sabato 29 settembre 2012

pc 29 settembre - CHIAREZZA SUL RICATTO PRODUTTIVO DI FERRANTE/ILVA

IL NO OPERAIO ALLA CHIUSURA DELL’ILVA E IL RICATTO PRODUTTIVO DI FERRANTE SONO DUE COSE OPPOSTE, E SERVONO INTERESSI OPPOSTI.

Ferrante pone la continuità della produzione come condizione assolutamente necessaria e indispensabile per mettere altri soldi per la messa a norma dell’area a caldo. Il discorso che sorregge questo è spudoratamente padronale, i capitalisti, in questo caso padron Riva, non si preoccupano di nascondere i loro reali intenti.
Dice Ferrante: l'azienda deve fare profitti, altri profitti, se volete che metto soldi in più; quindi, o voi me li lasciate fare mantenendo sostanzialmente la stessa produzione o niente soldi.
Che questa sia la maledetta logica padronale, è purtroppo scontato fino a che il sistema capitalista, in cui la produzione è sociale e gli utili frutto del lavoro degli operai sono invece privati, non viene rovesciato; ma essa, sostenuta a spada tratta dai dirigenti, capi, tecnici dell'Ilva, non può essere assunta come legittima giustificazione anche da settori di lavoratori.

La realtà è che questa politica se è “logica” per i padroni, è una mazzata sui piedi per gli operai.
Primo, perché è dai miliardi di profitti fatti in tutti questi anni che Riva deve prendere i soldi per la messa a norma. Per dirla banale: a vecchia omessa messa a norma, a vecchi interventi da fare e non fatti, a palese violazioni in tutti questi anni di norme sulla sicurezza e l’ambiente, deve corrispondere l’impiego di “vecchi” utili, di profitti già fatti, grazie allo sfruttamento operaio e anche, in misura rilevante, grazie ai tagli ai costi sulla sicurezza, e quindi ai miliardi risparmiati.
Non stiamo di fronte a un padroncino di un’officina che per tirare avanti e fare degli investimenti deve prima incassare, ma ad un padrone che anche nel periodo di crisi, dal 2008 ad oggi, ha continuato a fare profitti, ad allargare le sue attività a livello mondiale, a spingere al massimo la produzione (tenuta solo per brevi periodi ferma, ma unicamente perché Riva non voleva abbassare i i prezzi del suo acciaio sul mercato).
Secondo, accettare questa politica padronale, vuol dire stare sempre sotto ricatto, senza alcuna certezza di interventi e tempi di bonifica; ogni problema di mercato, ogni momentanea riduzione dei profitti, potrà essere usata da Riva per procrastinare i lavori per la messa a norma o attuare solo interventi tampone. D'altra parte l'uscita dei giorni scorsi di Ferrante su nuove perizie “scientifiche” (celermente commissionate dall'Ilva) che dimostrerebbero che a Taranto non ci sarebbe nessuna “emergenza ambientale” - e quindi, nessuna urgenza degli interventi prescritti dal gp - è un ulteriore esempio che Riva cercherà ogni cosa per non uscire i soldi che servono.
Terzo, Riva è già condannato per le malattie, le morti che ha provocato, dal '95 ad oggi. Ferrante con le sue dichiarazioni, questo, piccolo particolare, lo nasconde, come nasconde che vi è un'inchiesta parallela sulla corruzione che ha accompagnato l'attività di inquinamento dell'Ilva. Chi ha già violato, chi ha fatto azioni criminose, e ne ha goduto in termini anche economici in questi anni, deve pagare!.
E’ come se ad un ladro che deve restituire ciò che ha rubato, gli si consenta di continuare a rubare per fare i soldi necessari alla restituzione del malloppo.
Terzo, dire che l’azienda deve produrre per fare i soldi da investire nella massa a norma, è di fatto dichiarare da parte di padron Riva per i prossimi anni un supersfruttamento degli operai; perché è come dire che gli operai dovranno lavorare al doppio, per consentire all’Ilva di mantenere i sui mercati ma anche di fare più utili per impegnarne una parte per la salute e l’ambiente.
E tutti sappiamo che più sfruttamento, soprattutto e comunque in una fabbrica siderurgica, significa più rischio per la sicurezza degli operai, più lavoro, più rischio per la salute.

Quando gli operai, e noi con loro, dicono che l’Ilva non deve chiudere, che gli impianti dell’area a caldo non si devono fermare tutti insieme perché significherebbe lo stesso bloccare tutto il ciclo produttivo, ma occorrono piani concreti e tempi certi, è per tutt’altra ragione!
E’ per la difesa di tutti i posti di lavoro e del salario, per impedire che l’Ilva diventi una mega Bagnoli, senza riconversione lavorativa, senza risanamento dell’ambiente, e ora in mano alla speculazione privata e della criminalità; per dire NO alla cancellazione di una classe operaia di ben 15mila lavoratori, unica forza che può imporre con la lotta una reale messa a norma dell’Ilva.
Sono gli operai dell’Ilva che negli anni passati hanno lottato, quasi sempre da soli, per la difesa della salute, della sicurezza, dell’ambiente, che oggi sono la “garanzia” per gli abitanti di Taranto.

E’ uno scontro di classe quello che sta e starà sempre di più all’Ilva: gli operai vogliono continuare a lavorare per unire lavoro e salute; padron Riva vuole continuare a produrre per fare profitti sfruttando e ricattando gli operai e subordinando gli interventi sulla messa a norma all’accettazione di tutto questo.
Una linea sindacale di classe deve rovesciare questa logica e questi piani, imponendo l’avvio effettivo della messa a norma con i soldi necessari subito, lottando contro Riva e il governo, contro fim, uilm che hanno difeso prima e continuano a farlo ora la politica aziendale, contro la Fiom, il cui segretario, Landini, ieri nel convegno nazionale della siderurgia tenutosi a Taranto, mentre gli operai facevano i blocchi, invece di dire che Riva deve mettere molti più soldi subito, ha proposto “un prestito pubblico all'Ilva”...

MC

pc 29 settembre - Marchionne firma il contratto con il sindacato canadese... contro gli operai


In attesa della firma del contratto in Italia (se mai ci sarà – per la critica della piattaforma vedi http://proletaricomunisti.blogspot.it/2012/06/pc-28-giugno-la-piattaforma-dei-padroni.html ) con i sindacati confederali dai quali avrà il massimo sostegno e che hanno già fatto egregiamente la loro parte con il contratto dei chimici, Marchionne ha fatto un altro colpaccio: è stato firmato il contratto per gli operai degli stabilimenti della Chrysler in Canada con il sindacato Caw (Canandian auto workers). Si tratta come si vede dall'articolo che riportiamo, di un contratto molto vantaggioso per l'azienda, dato che prevede:
  • durata di quattro anni;
  • nessun aumento salariale (congelamento fino al 2016) [in teoria in cambio di nuove assunzioni]
  • stipendi più bassi per i nuovi assunti (20,40 dollari all'ora, il 60% del salario massimo, dagli attuali circa 24 dollari)
  • dieci anni anziché i precedenti sei, per arrivare allo stipendio più alto di 34 dollari all'ora
  • una tantum di 3.000 dollari alla firma del contratto
  • un bonus di 2.000 all'anno dal 2013 al 2015 [per recuperare l'aumento dei prezzi dice il sindacato]
  • nessun investimento in Canada [Anche qui Marchionne ha dichiarato di volere le mani libere!]

Come dice alla fine il giornalista adesso il sindacato dovrà riuscire a “vendere” questo accordo agli operai. Il Caw, che sa bene che questo contratto è negativo per gli operai, dice di aver fiducia nel fatto che sarà approvato nelle assemblee di questo weekend. Uno degli argomenti che il sindacato porterà agli operai è che con questo accordo è stato scongiurato lo spostamento delle fabbriche in altre parti del mondo!

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Chrysler. L'intesa dura quattro anni e prevede un bonus di tremila dollari e un adeguamento annuale di duemila

Firmato il contratto in Canada

Il braccio di ferro tra Chrysler Group e Canadian Auto Workers (Caw) è finito e il rischio di sciopero scongiurato. Il colosso di Detroit e il principale sindacato canadese del settore auto hanno trovato un accordo di massima sul contratto di lavoro quadriennale, che deve ora essere ratificato dagli 8.094 lavoratori rappresentati dal sindacato.
Con l'accordo di Chrysler, si chiude un capitolo spinoso: tutte le Big Three di Detroit hanno trovato un'intesa e non c'è più il rischio di un'interruzione della produzione a causa di agitazioni sindacali. Ford Motor era stata la prima, il 17 settembre, appena prima della scadenza del precedente contratto e dell'inizio dello sciopero, e aveva spianato la strada alle trattative delle concorrenti, convincendo il Caw a concedere maggiore tempo per le trattative (Gm aveva trovato un'intesa nella notte del 20 settembre).
Il contratto ricalca quello siglato in precedenza da Ford e Gm e prevede, in particolare, l'estensione del congelamento dei salari fino a giugno 2016, stipendi più bassi per i nuovi assunti (20,40 dollari all'ora, il 60% del salario massimo, dagli attuali circa 24 dollari) e tempi più lunghi (dieci anni anziché i precedenti sei) per arrivare allo stipendio più alto di 34 dollari all'ora. L'accordo include inoltre un bonus una tantum di 3.000 dollari alla ratifica del contratto, più un bonus di 2.000 dollari all'anno dal 2013 al 2015. Chrysler, a differenza di Gm e Ford, non si è impegnata a effettuare nuovi investimenti o a produrre nuovi veicoli negli stabilimenti canadesi.
“Siamo soddisfatti, l'accordo è ragionevole, Chrysler ha riconosciuto l'importanza della trattativa, era questione di dare un modesto sostegno a lavoratori che hanno attraversato l'inferno”, ha detto il numero uno del sindacato Ken Lawenza. L'accordo è una vittoria per il sindacato, specie se si considera la ritrosia di Chrysler ad accettare i termini dell'accordo con Ford, che più volte nelle scorse settimane l'amministratore delegato di Chrysler e Fiat Sergio Marchionne aveva definito troppo costoso: la preoccupazione principale era che la tempistica dei pagamenti una tantum previsti per i lavoratori avrebbe fatto lievitare i costi fissi dell'azienda.
Chrysler per il momento preferisce non parlare dell'accordo: “Il contratto non sarà commentato finché è in corso il processo di ratifica”, ha precisato in una nota Al Iacobelli, responsabile delle relazioni con i dipendenti di Chrysler Group.
La società e il sindacato dovranno ora “vendere” l'intesa quadriennale ai dipendenti, ma non dovrebbero esserci ostacoli significativi. “Apprezziamo la pazienza dei lavoratori in questo momento cruciale delle trattative collettive”, ha detto ancora Iacobelli, sulla stessa linea di Todd Bested, capo delle relazioni con il sindacato di Chrysler Canada.

