sabato 6 luglio 2013

pc 6 luglio - ROMA PRESIDIO DONNE CONTRO FEMMINICIDI E STUPRI


Complessivamente circa 70 donne, prevalentemente lavoratrici, precarie, studentesse, disoccupate, sia singole che di collettivi e associazioni, soprattutto di Roma e in rappresentanza di più di 10 città dal nord al sud, hanno realizzato una giornata di lotta combattiva e vivace, fuori dall'usuale, contro femminicidi, stupri e contro la condizione generale delle donne fatta di doppia oppressione, doppio sfruttamento, violenze.

La piazza di Montecitorio, principale presidio, era tutta circondata da striscioni, - “Contro stupri e femminicidi non si può continuare a far finta di niente, non si può continuare a non fare niente”;
“Moderno medioevo, doppia oppressione, donne in lotta per la rivoluzione”;
“Contro: gli uomini che odiano le donne, i governi che odiano le donne, gli stati che odiano le donne”; "supratore non lo scordare mai, la furia delle donne dovrai scontare", e tanti, tanti altri. Insieme a cartelli, foto di donne uccise.

La maggior parte delle donne presenti indossavano una pettorina con su scritto “sciopero delle donne” e indossavano anche un indumento rosso, simbolo della lotta.
Sono stati diffusi centinaia di volantini.
Il presidio è iniziato con la lettura di decine di nomi di donne uccise dai loro conviventi nei 6 mesi di quest'anno.
I vari interventi che si sono succeduti, insieme agli slogan, hanno denunciato il governo e il parlamento come responsabili del clima reazionario e dell'attacco alla condizione delle donne base degli stupri e dei femminicidi e si sono respinte le ipocrite soluzioni del governo (task-force, aumento delle forze dell'ordine...).

Si sono ricordate Franca Rame e Margherita Hack come esempio di donne coerenti che hanno fatto dell'arte e della scienza un'arma al servizio delle lotte delle donne. Si è cantato Bella ciao.

Il presidio si è arricchito della presenza della "Menestrella femminista" che ha suonato e cantato alcuni pezzi su storie di donne molto applauditi e apprezzati.

Sono stati letti i tanti messaggi e adesioni arrivati fino all'ultimo momento alla mobilitazione.
È venuta direttamente da Tivoli la madre di Rosa stuprata all'Aquila a portare la sua vicinanza ma anche la denuncia di come la sentenza del tribunale ha violentato ancora una volta la figlia.
Con lei le compagne dell'Mfpr hanno deciso di fare una mobilitazione all'Aquila in occasione dell'udienza di appello presumibilmente a ottobre.

Rompendo il divieto della polizia le donne del presidio si sono trasferite vicino al Ministero di Grazia e Giustizia facendo un corteo improvvisato, comizi volanti informativi, rilanciando slogan e diffondendo volantini.
Al Ministero di Grazia e Giustizia abbiamo denunciato le sentenze ultra morbide che in questi mesi sono state emesse verso gli stupratori e in particolare è stato denunciato il caso di Marinella di Montalto di Castro e attraverso una lettera consegnata al ministero è stato chiesto che venga annullata la sentenza (la cosiddetta messa in prova per gli stupratori).

Le donne si sono quindi spostate al Ministero degli Interni e nel percorso, fatto anche in autobus, si è continuato anche lì a manifestare con slogan, denuncia, volantinaggio coinvolgendo i passeggeri che salivano e scendevano.
La mobilitazione si è conclusa al Ministero degli interni dove la piazza è stata ricoperta di striscioni e pannelli. È stata consegnata al Ministero una lettera che chiede la revoca della nomina di Isabella Rauti.

Il presidio delle donne in rosso ha affermato il carattere di questa mobilitazione e si è dato degli impegni:
  • questa mobilitazione indipendente, autorganizzata, delle donne, non solo non delega, ma è contro governo, stato, istituzioni che non sono la soluzione ma il problema.
  • È una mobilitazione che si rivolge alla maggioranza delle donne, in particolare le donne più sfruttate e oppresse, e che ha raccolto testimonianze dirette da donne che si sono soffermate ai presidi;
  • si pone degli obbiettivi che sono obbiettivi di lotta e non semplici rivendicazioni, e rappresentano il terreno della continuità quotidiana della mobilitazione e dell'azionediretta delle donne nei territori.

Ci si è dati appuntamento in autunno per tornare a Roma per una grande manifestazione di donne e l'obiettivo di uno sciopero delle donne che partendo dalle uccisioni e stupri guardi a tutte le condizioni di vita delle donne.

Si è posta l'esigenza e cominciato a costruire una rete tra le varie città, organismi di donne, donne singole perché siano una base di una piattaforma di lotta su cui si costruiscano strutture stabili sul territorio coordinate in rete tra di loro.

Al termine dei presidi una delegazione delle compagne dell'Mfpr è andata a porre degli striscioni all'ambasciata indiana e a quella turca. In quest'ultima c'è stato un vivace scontro con 2 soldati dell'esercito e due carabinieri che volevano impedire di mettere lo striscione e di fotografarli, ma i loro miseri tentativi sono stati duramente respinti dalle compagne che hanno portato a termine l'iniziativa.
Una lunga giornata che ha confermato positivamente, in un clima di calore e voglia di continuare a fare di più, la scintilla che deve illuminare sempre più una realtà che non deve essere più in ombra.

Le donne in rosso del presidio del 6 luglio - Roma



a breve pubblicheremo foto e video del presidio

pc 6 luglio - un appello a difendere la vita del presidente Gonzalo - Perù --- nei prossimi giorni un dichiarazione di proletari comunisti_PCm Italia sulla questione


Defender la vida del Presidente Gonzalo

¡Proletarios de todos los países, uníos!

¡Defender la vida del Presidente Gonzalo!


El pasado 24 de junio en  declaraciones con Canal N, el Jefe del Instituto Nacional Penitenciario del Perú (INPE),  Pérez Guadalupe refiriéndose al Presidente Gonzalo, por mandato de su jefe el genocida, fascista y vendepatria presidente del viejo Estado peruano, Humala (alias “capitán Carlos”), dijo:"No podemos garantizar la salud de una persona de 80 años, y eso hay que dejarlo claramente". 

Ante estas descaradas declaraciones de este miserable, exigimos al gobierno fascista, genocida y vendepatria de Humala y a todas las autoridades civiles y militares y a quienes mandan en el Perú, que cumplan con su obligación de velar por la salud y la vida del Presidente Gonzalo, el más importante prisionero de guerra revolucionario del mundo, que tienen en sus manos, y reiteramos que es obligación de todo comunista, combatiente y masa del Perú y del mundo dar cumplimiento a la sanción establecida por el PCP para quienes atenten contra la integridad de nuestro Jefe, el Presidente Gonzalo, cuya resolución a la letra dice:

