sabato 4 febbraio 2012

pc 5 febbraio - Accordo Nato: Sigonella sarà «capitale mondiale dei droni»


SABATO 04 FEBBRAIO 2012


Per future «guerre preventive» in Medio Oriente, Africa, Est Europa, gli Usa e la Nato varano uno dei più costosi programmi nella storia dell'alleanza. Solo 13 paesi contribuiranno, Francia e Gran Bretagna restano ai margini, Spagna e Polonia si tirano fuori. L'Italia al centro del progetto. Altro che rinunciare agli F35...
«È un buon accordo, un grande accordo, un accordo ben fatto». Non nasconde la sua soddisfazione il segretario della difesa Leon Panetta: la Nato si doterà entro il 2017 di un nuovo sistema di sorveglianza terrestre, l'AGS (Alliance Ground Surveillance) e il suo centro di comando e di controllo verrà installato nella base siciliana di Sigonella. La lunga ed estenuante trattativa tra i partner ha visto però ridurre progressivamente a 13 il numero di paesi che contribuiranno a quello che si preannuncia come uno dei più costosi programmi della storia dell'Alleanza atlantica. Oltre a Stati uniti e Italia, Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Romania, Slovacchia e Slovenia. Un contributo operativo specifico verrà comunque da Francia e Gran Bretagna che metteranno a disposizione i propri sistemi French Heron Tp (coprodotti con Israele) e Uk Sentinel. Restano fuori Spagna e Polonia, candidatesi inizialmente con l'Italia per ospitare l'AGS con i cinque velivoli senza pilota del tipo "Global Hawk" che la Nato acquisterà dalla statunitense Northrop Grumman.
«L'accordo è un passo fondamentale verso un sistema di sorveglianza dell'Alleanza in grado di dare ai comandanti una fotografia precisa di qual è la situazione sul terreno», ha dichiarato il segretario generale Nato, Anders Fogh Rasmussen. «E la recente operazione in Libia ha dimostrato quanto importante sia questa capacità». Durante i mesi del conflitto libico, proprio a Sigonella l'US Air Force aveva schierato due "Global Hawk" e un imprecisato numero di droni MQ-1 Predator, utilizzati in particolare per individuare gli obiettivi e dirigere i bombardamenti dei caccia della coalizione a guida Nato. Nei programmi del Pentagono, la base siciliana è destinata a fare da vera e propria capitale mondiale dei velivoli senza pilota: entro il 2015 dovrà ospitare un reparto di Us Air Force con 4-5 "Global Hawk", più altri 4 droni in via di acquisizione della Marina Usa.
Un accordo di massima per la trasformazione di Sigonella in «principale base operativa» del sistema AGS era stato raggiunto a Cracovia il 19 e 20 febbraio 2009, durante il vertice dei ministri della difesa della NATO. «Abbiamo scelto questa struttura dopo un'attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d'intelligence italiane, della Nato e internazionali», dichiarò a margine dell'incontro l'allora capo di stato maggiore della difesa, generale Vincenzo Camporini. Ancora più esplicito il vicesegretario generale per gli investimenti alla difesa dell'Alleanza, Peter C. W. Flory: «L'AGS è essenziale per accrescere la capacità di pronto intervento in supporto delle forze Nato per tutta le loro possibili future operazioni». Un sistema destinato non solo alle attività d'intelligence o alla raccolta ed elaborazione dati, ma che consentirà la realizzazione dei futuri piani di «guerra preventiva» e di first strike in Africa, est Europa e Medio oriente.
Antonio Mazzeo
tratto da Il Manifesto del 4 febbraio 2012

pc 4 febbraio - SULLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLA FIOM DELL'11 FEBBRAIO - 1° intervento

Fiat e aziende di Federmeccanica negano alla Fiom tutti i diritti sindacali previsti dallo Statuto dei Lavoratori, a partire dai delegati, passando per il diritto d’assemblea, permessi sindacali, fino alla trattenuta della delega in busta paga.
Come e peggio del fascismo, Marchionne a Pomigliano non richiama al lavoro tutti gli operai che risultano iscritti Fiom (un fatto così illegale, anticostituzionale che in uno Stato minimamente di diritto dovrebbe far scattare immediatamente nei confronti di Marchionne l’arresto e i lavoratori Fiom dovrebbero essere accompagnati in fabbrica dalle forze dell’ordine).
Circa il clima alla Fiat Sata - oltre ai 3 licenziamenti, per i quali il 9 febbraio c'è sostanzialmente la prima nuova udienza dopo la sentenza negativa di secondo grado - basta per tutto, il video mandato in onda da Santoro giovedì scorso in "Servizio pubblico", pubblicato anche dal nostro blog.
Nello stesso tempo, a fronte del fatto che la Fiat agisce palesemente contro ogni legge e norma costituzionale, il governo Monti, come e peggio di Berlusconi, il presidente Napolitano, non si prendono neanche il fastidio di un “richiamo istituzionale”.

Cosa oppone la Fiom a questo fascismo padronale e istituzionale?
La Fiom invoca la “democrazia”! E chiede – con la manifestazione di sabato prossimo –al governo Monti, che fin dal suo insediamento ha ribadito il suo appoggio al piano Marchionne, di “garantire i diritti costituzionali in materia di pluralismo e libertà sindacali” e “una legge che garantisca il diritto democratico di validazione dei contratti collettivi e di elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie”; una manifestazione che viene dopo che in questi mesi, la Fiom ha opposto ai diktat padronali e ai servi dei sindacati di regime solo una raccolta di firme per un “referendum abrogativo dell’estensione del contratto di Pomigliano a tutta la Fiat”

Una cosa debole e impotente.

La Fiom e la sua direzione non è innocente su questa avanzata senza ostacoli del fascismo padronale come della inadeguata opposizione nelle fabbriche da parte degli operai metalmeccanici ai piani del padronato e alla manovra del governo che ora punta su art. 18, eliminazione contratti a tempo indeterminato, controriforma degli ammortizzatori sociali, ecc.
In questo scontro, in cui finora solo una parte, quella borghese, combatte una guerra seriamente e infligge colpi su colpi, la Fiom e la sua mobilitazione non è la soluzione ma una parte del problema, perché si pone in mezzo alla necessità che anche da parte proletaria si avvii una vera “guerra di classe” contro la guerra dei padroni.

Che la Fiom è parte del problema era chiaro e da noi indicato sin dall’inizio della battaglia Fiat.
Quando il fascismo padronale di Marchionne ha cominciato ad imporre i suoi diktat a Pomigliano, la Fiom ha denunciato lo straccio delle regole, dei diritti dei lavoratori e sindacali, ha fatto delle iniziative di lotta, ma poi ha passato la parola principalmente ai ricorsi; lo stesso ha fatto con Mirafiori, nonostante qui il NO operaio era stato più netto; poi vi è stata la Fiat Sata con in 3 licenziamenti politici, come monito di Marchionne a tutti i lavoratori che osassero scioperare contro i suoi piani, ma anche qui una iniziale compatta risposta dei lavoratori (anche di molti iscritti alle altre OO.SS.) alla fine è stata resa debole, scegliendo solo e soltanto le aule dei tribunali, che hanno dimostrato se ce fosse ancora bisogno che a favore dei lavoratori certo non sono. In fabbrica, tra gli operai e le operaie, la Fiom dal chiamare all’opposizione al piano Marchionne è passata a registrare semplicemente la situazione e quindi a convincersi e convincere sempre di più che la strada principale era quella degli strumenti legali, della democrazia.
Oggi Landini, a nostro giudizio, continua a consegnare gli operai come “agnelli sacrificali” in nome del simulacro della democrazia. La Fiom parla di democrazia ma il capitalismo sta già oltre nella guerra di classe.

D'altra parte, la Fiom chiama alla manifestazione nazionale a difesa della Fiom, accorgendosi dello straccio della Costituzione solo quando le tocca. Non vuole vedere la Fiom, tutto l’attacco ai diritti che vi sono stati in questi anni e continuano ad esserci nei confronti di centinaia, migliaia di lavoratori iscritti ai sindacati di base, ai cobas, ad Arese, Pomigliano, Mirafiori, Cassino, ecc. Quella repressione all'epoca andava bene – anche per la Fiom; oggi che la prova sulla propria pelle, non va bene – ma anche adesso la denuncia pur sempre e solo per la sua organizzazione e non per tutti, a partire dallo Slai cobas che in queste fabbriche ne è stato sempre colpito.
Si ricordi Landini la poesia di B. Brecht “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento… un giorno vennero a prendere me…”.
La Fiom finora ha partecipato a questo andazzo, e in tanti altri posti di lavoro continua a farlo. Oggi che viene trattata da Marchionne come lo Slai cobas e altre organizzazioni sindacali di base, denuncia l’attacco alla democrazia, ma la democrazia non può essere a senso unico.
Ora la Fiom ha indetto la manifestazione dell’11 febbraio a Roma. Ma gli operai della Fiat, tutti gli operai e i lavoratori non possono scendere in piazza solo di sabato, per chiedere ancora e solo “democrazia” e per fare solo una processione.




proletari comunisti - PCm Italia
4 febbraio 2012

pc 4 febbraio - lotte operaie in spagna e in galizia

dai compagni galiziani in spagnolo facilmente comprensibile

Estado español: Declaración de la CSM.


La COORDINADORA SINDICAL DE MADRID (CSM), como parte del Movimiento Sindical de Clase, que agrupa a varios sindicatos implantados especialmente en grandes empresas de la Región de Madrid, saluda la constitución de LA COMUNA, espacio unitario y plural de combatientes antifranquistas represaliados por la Dictadura.
El sindicalismo de clase tiene una gran deuda con todos aquellos luchadores antifascistas, que pagaron con detenciones, torturas, exilio, cárceles y hasta la vida por conseguir un mundo mejor. La clase obrera debe reconocer que parte de las conquistas arrancadas a la oligarquía franquista se deben a los sacrificios de miles de resistentes anónimos: obreros, campesinos, estudiantes, profesionales, intelectuales,...; logros que ahora nos están arrebatando.


La operación llamada Transición, no fue sino el cambio de dominación que adoptó la burguesía española pasando de una Dictadura Fascista a una Democracia Burguesa, para estar en mejor posición a la hora de defender sus intereses de clase. Además de aceptar al Borbón impuesto por Franco, se olvidaron de los millones de hombres y mujeres que combatieron el fascismo desde 1936, para muestra los miles de asesinados que todavía están en las cunetas a lo largo y ancho del Estado. Los autotitulados Partidos Democráticos fueron cómplices del silencio cobarde impuesto por los herederos del Dictador.


Por tanto es de justicia exigir:


— Anulación de todas las sentencias de los Tribunales de Excepción franquistas: Tribunal de Orden Público (TOP) y Tribunales Militares.


— Reparación y Rehabilitación de todos los represaliados antifranquistas.


— Contra la impunidad, depuración de políticos, policías, militares y jueces que participaron activamente en la represión franquista.


— Derogación de la Ley de Amnistía de 1977, que ampara a los represores franquistas






Sin otro particular, y deseando que tengáis éxito en vuestra ilusionante andadura, contar con la solidaridad de estos trabajadores, que aspiran a construir un Sindicato de Clase, Único, Plural, Asambleario y Democrático, que acabe con el trabajo asalariado.

ADELANTE COMPAÑEROS

Saludos Solidarios.