Il sole24ore
28 settembre 2012

pc 29 settembre - Ilva taranto..finisce per ora sciopero e blocco.. ma la lotta continua

ieri sera alle 20.10 è stato sopeso il blocco delle strade contigue all'ilva, mentre lo sciopero continuava fino a questa mattina.
i sindacalisti hanno spiegato che vi è una accellerazione dell'AIA, che prevede altri passaggi fino al 16 ottobre conferenza dei servizi, dopo di che la palla dovrebbe ripassare all'azienda, le cui dichiarazioni finora sono contradditorie e non positive
lo slai cobas ritiene che questo sciopero e questi blocchi necessari che hanno visto la partecipazione della maggioranza degli operai presenti in fabbrica - purtroppo la Fiom dice bugie sull'argomento - ma chiaramente la linea fim-uilm aaffida tutto all'aia e al governo come soluzione possibile
noi pensiamo invece che padron riva, governo e stato siano le controparti che ancora bisogna piegare
con la lotta per la messa a norma degli impianti e con la bonificaa del territorio
da lunedì la lotta di posizione, lo scontro tra le due linee tra gli operai riprende in fabbrica
lo slai cobas per il sindacato di classe promuove due presidi alle 15 e alle 16 di lunedì alla port. 6
e presidi martedi' mattina alle 6 a port D, port imprese, tubificio

slai cobas per il sindacato di classe
cobasta@libero.it
29-9-2012

per informazione
 “Il prefetto ha consegnato ai sindacalisti promotori dello sciopero il documento ufficiale del Ministero,
Questa nuova Aia è di 30 pagine, con una sintesi di una pagina, dove vien scritto l'essenziale.
L'Ilva da subito deve fare interventi per le cokerie e parchi minerali e applicare le BAT, anche queste da subito e non nel 2014.
Successivamente il Ministero e la commissione ha preso l'impegno per un documento anche su discariche e acque reflue.
Sui tempi e date. Oggi è stato emanato il documento ufficiale; il 9 ottobre vi è il passaggio con istruttoria regionale per integrare leggi regionali; l'11 ottobre dovrebbe essere definito e il 16 ottobre vi sarà la Conferenza di servizi, con cui il documento diventa esecutivo.


pc 29 settembre - IERI INIZIATO IL PROCESSO PER LO SCOPPIO ALL'EURECO

Nell' udienza, a porte chiuse, sono state definite le parti civili.
Ricordiamo che, a carico di Merlino, è stato riconosciuto il dolo e non la colposità. Insieme a questo, ancora oggi il giudice ha ribadito di auspicare che si arrivi ad un accordo economico tra le parti, il che ci sembra una anomalia, l'esprimersi in merito.

Ma questa udienza è stata concomitante, tra gli altri, al processo Ruby e, per l'ennesima volta, abbiamo assistito all'osceno spettacolo di stampa e TV che si sono presentati in massa per intervistare, fotografare i protagonisti del processo. Quella che si definisce informazione e che da
destra a sinistra si compatta per difendere il “guerriero” Sallusti, non si è degnata di riprendere il presidio davanti al Tribunale e dare voce sia per la vicenda Eureco che, in generale, sugli infortuni e morti sul lavoro.
Fatto che conferma che anche per la stampa, così come per i padroni e il governo - vedi la bozza di decreto semplificazioni bis - la vita degli operai vale meno di niente.

Sottolineiamo anche con estremo dispiacere, ma anche rabbia, l'assenza di organizzazioni sindacali, associazioni, movimenti contro le devastazioni dei territori ai presidi a sostegno della difficile battaglia per avere giustizia e lavoro sicuro che si sta combattendo per lo scoppio all'Eureco, come all'Ilva di Taranto.

La prossima udienza si terrà il 23 novembre

Milano, 28-9-12
Rete Nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro-nodo di Milano
mail: retesicurezzamilano@gmail.com
cell: 3387211377

pc 29 settembre - Sudafrica, scioperi sempre più estesi nelle miniere d'oro... e conquiste degli operai


In tutto il mondo, dalla Cina all'India dal Pakistan al Sudafrica le lotte operaie riprendono e si fanno sentire molto forte. Ciò conferma, al contrario di quanto predicano sindacati dei padroni e partiti amici dei governi che parlano di "moderazione salariale", che perfino durante la crisi mondiale del capitalismo ai padroni di ogni latitudine se si portano le lotte fino in fondo si possono strappare risultati concreti, mettendone in luce la debolezza profonda e confermando che "la classe operaia esiste, lotta e si contrappone ai padroni, ai governi, allo Stato del capitale, senza che per fare questo sia necessario un suo partito." Ma questo non basta, come dimostra proprio la condizione della classe operaia in Sudafrica che si è "liberata" dall'Apartheid dei padroni bianchi per rimanere prigioniera dell'"Apartheid" del capitalismo: "Ma tutta l'esperienza storica dimostra che la classe senza il suo partito non è in grado di avere un peso soggettivo nella lotta politica e sociale, non è in grado di affermare un punto di vista di classe su tutte le questioni, non è in grado di indirizzare e dirigere la sua lotta verso la conquista del potere politico, l'instaurazione di uno Stato  nelle proprie mani, l'edificazione di una società a misura dei suoi interessei di classe" (dal progetto di tesi del Pcm)


In Sudafrica attualmente la lotta è durissima come spiega questo articolo del Sole 24 Ore del 27 settembre

Vogliamo sottolineare questi passaggi:

I lavoratori tendono a rifiutare le tradizionali rappresentanze sindacali – in particolare la "vecchia" National Union of Mineworkers (Num), accusata di essere troppo filogovernativa”
e pretendono forti aumenti salariali, in modo sempre più deciso da quando Lonmin ha capitolato, concedendo rialzi di stipendio tra l'11 e il 22% ai dipendenti di Marikana”.

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Gli scioperi si stanno estendendo a macchia d'olio nel settore estrattivo sudafricano e le proteste, iniziate nelle miniere di platino, si stanno adesso concentrando sempre di più nell'industria dell'oro, in cui si è fermato circa il 40% della capacità produttiva.
AngloGold Ashanti, terza società aurifera mondiale, che in Sudafrica ricava il 32% del suo output (oltre 600mila once nel primo semestre), ha comunicato ieri di aver dovuto sospendere tutte le operazioni nel Paese. La maggior parte degli oltre 35mila lavoratori alle sue dipendenze si è infatti unita allo sciopero illegale avviato il 10 settembre nella miniera Kopanang, che a sua volta è solo uno dei tanti in corso. Gold Fields – che da oltre due settimane subìsce il blocco di Kdc West, perdendo 1.400 once di oro al giorno –martedì ha dovuto fermare le estrazioni anche in una sezione di Beatrix. Negli ultimi giorni sono inoltre entrati in sciopero (in questi casi legalmente) anche i minatori di Coal of Africa e più di 20mila autotrasportatori sudafricani.
La situazione sta intanto diventando sempre più tesa nelle miniere di Anglo American Platinum (Amplats). La società, che il 12 settembre aveva sospeso di propria iniziativa le attività nel Rustenburg per motivi di sicurezza, non è più riuscita ad ottenere il rientro di oltre il 20% dei dipendenti. «Non abbiamo intenzione di aprire trattative sui salari», ha dichiarato il ceo Chris Griffith, minacciando il licenziamento per chi non si presenterà nemmeno oggi. «Le nostre operazioni nel Rustenburg stanno subendo considerevoli pressioni economiche – ha proseguito il manager – e il loro futuro è già oggetto di revisione. L'industria del platino è in condizioni disperate in questo momento».
Ogni vertenza sembra essere la fotocopia dell'altra. I lavoratori tendono a rifiutare le tradizionali rappresentanze sindacali – in particolare la "vecchia" National Union of Mineworkers (Num), accusata di essere troppo filogovernativa – e pretendono forti aumenti salariali, in modo sempre più deciso da quando Lonmin ha capitolato, concedendo rialzi di stipendio tra l'11 e il 22% ai dipendenti di Marikana, in cui uno sciopero era sfociato in un massacro da parte delle forze dell'ordine. Replicare simili aumenti è considerato insostenibile dalle società estrattive, che nel settore del platino stanno soffrendo in modo particolare a causa del calo della domanda, che ha fortemente indebolito i prezzi.
Nonostante il rally dell'oro, in Sudafrica anche le società aurifere sono comunque sotto pressione, a causa di costi estrattivi tra i più elevati nel mondo. Gli scioperi, inoltre, le hanno prese in contropiede. A differenza che nel settore del platino, dove i rinnovi contrattuali avvengono su base aziendale, in quello aurifero da tempo le società negoziano collettivamente, ogni due anni – un sistema che in passato aveva ridotto molto la conflittualità – e la prossima scadenza è per metà 2013.
L'ondata di scioperi potrebbe fornire un ulteriore sostegno ai prezzi dell'oro, anche se non ci sono state reazioni a –llo stop delle miniere AngloGold (c'è stato anzi un ribasso, –intorno a 1.750 –$/oncia ) –. Il Sudafrica d'altra parte ha perso da tempo la sua centralità nel settore ed è oggi solo il quinto Paese produttore del metallo.

venerdì 28 settembre 2012

pc 28 settembre - la solidarietà da altre fabbriche e città con gli operai ilva in lotta

OPERAI DALMINE BERGAMO SOLIDALI CON OPERAI ILVA - 27-09-2012
Si e' tenuta ieri ai cancelli dell'Acciaieria, e proseguira oggi con presidi e volantinaggi alla port. centrale della tenaris dalmine, la campagna di mobilitazione nazionale per costruire una manifestazione nazionale a taranto in solidarieta' con gli operai ilva e la popolazione di taranto, in stretto legame con l'iniziativa dello slai cobas ilva appalto di cui riportiamo sotto il comunicato diffuso oggi .

