sabato 27 ottobre 2012

pc 27 ottobre - Riva del garda - il No Monti che piace a noi

27 ottobre 2012 - 15:23
No Monti Day, scontri a Riva del Garda: feriti
Incidenti con la polizia a Riva del Garda. I manifestanti tentano di raggiungere il Palacongressi ma vengono respinti dagli agenti in tenuta antisommossa.

RIVA DEL GARDA – E’ finita in scontri con la polizia la manifestazione che si è svolta a Riva del Garda nel giorno del No Monti Day. Il Presidente del Consiglio era in città. Poco prima del suo arrivo, incidenti sono scoppiati tra i manifestanti e le forze di polizia:
Accenni di tensione già all’inizio del corteo (video). I manifestanti, radunati alla stazione dei pullman sotto una pioggia battente, hanno subito cercato di deviare dal percorso inizialmente prestabilito. C’è stato un faccia a faccia con gli agenti, ma poi questo gruppo di manifestanti è stato convinto da altri attivisti a desistere.

  1. No Monti Day, scontri a Riva del Garda: feriti – YouReporter NEWS

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    3 ore fa – RIVA DEL GARDA – E' finita in scontri con la polizia la manifestazione che si è svolta a Riva del Garda nel giorno del No Monti Day.
  2. No Monti Day: scontri a Riva del Garda – YouReporter NEWS

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    5 ore fa – TRENTO / Scontri con le forze dell'ordine a Riva del garda durante la manifestazione per il No Monti Day (IL RADUNO DEL CORTEO). Durante ...
  3. No Monti Day, scontri Riva del Garda: video – YouReporter NEWS

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    3 ore fa – E come si temeva, a Riva del Garda il corteo è finito in incidenti e scontri con la polizia. I manifestanti sono entrati in contatto con gli agenti dei ...
  4. Scontri Riva del Garda: poliziotto intrappolato - YouReporter.it

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    Un agente resta intrappolato tra i manifestanti e i suoi stessi colleghi nel corso della carica. Alla fine ...
  5. Scontri Riva del Garda, carabinieri con maschere antigas ...

    www.youreporter.it/video_Scontri_Riva_del_Gar...New16 hours ago
    I carabinieri indossano le maschere antigas mentre si preparano ad effettuare un' altra eventuale ...

pc 27 ottobre - alla manifestazione di Roma .. un uso strumentale e autopropagandistico della questione ilva.. presenze operaie 3 persone


pc 27 ottobre - decine di migliaia in piazza nel NO Monti day.. ma sfilare dietro questi signori ..significa servire elettoralismo e opportunismo ..senza alcuna prospettiva..meglio Riva del garda

  No Monti Day, a Riva del Garda parla il premier: tensione e scontri fra manifestanti e polizia

No Monti Day
Riva del Garda: caricati i manifestanti che contestavano Monti

Arrivati davanti al Pala Congressi della località trentina, centinaia di manifestanti sono stati respinti dai lacrimogeni e dalle cariche della polizia. Ma poi si sono ricompattati: "nessuna zona rossa nel nostro futuro".Fumogeni, musica a volume altissimo ed esplosioni di petardi per tentare di disturbare il convegno conclusivo del cosiddetto 'Festival della famiglia' in corso a riva del Garda. Così si è conclusa in tarda mattinata la manifestazione che è partita dalla stazione dei pullman e ha percorso le vie del centro della località trentina per poi arrivare davanti ad un Pala Congressi blindatissimo. Giunti a destinazione, i manifestanti della rete trentina 'Welcome' Monti, hanno tentato di avvicinarsi all'edificio dove erano in corso gli interventi dei rappresentanti del governo, premier compreso. "Rivendichiamo il diritto a protestare liberamente e ce lo stiamo conquistando metro dopo metro", ha detto una manifestante al megafono. Ma gli agenti di Polizia e i Carabinieri in tenuta antisommossa sono stati irremovibili e per frenare il corteo hanno lanciato alcuni lacrimogeni e poi hanno realizzato alcune cariche. I manifestanti si sono brevemente dispersi nelle vie adiacenti ma poi si sono ricompattati. "Nessuna zona rossa nel nostro futuro, fateci passare" hanno di nuovo preteso alcune centinaia di manifestanti, che però di fronte all'impossibilità di avvicinarsi all'ingresso si sono seduti a terra. "Sui nostri monti solo resistenza' hanno gridato, mentre i celerini indossavano con fare minaccioso le maschere antigas. 
Alla manifestazione, organizzata dalla rete trentina “Welcome Monti”, hanno partecipato circa 500 persone,
La "mobilitazione contro il premier non eletto Mario Monti – avevano scritto gli organizzatori promuovendo il corteo - è contro le politiche di austerità, di privatizzazione dei servizi e dei sacrifici imposti dal governo che impoveriscono le stesse famiglie di cui si parla al convegno". 

pc 27 ottobre - che succede in Perù ?



PERÚ: Nuevo golpe de la guerrilla a helicóptero militar.




correovermello-noticias
Lima, 24.10.12
Agencias informativas dan cuenta de un nuevo ataque de la guerrilla comunista contra helicópteros gubernamentales.
Un militar resultó herido el martes en un presunto ataque de la guerrilla comunista contra un helicóptero MI-17 del ejército en el este de Perú, informó el Comando Conjunto de las Fuerzas Armadas.
El ataque con disparos ocurrió en la tarde mientras la aeronave de fabricación rusa realizaba "el relevo del personal del ejército de la base contraterrorista de Mazángaro, provincia de Satipo, departamento de Junín", según el comunicado.
El herido es un sargento de la 2ª brigada de infantería, que fue trasladado a un puesto médico rural de la localidad de Pichari. El mando militar no precisó el número de atacantes ni si hubo heridos entre ellos.
La zona del incidente pertenece al Valle de los ríos Apurímac, Ene y Mantaro en el que actuan columnas de la guerrilla comunista que dirigen los hermanos Quispe Palomino.
Por otra parte RPP informa que más de 10 pintas alusivas al clnadestino PCP aparecieron en dos colegios del distrito de Olmos, ubicado a más de 100 kilómetros al norte de la ciudad de Chiclayo (Lambayeque), originando enorme preocupación en los pobladores.
Se trata de mensajes escritos con spray de color rojo en los frontis de las instituciones educativas 11588 y 11577, de los caseríos Angurual y Chapalá, con frases denigrantes al gobierno de turno y al alcalde del distrito.
Entre las frases se leía “perro miserable”, “muerte a los soplones”, “muerte a las autoridades corruptas”, “muerte al alcalde, “Viva la guerra popular de todo el Perú”, “Abajo Ollanta traidor, arrastrado por la burocracia, viva el PCP, ojo no queremos ninguna clase de chisme, viva el marxismo-leninismo-maoísmo  y viva el Comité Regional Norte” y los logotipos de la hoz y del martillo-Partido Comunista del Perú,
Se informó que los agentes de la Divcote continuarán en el distrito para identificar y capturar a los autores que realizaron estas pintas.Perù: battaglia per la chiusura del mercato Una battaglia campale con uso di mitragliette,  bastoni e pietre. Succede a Lima dove le forze dell'ordine, a piedi e a cavallo, hanno tentato di chiudere un mercato all'ingrosso, che doveva essere trasferito. La folla ha  attaccato gli agenti, due dei quali sono in condizioni gravi. A fomentare i commercianti, ha detto il governo, è stata la malavita locale. Due persone sono morte, altre cento sono rimaste ferite. Negli scontri sono stati uccisi anche due cavalli

pc 27 ottobre - crimini dello stato di polizia moderno fascista: pioggia di lacrimogeni sulla Val di Susa luglio 2011


Dalla lettura dei leaks di Anonymous iniziamo a pubblicare qualche documento interessante tra quelli sottratti alla Polizia di Stato. Tra questi il rapporto sugli scontri in Val di Susa nel luglio 2011 con l'utilizzo di 4.537 lacrimogeni ed inaspettati "effetti collaterali". Da www.notav.info

Quello che pubblichiamo è sull’impiego dei lacrimogeni durante il 3 luglio del 2011, giorno dell’assedio al fortino/cantiere della MAddalena. Il Titolo è “MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TAV DEL 3.7.2011 – IMPIEGO DI ARTIFICI LACRIMOGENI E MEZZI SPECIALI” e si può trovare all’interno del pacchetto NOTAV classificato dall’operazione #Antisecita. Scopriamo che  sono stati lanciati 4357 lacrimogeni contro i notav, così suddivisi:  Polizia di Stato (solo Reparti Mobili)   2157, Carabinieri 2000,  Guardia di Finanza 200. Sono stati autorizzati al lancio di acqua tre dei quattro idranti impiegati.