„Advertimos resueltamente al genocida vendepatria de Fujimori, a las cobardes y genocidas fuerzas armadas que lo manejan, especialistas en derrotas y expertos en cebarse con las masas desarmadas, a la jerarquía eclesiástica, jueces y burócratas que avalan el genocidio, y a su gran titiriero, el imperialismo principalmente yanqui, que respondan por la vida y salud de nuestro jefe pues, de lo contrario, de ocurrirle algo pagarán con sus vidas y las de todos sus congéneres, cueste lo que cueste.“ 
 (Partido Comunista del Perú, Comite Central, Resolución diciembre 1992)

pc 6 luglio - a Genova - incontro per far avanzare il sostegno della guerra popolare in india

info sull'incontro del 5 luglio sera a Genova - nel quadro della giornata internazionale 1 luglio di sostegno

dall'intervento del compgno del Comitato Internazionale di sostegno
- Il sostegno alla guerra popolare in India è oggi la cartina di  tornasole dei veri internazonalisti: maoisti o no, ogni  internazionalista e antimperialista oggi non può negare il suo sostegno alla lotta rivoluzionario più forte, avanzata e importante oggi al mondo e riconoscere il partito che la dirige.
- la  iniziativa di Genova è parte di una giornata internazionale che ha avuto un grande successo
- la GP non è solo lotta di resistenza degli adivasi e contro l'operazione green hunt
ma guerra di popolo diretta dai comunisti per una nuova società che si estende e ha impatto, in forme diverse, in tutto il paese e i settori sociali e recentemente, sempre più, nelle città, come dimostrano le
informative degli stessi servizi indiani e i comunicati delle organizzazioni di fronte, sulle lotte operaie,sulle lotte contro la corruzione della classe dominante indiana, sulla lotte delle donne indiane contro gli stupri  -
anche la manifestazione nazionale a Roma contro femminicidi e stupri del 6 luglio, sarebbe arrivata alla Ambasiata indiana-
Il comitato denuncia e condanna  l'attentato rappresaglia contro il compagno Prasadam, esponente rilevante del Fronte Democratico Rivoluzionario
Nel corso dell'incontro i compagni presenti hanno espresso sostegno alla GP. Un compagno che è stato  in Perù ha testimoniato di aver assistito a manifestazioni di solidarietà con la GP alla ambasciata Indiana a a Lima nello scorso anno e ha espresso l'auspicio cha la GP in India possa svolgere oggi quel ruolo di punto di riferimento mondiale come lo sono state negli anni passati, la GP in Perù e la GP in Nepal.
Nelle sue conclusioni il compagno del Comitato internazionale ha chiamato a schierarsi e agire, prendendo anche insegnamenti dalla GP in India e dal PCI maoista per far avanzare la lotta dei comunisti nel mondo e nel nostro paese.
E' stata infine proposta una nuova iniziativa per l'autunno che possa coinvolgere un pubblico più vasto e i
 numerosi immigrati del sud asia che vi sono a Genova



genova 6 luglio

pc 6 luglio - liberare il prigioniero rivoluzionario libanese Georges Ibrahim Abdallah dalle carceri francesi- mobilitazione internazionale - proletari comunisti sostiene queste mobilitazioni


groupe Aziz Elbour
Ambassade France à Tunis Manifestation Georges Ibrahim AbdallahRassemblent à Bruxelles pour Georges Ibrahim Abdallah

pc 6 luglio - contro stupratori, femminicidio, contro governi e stati che odiano le donne a Roma un contingente femminista combattivo e rivoluzionario, promosso dalle donne proletarie del sud

le parole d'ordini alla manifestazione di oggi 

Per ogni donna, uccisa, stuprata e offesa
siamo tutte parte lesa

contro la vostra violenza e oppressione
scateniamo la nostra ribellione

Stupratori tremate tremate
le streghe son tornate

la sacra famiglia ci uccide per la vita
con questa società facciamola finita

moderno medioevo doppia oppressione
donne in lotta per la rivoluzione

la furia delle donne vogliamo scatenare
questo sistema vogliamo rovesciare

ma quali politiche di conciliazione
donne in lotta per la rivoluzione

stupratori, governo e padroni
tutti insieme vi faremo fuori

donne licenziate, donne violentate
siamo sempre più incazzate

vogliamo lavoro vogliamo servizi
non torneremo in casa a subire supplizi

dentro le case non ci torneremo
sempre più furiose in piazza scenderemo

ma quale pari opportunità
vogliamo potere e libertà


ci ammazzano, ci opprimono, ci negano il lavoro, maschi, padroni, vi faremo fuori

maschio non sono tua proprietà
donne in lotta per la libertà

oppressione, stupri e lutti
pagherete caro pagherete tutti

maschilisti, fascisti, poliziotti
giù le vostre mani dai nostri corpi

ma quale difesa della vita
la vostra cultura è morte garantita

contro discriminazioni e oppressione
sciopero sciopero delle donne

violenza sul lavoro, violenza familiare
questo sistema vogliamo rovesciare

Contro lo stupro la guerra e la galera
ogni donna diventa una guerriera

pc 6 luglio - Firenze antifascista contro la polizia e la repressione

FIRENZE ANTIFASCISTA IN MERITO ALL'INDAGINE DELLA PROCURA SUI FATTI DEL 13 GIUGNO

Come riportato dalla stampa la Procura di Firenze ha aperto un'indagine rispetto a quanto accaduto, e riportato in Consiglio Comunale da Ornella De Zordo, la sera del 13 Giugno alla Stazione nell'operazione della squadra antidegrado dei vigili. È stato ascoltato dalla Digos il ragazzo testimone dei fatti, non più anonimo, che ha ribadito il suo racconto, la cui veridicità è stata ulteriormente confermata dalla sua compagna anche essa convocata. Chi a gran voce chiedeva esposti e denunce è adesso accontentato. La Procura può accertare definitivamente cosa è accaduto quella sera: basta del resto visionare le telecamere che numerose riprendono la zona della Stazione; interrogare i vigili della squadra antidegrado in azione quella notte, sentire autisti e personale della tramvia... Ma agli inquirenti forse interessa di più cosa è accaduto dopo, come è stata riportata la notizia, chi e come l'ha fatta circolare e per questo continuano ad essere convocati in questura come "persone informate sui fatti", compagni che nulla possono aggiungere al racconto del ragazzo. È evidente che l'indagine si sta concentrando molto di più su chi scrive volantini o manifesti, chi gestisce i siti o i blog, chi e come convoca i cortei, chi ha denunciato le responsabilità politiche, su chi insomma avrebbe “diffamato” il corpo di polizia municipale e l'intero Comune. Ci mancava solo la farsa della scorta al comandante della polizia municipale per presentarsi ai processi contro il movimento perchè si teme per la sua incolumità. Forse sarebbe bene scortare coloro che scendendo da una tramvia rischiano di fare brutti incontri nelle sere d'estate nei pressi della Stazione! È evidente l'utilizzo della forma "persone informate sui fatti" per poter interrogare, senza nessuna possibilità di difesa legale, compagn* le cui dichiarazioni potranno essere utilizzate contro di loro in un eventuale procedimento successivo. È molto comodo allinearsi alla destra cittadina come stanno facendo gli inquirenti, che ha gridato da subito alla diffamazione, allo scandalo, che hanno invocato da subito repressione e divieti. Non c'è da stupirsi: è proprio dentro quella cultura fascistoide di cui fanno parte, fatta di sopraffazione, di insofferenza verso il diverso, il più debole, che nascono e si sviluppano squadre come quella antidegrado. È molto comodo limitarsi a sottolineare i toni eccessivi del manifesto del corteo del primo luglio, come fatto dal PD cittadino, invece di denunciare e chiedere chiarezza su quanto successo. Non vorremmo in futuro assistere e subire le conseguenze di strane relazioni che potrebbero stabilirsi tra appartenenti a queste squadrette, così come abbiamo visto in passato. È molto comodo e strumentale andare oggi a colpire compagn* che hanno avuto la forza e il coraggio di denunciare quanto successo, di non voltarsi dall'altra parte, di farne una battaglia di verità, perché nella città dove sono stati uccisi a freddo due senegalesi solo 1 anno fa, non debbano esistere squadre speciali, squadrette che impunemente fanno della violenza e la sopraffazione una costante dell'attività "antidegrado". Questa volta è toccato ad un gruppo di immigrati, senegalesi o meno, domani può toccare a chiunque. A quando la prossima tragedia? Non possono non tornarci alla mente le frasi di chi accusava la madre di Aldrovandi di aver falsificato le foto del figlio massacrato, querelata dagli stessi che difendono l'operato di assassini in divisa; le storie di tutti coloro che hanno dovuto subire denunce e querele per aver chiesto la verità e la giustizia per la morte dei propri cari, amici o amiche, compagn* di strada e di lotta. L'Italia è il paese dell'impunità per le forze dell'ordine. Anzi, potremmo dire, se pensiamo alla odierna nomina di De Gennaro, che i protagonisti dei fatti di Santa Maria Novella se ne stiano tranquilli, perché domani potranno avere anche una bella promozione.