Gli operai della dalmine hanno risposto con interesse alla parola d'ordine lanciata al presidio: no alla chiusura delle fabbriche, gli operai lavorano per vivere e non per morire, le fabbriche vanno messe a norma e in sicurezza dai padroni con i profitti che hanno fatto in questi anni.
Durante l'iniziativa si e' criticato apertamente la presenza della uilm che diffondeva il proprio periodico provinciale, in quanto il segretario dei metalmeccanici di questa organizzazione Palombella e' tra i conniventi della situazione venutasi a creare all'ilva e tra i principali camerieri di padron Riva.
Inoltre si e' preso l'opportunita' vista la presenza dei delegati fiom che parteciperanno a taranto domani all'assemblea nazionale della siderurgia, per invitarli a schierarsi e ad esprimere come rsu fiom dalmine la propria solidarieta' alla lotta degli operai Ilva......vedremo.
Nei prossimi giorni metteremo al corrente l'opinione pubblica delle argomentazioni espresse nell'incontro con i dependenti settimana scorsa dall'amministratore delegato della dalmine sig. zanotti in merito alla questione ilva che guarda caso era tra una delle domande che sono pervenute via email durante l'incontro, per ora ci basta dire che come una fotocopia ha ripetuto in merito ad un infortunio mortale negli stabilimenti tamsa di messico, le argomentazioni che riva all'ilva ha espresso quando sono morti giovani operai per una gru spezzata ossia il fatto che in siderurgia non si producono gomme da masticare (riva a veva detto cioccolatini), diciamo questo perche' lavorando ogni giorno nei reparti conosciamo bene la situazione che si cela dietro tutto l'apparato di sicurezza aziendale che ha come risultato, insieme a premi legati al numero di infortuni, che molti infortuni non vengono denunciati dai lavoratori.....e che neanche i delegati sindacali e gli rls si permettano di mettere comunicati ai lavoratori quando succedono gli infortuni .
Dal presidio di lotta quotidiano al palazzo della provincia contro i tagli ai posti di lavoro


ILVA, DALMINE, SIDERURGIA: DIFENDERE LAVORO, SALARIO E SALUTE

Lo Slai Cobas Dalmine invita tutti gli operai a sostenere la lotta degli operai ILVA e della popolazione di Taranto, per affermare in fabbrica e in città una importante battaglia: NON PER CHIUDERE LE FABBRICHE MA PER PRETENDERE SALUTE E LAVORO CONTRO LA LOGICA DEL PROFITTO DI PADRON RIVA E DI TUTTTI I PADRONI, SOSTENUTI DAL GOVERNO.
Quello che sta avvenendo a Taranto, nel più grande polo siderurgico d'Europa, riguarda tutta la società perché gli operai vanno in fabbrica per vivere non per morire, quindi la nostra salute e quella della popolazione  non possono essere messe in contrapposizione al lavoro e alla chiusura delle fabbriche (come vorrebbe l'ecologismo ambiguo), né alle tendenze aziendaliste (sostenute dai sindacati confederali, Fim e Uilm in testa) che vorrebbero far pagare agli operai i costi della messa a norma della fabbrica e dell'ambiente con cassaintegrazione o continuando a lavorare a rischio.

QUESTA BATTAGLIA E' CONDOTTA A TARANTO IN MANIERA CHIARA E DECISA SOLO DALLO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, che sta lavorando per far emergere la voce autonoma degli operai, (ogni giorno in balia di due terrorismi: ricatto occupazionale o chiusura della fabbrica), attraverso l'organizzazione sindacale della propria forza in fabbrica, unico modo per tutelare i propri interessi, all’ILVA e in ogni posto di lavoro: per una fabbrica messa a norma e per unire tutta la popolazione nella lotta per una città risanata e salvaguardata.

Questa iniziativa si inserisce nel quadro della campagna nazionale lanciata dal coordinamento nazionale dello slai cobas s.c, che ha visto una prima iniziativa il 21 settembre alla sede legale dell'ILVA di Milano, ma che proseguirà coinvolgendo sindacati di base, organismi che si occupano della sicurezza e tutte le forze politiche che affermino con chiarezza che nocivo è il capitale e non le fabbriche e gli operai,  attraverso assemblee, mozioni, incontri nazionali, con particolare attenzione verso le fabbriche siderurgiche del paese, e attivando con un assemblea a Roma il 6 ottobre la rete nazionale della sicurezza (già protagonista il 18 aprile del 2009 di un grande corteo di migliaia di cittadini e operai che partito dal quartiere Tamburi ha invaso la città di Taranto), per arrivare alla costruzione di una manifestazione nazionale e ad un convegno nazionale a Taranto, per approfondire tutti gli aspetti della questione Ilva all'interno della lotta più generale contro padroni e governo.

MOBILITIAMOCI LA QUESTIONE ILVA RIGUARDA TUTTI GLI OPERAI
PER INVIARE SOLIDARIETA’: cobasta@libero.it

PER INFORMAZIONE QUOTIDIANA: http://tarantocontro.blogspot.it/

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DA MILANO: PRESIDIO SOTTO LA SEDE LEGALE DELL'ILVA

Gli operai dell' Ilva e la popolazione di Taranto vogliono salute e lavoro.
Milano risponde non siete né sarete soli in questa lotta.

Nella giornata di oggi, lo Slai Cobas per il sindacato di classe dell' Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha dato il via al percorso di iniziative di solidarietà che sono e saranno un “assedio” alla sede legale dell' Ilva, qui a Milano; l'ha fatto convocando una conferenza stampa e portando uno striscione “Solidarietà agli operai dell' Ilva e della popolazione di Taranto. Non per chiudere la fabbrica, ma per pretendere salute e lavoro. Contro la logica del profitto di padron Riva e di tutti i padroni, sostenuti dal governo”.
Sappiamo bene come certa stampa che, in questi mesi, ha riempito pagine intere sulla vicenda Ilva, non ama fare l'informazione che dia voce a chi mette in discussione l'arroganza di padron Riva e del sostegno/connivenza del governo e, quindi, ha ritenuto di non presentarsi; abbiamo, pertanto, proseguito l'iniziativa portando direttamente alla sede di radio popolare di Milano il senso di questa giornata e delle iniziative che intendiamo promuovere.

Questa prima iniziativa è stata anticipata dall' intervento fra i 300 lavoratori del S. Raffaele in presidio davanti alla Regione Lombardia in lotta contro la politica dei licenziamenti, dei sacrifici per i lavoratori del nuovo proprietario, che ricade anche sul diritto alla salute della popolazione.
All'annuncio della iniziativa che lo Slai Cobas per il sindacato di classe dell' Istituto Nazionale dei Tumori ha promosso c'è stato un caloroso e sentito applauso dei lavoratori che mostra come quanto da noi affermato:”la lotta dell' Ilva riguarda tutti”, sia compreso in altre realtà.
Forti di questa solidarietà/condivisone proseguiremo con altre iniziative, principalmente verso operai e lavoratori, come già avvenuto verso gli operai della Marcegaglia.
Milano.21.9.2012

Slai Cobas Istituto Nazionale dei Tumori Milano per il sindacato di classe
cobasint@tiscali.it - 3387211377

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 DAI LAVORATORI COOP. SOCIALI DI PALERMO

Dal presidio di lotta quotidiano al palazzo della Provincia contro i tagli ai posti di lavoro
DAI PRECARI COOP SOCIALI IN LOTTA A PALERMO AGLI OPERAI ILVA/INDOTTO DI TARANTO.

LA LOTTA PER IL LAVORO E LA SALUTE E SICUREZZA E AMBIENTE CONTRO PADRONI E GOVERNO E' UNA!
Per noi la classe operaia è al centro del sistema produttivo, al centro del sistema dei rapporti di forza tra padroni/governo e classe operaia e che questo influenza tutte le altre vertenze, come quelle del pubblico impiego.

pc 28 settembre - Ilva taranto .. cronaca della mattinata di bloccchi

Dopo una notte in cui i blocchi sono stati mantenuti da folti gruppi di operai, questa mattina, 2° giorno di sciopero, ai blocchi gli operai sono aumentati. Il clima è stato più combattivo di ieri. L'estensione della partecipazione dimostra che gli operai volevano una risposta di lotta alle decisioni della Procura e alla staticità delle posizioni dell'azienda.
Durante la mattinata le notizie che via via sono pervenute non spingevano all'ottimismo e accendevano lo spirito di lotta.
Ferrante, per conto di padron Riva, è tornato ad agitare l'opposizione alla Procura, sollevando l'argomento che ci sarebbero altre perizie “scientifiche” che smentirebbero l'emergenza ambientale. Si tratta di posizioni che dimostrano che l'azienda fa estrema resistenza, non solo alle decisioni della Procura verso la quale la sua guerriglia giudiziaria è scontata, ma ad assumersi le sue responsabilità nel rispondere alla denuncia di forte inadeguatezza dei fondi e delle misure annunciate, e questo, peraltro, è sostenuto anche dalle OO.SS. che hanno promosso lo sciopero di questi due giorni. La stessa questione dell'AIA su cui gli operai pongono fiducia e aspettativa perchè possa comunque autorizzare a produrre, attesa da un momento all'altro, in realtà il governo fa sapere che il lavoro procede ma che bisognerà attendere almeno l'11 ottobre.
Queste risposte obiettivamente negative richiedono che la lotta continui e diventi più incisiva.
Le intenzioni di Fim e Uilm vanno nell'organizzazione di una manifestazione nazionale a Roma per il 15 o il 17 ottobre; anche gli operai spingono per una manifestazione a Roma.
I compagni e lavoratori dello Slai cobas, invece sostengono che è meglio lavorare per uno sciopero generale unitario e di massa in città che unisca operai e masse popolari e che sia in grado di esercitare moplta più pressione, costringendo governo e tutte le altre parti a venire a Taranto e a presentare una soluzione che salvaguardi lavoro, salario e faccia avanzare radicalmente una reale messa a norma dello stabilimento.


