per la vita che è presente nei consultori e negli ospedali di diverse regioni. In Lombardia, ad esempio, ci sono i Centri di Aiuto alla Vita (CAV) – enti privati cattolici antiabortisti finanziati dalla regione – che erogano fondi a “sostegno della maternità” esclusivamente a quelle donne che rivedono la loro decisione di interrompere una gravidanza. Questo però non è l’unico criterio per erogare fondi: a fine marzo la giunta regione prevede di innalzare a cinque anni il criterio della residenza in Lombardia, escludendo automaticamente le donne migranti. In cambio di 100 euro al mese per un periodo di un anno e mezzo, i CAV impongono un percorso di controllo sociale e culturale, fatto di visite e colloqui obbligatori prima e dopo il parto. Qui vengono veicolate le ben note idee cattoliche su famiglia e maternità, con una notevole pressione sui comportamenti e gli stili di vita delle donne che si rivolgono a questi centri. Questi gruppi di cattolici raccolgono sostegno e approvazione da tutto il mondo politico. Ricordiamo infatti che recentemente il Comune di Milano ha dato l’ambrogino d’oro proprio alla fondatrice dei CAV – Paola Bonzi – e che la provincia ha da poco patrocinato un convegno intitolato “Ideologia del gender: quali ricadute sulla famiglia?”; in questa sede, varie associazioni cattoliche fondamentaliste, ma anche medici e politici si sono ritrovati per condannare aborto, eutanasia, omosessualità, transessualità, contraccezione e sesso non procreativo". 

pc 29 marzo - LOGISTICA LOGICSERVICE: LE SQUALLIDE MANOVRE DELLA CGIL. O SI VINCE TUTTI O SI PERDE TUTTI!

Questa mattina alle 10 assemblea indetta dallo Slai cobas per il sindacato di classe degli operai logistica Vignate-Capriate a Trezzo: "O si vince tutti o si perde tutti", contro la sporca manovra di divisione tra lavoratori in corso della Cgil.
Questa manovra della Cgil è un misero tentativo di riprendere gioco, perchè tutta la lotta giusta e articolata portata avanti dallo Slai cobas per il sindacato di classe e dagli operai uniti li ha messi nell'angolo. Ora per riprendere scena di fatto fanno alleanza con le aziende che hanno chiaramente interesse a non impegnarsi ad assumere tutti gli operai.
Un'operazione squallida che lo slai cobas per il sindacato di classe con gli operai è impegnato a battere subito!
(Da informazioni dirette da Trezzo) - Dopo l'ultimo incontro della settimana scorsa la Ldd doveva solo procedere a prendere appuntamento al piùpresto dal prefetto o alla Dtl per ratificare accordo e iniziare a far entrare i lavoratori.
Giovedì 27 in serata la Ldd informa il responsabile dello Slai cobas di alcuni problemi: 
1 - la Cgil  ha chiesto di rinviare di una settimana la firma in prefettura perche deve fare assemblea con i  suoi iscritti (è chiaramente una manovra, anche la scorsa volta la Cgil aveva adottata la scusa che volevano discutere alcuni punti della bozza di accordo);
2 - la B&M dice (solo ora) che una parte di lavoratori di Capriate non operavano per LDD ma per altri clienti, e quindi la LDD non li deve prendere.
E' chiaro che sia Ldd (B&M e Logicservice) che la Cgil non vogliono che entri nel magazzino un gruppo sindacalizzato e che magari ha fatto anche un accordo per il lavoro....
Successivamente, la Cgil prima, sentendo il prefetto rimanda al 7 aprile la sua disponibilità alla sottoscrizione dell'accordo, poi ieri fa una assemblea con i suoi iscritti dicendo che la questione dei lavoratori di Capriate riguarda lo Slai cobas dato che loro non hanno iscritti; poi nel pomeriggio chiama la Ldd dicendo se il 2 aprile è confermato incontro al prefetto, essa firmerà il verbale senza la gli operai di Capriate della Progress. Nel frattempo la Logicservice che doveva revocare la mobilità (che decorre dal 1° aprile), non comunica niente...
STANNO CERCANDO, CGIL E AZIENDE IN COMBUTTA, DI DIVIDERE I LAVORATORI E SEMINARE DUBBI, MA... O SI VINCE TUTTI, O SI PERDE TUTTI!

Riportiamo uno stralcio (che riguarda appunto l'atteggiamento tenuto dalla Cgil in tutta la lotta degli operai della logistica) della lunga intervista - "La parola alla lotta degli immigrati della logistica" - apparsa sul nuovo numero del giornale "Proletari comunisti" uscito la scorsa settimana, che invitiamo a richiedere (pcro.red@gmail.com) e a leggere.

"Quale è stato l'atteggiamento della Cgil, e come nella lotta si è manifestato la diversità tra linea e pratica dello Slai cobas e quelle della Cgil.

