sabato 10 novembre 2012

pc 11 novembre - Con il governo Monti s'intensifica il legame dell'imperialismo italiano con lo stato terrorista israeliano


Incursori della Marina italiana per rafforzare i legami con Israele

di Antonio Mazzeo



Blitz in Israele dei reparti d’élite della Marina militare italiana. Dal 3 all’8 novembre, nelle acque prospicienti la città di Haifa, si è tenuta la prima edizione dell’esercitazione bilaterale Rising Star 2012 a cui hanno partecipato i palombari artificieri del Gruppo operativo subacquei del COMSUBIN (Comando Subacquei ed Incursori) di La Spezia e i Divers (specialisti sommozzatori) della Marina israeliana. Obiettivo dell’addestramento, il “contrasto della minaccia costituita dagli ordigni esplosivi improvvisati (Improvised Explosive Devices)”, attraverso la “bonifica a bordo delle unità navali e subacquee”.

“Le minacce terroristiche o i fenomeni di pirateria stanno portando le Forze di sicurezza ed in particolare le Marine militari dei paesi occidentali a studiare assetti e procedure efficaci”, ha spiegato il Comando italiano nel comunicato di presentazione della missione in Israele. “L’intervento sugli IED a bordo delle unità navali, necessita di un continuo addestramento, materiali specifici e tecnologicamente moderni, ma soprattutto operatori altamente specializzati”. Come i sub italiani e gli omologhi israeliani, operativi da tempo nei principali teatri di guerra internazionali. A partire dagli anni ’90, ad esempio, i reparti del COMSUBIN di La Spezia sono intervenuti nei Balcani e in Albania, in Corno d’Africa, Rwanda, Libano e Golfo persico.

Prima dell’esercitazione navale ad Haifa, a fine 2011 le forze aeree di Italia ed Israele avevano dato vita a due importanti attività addestrative, la prima in Sardegna (nome in codice Vega) e la seconda nel deserto del Negev (Desert Dusk). Durante i war games furono simulati combattimenti aerei tra cacciabombardieri F-15 ed F-16 israeliani ed “Eurofighter” e “Tornado” dell’Aeronautica italiana e bombardati bersagli fissi e mobili nei poligoni militari.

Rising Star 2012 ha preso il via una decina di giorni dopo il terzo vertice intergovernativo italo-israeliano di Gerusalemme, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il primo ministro Mario Monti e ben sei ministri del suo esecutivo. “L’Italia e Israele sono unite da un legame speciale ed oggi stiamo ponendo le basi per intensificare ulteriormente questa collaborazione e, allo stesso tempo, per avviarla in nuovi settori”, ha spiegato il professore Monti al termine del colloquio con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Diversi gli accordi commerciali sottoscritti; tra i più importanti quelli in vista del “rafforzamento e la promozione della collaborazione sul fronte delle imprese innovative start-up e, più in generale, dell’hi-tech”, come si legge nel memorandum finale. All’orizzonte ci sono poi gli investimenti finanziari nel settore delle grandi infrastrutture (come ad esempio il collegamento ferroviario dal Mar Rosso al Mediterraneo) e, immancabilmente, per la cooperazione, la ricerca, lo sviluppo e la produzione nel settore militare.

Il 2012 è stato un anno chiave nelle relazioni tra i complessi militari industriali dei due paesi. A febbraio, il governo di Israele ha ufficializzato l’accordo preliminare per l’acquisto di 30 caccia-addestratori M-346 “Master” di Alenia Aermacchi (Finmeccanica). I velivoli saranno assegnati alle Tigri volanti del 102° squadrone dell’aeronautica militare; oltre alla formazione dei piloti e al supporto alla guerra elettronica, essi potranno essere utilizzati per attacchi al suolo con bombe e missili aria-terra o antinave. Il giro di affari della commessa si attesta intorno al miliardo di dollari ma comporterà per l’Italia una contropartita altrettanto onerosa. Tel Aviv, infatti, ha imposto che le forze armate italiane si dotino di un satellite elettro-ottico di seconda generazione “Ofeq”, prodotte dalle industrie israeliane IAI ed Elbit (costo 200 milioni di dollari) e di due velivoli di pronto allarme (Early warning and control - AEW&C) “Gulfstream 550” con relativi centri di comando, controllo e sistemi elettronici avanzati delle aziende IAI ed Elta Systems (800 milioni circa).

Nel corso dell’anno, l’Aeronautica italiana ha pure deciso di dotare i propri elicotteri EH101 e gli aerei da trasporto C27J “Spartan” e C130 “Hercules” con un nuovo sistema di contromisure a raggi infrarossi, denominato “Dircm - Directional infrared countermeasures”, che sarà co-prodotto da Elettronica Spa di Roma e dall’israeliana Elbit. “Con il Dircm, l’Aeronautica militare sarà la prima forza armata europea a dotarsi di un sistema con tecnologia non americana per la difesa dai missili che possono essere lanciati con sistemi a spalla e che rappresentano una delle minacce più pericolose in fase di decollo ed atterraggio”, spiegano al Ministero della difesa. Venticinque milioni e mezzo di euro la spesa, con consegne che saranno fatte entro la fine del 2013. E sempre dal prossimo anno, i missili israeliani aria-terra a corto raggio “Spike” armeranno gli elicotteri d’attacco AW-129 “Mangusta” di AugustaWestland, altra azienda di punta del gruppo Finmeccanica. Tel Aviv farà la guerra con il made in Italy, noi la faremo con le armi d’Israele.

pc 11 novembre - I nazisionisti israeliani continuano a seminare terrore e morte a Gaza


Bombardamenti dell’artiglieria israeliana contro la Striscia di Gaza: 4 morti e 30 feriti
10/11/2012
Gaza – InfoPal. Sabato sera 10 novembre, l’artiglieria israeliana ha bombardato la Striscia di Gaza, uccidendo 4 palestinesi e ferendone 30, di cui 10 gravemente.

Le aree prese di mira sono la città di Gaza e Khan Younis.

pc 11 novembre - Lavoro nero in ‘casa Fornero’: co.co.co irregolari al centro ricerca del Ministero



La vicenda paradossale riguarda oltre 200 lavoratori dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale che dopo anni di precariato ora rischiano il posto. Il tutto è emerso dopo l'ispezione effettuata dagli ispettori dello stesso dicastero del Welfare

 di Marco Palombi | 9 novembre 2012

Questa è una cosa che può capitare solo in Italia: il ministero che fa le leggi sul lavoro le viola per vent’anni, poi è costretto ad accorgersi che qualcosa non va e la reazione è quella di metterci una pezza scaricando, se possibile, il costo sui lavoratori. Questa è la storia che è stata raccontata stamattina nell’assemblea dei lavoratori Isfol a Roma, chiamata “Lavoro nero a casa Fornero” e organizzata da tutte le sigle sindacali interne con l’unica eccezione della Cisl.

I fatti. L’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori nasce nel 1974 e si occupa non tanto di fare ricerca pura, quanto di trasformare ricerche, analisi e sondaggi sul mercato del lavoro in dati e pratiche applicabili dalla Pubblica amministrazione tanto a livello nazionale che regionale: il suo status è quello di un ente di ricerca pubblico con finanziamenti autonomi, ma sotto la vigilanza del ministero del Lavoro, che ne nomina anche i vertici. Insomma, l’Isfol lavora sotto il controllo e in stretto contatto col dicastero oggi guidato da Elsa Fornero. Per questo sono bizzarre quanto paradigmatiche le conclusioni a cui sono giunti gli ispettori provinciali di Roma dello stesso ministero del Lavoro dopo un lavoro durato dal 2007 al 2010: “L’Isfol ha utilizzato gli ex collaboratori come veri e propri lavoratori dipendenti. I contratti utilizzati da questo Istituto (contratti di collaborazione coordinata e continuativa) sono risultati essere non genuini in quanto hanno celato veri e propri rapporti di lavoro subordinato”.

Erano contro la legge, insomma. E non si parla di una decina di co.co.co. falsi, ma della quasi totalità dell’attuale pianta organica dell’Istituto: su circa 630 dipendenti ce ne sono poco più di 350 a tempo indeterminato (292 dei quali stabilizzati nel 2009, quindi ex precari pure loro) e il resto a tempo determinato dal 2008, tutti o quasi già co.co.co. in Isfol dagli anni Novanta. Solo che adesso, invece di vedere l’agognato traguardo dell’assunzione definitiva, questo 40% dei dipendenti dell’Istituto rischia assai di perderlo del tutto il lavoro: un po’ perché i contratti a tempo determinato non possono essere rinnovati all’infinito e soldi per assumerli non se ne vedono, un po’ perché sono almeno due anni che i governi Berlusconi prima e Monti poi provano a chiudere l’istituto (in questo caso gli “indeterminati” verrebbero riassegnati, i “temporanei” a casa).

La cosa curiosa, tornando alle conclusioni degli ispettori, è che il ministero del Lavoro (sia con Sacconi che ora con Fornero) non ha mai pensato di dare ragione ai propri stessi inviati: prima ha inoltrato ricorso alla commissione regionale – che però l’ha considerato irricevibile – e ora è in causa contro i duecento e passa dipendenti dell’Isfol che chiedono al giudice del Lavoro di veder riconosciuto il loro “vero e proprio rapporto di lavoro subordinato” ultradecennale . “È il caso più emblematico e contraddittorio della lotta alla precarietà condotta dal ministro Fornero – spiega Enrico Mari, rappresentante Usb nell’istituto – un evidente caso di ‘cattiva flessibilità’, per dirla con le parole della stessa ministro, di cui sono stati vittime ben oltre 200 lavoratori precari. Da tempo siamo in attesa di una soluzione politica da parte del nostro ministero vigilante: un’attesa senza fine, densa solo di silenzi e contrapposizioni”.

