sabato 14 settembre 2013

pc 14 settembre - INDIA: CONDANNATI I 4 STUPRATORI, MA E' LO STATO CHE DEVE ESSERE CONDANNATO A MORTE

Stupro shock in India, 4 condanne a morte


"Un tribunale speciale indiano ha condannato a morte a New Delhi i quattro imputati dello stupro di gruppo in dicembre ai danni di una studentessa di 23 anni. La ragazza, violentata su un autobus, era poi deceduta dopo giorni di agonia in un ospedale di Singapore per la gravità delle ferite riportate. A bordo dell'automezzo si trovavano i sei imputati che, dopo aver immobilizzato e malmenato l'uomo, si abbandonarono in modo selvaggio a inenarrabili violenze nei confronti della giovane, utilizzando fra l'altro anche una sbarra di ferro. I due giovani furono poi abbandonati seminudi al margine di una strada. La ragazza morì quasi due settimane dopo in un ospedale di Singapore per le ferite riportate... Si tratta del primo caso di condanna capitale per reati sessuali inflitta dopo l'inasprimento delle pene decisa in seguito all'ondata di brutali violenze nel Paese.
I genitori della vittima: "Fatta giustizia" - I genitori della giovane hanno espresso la loro soddisfazione per la sentenza. La madre della vittima ha detto che "sono in parte sollevata da questa tragedia, perché sento che giustizia è stata fatta". Il padre ha ringraziato "le forze dell'ordine, i media e la gente che ci ha accompagnato in questi difficili momenti"...
La giovane, morta dopo un'agonia di 13 giorni, e' divenuta il simbolo dei pericoli che corrono le donne in un Paese in cui si registra uno stupro ogni 21 minuti e sono la norma gli attacchi con acido e le molestie..."

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Questa pesante condanna era stata richiesta nelle imponenti manifestazioni di centinaia di migliaia di donne, ragazze, studenti e studentesse che per giorni erano scesi in strada sia a NewDelhi che in altre città, furiose dopo il terribile stupro e l'agonia e la morte di "Nirbhaya" (Colei che non ha paura); nei giorni successivi a questo stupro/assassinio tanti altri ne sono seguiti, alcuni con le stesse modalità, altri terribili verso bambine anche con mutilazione e morte, come recentemente un'altro stupro di gruppo vi è stato contro una giornalista a Mumbai.

Noi consideriamo la condanna a morte dei 4 stupratori “più leggera di una piuma” e non chiediamo certo clemenza, uno Stato in mano agli operai e alle masse popolari, di Nuova democrazia o socialista, considererebbe gli stupri e la uccisione delle donne uno dei peggiori crimini contro l'umanità e agirebbe di conseguenza.

Ma il problema che lo Stato e il governo indiano non sono espressioni del popolo. E sono essi i principali istigatori alla violenza contro le donne e le loro forze armate hanno nello stupro una delle più bestiali armi di guerra contro le masse popolari.
Lo Stato indiano ha dovuto, da un lato, fare questa condanna perchè costretto dalla mobilitazione di massa che non si è mai fermata e dall'estensione degli stupri di gruppo; dall'altra userà anche questa sentenza per aumentare la repressione in generale, la presenza/controllo della polizia, dei soldati, che, come è già avvenuto proprio nelle manifestazioni contro gli stupri, usano la loro violenza repressiva contro le donne, i giovani, le masse che si ribellano e lottano
In India il governo al potere è uno dei più reazionari del mondo, al servizio della sete inarrestabile di profitto e di ricchezza dei propri grandi capitalisti e delle grandi multinazionali dei paesi imperialisti.
Tutto questo per la maggioranza del popolo indiano si traduce in pesanti condizioni di vita fatte di miseria, sfruttamento, oppressione, repressione e in particolare per le donne.
La condanna a morte dei 4 stupratori, quindi, mette pienamente in luce tutta l'ipocrisia del governo che seppur costretto dalle grandissime manifestazioni di massa contro la violenza sulle donne lascia nella sostanza milioni di donne indiane, nella cosiddetta più grande democrazia del mondo, soggette ad una doppia, tripla… oppressione, di classe, di genere, feudale, di casta, religiosa.

In India, come nel Mondo, come in Italia, l'aumento dei poliziotti e più leggi di polizia contro gli stupri e i femminicidi non sono la soluzione, ma sono parte determinante del problema di uno Stato che vuole tenere le donne in una condizione generale di oppressione, di discriminazione e alimenta l'odio verso le donne.

"Dovremmo sentirci più sicure in uno stato di polizia? - dice la giornalista indiana Kalpana Sharma - Considera che tra l'80 e il 90 per cento delle violenze sessuali denunciate sono attribuite ad un uomo noto alla vittima: parente, vicino di casa, amico di famiglia...". E sono proprio i poliziotti che alle donne che denunciano queste violenze rispondono, come è accaduto poco tempo fa in India, o di stare zitte e addirittura accettare il matrimonio riparatore con lo stupratore, o attaccando le stesse donne perchè loro avrebbero provocato, uscendo la sera, o per come andavano vestite...".
Le donne dovrebbero sentirsi più sicure? Nelle vastissime zone dell'India fuori dalle mega città, e soprattutto nelle zone dove è in corso la guerra popolare, gli stupri di contadine, di donne "fuori casta" da parte della polizia, delle forze militari sono una normalità, lo stupro e l'uccisione da parte dell'esercito delle donne che fanno la guerra popolare o che la sostengono, gli stupri che accompagnano sempre le torture quando vengono arrestate, sono un'arma costante della sporca e feroce guerra dello Stato indiano.
Per questo, pur se noi siamo e saremmo ancora più furiose e terribili contro chi stupra e ammazza le donne, non possiamo considerare che “è stata fatta giustizia” dallo Stato indiano per la studentesse e per tutte le donne, le ragazze violentate e morte.
Noi siamo con le compagne rivoluzionarie maoiste in India che fanno e dirigono la guerra popolare, guidata dal Partito Comunista maoista, per una vera liberazione delle masse popolari e delle donne.
Diverse di queste donne, compagne hanno fatto della violenza, stupri subiti la leva per ribellarsi. E oggi costituiscono una parte importante della guerra rivoluzionaria lottando contro il governo, lo Stato indiano, contro un sistema sociale, vera causa di oppressione e violenza, da rovesciare per un vero cambiamento, portando avanti una “rivoluzione nella rivoluzione” e divenendo un forte esempio per la lotta delle donne in ogni parte del mondo.
 MFPR

pc 14 settembre - Bollettino della Giornata Internazionale di Sostegno alla Guerra popolare in India


pc 14 settembre - 18 ottobre sciopero generale con manifestazione a roma - proletari comunisti aderisce e parteciperà alla manifestazione con proprie modalità


pc 14 dicembre - basta con la farsa in parlamento!


    VOGLIAMO BERLUSCONI 

FUORI DA TUTTO E IN GALERA!
ma deve andare 

VIA anche il governo antipopolare Letta-Berlusconi voluto da Napolitano!

proletari comunisti - PCm Italia
14 settembre 2013

pc 14 settembre - Ilva - il governo va verso un nuovo decreto - ancora per salvare Riva

 

Zanonato fa propria la tesi di  Riva , che con il sequestro legittimo e dovuto della magistratura non sarebbe in grado di proseguire l'attività produttiva - cosa assolutamente non dimostrata - la richiesta di landini del commissariamento  non ci dice come essa tuteli lavoro e continuità dell'inchiesta giudiziaria- sequestro dei beni compreso

i sindacati confederali indicono una mobilitazione per lunedì alle 9.30 

lo slai cobas per il sindacato di classe non aderisce a questa mobilitazione e per quanto riguarda taranto organizza tre giorni di mobilitazione e contro informazione per il 18-19-20 

slai cobas per il sindacato di classe taranto

347-5301704

venerdì 13 settembre 2013

pc 13 settembre - Obama guerrafondaio, giù le mani dalla Siria! - Partito Comunista dell’India (Maoista) Comitato Centrale


Comunicato


5 Settembre 2013

Obama guerrafondaio, giù le mani dalla Siria!
Il diritto di decidere il futuro della Siria spetta solo al popolo siriano, non agli imperialisti né a nessun altro!
Opponiamoci con forza all’aggressione neonazista alla Siria capeggiata dall’imperialismo USA!

