sabato 27 aprile 2013

pc 27 aprile - Il governo Napolitano-Letta, il nuovo governo dei padroni è nato.

Governo, Letta ha sciolto la riserva.
21 ministri: Alfano all'Interno e vicepremier.
Saccomanni all'economia, Cancellieri giustizia
Bonino agli Esteri, Mauro alla Difesa

Il premier incaricato ha accettato di formare il governo, dopo l'incontro di un'ora con il capo dello Stato. Domani alle 11.30 il giuramento. Tra le sorprese Cecile Kyenge ministro dell'Integrazione, Massimo Bray ai Beni culturali, Iosefa Idem alle Pari opportunità

ROMA - E' nato alle cinque della sera il governo di Enrico Letta, quando il segretario generale del Quirinale - Donato Marra - ha annunciato: "Il presidente incaricato ha sciolto la riserva". Qualche istante dopo, nella sala stampa del Colle, è arrivato il neopremier. Nessun segno particolare di emozione nella voce, Enrico Letta ha presentato la sua futura squadra. Al ministero dell'Interno Angelino Alfano, che sarà anche vicepremier. All'economia Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia. Agli Esteri Emma Bonino, fino a qualche giorno fa candidata anche alla presidenza della Repubblica. Alla Difesa andrà Mario Mauro, di Scelta civica. Alla Giustizia - casella delicatissima - Annamaria Cancellieri. Agli affari europei, riconfermato, Enzo Moavero. Agli Affari regionali Graziano Delrio (Pd), attuale presidente dell'Anci. Maurizio Lupi - Pdl, area Comunione e Liberazione - alle Infrastrutture. Enrico Giovannini - presidente dell'Istat - al Lavoro. Alla Coesione territoriale Carlo Trigilia, sociologo e professore a Firenze. Ai Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Alle Pari opportunità Iosefa Idem, pluricampionessa olimpica nella canoa, eletta nel Partito democratico. Alla Semplificazione va Giampiero D'Alia, segretario regionale dell'Udc in Sicilia e vicecapogruppo di Scelta civica alla Camera. Allo Sviluppo economico Flavio Zanonato (Pd), sindaco di Padova. Alle Politiche agricole Nunzia De Girolamo. Università e ricerca Mariachiara Carrozza. Salute Beatrice Lorenzin. Gaetano Quagliariello - uno dei saggi scelti da Napolitano - agli Affari costituzionali. Ministro dell'ambiente Andrea Orlando. Cecile Kyenge è ministro dell'Integrazione (foto). Massimo Bray ai Beni culturali. Il giuramento domani alle 11.30 nel salone delle feste al Quirinale.

Subito dopo ha parlato Giorgio Napolitano, minimizzando il ruolo svolto dal Quirinale: "Il presidente incaricato Enrico Letta - ha detto - è stato l'artefice della nascita di questo governo, io solo ho assecondato il suo sforzo. Da questo esecutivo arrivano novità, freschezza e competenza. Ora auspico la massima coesione". E poi: "Non c'è bisogno di alcuna formula speciale per definire questo governo: è un governo politico, formato nella cornice istituzionale e secondo la prassi della nostra Costituzione e della nostra cultura parlamentare".


pc 27 aprile - palermo lavoratori Ex Pip - scontri stanotte con i carabinieri che sparano


Forte solidarietà ai lavoratori Ex Pip in lotta da diversi giorni a Palermo per difendere il loro posto di lavoro

Dinanzi alla più che legittima protesta dei lavoratori contro la Regione Siciliana ancora una volta si risponde con la repressione arrivando perfino agli spari delle forze "dell'ordine" ad altezza d'uomo verso i manifestanti 

La vera violenza è quella di questo Stato di polizia al servizio di governi e istituzioni moderno fasciste al cui fianco sempre più complici e collusi sono i sindacati confederali come la Cisl che non ha perso tempo a prendere le distanze "...gli episodi di intolleranza vanno condannati sempre e comunque. La violenza a nulla serve se non ad alimentare tensioni..."

LA REPRESSIONE NON SPEGNE MA ALIMENTA LA RIBELLIONE E LA LOTTA NECESSARIA E GIUSTA di lavoratori, operai, precari, disoccupati, giovani, donne, migranti... contro chi al potere ci vuole attaccare perfino nella nostra dignità di vivere mantenendo inalterati i propri privilegi e continuando ad arricchirsi...

NON VE LO PERMETTEREMO!

Slai Cobas per il sindacato di classe Palermo

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Ex Pip, tensione all'Assemblea regionale  - Nella notte scontri fra operai e carabinieri - Sabato 27 Aprile


Tensione e scontri questa notte in piazza del Parlamento, davanti alla sede dell'Ars, dove era in corso l'esame della Finanziaria. Urla e lanci di pietre per protestare contro un emendamento che avrebbe reso impossibile la loro stabilizzazione. I carabinieri hanno sparato alcuni colpi di pistola in aria per sedare gli animi. I lavoratori: "Stavamo manifestando pacificamente per far sentire tutta la nostra angoscia contro".



PALERMO - "Hanno sparato otto colpi, otto!". Scontri nel cuore della notte in piazza del Parlamento, di fronte all'Assemblea regionale siciliana. Alcuni ex Pip della Social Trinacria, giunti sotto Palazzo deI Normanni per seguire le vicende della Finanziaria, raccontano dettagli di una notte drammatica: "Eravamo lì perché ci hanno detto che il governo aveva presentato un emendamento che avrebbe reso impossibile la nostra stabilizzazione. Non sappiamo se è vero, ma ci siamo precipitati di fronte l'Ars per protestare". E lì sarebbe accaduto, stando allo stesso racconto dei precari, il "fattaccio":

"Stavamo manifestando pacificamente, senza spranghe e senza pietre - è il racconto di un lavoratore -. Stavamo soltanto urlando e manifestando la nostra angoscia. Mentre protestavamo, è arrivata una macchina dei carabinieri e abbiamo sentito partire otto colpi. Otto colpi ad altezza uomo. Uno dei manifestanti è stato ferito". Fin qui il racconto dei precari, mentre altre ricostruzioni parlano di una pattuglia dei carabinieri che ha notato tre uomini che nella zona di corso Alberto Amedeo, mentre gettavano la spazzatura per strada rovesciando i cassonetti e bloccando la circolazione stradale. I militari li hanno inseguiti e sono riusciti a bloccare uno dei tre, un pregiudicato di 43 anni, denunciato per resistenza e lesione. Gli altri due uomini fuggivano verso piazza Parlamento, dove la tensione è salita e una cinquantina di operai hanno iniziato a inveire contro i militari e lanciare pietre. I lavoratori comunque ringraziano "gli uomini della Digos, che sono intervenuti prontamente, avendo compreso la situazione".

La vicenda della Social Trinacria era finita recentemente al centro delle polemiche dopo una conferenza stampa in cui il presidente Crocetta aveva messo in dubbio la natura giuridica del rapporto tra Regione e cooperativa: "Dov'è la convenzione, il patrocinio? - disse il governatore - la Regione ha pagato stipendi sulla base di nessun documento". L'articolo in questione, che avrebbe riportato la gestione dei precari alle cooperative, aveva sollevato nei giorni scorsi i dubbi dei sindacati che avevano paventato un ritorno al passato che avrebbe potuto favorire le infiltrazioni della criminalità in questi gruppi.

"Gli episodi di intolleranza vanno condannati sempre e comunque. La violenza a nulla serve se non ad alimentare tensioni. Fatta questa doverosa premessa, bisogna ammettere che il futuro dei lavoratori ex Pip, alla luce di quanto emerge dai palazzi della politica, è più che mai incerto". Lo afferma la Fisascat Cisl commentando la notizia degli scontri avvenuti la notte scorsa nel capoluogo dell'Isola tra ex Pip e carabinieri. "Ed è proprio per evitare che la vicenda sfugga di mano, anche sul fronte della sicurezza e dell'ordine pubblico - continua il sindacato - che invochiamo un intervento del Prefetto. Chiediamo a lui di farsi carico, con il senso di responsabilità che ha sempre mostrato, di aprire un tavolo di discussione seria fra forze sindacali e politiche per arrivare ad una soluzione che garantisca il lavoro a tutti. Lavoro e non assistenza, ricordando che gli ex Pip hanno garantito servizi essenziali per i cittadini".



pc 27 aprile - BERGAMO: PER GLI OPERAI LA LIBERAZIONE E' ANCORA DA FARE

Bergamo 25 aprile 201
"per gli operai la liberazione è ancora da fare....."

