venerdì 30 settembre 2011
pc 29-30 settembre - Milano- Consiglio Comunale - una corrispondenza da proletari comunisti Milano
dell’approvazione (la votazione si prevede per lunedì prossimo) del
bilancio. Il tutto preceduto da dichiarazioni e intenti che mettevano
in risalto il dissesto delle casse comunali e le “dolorose” scelte che
la giunta Pisapia sarà costretta ad operare. Convocando tutte le
categorie e presentando emendamenti, in particolare per la vendita
della Serravalle, l’assessore Tabacci ha snocciolato il quadro
catastrofico: "O vendiamo tutto entro il 31 dicembre, o il bilancio non
si sana e il Comune sarà commissariato". E cercando di giustificare le
scelte da prendere: «C’è un tentativo di personalizzare su di me la
questione del Bilancio. Ma io sto semplicemente facendo quello che devo
fare, senza nascondermi dietro un dito» e giustificando i 54milioni di
tagli previsti: «So che ci sono state scelte impopolari ma bisogna
essere sinceri coi milanesi» in riferimento, ad esempio aumento
biglietto ATM e dell’Irpef, ereditati dalle precedenti giunte: «Scelte
obbligate. Abbiamo ereditato un Bilancio che si regge su entrate
straordinarie, senza contare i vincoli del Patto di Stabilità». Con l’
intento di condividere con tutte le istanze la manovra, Tabacci ha
fatto appello a tutte «anime della città» ad un incontro pubblico per
il 14 ottobre, aperto a tutti i gruppi consiliari: «Ho scritto al
sindaco. La mia idea è un tavolo di lavoro con Assolombarda,
Assimpredil, le università, l’associazione delle banche, ma anche i
professori ingaggiati per analizzare i conti delle partecipate. Un
tavolo aperto a tutti i gruppi consiliari».
(ndr) Notiamo con
sorpresa, ma anche disgusto, che a questo incontro non siano stati
invitati i lavoratori e le loro organizzazioni, così come i comitati
per il diritto alla casa, ecc. ma ci torneremo in seguito perché
abbiamo qualche idea su questa scelta.
Anche se rispetto a questo non
invito la giunta cerca di correre ai ripari con la decisione di indire
delle assemblee pubbliche nei vari consigli di zona per spiegare qual è
la situazione in cui si è trovato, obtorto collo , Palazzo Marino.
Compito “difficile e ingrato”, se si vuole, ma necessario per non
perdere il grande consenso di questi mesi. Ma, principalmente, diciamo
noi viste le cifre dei tagli: 6,5 milioni di euro alla polizia
municipale, 4,6 milioni alla scuole secondarie superiori, 4,9 milioni
ad attività culturali e teatrali, 3 milioni in meno agli asili nido e
ai servizi per l'infanzia, 1,5 milioni in meno per le piscine comunali,
2,8 milioni alla illuminazione pubblica, 5,6 milioni a servizi per la
viabilità e circolazione stradale, 1,8 milioni ai piani Erp, 3 milioni
ai servizi di prevenzione e riabilitazione, meno 5,9 milioni servizi
sostitutivi per l'assistenza agli anziani. In pratica vengono toccati
tutti i settori.
Sicuramente non ci uniamo al coro che si è levato dai
banchi dell’opposizione, “la signora in nero” Letizia Moratti e la
“commare” Mariolina Moioli, che hanno parlato di «Macelleria sociale» e
«I 54 milioni di tagli sono frutto delle scelte sbagliate dell’attuale
Giunta. L’ultima perizia conferma infatti il valore delle azioni
Serravalle da noi inserito nel bilancio, mentre il blocco del Pgt ha
causato la perdita di 60 milioni di euro di oneri di urbanizzazione»,
visto il pulpito di provenienza, ovvero la cricca
affaristico/clientelare/paramafiosa/moderno fascista, che in combutta
con imprese e malaffare si è spartita il malloppo; ma siamo vicini al
Comitato Precari Milano (precarimilano@libero.it) che hanno denunciato
una linea e scelte non proprio trasparenti della giunta Pisapia. Sulla
vicenda è disponibile, anche, un post messo in rete da Tito Speri.