Gli imperialisti guidati dagli USA neonazisti hanno stretto la loro morsa intorno Siria e sono solo in attesa di sferrare il colpo. Come le armi di distruzione di massa furono propagandate come la “ragione” per attaccare l'Iraq, oggi l'uso di armi chimiche (gas velenoso) è presentato dagli US neofascisti come “ragione” per colpire la Siria. Gli Stati Uniti sostengono di avere la prova che le armi chimiche sono stati utilizzati dal governo al-Assad Bashar sul popolo della Siria provocando la morte di più di 1400 siriani e sanno mortali di molti altri. Una squadra di ispettori ONU sia è recato in Siria per indagare su queste accuse, ma prima ancora che la loro relazione potesse essere presentata (occorrerebbero almeno altre tre settimane), Obama sta già facendo i preparativi per la guerra.
Obama è arrivato al punto di dire che non è in gioco il suo prestigio, ma quello degli Stati Uniti e del suo Congresso, se non attaccare la Siria! Infatti! Sarebbe in gioco il prestigio di massacratore n.1 di masse del mondo assassino se non si mantiene il record del massimo numero di civili uccisi in attacchi aerei. Ancor prima del ritorno della squadra di ispettori ONU il segretario di stato USA John Kerry è andato urlando di avere tutte le prove che sono state utilizzate armi chimiche e che era stato il governo di Assad che le aveva utilizzate.
Dunque, agli occhi degli imperialisti USA, tutti i paesi e le persone che nel mondo chiedevano prove certe sono solo degli sciocchi e il signore imperiale non deve rispondergli! Si noti che i preparativi comprendono sempre la confezione di bugie sufficienti a ingannare la gente nel mondo sulla “necessità” di colpire. La Commissione Esteri del Senato USA aveva già dato al Presidente l'autorizzazione per un attacco limitato alla Siria per un periodo di due mesi, estensibile per un altro mese ma soggetto ad alcune condizioni. Si dice che non devono essere impiegate truppe di terra.
È ovvio che questo attacco “limitato” non sarà in nessun modo “limitato” e cesserà solo dopo aver spezzato strategicamente la spina dorsale del regime del Bashar e depredato tutto il territorio, provocando la morte di un incalcolabile di civili e danni inestimabili a cose e alla vita del popolo. Gli imperialisti americani vogliono paralizzare il governo di Assad, distruggendone le installazioni militari ed economiche strategiche cruciali, per portare al potere quelle forze che meglio servirebbero i loro interessi in Siria, come hanno già fatto in Libia.
Damasco è una delle più antiche città popolate del mondo, ora Obama è dannatamente determinato a distruggerla coi bombardamenti aerei, proprio come Bush in Iraq ha prodotto danni irreparabili all’ eredità di una delle più antiche civiltà del mondo. La Russia si sta opponendo duramente a questo piano e pretende ampie prove dagli Stati Uniti. Putin ha cautamente dichiarato che se è dimostrato oltre ogni dubbio che il governo di Assad aveva davvero usato armi chimiche, allora qualsiasi attacco contro la Siria dovrebbe avere l'autorizzazione delle Nazioni Unite.
Ma se Obama attacca senza l'autorizzazione delle Nazioni Unite, ha dichiarato, sarebbe illegale. Ha avvertito che qualsiasi piccolo missile che colpisca la centrale nucleare di Damasco potrebbe provocare un’emergenza nucleare e le radiazioni potrebbero interessare una vasta area e una grossa popolazione civile per generazioni. Ha anche avvertito che questo aggraverebbe la crisi finanziaria mondiale in cui sono impantanati. La Cina ha dichiarato che ogni decisione dovrebbe essere presa dopo i risultati dell’inchiesta ONU e solo sotto l’egida delle Nazioni Unite. Anche la Germania, per ora, è su questa posizione anche questo stand. Con le più avanzate navi da guerra USA, in grado di sparare dal mare fino a terra missili a lunga gittata, che muovono verso la Siria e navi spia Russe che entrano nel Mediterraneo, la situazione in tutto il Medio Oriente e il mondo è molto tesa.
David Cameron ha chiesto il voto del Parlamento britannico per la partecipazione all’attacco alla Siria insieme agli Stati Uniti. Non l’ha ottenuto, ma non si può prevedere che la sua intenzione di attaccare la Siria svanisca. L’autorizzazione delle Nazioni Unite o di qualsiasi altro pretesto possono cambiare la situazione in qualsiasi momento. La Francia del neofascista Francois Holland ha dichiarato, nonostante il rifiuto del Parlamento britannico di condurre una guerra, che è pronta a partecipare all’attacco punitivo contro il regime di Bashar al-Assad.
Inoltre, il motivo dell'opposizione britannica alla proposta di attacco, è stato la mancanza di ampia prova che il governo di Assad abbia usato il gas, vale a dire, una prova che possa legittimare l'aggressione e unire gli alleati. Lo stesso vale per i democratici e repubblicani negli Stati Uniti. Governo e partiti di opposizione (capitalisti monopolisti e le loro marionette) nei paesi imperialisti non hanno alcun forte dissenso sul loro “diritto di colpire” qualsiasi paese. Non si è mai argomentato che è solo il popolo di un paese che ha il diritto di decidere il proprio futuro, non altri paesi e potenze.
E, come sempre, i capi di stato imperialisti ignorano la grande espressione di opinione pubblica contraria e l’opposizione alle guerre di aggressione nei loro paesi e del mondo ma insistono aggressivamente nei loro piani. L’ONU, come al solito, si premura di fornire foglie di fico a pretesto per la distruzione della Siria. Fin dalla sua nascita, la lista delle complicità con tutte le guerre di aggressione imperialiste è lunga. La sua imparzialità è un velo che è da tempo caduto e lacerato, mettendone a nudo il servilismo verso gli imperialisti, in particolare USA. Questa istituzione dovrebbe garantire l'attuazione dei cinque principi nelle relazioni tra paesi con differenti sistemi sociali: rispetto reciproco dell'integrità territoriale e sovranità; reciproca non aggressione; non ingerenza negli affari interni; uguaglianza di mutuo vantaggio; e co-esistenza pacifica.
È preposto alla salvaguardia dei diritti umani, a prevenire guerre di aggressione e a risolvere le controversie tra le nazioni con la diplomazia e altri mezzi. Secondo le stesse regole e norme che i paesi del mondo, compresi i paesi imperialisti, hanno formulato dopo la seconda guerra mondiale e che l’ONU è tenuta a rispettare per evitare guerre mondiali e risolvere le controversie regionali o guerre locali, dovrebbero essere usati tutti i mezzi diplomatici, negoziali e politici per risolvere crimini odiosi come l'uso di armi chimiche. Ma questo organismo internazionale, formato principalmente per assicurare la pace nel mondo, non sta facendo quasi nulla per fermare l'aggressione, salvo blande dichiarazioni che si dovrebbero usare mezzi politici e diplomatici per risolvere “la crisi siriana” e invitare Obama ad aspettare l’autorizzazione ONI all’attacco.
La spudoratezza con cui Obama sta spingendo i suoi piani di aggressione rende difficile anche al presidente ONU Ji Huzoor giustificarne la forma spudorata! Paradossalmente, mentre ne gli Stati Uniti si celebra il 50 ° anniversario del discorso di Martin Luther King “Ho un sogno”, e con un Presidente vincitore del “Nobel per la Pace”, l’assassino assetato di sangue e distruttore di esseri umani e di civiltà abbaia che la Siria deve essere attaccata. Se non altro, Obama ha almeno il merito di aver dimostrato oltre ogni dubbio che avere un afro-americano alla Casa Bianca in sé non può soddisfare i 'sogni' degli oppressi, neppure quelli dei neri.
La proposta di attacco alla Siria dovrebbe aprire altri occhi su questa realtà. Obama sta perseguendo l' agenda imperialista di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi con uguale se non maggiore zelo e vigore di altri presidenti bianchi che prima di lui hanno distrutto nazioni oppresse e macellati milioni di oppresso nel mondo, raso al suolo innumerevoli città e villaggi durante il loro mandato. Per le classi dominanti USA è sicuramente più “utile” di un bianco per ingannare il popolo, anche se solo per breve tempo.
Fin dal 1986 e in particolare dopo l'attacco dell'11 settembre alle torri gemelle gli USA hanno ripetutamente accusato degli stati, anche la Siria, di essere una minaccia per sicurezza globale in quanto sostenitori di gruppi “terroristi”, tenendoli continuamente in un modo o l'altro sotto tiro. Da due anni e mezzo la Siria è diventata terreno di contesa tra le potenze imperialiste. C’è una rivolta che infuria e chiede la cacciata di Assad. Ci sono stati innumerevoli scontri armati tra forze “ribelli” e forze di governo che hanno provocato la perdita di centinaia di migliaia di vite, distruzioni materiali su una vasta scala e milioni di profughi.
Gli imperialisti guidati dagli Stati Uniti e i loro regimi fantoccio nel mondo arabo hanno manipolato diplomaticamente e politicamente, aiutato finanziariamente, militarmente e tecnicamente, armato pesantemente, addestrato e guidato in diverse forme l'opposizione. Hanno provato più che chiaramente che vogliono che Assad se ne vada e che i loro fantocci prendano in consegna la Siria. Russia e Cina hanno finora costantemente sostenuto il governo di Assad e si sono opposte a qualsiasi tipo di intervento imperialista armato o attacco alla Siria. Anche i media ufficiali hanno dovuto a malincuore ammettere che anche Assad ha un notevole sostegno tra i siriani. Questo è uno dei motivi per non hanno ancora attaccano la Siria, oltre che il supporto, fondamentale per Assad, da parte di Russia, Cina, Libano e Iran, nonostante lo volessero da tempo, come già fatto in Libia. In realtà, si è avuta notizia che di recente che le forze di Assad hanno preso il sopravvento sui ribelli nelle loro roccaforti, e questo è uno dei motivi della fretta di attaccare la Siria.
Il nostro partito, il PCI (Maoista) ha sempre sostenuto che solo il popolo di un paese che ha il diritto di mantenere o rovesciare un dato regime nel loro paese. Spetta al popolo della Siria decidere se vogliono che Assad stia al potere o no. Hanno tutto il diritto di ribellarsi e di determinare il loro futuro. Ma il futuro del paese è già stato messo in grave pericolo a causa dell'ingiusto intervento degli imperialisti negli affari interni della Siria, e forse non sarà nelle mani dei siriani per lungo tempo a venire. I recenti avvenimenti in paesi arabi come l'Egitto, dopo la primavera araba, indicano precisamente come gli imperialisti , in particolare gli USA, tentino di instaurare regimi fantoccio.
Nonostante fosse pronto al compromesso, Morsi è stato estromesso senza tanti complimenti e messo in carcere dai militari appena si è opposto alle mosse di politica estera degli Stati Uniti. Ogni giorno si commettono massacri di gente che protesta contro il regime militare. La poderosa sollevazione di massa e il processo formalmente democratico che ha portato Morsi al potere, quali che possano esserne i difetti, è stato calpestato sotto il tallone di ferro dei militari sostenuti dagli Stati Uniti e dalle forze dell'ex presidente. In quasi tutti i paesi che hanno rovesciato i vecchi dittatori durante la primavera araba, hanno preso il potere fantocci filo-imperialisti o forze concilianti, malgrado le aspirazioni democratiche del popolo. Questo dovrebbe servire da lezione per tutte le forze che cercano di sfidare e cambiare i regimi dittatoriali nei loro paesi.
Non si deve mai fare il gioco degli imperialisti. Ciò si traduce nella sostituzione di un dittatore con un altro, e, se non peggiore, il sostituto sarà sicuramente al servizio degli imperialisti. Tutte le forze che vogliono una vera democrazia e si oppongono ai regimi dittatoriali dovrebbero farlo in modo autonomo, basandosi sulle proprie forze, mobilitando le masse e cercando il sostegno dei popoli del mondo. Non si collabora con gli imperialisti. Altrimenti i popoli sono di nuovo costretti a combattere con altre forze al servizio dell'imperialismo - come sta accadendo ora in Egitto e in altre parti del mondo .
Dopo la seconda guerra mondiale e fino alla vittoria della guerra di liberazione nazionale in Vietnam, il pretesto principale per le guerre di aggressione degli USA è stato il contrasto alla “diffusione del comunismo”. Dopo la disintegrazione dell'Unione Sovietica, la scusa spesso usata è la “violazione dei diritti umani” o il “terrorismo”, o entrambi. A volte sono state coperte dal “ripristino della democrazia” o dalla “garanzia della libertà”. Ma sempre la vera ragione era ed è la contesa per l'egemonia mondiale.
Questo è stato anche il motivo che stava dietro le diverse guerre di aggressione da parte di Francia , Gran Bretagna o dell’'ex superpotenza sovietica. L'uso di armi chimiche, addotto come ragione dell'attacco è stato negato con forza dal governo di Assad, che ha affermato che sono stati i ribelli ad averne fatto uso. Nessuno potrebbe appoggiare l'uso di armi chimiche, né da parte del governo né dei ribelli. Se è vero che i ribelli le hanno utilizzate, allora, non c’è dubbio che è l'imperialismo che avevano fornito loro il gas venefico Sarin. Se è vero che in più di due anni Assad non è stato ancora sconfitto la spiegazione più plausibile per l'uso di Sarin può essere che gli imperialisti americani lo hanno fornito ai suoi agenti in Siria per in modo che potessero usarlo come scusa per un attacco immediato.
Se si tiene presente che Obama aveva a suo tempo ammonito la Siria a non attraversare la “linea rossa”dell’uso di armi chimiche, si può facilmente capire che avrebbero usato proprio quella “linea rossa” come pretesto. Ma ciò che sconcerta è il modo in cui gli imperialisti USA stanno gridando “crimine”! Come tutti sanno, è l'imperialismo USA che detengono il triste record di uso di armi chimiche estremamente distruttive (napalm, agente arancio, fosforo bianco, per citarne alcuni), in Vietnam, Iraq e altrove. La terribile guerra chimica del 1915-1918 portò la Società delle Nazioni ad adottare la Convenzione di Ginevra del 1925, che ha vietato l' uso di armi chimiche e biologiche.