Ci chiediamo allora: si vogliono accertare i fatti? A noi sembra decisamente di no! Da parte nostra siamo certi che continueremo nella nostra battaglia, accanto al ragazzo testimone ed a tutti coloro coinvolti in questa storia ed invitiamo le comunità di immigrati, l'associazionismo, tutti e tutte coloro che in queste settimane si sono indignati, hanno protestato, hanno chiesto spiegazioni al comune, a respingere queste logiche ed a pretendere che venga fatta luce sulla sera del 13 giugno.

Firenze Antifascista
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pc 6 luglio - Successo della Giornata Internazionale di Sostegno alla Guerra popolare in India del 1°luglio

La Giornata Internazionale di Sostegno con la Guerra Popolare in India del 1° Luglio è stata un grande successo.
Il Comitato Internazionale saluta tutti i compagni e organizzazioni che in tanti paesi hanno partecipato, con diversi tipi di azioni.
Per le prossime settimane il CI sta preparando un informativa completa e un Bollettino Internazionale sulla Giornata. Tutti i compagni e organizzazioni che vogliono mandare ulteriori testi, foto, video, informazioni, possono farlo quanto prima.
Alcuni compagni e organizzazioni organizzano la “giornata internazionale” con azioni in date diverse dal 1 luglio.
È una buona cosa. Importante è che ci siano sono 10, 100, 1000 azioni di sostegno!
Il CI saluta e appoggia la grande decisione del Partito Comunista delle Filippine che “insieme alle altre forze rivoluzionarie delle Filippine proclamano il luglio 2013 Mese delle Solidarietà con la guerra popolare in India, nelle Filippine. Il Partito sottoscrive questa dichiarazione in unità con l'appello di forze antimperialiste e democratiche per la giornata internazionale di sostegno alla guerra popolare in India del 1° luglio”
Il Comitato Internazionale invierà ora ai compagni in India un relazione e chiederà un incontro di reciproca informazione, per ricevere tutte le considerazioni e riflessioni su come continuare l'attivita del CI.
È però chiaro che il CI è un autonomo comitato internazionale e internazionalista di compagni. forze maoiste e antimperialiste
Facciamo appello a tutti i compagni e organizzazioni che hanno partecipato alla Giornata Internazionale a mandarci lettere, documenti, proposte per le nuove attività e azioni del CI e sui nuovi sviluppi a livello globale dell'appoggio internazionale.
Il CI convoca una riunione aperta- ma non pubblica - per questo dibattito e per prendere nuove decisioni per il 21 settembre 2013 in Nord-Italia. Se necessario, la riunione potrà continuare il 22 settembre mattina.
Il CI invita a partecipare, con uno o al massimo due rappresentanti, tutte le organizzazioni che hanno preso parte alla Conferenza Internazionale di Amburgo del 24 novembre, tutti quelli che hanno contribuito alla Giornata Internazionale e anche tutte le organizzazioni che vogliono partecipare alle future iniziative comuni.
Il programma completo di questa riunione, ma non la lista dei partecipanti, sarà inviato tutti quelli che chiederanno di partecipare.

Saluti Rossi
Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India.
Info:
6 luglio 2013


Dichiarazione
Condanna e azione

Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India condanna il vile assassinioa Ganti Prasadam, vicepresidente del Fronte Democratico Rivoluzionario di Tutta l'India (RDF) e fa appello a tutti i democratici e alle organizzazioni antimperialiste a mobilitarsi per denunciare in tutto il mondo questa azione contro il popolo indiano, contro tutti i sostenitori della liberazione del popolo indiano e della rivoluzione indiana.

Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India.
6 luglio 2013

venerdì 5 luglio 2013

pc 6 luglio - Dall'università di Palermo all'India - sosteniamo la guerra popolare

I giovani del circolo proletari comunisti di Palermo nel ciclo delle iniziative di sostegno alla guerra popolare in India hanno appeso uno striscione all'università, in solidarietà alle masse indiane, turche, brasiliane e tutti i popoli che si ribellano all'oppressione dei governi e all'imperialismo





pc 5 luglio - Brescia richieste di condanne da dittatura fascista contro gli antifascisti

  • corteo-28-maggio-2012-brescia1Sono gravissime e pesantissime le richieste di condanna del pm nei confronti di tre compagni bresciani che hanno scelto la formula del rito abbreviato per il processo che si riferisce ai fatto del 28 maggio 2012 in città. In quell'occasione la questura impedì al corteo antifascista e antagonista di entrare in piazza Loggia prima che fosse finita la commemorazione ufficiale e ci furono diverse cariche nei confronti del corteo studentesco, in corso Matteotti prima, in Largo Formentone, all'imbocco di Piazza Loggia, poi. Imputati in totale 18 tra compagne e compagni di diverse realtà antagoniste. Tre di loro hanno scelto il rito abbreviato che si è celebrato questa mattina a porte chiuse al tribunale di Brescia. Le richieste di condanna del pm Cassiani, sono di 5 anni per Alessio, compagno e studente universitario, 1 anno e 4 mesi per l'avvocato Manlio Vicini e 8 mesi per Rachid, uno dei migranti che erano saliti sulla gru nella lotta del Novembre 2010. L'udienza si è conclusa con un rinvio, al prossimo 19 luglio quando è prevista la lettura della sentenza per i giudizi abbreviati e la decisione in merito al rinvio a giudizio per i 15 compagni che hanno scelto il rito dibattimentale.
    tratto da Radio Onda d'Urto

    pc 5 luglio - stile da processo speciale contro il movimento NO TAV a Torino

    Maxiprocesso No Tav: criminalizzare, giocando sporco 

    altSi è tenuta questa mattina a Torino una nuova udienza del maxi processo che vede imputati 52 No Tav colpevoli di aver resistito nelle giornate in difesa della Libera Repubblica della Maddalena durante l'estate di due anni fa.
    Anche questa volta l'udienza si è tenuta all'interno dell'aula bunker del carcere delle Vallette, una scelta assurda e contestata fin dall'inizio ma sulla quale Pm e Procura non sembrano voler sentire ragioni, a conferma dell'isteria e dell'allarmismo che sempre più si tenta di creare attorno alla questione No Tav e in particolare ai suoi risvolti giudiziari.
    Questa mattina il presidente del Tribunale ha infatti letto un'ordinanza in cui veniva bollata come 'impossibile' la possibilità di trasferire il processo nelle aule del Palazzo di Giustizia, rifiutando dunque la richiesta che era stata fatta dagli avvocati della difesa, adducendo motivi di ordine pubblico e chiamando in causa atteggiamenti di pubblico ed imputati che a loro dire avrebbero infastidito le precedenti udienze. Il Pm Rinaudo si è addirittura spinto ad affermare che i testimoni dell'accusa sarebbero stati minacciati dai No Tav per giustificare la permanenza del processo tra le pareti dell'aula bunker.
    Anche l'ingente presenza di forze dell'ordine schierate a presidiare l'udienza contribuiva ancora una volta ad alimentare questo clima di pesantezza ed intimidazione.
    Il gioco sporco che Pm e Questura stanno portando avanti nella propria guerra ai No Tav si è palesato poi per altri due aspetti: la procura si è infatti rifiutata di comunicare alla difesa i testimoni che sarebbero stati sentiti quest'oggi in aula, una comunicazione solitamente normale tra le parti ma che nel caso dei No Tav viene puntualmente rifiutata (giusto oggi doveva essere sentito il capo della Digos, Petronzi...), impendendo così alla difesa di poter preparare per tempo il contro-interrogatorio dei testi.
    Inoltre, i Pm sono ora in possesso di materiale difensivo del pool di avvocati, sequestrato ad hoc durante le perquisizioni per stalking a danno di alcuni No tav avvenute la scorsa settimana; un fatto evidentemente grave ma sul quale il Pubblico Ministero non ha ritenuto di dover dare spiegazioni.
    Insomma, col procedere delle udienze si fa sempre più chiaro il tentativo di piegare il processo alle esigenze di criminalizzazione

    pc 5 luglio - abbasso la dittatura militare in Egitto - riprendere la rivolta popolare contro ogni forma di odioso regime al servizio della borghesia, dell'imperialismo e del sionismo

    Intanto, l'Egitto non ha più un Parlamento: come preannunciato, il presidente ad interim, Adly Mansour, ha emesso un decreto costituzionale con cui viene sciolto anche il Consiglio della Shura, la Camera alta (la Camera bassa era stata sciolta circa un anno fa dalle autorità militari poco prima dell'elezione di Morsi). Lo ha annunciato la tv di Stato, aggiungendo che Mansour ha nominato un nuovo capo dell'intelligence: Mohamed Ahmed Farid succede a Mohamed Raafat Shehat, voluto da Morsi.