Durante la fase alta dei blocchi, la Cgil si è unita a Vignate solo dopo molte ore agli operai ai cancelli visto che il blocco riguardava la stragrande maggioranza dei lavoratori e lo ha fatto con l'unico intento di tenere sotto controllo la situazione (durante un momento della lotta si voleva fare una assembla vicino all'ufficio dei responsabili per far sentire la pressione degli operai e la cgil ha fatto del terrorismo dicendo che "sequestrando" i dirigenti si passava dalla parte del torto e per convincere gli operai a togliere il blocco il 2 giorno per incontrare il prefetto, manovra non riuscita.
Nella seconda fase dei blocchi a Trezzo la Cgil a Milano teneva una riunione dei suoi iscritti per dire di partecipare ai colloqui individuali delle coop e di non partecipare ai blocchi, e che chi vi avrebbe partecipato sarebbe stato messo fuori dal sindacato, ma il giorno dopo erano presenti ai blocchi anche i lavoratori della Cgil.
Nella fase di trattativa gli operai dello Slai cobas hanno dovuto contrastare la linea di svendita della Cgil su due questioni: contrabbandare la contrattazione aziendale accettando di toglierla con la garanzia del lavoro e dando così mano libera alla cooperativa anche su carico di colli, mansioni, ecc.; porre in questo accordo sul mantenimento di tutti i posti di lavoro una contrattazione per un bonus di incentivo per operai che volontariamente presentassero dimissioni.
Lo Slai cobas ha detto decisamente NO: a luglio vogliamo discutere della contrattazione aziendale; e in questo accordo non si contrattano dimissioni ma solo assunzioni, perchè nessun operaio deve sentirsi sotto ricatto (se poi effettivamente una parte degli operai vorrà andarsene, è con altra contrattazione che si discuterà di incentivo, strappando comunque un importo molto più alto di quello proposto dall'azienda e rimodulando sulla base degli operai effettivi la rotazione).
La Prefettura prima, insieme ai sindacati confederali, faceva il discorso dei Tavoli separati, dopo non solo lo Slai cobas per il sindacato di classe è stato fino in fondo riconosciuto, ma negli incontri era la posizione maggioritaria, determinante, e in rappresentanza degli interessi di tutti i lavoratori.
La Cgil, e molto secondariamente la Cisl per il suo peso fortemente minoritario tra questi lavoratori, ha dovuto accodarsi, con lavoratori e anche delegati che durante la lotta sono passati allo slai cobas. La posizione determinata degli operai della delegazione slai cobas si imponeva al Tavolo, come continuava concretamente a vivere durante i Tavoli il rapporto lotta/incontri, come parte di una stessa "guerra"; gli operai sono stati sempre presenti in massa alla Prefettura, agli incontri aziendali, come alle iniziative di blocco, e vi è stato un rapporto continuo tra la delegazione partecipante ai Tavoli e gli operai in presidio"

venerdì 28 marzo 2014

pc 28 marzo - NIENTE SCIOPERI NEL SEMESTRE UE E DURANTE EXPO... ROMPERE IL PATTO!

Il Presidente dell'Autorità di garanzia per gli scioperi Roberto Alesse ha rivolto alle organizzazioni sindacali l'invito formale a siglare, fin da subito, una tregua sindacale per il semestre europeo e l'Expo 2015:

''La Citta' di Milano - scrive Alesse - sia quest'anno, che nel corso del 2015, è chiamata a due sfide di straordinaria importanza, con evidenti implicazioni sul piano della valorizzazione dell'immagine dell'Italia nel suo complesso. Mi riferisco al semestre di Presidenza Europeo (da luglio a dicembre 2014) e all'Expo (da maggio ad ottobre 2015). In entrambi i casi sara' fondamentale restituire, agli osservatori internazionali e a quanti parteciperanno agli eventi in agenda, la percezione di un Paese capace di sfruttare, con intelligenza e responsabilita', queste due grandi opportunita'. In tale prospettiva, credo che sia importante che i servizi pubblici possano diventare sinonimo di qualita' e di affidabilita'. Proprio per questa ragione, e sulla scorta del senso di responsabilita' gia' dimostrato, in tante circostanze, dalle organizzazioni sindacali piu' rappresentative, rivolgo ad esse l'invito formale a siglare, fin da subito, una 'tregua sindacale' che conduca ad individuare le date piu' significative in cui, durante il Semestre europeo e l'Expo 2015, non sia possibile scioperare nei servizi pubblici''.  

Della serie: "METTIAMO LO SPORCO SOTTO IL TAPPETO...". Facciamoci vedere un "bel paese".

Si propone un semestre di via libera alla cancellazione delle libertà sindacali dei lavoratori, all'attacco dei diritti dei lavoratori, che dovranno starsene zitti. Un periodo di aperta legittimazione a violazione di norme di leggi e contrattuali; contemporaneamente alla piena libertà di aziende, Enti a attaccare ancora di più le condizioni di lavoro... tanto tu non puoi scioperare...

Immaginiamo poi cosa avverrà dei diritti dei lavoratori direttamente occupati nell'expò.
Questo viene detto, tra l'altro, in una situazione in cui l'expo sta già diventando sì una vetrina, ma del lavoro ultraprecario, dei morti sul lavoro, del malaffare.
Ricordiamo alcuni fatti: nell'area expò è morto mesi fa un giovane edile di 36 anni, travolto dal crollo di un muro, e cosa non secondaria quest’operaio lavorava in nero. 
La Confindustria, anticipando il jobs act di Renzi, aveva già chiesto che con l'Expo di Milano si possano fare contratti a termine dappertutto, per tre anni e senza "causale".  l'Assolombarda ha chiesto che per lo stesso periodo sia possibile applicare con deroghe, cioè non rispettare nei punti fondamentali, i contratti nazionali.

Per non  parlare dei loschi affari di imprese, Lega Coop, mafia, in cui sono la normalità i contratti ultra precari, il non rispetto delle normative su salute e sicurezza, la devastazione ambientale e ruberie varie, 
Il sito stampoantimafioso.it ha redatto un elenco delle imprese titolari di appalti e subappalti per i lavori in vista dell'esposizione universale. 

Non abbiamo dubbi che i sindacati confederali sottoscriveranno il patto chiesto dal Presidente dell'Autorità di garanzia scioperi.. 
Ma chiamiamo i sindacati di base a romperlo! A proclamare scioperi in questi due semestri!
Per opporsi a questa "dittatura" non bastano le denunce, ma serviranno azioni concrete di rottura.

pc 28 marzo - Per una Iniziativa di Coordinamento antimperialista in Europa - proletari comunisti sostiene questa importante struttura che nasce in Europa e domanda a tutte le forze antimperialiste italiane di aderirvi

Costruire il mondo è nelle nostre mani
Per una Iniziativa di Coordinamento antimperialista in Europa


Noi, organizzazioni antimperialiste e antifasciste operanti nei diversi paesi d'Europa, l’8 e 9 febbraio ci siamo riuniti e, dopo approfondita discussione, abbiamo concordato i seguenti punti e deciso che continueremo l’attività per la costruzione di un coordinamento di lotta antimperialista in Europa.