COORDINADORA SINDICAL DE MADRID






Galiza: Trabajadores subcontratados por Inditex denuncian sus 'penosas' condiciones laborales.-
Marcos Nebreda / Kaosenlared Galiza






Jornadas de hasta 15 horas seguidas descargando camiones a mano, ausencia de prevención de riesgos laborales o salarios que en ocasiones no sobrepasaron los cien euros mensuales...
Prensa
Son sólo algunas de las precarias condiciones que denuncian los empleados de Atlas Servicios Empresariales, empresa subcontratada por Inditex en diciembre de 2010 -según los afectados-, para la realización de trabajos logísticos en la sede de la multinacional en Arteixo.
Desde la compañía mantienen que "desconocíamos las demandas concretas de estos trabajadores a su empresa; no obstante, a pesar de que Inditex no ha tenido una responsabilidad directa, estamos haciendo un seguimiento minucioso de la situación, en especial en lo que se refiere al respeto a los derechos laborales de estos trabajadores".
Los empleados, que se han organizado sindicalmente en torno a la CIG,se concentraron este martes en la central de la factoría textil en el polígono de Sabón para hacer públicas sus demandas. Se encargaban de la descarga de mercancía textil sin empaquetar y "sin ninguna ayuda mecánica" en jornadas maratonianas de "de 15 o 16 horas diarias sin descanso", señalan. Este mismo trabajo también lo realizan empleados de Zara Logística, según confirma Roberto Pérez, presidente del Comité de empresa, pero "con un sistema de rotación que impide estar más de una hora en el mismo puesto".
Atlas Servicios Empresariales, filial del grupo Adecco, les ofreció un contrato de "jornadas irregulares" sin establecer rotaciones e incumpliendo así, según los empleados, la Ley de Prevención de Riesgos que "obliga a implantar este sistema para no permanecer tanto tiempo desempeñando una tarea tan penosa".
Desde el Comité de empresa de Zara Logística señalan que la empresa "no consigue paletizar esta mercancía en el Tercer Mundo y por eso hay que descargarla aquí a mano". Además, indican que contratos de este tipo son "habituales", no tanto en el almacén pero sí en la división textil de la compañía de Amancio Ortega.
Los trabajadores denuncian además que no estaban reglados por un convenio y que no tenían horarios. "Nos llamaban una hora antes para venir a trabajar", asegura Miguel Ángel Diez, uno de los afectados.
En cuanto a los salarios, "eran de unos 500 euros brutos a tiempo parcial" pero añade que "si no había trabajo y no se alcanzaban las horas mensuales cobrábamos por lo trabajado. Llegó a haber nóminas de 100 euros". "Es indigna e ilegal la actuación de Inditex y por eso apoyamos sus reivindicaciones", remarca Roberto Pérez, presidente del Comité de empresa de Zara Logística.

Cesión ilegal de trabajadores
Como consecuencia de estas complicadas condiciones laborales, los 15 empleados subcontratados por Inditex decidieron denunciar su situación a Inspección de Trabajo, que según señalan los propios afectados, emitió un informe en septiembre de 2011 en el que dictaminaría que la cesión de trabajadores es ilegal. Es decir, que obliga a la multinacional a incluirlos en el cuadro de personal de Zara Logística.
En vista de lo cual, Inditex decide rescindir el contrato con la empresa subcontratada y evitar así regularizar su situación, según los trabajadores. "Se deshizo de la subcontrata porque no le sale rentable", asegura Roberto Pérez. Se desconoce por el momento si este trabajo lo hará otra empresa subcontrata en iguales o diferentes condiciones.
En el Juzgado de lo Social habría -según las mismas fuentes- una demanda en curso interpuesta por el personal afectado de forma individual ante la negativa de Inditex de incorporarlos a su cuadro de personal, tal como dictaminaba el supuesto Informe de Trabajo que citan los afectados. Exigen que la factoría textil acate esta resolución.
Los empleados serán despedidos a finales de este mes, tal y como les ha anunciado Atlas Servicios Empresariales. Aunque Zara les pagó "horas extras y dinero adeudado", aseguran que todavía les deben "entre 1.000 y 2.000 euros de media a cada empleado". Anuncian que la de este martes es sólo la primera de una serie de movilizaciones diarias ante la sede de la empresa textil. "Seguiremos aquí hasta encontrar una solución", prometen

pc 4 febbraio - la condizione operaia in Cina a fronte dei profitti delle multinazionali

In Cina, costi umani per assemblare un iPad
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By CHARLES DUHIGG and DAVID BARBOZA

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Un venerdì sera dello scorso maggio un esplosione squarciò l’edificio A5, un’esplosione così potente che i tubi di metallo si contorsero come fossero delle cannucce. Quando i lavoratori della mensa corsero fuori, videro del fumo nero fuoriuscire dalle finestre in frantumi. Era l’area dove i dipendenti lucidano migliaia di iPad al giorno. Nell’esplosione sono morte due persone, e oltre una dozzina sono rimaste ferite. Mentre i feriti erano portati in ambulanze, uno in particolare sembrava abbastanza grave. I suoi lineamenti erano stati deformati dalla violenza dall’esplosione, il calore aveva ridotto la sua bocca e il suo naso ad un ammasso rosso e nero .

Quel maledetto giorno il telefono squillò nella casa del Sig. Xiaodong: “Lei è il padre di Lai Xiaodong?“ Sei mesi prima, Lai di 22 anni, si era trasferito a Chengdu, nel sudovest della Cina, dove era diventato uno dei milioni di ingranaggi umani che alimenta il più grande, più veloce e più sofisticato sistema di produzione al mondo. Tale sistema ha reso possibile per la Apple ed altre centinaia di aziende fornitrici di produrre dispositivi in maniera ultra-veloce così come i vertici dell’azienda avevano sempre sognato.
La voce al telefono urla: “E’ grave! Corra in ospedale il più presto possibile “.
Negli ultimi dieci anni, Apple è diventata una delle aziende più ricche, più potenti e di maggior successo al mondo, grazie alla sua produzione globale. Apple con la sua alta tecnologia – così come decine di altre industrie americane – hanno raggiunto un ritmo di innovazione senza pari nella storia moderna. Tuttavia, secondo i dipendenti, i difensori dei lavoratori e dai documenti pubblicati dalle imprese stesse, i lavoratori che assemblano iPhone, iPad e altri dispositivi lavorano in condizioni difficili. I problemi sono molteplici come ambiente di lavoro precario, pericoloso e con problemi di sicurezza a volte letali.

I dipendenti fanno un lavoro straordinario eccessivo, in alcuni casi sette giorni su sette, e vivono in dormitori affollati. Alcuni dicono di lavorare così tanto tempo che si gonfiano le gambe e non riescono più a camminare. Secondo i rapporti di osservatori indipendenti definiti Gruppi di controllo che, in Cina, sono molto considerati è risultato che Apple ha utilizzato lavoratori minorenni ed inoltre sono stati illegalmente smaltiti, falsificando i documenti, rifiuti pericolosi.

La cosa più preoccupante che i Gruppi hanno riferito è il ‘disprezzo per la salute dei lavoratori’ da parte di alcune aziende che operano per Apple. Infatti, due anni fa presso una di queste aziende nella Cina orientale , 137 lavoratori sono rimasti vittima di sintomi di avvelenamento dopo che era stato loro ordinato di usare una sostanza chimica pericolosa per lucidare gli schermi degli iPhone. Nei primi sette mesi dello scorso anno, due esplosioni nelle fabbriche di iPad, anche a Chengdu, hanno ucciso quattro persone e ferite 77. Prima degli incidenti, secondo un gruppo di cinesi, Apple era stata avvertita. Essi avevano segnalato i pericoli nello stabilimento di Chengdu.



“Se Apple era stata avvertita e non ha provveduto alla sicurezza dei lavoratori ha compiuto un atto gravissimo“, ha dichiarato Nicholas Ashford, ex presidente del Comitato nazionale consultivo per la sicurezza e la salute, un organismo del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti. “Ma ciò che è moralmente ripugnante in un Paese è accettato come consuetudine in un altro, e da questo le aziende ne traggono vantaggio”


Apple non è l’unica azienda di elettronica che opera all’interno di un sistema di produzione ad alto rischio. Queste tristi condizioni di lavoro sono state documentate anche in altre aziende come: Dell, Hewlett-Packard, IBM, Lenovo, Motorola, Nokia, Sony, Toshiba ed altri.

I dirigenti di Apple affermano che l’azienda negli ultimi anni ha fatto passi significativi nel migliorare la sicurezza nelle fabbriche. Apple ha un codice di condotta per tutte le aziende fornitrici, con delle norme dettagliate in materia di lavoro, protezione e sicurezza. L’azienda ha portato avanti una significativa campagna di controllo e quando sono state scoperte situazioni a rischio esse sono state immediatamente corrette.
In molti casi è Apple stessa , nelle relazioni annuali, a denunciare gli abusi dei fornitori. In questo mese, per la prima volta, l’azienda ha pubblicato un elenco per identificare tutti i suoi fornitori. Ma i problemi restano gravi. Secondo i rapporti di Apple, dal 2007 ad oggi, più della metà dei fornitori controllati hanno violato almeno una delle regole del codice di condotta ed in alcuni casi hanno anche violato la legge. Mentre tante violazioni riguardano le condizioni di lavoro, piuttosto che i rischi per la sicurezza, i modelli restano comunque preoccupanti.
“L’unico interesse di Apple è stato sempre quello di migliorare la qualità del prodotto diminuendo i costi di produzione“, ha affermato Li MingQi, che fino ad aprile ha lavorato in Foxconn Technology, uno dei partner di produzione più importanti di Apple. Il signor Li, che ha citato in giudizio Foxconn sul suo licenziamento, ha lavorato anche nella fabbrica di Chengdu in cui è avvenuta l’esplosione.
Li ha aggiunto : “Il benessere dei lavoratori non ha nulla a che vedere con i loro interessi“.
Alcuni ex responsabili di Apple confermano l’esistenza di una tensione non risolta all’interno dell’azienda: alcuni dirigenti vogliono migliorare le condizioni delle fabbriche, ma ciò va in conflitto con i modelli lavorativi delle aziende fornitrici e la rapidità di consegna dei nuovi prodotti. Martedì, Apple ha riferito di essere una delle società con i profitti più alti di qualsiasi altra azienda nella storia, con 13,06 miliardi dollari di profitti su 46,3 miliardi dollari di fatturato. Le sue vendite sarebbero state ancora più elevate, hanno detto i dirigenti, se le fabbriche all’estero fossero state in grado di produrre di più.
Dirigenti, anche di altre società, riferiscono di simili pressioni interne. Questo sistema potrebbe non essere accettabile, sostengono, ma una revisione radicale porterebbe ad un rallentamento sull’innovazione. I clienti vogliono ogni anno nuovi modelli con nuove applicazioni. (.

pc 4 febbraio - un lager mafioso, gestito da Marchionne, chiamato Fiat Sata - verso una iniziativa nazionale di Proletari comunisti

Ivan è rientrato in fabbrica (FIAT DI MELFI) dopo un infortunio sul lavoro. Per qualche settimana ha trascorso il suo tempo seduto su una sedia senza far nulla.
Quando ha chiesto spiegazioni e una postazione idonea dove poter lavorare, è stato
affrontato da un suo superiore. Che lo ha minacciato di morte.


http://www.youtube.com/watch?v=339PKZb2Jb4

pc 4 febbraio - un appello internazionale da sostenere Appello di Occupy Oakland per la partecipazione allo sciopero generale globale

Appello di Occupy Oakland per la partecipazione allo sciopero generale globale dell’1maggio 2012.

Lo sciopero generale è tornato, ricalibrato per un’era di profondi tagli alla spesa pubblica, di forme estreme di razzismo che colpiscono i migranti e di speculazione finanziaria che ha raggiunto livelli di rapacità senza precedenti. Nel 2011, la percentuale di lavoratori sindacalizzati negli Stati Uniti era dell’11,8%, circa 14.8 milioni di persone.
Numeri, questi, che nulla ci dicono di milioni di persone che in questo paese sono disoccupate o sottoccupate. Numeri che non parlano dei migranti senza permesso di soggiorno, che spesso costituiscono il blocco di chi è impiegato nel lavoro manuale e domestico. Numeri che dimenticano le lavoratrici il cui luogo di lavoro è la casa e che tacciono di fronte all’economia invisibile del lavoro riproduttivo non pagato.
Numeri che non includono gli studenti, indebitatisi per una cifra intorno ai 1.000 miliardi di dollari, costretti a fare più lavori per permettersi rette universitarie stellari. Numeri che omettono la realtà vissuta da un’alta percentuale di afroamericani: dentro le prigioni rinchiusi dalle sbarre e fuori, nella società, ugualmente “imprigionati” da un razzismo che gli impedisce di trovare un lavoro sicuro e stabile.
A dicembre dello scorso anno, il tasso ufficiale di disoccupazione a Oakland era un deprimente 14.1%. Mentre città come Oakland sono devastate dall’austerity, il denaro pubblico viene speso, fino all’ultimo centesimo, per finanziare dipartimenti di polizia corrotti e militarizzati con lo scopo di contenere il conflitto sociale. Lo scorso 2 novembre, Occupy Oakland ha messo in atto il primo sciopero generale negli Stati Uniti dallo sciopero generale di Oakland del 1946, paralizzando il centro della città e bloccandone il porto. Noi dobbiamo reinventare lo sciopero generale per una fase storica in cui la maggior parte dei lavoratori non è più iscritta a un sindacato, e dove la gran parte di noi sta combattendo per il “privilegio” di avere un lavoro più che per ottenere miglioramenti marginali nelle condizioni di lavoro.
Noi dobbiamo lottare nelle strade, nelle scuole e negli uffici delle amministrazioni cittadine corrotte. Uno sciopero generale reinventato significa trovare soluzioni immediate per quelle comunità colpite dai tagli alla spesa pubblica e dalla continua azione repressiva della polizia: un’azione che vada al di là della semplice sostituzione dei nostri governanti. Occupy Oakland darà il suo contributo per imprimere al movimento Occupy una nuova direzione, che riconosca la necessità di trovare modi di provvedere ai nostri bisogni che superino le forme di assistenza statale. Perché noi dobbiamo attaccare anche quelle istituzioni che ci condannano a una vita miserabile di sfruttamento, debito e povertà crescente.