Dal proseguo della lettura si legge anche che “  I lacrimogeni, seppur in un uso così massiccio, si sono rilevati inefficaci nell’allontanamento dei manifestanti che, respinti, ritornavano sull’area rapidamente, vuoi perché attrezzati con maschere antigas, farmaci nonchè secchi d’acqua in cui spegnere i lacrimogeni e guantoni per rilanciarli all’indirizzo del personale operante, attenuandone di fatto l’effetto, vuoi per il peculiare contesto boschivo, ricco di vegetazione ed infine per le condizioni del vento, non sempre a favore.”

Ancora il documento pone l’accento sugli effetti collaterali nei confronti degli agenti stesi: “… peraltro affaticato nella respirazione già accelerata dalla corsa e complicata dall’uso delle maschere anti gas, rese altresì permeabili dal sudore, i cui filtri sono stati messi a dura prova dalla lunghezza dell’esposizione [...]. Frequentissimi gli episodi di vomito, irritazione cutanea, intossicazione, stato confusionale transitorio.

E sugli idranti “… Gli idranti – della cui ultima data di impiego in questa provincia non si ha memoria – fatto salvo in un settore di impiego favorevole per la dislocazione, non hanno sortito l’effetto deterrente sperato

Insomma dopo 6 ore di scontri, 4357 lacrimogeni lanciati (molti prendendo bene la mira come le foto e i video dimostrano che "I No Tav non hanno mollato", e che gli agenti hanno pianto e vomitato parecchio!

Pubblichiamo il documento completo della polizia clicca qui in pdf

pc 27 ottobre - NO alla commemorazione fascista della marcia su Roma a predappio


A TUTTI I MEZZI DI INFORMAZIONE 
CHIEDIAMO AL QUESTORE DI FORLI' DI PROIBIRE LA COMMEMORAZIONE FASCISTA DELLA MARCIA SU ROMA A PREDAPPIO.

Oggi abbiamo scritto al Questore di Forlì per chiedere che la commemorazione fascista della "Marcia su Roma" di domenica prossima a Predappio non si tenga.
E' ora di finirla: è un'iniziativa inequivocabilmente contro i valori dell'antifascismo e della democrazia, contro la Costitiuzione, contro la memoria dei partigiani morti per sconfiggere il fascismo.
Chiediamo al Questore di attuare la Costituzione e le leggi vigenti, che bandiscono e perseguono le idee deliranti alla base del fascismo.
Questa vergogna va fermata. Qui sotto il testo della lettera che abbiamo inviato.

Nando Mainardi - segretario Prc Emilia-Romagna
Nicola Candido - segretario Prc Federazione di Forlì




All'attenzione del dottor Antonino Cacciaguerra

Egregio signor Questore,

desideriamo esprimerLe tutto il nostro sconcerto per la commemorazione del novantesimo anniversario della "Marcia su Roma" da parte dei fascisti, che si terrà domenica prossima a Predappio.
Celebrare l'anniversario della "Marcia su Roma" significa celebrare il fascismo, la persecuzione e l'assassinio di tutte e di tutti coloro che vi si opposero, la cancellazione della democrazia, la violenza, le leggi razziali, l'alleanza con il nazismo, la guerra.
Significa offendere la memoria dei Partigiani, a cui dobbiamo, a costo del sacrificio di tanti, la conquista della libertà e l'edificazione di una democrazia più avanzata di quella distrutta da Mussolini.
La Costituzione vieta espressamente la ricostituzione del partito fascista, e vi sono leggi che bandiscono e perseguono altrettanto chiaramente le idee deliranti alla base del fascismo.
La commemorazione di domenica non è solo fortemente sbagliata, ma è totalmente al di fuori dei valori della nostra Costituzione.
Per tutto questo, Le chiediamo di intervenire proibendo una commemorazione che rappresenterebbe una vergogna per le cittadine e i cittadini forlivesi ed emiliano-romagnoli. Le chiediamo di applicare la Costituzione.

Distinti saluti.

Nando Mainardi - segretario Prc Emilia-Romagna
Nicola Candido - segretario Prc Federazione di Forlì


                Via Menganti 8, 40133 Bologna. Tel. 051/380836 - Fax 051/8492245                           http://www.prcemiliaromagna.it prcemiliaromagna @ tin.it

pc 27 ottobre - volantino sull'ilva diffuso alla manifestazione nazionale del 27 ottobre a Roma


venerdì 26 ottobre 2012

pc 26 ottobre - Firenze antifascista Contro Alba Dorata. A fianco degli Antifascisti Grec

Contro il Fascismo. Contro Alba Dorata. A fianco degli Antifascisti Greci
Solidarietà Antifascista Internazionale

La Grecia rappresenta per molti di noi un chiaro esempio della violenza
con cui le misure economiche di austerity si scatenano contro la
classe lavoratrice, i disoccupati ed i soggetti più deboli; ma, al
tempo stesso, è anche un esempio della resistenza che questi
soggetti esprimono giorno dopo giorno con scioperi, blocchi, sfida
dei divieti e della violenza poliziesca, sperimentando vecchie e
nuove forme di solidarietà e autogestione.
Ma se la crisi e le sue ricadute materiali generano resistenza
osserviamo anche il preoccupante riaffacciarsi, nell'attualità dello
scontro politico, di un fenomeno che pensavamo di aver sconfitto: il
fascismo.

Tutta l' Europa sta registrando la recrudescenza di un neofascismo che,
sebbene in un contesto storico differente, è, nelle forme e nei
metodi, identico a quanto visto in passato.

Ungheria,Belgio, Italia, Germania, lunga sarebbe la lista degli stati in cui,
pur in forme e in modi diversi,si sovrappongono ampi pezzi dello
stato con le organizzazioni neofasciste, finanziate e usate come
braccio armato contro quei movimenti che mettono in discussione
sfruttamento e interessi del capitale.
La Grecia sta rappresentando anche in questo senso, con la presenza e la
crescita di organizzazioni come Alba Dorata, un esempio di quanto
questa sovrapposizione sia un pericolo reale, di quanto ampi settori
dello stato vedano nel fascismo una soluzione alla gestione della
crisi.

Alba Dorata agisce, come in passato abbiamo già tragicamente vissuto, nei
modi classici della dottrina fascista, con le stesse collusioni con
ampi settori dello stato che copre e  finanzia i suoi membri,
garantisce loro l'impunità, trasforma la paura per il futuro in
necessità di sicurezza.

Ai suoi membri viene “consentito” di svolgere veri e propri compiti
di polizia/pulizia nei confronti di immigrati e contro le loro
organizzazioni, operando vere e proprie espulsioni della popolazione
immigrata, attacchi contro le sedi dei partiti della sinistra e delle
realtà di movimento. Le questure vengono usate come luoghi sicuri, e
da li provengono numerose delle informazioni a loro disposizione.
Oltre la metà delle forze di polizia vota per Alba Dorata. Non è
quindi una semplice casualità che Alba Dorata abbia raggiunto il %%
nelle ultime elezioni, quando nelle precedenti tornate non arrivava
all'%%.

Noi non siamo in Grecia ma, nostro malgrado, viviamo in questa fase
storica e come tale siamo pienamente coinvolti in tutto ciò che sta
succedendo al suo interno.
Troppe le ramificazioni, troppe le connessioni europee tra organizzazioni
neofasciste, troppe le attenzioni del neofascismo italiano per quanto
sta succedendo con Alba Dorata, troppo nella storia intreccia il
neofascismo nostrale con quello greco, troppe le similitudini per le
conseguenze delle politiche di lacrime e sangue del Governo Monti.

Gli antifascisti greci non stanno certo a guardare e si organizzano nelle
forme e nei modi più efficaci, mettendosi in gioco in prima persona,
assumendosi nei confronti di Alba Dorata una responsabilità storica
per il loro futuro e non solo. Subiscono ogni giorno attacchi a cui
rispondono senza timore nonostante gli arresti e le torture subite
nei commissariati.

Noi siamo al loro fianco. Raccogliamo l'invito dei compagni greci a
mobilitarsi,  a denunciare quanto sta succedendo, a creare momenti di
solidarietà e lotta per sostenere la loro lotta contro Alba Dorata,
la nostra lotta comune contro il fascismo.

Giovedì   8 Novembre ore 21.30

Iniziativa – Dibattito con la presenza di compagni/e e antifascisti greci al Cpa Firenze Sud

Sabato 7  Novembre ore 16.00

Manifestazione davanti al Consolato Greco – Via Cavour


FIRENZE ANTIFASCISTA

        

pc 26 ottobre - per la manifestazione a roma del 27 ottobre




pc 26 ottobre - Francia .. in memoria della morte di Zyed e Bouna la cui morte originò la straordinaria rivolta delle banlieu parigine

En mémoire de Zyed et Bouna et des révoltes de 2005


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pc 26 ottobre - Grecia sulla via della resistenza come 72 anni fa


Il leggendario NO
 SULLA STRADA DELLA RESISTENZA
72 anni fa le masse popolari opposero un il fiero "NO" rifiutando l'ultimatum del fascismo italiano. Poco dopo, in prima linea i comunisti, le masse scrissero col sangue la battaglia di EAM - ELAS -. EPON contro il nazismo e traditori locali
Lo scorso anno, i lavoratori, giovani e masse hanno trasformato le parate in una resistenza per il  'NO' e l'azione, in marce e dimostrazioni, costringendo la fuga precipitosa ol governo Papandreou.
Quest'anno,le masse dicono NO al governo di Samara  - Venizelos -. Kouvelis
Tutti in piazza! il 28 ottobre  per percorrere la via della lotta di resistenza collettiva.
Nessuno è più forte delle masse popolari organizzate e determinate.