Nonostante Stati Uniti abbiano proposto e contribuito a redigere quel trattato, nel 1926 il Senato USA rifiutò di approvare la ratifica. Nel 1970 il trattato è stato ripresentato al Senato, che lo ha approvato solo quattro anni più tardi. Questa è la doppia morale tipica fino a oggi degli Stati Uniti in tutte le questioni relative al controllo delle armi! Finora gli Stati Uniti e le altre grandi potenze imperialiste non sono state disposte a vietare tutti i tipi di armi di istruzione di massa, come le bombe a grappolo, armi chimiche, biologiche e nucleari. Perché allora se ne parla per la Siria? Il perché può essere solo l’interesse a utilizzare armi di distruzione di massa contro la Siria o in qualsiasi parte del mondo. È l'imperialismo guerrafondaio che sviluppa, apertamente o clandestinamente, le armi chimiche per venderle ai loro lacchè e dittatori dei paesi oppressi per usarle contro gente comuni e i paesi nemici o per fornirle alle forze controrivoluzionarie per dei cambi di regime.
Oltre ad utilizzare indiscriminatamente le ADM sulla gente comune, gli imperialisti, in particolare USA e Israele non hanno esitato a usare armi chimiche e biologiche, nel tentativo di assassinare capi di stato o di organizzazioni che non si piegavano ai loro diktat. Se qualcuno deve essere processato per la distruzione causata da armi chimiche e biologiche in tutto il mondo, i primi sono gli imperialisti USA e tutta banda di banditi imperialisti da loro capeggiati o in combutta con loro. È evidente che USA, Gran Bretagna, Francia, Israele e Turchia vogliono portare al potere in Siria un regime fantoccio che ne favorisca gli interessi geopolitici in Medio Oriente, data la sua posizione strategica, e permetta loro di mettere le mani sulle risorse naturali della Siria, soprattutto il petrolio.
Ciò spianerebbe la strada alla penetrazione nei paesi dell'Asia centrale che un tempo erano parte dell’URSS/CSI, per controllare il petrolio e le altre ricche risorse di quei paesi. Ciò rappresenterebbe una grande sfida per la crescente influenza di Russia e Cina e contribuirebbe a imporre ulteriormente l'egemonia del suo socio minore Israele in Asia occidentale. È Israele che in Siria ha occupato le alture del Golan dopo la guerra dei sei giorni del 1967 e vi si è stabilito in permanentemente dalla guerra arabo-israeliana del 1973. Pretende di mantenerle, mentre è la Siria, tradita dagli accordi di Camp David, chiede la restituzione incondizionata delle alture del Golan. La Siria mantenuto la sua opposizione agli interventi imperialisti USA- Israele e ai loro disegni in Asia occidentale. La Siria ha anche sostenuto continuamente la causa palestinese. Il supporto di Hezbollah (Libano) ad Assad e alla causa palestinese e la sua dura opposizione a Israele è un'altra spina che gli imperialisti vogliono togliersi con questo attacco.
Allo stesso modo, l’attacco rappresenterebbe ancora una volta una grave minaccia per l'irriducibile Iran, anch’esso ostinato nella sua opposizione agli interessi egemonici di USA e Israele nella regione e che attualmente si oppone duramente a qualsiasi tentativo di attacco alla Siria – altri due piccioni con una fava. La devastazione causata in una data regione durante la prima o seconda guerra mondiale è minore rispetto alla devastazione causata dalle guerre imperialiste di aggressione o dalle guerre per interposta istigate e sostenute dai blocchi imperialisti rivali dopo la seconda guerra mondiale. La strategia di uso di missili a lungo raggio dal mare e i bombardamenti aerei da alta quota distruggono tutto - sia umani che cose - sul terreno delle zone colpite.
L' uso indiscriminato di droni ogni giorno molti più danni sulla popolazione civile che in qualsiasi altra epoca storica. Queste guerre di aggressione distruggono non solo l'inestimabile patrimonio di civiltà passate e le vite delle generazioni presenti, ma anche il futuro di molte generazioni a venire. Il danno è in molti casi irreparabile. Il neo-Hitler Obama versa lacrime di coccodrillo e non può tollerare le donne innocenti, bambini e civili uccisi in Siria da gas velenosi. Naturalmente, l’uccisione di innocenti, non è tollerabile. Ma è semplicemente logico che lo stesso vale per le innumerevoli donne innocenti, bambini e civili uccisi dai quotidiani attacchi dei droni americani in Pakistan, Yemen, Afghanistan, ecc? E che dire delle centinaia di migliaia di persone innocenti uccisi in Iraq, Afghanistan o Palestina negli ultimi decenni, per non parlare delle innumerevoli atrocità perpetrate in passato dagli imperialisti nei paesi oppressi durante e dopo l’epoca coloniale? Perché c'è sempre un silenzio complice su questi? È un crudele paradosso che gli USA, che hanno scorte di armi talmente enormi, comprese armi nucleari, da distruggere più volte tutta la terra (e non hanno esitato a usarle ovunque e ogni volta che volevano) abbiamo attaccato l'Iraq col pretesto delle armi di distruzione.
Un'altra incongruenza è che gli USA, che hanno fatto esplodere la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, in Giappone, oggi strillino contro il possibile sviluppo di armi nucleari da parte dell'Iran. Gli imperialisti non si sono neppure presi la briga di mostrare una parvenza di nessuna “ragione” per l'attacco alla Libia e l'uccisione di Gheddafi. Va ricordato che ADM non sono mai state trovate in Iraq e che l'Iran ha tutto il diritto di fabbricare armi nucleari, anche se il suo governo ha ripetutamente chiarito di non avere alcuna intenzione di produrre armi nucleari, e che il governo siriano continua a negare con forza di aver usato armi chimiche .
Viene in mente la favola popolare dell'agnello destinato ad essere divorato dal lupo comunque, sia che beva l’acqua a monte o a valle. Essere nato agnello è un sufficiente per essere divorato. Ed essere paese ricco di risorse o semplicemente essere situato in una posizione geografica strategica è motivo sufficiente per essere occupato. Non è altro che la fame imperialista di sempre per l’egemonia mondiale coperta dalla legge del giungla dei lupi. I popoli del mondo devono comprendere che tutti i pretesti di violazioni dei diritti umani gettateci in faccia a giustificazione di guerre di aggressione da parte di neonazisti non sono altro che fandonie per coprire la fame di risorse insaziabile degli imperialisti e la sfrenata contesa per l'egemonia mondiale. Il sistema capitalista mondiale è impantanato in una crisi finanziaria generale. Si ricorre a guerre di aggressione anche salvarsi da essa e aumentare la spietata razzia di risorse nei “arretrati” del mondo, che ne sono ricchi. Ma tutti questi tentativi per uscire dalla crisi stanno solo spingendo il sistema ancora più a fondo.
Gli imperialisti pensano che stanno accumulando ricchezze, ma ciò che in realtà stanno accumulando in abbondanza con ogni loro azione di aggressione e rapina è l'odio e la rabbia delle masse oppresse del mondo. Questi imbecilli non hanno imparato nessuna la della storia che le guerre di aggressione porteranno al loro rovesciamento. La guerra di aggressione alla Siria non potrà mai aiutarli a superare le crisi economiche e politiche in cui da lungo tempo affondano fino al collo, li farà sprofondare in crisi ancora peggiori. È già dimostrato in tutto il mondo dai prezzi del petrolio alle stelle e dai mercati diventati estremamente volatili, per non parlare della rapida svalutazione delle monete di diversi paesi oppressi, tra cui la nostro rupia che è in caduta libera .
Il presidente della Siria Bashar al-Assad ha dichiarato che combatteranno con le unghie e con i denti ogni aggressione imperialista al loro paese. Il ministro degli Esteri siriano ha dichiarato orgoglioso che sono pronti a combattere l'aggressione imperialista e non faranno un passo indietro fino alla sconfitta degli aggressori, anche ciò provocasse una terza guerra mondiale. Il governo siriano ha anche ripetutamente fatto appello all’ONU a opporsi all'attacco militare USA e risolvere la crisi pacificamente. Il popolo della Siria è in fermento e si prepara a combattere gli assalitori fino alla morte. Anche se Assad dichiara che contrasterà ogni tipo di aggressione imperialista, potrà riuscirci solo lo farà mobilitando il popolo e facendo affidamento su di esso. È altrettanto vero che nessun regime può mobilitare il popolo e ottenerne sostegno contro l'aggressione imperialista quando il popolo non goda di democrazia. Hafez al Assad, padre di Bashar e già presidente della Siria, aveva inviato truppe in Iraq nel 1991, partecipando all’aggressione imperialista. La Siria ha tenuto truppe in Libano fino al 2005, quando ed è stata denunciata dai libanesi di ingerenza nei loro affari interni. In questo contesto, ancora una volta, i regimi dei paesi oppressi dovrebbero aver compreso che nessun paese ha il diritto di interferire o inviare truppe in altri paesi per i propri interessi o piegandosi alle pressioni imperialiste.
Solo una fiera intransigente opposizione all’intervento e all'aggressione imperialista in qualsiasi paese come nel proprio paese può ottenere il sostegno del proprio popolo e dei popoli di tutto il mondo nell’opposizione agli imperialisti. Il governo indiano ha dichiarato che occorre aspettare che gli ispettori delle Nazioni Unite dichiari i risultati della loro inchiesta prima di prendere qualsiasi decisione per l'attacco. In realtà non hanno alcuna obiezione contro l’attacco alla Siria se c'è l’autorizzazione delle Nazioni Unite. La realtà è che lo Stato indiano non vuole inimicarsi né gli Stati Uniti né la Russia e così sta comodamente appollaiato sul recinto pronto a saltare, in un campo o nell’altro. Non si oppone inequivocabilmente a qualsiasi tipo di intervento militare in Siria, con o senza l'autorizzazione dell'ONU, da parte un qualsiasi paese aggressore o qualsiasi alleanza.
Non richiedendo senza equivoci che si fermino tutti i tentativi di attaccare la Siria, in realtà, sta aiutando gli imperialisti nella loro cospirazione per distruggere la Siria. Considerato il ruolo servile verso gli imperialisti o di spettatore passivo svolto nelle occasioni precedenti in cui sono state intraprese guerre di aggressione, ciò non sorprende affatto, fa solo disgusto e rabbia. Il CC del CPI (Maoista) condanna inequivocabilmente qualsiasi tentativo da parte degli imperialisti americani di attaccare la Siria ed esige la fine immediato di tutti i preparativi. Estende il suo sostegno e solidarietà a ogni tipo di resistenza del popolo siriano contro l'intervento imperialista e proposito di guerra di aggressione.
Vediamo la loro resistenza come parte dell’ampia la gamma dei vari tipi di resistenze che i popoli e le nazioni oppresse del mondo oppongono a tutti i tipi di intervento, aggressione e controllo imperialista. Affermiamo con forza che è dovere di ogni democratico del mondo opporsi in modo inequivocabile e condannare il proposito di attacco alla Siria guidato dagli Stati Uniti. Le forze anti-imperialiste di tutto il mondo stanno esprimendo il loro dissenso contro l’imminente attacco americano in Siria e scendono in piazza per chiedere la fine di tutti questi tentativi. Il nostro CC saluta tutte queste proteste e presta la sua voce a sostegno di tutte queste forze antimperialiste.
Il nostro partito chiama a raccolta le sue file per unire le mani di tutte le forze che si oppongono alla guerra in Siria e trasformarlo in un movimento di massa e militante contro tutti i tipi di intervento e di guerre di aggressione. I nostro CC chiama tutte le forze e organizzazioni antimperialiste e partiti proletari del nostro paese e del mondo a condannare i palesi tentativi degli imperialisti guidati dagli Stati Uniti di attaccare la Siria. È necessario costruire sostegno internazionale alla resistenza del popolo siriano contro questa guerra di aggressione. La resistenza agli imperialisti nei loro paesi giocherebbe un ruolo fondamentale nella sconfitta dei loro odiosi piani di occupazione e saccheggio di altri paesi.
Il nostro CC saluta l'opposizione alla guerra in Siria, che si versa nelle strade degli Stati Uniti e di paesi imperialisti. Si rivolge in particolare al popolo degli Stati Uniti, della Francia e degli altri paesi imperialisti, delle Turchia e dei regimi fantoccio in Asia occidentale, come Qatar e Arabia Saudita, che si preparano a partecipare all'attacco sulla Siria, per opporsi ai tentativi dei loro governi di distruggere la Siria e rafforzare la lotta unita delle nazioni oppresse e dei popoli del mondo contro l'imperialismo. La guerra di aggressione alla Siria potrebbe rivelarsi la proverbiale paglia sulla schiena del cammello per l' imperialismo degli Stati Uniti che è già impantanati in Iraq e in Afghanistan.
Ma il gigante dai piedi d'argilla dell'imperialismo non collasserà mai da solo, nonostante le innumerevoli debolezze. Occorrono duri colpi da parte tutti i popoli oppressi di tutto il mondo per cancellarlo dalla faccia della terra. Se gli imperialisti oseranno attaccare la Siria, la strenua resistenza del popolo orgoglioso della Siria, con la sua gloriosa storia di resistenza agli interventi imperialisti, e il sostegno dei popoli del mondo alla loro resistenza fisserebbe uno degli ultimi chiodi nella bara dell'imperialismo. Le condizioni materiali per formare un vasto fronte antimperialista contro il braccio di ferro, l'intervento, il controllo, lo sfruttamento, l'oppressione e le guerre di aggressione degli imperialisti sulle nazioni e popoli oppressi di tutto il mondo stanno maturando rapidamente.
Solo tale ampio, militante e inclusivo fronte antimperialista sarebbe in grado di combattere la dominazione l’intervento imperialista e tutte le guerre di aggressione in campo sociale, economico, culturale ecc. Ciò aprirebbe finalmente la strada al loro rovesciamento. Saremo in grado di realizzare una vera democrazia, il progresso e la pace nel mondo solo attraverso questa lotta unitaria per abbattere l'imperialismo e ogni tipo di reazionari. Fin dal secolo scorso gli imperialisti hanno fatto ricorso al fascismo e alla guerra per superare le loro crisi finanziarie e i popoli hanno fatto ricorso alla resistenza e alla rivoluzione per opporsi e sconfiggerli. In tutto il mondo, le condizioni materiali si stanno facendo sempre più favorevoli alla la rivoluzione e il nostro partito invita il popolo del nostro paese e del mondo a fare delle rivoluzioni di vincenti. Solo con la rivoluzione, noi rivoluzionari possiamo porre fine a tutte le guerre imperialiste e ingiuste e garantire la pace nel mondo