SE NOI NON POSSIAMO VIVERE, NOI NON LAVOREREMO.
Il primo maggio è una festa internazionale che commemora il massacro di Haymarket Square del 1886, quando a Chicago la polizia, che anche allora difendeva gli interessi dell’1%, attaccava e uccideva i lavoratori che partecipavano a uno sciopero generale per ottenere la giornata lavorativa di otto ore. Nonostante le favolette dei politici, nel XXI secolo la lotta di classe è viva e vegeta e colpisce i lavoratori (la base sindacale e i non sindacalizzati), gli studenti, la popolazione di colore, i disoccupati e i sottoccupati, i migranti, i senzatetto, le donne, queer, trans e carcerati. Invece di scendere a compromessi con i mostri, è arrivata l’ora di combatterli. Ed è arrivata l’ora di fare della lotta una realtà quotidiana nella Bay Area. E non solo.
Il primo maggio 2012, Occupy Oakland parteciperà insieme a persone provenienti dai percorsi di vita più disparati e da tutti gli angoli del pianeta per dare vita a uno sciopero generale globale per paralizzare la circolazione globale del capitale, che giorno dopo giorno arricchisce le classi al potere e impoverisce il resto di noi. Non ci sarà nessuna vittoria, ma quello che faremo per noi stessi sarà rivendicare i mezzi di esistenza da cui ogni giorno siamo e continuiamo a essere espropriati.

RIBELLATI PER UNA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA.

SCIOPERA/BLOCCA/OCCUPA

pc 4 febbraio - verso la conclusione del processo eternit

PROCESSO ETERNIT: SI AVVICINA LA SENTENZA

Lunedì tredici febbraio - la Rete nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro sarà, come sempre, presente con una sua delegazione - la Corte presieduta dal giudice Giuseppe Casalbore leggerà la sentenza che chiude il primo grado del processo al miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, ed al barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne: i padroni della multinazionale svizzero-belga dell'amianto, l'Eternit, responsabile del genocidio pianificato ai danni dei lavoratori e dei residenti nelle città, comprese quelle vicine, dove avveniva la produzione di manifatti in cemento-amianto.
Nell'attesa, occorre registrare (con una certa soddisfazione) una notizia sul fronte degli accordi tentati dal magnate svizzero per evitare la giusta condanna, e conseguente meritatissima galera: il Comune di Casale Monferrato ha deciso di rifiutare - come già pochi giorni fa avevano fatto sette paesi più piccoli del suo comprensorio - la 'offerta del diavolo', i 18,3 milioni con i quali lo Schmidheiny avrebbe voluto lavarsi la coscienza dai quasi 1.700 decessi per malattie asbesto-correlate avvenuti nel capoluogo monferrino e nei paesi limitrofi.
Nel contempo dalla Liguria arriva una storia, concernente sempre il medesimo tema, che dimostra ancora una volta come ai padroni - anche se sono cooperative - non interessi nulla della salute dei lavoratori; al porto di Savona e Vado Ligure opera la Compagnia unica lavoratori portuali (Culp): un anno fa, dopo dieci anni di dibattito, il Tribunale civile del capoluogo del ponente ligure ha condannato la Culp, nella sua qualità di datore di lavoro, al risarcimento di due milioni e quattrocentomila Euro a favore degli eredi di due ex soci deceduti, nel corso degli anni novanta, a causa del mesotelioma pleurico.
La Culp si difende affermando che all'epoca dei fatti non svolgeva funzioni di impresa ma si limitava a mettere a disposizione il personale "in base alle disposizioni dell'Ufficio lavoro portuale"; insomma, non era un'impresa ma operava come intermediatrice nella cessione di personale ad altri soggetti: né più né meno che caporalato legalizzato, la stessa odiosa pratica che oggi viene applicata dalle agenzie interinali.

Casale Monferrato (Al), 04 febbraio 2012




Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

venerdì 3 febbraio 2012

pc 3 febbraio - Egitto duri scontri con la polizia al cairo

Durissimi scontri in corso al Cairo tra i manifestanti chiamati a raccolta dal movimento Ultras di Piazza Tahrir e la polizia schierata in difesa del Ministero degli Interni della capitale egiziana. Sono le ore della vendetta al Cairo e in molte altre città dell'Egitto per il massacro dello stadio di Port Said.

Tre cortei nella sola capitale hanno attraversato le strade della periferia e del centro, passando per Piazza Tahrir e fermandosi davanti alle mura costruite nelle vie intorno al ministero per contrastare le manifestazioni. Intonando lo slogan della giornata “Il popolo vuole giustiziare il federmaresciallo” i manifestanti hanno iniziato a buttare giu le mura mattone per mattone. Dopo poco i primi lanci di candelotti di gas lacrimogeni, le prime fucilate e gli scontri.

Difficile per il momento fare un primo bilancio dei feriti, alcune voci ancora da confermare parlano già di morti, ma è certo che l'intensità dello scontro è pari all'odio che divide le parti. In piazza ci sono gli ultras dell'al Ahly e dello Zamelek uniti come noi mai, ma c'è anche il Cairo rivoluzionario che vuole abbracciare i suoi ragazzi (come ripetono moltissimi twitt e le persone intervistate durante i cortei) all'indomani dell'efferata punizione con cui lo Scaf, l'autorità della transizione democratica egiziana, ha voluto colpire il braccio forte e generoso del movimento di Piazza Tahrir.

Tornano le barricate, le maschere antigas, le confezioni di ventolin, gli angeli delle motociclette (che portano al riparo i feriti più gravi), le ambulanze e gli ospedali da campo, ma torna anche la determinazione del movimento che da ore non sta retrocedendo di un passo per raggiungere l'obiettivo: il ministero degli interni che è ormai a pochi metri. Via Mohamed Mahmoud, che abbiamo conosciuto durante le insurrezioni d'autunno, è satura di gas. I testimoni sul posto stanno dichiarando che anche questa volta i gas che vengono sparati contro i manifestanti sono molto pesanti e simili a quelli al gas nervino utilizzati pochi mesi fa dalla polizia.

Intanto nei palazzi del potere cadono teste e rimbalzano le accuse con i Fratelli Musulmani che puntano il dito contro i lealisti di Mubarak definiti come responsabili degli scontri avvenuti allo stadio, lo Scaf ha fatto dimettere il capo della polizia e sembra essersi trincerato tra un nocomment ufficiale e dichiarazioni ufficiose che per alcuni analisti aumentano solo il torbido. L'opposizione rilancia le accuse contro il ministero degli interni dichiarando che da tempo gli Ultras dell'al Ahly avevano messo in conto la vendetta da parte della polizia per il loro ruolo da protagonisti nel movimento rivoluzionario.

Ma la verità più forte, come le pietre che vengono lanciate in queste ore contro la polizia, sembra essere quella della piazza che ricorda il valore altamente simbolico della giornata del 2 febbraio che in Egitto è sinonimo della Battaglia dei Cammelli. Esattamente un anno fa piazza Tahrir veniva attaccata da uomini a cavallo di cammelli e armati di spade e fucili. Secondo inchieste di movimento si trattava di un'operazione repressiva architettata dai lealisti di Mubarak e polizia politica. In quella occasione, in cui morirono o rimasero feriti molti egiziani, a distinguersi per la prima volta nelle difesa della piazza furono proprio gli ultras dell'al Ahly che in quei primi giorni della rivoluzione egiziana insieme alla tifoseria dello Zamalek iniziavano a prendere parte alla lotta del movimento.

Quindi un simbolo e una congiuntura politica perfetta per far compiere un passo avanti alla reazione guidata dallo Scaf attaccando direttamente e indirettamente la prima fila del movimento rivoluzionario. Una sorta di ritorno esplicito e micidiale del regime contro la rivoluzione.

Eppure da ieri notte l'Egitto non si è fermato un solo istante. Tutti i club dell'al Ahly sparsi per il paese sono stati presidiati da ultras e solidali. Al Cairo la tifoseria dello Zamalek si è unita subito ai cori di rabbia e odio scanditi dagli amici dell'al Ahly. Alla stazione della capitale una folla gigantesca ha atteso fino a tarda notte che tornassero i reduci del massacro allo stadio. E da questa mattina manifestazioni ovunque, compresa Port Said i cui abitanti non ci stanno ad essere indicati come filo-governativi e hanno scandito slogan che denunciano l'operazione dello Scaf in cui in un modo o nell'altro sono rimasti coinvolti. Ad Alessandria i primi funerali dei ragazzi uccisi (tutti giovanissimi tra i 15 e i 35 anni) si sono tramutate in manifestazioni così come a Suez.

La notte di battaglia che sta iniziando nelle strade del Cairo intorno al Ministero degli Interni Potrebbe avere degli esiti imprevedibili sia per le autorità che per il movimento. Si potrebbe trattare della prima notte di lotta di una lunga serie che dopo anche le ostilità con i Fratelli Musulmani e il neoeletto parlamento potrebbe consentire al movimento rivoluzionario di approfondire il conflitto e continuare a separare le parti: la piazza e le istituzioni tutte. Oppure potrebbe essere l'occasione per lo Scaf per far tornare in grande stile lo stato d'emergenze e tentare un giro di vita contro le soggettività sociali e politiche più forti e determinate della piazza. In ogni modo lo scontro è appena iniziato, e la vendetta promessa dal movimento Ultras di Piazza Tahrir ha già portato a pochi metri del Ministero degli Interni il braccio e il cuore della rivoluzione.

InfoAut

pc 3 febbraio - ART. 18: PER MONTI E PADRONI SI TRATTA DI GUERRA DI CLASSE

O è così, o è così. L’art. 18 deve essere cancellato, meglio col consenso dei sindacati, ma anche senza.
Il governo “tecnico” Monti/Fornero afferma la sua natura di governo di dittatura, in cui l’aspetto “tecnico” serve solo a rafforzare una politica che non deve dar conto a nessuno.
Nonostante che con le linee attuali del mercato del lavoro (abolizione di fatto del contratto a tempo indeterminato per tutte le nuove assunzioni, lunghissimo “periodo di prova” in cui durante e dopo è possibile licenziare), viene già allargata a tutte le medie e grandi aziende la libertà di licenziamento, l’art. 18 diventa il punto centrale politico, economico del governo Monti e dei padroni.
Esso va abolito non perché porterebbe chissà quali novità e vantaggi alle aziende che già fanno e disfanno come vogliono in barba alle leggi (vedi la Fiat), ma perché sta a rappresentare la difesa dei diritti di classe dei lavoratori, perché sta lì a simbolo/spettro della lotta, della forza possibile della classe operaia.
Esso va abolito perché non solo si devono attaccare le condizioni di lavoro, ma si devono “piegare” gli operai, perchè si deve affermare il moderno fascismo padronale.

Quindi è la guerra di classe che governo e padroni vogliono affermare e stanno portando avanti.
Una vera e propria guerra, in cui mancano (per ora) solo le armi – ma basta che gli operai scendano seriamente in lotta e spunterebbero anche quelle… - una guerra che intanto usa tutte le altre “armi”: quella dei mass media, quella degli esperti e intellettuali da strapazzo (squallidi servi), quella ideologica (“il nuovo/lo sviluppo” di chi vuole un mercato libero, contro chi vuole restare ancorato al “vecchio” e vuole la “monotonia del posto fisso”; l’egoismo degli adulti contro i giovani; e via di questo passo…), fino a dire, come ha dichiarato Monti, che “l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia” e per la sua credibilità all’estero (e per “estero” si deve intendere chiaramente gli altri governi dei padroni, le grandi multinazionali, il sistema delle banche, ecc.); una guerra usa le “armi” dell’attacco e della finta ritirata, e poi degli annunci improvvisi, per attaccare meglio una volta che si è cominciato a rendere opinione comune che l’art. 18 si deve toccare, ecc.