Tra gli operai resta molta confusione, in parti seminata dalle componenti aziendaliste, in parte proveniente dai livelli di coscienza sindacale che restano arretrati rispetto alla partita in gioco.
Altri motivi di divisione e di contrasto tra gli operai nascono dalla posizione della Fiom che ha scelto di non disturbare il manovratore, di non rispondere alle spinte presenti tra la massa operaia, di non contrastare sul campo nella lotta e nello sciopero le posizioni aziendaliste tra i lavoratori e nelle altre OO.SS. Restare in fabbrica a lavorare quando c'è da lotta su posizioni di classe, è una scelta profondamente sbagliata.
Le proposte provenienti dal Convegno nazionale sulla siderurgia della Fiom, a porte chiuse, fatte a Taranto oggi, al di là del merito che tratteremo in altra nota, nascono morte proprio perchè non si misurano col calore di una tensione e di una mobilitazione che gli operai riversano nei blocchi di questi due giorni.

In questa situazione difficile cammina, con piccoli passi ma determinati, l'azione dello Slai cobas per il sindacato di classe. Già da ieri pomeriggio al blocco della 106 le cose cominciavano a cambiare, capannelli, discussioni accese, ma anche sostegno aperto.
Questa mattina, prima al blocco della 106, in cui è presente e attiva la componente aziendalista, quindi anche capi e ingegneri, i focolai di discussione sono diventati grandi capannelli coinvolgendo circa un centinaio di operai. E qui gli argomenti usati hanno riguardato l'impegno e l'azione dello Slai cobas che in generale in questi anni sono stati nascosti e ostacolati, denigrati da azienda e sindacalismo confederale, quando invece attraverso numerosi esempi di azione concreta essi sono stati la vera alternativa di proposta e di azione, prevalentemente esterna, contro padron Riva, le collusioni del sindacalismo confederale e il clima generale di timore in fabbrica tra la massa degli operai.
Le forti discussioni emerse hanno spostato l'attenzione e favoriscono la continuazione del lavoro di chiarimento e organizzazione, nel quadro necessariamente unitario di questa lotta contro padron Riva, Stato e governo.
Al blocco della via Appia, il più grande, i capannelli si sono accesi, uno dietro l'altro con l'arrivo dello Slai cobas. Vi sono state approfondite discussioni di denuncia della politica di Riva, del ruolo complice sulla questione sicurezza e salute delle direzioni sindacali, ma anche dei delegati e Rls – su questo vi è stato un forte accordo da parte degli operai - sulla battaglia specifica su questo terreno fatta negli anni dallo Slai cobas anche con la Rete per la sicurezza sui posti di lavoro; altre discussioni positive sono state sul problema dell'unità necessaria lavoratori/cittadini, qui lo Slai cobas ha anche chiarito che molte volte vien presentata dalla stampa, in internet, una contrapposizione che nei fatti non c'è tra i cittadini dei quartieri, e che viene alimentata strumentalmente da ambientalisti, che si fanno passare per “cittadini”.
Oggi il tentativo di settori sindacali o aziendalisti di isolarci, basato spesse volte su disinformazione e menzogne sono stati smontati, l'attenzione e i consensi sono cresciuti.
Intorno alle 13 l'apparato sindacale di fim e uilm fortemente presente oggi a questo blocco è intervenuto decisamente sollecitando i suoi rappresentanti che partecipavano alle discussioni a interromperle immediatamente, una mossa difensiva per ridimensionare e isolare lo slai cobas, per toglierci l'acqua in cui stavamo nuotando, e un segno di debolezza.
Lo Slai cobas nel suo volantino, letto con crescente attenzione, richiesto da tanti operai, fa delle proposte concrete che sono unitarie e si rivolgono a tutti gli operai, che tengono conto dell'emergenza e della fase dello scontro di classe all'Ilva.
E su questo il lavoro e la battaglia continua.

Il Comitato liberi e pensanti questa mattina non si è visto ai blocchi, la linea che i blocchi danneggiano la città ha portato in mattinata a disertarli, per una presenza molto vivace ma abbastanza innocua alla portineria dei camion delle merci,dove l'attività è estremamente ridotta; una presenza che non poteva andare oltre una buona discussione con qualche autotrasportatore.

pc 28 settembre - ilva taranto.. l'opera quotidiana di disinformazione del Manifesto

Tra i compiti che ci tocca assolvere c'è quello di denunciare anche l'attività di cattiva informazione che viene svolta sulla questione Ilva da Il Manifesto, che sposando in pieno il punto di vista ambientalista, unisce a buone informazioni sull'inchiesta una disinformazione su quello che accade realmente all'Ilva e tra gli operai in questi giorni.
Sono grottesche la prima pagina e gli articoli fatti per la giornata di ieri.
3000 operai e divenuti 5000 nel pomeriggio che attuano blocchi da un giorno e mezzo per tutta la giornata, diventano nell'ignobile titolo de Il Manifesto “decine di operai che aderiscono allo sciopero aziendale di cisl e uil e bloccano la città contro la chiusura dell'altoforno”.
A parte il fatto, come farebbero decine di operai a bloccare la città?, neanche nei peggiori momenti della stampa padronale nei confronti delle lotte operaie si sono lette simili “stronzate”.
Tutto per esaltare invece l'iniziativa, con aspetti giusti e sbagliati, come abbiamo già commentato di un cinquecento manifestanti tra cui un centinaio di operai Ilva racco,lti intorno al Comitato liberi e pensanti.
Nel titolo si spara un'assemblea per oggi in fabbrica della Fiom che non c'è stata né ci poteva essere, sia perchè oggi più di ieri gli operai erano in sciopero e ai blocchi, sia perchè la Fiom era impegnata in un convegno nazionale sulla siderurgia nel chiuso del Salone della Provincia.

Questo è ingannare chi legge Il Manifesto! Costruire un immagine della situazione dell'Ilva e a Taranto del tutto deformata che cancella gli operai veri, tuttora, certo, pieni di divisioni, confusioni, per offrire un'immagine che contrappone operai e città e che sostiene a spada tratta la chiusura della fabbrica come unica soluzione. Una visione che deforma i rapporti di forza e impedisce alle avanguardie operaie di affrontare i problemi, trattare contraddizioni per vincere la partita contro padron Riva, governo e Stato.
Un'azione profondamente dannosa perchè impedisce ai compagni e al movimento in tutto il paese di avere una giusta informazione e una chiara visione dei problemi e che possa permettere anche a distanza di valutare questa partita decisiva per la sorte della più grande fabbrica del paese e della più grande concentrazione operaia che si vuole smantellare e distruggere, con il risultato, non certo del risanamento dell'ambiente e della fine dei morti da inquinamento, ma esattamente il contrario: trasformare Ilva e Taranto in una nuova Bagnoli.

Ma perchè Il Manifesto scrive tutto questo, dato che anche noi pensiamo che a parte gli eccessi filo Fiom di questo giornale, in generale sulle questioni della fabbriche dà una informazione più attinente alla realtà?
Perchè ormai il giornale nella parte Ilva è fatto da un giornalista tarantino, Gianmario Leone, che scrive quotidianamente su un giornale minore di Taranto, “Taranto Oggi” che è impegnato, come è noto a tutti a Taranto, in una sorta di crociata per la chiusura dell'Ilva e che agisce ogni giorno come portavoce della Procura e dei notabili ambientalisti operanti in città, dal Verde Bonelli ad altri.
Questo giornalista e questo giornale locale, peraltro, tende ad usare il 'Comitato di cittadini e lavoratori liberi e pensanti' come una sorta di “organismo di massa” della Procura e dei notabili Verdi sostenitori dell'ambientalismo antifabbrica; naturalmente il Comitato non è questo, ma le cronache de Il Manifesto lo utilizzano in questa maniera.
Gianfranco Leone non è mai appartenuto alla sinistra cittadina in tutte le sue varianti, e il giornale locale su cui scrive è collocato in un area certo non di sinistra.


pc 28 settembre - Merde e ladri fascisti della Regione Lazio: giù le mani da Valerio Verbano!




Blindata la casa di Carla e Valerio Verbano.