Con questo slogan quanto mai attuale, una delegazione di lavoratori della logistica, impegnati nelle dure lotte per rivendicare i diritti contro lo schiavismo delle cooperative, ha partecipato al corteo del 25 aprile per ribadire la strada che i lavoratori immigrati indicano a tutta la classe operaia per rialzare la testa e costruire il sindacato di classe fondato sui cobas, come strumento necessario per non pagare la crisi che i padroni vogliono scaricare su lavoratori e proletari, ma anche per lottare in funzione di una rivoluzione politica e sociale che la faccia finita con il sistema capitalista, di cui il sistema degli appalti nelle logistiche è un tassello, che ancora oggi genera miseria, licenziamenti e repressione.

Anche oggi serve una nuova resistenza proletaria e popolare perchè "per tutti gli sfruttati la liberazione è ancora da fare".













venerdì 26 aprile 2013

pc 26 Aprile- CINEFORUM: LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI


ORE 20:00 APERITIVO 
ORE 21:00 PROIEZIONE E DIBATTITO
Via G. del Duca 4 (accanto  cantieri culturali della Zisa)
Il Circolo di proletari comunisti di Palermo dedica il cineforum di questa settimana alla gloriosa Resistenza Partigiana.

Le quattro giornate di Napoli è un film del 1962 diretto da Nanni Loy.
Il film, ispirato al libro di Aldo De Jaco "La città insorge: le quattro giornate di Napoli" del 1956, fu prodotto da Goffredo Lombardo e fu candidato all'Oscar nel 1962 come miglior film straniero e per la sceneggiatura.
Il film è dedicato al dodicenne, medaglia d'oro al valor militare, Gennaro Capuozzo.
Nel film Nanni Loy descrive la rivolta popolare scoppiata a Napoli spontaneamente a seguito della fucilazione di alcuni marinai italiani il 28 settembre del 1943 e che in quattro giorni sconfisse e mise in fuga i tedeschi dalla città prima dell'arrivo degli alleati. Il film è corale e vi si mescolano singoli episodi e personaggi popolari protagonisti della rivolta. Dai ragazzi fuggiti dal riformatorio per unirsi all'insurrezione al piccolo Gennarino Capuozzo che muore sulle barricate a tanti altri personaggi, tra i quali va ricordato Adolfo Pansini.


pc 26 Aprile- UN 25 APRILE DI LOTTA NO MUOS A NISCEMI




Ieri in occasione della giornata di Liberazione dal nazi-fascismo siamo stati costretti come ogni anno a sentire le dichiarazioni della politica ufficiale: dall'improbabile parallelismo fatto da "re Napolitano" sul coraggio dei partigiani in quel momento storico paragonato impropriamente a quello attuale nella fattispecie circa la formazione del nuovo governo (!), al reazionario Grillo che si conferma tale bollando la Resistenza come "morta", pronta la risposta dei partigiani della Brigata Stella Rossa di Marzabotto: "è Grillo che è mezzo morto".
La borghesia mette il becco pontificando circa una festa che non le appartiene e stravolgendone il significato: anche ieri come succede già da alcuni anni per il 25 Aprile e il Primo Maggio molti lavoratori, in particolare giovani precari, sono stati costretti a sgobbare per il profitto del padrone.

Contro tutto questo quest'anno abbiamo deciso di riappropriarci del significato della Resistenza Antifascista andando a Niscemi al fianco della popolazione che lotta per la difesa alla propria vita contro il mega-impianto satellitare di comunicazione della marina militare statunitense chiamato MUOS.


Una giornata intensa dalla mattina alla sera: in mattinata è partita la "passeggiata" per i sentieri a ridosso della base militare interrotta da pause con interventi storici e tecnici sui vari aspetti della vicenda. Come ogni movimento che si rispetti, alle parole seguono i fatti: giù qualche metro di rete e la bandiera No Muos sventola ancora una volta sulla terra occupata illegittimamente!
Finita la passeggiata e tornati al presidio permanente un grande pranzo collettivo ha rifocillato i partecipanti con un pranzo autorganizzato, ricco di prelibatezze locali dove non è mancata neanche la torta no muos!

Le nostre compagne aderenti al Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario hanno incontrato e fraternizzato ancora una volta con le mamme no muos e in generale tutti i compagni hanno avuto modo di scambiare esperienze e opinioni nell'attesa del partigiano Ursus che arrivato, è stato accolto da tutti e accompagnato a visitare la mostra sulla resistenza: interessante mostra fotografica sulla lotta no muos e la brigata partigiana Stella Rossa di cui si parlava all'inizio.
 http://www.youtube.com/watch?v=5jzCXc2CoK0


Un 25 Aprile all'insegna della lotta,  una lotta di resistenza contro il ("nuovo") occupante americano  che come ha spiegato impeccabilmente Antonio Mazzeo durante la passeggiata tra i sentieri no Muos ,  ha prima eretto le 43 antenne che di per se emettono radiazioni con ricadute negative sulla salute della popolazione, ma anche sull'ambiente in generale come sulla macchia mediterranea che è visibilmente ridotta nei pressi della base, e adesso si appresta a erigere il nuovo scempio.
Partigiano Ursus

 E' stato specificato che in barba alle dichiarazioni del ministro della difesa circa la necessità del MUOS per la "sicurezza nazionale" la base militare è americana e non una base NATO (ammessa e non concessa l'utilità di quest'ultime), gli americani non devono rendere conto della propria attività al di là delle reti agli alleati, compreso il governo italiano.

Viceversa lo stato italiano collabora e favorisce l'attività dell'occupante, utilizzando gli apparati repressivi come forze dell'ordine e magistratura per contrastare la lotta della popolazione No Muos che spesso prova a bloccare con i propri corpi, come successo anche oggi, i mezzi pieni militari americani e operai che entrano ed escono dalla base.
Nonostante formalmente i lavori siano sospesi fino al 31 Maggio in attesa di una valutazione di impatto ambientale, lo stato italiano viola le sue stesse leggi e oltre il danno la beffa: il ministero della difesa ha dichiarato che per ogni giorno di ritardo la sicilia dovrà rimborsare agli americani la cifra di 25 mila euro al giorno con decorrenza dal 29 Marzo.
Il popolo No Muos invece combatte a testa alta con dignità nonostante le denunce e gli arresti degli ultimi giorni contro tutto questo!

In questa fase in cui la democrazia borghese si struttura da tempo in uno stato di polizia che avanza verso il moderno fascismo è fondamentale riappropriarsi della nostra storia e respingere tutti i tentativi di annacquamento dei valori della resistenza come succede nei cortei del 25 Aprile capeggiati da figure istituzionali che nulla hanno da spartire con i "nuovi partigiani", per citare la studentessa attaccata ieri miseramente da Santoro nel suo programma.

Per questo condividiamo e ci uniamo ai fischi che ieri hanno sommerso Il neo presidente del Senato Piero Grasso e per lo stesso motivo abbiamo scelto di non mischiarci nel corteo istituzionale che ogni anno si svolge a Palermo dove tranquillamente (purtroppo non ha avuto luogo nessuna contestazione) ha sfilato il sindaco Orlando, quello che invoca la repressione contro gli operai Gesip (sedotti in campagna elettorale e poi abbandonati una volta seduto sulla poltrona), accompagnato dai più alti esponenti militari, della polizia ecc. Gli stessi che attaccano i No Muos a Niscemi.