Questa guerra sull’art. 18 mostra che è verso i lavoratori che si concentra il cuore dell’attacco del governo Monti; e così non potrebbe non essere, visto che è dallo sfruttamento degli operai che il sistema capitalista fa profitti ed esce momentaneamente dalla sua crisi.
Finora le altre misure fatte da Monti agli altri settori sociali sono punzecchiature, la carne da mordere è quella dei lavoratori!

A fronte di questa “guerra”, occorre che i lavoratori, le lavoratrici organizzino e scatenino la loro guerra di classe. Ma per farlo devono voltare le loro “armi” prima di tutto verso il nemico più vicino che fa da barriera al nemico vero e proprio.
I segretari dei sindacati confederali, compresa la Camusso, passano da un Tavolo all’altro dicendosi “disponibili” sulla riforma del mercato del lavoro, e sull’art. 18 emettono troppi flebili NO, a parte qualche “decisa” dichiarazione in televisione.

La direzione Fiom poi è penosa e imbarazzante. Viene trattata a “pesci in faccia”; le sono stati cancellati da un giorno all’altro, in maniera totalmente illegale, tutti i diritti sindacali; viene cacciata dalla fabbriche Fiat e costretta a tenere fuori dai posti di lavoro le assemblee, fino al disconoscimento nelle aziende della Federmeccanica delle deleghe sindacali; a Pomigliano sta avvenendo qualcosa che in questa maniera neanche ai tempi del fascismo era successa, per cui tutti gli operai iscritti alla Fiom non vengono richiamati al lavoro perché sono della Fiom…
E, nonostante questa “guerra” dichiarata e portata avanti, che cancella ogni parvenza residua di democrazia, Landini si appella alla “democrazia” che per padron Fiat, gli altri padroni, il governo Monti è “carta straccia”.

Se padroni e governo vogliono fare la guerra, i lavoratori non hanno altra strada che accettare questa sfida e attrezzarsi per farla, costruendo il sindacato di classe, e costruendo il partito della classe, il partito comunista.

pc 3 febbraio - antifascisti processati a quarto- napoli

PRESIDIO TRIBUNALE LUNEDI’ 6 PROCESSO 18 ANTIFASCISTI QUARTO
Inserito il 2 febbraio 2012 alle ore 13:58 da Quarto Antifascista
L’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA!!!
QUESTO PROCESSO E’ UNA FARSA!!!

pc 3 febbraio - cariche poliziesche contro operai a caserta


lavoratori provano a bloccare la strada. Picchiati sotto la Prefettura.

Gli agenti, in assetto antisommossa, hanno caricato una settantina di manifestanti in piazza Vanvitelli, angolo corso Giannone. E’ accaduto ieri intorno alle 11. Sul posto l’inviato di Tv Luna 2 Antonio Iorio. Già ieri i dipendenti della St e della Cogepi avevano organizzato un sit-all’interporto. Era stato proposto loro di recarsi stamattina in Prefettura intorno alle 8, ma, fino alle 11, non sono stati ricevuti. I presenti hanno deciso dunque di occupare corso Giannone, ma sono stati affrontati da quindici agenti, che li hanno colpiti con manganelli.

Tre i lavoratori contusi: uno è stato trasportato in ospedale con l’ambulanza; un altro ha riportato ferite alla gamba e un altro ancora al braccio. I settanta lavoratori dovrebbero essere impiegati dall’Interporto per la realizzazione di nuovi cantieri nell’area che fa capo al Comune di Marcianise. L’amministrazione, però, non ha ancora provveduto a sbloccare le licenze e, dunque, l’Interporto ha deciso di metterli in cassa integrazione, in attesa che si sblocchi l’iter burocratico. Da qui la protesta

pc 3 febbraio - repressione a Spoleto - la DIGOS nelle case dei ragazzi di Brushwood

Spoleto: la DIGOS nelle case dei ragazzi di Brushwood

PERSECUZIONE
LA DIGOS DI ROMA NELLE CASE DEI RAGAZZI DI BRUSHWOOD

Nell’epoca del governo dei banchieri e del Presidente del : “nessuna
categoria deve sentirsi esente dai sacrifici” , messaggio
concretissimamente arrivato nelle famiglie dei lavoratori ( e a quelle
soltanto, ovviamente), ci sono magistrati che cercano ancora l’untore.
Gli untori, le streghe sono notoriamente figli del male,del diavolo,
predestinati da qualche divinità ( con la toga) a finire sotto le
attenzioni delle forze di polizia.
I ragazzi di Brushwood predestinati dall’apparato giudiziario dello
stato a questo ruolo il 23 ottobre 2007, hanno subito oggi, di nuovo,
una limitazione arbitraria della loro libertà personale, attraverso
una perquisizione della DIGOS di Roma su ordine di un giudice della
capitale.
Si è capito per ora, che è in corso una indagine per una lettera
contenente 2 proiettili, inviata nel 2010 al capo del DAP
(dipartimento amministrazione penitenziaria) firmata COOP FAI.
In uno dei passaggi del documento che autorizza la perquisizione, si
legge che ci sarebbero corrispondenze tra lo stampatello attribuito a
Michele nel caso Lorenzetti e quello della lettera al capo del DAP.
Un passaggio questo che non può non suscitare la nostra ilarità.
Infatti, l’immagine che viene in mente immediatamente è di Michele
laureato in filosofia;ci viene da pensare sogghignando, che forse lo
studiare tanto gli è servito per arrivare a scrivere di propria mano,
nel 2010, una lettera di minaccia, allo stesso modo, di quella che gli
si è voluto attribuire, e scritta da qualcuno nel 2007, e per la
quale, prima del 2010, si è fatto 400 giorni di arresti.” Insomma
anarchico si, ma stupido no !
O invece, molto più seriamente, questo fatto, se mai fosse vero, è
un’ulteriore dimostrazione che i nostri ragazzi nulla c’ entrano con
la lettera alla Lorenzetti !
La foresta di Brushwood è come il peccato originale, non se ne esce,
ma è soprattutto come quella del Machbeth di Shakespeare, cammina con
la fantasia del loro autore, che non è uno scrittore ma un giudice.
Ora però, basta con le persecuzioni !
Mentre scriviamo Michele, Andrea e forse altri sono ancora nel
Commissariato a Spoleto

Comitato 23 ottobre

2 febbraio 2012

pc 3 febbraio - Egitto - i tifosi progressisti massacrati in egitto . Non aspetteremo che ci opprimiate volta per volta...


da infoaut

Abbiamo tradotto l'appello pubblicato dal movimento ultras di Piazza Tahrir poche ore dopo la carneficina dello stadio di Port Said. Parole di odio e amore rivoluzionario, di rabbia, di coraggio e tenacia di una delle componenti sociali essenziali del movimento rivoluzionario che oltre a difendere i cortei e le manifestazioni dalle aggressioni della polizia è protagonista anche delle innovazioni e delle straordinarie trasformazioni culturali e politiche del proletariato giovanile egiziano.



Si! Sono martiri, sono diventati martiri i compagni insieme ai quali, per 5 anni, abbiamo condiviso gioia e dolore. Oggi il maresciallo e i suoi complici hanno voluto mandare un chiaro messaggio, vogliono punirci e condannarci a morte perché ci uniamo alla rivoluzione, perché lottiamo contro l’oppressione e i crimini, come quelli di oggi.

Signori, questa è una nuova serie delle tante serie di crimini della repressione del regime, repressione che vuole uccidere la rivoluzione dei giovani egiziani e aumentare il numero dei martiri.

E non sapevi che ogni goccia di sangue versata, avrebbe riacceso la nostra rivoluzione, e avrebbe riacceso le nostre urla che chiederanno la tua testa, caro maresciallo traditore? E avete creduto che l’Egitto e il suo popolo potessero fare un passo indietro?

Non si sono presentati né il governatore, né il capo della sicurezza, non trovammo né la polizia militare né la sicurezza centrale. Per la prima volta nella storia degli incontri di entrambe le squadre, la polizia s’è ritirata. Sì, il vostro piano è chiaro.

D’ora in poi inizieremo una nuova guerra per difendere la nostra rivoluzione e i diritti dei nostri martiri, e ci prepareremo a ricordare il 28 gennaio. Vi faremo riassaporare i momenti in cui, chi come voi appoggiava il precedete governo si dovette fermare e si dovette arrendere mentre osservava i rivoluzionari egiziani, di cui noi facciamo parte, seminare la propria libertà.

Sapete benissimo cosa significa affrontarci e sapete pure che noi fummo la rivoluzione, ancora prima che essa avvenisse. La vostra repressione non ci spaventa e non ci è nuova. Numerose sono state le iniziative per risolvere le divergenze tre Ultras delle squadre egiziane; questo non vi è bastato e avete iniziato a mettere in atto la vostra strategia.

Per questo vi comunichiamo che anche noi abbiamo una nostra "strategia", ed è quella di tagliare le vostre teste con le nostre mani, e non con mani straniere. Non aspetteremo che ci opprimiate volta per volta: difenderemo la nostra rivoluzione, difenderemo e ricorderemo i nostri martiri con tutti i mezzi possibili.

Si, il vostro messaggio ci è arrivato. La nostra risposta arriverà presto.

Memoria e gloria per i nostri martiri.



Ultras Tahrir Squares

giovedì 2 febbraio 2012

pc 2 febbraio - CASSAZIONE: PER GLI STUPRATORI NIENTE PIU' CARCERE!

Mentre continuano e diventano "ordinaria cronaca" le violenze sessuali verso le donne, la Cassazione oggi emette una sentenza che di fatto è un incentivo agli stupri!
Questa sentenza è scandalosa e deve essere annullata!!


"Violenza di gruppo, Cassazione: possibili anche misure cautelari diverse dal carcere
Con la sentenza di oggi, la corte ha annullato una ordinanza del tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato la reclusione per due giovani accusati di stupro nei confronti di una ragazza del frusinate, ritenendo che fosse l'unica misura cautelare applicabile
 
Per i responsabili di violenza sessuale di gruppo potranno anche essere emesse misure cautelari diverse dal carcere. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, che, dando un’interpretazione estensiva ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2010, ha deciso che in questo tipo di processo il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato, ma può applicare misure cautelari alternative.

Con la sentenza di oggi, la Cassazione ha annullato una ordinanza del tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato il carcere – ritenendo che fosse l’unica misura cautelare applicabile – per due giovani accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza del frusinate e rinviato il fascicolo allo stesso giudice per una nuova valutazione, tenendo conto dell’interpretazione estensiva data dalla Suprema Corte alla sentenza n. 265 del 2010 della Corte Costituzionale.

Dopo l’approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale (2009) non era consentito al giudice di applicare, per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenni, misure cautelari diverse e meno afflittive della custodia in carcere. Sulla vicenda, la Corte Costituzionale nell’estate del 2010 ha ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione e ha detto sì alle alternative al carcere “nell’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure”.

“Unica interpretazione compatibile con i principi fissati dalla sentenza della Corte Costituzionale – è quanto stabilito dalla Cassazione – è quella che estende la possibilità per il giudice di applicare misure diverse dalla custodia carceraria anche agli indagati sottoposti a misura cautelare” per il reato di violenza sessuale di gruppo."

pc 2 febbraio - AUMENTANO LE DONNE COSTRETTE A LASCIARE IL LAVORO

"Il 40,8% delle ex lavoratrici dichiara di aver interrotto l'attività lavorativa per prendersi cura dei figli e circa il 5,6% per dedicarsi totalmente alla famiglia o ad accudire persone non autosufficienti", è quanto emerge da uno studio dell'Isfol condotto su un campione rappresentativo delle donne italiane in età compresa tra i 25e i 45 anni. Ma gli affetti non sono l'unico motivo di riduzione dell'occupazione femminile che, nel 2011, ha fatto registrare un netto calo: a fronte di un "modesto recupero" generale del mercato del lavoro, infatti, si è registrato un"ulteriore peggioramento per le giovani, con - 45 mila occupate nella media dei primi tre trimestri".

