sabato 1 dicembre 2012

pc 1 dicembre - speciale Conferenza Internazionale di Amburgo, la relazione della Lega contro l'Agressione Imperialista, Amburgo (BGIA)




La Guerra Popolare in India come parte della lotta antimperialista

Compagni e amici,
a nome dell'Alleanza contro l'Aggressione Imperialista (BGIA), diamo il benvenuto a tutti i partecipanti alla conferenza, a tutti quelli che hanno preso parte alla preparazione di questa conferenza, e a tutti i compagni che non hanno potuto essere qui personalmente a causa di problemi e difficoltà logistiche. Tutti, attraverso contribuendo in diverse forme, hanno contribuito a fare sì che fossimo in grado di realizzare l’importante compito di oggi. Questa conferenza è una dimostrazione e una viva espressione di internazionalismo proletario, un’espressione di anti-imperialismo militante. Compagni, quello che stiamo realizzando non è un "incontro di solidarietà", né un rituale formale teso a lusingare ipocriti filantropi. NO! Siamo qui perché stiamo combattendo. Siamo qui per avanzare nel nostro lavoro antimperialista e rivoluzionario. Siamo qui per unirci nel nostro concreto sostegno politico e morale al popolo indiano, alla guerra popolare che si sta sviluppando sotto la guida del PCI (Maoista). Siamo qui perché siamo parte di quella stessa lotta, perché anche noi vogliamo seppellire ogni tipo di sfruttamento e di oppressione. Compagni, per noi questo incontro è una dichiarazione di guerra, l’inizio di una nuova fase del nostro lavoro. Questo si deve esprimere attraverso un salto nella nostra attività antimperialista, nell'organizzazione e nel coordinamento.

Noi, un'alleanza composta da organizzazioni, gruppi e individui che hanno una base comune nell’antimperialismo, ma a partire da posizioni ideologiche e politiche diverse su molte altre questioni, abbiamo assunto questa conferenza come un compito importante, in considerazione del ruolo della guerra popolare in India nella lotta antimperialista mondiale. Vogliamo ora spiegare perché riteniamo questa lotta in India tanto importante.

La contraddizione principale
Nell’appello dello scorso aprile scrivevamo:
“I padroni del sistema imperialista mondiale portano avanti un’offensiva contro i popoli del mondo. Guerre di aggressione imperialiste come quelle contro Iraq, Afghanistan e Libia hanno segnato l’inizio del secolo e stanno preparando la prossima guerra contro la Siria, l'Iran o chissà chi altro, perché una cosa è certa, non si fermeranno per loro volontà. Allo stesso tempo, scaricano sui popoli le conseguenze della crisi, specie sui popoli delle nazioni oppresse, ma anche negli stessi paesi imperialisti, dove la classe operaia è costantemente calpestata e i suoi diritti fondamentali vengono rapidamente cancellati. In questa situazione, il fascismo non è una minaccia vaga, ma una forza agente.
Allo stesso tempo, gli imperialisti distruggono sistematicamente il pianeta. Tutto ciò è ben noto. Dimostra che l'imperialismo è reazione su tutta la linea, dimostra che l’imperialismo non è compatibile col progresso dell’umanità e neppure con la sopravvivenza di una parte sempre più grande della popolazione mondiale. “La fine della storia”, che gli imperialisti hanno annunciato a gran voce dagli anni novanta, è un inferno per il proletariato e i popoli del mondo. Ma più oppressione scatena più resistenza, e così, dal Perù alle Filippine, dalla Gran Bretagna alla Cina, dalla Colombia al Kurdistan, dalla Nigeria alla Grecia, in tutto il mondo i paesi vogliono l’indipendenza, le nazioni la liberazione, e i popoli la rivoluzione.
Questa è la base di una corrente che seppellirà l’imperialismo, ma il problema è che in molti casi la lotta contro l’imperialismo si limita alla sola resistenza senza altra prospettiva che la propria sopravvivenza. Perciò, per sviluppare queste lotte come una poderosa ondata di lotta antimperialista e rivoluzionaria, occorre un fattore cosciente e organizzato che sia in grado di dirigere conseguentemente la lotta fino a stabilire il potere popolare. Per questo vale la pena di rivolgere lo sguardo all’India”.
 (Dall’appello per la Conferenza Internazionale a sostegno della Guerra Popolare in India, Aprile 2012)