In realtà, come detto, la soluzione politica è stata già individuata e tentata in almeno tre occasioni: la chiusura di Isfol, commissariata da oltre un anno, messa nero su bianco nel 2010 da Tremonti e a maggio da Fornero, più il recente tentativo del super-Cnr in cui far confluire tutti gli enti di ricerca pubblici cassato dalla legge di Stabilità per incompatibilità di materia. Il progetto più accarezzato, al ministero, è però quello della fusione tra l’istituto di ricerca e Italia Lavoro, una spa pubblica che opera come agenzia del dicastero: “Dà fastidio la nostra autonomia e la nostra indipendenza – dicono però gli interessati – perché un’agenzia è il braccio operativo del dicastero, per cui chi applica le politiche del governo poi dovrebbe pure valutarle”.

da Il Fatto Quotidiano di venerdì 9 novembre 2012

pc 11 novembre - Fiat Serbia: contro i diktat fascisti di Marchionne "basta turni da 10 ore a 300 euro al mese"


dal sito di Repubblica

Serbia, Fiat cede sui salari, ma non sui turni
I sindacati: "Si lavora 12 ore al giorno, basta"
La vertenza allo stabilimento di Kraguievac che produce la 500L: ai 2500 operai +13% in busta, tredicesima e incentivi. L'ostacolo principale resta però l'organizzazione produttiva accettata per l'avvio della produzione. I sindacati: "Turni non più sostenibili"

BELGRADO - Fa un passo avanti la vertenza fra i sindacati serbi e la Fiat per i 2500 operai dello stabilimento di Kragujevac, dove si produce la nuova 500L. Nella notte, a quanto riferito dal leader sindacale Zoran Mihajlovic, è stato raggiunto l'accordo per un aumento salariale del 13%. L'intesa, ha precisato Mihajlovic, ha validità a partire da ottobre e prevede anche il pagamento di una 13/a mensilità e di un bonus una tantum in due rate per un ammontare complessivo di di circa 36 mila dinari (intorno a 320 euro).

La vertenza però rischia di infiammarsi sullo scoglio principale, quello sui turni di lavoro. Al momento dell'avvio della produzione, era stato concordato che la fase "sperimentale" sarebbe stata sottoposta a verifica sei mesi dopo: quella fase prevedeva l'introduzione di due turni lavorativi di 10 ore al giorno per quattro giorni settimanali, anziché le 8 ore quotidiane su 5 giorni.

Tale sistema di produzione, a un mese dalla scadenza dei sei mesi, è considerato "insostenibile" dai lavoratori perché le 10 ore quotidiane sono molto spesso diventate 12 a causa degli straordinari richiesti dal processo produttivo, mentre per le stesse ragioni - legate a esigenze di mercato - gli operai sono stati chiamati in fabbrica anche per il quinto giorno, seppure con orari ridotti. Quanto basta per far dire ai sindacati che una simile organizzazione del lavoro non è più accettabile e che bisogna tornare alle 8 ore su 5 giorni.

La prima risposta dell'azienda, per ora, è stata negativa. Secondo fonti aziendali citate dai media servi, il mercato sta infatti apprezzando la nuova 500 L - si parla di 10mila ordini da Francia, Italia, Germania ed altri paesi - e Fiat ha l'esigenza di tenere alti i ritmi produttivi, tanto che per Kragujevac avrebbe in programma l'assunzione di altri 150 addetti, destinati principalmente al montaggio. E l'attuale sistema è considerato dal Lingotto la "chiave per la produttività".

Sui turni "sperimentali", dunque, rischiano di rovinarsi le relazioni aziendali e il sindacato ha già preannunciato che in caso di rottura potrebbero esserci iniziative di protesta. I vertici di Fas (Fiat automobile Srbija), joint venture tra il Lingotto (67%) e il governo serbo (33%), anche per questo hanno aperto senza grandi remore alle richieste di aumento salariale. Del resto, le retribuzioni per gli operai di Kraguievac sono tra le più basse del gruppo: le buste paga erogate finora oscillavano tra i 32 mila e i 34 mila dinari (285-300 euro) al mese, inferiori - per il sindacato - di cinque volte rispetto a quelle dei colleghi italiani e di tre volte a confronto con quelle degli operai Fiat in Polonia.
(10 novembre 2012)

pc 10 novembre - Magneti Marelli - operai contro sindacalisti Fim e Uilm... la Fiom fa da pompiere

GIUSTA E ASSOLUTAMENTE LEGITTIMA LA RISPOSTA DEGLI OPERAI DELLA MAGNETI MARELLI DI NAPOLI CONTRO I SINDACALISTI SERVI DEI PADRONI, MENTRE LA FIOM ANCORA UNA VOLTA PRENDE LE DISTANZE

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Fiat, Fim e Uilm denunciano: aggrediti i nostri sindacalisti

10/11/2012.

Sindacalisti di Fim e Uilm aggrediti dagli operai della Magneti Marelli di Napoli, durante l’assemblea di fabbrica. Spintoni ma pure qualche calcio e qualche ceffone a Fernando Uliano, della Fim, e ad Eros Panicali, della Uilm, entrambi segretari nazionali del settore auto.

La notizia è di giovedi mattina ma è stata fatta diramare attraverso le agenzie di stampa il giorno dopo, ieri. E’ successo che alle undici i responsabili locali e nazionali di tutti i sindacati si sono presentati ai cancelli dello stabilimento di via De Roberto per partecipare all’assemblea finalizzata all’individuazione di un percorso in grado di far tornare al lavoro gli 800 dipendenti dell’impianto, finiti da oltre un anno in una cassa integrazione a zero ore che al momento appare senza sbocchi.

A questa situazione bisogna aggiungere quella in cui versano i 34 dipendenti della ditta di pulizie che lavora per l’impianto: per loro è stata avviata la procedura di licenziamento. Uno scenario incandescente, dunque. A un certo punto i due sindacalisti hanno detto ai lavoratori di dover fare ulteriori passaggi istituzionali.

“Corrotti: mentre noi perdiamo il posto di lavoro voi perdete tempo”, la risposta degli operai. Quindi un gruppo di tute blu, appartenenti a tutte le sigle, si è avvicinato ai responsabili sindacali: spintoni e calci, ma è volato anche qualche schiaffo.

“Ci sono stati solo degli spintoni, nulla di drammatico – racconta però Vincenzo Chianese, delegato della Fiom di fabbrica - io e il mio collega della Fiom siamo intervenuti per placare gli animi, cosa che siamo riusciti a fare. Io - commenta Chianese - non posso condividere i comportamenti violenti però devo pure dire che ormai l’esasperazione è al massimo perché i lavoratori non si sentono più tutelati: vogliono lottare per difendere il lavoro e le loro famiglie ma poi vengono inspiegabilmente frenati”.

Comunque per lunedì i sindacati hanno organizzato una manifestazione unitaria sulla vertenza Fiat-Magneti Marelli di Napoli, davanti al ministero dello sviluppo economico. E stamane, a Pomigliano, corteo dei Cobas contro i 19 licenziamenti decisi dal Lingotto per far posto ad altrettanti operai iscritti alla Fiom. Lo slogan è “19 più 19 più 3000: tutti in fabbrica”. Il riferimento è ai tanti operai della Fiat e dell’indotto rimasti in cassa integrazione nonostante il lancio produttivo della nuova Panda, avvenuto ormai un anno fa.

(Fonte foto: rete internet)



pc 10 novembre - Palermo: la giunta Orlando tra sbadigli e “genialità”… mentre infuriano le lotte dei lavoratori, dei precari…


La “vita” notturna della nuova giunta comunale guidata dal Sindaco Orlando è fatta di sbadigli, fra chi non regge dopo le 21, chi si dispiace di lasciare la bella compagnia anche alle 3 di notte…

La lettura di questo pezzo del Giornale di Sicilia di oggi, per certi versi spassoso, dimostra quanto queste persone siano attaccate al “bene pubblico”, di quali interessi di classe difendono, di che tipo di personale politico si tratta anche dalle frasi che sono capaci di dire: che il sindaco Orlando, infatti, sia capace di idee geniali è una frase che poteva dire solo un rifondarolo come Catania “orlandiano” della prima ora e devoto servitore; quanto la Evola sia una rivoluzionaria poi, lo abbiamo visto in qualche manifestazione dei precari della scuola, e d’altronde basterebbe chiederlo a lei stessa.

Insomma si tratta di gente che vive fuori dal mondo o anche “troppo fuori dal Comune”, mentre loro chiacchierano, infatti, e badate bene, non sulle “delibere da approvare ma idee da discutere. Incontri a tema, sull’internazionalizzazione, i trasporti, i fondi europei.” fuori infuria il “finimondo” come titola il Giornale di Sicilia, con tutti i problemi che attanagliano la città, dalla Gesip, al gravissimo inquinamento causato dalla discarica di Bellolampo, l’Amia, le case che mancano, le scuole cadenti e tanto tanto altro…

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La curiosità. L’assessore Barbera: “Dopo le 21 ragiono male.” Catania: “Finiamo anche alle 3

Sbadigli, pizze e baby sitter
E la giunta si riunisce di notte

Il più sincero è l’assessore al Verde, Giuseppe Barbera: “Nella mia vita prima di studente, poi di professore, non ho mai letto una riga dopo le nove di sera. Ragiono male. E quindi che dire? In giunta cerco di non addormentarmi”. Il più entusiasta, il collega alla Partecipazione Giusto Catania: “Quando finiamo, ci dispiace quasi di separarci, anche se sono le tre di notte. Il sindaco non è mai stanco ed è capace di idee geniali anche quando siamo tutti a terra.”
Sarà, ma le convocazioni per le giunte notturne hanno sicuramente cambiato i ritmi di vita degli assessori. Una dozzina di riunioni finora, convocate spesso alle dieci di sera, che vanno avanti anche fino alle tre del mattino. Fina a quando, in realtà, il più stremato o il meno soggetto a timore reverenziale nei confronti del sindaco ha il coraggio di alzare il dito e di dire: “Basta Luca, andiamocene a casa”. Novità assoluta, questa delle giunte al chiaro di luna, incontri in cui non ci sono delibere da approvare ma idee da discutere. Incontri a tema, sull’internazionalizzazione, i trasporti, i fondi europei.
“Il progetto iniziale – racconta l’assessore alla Cultura Francesco Giambrone – era di fare un’intera giornata di incontro, dalle 9 del mattino alle otto di sera, spegnendo i telefonini, rinviando qualsiasi impegno. Avevamo scelto anche il posto, la galleria d’arte moderna. Ma non ce l’abbiamo mai fatta. Così è venuta l’idea delle riunioni notturne, quando non squillano i telefonini, si ragiona meglio. Io, devo dire, sono abbastanza lucido fino a tardi, e non ho bisogno di dormire molto”. Caratteristica che lo accomuna al sindaco, il quale usa mandargli sms anche di buon mattino. “Alle sei e mezza, alle sei, anche alle sei meno un quarto”, sussurra Giambrone con un sorriso.
C’è chi, come l’assessore alla Scuola Barbara Evola, deve piazzare i bambini con la baby sitter quando il marito musicista all’Orchestra sinfonica è pure impegnato. C’è chi come Catania, si informa del pargolo di 19 mesi. Tutto mentre le sedute si svolgono secondo i loro riti: il responsabile delle Partecipate, Cesare La Piana, che chiede sempre di sedersi accanto alle (sic!) Evola, e insieme scherzano a fare l’uomo di buon senso e la rivoluzionaria. Le freddure dell’assessore alle Infrastrutture Tullio Giuffrè. I panini portati in borsa e sbocconcellati. Ogni tanto, le pizze ordinate al telefono. 2Anche se – racconta Barbera – l’ultima volta che le abbiamo prese non ha portato fortuna, Marchetti si è dimesso. Allora, per scaramanzia, meglio mangiare altro.”