Pochi servizi. Stando a quanto sostiene il Cnel, "il sistema italiano non fornisce servizi alla famiglia e di conciliazione, di conseguenza le donne non entrano nel mercato del lavoro o ne escono dopo il primo figlio o per assistere parenti anziani". Basti pensare che, alla luce delle ricerche presentate nel corso degli Stati generali sul Lavoro, "tra le donne in età compresa tra i 25 e i 45 anni, dopo la nascita di un bambino il tasso di occupazione femminile passa bruscamente dal 63% al 50%, per crollare ulteriormente dopo la nascita del secondo, evidenziando come il ruolo femminile nel mondo del lavoro sia sacrificabile alla cura dei figli e all'attività domestica".

Non solo la famiglia. La ricerca, presentata in occasione degli Stati generali sul Lavoro delle donne organizzati al Cnel, fa però notare anche come ci sia "una buona parte delle ex lavoratrici che dichiara di aver dovuto terminare l'attività lavorativa per cause non volontarie".
Dall'indagine risulta che "oltre il 17% segnala la scadenza di un contratto a termine o stagionale, il 15,8% il licenziamento o la chiusura dell'azienda".

Tra casa e ufficio, le donne lavorano di più degli uomini. In Italia la ripartizione dei carichi domestici e di cura, si deduce dai dati della ricerca, è ancora "molto sbilanciata" a sfavore delle donne. Roberta Zizza della Banca d'Italia riporta, infatti, dati Istat secondo cui le donne svolgevano nel 2008-2009 il 76% del lavoro familiare (la quota era del 78% nel 2002 e del dell'85% nel 1989). L'esperta di Palazzo Koch evidenzia come "l'Italia sia l'unico paese occidentale in cui le donne lavorano, considerando lavoro retribuito e lavoro domestico, significativamente più degli uomini (secondo alcuni dati riportati da Zizza si tratterebbe di ben 75 minuti in più al giorno). Sulla stessa linea la ricerca dell"Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori),
presentata dal responsabile del servizio statistico Marco Centra: "La giornata media lavorativa degli occupati con almeno un figlio, tenendo conto del lavoro retribuito, del lavoro familiare e degli spostamenti da casa al lavoro, è di circa 15 ore. La maggior parte del tempo dei padri, circa 10 ore su 24, è dedicato al lavoro retribuito, mentre il tempo delle madri è diviso tra lavoro familiare, 8 ore e 35 minuti, e lavoro retribuito, 7 ore e 9 minuti". Ecco che, spiega Centra, "in generale la giornata lavorativa femminile, rispetto a quella maschile, è più lunga di 45 minuti. Le donne dormono circa 10 minuti meno degli uomini, hanno meno tempo da dedicare alla cura di sè e al tempo libero, ma soprattutto dedicano molto più tempo al lavoro domestico".

Le 'scoraggiate' italiane sono 4 volte di più che in Europa. La quota di donne inattive che "non cercano attivamente lavoro, ma sono subito disponibili a lavorare", in Italia, è quasi 4 volte più elevata che in Europa (16,6% rispetto al 4,4%). Sono "donne scoraggiate", dice Linda Laura
Sabbadini, direttore del dipartimento Statistiche sociali e ambientali dell'Istat. La distanza, secondo l'Istat, è ancora più forte in confronto ai principali Paesi europei. - (02 febbraio 2012)

pc 2 febbraio - Grillo come Bossi


Via via che la "cura Monti" agisce contro i lavoratori per scaricare su di essi la crisi e posizionare al meglio la borghesia imperialista italiana, proprio addosso ai lavoratori i padroni ed il loro stato fanno pienno uso del razzismo per seminare divisioni e contrasti, sempre utile come diversivo per fare passare attacco alle pensioni, tagli agli ammortizzatori sociali, licenziamenti.
Continuano a sostenere il razzismo di Stato non solo l'ampia coalizione che sostiene questo governo , non solo la Lega xenofoba che oggi fa "opposizione", ma anche forze politiche che esprimono gli interessi della piccola borghesia schiacciata dalla crisi, che prima hanno fatto della denuncia alla "casta" la bandiera acchiappa-voti e che, adesso, quella bandiera la vogliono dare sulla testa degli operai.
Ci riferiamo al Movimento 5 stelle di Grillo, oggi sostenitore extra-parlamentare del nuovo governo dei banchieri e dei padroni di sempre.“L'Italia ha bisogno di persone credibili, come Mario Monti, per cambiare la legge elettorale, abolire il conflitto di interessi , bloccare il debito, traghettandoci al 2013. Monti ha iniziato bene, non mi permetto di dare un giudizio negativo...” .
Il paladino dell'anticasta, parla di Monti come una persona credibile, nemico del conflitto d'interessi e di Profumo estraneo al “Sistema” (e non lo ha detto nel suo ruolo di comico ma come politico)!
Alcuni parlano di "deriva" razzista del movimento di Grillo, ma sarebbe più corretto affermare la vera natura di destra, reazionaria, populista e qualunquista, del suo movimento.
Non sono certo una novità le sue dichiarazioni antimmigrati, come le ultime sul diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati che hanno portato alle dimissioni di una consigliere di Bologna del M5S, Antonia Dejeu, che ritiene che la posizione assunta da Grillo sia “xenofoba e incoerente con i principi della stessa organizzazione”.
Così come non può essere certo un caso la "vicinanza" con il movimento neofascista italiano da parte del movimento di Grillo, a partire dalla consulenza dell'economista Eugenio Benetazzo, ospite di iniziative di FN, fino ai rappresentanti del M5stelle a Milano e a Bolzano che hanno appoggiato Casa Pound, oppure come a Rimini dove si sono schierati per il "diritto" di FN di manifestare: questa è la realtà prodotta dal falso principio del grillini "non siamo né di destra né di sinistra”, oppure "noi siamo avanti”.
Il vuoto politico lasciato dalla Lega di governo adesso trova i grillini interessati ad occuparlo. Con un programma reazionario, come afferma lo stesso Grillo: "chiediamo cose semplici. Siamo dei borghesi, siamo dei conservatori, non siamo dei rivoluzionari. Questa non è una rivoluzione ordinata: le rivoluzioni ordinate portano a sovvertire poteri con un altri poteri. La nostra è una pseudorivoluzione disordinata, ognuno viene con la propria mentalità, ognuno con le proprie idee, ma coadiuvati da un’energia della Rete per un progetto comune: riprenderci il Paese".
Gli operai hanno tutto l'interesse a contrastare Grillo ed il suo movimento antioperaio e anticomunista e a combattere il veleno del razzismo per avanzare nella linea e nell'organizzazione politica di classe, per mettersi alla testa di una rivolta sociale che rovesci tutto il sistema dei padroni, i suoi governi, il suo stato, i suoi partiti.

pc 2 febbraio - Egitto - eccidio per conto della reazione allo stadio di porto said

Egitto: 73 morti nella carneficina dello stadio di Port Said

73 morti e più di mille feriti. E' il bilancio provvisorio degli scontri scoppiati al termine della partita tra una delle squadre di calcio del Cairo, El Ahly e la squadra El Masry la cui tifoseria ha invaso il campo al fischio di conclusione del match attaccando sia la squadra che la curva avversaria. Durante i primi minuti degli scontri la polizia schierata in assetto antisommossa non è intervenuta lasciando ripetere gli attacchi dei tifosi de El Masry. Solo in un secondo momento i celerini hanno preso parte agli incidenti unendosi all'assalto contro la curva dell' El Ahly. Secondo fonti mediche molti ragazzi uccisi riportano ferite da armi da taglio.

La curva de El Masry e la polizia sono responsabili di una delle più gravi carneficine dall'inizio della rivoluzione, una vera e propria punizione contro una delle tifoserie più attive e coinvolte nel movimento rivoluzionario. Una provocazione omicida al movimento e a uno dei suoi bracci più generosi perché sempre in prima fila durante ogni appuntamento di lotta e conflitto contro Mubarak prima e lo Scaf (giunta militare) oggi. Non a caso la tifoseria dell'altra squadra cairota, lo Zamalek è subito scesa nelle strade della capitale scandendo slogan contro lo Scaf e annunciando di volersi dirigere verso lo stadio a Port Said per aiutare e difendere i tifosi dell'Ahly.

Entrambe le squadre del Cairo dai primi giorni della rivoluzione hanno siglato una sorta di “fratellanza rivoluzionaria” dimenticando le rivalità e unendosi per difendere i cortei dalle provocazioni e dalle aggressioni della polizia.

La tensione sale alle stelle in Egitto e dopo che ieri il movimento rivoluzionario si era scontrato nei pressi del parlamento con il servizio d'ordine dei Fratelli Musulmani con la mattanza dello stadio di Port Said il ritorno del faccia a faccia tra potere e piazza rivoluzionaria sembra essere ad un passo. Intanto le mura dello stadio continuano ad essere avvolte dalle fiamme ed è di questi minuti la notizia della sospensione del campionato. Voci parlano dell'arrivo di elicotteri per trasportare i tifosi dell'Ahly e nei pressi dei club sparsi per le città iniziano a radunarsi ultras e solidali.

Una lunga notte per l'Egitto rivoluzionario che con odio e rabbia ripete uno degli ultimi slogan scanditi dalla curva dell'Ahly: “Sento la madre di un martire che dice: i cani dei militari hanno ucciso mio figlio! Abbasso la giunta militare!”. [guarda il video della curva dell'Ahly mentre scandisce lo slogan]

pc 2 febbraio - Firenze manifestazione antifascista Sabato 4 febbraio 2012 ore 16.00 Piazza Dalmazia

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

Sabato 4 febbraio 2012 ore 16.00 Piazza Dalmazia




Il 4 febbraio, a poco più di un mese e mezzo dall’uccisione di Samb
Modou e Diop Mor, Firenze sarà costretta ad assistere allo svolgimento
di una marcia neofascista.

Casaggi, Casa Pound e affini, gli stessi che hanno commemorato i franchi
tiratori e festeggiato l’anniversario della marcia su Roma, scenderanno
in piazza per ricordare i cosiddetti “martiri delle foibe” definendo
come tali coloro che occuparono le terre slave, gli uomini della X MAS, i
fedelissimi della Repubblica Sociale e i collaborazionisti nazisti.

L’ennesima manifestazione di revisionismo storico attraverso il quale i fascisti cercano continuamente di legittimarsi.

Il personaggio di spicco della giornata sarà l’ex Ministro del PDL
Meloni, vecchia militante del Fronte della Gioventù: reduce dal “saluto
romano” ai “camerati caduti” di Acca Larentia, la Meloni si appresta
ancora una volta a scendere in piazza con quelle organizzazioni
neofasciste che lei stessa, con il DDL sulle Comunità Giovanili, ha
fatto in modo fossero lautamente finanziate.

Stiamo parlando di diversi milioni di euro di soldi pubblici che ogni
anno finiscono nelle casse dei gruppi di estrema destra: forse ora sarà
anche più facile capire come sia possibile che gruppi così piccoli
riescano a permettersi un affitto in via Lorenzo il Magnifico (la
vecchia sede di Casa Pound), un mutuo in banca per ristrutturare alcuni
locali (via Frusa 27, la sede di Casaggi) o la stampa a colori di decine
di migliaia di volantini come Casaggi ha fatto per organizzare questo
corteo.



Un modo come un altro per dire che i fascisti, anche in tempi di crisi,
non vanno affatto in crisi ma anzi, vengono protetti e finanziati perché
chi ci governa sa benissimo quale compito e quale ruolo possano
svolgere in una fase come quella attuale.

A loro è affidato il compito di dare seguito alla propaganda
anticomunista, razzista e xenofoba con il fine di alimentare la “guerra
tra poveri”, mettere gli uni contro gli altri lavoratori italiani e
immigrati cercando di indebolire le rivendicazioni di chi lotta pensando
che sia possibile uscire dalla crisi solo creando una società nuova,
capace di superare la logica delle disuguaglianze, della guerra e dello
sfruttamento.

Un compito che purtroppo non rimane sola pura teoria ma che si traduce
nel ruolo dei provocatori o dei veri e propri squadristi nei confronti
degli studenti che difendono il diritto allo studio e l’istruzione
pubblica, nei confronti dei lavoratori in lotta per la difesa dei propri
diritti e del proprio posto di lavoro e nei confronti degli immigrati
come abbiamo visto accadere a Lucca, a Prato e anche a Firenze: ultima
in ordine di tempo l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento
di altri tre senegalesi per mano del neofascista Casseri, militante di
Casa Pound Pistoia.

