sabato 26 novembre 2011

pc 26 novembre - NAPOLI, CASAPOUND TORNA A CASA CON LA CODA TRA LE GAMBE

(dall'Ansa)
CASAPOUND: NAPOLI; DOPO ‘GIROTONDÒ IN PIAZZA TUTTI A CASA SCORTATI DA FORZE ORDINE Tre giri intorno alla piazza, cori, striscioni, fumogeni colorati: la manifestazione di CasaPound Italia si è svolta così, con un girotondo intorno a piazza Carlo III a Napoli... I dimostranti hanno provato a convincere le forze dell’ordine di lasciarli uscire dal perimetro della piazza, ma le disposizioni sono chiare: deve essere un presidio e non un corteo...".

La mobilitazione antifascista di oggi, che ha visto la partecipazione di un migliaio di compagni, giovani, studenti, tante realtà di lotta (dai disoccupati del progetto Bross, ai comitati contro le discariche, collettivi universitari, ecc.)e il riuscito presidio a p.zza Cavour, nonostante il costante tentativo della polizia prima e durante di impedirlo, ha ottenuto il suo scopo.
I fascisti di CasaPound, che avevano convocato una manifestazione nazionale, sono dovuti rimanere "sequestrati" nella p.zza Carlo III, non hanno potuto fare il corteo che avrebbero voluto, e tantomeno altre iniziative, tipo ritentare una nuova occupazione, facendosi forte della presenza nazionale, dopo che erano stati cacciati, dalla protesta di massa antifascista dal quartiere di martedei.
E mentre questa sera le carogne fasciste si ritiravano a casa con un ben misero bilancio, sempre scortati da una massiccia presenza della polizia, da p.zza Cavour è partito un corteo.
Napoli antifascista, militante, ha dimostrato ancora una volta che è pronta a mobilitarsi e vince.

pc 26 novembre - ULTIM'ORA DA TERMINI IMERESE

Dai compagni di Proletari Comunisti e dello Slai cobas per il sindacato di classe di Palermo che da ieri sono al presidio:

Poco fa è giunta la notizia al presidio degli operai Fiat a Termini Imerese che è stato raggiunto l'accordo a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Nello stesso tempo è arrivato l'"ordine" a smantellare il presidio...
Lunedì mattina davanti allo stabilimento i sindacati spiegheranno i termini dell'accordo, con l'obiettivo di firmare mercoledì 30.
Si sa per ora che sono aumentati i lavoratori che andranno in mobilità (da 511 a 640)con una aiuto economico di "accompagnamento". Su quanto sarà questo "aiuto", mentre prima si parlava di rapportarlo alle diverse fasce di reddito, ora avrebbero concordato una sola fascia rapportata ad una media salariale di circa 25mila euro l'anno. Alcuni operai ci perdono.
L'accoglienza degli operai - stasera in pochi al presidio - è stata fredda e dubbiosa. Da parte di alcuni anche lo smantellamento del presidio non è stato visto bene, dato che ieri di parlava di mantenerlo fino a mercoledì.
Nessuna novità invece per quanto riguarda la DR Motor che sta aspettando la conclusione della trattativa con la Fiat. Ma qui i timori restano confermati. Si teme anche che l'azienda voglia ripartire da zero, cancellando i diritti acquisiti. L'unica voce positiva è che la DR Motor potrebbe aggiungere altri 300 operai ai 1600 da assumere. Ma tra gli operai c'è poca fiducia: la DR Motor è un'azienda indebitata, non affidabile.

In questo giorno e mezzo al presidio sono venuti un centinaio di operai, a rotazione. Certo un pò pochi.
L'aspetto positivo è rappresentato dai giovani, tra cui vi sono anche delle donne. Questi dicevano che occorreva fare di più, occupare la fabbrica; questi operai, e soprattutto una operaia ieri hanno fortemente protestato verso Landini e Mastrosimone.
Hanno accolto bene il nostro discorso che occorre un percorso nuovo, hanno preso pacchi di nostri volantini per distribuirli agli altri operai. Insieme a loro vi sono gli operai dell'indotto, in particolare gli operai, giovani, della BN Sud che anch'essi avevano proposto di occupare la fabbrica - zittiti prontamente da Matrosimone.

La partita non può quindi essere considerata chiusa.

pc 26 novembre - EGITTO, NUOVI MORTI MA NUOVA RIBELLIONE



In Egitto i militari al potere tentano ancora di fermare con esecuzioni sul campo la rivolta di massa in corso. Ma la repressione alimenta la ribellione.

"Sale nuovamente la tensione in Egitto dopo ore di relativa calma, alla vigilia delle elezioni legislative che dovrebbero aprirsi lunedì: due dimostranti egiziani sono rimasti ucciso nel centro del Cairo. Nella notte sono stati fermati anche tre italiani, trasferiti in un commissariato nel centro della capitale egiziana per accertamenti...
Uno dei due manifestanti uccisi è un giovane di 21 anni, Ahmed Sayyed: è stato travolto dai veicoli della polizia che tentava di sgomberare un sit-in davanti ai palazzi del governo, riferisce l'agenzia Mena. Lo hanno denunciato anche gli attivisti, spiegando che sei mezzi delle forze della sicurezza egiziana sarebbero coinvolti nell'incidente, avvenuto a meno di 500 metri da piazza Tahrir. Quando i partecipanti al sit-in hanno dato il via a una sassaiola contro la polizia, i mezzi hanno iniziato a muoversi a marcia indietro, travolgendo il ragazzo, spiegano gli attivisti che hanno postato alcune immagini della vittima su internet...".

pc 26 novembre - MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA A NAPOLI: CONQUISTATA LA PIAZZA VIETATA



CONQUISTATA LA PIAZZA DAGLI ANTIFASCISTI NAPOLETANI NONOSTANTE IL DIVIETO DELLA QUESTURA.
ACCORRETE NUMEROSI, IL PRESIDIO COMINCIA ADESSO!!
E' da poco iniziata la manifestazione antifascista contro CasaPound a
Napoli. Anche questa volta come fu per la cacciata dall'occupazione del convento di Materdei, i fascisti devono avere la giusta e dura risposta di massa antifascista


Da Repubblica: "Cresce la tensione in vista della manifestazione di oggi pomeriggio degli attivisti di destra di CasaPound. I carabinieri in via don Bosco hanno fermato un furgone di CasaPound con striscioni e bastoni, i militanti della destra hanno reagito, sono partite cariche e i militari hanno chiamato rinforzi. E' sopraggiunto un reparto della Celere in assetto antisommossa, un attivista è stato fermato...
...Il questore Luigi Merolla ha autorizzato un presidio fisso di CasaPound in piazza Carlo III nel primo pomeriggio e un altro presidio dei collettivi studenteschi e dei centro sociali in piazza del Gesù, non più in piazza Cavour come era stato chiesto, perché troppo vicina a piazza Carlo III..."

pc 26 novembre - MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA A NAPOLI

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E' appena iniziata la manifestazione antifascista contro CasaPound a Napoli
Cresce la tensione in vista della manifestazione di oggi pomeriggio degli attivisti di destra di CasaPound. I carabinieri in via don Bosco hanno fermato un furgone di CasaPound con striscioni e bastoni, i militanti della destra hanno reagito, sono partite cariche e i militari hanno chiamato rinforzi. E' sopraggiunto un reparto della Celere in assetto antisommossa, un attivista è stato fermato.

E' allarme, dunque, anche se già da alcuni giorni la questura ha vietato i cortei in città, dopo la protesta del sindaco de Magistris, dell'Anpi e della rete studentesca contro la manifestazione di CasaPound. Il questore Luigi Merolla ha autorizzato un presidio fisso di CasaPound in piazza Carlo III nel primo pomeriggio e un altro presidio dei collettivi studenteschi e dei centro sociali in piazza del Gesù, non più in piazza Cavour come era stato chiesto, perché troppo vicina a piazza Carlo III. Niente cortei, dunque. Ma la tensione è comunque alta.

Sull'accaduto c'è un comunicato di CasaPound:"Tre nostri militanti - si legge - sono rimasti feriti in una carica della polizia scattata nelle vicinanze di Piazza Carlo III, dove si stanno cominciando a radunare i partecipanti alla manifestazione nazionale organizzata da Cpi per questo pomeriggio".

"Per motivi del tutto incomprensibili - spiega il presidente di Cpi, Gianluca Iannone
- nonostante il presidio fosse autorizzato e tutto si stesse svolgendo nella più assoluta tranquillità, la polizia ha sequestrato il furgone con l'amplificazione che serviva per il comizio di oggi, gli striscioni e le aste delle bandiere. Poi, alle nostre rimostranze, gli agenti in tenuta antisommossa hanno caricato i presenti tre volte di seguito e hanno portato due dei nostri in questura".

"Tre militanti di CasaPound Italia - aggiunge Iannone - sono rimasti feriti con prognosi fino ai 10 giorni. Riteniamo l'atteggiamento delle forze dell'ordine immotivato e inqualificabile e chiameremo a rispondere questore e prefetto di qualunque altra cosa dovesse accadere nel prosieguo della giornata".

pc 26 novembre - RIPUBBLICHIAMO LA CRITICA PUNTO PER PUNTO DELL'ACCORDO DI POMIGLIANO

Marchionne ha detto di voler estendere l'accordo di Pomigliano in tutte le fabbriche Fiat. Questa purtroppo non è una novità. La questione vera, come da noi denunciata dal primo momento è che quest'accordo viene preso a riferimento dall'inisieme del padronato e oggi dal governo Monti.
Per questo riteniamo utile ripubblicare la critica che facemmo all'epoca punto per punto dell'accordo di pomigliano - contenuta nel primo opuscolo "speciale Fiat - le armi della critica contro il fascismo padronale", che si può scaricare da questo blog.


A PREMESSA DELL’ACCORDO
la Fiat si riserva di... non rispettare l’accordo:
“L’adesione effettiva dei soggetti interessati” all’accordo viene posta a condizione della realizzazione del piano. Di conseguenza, il ricatto è permanente e l’accordo può essere disdetto unilateralmente dall’azienda quando essa ritenga che manchi “l’adesione effettiva”.
La Fiat dice inoltre che gli impegni possono essere elusi come e quando vuole, rispetto a generici quanto incontrollabili eventi nella fase di crisi, sempre possibili oggi. Quindi, l’azienda pretende la schiavitù dei lavoratori ma si riserva la libertà del bluff.

I PUNTI DELL’ACCORDO:
“L’accordo introduce i 18 turni, su 3 turni, il riposo individuale settimanale sarà a scorrimento. Il 18° turno sarà coperto con la retribuzione di Par, festività, e con cumulo della mezz’ora accantonata per turno. Nella manutenzione i turni sono 21”. Passare a 18 e addirittura 21 turni vuol dire aumento della fatica, stress, sconvolgimento della vita individuale e familiare. Qui poi vi è anche la beffa, il 18° turno se lo devono pagare i lavoratori, utilizzando permessi, festività, ecc. O come vedremo dopo potrà essere lavorato. In deroga alla L. 66/03 sui riposi.
Con questa turnazione la pausa mensa viene spostata a fine turno, con mezz’ora retribuita e con orari per mangiare assurdi, per es. dalle 21,30 alle 22 e dalle 5,30 alle 6. Questo spostamento ha lo scopo di un utilizzo pieno del turno per l’azienda; per gli operai, significa lavorare di continuo per 7,50 ore, a rischio salute e sicurezza.

Il lavoro straordinario: “80 ore annue pro capite, senza preventivo accordo sindacale, da effettuare a turni interi. Il lavoro straordinario potrà essere effettuato nel 18° turno già coperto da retribuzione o nelle giornate di riposo. L’azienda terrà conto di esigenze personali entro il 20% con sostituzione con volontari...
Con accordo individuale tra azienda e lavoratore, l’attività lavorativa sul 18° turno potrà essere svolta a regime ordinario con la sola maggiorazione del lavoro notturno... Il lavoro straordinario nell’ambito delle 200 ore pro capite potrà essere richiesto anche durante la mezz’ora di mensa”.
Le ore di straordinario complessive aumentano da 40 a 120. L’azienda con accordo/ricatto col singolo operaio non pagherà neanche la maggiorazione dello straordinario. Con lo straordinario nella pausa mensa (contro la direttiva europea su orari e alla L. 66/03) si toglie anche il diritto di mangiare, ogni minuto dell’operaio, anche quelli per campare siano per il profitto padronale.
Per di più l’uso di personale “volontario” vuole dire per chi lo fa doppi turni, con una violazione della pausa di riposo tra un turno e l’altro, in deroga alla legge che obbliga 11 ore di riposo giornaliero.