Noi pensiamo che ciò che abbiamo scritto sia corretto. Una descrizione come questa fa comprendere come è il mondo oggi. Fa capire che la contraddizione principale a livello mondiale è la contraddizione tra l'imperialismo e le nazioni oppresse. Questa contraddizione è ben lungi dall’ammorbidirsi, anzi si intensifica. Tutta la storia degli ultimi anni lo conferma. Questa descrizione fa anche capire che ci sono altre due contraddizioni fondamentali: quella tra il proletariato e la borghesia e la contraddizione inter-imperialista.

Per noi, questa elenco indica le contraddizioni in ordine di importanza. La contraddizione tra le nazioni oppresse, da un lato, e le super-potenze e potenze imperialiste dall'altro è la contraddizione principale. Ciò a causa del peso delle masse nella storia. La stragrande maggioranza delle masse sulla Terra vive nelle nazioni oppresse. È anche evidente che queste popolazioni stanno crescendo molto più velocemente rispetto alle popolazioni dei paesi imperialisti. Questa è la tendenza mostrata dalla storia: il peso delle masse nella storia. Inoltre, si sta manifestando chiaramente che attraverso la lotta che si combatte nelle nazioni oppresse, l'imperialismo è sempre di più sovvertito e morente.

Per questo pensiamo che quello diciamo circa la contraddizione principale sia molto importante. C’è chi non la pensa come noi e pensa che noi non crediamo nella rivoluzione nei paesi imperialisti. Sbagliano. Noi pensiamo che queste rivoluzioni siano una necessità storica e che lo sviluppo della contraddizione principale renda per esse la situazione più favorevole. Queste rivoluzioni ci saranno, in quanto sono una necessità. Dopo tutto, è un dato di fatto che affinché la rivoluzione sia in grado di vincere in tutto il mondo, due grandi forze, due grandi rivoluzioni, devono riunirsi: la rivoluzione democratica e la rivoluzione socialista. Senza di ciò, l'imperialismo e la reazione non possono essere spazzato via dalla Terra.

Per rovesciare l'imperialismo, per la rivoluzione mondiale è una necessità strategica unire il movimento di liberazione nazionale alla lotta del movimento proletario internazionale, e avanzare nella rivoluzione. Se la parola d'ordine dei comunisti è "Proletari di tutto il mondo, unitevi!", la parola d’ordine che sta conducendo la lotta comune di queste due forze deve essere: "lavoratori e popoli oppressi di tutto il mondo, unitevi!". Chi non vede l'enorme importanza che movimenti di liberazione nazionale hanno per la rivoluzione mondiale non può sviluppare nessuna attività che vada al di là, nel "migliore" dei casi, del radicalismo piccolo-borghese.

Alla luce dell'importanza delle nazioni oppresse nella lotta contro il sistema imperialista, è necessario avere chiaro il quadro delle forze in campo. Senza vedere il carattere di classe di ciascun partito, organizzazione o movimento, senza vedere il modo in cui essi procedono, quali obiettivi dicono di porsi e come si comportano nella pratica, non è possibile prendere una posizione corretta, che contribuisca concretamente a far avanzare il movimento antimperialista. La questione chiave è quale visione del mondo seguono, quale linea ideologica e politica. Ogni forma di resistenza contro l'aggressione imperialista è legittima, ma se la lotta di resistenza non è guidata da una visione del mondo che corrisponde agli interessi dei più oppressi, allora tutti gli sforzi ed enormi sacrifici saranno vani. La storia è piena di questi esempi. Per dimostrarlo è sufficiente dare guardare alla resistenza afghana contro l'aggressione imperialista dell'URSS. Gli "islamici" dopo essersi impossessati della resistenza, alla fine sono diventati delle marionette nelle mani degli Yankee e in ultimo hanno dovuto combattere contro i loro padroni.