Le istituzioni cittadine, sindaco Renzi, Questore e Prefetto, in questi
anni non hanno fatto altro che contribuire a che questo clima razzista,
autoritario e securitario si rafforzasse aprendo spazi di agibilità ai
fascisti, reprimendo chi in città cerca di contrastarli come sta li a
dimostrare il processo per i fatti di via della Scala che vede imputati
11 antifascisti, legittimando la caccia all’immigrato come “capro
espiatorio” dei mali di questa società, criminalizzando tutti coloro che
non si rendono consenzienti verso il progetto di devastazione della
città e dei beni comuni.

Oggi, dopo le belle parole spese in seguito ai fatti del 13 dicembre,
finita la kermesse politica, si apprestano ancora una volta ad
autorizzare e avvallare l’iniziativa dei neofascisti: i responsabili
politici della strage di piazza Dalmazia.




Proprio per questo rivolgiamo un appello a tutti coloro che credono che
l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor oltre ad essere stato un grave
lutto, possa però rappresentare anche l’occasione per aprire finalmente
gli occhi, e li invitiamo a scendere in piazza il 4 febbraio quando,
partendo proprio da piazza Dalmazia, le strade di Firenze saranno
attraversate da un grande corteo per ribadire che per i neofascisti di
spazio non ce n’è e non ce ne dovrà più essere.





PER LA CHIUSURA DI CASA POUND E DI TUTTI I COVI FASCISTI

PER RICORDARE LE VITTIME DELLA VIOLENZA FASCISTA


Firenze Antifascista
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pc 2 febbraio - NO TAV LIBERI TUTTI 7 febbraio concerto davanti al carcere delle vallette

7/2 O’ ZULU’ (99 posse) + ASSALTI FRONTALI: dj set davanti al carcere delle Vallette per i NOTAV
LA VALLE NON SI ARRESTA!

Le due voci storiche del rap militante O’ ZULU’ dei 99 posse e MILITANT A degli ASSALTI FRONTALI animeranno un dj set, alimentato da i djs torinesi di Mado’ che Crew e Dj Sakko davanti al carcere delle Vallette per far sentire il ritmo e la voce della solidarietà ai notav incarcerati e per chiederne l’immediata liberazione.

La musica che non si arresta e oltrepassa i muri del carcere giungendo oltre le sbarre per far sentire la voce inconfondibile di due gruppi che hanno fatto la storia delle posse, la colonna sonora delle lotte sociali e che martedì dalla 17.30 si esibiranno in un dj set per il movimento notav.

La Valle non si arresta e la musica nemmeno!
LIBERTA’ PER TUTTI I NOTAV

more info: http://www.notav.info/

pc 2 febbraio - il processo Sud Ribelle in cassazione: appello alla mobilitazione




Dal G8 del luglio 2001 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. I cambiamenti prodotti sul movimento da quel vertice sono stati epocali.
L'uccisione di Carlo in primis, la violenta repressione di piazza, gli arresti, la paura e il conseguente allontanamento da qualsiasi ambito di lotta politico-sociale di quanti hanno vissuto quelle giornate nel terrore di una carica e delle manganellate. Ma quelle giornate ci raccontano anche la resistenza di quanti invece hanno continuato indomiti e, forse, ancora più convintamente a lottare per le proprie idee.
Dai movimenti contro le discariche campane ai disoccupati pugliesi passando per i movimenti studenteschi e le lotte contro la precarietà, per il diritto all’abitare e alla cittadinanza dei migranti fino al movimento no tav, no ponte ecc. che i governi, e i suoi apparati repressivi, cercano di far passare per criminali e sovversivi con denunce e arresti atte a sfiancare e tacitare milioni di uomini e donne che non accettano più di subire la violenza del neoliberismo e delle sue leggi.
Milioni di uomini e donne che hanno fatto della democrazia partecipazione diretta anziché delega rappresentativa. Ma dietro queste lotte c’è l’idea di un mondo diverso e non teoremi sovversivi, un mondo fatto di uguaglianza e giustizia sociale. Idee che vengono processate nelle aule dei tribunali per il sol fatto che fanno tremare poltrone e privilegi del potere costituito. Oggi come ieri, a chi lotta dal basso e non accetta compromessi di sorta con le devastazioni ambientali e sociali che i signori al potere vogliono imporre alle popolazioni a favore degli interessi delle lobby, viene riservato un trattamento da criminale. Capri espiatori per tranquillizzare l’opinione pubblica che forse si sta accorgendo che quello che subiamo quotidianamente è frutto di un sistema malato, che rende sempre più ricco chi già lo è e allarga sempre di più l’oceano dei poveri.
In questi 11 anni il conflitto ha cambiato volto: da diffuso a corporativo mentre, invece, lo Stato ha affinato le proprie tecniche repressive diventando, al tempo stesso, simbolo di impunità con l'ausilio di leggi fasciste. Leggi che nel decennio precedente erano state quasi congelate ed oggi vengono abusate dagli apparati repressivi per tacitare qualsiasi forma di dissenso.
Le 11 condanne di Genova, le archiviazioni per la morte di Carlo e dei tanti altri morti di Stato che, dal 2001 ad oggi, hanno disegnato questo Stato che si autoassolve ed un movimento che, nonostante la situazione frastagliata, continua ad opporre resistenza con lotte dal basso.
Soprattutto in questo periodo di crisi. Crisi che il movimento no global aveva saputo analizzare e anticipare.
La globalizzazione era sotto casa e tutti facevano finta di non vederla. Ora sta distruggendo tutte le piccole economie salvaguardando solo gli interessi speculativi di coloro che l'hanno prodotta.
Siamo, infatti, al fallimento della politica che, dominata dall'economia, agita fantasmi insurrezionalisti, atti ad intensificare la criminalizzazione e repressione dei movimenti popolari in ogni luogo, e in ogni sigla, del Bel paese.
L’operazione no tav ne è la prova lampante. Ieri erano solo gli ambiti anarchici ed antagonisti ad essere inquisiti oggi è toccato pure a sindacalisti, iscritti al partito e rappresentanti del popolo. Questo la dice lunga sullo stato della democrazia in Italia e su quello che ci aspetta per il futuro. Il 23 e il 25 febbraio non saranno solo momenti di testimonianza e solidarietà a sostegno del Sud Ribelle e dei No Tav ma saranno momenti per rilanciare concretamente un movimento che non può e non deve più avere paura di esprimere le proprie idee.

23 febbraio 2012 ore 10.00 presidio sotto la Cassazione per il processo Sud Ribelle

25 febbraio 2012 tutti in Val Susa!


Coordinamento Liberi tutt*

pc 2 febbraio - dare continuità allo sciopero del 27 e alla manifestazione di Roma, affrontare il problema delle fabbriche in forme adeguate

Il sindacalismo di base nella sua parte più significativa con lo sciopero e la manifestazione di roma del 27 ha rotto nel mondo del lavoro la tregua sociale nei confronti del nuovo governo Monti e offerto un punto di riferimento alla necessità di una mobilitazione proletaria e popolare generale nei confronti del governo, ma non solo, anche nei confronti dell'unità nazionale esistente in Parlamento e all'attitudine di dialogo critico sviluppato dalle confederazioni sindacali
Nel paese contro il governo Monti esiste già una diffusa protesta che vede protagonisti settori colpiti dal provvedimento detto delle liberazzazioni che è stato in grado di paralizzare strade e città sopratutto con tassisti e autotrasportatori, ma questa non è una protesta proletaria e se indebolisce il governo, non significa che nello stesso tempo rafforza il movimento proletario.
Oggi quella che è necessaria è una protesta che mobiliti operai, precari, disoccupati, che conti su una ripresa del movimento degli studenti, che si alimenti della protesta popolare di movimenti di opposizione NOTAV, NO F35, NO devastazione ambientale, che sappia fare proprie le ragioni della lotta antifascista, antirazzista, antirepressione ecc.
La parola autorganizzazzione e la denuncia di partiti e sindacati, l'inno alla rivolta non sono di per sè giuste, perchè oggi bisogna invece con forza chiarire e distinguere da parte di che versante di classe e da che versante politico esse sono fatte. E' sbagliata quindi la posizione di chi nel nostro campo questa distinzione
di classe, politica e organizzativa non la fa. Per dare un segno e un indirizzo
alla protesta e lotta serve quindi organizzazione di base e di classe sindacale, linea e organizzazione politica di classe, fronte unito sociale e politico di tutte le forze che si battono contro il governo monti, contro il parlamento dell'unità nazionale, contro le direzioni sindacali confederali, cgil compresa
Se si guardano quindi le cose da questo versante, si può valutare il ruolo e l'importanza dello sciopero del 27 e della manifestazione di Roma.
La manifestazione nazionale di Roma poteva avere una riuscita quantitativa e qualitativa migliore, se tutte le forze che a parole la hanno sostenuta vi avessero realmente partecipato e avessero compreso che questa volta la partita si giocava a Roma e che bisogna spendersi per le scadenze che si sostengono.
La teoria e la pratica limitata al conflitto locale autoreferenziale è una forma arretrata e perdente di interpretare lo scontro di classe in questa fase, lungi da estendere e alimentare il conflitto contro padroni e governo, lo restringe a vertenze parziali incapaci di cambiare le cose e di raggiungere anche i risultati parziali che dicono di voler raggiungere e per i quali lottano.
La partecipazione alle manifestazioni nazionali con volantini e giornali, senza mobilitare uomini e forze è il modo arretrato e sbagliato di interpretare il proprio ruolo di avanguardia politica, e non basta definirsi comunisti, rivoluzionari, antagonisti per esserlo realmente.
Tutto il nostro movimento ha un solo e decisivo problema che va trattato diversamente, e che certo lo sciopero del 27 e la manifestazione di Roma non hanno scalfito, ed è la questione della mobilitazione operaia e delle fabbriche.
Su questo siamo ancora all'abc.
Senza l'analisi del fascismo padronale che dalla Fiat si estende a tutte le fabbriche, senza l'autonomia ideologica e politica organizzativa dalla FIOM e la costruzione in forme nuove della guerra di classe, non è possibile fare reali passi in avanti nella ricostruzione della forza sindacale e politica della classe.
Su questo bisogna effettivamente ripartire dal basso, ma quando si dice dal basso, non vuol dire dalla situazione così com'è sul piano dei livelli di organizzazione sindacale e di coscienza esistente.
Su questo tocca anche a noi in prima persona portare elementi di teoria, pratica ed esperienza che mostrino e rendino visibile la strada da percorrere - e questo ci accingiamo a fare nelle prossime settimane e mesi.

proletari comunisti - PCm Italia
2 febbraio 2012

mercoledì 1 febbraio 2012

pc 1 febbraio - terre libere notizie antirazziste

Mineo. Un migrante denuncia la corruzione nel CARA
Enrico Montalbano, Laura Verduci - 28 gennaio 2012 - Video esclusivo / La testimonianza di un richiedente asilo - A dicembre un interprete bengalese aveva chiesto a un connazionale 440 euro. Assicurava l`esito positivo per la richiesta di rifugiato politico. Sarebbe stato `segnalato` da un poliziotto. Oggi invece la vittima ha avuto un diniego, nonostante la coraggiosa denuncia. "Adesso le nostre vite sono in pericolo", dice. "Questo somiglia alla mafia"

`Cara Mineo`... Video inchiesta
Enrico Montalbano, Laura Verduci - Esclusivo / Dentro il centro per rifugiati più grande d`Europa Il 18 dicembre 2011, durante la manifestazione regionale antirazzista, siamo entrati al Centro d`accoglienza di Mineo, il più grande d`Europa. Qui gravitano forti interessi economici e politici del calatino e non solo. Nel video le interviste a Ianni Maccarrone, presidente del CARA, Antonio Mazzeo, Alfonso Di Stefano e le opinioni di alcuni migranti.

