sabato 6 ottobre 2012

pc 5-6 Ottobre- La rabbia degli studenti in piazza contro il governo Monti


Ieri 5 ottobre gli studenti delle scuole superiori sono scesi in piazza in numerose città italiane, da Milano a Palermo.
L'autunno di lotta si è finalmente acceso e sembra essere partito con buoni propositi. Un autunno caldo che già dal primo appuntamento in piazza ha visto la partecipazione combattiva di studenti che non si sono fermati neanche davanti alle gravi provocazioni della polizia e hanno colpito  luoghi-obiettivo e con parole d'ordine non indifferenti.
Rivendicazioni non puramente studentesche (come quella contro la riforma sull'istruzione che taglia i fondi alle scuole pubbliche, per una scuola libera dalle logiche dell'aziendalismo) ma che si sono allargate a quelle lavorative, e al rifiuto che a pagare gli effetti di questa crisi siano i proletari, i lavoratori e le masse popolari, contro la casta e in alcune città come Palermo gli studenti hanno posto in piazza la critica alle elezioni e ai partiti istituzionali.

A Roma alcuni cortei sono partiti in diversi punti della città per poi concentrarsi in un unico corteo, puntando al ministero della Pubblica Istruzione,  poi bloccato dalle forze dell'ordine. Gli studenti vengono caricati a Porta Portese dalla polizia che rispondono con lancio di oggetti.  Alcuni giovani  vengono trascinati a terra,minacciati con un manganello puntato alla gola e poi identificati in questura. Il corteo dopo essersi sciolto lascia l'appuntamento a giovedì prossimo per un'assemblea cittadina. Quattro gli agenti di polizia contusi.

A Milano le parole d'ordine sono “contro la mercantilizzazione del sapere” e “no alla privatizzazione della scuola pubblica”: un'agenzia San Paolo viene riempita di volantini e scritte e la sede SIAE colpita con fumogeni. Alcuni feriti e cariche ingiustificate all'arrivo del corteo formato da centinaia di studenti in prossimità del palazzo della Regione. «Alcuni di noi sono caduti e sono stati travolti», dice un manifestante. La città viene messa sotto controllo dagli elicotteri delle forze dell'ordine.
Ma Romano La Russa (Pdl), dice che il corteo è formato solo da finti studenti facenti parte di organizzazione di estrema sinistra, “per deturpare e mettere a soqquadro un'intera città”. E la risposta di Formigoni è “dobbiamo tirare la cinghia tutti in questo momento di crisi in cui le risorse scarseggiano”!

A Torino pesanti cariche e studenti finiti in ospedale. La repressione poliziesca è molto accesa nel capoluogo piemontese per la presenza della Fornero (che poi non si è presentata), di Fassino e del ministro Profumo al nuovo campus universitario “Einaudi”: quartiere militarizzato e forte tensione nell'aria. Al tentativo degli studenti di forzare il cordone di polizia, partono cariche infuriate. Il corteo non si scioglie alla prima carica dei poliziotti ma continua per diverso tempo per infastidire i presenti all'interno dell'università. Al termine della manifestazione gli studenti tengono un'assemblea e concludono con un sit-in durante il quale vengono bruciate fotografie di Monti, Profumo, Fornero, Cota e Fassino, oggetto di slogan durante tutta la giornata.

A Palermo circa 2000 studenti scendono in piazza. Tra slogan come “noi la crisi non la paghiamo”, “siete bravi solo a tagliare”, cartelli contro il governo Monti, alcuni slogan contro la Digos presente in piazza. Al termine della manifestazione gli studenti sono giunti al palazzo della regione sotto il quale i giovani, con lo striscione “nessuna fiducia nella casta”, hanno bruciato  tessere elettorali affermando che alle prossime elezioni regionali gli studenti non voteranno nessun partito perché non bisogna dare nessuna fiducia a chi scalda poltrone e appesantisce le condizioni economiche degli studenti, delle famiglie.
A Pisa gli studenti attaccano la camera del commercio, alcune banche e nel momento in cui il corteo si dirige al palazzo del comune, gli studenti trovano il cordone della polizia a difesa del palazzo. Momenti di tensione tra le due parti.

E' importante e da sottolineare come l'astensionismo al voto sia diffuso anche tra i più giovani che non credono più nel “meno peggio” bensì hanno  le idee chiare sulla realtà della politica istituzionale. Il movimento studentesco non è qualunquista e ha dimostrato di essere politicizzato a livello nazionale, slegato da partiti istituzionali e sindacati confederali che vanno a braccetto con i padroni ed il governo; gli studenti hanno tenuto alto il livello di scontro nei punti focali delle città fronteggiando la forte repressione poliziesca.
Sbirri che si accaniscono contro studenti dai 14 ai 18 anni in maniera indescrivibile, che si accaniscono in coppia o in “tripletta” contro uno studente inerme. E' questa la scena in tutte le città in cui i cortei hanno forzato i cordoni delle forze dell'ordine, scena che si ripete per ogni movimento studentesco nei momenti più caldi della lotta ma che dà pienamente idea dell'attacco fascista di cui  l'istruzione, come il settore lavorativo, della sanità ecc è vittima.
E' positivo l'elemento “contro il governo” di questo movimento studentesco, vedi le fotografie bruciate a Torino e l'attacco ai vari palazzi.

E' con queste parole d'ordine e con queste rivendicazioni che si allargano all'esterno del singolo settore dell'istruzione che è possibile legare le lotte studentesche alle lotte dei lavoratori, precari, disoccupati, degli operai nelle fabbriche a livello nazionale. E' quel passo in avanti che i vari movimenti devono fare per una combattività e un terreno di lotta che puntino a una mobilitazione di lunga durata e che possa fronteggiare con più grandi numeri gli effetti nefasti della crisi capitalista e la classe borghese artefice dell'attacco alle masse proletarie.

Sdlp

pc 5-6 ottobre - Operai ex Fiat Termini Imerese: una notizia buona e due cattive


La notizia buona come riportano i giornali è che ieri “è arrivata la firma dell'atteso decreto salva esodati, che riguarderà 55 mila lavoratori da accompagnare alla pensione e tra questi anche i 640 di Termini Imerese.

La prima notizia cattiva, è che si parla dell’uscita di scena definitiva dell’azienda produttrice di auto Dr Motor e quindi non sembra sbloccarsi la ricerca di un produttore di auto affidabile visto che la Dr Motor comunque fino ad ora non scioglie il nodo dell’accordo definitivo con la cinese Chery che a sua volta fa sapere di essere disponibile ma di volere un partner affidabile.

Il governo da parte sua tramite l’amministratore di Invitalia fa sapere che continueranno a cercare “un nuovo produttore auto in tutto il mondo, non solo nell'Unione europea che soffre di un eccesso di capacità produttiva. Ci sono contatti continui in corso ma vogliamo aspettare che le novità siano consolidate prima di fare annunci".

Certo il decreto permetterà, come prevedeva l’accordo, con l'uscita di scena dei seicento operai, l'autorizzazione del secondo anno di cassa integrazione straordinaria per il 2013 per le tute blu ex Fiat, oltre che un altro anno di tempo per cercare un nuovo produttore disposto a rilevare la fabbrica.

E questa è la notizia che consideriamo “cattiva” nel senso che con la concessione della cassa integrazione per un altro anno non ci sarà quasi sicuramente un impegno costante e diretto degli operai affinché sia l’ex Fiat ma nell’insieme l’area industriale di Termini Imerese continuino ad essere una presenza industriale importante, dato che i cosiddetti “scenari alternativi, e cioè l’insediamento altre aziende previste dall'accordo di programma, Lima, Biogen e Newcoop, e di altri ingressi che il governo sta valutando non potranno mai raggiungere la quantità di operai che ci sono stati in tutti questi anni.

I sindacati confederali continuano a fare solo chiacchiere lasciando costantemente, come hanno fatto in tutti questi anni, nelle mani di altri, del governo e delle varie amministrazioni pubbliche, il destino degli operai e quindi seguono una via senza uscita.

Un nuovo giro di incontri è previsto tra governo e sindacati per metà del prossimo novembre: agli operai, in vista della fine dell’anno e delle prospettive per il rilancio industriale, il compito di far sentire sul serio la propria voce ma soprattutto la propria forza.

giovedì 4 ottobre 2012

pc 5-6 ottobre - gli studenti tornano in lotta anche in italia -ma bisogna fare come in quebec !

tradurre e far circolare
http://www.archive-host.com/files/1757194/605fe43860be87b04aa41ccaf04344885422138f/quebec-student-strike-red-flag.jpg
 
Les Camarades du PCR-Canada nous ont fait parvenir ce message contenant un lien vers un documentaire intéressant sur la place de l'extrême gauche dans le mouvement étudiant.
 
PC maoïste de France

 
Chers camarades,
 
La télévision d'État canadienne a diffusé cette semaine un grand reportage sur l'extrême-gauche montréalaise, dans le contexte de la récente grève étudiante. Le reportage fait une large place à notre organisation (bien plus importante que le rôle que nous avons joué dans les faits...). On peut y voir des images fournies par la police de la confrontation ayant eu lieu lors de la manifestation du 1er Mai 2011 à Montréal et des filatures et perquisitions qui ont suivi. Il y a aussi de belles scènes des principales actions qui se sont déroulées dans le cadre de la grève étudiante.
 