Gli avvoltoi che prosperano nella città di Roma hanno aspettato solo alcuni mesi per volare su una preda ambita. Via Monte Bianco 114, c’è un appartamento nel quartiere di Montesacro che per alcune generazioni di militanti del movimento ha un valore particolare. In quell’appartamento, il 22 febbraio del 1980 veniva ammazzato da killer neofascisti, Valerio Verbano, 19 anni, giovane e conosciuto compagno. Ancora ignoti restano gli assassini, le stesse modalità dell’omicidio ( un esecuzione con i genitori legati nella stanza attigua) gerenarono  raccapriccio, anche se i giornali della stampa borghese ebbero il coraggio e l’indegnità di titolare “ucciso un autonomo”. La storia di Valerio non è andata dimenticata, grazie all’impegno di tanti compagni e compagne e grazie soprattutto alla testardaggine di Carla, sua madre che ha voluto fino all’ultimo tentare di sapere nomi e ragioni della morte di suo figlio. Carla se ne è andata da poco, stroncata da un male a cui aveva resistito caparbiamente. L’appartamento doveva divenire la sede di una associazione dedicata alla memoria e in tal senso erano state inviate esplicite richieste alla Regione, ente proprietario. Ma mentre la Regione cadeva, travolta da un marciume incredibile, c’era qualche solerte funzionario che si preoccupava di “risanare i bilanci” requisendo l’appartamento. È giunta ieri mattina una squadra di operai che ha blindato la porta con degli infissi laterali di ferro (ma non l'hanno sradicata e non hanno alzato nessun muro esterno così come si era temuto in un primo momento) ma ha buttato sul pianerottolo il divano sul quale Valerio si accasciò e morì dopo esser stato colpito. Un divano che è rimasto in questi 32 anni nello stesso posto. I compagni e le compagne della zona lo hanno recuperato e messo al sicuro.

pc 28 settembre - All'Assemblea generale dell'Onu gli stati imperialisti, USA, Francia, Italia, premono per un intervento in Siria


Domenica riunione nazionale a Roma del movimento antimperialista



Dietro la foglia di fico dell'Onu i governi imperialisti preparano l'aggressione alla Siria.
Il pretesto è sempre quello ampiamente abusato dai criminali di guerra che governano gli stati, e cioè quello delle "ragioni umanitarie" ampiamente sostenute dai media di regime con cui raccogliere il consenso di massa per nuove carneficine. Oggi sono ancora in sintonia tra di loro e prevalgono le ragioni della collusione. Ma il loro dominio mondiale significa morte, fame e distruzione per i popoli.
Il presidente francese Francois Hollande ha esordito: "Quanti morti ancora vogliamo vedere prima di agire? Chiedo alle Nazioni Unite di fornire immediatamente tutto l'aiuto e l'assistenza che il popolo siriano richiede e che le zone liberate vengano protette".
Il rappresentante dei tecnici del Capitale italiano, Monti, ha ricevuto una ulteriore legittimazione da questa riunione internazionale da parte degli squali della speculazione finanziaria Usa, si è posto come anello di congiunzione tra Usa e Germania e ha spinto, con la proposta di riforma del Consiglio di sicurezza, per un maggiore peso della borghesia imperialista italiana nella contesa mondiale.
Il capo del governo ha "valorizzato" la politica estera italiana nel Mediterraneo nell'opprimere le masse arabe e ha confermato l'impegno nelle missioni internazionali. Sulla Siria supporta pienamente la missione del nuovo rappresentante Onu (Lakhdar Brahimi) e sollecita il Consiglio di sicurezza ad una azione internazionale che metta fine ''ai massacri in corso e alle massicce violazioni dei diritti umani''.
Anche le petromonarchie reazionarie asservite agli imperialisti, come il  Qatar e l' Arabia Saudita, insistono per un attacco di una coalizione "araba" alla Siria di Bashar Assad, le stesse che ai popoli impongono fame e repressione ma che vengono applauditi negli organismi internazionali quando straparlano di "democrazia"!
Questo osceno spettacolo che prepara l'ennesimo bagno di sangue da parte degli imperialisti con l'escalation della Nato deve essere fermato.
Una manifestazione nazionale a Roma è in preparazione con l'assemblea di domenica prossima. I pacifinti e i riformisti sono stati i principali responsabili dell'assenza di mobilitazioni contro il nostro governo in particolare che prepara l'intervento e ne scarica i costi sui lavoratori e sulle masse popolari, rivelandosi per quello che sono: il puntello imperialista nel movimento.
La lotta contro di essi è fondamentale per lo sviluppo di un movimento autenticamente antimperialista che porti avanti la denuncia contro i piani imperialisti  e si mobiliti contro il nostro governo.
Pensiamo che sia necessario, visto le posizioni all'interno del movimento, fare comunque chiarezza riguardo il carattere popolare della rivolta (e non ci riferiamo al sedicente Esercito "libero" siriano ), sulla natura del regime siriano che non è un regime antimperialista ma reazionario e socialfascista, legata da sempre al socialimperialismo sovietico prima e all'imperialismo russo oggi.


Imperialisti e reazionari: giù le mani dalla Siria!
Dalla parte della rivolta delle masse oppresse in Siria!
Denunciamo e mobilitiamoci contro il governo Monti che prepara l'intervento
militare al servizio della borghesia imperialista italiana!


En.Di

pc 28 settembre - all'Ilva di Taranto, la lotta continua,contraddizioni tra gli opera, l'azione dello slai cobas per il sindacato di classe

La giornata di ieri è proseguita con blocchi che complessivamente hanno interessato circa 5000 operai per tutta la giornata, e durante la giornata è cresciuto il peso e la presenza dello Slai cobas per il sindacato di classe, in particolare al blocco sulla 106 in cui è stato distribuito un volantino e si sono accesi lunghi capannelli con gli operai, con momenti attivi di confronto/scontro con la componente aziendalista.
Un dibattito che resta difficile per la confusione presente tra i lavoratori, per le divisioni esistenti al loro interno, per il fatto che la componente aziendalista è combattiva mentre la gran parte degli operai chiede chiarezza e fatti ma non ha ancora una voce autonoma e compatta.
In questo gli strilloni e demagoghi dell'ambientalismo antioperaio intorbidano parecchio.
I compagni e lavoratori dello slai cobas sc hanno spiegato perchè erano presenti e attivi ma non aderivano - quindi niente bandiere slai cobas ai blocchi, anche se questo ci penalizza nella visibilità mediatico/televisiva - alla linea impressa da Fim-Uilm allo sciopero, perchè esso doveva essere chiaramente contro RIVA e il GOVERNO MONTI CLINI, perchè la salvaguardia rigida della fabbrica e della continuità del lavoro -  che lo slai cobas saldamente difende contro demagoghi e reazionari antioperai da strapazzo, che ne vogliono la chiusura con "reddito per tutti" - richiede l'acutizzazzione della lotta di classe all'interno contro Riva e i suoi sostenitori per una vera messa a norma.
Operai hanno sostenuto a gran voce che devono finire le discriminazioni e le calunnie di  azienda, capi e di qualcun altro contro lo slai cobas, e altri operai hanno notato che mentre sindacalisti organizzatori lo sciopero si vedevano poco, lo slai cobas era sempre presente.
I blocchi sono proseguiti tutta la notte.
Un centinaio del Comitato ha fatto nel pomeriggio-sera il presidio alla portineria dei camion delle merci - ma camion da bloccare non ce n'erano; in serata gruppi del comitato erano presenti e attivi anche negli altri blocchi.
La Uilm, il sindacato più attivo tra i due promotori dello sciopero e che aveva parlato con il suo segretario anche dall'Apecar al mattino, sostiene la linea dell'andare a Roma a chiedere a Clini di sbrogliare la matassa.
Lo Slai cobas invece sostiene che i blocchi devono continuare anche nella prossima settimana paralizzando fabbrica e città e che se Tavolo vi deve essere con governo e tutte le parti, deve essere un Tavolo d'emergenza a Taranto, dove operai e masse popolari possono esercitare il massimo della forza e pressione.
Nello stesso tempo lo slai cobas per il sindacato di classe spiega che la lotta è prolungata e che bisogna costruire in fabbrica e città lo sciopero generale unitario e di massa  recuperando alla lotta anche la componente Fiom, uno sciopero che mostri l'unità tra operai e masse popolari di Taranto - arma vincente contro Riva e lo Stato dei padroni nella difesa del lavoro e la salute - unità contrastata dalle componenti ambientaliste antifabbrica presenti anche nel Comitato che contrappongono operai che difendono il posto di lavoro alla lotta in città contro l'inquinamento.
Per questo lavoriamo per uno sciopero generale che proponiamo a tutti per  il 19 ottobre.

giovedì 27 settembre 2012

pc 27 Settembre- IL NUOVO PARTITO COMUNISTA DEL NEPAL-MAOISTA COMBATTE ATTIVAMENTE LA PROSTITUZIONE.


Libera traduzione dal quotidiano borghese nepalese ekantipur del 27 settembre

Quadri del Partito Comunista del Nepal-Maoista liberano 7 ragazze nella capitale.


Quadri del Partito Comunista del Nepal-Maoista, guidato da Mohan Baidya, hanno consegnato 7 ragazze alla polizia dopo averle liberate martedì da Balaju nella capitale.
In seguito ad una soffiata che ragazze di Banke, Okhaldhunga, Sunsari, e altri distretti, erano state attirate da trafficanti con la promessa di lavori redditizi all’estero, quadri del partito hanno liberato le ragazze da un appartamento a Balaju e le hanno consegnate alla polizia a Kupondole. La polizia ha anche arrestato uno dei truffatori.
Il soprintendente di polizia Basanta Pant di Lalitpur ha informato che l’arrestato è stato identificato come Chandra Bahadur Khatri di Jayanpur-5, distretto di Kapilvastu. Secondo la polizia, l’età delle ragazze liberate va dai 17 ai 24 anni.

pc 27 settembre - Marchionne prepara il piano industriale per l'Italia "piattaforma per l'export"...


Anche oggi, al Salone dell'auto di Parigi, il portabandiera del fascismo padronale, Marchionne, amministratore delegato della Fiat-Chrysler, si atteggia a papa ed “esterna”, oramai quasi ogni giorno, come faceva Cossiga, ossessivamente, per fare pressione, “dare consigli”, intimidire, insomma per ricordare a tutti che il solo modo gisuto di vedere le cose è il suo... e visto ciò che prepara gli operai del gruppo Fiat in tutta Italia devono agire affinché si imponga un altro modo di vedere, finalmente quello degli operai in lotta contro il fascismo padronale...

