mercoledì 30 novembre 2011

pc 30 novembre - il comunicato ufficiale del Partito comunista dell'India maoista per la morte del compagno Kishenji

Dichiarazione letta al funerale del compagno

24 novembre 2011 resterà una data nefasta negli annali della storia del movimento rivoluzionario indiani. La cricca fascista al potere, Sonia-Manmohan-Pranab-Chidambaram-Jairam Ramesh, che aveva rumorosamente strillato che PCI (Maoista) è “la più grande minaccia alla sicurezza interna”, in collusione col primo ministro del West Bengala Mamata Banerjee, hanno ucciso il compagno Mallojula Koteswara Rao dopo averlo catturato vivo con una cospirazione ben pianificata. La stessa cricca che il 1° luglio 2010 aveva ucciso il compagno Azad, portavoce del nostro partito, ha gettato ancora una volta la sua rete per spegnere la sua sete di sangue. Mamata Banerjee, che prima di arrivare al potere aveva versato lacrime di coccodrillo per l'omicidio del compagno Azad, dopo aver assunto la carica, mentre da una parte recitava la commedia del dialogo, dall’altra ha ucciso un altro dei più in alti dirigenti, il compagno Koteswara Rao, mostrando così apertamente la sua faccia antipopolare a fascista. I servizi segreti centrali e gli assassini servizi di intelligence di West Bengala e Andhra Pradesh, in un'operazione congiunta lo hanno inseguito e teso una trappola ben pianificata e poi vigliaccamente ucciso e ora vanno diffondendo la storia dello scontro. Il segretario centrale degli interni, R.K. Singh, mentre ammetteva che non sapevano per certo che fosse morto in uno scontro, allo stesso tempo ha proclamato che questo è un duro colpo per movimento maoista. Ha reso così palese la cospirazione che sta dietro questo omicidio. Il popolo oppresso manderà sicuramente alla tomba le classi dominanti sfruttatrici e loro padroni imperialisti, che sognano ad occhi aperti di poter annientare il partito maoista assassinando i dirigenti del movimento rivoluzionario.

Il Compagno Koteswara Rao, molto popolare nel partito e tra il popolo anche come Prahlad, Ramji, Kishenji e Bimal, era uno dei leader importanti del movimento rivoluzionario indiano. Il guerriero instancabile che non ha mai deposto il fucile mentre combatteva per la liberazione delle masse oppresse negli ultimi 37 anni, da quando mise la sua vita al servizio della sua ideologia. Era nato nel 1954 nella città di Peddapally, distretto di Karimnagar, nord Telangana, Andhra Pradesh. Allevato dal padre Venkataiah, già anziano, che era un combattente per la libertà, e dalla madre Madhuramma, anche lei progressiste, fin dall'infanzia Koteswara Rao assorbì amore per il suo paese e le masse oppresse. Nel 1969, mentre frequentava la scuola superiore nella città di Peddapally, partecipò allo storico movimento per la separazione del Telangana. Durante gli studi universitari al SRR college di Karimnagar, si unì al movimento rivoluzionario ispirato dai gloriosi movimenti di Naxalbari e Srikakulam. Nel 1974 iniziò a lavorare come membro attivo del partito. Durante il periodo buoi dell’emergenza, trascorse qualche tempo in prigione. Dopo la fine dell’emergenza, iniziò a lavorare come organizzatore del partito nel suo distretto natale di Karimnagar. Rispose all’appello della campagna di partito “andare ai villaggi” e viaggiando nei villaggi sviluppò i suoi legami con i contadini. Fu tra quelli che giocarono un ruolo di primo piano nella ripresa nel 1978 del movimento contadino popolare nota come Jagityal Jaitrayatra(Marcia di Vittoria di Jagityal). Nel corso di ciò, fu eletto membro del comitato distrettuale del comitato congiunto del Adilabad-Karimnagar del CPI (ML). Nel 1979, quando il comitato fu diviso in due comitati distrettuali, diventò segretario del comitato distrettuale del Karimnagar. Partecipò alla 12° Conferenza statale del partito in Andhra Pradesh, dove fu eletto al comitato dell’AP e assunse la responsabilità di segretario.

Fino al 1985, come membro della direzione del comitato statale dell’AP, ha svolto un ruolo cruciale nella diffusione del movimento in tutto lo stato e per lo sviluppo del movimento del Nord Telangana, che stava avanzando in prospettiva di zona di guerriglia. Ebbe un ruolo di primo piano nell’espansione del movimento al Dandakaranya (DK) e nel suo sviluppo. Nel 1986 fu trasferito in Dandakaranya e assunse la responsabilità di membro del Comitato della foresta. Guido le squadre guerrigliere e i villaggi nelle aree di Gadchiroli e Bastar del DK. Nel 1993 fu cooptato quale membro nel Comitato Organizzatore Centrale (COC).

Dal 1994 ha lavorato principalmente per diffondere e sviluppare il movimento rivoluzionario nelle parti orientale e settentrionale dell'India, tra cui Bengala Occidentale. In particolare fu straordinario il ruolo che ebbe nel riunire le forze rivoluzionarie del West Bengala, che si erano disperse dopo la sconfitta del movimento Naxalbari e nel rilancio del movimento rivoluzionario. Si fuse profondamente con le masse oppresse del Bengala e le varie sezioni del campo rivoluzionario, con determinazione imparò la lingua Bangla e lasciò un segno indelebile nei cuori del popolo. Lavorò senza soste per realizzare l'unità dei diversi gruppi rivoluzionari e rafforzare del partito.

Nella Conferenza Speciale di tutta l’India dell’allora PCI (ML) (People’s War) tenutasi nel 1995 Il compagno Koteswara Rao fu eletto membro del Comitato Centrale (CC). Nel 1998 si adoperò per ristabilire l'unità tra People’s War e Party Unity. Nel Congresso dell’allora PCI (ML) (PW) del 2001 fu rieletto nel CC e nell’Ufficio Politico. Assunse la responsabilità di segretario del Nord Regional Bureau (NBR), dirigendo i movimenti rivoluzionari negli stati di Bihar, Jharkhand, Bengala Occidentale, Delhi, Haryana e Punjab. Nello stesso periodo svolse un ruolo chiave nei colloqui per l’unità tra gli allora PW e MCCI. Dopo la fusione dei due partiti nel 2004, restò membro del CC e Politburo unificati e lavorando come membro dell’Eastern Regional Bureau (ERB). Concentro il suo lavoro principalmente sul movimento dello stato del Bengala Occidentale, e continuò a essere il portavoce dell’ERB.

Il compagno Koteswara Rao ha avuto un ruolo di primo piano nella gestione delle riviste del partito e nel campo della formazione politica all'interno del partito. Ha partecipato alla realizzazione delle testate Kranti, Errajenda, Jung, Prabhat, Vanguard e altre riviste di partito. Speciale il suo ruolo nel promuovere le varie riviste rivoluzionarie del Bengala Occidentale. Scrisse molti degli articoli teorici e politici di queste riviste. Era membro della sottocomitato per la formazione politica e svolse un ruolo di primo nell’insegnare il marxismo-leninismo-maoismo nelle file del partito. Lungo tutta la storia del partito ha giocato un ruolo memorabile per la crescita del movimento rivoluzionario, la ricchezza dei documenti di partito e lo sviluppo del movimento. Partecipò al Congresso al 9° Congresso Unitario del partito del gennaio 2007, dove fu ancora eletto membro del CC, e assunse ancora preso le responsabilità di membro del Politburo e del’ERB.

Di primo piano fu l’orientamento politico dato dal compagno Koteswara Rao ai e movimenti popolari in Singur e Nandigram, esplosi dal 2007 contro le politiche antipopolari e filo-multinazionali del governo social-fascista del PC marxista del Bengala Occidentale e in particolare alla gloriosa sollevazione e ribellione popolare in Lalgarh contro le atrocità della polizia. Dirigeva il comitato statale le file di tutto il Partito del Bengala Occidentale per guidare questi movimenti e al tempo stesso conduceva anche con intraprendenza la propaganda attraverso i media. Nel 2009, mentre la cricca Chidambaram cercava di confondere le classi medie parlando di negoziati e cessate il fuoco, svolse un lavoro importante per smascherarla. Enorme la mole di lavoro che fece per affermare l'importanza della guerra popolare e portare la politica rivoluzionaria tra le grandi masse. Il cammino di questo grande rivoluzionario, proseguito per quasi quattro decenni si è concluso bruscamente il 24 novembre 2011.

Amato popolo, democratici!

Condannate questo brutale assassinio. È il complotto delle classi dominanti per cancellare la direzione rivoluzionaria e privare il popolo di una guida corretta e della direzione proletaria. È un fatto noto che il movimento maoista è il principale ostacolo per i grandi razziatori e compradores che accumulano milioni nelle banche svizzere svendendo come noccioline per il Jal, la Giugla e e lo Zameen del paese agli squali imperialisti. La brutale offensiva lanciata su più fronti a livello nazionale negli ultimi due anni, chiamata “Operazione Green Hunt”, ha esattamente questo scopo. Questo assassinio a sangue freddo ne è parte. È dovere dei patrioti e di chiunque ami la libertà in questo paese proteggere il movimento rivoluzionario e la sua direzione come la pupilla dei propri occhi. Il che equivale a proteggere il futuro del paese e delle prossime generazioni.