Bref, vous pouvez visionner le reportage sur http://www.tou.tv/enquete/S2012E01 (site alternatif: http://www.radio-canada.ca/widgets/mediaconsole/medianet/6069298).

pc 5-6 ottobre - come lottano gli operai siderurgici della fabbrica Arcelor-Mittal di florange - per noi gli operai Ilva dovrebbero fare lo stesso dentro e fuori la fabbrica per difendere lavoro e salute

in francese da tradurre

Usine sidérurgique de Florange

ArcelorMittal : bureaux saccagés, unité bloquée
Les « Mittal » continuent d’occuper les Grands-Bureaux de l’usine sidérurgique de Florange et ont bloqué, hier, l’unité de couplage. Face aux rumeurs de plan social, le mouvement s’est encore durci. Deux bureaux ont été saccagés.
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Les syndicalistes ont saccagé les bureaux du directeur du site et du DRH.
« Ça, c’est le cheminement d’un plan social. Noir sur blanc ! » Le tableau de travail est planté devant la salle du conseil d’administration du site florangeois occupée par l’intersyndicale (CGT-CFDT-FO), depuis mardi soir.
Les militants n’ont pas eu de mal à le décrypter. PSE (Plan de sauvegarde de l’emploi) s’y affiche en toutes lettres. « Qu’est ce que vous voulez de plus pour comprendre ? », ironise Edouard Martin (CFDT).
Alors, face au silence de la direction, la colère des « Mittal », contenue depuis des mois, a explosé dans la nuit. Les syndicalistes ont saccagé les bureaux du directeur du site et du DRH. Vitres brisées, mobilier et plantes vertes renversés… Au petit matin, certains regrettaient déjà et ramassaient les débris.
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Mais la colère n’était pas retombée pour autant. « Le site intégré est viable ! Nous ne voulons pas être consultés, après-coup sur un PSE. Le sujet, c’est bien la perte des emplois et la survie de toute une vallée », martèle inlassablement Jean Mangin (CGT), et d’appeler les salariés à « un sursaut d’orgueil ».
Questions sans réponse
Avec le sentiment de « n’avoir plus rien à perdre », les troupes ont pris le chemin des usines à froid du site Sainte-Agathe.
L’action du jour : bloquer le couplage, point stratégique empêchant le traitement ou l’expédition des bobines d’acier après la sortie du laminoir. « On alerte d’abord les salariés pour que tout soit fait en sécurité. On n’est pas là pour casser ! », insistent les militants.
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L’unité de couplage a été bloquée, empêchant le traitement ou l’expédition des bobines d’acier après la sortie du laminoir.
La ligne est arrêtée dans le calme. Mais le dialogue avec les salariés en poste reste ardu. Incompréhension mutuelle. « Comment peuvent-ils ne pas se sentir concernés ? Si ce n’est pas aujourd’hui, dans un an, deux ans, la filière froide sera à son tour menacée… »
La mobilisation générale n’est pas au rendez-vous. Pourtant, les syndicalistes ne lâcheront rien ! « Nous, on pense à nos gosses, à toute la vallée, et on aura notre conscience pour nous », assure Céline (CFDT). « On ne s’interdit plus rien. Les actions seront à la mesure de l’indifférence, insiste encore Jean Mangin. Le préfet a un rôle à jouer, le gouvernement doit arrêter de tergiverser, Mittal n’attendra personne ! »
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Mais, hier soir, les questions sur l’avenir du site étaient toujours sans réponse. La direction n’est sortie de son silence que pour regretter les dégâts occasionnés.
Alors, les sacs de couchage ont encore été déroulés…
Leur presse (Lucie Bouvarel, Republicain-Lorrain.fr, 13 septembre 2012)


ArcelorMittal : l’intersyndicale multiplie les actions à Florange

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Dans la nuit de mercredi à jeudi, des wagons ont perdu leur cargaison de coke qui s’est retrouvée sur les rails. Sur une voie ferrée de Florange, puis au niveau du port d’Illange.
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Environ 900 tonnes de coke prévues pour l’usine de Dunkerque ne pourront pas être acheminées.
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En milieu de matinée, l’intersyndicale a bloqué la ligne d’électro-zingage Elsa, celle où est fabriquée l’acier anti-corrosion plébiscité par les constructeurs d’automobiles haut de gamme. Une action symbolique pour attirer l’attention sur cet atout de l’usine de Florange.
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pc 5-6 ottobre - scioperi in Indonesia

in spagnolo facilmente comprensibile

 INDONESIA: Huelgas paralizan la producción.





correovermello-noticias.
Yakarta, 04.10.12 
Agencias informativas dan cuenta del inicio de una huelga de mas de tres millones de indonesios  para reclamar una subida salarial y protestar contra los contratos temporales, lo que ha paralizado la producción en numerosas fábricas del país, informó hoy la prensa local.

El diario Jakarta Post indica que 80 parques industriales de 12 provincias del país han detenido totalmente su producción debido a la protesta de sus más de 2,8 millones de trabajadores, 

Durante la jornada de hoy está prevista una manifestación multitudinaria que discurrirá por diversas calles de la capital de Indonesia y que colapsará el tráfico de la ciudad.

El gobierno ha desplegado unos 15.000 efectivos de las fuerzas de seguridad en toda la ciudad para mantener la situación y el tráfico bajo control.

La marcha de protesta, que pasará frente al Palacio Presidencial y otros monumentos emblemáticos de la capital, ha sido organizada por la Asociación de trabajadores Indonesios (MPBI) y la Federación de Trabajadores Indonesios del Metal (FPSMI).

pc 5-6 ottobre -13 ottobre manifestazione a Ravenna CMC – DEVASTATORI DELLA TERRA


  L’appello_In ogni parte del mondo le lobby finanziarie, politiche e mafiose aggrediscono, depredano e devastano usando l’ormai insostenibile alibi del progresso e la promessa di una “crescita del lavoro”, con la complicità dei governi. Accade in Centroamerica, in Africa, in Asia come qui, in Italia. Le situazioni di attacco ai territori ed alle loro ricchezze sono innumerevoli.
Da Nord a Sud non è possibile elencare tutti gli scempi .
Dalla Valle di Susa, passando per il Mugello, arrivando fino in Sicilia i grandi affaristi violentano la terra cementificando, perforando, scavando e inquinando.
Calpestano la possibilità di una vita libera, felice e condivisa, sacrificandola alle logiche di poteri forti che muovono fili invisibili per asservirci ai loro scopi: i loro profitti, quelli che non bastano mai. Fra i responsabili spiccano Impregilo, Eni, Todini e non ultima la C.M.C. di Ravenna.
L’unico modo che abbiamo per contrastare queste mire rapaci e devastanti è costituire aggregazioni sempre più allargate e diffuse, rendendo evidenti le opposizioni e rendendoci conto che noi siamo più di loro e che solo uniti possiamo sconfiggerli.
Il primo appuntamento è per Il 13 ottobre a Ravenna, dove manifesteremo contro la Cooperativa Muratori e Cementisti (CMC) che, dopo essere stata artefice in questi anni di numerose devastazioni sul territorio italiano, si accinge a realizzare il tunnel geognostico alla Maddalena di Chiomonte in Val di Susa. Un’azienda che fra i vari progetti distruttivi, vuole realizzare un cantiere rifiutato da decine di migliaia di residenti nella Valle e da un Movimento che ormai è presente in tutta la penisola e oltre confine. In gioco non ci sono solo le spartizioni legate al T.A.V., ma soprattutto altre logiche decisionali ed autoritarie come il dimostrare che se il PD ( che è dietro la CMC) e qualunque altro partito politico decidono qualcosa, nessuno può permettersi di dissentire,di opporsi,di resistere.
L’azione di opposizione critica, di lotta e di disobbedienza, delle comunità e dei territori infatti mette in discussione gli stessi meccanismi del potere, gli equilibri dello scambio clientelare e mafioso .
Queste le ragioni per cui è importante che tutte le persone che vogliono impedire la devastazione del pianeta Terra partecipino a questa prima manifestazione per rilanciare l’opposizione alla lobby trasversale degli affari.
Costo viaggio a/r da Torino/Bussoleno per Ravenna: 25 €
Per prenotare viaggio:
da Torino tel. Daniele 333-61.54.059
da Bussoleno tel. Mimmo 347-27.82.814
Per info e adesioni nocmc13ottobre@gmail.com
Qui la lista delle adesioni