Sulle mansioni: “a fronte di particolari fabbisogni potrà essere richiesto ai lavoratori la successiva assegnazione ad altre postazioni di lavoro, e viene stabilita la possibilità di “mobilità” dei lavoratori da area ad area nella 1° ora del turno in relazione agli eventuali operai mancanti o nell’arco del turno per fronteggiare perdite per eventuali fermate tecnico-produttive”.
Un punto che dà mano libera a direzione, capi nell’utilizzo degli operai con una mobilità selvaggia, flessibilità di mansioni, con inevitabile aumento del rischio infortuni.

Sull’organizzazione del lavoro e pause: “miglioramento dei livelli di prestazione lavorative con il sistema WCM e Ergo-Uas... che costituisce parte integrante del presente accordo. Con il sistema Ergo-Uas si permette sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna al posto delle 2 pause di 20 minuti ciascuna.
Questo punto dell’accordo è quello più grave rispetto alle condizioni di lavoro degli operai; insieme ai 18 turni porta ad una intensificazione dei ritmi, un aumento del 20% della velocità di linea, che insieme allo spostamento mensa a fine turno, riduzione delle pause, vorrà dire massima intensificazione dello sfruttamento.
I Sistemi WCM e Ergo-UAS, servono al controllo minuto per minuto dei movimenti e dei tempi degli operai, per la vivisezione del corpo degli operai per un perverso uso scientifico dei movimenti di braccia, gambe, ecc., allo scopo della massima riduzione dei tempi e massimo sfruttamento dei movimenti. Un sistema che porta serie patologie invalidanti alle braccia, mani, ai muscoli, insieme ad uno stress per i ritmi e il controllo a cui si viene sottoposti. Un sistema considerato illegale dalla stessa Magistratura.
Ma questa volta avviene anche qualcosa in più: questi sistemi mai contrattati, vengono considerati da ora parte dell’accordo e quindi chi accetta l’accordo accetta anche il WCM e Ergo-Uas.

Le attività formative “saranno fortemente collegate alle logiche WCM... La frequenza dei corsi è obbligatoria, il rifiuto di partecipazione o la mancata presenza sarà disciplinarmente perseguibile. Le OO.SS. e le Rsu confermano che non sarà richiesta a carico dell’azienda alcuna integrazione o sostegno al reddito”.

I corsi di formazione avranno una precisa funzione, come già avvenuto a Pomigliano nel 2008, di “lavaggio del cervello” e di selezione tra operai buoni e cattivi. L’accettazione, poi, da parte sindacale di nessuna integrazione da parte dell’azienda è in contrasto con la L. 102 che prevede il pagamento della differenza di trattamento tra cig e salario, in caso di obbligo di presenza di lavoratori in cigs.

Recuperi produttivi: “Le perdite produttive per cause di forza maggiore o per interruzione delle forniture vengono recuperate collettivamente a regime ordinario, entro sei mesi, sia nella mezz’ora di mensa, sia nel 18° turno, sia nei giorni di riposo individuale”.
In questo modo la Fiat non perde nulla mentre l’operaio perde mensa, giorni di riposo; e, benchè si tratti di perdite per cause aziendali, la Fiat non pagherà neanche la maggiorazione per le ore di straordinario, e di sottrazione di ore vita - in contrasto con l’art. 4 del CCNL e la legge 66/03 e con la Direttiva europea.

Sull’assenteismo. “Per contrastare forme anomali di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche... le parti, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, individuano quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell’azienda dei periodi di malattia”.
Si tratta di un colpo di mano su un diritto sancito dalla legge. E anche qualcosa di più e di inedito: parlando di “percentuale superiore alla media” c’è una forma di pressione/ricatto verso tutti gli operai a farsi controllori dei propri compagni di lavoro, applicando una logica fascista per cui per alcuni lavoratori che si assentano pagano tutti. Quanti operai si autocostringeranno o saranno costretti per non essere malvisti dagli altri lavoratori, a scendere al lavoro anche con la febbre? Sull’assenteismo si fa poi demagogia, da anni la situazione è cambiata; e in ogni caso può essere un “diritto” dell’azienda perseguire i malati falsi, ma non di cambiare la legge per tutti a comodo suo!

Sulla CIGS: nell’accordo vengono confermati i 2 anni di cassintegrazione straordinaria senza “rotazione tra gli operai”. Altro che accordo che salvaguarda l’occupazione!

Clausole di responsabilità per sindacati e operai = la repressione:
“Il mancato rispetto degli impegni (anche di una sola clausola dell’accordo)da parte della O.S. o della Rsu, anche a livello di singoli componenti, ovvero comportamenti inidonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano e i conseguenti diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti all’Azienda libera l’Azienda dagli obblighi del presente accordo nonchè da quelli derivanti dal CCNL... e quindi non pagherà contributi sindacali e non concederà permessi sindacali”.
Ma Marchionne ha pensato anche a punire i comportamenti degli operai: “le parti si danno atto altresì che comportamenti individuali e/o collettivi dei lavoratori idonei a violare in tutto o in parte le clausole del presente accordo o a rendere inesigibili i diritti e i poteri dell’Azienda”, verranno puniti con provvedimenti disciplinari fino al licenziamento.

Siamo alla dittatura padronale, anche il linguaggio ha un sapore fascista e il sistema è fascista: basta un comportamento di un solo delegato (anche sulla sicurezza), il mancato rispetto di uno solo degli impegni, o addirittura comportamenti (non meglio specificati) che l’azienda ritenesse lesivi dei suoi “poteri”, e la Fiat può fare carta straccia dello Statuto dei Lavoratori e del CCNL, della Costituzione, può cancellare il sindacato e portare la condizione degli operai indietro di più di 50 anni o a livello di un laboratorio cinese fuorilegge! Idelegati sono incatenati, messi in condizione dalle stesse OO.SS firmatarie dell’accordo di non fare niente se non i controllori di sè stessi e soprattutto dei comportamenti operai.
Con questo accordo viene reso esplicito il ruolo delle OO.SS. come cinghia di trasmissione del padronato verso gli operai.
Dopo questo accordo ogni azienda potrà violare leggi, Costituzione (e in questo senso va evidentemente la modifica dell’art. 41 della Costituzione), farsi le leggi proprie.

pc 26 novembre - IL LAVORO NOTTURNO E' A RISCHIO INFORTUNI

I dati Inail. Tra l'una e le due del mattino e tra le cinque e le sei si concentrano circa la metà degli infortuni. Quasi 20mila casi nel 2010. In aumento gli infortuni tra le donne
di rassegna.it
I pericoli maggiori per la sicurezza dei lavoratori vengono dagli orari notturni. Tra l'una e le due del mattino e tra le cinque e le sei si concentrano circa la metà degli infortuni che riguardano i lavoratori impegnati nel turno di notte, e il dato resta costante negli ultimi cinque anni presi in considerazione, dal 2006 al 2010. Le stime sono contenute nell'ultimo numero del mensile Dati Inail.
“Nel 2010 – ricorda la pubblicazione dell'Inail - si sono registrati 19.565 casi, in aumento rispetto al 2009 del 7,2% e in controtendenza rispetto alle variazioni dei due anni precedenti”. Secondo l'istituto l’incremento delle denunce nell’ultimo anno fa seguito alla lenta ripresa delle attività notturne del settore industriale.
Nel 2010, secondo i dati Istat, i lavoratori notturni sono stati 1,9 milioni, l'8,5% del totale degli occupati. Le donne rappresentano il 28,6%, quota inferiore rispetto al 40,3% registrato per tutti i lavoratori. Fra gli occupati il 30% e' impiegato esclusivamente in orario notturno, mentre il 70% e' turnista (di questi i tre quarti hanno lavorato di notte una sola volta nel corso del mese).
Gli infortuni notturni sono il 2,5% del totale. Le denunce si distribuiscono sul territorio nazionale per oltre il 57% nel Nord industrializzato, mentre la restante quota si ripartisce uniformemente tra Centro e Mezzogiorno. Le donne infortunate sono il 23%. Il fenomeno degli infortuni femminili è in crescita: nel 2010 l’incremento registrato è stato pari all’8,6% rispetto all’anno precedente.
Riguardo all’età, poco meno della metà degli infortuni (47,1%) colpisce la fascia compresa tra i 35 e i 49 anni, a seguire i giovani fino a 34 anni (33,3%) e gli ultracinquantenni (19,6%). Infine – scrive sempre il mensile dell'Inail -, in termini percentuali, le professioni più soggette ad infortunio sono proprio quelle svolte prevalentemente di notte come gli autisti (6,4%), gli infermieri/inservienti (5,2%), le guardie giurate (4,8%) e gli operatori ecologici (4,2%). Per i soli lavoratori stranieri, invece, le frequenze di infortunio più elevate si osservano tra i facchini (9,8%), i magazzinieri (6,6%) e gli addetti alle attività di pulizia (inservienti, pulitori delle industrie, camerieri ai piani).
Il lavoro notturno è da tempo riconosciuto come “antibiologico” e quindi va considerato un fattore di rischio che ha delle conseguenze sulla probabilità di infortunio.

pc 26 novembre - Al presidio con gli operai della Fiat di Termini Imerese

Alcune riflessioni "a caldo" con gli operai ieri sera al presidio davanti la Fiat di Termini

…Se non ci sono garanzie vere – dice un operaio della bienne sud – il presidio non si smonta facilmente. L'incontro che si tiene in via anticipata è dovuto secondo noi al fatto che ancora ci sono qua dentro la fabbrica un sacco di macchine, si sono fatti i conti e non gli conviene… la Fiat, se allentiamo un po' la presa, potrebbe portare via tutto in quarto d'ora.

Alcuni giovani operai e operaie, a parte qualche isolata voce dei "vecchi" operai, sono stati gli unici durante l'assemblea dell'altro ieri, a dire che bisognava occupare la fabbrica.

Le speranze che la Dr possa davvero fare partire il piano sono miste ai tanti dubbi sulla capacità di questa piccola fabbrica di reggere tutto il piano, la concorrenza, visto che già di problemi con i debiti ne ha abbastanza…

"Una volta sistemati i più anziani con la pensione… finalmente "accompagnandoli" in qualsiasi modo, bisogna ripartire con un percorso nuovo…". Questa del percorso nuovo, che abbiamo ripetuto spesso durante l'assemblea, adesso lo dice più di un operaio come a voler segnare la fine di un ciclo, abbastanza sofferto, con le implicazioni da tutti sempre ripetute: "i sindacati venduti", il clientelismo… i momenti buoni come quelli del 2002 dove si riuscì a conquistare l'opinione pubblica e il post 2002, negativo, perché ci si è cullati sui risultati comunque raggiunti…

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Termini Imerese, si tratta ancora
Passera tenta la mediazione

Al tavolo funzionari del ministero dello Sviluppo economico e del ministero del Lavoro, l'ad di Invitalia e i sindacati. Attesi i rappresentanti del Lingotto e Dr Motor. Al centro della questione il futuro di 600-650 lavoratori che hanno i requisiti per la pensione

E' iniziato al ministero dello Sviluppo Economico l'incontro fra i rappresentanti dello stesso dicastero, dei sindacati e di Invitalia sullo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Al tavolo, voluto dal ministro Corrado Passera, in anticipo rispetto all'appuntamento di mercoledì, partecipano anche i rappresentanti del ministero del Lavoro. Alle 12 sono attese anche le delegazioni di Fiat e di Dr Motor, l'azienda che dovrebbe rilevare il sito produttivo siciliano.

Al centro della questione il futuro di 600-650 lavoratori che hanno i requisiti per la pensione. Il costo complessivo dell'operazione ammonterebbe fra circa 22-24,5 milioni. Fiat sarebbe pronta ad offrirne 15, quindi mancano all'appello 6-7 milioni di euro.

Dei 1.566 dipendenti dello stabilimento siciliano in cassa integrazione, 1.312 saranno impiegati da Dr che conta di produrre 10 mila auto nel 2013 e 60 mila nel 2017, con un investimento pari a 110 milioni di euro. Di Risio beneficerà così di 27 milioni di euro a fondo perduto da parte dello Stato grazie al contratto di sviluppo.

Intanto, a Termini picchetti sono stati organizzati in tutti gli ingressi per impedire che nulla entri o esca, soprattutto il migliaio di Lancia Ypsilon, tenuto 'in ostaggio' fino alla firma di un accordo ritenuto soddisfacente per il dopo Lingotto che vedrà protagoniste cinque imprese, con capofila la molisana Dr Motor. Diversi operai hanno trascorso la notte davanti ai cancelli della fabbrica che ha cessato definitivamente la produzione giovedì.
palermorepubblica.it

pc 26 novembre - Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

PALERMO

VOLANTINAGGIO ITINERANTE E CALATA DI STRISCIONE DAVANTI AL TRIBUNALE



pc 26 novembre - Giornata internazionale contro le violenze sulle donne

Questi alcuni degli striscioni messi a Taranto nella giornata del 25 Novembre.














In particolare uno è stato calato su un cavalcavia di grande passaggio da e verso la città e i paesi della provincia e le fabbriche; un altro sul ponte girevole che collega le due zone principali di Taranto

pc 26 novembre - GENOVA: VIAGGIO NEI LUOGHI DELL'ALLUVIONE (PARTE SECONDA)

Non è solo il rio Fereggiano ad aver creato problemi ai genovesi, venerdì quattro novembre scorso; come già successo tre volte in passato (1950, 1953, 1970) anche il torrente Bisagno ha fatto la sua parte, costringendo i volontari della protezione civile - unitamente agli ?angeli del fango?, prevalentemente ragazzi dei centri sociali che sono accorsi a dare una mano nel ripristinare un minimo di vivibilità, ed al personale addetto alla manutenzione delle strade del Comune di Genova - ad un superlavoro per arginare possibili problemi pesantissimi alle zone della città che sorgono vicino al suo letto.

Si potrebbe pensare che sia stato il rio ad invadere le strade, tracimando dai suoi argini; questo però non è, anzi al contrario: in alcuni punti gli addetti alla manutenzione hanno dovuto aprire dei varchi, nel muro di protezione dell?alveo fluviale, in modo da permettere all?acqua di riversarsi all?interno del torrente e liberare così le strade che erano diventate fiumi in piena.

Piazzale Adriatico, a poche centinaia di metri in linea d?aria da via Fereggiano, è una depressione del terreno - si trova sotto il livello del torrente Bisagno, nei pressi del viadotto autostradale che taglia in due la valle - nella quale vi sono case costruite alla fine degli anni quaranta dal Comune di Genova, amministrato dalla giunta retta dal partigiano comunista Gelasio Adamoli, per dare un alloggio ai poveri dell?epoca, strappandoli dalla precaria sopravvivenza nelle baracche sul greto in precedenza edificate spontaneamente.

Nelle ore del diluvio, a causa dell?esondazione del rio Carrega - piccolo affluente del corso d?acqua principale - questa conca si riempie all?inverosimile, costringendo gli abitanti dei piani bassi a salire a quelli superiori, mentre l?acqua invade i loro appartamenti.

A venti giorni di distanza, la situazione continua ad essere drammatica: l?odore del fango è ovunque, e tutti i primi piani delle case sono inaccessibili, svuotati dalla forza dell?acqua che in questa zona è arrivata anche a quattro metri di altezza, spazzando via tutto quanto incontrava.

Per ironia della sorte qui si trova anche un?azienda che si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro e relativa segnaletica: l?attività è stata spostata cinquecento metri più in là, in via Fontanarossa, a causa del disastro che ha colmato gli spazi dedicati all?azienda.

La speranza, per gli abitanti, è rappresentata dal circolo Arci che da sempre anima questa parte di Genova; sin da subito, nonostante la situazione fosse pesantissima, i gestori si sono messi al servizio dei residenti, facendolo diventare un centro di raccolta di beni di prima necessità: generi alimentari e vestiario sono garantiti per i bisognosi.

Sono ventisei, mi spiegano, le famiglie di piazzale Adriatico che hanno perso tutto: ebbene, per loro è in funzione un angolo dove si possono approvvigionare del necessario - soprattutto capi di vestiario - ed i volontari spuntano il nome della famiglia in questione, in modo che ce ne sia per tutti.

Segnalo che il nove e dieci dicembre, proprio qui, si terrà una festa per il rilancio della vita della zona: saranno presenti moltissimi gruppi musicali, tra i quali spicca il nome dei torinesi Statuto.

Genova, 26 novembre 2011

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

http://pennatagliente.wordpress.com

pc 26 novembre - INDIA: Le forze armate del fascista governo indiano assassinano a sangue freddo un altro grande leader maoista

Kishenji torturato e ucciso in un falso scontro

L'uccisione di uno dei maggiori leader maoisti, Kishenji, ha sollevato una polemica venerdì tra i suoi sostenitori e alcuni partiti politici dicendo che è stato eliminato in un falso scontro, accusa smentita dal CRPF (Central Reserve Police Force) che ha detto che si è trattato di un'operazione "pulita". I maoisti hanno chiesto una indagine indipendente sulle circostanze che hanno portato all'uccisione di Kishenji nella foresta Burisole, nel distretto del West Midnapore giovedi. Anche un appello per uno sciopero totale (bandh) di due giorni nel Bengala occidentale dal 26 novembre è stato lanciato dai maoisti per protestare contro il presunto falso scontro.

"Kishenji è stato ucciso in un falso scontro. Per protestare contro questo fatto abbiamo indetto uno sciopero totale nazionale di due giorni dal 26 novembre ed una settimana di protesta," ha detto al telefono, parlando da una località sconosciuta, il membro e portavoce a livello di commissione statale, Akash, a PTI.

Rifiutando l'accusa, il direttore generale della CRPF, Vijay Kumar, ha detto che Kishenji è stato ucciso in un'operazione 'molto pulita e ben riuscita' dalle forze congiunte del distretto di West Midnapore.

"Si è trattato di un'operazione molto pulita e ben riuscita e i nostri ragazzi non hanno perso un minuto", ha detto Kumar ai giornalisti nella foresta Burisole nell'area di Jhargram dove è stato ucciso Kishenji.

"No, no, no", ha detto quando gli è stato riferito dell'affermazione che Kishenji è stato eliminato in un falso scontro.

Il poeta in Telugu e simpatizzante maoista Varvara Rao ha anche lui sostenuto che Kishenji è stato ucciso in un falso scontro.

"Kishenji è stato arrestato due giorni fa e tenuto in custodia della polizia. È stato ucciso in un falso scontro. Si tratta di un caso di assassinio che dovrebbe essere indagato' ha detto 'Varvarao Rao ai giornalisti all'aeroporto Calcutta.

Rao ha anche detto che la "storia" dello scontro era un'invenzione.

Il portavoce maoista Akash, quando è stato chiesto di comprovare la sua tesi ha detto, "E' stato arrestato quando la nostra gente era nelle vicinanze e poi ucciso a sangue freddo. Chiediamo un'inchiesta indipendente sull'uccisione del nostro leader".

Il leader del CPI, Gurudas Dasgupta, in una lettera al ministro dell'Interno P. Chidambaram ha detto: "La storia dello scontro sembra essere falsa, si deve indagare e il governo deve chiarire".

Mettendo in discussione il modo in cui è stato ucciso Kishenji, Dasgupta ha chiesto al governo di chiarire se è stato ucciso a "sangue freddo" dopo essere stato arrestato.

Dasgupta, che ha parlato con Chidambaram al telefono, ha citato una "fonte" per dire che Kishanji è stato arrestato ieri a mezzogiorno e "successivamente ucciso in un assassinio a sangue freddo".

"Se la mia informazione è giusta, allora è un atto di vile crimine in violazione di tutte le leggi nazionali e internazionali", ha detto nella lettera.

Anche l'attivista dei diritti umani e il capo degli interlocutori di nomina governativa, Sujato Bhadra ha chiesto un'indagine sull'uccisione di Kishenji.

Anche il Partito Samajwadi ha avallato la versione livellato del falso scontro e ha detto che il Naxalismo non può essere eliminato con il "massacro" dei leader Naxaliti.

"I modi in cui viene descritta l'uccisione di Kishenji, non dicono che Kishenji è stato ucciso in un scontro... Si tratta di un falso scontro", ha detto ai giornalisti a Nuova Delhi il leader del partito Samajwadi, Mohan Singh.

Nel Bihar, il PCI (ML) Liberazione ha esortato il primo ministro del Bengala occidentale, Mamata Banerjee, ad ordinare un'inchiesta giudiziaria sull'uccisione di Kishenji, proprio come lei aveva fatto per la morte del leader ribelle Azad in Andhra Pradesh, lo scorso anno.

"C'è una somiglianza tra la morte di Azad e Kishenji. Mamata Banerjee dovrebbe ordinare un'inchiesta giudiziaria sull'uccisione di Kishenji," hanno detto ai giornalisti a Patna i leader del PCI (ML) Raj Kumar Singh e Krishna Adhikari.

Source HT - http://www.hindustantimes.com/India-news/WestBengal/CRPF-under-fire-for-Kishenji-s-killing-defends-itself/Article1-773963.aspx

pc 25 novembre - Lallio, esplode cartiera: un morto e danni ingenti

Alle 4.20 un boato ha squarciato il cielo sopra il paese dell'hinterland. Nell'incidente causato dall'esplosione della caldaia alla cartiera Ca.Ma, ha perso la vita un operaio di 50 anni, Rosaraio Spampinato, sposato e padre di due figli.


Un boato violento. Tanto da far pensare ad un terremoto o allo schianto a terra di un aeroplano. Sono state queste le prime sensazioni degli abitanti di Lallio, alle porte di Bergamo, poco prima delle 4.30 di venerdì 25 novembre.

Il boato proveniva dall'esplosione della caldaia della cariera Ca.Ma di via Pascoletto, proprio al confine con la città. Detriti, pezzi di lamiera, calcinacci, sono volati almeno fino a 500 metri di distanza dall'azienda, investendo case, auto, strade. Ma all'interno dei locali caldaia dell'azienda c'è stata anche una vittima: è Rosario Spampinato, operaio di 50 anni di origini siciliane, residente da tempo a Treviolo, dipendente da almeno 19 anni della Ca.ma, dove era anche delegato della Cisl. Spampinato, lascia la moglie e due figli.Al momento dell'esplosione insieme alla vittima lavoravano altre 7 persone, che si trovavano però in altri reparti della cartiera. Incredibilmente nessuno di loro è rimasto ferito. Il corpo di Rosario Spampinato, invece, è rimasto semi carbonizzato dall'esplosione ed è stato ritrovato sotto le macerie della cartiera. Sul posto sono intervenuti in forze i vigili del fuoco di Bergamo e Dalmine, i carabinieri della compagnia di Bergamo e della stazione di Curno, la polizia, con più dirigenti della questura presenti, l'Asl e l'Arpa, per i primi rilievi dell'accaduto. La causa dell'esplosione della caldaia non è stata ancora accertata. Gli operai che avevano lavorato al secondo turno di giovedì, fino alle 22, non avevano notato nessuna stranezza. Durante gli interventi dei vigili del fuoco e dei carabinieri, mentre la zona veniva presidiata dalla polizia locale e dalla protezione civile, la moglie di Rosario Spampinato è stata chiamata all'azienda: ha dovuto riconoscere il corpo del marito. E' uscita in lacrime.

Lallio si è svegliata improvvisamente: fin dalle 4,20 del mattino centinaia di persone si sono affacciate ai propri balconi, alle proprie finestre spesso divelte dall'onda d'urto. Tapparelle, infissi, saracinesche dei garage, risultano inutilizzabili. Il sindaco Massimo Mastromattei ha parlato di almeno 15 palazzine investite dall'onda d'urto e dai calcinacci. Scene da terremoto a Lallio, dove è iniziata la conta dei danni.I carabinieri hanno chiesto all'Asl e all'Arpa di avviare anche accertamenti sulla staticità della fornace dell'azienda, che potrebbe essere pericolante. Alcuni appartamenti contigui all'azienda sono stati evacuati.


Denunciati per omicidio colposo il titolare e il direttore della cartiera Ca-Ma. In corso gli accertamenti dell'Asl: "Servirà tempo, forse in sovrapressione un generatore di vapore".

Il titolare della Cartiera Ca.Ma di Lallio e il direttore dello stabilimento sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo, in seguito allo scoppio della caldaia e alla morte di un operaio d’esperienza, che lavorava in azienda da 19 anni: Rosario Spampinato, padre di due figli.Un atto dovuto quello della procura della Repubblica, dopo i rilievi dei carabinieri e gli accertamenti dei vigili del fuoco, fin dalla notte tra il 24 e il 25 novembre. Oltre a quei rilievi hanno avviato analisi e accertamenti approfonditi anche l’Asl e l’Arpa di Bergamo.Un lavoro non certo facile, come spiega anche il responsabile del Dipartimento di prevenzione dell’Asl, Bruno Pesenti: “Devono ancora essere fatti tutti gli accertamenti ma lo scoppio della caldaia dell’azienda è stato probabilmente provocato dal mancato sfogo di un generatore di vapore, forse in sovrapressione. Resta quindi da capire se le valvole di sicurezza, o meglio di sfogo del generatore, funzionassero a dovere o meno. E’ plausibile che ci fosse qualche problema, ma in questo momento non posso assolutamente sbilanciarmi. Saranno solo tecnici specializzati a potersi esprimere - conclude Pesenti . Capire perché una valvola di sicurezza non ha funzionato e se non ha funzionato non è una cosa facile”.Il responsabile dell’Asl parla della necessità, sicuramente, di una perizia. Ma scatteranno sicuramente perizie di parte e valutazioni di diverso tipo. Seguiranno altre valutazioni, inoltre, sulla staticità della fornace della cartiera, un vecchio manufatto che in via Pascoletto, a Lallio, esiste da anni. I primi test sono stati effettuati dai vigili del fuoco e da periti chiamati con urgenza sul posto nella mattinata del 25 novembre

venerdì 25 novembre 2011

pc 25 novembre - EGITTO: RIBELLARSI è GIUSTO


Di fronte ai reazionari,

è sempre giusto ribellarsi!

Dopo aver tenuto la piazza Tahrir per settimane, dopo aver affrontato le forze dell'Ordine, al prezzo di decine di morti e migliaia di feriti e dopo aver gridato per il cambiamento di regime agli inizi di quest'anno, le masse dell’Egitto sono di nuovo in movimento. Con la loro determinazione, hanno già cacciato Mubarak. L'esercito l’aveva scaricato e si era presentato come la nuova alternativa, promettendo elezioni "libere e democratiche" e un trasferimento di potere a un governo civile tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013. L’esercito ne poi approfittato per assicurare ancor meglio la propria posizione come classe dominante , strumentalizzando la religione e spingendo una parte delle masse contro l'altra e reprimendo i settori più avanzati che richiedono un vero cambiamento di regime. Gli interessi degli imperialisti non sono stati messi in causa e le condizioni di vita fondamentali delle masse non sono cambiate . Si è passati da un vecchio "cane da guardia" ad un altro.

Di fronte a questa situazione di impasse, le masse si sono ribellate . Hanno ripreso nuovamente le piazze e così da sabato 19 novembre si oppongono all’esercito e alle sue forze di repressione in tutto il paese e soprattutto al Cairo. Questa determinazione dimostra che le masse egiziane hanno ben capito che il "cambiamento" di regime non si è verificato, che si è trattato di una farsa. E non è stato l’appello dei Fratelli Musulmani a non manifestare che le ha fermate.

Ci sono già 40 morti negli scontri e l’annuncio del maresciallo Tantawi, ministro degli Interni per 20 anni sotto il regime di Mubarak e attuale leader del consiglio militare, di anticipare il trasferimento del potere ad un governo civile nel giugno 2012 non ha calmato la rabbia dei manifestanti che chiedono le dimissioni immediate del consiglio militare.

Ma c’è da scommettere fortemente che il nuovo gruppo dirigente sarà ancora una volta al soldo degli imperialisti e che si tratterà solo di un cambiamento di facciata della situazione. Quel che è certo, è che le masse egiziane mostrano che anche la partenza di un Mubarak non è sufficiente, che bisogna andare oltre. È attraverso questa esperienza che in Egitto si organizzerà l’alternativa rivoluzionaria e si costruirà il partito della rivoluzione . Le difficoltà politiche invitano a cercare la strada giusta e ciò è quello che stanno facendo le masse popolari in Egitto.

Viva la rivolta delle masse popolari egiziane!

Abbasso i nuovi cani da guardia dell’imperialismo!

Per la costruzione del Partito della rivoluzione!

PC maoista - Francia

PC maoista - Italia

pc 25 novembre - LA VIOLENZA CONTRO LEDONNE MIGRANTI

APPELLO PER ADAMA: UNA STORIA, MOLTE VIOLENZE

Pubblichiamo questo appello in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Per adesioni scrivete a migranda2011@gmail.com

Adama è una donna e una migrante. Mentre scriviamo, Adama è rinchiusa nel CIE di Bologna. E' rinchiusa in via Mattei dal 26 agosto, quando ha chiamato i carabinieri di Forlì dopo essere stata derubata, picchiata, stuprata e ferita alla gola con un coltello dal suo ex-compagno. Le istituzioni hanno risposto alla sua richiesta di aiuto con la detenzione amministrativa riservata ai migranti che non hanno un regolare permesso di soggiorno. La sua storia non ha avuto alcuna importanza per loro. La sua storia, che racconta di una doppia violenza subita come donna e come migrante, ha molta importanza per noi.
Secondo la legge Bossi-Fini Adama è arrivata in Italia illegalmente. Per noi è arrivata in Italia coraggiosamente, per dare ai propri figli rimasti in Senegal una vita più dignitosa. Ha trovato lavoro e una casa tramite lo stesso uomo che prima l'ha aiutata e protetta, diventando il suo compagno, e si è poi trasformato in un aguzzino. Un uomo abile a usare la legge Bossi-Fini come ricatto. Per quattro anni, quest'uomo ha minacciato Adama di denunciarla e farla espellere dal paese se lei non avesse accettato ogni suo arbitrio. Per quattro anni l'ha derubata di parte del suo salario, usando la clandestinità di Adama come arma in suo potere.
Quando Adama ha dovuto rivolgersi alle forze dell'ordine, l'unica risposta è stata la detenzione nel buco nero di un centro di identificazione e di espulsione nel quale potrebbe restare ancora per mesi... non sappiamo quanto tempo occorrerà perchè possa riottenere la libertà .
Sappiamo però che ogni giorno è un giorno di troppo. Sappiamo che la violenza che Adama ha subito, come donna e come migrante, riguarda tutte le donne e non è perciò possibile lasciar trascorrere un momento di più...

Noi donne non possiamo tacere mentre Adama sta portando avanti questa battaglia. Per questo facciamo appello a tutti i collettivi, le associazioni, le istituzioni, affinchè chiedano la sua immediata liberazione dal CIE e la concessione di un permesso di soggiorno che le consenta di riprendere in mano la propria vita.

Migranda
Associazione Trama di Terre

pc 25 novembre - LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE NON FA CHE PROSEGUIRE LA DISCRIMINAZIONE...


La violenza sulle donne non fa che proseguire la discriminazione, l’ingiustizia, il doppio sfruttamento e oppressione di cui siamo vittime nella società capitalista.

ANCHE QUESTA E' VIOLENZA

Palermo
- Pomeriggio di fuoco ieri 24 novembre per le precarie Slai Cobas per il s.c. delle Coop Sociali che hanno occupato i palazzi della Provincia, hanno bloccato la strada antistante mandando letteralmente in tilt il traffico.
...ricominciano a circolare voci di nuovi tagli ai posti di lavoro con pesanti riduzioni, quasi di un terzo, delle ore.
Le precarie sono scese in massa in protesta e hanno tenuto in scacco per diverse ore 2 palazzi le strade, fino a bloccare il passaggio della macchina con dentro il Presidente della Provincia accerchiandola. E'stata chiamata la polizia, ma il Presidente costretto a scendere dalla macchina, visibilmente preoccupato dinanzi alla furia delle precarie e precari, è stato costretto a dare l'incontro.
Durante il blocco della strada le precarie Coop, vista la prossimità della giornata del 25 novembre, hanno protestato anche contro la violenza sulle donne, è stato distribuito un volantino, ricevendo solidarietà: alcune donne in particolare si sono unite alla protesta delle precarie suonando con i clacson delle loro macchine e,sedendosi sui finestrini, si sono unite agli slogan lanciati
BASTA CON VIOLENZA E UCCISIONI DELLE DONNE
BASTA CON LA VIOLENZA DELLA PRECARIETA' E DELLA DISOCCUPAZIONE
IL POSTO DI LAVORO E LA NOSTRA VITA NON SI TOCCANO LI DIFENDEREMO CON LA LOTTA

Dal volantino distribuito 25 novembre 2011: la violenza sulle donne non fa che proseguire la discriminazione, l’ingiustizia, il doppio sfruttamento e oppressione di cui siamo vittime nella società capitalista
Il padronato, il governo agiscono per ricacciare a casa le donne. Tante nel nostro paese in questi mesi sono state colpite sul piano dell’occupazione, lavoratrici licenziate, operaie messe in cassa integrazione, precarie sempre più precarizzate, disoccupate in lotta per il lavoro caricate dalla polizia e multate, donne super sfruttate fin quasi a condizioni di moderno schiavismo, come le donne immigrate.
Nello stesso tempo, con un discorso tanto ipocrita “sulla parità” quanto di primo passo di un attacco generalizzato, viene innalzata l’età pensionabile delle lavoratrici. Tutto ciò non ha fatto altro che peggiorare le già pesanti e discriminanti condizioni di lavoro e di salario delle donne, e l’Italia si posiziona tra gli ultimi paesi per tasso di occupazione delle donne.Vengono scaricate sulle donne i tagli e i peggioramenti ai servizi sociali e sanitari, la gestione della crisi nella famiglia.
Mentre riprende il bombardamento ideologico e attacco pratico da parte di governo e della Chiesa contro la libertà di scelta delle donne.
Queste politiche fatte contro le donne, per le donne ha come inevitabile conseguenza l’aumento dell’oppressione, del maschilismo, della violenza sessuale contro le donne che spesso perdendo il lavoro o costrette a lavori sottopagati e ultraprecari sono private di quella indipendenza economica che le costringe a non potersi separare da un contesto familiare in cui purtroppo sono in aumento le violenze fino alla tragedia delle uccisioni, o nei posti di lavoro subiscono di frequente condizioni peggiori di sfruttamento, oppressione e discriminazione di genere.
... è sempre più necessaria la lotta che veda in prima linea la ribellione e la forza delle lavoratrici, delle precarie, della disoccupate, delle giovani … non solo nella giornata simbolo del 25 novembre ma ogni giorno.

pc 25 novembre - contro la violenza sessuale violenza femminista proletaria rivoluzionaria


Basta con le violenze sessuali e le uccisioni contro le donne

La violenza sessuale non fa che proseguire la discriminazione, il doppio sfruttamento e oppressione di cui siamo sempre più vittime in questa società capitalista

NOI ODIAMO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE ...DALLA FAMIGLIA, ALLA POLIZIA/ESERCITO, DAL GOVERNO, AI RICCHI E PADRONI, ALLA CHIESA

NO ALLE POLITICHE SESSISTE, RAZZISTE, DI ATTACCO ALLA DIGNITÀ DELLE DONNE, DA MODERNO MEDIOEVO

TRASFORMIAMO LA NOSTRA OPPRESSIONE, LA NOSTRA RABBIA IN RIBELLIONE

CONTRO LA VIOLENZA SESSUALE VIOLENZA FEMMINISTA PROLETARIA RIVOLUZIONARIA



http://femminismorivoluzionario.blogspot.com/

pc 25 novembre - INDIA CONTRO LA VIOLENZA VERSO LE DONNE: RIVOLUZIONE NELLA RIVOLUZIONE


Per il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sessuale contro le donne, a livello internazionale vogliamo dedicare la nostra mobilitazione alle donne che sono in prima linea a guida della rivoluzione in India.
Lo Stato indiano, l’esercito reazionario, le forze della repressione sono particolarmente feroci verso le donne usando anche l'arma degli stupri.E in particolare verso le donne che si ribellano sempre più numerose ai retaggi feudali, alle tradizioni del matrimonio forzato, del rapimento delle donne, alle violenza e alle bestiali mutilazioni...
La natura dell'oppressione di classe e sessuale delle donne è di lunga durata.
Ma proprio per questo la guerra popolare di lunga durata attrae e aiuta la partecipazione di molto donne oppresse e questo rende effettivamente la guerra popolare una guerra di massa.
Una recente indagine ha mostrato che di circa 290 maoisti che operano nella aree della guerra di popolo nel Maharahstra, 74 sono donne, e sono donne membri dei Comitati di divisione, dei Comandanti, anzi gli uomini sono superati dalle donne tra i quadri di comandanti e aggiunti. Protagoniste degli attacchi alle basi dello Stato repressivo sono donne.

Questo fa di questa guerra di popolo un fenomeno internazionale della lotta di liberazione delle donne e della rivoluzione nella rivoluzione, per combattere sui due fronti, della lotta di classe e della lotta di genere, necessaria alle masse femminili per affermare il loro cammino e portare una visione generale, trasformante della lotta di rivoluzionaria.
Come racconta la scrittrice, esponente di punta del movimento antiglobalizzazione e del movimento delle donne, Arundhati Roy, queste compagne vengono da lunghi anni di lotta delle donne all'interno del partito, non solo per affermare i loro diritti ma per convincere il partito che l'uguaglianza tra uomini e donne è al centro di un'ideale di società giusta.

Noi vogliamo in occasione del 25 novembre parlare di queste donne, perché la via del protagonismo diretto delle donne nella lotta per la liberazione è la strada per tutte le donne nel mondo che subiscono violenze sessuali, uccisioni, doppio sfruttamento e oppressione.

In questo senso non siamo d’accordo con l’appello che sta circolando da parte delle ‘donne in nero’ sulle donne della Colombia e a cui alcune realtà di collettivi femministi stanno riprendendo.
Sicuramente siamo anche noi solidali con le donne di Buenaventura (Colombia) che come tante altre donne in tanti altri paesi subiscono le peggiori violenze. Ma mettere sullo stesso piano, come fa l’appello, le violenze dello Stato, delle forze dell’esercito, paramilitari con le “violenze” dei “guerriglieri”, delle forze armate rivoluzionarie che combattono lo stato colombiano è sbagliato, fa il gioco del regime e dell’imperialismo.
L’India insegna che quando c’è una lotta rivoluzionaria le donne non stanno a guardare o non chiedono semplicemente di “prendere la parola”, ma stanno in prima fila. E proprio stando in prima fila fanno una rivoluzione nella rivoluzione, lottando contro le idee e pratiche maschiliste, sessiste presenti anche nelle fila rivoluzionarie.
Tempo fa una compagna indiana ci diceva che le compagne all’interno del partito comunista maoista che guida la guerra popolare avevano denunciato e lottavano contro 34 forme di maschilismo all’interno del loro partito, per costruire “sul campo” la liberazione effettiva delle donne e una società nuova in tutto.

mfpr@libero.it - http://femminismorivoluzionario.blogspot.com

giovedì 24 novembre 2011

pc 24 novembre - MOBILITIAMOCI A SOSTEGNO DELLA NUOVA RIVOLTA IN EGITTO



Come dei nazisti i militari al potere in Egitto cercano di rispondere alla nuova ondata di rivolta gassando le masse a piazza Tahrir.
Queste bombe lacrimogene che provocano paralisi dell'apparato respiratorio, reazioni urticanti sulla pelle, vomito, convulsioni, le pupille che sembrano esplodere, fino alla morte, sono usate dai militari ma sono fabbricate e date dall'imperialismo Usa.
Obama, i governi europei, il governo italiano sono pienamente responsabili del massacro di questi giorni.
La lotta contro i nostri governi è un concreto sostegno alla rivolta in corso.

pc 24 novembre - MOBILITIAMOCI AL FIANCO DEI GIOVANI, DEI PROLETARI, DELLE DONNE EGIZIANE



Come dei nazisti i militari al potere in Egitto cercano di rispondere alla nuova ondata di rivolta gassando le masse a piazza Tahrir.
Queste bombe lacrimogene che provocano paralisi dell'apparato respiratorio, reazioni urticanti sulla pelle, vomito, convulsioni, le pupille che sembrano esplodere, fino alla morte, sono usate dai militari ma sono fabbricate e date dall'imperialismo Usa.
Obama, i governi europei, il governo italiano sono pienamente responsabili del massacro di questi giorni.
La lotta contro i nostri governi è un concreto sostegno alla rivolta in corso.

pc 24 novembre - Fuori l'imperialismo italiano dalla Libia!

L'Italia è vicina al popolo libico..eccome! Gli è così vicina nella rapina delle risorse petrolifere che il nuovo governo-fantoccio della Nato (come quello italiano anche questo "tecnico") ha nominato un manager Eni al ministero del petrolio!

Ancora una volta, quando gli imperialisti parlano di libertà e democrazia, per i popoli questo significa più oppressione e attacco al diritto all'autodeterminazione.
L'italia imperialista, che ha "protetto" il popolo libico massacrandolo con tonnellate di bombe, con la nomina dell'ex top manager dell’Eni in Libia, Abdulrhman Ben Yezza, mette mani alla rapina del petrolio libico, la principale ricchezza del paese. "Un dirigente di Misurata molto competente", hanno spiegato fonti libiche al Sole 24 Ore "una buona scelta per riportare l'industria petrolifera ai valori precedenti lo scoppio della rivolta e per valutare aumenti della capacità produttiva".
Ad assicurare la continuità nella difesa degli interessi neocoloniali italiani, da Berlusconi a Monti, si conferma il presidente della repubblica Napolitano che ha prontamente benedetto il nuovo governo libico: "Ho appreso con soddisfazione la notizia della formazione di un governo transitorio in Libia, nel pieno rispetto del calendario previsto dal consiglio nazionale provvisorio con l'obiettivo di aprire il Paese a un futuro prospero e democratico", è riportato nel comunicato del Quirinale. "L'Italia è vicina all'amico popolo libico in questa decisiva fase della sua storia, nello spirito di un rinnovato impegno a operare assieme per lo sviluppo delle relazioni fra i nostri due Paesi e per la stabilità e la crescita della comune regione mediterranea".
Con la nomina di Monti l'interventismo dell'imperialismo italiano sarà ancora più deciso e aggressivo: “L'Italia ha bisogno di una politica estera coerente con i nostri impegni e di una ripresa di iniziativa nelle aree dove vi siano significativi interessi nazionali”. Per questa "coerenza" Monti ha promosso alla Difesa il criminale di guerra capo delle truppe imperialiste italiane che stanno occupando l'Afghanistan e la Libia, l'ammiraglio Di Paola, direttamente un militare a sostenere le imprese italiane, mentre si parla della nomina del boia di Genova, De Gennaro, già a capo dei servizi per volontà bipartisan, ai vertici di Finmeccanica.

Il nuovo governo libico è espressione delle forze genocide Nato/Onu e non rappresenta in nessun modo gli interessi del suo popolo!
Pieno sostegno alla resistenza libica!
Fuori l'imperialismo Nato-Onu-Europa-Italia dalla Libia!

pc 24 novembre - TORNANDO SULLA SCELTA DELL’USB, SLAI COBAS, USI, ECC, DI NON CONFERMARE LO SCIOPERO DEL 2 DIC.

L’USB, SLAI COBAS (ufficiale), USI e altri sindacati di base Cib Unicobas, Snater, hanno deciso di differire, a data da destinarsi, lo sciopero proclamato per il 2 dicembre, quando ancora vi era il governo Berlusconi, e di fare invece un’assemblea nazionale a Roma per il 3 dic.
Le motivazioni di questa decisione sono presentate come di “buon senso”, ma in realtà il sindacalismo di base ha perso un’occasione di aprire lo scontro visibile dei lavoratori con il nuovo governo Monti; scontro che chiaramente non può esaurirsi in uno sciopero, ma che è necessario avviare da subito per non lasciare alcun dubbio sulla natura di questo governo e per porsi come punto di riferimento in una situazione che già ha aperto la nuova guerra – vedi Fiat, vedi Pubblico Impiego – e che inevitabilmente apparirà nuda e cruda in tutta la sua pesantezza nei prossimi giorni, settimane.

In realtà questa decisione, che si presenta come “realista”, è fondata su un’analisi e una valutazione sbagliata.
Essa riguarda prima di tutto il governo Monti, e più in generale la realtà dell’Italia, visto come “…governo che è direttamente gestito dall'Unione Europea, dalla BCE e dalla finanza internazionale” (dal comunicato del 21.11.11 di Usb…). Questa valutazione oggettivamente ridimensiona il peso dell’imperialismo italiano, pienamente partecipe e responsabile, sia pur nella gerarchia degli imperialismi, della crisi internazionale, e di conseguenza, scarica sull’Europa e la “finanza internazionale” (definizione astratta, così come “i mercati”, che non spiega nulla, che rende di fatto “finanza” e “mercati” una sorta di maledizione sopra le parti) la vera responsabilità della situazione nel nostro paese e dei provvedimenti del governo.
Da questa analisi sbagliata cosa ne può venire, se non indirizzare la lotta dei proletari e delle masse popolari soprattutto verso l’Europa, la Bce? certo, anche verso il governo italiano ma perché ne applica i diktat.
Ma questo è deviare la lotta dei lavoratori e delle masse popolari che deve invece indirizzarsi contro il proprio imperialismo.

Altra questione sbagliata riguarda poi l’eccesso con cui si giudica il cambio di governo e di fase: “…Un cambio di fase strutturale e complessivo rispetto al quale è indispensabile avviare un'analisi approfondita ed una forte riflessione collettiva per poter rilanciare adeguatamente la nostra iniziativa sindacale e sociale...” “…è chiaro il forte disagio esistente in tutto il paese e la necessità di milioni di persone di aggrapparsi al “nuovo” rappresentato da questo governo cosiddetto “tecnico” per cancellare lo spettro e la paura di una crisi che si fa di giorno in giorno sempre più pesante..” (idem).
Ma così è come vogliono rappresentare il governo Monti la borghesia, Napolitano, i “beati” del PD, i sindacati padronali, ecc., come vogliono far credere le trasmissioni televisive, i giornali (compresi quelli antiberlusconiani) per creare un’opinione pubblica “responsabile”.
Compito delle forze sindacali di base e di classe non è certo quello di fare un discorso di fatto uguale e contrario, ma di contrastare subito sul campo – come hanno fatto gli studenti il 17 novembre – questa operazione.

Altro eccesso, fuorviante, riguarda l’analisi della situazione soggettiva dei lavoratori. “…Il luogo comune di una certa 'anti-politica' che non sa riconoscere l'estrema funzione politica di un 'governo tecnico' disorienta i lavoratori e fa sì che da una parte si viva un senso di liberazione dal governo precedente con un malriposto “ottimismo” rispetto al futuro attendendo dall'altra che l'attuale governo sia il “meno peggio possibile… Tutto ciò non è né motivato, né razionale, ma sta facendo vivere a gran parte della popolazione italiana un contraddittorio senso di rassegnazione misto ad una speranzosa attesa rispetto al futuro...” (sempre dal comunicato del 21/11).
Ma di quali lavoratori parliamo? O si guardano troppo i sondaggi televisivi? E’ difficile poter vedere “ottimismo” o “speranzosa attesa” nelle facce degli operai della Fiat di Termini Imerese, dei disoccupati del sud, dei lavoratori immigrati delle cooperative al Nord, ma anche dei lavoratori del Pubblico Impiego in cui piuttosto c’è la preoccupazione che non riescano quest’anno a vedere la 13°, ecc.
Sembra sinceramente che i dirigenti dei sindacati di base e in particolare l’Usb, guardino con lenti politi ciste la realtà.

Certo, non vogliamo affatto dire che la situazione è semplice, che i lavoratori sono disposti a scendere in massa in sciopero, ma oggi è necessario, ancor più di ieri, fare i fatti, che i fatti, anche se minoritari all’inizio, diventino ragionamento discriminante nella realtà, punto di riferimento chiaro di quale scontro è necessario con governo e padroni.

pc 24 novembre - IGNOBILI RITORSIONI CONTRO I DETENUTI IN LOTTE DI VARESE

IGNOBILI RITORSIONI NEI CONFRONTI DEI DETENUTI IN LOTTA NEL CARCERE DI VARESE

Varese, 20 novembre 2011

Nel luglio di quest'anno, abbiamo scritto una lettera-appello per sostenere i detenuti della Casa Circondariale di Varese, protagonisti di una lunga e coraggiosa lotta contro le disumane condizioni di sopravvivenza in cui sono costretti.
La loro lotta è cominciata il 23 giugno: per diversi giorni sono state effettuate le “battiture dei blindati” (le porte delle celle), che sono state udite anche nelle vie adiacenti, insieme al chiaramente distinguibile grido: “Libertà! Libertà!”. Contemporaneamente è partito uno sciopero della fame a tempo indeterminato.
Le condizioni del carcere di Varese sono fra le peggiori d'Italia. I detenuti (di cui la gran parte sono rinchiusi per piccoli reati) sono letteralmente stipati peggio degli animali.
Una tragedia quotidiana i cui numeri non sono sempre facilmente reperibili. Sappiamo per certo che soltanto nei primi sei mesi del 2010 ci sono stati 7 episodi di autolesionismo e 2 tentati suicidi (questi almeno sono i dati “ufficiali”). Negli ultimi 10 anni nelle carceri italiane sono morte più di
1700 persone, per circa la metà si tratta di suicidi.
A giugno i detenuti hanno raccolto le motivazioni della loro protesta in un documento comune firmato. Ricordiamo benissimo quando ci raccontavano della loro paura di possibili ritorsioni delle guardie e di finire in cella di isolamento.
Ora, a distanza di cinque mesi, i nostri amici e conoscenti detenuti denunciano ritorsioni nei confronti di coloro che si sono più esposti nel corso della lotta: si tratta di coloro che hanno raccolta le firme e fatto da "portavoce" col direttore per spiegare i motivi della protesta.
Le ritorsioni denunciate dai detenuti riguardano la mancata concessione dei 45 giorni di liberazione anticipata per buona condotta e della semilibertà lavorativa (art.21).

DI FRONTE A QUESTE RITORSIONI VERGOGNOSE, RIBADIAMO IL NOSTRO SOSTEGNO AI DETENUTI IN LOTTA E CHIEDIAMO A TUTTI DI DARE MASSIMA DIFFUSIONE A QUESTO DOCUMENTO.

FACCIAMO NOSTRE LE LORO PAROLE DI POCHI GIORNI FA: "BASTA INGIUSTIZIE. STIAMO GIÀ PAGANDO LA NOSTRA PENA. COMBATTIAMO PER I PIÙ ELEMENTARI DIRITTI UMANI."

UNIAMOCI AL GRIDO CHE NEL GIUGNO DI QUEST'ANNO GIUNGEVA DALLE FINESTRE SBARRATE DI VIA MORANDI: "LIBERTÀ! LIBERTÀ! LIBERTÀ!"*

Amici e conoscenti di alcuni detenuti in lotta del carcere di Varese

pc 24 novembre - IGNOBILI RITORSIONE CONTRO I DETENUTI IN LOTTA A VARESE

IGNOBILI RITORSIONI NEI CONFRONTI DEI DETENUTI IN LOTTA NEL CARCERE DI VARESE

Varese, 20 novembre 2011

Nel luglio di quest'anno, abbiamo scritto una lettera-appello per sostenere i detenuti della Casa Circondariale di Varese, protagonisti di una lunga e coraggiosa lotta contro le disumane condizioni di sopravvivenza in cui sono costretti.
La loro lotta è cominciata il 23 giugno: per diversi giorni sono state effettuate le “battiture dei blindati” (le porte delle celle), che sono state udite anche nelle vie adiacenti, insieme al chiaramente distinguibile grido: “Libertà! Libertà!”. Contemporaneamente è partito uno sciopero della fame a tempo indeterminato.
Le condizioni del carcere di Varese sono fra le peggiori d'Italia. I detenuti (di cui la gran parte sono rinchiusi per piccoli reati) sono letteralmente stipati peggio degli animali.
Una tragedia quotidiana i cui numeri non sono sempre facilmente reperibili. Sappiamo per certo che soltanto nei primi sei mesi del 2010 ci sono stati 7 episodi di autolesionismo e 2 tentati suicidi (questi almeno sono i dati “ufficiali”). Negli ultimi 10 anni nelle carceri italiane sono morte più di
1700 persone, per circa la metà si tratta di suicidi.
A giugno i detenuti hanno raccolto le motivazioni della loro protesta in un documento comune firmato. Ricordiamo benissimo quando ci raccontavano della loro paura di possibili ritorsioni delle guardie e di finire in cella di isolamento.
Ora, a distanza di cinque mesi, i nostri amici e conoscenti detenuti denunciano ritorsioni nei confronti di coloro che si sono più esposti nel corso della lotta: si tratta di coloro che hanno raccolta le firme e fatto da "portavoce" col direttore per spiegare i motivi della protesta.
Le ritorsioni denunciate dai detenuti riguardano la mancata concessione dei 45 giorni di liberazione anticipata per buona condotta e della semilibertà lavorativa (art.21).

DI FRONTE A QUESTE RITORSIONI VERGOGNOSE, RIBADIAMO IL NOSTRO SOSTEGNO AI DETENUTI IN LOTTA E CHIEDIAMO A TUTTI DI DARE MASSIMA DIFFUSIONE A QUESTO DOCUMENTO.

FACCIAMO NOSTRE LE LORO PAROLE DI POCHI GIORNI FA: "BASTA INGIUSTIZIE. STIAMO GIÀ PAGANDO LA NOSTRA PENA. COMBATTIAMO PER I PIÙ ELEMENTARI DIRITTI UMANI."

UNIAMOCI AL GRIDO CHE NEL GIUGNO DI QUEST'ANNO GIUNGEVA DALLE FINESTRE SBARRATE DI VIA MORANDI: "LIBERTÀ! LIBERTÀ! LIBERTÀ!"*

Amici e conoscenti di alcuni detenuti in lotta del carcere di Varese

pc 24 novembre - Agli operai della fiat di termini imerese...

foto tratta da Giornale di Sicilia

Serve avanzare e praticare il sindacato di classe nelle fabbriche e nei posti di lavoro, la cui costruzione esige la rottura della normale lotta sindacale e l'esercizio della forza operaia e proletaria anche nelle singole vertenze per il lavoro e il salario.

...

Serve il partito della rivoluzione, che si basi non sull'unità ma sulla divisione tra comunisti rivoluzionari e comunisti a parole e revisionisti nei fatti.

Avanzano le condizioni per costruire questi strumenti nel fuoco della lotta di classe - dove fuoco sta per fuoco della rivolta proletaria e popolare, contro pompieri e fuochisti inconseguenti - in stretto legame con le masse, vale a dire in stretto legame con i suoi interessi a non accettare i provvedimenti dei governi della borghesia, a contrastare la marcia verso la dittatura aperta, a dire basta al potere dei padroni e costruire il nuovo potere proletario…


pc 24 novembre - davanti la Fiat di termini imerese, la partita non è chiusa

il volantino distribuito dallo slai cobas per il sindacato di classe

Fiat, chiude Termini Imerese gli operai davanti ai cancelli

Oggi chiude Termini Imerese, gli operai in assemblea davanti ai cancelli della Fiat annunciano un picchettaggio per bloccare l'uscita delle ultime Ypsilon prodotte in Sicilia: "Da qui non ce ne andremo finché non sarà firmato un accordo che garantisca tutto il personale" (foto tratta da Repubblica Palermo)

***

Senza garanzie, nessuna fiducia, mai!

Solo la lotta paga!

Lo hanno dimostrato sempre gli operai quando decidono di affidarsi alla lotta che prendono nelle proprie mani, e non alle lunghe e stancanti "trattative" che sono necessarie se portano a qualche risultato! Che cosa ci hanno portato queste cosiddette trattative di Fiom Fim Uilm? L'attesa in questo caso ha giocato sempre a favore del padrone!

Con la Fiat purtroppo per gli operai a comandare è stato sempre Marchionne.

· Marchionne ha deciso che si doveva chiudere e basta!

· Marchionne ha deciso che gli operai non devono avere più un contratto nazionale di lavoro (e i governi lo accontentano, art.8 di Sacconi!);

· Marchionne ha deciso quali e quanti operai possono continuare a lavorare nelle "sue" fabbriche e a condizioni da moderni schiavi!

· Marchionne se ne frega altamente della vita degli operai e delle loro famiglie!

· Marchionne se ne frega altamente di tutti gli operai dell'INDOTTO!

Marchionne si vanta di continuare a fare profitti anche durante questa CRISI! E poi dice di non avere i soldi per la cassa integrazione degli operai… Solo dalla lotta degli operai è stato costretto a fermarsi qualche minuto, e a non portare via l'impianto con tutti i macchinari!

E noi lavoratori, noi operai, QUANDO DECIDIAMO?

Se l'attacco è senza precedenti, se è un attacco eccezionale

a tutta la classe operaia, si deve rispondere

con iniziative eccezionali!

Solo con la lotta degli operai si può impedire ad ogni altro padrone di cancellare anni e anni di lavoro e di diritti CONQUISTATI CON LA LOTTA, perché agli operai non ha mai regalato niente nessuno!

Oggi come ieri la lotta degli operai Fiat è la lotta di tutti i lavoratori!

Non ci accontenteremo di una cassa integrazione infinita!

Non possiamo rientrare in una fabbrica ripartendo da zero!

Per noi e per tutti quegli operai che non si vogliono arrendere la partita non è chiusa, è necessario continuare a mantenere aperta lotta per il futuro!

Slai Cobas per il sindacato di classe

Via G. del duca 4 - 90138 Palermo tel/fax 091-203686

338.7708110 – cobas_slai_palermo@libero.it

24 novembre 2011

pc 24 novembre - Fiat, ultimo giorno a pc 24 novembre - Termini Imerese Gli operai: "Bloccheremo i cancelli"

Fiat, ultimo giorno a Termini Imerese Gli operai: "Bloccheremo i cancelli"
Annunciato un picchettaggio stanotte per non fare uscire le ultime Ypsilon prodotte in Sicilia dallo stabilimento: "Da qui non ce ne andremo finché non sarà firmato un accordo che garantisca tutto il personale". Il ministro Fornero: "Le grandi imprese non possono abbandonare il paese"

dal nostro inviato EMANUELE LAURIA


www. repubblica palermo.it


TERMINI IMERESE - Da stasera gli operai della Fiat impediranno l'uscita delle auto dallo stabilimento di Termini Imerese. Un picchettaggio, un presidio a oltranza nel sito che chiude per sempre i battenti. L'estrema forma di protesta, decisa al termine di un'assemblea dei lavoratori davanti ai cancelli dell'azienda, nell'ultimo giorno di produzione. "Da qui non ce ne andremo finché non sarà firmato un accordo che garantisca tutto il personale", dice Roberto Mastrosimone, esponente della Fiom e storico protagonista della lotta delle tute blu di Termini. Sono quasi cinquecento le "Lancia Y" già pronte per la consegna che rischiano di restare bloccate dentro lo stabilimento. E il caso Termini finisce sul tavolo di Elsa Fornero, neoministro del Welfare: "Chiude oggi uno degli stabilimenti storici di un gruppo da sempre simbolo di capacità produttiva e di indentità nazionale", ha detto il ministro intervenendo all'assemblea della Cna. "Le medie e grandi imprese - ha aggiunto - non possono abbandonare il paese, non è possibile evitare per un ministro che viene da Torino non parlare di Fiat".


Stamattina, davanti all'ingresso della Fiat di Termini, si sono radunati duecento dipendenti. Ad ascoltare le parole prive di certezze dei leader nazionali dei sindacati confederali di categoria. Tanta rabbia sfogata con urla e insulti indirizzati ai vertici della Fiat ma anche ai politici di ogni schieramento. Ma la manifestazione non ha fatto registrare alcun incidente. Fra gli operai l'incertezza per un passaggio alla Dr Motor che prevede un assorbimento graduale di circa 1.300 dipendenti. L'incontro di ieri al ministero dello Sviluppo economico non ha sortito gli effetti sperati. Rimane il nodo degli incentivi al pensionamento e alla mobilità per altri 650 colleghi più anziani: servono circa 17 milioni e il Lingotto non è disposto a sostenere l'intero peso finanziario dell'operazione. "Senza gli incentivi salta tutto l'accordo", ha detto Bruno Vitali, della segreteria nazionale della Fim Cisl. Mentre Maurizio Landini, segrtetario della Fiom, ha parlato di un "atteggiamento arrogante" di Fiat, che per l'accompagnamento dei lavoratori di Termini alla pensione "non vuole utilizzare le stesse tabelle applicate a Pomigliano e Cassino".


L'assemblea davanti ai cancelli

Incertezza anche per gli oltre 400 dipendenti delle società dell'indotto, che chiedono anche loro di passare negli organici di Dr Motor. Durante l'assemblea di stamattina ha preso la parola anche il parroco di Termini, don Ciccio Anfuso: "La Fiat ha abusato di questo territorio e poi ci ha abbandonato", le sue parole lette dagli operai con le lenti dello sconforto: "Il prete è venuto a darci l'estrema unzione".

pc 24 novembre - verso il 25 novembre... "Sulle uccisioni delle donne, oggi"

Riportiamo alcuni stralci dell'opuscolo "Le uccisioni delle donne oggi" che abbiamo prodotto in occasione del 25 novembre 2010, di recente ripubblicato in forma aggiornata.

Si tratta di un opuscolo che nasce dalla riflessione comune, alla luce di un'analisi materialistico dialettica, delle compagne, lavoratrici, donne disoccupate che sulla base anche delle esperienze concrete e di lotta nelle diverse realtà hanno poi ragionato insieme in alcuni momenti di incontri collettivi nazionali.

Nelle iniziative cittadine che faremo nelle città in cui siamo presenti il 25 novembre prossimo (volantinaggi itineranti con affissioni di locandine, pannelli e calate di striscioni) sarà tra i materiali che distribuiremo.

Chi fosse interessato a riceverne copia può richiederla a mfpr@libero.it.

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"Le uccisioni delle donne, oggi"

Serve inquadrare il clima politico, ideologico, sociale in cui e per cui avvengono oggi le uccisioni delle donne, a dimostrazione del fatto che non si tratta affatto di casi isolati, da vedere in sé per sé, ma si tratta di una tendenza che andrà purtroppo accentuandosi e che può trovare come risposta soltanto una mobilitazione diretta delle donne.

Il fatto che le uccisioni delle donne stiano assumendo dimensioni allarmanti, una “guerra di bassa intensità” contro le donne, fa sì che la stessa giurisprudenza inizi a parlare di femminicidio.

Noi abbiamo usato il titolo di un libro per parlare del nuovo livello del rapporto uomo/donna. Gli “Uomini che odiano le donne” esprime - sia pur nei limiti di un titolo di romanzo - questi rapporti nella fase del moderno fascismo.

Il moderno fascismo è l’edificazione a sistema di tutto ciò che è reazionario, maschilista.

In questo senso le uccisioni non si potranno fermare, né ci sono interventi di legge, di controllo che possano frenarli. Il moderno fascismo le alimenta a livello di massa: le uccisioni hanno la caratteristica di essere ripetitive, emulative – più se ne parla, più vengono prese ad esempio. La stampa, la televisione berlusconiana sono in questo uno strumento fondamentale: amplificano o minimizzano o nascondono, su alcune vicende costruiscono dei talk show osceni, su altre fanno calare il silenzio; in questo modo indirizzano e/o deviano l’attenzione, impongono idee, giudizi, con criteri di scelta/selezione spesso razzisti, di classe o che comunque rispondono all’utilizzo di tali uccisioni e violenze per rafforzare la politica, l’ideologia, i “valori” dominanti e nasconderne la cause sociali, lì dove invece i motivi di questa recrudescenza di uccisioni delle donne vanno visti sempre come espressione della condizione generale delle donne e della realtà sociale. Spesso si tende a motivare il femminicidio come vicenda privata, frutto della gelosia, o di un raptus di follia. Ma anche esaminando specifici episodi, vediamo che le singole persone che uccidono trovano l’humus adatto, favorevole, che in un certo senso li fa sentire legittimate, niente affatto in colpa, anzi, quasi autorizzate. Questo humus è il moderno fascismo e questo rende differente oggi la questione della violenza sulle donne ed in particolare le uccisioni.

Certo le uccisioni, le violenze ci sono state anche negli anni passati, il problema è perché oggi. Noi dobbiamo denunciare e lottare contro le caratteristiche attuali delle uccisioni, delle violenze sessuali, interne a: clima politico – humus sessista-razzista - reazione alle donne che si vogliono ribellare, che vogliono rompere legami oppressivi - ruolo della famiglia. Oggi dobbiamo affrontare questa guerra, che ha questi terreni di combattimento…

…L’altra questione che rende “nuovo” il femminicidio è il ruolo oggi della famiglia. La famiglia è stata sempre terreno di oppressione per la donna, di tomba dell’amore, di ghetto. Noi diciamo “in morte della famiglia” perché la maggior parte delle uccisioni avvengono nell’ambito familiare o di rapporti familiari. Che cos’è la famiglia? Perché la famiglia è morte? In termini sociali è la cellula della società, che esprime in sintesi processi, contraddizioni che avvengono poi nell’intera società. Il problema è che ora la famiglia, da un lato effettivamente è in crisi, non riesce più a conservare, ad essere un elemento di conservazione, nello stesso tempo viene iper-esaltata dalla Chiesa, dal governo, dallo Stato. Anche questo aspetto rende in un certo senso diversa, moderna la questione delle uccisioni delle donne…

…Affrontare la questione della violenza con le misure repressive, togliendo quegli elementi di socialità, di apertura e solidarietà che ci aiutano a combatterla, puntando invece alla chiusura, alla fascistizzazione della società, alla desertificazione delle città, favorisce la violenza. Nelle città hanno creato un deserto e alle 9 di sera non c’è più gente per strada, e poi si meravigliano che una donna che giri da sola in questa condizione è a rischio? Ma chi ha creato questa condizione?

Queste misure creano un clima oscurantista, sempre ideale per la coltivazione di idee e pratiche fasciste, maschiliste, di sopraffazione e quindi hanno un effetto opposto, di incoraggiamento delle violenze sessuali a tutti i livelli; creano città sotto controllo, invivibili, in cui sono bandite le normali libertà, la socialità tra i giovani, tra le persone, l’uso normale delle città. E quando questo accade, sempre le città si desertificano dalla gente e diventano terreno pericoloso soprattutto per le donne, perché impediscono, addirittura criminalizzandolo, il senso collettivo, sociale della città e dei problemi, spingendo a una concezione individualista, antisociale, compagna di strada della sopraffazione, di un’ideologia comunque reazionaria, razzista e fascista, che nei confronti delle donne si esprime sempre come maschilismo e violenza.

La maggior parte degli assassini avvengono al nord.

…L’EURES ha analizzato che la maggior parte degli assassinii di donne da parte degli uomini e dei mariti avviene al nord, soprattutto in Lombardia: ben 59,3% rispetto invece al 21-22% del centro e al 19% del sud. Si tratta di dati importanti, in un certo senso inaspettati, dato che è il sud la realtà che viene vista come più arretrata e legata ai valori patriarcali. Infatti la denuncia più diffusa, anche nell’ambito femminista, è quella che vede nel patriarcalismo la causa principale degli omicidi di donne.

Se ciò fosse vero il risultato dell’analisi doveva essere almeno rovesciato, perché concezioni e costumi patriarcali sicuramente sono più presenti nel sud rispetto al nord. Allora forse non è questa la causa principale dei femminicidi!

Certo, il fatto che nel sud il numero di violenze e uccisioni sia minore che al nord, è il frutto anche di una maggiore oppressione, del fatto che più donne subiscono ancora in silenzio, che si ribellano meno all’oppressione (ma non nelle grandi città del sud), che non si separano per problemi di mancanza di lavoro, perchè non ce la farebbero a vivere da sole, soprattutto con i figli; mentre al nord le donne si separano più facilmente, rompono i legami familiari (ma anche al sud oggi lo fanno sempre più donne, soprattutto lavoratrici);

Certo, al sud fondamentalmente le relazioni sociali con le famiglie, la parentela funzionano di più, nel male e nel bene, la famiglia è più allargata e c’è una sorta di controllo generalizzato. Al nord c'è un maggiore autonomia dalla famiglia d’origine, e le separazioni soprattutto per gli uomini stravolgono la possibilità di sopravvivenza; c’è un intreccio molto stretto rispetto alle difficoltà materiali delle persone, la difficoltà di vivere con un solo stipendio di fronte al maggiore costo della vita al nord. Molti uomini non riescono da soli a cavarsela, non hanno la capacità di crearsi un’altra vita, vogliono dettar legge, e quando il giocattolo “famiglia” si rompe, non lo accettano.

Ma, quindi, perché al Nord le donne vengono uccise di più? Perchè per capire le moderne uccisioni dobbiamo guardare soprattutto al nord? Perchè è proprio nelle realtà più “avanzate” che si capisce il “nuovo”, qui vi è il nuovo “delitto d’onore” che oggi possiamo chiamare “delitto di proprietà”. Perchè c’è una certa maggiore sintonia tra condizioni di vita da un lato e concezioni fasciste, maschiliste, reazionarie, clima generale, dall’altro… frutto e in sintonia con l’ideologia leghista, moderno clerico-fascista, razzista oggi sempre più presente e agente soprattutto in realtà del nord ma anche portata avanti organicamente dagli esponenti principali del governo, della chiesa, dei loro mass media, e diffusa in settori delle masse, in particolare della piccola borghesia o strato superiore dei lavoratori, ma non solo.

E’ la concezione contro l’altro, che poi è la concezione contro l’immigrato, del securitarismo. A volte anche frutto della condizione oggi di maggiore insicurezza economica, di vita ecc., alla quale, come diceva una donna, al sud siamo più “abituati”; c’è quindi anche un elemento “di difesa”, ma che emerge in termini razzisti, di chiusura, contro il diverso ecc. Allora le donne che si ribellano sono qualcosa che vengono a rompere un “equilibrio” che poggia sull’oppressione delle donne: proprietà privata per l’uomo, ammortizzatori sociali per la società capitalista.

Ma anche le uccisioni al sud vanno analizzate all’interno della situazione attuale.

L’uccisione di Sarah Scazzi a fine agosto 2010 in provincia di Taranto è emblematica.

Essa affonda nella realtà e concezione della famiglia, chiusa, oppressiva, patriarcale, da difendere verso l’esterno anche quando è barbarie e morte. Una famiglia che è una catena, in cui se cade uno cadono tutti e per questo bisogna restare uniti a reggerla, a difenderne l’”onorabilità”.

Una famiglia che soprattutto per le donne, ma anche per i giovani, è un moderno inaccettabile medioevo, che tiene prigioniere, devia energie che invece devono liberarsi. Ma questo è possibile solo se le donne, i giovani si ribellano e lottano contro i veri responsabili di questo moderno medioevo, Stato, governo, chiesa, padroni.

E’ frutto della vita di tantissime ragazze al sud, fatta a volte di vuoto, di soppressione ma anche spesso di deviazione dei desideri di un mondo diverso, libero, ricco, per imporre falsi, deviati bisogni individuali, invece di trovare le ragioni comuni di ribellione e di lotta.

Anche se nel caso concreto è possibile che l’assassinio di Sarah sia stato fatto anche dalla cugina, quindi da un’altra donna, questo non cambia il discorso di fondo e mostra in maniera più cruda la condizione delle ragazze fatta comunque di oppressione sia di vita, ma anche ideologica…

Ma oggi è soprattutto la spinta delle ragazze, delle donne, soprattutto lavoratrici, che entra oggettivamente, benchè spesso non ancora soggettivamente, in contrasto con il patriarcalismo e provoca rotture. Qui il contrasto uomo/donna appare in maniera più evidente simile alla contraddizione tra rapporti di produzione e sviluppo delle forze produttive: le forze produttive (la necessità delle donne di “emanciparsi”) sviluppandosi sempre più entrano in contrasto aperto, antagonista con i rapporti di produzione esistenti (patriarcali/capitalistici). Ma fino a che non rompono tali rapporti, sono le forze produttive che ne vengono distrutte o deviate. soffocate.

Questa realtà e soprattutto questa necessità di rottura/rivoluzione vale anche e a maggior ragione per le donne/ragazze immigrate uccise all’interno delle loro famiglie, e che si devono scontrare con una triplice oppressione: patriarcal/feudale di origine, di genere: uomo/donna, di classe: del paese imperialista.

Importante è il legame tra tutto questo e la politica, l’humus generale legittimato.

…Con Berlusconi, la prostituzione a fini di carriera-spettacolo politico-elettorali viene praticata e legittimata; la pornografia dello spettacolo, una sorta di rinnovato e moderno ius primae noctis per il piacere dell’imperatore, vogliono dire cultura e pratica dello stupro, della pedofilia che vengono rese “normali”… La concezione di Berlusconi e della sua corte, anche femminile, sulle donne, la considerazione del loro ruolo nella società, sono di fatto una cartina di tornasole, la punta di iceberg dell’ideologia e del grado di inciviltà di una casta che, non potendo più nascondere e mentire, ormai rivendica pubblicamente come legittima espressione di un sentire di massa quel modo di vivere e di concezione, dichiarando apertamente che la concezione del loro sistema è quella che noi chiamiamo sinteticamente moderno medioevo, quella per cui “dio, patria, famiglia” vale per gli altri, deve essere imposta anche con la legge agli altri, ma non vale per sé…

La violenza sulle donne non fa che proseguire la discriminazione, l’ingiustizia, il doppio sfruttamento e oppressione di cui siamo vittime nella società capitalista.

Il padronato, il governo agiscono per ricacciare a casa le donne. Tante nel nostro paese in questi mesi sono state colpite sul piano dell’occupazione, lavoratrici licenziate, operaie messe in cassa integrazione, precarie sempre più precarizzate, disoccupate in lotta per il lavoro caricate dalla polizia e multate, donne super sfruttate fin quasi a condizioni di moderno schiavismo. Lo Stato direttamente con l’attacco alla scuola sta portando avanti il più grande licenziamento di massa in un settore a stragrande maggioranza femminile.

Nello stesso tempo, con un discorso tanto ipocrita “sulla parità” quanto di primo passo di un attacco generalizzato, viene innalzata l’età pensionabile delle lavoratrici. Tutto ciò non ha fatto altro che peggiorare le già pesanti e discriminanti condizioni di lavoro e di salario delle donne, e l’Italia si posiziona tra gli ultimi paesi per tasso di occupazione delle donne. Vengono scaricate sulle donne i tagli e i peggioramenti ai servizi sociali, la gestione della crisi nella famiglia. E sono proprio le donne e i bambini a pagare i tagli alla sanità e la logica puramente produttivista e utilitarista che vi regna, con il ritorno delle morti per parto.

Mentre riprende il bombardamento ideologico e attacco pratico da parte di governo e Vaticano contro la libertà di scelta delle donne… Questa politica fatta da Stato, padroni, Governo, Chiesa contro le donne, per le donne ha come inevitabile conseguenza l’aumento dell’oppressione, del maschilismo fascista, della violenza sessuale contro le donne.

Torniamo sulla questione della famiglia.

Noi diciamo “In morte della Famiglia” per dire in modo provocatorio che la famiglia è un anello chiave della marcia verso il moderno fascismo del governo e dello Stato. Il moderno fascismo non potrebbe realizzarsi senza fare della famiglia una sua base principale, sia in senso di subordinazione, di essere piegata, funzionale alle scelte del governo e dello Stato, sia in senso di sostenitrice attiva, combattente in termini ideologici di simbolo e propaganda di valori di quelle scelte politiche.

La famiglia, soprattutto proletaria, è il luogo centrale in cui si gestisce un�economia sociale sempre più povera, si amministrano i salari sempre più ridotti o inesistenti, si gestiscono gli aumenti del costo della vita. La famiglia proletaria garantisce nella fase di attacco, di crisi, di attutire l’impatto devastante di queste politiche…

Ma la famiglia, in particolare la famiglia medio, e a volte anche piccolo borghese, ma influenzante anche settori di famiglie proletarie, svolge nella marcia verso il moderno fascismo, anche una funzione attiva, sostenitrice di valori reazionari, come la difesa della sicurezza, i figli alla patria, il controllo sui giovani ecc. Non c’è scampo per le donne, le catene della famiglia diventano sempre più strette anche se a volte vengono indorate. Per le proletarie, per le donne delle masse popolari questa famiglia è sempre più un ritorno ad un moderno medioevo, con fenomeni di abbrutimento, di violenza, di apparente ritorno al passato, soprattutto nei rapporti uomo–donna, che trovano la loro manifestazione più eclatante appunto nei femminicidi.

La 'famiglia' per la chiesa che pesa in modo sempre più opprimente e sfacciato nella vita sociale e politica e sociale, per il governo, per lo Stato è diventata invece la “sacra famiglia”. Volutamente sempre più astratta, più neutra, non reale. Ma la famiglia è una realtà concreta… Non c'è poi la “famiglia”, ci sono “le famiglie”, le famiglie dei borghesi, dei capitalisti, dei ricchi, in cui come diceva Marx il fondamento dei rapporti tra uomo e donna, tra genitori e figli è dato solo dal capitale, dalla proprietà privata, in cui l'unico valore che si tramanda è quello della capacità di far soldi e spesso le donne sono delle ricche prostitute legalizzate o delle ligie/oscure segretarie delle oscure scalate dei mariti finanzieri, banchieri, padroni che siano. E ci sono le famiglie dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, in cui nel come tirare avanti, nel come arrangiarsi, nelle speranze deluse di una vita migliore, si consuma la vita e anche spesso i sentimenti… Ma la famiglia deve essere per forza astratta. Perchè essa e il ruolo della donna in essa devono essere il fondamento che salva l'ordine esistente - cioè che salva il loro sistema capitalista - che agisca da “ammortizzatore sociale” del peggioramento delle condizioni di vita della maggiorparte delle masse popolari, in cui le donne devono, come scrive Ratzinger, “lenire le ferite, far zittire chi vuole urlare e lottare...”, per impedire che le contraddizioni di classe, sociali escano fuori ed esplodano in ribellione, rivolta, rivoluzione.

Per le donne nessun passo in avanti è duraturo e definitivo senza rivoluzione e la rivoluzione nella rivoluzione.

Questa realtà dimostra che nella società borghese nessun passo in avanti delle donne è duraturo e definitivo che solo una lotta rivoluzionaria, in cui la ribellione e la lotta delle donne è una forza poderosa e imprescindibile; solo un nuovo potere proletario basato sui principi e la pratica per legge della piena emancipazione e liberazione delle donne, e sulla lotta ideologica e l’educazione di massa, può rendere definitive quelle conquiste. Per questo non basta instaurare un governo socialista, o pensare che la rivoluzione risolva dall’oggi al domani tutte le concezioni maschiliste. L’esperienza del movimento comunista ha dimostrato, e ha elaborato con la Rivoluzione culturale proletaria in Cina, che occorre la rivoluzione nella rivoluzione, un periodo in cui si combini la legge che impedisce che pratiche e concezioni maschiliste e imponga altre pratiche, e l’educazione, la convinzione a livello di massa. Scrive Bebel su “L’emancipazione della donna” che la forma della famiglia esistente in un’epoca determinata non può essere disgiunta dalle condizioni sociali esistenti. Marx scrive che la famiglia contiene in sé in miniatura tutti gli antagonismi che si svilupperanno più tardi largamente nella società e nel suo Stato. Engels dice che la famiglia monogamica fu la forma cellulare della società civile e in essa possiamo già studiare la natura degli antagonismi e delle contraddizioni che nella civiltà si dispiegano con pienezza.

Nell’attuale condizione sociale… la famiglia e i rapporti uomini/donne cambiano in rapporto e funzionalmente a questo moderno medioevo e nello stesso tempo ne contengono in embrione tutte le contraddizioni. In questo senso non si tratta di una famiglia “arretrata” rispetto ad una società avanzata, non si tratta di rapporti uomo/donna apparentemente inconcepibili rispetto ai progressi delle donne, come a volte viene detto; ma si tratta di una famiglia fino in fondo moderna, nel senso adeguata a quello che oggi è il sistema sociale capitalista esistente, e a cui serve.

Non è possibile lottare contro questa famiglia senza rovesciare questo sistema sociale che la produce e di cui se ne fa puntello. Questa lotta non ha niente a che fare (e anzi deve smascherare) con la politica del femminismo piccolo borghese che vuole liberarsi dalla famiglia in una logica tutta individualista, né può essere ridotta a mera lotta contro gli uomini… Questa lotta, se non può che essere fatta innanzitutto in prima persona dalle donne, che subiscono tutte le catene, non è però interesse solo delle donne, ma di tutti i proletari, perché è una lotta per una nuova umanità, nuovi rapporti sociali. Per noi comuniste “in morte della famiglia” vuol dire fare della famiglia, invece che puntello del sistema capitalista e oggi della marcia verso il moderno fascismo, leva della ribellione delle donne per rovesciare il sistema.

Noi odiamo gli “Uomini che odiano le donne”.

Noi abbiamo detto “noi odiamo gli “uomini che odiano le donne”. Queste parole le abbiamo prese dal romanzo di Stieg Larsson, che ha alcuni aspetti emblematici… La protagonista del romanzo, Lisbeth Salander, è una ribelle ad ogni tentativo di “normalizzazione”/considerata diversa per eccellenza, ha tentato di uccidere il padre quand’era ragazzina perché violentava la madre, ecc. Lisbeth è ribelle a ogni regola e questa ribellione è insopportabile per gli altri, soprattutto per gli uomini che la devono “domare”, fino a violentarla e tentare di ucciderla.

Ma chi sono questi uomini? Sono grandi manager di industria, fascisti, nazisti, che odiano le donne.

Lisbeth a un certo punto, a fronte dell’altro protagonista del libro, un giornalista che tenta anche di giustificare il violentatore/assassino, facendo un’analisi psicologica, esclama: “cazzate, questo odia le donne!”. “Cazzate!”, appunto, perchè dobbiamo respingere le interpretazioni/giustificazioni che spesso vengono fatte dopo uccisioni perchè servono solo a mettere un cappello sopra; diverso è raccogliere alcune di queste interpretazioni ma per mostrarne il loro carattere assolutamente sociale, comune a migliaia di uomini e spiegabili solo con un’analisi sociale, di classe e di genere… “Gli uomini che odiano le donne” esprime l’immagine del sistema capitalista, nella sua fase di crisi, di putrefazione imperialista, di un sistema che non ha più nulla di costruttivo, ma è solo distruzione. E proprio per questo deve essere distrutto. E LE DONNE HANNO DOPPIE RAGIONI PER FARLO!

25 novembre 2010

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