Le linee ideologiche e politiche dei partiti, organizzazioni e movimenti anti-imperialiste comportano le forme di organizzazione e di lotta che essi utilizzano. Da antimperialisti conseguenti, non ci opponiamo solo ad alcune espressioni del sistema, vogliamo seppellire il sistema nella sua totalità. E siamo ben consapevoli che per farlo occorre porre fine allo sfruttamento. Per questo è necessario il partito comunista, che applichi la guerra rivoluzionaria nella situazione concreta di ogni paese.

Questo è ciò che abbiamo in India: una giusta linea ideologica e politica, un partito comunista e una guerra popolare. In un paese con una popolazione di oltre 1,2 miliardi di persone, quasi un quinto della popolazione mondiale. Un paese semi-coloniale e semi-feudale in cui si sta sviluppando il capitalismo. Un paese con un enorme impatto nell’occhio della tempesta della rivoluzione mondiale: i paesi oppressi dell'Asia, Africa e America Latina. E dunque? Tutto ciò non porta alla conclusione che questa lotta è di enorme importanza per la lotta anti-imperialista?

Quello per sconfiggere l'imperialismo non è mai stato, non è e non sarà mai un processo limpido in cui una singola battaglia tra due grandi eserciti in formazione decide le sorti della lotta. Respingendo l'attacco degli opportunisti alla giusta lotta del popolo irlandese, Lenin spiegava in questi termini:

Immaginare che questa rivoluzione sociale sia concepibile senza le rivolte di piccole nazioni nelle colonie e in Europa, senza esplosioni rivoluzionarie di una parte della piccola borghesia, con tutti i suoi pregiudizi, senza un movimento delle masse proletarie e semi-proletaria politicamente non coscienti contro l'oppressione dei proprietari terrieri, la chiesa, e la monarchia, contro l'oppressione nazionale, ecc - immaginare tutto questo significa ripudiare la rivoluzione sociale. Dunque un esercito si schiera in un luogo e dice: "Noi siamo per il socialismo", e un altro, da qualche altra parte, dice: "Noi siamo per l'imperialismo", e questa sarà una rivoluzione sociale! Solo chi ha una visione così ridicolmente libresca può disprezzare la rivolta irlandese definendola un  “putsch”.
Chiunque si aspetti una rivoluzione sociale “pura”, non la vedrà mai. Costui parla di rivoluzione senza comprendere che cosa sia la rivoluzione”
(Lenin, Discussione sull’autodeterminazione, 1916)

Ne consegue che neppure il nostro processo, la lotta antimperialista a livello mondiale, non sarà "puro". Alcuni usano questo argomento per negare la necessità che i partiti comunisti assumano il loro ruolo di direzione. Noi no. Proprio per la complessità della lotta, per maneggiare correttamente le diverse contraddizioni, la direzione dei partiti comunisti è quanto mai necessaria. Il modo creativo e innovativo in cui il PCI (Maoista) è in grado di gestire l'immensa diversità delle contraddizioni in India contraddizioni di casta, culturali, nazionali, ecc - e il modo in cui questo partito si batte per l'unità nella guerra popolare di tutte queste diverse lotte degli oppressi di quel paese sono esempi cui si deve prestare la massima attenzione. Va fatto perché la prospettiva a livello mondiale è la stessa: le guerre di liberazione e di resistenza devono fondersi con le guerre rivoluzionarie per diventare una tempesta che spazza via l'imperialismo.