pc 5-6 ottobre - NOTAV Sabato 6 Ottobre Marcia Popolare da Serravalle ad Arquata


da notavterzovalico.info) Dal 10 Luglio al 10 Agosto il Cociv (consorzio costruttore del Tav – Terzo Valico) ha tentato di eseguire centinaia di espropri nei comuni di Serravalle, Arquata, Gavi, Carrosio, Voltaggio, Fraconalto, Borgo Fornari, Genova, Campomorone e Ceranesi funzionali alla realizzazione delle opere previste nel primo lotto costruttivo dei lavori del Terzo Valico.
Un atto di arroganza con cui hanno cercato di impadronirsi di terreni, giardini, cortili, case, negozi e asili senza aver neppure chiesto un momento di confronto con le popolazioni coinvolte.
Speravano che i cittadini si accontentassero delle ridicole indennità di esproprio proposte e non osassero mettersi di traverso per impedirne l’esecuzione.
Confidavano che le popolazioni locali non fossero a conoscenza della devastazione e distruzione che il Terzo Valico comporterà per almeno un decennio in Liguria e in basso Piemonte.
Speravano che le preoccupazioni riguardanti l’amianto, la distruzione di sorgenti, pozzi e falde acquifere non fossero sufficienti a provocare una reazione.
Credevano che al tempo della crisi economica spendere 6,2 Miliardi di Euro per un’opera inutile di cui non vi è neppure uno studio sul rapporto costi benefici non causasse le proteste della popolazione che si trova a far fronte ad una crisi sociale sempre più insostenibile.
Hanno sbagliato evidentemente i loro conti ed ogni volta che hanno tentato di eseguire un esproprio hanno trovato centinaia di cittadini che pacificamente lo hanno impedito per difendere la loro terra.
Un mese di mobilitazioni straordinario in cui centinaia di persone, giovani e anziani, donne e uomini, piemontesi e liguri hanno stretto forti legami dimostrando che quando le persone tornano a riappropriarsi del diritto di decidere sulle scelte che riguardano i loro territori, nessuno può imporre dall’alto la propria volontà distruttrice.
Un mese in cui il Movimento No Tav – Terzo Valico è ulteriormente cresciuto con la costituzione dei comitati di Serravalle e Borgo Fornari ed ha dimostrato ancora una volta il grande consenso di cui gode fra la popolazione locale.
Siamo certi che nei mesi di Settembre – Ottobre il Cociv tornerà alla carica e ritenterà di eseguire gli espropri.
Siamo convinti che non sia più il tempo di aspettare le loro mosse e che sia necessario iniziare ad imporre la nostra agenda di mobilitazioni.
Per questa ragione crediamo che sia nuovamente il tempo di scendere in piazza in migliaia di persone per chiedere la rinuncia agli espropri e alla costruzione del Tav – Terzo Valico. Per dimostrare ancora una volta che siamo più numerosi di loro e siamo convinti di riuscire a fermarli.
SABATO 6 OTTOBRE MARCIA POPOLARE DA SERRAVALLE AD ARQUATA RITROVO ORE 14 PIAZZA COPPI SERRAVALLE
MOVIMENTO NO TAV – TERZO VALICO
notavterzovalico.info   comitatiscrivia.it   noterzovalico.org   notavgenova.altervista.org
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pc 5-6 ottobre - In Lucania arrestato assessore all'immigrazione: l'accusa è sequestro e violenze su un rumeno


E' veramente triste indossare i panni della Cassandra. Non era ieri ma qualche anno fa quando sottolineavamo - scatenando i rodimenti delle Vestali dell'antirazzismo - che le viscere dell'Italia profonda non avevano più bisogno dei mostri naziskin per catabolizzare la violenza xenofoba.
Ricordo ancora la faccia stranita di Gad Lerner quando, discutendo in trasmissione del duplice omicidio di Firenze, sottolineavo come al corteo antirom degenerato nel pogrom delle Vallette - una caccia allo zingaro innescata da una falsa denuncia di stupro di una ragazzina oppressa da genitori ossessionati dalla tutela della sua verginità - fosse presente anche la segretaria democratica di Torino.
E' del mese scorso, invece, l'arresto in Liguria di tre brave persone che hanno massacrato di botte un maghrebino sospettato di ripetuti furti in paese. In quel caso la sorpresa per la vivace solidarietà espressa dal consigliere regionale dell'Udc fu subito attenuata dalla scoperta che il soggetto in questione aveva lunghi precedenti politici leghisti.
Stavolta tocca parlare di Palazzo San Gervasio. Questo paese agricolo dell'area nord-orientale della Basilicata. Balza ogni estate ai disonori della cronaca perché, essendo l'area di più intensa coltivazione del pomodoro, ospita ogni anno un indegno campo temporaneo per gli immigrati. Ieri è stato arrestato l'assessore alle attività produttive e all'immigrazione, esponente di una lista civica riconducibile al Partito democratico: è un noto imprenditore ed è accusato, insieme a un complice, di aver sequestrato e torturato un ex dipendente rumeno, sospettato di aver rubato un trattore. Gli hanno concesso gli arresti domiciliari. Il sindaco, candidato dal Pd, e i colleghi consiglieri comunali hanno espresso pronta solidarietà: all'arrestato, non alla vittima.

pc 5-6 ottobre - Il ministro della guerra, Terzi, appoggia le operazioni militari della Turchia in Siria





Mentre la Turchia ha richiesto una riunione straordinaria del vertice  Nato e il Parlamento turco sta decidendo sul dispiegamento di truppe fuori dai propri confini per creare una "zona cuscinetto" turca in territorio siriano, il governo italiano, con il ministro Terzi, ha espresso la sua "solidarietà e quella del governo italiano al governo turco", dopo i colpi di mortaio al confine tra i due paesi che hanno provocato vittime civili e i bombardamenti come rappresaglia da parte della Turchia, e ha affermato che la "reazione Ankara è legittima".
"Nel consiglio atlantico di questa notte e' stato riaffermato il principio della indivisibilita' della sicurezza", l'art. 5 del trattato della coalizione di stati terroristi della NATO, principio che ha sempre giustificato le aggressioni imperialiste. "Per il momento  si e' rimasti sul piano dell'articolo 4", vale a dire quello della consultazione e concertazione politica.

pc 3-4 ottobre - il regime fascista turco per conto di usa nato inizia l'attacco alla siria - la riunione nazionale di roma

1 un verbale ufficioso e sommario, scritto da un compagno di proletari comunisti presente alla riunione del 30 settembre

 

Introduzione(Rete dei comunisti)  

Abbiamo voluto convocare questa riunione nazionale di tutti i compagni e realtà che hanno condiviso il documento “giù le mani dalla Siria. Lo abbiamo fatto diversi mesi dopo l’uscita del documento, abbiamo fatto passare l’estate e soprattutto abbiamo scontato una fase di difficoltà generale di produrre mobilitazioni su questo terreno. 

Scontiamo, da una parte, una difficoltà di lettura comune delle rivolte in medio oriente prima e delle aggressioni imperialiste e neocoloniali alla Libia prima e alla Siria poi; dall’altra parte scontiamo anche il ruolo dei “pacifisti con l’elmetto” e perfino di gruppi e partiti della sinistra ufficiale ma anche di quella sedicente rivoluzionaria, ad esempio quella di matrice trotzkista, che apertamente si schierano con l’intervento, in nome della “emergenza umanitaria” o della “liberazione dal regime genocida di Assad”.

Siamo insomma in una situazione di grande difficoltà, sono qui riunite quasi tutte le forze che a Napoli si erano ritrovate in quella che p rimasta l’unica manifestazione contro la Nato realizzata nel pieno dell’aggressione alla Libia due anni fa e che da allora non sono riuscite a produrre un’altra iniziativa di rilievo nazionale.
Ma nonostante la difficoltà, siamo stati tutti ben coscienti che non si poteva lasciare campo libero alla guerra e alla propaganda imperialista e il documento che abbiamo sottoscritto ha avuto il merito di aprire una interlocuzione. Metterci a confronto sul da fare è lo scopo di questa riunione.
Alcuni punti:
  • Lo scenario generale è dato dalla crescita delle spinte di Israele per un’aggressione all’Iran, nel contesto delle elezioni presidenziali americane.
  • Un problema fastidioso ma importante da risolvere è riproporre la discriminante antifascista, dato che nel vuoto o silenzio a sinistra, tante comunità e organizzazioni di siriani, anche in buona fede, non hanno saputo distinguere e respingere la solidarietà interessata che veniva da destra, dalla lega fino ai gruppi apertamente fascisti e nazisti.
  • La condanna di un’aggressione imperialista e neocoloniale di cui l’Italia è parte attiva e chiamare a schierarsi e lottare contro di essa non deve significare diventare sostenitori del partito Baath o di questa o quella forza di sinistra in Siria, come a suo tempo lottare contro l’aggressione all’Afganistan o all’Iraq non significava sostenere i talebani o il regime di Saddam.
Insomma, ci tocca agire in una polarizzazione e non dobbiamo lasciare campo libero alla falsa sinistra da una parte o ai fascisti dall’altra.

Vincenzo Braschi (rete no war)

Se vogliamo rendere fruttuosa la riunione cerchiamo di limitare l’analisi, già svolta nel documento, e concentriamoci sulle iniziative.
Sull’analisi, basti dire che qui, come tra le parti più avvertite della sinistra in Medio Oriente, è tramontata qualsiasi illusione sulla “primavera araba”, che oggettivamente ha finito per fare il gioco degli islamici, integralisti o moderati, che, contrattando con l’imperialismo, sono saliti al potere in Tunisia ed Egitto. Né nessuna illusione c’è mai stata su quella che solo apparentemente è stata vista come una rivolta popolare in Siria, ma in è un’interferenza imperialista realizzata col supporto di ogni tipo, economico, militare, tecnologico, intelligence ecc. da parte delle potenze imperialisti e di regimi reazionari vicini, che dirigono sul campo una forza di mercenari.
Una interferenza imperialista di cui p’Italia è parte attiva e in prima fila. Questo è il punto, su questo ci si deve schierare.
Come, con quali iniziative? Abbiamo alcuni esempi di cose positive già fatte:
  • l’azione di “lobbying” svolta da Marinella è altri della rete No-war per evidenziare da una parte un punto di vista differente dalla propaganda a sostegno dell’intervento e dall’altra denunciare e opporre ostacoli all’azione del nostro Ministro degli Esteri.
  • Il coinvolgimento delle comunità siriane, maneggiando la contraddizione dell’atteggiamento di alcune di esse verso il sostegno espresso dai fascisti.