Sinistra Collaboration Initiative antimperialista

giovedì 25 ottobre 2012

pc 25 ottobre - contro la farsa elettorale e contro il governo Monti

precari, lavoratori, disoccupati, studenti... oggi pomeriggio al presidio alla Presidenza della Regione Siciliana  a Palermo

Contro le "nuova" farsa delle elezioni regionali 
Lavoro, case, ospedali, servizi... senza diritti niente voto
solo la lotta paga 

27 Ottobre e oltre...Contro il governo Monti dei padroni  e delle banche 
sciopero generale autorganizzato



























Sotto il volantino diffuso dai compagni del circolo di proletari comunisti

Contro la farsa elettorale
Agire contro le elezioni regionali in Sicilia è un dovere...

Ma quali elezioni? Ma che onorevoli? La corsa alla ricca poltrona questa volta è cominciata con le accuse reciproche di mafiosità e la necessità di un “codice etico”, affinché nelle liste non ci siano candidati condannati o indagati! Impossibile! Musumeci ha detto subito che usa quello che ha a disposizione, Micciché non ha cambiato idea sull'indagato Mineo...

D'altronde i numeri parlano chiaro: nel passato e nel presente sono decine i deputati indagati e arrestati e basta sentire anche le accuse che si lanciano l'uno contro l'altro, per esempio sui termovalorizzatori, terreno di caccia della mafia, o vedere l'elenco dei candidati fatto dalla stampa!
La verità è che Regione siciliana andrebbe “sciolta per mafia”, come sta avvenendo in questi giorni per diversi comuni in giro per l'Italia e per la prima volta per una grande città come Reggio Calabria, in questo senso il presidente uscente Lombardo è l'ultimo in ordine di tempo... dopo Drago, Cuffaro... insomma tutto questo fa della Regione Siciliana con la sua storia e i suoi presidenti di fatto un covo di delinquenti.

E per che cosa si candidano e ricandidano tutti? Per la “gestione della cosa pubblica”; gestione che ha fatto della Sicilia l'ultima in tutte le classifiche, dalla disoccupazione ai servizi, sprecano e buttano letteralmente miliardi di euro dei fondi dello Stato o di quelli europei, per esempio, che potrebbero servire a “dare lavoro per sempre a un sacco di persone”, come ha detto uno di loro in una riunione pubblica, un indagato che “corre” per la poltrona, che ha aggiunto “noi politici facciamo male alla Sicilia”! Più chiaro di così! E dopo tutti i guai causati ai siciliani ci vuole una sfacciataggine infinita per avere il coraggio di chiamarli a votare.

Ma i politici, come si sa, non guardano alle persone come esseri umani, ma come schede elettorali che camminano: la Regione siciliana è da sempre e solo un serbatoio di voti per garantirsi un potere nazionale e locale che impoverisce costantemente le masse popolari: i tantissimi precari storici e “moderni” non sono altro che “carne da macello elettorale”. Giocano con la vita delle persone, con la disperazione di chi non ha un lavoro e pretendono in cambio un voto per continuare a fare la bella vita...

Quanti non andranno a votare?

Ma tutti fanno appelli al voto! I politici vecchi e nuovi, la Chiesa, tutti hanno paura di quello che già si sa: e cioè che la maggioranza dei siciliani a votare non ci andrà proprio perché non ne può più! Soprattutto quei proletari, tutte le lavoratrici e i lavoratori che quasi quotidianamente protestano davanti alla Regione e si trovano a combattere con politici che non solo non danno risposte ai loro bisogni, ma per buona parte poi finiscono in galera per mafia o altro.

Questi sono i politici organizzati (contro le masse popolari) in coalizioni: da Musumeci a Micciché a Crocetta, tutti più o meno “berlusconiani senza Berlusconi”, insomma nella sostanza la vecchia classe reazionaria che ha governato fino ad ora.

Dall'altro lato ci dovrebbe essere l'opposizione della coalizione della Marano (Sel-Italia dei valori-Fds-Verdi), con Sel e Idv che a livello nazionale di fatto cercano l'accordo con il Pd sostenitore del governo Monti!

I Grillini, i Forconi e altri che prima si dicono contrari alla macchina elettorale, che conoscono bene, poi si candidano, dicono di rappresentare il nuovo, ma rappresentano solo settori della classe borghese esclusi dal potere, piccola borghesia arrabbiata perché subisce anch'essa le politiche di questi governi che vuole raccogliere il voto di protesta, ma nella sostanza continuare a usare la stessa macchina dello Stato per fare la stessa politica.

Non potevano mancare, infilati dentro quasi tutti i partiti, i sindacalisti di varie sigle che oramai ad ogni elezione fanno direttamente il salto nella politica che arricchisce. Sono veri specchietti per le allodole, come la Marano della Fiom, che dovrebbero servire a raccogliere voti tra gli operai che sanno bene però che la Fiom, per non parlare degli altri sindacati, non ha risolto un solo problema, anzi di fatto firmano accordi con la “controparte” contro i lavoratori, i “cittadini” e gli “utenti” come li chiama la Cisl.

Slogan “rivoluzionari”!

Naturalmente tutti quanti hanno a cuore la Sicilia e i siciliani e tutti vogliono fare la rivoluzione che è diventata una parola molto usata: per qualcuno la rivoluzione è già cominciata (Crocetta); Musumeci vuole fare la “Rivoluzione della normalità”, una vera perla, solo un vero cervellone poteva uscirsene con una frase così! E poi Cateno de Luca, indagato per falso in bilancio, che vuole fare la rivoluzione siciliana. Questi fanno parte di quelli che non prenderanno nemmeno un seggio ma che ci provano lo stesso, come si fa con la lotteria.

Ma come si può pensare di andare a votare? Perché si dovrebbe andare a votare, dunque? Le elezioni sono una trappola ben organizzata per ingannare le masse, un'arma nelle mani della borghesia. Non servono gli appelli alla “democrazia” anche dei migliori bene intenzionati: come dobbiamo giudicare, infatti, chi dice che è contrario alla mafia, per esempio, e partecipa a elezioni che permetteranno agli indagati e ai condannati di essere rieletti? In questo senso chiunque pensi di andare a votare è di fatto complice di una farsa e contribuisce al di là delle buone intenzioni a perpetuare l'illusione nelle istituzioni a tutti i suoi livelli.

Boicottare le elezioni!

La classe operaia e le masse popolari in Sicilia hanno la necessità di pensare alla propria organizzazione, cominciare a contrastare la borghesia sul terreno delle elezioni con azioni concrete come hanno fatto gli studenti e gli operai Gesip che hanno bruciato e strappato le schede elettorali e più in generale con il boicottaggio attivo, e devono impegnare le proprie energie per costruire qualcosa di nuovo, il partito della classe, perché è solo costruendo “rapporti di forza” diversi che si possono cambiare le cose e rottamare per sempre, buttandola nella pattumiera della storia, questa società con le sue istituzioni, dalle regioni allo Stato, dominata dalla borghesia.


Circolo proletari comunisti Palermo

pc 25 ottobre - A Taranto e all’Ilva.. serve lo sciopero generale !

A Taranto e all’Ilva


a fronte della drammatica situazione sanitaria evidenziata dal rapporto del ministero della Sanità

A fronte di un AIA decretata dal governo che non risolve realmente i problemi della messa a norma e delle emissioni nocive della fabbrica

serve il sostegno e la mobilitazione nazionale



Contro Padron Riva che non vuole realmente mettere i soldi per risanare la fabbrica e mette lui in gioco il lavoro e la fabbrica stessa!

Contro il governo Monti-Clini che non vuole affrontare l’emergenza ambientale e sanitaria e mettere i soldi necessari per la bonifica e il risanamento della città.

Serve al più presto una manifestazione nazionale per imporre la reale difesa di salute e lavoro a Taranto, come in tutte le realtà industriali inquinate.

Basta con i sindacati aziendalisti che vogliono salvare Riva e i padroni, basta con certi ambientalisti antioperai e politicanti che vogliono solo chiudere le fabbriche!





pc 25 ottobre - Palermo.. la lotta e non il voto!