Anche a 57 anni, compagno Koteswara Rao conduceva la dura vita del guerrigliero, come da giovane e riempiva di grande entusiasmo i quadri e le masse ovunque andasse. La sua vita dovrebbe servire in particolare da esempio e ispirazione per le giovani generazioni. Studiava e lavorava per ore, senza riposarsi e viaggiava a grandi distanze. Dormiva pochissimo, conduceva una vita semplice ed era un gran lavoratore. Aveva facilità a rapportarsi con persone di ogni età e provenienti da vari strati sociali, riempiendoli di entusiasmo rivoluzionario. Senza dubbio, il martirio del compagno Koteswara Rao è una grande perdita per il movimento rivoluzionario indiano. Ma il popolo del nostro paese è ancora più grande. Sono il popolo e i movimenti popolari che generano rivoluzionari coraggiosi e appassionati come Koteswara Rao. Gli operai,i contadini e i rivoluzionari che, dal Jagityal alla Giungla Mahal, si sono imbevuti dello lo spirito rivoluzionario di Koteswara Rao e si sono armati dell’energia rivoluzionaria che ha diffuso in tutto il paese porteranno sicuramente Rivoluzione di Nuova Democrazia indiana sulla via della vittoria. Spazzeranno via gli imperialisti e i loro lacchè, i latifondisti e la borghesia compra dora e burocratica e i loro rappresentanti, come Sonia, Manmohan, Chidambaram e Mamata Banerjee.

Il nostro CC fa appello al popolo di questo paese a tenere una settimana di protesta dal 29 novembre al 5 dicembre e a osservare 48 ore di “Bharat Bandh” il 4 e 5 dicembre, per protestare contro il brutale assassinio del compagno Koteswara Rao. Facciamo appello a tenere varie iniziative, come riunioni, comizi, dharnas, indossare coccarde nere, blocchi stradali ecc in protesta contro questo assassinio. Chiediamo che i treni, strade, esercizi commerciali e istituzioni educative restino chiuse e che ogni tipo di scambio commerciale sia bloccato come parte del "Bharat Bandh" il 4-5 dicembre. Sono però esclusi dal Bandh i servizi sanitari.

Abhay, portavoce, PCI(Maoista).

pc 30 novembre - Milano squadrismo padronale contro la lotta operaia

l'azienda ricorre allo squadrismo per spezzare la lotta degli operai.
Il secondo giorno di sciopero si conclude con un'aggressione squadrista guidata dal presidente del Consorzio
Safra in persona (il sig. Longo, già noto per aver subito una gambizzazione qualche anno fa) e da persone
estranee all'attività presso l'Esselunga e uno dei capi-reparto del magazzino salumeria (il sig. Bosso, le cui
dimissioni fanno parte della piattaforma di lotta).
All'azione hanno partecipato una cinquantina di persone, fra cui una quindicina di mazzieri provenienti da altri
luoghi di lavoro e reclutati dopo che, all'una di pomeriggio, un'analoga operazione era stata sventata da
rapporti numerici chiaramente sfavorevoli al Consorzio. Verso le 16,30, invece, il plotone di crumiri con alla
testa su un'auto il titolare del consorzio avanza deciso, cordonato e compatto come una squadra d'assalto,verso
il presidio e va direttamente allo scontro fisico con gli scioperanti (per il video premi ctrl+clic, qui:

http://www.youtube.com/watch?v=Qo4DSKrhGW8

La situazione degenera in fretta, lo scontro fisico provocato è inevitabile e, alla fine, una ventina di persone varcano i cancelli (è da ricordare che il presidio ha da sempre preferito "filtrare" i crumiri invitandoli a desistere di entrare a lavorare senza esercitare nessun atto di violenza ma di persuasione). Il resto desiste e decide di allontanarsi oppure di discutere con gli scioperanti,
confermando le minacce ricevute nel caso non fossero entrati e di non avere in ogni caso intenzione di entrare
a lavorare scontrandosi con dei colleghi in lotta.
Va sottolineata l'olimpica assenza delle forze dell'ordine che però giungono in forza durante l'assemblea
conclusiva della giornata e danno il meglio di sè cominciando a peruqisire il presidio permanente e i suoi
dintorni alla ricerca di...."armi da picchetto".
Dopo un mese di mobilitazione permanente, dopo due giorni di sciopero che hanno preso di mira i reparti del
"fresco" mostrando la possibilità di colpire profondamente gli interessi economici aziendali, alla vigilia
dell'inizio del procedimento per discriminazione nei confronti dei delegati licenziati, i dirigenti Safra perdono
la testa e cercano di far leva sui rimasugli di crumiraggio che gli sono rimasti pur di mostrare a Esselunga di
avere ancora in pugno la situazione. Ma le ragioni degli operai in lotta sono troppo forti per farsi intimidire e
arretrare. Come abbiamo scritto nell'ultimo volantino (in allegato): "dicembre sarà un mese caldo. La lotta
continuerà fino alla vittoria!"


Rilanciamo quindi con forza la mobilitazione preparandoci anche noi al periodo natalizio.
Mercoledì 30 novembre - ore 11,30, via Pace 10: conferenza stampa davanti al tribunale del lavoro
per l'inizio del procedimento legale contro Safra.
- ore 21, presso il presidio permanente: assemblea pubblica per decidere i
passi successivi.

pc 30 ottobre - discutendo di Lenin a Palermo




Presentazione dell'antologia di Lenin a cura di Emilio Quadrelli,inserito in un tour promozionale in tutta Italia, l'antologia sarà presentata a Palermo sabato 3 dicembre al Laboratorio occupato Vittorio Arrigoni alle ore 17:30 in collaborazione col Circolo di proletari comunisti. Seguirà dibattito.

pc 30 novembre - DILAGA LA CORRUZIONE DI CHI GOVERNA DAL NORD AL SUD ITALIA

Associazione a delinquere, Traffico organizzato di rifiuti illeciti, abuso d’ufficio, truffa, corruzione ecc. ecc…

La corruzione dilagante è SEMPRE il segno distintivo di questo sistema sociale, e siamo solo ancora alla superficie…

Quanto più si riempiono la bocca di legalità e trasparenza tanto più si “scopre” quanto siano tutti marci. Non hanno nessuna legittimità a restare dove sono e non basterà mai la “legalità borghese” a spazzarli via tutti…

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LOMBARDIA

Trema la Regione Lombardia: ondata di arresti per i cantieri della Brebemi

Mercoledì, 30 novembre 2011 - 08:22:25

Operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Brescia, supportati da personale del Ris e da un elicottero di Orio al Serio in Lombardia che ha condotto all'arresto di imprenditori, politici e funzionari pubblici. I reati contestati sono: traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione. Sequestrata la cava di Cappella Cantone (Cremona) destinata ad una discarica di amianto, un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate (Bergamo) e due cantieri della Brebemi a Cassano d'Adda (Milano) e Fara Olivana Con Sola (Bergamo). L'operazione vede impegnati 150 uomini dell'Arma.

Il vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, il 68enne bresciano Franco Nicoli Cristiani (Pdl), e' stato arrestato all'alba dai carabinieri di Brescia. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere e' stata emessa dal gip Bonamartini nell'ambito di un'inchiesta per una presunta tangente da 100 mila euro. RUMORS DI AFFARITALIANI.IT: POTREBBE ESSERE COINVOLTO ANCHE UN COSTRUTTORE, MARITO DI UN EX MINISTRO

http://affaritaliani.libero.it/milano/trema-la-regione-lombardia-301111.html

AGRIGENTO

Tangenti al Comune, 11 arresti

è bufera sugli uffici tecnici

L’inchiesta ha travolto l’Ufficio tecnico comunale di Agrigento e il settore Urbanistica. Le accuse: associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio e truffa

di FABIO RUSSELLO

Lo scambio di una mazzetta al Comune di Agrigento

AGRIGENTO - Al Comune c'era un funzionario a disposizione di uno studio di architettura che aveva così una corsia preferenziale nelle pratiche per le concessioni edilizie. Un traffico che era anche oleato - secondo le accuse della procura di Agrigento - da dazioni di denaro. Un sistema che è stato sgominato nella notte dalla Digos e della Squadra Mobile di Agrigento che hanno notificato 12 provvedimenti cautelari - cinque in carcere, cinque ai domiciliari, un obbligo di dimora e la sospensione dal servizio del capo dell'Utc del comune di Agrigento - firmati dal gip del tribunale di Agrigento alberto davico su richieta del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Luca Sciarretta.

GUARDA / Gli impiegati che intascano le mazzette

(29 novembre 2011)

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/11/29/news/tangenti_al_comune_11_arresti_bufera_sul_settore_urbanistica-25792753/

PALERMO

L'INDAGINE

Tangenti al Comune, ecco il libro mastro

tutti i nomi di chi ha versato mazzette

In quattro fogli custoditi nella Toyota del funzionario comunale arrestato due giorni fa l'elenco di commercianti e imprenditori che hanno pagato per ottenere autorizzazioni e nulla osta. In tutto 52 nomi, quindici commercianti già indagati

di SALVO PALAZZOLO

Il polo tecnico del Comune in via Ausonia

PALERMO - Il libro mastro delle tangenti al Comune è in quattro fogli zeppi di nomi e cifre. Da una parte ci sono i riferimenti a commercianti, imprenditori e professionisti: sono 52 quelli citati. Accanto, sono segnate le cifre che sarebbero state pagate per ottenere in tempi brevi una licenza o un'autorizzazione dallo sportello attività produttive del Comune: le mazzette andavano da 1.000 a 30.000 euro.