La situazione in cui ci troviamo è segnata dal perdurare e approfondirsi della crisi, parte della crisi generale dell’imperialismo, con quella attuale che è iniziata negli USA nel 2008, emersa nel campo della finanza ed estesasi subito dopo al campo della produzione, penetrando in tutto il mondo e portando una recessione sempre più profonda. L'origine principale della crisi non è il funzionamento distorto del sistema finanziario internazionale ma le stesse leggi di funzionamento del sistema capitalista.
L’Europa, che è parte del sistema imperialista mondiale, è tra le aree più colpite dalla crisi, che ha uno sviluppo ineguale nei diversi paesi, all’interno della ricerca della massima estrazione di plusvalore e della contesa sui mercati mondiali, e si fa sentire più forte nei paesi economicamente deboli, come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. Ma le borghesie imperialiste di tutta Europa sono unite nello sforzo di scaricare il peso della crisi sulle spalle della classe operaia e dei lavoratori.
Alle conseguenti politiche di austerità che colpiscono le masse, aumentano la disoccupazione, tagliano pesantemente la spesa sociale, privatizzano sempre di più l'educazione e gli altri servizi pubblici, si accompagnano attacchi sempre più pesanti e generalizzati contro le libertà democratiche, il diritto di sciopero e di organizzazione indipendente dei lavoratori fuori e contro i sindacati della conciliazione, i diritti e la stessa vita quotidiana delle donne. Gli stati fomentano il razzismo e adottano leggi che perseguitano i migranti. La repressione, criminalizzazione e carcerazione degli oppositori politici, applicando le leggi “antiterrorismo” è la principale risposta degli Stati ai movimenti popolari di protesta.
In Grecia, Spagna, Italia, Germania, Portogallo, Francia e in molti altri paesi, i proletari e le masse combattono contro questi attacchi e il sistema causa della crisi, con scioperi generali e movimenti di resistenza sui territori, ma finora queste non sono riusciti a fermarli.
Nei prossimi anni occorre rendere più ampie e più forti queste resistenze. Abbiamo la responsabilità di farle crescere ulteriormente e svolgere in esse il nostro ruolo dirigente per trasformarle e porle all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte, contro la borghesia, tutti i suoi governi, e tutti i partiti o sindacati che li appoggiano o si conciliano con essi, per riuscire a ottenere effettivamente dei risultati.


Su che cosa ci schieriamo e lottiamo
1. Ci opponiamo all’imperialismo, a tutte le aggressioni e occupazioni. Ci battiamo contro l’imperialismo dei nostri rispettivi paesi, per il ritiro immediato di truppe impegnate in occupazioni imperialiste e sosteniamo la resistenza dei popoli dei paesi occupati. Lottiamo per la chiusura e ritiro di tutte le basi militari, soprattutto NATO, nei paesi imperialisti. Siamo contro l’aumento della spesa militare, lo sviluppo dell’industria di guerra e il mantenimento di armamento nucleare. Siamo in prima fila in tutti i movimenti popolari che si oppongono a nuove installazioni militari e difendono i loro territori dalla nocività e occupazione causate dalle basi. e di tutte le realtà territoriali oppresse dagli stati imperialisti al loro interno. Siamo dalla parte e sosteniamo attivamente le lotte antimperialiste e le guerre popolari nel mondo, vogliamo contribuire all'unità internazionale e internazionalista dei proletari e dei popoli oppressi di tutto il mondo.
2. Siamo contro il razzismo e fascismo di stato, le leggi che perseguono gli immigrati, la diffusione di idee e organizzazioni apertamente fasciste, protette da stati e governi. Ci battiamo per l’unità di classe di tutti i lavoratori, per la chiusura dei lager per immigrati, per l’accoglienza, la libera circolazione per l'accoglienza e la libera circolazione, per il diritto alla cittadinanza, siamo per lo sviluppo e l'organizzazione dell’antifascismo militante. Nessuno spazio a fascisti e razzisti di ogni tipo!
3. Lottiamo per i diritti della classe operaia e l'uguaglianza di tutti i lavoratori, contro ogni limitazione alla libertà di organizzazione indipendente dei lavoratori rispetto ai sindacati collaborazionisti, contro la libertà di licenziare per i padroni, contro gli attacchi al diritto di sciopero e la repressione degli attivisti sindacali. Ci organizziamo e lottiamo per il diritto al lavoro e a un salario per vivere per tutti i disoccupati. Per conquistarci il diritto a una casa- sosteniamo le occupazioni di abitazioni sfitte - contro tasse e carovita che gettano sempre più nella povertà milioni di persone.
4. Lottiamo contro la doppia oppressione, di classe e di genere, delle donne, contro le leggi istituzionalizzate contro le donne, la discriminazione delle donne sui posti di lavoro, gli attacchi alla libertà di aborto, la violenza sessuale e i femminicidi. Ci opponiamo allo sfrutamento sessuale. Tutta la vita deve cambiare! Siamo contro l'oppressione di omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali.
5. A fronte di un sistema che in nome del profitto devasta i territori la vita e la salute di chi lavora e delle popolazioni, organizziamo e sosteniamo le lotte e i movimenti per la sicurezza dei posti di lavoro, per la difesa e liberazione dei territori dalla contaminazione e contro i grandi progetti che li minacciano e occupano.
6. Lottiamo contro la repressione degli stati reazionari, le aggressioni fasciste e la criminalizzazione delle lotte sociali, contro l’impunità della violenza poliziesca, contro ogni forma di repressione in carcere su tutti i prigionieri politici. Lanciamo campagne per la difesa e liberazione dei prigionieri politici in ogni parte del mondo, contro ogni tipo di tortura, le sparizioni in custodia ed esecuzioni extragiudiziali. Lottiamo contro gli abusi sessuali e gli stupri delle prigioniere politiche. Lottiamo contro le campagne di criminalizzazione e repressione della gioventù proletaria e studentesca che si ribella nei quartieri ghetto, nelle università, per la difesa degli spazi sociali occupati.
7. Contro la privatizzazione dell’istruzione e la riduzione di essa a formazione di personale al servizio dei monopoli capitalisti, difendiamo il diritto allo studio e a un’educazione pubblica, laica e gratuita per tutti e perché arte, cultura e informazione siano realmente libere e accessibili al popolo, per un sapere e una cultura dalla parte del popolo

L’iniziativa di coordinamento che vogliamo costruire mira a lottare non solo sulle questioni europee, ma anche a creare un'azione comune con tutte le forze antimperialiste, per lottare contro le ingiustizie, l'usurpazione dei diritti, e l'oppressione nazionale nelle altre parti del mondo.