Piero (Alternativa)

La crisi siriana è parte di una crisi sistemica generale. A noi sembra evidente e facile da comprendere e condividere e invece proprio nella comprensione di questo esiste un gap da colmare. Ad esempio se proponessimo alla assemblea no debito, di cui pure sono parte, di discutere la questione, a causa delle posizioni di alcune forze di cui si è già detto non ne usciremmo con nessuna iniziativa contro l’aggressione alla Siria.
Dobbiamo partire altrove, da noi, da quello che siamo e possiamo fare e dai fermenti di opposizione che pure piccoli esistono, nel mondo cattolico, qua e là, ma che sono affogati e offuscati dalla grande confusione che domina. Da questo dobbiamo partire

Silvano (Ricordare la Naqba)

Non sono d’accordo nel limitare l’analisi. Ci sono alcuni punti e precisazioni importanti che è necessario approfondire oggi per non trovarci impreparati domani.
Primo, l’aggressione alla Siria è già partita, anche se non ha la forma dell’impiego diretto dei bombardieri, ma dei mercenari supportati sul campo in ogni modo.
Secondo, guardiamo a che sta succedendo in Turchia, dove ormai si viaggia al ritmo di 100 morti al mese, nella stessa Libia, dove l’esecuzione del “governatore americano” è sicuramente qualcosa di più complesso della semplice azione di un gruppo terrorista, a quello che succede nel Sinai o in Afganistan, allora vediamo che non solo l’aggressione alla Siria è già iniziata, ma anche che la guerra si è già allargata.
Questo ci impone di aggiornare e precisare meglio la nostra denuncia della loro agenda, altrimenti corriamo ancora il rischio di trovarci in ritardo, come ci trovammo in ritardo, per esempio ai tempi della guerra in Jugoslavia, in Iraq ecc.
Si è detto giustamente che lo scenario prossimo è quello dell’aggressione sionista all’Iran, dobbiamo allora prepararci fin da oggi per non passare per i difensori dell’atomica iraniana, e porre per tempo la nostra agenda di un medio oriente denuclearizzato.
Si è detto giustamente che c’è un vuoto politico da riempire, ma occorre farlo non solo con le prese di posizione ma con iniziative, anche piccole, ma coordinate e ravvicinate nel tempo.

Gustavo (Roma)

Siamo in pochi e lo resteremo ancora nel tempo, il poco che possiamo fare oggi sono iniziative locali e soprattutto informazione. Non ci illudiamo, se anche puntiamo a fare una iniziativa centrale a Roma, se ci va bene raccoglieremmo 300 compagni, magari una soluzione per questo potrebbe essere un presidio o spezzone a margine o nel corpo della manifestazione no Monti del 27/10.

Francesco (rete no-war Napoli)

Propongo un documento breve da inviare all’assemblea no debito per chiedergli di prendere posizione sull’aggressione alla Siria, a partire dal nesso evidente che c’è tra crisi generale di sistema e soluzioni di guerra e dell’azione di guerra del governo e perché diano spazio a parole d’ordine e striscione nella prossima manifestazione del 27 10

Partito Umanista

Per il pomeriggio sera del 27 a San Paolo abbiamo già in programma una serata di iniziative di incontro tra culture, con un documentario che mostra la Siria come unico esempio nella regione di coesistenza tra culture e a seguire momento di cena

Basan (comunità palestinese Roma)

In Siria non c’è nessuna rivolta ma un intervento imperialista realizzato con mercenari e orchestrato dai paesi nato, Italia compresa e dai paesi arabi reazionari vicini, per cancellare l’unico regime laico della regione. In questo non va sottovalutato la portata dell’azione della Turchia.
Fuori tutti i mercenari dalla Siria, fine di ogni tipo di intervento deve essere la nostra parola d’ordine. Solo in seguito è possibile delineare un futuro in cui una forma di conferenza nazionale di tutte le forze democratiche al potere e di opposizione che disegni una nuova Siria, più democratica e unita.
Qui i Italia, oltre alle iniziative locali di cui già i compagni hanno detto, vedo utile un’assemblea convegno nazionale da fare più in là, verso dicembre.

Marinella (rete no war)

Dico solo alcune cose che abbiamo fatto e su cui credo dobbiamo insistere e migliorare:
  • il rapporto con le comunità siriane, siamo tutti d’accordo con la discriminante antifascista, ma di noi “di sinistra” alle loro iniziative spesso ci siamo ritrovati in 3, non di più
  • il rapporto con l’assemblea no debito: il 15/10 erano solo 2 gli striscioni contro l’aggressione alla Libia
  • la lotta alla propaganda sul “genocidio da fermare” che tanta parte ha nel’atteggiamento ambiguo di settori di pacifisti che in passato erano con noi. Importante in questo è sostenere, con quella che è stata definito “lobbying” in senso buono, quei 6 paesi che in sede di commissione ONU sui diritti umani (India, Russia, Cina ecc.) non hanno approvato il rapporto degli esperti ONU, che parlavano di genocidio in atto, agire come loro “5° colonna”
  • fare passi concreti per fermare ogni tipo di armi e sostegno che arrivano in Siria, ad esempio sostenendo e coordinandoci con iniziative come Musala, iniziativa di cristiani siriani per la riconciliazione.

Nadia (Comitato contro la guerra Milano)

ci siamo costituti e lavoriamo da agosto. Ci sono tra noi realtà operaie, come il CIP, singoli e partiti.
Ci siamo subito accorti che i in questa occasione era molto più difficile costruire mobilitazioni rispetto al passato. Ad esempio realtà come pax christi o un ponte per questa volta hanno negato la loro adesione.
Il documento è stato u o strumento utile e tuttora lo stiamo usando per ottenere adesioni di parte di quelle organizzazioni che a livello centrale non vogliono prendere posizione.
A livello di contenuti , per noi la discriminante antifascista è irrinunciabile e per il resto il nostro unico riferimento deve essere il diritto all’autodeterminazione dei popoli, non il giudizio o lo schieramento pro o contro quel regime.
Non proponiamo una manifestazione nazionale, ma semmai una gironata nazionale di mobilitazione con iniziative locali.

Mimmo (azione Palestina Parma)

Anche la nostra esperienza diretta conferma che iniziative di discussione locali sono meglio di una iniziativa nazionale ristretta, il tutto verso una assemblea/convegno nazionale da tenersi a novembre/dicembre e che serva a snidare e far prendere posizione a tutti quelli che oggi si nascondono.

Sergio (Rete Comunisti)

Siamo all’inizio di un percorso di recupero, di cui il documento è stato un primo passo forte.
Per questo recupero importante è opporre una nostra “narrazione” della guerra che agisca al livello della campagna messa in campo a sostegno dell’intervento. A differenza che in passato, quando tutto era più limpido, l’intervento in prima persona degli imperialisti americani con ruolo marginale e subordinato degli alleati, Italia inclusa, oggi l’Italia gioca un ruolo attivo e in prima linea nell’intervento e questo rende più difficile e restii a schierarsi pacifinti, falsa sinistra ecc.
Di più, la proiezione militare è parte costitutiva del processo di integrazione europea, è sull’opzione militare che si costituisce il blocco politico dominante dell’unione europea e il ruolo ei singoli paesi.
Siamo tutti d’accordo che la posizione dei no-debito sul problema della guerra è quanto meno strabica, ma non credo sia il caso di essere troppo insistenti: non serve a nessuno sfasciare quel poco di opposizione che esiste, può servire a fare chiarezza a una decina di persone, ma aumnetrebe la confusione per migliaia.
Questi compagni hanno i loro tempi e modi di maturare le discussioni e la discussione sull’aggressione alla Siria deve ancora maturare tra loro, lasciamo che maturi.
Continuiamo invece ad agitare il documento, che sviluppi appieno il suo potenziale dirompente di posizioni e schieramento, chiamando tutti a prendere posizione.
Più che una manifestazione, al momento irrealistica, ci serve giungere a una sintesi di nostra narrazione della guerra che sia altrettanto semplice ed efficace della loro mistificazione sul “genocidio da fermare”.
A questo può servire anche un momento di discussione nazionale da costruire dopo le elezioni americane, non perché siamo per l’uno più per che l’altro candidato, ma perché oggettivamente sono un elemento che chiarirà meglio il quadro che avremo di fronte.

Musolino PdCI

Questa riunione è importante, non siamo al punto 0. Pensiamo al lavoro prezioso svolto, anche semplicemente come pungolo di quattro compagni svolto qui dalla rete nowar. Noi da parte nostra abbiamo tenuto iniziative in tutta Italia e ovunque abbiamo ottenuto risultati superiori alle nostre aspettative: sale molto più piene di quanto ci aspettavamo…
Il documento fa chiarezza ma va usato come un fatto dinamico, per avvicinare chi oggi non si schiera, come hanno detto i compagni di Milano.

Enzo (proletari comunisti)

Uscire dalla debolezza attuale è il problema che abbiamo. Per questo non credi che ci serva contrapporre iniziativa, mobilitazione a informazione. Sono le iniziative, le persone in carne e ossa, che fanno informazione, non le parole scritte e dette a vuoto.
Per questo, dare un segnale nazionale è importante: un segnale nazionale è più forte di tante iniziative locali, più forte per mettere insieme quei pezzi di movimento antimperialista che sono in campo ma non sono qui, (no f35 ecc.)
Il fatto che pezzi di pacifisti e della “sinistra” stia con l’intervento umanitario, il fatto che il governo italiano giochi un ruolo di primo piano nell’aggressione, ci pongono delle difficoltà, ma sono anche un’opportunità da sfruttare per fare chiarezza e riempire il vuoto: dare un contenuto ulteriore alla nostra opposizione al governo Monti, rompere il consenso sull’interventismo imperialista.
Il 27 ottre in tutto questo è un’opportunità da cogliere.