Il libro mastro era ben conservato nel cruscotto della Toyota Yaris del geometra Rosario Torrasi, il funzionario dello sportello comunale arrestato due giorni fa dagli investigatori della squadra mobile. Adesso, quel documento diventa un pesante atto d'accusa: quindici commercianti sono già indagati, per corruzione. Altri, potrebbero essere presto iscritti nel registro della Procura, dopo una nuova tornata di interrogatori previsti dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto Ennio Petrigni. "Bisogna accertare sino a che punto siano stati ricattati dal funzionario del Comune arrestato, e cosa abbiano ottenuto", hanno spiegato i magistrati alla conferenza stampa di venerdì scorso, dopo il provvedimento di arresti domiciliari per Torrasi, per due commessi dell'Edilizia privata e per due liberi professionisti.

ESCLUSIVO / Il libro mastro delle tangenti

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/11/27/news/tangenti_al_comune_ecco_il_libro_mastro_tutti_i_nomi_di_chi_ha_versato_mazzette-25670624/

martedì 29 novembre 2011

pc 30 novembre - eureco paderno dugnano: arrestato titolare

PADERNO DUGNANO / I carabinieri hanno arrestato in mattinata il titolare della Eureco, l’azienda di Paderno Dugnano dove il 5 novembre dell’anno scorso si verificò un’esplosione. Morirono 4 operai. Altri 3 furono ustionati: POCO DOPO L’ESPLOSIONE – SOCCORSI VIGILI DEL FUOCO

Le accuse al titolare sono omicidio colposo, traffico illecito di rifiuti, violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, false fatturazioni. Secondo i periti, c’erano mancanze sul fronte della sicurezza. E sarebbe stato effettuato anche lo smaltimento di rifiuti pericolosi senza seguire le norme.

Rifiuti che sarebbero poi finiti in discarica mischiati agli altri. Restano ancora sconosciute le cause dell’esplosione. Le conseguenze dello scoppio furono rese ancor più gravi dal fatto che furono coinvolte bombole di acetilene, per cui non sono mai state trovate le autorizzazioni. L’incendio si propagò coinvolgendo anche bombole gpl e 10 bidoni di vernice

pc 29 novembre - Cgil: a proposito di sindacalisti corrotti

Questa è una di quelle notizie che non trovano facilmente spazio nei mezzi di informazione e che si cerca subito di insabbiare o "dimenticare"...

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Crociere e spese coi soldi del sindacato indagato l' ex tesoriere dello Spi Cgil

20 settembre 2011

La repubblica palermo

IL TESORIERE del sindacato pensionati della Cgil era molto apprezzato per il suo impegno professionale. Dal 2000 era il punto di riferimento per migliaia di iscritti siciliani che versano il loro contributo annuale. Ma le sue ore trascorse alla scrivania - ha scoperto un' indagine interna e poi gli accertamenti della Procura delegati alla Finanza- avevano ben altro scopo. Pietro Accurso, 66 anni, si è impossessato di 775 mila euro del sindacato in otto anni, dal 2001 al 2009. Creando un buco nelle casse dello Spi attraverso bonifici, assegni e pagamenti con la carta di credito della Cgil. Tutti a suo favore e della sua famiglia. Adesso il funzionario sindacale è finito nei guai. È indagato per appropriazione indebita e rischia una condanna fino a tre anni. Le indagini della Procura e della Finanza, coordinate dal sostituto procuratore Claudia Ferrari, si sono concluse a due anni dalla scoperta dell' ammanco. Nella vicenda sono stati coinvolti anche i figli del dirigente: una ragazza di 27 anni e il fratello di 31. A loro, il padre, avrebbe rimpinguato i conti correnti con bonifici per un totale di 35 mila euro. I versamenti si sono susseguiti con regolarità tra il 2005 e il 2009. I figli del tesoriere sono indagati per ricettazione. I bonifici riportano l' intestazione del sindacato. L' inchiesta della Procura in due anni ha portato alla luce i movimenti di denaro che il tesoriere avrebbe compiuto con disinvoltura. Tanto che anche una crociera sul Nilo di una settimana, nel 2005, è stata pagata con i fondi del sindacato. In quel viaggio Accurso avrebbe portato tutta la sua famiglia, alla quale il funzionario assicurò una vacanza di lusso. L' ammanco creato dal sindacalista, originario di Camporeale ma residente a Palermo, è stato notato dalla sede centrale del sindacato alla fine del 2008. Gli ispettori sono stati inviati da Roma nel gennaio del 2009. Il giorno dopo il controllo Accurso non si è presentato al lavoro e si è subito dimesso dal suo incarico. Gli accertamenti della guardia di finanza hanno appurato che Accurso ha pagato con i soldi dello Spi anche le assicurazioni di auto e moto della sua famiglia, ma anche alcune bollette. È come se, secondo le indagini, il funzionario avesse a suo disposizione un tesoretto che utilizzava per le spese tanto ordinarie quanto impreviste. La vicenda ha sconvolto gli uffici del sindacato. Accurso era molto conosciuto e stimato. La condanna, nel caso in cui finisse sotto processo, potrebbe essere ridotta. L' accusa, infatti, dovrà tenere conto anche del periodo che andrà in prescrizione.

pc 29 novembre - Sull'assemblea del 28 degli operai Fiat di termini imerese

Non erano più di 200 gli operai della Fiat di Termini Imerese ieri mattina in assemblea davanti la fabbrica ad ascoltare i sindacalisti che spiegavano i termini dell'accordo raggiunto a Roma con la Fiat su cassa integrazione e accompagnamento alla pensione.

Presenti soprattutto operai più anziani, tanti di quelli che rientrano nel piano di accompagnamento davanti ai cancelli aperti dai quali passano rapidamente e costantemente le bisarche piene di auto: la Fiat cerca di portarle via più in fretta possibile per evitare che ulteriori azioni di lotta possano bloccare ancora.

I sindacalisti Fiom e Uilm hanno prima spiegato i termini dell'accordo che in sostanza ripete ciò che era stato anticipato: dal 1° dicembre tutti gli operai della Fiat saranno in cassa integrazione; per tutti coloro cui mancano 6 anni al raggiungimento dei requisiti della pensione sono previsti i primi due anni di cassa e poi 4 di mobilità, entro dicembre dovrebbe essere pagato il premio di produzione, l’indennità di preavviso uguale ad un mese, il premio fedeltà (80 ore) e poi 650 euro di “tombale” cioè per la firma alla rinuncia di qualsiasi altra vertenza contro la Fiat.

I sindacalisti hanno tenuto a rimarcare che si è trattato del massimo di mediazione possibile, che rispetto alle richieste si è ottenuto il 70% circa di ciò che si chiedeva (e cioè delle usuali 30.000 euro a 22.208 che vanno ad integrare mensilmente la quota di cassa integrazione) e che comunque questi risultati non erano scontati data la fermezza della Fiat e, soprattutto, che se qualcosa si è mosso anche in anticipo è stato perché l'assemblea del giovedì scorso aveva deciso l'azione di lotta con il blocco dei cancelli "da qui non esce niente" (e qui ci sono stati gli unici applausi degli operai!). In questo senso, cercando di interessare tutti gli operai ha detto che tutti gli aspetti di questa vertenza sono legati e che se quindi non dovesse andare in porto l’accordo con la Fiat crolla anche quello della Dr.

I delegati hanno precisato di aver chiesto garanzie anche per tutti anche quelli dell'indotto e dei servizi e sono soddisfatti di aver portato avanti la vertenza in maniera unitaria.

Riprendendo il discorso sul presidio un delegato Fiom si è particolarmente arrabbiato prendendosela con gli operai che non hanno partecipato al blocco come si aspettavano ed era giusto che fosse. Da questi delegati non viene mai però, come abbiamo potuto constatare nelle discussioni durante il blocco, una pur minima valutazione del proprio operato che ha portato a questo punto: danno per scontato che loro hanno ragione e gli operai torto…

Verso la fine dell'assemblea si è sentita qualche voce isolata qua e là per dire che non ci sono soldi per tirare avanti, ci sono le bollette e i mutui da pagare, e che almeno ci dessero il tfr…

Con alcuni operai abbiamo commentato non solo l’assenza totale di qualsiasi bandiera sindacale (“forse si vergognano”), tranne quella dello slai cobas per il sindacato di classe, ma soprattutto il piano di rilancio della Dr perché ha ancora troppe incognite ed è da qui che si deve ripartire.