(Abhay)
portavoce,
Comitato centrale, PCI (Maoista)

pc 13 settembre - 2 GIOVANI OPERAI MORTI A LAMEZIA TERME

Un silos di un'industria per la trasformazione di oli combustibili è esploso nel pomeriggio nell'area industriale di Lamezia Terme. Secondo le prime notizie fornite dalle forze dell'ordine, due operai sono morti ed un terzo è rimasto ferito.

L'esplosione è avvenuta all'interno dello stabilimento di San Pietro Lametino della Ilsap Biopro, un'azienda che produce oli raffinati, biomasse, glicerina e biodiesel. Sono intervenuti, oltre alle forze dell'ordine, i vigili del fuoco, che stanno accertando la natura di vapori che si sono liberati nell'aria.

E' molto grave l'operaio rimasto ferito nell'esplosione. L'uomo ha ustioni su tutto il corpo. Nel momento dell'esplosione, secondo le prime notizie raccolte dagli investigatori, nel silos erano in corso lavori di manutenzione. Una gru con un cestello per fare salire gli operai è ancora vicino alla struttura.

Sono Daniele Gasbarrone di Latina e Alessandro Panella di Velletri, entrambi di 32 anni, le due vittime dell'esplosione. La sede legale della Ilsap Bipro, l'azienda in cui è avvenuto l'incidente, è a Latina, mentre quella operativa è a Lamezia Terme. Le due vittime, secondo quanto si è appreso, lavoravano come saldatori e non è escluso fossero impegnati nella manutenzione della cisterna. Una donna che ha assistito all'incidente ha detto di avere sentito uno scoppio e di avere visto una fiammata e qualcosa che volava in aria.