Facciamo il punto seguendolo e commentandolo, in ciò che ha detto oggi come riportato dall'ansa online e nei giorni scorsi al sole 24 ore:

***
* "Non cerchiamo aiuto né dall'Italia né dall'Europa", dice Marchionne.

È falso, continua imperterrito a dire bugie, come abbiamo già ricordato in articoli precedenti, perché la Fiat ha preso sempre soldi pubblici, o a fondo perduto o con incentivi alla rottamazione o sgravi fiscali ecc. ecc, e come afferma lui stesso nelle dichiarazioni di oggi quando chiede al governo italiano che “bisogna cambiare il fisco per favorire l'export”.
Cambiare il fisco significa voler pagare meno tasse.
Perché favorire l'export? Perché martedì scorso parlando ai suoi manager dirigenti e quadri, vicini e lontani e ricordando loro, con parole sante, che “Non ho alcuna intenzione di abbandonarvi” ha detto che l'Italia deve diventare “un importante centro di produzione per l'export, soprattutto verso gli USA”. Una strategia per la quale Fiat ha chiesto al Governo sostegni all'export, come ricorda il Sole 24 ore di mercoledì!!! E meno male che non vuole soldi! Ma siccome nemmeno lui si fida più di tanto dei suoi amici del governo italiano chiama a sostenerlo anche quello europeo “la Bce deve facilitare l'accesso al credito”, minacciando, tanto per cambiare, di uscire anche dall'Acea (Associazione europea dei costruttori automobilistici), dopo essere uscito da Confindustria italiana della quale ha detto con la solita arroganza di non sentire la mancanza.

Trasformare l'Italia in una piattaforma per l'export significa come dice Marchionne: “... iniziare da subito a pianificare azioni, a livello italiano ed europeo, per recuperare competitività” e cioè aumentare i ritmi produttivi, ridurre i salari e ricevere incentivi dai governi per poter competere appunto sul mercato mondiale.
Competere significa “libera concorrenza” e Marchionne chiede infatti che “la Commissione europea respinga i tentativi specialmente da parte tedesca di creare condizioni più favorevoli alla propria industria a scapito degli altri... ma poi continua dando “consigli” alla stessa Commissione perché vada con i piedi di piombo nel siglare nuovi accordi di libero scambio, dopo quello con la Corea del Sud. E così dove va a finire tutta la “filosofia” marchionnesca della “libera concorrenza”?

* Altro tema: la fusione tra Fiat e Chrysler era "un atto dovuto" ed è "da completare", aggiunge Marchionne.
Sul “completamento” Marchionne comincia ad avere seri problemi con il fondo degli operai Veba, che pretende più soldi in cambio delle proprie azioni.
Per rafforzare il concetto della fusione dice che "Senza Chrysler avremmo sofferto le pene dell'inferno in Europa".
Uso di parole adeguate come si vede, adatte al suo stile di nuovo “salvatore”...

La fusione tra Fiat e Chrysler, come ormai sanno anche i bambini, è stata una furbata di Obama che ha trovato un fesso cui affidare il compito di salvare la Chrysler, praticamente fallita, e i posti di lavoro negli Stati Uniti con soldi pubblici e soldi degli operai che hanno utilizzato il loro fondo pensione Veba.

* "Il ritiro di Fabbrica Italia non ha niente a che fare con la Fiom".
Vero. Nel senso che era solo una favoletta, un progetto inesistente, cui facevano finta di credere Bonanni, Angeletti e Camusso...

* Costruttori esteri interessati a produrre negli stabilimenti in Italia? "Zero, non ho ricevuto alcuna proposta". "Non ho rinunciato - sottolinea Marchionne -, continuerò a cercare un partner finché sarò in Fiat". Già nell'intervento all'assemblea dell'Unione Industriale di Torino l'ad di Fiat aveva detto che per oltre 8 anni e mezzo ha cercato di portare un costruttore straniero in Italia ma non c'é riuscito aggiungendo che "in questo ho completamente fallito".
E non si è chiesto perché? Con uno così non è proprio possibile... come ricorda il responsabile della Volkswagen che ha gioco facile nel prenderlo in giro, e criticando la sua affermazione che “investire in questo momento sarebbe un suicidio” dice: “In questo momento il gruppo Volkswagen sta investendo il 7 per cento del suo fatturato...”

* E sulle voci circolate nelle settimane scorse sull'interesse di Mazda per uno stabilimento italiano: "L'azienda giapponese non è interessata a produrre in Italia", ribadisce Marchionne.
È onnisciente, si capisce! Ma che ne sa lui dei progetti delle altre case automobilistiche? La cinese Chery, per esempio, prova da tempo a mettere piede in un modo o in un altro in Europa e forse ci riesce con la Dr Motor che prova ancora a rendere credibile il suo progetto per lo stabilimento (guarda caso Fiat, che lungimiranza da parte di Marchionne!) di Termini Imerese.

* Parlando di Mirafiori, dove dovrebbero essere prodotti due piccoli suv Fiat e Jeep, Marchionne spiega: "Non ho ancora messo il miliardo, stiamo valutando la situazione dei modelli. Voglio essere libero di decidere il portafoglio prodotti".
Eh, il padrone vuole sempre essere libero di fare come vuole! Libero di “mettere il miliardo”!, di non rispettare contratti, di non rispettare le leggi...

* La chiusura finale di oggi è da manuale! Dato che oramai si sente un papa Marchionne plaude poi all'azione di Mario Draghi e Mario Monti e dice: "Mario diventerà nome santo", alludendo appunto al presidente del Consiglio italiano e a quello della Bce che tanti miracoli dovranno fare... soprattutto per farlo continuare a vivere come “manager” da tanti milioni di euro/dollari!

pc 27 settembre - ILVA TARANTO: UNA GIORNATA DI LOTTA E CONTRADDIZIONI

I

Dopo la decisione da parte della giudice Todisco di marciare verso il fermo degli impianti, era inevitabile una forte reazione dei lavoratori, a fronte del pericolo effettivo di fermo della produzione e conseguenti ricadute sul lavoro.
Alle reazioni delle prime ore, ispirate principalmente dalla componente aziendalista filo Riva, con presidi alla Direzione della fabbrica e lavoratori saliti sulla passerella del camino, Fim e Uilm hanno fatto seguire sulla spinta di molti operai, la dichiarazione 48 ore di sciopero, con blocchi stradali per oggi e domani. La Fiom invece ha assunto una decisione filo-giudici ma ha anche dichiarato di 'ritenere che le assicurazioni date da Ferrante, di non immediati riflessi sull'attività e sui posti di lavoro, sufficienti per non promuovere alcuna iniziativa di lotta'.
Una posizione quindi altrettanto aziendalista.
Questa mattina 3mila operai hanno scioperato al primo turno e bloccato via Appia e la SS 106 nelle prossimità dello stabilimento. Una partecipazione quindi abbastanza maggioritaria tra gli operai del 1° turno.Mentre si sviluppava questo blocco è arrivato uno spezzone molto folto di alcune centinaia di manifestanti raccolti intorno al Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, di questi circa un centinaio erano operai Ilva guidati dai leader naturali di questo comitato; Ranieri, Battista, ecc.
Lo spezzone ha raggiunto il blocco con due obiettivi giusti e uno totalmente sbagliato:
1- realizzare un confronto con gli operai presenti al blocco
2- lottare insieme perchè l'avversario sia padron Riva e che si faccia di più per bloccare la produzione;
3- ostentato in maniera arrogante e aggressiva, è stato quello di pretendere l'immediato scioglimento del blocco stradale perchè “danneggerebbe la città e i cittadini”.
Quest'ultima posizione è apparsa di stampo reazionario, antisciopero e antiblocco. Spesso e volentieri gli operai quando hanno attuato scioperi hanno bloccato le strade vicino alla fabbrica per renderlo più visibile e incisivo; inoltre, il blocco vicino alla fabbrica incide poco sulla città. La pretesa, quindi, di parlare a nome dei cittadini e di usare questo argomento contro il necessario blocco in occasione dello sciopero rappresenta una posizione di destra, per così dire di “ben pensanti” piuttosto che di “liberi e pensanti”.
La posizione di contrapporre cittadini a operai è una posizione dannosa e reazionaria alla lotta per il lavoro e la salute. Una cosa è sostenere e battersi perchè gli scioperi e i blocchi siano contro Riva e il governo, altra cosa è invece usare argomenti sbagliati, quali quelli usati dal Comitato in questa occasione.
Il confronto, invece, sviluppatosi a livello di base a volte in forme aspre,tra operai presenti al blocco e operai del Comitato è stato comunque utile, anche se l'argomento sottointeso a questa discussione, e che gran parte del Comitato sostiene, quello della chiusura dell'Ilva, così come l'altro argomento altrettanto sbagliato che la colpa dei danni prodotti da padron Riva sarebbe anche degli operai che si dovrebbero “scusare” con la città, in questo confronto sono stati tenuti in sordina.
Nel corso del presidio ha parlato dall'Apecar anche il segr. della Uilm che ha ribadito la posizione attuale del sindacato che domanda maggiore impegno a Riva e chiede maggior tempo alla Procura, e in ultima analisi si affida alle decisioni del governo, proponendo per questo una manifestazione a Roma.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe presente ai blocchi, come da comunicato che segue, ha vissuto insieme a molti operai con difficoltà questo confronto-scontro; se si contrappongono aziendalismo e ambientalismo, faticano ad affermarsi le necessarie posizioni di classe che sono indispensabili per condurre e vincere questa battaglia.
la posizione dello slai cobas per il sindacato di classe ilva Taranto

Noi siamo per lo sciopero e la mobilitazione unitaria e di massa degli operai Ilva e indotto

ma esso deve essere CONTRO padron Riva e il governo Monti-Clini che non vogliono mettere i soldi necessari al vero risanamento della fabbrica e del territorio

Lo SCIOPERO va fatto per tenere aperta la fabbrica con una vera messa a norma e difendere il LAVORO E IL SALARIO di tutti gli operai e LA SALUTE dei lavoratori e della città.

Noi siamo contro l'aziendalismo pro Riva,
noi siamo contro “ambientalismo antioperaio” che vuole la chiusura della fabbrica nocivo è il capitale e non la fabbrica.