Compagno siriano

Quella che chiamano “rivolta” è una operazione a regia americana e interpreti mercenari e siriani per rovesciare un regime laico che ha realizzato la convivenza delle 27 diverse etnie presenti nel paese.
Per schierarsi dalla parte del popolo siriano, occorre capire che cosa vuole davvero il popolo siriano…
Serve anche fare azioni concrete per il popolo, invio medicinali ecc. …

Roberto (rete comunisti)

A partire dal documento abbiamo svolto due compiti: abbiamo rotto il silenzio dell’ex movimento pacifista e abbiamo affermato l’analisi del nesso tra crisi e guerra.
È stato detto che la proiezione militare è costitutiva del processo di integrazione europea, del blocco politico che si candida a dirigerla, in questo senso l’opposizione all’aggressione alla Siria ha per noi un valore strategico.
Sul 27 e il rapporto coi no-debito, credo che non ci deve interessare diventare parte dell’agenda politica altrui ma affermare noi la nostra agenda politica, in questo senso sono d’accordo con le proposte di iniziative locali e assemblea nazionale fatte.

Antonietta (red link) 

È stato difficile a suo tempo costruire a Napoli la manifestazione contro l’aggressione alla Libia e costruire poi l’assemblea nowar come rete stabile. Ma lanciare la mobilitazione sulla Siria lo è stato ancora di più. Per ben due volte abbiamo lanciato un appello nazionale. Non lo ha raccolto nessuno, tranne i compagni della Rete, perfino nostri compagni dell’assemblea nowar a Napoli ci dicevano “è presto, aspettiamo che l’aggressione cominci”.

Ora qui il punto non è tornare sull’analisi ma decidere le forme di che cosa fare qui e oggi di fronte a un intervento militare di cui il governo italiano è parte, in questo senso ci deve interessare riaggregare i pezzi di movimento, piccoli e dispersi che ci sono e anche chiarire che razza di opposizione intendono quelli che si scagliano contro la politica monetaria della Merkel, e Monti, ma non contro la guerra del governo Monti.
Ci serve un’assemblea nazionale, per stanare gli ambigui e parlare alla classe, per riprendere il filo della solidarietà con le primavere arabe, che oggi sono pesantemente represse.
Per il 27, vedo meglio un punto di agitazione ben visibile che uno spezzone dentro la manifestazione.

2 report ufficiale degli organizzatori

Cari compagni
con un pò di ritardo ma ecco il report della discussione che si è tenuta il 30 settembre, inoltre trovate i contributi dei compagni che non hanno potuto partecipare e l'appelo Giù le mani dalla Siria.
Purtroppo le mail raccolte sono andate perdute, spero che queste che ho trovate dal sito proletari comunisti, corrispondono a quelle dei compagni cge sono intervenuti all'assemblea, in  caso contrario vi chiedo di inoltrale voi .
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Report della riunione nazionale di domenica 30 settembre tenuta a Roma:”Giù le mani dalla Siria”.

Alcune  decine di compagni provenienti da tutta Italia hanno partecipato alla riunione nazionale del 30 ottobre convocata a Roma dalla Rete dei Comunisti per dare seguito all’appello giù le mani dalla Siria.
Altre realtà  di Parma, Napoli, Torino, Modena, Pisa, e dalla Sardegna  non sono potute essere presenti ma hanno confermato il proprio interesse  a proseguire la mobilitazione nello spirito dell’Appello sottoscritto “Giù le mani dalla Siria.”
I compagni di Modena ed i compagni dell’International Solidarity Movement hanno mandato i loro saluti e i loro contributi scritti, che alleghiamo e di cui sono stati letti alcuni passaggi significativi subito dopo la relazione introduttiva.
Erano presenti i compagni del Comitato contro la guerra di Milano, dell’Associazione la Casa Rossa di Milano,della Rete No War, del sito Sibialira, del PdCI, del Forum Palestina, del Comitato con la Palestina nel cuore, del Comitato non dimenticare la NAkba, del comitato Palestina Bologna, della Rete dei Comunisti, di RedLink, di Proletari Comunisti, di Lotta e unità, di Convergenza delle Culture, del Movimento Umanista, del GAP Parma, del Collettivo Militant, e di Alternativa .
Aprendo i lavori la RdC ha sottolineato l’esigenza  di un confronto ampio con i compagni che hanno  sottoscritto e sostenuto l’appello  e con le altre realtà  interessate.
Un confronto e una valutazione politica complessiva sullo scenario che dalla Libia ieri,  alla Siria oggi,  ha visto le potenze imperialiste e le petro- monarchie  trasformare il mediterraneo in un teatro di  competizione economica e militare a danno dei popoli dell’area.
Al secondo punto dell’ordine del giorno è stato richiamato il bilancio dell’azione svolta, delle iniziative sin qui fatte e una valutazione su come dare corso alla mobilitazione contro l’aggressione alla Siria e quali settori coinvolgere.
La riunione in maniera unanime ha condannato la presenza dei fascisti e delle organizzazioni come Eurasia, Stato e Potenza nelle mobilitazioni contro la guerra alla Siria. Queste organizzazioni vanno tenute fuori dal movimento antimperialista e contro la guerra.
Si tratta di uno operazione di infiltrazione che trova terreno fertile proprio grazie alla deriva di quella parte sinistra che ha scelto di sposare la tesi dell’inevitabilità umanitaria, ma su questo punto più di un compagno ha sottolineato che siamo chiamati al riempire con la nostra azione questo spazio politico.
Il  bilancio del lavoro fatto sin qui è, a detta di tutti, positivo.  I compagni nelle diverse città hanno costruito decine di assemblee, sit in, oltre ad avere aperto un lavoro importante e significativo anche sul fronte dell’informazione. A tutto questo va aggiunto che l’appello Giù le mani dalla Siria, ha avuto il merito di coagulare molti compagni, associazioni, organizzazioni e partiti. Abbiamo  tenuto  il punto, mentre la campagna a favore dell’intervento militare in Libia e della destabilizzazione della Siria, era sostenuta con la consueta e pervasiva campagna mediatica che accompagna le guerre umanitarie della NATO,  ed è riuscita a fare  ulteriormente  breccia nei settori della sinistra, nei movimenti e  tra la solidarietà con il popolo palestinese.
Una deriva favorita dalla sopravvalutazione delle rivolte arabe, dove al contrario le istanze di emancipazione hanno lasciato il campo all’egemonia dell’islam politico moderato e filo occidentale, mettendo in luce la presenza di un alleanza o insieme di interessi che mira normalizzare il mediterraneo a scapito dei popoli arabi compreso quello palestinese.
Un mediterraneo tutt’altro che pacificato come mostrano le rivolte anti occidentali, gli attacchi all’UNIFIL, agli USA in Libia e le proteste e gli scioperi in Tunisia ed Egitto.
Come nel passato la nostra azione contro la guerra, hanno ribadito i compagni, deve essere un azione di solidarietà con i popoli in lotta nel mediterraneo.
I diversi interventi hanno sottolineato che l’oggettiva difficoltà che si sta riscontrando nella mobilitazione contro la guerra imperialista, non toglie ma aggiunge responsabilità a quanti sostengono un punto di vista antimperialista di classe e ai pacifisti più coerenti.
Piuttosto è necessario calibrare le iniziative, approfondire il dibattito, coinvolgere settori più ampi e denunciare il nesso tra la crescente tendenza alla guerra e l’incedere della crisi sistemica.
I questo senso si è deciso di essere presenti con modalità da concordare alla manifestazione nazionale “No Monti Day “del 27 ottobre a Roma, si è pensato ad un volantino che prenda spunto dall’appello o ad uno striscione posizionato lungo il percorso.
Più di un compagno ha sottolineato la necessità di approfondire la critica alla guerra e alla politica interventista del Governo Monti, che sostiene la rivolta armata e boicotta il popolo siriano. Le dichiarazioni a favore della no fly zone del Ministro Terzi sono tanto più gravi in ragione della fortissima presenza di basi NATO nella penisola italiana. Denunciare il solo imperialismo statunitense e non cogliere e il ruolo e  l’azione aggressiva dell’Unione Europea e dell’Italia, è una colpevole reticenza.
La riunione si è conclusa assumendo la proposta di convocare una assemblea nazionale sulla base dell’appello Giù le mani dalla Siria. Si è deciso di tenere l’assemblea a Roma nella seconda metà di Novembre, per seguire il risultato delle elezioni statunitensi, che avranno quale che sia l’esito un riflesso sulla politica internazionale, facendola precedere da una settimana di iniziative locali da inserire in una più ampia mobilitazione nazionale che crei la necessaria attenzione intorno al meeting  di  Roma. Le diverse realtà sceglieranno sulla base delle proprie specificità le modalità delle iniziative, mettendone a conoscenza i compagni delle altre situazioni così da costruire un calendario delle iniziative e darne notizia sui siti e alla stampa.
L’assemblea nazionale è un appuntamento  sulla cui importanza tutti i compagni hanno convenuto, si tratta di dare corpo e voce alle migliaia di compagni e sinceri pacifisti che non si rassegnano alle deriva  e alla subalternità alle politiche imperialiste, a partire dalle guerre di rapina contro i popoli del mediterraneo.
Riassumendo le decisioni prese sono :
1) la presenza alla manifestazione del 27 ottobre in modi e forme da concordare
2) la costruzione di iniziative locali nella seconda o terza  settimana di novembre ( la prima settimana è impegnata dalle festività dei morti)
3) l’assemblea nazionale orientativamente per il 25 novembre (prima settimana utile dopo le elezioni USA del 16 novembre)
Opporsi alla guerra ai popoli del mediterraneo è giusto e necessario !
3 la valutazione finale di proletari comunisti