Sono stati investiti da una fiammata improvvisa, mentre stavano facendo lavori di saldatura, i due operai morti e quello rimasto ferito Il ferito è Enrico Amati, di 47 anni, della Val di Chiana, in Toscana. Uno dei cadaveri, completamente carbonizzato, si trova nel cestello di una gru posizionata a fianco del silos e sulla quale lavoravano gli operai. Al momento, comunque, le cause dell' esplosione non sono state ancora accertate. Carabinieri e polizia stanno facendo i rilievi per ricostruire ciò che è successo. Gli investigatori non escludono che si possa essere formata una nuvola di gas derivante dalla lavorazione degli oli.

pc 13 settembre - a Taranto iniziativa contro la guerra imperialista in siria






La mobilitazione nella serata di mercoledì 11 settembre si è svolta dal ponte girevole fino all'Ammiragliato - luogo scelto perchè proprio nei giorni precedenti da Taranto erano partite per il Libano vicino alle coste della Siria due navi militari italiane.
Come si vede dalle foto, decine di striscioni sono stati posti lungo tutta la ringhiera, sia come denuncia sia come informazione/controinformazione alla gente della vera natura e interesse in gioco della guerra che si accingono a fare l'imperialismo Usa, potenze europee, e la stessa Italia, smentendo con fatti concreti (navi da Taranto, firma del comunicato congiunto con gli Usa del governo Letta e prossimo viaggio di Letta da Obama), le parole che vanno dicendo.
Si sono fatti vari comizi seguiti con attenzione soprattutto da giovani, donne; in essi si è anche informato e denunciato il ruolo di Taranto in queste guerre imperialiste e le ricadute pesanti di questo sui lavoratori e la popolazione, in termini di: soldi per armi e intervento di guerra e non per lavoro; inquinamento che la presenza della Base navale porta sul territorio; ecc.
Ma in particolare si è fatto appello alla solidarietà e all'unità dei lavoratori, disoccupati e masse popolari con i proletari e le popolazioni siriane e arabe in lotta: noi ci sentiamo fratelli con loro e non certo con coloro che, in Italia, peggiorano il nostro presente e il nostro futuro. 
All'iniziativa erano presenti rappresentanti di operai dell'Ilva e sono venuti compagni, del Comitato di quartiere, compagni che in questi giorni stanno occupando un palazzina in città vecchia, compagni di 'Sinistra critica', singole donne, giovani.

Questa mobilitazione continuerà sia perchè i venti di guerra e i preparativi di intervento sono sempre attivi; sia perchè dobbiamo subito dire NO alla prossima installazione degli F35 nella Base aerea di Grottaglie in provincia di Taranto.
Per questo la prossima iniziativa sarà a Grottaglie

VOLANTINO DISTRIBUITO

Contro ogni tipo di guerra imperialista per profitto e petrolio contro la Siria e le masse arabe. Contro ogni tipo di partecipazione italiana alla guerra voluta dall'imperialismo USA /Obama
Contro ogni uso della Puglia e di Taranto come base di guerra
Vogliamo lavoro e salute e non bombe !
Gli operai, i precari, i disoccupati, i giovani le donne di Taranto sono e devono essere contrari alla guerra che si prepara da parte USA e altri paesi contro la Siria, perché è una guerra ingiusta, dato che serve solo alle potenze imperialiste, Usa in primis, per mantenere le proprie mani sul medio oriente e continuare a spartirsi il controllo delle risorse naturali di quei paesi come il petrolio.

Il pretesto delle 'armi chimiche usate da assad' non regge; ci sono prove di fonte occidentale di armi chimiche usate dagli oppositori di Assad; le armi chimiche sono state e vengono fornite a tutti dalle potenze occidentali USA in testa; i grandi possessori di armi chimiche sono proprio gli USA e quei Stati che chiedono poi alla Siria di consegnarle, perchè ne vogliono il monopolio
Non sono le bombe dell'imperialismo che possono portare avanzamenti e progresso per i popoli,
basta vedere cosa è successo in Irak, in Afganistan, in Libia…..ancora una volta in Siria come in tutto il mondo arabo sono solo la classe operaia e il popolo che possono cambiare la situazione e abbattere governi e regimi dittatoriali nei loro paesi, trovando l'unità di classe nella lotta, superando le divisioni religiose ed etniche.
Dietro la guerra ci sono i profitti dei signori del capitale, dei signori del petrolio, dei mercanti di armi.. come ha detto lo stesso Papa
Sempre durante le crisi cicliche del capitalismo i padroni usano la guerra per spartirsi nuovi mercati e continuare a fare profitti sulla pelle dei lavoratori e del popolo mentre la crisi taglieggia i salari e lavoro, crea povertà fame, miseria,.
Anche in Italia è in corso una campagna di inganni, il governo Napolitano-Letta-Berlusconi dice di non partecipare "senza l'Onu “ ma intanto partecipano alla guerra propagandistica di OBAMA, mettono a disposizione le basi militari USA NATO che ci sono sul nostro territorio e fanno già partire navi da guerra da TARANTO.
Tutti calpestano l'art. 11 della Costituzione che vieta la partecipazione italiana a guerre.
Noi non dobbiamo stare a guardare, non vogliamo guerre, nè pagare le loro guerre,
in caso di attacco alla Siria facciamo già ora appello a tutti e a tutte le realtà organizzate antimperialiste e antimilitariste per una immediata mobilitazione cittadina
La Base navale di Taranto è la più grande del Mediterraneo è inserita in un asse con Sigonella come punti di appoggio della VI Flotta della Marina militare americana. Ma ora non c'è solo Taranto. va crescendo il ruolo di Grottaglie dove c'è la Base aerea di Maristaer che viene considerata sempre più rilevante, tanto che si parla di 15 caccia F35B che sarebbero dislocati a Grottaglie, per essere poi utilizzati sulle portaerei, in particolare della Cavour, per rifare il cui ponte sono stati spesi 89 milioni di euro, mentre dicono che non ci sono soldi per lavoro e servizi sociali
La Marina Militare a Taranto da sempre ha prodotto inquinamento del mare nella nostra città e ad essa va addebitata gran parte della distruzione della miticultura e l'appropriazione di zone turisticamente sfruttabili. Tutte cose a cui l'Ilva di Riva ha dato, per così dire, il colpo di grazia.
non vogliamo Taranto base di guerra, non vogliamo una città oltre che inquinata sempre più militarizzata


circolo proletari comunisti taranto
pcro.red@gmail.com 347-1102638

pc 13 settembre - ILVA: COMIZI, STRISCIONI, VOLANTINAGGI DELLO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE




Ieri comizi, striscioni, volantinaggi, discussioni alla port. A dell'Ilva di Taranto

Ieri, all'uscita delle ore 15 e delle 16, alla port. A comizi, striscioni e volantinaggi dello Slai cobas per il sindacato di classe.
Contro il licenziamento di Marco Zanframundo, per il suo rientro immediato in fabbrica;
contro il piano Riva/Bondi di ristrutturazione/tagli senza messa a norma.
Nei comizi abbiamo detto della necessità di una risposta di massa degli operai a questo licenziamento, il cui significato riguarda tutti;
che Marco potrà essere riportato in fabbrica dalla mobilitazione in qualsiasi forma degli operai e non dalle prese di posizioni, sia pur utili, di consiglio comunale, vescovo, ecc.;
che occorre quindi una fermata di massa nella prossima settimana e iniziative interne degli operai, anche attraverso una raccolta firme di reparto che pretenda dai delegati e dai sindacati confederali che su questo si muovano.
Attenzione tra gli operai e discussioni.
Dalle discussioni è emerso anche il lavoro sporco di confusione che stanno facendo sindacalisti all'interno per celare la verità sul licenziamento di Marco. 
Lo Slai cobas ha rilanciato: 
che si faccia e si chieda allora un'assemblea con la presenza di Marco Zanframundo e degli operai del Mof, perchè possano informare gli operai della vera situazione al Mof sulla mancanza di sicurezza e del fatto che nulla è cambiato dalla morte di Claudio Marsella, dell'azione dei capi (tra cui quello inquisito per la morte di Claudio Marsella) che è peggiorata in questi mesi, delle resistenze che gli operai hanno dovuto fare.

Nello stesso tempo, la denuncia del piano complessivo di Riva/Bondi e governo è sembrata, con le notizie arrivate in serata dei 1400 licenziamenti negli stabilimenti del nord, quasi una premonizione.

Purtroppo, una previsione facile - che i sindacati confederali nascondono o dicono ai loro "fidati" - che se non si dà una risposta unitaria contro padroni e governo, per la difesa di tutti i posti di lavoro, degli stipendi e della salute, coinvolgerà tra poco anche lo stabilimento dell'Ilva di Taranto













VOLANTINO DISTRIBUITO IERI ALL'INIZIATIVA ALLA PORT. A

MARCO ZANFRAMUNDO DEVE RIENTRARE CON LA LOTTA UNITARIA DEI LAVORATORI - QUESTA LOTTA VA UNITA A QUELLA PER UNA VERA SICUREZZA AL MOF E IN TUTTA LA FABBRICA E A QUELLA CONTRO IL PIANO CHE BONDI PREPARA PER TUTTA L'ILVA CHE SARA' DI RISTRUTTURAZIONE E TAGLI CON IL PRETESTO DELL'APPLICAZIONE DELL'AIA.

La lotta per far rientrare Marco operaio del reparto MOF, attivista della USB - licenziato dopo una catena di contestazioni e provvedimenti disciplinari allo scopo di arrivare al licenziamento - è appena cominciata.
Al MOF, dopo la morte di Claudio Marsella, la battaglia per la sicurezza non si è ancora risolta. Capi di questo reparto sono inquisiti ma restano al loro posto e invece MARCO VIENE LICENZIATO!
Con questo licenziamento l'Ilva vuole dare un segnale di intimidazione a tutti gli operai. Per questo il rientro di Marco è interesse di tutti gli operai per difendere il loro diritto di alzare la testa e il diritto alla sicurezza sul lavoro.
Tutte le OO.SS. devono prendere posizione e fare la loro parte per il rientro di Marco, non si può accettare questo vergognoso silenzio-assenso.
Ma tutti gli operai devono fare la loro parte in questa lotta che deve essere condotta in termini seri e giusti e non alzando polveroni di 'scioperi ad oltranza' su tutto e il contrario di tutto, ma allargando la partecipazione in tutte le forme.
E' positivo che consiglio comunale e arcivescovo abbiano preso posizione, ma il rientro di Marco è legato innanzitutto alla mobilitazione della fabbrica e contestando in tutte le sedi il provvedimento. Dobbiamo vincere e non darla vinta a padroni, capi e loro complici.
Serve la solidarietà operaia e popolare con gli operai licenziati della Emmerre.
Questi operai devono essere tutelati applicando la clausola sociale di continuità del lavoro in caso di cessazione dell'appalto
Non possiamo accettare che licenziano mentre altri arresti eccellenti vengono fatti del comando occulto in fabbrica e altri soldi vengono scovati del tesoro di profitti fatti sul sangue dei lavoratori e della città. Non possiamo accettare che Bondi, per conto di Riva e governo, prenda il pieno controllo della situazione e ristabilisca il comando autoritario in fabbrica per attuare ristrutturazione e tagli occupazionali, senza una reale messa a norma.
Lo slai cobas fa la sua parte in questa lotta
nell'interesse non di una sigla sindacale ma nell'interesse di tutti gli operai. Noi siamo sempre unitari, gli altri invece o si fanno complici del padrone o si fanno autopropaganda. In questa fabbrica deve avanzare il sindacato di classe basato sui cobas altrimenti gli operai non hanno niente né otterranno niente.