Una linea di demarcazione contro l’opportunismo


Negli ultimi decenni l'imperialismo è riuscito a neutralizzare o "pacificare", come dicono cinicamente, molte lotte anti-imperialiste grazie alla truffa degli "accordi di pace" (che comprende ogni discorso di "negoziati" e "cessate il fuoco"). Tutti gli "accordi di pace" degli ultimi venti anni - dal Sud Africa al Nepal – con i rivoluzionari si sono di fatto arresi per un piatto di lenticchie, confermano che il popolo non può aspettarsi da questi solo più oppressione e sfruttamento.

A questo proposito è importante mettere in luce quei partiti, organizzazioni e movimenti che tengono alta la bandiera della lotta antimperialista. Ciò allo scopo di tracciare una linea contro l'opportunismo. Per questo è importante sottolineare – e abbiamo ogni ragione nel farlo, non solo in quanto il nostro ragionamento è corretto, ma soprattutto, ma perché siamo in stretto legame con la vera realtà della lotta - che la minaccia principale per qualsiasi partito, organizzazione o movimento viene da quale sarà l'esito delle lotte al loro interno. La verità profonda espressa dal detto “il forte si conquista dal suo interno” è stata confermata innumerevoli volte. Perciò, il sostegno alla guerra popolare in India è una linea di demarcazione contro l'opportunismo, contro la capitolazione nazionale (nelle nazioni oppresse) e contro la capitolazione di classe. L’antimperialismo non è la "solidarietà internazionale" di chi compra caffè equo e solidale, organizza incontri per "sostenere quelle povere vittime ", o è affascinato dal "misterioso oriente" o altre ridicole scempiaggini. NO! L’antimperialismo è una lotta, a tutti i livelli, con tutti i mezzi, per seppellire il sistema più sanguinario che l'umanità abbia mai conosciuto, per mettere fine a millenni di sfruttamento e oppressione. Per questo motivo abbiamo il dovere verso noi stessi di sostenerci l’un l’altro, in ogni aspetto. Non si tratta di mettersi al seguito di qualcuno né di prendere posizione in modo gretto e pedante, si tratta di unità vera tra tutti i combattenti. Perciò tutti quegli "scettici" che vanno dicendo "tutte le lotte recenti, in Nepal ecc, si sono concluse con un tradimento ... quindi non vale la pena lavorare a sostegno dell'India, già sappiamo come andrà a finire", sbagliano in partenza. Il loro atteggiamento dimostra come per loro la questione sia "loro sono là, noi siamo qui". Questo non ha niente a che fare con l'internazionalismo proletario, è l'atteggiamento di misantropia universale dei piccolo-borghesi spocchiosi. È l'atteggiamento di chi ha già perso la battaglia, di chi non ha altra prospettiva che la propria decadenza. Un atteggiamento che esprime mancanza di fiducia nelle masse. Noi, al contrario, ci basiamo su quanto già detto a suo tempo da Marx ed Engels, vale a dire che ci sono due forze sulla Terra: il potere armato della reazione e le masse non organizzate. Ciò che occorre fare è organizzare le masse. In questo modo, ciò che è potenziale diventa realtà agente e il possibile diventa fatto materiale. Ma il tutto resta un sogno ad occhi aperti se non si è legati alle masse, e il problema è rendere le masse disorganizzate masse organizzate militarmente. Gli oppressi reclamano l'organizzazione della ribellione. Nel caso in cui un partito, organizzazione o movimento tradisca le masse, il compito è quello di riprendere e proseguire il cammino. La storia dei popoli è sempre stato questa: combattere, fallire, combattere ancora e così via, fino alla vittoria.