ORA E SEMPRE NO MUOS!
YANKEE GO HOME!
CACCIAMO TUTTI I GOVERNI DEI PADRONI!




pc 26 aprile: Violenta protesta di operai del settore tessile a Gazipur, a nord di Dacca. Per 25 euro al mese questi operai tessili sono sfruttati per conto dei padroni USA ed europei (come l'italiano Benetton), quelli che mettono il loro marchio sul sudore e sul sangue dei lavoratori del Bangladesh




 Centinaia di lavoratori erano scesi in piazza per reclamare l'arresto e la messa a morte dei proprietari dei laboratori ospitati nell'edificio di otto piani, crollato mercoledì nel vicino sobborgo di Savar per l'inosservanza delle misure di sicurezza che ha provocato la morte di almeno 292 loro colleghi e il ferimento di più di altri mille.
La polizia ha sparato proiettili di gomma e lanciato lacrimogeni contro i manifestanti a Savar. I parenti delle vittime e i sopravvissuti  chiedono giustizia e vendetta. “Vogliamo vedere il proprietario impiccato”,  urlano questi  uomini, ma l’uomo, esponente di spicco anche del partito di governo è scomparso. La polizia disperde i manifestanti  con bastoni e lacrimogeni fare il sindacalista in Bangladesh è un lavoro rischioso, sei mesi fa uno di loro è stato ucciso proprio dopo aver denunciato l'ennesima fabbrica illegale dove lavoravano come schiavi donne e  bambini.
I dimostranti, molti dei quali armati di spranghe e bastoni, hanno preso d'assalto le fabbriche, imponendone la chiusura, hanno devastato i veicoli in sosta, occupato le strade lungo le quali hanno dato alle fiamme pneumatici e hanno cercato d'incendiare negozi e bancarelle. Rivolte sono state segnalate anche in altre località intorno alla capitale. Sui muri del palazzo accartocciatosi su se stesso martedì sera erano comparse profonde crepe: dapprima i circa 3.000 dipendenti erano stati fatti allontanare, ma poco dopo era giunto loro l'ordine di tornare ai propri posti, ponendo così le premesse per la successiva strage.
 Il palazzo fabbrica ospitava la relizzazione di prodotti per grandi marchi europei, anche italiani, dalla spagnola Mango, all'inglese Primark e alla Benetton, oltre ad altri marchi italiani, rumeni, canadesi e inglesi.
Sul loro sito web, le aziende elencano tra i loro clienti altrettanti noti brand, tra cui C&A, KIK e Wal-Mart, già noti alle cronache per l'incendio nella fabbrica bengalese Tazreen, dove 112 lavoratori sono morti esattamente cinque mesi fa, e, per quanto riguarda la tedesca KIK, per l'incendio della pakistana Ali Enterprises, dove quasi 300 lavoratori sono morti lo scorso settembre.





pc 26 aprile - A MADRID LA POLIZIA SPARA PROIETTILI DI GOMMA

No ai tagli, Madrid torna in piazza
Accuse alla polizia per gli incidenti di ieri



Botta e risposta tra gli organizzatori della protesta e il governo sulle responsabilità degli scontri. Oggi nuovo presidio nella piazza del Nettuno. Le autorità: "Non è autorizzato".

di NOELLA VIZCARRA MIR
Gli organizzatori della manifestazione hanno detto che è stato un successo, ma hanno condannato la violenza della polizia e hanno annunciato che oggi pomeriggio ce ne sarà una nuova e che sará “pacifica”. Nel manifesto pubblicato da “Democracia Real YA” è stata segnalata la presenza di membri della polizia segreta, mimetizzati tra i cittadini, indicati come autori delle provocazioni che hanno poi causato gli scontri.
Ieri sera, nella assemblea tenuta a Puerta del Sol, dopo la manifestazione, gli indignados hanno convocato un'altra mobilitazione per il prossimo sabato 29, e di nuovo cercheranno di circondare in maniera simbolica il Parlamento. Anche in Portogallo sono previste manifestazioni per questa giornata.
Ma dal governo Rajoy arrivano altre dichiarazioni. Il Ministro dell’interno, Jorge Fernández Díaz, ha giustificato le cariche della polizia contro i manifestanti. Il ministro ha ringraziato e fatto gli auguri ai poliziotti che, secondo lui “sono stati obbligati a caricare per evitare che i manifestanti arrivassero al Congresso”. L’occupazione della Camera poteva condizionare i deputati e questo “è espressamente vietato”. Fernandez Diaz ha insistito che la polizia aveva l’ordine di attuare tutti i necessari interventi “in difesa della legalità costituzionale. Il Congresso è inviolabile”, ha concluso.

Anche la delegata del Governo di Madrid, Cristina Cifuentes, ha manifestato il suo appoggio e difeso “in maniera assoluta” le cariche della polizia e ha detto che i colpevoli degli incidenti sono stati “alcuni manifestanti e la loro violenza estrema”...

I 35 arrestati di ieri sera saranno accusati di delitti contro la Costituzione, le Istituzioni dello Stato (secondo il Titolo XXI del Codice Penale). E si profilano anche accuse di aver promosso manifestazioni contro l’organo legislativo (art.494 del Codice Penale), con l'obiettivo di entrare con la forza in una sede legistativa. A questa serie di delitti “maggiori” si aggiungono i delitti contro l’ordine pubblico, gli insulti alle autorità e  i danni materiali. In Spagna, le manifestazioni di fronte al Congresso sono vietate quando c’è attività parlamentare...
...La giornata si era svolta pacificamente fino alle 19, quando sono iniziate le cariche della polizia sparando proiettili di gomma verso i manifestanti. La tensione è andata via via crescendo fino a mezzanotte quando gli scontri tra poliziotti e manifestanti si sono ripetuti in varie zone del centro storico di Madrid.

Per la manifestazione di oggi, la delegata del  governo ha ricordato che non è autorizzata e che “applicherà la legge con tutte le conseguenze del caso”.

pc 26 aprile - FRAGOLE E SANGUE DI IMMIGRATI

Fragole e sangue, Atene sotto choc per la sparatoria contro gli immigrati

I "caporali" dei campi di fragole di Manolada prendono a fucilate a freddo duecento braccianti (clandestini) del Bangladesh che protestano perchè da sei mesi non ricevono la paga. Ventotto feriti, arrestati tre dei responsabili. Il governo promette: "Non rimpatrieremo nessuno"

di ETTORE LIVINI
ATENE - La tragedia greca scrive una delle sue pagine più drammatiche: la strage (per fortuna mancata di un soffio) di Manolada. I "caporali" dei campi della capitale delle fragole ellenica - un'area a 250 chilometri a sud-ovest di Atene - hanno preso a fucilate a freddo duecento braccianti clandestini del Bangladesh che protestavano chiedendo sei mesi di paghe arretrate. "Ci hanno sparato come cani" ha raccontato all'Ap Kahn Liton, uno degli immigrati. Il bilancio finale è di 28 feriti da colpi d'arma di fuoco, dichiarati per fortuna ora tutti fuori pericolo. La polizia greca ha arrestato tre dei presunti responsabili e il ministro dell'interno Nikos Dendias si è impegnato a "non rimpatriare nessuno dei clandestini coinvolti" mentre nel paese sotto choc si moltiplicano gli appelli per boicottare i prodotti agricoli della regione e per garantire la cittadinanza alle vittime.

Nella zona di Manolada, un sorta di Rosarno greca, si producono due terzi della fragole vendute in Grecia e buona parte del lavoro è da sempre affidato ai clandestini che vivono "in condizioni simili a quelle dei lavoratori neri in America ai tempi dello schiavismo" ha detto il ministro alla giustizia Antonio Ropatiokis. Già diverse volte in passato la regione del Peloponneso era stata teatro di episodi di violenza, con immigrati trascinati dietro auto e motociclette. "La tensione stava già salendo da qualche settimana - ha raccontato Mohamed Lendu Miha, uno dei dipendenti della fattoria dove è avvenuta la sparatoria -. Quando io ho chiesto di avere i soldi che mi dovevano prima mi hanno dato un assegno scoperto e poi mi hanno detto di andarmene altrimenti sarei stato bruciato vivo". L'esasperazione è arrivata così oltre il livello di guardia e duecento braccianti si sono presentati tutti assieme mercoledì scorso dai loro datori di lavoro pretendendo gli arretrati. "Quando si sono allontanati eravamo convinti che fossero andati finalmente a prendere i soldi che ci dovevano" ha raccontato in ospedale uno dei feriti. Purtroppo per loro si sbagliavano. Un piccolo gruppo di questi caporali si è ripresentato con due fucili e una pistola e ha cominciato a sparare a freddo sulla folla...