Manifestazione davanti alla presidenza della Regione
                   Giovedi’ 25 Ottobre 2012 – ore 16.00
Contro il governo nazionale dei padroni e delle banche,
in occasione della manifestazione nazionale del 27 ottobre a Roma contro il
governo Monti
Contro la farsa elettorale in Sicilia

Mentre nelle istituzioni, nei partiti e negli enti locali, dal nord al sud d’Italia, si assiste al dilagare di corruzione, malaffare e ruberie di ogni sorta, alla faccia della miseria e degli enormi sacrifici imposti ai lavoratori e alle masse popolari, il governo delle banche e dei padroni continua la politica dei tagli e della macelleria sociale!
Regioni, province e comuni, dove gli intrallazzi e gli sperperi sono una normalità, a loro volta scaricano i costi della crisi e della spending review sulle spalle dei lavoratori, dei precari, delle donne, dei disoccupati,
degli anziani, dei giovani, dei pensionati, dei disabili aumentando le tasse
locali e facendo pagare tutti i servizi.
La Regione siciliana ne è un esempio eclatante: 20 indagati e 6 arrestati nel
"vecchio” parlamento, tanti indagati e condannati in corsa per il “nuovo”;
miliardi di euro dei fondi europei e nazionali letteralmente buttati dalla
finestra; sprechi a non finire… Ciononostante, gli stessi politici hanno la faccia tosta di chiedere ancora una volta il voto ai cittadini, alle persone
che contribuiscono ad impoverire.Il presidio di oggi rappresenta l’unica “voce fuori dal coro”, in solidarietà agli studenti e ai lavoratori Gesip che hanno bruciato le schede elettorali, contro la farsa elettorale in Sicilia e contro tutti quelli che dicono di rappresentare le istanze dei lavoratori e delle masse popolari a livello locale e nazionale;contro il sindacalismo filo padronale e filogovernativo, contro il sindacalismo della conciliazione nella Cgil.
Contro miseria e carovita, contro l’attacco al posto di lavoro, dalle fabbriche al pubblico impiego, contro il precariato a vita, la cancellazione dei diritti, la repressione delle lotte e delle proteste sociali.
Le lavoratrici e i lavoratori oggi più che mai hanno bisogno di un sindacato
di classe nelle loro mani. Si devono organizzarsi e lottare contro la dittatura dei finti tecnici del governo Monti/Grilli/Fornero appoggiato da partiti,
ricchi, padroni, sindacati istituzionali!
Senza diritti niente voto, senza lavoro niente voto…

Slai cobas per il sindacato di classe Palermo











pc 25 ottobre - lo stato sionista d'israele continua ad uccidere.. mentre l'Italia diventa la nuova portaerei d'Israele


Almeno quattro i palestinesi - tre combattenti e un civile dicono fonti locali - sono stati uccisi dai raid aerei e dai cannoneggiamenti israeliani in corso da ieri sera sulla Striscia di Gaza. Da parte loro i palestinesi hanno lanciato 65 razzi artigianali verso il territorio meridionale di Israele che hanno ferito tre lavoratori thailandesi.

Secondo il governo di Hamas all'origine dell'escalation ci sarebbe il "disappunto" di Israele per la visita dell'Emiro del Qatar Hamed ben Khalifa al-Thani ieri a Gaza che, di fatto, ha spezzato l'isolamento internazionale del movimento islamico palestinese (al-Thani ha promesso finanziamenti per 400 milioni di dollari).

I bombardamenti israeliani hanno fatto anche alcuni feriti, tra i quali una donna di 72 anni. I razzi palestinesi, oltre a ferire i tre manovali thailandesi, hanno anche danneggiato una abitazione civile.

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Italia, la nuova portaerei di Israele
 
L'Italia è la nuova «portaerei» di Israele. In meno di dieci anni, un tassello alla volta, si completa il disegno del puzzle. Strategico, militare, commerciale e politico. Basta avere la pazienza di intrecciare notizie, protocolli, fotografie. Oppure seguire le scie degli aerei, degli appalti e della diplomazia formato Finmeccanica. Tutto funzionale alla guerra all'Iran?
Caccia israeliani in volo radente sulla Sardegna. Tornado italiani nel deserto del Negev. Scambi di "carte" tra mercanti d'armi, benedetti dalla Nato e dai governi (più o meno tecnici). Ecco l'alleanza «a contratto» fra Roma e Tel Aviv.
Commesse a «somma zero»
Un preliminare «blindato», previsto dalla legge, affidato ai militari. Chiude il cerchio della «collaborazione» avviata dall'ex ministro della difesa Antonio Martino. Sacheon, Corea del Sud, gennaio 2012. I vertici di Korean Aerospace Industries inoltrano l'ultima offerta ai militari israeliani: 25-30 addestratori Golden Eagle in cambio dei droni con la stella di David. È un affare da 1,6 miliardi di dollari. Per di più fa contenti anche gli americani: gli aerei sono firmati Lockheed-Martin e i robot-volanti servono a spiare la Corea del Nord.
Ilsoo Kim, ambasciatore sudcoreano in Israele, ha reso noto attraverso le colonne del Jerusalem Post: «Spendiamo 30 miliardi di dollari all'anno nel settore della difesa». Il governo di Seul sarebbe disposto a dirottarne almeno 5 in radar e sistemi anti-missile made in Israel. È quanto provano a spiegare i contractors locali: da mesi giocano di sponda con i lobbisti al ministero della difesa. Tuttavia, sono manovre "acrobatiche". L'aeronautica militare israeliana (Iaf) ha diffuso una nota che tecnicamente chiude la partita. Contiene la raccomandazione d'acquisto al proprio general staff di 30 addestratori Aermacchi M-346 Master prodotti da Finmeccanica già selezionati da Emirati Arabi e Singapore. Non è una specifica vincolante per il governo Netanyahu, ma nel quartier generale di Alenia a Venegono Superiore (Varese) stappano le bottiglie.
Il 17 febbraio il ministero della difesa israeliano ufficializza il preliminary agreement con gli italiani. Valore: non meno di 1 miliardo di dollari. Per Aermacchi è fatta, con relativo ritorno d'immagine buono per altri due mega-appalti all'orizzonte (Usaf e forze aeree polacche). Il concorrente da battere è sempre Kai.
Diventa di pubblico domino il prezzo del "successo" di Finmeccanica, l'altra faccia della medaglia della maxi-commessa bellica vinta dalla holding controllata dal ministero dell'economia. In cambio degli M-346, l'Italia dovrebbe acquistare uno stock di prodotti dalle aziende militari dello Stato ebraico. Per un miliardo di dollari. È una partita a somma zero. L'affare di Alenia lo pagano i contribuenti.
Emerge il controvalore: l'Italia avrebbe nel mirino due aerei-radar, ma all'Aeronautica militare fanno gola anche sofisticati sistemi satellitari, segnalano i quotidiani a Tel Aviv. Particolari tecnici, per addetti ai lavori, tutt'altro che secondari.
Un passo indietro
Epoca Berlusconi, con il ministero degli esteri affidato a Franco Frattini. Già nel 2003 scatta la sintonia: il ministro Martino e il collega israeliano (generale di corpo d'armata) Shaul Mofaz firmano a Parigi l'accordo di cooperazione Italia-Israele nel settore della difesa. Scenari integrati tra i due Paesi e piena collaborazione su tutti i fronti: da licenze, royalties e informazioni tecniche scambiate «con le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali di interesse per le parti» normate dalla legge 94/2005, all'«importazione, esportazione e transito di materiali militari e di difesa» con lo scambio di informazioni e hardware.
Gli effetti vengono letteralmente fotografati nell'autunno 2011. A Decimomannu (Cagliari) gli spotter immortalano l'atterraggio di F-16 e Gulfstream con la stella di David. Ufficialmente, manovre nell'ambito dell'esercitazione «Vega» condotta con piloti italiani e della Nato.
Missioni non sempre regolari, come risulta dal resoconto stenografico della seduta della Camera dei deputati del 18 novembre. All'ordine del giorno, plana l'interdizione al volo comminata da un tribunale militare israeliano a un pilota Iaf per aver effettuato tonneau a bassa quota. Sulle coste della Sardegna.
La segnala il deputato Augusto Di Stanislao (Idv) con un'interrogazione al ministero della difesa che giusto in quelle ore, cambia: Ignazio La Russa cede il posto all'ammiraglio Giampaolo Di Paola. La vicenda è coperta dal programma di cooperazione individuale con Israele ratificato dalla Nato nel 2008. Di Stanislao però, ricorda che «l'unica potenza nucleare della regione» rifiuta di firmare il trattato di non-proliferazione.
Negli stessi giorni, dal sito internet dell'Iaf decollano altri segni dell'«amicizia» tra Italia e Israele. A disposizione, la cronaca degli «Hawk over Sardinia» insieme alle dichiarazioni del maggiore Baruch Shushan, comandante dell'Aerial maintenance formation («Ci siamo preparati per questo cinque mesi»).
Dopo i sigilli di Erdogan allo spazio aereo turco, le sessioni congiunte Israele-Nato in Italia sono imprescindibili. Necessarie, anche per lo stato maggiore dell'Aeronautica; in cambio, partecipa all'esercitazione «Desert dusk» (5-15 dicembre 2011) facendo decollare dalle basi di Grosseto, Gioia del Colle e Piacenza 25 caccia che compiono un centinaio di missioni di volo nei poligoni della base di Ovda, nel deserto del Negev. Un altro corollario a somma zero.
Convergenze armate
Resta da capire se gli indirizzi strategici che palazzo Chigi impartisce all'Aeronautica corrispondono ai notam inviati dal governo israeliano ai suoi piloti. In Sardegna si vola in funzione di obiettivi reali: l'orografia si presta a missioni precise, l'addestramento risulta sempre allineato agli scenari «prossimi». Si simula un'operazione militare alle installazioni nucleari iraniane? Il governo Monti ne è tecnicamente al corrente?
Un altro dettaglio alimenta i dubbi. Nelle esercitazioni congiunte gli aerei militari italiani provano i sonic-boom a bassa quota con lo stesso intento degli alleati israeliani, che lo utilizzano contro la popolazione palestinese a Gaza?
Comunque, per testare l'inossidabilità del «patto d'acciaio» con Israele conviene girare nuovamente il binocolo. In parallelo alle manovre militari, dal 6 ottobre 2009 è operativo un altro fondamentale corridoio. È il Gruppo di collaborazione parlamentare presieduto dalla vicepresidente della commissione esteri Fiamma Nirenstein, con Luca Barbareschi (Pdl), Emanuele Fiano (Pd) e Massimo Polledri (Lega Nord). Lavori articolati su piani di interscambio finalizzati a solidificare relazioni bilaterali in campo culturale e scientifico. Un ponte diplomatico permanente, tra «democrazie occidentali», politicamente a tutto campo. La cornice istituzionale perfetta per tenere insieme il quadro affrescato da Finmeccanica.
L'aprile scorso il presidente Monti ha trascorso le vacanze di Pasqua tra Ramallah e Cesarea, ribadendo il sostegno italiano al piano dei due popoli in due Stati. Ad Abu Mazen come a Netanyahu ha ricordato la necessità di superare lo stallo negoziale «facendo il possibile per scongiurare il ritorno della violenza». Corrisponde al mandato Onu affidato al generale degli alpini Paolo Serra, che dal 2 gennaio è il comandante dei 10.988 caschi blu (di 36 Paesi) della missione Unifil nel sud del Libano.
E qui scatta il cortocircuito: la piena esecutività di accordi, obblighi e contratti stipulati con Israele compromette di fatto l'«interposizione» nelle operazioni di peacekeeping. D'ora in poi, sarà più difficile per i governi, non solo arabi, chiudere un occhio sulla "cobelligeranza" italiana. Con tutte le conseguenze del caso.