28 marzo 2014

info e adesioni per l'italia
slaicobasta@gmail.com
mfprnaz@gmail.com


 SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE -Italia
MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO - ITALIA
FRAP (France)
Asociacion Nueva Democracia (Peru, Germany)
ATIK – Confederation of Workers from Turkey in Europe
YDG – New Democratic Youth Turchia
Yeni Kadın – New Women
ITIF Federation of Workers from Turkey in Switserland
HTIF – Federation of Workers from Turkey in the Netherlands
ATIGF – Federation of Workers and Youth from Turkey in Austria
ATIF -  Federation of Workers from Turkey in Germany


FOR AN ANTI-IMPERIALIST COORDINATION INITIATIVE IN EUROPE


CREATING A WORLD IS IN OUR HANDS! FOR AN ANTI-IMPERIALIST COORDINATION INITIATIVE IN EUROPE  

28 March 2014 
atik-logo-arkasi-beyazATİK | 27-03-2014 | We,  anti-imperialist, anti-fascist mass  organisations struggling   in various countries in Europe, held a meeting on 8-9th February and after lengthy discussions agreed on the following subjects.  And we decided that we will continue our activities constructing an anti-imperialist struggling coordination initiative in Europe.
The conditions we face are  marked by a continuing and developing crisis, being a part of the general crisis of imperialism with the current crisis which began in 2008 in the USA, emerged in the field of finance and soon after extended to the field of production, penetrating across the world, bringing about a deepening recession. The main origin of the crisis is not a distorted functioning of the international finance system, but the laws of running of the capitalist system itself.
Europe, which is part of the world’s imperialist system, is amongst those geographies which is most affected by the crisis. It has an uneven development in different countries, within the pursuit of the maximum extortion of surplus value and the contention on the world market. It continues to be felt more strongly in economically weak countries such as Greece, Spain, Portugal and Italy, but in all countries in Europe the imperialist bourgeoisies are united in the effort to unload the burden of the crisis on the shoulders of the working class and toiling masses.
The resulting austerity policies that affect the masses, increase unemployment, vastly cut budgets for education and other public services are accompanied by intensifying heavy and widespread attacks against democratic freedoms, on the right to strike and independent organization for workers, outside and against the official unions, on the rights and women and their very lives. States foster racism and adopt laws to persecute migrants.  The repression, criminalization and incarceration of opponents through implemented “anti-terrorism laws” are the main answer by the States to people’s movements and protest.
In Greece, Spain, Italy, Germany, Portugal, and France and in many other countries the working class and masses fight against these attacks and the system that created the crisis through general strikes and resistance movements on the territories, but so far they did not succeed to stop them.
In the coming years we need to make these resistances larger and stronger. There are many responsibilities before us in growing these resistances further and to play a leadership role in transforming them at height of the challenges we are facing, against the bourgeoisie, all its governments and all the parties and unions supporting or conciliating with them, to effectively gain some success.
The subjects we will be a side of and struggle for:
1. We oppose imperialism in all its aggressions and occupations. We fight against the imperialism of our respective countries, for the immediate withdrawal of troops engaged in imperialist occupation and we support the resistance of the peoples in the occupied countries. We struggle for the closure and withdrawal of all military bases, primarily NATO, in the imperialist countries. We are against the increase of military spending, the introduction of new weaponry, the development of the war industry and the conservation of nuclear weapons. We are at the forefront in all people’s movements that oppose new military installations and defend their land from harmfulness and occupation brought by the bases. We are on the side and support the struggle for the liberation and self-determination of the peoples of Ireland, Basque Country and Kurdish people in all the areas oppressed by the imperialist states within them. We are on the side and actively support the anti-imperialist struggles and people’s wars in the world; we will contribute to the international and internationalist unity of the proletarians and oppressed peoples around the world.
2. We are against racism and fascism, against the laws that persecute migrants, the spread of openly fascist ideas and organizations, protected by states and governments. We fight for the class unity of all workers, the closure of the lagers for migrants, for their acceptance, freedom of movement, right to citizenship. We are for the development and organization of militant anti-fascism. No space to all kinds of fascists and racists!
3. We struggle for the rights of the working class and the equality of all workers, against any restriction to the freedom of independent organization of workers from the collaborationist trade unions, against the freedom to dismiss for bosses, against the attacks on the right to strike and the repression of trade union activists. We organize and struggle for the right to work and have a salary for all the unemployed. We fight to win the right to a home – support occupations of vacant housing – against taxes and cost of living which throw in poverty millions of people.
4. We fight against the double oppression, of class and gender, on women, against institutionalized laws against women, against the discrimination of women in the job, the attacks on freedom of abortion, the sexual violence and femicides. We oppose and struggle sex-trafficking. All life must change! We are against the discrimination of homosexuals, lesbians, bisexuals and transsexuals.
5. Facing a system that in the name of profit devastates the territories and the lives and health of workers and populations, we organize and support the struggles and movements for the safety of jobs, for the defence and liberation of the territories from contamination and against the big projects that threaten and occupy them.
6. We are fighting reactionary state repression, fascist aggression, the repression and criminalization of social strugglers, against the impunity of police violence, against all forms of repression in prison of all political prisoners. We launch campaigns for the defence and release of political prisoners in every part of the world, against all kinds of torture, disappearances and extrajudicial executions in custody. We fight against sexual harassment and rape of women political prisoners.  We oppose the campaigns of criminalization and repression of the proletarian youth and students who rise up in the ghettos, in the universities we defend of the occupied social spaces.
7. Against the privatization of education and its reduction to the training of personnel at the service of the capitalist monopolies, we defend the right to study and to a public, secular and free education and we struggle for art, culture and information that are truly free and accessible for the people, for a science and a culture in service of the masses.
The coordination initiative  we are constructing aims not only to struggle against the affairs in Europe, but also aims to create a common action with all anti-imperialist forces in order to struggle against injustices, usurpation of rights, national and class oppressions in the other parts of the world.