    Un portavoce dell'esercito ha negato che i militari abbiano fatto fuoco sulla folla: sono stati usati colpi a salve e lacrimogeni per disperdere la folla. Non è escluso, però, che altre forze di sicurezza siano presenti sul posto e siano state loro ad aver aperto il fuoco.
    Egitto, il "gran rifiuto" dei sostenitori di Morsi. Assaltata caserma al Cairo: forse tre morti

    Diverso il racconto di un fotografo della Associated Press presente sul luogo. Tutto sarebbe avvenuto quando i manifestanti sono giunti in prossimità di una barriera di filo spinato eretta a difesa della caserma. Uno di loro ha appeso al filo di ferro una foto di Morsi, i soldati l'hanno rimossa intimando alla folla di arretrare. Quando un secondo manifestante ha ripetuto il gesto, i soldati hanno iniziato a sparare. Secondo il testimone, molti sostenitori pro-Morsi sono caduti a terra feriti, uno, colpito alla testa, sembrava morto.
    Nel frattempo, migliaia di manifestanti stanno marciando verso il ministero della Difesa, protetto da decine di blindati dell'esercito che bloccano tutte le strade di accesso. Evacuati dalla zona tutti i manifestanti anti-Morsi che per giorni hanno effettuato un sit in davanti al ministero.

    Egitto, il "gran rifiuto" dei sostenitori di Morsi. Assaltata caserma al Cairo: forse tre morti
      I generali golpisti affermano che l'abuso del diritto di protesta potrebbe trasformarsi in una minaccia "alla pace sociale, agli interessi nazionali e all'economia".

    pc 5 luglio - INDIA: Vile attacco dei sicari del governo al vicepresidente del Fronte Democratico Rivoluzionario

    Fronte Democratico Rivoluzionario: "Sull’attacco a Ganti Prasadam"

    Sollevarsi! Resistere! Liberarsi!

    Fronte Rivoluzionario Democratico (FDR)
    COMUNICATO STAMPA - 4 luglio 2013

    Il compagno Ganti Prasadam, vicepresidente nazionale del  Fronte Democratico Rivoluzionario è stato brutalmente attaccato da alcuni uomini armati non identificati nella città di Nellore oggi pomeriggio. Gli aggressori prima lo hanno colpito sul suo collo con coltelli da caccia e poi sparato contro di lui con una pistola tre colpi. Il compagno Ganti prasadam è gravemente ferito a causa del tentativo di omicidio ed è attualmente ricoverato in un ospedale di Nellore. Secondo i medici che lo hanno in cura, la sua condizione è estremamente critica.

    Il compagno Prasadam è stato anche attivo nel Comitato per i parenti e gli amici dei martiri come membro esecutivo. Era arrivato a Nellore oggi per partecipare a una riunione pubblica del Comitato dei Martiri, che si tiene ogni anno il 4 luglio per ricordare i Martiri di Nellore. Dopo l'incontro, accompagnato da altri tre membri del Comitato è andato a visitare un familiare di un martire, che era ricoverato in un ospedale governativo locale. Una squadra di tre assassini era in attesa di piombargli addosso quando sarebbe uscito dall’ospedale. Nel lampo di un secondo hanno attaccato il compagno Ganti Prasadam, prima che gli altri compagni realizzassero quanto stava accadendo. Quando hanno cercato di afferrare la banda assassina, questi erano già scappati lasciando dietro i coltelli.

    Due proiettili sono stati rimossi dal suo corpo finora in una operazione durata ore. I medici sostengono di non poter dare alcuna assicurazione sulla sua vita finché non potranno rimuovere il terzo proiettile, che è conficcato in una posizione critica della colonna vertebrale.

    Il RDF è convinto che l'attentato al nostro Vice-Presidente è stato progettato e realizzato dalle agenzie di intelligence dello Stato incaricate delle operazioni anti-maoiste in Andhra Pradesh. Lo Stato è chiaramente coinvolto nell’attacco omicida, dato che il compagno Prasadam non è stato intimidito da un enorme numero di false accuse costruite su di lui e da quelle volte che è stato incarcerato nelle prigioni di tanto in tanto. Il governo dello stato ha vietato la nostra organizzazione subito dopo la prima Conferenza del FRD a Hyderabad nel mese di aprile 2011, nel quale il compagno Prasadam è stato eletto come vicepresidente a livello nazionale.

    Il RDF condanna questo tentativo di assassinio nei termini e fa il più grande appello a tutte le organizzazioni democratiche e ad ogni individuo ad unirsi a noi in questi momenti di dolore e di tristezza, e condannare l'attacco e i suoi cospiratori in termini inequivocabili.

    Il governo dell’Andhra Pradesh è direttamente responsabile dell'attacco. In Andhra Pradesh, questi attacchi assassini di attivisti per i diritti politici, sociali e civili non sono stati radi in questi ultimi 40 anni. Dr. Ramanadham, Purushottam, Azam Ali, Belli Lalita sono alcuni dei leader attivisti per i diritti civili che sono stati presi di mira da parte dello stato dell'Andhra Pradesh, in passato.

    La storia ha dimostrato che tali attacchi contro gli attivisti popolari in passato non hanno mai messo fine al movimento popolare. In realtà il movimento di resistenza di massa dei popoli in Andhra, Telangana e in tutto il subcontinente è in aumento negli ultimi mesi e sta per travolgere le classi dominanti compradore antipopolari e filoimperialiste con i loro omologhi reazionari nelle regioni rurali.

    Varavara Rao

    Presidente, 09676541715

    Rajkishore

    Segretario Generale, 09717583539

    Contatto: revolutionarydemocracy@gmail.com

    pc 5 luglio - Diritto d'aborto sempre sotto attacco, in Italia e all'estero, sempre e solo la lotta per salvarlo: il caso del Texas

    Solo la lotta paga! Riportiamo alcune note dall'America sulla notizia, riportata in Italia dal quotidiano “la repubblica” che una senatrice democratica è stata costretta a stare circa 13 ore in piedi per impedire che passasse una legge che abolisce il diritto di aborto ma...
    Ecco la parte della storia che non viene raccontata al popolo: dopo che Wendy Davis fu sottratta dal mandato, la folla era pronta a scendere in piazza. Le persone urlavano, furiose, pronte a bloccare l'intero procedimento. Ma più volte, i funzionari del Partito Democratico le hanno esortate a rimanere tranquille e pazienti e a rispettare il procedimento. Ed è stato soltanto la sfida della folla contro quegli ordini, e i lunghi 20 minuti di urla di contrarietà della gente, che ha impedito che il disegno di legge diventasse una vera legge. Le persone nella loro resistenza di massa hanno reso impossibile che la votazione si potesse tenere.

    ***
    Salvate dalla nostra militanza: storie di difesa dell'aborto in Texas

    La maggior parte delle persone ha potuto vedere la mobilitazione dei repubblicani texani per vietare l'aborto (e, tra l'altro, contemporaneamente si mobilitavano per far passare una nuova legge razzista che sopprimerebbe la popolazione nera, gli immigrati, i Chicanos dall'elettorato).