L'incontro sull'intervento imperialista in Siria organizzato dalla Rete dei Comunisti è un passo in avanti verso mobilitazioni più incisive che la contrastino. Un passo in avanti per superare le difficoltà in termini di partecipazione e di incisività che il movimento antimperialista sta attraversando un pò dovunque e che ci trasciniamo dalla guerra imperialista in Libia.
Il protagonismo della borghesia imperialista italiana, oggi rappresentato dal governo Monti, nella collusione/contesa tra i diversi stati imperialisti, non può che ricercare necessariamente il consenso di massa e questo lo ha sempre fatto con tutti i governi, sia di destra che di sinistra, con l'irrigidimentazione dell'informazione, con l'appoggio parlamentare e sindacale. Oggi la falsa sinistra, i "pacifisti con l'elemetto", i troskisti sono apertamente schierati per l'intervento e quindi liberano il nostro campo, quello della coerente lotta alla guerra imperialista, e per noi è un'opportunità. L'intervento è già in atto nelle forme di aiuti all'opposizione filo imperialista e per il ruolo attivo della Turchia.
Occorre accumulare forze che arrivino a promuovere iniziative a livello nazionale perchè solo così è possibile colpire il consenso al governo dei tecnici del Capitale, denunciare e mobilitare.
Il piano proposto dall'assemblea di Roma nelle conclusioni è una settimana di mobilitazione per fine ottobre, primi di novembre, che porti ad una nuova assemblea nazionale e partecipazione con volantinaggio/striscione al No Monti day del 27. Le elezioni USA saranno importanti perchè incideranno sulle forme dell'intervento.
Ma su almeno due punti è necessario essere chiari: nessun sostegno al regime di Assad che non è mai stato antimperialista e nessun appoggio, tantomeno, all'opposizione siriana filo imperialista. La nostra solidarietà va al popolo della Siria.
Nessuna illusione che l'esercizio del "lobbyng" sull'Onu possa mettere i bastoni tra le ruote agli imperialisti: come sempre il suo ruolo è quello di copertura agli interventi militari mascherati da "umanitari".
Se condividiamo il giudizio sul ruolo di protagonismo attivo del governo Monti-Terzi il nostro contributo dev'essere centrato sulla denuncia/smascheramento/mobilitazione contro questo governo, minare la sua ricerca del consenso e legare le scelte di guerra alle questioni sociali sul modello dei vari comitati popolari contro gli F35, contro le basi, la rete no war. Dobbiamo fare schierare i lavoratori con mozioni, con iniziative nei luoghi di lavoro.
Inoltre, l'esigenza di fare controinformazione ci deve portare nelle piazze perchè è proprio l'iniziativa stessa che è controinformazione.
Per concludere, l'assemblea di Roma ha il merito di mettere assieme alcune realtà che si sono mobilitate contro l'aggressione imperialista alla Siria e proporre un lavoro comune in direzione di una mobilitazione nazionale. Un segnale positivo per fare uscire dalle difficoltà il movimento d'opposizione alla guerra.
Ma non si può chiudere gli occhi davanti ai colpi poderosi che le guerre popolari stanno dando all’imperialismo, come quella in corso in India: una rivoluzione diretta da un partito comunista maoista, un nuovo internazionalismo proletario che si fa strada a livello mondiale. Questo sostegno internazionalista alla guerra popolare in India è stato da noi propagandato con i materiali e le locandine per la campagna per la Conferenza di Amurgo di novembre.




 

pc 3-4 ottobre - sbirri assassini - La 'superperizia' conferma: Stefano Cucchi fu pestato


Scoperte sul corpo di Stefano Cucchi varie fratture alla colonna vertebrale. I tecnici confermano finalmente quanto la famiglia e l'avvocato denunciano da tempo: il giovane romano fu pestato. Da chi?


Ci sono voluti anni di denunce, manifestazioni, appelli, ma alla fine anche i periti hanno confermato quanto la famiglia di Stefano Cucchi aveva denunciato inascoltata fin da quando il ‘repartino’ dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma aveva restituito il corpo senza vita del giovane romano.

Bastava guardare il cadavere straziato del ragazzo arrestato pochi giorni prima per spaccio per capire che contro di lui qualcuno si era accanito con un pestaggio in piena regola. I segni delle botte erano più che evidenti. Eppure affinché anche la magistratura ne prendesse atto la famiglia e i legali hanno dovuto combattere una dura battaglia, approdata ieri ad un prima ma importante risultato.

Sul corpo di Stefano Cucchi - morto il 21 ottobre del 2009 e sottoposto nelle scorse settimane ad una nuova ‘superperizia’ ordinata dalla Corte d’Assise di Roma - sono state riscontrate quattro fratture, delle quali tre recenti e compatibili con dei calci.

Grazie ad una tac e ad altre analisi, i tecnici dell’istituto di Medicina Legale dell'Università degli studi di Milano nominati dalla Corte d'assise di Roma, hanno riscontrato in particolare varie lesioni gravi nella parte bassa della colonna vertebrale del 31enne romano: due fratture della vertebra L3 – una vecchia e una recente – ed un’altra sulla L4, quest’ultima mai emersa durante le evidentemente perizie superficiali realizzate finora. Sui risultati della nuova perizia non ci sono state polemiche, come era accaduto in passato. Alla riunione sull’inchiesta si sono trovati d’accordo sull’interpretazione sia i periti nominati dal giudice, sia i consulenti di parte e i legali della famiglia Cucchi.

L’avvocato Fabio Anselmo e la famiglia si dicono ora soddisfatti, ma anche amareggiati per il fatto che per dimostrare tecnicamente ciò che era da subito sembrato evidente ci siano voluti anni e così tanta fatica, evidentemente per bypassare tentativi diretti e indiretti di boicottare e depistare un’indagine che a questo punto dovrà individuare – e punire – i responsabili del pestaggio. "Sono molto triste" ha detto Ilaria Cucchi, "i nuovi esami ci dicono quanto possa aver sofferto Stefano: i pm riflettano o forse diranno che quelle fratture mio fratello se l'è procurate dopo la morte?". "Quanto sta emergendo", continua, "rende sempre più chiaro che, come ripetiamo da sempre, il pestaggio sul corpo minuto di Stefano è stato determinante per la sua morte, un'evidenza che si tenta di negare con energia e ogni mezzo, tanto che siamo costretti a divulgare via via le notizie sul procedimento giudiziario anche per evitare che si continui a gettare fango fino ad adombrare la nostra onestà". Ilaria Cucchi punta il dito sui consulenti della Procura, in particolare il professor Paolo Arbarello: "Si erano prodigati a sostenere che mio fratello sarebbe morto anche a casa sua e non certo in seguito a un'aggressione, ma alla fine si è scoperto che la lesione sulla quale avevano eseguito i loro esami era quella sbagliata perché vecchia di sei anni; non riesco a crederci".
La prossima udienza del processo che vede imputati alcuni sanitari e alcune guardie penitenziarie è prevista per il 17 ottobre nel'aula bunker del carcere di Rebibbia. C'è da sperare che i risultati della nuova perizia imprimano una svolta e permettano l'individuazione finalmente l'individuazione dei responsabili della morte di Stefano Cucchi.

pc 3-4 ottobre - Ilva - taranto .. ma dove li trova i soldi l'USB - dal blog tarantocontro.blogspot.com

 

MA DOVE LI TROVA I SOLDI L'USB?

Siamo "sinceramente ammirati" dalla capacità dell'Usb di passare in pochissimo tempo dall'inesistenza in Ilva, e a Taranto in generale, a una immagine di presenza all'Ilva, che dovrebbe fare invidia anche ai sindacati confederali (che sicuramente i soldi per farsi propaganda ce l'hanno).
Neanche qualche giorno fa, grazie all'"acquisto" dell'ex delegato Fiom, ex rappresentante della Fim-cisl, Francesco Rizzo, l'Usb aveva proclamato la sua presenza all'Ilva e già vediamo mega spot sui giornali locali - per capirci machettone che prendono mezza pagina, pure a colori, che costano centinaia e centinaia di euro ognuna.
Non solo, ha anche affittato la sala di un hotel... A quando i mega manifesti per strada?
Della serie: con i soldi si arriva a tutto.... Anche a mostrare da un giorno all'altro una presenza in fabbrica che nei fatti non c'è, e che possiamo ben dire: si sta comprando con i soldi veri...

Questa disponibilità finanziaria, questi larghi cordoni della borsa potranno convincere qualcuno, anche qualcuno che oggi dice "basta con i sindacati", "basta con le bandiere", salvo poi comprarsi tanto di bandiera dell'Usb, ma non potrà cambiare la situazione del vuoto del sindacato di classe all'Ilva per la massa degli operai. L'Usb aspira evidentemente a mettersi in concorrenza e usando gli stessi sistemi dei sindacati confederali.

Gli operai non hanno bisogno di un quarto sindacatino che si compra la sua esistenza, hanno bisogno di riprendere nelle proprie mani l'organizzazione sindacale. E, sicuramente, gli operai che con fatica lavorano per questo - come gli operai dello slai cobas Ilva - non hanno certo tutti questi soldi, nè possono pagarsi "ex delegati"; ma hanno cuore e cervello...


Taranto, 04/10/2012
Park Hotel Mar Grande, viale Virgilio 90 - dalle ore 10.00 alle 14.00
L’Unione Sindacale di Base indice per il prossimo 6 ottobre un'Assemblea pubblica a Taranto sull'ILVA. L'Assemblea si svolgerà presso il Park Hotel Mar Grande di Taranto, in Viale Virgilio 90,  dalle ore 10.00 alle 14.00.
Introdurrà i lavori dell'Assemblea Francesco Rizzo, lavoratore dell'ILVA e componente il Coordinamento provinciale USB Lavoro Privato di Taranto. Tra gli interventi quello di Gabriele Buttinelli, ricercatore sanità pubblica. Concluderà Paolo Sabatini dell'Esecutivo nazionale USB.
Sono invitati i lavoratori dell'ILVA, i cittadini di Taranto, le istituzioni, le forze politiche e sociali, le associazioni ed i comitati.