Slaicobas for the Class Union -Italy
Mfpr - Italy
FRAP (France)
Asociacion Nueva Democracia (Peru, Germany)
ATIK – Confederation of Workers from Turkey in Europe
YDG – New Democratic Youth
Yeni Kadın – New Women
ITIF Federation of Workers from Turkey in Switserland
HTIF – Federation of Workers from Turkey in the Netherlands
ATIGF – Federation of Workers and Youth from Turkey in Austria
ATIF -  Federation of Workers from Turkey in Germany


28 marzo 2014

pc 28 marzo: MIROGLIO: OPERAI OFFRESI A COSTO ZERO...

"LAVORATORI OFFRESI A COSTO ZERO" - sembra in realtà questa la drammatica situazione per i 181 operai della Miroglio...

Nel sistema capitalista una grande azienda come questa della Miroglio è potuta venire in provincia di Taranto, accompagnata da grande battage pubblicitario; vedersi stendere dalle Istituzioni tappeti d'oro, con forti benefici fiscali e contributivi, sfruttare terreni, acquistati a poco prezzo, che da un giorno all'altro la Regione cambia da agricoli a destinazione industriale; poter avere deroghe a norme e contratti grazie ai servi dei sindacati confederali che permisero a questo padrone di avere contratti di formazione senza pagare le ore di formazione; poter tranquillamente sfruttare gli operai, sempre con il beneplacido dei sindacati confederali...
E POI andarsene. Lasciando tutti gli operai in mezzo ad una strada senza che gli succeda nulla, senza che neanche quelle Istituzioni gli chiedano quanto meno indietro i soldi pubblici (dei cittadini) che gli avevano dato.
Ma ora siamo al passaggio, dalla tragedia alla farsa: "signori padroni, chiunque voi siate, venite a prendervi la fabbrica, ve la diamo a costo zero, ve la regaliamo, con tutti gli operai dentro...

Certo, gli operai sono disperati, hanno sperato che vi fosse un'alternativa alla chiusura, e ora anche loro si arrampicano a questo "spot": "cercasi padrone" della Regione e del Comune di Ginosa, e fanno, probabilmente consigliati da qualcuno di quei sindacati che li ha portato a questa situazione, una imbarazzante lettera, in cui almeno si potevano evitare le frasi di "prosternazione" che vi si leggono:
"La sua figura (di imprenditore) è oggi una chiave fondamentale per salvare l'Italia, la democrazia, il lavoro e la giustizia sociale... La ripresa parte da tutti, ma, soprattutto, da chi ha voglia di fare impresa, assumendo da protagonista la missione storica di salvare se stessi salvando tutti noi italiani».

OPERAI!! Ma queste parole le dice Squinzi, il capo dei padroni! Gli operai non possono diventare e pensare come vogliono i padroni che li sfruttano e poi scappano con i loro profitti, e che, appunto, dicono che loro "salvano" l'Italia, la democrazia, il lavoro, la giustizia sociale, che se si salvano loro si può salvare l'Italia... QUANDO E' ESATTAMENTE IL CONTRARIO. Quando è il loro sistema capitalista, in cui gli operai producono la ricchezza sociale e loro, un pugno di capitalisti, se ne appropria, grazie ai loro governi, le loro Istituzioni; quando loro distruggono la ricchezza sociale e provocano le crisi, che loro non pagano ma pagano solo gli operai e le masse popolari; in cui loro comunque si salvano (vedi appunto Miroglio, ma vedi tutti i padroni) e chi viene distrutto nel lavoro, nelle condizioni di vita, nella dignità, sono solo gli operai.
OPERAI!! non ci sono padroni cattivi e padroni buoni!
Dopo Miroglio verrà un altro padrone ma gli operai saranno sempre più "schiavi" se non alzano la testa e i loro pugni!
Hanno sperato nei progetti di rilancio che di volta in volta sono stati presentati, hanno seguito incontro dopo incontro le trattative al ministero dello Sviluppo economico, e ora tentano un'altra possibilità: proporsi direttamente sul mercato e offrire a costo zero lo stabilimento di Ginosa, in provincia di Taranto, inattivo dal 2009 ma ancora funzionale ed efficiente. È la nuova strada che stanno percorrendo i 181 operai ex Miroglio (tessile), attualmente in mobilità.
E per dire che sono pronti a rimettersi in gioco hanno anche realizzato uno spot fatto girare sulla rete e nel quale descrivono la caratteristiche dell'impianto industriale. «Caro imprenditore - dicono i lavoratori -, le parliamo di economia, il motore di tutto ciò che ci sostiene, senza il quale non solo i redditi e i fatturati, ma neppure i diritti sono possibili. La sua figura, riteniamo, è oggi una chiave fondamentale per salvare l'Italia, la democrazia, il lavoro e la giustizia sociale. Crediamo fortemente - affermano ancora gli ex Miroglio - che i problemi si affrontano con la forza delle idee e la capacità di mettersi in gioco. La ripresa parte da tutti, ma, soprattutto, da chi ha voglia di fare impresa, assumendo da protagonista la missione storica di salvare se stessi salvando tutti noi italiani».