...Nel paese ci sono oltre 1,3 milioni di extracomunitari (più del 10% della popolazione, la maggior parte clandestini) diventati il capro espiatorio delle difficoltà economiche di Atene. I neo-nazisti di Alba Dorata organizzano vere e proprie spedizioni punitive contro di loro e qualche mese fa la comunità pakistana di Atene ha organizzato una clamorosa manifestazione di protesta che ha portato in Syntagma almeno diecimila persone.
Il governo, per non lasciare il monopolio del tema immigrazione all'estrema destra, ha deciso di usare il pungo di ferro lanciando la campagna Xenion Zeus: veri e propri raid della polizia nel corso dei quali sono state fermate e in molti casi rispedite a casa 66mila persone nel solo 2012...
 
(19 aprile 2013)

pc 26 aprile - ILVA: NO ALLO SCONTRO DI POTERI SULLA PELLE DI OPERAI E CITTADINI


Sui fondi che Riva sta nascondendo, i giudici nulla hanno da dire e fare?

"...Sino a quando la Corte Costituzionale non depositerà le motivazioni della sentenza che il 9 aprile l'ha portata a ritenere "costituzionale" la legge 231 del 2012, le merci dell'Ilva non verranno dissequestrate. L'azienda quindi non potrà venderle, né incassare il relativo controvalore, che oscilla da 800 milioni a un miliardo di euro. Nei giorni scorsi, infatti, anche il gip di Taranto, Patrizia Todisco, ha giudicato inammissibile l'istanza con cui gli avvocati dell'azienda il 10 aprile - poche ore dopo il verdetto della Consulta - hanno chiesto il dissequestro delle merci. Come già i pm, che nei giorni scorsi hanno espresso il loro parere negativo, adesso anche il gip ha ritenuto che, non essendo ancora state state depositate le motivazioni dei giudici costituzionali nel dire "sì" alla legge che autorizza l'Ilva a produrre e a commercializzare quanto realizzato prima della legge stessa, l'istanza dell'azienda non può essere presa in considerazione.
Tutto, quindi, sembrerebbe rinviato di alcuni giorni perché le motivazioni della Consulta dovrebbero uscire a breve...
...Oggi la restituzione delle merci non serve all'Ilva solo per far cassa e finanziare l'Aia ma anche per ridare lavoro all'area a freddo. Lo sblocco di prodotti e semilavorati, infatti, consentirebbe di rimettere in marcia altri impianti a partire dal treno nastri 1 e di riportare in produzione operai che oggi sono sospesi...." (dalla stampa).
Lo Slai cobas Ilva ha detto fin dal primo momento che il decreto "salva-Riva" era illegale, anticostituzionale. 
Ma abbiamo anche detto che gli operai e i cittadini di Taranto devono essere autonomi dalla querelle giudiziarie che di fatto da un certo punto stanno caratterizzando lo scontro Ilva/magistratura.
Infatti, uno scontro di "poteri" che non fa fare alcun passo in avanti rispetto alle effettive bonifiche nei quartieri e messa a norma della fabbrica, e ai fondi necessari che padron Riva e governo devono mettere, non ci interessa! Ed è anche di ostacolo. 
Ed è proprio sui fondi che non si mettono, che invece la magistratura non sta facendo nulla. 
Padron Riva sta portando avanti sotto il naso di tutti, compresi i magistrati, una mega operazione finanziaria sulle sue società a livello internazionale che punta a far trovare le casse dell'Ilva spa a secco e a cautelarsi i suoi lauti profitti; Padron Riva, anche in funzione di questa operazione, ha nominato amministratore delegato Bondi per ristrutturare l'Ilva ma scorporandola dalla "cassaforte" Riva fire...
E LA MAGISTRATURA NON DICE E NON FA NIENTE SU QUESTA OPERAZIONE-TRUFFA?! che, essa sì, vuol far diventare impossibili le reali messe a norma e bonifiche da fare?
I GIUDICI FANNO LE PULCI SU QUESTIONI DI PROCEDURA - ora dicono che non dissequestrano la merce perchè aspettano le motivazioni della sentenza della Consulta, quando per la loro stessa "giustizia", le sentenze sono immediatamente esecutive una volta notificate - I GIUDICI SI ARRAMPICANO SUGLI SPECCHI UNICAMENTE PER RITARDARE UN PROVVEDIMENTO PURTROPPO INEVITABILE, E POI CHIUDONO GLI OCCHI DI FRONTE AI REATI CHE RIVA STA COMPIENDO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI?!
Non si fanno giochi di potere sulla pelle degli operai e dei cittadini!

pc 26 aprile - LE NUOVE REGOLE FASCISTE PER L'ELEZIONE DELLE RSU

Andando avanti nella scellerata strada di unità sindacati confederali/industriali per salvare la competitività - uguale profitti - delle imprese, che ha visto nelle scorse settimane la firma di un "protocollo", ora la Cgil (tutta, ad esclusione della Rete 28 Aprile) insieme a Cisl e Uil, lancia una proposta sulla rappresentanza sindacale per un nuovo patto con la Confindustria.
Si tratta di una proposta che vuole nettamente peggiorare le regole delle Rsu che già hanno pochissima funzione e potere e già sono blindate dalle segreterie sindacali - in questo, la situazione presente all'Ilva è esemplare!
"Il centro di questa proposta è che i sindacati che concorreranno alle elezioni per le Rappresentanze sindacali unitarie aziendali (RSU) dovranno accettare preventivamente di non poter dichiarare sciopero su accordi
firmati da almeno il 51% dei rappresentanti aziendali, siano essi RSU o RSA; inoltre si dice che la consultazione dei lavoratori non è obbligatoria!"
Come avevamo già denunciato per il protocollo sulla competitività, tutta la linea e l'azione dei sindacati confederali ha un unico scopo, in una situazione di gravissimo peggioramento della condizione dei lavoratori sul fronte della difesa del posto di lavoro, del salario e dei diritti, non di difendere i lavoratori ma quello di difendere i padroni, e ora con questa proposta, impedire che la salvaguardia dei loro profitti venga messa in discussione dagli scioperi dei lavoratori. 

Squinzi, presidente degli industriali, l'ha detto: "a noi interessa una sola cosa: la certezza che gli accordi raggiunti a qualsiasi livello non saranno poi stravolti", e Cgil, Cisl e Uil la stanno attuando.
 

Si tratta nei fatti di una esplicita azione antisciopero e del tentativo di tappare la bocca agli operai, di impedire che i lavoratori dicano NO ad accordi svendita e possano scendere in lotta - siamo al 25 aprile e la Camusso, insieme a Bonanni e ad Angeletti, fa una proposta che ha un segno esplicitamente fascista! Si tratta di un divieto del diritto di sciopero! Non l'hanno ancora fatto ufficialmente i padroni, non l'hanno ancora fatto i governi, ma ora è la Cgil della Camusso che nei fatti con questa proposta stravolge lo Statuto dei Lavoratori, la Costituzione!
 
Le Rsu cesserebbero di essere, anche formalmente, rappresentanze sindacali dei lavoratori ma diventerebbero a tutti gli effetti rappresentanze delle segreterie sindacali - che non si accontentano più di avere come accade ora (comunque, anche se non prendono neanche un voto ale elezioni) un terzo dei posti dei delegati, cosa già profondamente antidemocratica, ma vogliono il controllo del 100%, per evitare che non siano tutti saldamente fedeli alle decisioni, agli accordi fatti dalle segreterie dei sindacati confederali.

 
Ma soprattutto con questa proposta, si vuole impedire che alle elezioni delle Rsu - nei prossimi mesi si dovranno fare in grandi realtà industriali, come l'Ilva - si presentino liste alternative, dei sindacati di base, slai cobas, decise liberamente dai lavoratori, e chiaramente in opposizione ai sindacati confederali. Si vuole soffocare la volontà degli operai di poter dire anche nelle elezioni delle Rsu: basta con il monopolio dei sindacati filopadronali, basta con delegati che, nella loro maggioranza, non difendono i lavoratori quotidianamente, o non ci sono (come all'Ilva) usando la loro carica per farsi i propri comodi. 
Ai sindacati che vogliono presentare liste alle elezioni  le Rsu si chiede una sottomissione, un'abiura preventiva della difesa degli interessi dei lavoratori, un'accettazione a priori e comunque degli accordi svendita.  
Si tratta nei fatti di una "dittatura" sindacale a cui neanche i partiti sul fronte delle regole antidemocratiche del parlamento (che è parvenza di democrazia e reale comitato d'affari della borghesia) sono arrivati esplicitamente a tanto.
 

La Fiom di Maurizio Landini che il 18 maggio si prepara ad una manifestazione nazionale, riempendosi la bocca di denuncia "forte" delle gravi condizioni degli operai, da un lato dice una cosa, buona per giornali e tv, dall'altra opera anch'essa per mettere le catene agli scioperi e alla protesta degli operai, se non quella incanalata in inutili manifestazioni-passeggiate di sabato per non disturbare i manovratori (aziende e Istituzioni). 
A fronte di questa linea sarà la stessa Fiom a rimandare ora le elezioni delle Rsu dove sono già da tempo scadute - come all'Ilva di Taranto - finchè non faranno le nuove regole.
 

Ma, vediamo anche un altro aspetto. Questa proposta  della Cgil, è anche frutto della paura che hanno sia sindacati che padroni.
E' un'azione, questa sì "preventiva", di cautelarsi di fronte all'inevitabile esplosione di rabbia, scioperi, lotte che l'attacco sempre più pesante alle condizioni di lavoro e di vita sta portando e porterà sempre più nelle fabbriche e su tutti i posti di lavoro.
Sanno bene i sindacati confederali, in primis la Cgil (gli altri non se ne importano molto di avere consenso tra i lavoratori), che i lavoratori che in tante realtà rompono con i sindacati confederali, e con la stessa Fiom ma che hanno bisogno dell'organizzazione sindacale di classe, si autorganizzano e possono sempre più autorganizzarsi; per questo li vogliono "blindare".
Nello stesso tempo, la Cgil di Camusso e la Fiom di Landini con questo vogliono rientrare in pieno nella grazie del padronato, da cui hanno rischiato di essere emarginati.

 
A questa azione fascista gli operai e i lavoratori devono rispondere. Per questo si fa anche sciopero!   
Per la difesa e lo sviluppo di una vera democrazia sindacale di classe in mano ai lavoratori si deve unire un vasto fronte, di tutte le forze, le realtà di base e di classe, di tutti i delegati e lavoratori anche iscritti ai sindacati confederali che non ci stanno a questo moderno fascismo sindacale.  Ogni critica, ogni lamentela che continui a restare all'interno della Fiom, Cgil, a dire No ma a crogiolarsi nel suo caldo posticino - come la Rete 28 Aprile - ha seccato! Oggi è tempo di scelte radicali! Così come, nelle elezioni delle Rsu non serve puntare alla presenza della propria lista alternativa per avere al massimo qualche delegato (come l'Usb all'Ilva), ma serve una grande azione unitaria e trasversale che raccolga tutta l'opposizione di classe sui posti di lavoro e riesca effettivamente a far fallire questa manovra antidemocratica e a rendere visibile il fatto che ci sono solo due realtà sindacali: da una parte i sindacati confederali, tutti insieme, dall'altra il sindacato di classe!
 
Riportiamo sulle elezioni delle RSU quello che abbiamo detto sull'Ilva nella riunione degli operai Slai cobas Ilva di sabato 20 aprile.

"...L'obiettivo dello Slai cobas è togliere il monopolio sindacale ai sindacati confederali corresponsabili dell'attuale grave situazione che mette a rischio lavoro, sicurezza e salute per tutti.

Per togliere questo monopolio è necessario che tutti gli operai che dissentono dai sindacati confederali si uniscano per ottenere una nuova rappresentanza alternativa.

Lo Slai cobas è per una lista alternativa unitaria in fabbrica che possa far pesare anche nelle elezioni le proteste e le lotte che vi sono state in questi mesi ed ottenere un numero importante di delegati in grado di pesare e cambiare le cose, e non semplicemente la presenza di un'altra sigla sindacale...".

(dal blog tarantocontro) 

pc 26 aprile - Letta su diktat di Napolitano e al servizio di Berlusconi-Pd- ecc.

Il nipote del braccio destro di Berlusconi, dell'ultima generazione di democristiani e vice presidente del PD, è stato incaricato da Napolitano di realizzare “obbligatoriamente” un governo di unità nazionale di larghe intese che il Presidente ha imposto come ricatto alla sua rielezione, sotto minaccia dello scioglimento delle Camere.
Ma Napolitano ha agito anche in questo caso come “Re travicello” e longa manus di Berlusconi e della maggior parte della borghesia italiana, banche, confindustria, Europa dei padroni.
Un governo che nasce, quindi, antidemocratico per costituzione, che umilia perfino lo straccio di democrazia parlamentare che è rimasto.

Non vale molto la pena spendere parole su Letta che è certamente uno di quei “ragazzi che si sono fatti da soli”, in realtà scegliendo sempre i salotti buoni della politica e del capitale, quasi sempre in qualità di 'portaborse', e tale resta anche ora che è incaricato di fare il governo.
Un governo da “Arlecchino servitor di due padroni”, la cui composizione non c'è dubbio che farà rimpiangere perfino il governo Monti e il suo stuolo di “professori. Anzi il “rischio” è che sia un mix dei Brunetta, Gelmini, Schifani e dei professori, di una classe dominante i cui politici sono alla frutta.

Questo governo avrà un'opposizione parlamentare, a parole, in internet e nel teatrino della politica, sì, ma nessuno ci speri più di tanto. Da Renzi a Vendola, fino alla sciagurata pattuglia dei grillini non mancheranno di farsi sentire, ma hanno già detto che sono pronti a votare ogni qualvolta ci saranno “provvedimenti buoni”.
Si tratta comunque di un governo destinato a non durare, con un sostegno di partiti o già in campagna elettorale, come Berlusconi e PdL, o pronti a prepararsi dopo il regolamento dei conti interno, come il Pd (probabilmente di Renzi).
Dire che non durerà non vuol dire sottovalutarne il danno e la pericolosità, sul fronte dell'attacco ai salari e all'occupazione, alle condizioni di vita e di lavoro, alla scuola e alla sanità, dell'attacco ai movimenti di lotta e ai diritti e alle libertà democratiche. Un governo che vuole accontentare tutte le frange della borghesia che lo sostengono, dagli industriali ai bottegai della Lega, ecc, dai finanzieri ai “risparmiatori”, ai danni naturalmente e sulla pelle di proletari e masse popolari.
Non è ancora chiaro se sarà un governo debole a parole ma forte nei fatti, o viceversa.
Questo gioco può essere scoperto solo dalla lotta e in particolare dalla resistenza e offensiva operaia e popolare. Quest'ultima è solo problema nostro. E non è questione di alta politica e di chiacchiere da convegni – risparmiateci per favore Siryze italiane, Albe euro mediterranee e Movimenti anticapitalisti che non movimentano nulla - ma di lavoro e organizzazione che comunisti e avanguardie proletarie hanno necessità e dovere di mettere in campo con tenacia e determinazione.