Gds 10/11/12

pc 10 novembre - ci prepariamo ad andare alla conferenza internazionale di sostegno alla guerra popolare in india - Amburgo 24 novembre- intanto giungono notizie, anche dalla stampa borghese che ci aiutano a capire la situazione

info per conferenza     csgpindia@gmail.com

NEWS DALL'INDIA- LA GUERRA POPOLARE DIFENDE LE SUE ROCCAFORTI E SI PREPARA AL CONTRO-ATTACCO!


SEGUE LA TRADUZIONE DI DUE ARTICOLI: IL PRIMO TRATTO DAL DE "INDIAN EXPRESS"  IN CUI SI CERCA MALAMENTE DI PRESENTARE L'OPERAZIONE GOVERNATIVA COME UN SUCCESSO. ANCOR PIU' NEL SECONDO TRATTO INVECE DAL DE "LIVE MINT & THE WALL STREET JOURNAL", SI DENOTA COME INVECE LA LEADERSHIP MAOISTA STIA PIANIFICANDO UN CONTRO-ATTACCO CHE STA INIZIANDO A METTERE IN PRATICA GIA' IN QUESTI GIORNI.



La battaglia contro I gruppi maoisti sta per essere vinta “lentamente ma con costanza”, con le forze di sicurezza che hanno guadagnato il controllo di oltre 5000 km quadrati negli ultimi  anni, ha detto l’attuale capo della Forza di Riserva Centrale di Polizia (CPRF) K Vijay.
Tuttavia, altri 6000 km quadrati, principalmente nel sud Chhattisgarh e nelle aree confinanti dell’Orissa, Andhra Pradesh e Maharashtra, continuano a rimanere quasi completamente fuori portata per le forze di sicurezza, Kumar, che si è ritirato Lunedì, ha detto al The Sunday Express.
“lentamente ma con costanza siamo stati in grado di stabilire la nostra presenza in alcune aree che erano precedentemente state tenute dai maoisti. Saranda (in Jharkhand) è un esempio molto di successo. Ci sono stati risultati incoraggianti in Jharkand, e anche in parti del Bihar e Orissa.
Adesso siamo in una situazione di restituire queste aree alle amministrazioni locali e statali in modo che lo sviluppo e altri lavori possano incominciare” ha detto Kumar.
“ La più grande sfida adesso rimane è quella conosciuta come Abujmaad area. Sud e Sud-ovest del Chhattisgarh, il distretto confinante di Gadchiroli in Maharashtra e l’area Malkangiri in Orissa sono regioni dove i gruppi maoisti continuano ad avere quasi il totale controllo.
Questo in totale è circa 6000 km quadrati dove noi abbiamo una piccola rappresentnza, ha detto.
La CPRF ha fatto la sua prima sortita nell’area Abujmaad a Marzo quest’anno, un’operazione che Kumar ha descritto come di natura “esplorativa”.
“Dal 1988, la gente in quest’area ha vissuto sotto questi gruppi (Maoisti). Per quasi 25 anni adesso, non hanno conosciuto cosa sia un governo attuale. Nessuno può essere incolpato. Ma adesso dobbiamo ristabilire la supremazia del governo,” ha detto. “a parte queste aree, l’influenza dei maoisti si sta riducendo in tutto” ha dichiarato.
Kumar ha detto che la strategia a 2 fronti del governo contro i maoisti, azioni combinate di polizia e lavori di sviluppo, forse necessita di essere implementata con un altro impegno simultaneo, rivitalizzare l’attività politica in queste aree.
“Questo treppiedi deve essere messo in atto in modo equilibrato” ha detto.
Il piano d’azione maoista.
L’aspetto principale sottolinea un ritorno alle basi, infliggere perdite per prendere armi e munizioni.
Usabeda non è facile da trovare. Non è segnata su molte mappe. Questo borgo nel nuovo distretto del Chhattisgarh di Narainpur, generato dal Bastar all’inizio di quest’anno, giace vicino al  confine di stato con l’irrequieto distretto di Gadchiroli del Maharashtra. E vicino Usabeda, in quello che continua fermamente ad essere la Zona Rossa, adesso arrivano notizie che diversi leader e quadri del Partito Comunista dell’India (Maoista) abbiano avuto una discussione sulla tattica e la strategia terminata il 26 Settembre. Ciò che è accaduto è illuminante.
Nelle colonne dell’ultima settimana, è discusso come il CPI(M) è sotto pressione, ed è un bisogno urgente creare un santuario alternativo per la sua leadership direttamente all’est dell’Orissa per trovare una via d’uscita dalla zona dei ribelli di Dandakaranya, che comprende il Chhattisgarh meridionale e grandi estensioni di Gadchiroli. Al meeting di Usabeda, sembra che i ribelli maoisti sono arrivati alle vie e ai modi per provare a mantenere il loro possesso del Dandakaranya. E, insieme, la completa creazione di un corridoio lungo il confine occidentale dell’Orissa con il Chhattisgarh per collegarsi con i compagni ancora più a nord in Jharkand; il santuario dovrebbe formare il centro del corridoio.
Il meeting sembra essersi focalizzato molto sugli aspetti militari della ribellione, e il piano di azione, per così dire, il compito di capo militare della zona è del Dandakaranya.
Per i principianti, il piano dei ribelli è di rinforzarsi di non meno di 100 quadri per le operazioni. Questo è stato quasi immediatamente notato il 29 Settembre. Si stima che circa 150 ribelli hanno attaccato 40 membri della Forza di Polizia Armata del Chhattisgarh vicino Metapara nel distretto di Sukma, il più meridionale dello stato; la polizia era fuori a liberare la giungla per un eliporto. Due agenti sono stati feriti, ma sono riusciti a evitare l’attacco. Dalle informazioni disponibili, il piano ribelle è di praticare questo approccio nei tre distretti meridionali del Chhattisgarh di Dantewada, Sukma and Bijapur, gli ultimi due sono nati dal Dantewada all’inizio di quest’anno.
Secondo punto del meeting di Usabeda: fino ad un riesame divenuto necessario, attacchi di massa ai campi delle forze di sicurezza è meglio non provarli. L’uso di quello che nel gergo militare è ordigni esplosivi improvvisati, o IEDs, è quello che deve essere fatto per colpire il personale con questi grappoli, sostenuti da piccole “squadre d’azione” per disturbare le truppe nei campi. L’aspetto principale dell’approccio, in un senso, sottolinea un ritorno alle basi, l’operare standard del manuale dei ribelli di Dandakaranya: infliggere perdite per la principale ragione di raccogliere armi e munizioni per aumentare la linea di rifornimento.
A tal fine,  la pratica provata e riprovata di attirare le forze di sicurezza in imboscate con tutti i modi di tattiche diversive, false informazioni circa movimento e numero di ribelli, e questo, continuerà ad essere impiegato.
Questo è particolarmente difficile per le forze di sicurezza dato che per loro è una situazione difficile sia se rispondi sia se no.
Mentre l’intento dei maoisti è chiaro e spedito, puntellare la forza in Chhattisgarh e irrompere e consolidare nuove aree per ritardare un’eventualità di essere con le spalle al muro, la risposta dalle forze di sicurezza, comprendente la polizia di vari stati e i paramilitari controllati dal ministro dell’interno, e come essere inadeguata e complicata.
È un finto segreto sia negli ambienti ribelli che di sicurezza che nel Chhattisgarh meridionale, a dispetto di decine di migliaia di paramilitari mandati per missioni di pattugliamento e controllo, essenzialmente conducono la vita nel campo e sono abbastanza facilmente molestati e intimoriti dalla leggenda della battaglia che un raggruppamento relativamente molto inferiore di leadership maoista, e quadri armati, reclutati largamente dal Dandakaranya, ha guadagnato negli ultimi 10 anni.
Da indicazioni disponibili, i ribelli hanno anche l’obiettivo di creare il Corridoio di Orissa per la stessa ragione che disturba il sonno a qualcuno dell’establishment: l’eguale finto segreto che, più in la va la risposta contro i ribelli maoisti, il governo di Orissa e la polizia hanno deboli collegamenti tra intenti e funzionamento. Questo faciliterà un facile transito dei quadri ribelli in Jharkhand e rafforzerà il canale meridionale di armi e munizioni dal Bhiar e Jharkand verso l’Orissa e Dandakaranya. La Creazione di un santuario alternato per la leadership lungo queste terre di confine e anche progredito di molto. Se l’establishment di sicurezza sta configurando una conclusione di medio termine, i maoisti, tra i migliori nel cambiare gioco nel subcontinente, stanno facendo ciò che possono ritenere vantaggioso. Con le piogge quasi finite, la “stagione” per operazioni e contro operazioni adesso è aperta con l’arrivo dell’inverno e dell’estate. In queste zone di conflitto, così lontane dalle arene di euforia indotta dal conto del nuovo investimento diretto straniero dell’India e politiche fiscali, la battaglia sembra farsi affilata e, come sempre, amara.
L’autore è Sudeep Chakravarti autore di “Sole Rosso: viaggio nel Paese Naxalita (maoista n.d.r.”)e “Autostrada 39: viaggio in una terrà fratturata”.

pc 10 novembre - MESSAGGI DI SOLIDARIETA' AGLI OPERAI ILVA IN LOTTA

DA TORINO – OPERAI THYSSENKRUPP
l' Associazione "Legami d'Acciaio" promossa dagli operai della ThyssenKrupp di Torino, dopo la morte dei 7 operai, ha deciso di aderire, anche se purtroppo non potrà partecipare, alla Manifestazione Cittadina che si terrà a Taranto sabato prossimo 10 Novembre.
Una città ed un territorio, in cui sembra esistere da decenni una giustizia a finanche esistenziale, un doppio binario, dove la legge e le regole le debbono rispettare solo i lavoratori ed i cittadini, mentre chi come padron riva ed i suoi complici e sodali, le violano regolarmente e continuamente, per
costoro vige l'impunibilità a tutti i livelli.
Associazione “legami d'Acciaio”.