Oggi siamo presenti a scioperi e blocchi per stare con i lavoratori ma siamo senza bandiere, perchè nessuna delle iniziative in corso si muovono su posizioni giuste da noi condivise
1 - noi chiediamo che intanto non si proceda a nessuna chiusura di impianti, senza aver fatto un cronoprogramma graduale che mantenta il ciclo produttivo e il lavoro degli operai
2 - noi chiediamo l'immediata convocazione di un tavolo di emergenza in Prefettura per trovare le soluzioni a tutela di lavoro e reddito degli operai - tavolo a cui sia presente anche lo slai cobas ilva


noi vogliamo uno sciopero generale che unisca operai e masse popolari della città e lavoriamo perchè questo avvenga il 19 ottobre, - se si costruiscono le condizioni per una data più ravvicinata, vi aderiremo

Slai cobas per il sindacato di classe Ilva
cobasta@libero.it347-1102638 - 347-5301704


TA 27-9-2012

pc 27 settembre - Ilva taranto - nocivo è il capitale non la fabbrica

La posizione dello slai cobas per il sindacato di classe ilva Taranto

Noi siamo per lo sciopero  e la mobilitazione unitaria e di massa degli operai Ilva e indotto

Ma esso deve essere CONTRO padron Riva e il governo Monti-Clini  che non vogliono mettere i soldi necessari al vero risanamento della fabbrica e del territorio

Lo SCIOPERO va fatto  i lavoratori lottano per tenere aperta la fabbrica con una vera messa a norma e difendere il LAVORO E IL SALARIO di tutti gli operai e LA SALUTE dei lavoratori e della città.

Noi siamo contro aziendalismo pro Riva -noi siamo contro “ambientalismo antioperaio” che vuole la chiusura della fabbrica
nocivo è il capitale e non la fabbrica.

Oggi siamo presenti a scioperi e blocchi  per stare dentro i lavoratori ma siamo  senza bandiere, perchè nessuna delle iniziative in corso si muovono su posizioni giuste da noi condivise.

1 - noi chiediamo che intanto non si proceda a nessuna chiusura di impianti senza aver fatto un cronoprogramma graduale che mantenta il ciclo produttivo e il lavoro degli operai
2 - noi chiediamo l'immediata convocazione di un tavolo di emergenza in Prefettura per trovare le soluzioni a tutela di lavoro e reddito degli operai - tavolo a cui sia presente anche lo slai cobas ilva

Noi vogliamo uno sciopero generale che unisca operai e masse popolari della città e lavoriamo perchè questo avvenga il 19 ottobre, - se si costruiscono le condizioni per una data più ravvicinata, vi aderiremo

slai cobas per il sindacato di classe ilva
cobasta@libero.it
347-1102638 - 347-5301704

TA 27-9-2012

mercoledì 26 settembre 2012

pc 26 settembre - massima solidarietà alle compagne del Grup Yorum- morte al regime fascista turco sostenuto dall'imperialismo

 

Alcuni giorni fa la Polizia ha arrestato e torturato due musiciste del Grup Yorum, nota band della sinistra radicale turca. Un episodio che svelerebbe la brutalità della repressione di Ankara contro minoranze e opposizioni politiche. Se solo i media ne parlassero...


Due musiciste del Grup Yorum, storica formazione folk di sinistra della Turchia, sono state arrestate e torturate dalle forze di sicurezza di Ankara che da tempo perseguitano i componenti della band molto attiva a fianco dei movimenti che contestano il regime nazionalista e islamico di Tayyip Erdogan.
Il loro avvocato ha riferito che la violinista Selma Altin e la cantante Ezgi Dilan Balci sono state arrestate venerdì 14 ad Istanbul, insieme ad altre 25 persone (tra i quali alcuni minorenni) che stavano manifestando nei pressi dell’Istituto Forense per reclamare la restituzione del corpo di un giovane che l'11 settembre si era fatto esplodere davanti a una stazione di polizia, nel quartiere di Gazi, uccidendo un agente. L'attentato era stato rivendicato dal Fronte Rivoluzionario per la liberazione del popolo (DHKP-C), che anche Stati Uniti e Unione Europea considerano un gruppo terrorista.
Le due donne ''sono state torturate fin dal momento del loro arresto'', ha detto all’agenzia France Presse l'avvocato Taylan Tanay. Gli agenti dell'antiterrorismo di Istanbul hanno consapevolmente rotto il timpano di un orecchio della cantante del gruppo Selma Altin e rotto il braccio della violinista. Le due donne sono state ripetutamente percosse e le lesioni sono state procurate loro intenzionalmente ha dovuto ammettere l’edizione online del quotidiano turco Hurriyet. ''Sono state ammanettate, costrette a stendersi per terra e picchiate da molti agenti per diversi minuti. Le torture sono poi continuate in macchina. Gli agenti sapevano che Altin era la cantante del gruppo e le hanno rotto intenzionalmente il timpano, picchiandola ripetutamente sulle orecchie'' ha denunciato l'avvocato.
Entrambe sono state liberate dopo alcune ore di prigionia in attesa del processo e il loro legale ha presentato una denuncia contro la polizia. Alcuni degli arrestati, tra i quali vari giornalisti, sono stati arrestati per “propaganda terrorista” e “incitamento alla violenza”.
grup yorum manifestationAlcuni giorni dopo l’arresto centinaia di persone, sostenute da un appello firmato da numerosi artisti, hanno manifestato in Piazza Taksim, a Istanbul, per protestare contro il trattamento riservato alle due componenti del Grup Yorum e a decine di attivisti dell’organizzazione della sinistra rivoluzionaria Fronte del Popolo. Durante la loro marcia verso piazza Galatasaray i manifestanti sono stati circondati da centinaia di agenti in tenuta antisommossa e dai mezzi blindati della polizia. Al termine del corteo uno dei componenti storici del gruppo musicale, Cihan Keşkek, ha detto: “Continueremo a rispettare il nostro impegno come artisti rivoluzionari, così come abbiamo sempre fatto negli ultimo 27 anni”.

Fondato nel 1985 da quattro studenti dell'Università di Marmara, il Grup Yorum é famoso in Turchia e all'estero per le sue canzoni rivoluzionarie. Ispirati dai cileni Inti Illimani e politicamente appartenenti all'area socialista internazionalista, non é la prima volta che i loro membri subiscono la repressione dello Stato turco, con il sequestro dei loro dischi e il divieto di tenere concerti. Diversi suoi membri in passato sono stati arrestati, e sostituiti volta a volta con altri musicisti. Hanno pubblicato 19 album e dato concerti in diversi paesi europei, fra cui Italia, Francia, Germania e Inghilterra.

pc 26 settembre - Anche ad Atene si è cercato di assediare il parlamento!


Grecia, molotov e lacrimogeni ad Atene. Migliaia in piazza contro nuovi tagli
Scontri vicino a piazza Syntagma






Atene - (Adnkronos/Ign) - Sciopero generale contro il piano da 11,5 miliardi di euro di nuovi tagli, messo a punto dal Governo di Samaras per avere gli aiuti dalla troika.

   
Atene, 26 set. - (Adnkronos/Ign) - Si infiamma la protesta in Grecia contro il nuovo piano di tagli da 11,5 miliardi di euro, messo a punto dal Governo di Samaras per ottenere una nuova tranche di aiuti dalla troika. Più di 30mila persone sono scese in piazza ad Atene e Salonicco per protestare, nella giornata di sciopero generale proclamata dai due principali sindacati del paese.
Il corteo ha cercato di raggiungere piazza Syntagma, dove si trova la sede del Parlamento 'protetto' da una barriera di agenti. Al lancio di alune bottoglie molotov, la polizia ha risposto con i gas lacrimogeni.

pc 26 settembre - Ilva, si allarga la protesta occupati anche altri camini

TARANTO - Si allarga la protesta all'Ilva, dopo la notte passasta sulla passerella dell'altoforno cinque, altri operai stanno salendo sul camino più alto dello stabilimento siderurgico. Si annuncia una giornata ad alta tensione a Taranto, con presidi dei dipendenti che potrebbero allargarsi alla città in attesa della decisione del gip sulla sorte dello stabilimento. In particolare, sono una ventina i dipendenti dell'area a caldo che sono saliti su due torri dello stabilimento, secondo quanto si apprende da fonti sindacali. Ieri pomeriggio erano saliti i primi dieci operai sulla torre del nastro trasportatore dell'altoforno 5 mentre da questa mattina altri nove lavoratori sono saliti questa mattina per protesta sulla passerella in cima al camino E312 dell'area agglomerato, a circa 70 metri d'altezza. Gli operai hanno issato tre striscioni con le scritte 'la nostra salute è la vostra salute', 'Noi strumentalizzati da salute e lavoro, voi da chi?' e 'Noi per ambiente salute e lavoro'.

"La notte l'abbiamo passata a cento metri di altezza, ci auguriamo che tutto vada bene. E'
stata una cosa spontanea nata ieri per esprimere la nostra opinione. Vogliamo che si trovi un punto d'incontro tra la Procura e l'azienda". Così ha detto uno degli operai dell'Ilva che protestano a Taranto sull'altoforno. "La nostra è una protesta pacifica, non stiamo arrecando danno a nessuno. Ci auguriamo che si trovi una soluzione, che gli impianti siano resi ecocompatibili, altrimenti siamo pronti a partire per Roma.

Centinaia di lavoratori dell'Ilva si stanno radunando nei pressi della direzione dello stabilimento, nella parte interna, in attesa di conoscere le decisioni del gip sulla richiesta dell'azienda di continuare la produzione. E' in corso una riunione tra i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm. Un'altra cinquantina di operai sosta all'esterno della direzione. I custodi giudiziari, a quanto si è appreso, hanno sollecitato le operazioni di spegnimento degli Altiforni 1 e 5.