Questa denuncia che possiamo sintetizzare “amici assunti in Comune: il
vento non cambia”, riguarda alcune delibere, dal 1 luglio al 9
settembre, della giunta in merito all’assunzione di 43 figure esterne
all’organico del Comune di Milano, 9 delle quali con orario part time.,
per una spesa lorda annua di 2.2 milioni di euro (si va dai 16.420 per
il Presidente dell’Associazione “VIVERE QUINTO” -Isidoro Spirolazzi-,
ai 284.770 per l’esponente del PD milanese –Davide Corritore- nominato
Direttore Generale del Comune con delibera della Giunta). I 43 sono
così suddivisi: 37 collaboratori assunti a tempo determinato per tutto
il mandato della nuova giunta in ragione dell’art. 90 del testo unico
enti locali che prevede la possibilità, per gli enti che non presentino
bilanci dissestati, di nominare agli uffici di sindaco e assessori dei
dipendenti dell’ente o dei collaboratori esterni scelti al di fuori
delle normali procedure concorsuali per coadiuvare nelle funzioni di
indirizzo e controllo (appunto, diciamo noi, comuni non dissestati e
come dice il buon Tabacci Milano non ci sembra messa bene). Oltre a
loro la Giunta ha nominato 3 figure di tipo tecnico-politico che
insieme costeranno al bilancio 2,5 milioni di euro per i 5 anni di
mandato: Davide Corridore, l’ex radicale, passato dai verdi e approdato
al PD Maurizio Baruffi, capo di gabinetto del sindaco (189.00 mila euro
lordi all’anno) e Giovanni Confalonieri 58enne, professionista della
politica di Besana Brianza, ex Democrazia Proletaria, senatore di
Rifondazione Comunista oggi passato a SEL, nominato responsabile dei
rapporti con la città di Milano che costerà 162.108 euro l’anno.
Inoltre sono stati nominati 3 consulenti con contratto di
collaborazione coordinata e continuativa: il 24 giugno con la determina
351/2011 Rescalli Fabrizio, capo progetto del gabinetto del Sindaco che
costerà 21.750 euro lordi per 9 mesi di lavoro, e con la determina
387/2011 Dragone Marco, ex giornalista dell’agenzia ADN Kronos, che
come portavoce del Sindaco costerà alle casse di Palazzo Marino 55.000
euro per i primi 6 mesi di lavoro e il capo ufficio stampa, il 45enne
bergamasco Giovanni Nani. E proprio Corritore in un video-messaggio
aveva detto “valorizzeremo le risorse interne”, mentre venivano
deliberate queste assunzioni, durante i primi giorni di luglio, alla
posta elettronica dei dipendenti del Comune giungeva un video postato
da youtube dal Direttore Generale Corritore in cui dichiarava di voler
valorizzare le risorse interne dell’Ente, tra cui non mancano
giornalisti, fisici, avvocati, esperti in comunicazione, diritto
amministrativo spesso utilizzati in settori e ruoli che esulano dalle
loro competenze. Nonostante ciò, nell’operare le 43 nomine, la Giunta
non ha svolto nessuna indagine conoscitiva, nessun colloquio tra i
15.500 dipendenti a tempo indeterminato e tra le centinaia di precari
che da anni garantivano la copertura dei servizi, preferendo assumere
collaboratori esterni con chiamata diretta (tranne in 2 casi) che non
avevano mai lavorato in Comune.
Solo la Cgil, sindacato con più
iscritti in Comune, ha stigmatizzato (con una lettera al Sindaco del 28
giugno) queste assunzioni rimarcando il fatto che questi neoassunti
siano pagati molto di più della maggioranza dei dipendenti comunali,
nonostante l’art. 90 preveda una retribuzione in linea col Contratto
Nazionale Enti Locali; ma non si è lamentata che questa lettera non
trovasse spazio nei media né che non fosse affissa nelle bacheche
sindacali delle più di 50 sedi di uffici cittadini. Secondo noi questo
atteggiamento non è casuale visto che alcuni dei “neoassunti” sono
transitati in questo sindacato, ma a maggior ragione dopo l’accordo del
28 luglio con cisl-uil-confindustria.
In solo due casi i nominati
dalla giunta erano iscritti alle liste a tempo determinato: si tratta
di due ex dipendenti del Gabinetto del Sindaco della Giunta Moratti:
Merinunzia Loporchio e Sara Testa che resteranno ai loro precedenti
ruoli ma vedranno lievitare i loro stipendi rispettivamente a 40.500 e
a 38.030 euro lordi l’anno, molto più di quanto guadagnavano da tempi
determinati semplici. Molte delle assunzioni fiduciarie sono state
effettuate al livello D, uno dei più alti nella scala gerarchica dei
dipendenti comunali, che equivale al livello di funzionario. Un assunto
a tempo indeterminato nella categoria B, la più numerosa tra i normali
dipendenti, guadagna poco più di 19mila euro lordi l’anno. Riprendendo
ancora altre parti della denuncia dei Precari e del post di Speri,
mettiamo in evidenza alcuni passaggi: Buco in bilancio? Ma… non per
tutti:
(1) Molti degli assunti senza concorso hanno fatto parte, a
vario titolo, delle forze, dei comitati, e dei partiti che hanno
sostenuto la campagna elettorale di Giuliano Pisapia. Primo sia per
importanza che per emolumenti è l’avvocato Cosimo Palazzo, presidente
di circolo del PD di zona Vigentina, esperto in diritti dei migranti,
nominato funzionario dall’assessore alle Politiche Sociali
Pierfrancesco Majorino del PD a 64mila euro lordi l’anno. A pari
stipendio troviamo Riccardo Alberti assunto il 24 giugno come portavoce
del sindaco. A seguire Ermanno Tritto già consulente della Provincia
guidata da Filippo Penati con l’ex assessore provinciale di Sel, il
partito fondato da Niki Vendola, Daniela Benelli neoassessore al
decentramento. L’ex direttore della libreria Tikkun costa 53mila euro
lordi l’anno. Un altro articolo 90 nominato come consigliere di fiducia
degli assessori è Luca Stanzione, ex di Rifondazione Comunista e centro
studi Cgil passato a Sel come l’assessore alle politiche occupazionali
Cristina Tajani, che grava sul bilancio per 42.390 euro lordi l’anno.