    Per ora, sembra che il disegno di legge sull'aborto sia stato sconfitto dallo stallo sulla votazione avutosi fino alle 00:03 (dopo la fine della sessione speciale della legislatura), anche se sembra che alle forze anti-aborto in realtà non freghi niente e hanno deciso di scrivere ugualmente che la legge è stata approvata alle 11:59, anche se non è vero. Sembra anche che il disegno di legge sia stato sconfitto nonostante CBS e altri media allegramente riferiscono che "severe normative sull'aborto" siano passate. In primo luogo, cerchiamo di scavare in ciò che veramente significa il divieto di aborto, marchiato come una "regolamentazione per la protezione delle donne e dei bambini":

    1. Tutte le medicine che possono indurre ad aborto devono essere vietate.

    2. Tutte le cliniche, tranne cinque, nello stato devono essere chiuse, richiedendo che tutti gli aborti debbano essere eseguiti in centri chirurgici, rendendo così la lista d'attesa per ottenere un aborto così lunga che una donna non sarebbe realisticamente in grado di ottenere un aborto soprattutto quando.

    3. Tutti gli aborti dopo il primo trimestre diventano illegali.

    Molti hanno sentito parlare dell'ostruzionismo legale di Wendy Davis, senatrice dello stato del Texas soppressa dal mandato dai repubblicani texani, mostrando che non interessa loro nulla circa lo Stato di diritto. Wendy Davis è stata cacciata fuori dall'ordine perché è andata "fuori tema". Come? Parlando degli ultrasuoni che svergognano le donne prima di poter abortire.

    E, in effetti, questa legge, che renderebbe letteralmente impossibile la pratica dell'aborto per migliaia di donne in fin di vita, ora sarebbe "la" legge, se non fosse per la resistenza militante e provocatoria della notte scorsa.

    Ecco la parte della storia che non viene raccontata al popolo: dopo che Wendy Davis fu sottratta dal mandato, la folla era pronta a scendere in piazza. Le persone urlavano, furiose, pronte a bloccare l'intero procedimento. Ma più volte, i funzionari del Partito Democratico le hanno esortate a rimanere tranquille e pazienti e a rispettare il procedimento. Ed è stato soltanto la sfida della folla contro quegli ordini, e i lunghi 20 minuti di urla di contrarietà della gente, che ha impedito che il disegno di legge diventasse una vera legge. Le persone nella loro resistenza di massa hanno reso impossibile che la votazione si potesse tenere.

    David Dewhurst, il misogino governatore del Texas che ha curato questo procedimento ha parlato di "una folla indisciplinata con tattiche alla Occupy Wall Street". E in effetti lo era: più di 50 persone sono state arrestate, alcune hanno resistito alla polizia e si sono difese l'un l'altra, in una mossa audace di resistenza che letteralmente salverà migliaia di vite di donne.

    La dura verità è che dal Roe contro Wade (sentenza americana del 1973 circa l'aborto, n.d.t.), il Partito Democratico ha ripetutamente e incessantemente chiesto la smobilitazione e la “istituzionalizzazione” del movimento abortista, negando la militanza. Sono felici quando i repubblicani parlano di controllo delle nascite, invece che di aborto, perché questo permette loro di smettere di difendere l'aborto. Hanno chiesto alla gente di smettere di difendere il "Planned Parenthoods" (nome collettivo delle organizzazioni nazionali che sono membri della IPPF, "Federazione Internazionale paternità/maternità pianificata", n.d.t.) anche se i medici abortisti vengono assassinati. E a causa di tutto questo, dal tempo del Roe contro Wade, stiamo perdendo ogni singola battaglia. Vale la pena notare che quando vinciamo, è perché facciamo un passo fuori linea, noi combattiamo, e smettiamo di seguire i loro ordini.


    pc 5 luglio - Letta si festeggia da solo e da solo si applaude... come fanno i pagliacci

    Il presidente del consiglio Letta era così contento che “cinguettava” o “twittava” come si dice ora: "Ce l'abbiamo fatta! Commissione Ue annuncia ora ok a più flessibilità per prossimi bilanci per paesi come Italia con conti in ordine. La serietà paga". Non si capisce niente ma lui si applaude lo stesso da solo!

    Riassumiamo la sostanza: secondo Letta, la decisione presa durante la riunione della Commissione dell'Unione Europea del 2 luglio scorso permette di fare delle “deviazioni di bilancio” che permetteranno al suo governo di impiegare dei soldi per dare lavoro ai giovani, applicando il programma tanto sbandierato nei giorni scorsi: “assumeremo 200 mila giovani”!

    Vediamo invece perché Letta è un fanfarone bugiardo, perché i soldi non si saranno lo stesso e non assumeranno nessuno, insomma cosa è successo realmente, prendendo frasi e dati dai quotidiani la Repubblica e il Sole24Ore.

    Il comunicato di Barroso puntualizza che "nella valutazione dei bilanci nazionali per il 2014 e dei risultati di bilancio per il 2013, sempre nel pieno rispetto del Patto di stabilità, permetteremo caso per caso deviazioni temporanee dal percorso di deficit strutturale verso gli obiettivi di medio termine fissati nelle raccomandazioni specifiche per Paese". Barroso continua: “Queste deviazioni 'dovranno essere collegate alla spesa nazionale su progetti cofinanziati dall'Ue nell'ambito della politica di coesione, delle reti transeuropee Ten o di Connecting Europe, con un effetto sul bilancio positivo, diretto, verificabile e di lungo termine".

    Anche qui con il linguaggio burocratico non si capisce niente e perciò ricapitoliamo:
    1. bisogna per forza rispettare il patto di stabilità e cioè non superare il tetto del 3% del deficit rispetto al prodotto interno lordo (e questo impedisce di fatto di “deviare” dal bilancio e quindi se non si può andare in deficit i soldi che servono per qualsiasi cosa si devono trovare in altro modo e cioè tassando le masse popolari come stanno già infatti facendo, si parla di circa 8 miliardi da trovare in questo modo);
    2. i progetti devono essere quelli co-finanziati dall'Unione e cita quali: politiche strutturali e di coesione, le reti transeuropee e il piano Connecting Europe. E questi sono progetti che i governi italiani difficilmente riescono ad iniziare e non portano mai a termine!
    3. Si deve continuare il percorso virtuoso per il risanamento dei conti pubblici “Oltre a rispettare il criterio del deficit, l'Italia dovrà soddisfare anche il parametro del debito, riducendo di un ventesimo all'anno la differenza tra il 60% del Pil e il livello attuale (127% del Pil nel 2012).” Quindi controllo ferreo su ogni spesa!

    E per evitare “interpretazioni” diverse Barroso conclude dicendo che i dettagli saranno spiegati in una lettera che il commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn invierà "ai suoi colleghi, ai ministri delle Finanze ed all'Europarlamento".

    Si capisce che con questi “paletti e condizioni” che “deluderanno molti governi, in particolare quello italiano” non si può fare assolutamente niente di quello che dice Letta, che, come dice il direttore del Sole 24 ore, si è giocato una partita interna ai partiti rafforzando la sua posizione e aggiunge che ciò è stato possibile solo “per le esigenze dei tedeschi che si avvicinano al voto; e il percorso virtuoso, drammaticamente virtuoso, compiuto dagli italiani... una lunga fase di sacrifici...!!!”