Il prossimo appuntamento è per una assemblea davanti ai cancelli venerdì 2 dicembre dopo che giovedì 1 sarà firmato l’accordo definitivo con la Fiat e con la Dr.

pc 29 novembre - EGITTO: DA DOVE VIENE SECONDA ONDATA RIVOLUZIONE


GENNARO GERVASIO*
Il Cairo, 29 novembre 2011, Nena News - La seconda ondata della «rivoluzione egiziana» che ha travolto il paese e ha avuto ancora una volta come epicentro piazza Tahrir ha travolto anche molti degli attori politici e molti degli osservatori locali ed internazionali. La determinazione di giovani rivoluzionari è riuscita a tenere in scacco le Forze di sicurezza centrale (Fsc) e la polizia militare difendendo l’occupazione della piazza, durante cinque giorni di vera e propria guerriglia, che è costata la vita a più di quaranta persone, oltre a più di tremila feriti, a citare le stime più prudenti.
E’ necessario fare un passo indietro per cercare di capire da dove venga l’attuale ondata di proteste che non ha mancato di sorprendere molti, inclusi alcuni militanti di sinistra, soprattutto tra quanti che hanno deciso di partecipare alla competizione elettorale, all’ombra del potere del Consiglio supremo delle forze armate (Csfa), che di fatto ha ereditato il potere da Mubarak lo scorso febbraio. Lungi quanto ancora affermano alcuni media occidentali, la «rivoluzione di gennaio» non era stata una «rivoluzione dei social network», né era stata dominata dalla partecipazione della classi medie o privilegiate. È vero che gruppi di attivisti di tendenza laica, molto attivi su internet e poco presenti nelle strade del paese, avevano lanciato l’appello per la manifestazione del 25 gennaio 2011 e l’avevano iniziata, tuttavia la rivolta era stata alimentata e sostenuta, nelle sue ore più drammatiche in cui la repressione governativa si era scatenata contro i manifestanti, dai giovani provenienti dalle classi subalterne, dai «ragazzi di strada» e dagli emarginati da sempre vittime dei soprusi del regime e del suo braccio armato, le Fcs. Questa massa rivoluzionaria, per niente organizzata e ancora meno politicizzata, era scesa in piazza a gennaio proprio perché non aveva più nulla da perdere, tanto era deteriorata la situazione economica del paese, in seguito all’applicazione delle ricette neo-liberiste da parte di Gamal Mubarak, delfino dell’ex presidente, e dell’élite politico economica a lui vicina. Questi giovani, provenienti dalle periferie e dagli slums del Cairo e delle altre città, come pure dalle campagne, hanno pagato spesso con la vita la loro partecipazione ai moti di gennaio. Eppure, dopo l’insediamento al potere del Csfa e l’inizio della «normalizzazione» post-rivoluzionaria, ben presto i gruppi subalterni, come peraltro la classe medio-bassa, si sono trovati marginalizzati dal cosiddetto processo di transizione, dominato dall’élite militare in accordo, aperto o tacito, con alcune forze politiche, a cominciare dai partiti islamici. A ben vedere, il dato più sconcertante fino a qualche settimana fa, non era la prevedibile mancanza di entusiasmo del Csfa nel guidare il processo di transizione, quanto la quasi totale assenza dei problemi – aumentati dalla crisi economica post-rivoluzionaria – delle classi meno abbienti sia dalle preoccupazioni dei militari sia dai programmi elettorali degli islamisti e di molti dei nuovi partiti (oltre cinquanta) scaturiti dalla rivolta di gennaio. Pertanto, uno sguardo a volo d’uccello sullo scenario politico egiziano alla vigilia delle elezioni non poteva che suggerire un ragionevole pessimismo, basato sulla sensazione che ben poco fosse cambiato e che la distanza tra il popolo d’Egitto e la sua classe politica fosse addirittura aumentato.
Tuttavia, se si abbandonava questo sguardo dall’alto, per guardare alla parte opposta della piramide socio-politica egiziana, si scopriva invece che il cambiamento era già in atto e lo spirito della rivoluzione di gennaio era ben desto, ancor prima di manifestarsi in modo così prepotente in piazza Tahrir, negli ultimi giorni. Ci si riferisce all’ondata di scioperi, proteste, sit-in, che hanno visto migliaia di cittadini invocare i propri diritti, senza mediazioni, soprattutto nell’ancora elefantiaco settore pubblico. Nei blocchi stradali degli operai, nello sciopero degli autisti del servizio pubblico urbano, dei lavoratori della metropolitana e dei docenti, si poteva già intravvedere non solo la continuazione dello spirito partecipativo rivoluzionario di gennaio scorso, ma anche la netta cesura tra il vecchio sistema clientelare dominato dai sindacati di stato, e un modalità nuova, ancora tutta da costruire, di ridefinire il rapporto tra il potere e il comune cittadino.
Le manifestazioni della scorsa settimana costituiscono il più evidente ritorno della politica di strada e delle classi subalterne emarginate dal processo politico post-rivoluzionario. I giovani manifestanti, come in molti altri paesi, chiedono i loro diritti e il compimento di una vera rivoluzione che restituisca loro la dignità (al-karama) e la speranza nell’avvenire, inesistente fino a gennaio e poi sfumata nell’ombra dei palazzi del potere. La sinistra, sia quella che, avanzando più di un dubbio sulla bontà di una competizione elettorale da tenersi sotto la supervisione di un regime per nulla cambiato, ha deciso di boicottare le elezioni, sia quella che è invece si presenta nell’alleanza «La rivoluzione continua» e in liste indipendenti, dovrà inventarsi un nuovo linguaggio e un nuovo modo di fare politica, appoggiandosi alla proficua esperienza dei sindacati indipendenti, per dare rappresentanza a questo movimento di protesta senza leader e senza strategia, ma con una grande voglia di dire, una volta ancora,kifaya (basta!) a poteri autoritari e demagogici vecchi e nuovi.
*Docente di storia e politica del Medio Oriente alla British University of Egypt e alla Macquarie University di Sydney.
Questo articolo e’ stato pubblicato il 20 novembre 2011 dal quotidiano Il Manifesto

pc 29 novembre - “Reddito minimo garantito… per evitare rivolte popolari”… Più chiaro di così il governo dell’Unione Europea non potrebbe essere!

Riportiamo questo articolo apparso ieri sul corriere della sera che spiega bene le preoccupazioni dell’Unione Europea, in rappresentanza di tutti i governi europei, di fronte alla “necessità dei sacrifici” che dovranno fare le masse popolari, insomma di quella “macelleria sociale”, che a parole vorrebbero evitare ma che nei fatti è in arrivo e che vorrebbero esorcizzare con qualche zuccherino per indorare la pillola.

È una argomentazione abbastanza strana quella del giornalista che da un lato deve riconoscere la “povertà dilagante”;

“ben 116 milioni di cittadini europei minacciati dalla povertà e addirittura in 42 milioni quelli finiti in stato di indigenza”;

“L'ulteriore aggravamento della crisi e della disoccupazione nel 2011 rischia di accentuare negativamente questi dati allarmanti”;

“la condizione particolarmente disagiata soprattutto degli anziani e dei bambini poveri.”;

“scarsità di affitti a prezzi contenuti”;

“difficoltà di accesso a un'istruzione adeguata”;

“contrazione delle opportunità di lavoro sufficientemente remunerativo per i giovani e per le donne”;

e poi dall’altro lato ritiene normale una soluzione che renda accettabili interventi di austerità

*****

Corriere della Sera Economia di lunedì 28 novembre 2011, pagina 17

Offshore - Reddito minimo garantito, adesso l'Unione ci prova

di Caizzi Ivo

Si riapre la possibilità che l'Unione europea prenda in considerazione l'introduzione di un reddito minimo garantito nei 27 Paesi membri come misura contro la povertà dilagante e a favore dell'inclusione sociale. Dai Palazzi di Bruxelles è trapelato informalmente che questo aiuto ai cittadini più svantaggiati potrebbe essere trattato come misura di compensazione per far accettare interventi di austerità con effetti iniziali spesso pesanti per le fasce più deboli. Già nel vertice dei capi di Stato e di governo del 9 dicembre prossimo dovrebbe infatti essere presentata la proposta della cancelliera tedesca Angela Merkel di imporre più rigore con una specie di «commissariamento» delle politiche di bilancio dei Paesi dell'Eurozona in difficoltà nel sostenere il loro debito pubblico. A Berlino vorrebbero perfino una riforma dei Trattati che introduca sanzioni automatiche per i governi non in regola.

L'orientamento compensativo punta così a evitare che i tagli della spesa richiesti dall'Ue generino tensioni sociali e rivolte popolari. A Bruxelles non vorrebbero replicare, imponendo le misure di austerità, contestazioni come quelle esplose in Grecia quando il governo di Atene chiese l'aiuto dell'Europa per fronteggiare l'assalto della speculazione, che aveva fatto schizzare all'insù i tassi sui titoli greci fino a livelli insostenibili. L'allora premier, il socialista Georges Papandreou, è poi stato l'ennesimo capo di governo dell'Eurozona costretto a dimettersi dopo aver accettato un duro piano di risanamento finanziario, imposto da Commissione europea, Bce e Fondo monetario in cambio dei finanziamenti per il salvataggio. L'Europarlamento, nell'ultima sessione a Strasburgo, ha già approvato a larga maggioranza una risoluzione che sollecita una legislazione in grado di introdurre un reddito minimo garantito pari ad almeno il 60% del reddito medio pro-capite di ciascuno dei Paesi membri. Questo livello viene considerato come la linea di demarcazione per definire l'ingresso nello stato di povertà. L'eurodeputato socialista belga Frederic Daerden, relatore del rapporto sull'inclusione sociale approvato dall'Europarlamento, ha affermato che nel 2010 le stime indicavano ben 116 milioni di cittadini europei minacciati dalla povertà e addirittura in 42 milioni quelli finiti in stato di indigenza. L'ulteriore aggravamento della crisi e della disoccupazione nel 2011 rischia di accentuare negativamente questi dati allarmanti. Nel rapporto di Daerden viene evidenziata anche la condizione particolarmente disagiata soprattutto degli anziani e dei bambini poveri. Ostacoli agli interventi contro la povertà sono individuati in molti Paesi membri nella scarsità di affitti a prezzi contenuti, nelle difficoltà di accesso a un'istruzione adeguata per chi è privo di mezzi economici e nella contrazione delle opportunità di lavoro sufficientemente remunerativo per i giovani e per le donne. L'eurodeputato del Pd Sergio Cofferati, ex segretario del sindacato Cgil, ha segnalato il crescente e preoccupante fenomeno del «lavoro povero», che crea masse di occupati con un reddito non sufficiente per vivere decorosamente.