DA BERGAMO – DALMINE
Lo Slai Cobas s.c. Dalmine aderisce alla manifestazione degli operai Ilva di Taranto perchè sappiamo la situazione di sfruttamento e ricatti che si vive nelle fabbriche, in particolare quelle siderurgiche le più usuranti e pericolose per le condizioni di lavoro
In questo senso con gli operai dell'Ilva di Taranto siamo legati da tempo, non solo per le sorti delle privatizzazioni attuate dai sinistri governi Prodi che hanno svenduto la siderurgia pubblica ai privati facendone pagare i costi alla collettività ma in particolare agli operai che hanno perso diritti, salario e sicurezza, ma anche perchè ci hanno dato l'esempio e aperto la strada nella lotta per la salute e sicurezza, sia per il riconoscimento dell'amianto, sia per la lotta quotidiana sulla sicurezza con l'azione quotidiana per applicare la parola d'ordine "basta morti sul lavoro per i profitti dei padroni", attraverso, mobilitazioni, esposti, denunce e trasformando i processi in parte della lotta perchè i padroni finiscano in galera, e la promozione della Rete per la sicurezza che ha portato a manifestazioni nazionali dalla Thyssen all'Ilva e a Roma contro l'operato dei governi sul Testo Unico, e mettendo al centro la necessità di un movimento permanente sulla sicurezza in quanto problema politico e sociale che necessità di una rivoluzione del sistema che deve essere fondato sul lavoro e non sul profitto.

DA PALERMO – DA OPERAI FINCANTIERI
Gli operai della Fincantieri di Palermo che vivono una condizione pessima non solo dal punto di vista lavorativo ma anche dal punto di vista della salute e sicurezza (è di questi giorni l'ennesima sentenza di condanna della Fincantieri per i tanti morti per amianto) hanno espresso la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia dell'operaio morto e a tutti gli operai in lotta.
A questa solidarietà si è unita quella dei lavoratori e delle lavoratrici e dei precari dello Slai cobas riuniti ieri in assemblea.

Combattere contro padroni assassini e sindacati complici è diventata una necessità urgente di tutta la classe operaia.
Slai cobas per il sindacato di classe

DA ROMA – USI
Da anni attraverso la Rete nazionale salute e sicurezza sul lavoro, seguiamo la vicenda a Taranto come in altri luoghi; alla manifestazione parteciperanno alcuni compagni e compagne che con noi condividono il percorso della Rete, e ha già dato l'adesione e partecipazione il nodo locale della Rete di Taranto.
Come Rete per la sicurezza stiamo organizzando un convegno a Taranto per il 7 dicembre.
La concomitanza con altre manifestazioni in Italia, come quelle della scuola a Roma, a Milano, in altre regioni, i presidi permanenti a Piacenza dei lavoratori dell'IKEA, a Milano al San Raffaele...
Unione Sindacale Italiana – USI

DA MILANO – ISTITUTO NAZIONALE TUMORI
Salutiamo e sosteniamo la “giornata di lotta sui temi della SICUREZZA SUL LAVORO, della SALUTE e dell' AMBIENTE”, la lotta degli operai MOF in presidio e sciopero e proseguiamo con la campagna di informazione e lotta sulla questione ILVA a Milano.
Dopo il primo presidio che abbiamo fatto davanti alla sede legale dell'ILVA a Milano del 21 settembre, proseguiamo nella costruzione di una nuova iniziativa, sempre davanti la sede dell' ILVA.
Slai cobas Istituto Nazionale Tumori

DA ROMA – COMITATO 5 APRILE
Il Comitato 5 Aprile, nodo romano della Rete Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro, sostiene la vostra lotta.
Se di lavoro si muore, denunciamo con voi che questi sono omicidi, non siamo disponibili a parlare nè di morti bianche, nè tantomeno di incidenti occasionali. Il profitto ad ogni costo si nutre anche del vostro e nostro sangue, del sangue di tutti gli sfruttati.
Siamo tra coloro che organizzarono la manifestazione nella vostra città ad aprile del 2009 e oggi come allora, purtroppo, nonostante l'intervento della Magistratura, i lavoratori entrano all'Ilva, ma uscirne vivi ogni giorno rasenta il miracolo.
Comitato 5 aprile di Roma per la sicurezza e la salute sul lavoro

DA VENEZIA-MARGHERA
Il coordinamento provinciale di Slai Cobas per il Sindacato di Classe di Venezia-Marghera, si unisce solidarmente alla lotta degli operai ILVA.
Ritiene sempre di più necessario portare la lotta per il posto di lavoro e per i diritti e le retribuzioni dei lavoratori, ad un livello di critica generale che va fatta e praticata con sempre maggiore unità e consapevolezza di classe perché il marciume e la degradazione del sistema capitalistico che vengono sempre più alla luce possano essere scacciati e le nostre città e il nostro Paese liberato da questo fango e dai padroni che ne sono la più “squisita” essenza, con tutti i loro servi e servitorelli, in primis la concertazione operata dai falsi sindacali, perché sono LORO, che guastano tutto ed impediscono ai lavoratori una vita ed una esistenza dignitosa e salutare.
Slai Cobas per il Sindacato di Classe di Venezia-Marghera

DA RAVENNA
Già eravamo scesi a Taranto tre anni fa partendo dal quartiere Tamburi assieme a tante altre realtà a livello nazionale attive nella lotta contro gli omicidi sul lavoro per una manifestazione promossa dalla Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, contro padron Riva e le morti in fabbrica e siamo per rafforzare l'unità di tutti coloro che si battono a difesa della vita degli operai e per la salute delle popolazioni.
Lavoriamo anche nella nostra realtà per far conoscere e dare forza alla lotta degli operai Ilva di Taranto.
Interna a questa mobilitazione è il convegno nazionale a Taranto promosso per dicembre dalla Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro. E speriamo in quella occasione di avere un rapporto diretto.
Nocivo è il Capitale, non la fabbrica!
Autonomia operaia
Operai in fabbrica e padroni in galera!
Slai Cobas per il sindacato di classe



pc 10 novembre - UN IMPORTANTE DOCUMENTO DEL MFPR PER IL 25 NOVEMBRE

Per una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne a L’Aquila, per una lotta complessiva e radicale delle donne.

PERCHE’ A L’AQUILA
L’Aquila è sempre stata, anche prima del terremoto, una città fortemente militarizzata, con ampie porzioni di territorio sotto demanio militare. I militari hanno sempre goduto in città di sconti e privilegi. In questo retroterra sociale, che offre loro a prezzi di favore beni di consumo di qualsiasi tipo, perché meravigliarsi se le donne, in questo contesto, vengono considerate e trattate come “bottino di guerra”, come è successo per la studentessa di Tivoli?
L’Aquila è anche il simbolo di una violenza clerical-fascista, di una chiesa che ha protetto stupri di donne e bambini sotto l’egida dell’”Armata Bianca”, che ha eretto monumenti ai “bambini mai nati”, rubando e pubblicando l’identità delle donne che abortivano
Ma L’Aquila è anche un simbolo della resistenza delle donne. Dopo il terremoto nelle forme di resistenza le donne sono sempre state in prima linea. Le donne sono state quelle maggiormente colpite non soltanto dai lutti, molte, la maggior parte delle persone uccise da questo terremoto, erano donne, ma anche dalla crisi. Le donne dopo il terremoto sono state le prime ad essere licenziate.
Al bisogno di case della popolazione, l’allora governo Berlusconi rispose con le cosiddette “new town”, che invece di essere una soluzione ha portato alla distruzione sia da un punto di vista naturale, paesaggistico, sia da un punto di vista sociale, della condizione della popolazione. E, ancora una volta, gli effetti negativi maggiori sono stati soprattutto per le donne. In queste new town che stanno dislocate a distanza di Km le une dalle altre non ci sono servizi pubblici, non ci sono neanche mezzi di trasporto, non c'è niente; le case sono tutte uguali, sembrano loculi di notte, celle di giorno, tutte bianche, asettiche, tutte insonorizzate. In questo modo hanno creato isolamento, una specie di cappa ovattata; all’interno delle case i televisori al plasma stanno a simboleggiare che questa doveva essere la tua comunicazione con il mondo esterno.
L’altra risposta data dal governo, con la scusa dell’emergenza e del G8, è stata una vera e propria occupazione militare della città. Forse non ci siamo mai sentiti così vicini alla Palestina come allora, con i chek point, l’impossibilità di varcare un campo senza documenti o raccomandazioni/credenziali della protezione civile ecc.. E mentre lo Stato suggellava la vittoria degli interessi sul dramma del terremoto di padroni, di camorristi, di sciacalli di tutti i tipi, questa presenza militare da condizione di emergenza, è diventata una condizione stabile che diventa sempre più soffocante e pericolosa. E anche su questo sono state sempre le donne a fare le spese più violente, come lo stupro e il tentato omicidio della studentessa di Tivoli ad opera di un militare dell’operazione “Aquila sicura” ha dimostrato.
Con l’emergere dello “scandalo G8”, delle “iene ridens” ecc. contro questa situazione vi sono state manifestazioni di massa popolari con una grossa presenza delle donne, le più incazzate, determinate, amareggiate e le prime a rompere i blocchi della zona rossa.
Come mfpr, subito dopo il G8 avevamo pensato di fare un'assemblea nazionale a l’Aquila di donne sia per portare un messaggio concreto di solidarietà verso donne che avevano avuto lutti ma che nonostante le morti, il dolore, hanno rialzato la testa e vanno avanti, sia per affermare il protagonismo, la forza delle donne anche in questa battaglia per la ricostruzione, per dire che tipo di ricostruzione, se essa deve servire solo per gettare fumo negli occhi, mentre dietro scorrono fiumi di denaro, o se invece, deve essere una ricostruzione a misura delle persone che ci vivono, delle donne che non possono stare chiuse nelle new town, perchè se prima erano oppresse, ora sono doppiamente segregate.
Lo stupro e il tentato omicidio della studentessa – che dimostra di quale “sicurezza questo Stato parli a L’Aquila - la prima importante risposta data da donne, compagne venute anche da altre città il 18 ottobre a L’Aquila in occasione del processo contro l’ex militare stupratore, ha dato una nuova spinta a questa necessità di fare quest’anno a L’Aquila la mobilitazione per il 25 novembre, giornata internazionale delle donne contro la violenza sessuale.
Proprio L'Aquila simboleggia con le strade pattugliate dai militari, e i cieli bui di quale sicurezza anche questo governo Monti parla per le donne.