pc 13 settembre - contro la repressione antioperaia in brasile

Greve Enesa
 Manifestamos nossos veementes protestos e somamos a exigência de imediata libertação dos três operáriosBILLY JOE ARAÚJO ROSA, MARCELO DE CARVALHO VIEIRA e PAULO CESAR GOMES DUARTE, empregados da Enesa, terceirizada da Vale na obra da Mina Conceição, em Itabira, arbitrariamente presos no Presídio de Itabira, desde o dia 18 de março/2013. As prisões ilegais dos operários foram articuladas pelas empresas Vale e Enesa como forma de intimidação e coerção sobre os mais 2.000 operários que haviam deflagrado novo movimento grevista dos dias 6 de março a 12 de março/2013, a terceira paralisação em menos de um ano.
Os três operários, Billy Joe, Marcelo Vieira e Paulo Duarte, sofrem a acusação absurda de terem provocado incêndio nos alojamentos da Enesa, ocorrido na noite do dia 12/3/2013; acontece que é público e comprovado em atas de reunião e de lista de passageiros que eles nem estavam na cidade no momento que irrompeu o incêndio pois  haviam ido participar de uma reunião relativa a greve no TRT – Tribunal Regional do Trabalho, em Belo Horizonte, e só voltaram para Itabira aproximadamente a 1 hora da madrugada do dia 13/3/2013.
Os 2.000 operários reivindicavam com a greve melhoria das condições de trabalho, melhoria dos alojamentos, melhoria do atendimento do plano de saúde, extensivo aos familiares, melhoria da alimentação, melhoria salarial, etc. As empresas Vale e Enesa, que constantemente são flagradas em diversas regiões do país por precarização das condições de trabalho e superexploração dos operário, além de danos sociais e ambientais, mais uma vez escolheram o caminho da repressão e da truculência contra os trabalhadores e em conluio com “autoridades” corrompidas negam o atendimento das justas reivindicações dos trabalhadores e continuam causando destruição e saque das riquezas das regiões onde estão instaladas.
O ardiloso e ilegal processo dos três operários, Billy Joe, Marcelo Vieira e Paulo Duarte tem o número 0043084-82.2013.8.13.0317, do TJMG, comarca de Itabira, sendo juiz do processo, Murilo Silvio de Abreu, da Vara Criminal da Comarca de Itabira, que discricionariamente tem negado todas medidas judiciais para a libertação dos operários.
Exigimos a imediata libertação dos operários BILLY JOE ARAÚJO ROSA, MARCELO DE CARVALHO VIEIRA e PAULO CESAR GOMES DUARTE, operários honestos, pais de família e jovens trabalhadores, presos injustamente na Penitenciaria há quase seis meses; enquanto empresários criminosos, políticos corruptos, mensaleiros e todo tipo de bandido rico gozam de toda impunidade no país. Não podemos aceitar que greve seja tratada como caso de polícia e que empresas inescrupulosas continuem a atentar contra os direitos dos trabalhadores, forjando processos judiciais e até provocando ou mesmo forjando incêndios, como forma de desorganizar justos movimentos grevistas.
São Paulo, 11 de setembro de 2013
LIGA OPERÁRIA

pc 13 settembre - Sud africa-Turchia.. scontri a soweto - notte di manifestazioni in Turchia

Afrique du Sud : Affrontements à Soweto

Ce mercredi, des centaines d’habitants du bidonville de Waterworks, à l’ouest de Soweto ont manifesté et bloqué une route à Protea Glen pour exiger une amélioration des services publics dans leur ’habitat informel’, comme on appelle ces bidonvilles, ou leur relogement. Plus de 1000 personnes vivent là sans eau courante et avec vingt latrines. Hier, ces habitants se sont affrontés à la police. Les manifestants ont brûlé des pneus sur la route et ont jeté des pierres aux forces de l’ordre qui sont intervenues à coups de gaz lacrymogène et de balles en caoutchouc. Des dizaines de personnes ont été blessées. Les autorités ont déclaré avoir interpellé plus de 200 personnes qui seront poursuivies pour violence dans l’espace public.
Répression dans la banlieue de Soweto
Voir le dossier: Afrique avec les tags: - - Nos sources
12 septembre 2013

Turquie : Nuit de manifestations

La population est descendue dans les rues de plusieurs villes turques cette nuit pour prendre part à de multiples rassemblements pour dénoncer la mort d’un jeune manifestant lundi. Le mot d’ordre général de ces manifestations était ’AKP Assassin’ alors que le ministre de l’Intérieur turc a déclaré hier que la police n’était pas responsable de la mort du jeune dont il dit qu’elle aurait été causée par une chute parmi la foule. Plus de mille personnes s’étaient réunies sur la place de Kadiköy à Istanbul où les forces de l’ordre ont tiré des gaz lacrymogène et des jets d’eau. Les 2500 manifestants rassemblés à Izmir ont eux fait face à des grenades lacrymogène, tout comme ceux réunis à Ankara, Mersin et Antakaya.
Répression à Istanbul
Voir le dossier: Turquie-Kurdistan avec les tags: -

giovedì 12 settembre 2013

pc 12 settembre - Sicilia trasformata dal governo e crocetta in piattaforma di guerra USA - 28 settembre manifestazione nazionale NOMUOS

Marines Usa a Sigonella per nuove missioni in Libia

Marines Usa a Sigonella per nuove missioni in Libia

A un anno esatto dall’attentato contro il consolato Usa di Bengasi in cui persero la vita l’ambasciatore Christopher Stevens ed altri tre funzionari statunitensi, la forza speciale di pronto intervento dei Marines viene messa in stato d’allerta. Secondo quanto riferito dalla Cnn, 250 uomini della Special-Purpose Marine Air-Ground Task Force (SP MAGTF), l’unità per il combattimento aereo e terrestre in Africa del Corpo dei marines, sono stati trasferiti segretamente nei giorni scorsi nella base siciliana di Sigonella.
“Così, in caso di crisi, la task force potrà raggiungere la Libia in poco meno di tre ore”, hanno spiegato due ufficiali Usa ai giornalisti della Cnn. Altri 250 marines della MAGTF sono pronti a raggiungere Tripoli e Bengasi dalla base spagnola di Moròn, dove la task force è stata attivata la prima volta lo scorso anno. Una quarantina di marines hanno già raggiunto invece due capitali nordafricane (molto probabilmente Tripoli e Il Cairo) e Sanaa (Yemen) per rafforzare i dispositivi militari delle locali ambasciate Usa.
Secondo fonti del Pentagono, un altro contingente di 300 marines si troverebbe a bordo dell’unità da guerra USS San Antonio in rotta nelle acque del Mediterraneo orientale congiuntamente alle fregate lanciamissili e ai sottomarini nucleari della forza navale Usa anti-Assad.

pc 12 settembre - Nepal - lo sciopero generale è promosso e guidato dal PCN maoista contro il governo reazionario, filoindiano


da contropiano
Lo sciopero generale della sinistra paralizza il Nepal
Lo sciopero generale proclamato da una alleanza di 33 partiti della sinistra ha paralizzato oggi la capitale del Nepal Kathmandu e in parte il resto del paese. Da questa mattina ogni mezzo di trasporto pubblico o privato si è fermato, mentre la maggioranza dei negozi, delle scuole, delle manifatture e molte imprese sono rimasti chiusi per adesione spontanea o per timore di ritorsioni da parte degli scioperanti che hanno graziato solo ambulanze e veicoli della Croce Rossa, alcuni mezzi d’informazione, le rappresentanze diplomatiche e il trasporto turistico.
Al centro della mobilitazione la protesta contro le elezioni fissate il prossimo 19 novembre per la scelta di una nuova assemblea costituente. Al suo posto, le forze della sinistra nepalese chiedono che sia un nuovo governo di larga maggioranza, aperto a tutte le parti politiche, a decidere il futuro di una nazione che da anni subisce la situazione di stallo del sistema politico e parlamentare scaturito dalla caduta della dispotica monarchia a cui per anni si è opposta la guerriglia maoista.
Dall’inizio di quest’anno, è in carica un governo provvisorio guidato dal presidente della Corte suprema e incaricato di favorire l’approvazione di una nuova Costituzione e di condurre il Nepal a nuove elezioni parlamentari.
La coalizione di 33 partiti che si oppone alle nuove elezioni è dominata dal Partito comunista nepalese (Maoista), erede politico del movimento guerrigliero che per un decennio ha impegnato l’esercito governativo in una guerra finita con il suo ingresso in parlamento nel 2007, ma successivamente escluso dal potere dopo un breve periodo di governo. 

pc 12 settembre - rappresaglia di padron Riva - Riva Acciaio: stop alle attività, sospesi 1400 lavoratori. - -"La famiglia Riva, messa alle strette, scarica sui lavoratori tutte le responsabilità. È un atteggiamento incivile",

respingere il ricatto di padron riva con la lotta in tutti gli stabilimenti
isolare i sindacati FIM_UILM al servizio di padron Riva
lavoro e salute si difendono insieme con l'unità su basi di classe degli operai dell'ILVA

slai cobas per il sindacato di classe ilva taranto
slaicobasta@gmail.com



Riva Acciaio: stop alle attività, sospesi 1400 lavoratori. A Lesegno scatta la protesta

ll gruppo siderurgico proprietario dell'Ilva, annuncia gli esuberi nelle società riconducibili alla famiglia di imprenditori dopo il sequestro da 916 milioni di euro effettuato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Taranto. Da oggi cessano le produzioni degli stabilimenti. E i lavoratori scendono in piazza
TORINO - Il gruppo Riva ha confermato. Tutti gli stabilimenti si fermano oggi. La comunicazione in una nota: "siamo costretti a cessare tutte le attività" in Italia esterne al perimetro dell'Ilva. Riva Acciaio ha fatto sapere che si fermeranno anche gli stabilimenti di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco) e di servizi e trasporti (Riva Energia e Muzzana Trasporti). "Tali attività - sottolinea la nota - non rientrano nel perimetro gestionale dell'Ilva e non hanno quindi alcun legame con le vicende giudiziarie che hanno interessato lo stabilimento Ilva di Taranto". Il provvedimento interessa complessivamente 1.402 addetti negli stabilimenti che da domani saranno "messi in libertà". Sono i lavoratori impiegati nelle 7 società dell'azienda dopo il sequestro conservativo di 916 milioni di euro (tra cui 71 milioni di azioni Alitalia) eseguito ieri dalla guardia di finanza di Taranto.