[Cofferati, ex segretario generale Cgil, ex sindaco di Bologna, ora europarlamentare, come tutti quelli che fanno carriera sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari non sa cosa significa né povero né lavoro, guadagna migliaia di euro al mese, e parla solo per continuare ad ingannare…]

lunedì 28 novembre 2011

pc 29 novembre - il partito comunista dell'india maoista dichiara due giorni di sciopero generale per il 4-5 dicembre contro l'assassinio di Kishenij

il comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in india - italia - chiama tutti gli antimperialisti a unirsi e salutare in tutte le forme questa iniziativa e a preparare insieme la grande settimana internazionale di azione del 14-21 gennaio
comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in india
csgpindia@gmail.com
28 novembre 2011

pc 27-28 novembre - gli straordinari video sulla uccisione del compagno Kishenji - l'ultima intervista - i funerali

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2 days ago – A group of journalists from West Bengal also arrived in Peddapalli to interview Kishenji's mother, brother and other relatives. The local police ...
We support Mamata's rally: Top Maoist Kishenji

► 7:01► 7:01 www.ndtv.com/video/player/...s...kishenji/156596
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6 ago 2010 - 7 min
We support Mamata's rally: Top Maoist Kishenji ... Bigger Higher Faster · Big Interview · Big Spenders ...

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Kishenji killing: Agnivesh wants judicial probe | ওয়াশিংটন বাংলা ...www.washingtonbanglaradio.com/.../113... - IndiaCopia cache - Traduci questa pagina
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4 days ago – The second in-command of the outfit and in-charge of military operations in junglemahal since 2009, Kishenji has given regular interviews to ...
Jt forces failed to catch Kishenji despite daily updates: Ex-chief ...www.indianexpress.com/...kishenji.../717... - IndiaCopia cache - Traduci questa pagina
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The biggest failure of the joint operations in Lalgarh was the forces' inability to catch Maoist leader Kishenji. In an exclusive interview to The Indian ...
TV9 - Maoist leader Kishenji dead in west bengal - YouTubewww.youtube.com/watch?v=zfS7RkLMri0Copia cache - Traduci questa pagina
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4 days ago – Kishenji killed in cold blood - Varavara Rao - Tv9by tv9telugu176 views; Thumbnail 3:25. Add to kishenji phone interviewby starananda61 ...
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3 days ago – The second in-command of the outfit and in-charge of military operations in junglemahal since 2009, Kishenji has given regular interviews to ...

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pc 27-28 novembre - comunicato stampa del Revolutionary Democratic Front (RDF) - che sostiene le posizioni del PCIm India

25/11/2011

Condanniamo fermamente l'assassinio di Kishanji...

Condanniamo fermamente l'assassinio a sangue freddo e pianificato di Kishanji alias Mallojula Koteswara Rao, membro del Politburo del PCI (Maoista) nella zona della foresta Burishol, Pashim Midnapore District, Jangalmahal, Bengala Occidentale il 24 novembre 2011. Al momento di questo omicidio Kishanji era impegnato con il processo dei colloqui di pace con gli interlocutori designati dal primo ministro del Bengala Occidentale signora Mamata Banerjee. Un tale crimine efferato deve essere condannato da tutte le persone che amano la giustizia.

Secondo una dichiarazione del PCI (Maoista) rilasciata ai media oggi, Kishanji è stato arrestato e torturato e poi brutalmente ucciso. Questo omicidio sembra molto simile a quella di Azad nel luglio 2010, quando Azad è stato brutalmente torturato e ucciso mentre era impegnato con l'offerta del Governo dell'Unione per i colloqui di pace attraverso l'interlocutore nominato dal Ministero dell'Interno dell'Unione.

In queste circostanze, la storia raccontata dalle Joint Forces di un duro scontro a fuoco nella foresta Burishol del distretto di Pashim Midnapore risulta essere inventata. E' significativo che la madre di Kishanji, la signora Madhuramma, mantenendo la certezza che si tratta di un falso scontro ha anche chiesto una inchiesta giudiziaria. In queste circostanze, noi chiediamo:

1. L'uccisione in un falso scontro di Kishanji dovrebbe essere posto sotto indagine da un Comitato d'inchiesta giudiziaria da parte di un giudice in attività o in pensione della Corte Suprema.

2. Registrare immediatamente un caso di omicidio contro la polizia e personale paramilitare che hanno affermato di aver ucciso Koteswara Rao alias Kishanji, membro del Politburo, PCI (Maoista) in zona Foresta Burishol, Pashim Midnapore District, Jangalmahal, West Bengala che ha avuto luogo il 24-11 -2011.

3. Tutti coloro che sono sospetti e coinvolti in questo omicidio a sangue freddo devono essere temporaneamente rimossi dalla carica fino a quando l'inchiesta giudiziaria sia stata completata.

4. Il corpo di Kishanji dovrebbe essere trasportato a Hyderabad e consegnato alla madre dopo la corretta autopsia condotta dalla squadra designata di medici ed esperti di medicina legale non inferiore al grado di chirurghi civili.

5. Nel frattempo, il corpo di Kishanji dovrebbe essere conservato con imbalsamazione appropriata.

BD Sharma, ex Commissario Nazionale per le caste e le tribù
GN Saibaba, vice segretario, Fronte Democratico Rivoluzionario (RDF)

pc 27-28 novembre - sciopero gnerale nella città natale di Kishanji, leader maoista del PCIm ucciso

correovermello-noticias
New Delhi, 26.11.11

La città di Peddapalli, distretto di Karimnagar in Andhra Pradesh, sabatp ha tenuto uno sciopero generale in protesta contro l'assassinio del dirigente maoista compagno Kishenji , che qui era nato, per mano della polizia del Bengala Occidentale.

Le masse popolari di questa città, 200 km da Hyderabad, hanno volontariamente osservato lo sciopero per piangere uno dei loro figli assassinato in un falso scontro a fuoco nelle foreste del Bengala Occidentale .
Negozi ed esercizi commerciali sono rimasti chiusi, come pure le scuole e gli uffici.

Mallojula Koteswara Rao, compagn0 Kishenji, 58 anni, era considerato il numero 3 dell'Ufficio Politico del clandestino Partito Comunista dell'India (maoísta), aveva la sciato la sua casa 35 anni fa per unirsi al movimento maoista.

Ideologo maoista e grande stratega, dopo il passaggio in clandestinità durante i suoi studi di diritto, il compagno Kishenji non è mai più tornato a visitare la sua città o la famiglia.

La gente del posto e i dirigenti di diverse organizzazioni popolari hanno fanno visita alla casa del fratello di Kishenji, Anjaneyulu, per esprimergli le loro condoglianze.

Anche un gruppo di giornalisti è arrivato dal Bengala Occidentale per intervistare la madre del compagno Kishenji, il fratello e altro parenti. Alcuni familiari erano andati nel Bengala Occidentale per riconoscere e ricevere la salma del dirigente maoista.

Nella notte di sabati, probabilmente il corpo sarà trasferito in areo a Hyderabad. La famiglia si sta organizzando per permettere ai simpatizzanti maoisti di rendergli l'ultimo saluto. Sarà poi portato per le strade di Peddapalli, dove domenica sarà sotterrato.


Pubblicato da dazibao rojo

pc 27-28 ottobre - Egitto: Tantawi come Mubarak. Con le masse in rivolta contro i militari al potere e le elezioni-farsa

Le masse egiziane in questi giorni hanno opposto una straordinaria resistenza alla sanguinosa repressione del nuovo regime dei militari al potere con più di 40 morti e migliaia di feriti.

Il movimento antimperialista e di solidarietà internazionale deve manifestare il proprio appoggio alla nuova fase della rivolta in corso che oggi ha nel potere dei militari e nelle elezioni-farsa gli ostacoli che puntano a soffocarla.

I partiti che si presentano alle elezioni non sono espressione di quella sollevazione, non lo sono Amr Musa, ElBaradei e nè tantomeno il movimento islamico dei Fratelli musulmani e delle altre formazioni islamiste che hanno lasciato sole le masse di Piazza Tahrir a fronteggiare la repressione.


Il Consiglio supremo delle forze armate del feldmaresciallo Tantawi non è nato dalla rivolta anti regime, anzi ha lavorato per la sua continuità bloccando le istanze di radicale cambiamento democratico e sociale, col referendum-farsa sulla nuova costituzione, con i processi-farsa all’ex raìs Mubarak e ai suoi fedelissimi, ai poliziotti assassini, svolti nei tribunali civili mentre i giovani ribelli vengono giudicati da tribunali militari. Per il suo rovesciamento le masse egiziane si sono battute scontrandosi con gli sgherri di regime a Piazza Tahrir.

Il sangue versato dalle masse egiziane non è stato per avere un'altro regime che continuava nella repressione, con il divieto di sciopero, con leggi liberticide, con i tribunali militari, a mantenere una classe dirigente corrotta al servizio dell'imperialismo, imposta per bloccare le istanze di radicale cambiamento democratico e sociale.

Queste elezioni non sono la soluzione, l'alternativa è la rivoluzione

pc 27-28 novembre - migliaia al funerale del dirigente maoista ucciso



Rivoluzionari e oppressi da tutto il mondo piangono il dirigente del PCI(Maoista) assassinato Kishenji. Una perdita particolarmente dura per i popoli dell', che si apprestano a celebrare la sua vita e il suo contributo alla liberazione dell'umanità.