Lo stabilimento di Ginosa non costa nulla in quanto nelle scorse settimane il Comune lo ha formalmente acquisito dall'azienda piemontese, con passaggio dal notaio, al prezzo simbolico di un euro. Quell'impianto, quindi - 55mila metri quadrati coperti, 70mila scoperti, provvisto di magazzino automatizzato e centrale elettrica in grado di sfruttare anche le energie rinnovabili -, ora viene offerto a chiunque sia disponibile e voglia reindustrializzare con un nuovo progetto. I riferimenti sono il Comune di Ginosa, nella persona del sindaco, Vito De Palma, e la Regione Puglia, con l'assessore al Lavoro, Leo Caroli, i quali hanno ripreso il lavoro di ricerca e di contatto insieme al ministero dello Sviluppo economico una volta uscita definitivamente di scena la Wollo, societá di scouting incaricata dalla Miroglio. Punti di forza su cui gli amministratori locali fanno leva sono l'offerta gratuita del sito, la disponibilitá della forza lavoro, l'intervento della Regione Puglia nell'accompagnare sia la riconversione che la riqualificazione della manodopera, l'infrastrutturazione dell'area... Ovviamente, chi punta allo stabilimento, deve anche riassumere il personale.

Il gruppo tessile Miroglio era arrivato in provincia di Taranto negli anni '90 con gli incentivi pubblici della legge 181 del 1989 per la reindustrializzazione delle aree di crisi siderurgica.... Miroglio, sulla scorta delle agevolazioni, aprí due siti per la produzione di filati: a Castellaneta e a Ginosa. Chiuderanno dopo circa un decennio, prima Castellaneta, poi Ginosa, il piú grande dei due complessi e dismesso definitivamente nel 2009...".

pc 28 marzo - SCIOPERO ALLA KOINE'


Sta riuscendo lo sciopero iniziato alle ore 22 di ieri sera.
Diversi camion fermi, che erano già in servizio, da Parigi al centro Italia.
Sciopero attuato dagli operai dello Slai cobas per il sindacato di classe (90 su 330 autisti, primo sindacato)
ma anche da diversi lavoratori non iscritti, nelle 4 principali sedi della Koiné: Madone, San Giorgio in Bosco PD, Calenzano, Fiumicino.
Allo sciopero si è aggiunta l'azione di presidio a Madone, iniziato stamattina presto.
Imbandieramento e striscioni contro lo schiavismo, per retribuzioni adeguate e riduzione del superlavoro che genera disoccupati, nonché contro l'esternalizzazione dei servizi; volantinaggio ai passanti in auto, blocco a singhiozzo dei camion navetta guidati da autisti esterni in servizio navetta esternalizzato.

pc 28 marzo: DA ROMA A MILANO, PASSANDO PER MADRID, LA VENDETTA E LA REPRESSIONE NON FERMA LA RIBELLIONE STUDENTESCA MA L'ALIMENTA

Inizia il processo per 14 dicembre 2010: in quella piazza c'eravamo tutti/e!
A quasi 4 anni dalla grande giornata di piazza del Popolo, inizia il processo contro 25 compagn* accusati a vario titolo dei reati di:
- deturpamento e imbrattamento di cose altrui
- resistenza aggravata
- resistenza
- danneggiamento aggravato
- danneggiamento seguito da incendio
- travisamento e manifestazione non autorizzata.
E' bene ricordare, che nell'autunno del 2010 un forte movimento nacque nelle università italiane, in contrapposizione alla riforma Gelmini, per quasi due mesi, da inizio ottobre fino a poco prima di natale, furono centinaia le facoltà occupate e migliaia gli studenti che scesero in piazza nelle principali città italiane, bloccando autostrade, stazioni, e spesso scontrandosi con le forze dell'ordine. La giornata clou di quel periodo, fu appunto il 14 dicembre 2010, il giorno della fiducia a Berlusconi, il giorno della compravendita dei voti, il giorno in cui uno come Scilipoti divenne famoso.
Quella mattina oltre centomila tra studenti, ricercatori ecc. scesero in piazza e alla notizia che il governo aveva ottenuto la fiducia, decisero di dirigersi verso il centro di roma, sede dei palazzi del potere gridando "tutti insieme famo paura" per dire chiaro e tondo quello che la generazione no future pensava dei politicanti.
Le immagini di via del corso e di piazza del popolo fecero il giro del mondo, 4 ore di resistenza vera, urla di gioia quando i cordoni di polizia scappavano di fronte ad una piazza compatta e determinata e il boato di piazza del popolo a suggellare la "vittoria" quando il blindato della finanza fu dato alle fiamme. Solo verso sera, con grossa fatica, la polizia riprese possesso di piazza del popolo, usando i blindati lanciati sulla folla per far indietreggiare i manifestanti.
Adesso, la procura di Roma, proverà a scaricare su 25 compagn* la "colpa" di quella straordinaria giornata di lotta. In via del Corso, in via del Babuino e in piazza del Popolo eravamo più di 50.000, mai come in questo caso possiamo dire, "C'eravamo tutti/e!".
Solidarietà agli imputat*!