Di fronte lo stabilimento che la società ha a Lesegno, in provincia di Cuneo, i 250 lavoratori hanno organizzato una manifestazione. I sindacati hanno indetto due assemblee, alle 17 e alle 22, per discutere le prossime mosse con le tute blu dell'acciaieria di Lesegno. Il clima è già piuttosto infuocato: "La famiglia Riva, messa alle strette, scarica sui lavoratori tutte le responsabilità. È un atteggiamento incivile", ha commenta Barbara Tibaldi, una lavoratrice.

"L'errore è stato arrivare a questo punto: in quanto bisognava prevenire il crearsi di questa situazione e trovare un'altra via d'uscita che garantisse il proseguimento dell'attività e salvaguardasse l'occupazione", ha detto il presidente di Confindustria Cuneo, Franco Biraghi. Per la presidente della Provincia di Cuneo, Gianna Gancia, "in questo Paese è ormai impossibile fare impresa".


I precedenti dello scontro. La chiusura degli impianti si inquadra nel lungo braccio di ferro che da più di un anno contrappone la famiglia Riva alla magistratura di Taranto. Lo scontro era iniziato con l'ordine di spegnere l'altoforno perché giudicato inquinante. Nel frattempo erano scattate le manette per gli amministratori compreso il vecchio Emilio Riva finito ai domincialiari. La proprietà si era opposta ed era intervenuto anche il governo per trovare una soluzione. Aveva emanato un decreto nel quale dettava i criteri per la ripresa produttiva e il risanamento ambientale. La Procura di Taranto, sentendosi scavalcata, aveva sollevato conflitto di competenza presso la Corte Costituzionale. Aveva perso ma non si era ritirata. A maggio il gip Patrizia Todisco aveva ordinato il sequestro di otto miliardi sul patrimonio del gruppo Riva.

I motivi della decisione.
"La decisione - afferma la società -, comunicata al custode dei beni cautelari, Mario Tagarelli, e illustrata alle rappresentanze sindacali dei diversi stabilimenti coinvolti, si è resa purtroppo necessaria poiché il provvedimento di sequestro preventivo penale del Gip di Taranto, datato 22 maggio e 17 luglio 2013 e comunicato il 9 settembre, in base al quale vengono sottratti a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali, fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività".

"Riva Acciaio impugnerà naturalmente nelle sedi competenti il provvedimento di sequestro, già attuato nei confronti della controllante Riva Forni Elettrici e inopinatamente esteso al patrimonio dell'azienda - conclude l'azienda -, in lesione della sua autonomia giuridica, ma nel frattempo deve procedere alla sospensione delle attività e alla messa in sicurezza degli impianti cui seguirà, nei tempi e nei modi previsti dalla legge, la sospensione delle prestazioni lavorative del personale (circa 1.400 unità), a esclusione degli addetti alla messa in sicurezza, conservazione e guardiani degli stabilimenti e dei beni aziendali".

Nel dettaglio. Sono in totale 1.402 i dipendenti che lavorano nei sette stabilimenti in Italia della Riva Acciaio di cui è stato annunciato oggi il fermo. Nel dettaglio vi lavorano 964 operai, 291 impiegati, 91 intermedi, 33 quadri e 23 dirigenti. L'impianto più grande coinvolto è a Verona, con 429 dipendenti. Oltre agli stabilimenti produttivi si ferma anche l'attività della sede di Milano (80 dipendenti) e dell'unità di logistica Muzzana Trasporti (14 dipendenti). Le produzioni sono realizzate con svariati macchinari, ma non sono a caldo e per tutte è possibile il fermo immediato. Domani in tutti gli impianti coinvolti sono previste assemblee sindacali. Nel 2012 Riva Acciaio ha registrato 868 milioni di fatturato (1.046 milioni nel 2011).

Gli stabilimenti fermati.
Verona: 429 dipendenti (317 operai). Produce vergella, tondo per cemento armato e rete elettrosaldata. Lesegno (Cuneo): 257 dipendenti (172 operai). Produce billette laminate, barre a caldo, tondo per cemento armato. Sellero (Brescia): 232 dipendenti (189 operai). Produce barre piatte a caldo, tonde a caldo, travi e ferri a 'U'. Caronno Pertusella (Varese): 162 dipendenti (107 operai). Produce blumi e billette da colata continua. Cerveno (Brescia): 137 dipendenti (98 operai). Produce billette laminate, barre tonde a caldo. Malegno (Brescia): 65 dipendenti (49 operai). Produce barre trafilate piatte, quadre e tonde, tonde pelate, tonde rettificate da pelato, tonde rettificate da trafilato. Annone Brianza (Lecco): 41 dipendenti (27 operai). Produce tondo per cemento armato. Sono esclusi dal fermo le attività estere della Riva Forni Elettrici, la capogruppo di Riva Acciaio, con siti produttivi in Francia, Germania, Belgio, Spagna e Canada.

la Fim Cisl e la UILM a difesa di Riva

La diffida di Fim Cisl. "La Fim Cisl ritiene che questo è l'ennesimo epilogo, di cui a farne le spese sono i lavoratori. Diffidiamo l'azienda - ha detto il segretario nazionale Fim Cisl, Marco Bentivogli- ad avviare la messa in libertà dei lavoratori e la invitiamo a ricorrere immediatamente all'utilizzo degli ammortizzatori sociali. Invitiamo altresì la Procura in tempi rapidi a scorporare dal provvedimento di confisca tutto ciò che impedisce la normale prosecuzione dell'attività produttiva e lavorativa. Non accetteremo questa ennesima beffa - ha concluso - ai danni dei lavoratori che non hanno nessuna responsabilità". 
Uilm nazionale. "E' la diretta conseguenza del sequestro preventivo per l'ammontare di 916 milioni di euro attuato ieri dalla guardia di finanza di beni immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie del gruppo siderurgico in questione. Ancora una volta le iniziative disposte dagli uffici del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Taranto determinano una ripercussione negativa sulla produzione siderurgica nazionale e sugli approvvigionamenti d'acciaio utili alle imprese manifatturiere italiane ed estere".

Fiom Cgil.
"La scelta di Riva è un atto di drammatizzazione inaccettabile perché scarica sui dipendenti responsabilità non loro", ha affermato in una nota Maurizio Landini leader di Fiom Cgil. "Così la situazione non è più gestibile, quindi - ha detto il sindacalista - chiediamo al Governo di convocare con urgenza un tavolo e di dare il via al commissariamento, come previsto dal decreto Ilva, di tutte le società controllate dal Gruppo, comprese Riva Acciai e Riva Fire, al fine di garantire l'occupazione e la continuità produttiva".

Nessun esubero a Taranto. Per "Taranto Energia", società controllata da Ilva ma finita comunque nel sequestro dei giorni scorsi, si vedrà nelle prossime ore come superare il nodo stipendi. Ci sono solo un centinaio di unità fra le società dell'energia e dei servizi marittimi che non hanno percepito lo stipendio a causa del blocco dei conti correnti, una delle misure adottate dall'autorità giudiziaria.


Ilva, acciaio nel dramma
"Date garanzie per Genova"

L’acciaio rischia nuovamente di precipitare nel dramma e Cornigliano può pagare un prezzo molto salato. A far salire la tensione, ieri, l’annuncio dell’Ilva della messa in mobilità di millecinquecento lavoratori delle aziende del gruppo escluse dal commissariamento e quindi ancora alle dirette dipendenze della famiglia Riva. Genova, toccata solo per poche unità, guarda però con sempre maggiore preoccupazione a quanto potrà accadere nelle prossime settimane. Lunedì prossimo alle 9,30, in Confindustria, è infatti convocata la riunione tra Fim Fiom Uilm e Ilva per il rinnovo dei contratti di solidarietà che scadranno il 29 settembre. Ma che accadrà? "A fronte delle preoccupanti notizie di questi giorni circa la situazione del Gruppo Ilva, la Fiom Cgil di Genova sottolinea come a Genova sia in vigore l’Accordo di Programma siglato nel 2005, atto che in tutti questi anni ha permesso la salvaguardia occupazionale e la continuità produttiva del sito genovese — spiega il segretario della Fiom genovese Bruno Manganaro — Nella riunione di lunedì la Fiom Cgil chiederà piena conferma dell’Accordo a tutela dei lavoratori e dello loro famiglie".A far salire la tensione anche l’incontro che nei giorni scorsi i rappresentanti dei lavoratori hanno avuto con il commissario Enrico Bondi. "Ci ha spiegato che fra le sue funzioni ci sono quelle della ristrutturazione di tutto il gruppo — continua Manganaro — A questo punto bisognaessere chiari da subito: noi il 29 settembre attendiamo la proroga per l’ultimo anno dei contratti di solidarietà. Ma sappiano tutti che Genova ha già il suo piano industriale, che è l’accordo di programma. Non possiamo accettare un nuovo piano di ristrutturazione, abbiamo già dato, pesantemente. Quindi siamo pronti a firmare l’accordo in Confindustria, ma solo se viene riconfermato in toto l’accordo di programma. E questo, purtroppo, ho l’impressione che non sia scontato".Le continue voci di nuovi esuberi all’interno del gruppo preoccupano i rappresentanti dei lavoratori. E la produzione della banda stagnata potrebbe anche essere coinvolta in questo nuovo piano del gruppo. "Chiameremo le istituzioni, è necessario vigilare — chiude Manganaro — Vogliamo che la linea di produzione della banda stagnata venga confermata".