C’è la prova che Kishenji è stati assassinato in quello che viene chiamato un “falso scontro”. Così è chiamata la circostanza in cui la polizia o i paramilitari catturano qualcuno, lo uccidono mentre è in custodia e poi fabbricano false prove per far sembrare che l'assassinio si è verificato in combattimento. Ma non è altro che un vile, spietato assassinio a sangue freddo. Le forze dello Stato indiano hanno spesso fatto ricorso a questa pratica per coprire la spietata persecuzione di maoisti e adivasi (popolazioni tribali).


Centinaia rendono l’ultimo ultimo saluto al compagno Kishenji.

Simpatizzanti maoisti, scrittori rivoluzionari, cantanti, rappresentanti di varie organizzazioni popolari, attivisti delle libertà civili e tante altre centinaia di persone domenica hanno reso l’estremo saluto al leader maoista assassinato Kishenji, nella sua città natale, Peddapalli in Andhra Pradesh. Un gran numero di persone si sono presentate alla casa di Kishenji per rendergli omaggio e unirsi al dolo dei familiari. Con le mani giunte, i dolenti sono stati salutati mentre passavano con la bara coperta di fiori in mezzo a un’enorme presenza di forze di polizia.

I simpatizzanti maoisti dicono che è stato il loro ultimo “saluto rosso” al compagno che 35 anni fa aveva lasciato la sua casa per aderire al movimento e combattere per la causa degli oppressi.


La sepoltura del compagno dell’Ufficio Politico del Partito Comunista dell'India (Maoista) avverrà dopo le 13

Con alla testa il cantastorie rivoluzionario Gaddar, decine di artisti hanno reso omaggio intonando canti rivoluzionari, al leader assassinato.

Sabato notte la salma di Kishenji era stata trasferita dalla polizia da una città nel distretto di Karimnagar, a 200 km da qui, con eccezionali misure sicurezza.

La madre di Kishenji, Madhuramma, era inconsolabile nel vedere il corpo del figlio, che non aveva più incontrata dopo il suo passaggio alla clandestinità, più di trent’anni fa.

Mallojula Koteswara Rao, alias Kishenji, era il numero tre del Partito Comunista dell'India (Maoista), è stato assassinato giovedì dalle forze di sicurezza a Burishole, nel Bengala Occidentale, a 10 km dal confine col Jharkhand.

A rendere l'ultimo saluto a Kishenji non sono mancati gli ex compagni del movimento, i compagni di scuola e università.

La polizia ha preso possesso del corpo nella notte di sabato, non appena il cadavere è arrivato al Rajiv Gandhi International Airport di Shamshabad, a circa 25 km da Hyderabad.

La polizia temeva i tentativi dei simpatizzanti maoisti di riprendersi il corpo in città e lo ha tenuto in una bara blindata impedendo alla gente che lo vedeva passare di rendergli l'ultimo saluto.

Il nipote di Kishenji, Deepa Rao e il simpatizzante maoista Varvara Rao, che hanno accompagnato il corpo da Kolkata, hanno protestato con forza contro l'atteggiamento della polizia.

“Non solo lo hanno ucciso a sangue freddo, ci negano perfino il diritto di rendergli omaggio ed eseguire le esequie nel modo in cui abbiamo deciso”, ha detto Rao.

pc 27-28 novembre - India, gli eroi del popolo sono immortali - proletari comunisti

Gli eroi del popolo sono immortali!
Il compagno Kishenji vive nelle lotte proletarie di tutto il mondo!

Dichiarazione del PCm Italia.


Il nostro partito saluta con rabbia e dolore la morte del grande dirigente della rivoluzione Indiana revolution Kishenji alias Mallojula Koteswara Rao, membro dell'Ufficio Politico del PCI(Maoista) assassinato dal regime indiano sostenuto dall'imperialismo.
Il nostro partito si stringe al PCI(M) in questa ora buia. La vostra lotta, compagni, è la nostra; le vostre perdite sono anche le nostre.

Il contributo ideologico, politico e pratico del compagno Kishenji al PCI(M), alla guerra popolare, alla lotta del proletariato e del popolo oppresso dell'India non può essere cancellato.

Al contrario, esso è oggi più luminoso e raggiunge ogni angolo del mondo.

Ora, compagni, trasformiamo il dolore in forza!

Raddoppiamo ora il nostro sostegno alla guerra popolare in India, intensifichiamo ora la lotta contro l'imperialismo nel mondo, lavoriamo ora per l'internazionalismo proletario, per una nuova organizzazione internazionale proletaria marxista-leninista-maoista, facciamo ora appello ai proletari, ai rivoluzionari, ai comunisti nel nostro paese ad avanzare nella rivoluzione nel nostro paese.

E' il modo per onorare il compagno Kishenji e tutti i martiri della rivoluzione in India e nel mondo.

PCm Italia

Comitato Centrale

28 novembre 2011

pc 27-28 novembre - contro il criminale assassinio ddel dirigente del PCI maoista dell'India Kishanji - mobilitazione internazionale



Nuova decisione straordinaria !
Dedichiamo al compagno Kishenji la nuova settimana internazionale di mobilitazione dal 14 to 22 gennaio 2012 !

Il Comitato Internazionale a sostegno della guerra popolare in India condanna il criminale assassinio del compagno Kishenij, alias Mallojula Koteswara Rao, membro dell'Ufficio politico del PCI (Maoista), assassinato nei boschi Burishol, distretto di Paschim Midnapore
District, Jangalmahal, West Bengal il Novembre 2011. Secondo la dichiarazione rilasciata ai media dal PCI(Maoista) Kishenji era stato arrestato e barbaramente torturato, poi vigliaccamente ucciso. Un assassinio molto simile a quello del compagno Azad, nel luglio 2010.

Mobilitiamoci per denunciare questo crimine!
Mobilitiamoci per il sostegno internazionale alla guerra popolare!
Unite le vostre forze alla settimana internazionale di mobilitazione 14-22 gennaio 2012 in tutti gli angoli del mondo.

Comitato Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India.

Ottobre 2011

csgpindia@gmail.com


Dichiarazione/appello


Il Comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in India, nato dall'appello del meeting di gennaio 2010 a Parigi e che ha raccolto l'adesione di compagni di diversi paesi ha, con la settimana di mobilitazione del 2-9 aprile, mostrato la sua estensione internazionale e la sua funzione di promozione, informazione e schieramento a sostegno della guerra popolare in India, inserito nel contesto più generale della situazione della lotta di classe, dell'imperialismo e della lotta dei proletari e popoli oppressi, e ha deciso nel quadro della campagna prolungata,trattando le contraddizioni nei diversi paesi, di lanciare una nuova
settimana di mobilitazione internazionale per il 14-22 gennaio 2012 con le parole d'ordine:

"la repressione del governo indiano e dell'imperialismo non ferma ma alimenta la guerra di popolo"

"che il vento della guerra di popolo in India arrivi alle masse proletarie in ogni angolo del mondo"

La campagna apre la fase che porterà alla Conferenza internazionale di sostegno prevista per l'estate 2012.
La campagna prevede iniziative e incontri in diversi paesi per raccogliere l'adesione alla Conferenza internazionale e organizzarne la partecipazione.
Il Comitato fa appello all'Icawpi e a tutti i comitati di solidarietà con la guerra di popolo e la rivoluzione indiana a organizzare insieme questa attività.
L'adesione a livello internazionale e in ciascun paese può essere di tutte le organizzazioni, partiti, comitati che decidono di parteciparvi, sia singolarmente, sia come gruppo o cartello di organizzazioni.
Il Comitato invita tutti i blog e i siti che stanno molto contribuendo alla conoscenza della guerra popolare India, alla denuncia e lotta contro l'operazione Green Hunt, e a diffondere i documenti del PCIm. A giocare un ruolo importante nella realizzazione della campagna e nella riuscita della Conferenza Internazionale del 2012.
Il Comitato facendo tesoro delle lezioni della precedente campagna 2-9 aprile si rivolge principalmente al proletariato e le masse popolari per una partecipazione di massa alle iniziative Il Comitato invita tutte le forze che vi aderiscono a considerare che il sostegno alla gp dell'India è il dato che unisce e mobilita.
Il Comitato, in particolare nei paesi imperialisti, si mobiliterà nella campagna nella lotta contro le multinazionali indiane che si espandono anche nei paesi imperialisti.
Il Comitato ribadisce che esso sostiene in forma solidale tutte le guerre popolari e le lotte antimperialiste che si sviluppano in altri paesi del mondo, considerandole tutte importanti e determinanti nella lotta all'imperialismo.
Il Comitato porterà in tutte le manifestazioni antimperialiste, contro i vertici politici ed economici dell'imperialismo, contro la guerra imperialista, la campagna di sostegno, la propaganda e l'invito a partecipare alla Conferenza internazionale

Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India
Ottobre 2011
ccsgpindia@gmail.com

domenica 27 novembre 2011

pc 27-28 novembre - ENNESIMA TRAGEDIA IN MARE A BRINDISI

Appena appresa la notizia della tragedia, avvenuta a pochi chilometri a nord di Brindisi, ci siamo recati sulla zona, con telecamere e macchine fotografiche. Abbiamo assistito alle solite scene dei giornalisti, che poco hanno a che fare con il giornalismo ,alla ricerca di numeri e titoloni da mettere in prima pagina per vendere qualche copia in più.
Nella nostra mente un'altra tragedia quella della notte del Venerdì Santo del 1997, l'affondamento della KATER I RADES,dove circa un centinaio di albanesi persero la vita in mare nel Canale d'OTRANTO,dinamiche diverse, ma stessi morti e stesso cimitero il MAR MEDITERRANEO della "FORTEZZA EUROPA"

Il bilancio delle vittime non è ancora definitivo, stando al Viminale ci sono tre morti accertati e 41 superstiti.
I soccorritori hanno tratto in salvo 41 persone tra cingalesi, afghani e pakistani. "Intorno alle 18.00 di sabato a Torre Santa Sabina (Brindisi) - ricostruisce il Viminale - un passante in transito sul lungomare ha segnalato la presenza di una barca a vela in avaria a poche centinaia di metri dalla riva". "I soccorsi, inviati dalla Capitaneria di Porto - aggiunge il Viminale - hanno effettivamente constatato la presenza di un natante che, finito sugli scogli, si è capovolto". Secondo il Viminale "è stato stimato che sulla barca vi dovessero essere oltre 70 clandestini". Poco prima l'assessore regionale Fabiano Amati, coordinatore della protezione civile regionale, aveva però parlato di una decina di cadaveri.