Occuparono l'Università Statale di Milano: 19 studenti rischiano una condanna a 15 anni -
Diciannove studenti dell’Onda accusati di violenza privata, di interruzione di pubblico servizio, di devastazione e saccheggio
Milano, 26 marzo 2014 - Rischiano una condanna tra 8 e 15 anni di carcere diciannove studenti dell’Onda, il movimento degli studenti universitari nato negli atenei nell’autunno del 2008 contro alcuni decreti legge approvati dal governo Berlusconi: gli studenti nel dicembre del 2008 (dal 10 al 13) occuparono l'Università Statale di Milano (FOTOGALLERY).
Il pubblico ministero Luigi Orsi, a sei anni di distanza, ha appena notificato l’avviso di conclusione delle indagini in cui li accusa oltre che di violenza privata e di interruzione di pubblico servizio, anche del reato di devastazione e saccheggio che prevede la condanna da 8 a 15 anni di reclusione.
I CAPI DI IMPUTAZIONI - Violenza privata: perché "con violenza sulle cose, e altresì, sbarrando gli accessi dall'interno con catene e lucchetti, costringevano il rettore dell'ateneo e tutto il personale docente, amministrativo, studentesco e gli altri addetti ai servizi collegati (biblioteche, laboratori, refezione ecc.) a non accedere e a tollerare la loro presenza all'interno della struttura".
Interruzione di pubblico servizio: perchè hanno costretto l'interruzione delle lezioni e dei corsi.
Devastazione saccheggio: "Mutando condotta rispetto all'occupazione pacifica iniziata il 2 dicembre, hanno compiuto una pluralità di atti aggressivi e pericolosi per se stessi e per altri, col fine evidente di occupare, danneggiare, depredare, di assumere il controllo della sede universitaria, compromettendo l'ordine pubblico, fuori dalle ipotesi previste dall'articolo 285, commettevano fatti di devastazione e saccheggio". Fosse stato previsto l'articolo 285 - devastazione, saccheggio o strage con lo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato - avrebbero rischiato l'ergastolo.


Polizia contro gli studenti a Madrid, 50 arresti
È un tornado repressivo quello scatenato dal ministro degli interni spagnolo contro ogni movimento di protesta scatenato in questi giorni dalle politiche autoritarie dell’esecutivo di destra spagnolo. Quattro giorni dopo le violente cariche contro una parte del milione di manifestanti scesi in piazza a Madrid contro troika, debito e austerità – cariche e violenze ripetute anche nei tre giorni seguenti – i responsabili politici dell’ordine pubblico hanno scatenato la Polizia Nazionale contro alcune centinaia di studenti universitari che occupavano il Vicerettorato dell’Università Complutense della capitale. Botte indiscriminate, pestaggi, caccia all’uomo e ben 50 giovani arrestati: è questo il bilancio del duro intervento delle forze dell’ordine contro gli studenti che da sei giorni protestavano. Un intervento senza precedenti richiesto – e rapidamente ottenuto - dalla direzione dell’ateneo e ottenuto proprio in contemporanea con lo sciopero generale convocato per oggi da alcuni sindacati studenteschi per protestare contro la controriforma dell’istruzione pubblica, conosciuta come ‘Ley Wert’ dal nome del ministro che non fa mistero delle proprie simpatie per il sistema - elitario dal punto di vista della selezione di classe e 'spagnolista' (nazionalista spagnolo) dal punto di vista culturale – in voga durante il regime franchista.
Siccome la occupazione del Vicerettorato impediva il regolare accesso al posto di lavoro degli impiegati dell’ateneo e ostacolava la normale attività universitarie, le autorità accademiche hanno chiesto l’intervento dei reparti antisommossa contro quelli che ha definito “gruppi minoritari di estremisti che strumentalizzano la legittima e pacifica protesta degli studenti”.
Fatto sta che l’irruzione degli agenti in tenuta antisommossa nell’edificio occupato e poi nel campus si è saldata con una cinquantina di studenti arrestati e portati via. In mattinata, intorno alle 7, alcune decine di persone aveva realizzato una sorta di barricata per bloccare il transito all’interno del campus della città universitaria della Complutense e si sono verificati alcuni scontri con la Polizia Nazionale intervenuta contro i manifestanti. Tutte le organizzazioni studentesche hanno preteso immediatamente le dimissioni della delegata del governo spagnolo a Madrid, Cristina Cifuentes, individuata come l’ispiratrice della dura campagna repressiva contro i giovani, i lavoratori e i disoccupati mobilitati in queste settimane contro le politiche del governo e di varie istituzioni pubbliche.
Anche un nutrito gruppo di docenti della stessa Università Complutense ha diffuso una dura presa di posizione contro il comportamento delle autorità accademiche e in particolare del rettore per la sua decisione di chiedere l'intervento della forza pubblica contro gli studenti che protestavano fino a quel momento in modo pacifico.

pc 28 marzo: LA MALA EDUCATION....

‘Distruggono la famiglia’. Bagnasco contro l’educazione alla diversità nelle scuole
Il presidente dei vescovi italiani chiede al governo Renzi di mettere al bando i nuovi libri di testo per le elementari e le medie voluti dai governi Monti e Letta per combattere l’omofobia. Secondo l'arcivescovo di Genova che ignora la laicità dello Stato, così si trasformano le aule in "campi di rieducazione e indottrinamento"


