venerdì 18 luglio 2014

pc 18 luglio - India: pesante attacco ai diritti dei lavoratori, mentre in Italia…

In Italia i padroni sono dispiaciuti perché l'approvazione del Jobs Act (la legge appunto che elimina del tutto quel che è rimasto dei diritti dei lavoratori) rischia di slittare a settembre per "l'ingorgo parlamentare", e cioè le troppe leggi da approvare. Dice, infatti, Squinzi, il capo di Confindustria: "Il tempo delle riforme concrete, incisive, è ormai agli sgoccioli se vogliamo mantenere il nostro ruolo tra i paesi leader dell'economia mondiale"! Vedi quanto vale la "riforma del lavoro"! Che, nella sostanza, come ripete ossessivamente il moderno fascista ex ministro del lavoro Maurizio Sacconi, significa "… una riforma vera che richiede il superamento dell'articolo 18"!
Ed è qui che si può dire, per il proletariato in questo caso, "tutto il mondo è paese". L'effetto della "globalizzazione" si vede nelle iniziative dei governi che fanno leggi per permettere ai padroni "licenza per lo sfruttamento sfrenato della forza lavoro" come si dice in questo articolo.

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India - Nuova Delhi – manifestazione unitaria di protesta contro le riforme del lavoro proposte dal governo del Rajasthan
BIKANER HOUSE, 18 giugno

Le recenti riforme del lavoro introdotte nel Rajasthan cercano di modificare tre diritti fondamentali del lavoro – la Legge sulle Controversie Industriali, la legge sul Contratto di lavoro (Abolizione e regolamento) e la Legge sulle fabbriche. Anche se lo scopo presunto di queste riforme è quello di "creare posti di lavoro", in realtà ciò che si chiede è una maggiore flessibilità dei mercati del lavoro e leggi favorevoli al flusso di capitali, garantendo per la classe dei padroni una licenza per lo sfruttamento sfrenato della forza lavoro.

Per Raje, Shourie e molti altri politicanti della destra nel paese, tra cui il tanto amato nuovo Primo Ministro, la "via da seguire" per uscire fuori dal pantano dell'inflazione e della disoccupazione in cui il paese è attualmente bloccato, è una maggiore libertà per le imprese di utilizzare il lavoro e le risorse del paese come meglio desiderano.

Che succederà?

Le implicazioni delle riforme sono di ampia portata e cambieranno il volto dei diritti dei lavoratori come li conosciamo oggi.

Le modifiche suggerite per la Legge sulle Controversie Industriali includono il capitolo sul ridimensionamento: che venga spostato da unità che impiegano 100 lavoratori a quelli che ne impiegano 300. Ciò significherebbe che un numero molto maggiore di aziende non avrebbe più bisogno del permesso del governo prima di buttare fuori tutta la loro forza lavoro, chiudere la fabbrica e lasciare un posto dopo aver guadagnato il maggior profitto come volevano. Poi per la prima volta, ci sarà un limite di tempo di tre anni per iniziare una vertenza industriale e questo ancora limita in modo significativo la capacità dei dipendenti di portare le loro rimostranze dinanzi al giudice. Le modifiche rendono anche più difficile registrare sindacati perché ora si ha la necessità del 30% dei lavoratori che firmano una richiesta di iscrizione ad un sindacato in contrasto con l'obbligo del 10% valso fino ad ora.

Per quanto riguarda la Legge sul contratto di lavoro (Abolizione e regolamento), gli emendamenti sollevano l'applicabilità della legge alle imprese con più di 50 lavoratori rispetto agli attuali 20, cosa che negherà molti diritti fondamentali ad un settore più ampio della forza lavoro.

Nella legge sulle fabbriche, attualmente applicabile a locali con più di 10 lavoratori con alimentazione elettrica e 20 senza alimentazione elettrica, gli emendamenti portano questi numeri a 20 e 40, rispettivamente, il che significa che un numero molto maggiore di persone non usufruirebbe più di garanzie e benefici come condizioni di lavoro decenti con standard di pulizia, ventilazione, fornitura di acqua potabile adeguata, latrine, ecc, disposizioni di sicurezza che vietano l'occupazione di persone molto giovani intorno a macchinari pericolosi, con norme per le vie di fuga in caso di emergenza, regolamentazione per l'uso sicuro di macchinari ecc. e altri diritti sociali, come la giornata lavorativa di 8 ore, vacanze settimanali pagate e doppio compenso per lavoro straordinario, ecc.

Questi cambiamenti potrebbero tradursi direttamente in un ampliamento del settore non organizzato, rendendo l'occupazione sempre più precaria, limitando notevolmente il potere contrattuale dei lavoratori in un certo numero di industrie, e rendendo i padroni meno responsabili nei confronti di chi lavora per loro, permettendo loro il beneficio di maggiori economie di scala. Questo significa anche permettere al governo di non occuparsi più di regolamentare le condizioni di lavoro e di mediare nelle controversie industriali. Mentre l'esperienza del movimento operaio in tutto il paese non lascia dubbi circa la collusione tra l'amministrazione, i servizi del lavoro e i  manager delle aziende nello sfruttamento dei lavoratori, tali modifiche indebolirebbero significativamente i pochi terreni di lotta oggi disponibili e formalizzare e normalizzare ciò che funziona come violazione della legge.

In realtà il vero significato di ciò che sta accadendo nel Rajasthan oggi si rivela nel Governo NDA che lo stesso giorno ha proposto una riforma simile a livello del governo centrale. Queste sono infatti le condizioni di "sviluppo" che Modi ha promesso al popolo - incentivare gli investimenti facilitando lo sfruttamento! Questo vale anche a dimostrare che le riforme del lavoro del Rajasthan sono un segno di cose che arriveranno in futuro, con la promessa di cambiamento di Modi che annuncia un mercato del lavoro flessibile e le riforme a favore delle aziende. Questo avviene in un momento in cui l'India sembra essere in competizione con la Cina presentandosi come parte del settore industriale-produttivo di un'economia globale che si basa sul fulcro delle nazioni capitaliste avanzate come gli Stati Uniti e l'Unione europea.

L'agenda neoliberista di cui ciò è sintomatico, è quindi da collocare in un contesto di traiettoria di estrema destra della politica indiana attualmente. Avendo presente il contesto dell'attuale congiuntura capitalistica globale, queste riforme del lavoro annunciano l'offensiva neoliberista del nuovo regime. Mentre le imprese danno chiaramente il benvenuto a queste mosse, sta a noi vedere la verità in faccia. Noi che fatichiamo giorno e notte per mettere due semplici pasti sulle tavole delle nostre famiglie, noi che paghiamo con mille sforzi per la nostra educazione in modo che possiamo ottenere un lavoro decente un giorno, noi che siamo gli eredi dei diritti che i nostri predecessori hanno conquistato per noi, e anche delle loro lotte, noi che non vediamo le persone come semplice foraggio per il profitto di pochi, noi che crediamo che la strada da seguire non è quella che le imprese impongono, ma quella che le persone richiedono per vivere meglio, una vita più appagante e sicura.

SFIDIAMO LE RIFORME ANTI-LAVORO PROPOSTE DAL GOVERNO BJP DEL RAJASTHAN!

DENUNCIAMO L'AGENDA DELLE RIFORME DEL GOVERNO NEOLIBERISTA BJP-NDA!

COMBATTIAMO PER SALVAGUARDARE I DIRITTI DURAMENTE CONQUISTATI DALLE MASSE LAVORATRICI DEL PAESE!

KRANTIKARI NAUJAWAN SABHA


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