    Davanti ad una “gravissima recessione” e una “elevatissima disoccupazione” il governo italiano per bocca di Letta getta fumo negli occhi alle masse popolari cui si appresta a fare pagare in maniera ancora più pesante la crisi!

    pc 5 luglio - India, si allarga la presenza del PCI maoista nelle file della classe operaia e nelle zone urbane --- la lotta operaia alla Maruti

    ...se voi pensate che la rivolta maoista è confinata nelle lontane zone del Bihar, Chhattisgarh e Jharkhand, è bene che cambiate idea...
    Le organizzazioni dei maoisti sono "infiltrate" nei sindacati e nelle organizzazioni operaie a New Delhi e nella regione capitale nazionale; anzi New Delhi stà emergendo come la maggiore base urbana della estrema sinistra maoista... nonostante le organizzazioni di Fronte del PCI maoista siano state messi fuorilegge, i loro militanti sono molto attivi in tutta la capitale.
    In particolare sono attivi e si estendono nelle città operaie satelliti di New delhi come Gurgaon e Ghaziabad... esiste una attività pianificata con l'obiettivo di diventare sempre più parte delle associazioni operaie e di guidarle verso azioni sempre più dure e proteste violente.
    Il fronte democratico rivoluzionario Revolutionary Democratic Front è penetrato in vari socialforum, organizzazioni sindacali e gruppi operai che lottano contro l'impoverimento sociale e li indirizza verso azioni violente contro la classe dominante, e non si tratta di gruppi studenteschi come quelli del CPI (M-L), la penetrazione dei maoisti è molto più larga e radicata clandestinamente nei settori operai e popolari. 
    E' stata lanciata con successo ad esempio una campagna contro 'la violenza di casta'.
    E ora sono 11 i distretti di New Delhi in cui i maoisti agiscono... Central, South, New Delhi, North-West, North, South-West and North East
    .
    Inoltre si estendono in stati come Punjab, Haryana and Rajasthan. 
    La loro azione comincia con distribuzione di volantini e materiale di propaganda marxista-leninista-maoista, ma prosegue con l'organizzazione di concrentramenti e infine in manifestazioni di lotta che diventano sempre più violente. La strategia maoista è di creare basi urbane in città... in particolare hanno giocato un ruolo importante nelle proteste degli operai della MARUTI nell'ultimo anno e spinto verso scioperi violenti di questi operai.
    A questo va aggiunto la crescente penetrazione nel movimento anticorruzione guidato da Anna Hazare e nelle grandi proteste pubbliche del movimento delle donne dopo lo stupro di gruppo del 16 dicembre....

    notizie uscite anche sulla stampa italiana

    "Scontri violentissimi si stanno verificando in India, nello stabilimento di Manesar, a circa 50 chilometri da Nuova Delhi, del colosso Maruti Suzuki. I lavoratori stanno mettendo a ferro e fuoco la fabbrica, nella quale è stato appiccato un incendio di vaste dimensioni. Nel corso della rivolta è stato ucciso il direttore del personale, Avnish Kumar Dev, e sono rimasti feriti mille dirigenti oltre a nove poliziotti.
    Versioni contrastanti. In un comunicato, la Maruti Suzuki, ha descritto Dev come un responsabile "profondamente coinvolto nelle cordiali relazioni industriali" e ha denunciato la violenza raccapricciante che non è giustificabile con problemi legati alle "relazioni industriali", ai salari o alle condizioni di lavoro. Secondo il Gruppo i disordini sono scoppiati mercoledì mattina, quando un dipendente avrebbe colpito con violenza un caporeparto. Successivamente i dipendenti armati di spranghe hanno poi colpito alcuni responsabili "alla testa, alle gambe e alla schiena, provocando emorragie e svenimenti".
    Vertenza su salari e pensioni. Totalmente opposta la versione del sindacato dei lavoratori Ram Meher, secondo il quale sarebbe stato un supervisore a maltrattare un lavoratore, sospeso poi dopo la presentazione di una denuncia contro il superiore. Questo fatto avrebbe causato diversi attriti tra dirigenza e operai; mentre si tentava una risoluzione pacifica, la "società chiamava centinaia di buttafuori sul suo libro paga per attaccare i lavoratori e sottometterli". Alla radice del clima di forte tensione, tuttavia, ci sarebbero forti controversie tra la dirigenza della Maruti Suzuki e gli operai su pensioni e salari. Una vertenza che si protrae dall'anno scorso.

    Marcia degli operai della Maruti Suzuki attaccata dalla polizia

    altIl 19 maggio i lavoratori della Maruti Suzuki, stabilimento collocato nel nord dell’India, hanno lanciato una giornata di mobilitazione per chiedere il reinserimento di 546 operai a tempo indeterminato e più di 1800 operai a tempo determinato, licenziati a luglio poiché avevano costituito Maruti Suzuki Workers Union, il primo sindacato a essere entrato in fabbrica e composto dagli stessi operai. Inoltre, i lavoratori chiedevano l’immediato rilascio di 147 lavoratori arrestati in precedenza con false accuse di essere responsabili di un incidente sul posto di lavoro che ha portato alla morte di una persona. L’obiettivo della giornata del 19 era di andare sotto la residenza del ministro dell’Industria e dell’Economia dello stato di Haryana, Randip Singh Surjewala. Già dal giorno prima, il governo della Haryana ha imposto un coprifuoco per impedire a migliaia di sostenitori della lotta dentro la Suzuki di raggiungere il concentramento del presidio, la cittadina di Kaithal è stata completamente militarizzata, la stazione ferroviaria e le fermate dei bus costantemente controllate. In tarda serata, sono stati arrestati 96 attivisti che hanno tentato di violare il coprifuoco e in seguito, alle prime ore del mattino, la polizia ha arrestato altri 4 lavoratori. Nonostante questi provvedimenti, il 19 maggio i lavoratori e altri circa 1500 attivisti si sono messi in marcia verso la residenza del ministro, richiedendo anche l’immediato rilascio delle persone arrestate la sera prima. Poco dopo, le forze dell’ordine hanno caricato da più lati e a più riprese, hanno tirato lacrimogeni e attivato l’idrante per disperdere la folla. Durante questa brutale operazione sono stati feriti diversi manifestanti, alcuni sono stati portati all’ospedale a causa delle ferite riportate e sono stati arrestati altri 11 attivisti.
    La Maruti Suzuki ha una capacità di produzione di 550.000 veicoli l’anno ed è una delle aziende primarie della zona. Allo stesso tempo, le condizioni di lavoro nella fabbrica sono molto dure: gli orari lavorativi sono molto lunghi ed estenuanti, le pause corte e rare, gli incarichi monotoni e le misure di tutela della salute e della sicurezza esigue. Inoltre a luglio dell’anno scorso, un responsabile ha insultato pesantemente e minacciato con il licenziamento un lavoratore Dalit (casta degli Intoccabili), scatenando scontri tra le guardie della fabbrica e i lavoratori; in quest’occasione sono state ferite più di centro persone e una grande parte della fabbrica ha preso fuoco. A partire da questo episodio, i lavoratori hanno costruito giornate di mobilitazioni, manifestazioni, presidi e scioperi della fame per chiedere il miglioramento delle condizioni di lavoro. Da parte sua, il governo della Haryana, che ha perennemente strizzato l’occhio ai padroni e ai responsabili della fabbrica, si è sempre girato dall’altra parte o ha cercato di reprimere la rabbia dei lavoratori con manganelli, lacrimogeni e arresti su arresti. Dopo la giornata del 19 maggio, gli operai della Maruti hanno dichiarato che la loro battaglia per avere maggiore sicurezza sul lavoro e per ottenere il reinserimento dei colleghi licenziati e il rilascio degli attivisti arrestati continuerà con ancora maggiore tenacia e determinazione.