Guerra elettronica, un interscambio segreto che va contro la legge

Luciano Bertozzi
Nell'estate scorsa Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica) ha firmato con il Governo israeliano un contratto per la fornitura di 30 aerei da addestramento M-346, un affare del valore di alcune centinaia di milioni di dollari. Le consegne inizieranno nel 2014. L'aereo può essere equipaggiato con armi e bombe e trasformato in caccia leggero. La fornitura rientra in un accordo - che include velivoli, motori, manutenzione, logistica, simulatori e addestramento, del valore di un miliardo di dollari. La commessa sarà compensata da acquisti italiani di pari importo. L'Italia comprerà un satellite spia, per un valore di 200 milioni di dollari e due velivoli per la guerra elettronica per un costo di circa 760 milioni di dollari. Degli oneri previsti, quasi 500 milioni di dollari coprono l'acquisto dei due velivoli e i rimanenti sono utilizzati per finanziare i costi logistici e la manutenzione per un periodo di 15 anni dalla consegna.
Alenia ha battuto la concorrenza internazionale ottenendo la commessa grazie anche al sostegno dell'Esecutivo dei Professori, sottolineata da un comunicato Finmeccanica, ottavo produttore mondiale in base al fatturato militare: «L'intesa, per la quale Finmeccanica esprime un ringraziamento particolare al Ministero della Difesa, è frutto di una proficua collaborazione tra il Governo italiano, il Governo israeliano, il mondo aziendale e vari altri soggetti istituzionali».
La vendita di armi ad Israele appare una violazione della legge che disciplina il delicato settore, che vieta le vendite ai Paesi belligeranti e ai Paesi i cui Governi siano responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali dei diritti umani. Gerusalemme occupa i Territori dal 1967, è l'unica potenza nucleare militare del Medio Oriente e viola costantemente le libertà fondamentali dei palestinesi, ad esempio con il blocco di Gaza e il Muro di separazione. La cooperazione militare fra i due Paesi si esprime anche in altre forme. L'Italia ha firmato un accordo di cooperazione per favorire l'interscambio fra i due Paesi che è sottoposto a segreto, nemmeno il Parlamento ne può conoscere i contenuti. Secondo alcune fonti, l'accordo interesserebbe tecnologie di interdizione, sorveglianza e guerra elettronica per un valore di 180 milioni di dollari. Il nostro Paese consente all'aviazione israeliana di addestrare i propri piloti in Sardegna, partecipando ad esercitazioni Nato. Ciò rappresenta un aiuto importante poiché così Gerusalemme può ovviare all'esiguità del proprio spazio aereo. Inoltre nel 2011, si legge nei dati ufficiali di Palazzo Chigi sono state consegnate armi per un valore di due milioni di euro.
L'agenda Monti va capovolta, riducendo drasticamente la spesa per acquistare armi, imponendo a Finmeccanica (di cui il Ministero dell'economia è azionista di riferimento) la riconversione produttiva dal settore militare al civile e ponendo fine alle esportazioni verso Paesi belligeranti o retti da regimi liberticidi.
  di

da "il manifesto"

mercoledì 24 ottobre 2012

pc 24 ottobre - BOLOGNA NON CAGA-POUND: MANIFESTAZIONE IL 24 NOVEMBRE


L'appuntamento con la protesta che si terrà a Bologna il prossimo mese per chiudere la sede di Cagapound nel quartiere Murri è ancora lontano,ma è importante avere questo lasso di tempo per poter informarsi bene,per chi non lo sappia,chi sono e che cosa fanno questi autoproclamati"fascisti del terzo millennio"che sotto altri nomi e mascherati da fantomatiche"associazioni culturali"promouvono l'ideologia fascista e razzista in Italia.
Questi ratti neri che agiscono sotto la protezione di polizia e di certi politici malavitosi con raid e incursioni stanno assaltando immigrati,antifascisti e chi secondo loro sia diverso e non conforme al cameratismo fascista che in maniera confusa e vana vanno predicando.
L'articolo preso è un comunicato redatto dal Coordinamento antifascista Murri che per la data di sabato 24 novembre prossimo hanno organizzato una manifestazione popolare per far sì che la fogna bolognese di Ca$$a Pound aperta con coperture(si vergognano pure loro credo)sia chiusa.
[BO] sab 24 nov h.15: corteo: “Chiudiamo Casapound!”
Mentre in giro per l’Italia si susseguono i raid squadristi di CasaPound, a Bologna il Coordinamento Antifascista Murri lancia un appello per una manifestazione “popolare e  determinata” contro la sede neofascista aperta in via Malvolta, sabato 24 novembre 2012 alle 15 da Piazza Carducci.
da Coordinamento antifascista Murri
Alcuni mesi fa i fascisti di CasaPound hanno aperto una loro sede in via Malvolta 16/d, nel quartiere Murri a Bologna, di nascosto, dietro la copertura di una fantomatica associazione culturale, dal nome sinistro: “Sole e acciaio”. Come residenti nel quartiere abbiamo sentito l’esigenza di tenere monitorate le loro attività, come prima forma di autodifesa. Pur provenendo da esperienze e realtà diverse siamo oggi unite dall’ideale antifascista e da una necessità non rimandabile: togliere qualsiasi agibilità alla propaganda dei fascisti e chiudere la sede di via Malvolta 16/d.
I cosiddetti fascisti del terzo millennio (come si definiscono pubblicamente) utilizzano le armi del mimetismo che hanno ereditato dai loro “padri” di Terza Posizione e mostrano un volto affabile e giovanile per cercare di imbonirci. Nella loro demagogia vogliono rifarsi a un supposto “fascismo delle origini”, venato di vitalismo e irrazionalismo, vicino a D’Annunzio, Fiume e al “diciannovismo” (dal 1919, anno di fondazione dei fasci di combattimento).
Dietro c’è la violenza squadrista: bastonate agli studenti che protestavano contro la controriforma Gelmini nel 2008 a Piazza Navona, coltellate ai gay e agli “alternativi”, infinite aggressioni a compagni o semplici dissidenti su e giù per l’Italia, fino all’assassinio: nel dicembre 2011 un militante di CasaPound, Gianluca Casseri, spara a bruciapelo ad alcuni venditori ambulanti senegalesi, a Firenze; ne ammazza due e ferisce altri tre, in quella che è una vera e propria esecuzione razzista.
Questi sono i pericoli. Per contrastare tutto ciò abbiamo iniziato un’attività pubblica nel quartiere e nella città: con regolari volantinaggi e affissioni, e attuando due iniziative simboliche, intitolando una rotatoria all’antifascista Emilio Bassi e dando vita a un presidio partecipato di fronte alla targa che ricorda il ruolo delle donne antifasciste nella Resistenza, presso il parco Renata Viganò, opera sfregiata con un fascio littorio la notte subito precedente alla nostra iniziativa.
Noi crediamo anche che i veri nemici siano i padroni, gli speculatori e tutti quegli apparati statali e sovrastatali che ci stanno facendo pagare con lacrime e sangue una crisi finanziaria di cui hanno l’esclusiva responsabilità., per questo ci siamo dati tre parole d’ordine: internazionalismo, libertà e giustizia sociale. Questi sono i nostri valori.
I fascisti di via Malvolta costituiscono un ostacolo nell’affermazione di questi valori perché sono, come tutti i loro camerati, a fianco dei padroni contro i lavoratori e al fianco della polizia contro chiunque si ribelli a un ordine ingiusto. Lo dimostra ad esempio il recente appoggio di CasaPound alle politiche del padrone dell’Ilva di Taranto Riva, noto sfruttatore ed affamatore, assassino inquinatore di una popolazione e del suo intero territorio.
La nostra netta percezione oggi è che i fascisti di via Malvolta tentino di allargare la propria sfera d’azione: adesivi, scritte, manifesti, aperitivi sul marciapiede, una sede aperta diversi giorni a settimana e la prima iniziativa pubblica il 13 ottobre scorso, conclusasi lungo la strada al grido di “Duce Duce”, sotto l’occhio protettivo carabinieri.
Tutto ciò è ostacolato spontaneamente dalla gente del quartiere che rimuove gli adesivi, copre le scritte, appende striscioni antifascisti e si riprende le strade (come è avvenuto lo stesso 13 ottobre), ma avviene anche nel silenzio assordante delle istituzioni, dal quartiere al comune.
Noi non resteremo a guardare: l’attività spontanea degli abitanti del quartiere merita l’appoggio di tutti-e. Proponiamo quindi alle donne e agli uomini liberi, e alle loro associazioni, una manifestazione, popolare e determinata, nel pomeriggio di sabato 24 novembre.
Sabato 24 novembre manifestazione ore 15 piazza Carducci
Chiudiamo le sedi dei fascisti! Chiudiamo Casa Pound!
Coordinamento Antifascista Murri