Allarme, la scuola italiana apre alla “dittatura di genere”. In altri termini alla normalizzazione dell’omosessualità. La “colpa” è di tre volumetti dal titolo ‘Educare alla diversità a scuola‘ destinati alle primarie e secondarie di secondo grado. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, durante la prolusione di apertura del Consiglio permanente dei vescovi, poi ripresa da Avvenire, non usa mezzi termini: la scuola pubblica sta diventando un immenso campo di rieducazione perché quei libretti “instillano preconcetti contro la famiglia e la fede religiosa”. Un monito indirizzato forte e chiaro al governo Renzi e al ministro competente.
Le copertine dei libri 'incriminati'
Di cosa si tratta? I volumi sono stati autorizzati dalla presidenza del Consiglio dei ministri (Dipartimento per le Pari opportunità) all’epoca del governo Monti e dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero. Il governo di Enrico Letta ha dato seguito nell’ambito delle nuove strategie nazionali anti omofobia. A curare le pubblicazioni l’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. La realizzazione è dell’istituto Beck.
Le tematiche si sviluppano in cinque schede che trattano le “linee-guida per un insegnamento più accogliente e rispettoso delle differenze” attraverso altrettanti capitoli: le componenti dell’identità sessuale; omofobia: definizione, origini e mantenimento; omofobia interiorizzata: definizione e conseguenze fisiche e psicologiche; bullismo omofobico: come riconoscerlo e intervenire; adolescenza e omosessualità. Si legge che non basta più “essere gay friendly (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere gay informed (informati sulle tematiche gay e lesbiche).
Lo scopo è avere un manuale contro il bullismo che si accanisce contro i “diversi” tanto che a pagina 18  c’è un vero e proprio manifesto scolastico contro il bullismo. “Bisogna che l’insegnante riveda la scheda sul bullismo. È importante, inoltre, che l’insegnante sia molto chiaro e deciso nello spiegare ai suoi studenti i seguenti punti: la scuola non tollera questo tipo di comportamenti. Il bullismo è sbagliato. Prendere in giro, minacciare, picchiare qualcuno, farlo sentire escluso, perché è grasso, perché è un “secchione”, perché è diverso da noi, perché pensiamo che sia omosessuale, è sbagliato. Ognuno ha diritto di essere com’è, ognuno ha qualcosa da insegnarci. Quanto più qualcuno è diverso da noi, tanto più ha da insegnarci. Essere bulli non è “figo”, è stupido”.
C’è poi uno spazio con le domande frequenti (faq) dove si risponde in modo schematico ai quesiti sulla sessualità. “I rapporti sessuali omosessuali sono naturali? Sì. Il sesso tra le persone dello stesso sesso è presente in tutta la storia dell’umanità, sin dall’antica Grecia. Inoltre, molti eterosessuali possono avere sporadiche fantasie omosessuali, così come molti omosessuali possono avere sporadiche fantasie eterosessuali. Un pregiudizio diffuso nei paesi di natura fortemente religiosa è che il sesso vada fatto solo per avere bambini. Di conseguenza tutte le altre forme di sesso, non finalizzate alla procreazione, sono da ritenersi sbagliate. Un altro pregiudizio è che con l’omosessualità si estinguerebbe la società. In realtà, come afferma l’Organizzazione mondiale della sanità, la sessualità è un’espressione fondamentale dell’essere umano. L’unica cosa che conta è il rispetto reciproco dei partner.
Potremmo quindi ribaltare la domanda chiedendoci: “I rapporti sessuali eterosessuali sono naturali?”. Qui si arriva al terreno di scontro con la Cei, perché sono questi e altri passaggi che hanno fatto fare un salto sulla sedia al cardinale Bagnasco ; ad esempio quelli che riguardano la televisione e i media “che discriminano le famiglie omosessuali”, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai “in Italia non ritraggono diverse strutture familiari”. Passaggio “delicato”, il tentativo di far immaginare “sentimenti ed emozioni che possono provare persone gay o lesbiche”; e la masturbazione fra ragazzi è presentata “come un gioco”. Bagnasco ha sparato a zero: “Strategia persecutoria contro la famiglia”. Ancora: “Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei ‘campi di rieducazione’, di indottrinamento. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati?”. E conclude: “I genitori non si facciano intimidire…non c’è autorità che tenga”.

giovedì 27 marzo 2014

pc 27 marzo - SQUINZI: CIO' CHE VALE PER I PADRONI E' CIO' CHE DEVE VALERE PER TUTTI...

«Abbiamo il diritto-dovere di essere sempre più classe dirigente: quello che vale per l'impresa vale per il Paese. Non c'è ripresa senza impresa».

"Servono azioni concrete. Dal governo Renzi è arrivato finora il decreto legge su contratti a termine e apprendistato: «Ci auguriamo che non esca deformato dal Parlamento come spesso succede nel nostro Paese. È una prima tranche di intervento, positiva, la necessaria riforma del mercato del lavoro non è ancora venuta avanti».
Ieri ha definito «una provocazione» la sua affermazione dei giorni scorsi che avrebbe potuto spostare l'azienda in Canton Ticino. «Per costruire l'headquarter a Milano mi hanno detto che ci vogliono altri cinque anni di sofferenza. Tante aziende hanno ceduto, purtroppo, io non voglio cedere, ma se tra cinque anni i permessi non arrivano, è una riflessione seria».
Squinzi ha rilanciato il tema della diffusa mentalità anti-impresa che ancora esiste nel Paese («è un problema») ed ha sottolineato l'importanza dell'education e di valorizzare il capitale sociale dell'Italia".

La chiarezza certo non manca: sono gli interesse dei capitalisti che devono dettar legge...
E la valorizzazione del "capitale sociale dell'Italia", cioè dell'impresa è ciò che si deve "mettere in testa" a tutti, e sottomettere ad essa il "capitale umano". 
Su questo -dice Squinzi - Renzi ha appena cominciato ma ancora deve dare, dare molto... 

pc 27 marzo - "ARMATEVI" - OBAMA IL PIAZZISTA

Obama nel suo giro, e in Italia, porta un lugubre vento di guerra; impone la supremazia del suo imperialismo sugli alleati europei; e parla anche per conto dei mercanti d'armi preoccupati dei loro profitti di sangue.

«Siamo preoccupati per la riduzione della spesa per la difesa di alcuni Stati. L’Ucraina ci ricorda che la libertà non è gratis, dobbiamo pagare per avere una forza Nato credibile e deterrente». Per il presidente Obama, la Nato dovrebbe rafforzare la propria presenza negli Stati membri che si sentono minacciati dalla loro vicinanza alla Russia, aggiungendo che tutti i 28 membri dell’Alleanza atlantica dovrebbero aggiornare i propri piani di emergenza in caso di escalation.
L'impegno nella Nato «non può essere un esercizio solo degli Stati Uniti o della Gran Bretagna», ha aggiunto Obama
"La presa di posizione è giunta mentre in Italia il governo sta decidendo in questi giorni se ridurre l'acquisto di cacciabombardieri F-35 nel quadro di una revisione della spesa pubblica. Sono 90 i cacciabombardieri che l'Italia si è impegnata ad acquistare. I velivoli sono costruiti dalla società americana Lockheed Martin".