    L’appello dei lavoratori incarcerati della Maruti Suzuki

    Appello lavoratori incarcerati Maryti SuzukiPubblichiamo l’appello di un gruppo di lavoratori della Maruti-Suzuki incarcerati a seguito delle lotte di cui avevamo dato conto mesi fa, e il documentario «Count on us», che racconta i sogni, le aspettative e l’esperienza degli operai attraverso le storie di Jitender e Rajesh, due ex operai della Maruti-Suzuki. L’appello dà voce a decine di lavoratori ancora rinchiusi nelle carceri indiane dopo i duri scioperi che li hanno visti protagonisti. Trattenuti con accuse sommarie, privi di alcun diritto, separati dalle famiglie e dai colleghi e nella quasi totale indifferenza dell’opinione pubblica indiana, le voci di questi operai non parlano del lato oscuro dello sviluppo, ma di uno dei suoi aspetti costitutivi. Esse mettono in luce anche un aspetto del sistema giudiziario indiano che interessa poco i commentatori italiani, preoccupati per mesi di salvare l’onore della patria attraverso la difesa del diritto internazionale in seguito al caso dei due Marò accusati dell’omicidio di due pescatori al largo del Kerala. Li pubblichiamo come atto dovuto, dopo aver raccontato l’insubordinazione operaia che ha visto protagonisti questi lavoratori, perché questo appello e il documentario chiariscono alcuni contorni della vicenda e raccontano la rappresaglia che li ha colpiti. Lo facciamo per continuare la discussione su una delle principali frontiere dello sviluppo, dove le lotte operaie ingaggiano quotidianamente un duro scontro con gli eroi del capitale.
    Appello dei lavoratori incarcerati della Maruti Suzuki
    Siamo i lavoratori di Maruti Suzuki, siamo dietro le sbarre dal 18 luglio 2012 a causa di una vera e propria cospirazione, senza alcun tipo d’indagine preliminare. 147 di noi sono rinchiusi nella prigione centrale di Gurgaon.
    Da luglio, ben 2500 lavoratori con un contratto a tempo indeterminato sono stati licenziati. In questi ultimi otto mesi abbiamo inviato un appello ai funzionari amministrativi e ai rappresentanti eletti, tra cui il primo ministro dell’Haryana e il Primo Ministro dell’India. Ma i nostri appelli non sono stati ascoltati e non ci è stata concessa la cauzione.
    Le accuse presentate dalla polizia di Haryana in tribunale non presentano nomi di eventuali testimoni, e sono quindi incomplete.
    Questo è solo un assaggio del continuo attacco arbitrario ai nostri diritti democratici e vediamo come il diritto è piegato e si schiera chiaramente con i padroni dell’azienda. Molti dei nostri compagni di lavoro sono senza genitori e hanno in carico tutta la famiglia. Molte delle mogli dei lavoratori erano incinta quando siamo stati messi dietro le sbarre. E anche quando è arrivato il momento del rilascio, ai lavoratori non sono state concesse né cauzione né custodia cautelare. Noi non sappiamo quali circostanze abbiano condotto all’arresto. Diamo alcuni esempi della nostra situazione:
    1. Uno dei nostri compagni di lavoro, Sumit s / o Shri Chattar Singh, non ha nessuno in famiglia se non la moglie. Anche quando lei ha partorito in un ospedale di Gurgaon, la richiesta di uscita su cauzione o sulla parola presentata da Sumit è stata respinta.
    2. Uno dei nostri compagni di lavoro, Vijendra s / o Dalel Singh è l’unico membro nella sua famiglia con un reddito. Sua madre stava male e non poteva aiutare sua moglie, che era incinta e ha partorito in un ospedale di Jhajjhar. Anche allora, non è stata concessa a Vijendra né la cauzione né la libertà vigilata.
    3. Nel caso di uno dei nostri compagni di lavoro, Ramvilas s / o Shri Silak Ram, la nonna, cui era molto affezionato, si è ammalata dopo che Ramvilas è stato messo dietro le sbarre ed è morta poco tempo dopo. A Ramvilas non è stata nemmeno concessa la libertà vigilata per incontrare sua nonna sul letto di morte o per partecipare al funerale. Dopo alcuni giorni ossia quando sua moglie ha partorito, la sua richiesta di libertà su cauzione e la condizionale sono state respinte. Tutto ciò ha causato un forte shock per lui.
    4. Uno dei nostri compagni di lavoro, Prempal, s / o Shri Chhiddilal, aveva la responsabilità di prendersi cura della sua famiglia da solo, l’intero sostentamento della sua famiglia dipendeva solamente dai suoi guadagni. Quando è stato gettato in prigione arbitrariamente, la figlia di due anni si è ammalata ed è morta, anche a causa del dolore per l’assenza di suo padre. La ferita doveva ancora rimarginarsi quando anche la madre, distrutta dalla prigionia del figlio e dalla morte della nipote, si ammalata ed è morta. Ma anche dopo tutto questo, Prempal si è visto negare l’autorizzazione alla libertà vigilata e gli è stata concessa solo un’ora di visita il giorno dopo il funerale di sua nonna. Sua moglie, rimasta sola in casa e colpita da questi gravi lutti, si è ammalata ed è stata ricoverata in ospedale. Sta ancora poco bene e non c’è nessuno disposto a prendersi cura di lei. Certamente quanto accaduto ha causato una terribile agonia per Prempal.
    5. Uno dei nostri compagni di lavoro, Rahul, s / o Shri Vinod Ratan, è l’unico figlio maschio dei suoi genitori. Ha una sorella che si è sposata a novembre del 2012, ma a lui non è stata nemmeno concessa la possibilità di partecipare alla cerimonia di kanyadan. Il matrimonio ha avuto così luogo in un contesto di tristezza e Rahul deve ancora riprendersi da questa ferita.
    6. Uno dei nostri compagni di lavoro, Subhash, s / o Shri Lal Chand, era molto vicino alla nonna. Dopo la sua prigionia, la nonna ha cominciato a digiunare, passando gran parte del proprio tempo a pensare a suo nipote; è così che è morta di dolore qualche giorno dopo. Ma a Subhash non è stato concesso nemmeno di partecipare al suo funerale.
    Questi e molti altri fatti che avvengono ogni giorno nella nostra vita, sono sufficienti per riempire le pagine di un intero libro.
    A proposito di noi: la nostra identità, la nostra famiglia, il nostro lavoro.
     Siamo tutti figli di operai e contadini. I nostri genitori, con grande sforzo e sacrificio, hanno cercato di assicurarci un’istruzione, ci hanno insegnato a stare in piedi da soli, a fare qualcosa di degno nella nostra vita, aiutando la nostra famiglia in difficoltà. Ci siamo ritrovati nell’azienda della Maruti Suzuki dopo aver superato le prove scritte e orali effettuate dalla Società secondo i termini e le condizioni stabilite dalla stessa. Prima del nostro ingresso, la società ha effettuato diversi i tipi di indagine, come la verifica della polizia della nostra residenza o la presenza di eventuali precedenti penali. Nessuno di noi ne aveva.
    Quando siamo entrati in azienda, lo stabilimento di Manesar della società era ancora in costruzione. All’epoca immaginavamo il nostro futuro con lo sviluppo della fabbrica, abbiamo investito grande energia e dedizione per portare l’impianto di Manesar a un nuovo livello.
    Quando il mondo intero stava lottando contro la crisi economica, abbiamo lavorato due ore in più al giorno per raggiungere una produzione di 10,5 milioni di auto in un anno. Siamo stati gli unici artefici del profitto crescente della società e oggi siamo trattati come criminali e assassini, quelli senza cervello che hanno provocato un incendio doloso!
    Quasi tutti noi siamo figli di poveri operai o vediamo da famiglie di contadini la cui sopravvivenza dipende dal nostro lavoro. Abbiamo lottato per tessere il nostro futuro e quello della nostra famiglia, per realizzare sogni come quello di una casa, di una migliore educazione per i nostri fratelli-sorelle e per i nostri figli, in modo che possano avere un futuro luminoso, garantendo così una vita confortevole per i loro genitori, che con la loro fatica hanno permesso tutto questo.
    In cambio, siamo stati sfruttati all’interno della fabbrica in tutti i modi possibili. Anche qui, solo alcuni esempi:
    1. Se un lavoratore durante i turni non stava bene, non gli era permesso di andare in infermeria e veniva costretto a proseguire il lavoro in quelle condizioni.
    2. Non ci era permesso andare in bagno durante l’orario lavorativo, si poteva solo all’ora del tè o durante la pausa pranzo.
    3. I superiori usavano comportarsi con gli operai in modo molto scortese, con un linguaggio volgare, schiaffeggiandoli o ridicolizzandoli per punirli.
    4. Se un lavoratore era costretto a stare a casa 3-4 giorni per motivi di salute, o a causa di qualche incidente, o per un grave problema in famiglia, o per la morte di un parente, metà del suo stipendio, che ammontava a quasi 9000 Rupie, veniva detratto dall’impresa.
    A causa di questo continuo sfruttamento, i lavoratori hanno sentito il bisogno di formare un sindacato. La società Maruti Suzuki era però contro l’idea di un sindacato e per questo ci sono stati tre scioperi dei lavoratori nel 2011. Dopo il terzo sciopero, trenta dei nostri compagni lavoratori sono stati costretti a dare le dimissioni perché avevano partecipato agli scioperi. Ma alla fine di febbraio 2012 siamo riusciti ugualmente a ufficializzare il nostro sindacato, grazie all’allora Direttore delle Risorse Umane Late Shri Awanish Dev Kumar, che ci ha aiutato. La società, adirata a causa dall’atteggiamento disponibile del signor Dev nei nostri confronti, lo spinse a rassegnare le dimissioni. Ma l’azienda non ha accettato perché le sue dimissioni rischiavano di far emergere i misfatti nascosti dell’azienda. Per schiacciare il sindacato e per rimuovere il signor Dev dalla sua carica, l’azienda, con un piano premeditato, ha chiamato buttafuori e teppisti all’interno dei locali della fabbrica il 18 luglio 2012 permettendogli di provocare l’«incidente».
    La situazione attuale dei lavoratori all’interno del carcere.
    Noi, in totale 147 lavoratori, siamo stati messi dietro le sbarre senza alcun tipo d’indagine, e ora siamo qui da più di 8 mesi. All’interno del carcere siamo psicologicamente stressati. Molti di noi sono affetti da malattie come la tubercolosi, molti di noi sono affetti da gravi forme di depressione.
    A causa di questo le nostre famiglie stanno rischiando di morire di fame. L’educazione delle bambine e dei bambini è ora sospesa, sono sospesi, quindi, i loro diritti fondamentali. Il futuro delle nostre famiglie è immerso nel buio. Tutti i membri della nostra famiglia sono mentalmente troppo turbati. Abbiamo paura che facciano qualche passo falso a causa dello stato di pressione mentale in cui si trovano.
    La situazione attuale dei lavoratori al di fuori del carcere
    Oltre a mettere 147 addetti dietro le sbarre, la società ha terminato il rapporto con quasi 2500 lavoratori regolari e a contratto, tutto ciò senza un’indagine nazionale, e questi lavoratori ora sono disoccupati. Anche la condizione delle loro famiglie è molto grave. Il fatto è che ora questi lavoratori non hanno alcuna prova di esperienza lavorativa, chi di loro si fa avanti per sostenerci viene arrestato e incarcerato immediatamente così la loro carriera è condannata (come l’arresto di Iman Khan, un membro del comitato di lavoro provvisorio della MSWU e il cui nome non era in alcuna relazione delle forze di sicurezza; come altri 65 lavoratori che sono sotto mandato di cattura). Nessuno dei lavoratori incarcerati o dei lavoratori licenziati ha più un’occupazione capace di garantire il sostentamento delle persone a loro carico e questo sta mettendo tutti sotto pressione.
    Ciò nonostante, la lotta per la giustizia dei nostri compagni di lavoro ci dà speranza ed energia dietro le sbarre. In questa lotta, che è riuscita a uscire anche fuori dalla fabbrica, nella società, da ormai più di 8 mesi, la notizia della solidarietà ricevuta da varie parti del paese da parte di lavoratori e di gente comune continua a dare speranza ed entusiasmo al nostro spirito.
    Non vi è alcuna porta, di qualsiasi rappresentante eletto, cui non abbiamo bussato nell’arco di questi 8 mesi. Abbiamo portato il nostro appello di giustizia al ministro dell’industria, al Primo Ministro, ma il governo è schierato con la direzione aziendale e con i padroni, invece di ascoltare noi lavoratori.
    Facciamo appello al governo per l’ultima volta al fine di ottenere la giustizia che ci è dovuta, prima di essere costretti ad assistere ai  suicidi o alle morti di altre persone.
    Speriamo di avere la vostra solidarietà.