L’USB annuncia in pompa magna nel suo sito e con un volantinaggio alla fabbrica la sua nascita all’Ilva di Taranto e l'iscrizione ad esso di Francesco Rizzo, ex delegato e distaccato Fiom ed ex iscritto Fim-Cisl.

All'Iva, dove c'è bisogno di organizzare un vero sindacato ma di classe e in mano agli operai – e lo slai cobas per il sindacato di classe per questo si batte non certo per fare un 4° sindacatino – non si vede proprio il bisogno di un altra sigla che aumenta solo confusione e divisione tra gli operai.

All’Ilva la corruzione del sindacato confederale e la disgregazione della Fiom sedimentano una serie di ‘sindacalisti’ che di volta in volta entrano in contrasto con le segreterie e che con stile personalista si ritengono depositari di pacchetti di tessere da portare al miglior offerente.
Un esempio, purtroppo, di questo è proprio Francesco Rizzo, recentemente approdato all’USB in questi giorni – per quanto tempo non sappiamo, vista la rapidità con cui Rizzo cambia casacca recentemente.
E’ vero che Rizzo è stata un’avanguardia effettiva della Fiom e insieme all’altro operaio, delegato Battista, ha subito nel passato un tentativo di licenziamento per la sua attività sulla sicurezza.
Ma dopo questa vicenda, la Fiom, diretta da Fiusco, cerca di risolvere il problema a Riva; da un lato Battista viene trasferito a far la guardia alle barche e quindi mobbizzato, dall’altro Rizzo viene promosso come ‘distaccato’ al sindacato, cosa che fa per anni, continuando blandamente il suo impegno sulla sicurezza ma contrastando attivamente il tentativo di organizzazione dei cobas e dei comitati di lavoratori.
Quando il “distacco” viene in seguito revocato dalla Fiom e Rizzo rientra in fabbrica, ridiventa attivo dissidente nella Fiom e ne scopre improvvisamente tutti gli “altarini”, ma questo lo fa con uno stile che non punta ad organizzare i lavoratori alla base e farli protagonisti della lotta, ma con il loro uso come ‘pacchetto di tessere’.
Nella vicenda “cambio tuta” e raccolta firme in massa degli operai per l'entrata dello slai cobas in fabbrica, Rizzo si fa sostenitore dell’azione dello Slai cobas, che però subito chiarisce che apprezza il suo impegno ma non vogliamo logiche personaliste o da “pacchetti di tessere”.
Ma quando sembra che Rizzo debba concretamente dare un apporto all’organizzazione dello Slai cobas in Ilva, Rizzo si tira improvvisamente indietro, dice che ha famiglia, dice che teme che con l’espulsione dalla Fiom (che non era avvenuta) potrebbe essere licenziato; e, quindi, decide, per avere una copertura sindacale, di passare alla Fim-Cisl, sindacato nettamente schierato come servo di padron Riva in fabbrica. Anzi Rizzo fa di più, pilota l’adesione del famoso “pacchetto di tessere”, e permette che la Fim-Cisl nazionale - come adesso fa l’USB – si vanti di questo passaggio come attacco e disgregazione della Fiom. Bentivogli emette comunicati stampa, fa conferenze stampa su questo. Rizzo si presta a questa oscena campagna dando un solido manforte politico dicendo che la Fiom è un “sindacato comunista”, “in mano a Rifondazione comunista”, che “usa metodi stalinisti” e che “finalmente nella Fim ha trovato la vera democrazia” (!?).
Lo Slai cobas denuncia subito questo trasformismo e opportunismo che azzera gli aspetti positivi della battaglia che Rizzo aveva fatto in passato, disorienta, indebolisce gli operai che guardano a lui.

Quindi Rizzo, ora, non viene dalla Fiom – come dice il comunicato dell’USB – ma viene dalla Cisl. E' la Fim Cisl, che dopo aver visto Rizzo in mezzo ai contestatori dell'Apercar' il 2 agosto, timorosa di quello che sta succedendo, sospende Rizzo.
E’ in questo contesto che c'è l’ultimo ‘salto della quaglia’ di Rizzo, quello strombazzato da USB.

Questo della Usb un metodo che all’Ilva di Taranto non è neanche nuovo, lo usano i sindacati autonomi, impegnati in pratiche da patronato, lo usa da anni la CUB che dichiara di avere centinaia e centinaia di iscritti all’Ilva che nessuno ha mai conosciuto. L’USB è l’ultima arrivata a questo teatrino dei pupi.
L’USB ha lo stile del sindacato parassita in fabbrica. Quando c’è una lotta approfitta delle difficoltà che gli operai hanno nella costruzione del sindacato di classe, recupera qualche emarginato (Rizzo nelle ultime elezioni Rsu quando stava ancora con la Fiom ha preso 12 voti...), e lo vende per presenza in fabbrica. Lo ha fatto anche alla Sata di Melfi, come alla Dalmine di Bergamo.
Questo è uno dei problemi che ha il sindacalismo di base e di classe nelle fabbriche, non solo a Taranto ma a livello nazionale, in cui l’USB non è la soluzione ma è parte del problema.

La battaglia per il sindacato di classe all’Ilva si chiama Slai cobas, questo è ben noto a padron Riva e al sindacalismo confederale che fanno una guerra spietata all'avanzamento dello Slai cobas in fabbrica: con non riconoscimento delle deleghe e di ogni diritto sindacale, con campagne quotidiane di persecuzione di lavoratori che ad esso aderiscono, con denunce sistematiche da parte dei dirigenti sindacali corrotti, quali Palombella, Fiusco, ecc., per “diffamazione”, fino al processo per “Riva assassino!” intentato da padron Riva in persona.
L’obiettivo di tutti è impedire al presenza dello Slai cobas. Ai padroni, al sindacalismo confederale tutti vanno bene tranne lo Slai cobas. E ora, ultimo arrivato, ci si mette anche il piccolo fastidio dell'Usb.

pc 3-4 ottobre - a scuola da marchionne .. non ci vogliamo andare - da napoli CAU

A scuola da Marchionne: ecco come il MIUR punta sui giovani


Ormai siamo ad uno stadio avanzato: "non c'è trucco, non c'è inganno", ma non c'è nemmeno un illusionista. La notizia scovata qualche giorno fa su Il Tempo è paradigmatica nella sua autentica brutalità. La FIAT lancia, con la collaborazione del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, il progetto "FIAT likes U": "Fiat mette a disposizione un servizio di car sharing gratuito e accessibile online; 8 borse di studio da 5.000 euro per tesi di laurea legate al mondo automotive e 8 stage retribuiti in azienda, oltre a promozioni speciali per gli universitari che acquisteranno una vettura Fiat a tassi super agevolati per i laureati con lode".
Marchionne, come sempre, si dimostra all'avanguardia e, a braccetto con Profumo, si sarà fatto grasse risate ripensando ai tempi in cui ancora cercavano modi per introdurre privati nel CdA delle università. In questo caso, forse per vivacizzare, hanno pensato di fare il contrario: far entrare l'università nell'azienda, mettendo quest’ultima in condizione di poter selezionare ed estrarre dal mucchio di studenti di 8 atenei italiani, quelli più adatti alle loro esigenze, inquadrarli, fideizzarli, e accompagnarli nel meraviglioso mondo Fiat. Le borse di studio, infatti, saranno assegnate ai "più bravi" tra quelli che faranno una tesi sul settore automobilistico, secondo uno scambio mercantile tra studente ed azienda. Puoi comprare la borsa di studio vendendogli la tua tesi, puoi avere promozioni speciali in omaggio se compri un'auto e meritarti tassi super agevolati se sei talmente bravo da preparagli una tesi, e quindi un potenziale avanzamento, da 110 e lode.

Ma in che direzione stiamo andando?
Stiamo viaggiando verso gli Usa e verso le università costruite direttamente dalle grandi aziende? Pensiamo di no: ci sembra, piuttosto, che si tenda a perfezionare il sistema che prevede università pubbliche, ma che rispondano nel modo più preciso possibile alle esigenze delle aziende, che si preoccupino di fornire facilmente e soprattutto GRATUITAMENTE a queste ultime manodopera docile, sottopagata e che, soprattutto, non dimostrerà problemi nell’identificare i propri interessi e quelli della collettività con quelli dell’azienda.

E in che cornice si inquadra questo progetto "Fiat likes U"? Da un lato abbiamo l'onnipresente "meritocrazia" servitaci in tutte le salse, vero e proprio punto cardine attorno al quale, ormai da anni, si costruisce la cornice ideologica indispensabile per sferrare attacchi ogni volta più duri e decisi ad un’università che è sempre meno luogo di formazione libera, critica ed accessibile a tutti. La retorica del merito, della competitività, dell’arrivismo esasperato, che ormai permea completamente i discorsi dei media mainstream e dei nostri politici,  si è dimostrata non essere altro che la maschera dietro la quale si cela la santificazione della legge del più forte in una società in cui, mentre scompaiono diritti, tutele e servizi sociali, le differenze di classe si rendono ogni giorno più evidenti, spietate ed impossibili da tenere nascoste. Dall'altro lato abbiamo l'altrettanto onnipresente "produttività" tirata in ballo di recente proprio in un'intervista in cui Monti si è espresso sulla dannosità dello Statuto dei lavoratori. Ed ecco il vero contatto tra mondo della formazione e quello del lavoro! Il connubio meritocrazia-produttività secondo cui i tuoi diritti non sono più "universali", ma vanno meritati, anzi comprati e secondo cui per poter essere studente prima e lavoratore modello poi, devi essere disciplinato, disposto a farti sfruttare di più e rinunciare ai tuoi diritti. Meritocrazia e produttività altro non sono che due facce della stessa medaglia: quella dello sfruttamento che non si pone limiti perché risponde semplicemente al paradigma della “crescita”, ossia del profitto a tutti i costi. Un esempio concreto e di cui si sta parlando in questi giorni, è il caso della FIAT in Serbia: turni massacranti, stipendi da fame, contratti che violano la legge serba sul lavoro e che, a prescindere da questo, annullano la dignità dei lavoratori.