Telenorba afferma che adesso i migranti sono all'interno del CARA di RESTINC(BRINDISI) . Nella notte abbiamo visto molte pattuglie dislocate lungo la costa alla ricerca dei migranti in fuga verso la libertà. Fortunatamente alcuni sono riusciti a scappare, la maggior parte sono stati acciuffati nelle campagne circostanti. La nostra piena solidarietà ai migranti della tragedia umana del mare di CAROVIGNO.
Stamattina i sommozzatori dei vigili del fuoco stanno scandagliando le acque.
La speranza è che i dispersi siano riusciti a mettersi in salvo guadagnando la terraferma, altrimenti il bilancio sarà pesante,i dispersi sarebbero circa 30.
Un particolare pensiero nel ricordo dei ragazzi migranti che hanno perso la vita. ESPRIMIAMO TUTTA LA NOSTRA RABBIA E TUTTO IL NOSTRO DOLORE PER QUANTO DI GRAVE E' AVVENUTO NEL MARE DI CAROVIGNO ... VOGLIAMO RICORDARE LA TRAGEDIA STRAZIANTE DI TUTTI I MIGRANTI, NOSTRI FRATELLI,che hanno perso la vita in questi anni, SEMPRE PERSEGUITATI E CONDANNATI A MORIRE DALLE POLITICHE RAZZISTE... !!! IN MEMORIA DEI NOSTRI FRATELLI DECEDUTI IN MARE....... NEL MARE DI CAROVIGNO.

Leggiamo su facebook numerosi messaggi di cordoglio e solidarietà della cittadinanza, in tanti stanno chiedendo la proclamazione di lutto cittadino per il Comune di Carovigno in ricordo dei migranti deceduti.

la redazione di PUGLIANTAGONISTA.IT

BRINDISI 27 NOVEMBRE 2011

pc 27-28 novembre - Radar anti-migranti a Melilli/Augusta/Priolo




mentre avviene lo smantellamento progressivo delle fabbriche grandi medie e piccole con il dilagare della disoccupazione

mentre interi pezzi di territorio siciliano si sbriciolano per le alluvioni con altri morti (proprio ieri è stato ritrovato il cadavere di un operaio ucciso dal fango nel territorio di Saponara)

continuano e si confermano le politiche razziste e moderno fasciste contro i migranti per deviare l'attenzione delle masse dallo scaricamento della crisi da parte del governo sulla loro pelle



da http:/www.bsicilia.it/ 27/11/2011


Il radar anti-migranti nell’inferno di Melilli-Augusta-Priolo



L’ultimo regalo della ex ministra agli abitanti del triangolo della morte --, l’area a più alto rischio ambientale di tutto il Mediterraneo.




Si tratta di uno dei acquistati dalla Guardia di Finanza in Israele per far la guerra ai , lo stesso che era stato installato nella riserva naturale del Plemmirio, Siracusa, e poi smantellato per non deludere i concittadini-elettori della prima donna dei berlusconiani doc di Sicilia, fortemente preoccupati per le sue potenti emissioni elettromagnetiche.




“Lo trasferiremo da un’altra parte, lontano dai centri abitati”, aveva annunciato la Prestigiacomo. Detto e fatto. Adesso il - si mostra in tutta la sua pericolosa grandezza puntando al Golfo di , in cima ad una collina calcarea di località Cugnicello Palombara, nel comune di , all’interno di quella che sino al 2000 era una delle più importanti stazioni per le telecomunicazioni della Marina militare e delle forze Usa e Nato.




Peccato che il nuovo impianto della Gdf è tutt’altro che distante dalle popolazioni: a due passi c’è con i suoi 12.000 abitanti; più sotto i centri di Gargallo ed e chilometri e chilometri di raffinerie ed industrie petrolchimiche, interminabili file di camini, torri e ciminiere che avvelenano l’ e il territorio. Un golfo, quello tra e Siracusa, che di sbarchi di nell’ultimo secolo non è ha visti ancora, ma che invece è meta tutti i giorni, 365 giorni all’anno, delle soste di petroliere, navi portacontainer zeppe di sostanze altamente tossiche, finanche sottomarini e portaerei a propulsione nucleare. La più grande pattumiera d’Europa, esposta al rischio sismico e ai maremoti, dove la follia delle transnazionali dell’energia vorrebbe costruire perfino un immenso rigassificatore.




Con la stazione di telerilevamento delle fiamme gialle c’è da scommettere che l’inquinamento elettromagnetico toccherà livelli record. La baia è una selva di antenne a microonde: ci sono gli impianti del Centro telecomunicazioni secondario della Marina militare di , sede alternata al Centro di comando e controllo di Santa Rosa (Roma) per la gestione delle operazioni aeronavali nel Mediterraneo centrale. E la stazione del Fleet Logistic Support Site della US Navy di per i collegamenti Tlc con le basi di Sigonella e Niscemi e con le unità della VI Flotta in navigazione nel Mediterraneo.




“Il nuovo si configura come un grande mostro che irradierà con le sue onde buona parte del territorio della Sicilia sud/orientale”, scrive il Movimento per la difesa del cittadino di che chiede l’immediata rimozione dell’impianto. “Atteso che la sua irrazionale installazione può comportare rischi per la salute dei Cittadini, si vanno a creare servitù militari permanenti ed aggiuntive, in un’area che è stata oggetto di recupero urbanistico da parte del Comune, un non senso giuridico e sostanziale”.




Il triangolo della morte petrolchimica e nucleare è una delle aree a più alta densità militare del paese. La città di ospita una delle maggiori basi della marina militare italiana, sede del Comando Marittimo Autonomo in Sicilia e dell’Arsenale navale in cui vengono riparate le grandi unità da guerra nazionali e Nato. Banchine e pontili consentono sino a 40 posti d’ormeggio, le fregate e le corvette dispiegate nel Canale di Sicilia per contrastare i flussi migratori e le imbarcazioni da guerra e i sottomarini di Stati Uniti e alleati atlantici. A Punta Cugno e San Cusumano sorgono due enormi depositi di combustibili, utilizzati anche in ambito Usa e Nato, mentre all’interno delle grotte carsiche di Cava Sorciaro (), vicino al nuovo -, c’è uno dei più grandi depositi munizioni della Marina in Italia, anch’esso a disposizione delle forze armate degli Stati Uniti d’America e degli alleati atlantici. Un bunker dove è stipato qualsiasi strumento di morte, forse perfino le testate atomiche per i mezzi Usa. E, come denunciato dall’on. Francesco Rutelli (al tempo parlamentare radicale), magazzino utilizzato sino a qualche anno fa per lo stoccaggio di armi chimiche di produzione nazionale (“tavolette di difenilcloroarsina e fiale di fosgene ed acido cianidrico”), risalenti agli anni precedenti lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.




Un mixer bellico micidiale arricchitosi oggi con l’Advanced Coastal Surveillance (ACSR), modello EL/M-2226 ACSR, progettato e realizzato da Elta Systems, società controllata dal colosso industriale militare ed aerospaziale israeliano IAI. Un della famiglia di trasmettitori in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), che operano emettendo microonde continue, con frequenza e ampiezza variabili, pericolosissime per la salute dell’uomo e per le specie vegetali e animali. Un’insostenibilità ambientale talmente nota all’ex ministra Prestigiacomo che, grazie al pressing sui vertici della Guardia di finanza, è riuscita ad ottenere in tempi record il dirottamento del nel vicino di . Una vittoria di Pirro, dato che adesso le emissioni coprono una vasta superficie che si estende da Carlentini sino alle porte del capoluogo. Diversamente è andata per gli altri siti destinati ad “accogliere” i delle fiamme gialle, tutti all’interno di aree naturali protette (Gagliano del Capo in Puglia, Flumininaggiore, Sant’Antioco e Tresnuraghes in Sardegna). Qui le mobilitazioni e le azioni dirette delle popolazioni e i motivati ricorsi ai tribunali amministrativi regionali hanno permesso di scongiurare sino ad oggi l’installazione dei sistemi di sorveglianza -. Situazioni assai mal digerite dagli amministratori della società romana chiamata per trattativa diretta dalla Gdf a fissare tralicci e antenne, AlmavivA S.p.A., che teme di perdere un affare di 5.461.700 di euro (Iva esclusa), quasi un miliardo e 100milioni per cada installazione .