pc 12 settembre - COMPRAVENDITA DI SENATORI IN CORSO... IL MERCATO DELLA BORGHESIA E' SEMPRE PIENO DI MERCE AVARIATA

COMPRAVENDITA DI SENATORI IN CORSO
In questi giorni si riunisce la Giunta per le elezioni di palazzo Madama - la sede del Senato della Repubblica - per votare la decadenza del Delinquente di Arcore dalla sua carica; il verdetto è atteso per venerdì ventisette settembre, ma la ratifica del provvedimento, se mai avverrà, sarà in aula lunedì quattordici ottobre: il giorno prima, cioé, che il Criminale Lombardo sia chiamato a decidere se scontare il residuo di pena, un anno per frode fiscale, agli arresti domiciliari o mediante l'affidamento ai servizi sociali.
Sia detto per inciso: quest'ultima misura dovrebbe essere attuata con la finalità di rieducazione del reo; sinceramente fa un po' ridere la pretesa che essa possa essere applicata ad un vecchio rudere di settantasette anni, ormai da troppo tempo abituato a fare il mal vivente per poter pensare di reinserirlo nella società.
Tornando al ragionamento iniziale: come si vede c'è circa un mese di tempo per cercare di comporre un Governo diverso da quello attuale, visto che gli esponenti più in vista della co... (pardon, del partito) forzitaliota non resterebbero certamente ad inciuciare un secondo in più qualora - come logica pretenderebbe - il loro padrino venisse defenestrato.
Ecco, allora, che si intensifica la campagna di compravendita dei senatori da parte del Partito (sedicente) Democratico: loro lo chiamano per pudore - ed anche perché amano parlare in inglese, in ossequio ai loro padroni della Central Intelligence Agency - scouting, ma è la stessa ed identica cosa di quanto operato dal Malvivente Milanese quando acquistò i voti di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti.
Al momento non si conosce la dimensione dei risultati di questa pratica scorretta dei sedicenti democratici: l'unico dato certo è che Ulisse Di Giacomo, colui che dovrebbe prendere il posto del Delinquente di Arcore, ha già dato la propria disponibilità a sostenere un eventuale governo Letta-bis.
Alla faccia della coerenza nel portare avanti i valori in cui si crede, appena il Criminale Lombardo esce di scena, questo 'signore' non si fa problemi a cambiare il suo posizionamento politico.
Genova, 12 settembre 2013

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

pc 12 settembre - marsiglia antifascista il 14 settembre

Manif antifa à Marseille : Rejoins le Bloc Rouge !


Le 14 Septembre, nous appelons à former un bloc rouge à Marseille à l'occasion de la manifestation antifasciste qui aura lieu à 14h00 au Vieux Port.
Nous serons également présent-e-s à la fête de l'humanité qui se tiendra le même week-end à la Courneuve.
Salutations révolutionnaires,

Front Révolutionnaire Antifasciste/Anticapitaliste et Populaire ; Organisation Communiste - Futur Rouge ; Parti Communiste maoïste de France

pc 12 settembre - ilva taranto - manifesto per il licenziamento di marcofatto dallo slai cobas per il sindacato di classe taranto


pc 12 settembre - il governo Letta-Napolitano-Berlusconi ci stà portando in guerra -“missili e militari italiani in Giordania”

Il governo Letta ci porta in guerra: “missili e militari italiani in Giordania”
Non bastava aver inviato due navi da guerra verso le coste libanesi. Non bastava neanche aver ribadito il legame transatlantico ricordando implicitamente che le basi militari USA e Nato in territorio italiano sono a disposizione di Washington (salvo poi essere smentito dalla ministra Bonino, ma chi comanda?). Non bastava neanche aver vigliaccamente firmato, senza neanche ammetterlo durante la sua conferenza stampa a margine dei lavori del G20 a San Pietroburgo, una risoluzione statunitense di condanna della Siria. Ora pare che il democristiano Letta voglia coinvolgere l’Italia ancora più a fondo nel meccanismo di aggressione militare contro Damasco. La notizia viene dal quotidiano di Confindustria.

L'Esercito italiano proteggerà Amman dagli Scud siriani?
di Gianandrea Gaiani - Il Sole24Ore del 10 settembre
Dopo l'invio del cacciatorpediniere Andrea Doria nelle acque libanesi per proteggere i caschi blu italiani nel sud del Libano, l'Italia potrebbe aumentare presto il coinvolgimento militare nella crisi siriana pur senza partecipare ad azioni offensive contro Damasco. Fonti ben informate hanno riferito a "Il Sole 24 Ore" che due batterie di missili antimissile Aster (sistema SAMP/T) del 4° reggimento artiglieria contraerea "Peschiera" di Mantova, potrebbero venire schierate in Giordania per proteggere Amman da eventuali rappresaglie siriane.
La nuova missione oltremare non avrebbe ancora avuto il via libera definitivo ma il rischieramento a difesa della capitale giordana è previsto per fine settembre e del resto l'Esercito ha stanziato recentemente molto denaro per approntare le batterie e perfezionare l'addestramento del 4° reggimento che ha appena acquisito (con alcuni mesi di anticipo sui tempi previsti) la Full Operational Capability (Foc), cioè la completa capacità operativa. Attività culminate nel marzo scorso quando militari francesi e italiani si addestrarono congiuntamente lanciando una serie di missili Aster-30 simulando l'intercettazione di missili balistici e velivoli presso il Centro Sperimentazioni Missilistiche di Biscarrosse, in Francia.
Il sistema antiaereo e antimissile balistico mobile SAMP/T è stato acquisito dalle forze aeree francesi in 10 batterie e dall'Esercito italiano in 5 batterie (più una per addestramento) assegnate al 4° reggimento che si è distinto in un'esercitazione nel novembre scorso allestendo in soli 21 minuti una batteria pronta al lancio. I missili Aster 30 (utilizzati anche dal sistema PAAMS impiegato dalla Marina) sono concepiti per intercettare in un raggio di 100 chilometri missili balistici a corto raggio (come quelli siriani), missili da crociera e aerei. L'intero programma ha un costo previsto per l'Italia di 1,7 miliardi di euro ma assicura per la prima volta una capacità nazionale di difesa contro i missili balistici.
Uno degli aspetti militari che finora hanno ostacolato un intervento internazionale in Siria è costituito dalle decine di lanciatori di missili balistici (Iskander russi, Scud e derivati di origine nordcoreana e iraniana) di cui dispone il regime di Bashar Assad e che potrebbero venire impiegati per scatenare rappresaglie contro i Paesi vicini (Israele, Turchia e Giordania) anche impiegando testate chimiche. Dall'autunno scorso batterie di missili antimissile Patriot forniti da Stati Uniti, Olanda e Germania sono stati dislocati, su richiesta di Ankara, lungo il confine tra Siria e Turchia. Due batterie di Patriot americani sono state trasferite in aprile da Kuwait e Qatar in Giordania dove sono poste a difesa della base di Mafraq (che ospita i jet F-16, forze speciali e un migliaio di marines) e dei campi d'addestramento nei quali consiglieri militari statunitensi addestrano i miliziani dell'esercito Siriano Libero.
I giordani hanno manifestato preoccupazione per le conseguenze di un intervento militare internazionale in Siria durante il summit dei vertici militari dei Paesi arabi e Occidentali tenutosi ad Amman a fine agosto. Un incontro incentrato sulle "questioni legate alla sicurezza nella regione tra cui la ripercussione della crisi siriana, oltre a mezzi di cooperazione militare in modo da garantire la sicurezza della Giordania" come ha riferito un responsabile del governo. All'incontro ha partecipato anche il Capo di stato maggiore della Difesa italiana, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e del resto la cooperazione militare tra Roma e Amman è solida e vede da alcuni anni la partecipazione di forze speciali italiane ad esercitazioni negli ampi poligoni giordani. Nell'estate 2005 l'intera brigata aeromobile Friuli si rischierò in Giordania con truppe, blindati ed elicotteri per un ampio ciclo addestrativo con le forze del regno Hashemita.
Benché il rischieramento degli italiani avvenga su richiesta giordana e sia previsto esclusivamente a scopo difensivo, la presenza di truppe e mezzi in un'area che potrebbe presto diventare calda implica il rischio di coinvolgimento, anche indiretto, di forze italiane nel conflitto. Se la missione verrà confermata si può stimare l'impegno nei dintorni di Amman di almeno 2/300 militari italiani tra artiglieri, unità logistiche e forze di sicurezza. Oltre al 4° reggimento, per la missione in Giordania sarebbero già state coinvolte le aziende del consorzio Eurosam (composto in quote uguali da MBDA Italia, MBDA France e Thales) chiamate a fornire supporto tecnico-logistico al rischieramento e ovviamente interessate al primo impiego operativo del SAMP/T, l'unico sistema europeo di difesa contro i missili balistici, Nessuna fonte ha saputo precisare se alle batterie italiane verranno affiancati nella difesa antimissile della Giordania anche SAMP/T francesi mentre voci non confermate hanno riferito di un interesse turco a ospitare batterie antimissile italo-francesi.

Al di là dei suoi eventuali sviluppi bellici la crisi siriana contribuisce a sottolineare l'esigenza per molti Paesi di disporre di uno "scudo" mobile contro i missili balistici da utilizzare a difesa di città e installazioni fisse o di reparti militari. Un mercato che finora è stato in mano ai Patriot statunitensi prodotti da Raytheon che teme ora le migliori prestazioni dei missili italo-francesi in gara per la commessa turca e oggetto di interesse da parte di molti altri Paesi.