pc 24 ottobre - Monti, l'amico dei nazisionisti israeliani


Monti stringe i rapporti con Israele
Domani il presidente del consiglio italiano incontrera' a Gerusalemme Netanyahu per il terzo summit intergovernativo che rafforza ulteriormente le relazioni tra i due paesi

mercoledì 24 ottobre 2012

Gerusalemme, 24 ottobre 2012, Nena News - Il terzo vertice intergovernativo italo-israeliano è in programma domani a Gerusalemme, «in un momento - si legge sul sito dell'ambasciata d'Italia a Tel Aviv - di particolare intensità nelle relazioni tra i due Paesi a tutti i livelli, che ci spinge a adoperarci perché i legami si facciano ancora più intensi». «Se Israele guarda all'Italia come il proprio partner d'elezione in Europa spiega l'ambasciatore Francesco Maria Talò - l'Italia ricambia con un'attenzione crescente. È una relazione privilegiata che si nutre di una comunanza di valori e di una vicinanza culturale radicata nella storia e resa ogni giorno viva dall'interesse condiviso a creare uno spazio di pace, sicurezza e prosperità nel Mediterraneo».

Tra i temi conduttori del vertice ci sono «crescita, scienza e cultura», con enfasi particolare sulle «tecnologie innovative». Così era stato anche in occasione del secondo incontro bilaterale, tenutosi a Roma nel giugno 2011 e quindi ancora in piena era Berlusconi, quando sul tavolo c'erano «le relazioni politico, economico-commerciali, scientifiche, tecnologiche e culturali».

Questa volta, oltre al presidente del Consiglio Mario Monti e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu saranno della partita numerosi ministri di governo, funzionari e imprenditori dei due Paesi. Sui temi più prettamenti economici Monti avrà un colloquio anche con il governatore della Banca Centrale israeliana, Stanley Fisher. A margine degli eventi ufficiali verrà allestita una mostra fotografica dell'Ansa sulla storia d'Italia e i suoi legami con Israele, a cura della nuova «Fondazione Italia-Israele per la cultura e le arti». La folta delegazione guidata da Monti vedrà prima il presidente israeliano Shimon Peres.

Poi il premier italiano vedrà quello israeliano Netanyahu. Seguono gli incontri bilaterali tra ministri italiani e i loro omologhi israeliani, la sessione plenaria e la conferenza stampa finale. Nena News

pc 24 ottobre - emergenza sanitaria a Taranto l'appello dello slai cobas per il sindacato di classe

Ilva Taranto

aia da modificare con la lotta operaia
emergenza sanitaria tumori da affrontare con misure
d'emergenza
serve lo sciopero generale e il blocco della città
tutto il resto è bla.bla.. mediatico

slai cobas per il sindacato di classe taranto
 
cobasta@libero.it
347-1102638
24 ottobre 2012
Tumori e morti a Taranto, dati shock

pc 24 ottobre -“Ordinaria democrazia” in Valsusa. di Nicoletta Dosio




“ Sono amico di Mario Virano, vorrei passare per il convegno” , il cordone di polizia si apre e il personaggio passa senza particolari problemi.
“ Ho lasciato l’auto nel piazzale, devo recuperarla per andare a lavorare, vorrei passare” ma
il cordone di polizia resta ben fermo e solo dopo un giro di ordini e contrordini che dura almeno una ventina di minuti, la signora può avviarsi, accompagnata, a recuperare l’auto.
Ecco due episodi di una intera mattinata di “ordinaria democrazia” in Valsusa. Si dovrebbe raccontare della Valle spaccata in due dai posti di blocco piantati sulle statali da Avigliana a S. Ambrogio, delle decine e decine di blindati che bloccavano la zona industriale di Avigliana, degli almeno cinquecento poliziotti schierati in assetto antisommossa per impedire a un centinaio di NO TAV, in gran parte pensionati, di avvicinarsi all’Hotel Ninfa, sede del convegno PD dal roboante titolo “Val di Susa. Ora lo sviluppo”.
Dal convegno ampiamente annunciato sui muri della Valle come pubblico sono esclusi anche gli imprenditori di “Etinomia per un’ economia responsabile”.
Dentro al salone ci sono non più di una ventina di partecipanti. I più mattinieri, Esposito e Ferrentino, arrivati fin dalle sette del mattino per non rischiare di incontrare contestazioni (ma qualcuno più mattiniero di loro li ha colti con le mani nella marmellata…). Più tardi arrivano, alla chetichella Saitta e Napoli ( forza della trasversalità degli affari…)
Le ore passano lente, tra scudi che spingono, battute ironiche, andirivieni di digos, camion che vorrebbero accedere alla zona industriale ma si trovano davanti blindati e transenne a intasare la via intitolata a Martin Luther King (mi viene in mente che nei primi anni novanta ci fu addirittura una vertenza sul nome da dare alla strada: i lavoratori dell’Azimut avevano proposto di intitolarla a Ernesto Che Guevara, ma non se ne fece nulla perché i dirigenti statunitensi opposero un veto assoluto, prontamente recepito dal Comune “…per non perdere le ricche commesse dei miliardari americani”): il nome del combattente per i diritti civili fa un certo effetto, assediato da caschi e manganelli!
In cielo si alternano sole e nuvole, il paesaggio, intorno, oltre la desolazione dei piazzali, ha i colori dell’autunno, uno stormo di uccelli in volo ci ricorda che l’inverno si avvicina.
A un certo punto tra i piedi degli uomini in arme spunta un ramarro, procede lentamente, incerto, come intirizzito dal freddo, viene verso di noi. Qualcuno lo prende, lo mette al riparo su uno scampolo di prato sopravvissuto alla cementificazione…ed è bello e commovente riflettere su quanto sia tenace, forte e gentile questa nostra lotta che sa farsi carico anche degli esseri più deboli e all’apparenza insignificanti. Per questo siamo destinati a vincere ed a rimanere vivi in chi verrà dopo di noi. Invece, i personaggi che in una sala blindata discutono, sulla pelle di tutti, dei propri sporchi affari e non conoscono né decenza né generosità né bellezza sono soltanto polvere che il vento della storia presto spazzerà via, per sempre.
Nicoletta Dosio

pc 24 ottobre - stato di polizia a Genova

Genova - "Daspo" applicato ai cortei.... (27 ottobre)