“Noi abbiamo bloccato i lavori prima dei pronunciamenti del Tar. Ma stiamo valutando anche altri siti, magari all’interno di esistenti zone militari in modo da vedere se riusciamo a venire a capo del problema…”, aveva annunciato in un’intervista radiofonica l’ingegnere Piero Rossini, responsabile sicurezza di AlmavivA. Importante contractor nel settore delle nuove tecnologie di Nato e forze armate italiane, il gruppo vanta un capitale sociale di 140 milioni di euro, fatturati annui per 865 milioni e un’inedita compagine di dirigenti e consiglieri di grande livello. Presidente è l’ingegnere Alberto Tripi, già manager IBM ed ex consigliere IRI, poi fondatore di COS S.p.A. (società leader nella fornitura di servizi informatici e call center) e attuale presidente di InItalia, il consorzio per l’informatica costituito da AlmavivA, Engineering ed Elsag Datamat (gruppo Finmeccanica). Amministratore delegato è il figlio Marco Tripi, ex dirigente della Banca nazionale del lavoro; vicepresidente Giuseppe Cuneo, sino al 2004 amministratore delegato di Elsag. Tra i membri del consiglio di amministrazione compaiono, tra gli altri, l’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, poi presidente dei collegi sindacali di Eni, Fintecna e Telespazio; Antonio Amati, già direttore generale Telecom e Ad di Voinoi (Gruppo Acea); l’ex direttore di Rai1 Maurizio Beretta, alla guida della Lega Calcio e nuovo responsabile della struttura Identity and Communications di UniCredit.




Ancora più composito e per certi versi inquietante l’elenco delle società che detengono il pacchetto azionario di AlmavivA S.p.A.. Primo azionista AlmavivA Technologies Srl della famiglia Tripi; poi, in ordine, Ge Capital S.p.A. divisione finanziaria del Gruppo General Electric; la Rai Radio Televisione Italiana; la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana; la C.I.A. Confederazione Italiana Agricoltori; la Confederazione nazionale dei coltivatori diretti; le immancabili Assicurazioni Generali; Visualnet Srl e Ligestra Srl (Gruppo Fintecna). Le associazioni di categoria degli agricoltori in combutta con l’azienda pubblica per i servizi radiotelevisivi e le holding private della finanza, delle assicurazioni e dei call center per brevettare tecnologie e sistemi informatici per il settore militare e l’ordine pubblico ed installare i israeliani contro i richiedenti asilo in fuga dall’Africa o il Medio oriente. È sempre più disumano il volto del capitalismo d’Italia.




sabato 26 novembre 2011

pc 26 novembre - NAPOLI, CASAPOUND TORNA A CASA CON LA CODA TRA LE GAMBE

(dall'Ansa)
CASAPOUND: NAPOLI; DOPO ‘GIROTONDÒ IN PIAZZA TUTTI A CASA SCORTATI DA FORZE ORDINE Tre giri intorno alla piazza, cori, striscioni, fumogeni colorati: la manifestazione di CasaPound Italia si è svolta così, con un girotondo intorno a piazza Carlo III a Napoli... I dimostranti hanno provato a convincere le forze dell’ordine di lasciarli uscire dal perimetro della piazza, ma le disposizioni sono chiare: deve essere un presidio e non un corteo...".

La mobilitazione antifascista di oggi, che ha visto la partecipazione di un migliaio di compagni, giovani, studenti, tante realtà di lotta (dai disoccupati del progetto Bross, ai comitati contro le discariche, collettivi universitari, ecc.)e il riuscito presidio a p.zza Cavour, nonostante il costante tentativo della polizia prima e durante di impedirlo, ha ottenuto il suo scopo.
I fascisti di CasaPound, che avevano convocato una manifestazione nazionale, sono dovuti rimanere "sequestrati" nella p.zza Carlo III, non hanno potuto fare il corteo che avrebbero voluto, e tantomeno altre iniziative, tipo ritentare una nuova occupazione, facendosi forte della presenza nazionale, dopo che erano stati cacciati, dalla protesta di massa antifascista dal quartiere di martedei.
E mentre questa sera le carogne fasciste si ritiravano a casa con un ben misero bilancio, sempre scortati da una massiccia presenza della polizia, da p.zza Cavour è partito un corteo.
Napoli antifascista, militante, ha dimostrato ancora una volta che è pronta a mobilitarsi e vince.

pc 26 novembre - ULTIM'ORA DA TERMINI IMERESE

Dai compagni di Proletari Comunisti e dello Slai cobas per il sindacato di classe di Palermo che da ieri sono al presidio:

Poco fa è giunta la notizia al presidio degli operai Fiat a Termini Imerese che è stato raggiunto l'accordo a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Nello stesso tempo è arrivato l'"ordine" a smantellare il presidio...
Lunedì mattina davanti allo stabilimento i sindacati spiegheranno i termini dell'accordo, con l'obiettivo di firmare mercoledì 30.
Si sa per ora che sono aumentati i lavoratori che andranno in mobilità (da 511 a 640)con una aiuto economico di "accompagnamento". Su quanto sarà questo "aiuto", mentre prima si parlava di rapportarlo alle diverse fasce di reddito, ora avrebbero concordato una sola fascia rapportata ad una media salariale di circa 25mila euro l'anno. Alcuni operai ci perdono.
L'accoglienza degli operai - stasera in pochi al presidio - è stata fredda e dubbiosa. Da parte di alcuni anche lo smantellamento del presidio non è stato visto bene, dato che ieri di parlava di mantenerlo fino a mercoledì.
Nessuna novità invece per quanto riguarda la DR Motor che sta aspettando la conclusione della trattativa con la Fiat. Ma qui i timori restano confermati. Si teme anche che l'azienda voglia ripartire da zero, cancellando i diritti acquisiti. L'unica voce positiva è che la DR Motor potrebbe aggiungere altri 300 operai ai 1600 da assumere. Ma tra gli operai c'è poca fiducia: la DR Motor è un'azienda indebitata, non affidabile.

In questo giorno e mezzo al presidio sono venuti un centinaio di operai, a rotazione. Certo un pò pochi.
L'aspetto positivo è rappresentato dai giovani, tra cui vi sono anche delle donne. Questi dicevano che occorreva fare di più, occupare la fabbrica; questi operai, e soprattutto una operaia ieri hanno fortemente protestato verso Landini e Mastrosimone.
Hanno accolto bene il nostro discorso che occorre un percorso nuovo, hanno preso pacchi di nostri volantini per distribuirli agli altri operai. Insieme a loro vi sono gli operai dell'indotto, in particolare gli operai, giovani, della BN Sud che anch'essi avevano proposto di occupare la fabbrica - zittiti prontamente da Matrosimone.

La partita non può quindi essere considerata chiusa.

pc 26 novembre - EGITTO, NUOVI MORTI MA NUOVA RIBELLIONE



In Egitto i militari al potere tentano ancora di fermare con esecuzioni sul campo la rivolta di massa in corso. Ma la repressione alimenta la ribellione.

"Sale nuovamente la tensione in Egitto dopo ore di relativa calma, alla vigilia delle elezioni legislative che dovrebbero aprirsi lunedì: due dimostranti egiziani sono rimasti ucciso nel centro del Cairo. Nella notte sono stati fermati anche tre italiani, trasferiti in un commissariato nel centro della capitale egiziana per accertamenti...
Uno dei due manifestanti uccisi è un giovane di 21 anni, Ahmed Sayyed: è stato travolto dai veicoli della polizia che tentava di sgomberare un sit-in davanti ai palazzi del governo, riferisce l'agenzia Mena. Lo hanno denunciato anche gli attivisti, spiegando che sei mezzi delle forze della sicurezza egiziana sarebbero coinvolti nell'incidente, avvenuto a meno di 500 metri da piazza Tahrir. Quando i partecipanti al sit-in hanno dato il via a una sassaiola contro la polizia, i mezzi hanno iniziato a muoversi a marcia indietro, travolgendo il ragazzo, spiegano gli attivisti che hanno postato alcune immagini della vittima su internet...".

pc 26 novembre - MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA A NAPOLI: CONQUISTATA LA PIAZZA VIETATA



CONQUISTATA LA PIAZZA DAGLI ANTIFASCISTI NAPOLETANI NONOSTANTE IL DIVIETO DELLA QUESTURA.
ACCORRETE NUMEROSI, IL PRESIDIO COMINCIA ADESSO!!
E' da poco iniziata la manifestazione antifascista contro CasaPound a
Napoli. Anche questa volta come fu per la cacciata dall'occupazione del convento di Materdei, i fascisti devono avere la giusta e dura risposta di massa antifascista


Da Repubblica: "Cresce la tensione in vista della manifestazione di oggi pomeriggio degli attivisti di destra di CasaPound. I carabinieri in via don Bosco hanno fermato un furgone di CasaPound con striscioni e bastoni, i militanti della destra hanno reagito, sono partite cariche e i militari hanno chiamato rinforzi. E' sopraggiunto un reparto della Celere in assetto antisommossa, un attivista è stato fermato...
...Il questore Luigi Merolla ha autorizzato un presidio fisso di CasaPound in piazza Carlo III nel primo pomeriggio e un altro presidio dei collettivi studenteschi e dei centro sociali in piazza del Gesù, non più in piazza Cavour come era stato chiesto, perché troppo vicina a piazza Carlo III..."