martedì 10 luglio 2012

pc 10 luglio - Oscurato il blog di Carla Verbano



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Un paio di anni fa fu il turno della lapide bruciata. Ora che non ci sei più si andava sul tuo diario a leggere le cose che scrivevi, percepire come un pugno nello stomaco che risveglia che l’ideale può sopravvivere a tutto, alla tua morte, alla morte di chi ami, alla morte sotto i tuoi stessi occhi di tuo figlio, ammazzato dai fascisti. E quel pugno arriva sempre come la verità che ti è stata negata, ci è stata finora negata e sottratta. Non è illecito chiedere chi abbia ammazzato un uomo, un compagno forse ad oggi sì lo è. Vicino a te tante persone, e ti fidavi di tutti quelli che, come te, lottavano per aprire quell’armadio della vergogna. Valerio era stato ammazzato nel soggiorno di casa vostra, Valerio cercava anche lui una verità grande e forte del suo desiderio di cambiare le cose, denunciando quei fascisti romani che probabilmente erano in rapporto osmotico con una classe politica e dirigente di allora. Le sue fotografie, il suo dossier erano un’arma, un’arma che qualcuno gli puntò mentre cercava di fuggire alla mira di assassini vili e spietati, solo come i camerati sanno essere. Dapprima scomparve il dossier, ridotto a un quaderno di poche pagine, poi le prove che col tempo sarebbero servite a fornire il dna dei colpevoli. Colpevoli mai trovati, impresa vana a cui tu non ti sei mai arresa. E il blog era la tua arma che spesso era servita per offendere e scuotere quei poteri che non ti ascoltavano, fiancheggiatori infami di quegli assassini del 22 Febbraio. “Aiuto mamma” furono le ultime parole di Valerio. Aiuto Carla potremmo dire noi adesso, perché con te dell’antifascismo è andata via una pietra angolare, un esempio e una certezza su cui sognarne quegli altri cento che sarebbero dovuti rinascere, come ci promettevamo. Antifascista era il tuo sguardo, una tua carezza, anche una tua parola che richiamava all’ordine. Antifascista nella generosità ad accoglierci nella tua cucina era il tuo abbraccio verso noi compagni. Eppure sembra passato un secolo da che non ci sei. Un paio di anni fa bruciarono la lapide, dicevo, chiaro segno che Valerio è un eroe che ancora disturba quelle coscienze luride delle destre. E ora è il turno del blog. Ci sentiamo tutti un pochino più poveri oggi, un pochino più soli certamente. E quelle erano pagine scritte con le lacrime e la forza della memoria, senza tregua. C’erano le tue foto, le tue parole a volte aspre, piene di rabbia e anche capaci di diventare in un istante dolci e capaci di consolare chi ci passava che non arrivava comprendere quanto fosse invece lacero e insanabilmente spezzato il tuo, fino a che punto potesse essere quel cuore di madre. Pulsava alla prima testimonianza di qualcosa che potesse ricondurre a nuove fasi d’indagine. Ogni parola digitata su quella tastiera era colma di quella forza, di quella costante e infaticabile guerra all’omertà e all’ingiustizia. La tua lotta era diventata la nostra lotta e solenne nel silenzio di quelle sigarette fumate seduti con gli occhi negli occhi era che ci si sarebbe presi il carico, e che la missione che ci avrebbe condotti alla verità la tenevamo stretta in pugno. Quel pugno che indirizzavi al cielo, come quando dicevi Hasta siempre. Mi mancheranno le tue parole dette ma anche e soprattutto adesso quelle scritte. E non mi rassegno all’idea che il tuo blog sia scomparso nel nulla come Valerio come raccontavi sempre tu di quel sogno che veniva risucchiato dalla fontanella. Ma la verità non è un gorgo che non porta da nessuna parte, la verità è folgorante molto, molto più di qualsiasi fine che il destino ci abbia imposto. Tu lo sapevi. Tutti noi ci auguriamo che sia stato un incidente, che nessun maiale abile nel sabotare un sito abbia potuto fare qualcosa di irreversibile e che fra un paio di giorni si possa rileggere la tua testimonianza, la tua tenacia impareggiabile, il tuo concreto antifascismo come uno squarcio, un dito puntato dritto in faccia all’assassino, affatto caricato a salve, un atto d’accusa che questo Paese non può permettersi di continuare a ignorare. Valerio è vivo e lotta insieme a noi!

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