mercoledì 28 novembre 2012

pc 28 novembre - Ilva Taranto, la situazione ad oggi comunicato dello slai cobas per il sindacato di classe

Invitiamo i compagni e le realtà organizzate a guardare con senso critico i media e le notizie e le chiacchiere dell'internet cafè

Partiamo dalle notizie.

Oggi la situazione è calma, gli operai sono entrati in fabbrica, portando a casa il piccolo risultato di ieri: giornate pagate e tesserini riattivati, fino al riesame del ricorso Ilva in relazione al sequestro della produzione già fatta e bloccata, ritiro di ferie forzate e messa in libertà, sospensione dell'avvio della cassintegrazione ordinaria per quasi 1500 operai.

Alla port. A vi era però un problema stamattina, non tutti i beige erano riattivati e un centinaio di operai erano rimasti fuori; vi è stata una immediata protesta degli operai, è arrivato un delegato fim, mentre alcuni operai scavalcavano comunque i tornelli - la pressione si è alzata quando un vigilante ha fatto "storie", ma le proteste e le grida degli operai, accompagnate anche da quelle del coordinatore dello slai cobas hanno risolto la questione, e gli operai sono entrati tutti.

Alla portineria erano presenti gli attivisti USB a propagandare la partecipazione a Roma.

Per domani a Roma i sindacati confederali in maniera molto tiepida organizzano una partecipazione a sostegno del governo o ad autodifesa, l'Usb organizza bus per esserci. Lo Slai cobas non si aspetta nulla da Roma che non sia già stato annunciato, ma una rappresentanza ci sarà, per monitorare la situazione e per portare ai lavoratori presenti la propria posizione, per sostenere il diritto del sindacalismo di base di partecipare al Tavolo convocato dal governo; ma saremo anche al presidio dalle 13 in poi delle portinerie, promosso dal Comitato liberi e pensanti che ha deciso di non esserci a Roma perchè è tutto deciso. Anche qui siamo per contribuire all'orientamento classista e combattivo degli operai e alla formazione del giudizio autonomo dei lavoratori su Roma e su come continuare la lotta. Giustamente questa area di operai non si sente rappresentata dalle organizzazioni sindacali che sono a Roma, ma per noi è sbagliato lasciare campo libero alle organizzazioni sindacali confederali, e comunque, anche una parte degli operai che sono a Roma fanno parte degli operai in lotta che bisogna unire e non dividere e contingentare.

La rivolta di ieri è stata autorganizzata - tutti abbiamo aperto i cancelli, entrati in fabbrica, occupata la direzione, fatta la lunga assemblea all'interno della fabbrica - ma il ruolo principale lo hanno giocato gli operai del comitato liberi e pensanti nel portare la protesta, nell'offrire un microfono agli operai in lotta, questo ha costretto il direttore dell'azienda a venire a parlare con gli operai e a fare ammissioni e concessioni. I sindacati confederali sono stati scavalcati, ma nello stesso tempo è mancata sul campo la volontà capacità di dare agli operai in lotta una indicazione unica e forte che consolidasse la forza messa in campo; "il movimento è tutto, il
fine è nulla" non è la linea giusta per realizzare gli obiettivi dei lavoratori.

I sindacati confederali messi in un angolo hanno sempre la capacità di recuperare, senza l'affermazione stabile e duratura del sindacalismo di base e di classe come alternativa.

Circa i sindacati confederali è bene che i compagni non credano ai media. La Fiom non conta nulla, se non sulle pagine de Il Manifesto, sta con Fim e Uilm; anzi c'è la tendenza di fim-uilm a far parlare l'ultimo improbabile segretario Fiom, un funzionario di Bari a nome anche loro, per distogliere fischi e contestazioni che i sindacati confederali beccano ovunque e comunque.


Che succede domani.

Il governo vuole fare un decreto-colpo di mano per imporre la produzione sotto comando Riva, in ossequio non solo a Riva ma a tutti i padroni che lo reclamano urgentemente spalleggiati da sindacati confederali e istituzioni regionali e locali, precipitate questultime nel vortice dell'inchiesta come corrotti o al servizio dei voleri dell'azienda.

Noi e gli operai vogliamo 'lavoro sicuro' e lavoro per mettere a norma l'azienda salvaguardando sicurezza e salute, e non 'lavoro forzato' sotto decreto per salvare Riva e i suoi interessi. E su questo la partita a Roma non si chiude ma passa a una nuova fase.
Il destino della fabbrica è nelle mani della lotta degli operai e non deve essere in quelle di RIVA-GOVERNO-MAGISTRATURA.

Su quest'ultima lo Slai cobas invita a non prendere per oro colato ciò che dice e fa, a non diventare supporters della magistratura e sua base di massa.
La situazione non è come appare su diversi aspetti, su cui sarà utile ritornare.

Per ora a Roma e a Taranto è la lotta e la rivolta la nostra indicazione. Una rivolta in fabbrica ma che vogliamo dilaghi anche in città e diventi un problema generale di emergenza e ordine pubblico - su quest'ultimo aspetto il nostro dissenso con il comitato liberi e pensanti è netto.

Operai in fabbrica padroni in galera!
Nocivo è il capitale e non la fabbrica!
Unità di classe in fabbrica!
Unità operai masse popolari in città per difendere con la lotta lavoro, sicurezza e salute!


Slai cobas ilva
Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

28 novembre 2012
slaicobasta@gmail.com - 347-1102638

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