Nel momento stesso in cui sottolineano la necessità di delimitarsi dalla capitolazione sotto forma di "accordi di pace", è indispensabile denunciare quelli che si atteggiano ad "anti-imperialisti" ma rifiutano di sostenere o addirittura si oppongono alla giusta lotta del popolo indiano. Per non parlare dei miserabili attacchi degli amici del socialfascista "CPI (marxista)" e degli altri nemici del popolo. Sognano di vivere ancora ai tempi in cui ricevevano loro ordini da Mosca, quando difesero l'aggressione imperialista dell'Afghanistan, sognano di poter sostituire la lotta dei popoli con la "geo-politica". Per questo non esitano a chiamare anti-imperialisti gli aguzzini del popolo iraniano o salutano la presunta posizione "antimperialista" di stati imperialisti quali la Russia. Pretendono di confondere la giusta difesa del diritto all'indipendenza nazionale col sostegno degli interessi di altri imperialisti. Non comprendono che i paesi oppressi sono semi-colonie e che i regimi di questi paesi non rappresentano gli interessi nazionali (quei regimi non rappresentano la borghesia nazionale ma sono agenti dell'imperialismo). Quanti negano il carattere semi-coloniale (in alcuni casi addirittura coloniale) dei paesi oppressi, finiscono per mettersi alla coda di altri imperialisti. Questi presunte " posizioni anti-imperialisti" in realtà sono filo-imperialiste. Non c'è perciò da stupirsi se non sostengono la guerra popolare in India. Un'altra variante della stessa storia sono quelli che, ad esempio, sono capaci di manifestare contro l'aggressione contro la Palestina, fianco a fianco con i Lupi Grigi, ma trovano impossibile fare una dichiarazione a sostegno della guerra popolare perché temono l’infezione del "pericoloso" maoismo. Gente di questo tipo è non solo patetica, manca completamente di spirito internazionalista.

Qualcuno si chiederà: “perche insistete tanto sulla “lotta all’opportunismo”?”. Noi rispondiamo: solo così potremo risollevare il movimento antimperialista dal suo stato attuale, solo così potremo avanzare. Vediamo ancora come lo ha brillantemente spiegato Lenin:

Né noi né nessun altro è in grado di calcolare esattamente quanta parte del proletariato sta seguendo e seguirà i socialsciovinisti e opportunisti. Ciò sarà rivelato dalla lotta, sarà deciso definitivamente solo dalla rivoluzione socialista. Ma sappiamo per certo che i "difensori della patria" nella guerra imperialista non rappresentano che una minoranza. Ed è quindi nostro dovere, se vogliamo rimanere socialisti, andare più in basso e più in profondità, tra le masse reali; questo è tutto il senso e tutto il significato della lotta all'opportunismo. Denunciando il fatto che gli opportunisti ei socialsciovinisti stanno in realtà tradendo e vendendo gli interessi delle masse, che essi difendono i privilegi temporanei di una minoranza dei lavoratori, che sono veicolo di idee e influenza della borghesia, che sono in realtà alleati e agenti della borghesia, insegniamo alle masse ad valutare i loro veri interessi politici, a lottare per il socialismo e per la rivoluzione attraverso le lunghe e dolorose vicende delle guerre imperialiste e armistizi imperialisti.
La sola linea marxista nel movimento operaio mondiale è quella di spiegare alle masse l'inevitabilità e la necessità della rottura con l'opportunismo, di educarle alla rivoluzione conducendo una lotta implacabile contro l'opportunismo, di utilizzare l'esperienza della guerra per denunciare, non nascondere, tutta l’infamia della politica operaia nazional-liberale
(Lenin, l’imperialismo e la scissione del socialismo, 1916)

Dunque il nostro sforzo a sostegno della Guerra Popolare in India serve a tracciare una linea di demarcazione dall’opportunismo e a rafforzare il movimento antimperialista. Passiamo ora alle proposte concrete.

Facciamo della Guerra Popolare in India un elemento centrale del movimento antimperialista!