La tensione aumenta anche per la ridda di ipotesi sul destino dell'acciaieria. Oggi è attesa la decisione del gip Todisco sulla richiesta avanzata dall'azienda di consentire la produzione al minimo durante le operazioni di bonifica. Intanto i custodi giudiziali avrebbero comunicato all'azienda l'intenzione di avviare lo spegnimento dell'altoforno 5 (lo stesso dove è in atto la protesta) e delle batterie 5 e 6. Lo si apprende da fonti sindacali che annunciano per le 11 di oggi un incontro con il responsabile delle relazioni industriali dell'Ilva
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comunicato

lo slai cobas per il sindacato di classe Ilva taranto invita gli operai a una propria manifestazione per giovedì 27 settembre alle 15 e alle 16 alla port.a a 
noi siamo per una mobilitazione unitaria e di massa
non per difendere Riva e il piano aziendale, ma contro Riva e il governo che non mettono i soldi necessari per il risanamento della fabbrica e della città
non per chiudere la fabbrica ma per tenerla aperta con una vera messa a norma
noi partecipiano a tutte le iniziativa di lotta in fabbrica che abbiano questi obiettivi e lavoriamo da parte nostra a uno sciopero generale autorganizzato ilva e indotto per il 19 ottobre

slai cobas per il sindacato di classe ilva indotto
cobasta@libero.it
347-1102638
26-9-2012


pc 26 settembre - fare come in Spagna - mobilitazione in ogni città verso una manifestazione-assedio di governo e parlamento

l'ondata di protesta in spagna rilancia in tutta europa la mobilitazione popolare per abbattere i governi che scaricano la crisi sui lavoratori e masse popolari
i regimi moderni fascisti al servizio del capitale rispondono con la violenza di stato, ma non sono in grado di
fermare la protesta popolare
in ogni paese proletari e masse scelgano la via della lotta e della rivolta popolare assediando parlamenti, governi, borse, banche
anche in italia è stata proposta una manifestazione nazionale  e subito qualcuno ha alzato la voce- non vogliamo un altro 15 ottobre ..
anche noi pensiamo che non ci debba essere un nuovo 15 ottobre 2011, ma su posizioni diametralmente opposte alle preoccupazioni espresse;
ma più una manifestazione 'pacifica'  che lasci in pace i centri del potere politico ed economico,
mai più una manifestazione con  miserabili quali bernocchi-cobas confederazione-casarini ecc che isolano chi vuole portare la protesta fino in fondo,
la manifestazione nazionale ha senso se si fà l'assedio al Parlamento e ai palazzi del potere.

proletari comunisti_PCm Italia
ro.red@libero.it
26-9-2012

pc 26 settembre - repressione fascista e poliziesca in Spagna contro il grande movimento di protesta

"Non ce ne andremo finché non sarà uscito l'ultimo deputato".  una nuova manifestazione MADRID - Congresso sotto assedio a Madrid, dove migliaia di manifestanti sono scesi in piazza al grido di "Dimissioni". La polizia spagnola ha caricato i manifestanti che protestano contro il governo. Almeno 28 sono stati arrestati e 64 feriti il bilancio finale.

I manifestanti avevano cercato di rompere il cordone di polizia a protezione del Parlamento. A quel punto sono cominciati gli scontri, in una piazza gremita da qualche migliaio di indignados che chiedevano le dimissioni del governo per una manovra economica giudicata durissima e iniqua.

Secondo i giornalisti sul campo, le forze di sicurezza antisommossa hanno usato anche proiettili di gomma di disperdere i migliaia di dimostranti davanti al palazzo. Tra gli slogan urlati dai manifestanti "dimissioni" e "democrazia sequestrata" assoggettata "ai mercati finanziari".

La protesta si è svolta senza incidenti nelle prime ore del pomeriggio. Poi, intorno alle 19,00, le cariche della polizia quando, dalla marea in crescendo, concentrata in plaza Neptuno, si sono sganciati alcuni drappelli di manifestanti e hanno cominciato a lanciare oggetti e a premere sulle alte recinzioni di ferro, che sbarravano il passaggio alla sede della Camera, riunita in  sessione plenaria. Obiettivo della manifestazione, convocata nelle reti sociali dal coordinamento 25-S, era cingere in maniera simbolica Il Parlamento e "salvare" la sede della sovranità popolare dal "sequesto compiuto dalla Troika e dai mercati finanziari, realizzato in collaborazione con la maggioranza dei partiti politici".

'Occupa il Congresso', lo slogan poi trasformato in 'Circonda il Congresso', anche a seguito degli allarmi lanciati alla vigilia sul fronte dell'ordine pubblico. F

pc 26 settembre - Assedio al Parlamento spagnolo, scontri con la polizia, feriti e spari sulla folla

madrid protesta (30)

Duri scontri Madrid tra i manifestanti del movimento degli indignati e la polizia, che ha fatto diverse cariche e utilizzato proiettili di gomma per disperdere i giovani nei pressi del Congresso dei deputati. Migliaia di persone si sono riunite davanti al Parlamento al grido di "dimissioni", per denunciare una democrazia "sequestrata" e "schiava dei mercati finanziari". È di almeno 64 feriti, tra cui due agenti, il bilancio. Uno è grave

 

martedì 25 settembre 2012

pc 25 settembre - ALCOA cagliari - invece che lavoro polizia !


Alcoa, scontri tra manifestanti e polizia

CAGLIARI - Tensione alle stelle a Cagliari all'ingresso all'Assessorato regionale del Lavoro a Cagliari, dove i lavoratori si sono radunati per manifestare per chiedere gli ammortizzatori sociali anche per le ditte che lavorano in appalto

la sindacalista Piras ha raccontato di essere stata colpita a calci alla schiena...  secondo le ricostruzioni frammentarie, un gruppo di lavoratori ha cercato di entrare nei locali dell'assessorato insieme ad una delegazione sindacale. Una vetrata sarebbe stata infranta nel muro contro muro con le forze dell'ordine, posizionate davanti all'ingresso, sarebbero partite manganellate, che hanno colpito anche la rappresentante della Uil. Raccontano gli operai che sarebbe stato usato anche un estintore contro gli operai. Un operaio è stato portato in Questura, un poliziotto al Pronto soccorso.


pc 25 settembre - India: Israele arma l'esercito reazionario



India, da Israele armi per 10 miliardi. Sullo sfondo l’ombra della corruzione
Un articolo pubblicato sul magazine indiano Economic Times (ET) descrive il volume degli affari, negli ultimi dieci anni, dell'industria bellica di Tel Aviv con il paese asiatico. E, considerando che le parti di ricambio russe (la Russia è il primo partner) hanno registrato un apprezzamento tra il 300 ed il 500 per cento, gli israeliani guadagneranno il primato

di China Files per il Fatto | 24 settembre 2012


Il personale delle forze armate indiane, secondo i dati del ministero della Difesa, supera i tre milioni e mezzo di unità. Tra soldati in servizio, riserve e paramilitari, l’esercito indiano è tra i più grandi al mondo. Una macchina mastodontica e spesso farraginosa, costretta ad armarsi in gran parte con tecnologie non propriamente all’avanguardia, eredità del sodalizio tra India ed Unione Sovietica. Ma dal 1992, pochi anni dopo il crollo del blocco, le cose iniziarono a prendere una piega diversa. L’Unione indiana, tuffatasi nel club delle potenze capitaliste grazie alle riforme economiche di apertura del 1991, cominciò a diversificare l’approvvigionamento bellico affidandosi sempre più ad un partner commerciale conveniente, puntuale e fedele: Israele.

Un lungo articolo pubblicato la scorsa settimana sul magazine indiano Economic Times (ET) ripercorre la luna di miele che, da dieci anni, lega la seconda potenza asiatica allo Stato d’Israele. Il volume degli affari è considerevole: l’ET ha calcolato che Israele, in poco meno di dieci anni, ha venduto all’India 10 miliardi di dollari in armamenti, posizionandosi come secondo partner commerciale dell’industria bellica indiana subito dopo la Russia. E presto, considerando che le parti di ricambio russe hanno registrato un apprezzamento tra il 300 ed il 500 per cento, Tel Aviv potrebbe guadagnare il primato.

In ogni conflitto indiano, Israele non ha mai fatto mancare il proprio contributo tecnologico. Secondo i documenti ufficiali dell’epoca, ora svincolati dal segreto di stato, l’esercito indiano comprò armi da Israele per il conflitto sino-indiano del 1962, per le due guerre col Pakistan nel 1965 e nel 1971 e, più recentemente, nella guerra lampo del Kargil del 1998, che vide nuovamente gli eserciti di India e Pakistan scontrarsi nell’omonimo distretto del Kashmir. Cosa comprano gli indiani da Tel Aviv? Principalmente missili a corto raggio, sistemi di contraerea e radar, siluri per sottomarini, affidandosi anche ai tecnici israeliani per aggiornare l’artiglieria sovietica ancora in dotazione.

Senza contare le munizioni che, per la Difesa indiana, sono una delle voci di spesa più ingenti: Delhi infatti pare si stia preparando a chiudere un contratto di 200 milioni di dollari, al quale ne seguirà un altro da 1,5 miliardi di dollari, per coprire la mancanza di proiettili lasciata da alcuni incendi nei depositi di armi nel Paese, uno degli obiettivi preferiti dei maoisti indiani. In seguito agli attacchi terroristici che si verificarono in India negli anni Novanta, in particolare a Bombay, Delhi si rivolse immediatamente al mercato internazionale per potenziare il proprio esercito. Americani ed europei erano però diffidenti, non volevano condividere la loro tecnologia con un Paese che fino a poco tempo prima era uno degli alleati più solidi del blocco sovietico. Curriculum che però non indispettì Israele, pronto ad intrattenere affari senza fare troppe domande e, ove servisse, a distribuire mazzette per velocizzare le pratiche. La corruzione, dilagante nel subcontinente indiano, per le compagnie israeliane non ha rappresentato assolutamente un problema, nonostante alcune siano state inserite nelle black list di Delhi. Gli esperti interpellati dall’ET, dietro anonimato, hanno confermato che nell’ambiente le mazzette israeliane a funzionari indiani sono ormai proverbiali. Non che gli altri Paesi brillino per specchiata trasparenza – e ne sa qualcosa anche la nostra Finmeccanica - ma Israele pare abbia una marcia in più. “C’è una differenza enorme tra i russi e gli israeliani. I russi corrompono solo i dirigenti, gli israeliani corrompono tutti” ha spiegato una fonte del magazine indiano.

di Matteo Miavaldi