A Genova, come probabilmente noto, da sei mesi tre compagni sono sottoposti ad una misura cautelare "particolare": oltre a dover firmare tutti i giorni in commissariato, la Questura si riserva lo spostamento della firma in orario e luogo diverso dal "solito" in concomitanza con eventi e situazioni di piazza, nel tentativo di impedirne la partecipazione "caratterizzata da condotta delittuosa".
Nello specifico, in occasione del corteo di Sabato 27 Ottobre a Genova, a uno dei tre compagni la misura cautelare viene spostata in un commissariato di Sestri Ponente, 12 km dal centro cittadino, anticipando l'orario e restringendo la fascia oraria da tre ore ad un quarto d'ora, precisamente durante l'orario del corteo.
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pc 24 ottobre - fuori i fascisti dalle scuole.. un appello degli studenti

Fuori i fascisti dalle scuole

Sempre più preoccupati per l’avanzare di un’ideologia che si rifà al periodo più drammatico della storia del nostro paese (il ventennio fascista), gli studenti e le studentesse Antifascisti impegnati in questo percorso prendono le distanze da queste organizzazione neofasciste che strumentalizzano i reali problemi degli studenti di oggi, con il solo scopo di fare passare un’ideologia razzista, xenofoba, basata sulla violenza e dai tratti esplicitamente classisti.
Infatti questi individui, facendo proprio il discorso anti-sistema, hanno nella loro idea di scuola un’idea elitaria, che vede nell’utilità dell’istruzione un modo per formare la futura classe dirigente, senza tener conto che la scuola deve essere la base della formazione culturale e del pensiero libero di ogni persona. Il modello di istruzione che di contro rilanciano gli STUDENTI ANTIFASCISTI ITALIANI - Collettivi Studenteschi è un modello che propone un sapere accessibile a tutti, gratuito e slegato da qualsivoglia potere forte che possa manovrare in qualche modo il sapere dei giovani.
Ci sembra demagogico che un’organizzazione fascista qual è Lotta Studentesca, di Forza Nuova, e Blocco Studentesco di CASAPOUND riprendano questioni legate alla scuola pubblica, impostando un chiaro discorso antisistema per rilanciare il tesseramento alla propria base fascista giovanile.
Infatti ricordiamo che il fascismo degli anni venti, che pure si rifaceva a temi di carattere anti-capitalista, poté prendere piede solo grazie ai finanziamenti di grandi industriali e proprietari terrieri che se ne servirono per reprimere con forza le mobilitazioni operaie del biennio rosso italiano.
Per questo, oltre a prendere le distanze dai militanti di Lotta Studentesca e Blocco Studentesco condanniamo il loro agire populista e nazionalista, colmo di simboli e slogan che si riferiscono ad un periodo della nostra storia che il popolo italiano ha deciso di combattere imbracciando il fucile nella lotta partigiana !
Facciamo appello alla cittadinanza ITALIANA affinché comprenda e rifiuti realtà come Lotta Studentesca e Blocco Studentesco, dai tratti razzisti, elitari, violenti e dittatoriali; chiediamo che le istituzioni facciano il loro dovere applicando la Costituzione, in cui l’apologia di fascismo è definita reato, e che quindi non sia dato il benché minimo spazio di crescita a queste organizzazioni paramilitari squadriste e facciamo infine appello alle studentesse e agli studenti italiani , affinché non si facciano ingannare dalla demagogia fascista e razzista di questi militanti di estrema destra, bensì si uniscano a noi nella lotta per una scuola che sia pubblica, gratuita, di qualità, ma soprattutto antifascista!
STUDENTI DEMOCRATICI
STUDENTI ANTIFASCISTI ITALIANI
COLLETTIVI ANTIFASCISTI

pc 24 ottobre - governi imperialisti ..armi o ospedali ? ..armi e per l'italia in particolare aerei F35 !

Dal 2014 la fabbricazione di armi di distruzione verrà conteggiata a pieno nel computo del PIL dei singoli paesi. "Apparentemente si tratta di un cavillo tecnico",commenta Roberta Carlini, giornalista e collaboratrice di Sbilanciamoci, "ma la modifica apporterà dei cambiamenti sostanziali, dato che fino ad oggi esisteva una
differenza tra le spese militari che potevano avere anche un'utilizzo civile (caserme, strutture di vario genere) e quelle destinate invece a materiali che si distruggono nell'uso. Fino ad ora le spese di questo secondo ordine venivano calcolate nel PIL per una percentuale che non superava il 60%, dal 2014 lo saranno
nella loro interezza. "

La modifica viene dalle Nazioni Unite e i diversi istituti statistici (Eurostat edIstat per quanto riguarda Europa ed Italia) sono già al lavoro per darle applicazione. Gli effetti che è possibile prevedere parlano per un verso di un incredibile potere consegnato alle lobby di produttori, potere che potrà ragionevolmente orientare le politiche industriali e belliche. D'altro canto bisogna capire cosa questo determinerà sui PIL dei diversi paesi e sul rapporto tra deficit e PIL. "In un primo momento", continua Roberta Carlini, "questo potrebbe
alleviare iconti di molti paesi, ma in prospettiva potrà avere effetti nefasti. Questa vicenda
va inquadrata nel dibattito a livello europeo sulle spese fatte per investimenti e sulla possibilità di sottrarle al computo del deficit. Se la produzione di armi di distruzione verrà iscritta a tutti gli effetti nelle spese per investimenti, equiparandola alla costruzione di ospedali e infrastrutture, saranno  avvantaggiati i paesi che producono armi."

La produzione di armi gode di un generale occhio di riguardo anche in epoca di spending review e di tagli alla spesa pubblica. Ad esempio nessuno ha chiesto alla Grecia di ridurre la propria spesa militare, piuttosto ingente. L'orizzonte che piùconcretamente si profila è quello di un ulteriore scollamento tra gli indicatori
economici e il reale tasso di benessere e sviluppo di un paese.