Rosarno. Le lacrime di Ibrahim
20 gennaio 2012 - Due poesie scritte da un lavoratore africano a Rosarno Ibrahim Diabate viene dalla Costa d`Avorio. D`inverno lavora a Rosarno nella raccolta delle arance. Ha scritto due poesie, in francese. Il gruppo di Africalabria le ha tradotte in italiano. Si definisce `combattant de la Justice`. Racconta di sopraffazioni, dignità calpestata, lotte. E dedica i suoi versi ai caduti sotto i colpi delle organizzazioni criminali di Rosarno.
Appello ai giornalisti. Chiedete l`accesso nei CIE, ecco come fare
Raffaella Cosentino - campagne - Abolita la circolare di Maroni, ora è possibile raccontare le violazioni Appello per tutti i giornalisti. La circolare di Maroni che vietava l`ingresso nei Centri di identificazione ed espulsione è stata cancellata. Ora è possibile entrare e raccontare quello che succede. Costano milioni di euro, servono veramente per l`espulsione dei cittadini stranieri? Al loro interno sono rispettati i diritti umani e i diritti civili? Chi gestisce questi centri?
Caso Tizian. Mafia e sfruttamento
Peggio la mafia o i giornali sfruttatori?
Antonello Mangano - 26 gennaio 2012 - commenti - Il caso di Giovanni Tizian e il grave sfruttamento sul lavoro Il caso di Giovanni Tizian mette in evidenza un problema che denunciamo da anni. Troppi giornalisti aggiungono alle situazioni di rischio il grave sfruttamento sul posto di lavoro. Una condizione che non può essere definita genericamente di "precariato". L’Italia sta per perdere decine di Giovanni Tizian stanchi di fare giornalismo sociale senza reddito.
Reggio Calabria, il boss dell`Aspromonte soffre di `depressione maggiore`
Giovanni Tizian - 01 febbraio 2012 - notizie - `Ndrangheta, false depressioni per uscire dal carcere Sei provvedimenti di custodia cautelare a Reggio Calabria, destinatari presunti boss e medici. Secondo la tesi della DDA, i boss, per sfuggire ai rigori della detenzione carceraria, avrebbero denunciato gravi patologie. “Depressione maggiore”, “Agorafobia”, “Claustrofobia”, sono alcune delle malattie più in voga tra gli ‘ndranghetisti che, secondo le indagini, sarebbero frutto di false certificazioni.

Confische alla mafia, tutelare i lavoratori delle aziende
27 gennaio 2012 - appelli - La FILLEA CGIL lancia una raccolta di firme per assicurare il futuro alle imprese Cosa accade quando una impresa viene sequestrata alle mafie? Spesso non riapre più i battenti e a pagarne il prezzo più alto sono i dipendenti che restano senza lavoro. Le poche imprese confiscate definitivamente hanno enormi difficoltà a essere restituite al territorio. Per questo la Fillea Cgil lancia una raccolta di firme per il recupero produttivo delle imprese sottratte alle mafie e la tutela dei lavoratori.

Giovanni Tizian. Un lavoro coraggioso
La testimonianza del cronista sotto scorta Un giorno come tanti, caffè, rassegna stampa e la solita corsa per chiudere il pezzo e guadagnarmi la giornata. Ma poi arriva una telefonata, ero fuori città. «Abbiamo deciso di tutelarti», il giorno dopo avevo già la scorta assegnata. È diventata fissa pochi giorni fa. Stai tranquillo, mi hanno detto, fai quello che ti dicono e segui le nostre direttive.

Impresa globale
Gioia Tauro. Un portuale su due rischia di andare a casa
Antonello Mangano - 23 gennaio 2012 - notizie - La crisi tra Marocco e `ndrangheta. Reportage dalla Calabria - Metà dei portuali di Gioia Tauro rischia di andare a casa. La tensione è altissima. La società monopolista avrebbe già deciso di spostare tutto in Africa: il salario è un terzo e non si pagano tasse. E non c`è la ‘ndrangheta, che a metà dicembre ha sparato contro un operaio, impone il pizzo e fa arrivare fiumi di cocaina. Ma nel sistema globale dei porti il costo della criminalità appare come una delle tante “variabili ambientali”.

Nestlé sotto processo. Avrebbe spiato gli attivisti di Attac
Redazione terrelibere.org - 29 gennaio 2012 - notizie - Il procedimento è in corso a Losanna. Udienze pubbliche La multinazionale svizzera avrebbe incaricato una società privata di spiare gli attivisti che stavano preparando un libro denuncia. Almeno due agenti sarebbero stati infiltrati nel gruppo, fornendo rapporti riservati. Il processo ricomincia a Losanna, le udienze sono aperte al pubblico. Un`irrepetibile occasione per conoscere il modus operandi di Nestlé.
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pc 1 febbraio - l'india il paese dove gli operai uccidono i padroni

Nelle regioni urbane dell'India le lotte operaie stanno aumentando. Il PCI (maoista) sta aumentando la sua influenza nelle città e per il 28 febbraio c'è un appello a uno sciopero generale di massa in tutto il paese. Alla base di molte delle organizzazioni di massa e delle lotte economiche c'è il lavoro dei maoisti e anche i maggiori mezzi di informazione, quali Forbes, iniziano ora a darne conto.
I lavoratori in rivolta hanno massacrato a colpi di tubi di piombo il massimo responsabile della Regency Ceramics. a mesi i dipendenti rivendicavano aumenti salariali. Dopo un negoziato infruttuoso, i lavoratori della fabbrica indiana Regency Ceramics hanno ucciso il loro capo con un brutale pestaggio con tubi di piombo.
Forbes riferisce che la situazione è esplosa dopo che i poliziotti antisommossa avevano assassinato a colpi di bastone il dirigente sindacale Murali Mohan, che manifestava insieme agli altri lavoratori per richiedere aumenti salariali e la riassunzione dei licenziati nell'ottobre 2011.
Dopo la morte di Murali, 600 lavoratori, anche delle fabbriche vicine, hanno saccheggiato lo stabilimento per poi raggiungere la casa del padrone. Come riferisce il quotidiano inglese Daily Mail, hanno assaltato la casa di K.C. Chandrashekhar e lo hanno ucciso. A quanto sembra, già nel 2008 avevano fatto lo stesso con l'allora direttore L. K. Chaudhary. L'azienda impiega 1200 lavoratori, di cui 800 nell'appalto, dai quali esige alta produttività e orari prolungati.

L'articolo di Forbes
India, operai di fabbrica in rivolta uccidono il presidente della compagnia.
Gli operai della Regency Ceramics in India hanno attaccato la casa del padrone e lo hanno picchiato selvaggiamente con tubi di piombo dopo una disputa salariale fini male.
Gli operai erano tanto infuriati da uccidere il presidente della Regency, K. C. Chandrashekhar, dopo che giovedì il dirigente del loro sindacato, M. Murali Mohan, era stato uscciso dai bastoni della polizia antisommossa.
Le violenze sono avvenute a Yanam, piccola citta dell'Andra Pradesh, stato sulla costa orientale dell'India. La polizia era stata chiamata in fabbrica per sedare una lotta sindacale. I lavoratori reclamavano salari più alti e la riassunzione dei lavoratori licenziati in ottobre. Alcune ore dopo che la polizia aveva lasciato la fabbrica contro Murali erano stati sparati colpi di arma da fuoco.
Alle 6 del mattino successivo, Murali è tornato in fabbrica con altri lavoratori tentando di bloccare il primo turno, riferiscono i media locali. La polizia ha usato i lunghi bastoni in dotazione, noti in India come lathi, per caricare i lavoratori, ferendo almeno venti di loro, tra cui Murali che, secondo l'India Times, è morto durante il trasporto in ospedale. Centinaia di operai si sono raccolti allora fuori della stazione di polizia, richiedendo l'arresto dei responsabili e la loro incriminazione per omicidio.
In seguito alla rivolta culminata con l'assassinio del presidente della Regency, a Yanam è stato imposto il coprifuoco e altre restrizioni dei diritti civili. La polizia ha riferito che i rivoltosi hanno anche incendiato i veicoli fuori della stazione di polizia. Otto operai della Regency Ceramics sono rimasti feriti dai seguenti spari della polizia, le condizioni di due di loro sono critiche. Oltre cento manifestanti sono stati arrestati.
Gli operai di fabbrica in India sono i peggio pagati tra i quattro maggiori mercati emergenti. In India il reddito pro capite è meno di 4000 dollari l'anno, il che ne fa il più povero paese del BRIC, nonostante la sua economia sia in rapida espansione.
Alla Regency Ceramics gli operai sono scesi in sciopero dal primo gennaio. La dirigenza dello stabilimento ha deciso allora provvedimenti restrittivi contro cinque lavoratori e ha ottenuto dal tribunale un'ordinanza che vietava ai lavoratori in sciopero di avvicinarsi a meno di 200 metri (più di due campi di calcio) dalla fabbrica.
Quando si è diffusa la notizia della morte di Murali i lavoratori hanno distrutto, appiccando il fuoco, 50 tra auto, bus e camion dell'azienda e hanno saccheggiato la fabbrica. Abitanti della città si sono uniti a circa 600 operai mentre altri erano già sulla via della casa di Chandrashekhar.

pc 1 febbraio - ECCO PERCHE' MI DIMETTO DA COMUNISTI SINISTRA POPOLARE

ECCO PERCHE' MI DIMETTO DA COMUNISTI SINISTRA POPOLARE
Il giorno 21 gennaio u.s si è svolto il Comitato Centrale di Comunisti Sinistra Popolare e proprio in questa occasione ho comunicato le mie dimissioni dal CC e la mia decisione di lasciare CSP. Dopo un’accusa di frazionismo, assolutamente immotivata, rivolta a me e ad altri compagni, la sezione Tiburtina, di cui ero segretario, è stata sciolta e la federazione romana commissariata.
Le attività della sezione sono terminate e i compagni della sezione ‘abbandonati’. Ci tengo a ricordare che la sezione Tiburtina si è contraddistinta per impegno e soprattutto per la composizione di classe di iscritti e simpatizzanti.
Il tutto è iniziato quando alcuni iscritti hanno scoperto che un DIRIGENTE NAZIONALE di CSP aveva, sul suo profilo facebook, alcune foto in cui era ritratto durante esercitazioni militari con l’esercito israeliano ed esponeva apertamente opinioni sprezzanti contro i palestinesi.
Lo stesso dirigente era amico di Alessandro Mustillo, membro della direzione nazionale e responsabile dei giovani di CSP. (Lui sapeva tutto, anche perché, quanto predetto, è stato esposto su facebook per oltre un anno). Mustillo è un giovane della borghesia romana di Piazza Bologna e un ‘intoccabile’ in CSP. Non c’è nessun motivo reale per cui io e la mia sezione di appartenenza abbiamo meritato questa sorte, ma nessuno si è mai degnato di spiegarci nulla.
Ad altri compagni è stato imputato il fatto di aver reagito ‘male’ (a torto o a ragione) all’accusa di frazionismo; a me (e alla mia sezione) non può essere imputato in alcun modo neanche questo.
Ciò dimostra una forte volontà discriminatoria che spiega chiaramente come l’insieme di questi avvenimenti non sia altro che una manovra predeterminata.
In compenso è stata inscenata una finta espulsione del dirigente filoisraeliano per indorare la pillola ai compagni. Di certo in CSP ho sempre avvertito un clima falso ed ambiguo e anche una certa predisposizione alla discriminazione di classe. CSP è un’organizzazione dove i borghesi devono avere sempre un ruolo di predominio rispetto ai proletari, che sono considerati solo come ‘manovali’ e sfruttati secondo le necessità. Ci tengo a sottolineare che tutto quello che ho scritto sono pronto a dimostrarlo in qualsiasi momento e in ogni sede!
Nel Comitato Centrale ho lamentato parte di queste argomentazioni e ho fatto appello alla necessità di vigilanza politica, scatenando una vergognosa reazione di Mustillo, che ha preso la palla al balzo per dirmi cose offensive e minacciose come ‘ti conosciamo bene… sappiamo chi sei’ nella totale indifferenza (complicità?) della presidenza (in realtà sembrava che la vera presidenza fosse soltanto lui).
Tutto questo non mi ha certo sorpreso, ma ha soltanto rafforzato le mie convinzioni su CSP. La provocazione è poi continuata in strada, anche davanti ad altri compagni, dove Mustillo si è avvicinato a me con fare minaccioso (fingendo di chiedermi chiarimenti) e pretendeva di cacciarmi dal marciapiede antistante il luogo dove è si è svolto il C.C.
Insomma:
- Il lavoro fatto con tanto sforzo e sacrificio da parte dei compagni, per le strade e tra i proletari,
è stato snobbato e gettato in un cestino.
- Alcuni compagni sono stati accusati ingiustamente e tendenziosamente di frazionismo, senza
neanche sapere perché (e poi espulsi) mentre altri, complici di fatti reali e riscontrabili, sono stati
sempre difesi oltre ogni ragionevole motivazione!
- Nel C.C. di CSP un intervento di carattere prettamente politico, che richiederebbe risposte e chiarimenti da parte dei dirigenti nazionali ha trovato, come risposta, solo un attacco personale nei miei confronti!
A parole, in CSP, siamo vicini alla rivoluzione, tanto che il nuovo nome del partito è già ‘CSP partito comunista’; nei fatti siamo alle solite, un altro partito civetta che non serve ad altro che a mantenere invariato l’attuale stato (comatoso) della sinistra italiana!
Cosa vieta di pensare, a questo punto, se si continuerà a non dare risposte, che CSP sia un partito diretto da borghesi eterodiretti da forze filoisraeliane???
In CSP ho conosciuto tanti bravi ed onesti compagni (la maggioranza) con i quali continuerò ad avere un rapporto di stima reciproca; voglio comunque ringraziare pubblicamente tutti quelli che al C.C. hanno ascoltato quel che avevo da dire e talvolta anche applaudito.
Evidentemente, a molti, non è sembrato così assurdo quanto da me denunciato!

pc 1 febbraio - lottare per rovesciare il governo Monti, un governo ancora peggiore del governo Berlusconi.