Proletari comunisti -Pcm Italia
26 aprile 2013

giovedì 25 aprile 2013

pc 25 aprile - TARANTO MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA


manifesto affisso durante la manifestazione
Circa 200 compagni e compagne, in prevalenza giovani, hanno risposto oggi a Taranto all'appello del Comitato di quartiere Citta Vekkia e del CMA per la manifestazione antifascista del 25 aprile.
Un appello raccolto dal circolo proletari comunisti e dai rappresentanti dello Slai cobas per il sindacato di classe degli operai dell'Ilva e dei lavoratori precari e disoccupati
La manifestazione ha avuto come teatro la città vecchia. E questa è stata una buona scelta, perchè l'antifascismo ha avuto in questa zona della città la sua storia più importante che negli anni si è cercato di seppellire nel silenzio.
Per questo la manifestazione è partita con la posa di una lapide alla discesa Vasto, salutata con applausi e pugni in alto, su cui era scritto: “25 aprile 2013 – In memoria del “torripenna” quartiere popolare e antifascista sgomberato e demolito dalla dittatura – I compagne e le compagne”.
Poi c'è stato il corteo in cui spiccavano bandiere rosse, finalmente tornate a sventolare in un corteo cittadino, dopo mesi in cui il “niente bandiere” è stato il lait motiv delle manifestazioni cittadine di Liberi e pensanti e ambientalisti, anche oggi assenti come componente organizzata, anche se diversi compagni e operai che fanno riferimento a questa componente hanno partecipato a titolo individuale.
“Ora e sempre Resistenza” e “Bella ciao” sono stati più volte lanciati e ripresi nel corteo; così come non sono mancate scritte e affissioni per tutte le vie e i vicoli del quartiere.
E' stato un antifascismo niente affatto rituale perchè la manifestazione l'ha legato alla situazione che vive oggi il quartiere e ha fatto di questo il tema prevalente della manifestazione, ottenendo sostegno e consenso dagli abitanti del quartiere.
La citta vecchia viene da un lato lasciata nell'incuria dall'amministrazione comunale, dall'altro consegnata nelle mani di privati e ricchi che si appropriano di locali e parti significative per trasformarli in virtuosi club radical chic o in ristoranti, caffè cari; mentre per gli abitanti ridotti a 1300 la vita continua ad essere segnata da disoccupazione, povertà, disgregazione, in un territorio colpito dall'inquinamento e ora anche dal blocco strumentale e improvvido della miticoltura.
Il corteo ha attraversato i vicoli anche meno battuti del quartiere, proprio a volerne riprendere la storia e lanciare un appello alla lotta e alla ribellione.
Davvero un 25 aprile antifascista e di lotta che è importante non resti fino a sé stesso, che segno una ripresa in termini sociali e politici e in contenuti antagonisti e antifascisti della lotta in città su tutti i piani, da quella contro padron Riva a quella contro la Marina e la militarizzazione, lo Stato, le amministrazioni locali che, al di là del partito di appartenenz,a sono tutte dedite alla malapolitica e al malaffare.

Proletari comunisti
25.4.13

pc 25 aprile: Grillo, giù le mani dal 25 Aprile!


Per il giullare della borghesia il 25 aprile è morto

Dopo avere minimizzato il fascismo, nascondendolo dietro la propaganda "nè di destra nè di sinistra", avere nominato capogruppo una signora che ha elogiato il fascismo e il suo alto senso dello stato e della famiglia,  civettato con i gruppi neonazisti come Caga Pound, il reazionario Grillo getta fango pure sul 25 Aprile: : «oggi evitiamo di parlarne, di celebrarla, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti».

dallo speciale proletari comunisti "per un'analisi comunista del voto"


'La lotta contro il grillismo nelle fila del movimento è anche positiva perchè può permettere di unire le forze di classe, cioè chiamare le forze classiste a mettere da parte il secondario per unirsi sul principale.
La lotta al grillismo va sfruttata anche come opportunità per rilanciare l'unità dei comunisti, perchè quella soggettività organizzata e agente in grado di essere la vera alternativa si chiama costruzione/ricostruzione del partito comunista, come reparto d'avanguardia organizzato della classe operaia e nucleo dirigente della lotta delle masse popolari.
Ma, chiaramente, questa costruzione domanda anche ai proletari avanzati, ai classisti, ai comunisti una pulizia interna da idee e metodi di lavoro che possono essere di ostacolo al profilo programmatico,strategico,politico e di organizzazione del partito comunista che ci serve oggi'

pc 25 Aprile: Domenica Ferrulli accusa i poliziotti: «Mio papà non stava facendo nulla, rideva e scherzava con gli amici e poi è stato massacrato di botte con i manganelli»





Sotto gli occhi dei quattro agenti di polizia accusati di aver ucciso suo padre Michele, Domenica Ferrulli ha deposto ieri davanti al pm milanese Gaetano Ruta.
«Mio papà non stava facendo nulla, rideva e scherzava con gli amici e poi è stato massacrato di botte con i manganelli» ha detto senza riprendere fiato ricordando quanto avvenne quel 30 giugno del 2011. Raccontando, poi, che un testimone dei fatti sarebbe stato «minacciato e spaventato» e che «nei giorni successivi è stato fermato vicino al lavoro da un uomo che l'aveva seguito e che gli ha intimato di aprire la macchina, dicendogli anche che "se non hai precedenti penali, te li creo io"».

CASO FERRULLI: RINVIATIA GIUDIZIO I 4 POLIZIOTTI CON L’ACCUSA DI OMICIDIO PRETERINTENZIONALE

Il gup di Milano Alfonsa Ferraro ha rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale i 4 poliziotti che hanno percosso “ripetutamente” Michele Ferrulli nel corso di un arresto a Milano il 30 giugno 2011, quando era già immobilizzato a terra. Secondo l’accusa, gli agenti avrebbero “ecceduto i limiti del legittimo intervento”, concorrendo “a determinare il decesso” dell’uomo, morto per arresto cardiaco. Il giudice ha riqualificato quindi l’ipotesi di reato da cooperazione in omicidio colposo ad omicidio preterintenzionale, rinviando direttamente gli agenti davanti alla corte d’assise. Il processo per loro inizierà il prossimo 4 dicembre.

A sostenere legalmente la famiglia Ferrulli c’era l’associazione ‘Federico Aldrovandi’ che esprime grande soddisfazione per il rinvio a giudizio dei responsabili perché è stata accolta la richiesta del nostro avvocato per l’omicidio preterintenzionale”.



pc 25 aprile - il circolo di proletari comunisti pa oggi al presidio con i No Muos in lotta - ora e sempre resistenza!


Una delegazione del circolo di proletari comunisti palermo parteciperà oggi 25 aprile alla giornata resistente al presidio pemanente No Muos -

YANKEE, e il governo italiano complice e colluso, GO HOME!

25 aprile No MUOS

Il Coordinamento Regionale No MUOS lancia per giorno 25 aprile nell’ambito della Settimana R/ESISTENTE NO MUOS (21-28 aprile) una giornata di mobilitazione regionale al presidio permanente in c.da Ulm e nei territori circostanti.
L’obiettivo è quello di unire simolicamente la Resistenza partigiana con quella NO MUOS; se la lotta partigiana è stata una mobilitazione di massa, di studenti, operai, antifascisti e semplici cittadini, la Resistenza No MUOS deve riprendere il cammino tracciato da quelle lotte e renderle attuali...

pc 25 aprile - solidarietà da Napoli ai NOMUOS arrestati a Niscemi - Sicilia - ora liberi


post — 24 aprile 2013 at 16:26

Turi e Nicola sono liberi!

Turi-e-Nicolada http://www.nomuos.info/ – Sono stati appena rilasciati Turi Vaccaro e Nicola Arboscelli.
Il GIP di Caltagirone ha respinto le tre misure cautelari sui due attivisti che giorno 22 si sono introdotti nella base arrampicandosi sulle antenne NTRF-8 della Marina Militare America.
I due vengono rilasciati in stato di libertà e senza alcuna misura cautelare; viene quindi respinte: la convalida di arresto, l’obbligo di firma e l’allontanamento da Niscemi dei due attivisti.
All’uscita Turi suona il flauto.

Napoli: solidarietà ai compagni NO MUOS!