Nel portare avanti l'attività a sostegno della guerra popolare in India ha trovato conferma la nostra impressione di partenza che anche tra le forze a noi vicine ci sia una grande ignoranza del fatto che in quel paese ci sia un forte movimento rivoluzionario. In alcuni casi perfino compagni con cui lavoriamo insieme quotidianamente ci hanno sorpreso per la loro scarsa conoscenza. Naturalmente stando così le cose, non possiamo aspettarci ne sappiano di più la classe operaia e le masse popolari in generale in Germania. Pertanto, il compito immediato è quello di fare propaganda della guerra popolare, diffondere informazione sulla sua situazione attuale e le sue prospettive. Il problema che abbiamo nella diffusione di informazioni è che ci occorrono propagandisti che conoscano molto bene l'argomento e siano in grado di trasmettere informazioni, ma, a causa della carenza di fonti di informazione affidabili in tedesco, il numero di compagni in grado di fare questo lavoro resta limitato. Punto principale per noi è la coscienza politica degli attivisti. Siamo convinti che la conferenza di oggi, così come la sua preparazione sia servita e serva ad elevare e diffondere questa consapevolezza tra i nostri compagni e amici. Ecco perché crediamo che siamo ora in grado di fare un salto sul problema della traduzione delle informazioni. Importanti iniziative in questa direzione sono già state prese, ad esempio, su proposte dei compagni austriaci. Ora chiediamo a tutti i compagni e amici che possono di aiutarci nel compito di traduzione di mettersi in contatto con noi in modo da condividere e sistematizzare il lavoro.

Allo stesso tempo, è necessaria una piattaforma per condividere il materiale tradotto. Proponiamo di trasformare il sito web che abbiamo usato per la mobilitazione per la Conferenza in un portale di informazione in tedesco sulla guerra popolare in India. Chiamiamo tutti i compagni interessati anche a questo a mettersi in contatto con noi.
Contiamo di iniziare subito con  queste due cose: le traduzioni e il sito web.

Facciamo appello a formare nelle diverse città tedesche gruppi di sostegno alla Guerra popolare in India, sia come organismi autonomi o come “squadre di lavoro” di strutture già esistenti. Riteniamo che per il momento non sia opportuno costruire una struttura centralizzata. Il sito può svolgere la funzione di coordinamento. Ribadiamo che non vogliamo che il lavoro a sostegno della guerra popolare in India si isolato o si sviluppo separato dal movimento antimperialista on generale, vogliamo anzi essere parte del nocciolo dello stesso movimento antimperialista, inseparabilmente legati al sostegno delle altre lotte rivoluzionarie e antimperialiste del mondo.

Le autorità di Amburgo hanno dischiarati il 2012 “anno dell’India”. L’infame “Hafengeburtstag”, l’anniversario del porto è stato dedicato all’India e a metà ottobre il sindaco di Amburgo Olaf Scholz è andato in visita in India per “sviluppare le relazioni”, cioè depredare risorse. Gli interessi in India dei potentati di questa città sono tanto forti che hanno una loro agenzia attiva in India fin dal 2005. anche noi abbiamo grande interesse per l’India, ma non apriremo sedi là. Quel che dobbiamo fare è aprire le nostre “agenzie” ma non per “scambi”, piuttosto per informare della realtà rivoluzionaria della guerra popolare.

Per concludere, vogliamo ricordare che in questo, proprio mentre noi siamo qui, i nostri compagni in India stanno combattendo la loro battaglia per la vita o la morte contro l’imperialismo e i suoi lacchè. Grandi sono i loro sacrifici e li stanno facendo per la liberazione dell’umanità dal giogo imperialista per mano dei più oppressi, i più sfruttati. Tanto sono stati uccisi, ma a simbolo di tutti oggi vogliamo ricordare il compagno Kishenji, importante dirigente del PCI(Maoista) assassinato un anno, proprio nella data di oggi. Commemoriamo tutti i caduti nelle guerre rivoluzionarie e nelle lotte antimperialiste, li commemoriamo con la nostra lotta. Sono loro a chiederci di ,moltiplicare i nostri sforzi per avanzare nella lotta antimperialista su scala mondiale.


Proletari e popoli oppressi del mondo, unitevi!
Viva la Guerra Popolare in India!
Morte all’ imperialismo!
Avanti nella lotta antimperialista!

Lega contro l’Aggressione Imperialista, Amburgo, Novembre 2012

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