QUESTO STATO BORGHESE NON E’ LA SOLUZIONE MA LA CAUSA DELLA VIOLENZA, UCCISIONI CONTRO LE DONNE.
La violenza, gli stupri, le uccisioni delle donne, in continuo aumento e sempre più efferate nel nostro paese, sono alimentate dal clima moderno fascista che avanza in ogni ambito, e che per le donne in particolare, nella considerazione che questa società capitalista e imperialista impone del loro ruolo: o “angeli del focolare o puttane”, significa ricacciarle in un moderno medioevo.
Tutto ciò si amplifica in ambienti come quello militare improntati costituzionalmente al machismo, rambismo, ad una organica ideologica e cultura maschilista fascista, le statistiche più recenti riportano che nell'ultimo anno una buona parte di violenze subite da donne sono avvenute nelle caserme, nelle carceri, nei Cie… Qui gli abusi verso le donne, gli stupri sono considerati “normali”, “medaglie” da mettersi sul petto; violenze coperte da tutta la struttura militare – vedi tutta la feccia emersa nell’inchiesta sull’omicidio di Melania Rea nella caserma di Ascoli Piceno - e spesso dallo stesso Stato, della magistratura che a volte invece di reprimere gli stupratori esercita una doppia violenza sulle donne stuprate facendole passare come "consenzienti".

E’ una guerra sistemica di bassa intensità quella in corso (137 donne uccise nel 2011, 101 finora nel 2012). Il femminicidio di Carmela a Palermo, il ferimento della sorella Lucia, le centinaia di donne, ragazze uccise, gridano una lotta dura, collettiva contro questo sistema sociale.
Perché queste uccisioni sono coscientemente perseguite, mosse da odio per le donne, in quanto donne che sfuggono alla “proprietà” degli uomini, che mettono in discussione il loro “scontato” dominio; Carmela e le altre vengono uccise perché pensano, agiscono, scelgono…
Questo “odio” si abbevera e viene alimentato dal” normale”, divulgato humus sessista, maschilista che proprio nella fase di crisi, putrefazione di questo sistema capitalista ritrova nuova forza.
Non è questo Stato, non sono i suoi interventi la soluzione di questa strage endemica, strutturale delle donne, esso sempre più è la causa concreta della morte di tante donne, le cui denunce contro gli uomini vengono inascoltate, sottovalutate, ridicolizzate – tante donne, compresa Carmela, non sarebbero morte se questo Stato le avesse ascoltate. Ma questo Stato è soprattutto la causa di fondo dei femminicidi e delle violenze sessuali, con le discriminazioni, il doppio sfruttamento e oppressione che portano indietro, ad un moderno medioevo, la condizione di vita delle donne, le conquiste di “emancipazione” fatte con le lotte.

Non e’ quindi questo Stato che può difendere noi donne, che può reprimere i “suoi” stupratori e impedire le violenze sessuali. Questo Stato borghese e’ la causa, non la soluzione!
Respingiamo con grande disprezzo le parole ipocrite dei rappresentanti di questo sistema sociale, come recentemente la Fornero, di fronte alle uccisioni delle donne.
Nè si tratta di chiedere a questo Stato, questo governo azioni legate a un cambiamento culturale, ad una diversa educazione, ad una prevenzione, tutela delle donne, da delegare alle istituzioni.
La lotta contro le uccisioni e violenza sulle donne deve essere contro questa società capitalista, che fa dell'oppressione della donna uno dei suoi puntelli/base, per rovesciarla.

DIETRO I FEMMINICIDI E LE VIOLENZE SESSUALI C’E’ LA CONDIZIONE GENERALE DI OPPRESSIONE DELLE DONNE
"La violenza sessuale non fa che proseguire la discriminazione, il doppio sfruttamento che oggi va sempre più avanti sul terremo della condizione di vita e di lavoro generale delle donne…". La politica, l'ideologia che Stato, padroni, governo (oggi ben rappresentato dagli attacchi contro le donne della Fornero) e Chiesa mettono in atto quotidianamente contro le donne ha come inevitabile conseguenza l'aumento dell'oppressione, del maschilismo fascista, della violenza sessuale contro di esse.
Noi abbiamo detto: “Noi la crisi non la paghiamo, le doppie catene unite spezziamo”!
Noi non accettiamo di essere licenziate, non accettiamo di non trovare lavoro, non accettiamo che la precarietà ci stronchi vita; noi respingiamo gli attacchi al salario che ci vogliono portare sempre più in basso aumentando la nostra disuguaglianza salariale, noi respingiamo gli attacchi ai nostri diritti (dalla maternità, alle pensioni delle donne, ecc.); respingiamo il doppio attacco razzista alle lavoratrici immigrate. Stato, governo, padroni stanno portando avanti un peggioramento generale della nostra vita, scaricando su noi il taglio dei servizi sociali, dalla scuola alla sanità, l'aumento del costo della vita, ricacciandoci in casa, in un ruolo sempre più subordinato nella famiglia, alimentando anche in questo modo un clima di oppressione, violenza sessuale, vecchie e nuove concezioni maschiliste. Per noi donne, poi, l'attacco al lavoro, al salario si accompagna sempre a forme pesanti di discriminazione sessuale da parte di padroni e di leggi che ci vogliono riportare indietro.
L'ultima trovata del governo Monti per risparmiare sull'illuminazione notturna è come far lo spirito al funerale per noi donne. Tempo fa, avevamo scritto in un volantino: "...creano città invivibili, in cui sono bandite le normali libertà, la socialità tra i giovani, tra le persone, l’uso normale delle città. E quando questo accade, sempre le città si desertificano dalla gente e diventano terreno pericoloso soprattutto per le donne; perché impediscono, addirittura criminalizzandolo, il senso collettivo, l'uso sociale della città spingendo a una concezione individualista antisociale compagna di strada della sopraffazione, di una ideologia comunque reazionaria, razzista e fascista che nei confronti delle donne si esprime sempre come maschilismo e violenza...".Quando lottiamo, invece che lavoro diritti abbiamo cariche della polizia e repressione.
Ma stiamo dimostrando di non avere paura e che la repressione aumenta la nostra ribellione.
A tutto questo noi lavoratrici, disoccupate, precarie, immigrate dobbiamo rispondere unendo le nostre lotte dal nord al sud, costruendo una rete tra le donne in lotta, unendo e aumentando le nostre forze.

PROPONIAMO CHE LA MOBILITAZIONE DI QUEST'ANNO PER IL 25 NOVEMBRE LANCI UN FORTE APPELLO A TUTTE LE REALTÀ IN LOTTA PER COSTRUIRE INSIEME UNO SCIOPERO DELLE DONNE PER L’8 MARZO 2013.

Uno sciopero per il lavoro, il salario, contro gli attacchi ai diritti delle donne, le discriminazioni, la doppia oppressione, contro le uccisioni e le violenze sessuali delle donne.
Uno sciopero delle donne che esprima con forza la nostra ribellione, una novità, una rottura inaspettata contro padroni, governo, e il sistema sociale borghese e maschilista.

AL FIANCO DELLE NOSTRE SORELLE IN LOTTA NEGLI ALTRI PAESI.
Le compagne del Mfpr non saranno fisicamente presenti alla mobilitazione del 25 novembre in Italia perchè siamo alla conferenza internazionale ad Amburgo a sostegno della guerra popolare in India, in cui le donne sono in prima fila.
Porteremo in questa Conferenza la mobilitazione delle donne in Italia. E nello stesso tempo vi chiediamo di mandare un saluto e sostegno alle donne che in questo momento nel mondo stanno facendo la guerra popolare più grande e incisiva, che vuole dare una vera risposta liberatrice anche alla condizione di dura violenza sessuale e oppressione, che in India le donne - e nel mondo - subiscono in maniera feroce.
In India, paese definito "la più grande democrazia del mondo" l'uguaglianza tra uomini e donne è solo sulla carta perché nella realtà di tutti i giorni le donne subiscono una pesante oppressione, di classe, di genere, feudale/religiosa, di casta di lunga durata: dai matrimoni forzati sin dall'età dell'adolescenza, alle violenze domestiche, alla negazione del diritto alla proprietà della terra, alle forme di quasi schiavismo per le vedove… nelle zone rurali e interne, alle condizioni di pesantissimo sfruttamento delle donne della classi più basse nelle fabbriche dei centri urbani per non parlare del dilagante sfruttamento della prostituzione al servizio sempre più esteso anche del turismo sessuale dei cosiddetti uomini borghesi "civili" dei paesi occidentali, assecondato  dal governo reazionario indiano, per soddisfare i loro sporchi piaceri pagando gli stupri perfino sulle bimbe. In India da un recente sondaggio emerge che almeno un maschio su 4 ha commesso almeno uno stupro nella vita, e molti di questi sono stupri di guerra, compiuti da militari e paramilitari per reprimere ed annichilire la rabbia e la forza delle donne, sempre in prima linea nella doppia rivoluzione.
Arundathy Roy, famosa scrittrice indiana sostenitrice del movimento antiglobalizzazione e dei diritti delle donne, nel suo reportage "Nella giungla con i maoisti" dice ce per tantissime donne la violenza e gli stupri subiti sono diventati la leva per ribellarsi ad un sistema di profonda oppressione; esse si sono unite alla guerra popolare trasformandosi, in combattenti in “prima linea” del Partito Comunista maoista nella lotta rivoluzionaria; molte donne oggi hanno ruoli di dirigenti nella guerra e nel partito in cui come scrive la stessa Arundathy lottano anche al suo interno "… non solo per affermare i loro diritti ma anche per convincere il partito che l'uguaglianza tra uomini e donne è al centro di un ideale di società giusta".
Per questo, le donne in lotta nella guerra popolare in India sono un forte esempio per la lotta del movimento delle donne in ogni parte del mondo contro questo sistema sociale.

7.11.12

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
mfpr.naz@gmail.com

venerdì 9 novembre 2012

pc 8-9 novembre - manifesto di proletari comunisti per il 14 novembre

14 novembre
serve il sindacato di classe nelle mani dei lavoratori
serve lo sciopero generale autorganizzato 

 per lottare realmente contro i  governi UE e in Italia contro l’attuale  governo dei padroni e delle banche del vampiro Monti .
contro il fascismo padronale che dalla Fiat di Marchionne si estende a tutte le fabbriche- oggi Ilva Taranto-  dove gli operai lottano autonomamente contro le morti sul lavoro,da lavoro e da inquinamento contro padron Riva
contro il sindacalismo filopadronale e filogovernativo contro il sindacalismo della conciliazione CGIL e amici 

per la difesa del lavoro, la salute, i diritti sindacali in fabbrica contro la chiusura delle fabbriche, i licenziamenti, la cassaintegrazione straordinaria, la precarietà che la modifica dell’art. 18 e la riforma del lavoro incentifano e favoriscono
per l’aumento dei salari e il miglioramento delle condizioni di lavoro
per fermare carovita, carosanità, caroscuola tasse, cancellazione dei servizi sociali e immiserimento relativo e assoluto
per riprenderci un vero contratto nazionale

 ma la lotta sindacale non basta per evitare lo scaricamento della crisi capitalistica sulla pelle degli operai e delle masse popolari, serve la lotta
politica che trasformi lo sciopero economico in sciopero politico generale

ma la lotta politico ha bisogno di un partito autentico degli operai e delle masse popolari, un partito comunista di tipo nuovo, che lavori con la  linea di massa e guerra di classe per la trasformazione della lotta politica in insurrezione proletaria e popolare

pc 8-9 novembre - Ilva TORNA IN PIENO LA VOCE DEL PADRONE... MA IL NUOVO ALL'ILVA PUO' E DEVE AVANZARE

Riva ha fatto sapere che o la gestione degli impianti torna pienamente nelle sue mani o niente soldi, niente Aia, niente soprattutto messa a norma dell'area a caldo.