    Maruti Suzuki Workers Union
    (Il sindacato MSWU è dietro le sbarre del carcere centrale di Gurgaon)

    pc 5 luglio - Il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario organizza una mobilitazione nazionale 6 luglio a Roma



    Il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario organizza una mobilitazione nazionale contro i femminicidi e gli stupri, denunciando l'inerzia dello Stato
     
    Lo Stato non tutela le donne. Le leggi non tutelano le donne. Il rispetto, la libertà, l’autonomia, l’indipendenza sono diritti che alle donne spesso non vengono riconosciuti da uomini che per gelosia, possesso, disprezzo o altri disturbi diventano carnefici e vittimizzano le donne della loro vita.
    Nel 2012 sono state 124 le donne uccise, 34 quelle assassinate dall’inizio di quest’anno: una strage continua, una richiesta di aiuto che rimane inascoltata, una forma di brutale violenza che non riesce a trovare un limite. Non si può continuare a far finta di niente, non si può continuare a non fare niente.
    Alle donne sembra essere rimasta solo la protesta per far sentire la propria voce e chiedere interventi validi da parte delle Istituzioni e delle Forze di Polizia.
    Lo rilevano le attiviste Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario: “i diritti delle donne non sono per sempre e vengono negati, prima di fatto, poi di diritto, con l’arretramento delle lotte. Eallora sempre più donne stuprate, sfigurate con l’acido, molestate, oppresse, uccise, violentate e umiliate, sempre più sentenze ultra morbide verso stupratori e assassini di donne”.
    Scarsa la fiducia nelle azioni di governo ed il Mfpr dichiara necessaria “una mobilitazione nazionale delle donne, una risposta doverosa, urgente e ineludibile.Una risposta autonoma del movimento delle donne, fuori e contro l'azione che il nuovo governo dice di voler fare. Le donne non vogliono e non possono fidarsi e delegare al governo e allo Stato!”.
    Con questo intento il Movimento organizza il 6 luglio a Roma, tre presidi dalle 10 in poi, presso il
    Ministero delle pari opportunità, presso quello di Grazia e Giustizia e presso quello degli Interni.
    L’appuntamento precede la decisione (in programma l’11 luglio) del Tribunale dei minori e dei Servizi sociali sul “percorso riabilitativo degli stupratori sociali del branco di Montalto di Castro, che hanno violentato il corpo di Marinella e ne hanno ucciso l’anima e la speranza”.
    Ad oggi hanno aderito alla mobilitazione: Comitato diritti civili delle prostitute - lavoratrici Coordinamento “3ottobre” Milano - Anna Bardelli università di Milano - Giuseppa Amato di Milano del Si.Cobas dei poliambulatori Niguarda - lavoratrici, disoccupate dello slai cobas per il sindacato di classe di Taranto - precarie, lavoratrici dello slai cobas per il sindacato di classe di Palermo - compagne del MFPR - Associazione “Iosò Carmela” Napoli – Associazione Centro Servizi interdisciplinare Onlus Roma - Lucha YSiesta Roma - l'appoggio di Lella Costa - Collettivo “Mai stare zitte” di Brindisi - Associazione culturale 'Teatro del Mare' Taranto - UDI Monteverde Roma - compagne del coordinamento di Palermo 21 luglio - Caterina Tassone lavoratrice del S. Paolo di Milano - Anna Lavoratrice dell'USI del S. Paolo Milano - FLFL di Bologna - lavoratrici USI Roma.

    giovedì 4 luglio 2013

    pc 4 luglio - Presidio No Tav a Torino -Sabato 6 luglio


    Sabato 6 luglio Presidio No Tav a Torino


    603195_10152384511490323_747130072_nSabato 6 luglio presidio No Tav e conferenza stampa sotto la questura di Torino in occasione dei recenti fogli di via,che hanno colpito 3 valsusini.
    Ritrovo h9,30 alla stazione di TorinoP.Nuova,per chi parte dalla valle ritrovo sul treno delle8.09 da Susa che ferma in tutte le stazioni
    Partecipiamo numerosi..dimostriamo ancora una volta che la repressione non ci fermerà mai…