E-mail Stampa PDF
Ieri due attivisti No Muos, arrampicatisi sulle antenne NRTF all’interno della base militare americana a Niscemi in segno di protesta contro la continuazione dei lavori (nonostante il ritiro delle autorizzazioni da parte della Regione Sicilia), sono stati arrestati e portati nel vicino carcere di Caltagirone con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. I due attivisti, immediatamente raggiunti dalla solidarietà dei compagni presenti davanti il carcere, sono ancora in attesa della decisione del giudice sulla richiesta di convalida dell'arresto.
Striscione fuori l'università Orientale di Napoli. No muos!Ancora una volta le forze repressive tentanto di colpire una lotta che ha visto migliaia di cittadini contrastare le politiche di guerra del nostro governo e dell'esercito statunitense che vogliono trasformare i nostri territori in veri e propri campi militari da cui far partire le presenti e future guerre imperialiste, contro quei popoli considerati "nemici della democrazia".
In questi mesi la mobilitazione dei cittadini di Niscemi, affiacanti da tanti compagni in tutta Italia,è riuscita a rallentare i lavori all'interno della base e a costringere la Regione a ritirare la revoca ai lavori nonostante il parere contrario del Governo nazionale.
Siamo al fianco di Nico e Turi e a sostegno delle inziative della "Settimana Resistente", indetta dal coordinamento regionale dei comitati No Mous, che si svolgerà dal 21 al 28 Aprile.
La Solidarietà è un'arma usiamola!

SOLIDARIETA'a Nico e Turi!
Siamo tutti No Mous!

pc 25 aprile - Bossi e lega una associazione di porci corrotti

BOSSI, IL LADRONE

CONDIVIDI !!Spunta anche uno “yacht del valore di 2,5 milioni di euro” acquistato da Riccardo Bossi, figlio di Umberto, nell’inchiesta milanese che stamani ha portato in carcere l’ex tesoriere della...

Spunta anche uno “yacht del valore di 2,5 milioni di euro” acquistato da Riccardo Bossi, figlio di Umberto, nell’inchiesta milanese che stamani ha portato in carcere l’ex tesoriere della Lega, Belsito. Lo yacht, stando all’ordinanza del gip, sarebbe stato comprato con l’appropriazione indebita dei fondi del Carroccio.
L’ex tesoriere della Lega Nord è stato arrestato dalla Guardia di Finanza per associazione a delinquere e truffa aggravata in relazione all’inchiesta sui fondi del Carroccio.
Un “comitato d’affari” che utilizzava la propria influenza per gestire presunti rapporti illeciti nel mondo dell’imprenditoria italiana. Lo ipotizza la Procura di Milano nel filone di inchiesta che, in base agli approfondimenti sul capitolo Fincantieri, ha portato in carcere anche l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito.
Belsito era già indagato per appropriazione indebita e truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini. Inchiesta che un anno fa, con le prime perquisizioni e le prime informazioni di garanzia, aveva travolto la Lega, portando anche alle dimissioni da segretario del Senatur, Umberto Bossi. L’ex leader della Lega, infatti, è indagato da mesi per truffa ai danni dello Stato, mentre i suoi due figli, Renzo il ‘Trota’ e Riccardo, sono accusati di appropriazione indebita. L’inchiesta era prossima alla chiusura e poi è arrivata la svolta di stamani con gli arresti anche per l’ipotesi di associazione per delinquere. Da quanto si è saputo, nelle nuove misure cautelari (due persone sarebbero ricercate dalla Gdf di Milano) è contestato anche il riciclaggio. Nell’ambito delle indagini i pm, stando a quanto era emerso nelle scorse settimane, avevano quantificato in circa 19 milioni di euro le spese sospette con fondi pubblici ottenuti dalla Lega, quando a guidare la tesoreria c’era Belsito.
Nell’inchiesta in cui è stato arrestato l’ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti di Stefano Bonet, l’uomo degli investimenti in Tanzania coi soldi del Caroccio. Da quanto si è saputo, altre due persone sono ricercate.



pc 25 aprile - la CGIL contro il diritto di sciopero

Il Direttivo della CGIL, nella giornata di lunedì 22 Aprile, ha dato mandato alla segreteria di comporre insieme alla CISL e alla UIL una proposta sulla  rappresentanza sindacale, base di partenza per un nuovo accordo con Confindustria, come corollario del prossimo Patto tra Produttori.

Squinzi, presidente degli industriali ha già dichiarato che sui punti relativi al regolamento che disciplinerà le RSU non intende mettere bocca, al padronato interessa una sola cosa: la certezza che gli accordi raggiunti
a qualsiasi livello non saranno poi stravolti, in una parola la certezza della loro esigibilità.

Ed allora vediamoli i contenuti del mandato affidato dalla CGIL alla Camusso,con l'approvazione di tutto il direttivo tranne i componenti che fanno riferimento alla Rete 28 Aprile.

Il punto principale prevede che quei sindacati che concorreranno alle elezioni per le Rappresentanze sindacali unitarie aziendali (RSU) dovranno accettare preventivamente di non poter dichiarare sciopero su accordi
firmati da almeno il 51% dei rappresentanti aziendali, siano essi RSU o RSA; la consultazione dei lavoratori non è obbligatoria!

Si tratta in pratica del completamento di quanto già indicato nel famigerato Accordo del 28 Giugno 2011 seguito nel Novembre 2012 dal tristemente noto 'Accordo per la Produttività la Crescita e la Competitività' in cui si prevedono deroghe su praticamente tutti gli istituti contrattuali, con un bel good bye al contratto nazionale.

Di fatto, se si vuole partecipare alle elezioni, ci si deve impegnare a non scioperare e quindi ad accettare acriticamente ciò che viene deciso da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Per poter mantenere il diritto di sciopero, che è un
diritto costituzionale individuale, i lavoratori non potranno scegliere i propri rappresentanti sindacali, a meno che non siano addomesticati, notai di decisioni prese in altre sedi, occupati soltanto a perpetuare i propri
"privilegi".

Questa posizione, da sempre patrimonio di Bonanni e Angeletti, dall'alto del loro 'estremo spirito democratico', diventa oggi anche della Cgil della Camusso, con il voto favorevole anche dalle varie minoranze interne, tranne la Rete 28 Aprile, che come abbiamo già ricordato ha votato contro.

Così anche Maurizio Landini, quel "campione" delle libertà e della democrazia sindacale, insieme a Rinaldini, entrambi sponsorizzati dai media e da quasi tutta la sinistra, ha votato con la Camusso accettando un accordo profondamente antidemocratico e autoritario, probabilmente in cambio dei benefici e delle agibilità sindacali e di una nuova interlocuzione con Confindustria per la Fiom.
...

da una denuncia USB

pc 25 aprile - Aldrovandi.. sbirri assassini


Una petizione online chiede che i quattro agenti condannati in via definitiva per la morte del giovane Federico Aldrovandi - Enzo Pontani, Monica Segatto, Paolo Forlani e Luca Pollastri - siano espulsi dalla Polizia di Stato. Il 21 giugno 2012 la Cassazione si è espressa in modo definitivo sul caso di Federico Aldrovandi, il diciottenne ucciso durante un controllo di Polizia all’alba del 25 settembre del 2005 a Ferrara. La Corte ha confermato la condanna dei quattro poliziotti per eccesso colposo in omicidio colposo riprendendo così le sentenze di primo e secondo grado.

Alla luce della sentenza, chiediamo:

che i quattro poliziotti, condannati ora in via definitiva, vengano estromessi dalla Polizia di Stato, poiché evidentemente non in possesso dell’equilibrio e della particolare perizia necessari per fare parte di questo corpo; che venga stabilito in maniera inequivocabile che le persone condannate in via definitiva, anche per pene inferiori ai 4 anni, siano allontanate dalle Forze dell’Ordine, modificando ove necessario le leggi e i regolamenti attualmente in vigore; che siano stabilite, per legge, modalità di riconoscimento certe degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, con un numero identificativo sulla divisa e sui caschi o con qualsivoglia altra modalità adeguata allo scopo; che venga riconosciuto anche in Italia il reato di tortura – così come definita universalmente e identificata dalle Nazioni Unite in termini di diritto internazionale – applicando la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e le altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti, ratificata dall’Italia nel 1988.
La pezione si può firmare a questo link:
http://www.activism.com/it_IT/petizione/licenziamo-i-poliziotti-assassini-di-federico-aldrovandi/43063

pc 25 aprile - Milano .. sbirri assassini

Sotto gli occhi dei quattro agenti di polizia accusati di aver ucciso suo padre Michele, Domenica Ferrulli ha deposto ieri davanti al pm milanese Gaetano Ruta. 