Sulle spese militari, il Ministro dà i numeri Gianni Alioti - Fonte: Unimondo - 27 febbraio 2012
Nel documento sui cento giorni del Governo Monti si sostiene che la spesa per la Difesa in Italia, in rapporto al PIL, è la più bassa d'Europa. Da un Governo fatto di tecnici e professori ci si aspetterebbe, almeno, che sappiano "far di conto". Invece in questo caso, come sul costo dei caccia-bombardieri F35 e sulle ricadute  occupazionali del programma, stanno "dan do i numeri".
Con un'operazione contabile che ricorda molto la "finanza creativa" con la quale si è portato il nostro debito pubblico al 120 per cento del PIL, nel documento si afferma- con "bocconiana" altezzosità - che le spese militari in Italia sarebbero solo lo0,90 per cento del PIL contro una media Ue del 1,61 per cento.
Quale sia la fonte e il modello comparativo adottato non è dato saperlo. Possiamo,però, intuirlo e dare una "picconata" alla presunta serietà di questo Governo, almenoin faccende militari e di armamenti.
Questo numero magico (lo 0,9 per cento) non è nuovo. Lo stesso Ammiraglio Di Paola,passato in tutta fretta dal comando della NATO al ruolo di Ministro della Difesa lo aveva usato in precedenti occasioni, per cercare che la scure del rigore non si abbattesse pesantemente sulle "alte uniformi" e sugli approvvigionamenti
militari.Peccato che sia proprio la NATO (e non Anonymous) a smentire quel numero.La NATO nel suo report, "Financial and Economic Data Relating to NATO Defence"pubblicato il 10 marzo 2011 e accessibile a chiunque, confronta la spesa militare dei paesi che partecipano all'Alleanza Atlantica dal 1990 al 2010. Ovviamente lo fa riclassificando i criteri contabili e gestionali di ciascun paese in modo che le voci
di spesa incluse nell'analisi comparativa siano le stesse. Non c'è bisogno di avere un dottorato in Economia alla Bocconi per sapere che non si possono comparare "melecon pere".
La NATO per dare maggiore attendibilità al confronto tra i paesi, oltre a calcolare il peso delle spese militari sul PIL su base annuale, fa una comparazione dei valori medi in un arco temporale di cinque anni.
Che cosa è evidente dai dati forniti dalla NATO?
1. La spesa militare in Italia in rapporto al PIL (a prezzi correnti) non è la più bassa dell'Unione Europea, come scritto nel documento ufficiale della Presidenza del Consiglio, "Governo Monti: attività dei primi cento giorni". Non solo è maggiore del "magico" 0,9%, ma è superiore al dato di Germania e Spagna (per restare ai paesi territorialmente comparabili al nostro). E' vero che Francia e Regno Unito spendono di più dell'Italia, ma non possiamo dimenticare che questi paesi, oltre ad essere membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, hanno propri arsenali nucleari i cui costi di semplice mantenimento e messa in sicurezza sono enormemente alti.Rimane la Grecia, il paese più spendaccione - in campo militare - dell'intera UE inrapporto al proprio PIL. Non mi sembra, però, un caso virtuoso da prendere ad esempio per riformare il sistema di Difesa in Italia e ridurre il debito pubblico.
2. Anche i dati per l'anno 2010 (i più recenti in ambito NATO) confermano che la spesa militare in Italia in rapporto al PIL (a prezzi correnti), pur escludendo la quota destinata all'Arma dei Carabinieri, non è la più bassa dell'UE. L'Italia è al 1,4%, come la Germania e più della Spagna (1,1%), mentre la media NATO dei
paesi europei è al 1,7%, di poco superiore a quella italiana.
3. Infine, se compariamo non i valori statici, ma il trend - cioè la variazione nel tempo - l'Italia è uno dei paesi europei che meno hanno ridotto il peso delle spese militari in rapporto al PIL nell'arco di venti anni: in Francia questo rapporto si è ridotto del 30%, in Germania del 38%, in Grecia del 28%, nel Regno Unito del
32%, in Spagna del 25%, mentre in Italia del 20%.Se permangono dei dubbi sulle fonti, consiglio di verificare non il sito della Rete Italiana Disarmo, ma quello della Central Intelligence Agency (sì, proprio
la CIA).Nella sua pubblicazione "The World Factbook", c'è l'elenco della spesa militare di ciascun paese (non solo NATO) in rapporto al proprio PIL. L'Italia - secondo la CIA -spende l'1,8% del proprio PIL.
Il dato curioso è che, mentre i valori per molti paesi sono aggiornati al 2009,quello dell'Italia è fermo al 2006. Non certo perché la CIA non ha accesso alle tabelle NATO. Più semplicemente perché non ha ritenuto corretto che dal 2007 la NATO non abbia più considerato le spese per l'Arma dei Carabinieri. Scelta alquanto discutibile fintanto che quest'ultima dipenderà dal Ministero della Difesa e sarà
impiegata in scenari di guerra, come i contingenti di Esercito, Marina eAeronautica.
Dello stesso parere è il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) -il prestigioso istituto svedese indipendente - che nel monitorare le spese militari nel mondo, secondo una metodologia corretta, che stabilisce di includere ed escludere le stesse cose nei dati di ciascun paese, certifica che l'Italia spende in
media nel periodo 2005-2009 l'1,8% del PIL. E' solo lo 0,2% in più dei dati NATO ma un valoredoppio rispetto a quello dichiarato dal Governo italiano.
Com'è possibile un divario così ampio? La ragione è semplice. Lo 0,9% è il risultato di una manipolazione contabile che sottrae dal calcolo delle spese militari, le voci del bilancio del Ministero della Difesa destinate alle pensioni e accantonamenti obbligatori, alle funzioni esterne (es. l'impiego dei militari in interventi
diprotezione civile) e all'Arma dei Carabinieri (in totale più di un terzo del budget).
Nello stesso tempo non computa né il fondo per le missioni internazionali (1,640miliardi di euro nel 2011), ascritte in bilancio al Ministero dell'Economia e Finanze, né i fondi ascritti al Ministero dello Sviluppo Economico per finanziare programmi di nuovi sistemi d'arma (2,248 miliardi di euro nel 2011).
Lo 0,9% corrisponde, quindi, solo alle spese di personale, esercizio e investimento a bilancio del Ministero della Difesa, mentre le spese - pur espressamente militari -sostenute da altri dicasteri non sono calcolate.
Non si tratta, qui, di discutere sulla necessità di una riclassificazione della spesa militare per arrivare ad una definizione standard comunemente accettata a livello internazionale. Ciò che non si può accettare è l'operazione strumentale con cui il Governo italiano, mentre arbitrariamente esclude dal calcolo delle spese
militari la voce pensioni e non include i fondi delle missioni internazionali, lo fa solo per l'Italia e non per gli altri paesi, finendo per comparare "mele con pere".
Gianni Alioti. Ufficio Internazionale Fim-Cisl

Vola il prezzo degli F-35
Eleonora Martini, il manifesto 17 ottobre 2012

Decollano verticalmente i prezzi dei cacciabombardieri che l'Italia ha programmato diacquistare. Per pagare, si risparmia sulla scuola pubblica. Il segretario generale del ministero ammette: «Ci costeranno il doppio»
Debertolis rettifica i dati ufficiali del governo presentati alla Camera nel febbraio scorso La notizia ora è ufficiale: i 90 cacciabombardieri Lockheed Martin F-35 che l'Italia ha deciso di comperare costeranno più del doppio di quanto dichiarato dal ministero della Difesa in un'audizione ufficiale alla Camera nello scorso
febbraio.
Lo ha ammesso con nonchalance lo stesso segretario generale del ministero della Difesa e direttore nazionale degli Armamenti, il generale Claudio Debertolis,raccontando in un'intervista pubblicata dal magazine Analisi Difesa i dettagli del nuovo programma italiano di acquisto del Joint Strike Fighter, dopo il taglio di 41
unità deciso a febbraio dal governo Monti.
Debertolis chiarisce che il prezzo di 80 milioni di dollari per ciascuno dei primitre F-35 di tipologia A, quelli a decollo convenzionale (previste 60 unità), si riferiva «a una pianificazione ormai superata dalle vicende del programma e verteva sul solo aereo "nudo". Aggiornando i prezzi e aggiungendo tutte le altre voci di
spesa - riferisce Debertolis nell'intervista - il costo di questi primi Jsf italianiin realtà sarà più del doppio». Non solo: Debertolis ha anche ammesso che «l'impianto Faco sulla base aerea novarese (Cameri, ndr) partirà a regime ridotto con inevitabili aggravi di costo cui si aggiunge per il governo italiano, che li ha spesi,
l'onere di recuperare i circa 800 milioni di euro investiti per realizzare la struttura». Chi ciguadagna, invece, rivela ancora il generale, è Finmeccanica che, insieme alle altreaziende che partecipano al programma, ha una prospettiva di «ritorno industrialecomplessivo entro il 2026 di circa 13 miliardi di dollari, pari al 77% del
nostroimpegno finanziario globale nel programma».
«Le bugie volano basse», è il commento della Rete italiana per il Disarmo che dà grande risalto alla notizia e rivendica giustamente di sostenere «da sempre una forte e sospetta sottostima dei costi dichiarati dal nostro governo per l'acquisto di questi aerei». Per la campagna «Taglia le ali alle armi» contro l'acquisto
degliF-35, la Rete per il Disarmo aveva raccolto le firme di 77 mila cittadini, 660 associazioni e il sostegno di oltre 50 enti locali, tra regioni, province e comuni.Eppure il ministero della Difesa, e l'Aereonautica in particolare, avevano sempre«cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche e delle richieste di
chiarimento provenienti in particolare dalla nostra Campagna», come ricorda Francesco Vignarca,
coordinatore di Rete Disarmo.
«In 11 anni - afferma ancora Debertolis nell'intervista rilasciata ad Analisi Difesa- il costo del programma Jsf è aumentato a una media giornaliera di 40 milioni di dollari». L'Italia, spiega il generale di Squadra aerea, comincerà ad acquistare i 30esemplari di F-35B, i cacciabombardieri a decollo corto e atterraggio
verticale, «ilcui contratto d'acquisto è previsto nel 2015» - e per il quale, è il caso ora di ribadirlo, non esistono penali in caso di rescissione del contratto - «quando,secondo le previsioni del bilancio della Difesa 2013 dalla Casa Bianca, il costo medio dell'aereo "nudo" sarà di 137,1 milioni di dollari (106,7 milioni di
euro,ndr), per scendere poi a 125,1 nel 2016 e a 118.8 nel 2017». Mentre per gli F-35A, icui primi tre esemplari usciranno dalla catena di montaggio di Cameri nei primi mesi del 2015, «per la sola configurazione standard (quindi con tutta una serie di elementi ancora da aggiungere) - puntualizza la Rete per il Disarmo - si
parla di uncosto tra i 100 e i 107 milioni di euro, cioè oltre il 25% in più di quantodichiarato a febbraio 2012 dagli stessi esponenti della Difesa».
Purtroppo, è un vecchio vizio italiano che ha contagiato anche il governo dei super-tecnici votati al rigore (degli altri), quello di veder crescere costantemente i costi dichiarati ufficialmente al Parlamento italiano per giustificare la decisione: «È già avvenuto nel passato per altri aerei, come a suo tempo il Tornado e
poi l'Eurofighter», ricorda Maurizio Simoncelli dell'Archivio Disarmo che chiede ora al governo di riferire con urgenza al Parlamento e di «mostrare senso di responsabilità almeno nei confronti dei cittadini italiani costretti a fortisacrifici, terminando questa serie di dati parziali e rivendendo la propria decisione». Anche perché, come spiega sempre il segretario della Difesa Debertolis,«il Pentagono è preoccupato fra l'altro per le difficoltà di sviluppo del software dell'aereo, la non corretta pianificazione dei collaudi, la vulnerabilità aicyberattack del sistema logistico integrato, e da ultimo, dopo la distruzione in Afghanistan di 8 Harrier schierati su una base avanzata da parte di una pattuglia appiedata di Talebani, per le prospettive operative della versione Stovl (F-35B,ndr)».