Non è la prima volta in cui ci troviamo a dire che Marchionne "fa scuola": è stato sempre considerato un’avanguardia del padronato che avvicina il capitalismo made in Italy a quello nord europeo e statunitense, e così si è dimostrato. Non ci aspettavamo, però, di doverla prendere alla lettera e di doverci recare da lui per la tesi di laure

pc 3-4 ottobre - napoli con la palestina a sostegno della estelle


pc 3-4 ottobre - all'ilva di taranto tutti i nodi vengono al pettine ma ci sono due linee per affrontarli

1°fatto
L'INCIDENTE NEL REPARTO SOTTO SEQUESTRO

Un operaio dell'Ilva, Giuseppe Raho di 34 anni, ha subito ustioni di primo grado in seguito allo scoppio
delle scorie incandescenti di un contenitore denominato 'paiola', all'interno del reparto Grf (Gestione rottami ferrosi), uno di quelli sottoposti a sequestro dalla magistratura. Lo scoppio è avvenuto in un reparto dove la pulizia dalle scorie di convertitori e siviere avviene utilizzando martelli pneumatici particolari con i quali gli operatori frantumano le scorie che, durante il processo di lavorazione, si solidificano all'interno dei grandi contenitori usati nel ciclo siderurgico.E' successo che un blocco di ghisa solidificato solo in parte è caduto
durante le operazioni in una pozza d'acqua rimasta sul selciato che per prassi viene bagnato in continuazione. L'uomo, investito dalle scorie mentre era a bordo di una escavatrice (i frammenti hanno rotto i vetri del mezzo), è stato soccorso e medicato nell'infermeria dello stabilimento. Le sue condizioni non sarebbero gravi, ha una prognosi di otto giorni per ustioni al torace e al polso. Nel reparto Grf, secondo fonti sindacali, era in corso un'operazione di svuotamento del grosso contenitore (la paiola) delle scorie prodotte dall'Acciaieria 2 nei processi di formazione delle bramme. Le scorie sono scoppiate a contatto con il terreno umido, schizzando in varie direzioni.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe Ilva denuncia come  le condizioni di sicurezza dei reparti - compresi quelli sequestrati - restano gravi e che l'attuale contesa che mette a rischio di chiusura la fabbrica oscura lo
scontro necessario in fabbrica sui singoli problemi che toccano la sicurezza e la condizione dei lavoratori.
Gli aziendalisti sono schierati con Riva e quindi minimizzano i problemi di sicurezza esistenti in fabbrica, mettondovi la sordina. -Il Comitato liberi e pesanti fa molta denuncia dell'inquinamento e di Riva ma diserta lo scontro reale in fabbrica contro padron Riva, scontro che domanda un sindacato di classe, di cui solo la linea dello slai cobas è strumento e garanzia, dato che esso conduce da sempre questo scontro sia pure con poca forza all'interno e fronteggiando l'azione congiunta di padron Riva, sindacati e opportunisti volta a isolarlo e a ridimensionarne il peso e la presenza.

2°fatto
IN AULA PER OMICIDIO COLPOSO -
A Taranto, nelle aule del tribunale, il via al processo che ha acceso la luce sulla scomparsa di lavoratori che
avrebbero contratto malattie letali per il contatto con l'amianto. Alla sbarra 29 imputati chiamati a rispondere della malattia professionale che ha stroncato le vite di 15 lavoratori. Nell'elenco degli imputati ci sono
Emilio Riva che benché non sia più presidente operativo del gruppo ne resta tuttavia il massimo rappresentante, suo figlio Fabio, il direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, e poi i diversi dirigenti che hanno gestito il passaggio del siderurgico dalla gestione pubblica (Finsider
e Partecipazioni Statali) a quella privata, avvenuta nel 1995 con la vendita dell'Ilva a Riva da parte dell'Iri. Tra i rinviati a giudizio c'è anche Giorgio Zappa, già direttore generale di Finmeccanica, in forza all'Ilva
pubblica dal 1988 al 1993 quale vice prima e direttore generale poi. Per tutti gli imputati è stato ipotizzato il disastro colposo e l'omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro.
LE ACCUSE - I dirigenti dello stabilmento, si legge negli atti d'accusa, "omettevano nell'esercizio ovvero nella direzione dell'impresa, nell'ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, di adottare cautele che secondo l'esperienza e la tecnica sarebbero state necessarie a tutelare l'integrità fisica dei prestatori di lavoro, in particolare impianti di aspirazione nonché sistemi di abbattimenti delle polveri-fibre contenenti amianto idonei a salvaguardare l'ambiente di lavoro dall'aggressione del suddetto materiale cancerogeno, nonché omettevano di far eseguire in luoghi separati le lavorazioni afferenti al rischio di inalazione delle polveri-fibre di amianto, unitamente ad altre adeguate misure di prevenzione ambientali e personali atte a ridurre la concentrazione e la diffusione delle polveri-fibre di amianto generatesi durante le lavorazioni a tutela dei
lavoratori dipendenti dello stabilimento Ilva ripetutamente esposti ad amianto durante lo svolgimento di attività lavorative".

Questo importante procedimento che finalmente giunge a processo, iniziato da
un giudice oggi morto, il giud. Pesiri, ha visto lo Slai cobas per il sindacato di classe e l'Ispettorato del lavoro collaborare attivamente all'inchiesta nell'individuazione dei responsabili. E' un processo giusto perchè mette sotto accusa tutto l'establishment del siderurgico, quando era a partecipazione statale, come quando dal '95 esso è divenuto proprietà di Riva, tutti i morti di amianto e le malattie professionali ad esso connesse sono originate nel periodo precedente a Riva anche se la presenza di amianto in Ilva è continuata anche nel periodo di Riva.

3°fatto
OK DEL SENATO, BONIFICHE PER LEGGE
Il Senato, con 247 sì e 20 no, ha approvato in via definitiva il decreto sull' Ilva. Il provvedimento che reca disposizioni urgenti per il risanamento ambientale e la riqualificazione del territorio di Taranto, è convertito definitivamente in legge. Solo la Lega ha votato contro. In ballo ci sono 396 milioni di euro, 120 dei quali messi a disposizione dalla Regione Puglia. Il maxi stanziamento è previsto per una serie di interventi di bonifica nella disastrata area tarantina, ma anche per spingere il rilancio industriale con particolare attenzione allo sviluppo del porto mercantile.

Questo provvedimento è un vero bluff di governo, Regione, enti locali e sindacati confederali, dato che la cifra è assolutamente truccata e insufficiente. Truccata perchè include 196 milioni di euro stanziati per il
porto, che quindi non c'entrano nulla con l'Ilva e l'emergenza ambientale e le bonifiche.

GLI OPERAI SCENDONO DAI CAMINI - Gli operai dell'Ilva che da otto giorni protestavano sulCamino E312 e sull'Altoforno 5, a sessanta metri di altezza, hanno sospeso l'agitazione dopo un incontro con il prefetto di Taranto, Claudio Sammartino, avvenuto ai piedi del Camino. "E' stato un incontro molto proficuo - ha detto uno di loro Michelangelo Campo - e il prefetto ha detto che si farà portavoce delle nostre istanze con gli altri organi istituzionali". All'incontro ha partecipato anche il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante.

Finalmente, questa protesta è stata sempre sotto l'egida degli aziendalisti e si è svolta con il sostegno dell'entourage aziendale.Queste proteste non sono quelle giuste in questa fase.
Servono scioperi unitari e blocchi della fabbrica e della città per difendere realmente lavoro e salute.

LA NUOVA DENUNCIA
Ma non è tutto. E' stata depositata oggi alla cancelleria penale del tribunale di Taranto la prima denuncia con la richiesta di contestazione del reato di omicidio volontario con dolo eventuale nei confronti dei legali rappresentanti dell'Ilva già coinvolti nell'inchiesta per disastro ambientale. A presentarla è stato l'avvocato
Giuseppe Lecce del foro di Taranto, per conto della figlia di un ex dipendente comunale che ha lavorato con mansioni da giardiniere per 30 anni in un vivaio in contrada 'Taranto Croce' (nei pressi dell'ex ospedale
Testa), ed è morto nel 2006 a causa di un melanoma. Si tratta dello stesso legale che guida la class action dei cittadini

Si tratta in realtà di un'azione pubblicitaria e di sciacallaggio da parte dell'avvocato.
Lo Slai cobas sta sollecitando la Rete per la sicurezza ad assumere un impegno giudiziario e di mobilitazione per la costituzione di parte civile e le cause di risarcimento necessarie agli operai e ai cittadini di Tamburi e
nei prossimi giorni proporrà la sua iniziativa autorganizzata e di massa sull'argomento, prendendo ad esempio le cause Thyssen ed Eternit a cui abbiamo attivamente partecipato.

(03 ottobre 2012)