Un atteggiamento da vero e proprio padrone, arrogante, che se ne frega della salute e della vita dei lavoratori e della popolazione, come se n'è fregato dell'ultimo assassinio, di Claudio, operaio del Mof.
E' evidente che è una falsa giustificazione quella dichiarata da Ferrante per cui: se non c'è il dissequestro, se non torna nella piena disponibilità degli impianti, non può intervenire per attuare le prescrizioni dell'Aia.
Il sequestro non impedisce un bel nulla! Ma serve a imporre a Riva soldi e interventi, che altrimenti non farà mai.
La realtà è che padron Riva - dopo la parentesi "diplomatica" di Ferrante - ora passa alle sue maniere solite: continua a far andare la produzione nell'area a caldo come prima, avvelenendo lavoratori e popolazione; intanto dichiara una cassintegrazione da un lato ricattatoria, dall'altro di pesante avvisaglia: guardate che posso cominciare a metter fuori operai... e forse anche mezzi, gru - come da diverse settimane operai denunciano. Mentre le segreterie di Fim, Fiom, Uilm sono tragicamente penose e ridicole per come alzano la voce ma abbassano sempre di più testa e corpi.
Intanto, ancora, gli altri padroni, le aziende committenti dell'Ilva, stanno cominciando a farsi i conti, a guardarsi intorno per vedere dove altro possono comprare l'acciaio.

Ma questa "guerra" scatenata da padron Riva non è chiusa e soprattutto non va considerata chiusa, con esito scontato contro il lavoro e la salute da parte degli operai.
Questo atteggiamento, purtroppo presente tra larghi settori dei lavoratori, non va bene.
Se è guerra, allora gli operai, la maggioranza degli operai devono decidersi a combatterla realmente. Ormai di cose avere timore, da cosa essere ricattati? L'unico timore è perdere senza aver combattuto. Mentre se si combatte realmente, la conclusione di questa vicenda Ilva iniziata mesi fa non è affatto scontata!!
Gli operai del MOF, al di là della vicenda concreta, delle loro rivendicazioni di tornare al lavoro ma in sicurezza, costituisce all'Ilva un fatto nuovo e importante! Finalmente un gruppo consistente di operai alza la testa e ragiona secondo i suoi interessi di classe; finalmente si libera dai ricatti, dalle pressioni, dai legami sporchi dei sindacati confederali, e impone la dignità, la civiltà, la democrazia della lotta: sciopero ad oltranza, non solo per avere più sicurezza ma anche per affermare che gli operai devono essere liberi di decidere loro come organizzarsi in fabbrica, quando e come scioperare, su cosa, ecc.
Finalmente vi sono operai, non del Mof, alcuni dello Slai cobas per il sindacato di classe che stanno scioperando al loro fianco, non per una loro rivendicazione, ma per affermare che la lotta è di tutti; questi operai forse stanno rischiando più dei lavoratori del Mof, ma possono guardarsi con orgoglio e dignità allo specchio ogni mattina!
Questo segnale, questo esempio, ancora non viene letto nel senso giusto, per il messaggio che dà a tutti gli operai.
Ma oggi sia chiaro a tutti: padron Riva, il governo, l'atteggiamento servile dei sindacati del padrone, loro, rischiano di far chiudere la fabbrica.
Per questo gli operai, in questa guerra, hanno la possibilità di cambiare la rotta, hanno da fare una lotta grande, determinata, per il lavoro, la salute loro e della popolazione, e soprattutto per essere una sola classe, unita nella difesa dei suoi interessi e di quelli di tutta la popolazione.

pc 8-9 novembre - Amburgo la rossa aspetta e prepara la conferenza internazionale di sostegno alla guerra popolare in India

http://indienkonferenz.tk/


Unterstützt den Volkskrieg in Indien!
 
Die Herren des imperialistischen Weltsystems führen eine Offensive gegen die Völker durch. Imperialistische Aggressionskriege wie gegen den Irak, Afghanistan und Libyen, kennzeichnen den Anfang des neuen Jahrhunderts. Sie bereiten schon die nächsten vor - gegen Syrien, Iran oder wo auch immer - und sicher ist, dass sie nie freiwillig damit aufhören werden. Gleichzeitig bürden sie den Völkern die Krisenfolgen auf, insbesondere den Völkern der unterdrückten Nationen. Aber auch in den imperialistische Ländern findet sich die Arbeiterklasse immer mehr zertreten und ihrer grundlegenden Rechte immer schneller beraubt. Der Faschismus ist keine nebulöse Gefahr, sondern eine agierende Kraft.
 
Gleichzeitig zerstören die Imperialisten systematisch den Planeten selbst. All das ist allgemein bekannt. Das zeigt, dass der Imperialismus Reaktion auf der ganzen Linie ist, das zeigt, dass der Imperialismus unvereinbar ist mit dem Fortschritt der Menschheit, und immer mehr auch, mit dem Überleben eines immer größeren Teils der Weltbevölkerung. „Das Ende der Geschichte“, welches die Imperialisten seit den 90er Jahren laut verkündet haben, ist eine Hölle für die Arbeiterklasse und die Völker der Welt.
 
Aber, Unterdrückung erzeugt Widerstand.Von Peru bis zu den Phillipienen, von den britischen Inseln bis nach China, von Kolumbien nach Kurdistan, von Nigeria bis nach Griechenland - auf der ganzen Welt wollen die Länder Unabhängigkeit, die Nationen Befreiung, und die Völker Revolution. Das ist die Grundlage für eine Strömung, die den Imperialismus begraben wird. Das Problem in vielen Fällen ist , dass der Kampf gegen den Imperialismus nur ein Widerstand ohne eine andere Perspektive als das eigene Überleben ist. Um diesen Kampf als eine mächtige Welle des anti-imperialistischen und revolutionären Kampfes entwickeln zu können, wird der bewusste, organisierte Faktor benötigt der fähig ist, den Kampf konsequent bis zur Errichtung der wirklichen Volksmacht zu führen. Deshalb ist es die Mühe wert, einen Blick nach Indien zu werfen.
 
Indien, das von den herrschenden Klassen zynisch als „Shining India“ dargestellt wird und als Beispiel dafür, dass „der Imperialismus Entwicklung bringt“, ist eine Himmel für die Reichen und die Hölle für das Volk. Während das Vermögen der 53 reichsten Personen des Landes 31% des BIP ausmacht, leben 77% der Bevölkerung von einem Einkommen von weniger als 20 Rupien (ungefähr 50 Eurocent) am Tag. 5000 Kinder sterben täglich an Hunger und Unterernährung, d.h. fast 2 Millionen pro Jahr. Der prozentuale Anteil der Bevölkerung, der hungert, ist größer als in Äthiopien. Die Krise der Landwirtschaft, direkte Folge der imperialistischen Politik, verursacht eine immer größere Misere für die immensen Bauernmassen und hat eine Welle von Selbstmorden zur Folge, in welcher hunderttausende Bauern sich aus Verzweiflung das Leben nahmen. „Die größte Demokratie der Welt“ ist ein Land, indem die Großbourgoisie und die Gutsbesitzer machen was sie wollen. Ein Land, in dem das Kastensystem noch vollständig intakt ist. Die unterschiedlichen Minderheiten, die unterschiedlichen Nationalitäten und Völker, müssen ein Leben in einem „Gefängnis der Nationen“ ertragen. Um die imperialistische Ausbeutung zu vergrößern, wurden Ökonomische Sonderzonen durchgesetzt, in welchen die sogenannten „Transnationalen“ Unternehmen ohne irgendwelche Grenzen agieren können. Dutzende Millionen Menschen sind gezwungen interne Flüchtlinge zu werden, weil sie von dem Land vertrieben wurden, wo ihre Vorfahren seit Jahrtausenden gelebt haben, damit das Kapital die Rohstoffe rauben kann, die dort vorhanden sind. Wir könnten noch viele Beispiele nennen; diese würden eine ganzes Buch füllen, der Punkt ist klar: die Antiimperialistische und Antifeudale Revolution ist eine dringende Notwendigkeit für die große Mehrheit der indischen Bevölkerung.
 
Diese Revolution findet statt. Unter der Führung der Kommunistischen Partei Indiens (Maoisten) entwickelt sich ein Volkskrieg - bezeichnet von den wichtigsten Repräsentanten der herrschenden Klassen als größte Gefahr für ihr System. In den ländliche Gebieten Indiens existieren schon tausende und abertausende Organisationen der echten Volksmacht.
 
In den Revolutionären Volkskomitees haben diejenigen, die seid Jahrtausenden nichts gehabt haben, angefangen ihren eigenen Staat zu errichten. Sie organisieren mit ihren eigenen Kräften eine Gesellschaft wo es keinen Hunger gibt, wo es Ausbildung und Gesundheitswesen gibt, und wo derjenige das Land besitzt, welches er bearbeitet. Dort gibt es keine Gutsbesitzer oder Lakaien der Imperialisten. Dort sind die Bedürfnisse des Volkes Gesetz. Dort wird wahre Demokratie gelebt - eine neue Demokratie des Volkes. In den Städten machen die revolutionären Massenorganisationen sprunghafte Fortschritte, die indische Arbeiterklasse hat ende Februar diesen Jahres den größten Streik in der Geschichte der Menschheit durchgeführt, mit der Teilnahme von 100 Millionen Menschen und die herrschende Klasse hat Panik vor dem wachsenden Einfluss der Maoisten. Der Volkskrieg erschüttert die tiefsten Grundlagen der Gesellschaft.
 
Wie es auch nicht anders sein könnte, verschränken die herrschenden Klassen und ihre imperialistischen Herren nicht die Arme vor der Brust und schauen zu, wie die revolutionäre Bewegung Fortschritte macht. Sie handeln so, wie sie es immer und überall getan haben - sie versuchen die Kämpfe des Volkes in Blut zu ertränken. Die „Spezialisten“ der Aufstandsbekämpfung aus den Vereinigten Staaten und der Mossad aus Israel sind schon dabei, die repressiven Kräfte des reaktionären Staates vor Ort zu beraten. Die paramilitärischen Streitkräfte des Staates kämpfen täglich gegen die Guerilla - diese sogenannten Paramilitärs sind militärisch organisiert und auch militärisch ausgerüstet. Das Heer und die Luftwaffe nimmt immer offener Teil an den Kampfhandlungen. Der reaktionäre Staat hat barbarische Kampagnen organisiert wie z.b. Salwa judum, „Green Hunt“ und andere und wendet die Politik an, die vergleichbar ist mit den Kampagnen der Nazis gegen den antifaschistischen Widerstand im zweiten Weltkrieg. Sie wenden systematisch Ermordung, Folterung und „Verschwinden-lassen“ gegenüber den revolutionären Führern an.
Aber das Volk unterwirft sich nicht. Der Volkskrieg schreitet voran ohne halt mit einem klaren Kurs in Richtung der Machteroberung, dies ist möglich, da der bewusste organisierte Faktor, den wir oben erwähnt haben, vorhanden ist und in der Lage den Kampf konsequent zu Ende zu führen. Ihr Kampf ist gerechtfertigt, und es ist eine internationalistische Pflicht, diesem unsere volle und feste Unterstützung zu geben. Der Volkskrieg in Indien muss sich mit den Kämpfen der Volker der ganzen Welt verschmelzen und ein Teil sein der großen Revolutionären Strömung die schlussendlich den Imperialismus besiegen wird. Der Fortschritt einer konsequent anti-imperialistischen Bewegung in einem Land mit über 1200 Millionen Einwohnern, wird das Kräfteverhältnis zwischen Imperialismus und den unterdrückten Nationen ändern, und so ein großer Impuls für die revolutionären Kräfte weltweit sein. Diese Bewegung zu unterstützen bedeutet nicht nur eine Pflicht zu erfüllen, sondern dient auch dem Fortschritt unserer Bewegung in allen Ländern.
 
Es ist in diesem Sinne, das wir eine internationale Konferenz in Hamburg am 24. November diesen Jahres organisieren. Wir hoffen, dass diese Konferenz ein bedeutender Impuls sein wird für die internationale Unterstützungsbewegung mit dem Volkskrieg in Indien. Delegationen aus unterschiedlichen Ländern werden teilnehmen, und dadurch seine Erfahrungen und Ideen einbringen wie man diese Kampagne auf höhere Stufen bringen kann. Wir möchten, dass diese Konferenz eine Konferenz wird bei der die antiimperialistische und revolutionäre Initiative, Energie und Wünsche von Arbeitern, Frauen, Jugendlichen, Immigranten, progressiven Künstlern und Intellektuellen zum Ausdruck kommen. Wir möchten nicht, dass diese Konferenz ein formaler Akt wird, sondern ein lebendiger Ausdruck des proletarischen Internationalismus, damit sie dazu dient konkrete Fortschritte in der Unterstützungskampagne zu machen. Die Konferenz ist offen für alle Kräfte die dieses Ziel teilen. Deswegen:
 
Heraus zur Internationalen Konferenz zur
Unterstützung des Volkskrieges in Indien!

pc 8-9 novembre - NO TAV .. si prepara l'accoglienza al ministro degli interni



12/11 Accogliamo tutti insieme la Cancellieri

Lunedì 12 novembre arriverà in valle di Susa il ministro degli interni Cancellieri. Motivo di tale onore è portare solidarietà alle forze dell’ordine e al sindaco di Chiomonte Pinard. Ecco l’ennesima provocazione di un governo che da ormai più di un anno ha militarizzato parte del nostro territorio e in più occasioni ha dimostarto di voler risolvere il problema tav a suon di manganelli, lacrimogeni e arresti. Ed è bene sottolineare che tale metodologia è stata utilizzata non solo in valle di Susa ma in ogni luogo d’Italia dove ormai i diritti dei cittadini sono calpestati: ne sanno qualcosa gli studenti, gli operai, i migranti.
Lunedì dobbiamo esserci e dobbiamo essere in tanti.
Per ribadire che questa valle non è e non sarà mai pacificata fino a che si continuerà a volerla devastare. Per ribadire che la violenza utilizzata dalle sue truppe e dalla magistratura non ci intimoriscono e non ci fermerà.
Per ribadire che il cantiere di Chiomonte è totalmente illegale poiché manca il progetto definitivo e per ricordarle una volta di più che la terra è di chi la abita e la vive tutti i giorni e non di un ministro che viene a passare in rassegna le sue truppe di occupazione come se fosse in Afghanistan.
Accogliamo tutti insieme la Cancellieri
ritrovo:
Piazza del municipio di Chiomonte ore 9.00
Campo sportivo di Giaglione ore 8.30

pc 8-9 novembre - We are choosy: we choose to fight! si prepara l'accoglienza a Napoli per i ministri Fornero, Profumo..rnero e


Il 12 e il 13 Novembre, a Napoli, avremo tre sgraditi ospiti: il Ministro del Lavoro Elsa Fornero, quello dell'istruzione Francesco Profumo e, infine, il Ministro del Lavoro tedesco, Ursula von der Leyen. Si riuniranno per presentare i loro progetti sulle politiche per l'imprenditoria giovanile e sul contratto d'apprendistato: in altre parole, il nuovo design dello sfruttamento firmato U.E.! Il tutto sarà adornato dall’ossessiva retorica sui giovani e sulle loro presunte opportunità, che puzza lontano un miglio di soppressione dei diritti dei vecchi e dei nuovi lavoratori, di tagli alla spesa sociale, di blindatura ed inasprimento della selezione dei percorsi di formazione scolastici ed universitari e chi più ne ha più ne metta.
Del resto, il curriculum dei tre ministri parla chiaro: baroni universitari e rappresentanti istituzionali dei grandi capitali internazionali, integerrimi sostenitori dell'austerity e dei sacrifici solo per noi studenti, lavoratori, disoccupati e della crescita per i loro profitti. Cosa potevamo aspettarci?
Infatti, in nome di un’inesistente unità nazionale tra noi e loro che ci governano, hanno sferrato feroci attacchi ai diritti dei lavoratori (ad esempio l’art. 18), ai servizi sociali essenziali, alle pensioni e a ciò che restava dell'università e della scuola pubblica. Hanno formalizzato, inoltre, l’utilizzo del contratto d'apprendistato come forma di precarizzazione e ricattabilità generalizzata, ad esclusivo e consistente vantaggio delle aziende.
Nonostante questo, pensano di poterci venire a parlare di meritocrazia, competitività, produttività, ma noi sappiamo benissimo che queste non sono altro che catene ideologiche con le quali stanno cercando di eliminare le rivendicazioni di chi ogni giorno sui posti di lavoro, nelle scuole, nelle università e nelle piazze cerca di opporsi a tutto questo e di porre all'ordine del giorno i propri diritti, l'uguaglianza e la sacrosanta volontà d'emancipazione collettiva.
E' giunto il momento di rispondere, reagire e contrattaccare come è già stato fatto in varie città italiane. I ministri che da oltre un anno lavorano contro di noi devono sentire la rabbia e il fiato sul collo di un'opposizione sociale e politica che cresce e si organizza.
Fornero, non temere: non saremo “choosy” nell'accoglierti, ti aspettiamo!
Che i sacrifici li facciano i padroni!
Siamo tutti sulla stessa barca? Ammutiniamoci!

Tutti in piazza ad “accoglierli” il 12 e 13 novembre!

pc 8-9 novembre - Sciopero generale: assedio al Parlamento e scontri ad Atene - info da Contropiano

 

Più di centomila greci davanti al Parlamento nella seconda giornata di sciopero generale in un paese in cui protestare è sempre più indispensabile ma al tempo stesso sempre più difficile. Segui la diretta.


24.00 - Una esigua maggioranza dei deputati approva il pacchetto di tagli, licenziamenti e nuove tasse scritto a Bruxelles e Francoforte (

21.30 - E' tornata una relativa calma nel centro di Atene davanti al Parlamento, che tra poche ore dovrebbe votare con una risicata maggioranza il nuovo pacchetto di tagli, licenziamenti, nuove tasse e privatizzazioni imposte dalla Unione Europea e dal FMI. Nel cuore della capitale greca si sono vissute due ore di violenti scontri quando nella piazza, sotto una pioggia molto forte, si erano già assiepati più di 100 mila manifestanti.

20.30 -  Gli scontri continuano, mentre migliaia di manifestanti resistono nonostante le pioggia battente. La polizia sta cercando di svuotare completamente Piazza Syntagma, sparando gas lacrimogeni fino Sygrou Avenue e a Plaka, parecchio distanti dal Parlamento. Fonti dei servizi medici che hanno organizzato un ospedale di fortuna all'interno dell'Hotel Amalia della capitale greca segnalano circa 40 manifestanti feriti. Moltissimi gli intossicati dai gas lacrimogeni e dalle sostanze chimiche miscelate all'acqua sparata a pressione dagli idranti.






scontriatene
19.45 -
Sarebbero almeno una ventina i manifestanti - e non necessariamenti quelli incappucciati - arrestati dall'inizio degli scontri in piazza Syntagma e nei dintorni. Secondo alcuni testimoni la polizia contro i
dimostranti starebbe usando anche le granate stordenti e addirittura le pallottole di gomma.

19.30 -
Continuano gli scontri molto violenti in diversi punti della Piazza antistante il parlamento e ormai in molte delle vie del centro. In piazza alcuni alberi, alcuni cassonetti ed anche un'edicola sono in fiamme mentre i manifestanti cercano di non abbandonare la zona nonostante ormai l'aria si irrespirabile e si rifugiano in alcune vie dove i gas lacrimogeni che la polizia sta sparando in quantità industriale sono più rarefatti.


19.15 -
Si calcola che circa un'ora fa, quando in Piazza Syntagma sono iniziati gli scontri, davanti al Parlamento - all'interno del quale i deputati continuano il dibattito sui nuovi tagli - ci fossero almeno 100 mila manifestanti. La tensione è salita quando alcuni gruppi di manifestanti hanno deciso di provare a rompere i cordoni di Polizia posti a difesa di un Parlamento blindato.

scontrisyntagma18.30 - Contro i manifestanti la Polizia sta utilizzando gli idranti che sparano acqua a forte pressione contro i gruppi di incappucciati che resistono alle cariche. Gli scontri si sono spostati anche nelle vie laterali a Piazza Syntagma, dove nonostante la pioggia e le cariche e l'aria resa sempre più irrespirabile dai lacrimogeni rimangono decine di migliaia di manifestanti.