Via via che si delinea il cammino del governo Monti, si fa più chiara la sua natura in tutti campi.
In economia scarica la crisi in maniera mirata e al tempo stesso selvaggia sui proletari e masse popolari per conto dei padroni europei e italiani e il loro sistema finanziario - attacca a fondo i residui diritti dei lavoratori e della classe operaia in particolare.
Fa lentamente crescere la repressione verso ogni settore della protesta popolare.
Intensifica il suo ruolo internazionale imperialista e guerrafondaio, all'interno come all'esterno.
La sua azione tende a fare ancor più del parlamento una semplice sede di approvazione dei provvedimenti del governo, e delle organizzazioni sindacali confederali dei consiglieri/consulenti del governo.
Questo governo, sul piano politico, appare anche alle masse come essenzialmente sostenuto dal PD-UDC, favorendo la demagogia di 'governo e opposizione' di destra e la riconquista del consenso popolare da parte del blocco berlusconiano-leghista in termini ancor più apertamente reazionario e fascista.
Per questo il governo Monti è in continuità e peggio del governo Berlusconi.

Lo sciopero e la manifestazione nazionale del 27 gennaio hanno dato un primo segnale e aperto la lotta, ma essa ha necessità di continuare, acquisire ritmo e rotta.
E' necessario innanzitutto continuare con gli scioperi e le manifestazioni di piazza contro il governo Monti sul piano locale e nazionale.
E' necessario trasformare le vertenze e lotte operaie e proletarie sul territorio in anelli della mobilitazione nazionale prolungata.
Bisogna rispondere in maniera unitaria e generale alla repressione facendo di alcuni fatti repressivi una battaglia nazionale, in questo senso assume importanza la manifestazione del 25 febbraio in Val Susa.
Bisogna sviluppare intorno alla vicenda degli F35 una mobilitazione nazionale contro la politica imperialista e di guerra del governo.

Proletari comunisti è e deve essere sempre più dentro a tutto questo movimento, con ruolo attivo e crescente, sviluppando unità e rete per il sindacato di classe in fabbrica e sui posti di lavoro, coordinamenti precari-disoccupati nelle città del sud, comitati contro la repressione, fronte unito proletario e popolare sul territorio, in particolare No Tav e No F35, ecc.
Avanzando su questo terreno, si creano condizioni migliori, per avanzare nella costruzione del partito comunista di tipo nuovo, nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse.

Proletari comunisti -PcmItalia
1 febbraio 2012

martedì 31 gennaio 2012

pc 30-31 gennaio - orti di guerra

Orti di guerra
( no al governo Monti, Bersani, Casini, Berlusconi)

Scenderemo, a patti. Per raccogliere, cadaveri. Avremo orti di guerra. Da concimare. Con sterco di paure. Reciproche. Scenderemo a patti. Raccoglieremo merda. Per bocche, da sfamare. Reciproche. Cadaveri impalati. Cadaveri bruciati. Marzabotto ritorna. Resteremo chiusi. Nei nostri orti. In attesa, di morti migliori. Reciproche. Altro non avremo. Che merda. Dalle vostre bocche. Dai vostri ministri. Per bocche da spaccare. Nostre bocche. Per vostri decreti. Scenderemo a patti. Per evitare. Ancora morti. Ci affacceremo, ai nostri orti. Sguardi impiccati. Alle vigne recise. Ai canneti spezzati. Teste di cuoio, appese. Stivali di sangue. Concimeranno. Segreti servizi. Ministri impiccati. Bandiere tagliate. Arti di Stato. Esplodono, orti di guerra. Scenderemo a patti. Raccoglierete, vasi di sangue. Filari di oppio. Urino, sui vostri filari. Guantanamo per voi. Libero cani. Dal mio orto. Cani sciolti. Non scendo a patti. Ora è tuo, il sangue. Scendo da croci. Scendo dal cielo. Reciproco. Occhi riversi, al cielo. Tuoi occhi. Tua bocca, spalancata. Al cielo. Reciproco. Noi si esce. Dai nostri orti. Merda ovunque. Poi il tuo corpo. Non fa differenza. Con filari appuntiti. Avanzo, sui tuoi muri. Confini di orti. Decreti e leggi, tra merda e sorpruso. Ora avanzo. Altri cadaveri. Fuggono a ritroso. Tra canneti spezzati. Non scenderemo a patti. A un passo della vittoria. Corpo di Stato. In fossa comune. Orto comune. Orto di guerra. Corpo di Stati. Voi, siete Stati. In fossa comune. Scivola merda. Pozzo nero. Camice nere. Di escrementi essicati. Noi siamo fuori. Da nostri orti, di guerra. Combattiamo e muoriamo. Figli ci piangono. Mogli ci seppelliscono. Mai, in fosse comuni. Non scendiamo a patti. Cimiteri di guerra le piazze. Ricordatevi. I vostri decreti. Dichiarazioni di guerra. Non ci sottraiamo. Ci moltiplichiamo. Per combattere, fuori. Da orti di guerra. Non scendiamo a patti. Lasciamo a voi. Fosse di merda. Fosse di Stato. In questo paese. Anche i confini. Aspettano, i vostri liquami.

30 gennaio 2012
Giuliano Bugani
operaio, giornalista, poeta

pc 30-31 gennaio - Dopo la manifestazione di Roma

pc 30-31 gennaio - Manifestazione nazionale NO TAV NO repressione il 25 febbraio

pc 30-31 gennaio - Lo Slai COBAS a Roma il 27

pc 30-31 gennaio - Lo Slai Cobas contro TAV e repressione

pc 30-31 gennaio - red block per la costruzione dell'organizzazione rivoluzionaria della gioventù su scala nazionale


Red Block è nata come un'organizzazione giovanile rivoluzionaria che vuole contribuire alla costruzione del partito comunista di tipo nuovo in Italia .
Nasce in seguito alla grande contestazione del G8 di Genova dove migliaia di giovani ribelli scesero nelle strade contro questo sistema capitalista basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
La battaglia di red block oggi continua attraverso il suo blog e il suo sforzo di radicamento nella gioventù proletaria e studentesca e nelle sue organizzazioni spontanee - centri sociali, collettivi studenteschi, comitati antifascisti, antirazzisti, antimperialisti ecc. - anche quando esse sono dirette da opportunisti, centristi, rivoluzionari piccolo borghesi.
E' necessario che la gioventù proletaria e ribelle in Italia si organizzi autonomamente e dia il suo contributo alla impresa storica di fare la rivoluzione proletaria e socialista nel nostro paese, attraverso la guerra popolare - diretta dal proletariato e il suo partito comunista di tipo nuovo- sfociante nella insurrezione .

.
RIBELLARSI E' GIUSTO!

pc 30-31 gennaio - che fare

“Bisogna reagire, ribellarsi e rispondere, su tutti i fronti e in tutti i campi, sviluppando l'organizzazione, unitaria e di massa essenzialmente dal basso. Ma soprattutto ricostruire ideologicamente, politicamente, organizzativamente, la forza d'avanguardia del proletariato e delle masse popolari, il partito comunista di tipo nuovo, la forma più alta di autorganizzazione che le masse possano produrre, la direzione necessaria per unire lottare e trasformare il movimento attuale, creando nella difesa le condizioni dell'attacco, in grado di bloccare la strada al moderno fascismo, allo Stato di polizia, alla dittatura aperta e costruire le basi di una nuova Resistenza, per un potere e una società nelle mani dei proletari e delle masse, una società socialista”.

pc 30-31 gennaio - Monti toglie il valore legale al titolo di studio e darà 5,5 miliardi in Btp alle imprese

Monti toglie il valore legale al titolo di studio e darà 5,5 miliardi in Btp alle imprese

Il governo promette che il decreto liberalizzazioni regalerà all’Italia una crescita quasi cinese: + 11% di Pil, +8% di occupazione, +12% ai salari. In quanto tempo? “Nel medio periodo”, spiega il
comunicato della presidenza del Consiglio.

Ma la prima reazione delle imprese, che di quella crescita dovrebbero essere protagoniste, è stata di delusione: non un euro per pagare i crediti dello Stato verso le aziende. Una montagna da 70 miliardi, soldi dovuti che molte imprese non incasseranno mai perché falliranno prima, prive di liquidità. In conferenza stampa Mario Monti non ha neppure accennato al tema e all’ipotesi di pagare parte del dovuto con Btp o altri titoli di debito pubblico. La ragione però, secondo quando spiega una fonte governativa al Fatto, è che la ragioneria generale dello Stato stava ancora cercando le coperture. Doveva finire tutto nel decreto semplificazione in arrivo e invece entrerà nel decreto liberalizzioni quasi pronto per la firma del Quirinale. Almeno per gli interessi sui crediti ora i soldi ci sarebbero. La versione definitiva del testo, come sollecitato dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera e approvato dal viceministro dell’Economia Vittorio Grilli, prevede quindi 5,5 miliardi di Btp da dare alle imprese per rimborsare i loro crediti verso l’amministrazione pubblica. Poi le aziende potranno venderli e avere soldi freschi per pagare dipendenti e fornitori. Sono solo una piccola parte dei 70 miliardi non saldati ma, notano dal governo, quasi un quinto di quelli dovuti dallo Stato centrale. Si vedrà, ormai le imprese credono a questi annunci soltanto se li vedono nero su bianco in Gazzetta ufficiale.

C’è un altro punto nell’agenda del governo ancora riservato ma che da lunedì susciterà una certa attenzione: l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Nel consiglio dei ministri si è discusso se inserirlo nel decreto liberalizzioni ma poi si è preferito aspettare il decreto semplificazione che sarà annunciato nei prossimi giorni. Monti finora non ha voluto rivelarne i contenuti – “vedrete” – perché sa quante polemiche possono derivare da questa mossa invocata da anni dai liberisti. Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo è da sempre sostenitore dell’abolizione. Il suo portavoce, interpellato dal Fatto, non smentisce che la modifica arriverà col prossimo decreto.

Il progetto c’è: sarà una rivoluzione nel settore pubblico. Nei concorsi la laurea, il celebre “pezzo di carta”, perderà il valore legale. E succederanno cose oggi impensabili, per esempio che economisti vincano concorsi per la Corte dei conti, cosa finora impossibile (e osteggiata dalle associazioni di categoria dei giuristi). Secondo i critici, visto che si valuteranno solo le competenze l’abolizione del valore legale favorirà la nascita di poli universitari di eccellenza (probabilmente costosi) contrapposti ad altri economici ma scadenti. “Le intemperanze liberalizzatrici ci porteranno dei guai”, avverte Susanna Camusso della Cgil, che ha sopportato il decreto di venerdì senza troppe proteste soltanto perché la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro sta entrando nella fase più delicata. E abolire il valore legale del titolo di studio è quasi come toccare l’articolo 18, per una parte della sinistra. “Qualcuno ha detto che avrei preso le distanze da Monti: mi scuso se non stato chiaro. Siamo a sostegno del governo Monti senza se e senza ma e senza tacere nostre idee”, ha detto ieri il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Nel partito qualcuno spera di emendare il decreto liberalizzazioni in Parlamento ma Monti intima: “Il Parlamento è sovrano ma sconsiglieremmo di fare variazioni che dovessero far venir meno la logica di insieme”. Messaggio anche al Pdl che prepara qualche imboscata su taxi e professioni. É bellicoso Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl: “Ascolteremo categorie e mondi produttivi per migliorare il testo in Parlamento, con l'obiettivo della crescita e dell’equità”. Fine del primo round. Da domani comincia il secondo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano