sabato 19 novembre 2011

pc 19 novembre - Nepal: i contadini rivoluzionari si rifiutano di restituire le terre confiscate

Uno degli scopi della guerra popolare (1996-2006) era quello di dare "la terra a chi la lavora" o terra agricola libera per i contadini da coltivare individualmente o collettivamente. Per portare a compimento ciò il Partito Comunista Unificato del Nepal (Maoista) ha aiutato i contadini a confiscare le terre ai latifondisti feudali o ricchi proprietari terrieri. Ciò era particolarmente necessario nella regione molto popolata del Terai nel sud del Nepal, dove la terra arabile è scarsa relativamente alla popolazione presente.

Ma secondo i termini del recente Accordo in Sette Punti, i contadini verrebbero costretti a riconsegnare buona parte di queste terre. I contadini che fanno parte della Federazione Nazionale Rivoluzionaria dei Contadini si stanno rifiutando.

Questo sviluppo è particolarmente interessante, dato che alcuni leader della Federazione sono della stessa linea di Prachanda, che ha firmato l'Accordo in Sette Punti…

I contadini non vogliono riconsegnare le terre

Kathmandu 16 novembre

La Federazione Nazionale Rivoluzionaria dei Contadini (FNRC) ha dichiarato che non intende restituire le terre che sono state confiscate durante il periodo della Guerra Popolare. Ciò è stato dichiarato in una conferenza stampa che si è tenuta a Kathmandu ieri. La Federazione è contro la restituzione delle terre che vengono coltivate dai poveri e dai senza casa per i loro beni di prima necessità e per la costruzione delle loro piccole capanne.

Il vicepresidente dell'organizzazione Thakur Prasad Chapagain ha detto che restituire le terre senza opzioni alternative, dato che è stato affermato che la riforma agraria rivoluzionaria sarebbe stata l'opzione scientifica, è contro il popolo e la nazione. L'accordo in 7 punti, è esso stesso un tradimento e contro il popolo.

Egli ha detto che i contadini protesteranno e combatteranno contro i partiti al potere e le fazioni dominanti se mobiliteranno i soldati e le forze di polizia per prendere le terre e restituirle ai latifondisti.

http://southasiarev.wordpress.com/2011/11/18/nepal-revolutionary-peasants-refuse-to-return-land/

pc 19 novembre - FIM e UILM VOGLIONO IL CONTRATTO MODELLO POMIGLIANO PER TUTTI

Dopo aver dato la benedizione al nuovo governo dei padroni i sindacati confederali, innanzi tutto sempre Cisl e Uil, a fare da apripista anche per la Cgil, che arriva subito dopo, si fanno prendere dall'euforia di un governo "serio" e preparano un bel regalo di natale a migliaia di operai, rilanciando a favore dei padroni il punto più caldo della battaglia tra la classe operaia e i padroni di questo periodo: chiedono infatti, piegandosi totalmente e in fondo senza nemmeno essere richiesti agli interessi dei padroni industriali, l'applicazione del contratto di lavoro modello Pomigliano a tutti gli altri settori metalmeccanici.

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FIM E UILM APRONO AL CONTRATTO FIAT MODELLO POMIGLIANO

Da "IL SOLE 24 ORE" di sabato 19 novembre 2011

Auto. Le sigle: soluzione ponte per il 2012

Giorgio Pogliotti - ROMA

Fim-Cisl e Uilm aprono sul contratto Fiat da applicare per gli 82mila dipendenti degli stabilimenti italiani. I due sindacati sollecitano una convocazione da parte del Lingotto proponendo un "contratto ponte", della durata di un anno (2012), per poter confluire successivamente nel contratto nazionale dei metalmeccanici. Mentre la Fiom-Cgil ribadisce la contrarietà a prendere come riferimento in Fiat il contratto di primo livello di Pomigliano - contro il quale ha lanciato un'offensiva giudiziaria - in vigore anche negli impianti di Mirafiori e Grugliasco.

Per i sindacati dei metalmeccanici sono due i fronti aperti; quello con il Lingotto e quello con Federmeccanica, con cui il 30 novembre si vedranno al tavolo sul contratto auto da applicare alle imprese dell`indotto Fiat e a produttori come Dr Motor, che sta configurandosi come una "finestra" specifica all`interno del contratto nazionale dei metalmeccanici (in scadenza alla fine del 2012), sul modello di quanto fatto per la siderurgia. «Per evitare la giungla contrattuale - afferma Rocco Palombella (Uilm) - proponiamo al Lingotto di applicare il contratto Fiat, sul modello di quello di Pomigliano, per il solo 2012. Nel corso dell'anno potremmo lavorare per armonizzare il contratto Fiat e quello di Federmeccanica in un unico che potrebbe decorrere dal 1° gennaio 2013, alla scadenza del contratto nazionale dei metalmeccanici».

Fim e Uilm sono pronte ad avviare il confronto con la Fiat: «C`è bisogno di una normativa unica per assicurare trattamenti comuni ai lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani della Fiat - sostiene Giuseppe Farina (Fim) -. La maggiore flessibilità su turni e straordinari produrrà un beneficio sui minimi contrattuali, con un miglioramento salariale. Non è detto che le nuove regole troveranno effettiva attuazione in tutti i siti, visto che il contratto si applicherà anche a Fiat Industrial, che potrebbe avere esigenze diverse da quelle del settore auto». Il contratto aziendale di primo livello di Pomigliano prevede 8o ore di straordinario comandato, senza preventivo accordo sindacale, aggiuntive rispetto alle 40 obbligatorie del contratto nazionale, l'orario su 18 turni, lo spostamento della pausa mensa di 30 minuti a fine turno, un incremento dei minimi tabellari, una semplificazione dell'inquadramento professionale, norme anti-assenteismo (per picchi anomali Fiat non pagherà la quota di indennità malattia a suo carico) e la clausola di responsabilità (sanzioni per mancato rispetto degli impegni presi da parte del sindacato o di singoli lavoratori). Il contratto prevede anche l'applicazione dell`articolo 19 dello Statuto dei lavoratori con la rappresentanza delle Rsa, ovvero delle sigle firmatarie dell'accordo, escludendo la Fiom.

Passando al settore della produzione di treni, Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero di 8 ore il 25 novembre sollecitando un incontro con il ministro dello Sviluppo economico: preoccupa anche l`intenzione di Finmeccanica di voler deconsolidare AnsaldoBreda.

pc 19 novembre - Le Filippine sono una pedina militare, non un alleato dell’imperialismo USA - PCF

Partito comunista delle Filippine

17 novembre 2011

Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) ha etichettato l'alleanza militare tra il governo degli Stati Uniti e lo Stato delle Filippine come nient'altro che "un grande mito." "La realtà è che negli ultimi 60 anni di dominio semicoloniale, l'imperialismo degli Stati Uniti ha solo utilizzato le Filippine come una pedina nel suo interventismo militare, guerre di aggressione e di proiezione di potenza nella regione Asia-Pacifico e oltre".

Il PCF ha emesso la presente dichiarazione il giorno dopo la visita del segretario di Stato Usa Hillary Clinton nelle Filippine in occasione del 60° anniversario del trattato di mutua difesa (TMD). In una cerimonia tenuta a bordo della USS Fitzgerald, Clinton e il segretario filippino agli Affari esteri Alberto del Rosario hanno firmato la "Dichiarazione di Manila", in cui i governi americano e filippino hanno riconfermato il TMD e il loro presunto impegno per affrontare "le sfide regionali e globali, compresa la sicurezza marittima e le minacce alla sicurezza come il cambiamento climatico, la proliferazione nucleare, il terrorismo e la criminalità transnazionale ".

"Piena di retorica su 'uguaglianza' e 'cooperazione', la Dichiarazione di Manila non è altro che una riaffermazione dei lunghi ineguali rapporti militari, politici ed economici tra le Filippine e gli Stati Uniti, tra una semicolonia e una potenza imperialista," ha sottolineato il PCF.

"Il fatto che la dichiarazione sia stata firmata a bordo di una unità navale americana ancorata in acque filippine in palese disprezzo della sovranità delle Filippine è il simbolo di come il TMD sia un documento di rapporti prevalentemente neocoloniali tra il governo fantoccio filippino e il suo padrone imperialista".

"Non c'è nulla di mutuo nel Trattato di Mutua Difesa", ha detto il PCF. "Il TMD non è mai stato null’altro per il popolo filippino, se non uno strumento utile agli Stati Uniti per legare le Filippine agli interessi strategici geopolitici degli Stati Uniti."

"In diverse occasioni in passato, il TMD è stato utilizzato dagli Stati Uniti per costringere il governo filippino a combattere le guerre di aggressione degli Stati Uniti, ignorando gli interessi diplomatici e politici delle Filippine", ha detto il PCF . Il PCF ha sottolineato che sotto il TMD, le truppe filippine sono state mandate a combattere nella guerra d'intervento degli Stati Uniti contro la Corea negli anni ‘50 e contro il Vietnam durante la fine degli anni ‘60. Le Filippine sono stato anche usate dagli Stati Uniti come base e trampolino di lancio per le sue guerre di intervento contro l'Iraq, l'Iran, l'Afghanistan.

"Finché le Filippine saranno legate al TMD, non potranno mai pretendere di essere neutrali e indipendenti", ha detto il PCF . "Con il TMD, le Filippine sono legate alle decisioni di politica estera degli imperialisti USA. Ciò rende il governo filippino un nemico dei nemici degli Stati Uniti. Si può essere amici solo con governi amici del padrone americano".

"Tra una potenza imperialista e uno stato fantoccio, non potrà mai esserci nulla di mutuo a meno che non lo dica il padrone" ha detto il PCF.

Il PCF ha ribadito la richiesta che dura da lungo tempo del popolo filippino per l'abrogazione immediata del Trattato di Mutua Difesa. "Mentre gli Stati Uniti intensificano gli sforzi per insinuarsi nella regione Asia-Pacifico, è imperativo e urgente per il popolo filippino spingere con maggior vigore per l'abrogazione del TMD".

"Il governo imperialista degli Stati Uniti sta utilizzando lo spettro dell’espansionismo cinese per provocare una disputa sulle isole Spratly e utilizzare questo come pretesto per aumentare la sua presenza navale nel Mar Cinese Meridionale," ha detto il PCF. "Gli Stati Uniti vogliono proiettare la loro potenza militare e assicurare il proprio dominio lungo le coste asiatiche con l'intento di costringere ad aprire per ulteriormente penetrare nel vasto mercato di consumatori della Cina e nel resto dei paesi asiatici."

pc 19 novembre - Egitto, scontri a piazza Tahrir

Un camion per il trasporto truppe della polizia e' stato incendiato

Scontri tra manifestanti e polizia sono scoppiati questa mattina a piazza Tahrir, al Cairo, quando gli agenti sono intervenuti per far sgomberare un sit-in, che durava da diversi giorni, dei parenti delle persone rimaste uccise durante i 18 giorni di rivolta di inizio anno contro il regime di Hosni Mubarak. La repressione di quei giorni ha causato 850 morti e migliaia di feriti.
La battaglia è durata molte ore con lanci di pietre contro lacrimogeni e proiettili di gomma. Piu' limitato il bilancio del ministero della sanita', secondo il quale i feriti sarebbero solo 81. Un camion per il trasporto truppe della polizia e' stato incendiato tra piazza Tahrir e la grande strada Kasr El Aini, bloccata da doppi schieramenti di polizia per evitare un assalto contro il ministero dell'Interno.

pc 19 novembre - Bergamo: Corteo studentesco con denunce

Prima le uova contro Banca Intesa San Paolo, poi Confindustria e Banca d’Italia, dove il tentativo di appendere uno striscione con scritto «Nè Tremonti nè Monti non facciamo sconti» ha creato minuti di tensione fra studenti e polizia, oltre che spaccature tra le associazioni studentesche. Tre ragazzi sono stati denunciati, uno è minorenne: due per imbrattamento e uno per essersi rifiutato di fornire le generalità. E’ la manifestazione organizzata dal Movimento studentesco a Bergamo nel giorno internazionale degli studenti. Ma Diversamente InFormati e Federazione degli studenti prendono le distanze.

Movimento studentesco - Eppure, lo assicurano gli organizzatori, le intenzioni erano delle migliori, pacifiche, senza cercare scontri. «Abbiamo lanciato delle uova contro Banca Intesa, la Confindustria e, tre o quattro rimaste, contro la Banca d’Italia - ammette Chiara Fornoni, 18 anni, studentessa del Liceo artistico e portavoce del Movimento studentesco -. Poi dei ragazzi stavano appendendo uno striscione sulla cancellata, quando sono stati fermati dai carabinieri. E’ quel punto che abbiamo lanciato un sit-in sui gradini della banca. Gli agenti in tenuta antisommossa hanno tentato di caricare, i ragazzi sono scappati, ne hanno preso uno che però è stato subito rilasciato e un altro, che per altro probabilmente nelle fuga ha perso le scarpe. Ci hanno detto che è già stato rilasciato, ma non sappiamo chi è, qui nel Movimento non lo conosciamo. Vorremmo esprimergli la nostra solidarietà e ridargli le sue scarpe». Chiara lo sottoliena: «Non volevamo di certo fare nulla più del sit-in. Mica volevamo entrare in banca, per altro chiusa con quella cancellata alta».

Contro il Governo - E tra musica, salti, corse, qualche balletto improvvisato tra ragazze e ragazzi che si prendono sotto braccio, i temi lanciati sono fondamentalmente due. Anzi, le proteste: il denaro dato alle scuole private e il governo. Le motivazioni arrivano dal furgoncino con microfono che precede il corteo. «Siamo in piazza nel giorno internazionale del diritto allo studio per rivendicare un diritto che ancora oggi non viene rispettato, in particolare in Lombardia e a Bergamo, la regione e la provincia che maggiormente finanziano le scuole private». Anche l’attacco all’esecutivo fresco di composizione è duro: «Il governo tecnico non è scelto dai cittadini. Questo avviene proprio in un momento in cui la democrazia è in calo. E’ composto da rettori, finanzieri e banchieri, proprio coloro che riteniamo causa di questa crisi».

Universitari - Ma gli studenti DiversaMente InFormati, gruppo che nasce dall’iniziativa di ragazzi di Scienze umanistiche dell’Università di Bergamo, si dissociano. In una nota pubblicata anche sulla loro pagina Facebook scrivono di rischio di stereotipi, di cattiva organizzazione, di obiettivi persi di vista. «La nostra associzione nei giorni scorsi ha invitato gli studenti a scendere in piazza perchè ritiene che il 17 Novembre possa essere un giorno importante per permettere agli studenti medi e universitari di riflettere sulla propria condizione e prendere coscienza dei propri diritti. Tuttavia ci dissociamo fermamente da quanto accaduto in città: in particolare per la scarsa organizzazione che ha contribuito a perdere di vista l'obiettivo reale della giornata. Si è parlato di politica e trasporti, ma senza andare a fondo le critiche risultano non solo ripetitive, inefficaci e controproducenti. Tale modo di manifestare procura un danno a tutte le componenti studentesche, perpetuando lo stereotipo negativo dello studente nullafacente e facinoroso».

Federazione studenti - Sulla stessa linea la Federazione degli studenti che sottolina come «manifestare per difendere i propri diritti sia importante. Infatti siamo convinti che l'istruzione necessiti di maggiori investimenti poichè essa un importante strumento per superare la crisi economica e sociale». Ma rispetto alla manifestazione, prende le distanze: «Rispetto a quanto accaduto presso la sede della Banca d'Italia che ha coinvolto anche lavoratori estranei all'oggetto di protesta, pensiamo che la manifestazione studentesca debba svolgersi in modo pacifico, costruttivo e nel totale rispetto di luoghi e persone. I comportamenti che si sono verificati sono da evitare, il rispetto verso le persone che lavorano e non sono oggetto di protesta deve essere il minimo. Tutti insieme cerchiamo di mantenere un clima costruttivo nel rispetto di luoghi e persone all'interno della manifestazione studentesca».

venerdì 18 novembre 2011

pc 18 novembre - Palermo il movimento degli studenti non si arresta

Qggi pomeriggio circa cinquanta studenti di ''OccupyUniPa'' e Anomalia hanno fatto irruzione nel pomeriggio presso la sede della Fondazione Banco di Sicilia per interrompere un convegno organizzato insieme alla facolta' di Architettura sui rapporti tra imprese e universita'. Gli studenti, dopo avere esposto lo striscione ''contro governo e universita' delle banche'', lanciato slogan contro l'universita' azienda, hanno preso la parola per ribadire la loro totale contrarieta' all'ingresso di privati nella governance dell'Ateneo. Anche in questo caso momenti di tensione con le forze dell'ordine giunte sul posto in assetto antisommossa.

pc 18 novembre - nella napoli del sindacao de magistris attacco repressivo contro i disoccupati organizzati di banchi nuovi e i precari bros

massima solidarietà di proletari comunisti

"Ci accusano di essere un'associazione a delinquere ed invece noi siamo solo un movimento di lotta che rivendica il diritto a lavoro". Rosaria, del movimento Banchi Nuovi è una dei disoccupati napoletani la cui abitazione è stata perquisita. Parla di "abuso effettuato" e respinge al mittente le accuse di chi definisce i disoccupati organizzati come violenti: "La vera violenza viene messa in atto da chi, politica e istituzioni, dopo 14 anni ci nega il diritto alla sopravvivenza, cioè il lavoro".

"Sono piombati a casa nostra, hanno portato via computer, documentazione che magari fosse anche riconducibile ad attività politica - spiega Rosaria - questo rientra in una indagine partita circa un anno fa che parte da un presupposto e cioè che noi non siamo un movimento, ma un'associazione. Il reato che ci viene contestato è quello all'art. 416 (l'associazione a delinquere). Alcuni di noi sono stati condotti in Questura e non è esclusa anche una nostra iscrizione nel registro degli indagati. Ci accusano di essere un'associazione di stampo criminale, non pacifica". "Noi non facciamo altro che portare avanti una vertenza come fa Alenia e Ansaldo - continua Rosaria - . Noi non siamo sindacalizzati, ci siamo sempre seduti intorno ad un tavolo e ci siamo confrontati. La nostra è una vertenza che sta in piedi da ben 14 anni e dopo 14 anni abbiamo il diritto di avere delle risposte".

pc 18 novembre - Kuwait - occupato il parlamento

Nel silenzio dei media, per ora tace al Jazeera come tace Google News, hanno appena occupato il parlamento del Kuwait. Per la cronaca, non è mai accaduto in tempi recenti, nemmeno durante le recenti "primavere arabe" ed è la prima volta in particolare che una monarchia del Golfo affronta un'opposizione così arrembante. Nel vicino Bahrein infatti, nonostante l'ammirevole resistenza e determinazione di chi protesta da mesi, la monarchia ha avuto la meglio usando fin da subito la mano pesante e un evento del genere avrebbe provocato una sanguinosa reazione da parte del governo. Resta da vedere come reagira la monarchia kuwaitiana, che fino ad oggi era sembrata la più disponibile a riforme veramente democratiche e alla trasformazione del paese in una monarchia costituzionale, anche se in effetti per ora non si sono viste riforme del genere. Qui 1 e 2 video dell'irruzione. L'opposizione alla monarchia protesta per la nuova costituzione, l'estesa corruzione della famiglia reale e in generale degli incaricaricati di governo che ha aggravato l'impatto di una crisi economica e politica che non ha risparmiato il piccolo sceiccato. Ieri un quarto delle società quotate nella locale borsa sono state sospese. I manifestanti chiedono le dimissioni del primo ministro, che si è già dimesso numerose volte senza apprezzabili conseguenze, visto che è ancora al suo posto. Come in Bahrein il primo ministro è un membro della famiglia reale. Aggiornamento: al Jazeera ha cominciato a coprire l'evento, il ritardo è minimo e quindi non può essere considerato tattico o spia di qualcosa di significativo, se non che la rete in questo caso ha battuto i canali all news e anche i mega-aggregatori. Pare che i manifestanti si siano diretti al parlamento dopo che gli era stato impedito di raggiungere la casa del primo ministro.

pc 18 novembre - chi paga la crisi ?

Banchieri e politici: con la crisi ci guadagnano sistematicamente

Roma - Conviene fare il banchiere, non c'è dubbio. Perchè "accontenarsi" del "misero" stipendio e vitalizio parlamentare, quando puoi guadagnare 30 volte di più? A differenza dell'"impegnativo" lavoro parlamentare dal martedì al giovedì, puoi invece fabbricare letteralmente i soldi senza fare null'altro che spostarli, movimentarli. Per i comuni mortali il gioco è fin troppo noto: l'interesse sui depositi è del 2% quello sui mutui è dell'8%.

Ma i signori dell'Euro, quelli che ora hanno commissariato e preso in mano direttamente le redini del nostro paese, hanno studiato e implementato la conformazione economico-giuridica della Moneta Unica per ingigantire questo meccanismo a livello macroeconomico.

Non c'è più bisogno che tu vada in banca a depositare soldi o a contrarre un mutuo. Lo farà il tuo stato per nome e per conto tuo.

Il meccanismo si regge su un cavillo apparentemente secondario, che è invece il punto nevralgico della crisi economica che ha investito in questi anni Eurolandia: alla Banca Centrale Europea è vietato l'acquisto diretto di titoli di stato.

In pratica quello che quotidianamente la Federal Reserve fa negli Usa, la Banca Centrale in Inghilterra e in ogni altro rispettivo paese del mondo, è vietato nei paesi dell'Euro.

Cosa comporta questo? Comporta che le banche gestite da questi signori con gli stipendi a sei zeri, si fanno una palata di soldi al giorno senza fare assolutamente nulla, anzi quasi nulla: prendono a prestito i soldi dalla BCE all’1,25% e poi li prestano all’Italia al 7%.

Più parassiti di questi, non se ne trovano in giro. Per risolvere la crisi economica basterebbe che la BCE - oltre a prestare i soldi alle banche - li prestasse direttamente anche agli stati membri, cioè comprasse direttamente i titoli degli stati europei (e non come avviene oggi sul mercato secondario, arricchendo il suddetto circuito bancario).

In questo modo gli stati avrebbero il danaro necessario al tasso di interesse ufficiale dell’1,25% e non sarebbero obbligati ad andare a chiedere i soldi agli strozzini. Perchè non si fa un provvedimento così semplice e banale?

CLASSIFICA STIPENDI TOP MANAGER

Alessandro Profumo 40.590.000
Luca Cordero di Montezemolo 8.728.000
Marco Tronchetti Provera 6.346.000
Cesare Geronzi 5.023.894
Fausto Marchionni 5.007.773
Pier Francesco Guarguaglini 4.478.000
Fedele Confalonieri 3.718.000
Sergio Balbinot 3.557.837
Giovanni Perissinotto 3.461.037
Sergio Marchionne 3.473.300
Giuliano Adreani 3.300.000
Franco Bernabé 2.598.000
Renato Pagliaro 2.550.000

CLASSIFICA STIPENDI POLITICI

Silvio Berlusconi 40.897.004
Niccolò Ghedini 1.297.118
Ignazio La Russa 517.078
Antonio Di Pietro 193.211
Renato Schifani 190.643
Umberto Bossi 156.405
Pier Luigi Bersani 150.450
Gianfranco Fini 142.243
Ferdinando Casini 123.005


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pc 18 novembre - movimento studentesco - il clan di casarini lavora per lo stato borghese - il caso di rimini

RIMINI: i Draghi Ribelli si divorano il movimento degli studenti
Submitted by anonimo on Fri, 18/11/2011 - 18:27 approfondimenti/analisidraghi ribelliitaliamovimentiBologna
8 ottobre 2010, un migliaio di studenti scendono in piazza a Rimini per protestare contro le misure della Gelmini, la manifestazione auto organizzata e non autorizzata sfila comunque tra le vie del centro di Rimini e si conclude in Piazza Cavour. E’ l’inizio di una serie di mobilitazioni studentesche che a Rimini non si vedevano da anni.

17 novembre 2011 meno di un centinaio di studenti partecipano alla giornata internazionale dello studente.

In meno di un anno si bruciano le possibilità di costruzione di un movimento studentesco di massa a Rimini.

In mezzo c’è stato il lavoro settario e sistematico dei centri sociali legati a Casarini,ex tute bianche,ex disobbedienti,ex comunisti,ex radio sherwood, ex toninegristi e oggi draghi ribelli. Con un lavoro sapiente hanno diviso il movimento degli studenti, hanno costituito il loro collettivo, diventato ben presto una succursale del loro centro sociale,il Paz, per condire ogni iniziativa ampiamente pubblicizzata sui media con tanto di bandierine e sigle varie da “Uniti contro la crisi” a “Uniti per l’alternativa”, schieramenti politici che, come hanno scritto Rinaldini e Casarini sul Manifesto serviranno da trampolino per Vendola alle prossime primarie nel centrosinistra.

E così a Rimini quello che appena un anno fa era un movimento che in pochi mesi aveva prodotto iniziative di massa, oggi è un gruppuscolo ad uso e consumo di Uniti per l’alternativa. La digos ringrazia

pc 18 ottobre - dilaga la rivolta operaia nelle fabbriche sportive in Cina contro i padroni cinesi e contro lo stato socialimperialista cinese

Migliaia di operai in sciopero contro i licenziamenti e i tagli dei salari a
Dongguan, una città industriale nella provinciadel Guangdong, nella Cina
meridionale.

Le proteste sono cominciate quando una compagnia taiwanese che produce scarpe
sportive per marchi come Nike, Adidas e Balance, ha annunciato i licenziamenti e il
taglio dei salari.

La fabbrica ha circa ottomila dipendenti. Gli scioperanti si sono scontrati con la
polizia e dieci operai sono rimasti feriti.

da operai contro

pc 18 novembre - Monti Python

Monti Python

( falso d’ autore)


Io sono, una persona piccola. Lo sono sempre stato. Anche da piccolo. Mio padre mi portava al cinema. Io amo il cinema. Io da piccolo. Con mio fratello, e le mie cugine. Eravamo nel cinema. C’ era ‘ Il provinciale’. Lo ricordo. Ma io, non ho memoria. Però mi ricordo lo stesso. Assomiglia a questo governo. La regia, del film. Era di Luciano Salce. La regia, di questo governo. Non lo so. O forse lo. Ma non lo posso dire. Era una storia, come questa. Una storia, di questo governo. E c’ era un giovane. Voleva fare il giornalista. Va a Roma. Nessuno lo vuole. Come Bersani. Come il PD. Che va a Roma. Sono piccolo. Ma capisco le cose grandi. Le cose da grandi. Allora trova una donna. Giovane. Ma è una prostituta. Come Monti. Come a Roma. Io non ci vado, a Roma. Il giovane si innamora, della prostituta. Sono cose, che capitano. Allora Bersani, dice cose. Cancelliamo Articolo 18. Lanciamo il futuro. Dei giovani. Nel cesso. I cessi. Dei cinema. Sono con pisciatoi, alti. Per un bambino. E io ero piccolo. Ritornai in sala. Ci vuole la fiducia. Bersani è una persona piccola. Lo è sempre stata. Si è innamorato. Di Monti. Una puttana. Non può amarti. Ci sono puttane oneste. Quelle ti amano. Una volta per sempre. Monti non è, così. Monti non sa amare. Monti vuole solo soldi. Vuole solo cancellare. La democrazia. Di questi anni. Diritti. Da questi anni. Io sono piccolo. Non vado nei cessi. Dei cinema. Ci vado prima. A pisciare. A casa mia. E dopo. Bersani non lo sa. Ma è piccolo. L’ ho visto pisciare, nell’ angolo. Della cassiera. Hanno chiamato. Monti. La maschera. Bersani dice. Ho già la maschera. Io capisco. Guardo il film. E’ un vecchio film. Bersani non vede. La fine del film. Non vede, sé stesso. Come il PD. Il giornalista, diventa famoso. Ma Bersani. E’ innamorato. Di Monti. La puttana. Lo abbandona. Bersani piange. Vuole il nucleare. Le guerre. Gli armamenti. Le scuole private. La sanità privata. Le pensioni private. Bersani è tra le mani. Della maschera. Ha la maschera. Tra le mani. Ma non si stacca più. Dalla faccia. E continua a piangere. Ma nessuno lo vede. La fine del film. Andiamo a casa. Mi volto indietro. Guardo il cinema. La gente esce. Ritorna nelle case. Resta solo. Bersani. Una puttana. Di celluloide. Mi ha tradito.



18 niovembre 2011 Giuliano Bugani
operaio, giornalista, poeta

pc 18 novembre - basta con i licenziamenti nelle ferrovie di chi denuncia l'insicurezza

vogliamo Moretti in galera e fuori dalle ferrovie
rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamorte@gmail.com

1
LICENZIAMENTO DE ANGELIS: AZIENDA RICCORRE
IN APPELLO. UDIENZA A ROMA IL 21 NOVEMBRE 2011

Il Prof. Piergiovanni Alleva: L'articolo 21 della Costituzione non si attenua per i lavoratori dipendenti


TRENITALIA
INSISTE PER ESPELLERE DANTE DE ANGELIS DAL SUO LAVORO
CONFIDIAMO NELLA GIUSTIZIA E NELL'ARTICOLO 18

TORNA DAVANTI AL TRIBUNALE DI ROMA IL
LICENZIAMENTO DI DANTE DE ANGELIS, IL MACCHINISTA
DELEGATO ALLA SICUREZZA, ALLONTANATO
BRUTALMENTECON LA POLIZIA DA TRENITALIA IL GIORNO DI
FERRAGOSTO 2008
ACCUSATO PER LE SUE
DICHIARAZIONI IN MERITO AD ALCUNI INCIDENTI AVVENUTI AI
TRENI EUROSTAR NELLE
SETTIMANE PRECEDENTI: SPEZZAMENTO ETR 500 E PERDITA DI
PARTI MECCANICHE DEGLI ETR SERIE 400.
IL GRUPPO FS HA INFATTI
IMPUGNATO IN APPELLO LA SENTENZA DI REINTEGRA
DELL'OTTOBRE DEL 2009
L'UDIENZA, PRESSO LA QUARTA
SEZIONE DELLA CORTE D'APPELLO DI ROMA, È FISSATA PER
LUNEDÌ 21 NOVEMBRE 2011, RELATRICE LA DOTT.SSA DONATELLA
CASABLANCA
IL GIUDICE
DI PRIMO GRADO NEL 2009 AVEVA ANNULLATO IL LICENZIAMENTO
RICONOSCENDO LA LEGITTIMITÀ DELLE SUE DICHIARAZIONI (...leggi
tutto)



APPUNTAMENTO PER CHI VOLESSE TESTIMONIARE
VICINANZA E
SOLIDARIETA PER LA DIFESA DELLE LIBERTA' DI PAROLA E
DELL'ART 18:
Lunedì 21 novembre
2011 - ore 9,30
L'udienza si terrà presso la Corte d'Appello di
Roma, Sez. IV, Via R. Romei angolo Via V. Varisco.


2
*25 novembre 2011 - ore 17:30
presso l' Associazione "Esquilino Domani" via Galileo Galilei, 53 - Roma
ASSEMBLEA PUBBLICA
*
*"INSICUREZZA NELLE FERROVIE TRENITALIA IMPEDISCE L'APPLICAZIONE DELLE
NORME SULLA SICUREZZA IL CASO SANDRO GIULIANI, CAPOTRENO INGIUSTAMENTE
LICENZIATO"*

L'obiettivo sarà quello di parlare della in/sicurezza nelle ferrovie
attraverso il caso ultimo del licenziamento del capotreno Sandro
Giuliani senza dimenticare quella che definiamo ormai una persecuzione
nei confronti del macchinista Dante De Angelis, entrambi vittime di
gravissimi provvedimenti disciplinari per avere svolto il proprio
dovere, ai quali va innanzitutto la nostra solidarietà. Purtroppo
dobbiamo già aggiungere la notizia di pochi giorni fa del licenziamento
del ferroviere Riccardo Antonini (v. ns. comunicato allegato), appena
licenziato da RFI perchè consulente di parte nel processo sulla strage
di Viareggio di due anni fa, e secondo l'azienda avrebbe pregiudicato il
rapporto fiduciario...Gli interventi previsti ci aiuteranno a mettere in
relazione la sicurezza dei ferrovieri con quella degli utenti/pendolari,
passando per una riflessione sulle disposizioni legislative vigenti e
sui diritti dei lavoratori e delle lavoratrici compreso il ruolo degli
RLS, non senza immaginare concretamente di disegnare una società con
meno traffico privato e più mezzi pubblici, sicuri ed efficienti.

Interverranno:

Sandro Giuliani, capotreno
Dante De Angelis, macchinista
Ezio Gallori, macchinista in pensione
Roberto Cortese, Esecutivo Nazionale USB
Roberto Giordano, Segreteria Regionale CGIL Roma e Lazio
Pietro Serbassi, Segr. Naz. FAST Ferrovie
Flavio De Battista, Giuristi Democratici
Rosalba Rizzuto, Comitato Pendolari FR8
Mauro Puliani, Associazione No Auto

Coordina il dibattito Daniela Cortese per il Comitato 5 Aprile, nodo
romano della Rete Nazionale della Sicurezza sul Lavoro

pc 18 novembre - Nuova campagna di informazione a sostegno della Guerra Popolare in India


Il Comitato Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, nato sull'appello del meeting del gennaio 2010 a Parigi e che ha raccolto l'adesione di compagni di diversi paesi, con la settimana di mobilitazione del 2-9 aprile ha mostrato la sua estensione internazionale e la sua funzione di promozione, informazione e schieramento a sostegno della guerra popolare in India, inserito nel contesto più generale della situazione della lotta di classe, dell'imperialismo e della lotta dei proletari e popoli oppressi. Il Comitato ha deciso, nel quadro della campagna prolungata,trattando le contraddizioni nei diversi paesi, di lanciare una nuova settimana di mobilitazione internazionale per il 14-22 gennaio 2012 con le parole d'ordine:

- la repressione del governo indiano e dell'imperialismo non ferma ma alimenta la guerra di popolo

- che il vento della guerra di popolo in India arrivi alle masse proletarie in ogni angolo del mondo

La campagna apre la fase che porterà alla Conferenza internazionale di sostegno prevista per l'estate 2012.

La campagna prevede iniziative e incontri in diversi paesi per raccogliere l'adesione alla Conferenza internazionale e organizzarne la partecipazione.

Il Comitato fa appello all'Icawpi e a tutti i comitati di solidarietà con la guerra di popolo e la rivoluzione indiana a organizzare insieme questa attività.

L'adesione a livello internazionale e in ciascun paese può essere di tutte le organizzazioni, partiti, comitati che decidono di parteciparvi, sia singolarmente, sia come gruppo o cartello di organizzazioni.

Il Comitato invita tutti i blog e i siti che stanno molto contribuendo alla conoscenza della guerra popolare India, alla denuncia e lotta contro l'operazione Green Hunt e a diffondere i documenti del PCI (m), a giocare un ruolo importante nella realizzazione della campagna e nella riuscita della Conferenza Internazionale del 2012.

Il Comitato, facendo tesoro delle lezioni della precedente campagna 2-9 aprile, si rivolge principalmente al proletariato e le masse popolari per una partecipazione di massa alle iniziative.

Il Comitato invita tutte le forze che vi aderiscono a considerare che il sostegno alla guerra popolare in India è il dato che unisce e mobilita.

Il Comitato, in particolare nei paesi imperialisti, si mobiliterà nella campagna nella lotta contro le multinazionali indiane che si espandono anche nei paesi imperialisti.

Il Comitato ribadisce che esso sostiene in forma solidale tutte le guerre popolari e le lotte antimperialiste che si sviluppano in altri paesi del mondo, considerandole tutte importanti e determinanti nella lotta all'imperialismo.

Il Comitato porterà in tutte le manifestazioni antimperialiste, contro i vertici politici ed economici dell'imperialismo, contro la guerra imperialista, la campagna di sostegno, la propaganda e l'invito a partecipare alla Conferenza internazionale

Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India

ottobre 2011

pc 18 novembre - Foglio speciale studenti


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pc 18 novembre - contro il governo Monti come e perchè.

Il nuovo governo Monti si è insediato, con il voto plebiscitario dell'ex-maggioranza e ex-opposizione, e ha annunciato con stile soft english e paludato la nuova stangata antioperaia e antipopolare.
Con i guanti bianchi e il basso profilo si cercherà di riuscire laddove lo sputtanato Berlusconi e la sua accozzaglia ministeriale non erano riusciti o sembravano non in grado di riuscire. Stare a galla nella crisi, restando agganciati al carro francotedesco e ai loro diktat, attraverso l'intreccio scaricamento-ripresa
fatto pagare interamente ai proletari e masse popolari e farlo attraverso una compagine ministeriale di professori e banchieri, tutti legati ai cosiddetti poteri forti ed espressione paritetica degli interessi espressi da Berlusconi e dalla parte dei padroni che si rinoscono nel PD. Il ruolo di supplenza mediazione per questo ricambio è sostenuto dal Vaticano che presta suoi uomini al governo in attesa che possa contribuire in maniera decisiva a offrire una vera alternativa politica di terzo polo che diventi primo polo.
Si tratta quindi di un'operazione di palazzo, pilotata da Napolitano, una 'rimozione' di Berlusconi nell'interesse generale della borghesia e dello stesso Berlusconi come parte di essa.
Si tratta quindi di una rimozione da destra che apre la strada a un governo nei fatti ancora più di destra. Un governo che mostra non tanto che la politica ha fallito, quando che in questo paese la democrazia parlamentare ed elettorale è un simulacro di una dittatura oscura che si fa aperta.
La borghesia imperialista italiana insedia un governo di cavalier serventi ligi agli interessi dominanti e non esita a imporlo con tutti i mezzi possibili, in un clima di unità nazionale, che anticipa l'uso della forza dello stato di polizia e forse dell'esercito, ove i proletari e le masse non ci stiano.
Alla imposizione 'violento soft, di un governo non eletto da nessuno e di maggiordomi a cui si invita a far i padroni, nell'interesse dei padroni, occorre opporre la forza e l'esercizio della forza di proletari, studenti, precari,disoccupati, masse popolari che non devono e in una certa misura non possono pagare la crisi e la ripresa del capitale.
Il governo Monti è parte della guerra del capitale contro proletari e masse a cui bisogna opporre la resistenza dei proletari e delle masse.
Questa resistenza non ha futuro se si muove nell'alveo delle attuali idee circolanti nel movimento di massa, delle attuali forme organizzate del movimento, delle attuali caratteristiche del movimento di massa, anche studentesco.

Serve avanzare e praticare il sindacato di classe nelle fabbriche e nei posti di lavoro, la cui costruzione esige la rottura della normale lotta sindacale e l'esercizio della forza operaia e proletaria anche nelle singole vertenze per il lavoro e il salario.
Serve il fronte unito proletario e rivoluzionario, delle forze che siano alternative alla sinistra elettorale,ai Casarini uniti per l'alternativa,Bernocchi -cobas confederazione,e che pratichi questa l'alternativa sul campo: dal 14 dicembre, al 15 ottobre, alla generalizzazzione delle caratteristiche e delle lezioni positive del 'movimento notav' ecc.
Serve il partito della rivoluzione, che si basi non sull'unità ma sulla divisione tra comunisti rivoluzionari e comunisti a parole e revisionisti nei fatti.
Avanzano le condizioni per costruire questi strumenti nel fuoco della lotta di classe - dove fuoco sta per fuoco della rivolta proletariea e popolare, contro pompieri e fuochisti inconseguenti - in stretto legame con le masse, vale a dire in stretto legame con i suoi interessi a non accettare i provvedimenti dei governi della borghesia, a contrastare la marcia verso la dittatura aperta, a dire basta al potere dei padroni e costruire il nuovo potere proletario.

proletari comunisti - PCm-Italy
18 ottobre

giovedì 17 novembre 2011

pc 17 novembre - il vento di ribellione scuote scuole e università e invade diverse città



La parola d'ordine che avevamo lanciato con il nostro manifesto alla vigilia di questa giornata di lotta degli studenti ha trovato conferma.
Tantissimi gli studenti in piazza in tutta Italia, e ovunque si è cercato di uscire dai binari voluti dalle questure e da una parte degli organizzatori della protesta.
In particolare da Torino a Palermo, da Milano alla fase finale della manifestazione di Roma, le manifestazioni hanno aperto il fuoco della lotta contro il nuovo governo Monti dando un segnale a tutto il movimento.
Un segnale che va esteso e raccolto con la continuità della lotta e con la costruzione di nuove scadenze nazionali.
Ma è importante che dentro il movimento di massa più esteso possibile si delinino i fronti,
un fronte rivoluzionario che porti avanti a livello di massa il messaggio echeggiato il 15 ottobre
solo la rivolta studentesca, proletaria, popolare è in grado di fermare la mano di padroni, governo e Stato
i Palazzi del potere economico e politico devono essere assediati
i partiti parlamentari e le componenti opportuniste nel mvoimento devono essere isolate

Proletari comunisti
17 novembre 2011

pc 17 novembre - Roma .. vendetta di Stato contro i ribelli del 15 ottobre - libertà per i compagni

E' arrivata la prima condanna per gli scontri con le forze dell'ordine avvenuti il 15 ottobre scorso durante la manifestazione degli Indignati. Giovanni Caputi, 22enne originario di Terlizzi, in provincia di Bari, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione per resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale, dai giudici della decima sezione penale del tribunale, al termine del giudizio con rito abbreviato. La procura aveva chiesto una condanna a 4 anni.

Caputi, che da tempo si era trasferito in Spagna, era stato fermato il giorno degli incidenti insieme con altri 12 manifestanti ed è ancora detenuto nel carcere di Regina Coeli. Nei suoi confronti la procura, che ha ottenuto dal tribunale la trasmissione degli atti, ha intenzione di indagare ancora in relazione al reato di devastazione.

Il collegio ha disposto che il manifestante dovrà anche risarcire i danni, da liquidarsi in separata sede, subiti da Comune di Roma e Ama, l'azienda municipalizzata per i rifiuti. "Siamo in presenza di una decisione troppo dura - ha commentato l'avvocato Fabrizio Gallo, legale di Caputi - Sulla sentenza ha influito senza dubbio la pressione mediatica legata a quanto accaduto a Roma quel giorno. Oggi viene condannata una persona che con gli incidenti e gli episodi di violenza non ha nulla a che fare".

Per quanto riguarda gli altri fermati (Robert Scarlat, Stefano Conigliaro e Ilaria Ciancamerla) e processati per direttissima, l'udienza è fissata per il 5 dicembre.

Ieri era tornato in libertà Leonardo
Vecchiolla, lo studente campano arrestato il 22 ottobre scorso a seguito degli scontri di piazza San Giovanni. Il Riesame a Roma aveva quindi accolto il ricorso presentato dal legale di Vecchiolla Sergio Acone e quindi lo studente di Ariano Irpino (Benevento) è libero senza l'applicazione di nessuna misura cautelare.

Sulla condanna, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha spiegato: "Era l'unico black block in stato di detenzione e quindi si è agito in rito abbreviato. Oltre alla pena, che è significativa, è importante che sia stato riconosciuto il diritto per il Comune di Roma a essere risarcito. Ci eravamo costituiti parte civile e la sentenza dimostra che c'è stato un danno alla città".

pc 17 novembre - Milano la repressione non ferma la grande giornata di lotta degli studenti .. e ora si va al 12 dicembre !


17 novembre 2011: PIU' DI 10MILA STUDENTI IN PIAZZA A MILANO!

MASCHERE DI "V" IN AZIONE: SANZIONAMENTI ALLE SEDE DELL' A.B.I. E ALL'UNIVERSITA' CATTOLICA!
"SAVE SCHOOL NOT BANKS! - BASTA FONDI A PRIVATE, BANCHE E PROFITTI DELL'1%"

VERSO LE MOBILITAZIONI NELLE SCUOLE: #OCCUPY THE SCHOOL!

>> More info, foto, video della giornata in aggiornamento: http://www.cantiere.org/art-03460/17-novembre.html

Oggi nella giornata mondiale per i diritti dello studente siamo scesi in piazza come in numerosissime altre città in Italia e in tutto il mondo per pretendere soldi all'istruzione pubblica e diritti.
Da decine di picchetti nelle scuole di milano e provincia sono arrivati in piazza Cairoli migliaia e migliaia di studenti che, insieme ai lavoratori precari e non dei sindacati di base in sciopero, hanno dato il via al terzo grosso corteo dell'anno aperto dallo striscione "Ma quale stabilità? Ancora una volta 220 milioni alle scuole private e 708 alle spese militari - RITIRARE TAGLI e RIFORMA, INVESTIRE NELLA SCUOLA PUBBLICA" e dallo stendardo "Save school not banks, zero soldi alle private, banche e profitti dell'1%".

Pretendiamo il ritiro immediato della riforma Gelmini, e la cancellazione dei finanziamenti alle scuole private. Informiamo Monti e il suo governo che ha una media di 63 anni e viene in gran parte dai consigli di amministrazione di Unicredit e Intesa Sanpaolo, che i giovani che erano oggi nelle piazze non sono più disposti a rinunciare alla scuola e al futuro per salvare le banche

Lungo il percorso alcuni di noi con le maschere di V hanno sanzionato le sedi di alcune banche, con particolare attenzione a Unicredit e Intesa San Paolo, le due banche che possono vantare più neoministri nei loro consigli di amministrazione: not our debt! Abbiamo inoltre appeso locandine con scritto "Monti: 'Gelmini e Marchionne esempi da seguire' - Cominciamo bene... Que se vayan todos!"

Le due azioni più importanti del corteo sono state il sanzionamento di A.B.I. e Cattolica.
L'A.B.I., l'Associazione Banchieri Italiani, ribattezzata dal corteo "Associazione Bancarottieri Italiani" è il consorzio di banche private che rappresenta l'italia negli organismi economici internazionali come la commissione europea e col "superministro" Corrado Passera ne è membro dell'esecutivo. Abbiamo srotolato uno striscione con scritto "Zero soldi a scuole private, banche e 1% - Save School Not Banks", mentre con questi messaggi veniva fatto un murales sulla facciata dell'ABI da studenti con le maschere di V con scritto "save school not banks & bankster".

Sulla sede dell'università Cattolica invece abbiamo innalzato lo striscione "Ridateci i nostri soldi! Adesso paghino chiesa e scuole private!" e altri messaggi: "Ornaghi ministro... di quale cultura? Tenetevi il medioevo e pagate l'ici!!!" e "Governo italiano, concilio vaticano...". Abbiamo appreso con disgusto la nomina di Ornaghi a ministro della cultura, perchè lui stesso dirige una rivista che nel manifesto si definisce "medievalista e nemica della cultura moderna elargita come pane nelle scuole e nelle università pubbliche". Ornaghi rettore della Cattolica rappresenta esattamente il modello di scuola privata e dei preti, che non paga ici e tasse, ciuccia soldi pubblici come i 220 milooni della legge di stabilità e accetta solo battezzati.

Il corteo è finito in piazza Cadorna dove abbiamo bloccato il traffico di una delle piazze centrali della città con un'assemblea in cui i collettivi si sono alternati al microfono con degli interventi in cui annunciavano le occupazioni, autogestioni e mobilitazioni delle prossime settimane nelle scuole e rilanciando al campagna #occupytheschool - Riprendiamoci le scuole, occupiamoci del nostro futuro!

Rifiutiamo le logiche di tensione e di paura come le cariche contro i cortei studenteschi in diverse città e le zone rosse che hanno provato a imporre. Esprimiamo solidarietà a tutti gli studenti fermati oggi e ne pretendiamo la concreta liberazione.

Oltre che con gli interventi finali, abbiamo ricordato anche con uno striscione sul lato del camion come coltiviamo la memoria per un futuro di diritti contro ogni fascismo in tempi di crisi "Praga 17/11/39 - Milano 12/12/69: scuole e cultura contro razzismo e fascismo", infatti la giornata mondiale degli studenti è nata a seguito della deportazione nei lager di oltre 1200 studenti a Praga durante un corteo. Rifiutiamo ogni fascismo e strategia della tensione e abbiamo da subito rilanciato verso il prossimo corteo del 12 dicembre, nell'anniversario della strage di piazza Fontana.

Seguiranno aggiornamenti, ci vediamo nelle scuole occupate e il prossimo 12 dicembre in piazza!

COORDINAMENTO DEI COLLETTIVI STUDENTESCHI DI MILANO E PROVINCIA

pc 17 novembre - Roma studenti in lotta..rotto il divieto di Alemanno uova contro il Senato che insedia il governo Monti


le ultime fasi del corteo

ore 15.28. Il corteo degli studenti sta tornando a La Sapienza con nuove ripercussioni sul traffico. Via dei Fori Imperiali e via Labicana sono interdette alle auto per il loro passaggio.

ore 15.08. ''Oggi ci siamo ripresi le strade della capitale che per troppo tempo ci sono state negate''. Così gli studenti hanno commentato la mobilitazione nazionale nel giorno della fiducia al governo Monti. Durante le prime fasi del corteo, poco dopo la partenza da piazzale Aldo Moro, ci sono stati attimi di tensione tra i manifestanti che hanno isolato un gruppetto di giovani con i volti coperti.

ore 14.36. ''Terremo in grande considerazione le ragioni della loro protesta''. Così il ministro del Welfare, Elsa Fornero, parlando con i giornalisti al Senato sulla protesta degli studenti.

ore 14.34. I manifestanti stanno lasciando piazza Sant'Andrea della Valle. Gli studenti, in testa al corteo, stanno indietreggiando con in mano i loro "book bloc". "Torniamo in corteo all'università" hanno detto gli studenti.

ore 14.29. Il 60enne disabile si fa scudo con un cartello su cui c'è scritto: "Il vostro debito ve lo pagate voi, lo shock lo diamo noi".

ore 14.24. Un disabile su sedia a rotelle, di circa 60 anni, ''sfida'' il cordone delle forze dell'ordine davanti al Senato che blocca, anche con i blindati, l'accesso della testa del corteo degli studenti a Roma in corso Rinascimento. Il disabile, che espone un cartello in cui critica ''il potere delle banche'', grida lo slogan: ''Uguaglianza, giustizia e liberta'''. Dietro di lui sono schierate due-tre file di studenti, muniti di ''book bloc'' ovvero scudi di gomma. Gli studenti affollano piazza Sant'Andrea della Valle, punto di arrivo del corteo autorizzato.

ore 14.21. "Le nostre uova sono per Monti. Questo è solo il benvenuto". A urlarlo gli studenti in piazza Sant'Andrea della Valle. "Continueremo a mobilitarci - hanno aggiunto - Non vogliamo pagare noi la vostra crisi".

ore 14.20. Agenzia per la Mobilità informa che alle 14 è ripreso il servizio delle metropolitane nella Capitale. Dunque lo stato del servizio di trasporto pubblico alle 14 è: metro A e B aperte con riduzione di corse; ferrovia Roma-Lido: aperta con riduzione di corse; ferrovie Termini-Giardinetti e Roma-Viterbo chiuse. Bus, filobus e tram subiscono cancellazioni di corse o linee.

ore 14.18. "Dobbiamo avere delle regole precise, quindi oggi pomeriggio firmerò l'ordinanza annunciata, in attesa di confrontarmi col ministro dell'Interno, perché al di là delle ordinanze ci vuole una normativa che regoli il diritto a manifestare". Lo ha fatto sapere il sindaco Gianni Alemanno ricordando l'ordinanza che consente i cortei a Roma solo nella giornata di sabato

ore 14.15. E' avanzato di alcuni metri il cordone delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa dopo il lancio di uova e arance da parte dei manifestanti. Gli agenti hanno superato i blindati che sbarrano la strada in piazza S.Andrea della Valle. Il corteo con in testa gli studenti non è arretrato.

ore 14.12. Lancio di uova e arance contro il cordone delle forze dell'ordine in piazza Sant'Andrea della Valle davanti al Senato. Le forze dell'ordine sono schierate in tenuta antisommossa e con blindati.

ore 14.02. Il corteo è arrivato a Sant'Andrea della Valle presidiato dalle forze dell'ordine.

ore 13.57. Il corteo di Roma è ormai vicinissimo al Senato. Sta sfilando su corso Vittorio Emanuele. Le vie laterali che portano a palazzo Madama sono blindate. "Di questo governo tecnico non ci fidiamo", ripetono gli studenti.

pc 17 novembre - Bergamo studenti in lotta forti iniziative, uno studente fermato

Tensione, uova contro la sede di Confindustria e un giovane portato in questura per essere identificato. E' il bilancio della manifestazione degli studenti questa mattina a Bergamo. Obiettivo principale degli slogan scanditi dai 200 ragazzi il nuovo governo, ma anche bersagli più locali. Come l'Azienda trasporti Bergamo, nel mirino
per l'aumento del prezzi (sulla sede Atb di Porta Nuova hanno scritto 'Aumentano i controlli, aumentano i biglietti') e Confindustria (contro la cui sede di via Camozzi sono stati tirate delle uova). Gli studenti hanno anche cercato di affiggere uno striscione sul palazzo della Banca d'Italia, ma sono stati bloccati dalle forze dell'ordine e giovane è stato portato in questura.

pc 17 novembre - Torino violente cariche poliziesche contro il corteo studentesco


Distinguere il corteo degli studenti, dalla delegazione patetica di cub e cobas confederazione che portano crisantemi all'associazione industriali

Giornata di cortei per le vie del centro, traffico in tilt e grande schieramento di forze dell'ordine. Studenti delle università e delle superiori scendono in piazza per "riprendersi il futuro" toltogli dalla grande crisi globale e per sensibilizzare il nuovo governo nei confronti dei tagli alla scuola. Con loro anche ricercatori del mondo accademico, per una manifestazione che rientra nell'ambito della Giornata mondiale di mobilitazione studentesca e che probabilmente darà vita a due cortei.

Uno "guidato" dagli Studenti indipendenti di Università e Politecnico e dai ragazzi delle superiori di LaSt, che seguirà questo percorso: piazza Arbarello, Porta Susa, piazza Statuto, Rondò della forca, Porta Palazzo, via Milano, corso Re Umberto, corso Vittorio Emanuele con arrivo davanti alla sede di Confindustria Piemonte. Un altro spezzone, animato da giovani dei centri sociali, dovrebbe invece tentare di avvicinarsi alla sede torinese della Banca d'Italia, Gli studenti medi hanno preparato la protesta con occupazioni e autogestioni che hanno interessato diverse scuole di Torino: dai licei Gioberti e Einstein, occupati da lunedì, ai licei Alfieri, Segré e Cattaneo, in assemblea permanente da ieri. Gli allievi di alcuni di questi istituti hanno "chiuso" la loro scuola con uno striscione con la scritta "Torniamo subito, andiamo a riprenderci il futuro". Probabili flash mob durante il corteo, con libri giganti di gomma piuma per un "book block" che mira a bloccare il traffico in alcuni punti della città

Gli studenti medi hanno preparato la protesta con occupazioni e autogestioni che hanno interessato diverse scuole di Torino: dai licei Gioberti e Einstein, occupati da lunedì, ai licei Alfieri, Segré e Cattaneo, in assemblea permanente da ieri. Gli allievi di alcuni di questi istituti hanno "chiuso" la loro scuola con uno striscione con la scritta "Torniamo subito, andiamo a riprenderci il futuro". Probabili flash mob durante il corteo, con libri giganti di gomma piuma per un "book block" che mira a bloccare il traffico in alcuni punti della città.

La contestazione è poi proseguita alla Mole Antonelliana, dove i manifestanti hanno occupato l'atrio, sostituito la bandiera dell'Europa con quella del movimento No Tav e acceso alcuni fumogeni dalla balconata.



-corteo studentesco a Torino
i manifestanti si ricompattano in via Accademia delle scienze. Il corteo è fermo
torino Un manifestante ferito davanti alla kibreria luxenburg. Non è grave
Il corteo in piazza Carignano nuove tensioni
Il corteo in oiazza Castello si ricompatta
Bottiglie contro la polizia in via san Tommaso
Nuovi scontri in via san tommaso #reputotweet
Il corteo in via Pietro Micca
Nuova carica in via Santa Teresa
Polizia e studenti si fronteggiano in via Santa Teresa
il tentativo di sfondare il cordone di polizia ha scatenato la reazione. la piazza parla di due fermati
Dopo la carica il corteo prosegue su piazza solferino
Carica in via Lascaris. Urla e uovs contro la polizis
Il corteo attraversa il grande mercato di Porta Palazzo. Al microfono i ragazzi spiegano le ragioni della protesta
Gli studenti tentano di sfondare la polizia carica
Scontri con ls polizia
In piazza i vertici della questura. Il corteo procede senza tensioni su piazza Solferino #
Quattro blindati chiudono via Arcivescovado. Siamo a 500mt dalla sede di Bankitalia Moltissima polizia davanti alla Scuola d'applicazione d'arma
Il corteo prosegue oltre corso Matteotti. Molta gente affacciata ai balconi o Blindati della polizia chiudono corso Matteotti
Il corteo riprende su corso Re Umberto in direzione della sede della banca d'Italia Il corteo è fermo, si concorda il percorso con la questura. Interventi al microfono # Slogan: non ci rappresenta nessuno. La polizia controlla a distanza about 1 hour Il corteo in corso Re Umberto angolo corso Vittorio. Molta polizia con indosso i caschi
Il corteo in corso Re Umberto angolo corso Vittorio. Molta polizia con indosso i caschi #
Slogan e uova contro la polizia. Nessuna reazione delle forze dell'ordine Il corteo su corso Re Umberto. In testa ora ci sono gli studentirep_torino Molta polizia davanti al Centro Congressi della Regione. Il corteo sfila senza tensioni Canzoni degli Intiillimani il corteo verso la banca d'Italia Il corteo prosegue oltre. Su corso Stati Uniti. Nessun incidente in via Fantio Molta polizia presidia il palazzo di via Fanti sede dell' unione Il corteo é vicino l'unione industriale

pc 17 novembre - a Milano lo sciopero degli studenti contro il governo Monti e le università dei padroni e del vaticano


distinguere lo sciopero degli studenti e la lotta tra le due linee nel movimento degli studenti dai parassiti strumentali di cobas confederazione e cub


. Cori contro il nuovo governo Monti e lanci di uova

11.39 Uova e fumogeni contro la Cattolica
Prosegue con lanci di uova e fumogeni la protesta degli studenti. Aa essere presa di mira è anche la sede distaccata dell'Università Cattolica in via Carducci 30 al grido di "scuola pubblica". I fumogeni sono stati lanciati nel cortile interno dell'ateneo.

11.21 Ferito un operatore televisivo
Nuovo tentativo di sfondare il cordone delle forze dell'ordine, all'angolo tra corso di Porta Romana e via Santa Sofia, da parte degli studenti in corteo. Gli agenti hanno risposto con una seconda carica. Un operatore del Fatto quotidiano è stato colpito al volto da un fumogeno lanciato dagli studenti. L'operatore si è accasciato a terra perdendo sangue dalla testa. Sono stati chiamati i soccorsi. Il corteo è ripartito.

11.07 Il corteo riparte dopo la trattativa
Dopo una prima fase di spintoni, con il lancio di uova e fumogeni verso gli agenti, le forze dell'ordine hanno replicato con una breve carica a colpi di manganello che ha respinto il tentativo di sfondare. Dopo lunghi minuti di trattativa, al corteo è stato permesso di svoltare in via Santa Sofia. La testa del serpentone prosegue invece nel suo tragitto autorizzato verso piazza Cadorna.

10.54 La polizia carica i manifestanti
Tensione all'angolo tra corso Italia e via Molino delle armi. Un gruppo di studenti, alcuni con scudi di plastica e caschi in testa, hanno avanzato nel tentativo di raggiungere l'Università
Bocconi nonostante l'accesso alla via fosse chiuso da uno schieramento delle forze dell'ordine. Gli agenti hanno risposto con una carica e manganellate. Lo spezzone ha poi proseguito la marcia girando in via Santa Sofia.

10.46 Lanci di uova contro Unicredit
Uova sono state lanciate sulla filiale Unicredit in corso Italia. Sulle vetrine della filiale sono state disegnate le 'V' che simboleggiano lo slogan 'V per Vendetta' utilizzato dal movimento per esprimere la contrarietà alle politiche del governo e la speculazione dei mercati.

10.09 Corteo al via, scontri fra manifestanti
Il corteo dei collettivi studenteschi di Milano, organizzato nella Giornata mondiale dello studente e in concomitanza con lo sciopero di Cub e Cobas, è partito da largo Cairoli in un clima acceso tra i diversi gruppi che animano la manifestazione, tanto da arrivare a una rissa che ha coinvolto numerosi ragazzi. Cominciato a pugni e calci, lo scontro ha registrato anche il lancio reciproco tra i collettivi di fumogeni accesi ad altezza uomo. Nel frattempo il serpentone si è incamminato lungo via Cusani e più avanti, lungo il percorso, è prevista una scissione di una parte del corteo che è intenzionata a raggiungere l'università Bocconi per esprimere la sua contrarietà al "governo dei banchieri" guidato dal professore bocconiano Mario Monti.
(17 novembre 2011)

pc 17 novembre - Palermo sciopero degli studenti - manifestazione e scontri


la stampa mette insieme il grande sciopero degli studenti in corso, e la manifestazioncina strumentale e inutile del cobas confederazione, che non partecipa alla manifestazione studentesca e agli scontri

ore 12.45
Dopo gli scontri e la tappa in piazza Indipendenza, il corteo degli studenti medi si è sciolto. I ragazzi stanno raggiungendo a piedi la vicina cittadella universitaria. Gli altri due cortei in mattinata hanno percorso le vie del centro e si sono dispersi pacificamente.

ore 12.25
L'uomo ferito negli scontri ha avuto un malore ed è stato portato in ospedale con un'ambulanza del 118. Si chiama Giovanni Pisciotta, ha 47 anni, ed è un senzacasa dello Zen che si trovava sul luogo degli scontri. "Ho tentato di difendere i ragazzi dalle manganellate, ho detto non li picchiate, sono dei bambini", ha raccontato prima di sentirsi male ed essere portato in ospedale. Ora i manifestanti sono fermi davanti a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione.

ore 12.11
"Gli scontri con le forze dell'ordine sono stata una reazione dopo il primo episodio in banca. Noi volevamo fare solo un'azione simbolica pacifica ma vistici respinti con violenza poi abbiamo reagito di conseguenza. Una situazione incontrollabile poi non è stato possibile contenere l'indignazione". A dirlo è Giorgio Martinico, uno dei portavoce degli studenti universitari che questa mattina assieme agli studenti medi hanno paralizzato Palermo nel "blocchiamo tutto day". Dopo i ripetuti tafferugli, che hanno causato anche due feriti, il corteo ha raggiunto la stazione, ha proseguito per via Maqueda per sostare davanti alla sede del Comune e si è diretto verso Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione.



ore 11.34
Uno studente è rimasto ferito durante scontri in via Roma mentre un gruppo di giovani ha tentato di occupare la filiale di una banca. "I poliziotti gli hanno rotto la testa - dice Bianca Giammanco, del coordinamento studentesco - ed è stato portato via. Ma noi continueremo a protestare". Lanciate uova e fumogeni contro sedi di banche. Inoltre sono state lasciate delle scritte sui muri di banche e anche dell'Agenzia delle entrate. Sui muri dell'istituto c'è scritto: "Ladri ridateci i nostri soldi".

ore 11,15
Un senzatetto dello Zen, che si è unito insieme ad altri senzatetto al corteo
studentesco, è stato ferito alla testa da una manganellata. Dopo la carica della polizia il corteo si è fermato in piazza Giulio Cesare, davanti alla stazione centrale, e adesso stanno risalendo la via Maqueda verso il teatro Massimo

ore 11,08
Le forze dell'ordine hanno caricato i manifestanti, giunti all'altezza di via Fiume, davanti alla sede di banca Ugf. Le manganellate hanno disperso la folla di studenti in tutte le direzioni. Ora il corteo sta per riaggregarsi.

ore 11,01
Lancio di uova e di bottiglie contro la sede del Banco di Sicilia, in via Roma. Uova e bottiglie hanno colpito anche le forze dell'ordine, schierate in assetto antisommossa davanti all'istituto di credito

ore 10,43
Momenti di tensione davanti alla sede di Banca Intesa San Paolo in via Roma. I manifestanti hanno lanciato petardi e fumogeni contro le vetrine dell'istituto di credito, alcuni sono entrati all'interno degli uffici delle assicurazioni Generali. Le forze dell'ordine sono intervenute per disperdere la folla. Ora il corteo di studenti sta risalendo via Roma in direzione delle Poste centrali.

ore 10,25
Gli studenti hanno ricoperto di scritte con la vernice spray la facciata dell'Agenzia delle entrate di piazzetta Napoli: ''Ladri, ridateci i nostri soldi''. Sono stati sparati ripetutamente petardi dai dimostranti. Ad aprire il corteo, lo stricione ''Politici di tutti i colori sindacalisti venduti imprenditori e banchieri cacciamoli tutti''. Adesso stanno raggiungendo via Roma, dove attaccheranno simbolicamente altri "obiettivi sensibili" dell'economia e della finanza. La sede della Banca d'Italia in via Cavour è presidiata dalle forze dell'ordine.

ore 10,20
Almeno cinquemila gli studenti in piazza secondo gli organizzatori. Dopo il sit-in davanti all'Agenzia delle entrate gli studenti raggiungeranno altri obiettivi, che però ancora non sono stati resi noti.

ore 10,10
Almeno tre i cortei partiti dai punti di concentramento. I lavoratori dei Cobas si Gli studenti medi partiti da piazza Verdi hanno sfilato lungo via Stabile e hanno raggiunto l'Agenzia delle entrate di piazza Napoli, primo simbolo del potere economico che hanno deciso di presidiare.

(17 novembre 2011) © Riproduzione riservata

pc 17 novembre - lo scandalo s.raffaele con l'emergenza criminale Don Verzè, a taranto Vendola-PD sponsorizzano il S.Raffaele

prepariamo subito un esposto denuncia rispetto ai personaggi del mondo
politico, finanziario e delle professioni che in questa città e in questa
regione vogliono lucrare su questo grande affare
e una raccolta di firme di massa, ribadendo la nostra intenzione di
attivare un movimento di massa per la sanità e la salute pubblica a taranto
che è tutto ilcontrario del san raffaele
per organizzare un vero comitato di lotta e non elenco di sigle
rivolgersi a
slai cobas per il sindacato di classe taranto
cobasta@libero.it
347-1102638


mentre la fondazione s.raffaele viene ormai colpita come associazione a
delinguere e di malaffare
compreso il presunto santo don verze - un gruppo di signori con relativi
politicanti al seguito
annuncia che a taranto si va avanti comunque
arroganza e affaroismo lobby e cordate non ci stanno a perdere il business
ma non hanno fatto i conti con i cittadini che non hanno l'anello al naso e
sanno leggere i giornali
abbiamo senz'altro bisogno di ospedali di eccellenza e ricerca, ma
innanzitutto di ospedali e ambulatori, senza ticket e medicine troppo care
per curarsi invece che ammalarsi quan do si va in ospedale
per queste ribadiamo la più totale opposizione a questa struttura e a tutte
le forze politiche, economiche e sindacali che la sosterranno
intendiamo dare vita a un movimento tipo no tav che contrasti con le buone e
con le cattive se necessario
questo nuovo attacco dei poteri forti alla nostra città

slai cobas per il sindacato di classe
taranto
cobasta@libero.it
3471102638

pc 17 novembre - THYSSEN sentenza -mobilitazione nazionale della rete per la sicurezza sui posti di lavoro

comunicato della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
sulla sentenza Thyssen
mobilitarsi per estendere e generalizzare questa sentenza nei processi per
morti sul lavoro
campagna di informazione e denuncia in tutte le città italiane
per adesioni, info, materiali
bastamortesullavoro@gmail.com


L'ad della Thyssen, l'amministratore delegato Harald Espenhahn, conosceva
cosa
rischiavano gli operai, cioè la loro stessa vita, ma ha scelto di
interessarsi
solo all'incremento del profitto che poteva ricavare dalla fabbrica in
dismissione, non intervenendo per la messa in sicurezza delle linee. Questo
hanno scritto i giudici di Torino nelle motivazioni della sentenza: "Il
quadro
complessivo induce la Corte a ritenere che certamente Espenhahn, cosi' come
contestato, si fosse 'rappresentata' la concreta possibilita', la
probabilita'
del verificarsi di un incendio, di un infortunio anche mortale sulla linea 5
di
Torino; e che, altrettanto certamente, omettendo qualsiasi intervento di
'fire
prevention' in tutto lo stabilimento e anche sulla linea 5 e anche nella
zona
di entrata della linea 5, ne avesse effettivamente accettato il rischio".
E ancora:"La Corte non riesce, nel caso di Espenhahn, a individuare alcun
fattore, alcun elemento, ripercorrendo l'intero quadro a disposizione
dell'imputato, in forza del quale egli potesse 'ragionevolmente' sperare che
non sarebbe capitato nulla, nessun incendio, nessun infortunio anche mortale
nello stabilimento di Torino, soprattutto sulle linee di trattamento,
soprattutto sulla linea 5, soprattutto dopo l'incendio di Krefeld,
soprattutto
non intervenendo in alcun modo in prevenzione e protezione, soprattutto
conoscendo le condizioni di lavoro di Torino, le condizioni di lavoro sulla
linea 5, soprattutto considerata e da lui conosciuta la frequenza degli
incendi
a Torino e sulla linea 5".
Per gli operai, per noi che lottiamo contro i padroni assassini le
motivazioni
di questa condanna, così come tutti i processi per le stragi di lavoratori,
confermano una sola verità, che i padroni sanno bene che i lavoratori
rischiano
la vita, si infortunano, subiscono mutilazioni spesso irreversibili nelle
fabbriche, ma per i piani padronali è un costo la sicurezza degli impianti e
non vogliono pensare a ridurre il profitto. Dalla loro parte hanno tutto un
sistema di controlli inesistenti o compiacenti, spesso di complicità con i
sindacati confederali, di impunità riguardo le leggi. Solo alla Thyssen sono
stati condannati per omicidio volontario ma perchè c'è stata una
mobilitazione
straordinaria di lavoratori e di masse popolari, di famigliari e operai
colleghi di coloro che sono stati ammazzati, di una manifestazione nazionale
organizzata dal basso dalla Rete per la sicurezza sul lavoro, di un presidio
sistematico davanti al Tribunale durante le udienze.
I padroni sono assassini criminali, tutto questo sistema si fonda sulla
violenza del potere padronale. Per la difesa della vita degli operai l'unica
strada non può che essere il rovesciamento di questo potere. A questo
continuiamo a lavorare come Rete nazionale.

Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro

pc 17 novembre - contro il clerico-fascismo donne in lotta a Urbino

Oggi, 16 novembre 2011, l'Università degli Studi di Urbino 'Carlo Bo'
ha ospitato il Cardinale Tarcisio Bertone per la presentazione del libro
“Gesù di Nazareth” di Papa J. Ratzinger. A tale proposito un gruppo di
studentesse appartenenti al collettivo femminista Drude, accampate in
Piazza della Repubblica da giovedì notte per rivendicare l'importanza
degli spazi autogestiti, ha deciso in assemblea di prendere parola in
merito a tale iniziativa. Le studentesse sono state impossibilitate a
partecipare all'iniziativa, aperta a tutta la cittadinanza. Appena
arrivate davanti a Palazzo Battiferri, le studentesse sono state
sottoposte piu' volte a controlli di generalità e a perquisizioni
forzate e ingiustificate. Ci chiediamo perchè lo stesso trattamento non
sia stato riservato agli altri studenti presenti nell'Aula Magna. Il
pretesto al quale si sono aggrappate le forze dell'ordine è stato la
mancanza di un invito scritto, non necessario ai fini della
partecipazione.

Denunciamo il trattamento riservatoci da Polizia e Carabinieri, che
oltre ad averci negato il diritto di partecipare ad un iniziativa
pubblica all'interno della nostra Università, ci hanno allontanate con
la forza: insulti,spintoni e calci! L'intenzione del collettivo era
quella di distribuire materiale informativo e di denuncia in merito alla
scelta del Rettore Stefano Pivato di invitare il Segretario della Curia
Romana. Quest'ultimo, piu' volte chiamato in causa in virtù della sua
carica ecclesiastica per rispondere dei reati di pedofilia commessi da
altri prelati, è stato accolto dalle istituzioni accademiche per
pubblicizzare l'evento come un'occasione straordinaria che "mette sotto
i riflettori del dibattito culturale" l'Università urbinate.

Abbiamo tentato di mantenere un clima sereno ed esporre le nostre
motivazioni in maniera pacata senza creare inutili tensioni, cercando
invano un dialogo con le forze dell'ordine. Il risultato è stato
solamente l'ennesima prova della repressione di stampo neofascista della
libertà d'espressione che giornalmente le studentesse e gli studenti
subiscono, persino all'interno degli spazi universitari.

L'accaduto non ci ha demoralizzate, ma ha alimentato ancora di più il
nostro interesse nel diffondere le istanze che abbiamo successivamente
ribadito durante l'assemblea pubblica tenutasi in Piazza della
Repubblica in occasione dell' Occupy Urbino.

Di seguito riportiamo il volantino in questione.

RIMETTI I NOSTRI DEBITI, RIMETTI L'8 PER MILLE. BERTONE, PAGA LE TASSE!

Oggi, 16 novembre 2011, l'Università degli studi di Urbino 'Carlo Bo'
ospita il Cardinale Tarcisio Bertone per la presentazione del libro
“Gesù di Nazareth” di Papa J. Ratzinger.

Come collettivo femminista e come studentesse sentiamo il bisogno di
contrastare e denunciare tale scelta da parte dei vertici accademici che
non rispecchia, e soprattutto non rispetta, il ruolo dell'Università
pubblica e laica.
Denunciamo la scelta del Rettore Stefano Pivato di “mettere
l'Università di Urbino sotto i riflettori del dibattito culturale”
tramite un'iniziativa che di culturale ha ben poco e di cui certamente
le studentesse e gli studenti non sentivano la necessità. In un periodo
di crisi economica, in cui l'istruzione universitaria e il diritto allo
studio stanno subendo un processo di dismissione a 360 gradi, denunciamo
chi decide di asservire la formazione del sapere a logiche
imprenditoriali e al potere ecclesiastico che in Italia regna sovrano ed
esente dal pagamento delle tasse, per non parlare della quantità di
denaro che il Vaticano percepisce dai cittadini tramite l'8 per mille!

Il Cardinale Bertone è una di quelle figure ecclesiastiche che ha
contribuito ad oscurare i gravi crimini di pedofilia commessi dalla
Chiesa. Nel 2001 Bertone e il futuro Papa Ratzinger firmano una lettera
di revisione del documento del 1962 (“Crimen sollicitationis”) che
stabiliva la procedura da seguire secondo il diritto canonico nelle
cause di violenza sessuale. Con quella firma, tali crimini dovranno
essere giudicati dalla Chiesa e soprattutto mantenuti segreti, pena la
scomunica. Ogni singolo caso di abuso sarà analizzato da tribunali
vaticani speciali, al cui interno tutte le cariche verranno ricoperte
esclusivamente da ecclesiastici.

In merito ai casi di pretopedofilia in Irlanda, il Cardinale Bertone ha
dichiarato che degli studi scientifici avrebbero affermato che la
pedofilia è collegata all'omosessualità, senza far riferimento ad alcuno
studio specifico.

Nel marzo 2010 il New York Times rende pubblica la corrispondenza
risalente alla fine degli anni '90 tra il Vaticano e l'arcidiocesi di
Milwaukee (USA) riguardo gli atti di pedofilia compiuti da padre Murphy
in un istituto per sordi dal 1950 al 1970. Nonostante il verbale di una
discussione in Curia in merito allo scandalo in questione abbia rivelato
che padre Murphy avesse abusato di circa 200 minori disabili, non è
mancato l'ennesimo tentativo di oscurantismo vaticano: Murphy non si
spoglia dell'abito talare e Bertone spinge affinchè venga evitata ogni
pubblicità riguardo a tale caso.

Oltre alla grave e ingiustificabile campagna di occultamento che
Bertone e Ratzinger portano avanti, c'è da sottolineare come la
condizione femminile è da sempre stata determinata dalla Chiesa. Tale
situazione, purtroppo, non si è fermata al Medioevo! Ancora oggi,
soprattutto nelle realtà di periferia e del meridione, le donne sono
sottomesse al pensiero cattolico. Il diritto all'aborto nel 2011 deve
fare i conti con una realtà cattolico-estremista che cerca di
distruggere la libertà di scelta delle donne. Ragazze, studentesse o
semplicemente donne che non hanno possibiltà di portare avanti una
gravidanza (soprattutto in questi tempi di recessione economica), sono
costrette a fare i conti con un sistema che si basa su devianze
cattoliche che si prendono il diritto di scegliere sulla vita altrui!
Le campagne fatte in Africa contro l'uso del preservativo, la pillola
anticoncezionale vista come una macchina omicida, i consultori assenti o
affidati alle mani di privati (vedi Legge Tarzia in Lazio), sono frutto
di un progetto etico-politico che la Chiesa cerca di attuare da secoli!
Come collettivo femminista, come donne, studentesse e soprattutto come
persone libere, diciamo no!

NO alla Chiesa o a qualsiasi altra istituzione che cerca di distruggere
la libertà personale!
NO all'Università che pubblicizza e sostiene chi commette crimini
contro l'umanità!
NO alle politiche sessiste,omofobe e xenofobe!

Collettivo Femminista Drude

mercoledì 16 novembre 2011

pc 16 novembre - un eloquest editoriale del corriere della sera su Monti


EDITORIALE DEL CORRIERE DELLA SERA
02 gennaio 2011
L’ESEMPIO DI GELMINI E MARCHIONNE
Meno illusioni per dare speranza
Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi.
Marx ha alimentato a lungo un sogno sul futuro: la classe operaia un giorno avrebbe vinto il capitalismo e avrebbe governato come classe egemone in un sistema più equo. Fallito quel sogno, in quasi tutti i Paesi le rappresentanze della classe operaia e delle nuove fasce deboli hanno modificato le loro azioni e rivendicazioni, ispirandole all' esigenza di tutelare al meglio e pragmaticamente tali interessi nel contesto di economie di mercato che devono affermarsi nella competizione internazionale. Solo così possono creare lo spazio per dosi maggiori di socialità (adeguati servizi sociali, sistema fiscale redistributivo, ecc.) che, per essere effettivamente conquistate, richiederanno appunto quelle azioni e rivendicazioni.
In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell' opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività.
Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L'abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po' ridotto l'handicap dell'Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.
Ma in molti altri casi, basta pensare alle libere professioni, il potere delle corporazioni ha impedito che le riforme andassero in porto o addirittura venissero intraprese. E lì non si tratta di tenaci fiammelle rivendicative fuori tempo (ma che almeno vorrebbero tutelare fasce deboli della società), bensì di corposi interessi privilegiati che, pur di non lasciar toccare le loro rendite, manovrano un polo contro l'altro: veri beneficiari del bipolarismo italiano!
Se Marx ha alimentato un sogno sul futuro, del quale in Italia sopravvivono tracce significative, Berlusconi ha fatto di più. Egli è riuscito ad alimentare, in moltissimi italiani, un sogno sul presente, per il quale la verifica sulla realtà dovrebbe essere più facile. Molti credono che oggi, in Italia, ci sia davvero un pericolo comunista (non solo quell'eredità di cui si è detto sopra, che ostacola le riforme). Molti credono che i governi Berlusconi abbiano davvero portato una rivoluzione liberale (come avevo sperato anch'io, incoraggiandolo da queste colonne ad un «Liberismo disciplinato e rigoroso», 8 maggio 1994).
Soprattutto, di fronte al magnetismo comunicativo del premier, molti credono che l'Italia — oltre ad avere, anche per merito del governo, riportato indubbiamente meno danni di altri Paesi dalla crisi finanziaria — davvero non abbia gravi problemi strutturali irrisolti, anche per insufficienze di questo e dei precedenti governi.
Ma, come ha detto il presidente Napolitano, «non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo». L'illusionismo berlusconiano non fa sentire al Paese la necessità delle riforme, che comunque l'illusionismo marxiano e il cinismo delle corporazioni provvedono a rendere più difficili. Eppure, la riforma dell’università e la riforma della contrattazione indicano la strada, mostrano che è possibile percorrerla. Se si procederà così, le gravi tare dell'Italia elencate da Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 30 dicembre) potranno essere rimosse in cinque o dieci anni, senza cedere al «disperato qualunquismo».
Mario Monti
02 gennaio 2011





pc 16 novembre - palermo si trasforma ed estende l'organizzazzione dei giovani - nasce il collettivo pro-testa


Pochi giorni fa denunciavamo sul blog di RED BLOCK, l'autoritarismo dell'ormai noto preside Tripodi dell'Iti Volta di Palermo, reazionario d.o.c "all'avanguardia" nel capoluogo siciliano per l'utilizzo di sanzioni disciplinari e del voto in condotta a fini politici contro gli studenti in prima linea nella lotta per una scuola laica, pubblica e al di fuori delle logiche del profitto.
A fargli buona compagnia si aggiunge adesso il preside Francesco Fiordaliso del liceo classico di Castelvetrano, cittadina in provincia di Trapani, dove ad una delle prime mobilitazioni studentesche totalmente autorganizzata dagli studenti, ha minacciato 3 studenti di sospensione da 1 a 3 giorni per aver organizzato tale protesta.
Gli studenti non si sono fatti intimidire anzi hanno risposto con la lotta e la denuncia di tali atti repressivi da vero e proprio preside sceriffo, tra l'altro in linea con l'impostazione fascista della riforma Gelmini e si sono organizzati nel collettivo Pro-testa che oggi ha avuto il suo battesimo del fuoco con un primo volantinaggio che riportiamo qui sotto.
Agli studenti ribelli va tutta la nostra solidarietà attiva e di lotta!


Volantino distribuito in questi giorni nel liceo classico Giovanni Pantaleo di Castelvetrano (Trapani):


15 Ottobre, giorno di indignazione internazionale, un gruppo di studenti che vogliono cambiare lo stato di cose presenti decide di scendere in piazza, bloccare la città e di riappropriarsi dei propri spazi. Il corteo, svoltosi a Castelvetrano, vede come protagonisti circa 500 studenti indignati di fronte al degrado politico, alla crisi prodotta dal sistema capitalista che governo e padroni vogliono che a pagarla siano esclusivamente lavoratori, giovani e masse popolari.Ma lo scandalo più grosso, oltre a questo, è che lo stato intende far pagare tale crisi a noi studenti e alle classi più disagiate, quali lavoratori e operai. Durante lo svolgimento del corteo sono stati lanciati cori di resistenza e protesta contro realtà politiche sempre più neofasciste e mafiose. Questa nuova generazione ribelle, piena di ideali, che sogna una società migliore basata sull’uguaglianza e sulla dignità umana decide di bloccare la città, di fermarsi davanti le banche(strumento del capitale), di attaccare i palazzi del potere e di occupare le piazze. Dopo circa 3 ore di mobilitazione, l’indignazione studentesca si riversa contro i presidi, quest’ultimi in linea con la riforma Gelmini, autoritari e repressivi, che non permettono agli studenti di scendere in piazza. Tali padroni negano il diritto dello studente a manifestare, minacciandolo e reprimendolo con provvedimenti disciplinari; ci stroncano sul nascere. Ma, cosa più importante ancora è notare come ogni anno fascisti di ogni specie parlano di diritto allo studio cercando di far passare come fannulloni e buoni a nulla quegli studenti che per il diritto allo studio che viene loro negato lottano con tenacia e coraggio affrontando ogni rischio. Il diritto allo studio non esiste, sono gli studenti che devono conquistarlo. Pensiamo a tutto lo spreco di denaro per permettersi gli studi, dai libri alle tasse, è forse questo il diritto allo studio di cui tanto si parla? Alcuni ragazzi del liceo Classico, per l’appunto, hanno subito gravi provvedimenti disciplinari basati su false accuse. CONTRO OGNI FORMA DI REPRESSIONE, NON UN PASSO INDIETRO. NO SUBMISSION!


COLLETTIVO STUDENTESCO PRO-TESTA

pc 16 novembre - dagli studenti in lotta 17 novembre il no a Monti - napoli - non abbiamo governi amici, fateli voi i sacrifici !


17 novembre: non abbiamo governi amici... fateli voi i sacrifici!

Martedì 15 Novembre 2011 23:21 Collettivo Autorganizzato Universitario – CDUP Ingegneria – Coordinamento II Policlinico – Collettivo BreakOut Architettura . 17 novembre del ’73: erano gli anni della “Giunta” in Grecia e l’università di Atene, il Politecnico, era occupato dagli studenti che protestavano contro la dittatura dei colonnelli. Quel giorno, carri armati, polizia e forze paramilitari giunsero dinnanzi ai cancelli del Politecnico, gli studenti si arrampicarono su di essi per evitare l’avanzata dei “tank”, ma dopo poco Papadopoulos ordinò all’esercito di porre fine alla protesta: un carro armato Amx 30 abbatté i cancelli, travolgendo gli studenti che vi si erano arrampicati sopra. Furono circa 80 i morti e centinaia i feriti. Questo è i l tragico episodio che ha reso il 17 novembre la giornata internazionale dello studente.

Ora non si entra con i carri armati nelle università, ma continua ad essere difficile esprimere il proprio dissenso nei confronti di chi, in questo momento, sta distruggendo il mondo dell’istruzione pubblica e quello dei servizi sociali.

Basti pensare agli episodi del 3 novembre a Roma quando gli studenti, scesi in piazza per infrangere il divieto di manifestare imposto in seguito ai fatti del 15 ottobre, sono stati malmenati dalla polizia che, poco dopo, è addirittura entrata nelle scuole per identificare gli assenti di quel giorno. Episodi simili sono accaduti a Palermo, dove la digos, chiamata dal preside della facoltà ha impedito, minacciando lo sgombero e identificando alcuni studenti, che si svolgesse un' iniziativa nell'università e, diverso nelle modalità, ma uguale negli intenti è quello che è accaduto a Brescia ad un ricercatore di economia, minacciato di sospensione e ritiro dello stipendio per un anno dalle autorità accademiche, per aver pubblicamente espresso le sue idee politiche.

In una situazione difficile come quella che stiamo vivendo in questi giorni, che vede protagonista la BCE con le sue richieste (o meglio imposizioni) “lacrime e sangue”, la controparte cerca in ogni modo di chiudere spazi di agibilità politica, di confronto e condivisione di idee proprio per evitare che si alzi la testa, che si vengano ad unire le lotte di quei soggetti realmente colpiti dalla crisi, dagli studenti ai lavoratori, dai disoccupati ai pensionati. Nella legge di stabilità approvata qualche giorno fa a cavallo con le dimissioni di Berlusconi, non si parla solo di pensioni a 67 anni e di liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici, si entra nel merito anche di temi che riguardano più strettamente l’istruzione.

Sappiamo bene che in 2 anni sono stati tagliati a scuole e università circa 8 miliardi e 13 milioni di euro ebbene, nel maxi-emendamento si parla di nuovi finanziamenti all’istruzione… arrivano più di 200 milioni alle scuole PRIVATE e circa 20 milioni alle università, ovviamente PRIVATE! E mentre si continua a tagliare sui servizi pubblici, come i trasporti, si stanziano ben 700milioni di euro per le “missioni di pace” o sarebbe il caso di chiamarle guerre imperialiste.

E per chi crede ancora alla storiella dell’unità nazionale e che i sacrifici che ci chiedono tocchino tutti allo stesso modo, basta leggere come la lettera alla BCE, dell’ormai ex-governo italiano, metta a nudo ciò che noi studenti rappresenteremmo per loro, ossia prezioso “capitale umano” da promuovere e da valorizzare. Sempre nella stessa lettera troviamo scritto che si “amplieranno autonomia e competizione tra le Università” che nella lingua di noi comuni mortali significa una sola cosa, ossia che si smetterà di erogare fondi e ogni ateneo dovrà reperire autonomamente le proprie risorse, prostrandosi in tutto e per tutto alla volontà dei privati: quegli imprenditori-avvoltoi che sono sempre pronti a scaricare i costi di formazione dei lavoratori sul settore pubblico in rovina, anziché farsene carico nella propria azienda.

Il 17 novembre scenderemo in piazza per i nostri diritti, per l'istruzione, per i trasporti, per il lavoro, per la sanità... Non possiamo fare finta di niente non possiamo starcene a casa, non possiamo solo indignarci. Sappiamo bene chi sono i responsabili di questa crisi, chi ne deve pagare i costi e a chi chiedere sacrifici!

Collettivo Autorganizzato Universitario – CDUP Ingegneria – Coordinamento II Policlinico – Collettivo BreakOut Architettura