«Mio papà non stava facendo nulla, rideva e scherzava con gli amici e poi è stato massacrato di botte con i manganelli» ha detto senza riprendere fiato ricordando quanto avvenne quel 30 giugno del 2011. Raccontando, poi, che un testimone dei fatti sarebbe stato «minacciato e spaventato» e che «nei giorni successivi è stato fermato vicino al lavoro da un uomo che l'aveva seguito e che gli ha intimato di aprire la macchina, dicendogli anche che "se non hai precedenti penali, te li creo io"». Oltre a Domenica, durante l’udienza sono stati sentiti anche il figlio e la moglie di Michele Ferrulli, tutti assistiti come parti civili dall’avvocato Fabio Anselmo. Insieme a loro ha deposto anche una giovane nomade che girò il terribile video con il suo cellulare, quello in cui si vede chiaramente come l'uomo sia stato vittima di un pestaggio violento e insensato da parte degli uomini in divisa. La ragazza, però, davanti ai giudici ha imbottito le sue dichiarazioni di «non ricordo», tanto che Domenica Ferrulli ha dichiarato ai cronisti che poco dopo i fatti, la nomade l'avrebbe addirittura minacciata perché «voleva che nominassi come avvocato il suo avvocato».

Quattro poliziotti - Francesco Ercoli, Michele Lucchetti, Roberto Piva e Sebastiano Cannizzo - sono accusati di omicidio colposo poiché avrebbero ecceduto “i limiti del legittimo intervento”. In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Gaetano Ruta, i poliziotti erano intervenuti in via Varsavia in seguito alla chiamata al 113 da parte di alcuni cittadini che avevano segnalato la condotta molesta di tre uomini. Una volta bloccato il 51enne, lo avrebbero poi picchiato e schiacciato a terra, concorrendo a determinarne il decesso. Dovuto anche al fatto – come ha scoperto il medico legale - che la vittima aveva un cuore troppo piccolo, di 700 grammi, rispetto alla mole del suo corpo che pesava 147 chilogrammi.

Ad assistere all'udienza, come ormai da tradizione per i casi di malapolizia, anche Lucia Uva e Ilaria Cucchi. Quest’ultima ha scritto sul suo profilo facebook, in riferimento proprio all’udienza di ieri: “Ascoltare Domenica Ferrulli, e la sua famiglia, rivivere dignitosamente per l'ennesima volta il dolore straziante, non riuscendo ancora a spiegarsi il perché... Guardare con quanto coraggio e passione il nostro avvocato porta avanti le battaglie delle nostre vite, quando a nessun altro importerebbe nulla, oltre il dovere professionale... Vedere un pubblico ministero ed una corte attenti e sensibili, con amore per la verità... Tutto questo mi fa credere che oltre il dolore ci possa essere una speranza, che è la sola cosa che ci da la forza di andare avanti”.

E poi ancora, in riferimento questa volta ai sorrisi ostentati in aula dai quattro agenti sotto processo: “Ma osservare chi ridacchia sul male è un pugno allo stomaco. Però io credo che sia una giustizia superiore. Io credo che ciascuno di noi prima o poi dovrà fare i conti con quello che ha seminato. Ed io voglio credere che il nostro dolore non sarà fine a se stesso. E non lo sarà. Perché oggi tutti sanno il motivo per il quale le nostre vite, normali, banali, ma uniche, sono state spezzate per sempre... Grazie Fabio, perché senza di te i nostri cari non avrebbero voce!”.

pc 25 aprile - manifesto proletari comunisti-PCm italia


mercoledì 24 aprile 2013

pc 24 aprile - 25 APRILE, ONORE AI PARTIGIANI!


Giuseppe Colzani
 
Milanese, giovane partigiano del rione operaio di Niguarda.
 
Una volta che avevo diciassette anni ed ero quasi a forza partigiano
trovammo nel perlustrare una cantina due fascisti
Senza le armi son come scatole svuotate
e a noi due morti in più portavan niente
Così li aiutammo a sparire a calcinculo
Ma poi anni dopo uno lo incontrai che aveva una bambina
e mi guardò e mi disse
Ti devo la mia vita e lei
E io pensai che se avesse vinto lui la guerra
non ci saremmo stati né io né i miei due figli.

pc 24aprile - i proprietari dei laboratori avevano ignorato un'allerta: in Bangladesh crolla palazzo di fabbriche: almeno 80 morti

nonostante l'allerta e evidenti segni di cedimenti strutturali i proprietari dei laboratori avevano ignorato il divieto di accesso nella struttura Bangladesh, crolla palazzo: oltre 80 morti. Testimone: "Sembrava un terremoto" All'interno del Rana Plaza c'erano un mercato, fabbriche tessili e la succursale di una banca. I feriti sono almeno 700. Gran parte delle esportazioni del settore abbigliamento (l'80% di tutto l'export) è destinata ai mercati dell'Occidente e gli incidenti legati alla poca sicurezza sono sempre più numerosi DACCA - Almeno 87 persone hanno perso la vita e 700 sono rimaste ferite nel crollo di un edificio nel villaggio di Savar, a 24 chilometri da Dacca, la capitale del Bangladesh. Lo ha riferito Hiralal Roy, medico dell'ospedale Enam. Il bilancio delle vittime sembra destinato ad aggravarsi: sotto le macerie potrebbe esserci ancora qualcuno. All'interno del Rana Plaza, c'erano un mercato, varie fabbriche tessili e la filiale di una banca. Il palazzo è crollato di colpo, di giorno, in un momento in cui all'interno c'erano centinaia di persone. Degli otto piani è rimasto intatto solo quello più basso. L'edificio è collassato "per un difetto strutturale", ha detto il ministro degli Interni Muhiuddin Khan Alamgir, che ha annunciato l'apertura di un'inchiesta.  Dopo il crollo, nel sobborgo di Dacca sono accorse ambulanze, vigili del fuoco, esercito e migliaia di persone in cerca dei propri familiari. Il ministro della Salute, A.F.M. Ruhal Haque, ha reso noto che 600 persone sono state salvate. "Abbiamo inviato due soccorritori all'interno dell'edificio e abbiamo estratto almeno 20 sopravvissuti. Ci hanno anche detto che tra 100 e 150 altri sono feriti, mentre una cinquantina di persone è morta sotto i detriti", ha dichiarato Mohammad Humayun, supervisore di una delle aziende che avevano sede nell'edificio.  Secondo il capo della polizia locale, Mohammad Asaduzzaman, i proprietari dei laboratori avevano ignorato un'allerta che ieri intimava loro di non consentire l'accesso degli operai perché era stato avvertito un cedimento nella struttura ed erano state notate larghe crepe sulla facciata dell'edificio. "Sembrava un terremoto", ha raccontato un testimone, lavoratore di una delle fabbriche di abbigliamento che si trovano all'interno. "Ero al lavoro al terzo piano, poi improvvisamente ho sentito un boato assordante, ma non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Sono stato colpito alla testa", ha aggiunto.  Non è prima tragedia di questo tipo a Dacca. Cinque mesi fa un incendio in una fabbrica (FOTO) aveva provocato 112 vittime, quasi tutte ragazze. Cinquecento lavoratori sono morti in cinque anni per incidenti negli impianti industriali del Bangladesh. Gran parte delle esportazioni del settore abbigliamento (che rappresenta l'80 per cento di tutto l'export) è destinata ai mercati dell'Occidente e gli incidenti legati alla poca sicurezza sono sempre più numerosi.  A febbraio invece un violento incendio aveva distrutto un centinaio di baracche di una bidonville alla periferia di Dacca. I vigili del fuoco avevano ingaggiato una dura lotta con le fiamme, che erano state riportate sotto controllo soltanto dopo alcune ore (VIDEO).  Un anno fa ci sono state drammatiche proteste contro i salari bassi e le condizioni di lavoro in oltre 300 delle 4.500 fabbriche di capi di vestiario del Paese. Gli scioperi finirono dopo la minaccia dei rappresentanti di 19 marche del mercato mondiale tra cui Wal-Mart, H&M, Gap, Carrefour e Marks & Spencer, di spostare le produzioni altrove. "I continui disordini – scrissero in una nota al governo - ostacolano la produzione e questo causa ritardi nella consegna degli ordini".