venerdì 20 giugno 2014

pc 20 giugno - vertice europeo sulla disoccupazione - quando lo fate, fate, dove lo fate, fate, noi ci saremo

Rinviato il vertice UE. Torino spera in novembre

L’annuncio del premier Matteo Renzi ma non è sicuro che l’incontro alla fine del semestre di presidenza italiano si svolgerà nel capoluogo piemontese. Il sindaco Fassino: il lavoro è tema centrale, serve una Commissione pienamente operativa

I movimenti antagonisti avevano promosso una protesta globale
Salta il vertice Ue sulla disoccupazione giovanile. Doveva celebrarsi l’11 luglio a Torino, alla presenza di 28 capi di Stato, più i rispettivi ministri del Lavoro, seguiti da delegazioni e staff tecnici. Tutto è rinviato a novembre, verso la fine del semestre di presidenza italiana.

Il no ufficiale
L’annuncio è arrivato dal premier Renzi dopo l’incontro con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, la motivazione è che data l’importanza dell’argomento è meglio affrontarlo quando le istituzioni europee saranno pienamente insediate e di valorizzare un tema centrale per l’Italia e i partner europei come eredità finale del semestre di presidenza italiana. L’incontro di Torino nasceva come un appuntamento intergovernativo. Invece l’intenzione del governo italiano è quella di dare una rilevanza comunitaria ad un tema importante come quello del lavoro.
Il sindaco di Torino Piero Fassino si allinea subito e conferma la linea del governo: «Prendiamo atto della decisione di rinviare alla parte finale del semestre di presidenza Ue la data del vertice europeo sui temi dell’occupazione giovanile, considerando ragionevole e opportuno che un tema così importante per l’Italia e per l’Europa si affronti con la nuova Commissione nella pienezza dei propri poteri». Le parole di Fassino servono anche a sgombrare il campo dall’ipotesi che aveva preso piede nei giorni scorsi ovvero che il vertice sarebbe stato spostato per motivi di sicurezza oltre che una serie di complesse questioni logistiche.

I dubbi su novembre
Ora tutto è rinviato a novembre e Torino spera che possa essere rimessa in moto la stessa macchina organizzativa che ormai era già pronta per l’evento dell’11 luglio anche se - come precisa Fassino «della sede non si è parlato». Le possibilità che tutto si faccia a Torino ci sono ancora ma la certezza dovrà arrivare nei prossimi mesi. Era stata individuata come prioritaria l’area congressi del Lingotto, periferia Sud, e in questa direzione si erano mossi gli organizzatori, già studiando le modifiche necessarie ad accogliere le delegazioni. La durata del meeting non avrebbe superato le 24 ore e non erano previsti incontri pubblici.

Il tema della sicurezza
Erano già decise una serie di misure, come la sospensione del trattato di Schengen per tenere sotto controllo il flusso dei potenziali contestatori, d’altra parte sono mesi che i movimenti antagonisti, con l’hashtag #civediamol11, annunciano la loro presenza nel capoluogo piemontese per far sentire «la voce di quanti non trovano rappresentanza dentro queste istituzioni; di quanti, anzi, abitualmente ne pagano i costi, col proprio impoverimento, con la propria precarizzazione, con la perdita di autonomia e di controllo sulle proprie vite». L’obiettivo era dunque quello di evitare che un tema centrale come quello del lavoro dei giovani passasse in secondo piano. «Il problema della sicurezza c’era - spiega il senatore del Pd Stefano Esposito - e chi lo nega è un ipocrita. Era la preoccupazione di tutte le forze dell’ordine. Spero che si apra, prima o poi, la riflessione su come a Torino si stia radicando un insopportabile e non più tollerabile nucleo di antagonismo violento che danneggia la città e la sua immagine esterna».
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Chi avrà ragione tra Repubblica e Stampa? Mistero. (S.G.)

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