18.10
- Violenti scontri tra Polizia in assetto antisommossa e consistenti gruppi di dimostranti sono in corso da alcuni minuti in vari punti di Piazza Syntagma, davanti al Parlamento davanti al quale a partire dalle 17 di oggi pomeriggio si sono radunate decine e decine di migliaia di manifestanti provenienti da tutta la capitale. Giovani a volto coperto lanciano bottiglie molotov e grandi pezzi di marmo contro i poliziotti che cercano di disperdere loro - e i manifestanti - con i lacrimogeni. 

13.30 -  Il Parlamento ellenico ha respinto a maggioranza una mozione di incostituzionalità circa il pacchetto delle misure di "austerità" che era stata presentata da Syriza e dai Greci Indipendenti. Il dibattito parlamentare sul pacchetto, che prevede tagli di bilancio per 13,5 miliardi di euro per il biennio 2013-2014, è quindi da poco ripreso.

12.30 - I sindacati e le organizzazioni di sinistra hanno dato appuntamento per le 17.00 di fronte al parlamento, e la partecipazione alla protesta in Piazza Syntagma dovrebbe crescere con i passare delle ore. Nel frattempo i lavoratori aderenti al sindacato di Genop-Deh, la compagnia elettrica statale, hanno fermato cinque impianti di produzione da 1642 Mw di energia, sui 6.400 complessivamente prodotti ogni giorno.

12.10 - Il dibattito in corso da circa due ore al Parlamento ellenico sul pacchetto di tagli e licenziamenti richiesti dalla troika (Fmi, Ue e Bce) è stato interrotto per effetto della richiesta di Syriza, il principale partito di sinistra all'opposizione, e dei Greci Indipendenti (nazionalisti di destra), che sostengono l'incostituzionalità del disegno di legge. Il presidente del Parlamento, Evaghelos Meimarakis, ha interrotto il dibattito e ha deciso che si dovrà procedere a una votazione nominale sulla questione dell'incostituzionalità o meno del pacchetto prima di riprendere il dibattito.

11.30 - Anche per oggi i servizi di trasporto pubblici sono in sciopero, ma torneranno parzialmente in servizio alle 15:00 per consentire alla gente di affluire in centro e prendere parte alle dimostrazioni di protesta. Il culmine è previsto in serata e in nottata: l'indicazione di Syriza e degli altri partiti di sinistra è di rimanere in piazza Syntagma fino al momento del voto sul pacchetto di tagli, previsto intorno alla mezzanotte. Fermi restano i taxi e anche i traghetti rimangono attraccati nei porti mentre per quattro ore, dalle 12:00 alle 16:00, incrociano di nuovo le braccia i controllori di volo. In sciopero anche avvocati, giudici, medici, impiegati pubblici e dipendenti di banca. Anche i giornalisti si asterranno dal lavoro per tre ore, dalle 16:00 alle 19:00, dopo aver scioperato per l'intera giornata lunedì.

11.00 - Seconda giornata di sciopero generale e manifestazioni ad Atene e nel resto della Grecia, mentre all’interno del Parlamento i deputati stanno affrontando un vero e proprio ‘tour de force’ per votare entro questa sera l’ennesimo pacchetto infarcito di tagli, licenziamenti di dipendenti pubblici, nuove tasse e privatizzazioni imposto dall’UE e dal Fmi in cambio dei cosiddetti aiuti.

Ieri ad Atene sono scesi in piazza circa 50 mila tra lavoratori e giovani, e altri 20 mila hanno manifestato a Salonicco. Un numero di partecipanti inferiore alle aspettative e che riflette una difficoltà oggettiva: con il 25% di disoccupazione e con una percentuale simile di lavoratori con contratti a tempo determinato o completamente precari, scioperare è per moltissimi lavoratori un lusso che non ci si può più permettere. Ieri molti negozianti, soprattutto delle zone centrali della capitale, esibivano un cartello che recitava ‘Sciopero’ ma hanno tenuto comunque le serrande alzate. Non che manchino la determinazione e la rabbia contro i continui salassi ai quali il governo sottopone i lavoratori dipendenti e altre categorie che stanno pagando da anni un risanamento delle casse dello Stato che sembra sempre più lontano e utopistico. Ma a molti cittadini appare chiaro che gli scioperi da soli non sono sufficienti a bloccare le continue manovre del governo. Governo che se da una parte è espressione di quelle oligarchie che non hanno pagato la crisi ma anzi hanno accresciuto il loro potere e le loro ricchezze, è di fatto ricattato da una troika sempre più invadente e minacciosa.

La situazione è sempre più tragica. In molti quartieri di Atene le assemblee di condominio hanno deliberato che l’accensione dei riscaldamenti negli appartamenti scatterà solo nel caso in cui la temperatura raggiunga livelli molto bassi. Del resto moltissime famiglie non si possono proprio permettere di pagare il gasolio.

Ma le manifestazioni, gli scioperi e le continue proteste stanno causando comunque non pochi problemi alla maggioranza parlamentare che sostiene Antonis Samaras: molti i deputati che si sono già sfilati o che potrebbero farlo durante il voto di oggi.

"Se i parlamentari voteranno per le nuove misure - dice Nikos Kioutsoukis, il leader della Gsee, il sindacato dei lavoratori del settore privato - commetteranno il più grave crimine politico e sociale di sempre contro il paese e il popolo (...) Non gli lasceremo distruggere il paese".

Durante la giornata saranno decine di migliaia i manifestanti che convergeranno in Piazza Syntagma per esprimere la propria rabbia contro il governo. Azienda dei trasporti permettendo, visto che ieri molti lavoratori non sono riusciti a raggiungere il centro della città a causa della decisione di chiudere metropolitane e treni locali per boicottare le mobilitazioni. Ma comunque la partecipazione allo sciopero e alle mobilitazioni è prevedibile che sia maggiore rispetto a quello registrato durante la giornata di ieri.

Del resto la posta in gioco è altissima: il governo sta per approvare, tra le altre cose, l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, il che vuol dire che la disoccupazione, soprattutto giovanile, aumenterà ancora. Senza contare i 45 mila licenziamenti di dipendenti pubblici nel giro di pochi anni.

pc 8-9 novembre - lo sciopero europeo è giusto e necessario, ma il patto europeo proposto dai sindacati è collaborazione di classe per aiutare il capitale a uscire dalla crisi

Proletari comunisti non aderisce nè sostiene lo sciopero europeo promosso dalla CES e ripreso in Italia dalla CGIL e  da altre forze politiche e sindacli opportuniste nel nostro paese.
Quello che serve è uno sciopero europeo costruito dal basso, fondato sul sindaclismo di base e di classe, che generalizzi le esperienze avanzate di lotta e di rivolta che si sono prodotte negli ultimi mesi in Europa,
rispetto a questo non ci sono ancora condizioni accettabil di coordinamento e organizzazione a livello europeo. Meno che mai in Italia, dove è dall'ormai lontano 27 gennaio che non c'è un tentativo di sciopero generale promosso dal basso.
La manifestazione di Roma del 27 ottobre, sia pure molto partecipata, non è certo uno sciopero e meno che mai una rivolta operaia e popolare di massa assolutamente necessaria e in sintonia con quanto avviene
in altri paesi.
Sono gli operai, lavoratori , precari e disoccupati che sono in lotta a macchia di leopardo nel paese, spesso fuori dal controllo delle organizzazioni sindacali collaborazioniste, che vanno uniti, provocando la necessaria unità dei diversi sindacati di base e organismi di lotta che hanno in questo lotte un ruolo di organizzazione di massa e di classe.
Questa strada non procede adeguatamente ma gli sforzi è  in questa direzione che vanno diretti

proletari comunisti - PCm Italia
9 novembre 2012

pc 8-9 novembre - FIAT POMIGLIANO / LICENZIAMENTO 19 PER RAPPRESAGLIA A SENTENZA FIOM- la posizione dello slai cobas


proletari comunisti esprime il massimo sostegno agli operai di pomigliano
Comunicato stampa


FIAT POMIGLIANO / LICENZIAMENTO 19 PER RAPPRESAGLIA A SENTENZA FIOM

BUONANNI: “RICORREREMO IN TRIBUNALE”

SLAI COBAS: “A LUGLIO 2013 POTRANNO ESSERE 2.431 I LAVORATORI IN CAUSA AL TRIBUNALE DI TORINO, CHE SI E’ GIA’ PRONUNCIATO SUL DIRITTO AL RIENTRO IN FIP DI TUTTI I LAVORATORI DI FGA”


Il diritto al rientro in Fip entro il 13 luglio 2013 di tutti i 2.431 operai attualmente in cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles è già stato stabilito dall’autorità giudiziaria, su ricorso dello Slai cobas, dalla sentenza del Tribunale di Torino dello scorso settembre, giudice del lavoro Ciocchetti.

Il licenziamento dei 19 lavoratori della newco (per far posto alla reintegra giudiziaria dei 19 della Fiom) mette a nudo le scelte aziendali di ridimensionamento impiantistico ed occupazionale derivate dalle reali intenzioni “strategiche” del piano-Marchionne. La “grancassa” mediatica messa in atto dalla Fiat (e non solo) sulla vicenda mal cela l’esigenza di depistare l’attenzione dal reale problema.

Altro che 19! sono 2.431 lavoratori in prima battuta a rischiare il prossimo licenziamento: quelli ancora addetti allo stabilimento-fantasma di G. B. Vico (FGA) di Pomigliano, stabilimento che ha cessato l’attività produttiva. Lavoratori ad oggi in cassa integrazione speciale in scadenza il prossimo 13 luglio 2013 e senza alcuna concreta prospettiva occupazionale. A questi andranno aggiunti in seconda battuta i 2.146 attualmente addetti in FIP (e migliaia dell’indotto collegato) in quanto non può esservi alcuna tenuta industriale per una “Pomigliano” ridotta ai “minimi termini”da Marchionne.

Potranno fare tutti gli incontri sindacali che vogliono, ma di fatto FIM-UILM-FISMIC e UGL non possono assicurare alcuna né tantomeno il rispetto degli accordi-truffa da loro precedentemente firmati. Né la Fiom potrà continuare a rivendicare i “diritti sindacali” rispetto all’annunciato disastro industriale e sociale che si profila a Pomigliano e nelle restanti fabbriche del gruppo Fiat. È con questa consapevolezza che lo Slai cobas prospetta le prossime iniziative di mobilitazione sindacale, nonché giudiziali, per il rientro in fabbrica di tutti.



Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate - Pomigliano d’Arco, 6/11/2012