Dal Comitato x Pisapia di zona 4, versante Comitato Inquilini Molise
Calvairate di Franca Caffa, arriva la giovane Ana Victoria
Arruabarrena, nominata funzionario del gabinetto del sindaco con un
contratto a tempo determinato che costerùà alle casse comunali 40.500
euro lordi all’anno. Membro attivo del laboratorio politico del PD di
‘Change Milano’ (www.changemilano.it) è il nuovo funzionario dell’
assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran, Antonio Bisignano. Costa
42.640 euro lordi l’anno. Le assunzioni hanno riguardato anche la
figlia dell’imprenditore Sarfatti, candidato per il PD alle penultime
elezioni regionali morto in un tragico incidente. Caterina Sarfatti
funzionaria del gabinetto del sindaco dal curriculum ricco di
qualificate e prestigiose esperienze all’estero, costerà alle casse
comunali 40.500 euro lordi l’anno (202mila euro lordi per 5 anni).
(ndr) alla faccia della trasparenza e della discontinuità;
(2) Tra i
neoassunti, definiti da uno dei più giovani consiglieri comunali eletti
‘di fiducia’, è restata alla comunicazione anche Gabriella Polifroni,
che guadagnerà come istruttore dei servizi amministrativi categoria C
ben 41.230 euro lordi l’anno. La Polifroni già nell’ufficio stampa
della precedente giunta, è nota tra antifascisti milanesi in quanto
aveva curato la comunicazione dell’assessore allo sport Alan Rizzi
durante la cosiddetta ‘Settimana Nera’ di Milano. Nell’aprile del 2010
infatti, era lei che rispondeva con imbarazzati no comment al telefono
a attivisti e blogger che chiedevano conferme sulla concessione del
Patrocinio da parte del Comune di Milano alle iniziative neofasciste
previste in quei giorni. Il volantino apparso sul sito della formazione
neofascista Forza Nuova, infatti, aveva il logo del Comune di Milano,
accusato di aver dato la concessione per l’uso gratuito degli impianti
sportivi del Lido. Il culmine delle iniziative in ricordo di Sergio
Ramelli, un giovane neofascista ucciso negli anni Settanta, che avevano
visto svolgersi un concerto in Città Studi, un corteo in P.le Susa e un
torneo di calcetto organizzato al Lido di Milano, era stato un
provocatorio corteo. Nelle vie del quartiere San Siro, nella giornata
del 1 maggio, i neonazisti di Blood and Honur e gli Hammerskin avevano
sfilato protetti dalle forze dell’ordine esponendo vessilli neofascisti
e saluti a braccio teso. (dopo la decisione di non concedere la Loggia
dei Mercanti alla settimana della moda per la protesta dell’Anpi, si
vede di quale valorizzazione dei valori della Resistenza Partigiana
blatera Boeri e suoi soci di giunta, infatti nell’ambito delle
manifestazioni della settimana della moda in corso a Milano, il Comune
conferiva il patrocinio alla sfilata di Roberto Cavalli del 26
settembre sull’enorme piazzale dell’Arco della Pace, esentando di fatto
l’azienda, una delle maison con più alto fatturato tra quelle che
operano in città, dal pagamento completo della Tassa di occupazione
Suolo Pubblico. Una delle poche imposte locali ancora in carico ai
Comuni italiani ).
Finora la giunta Pisapia, nonostante la denuncia
del Comitato Precari già da giugno, ha smentito, entrando nel merito,
tranne un post del suo staff sulle pagine di facebook a luglio nella
quale si dice: -che gl’articoli 90 erano anche loro ‘precari con alte
competenze a cui era stata data la possibilità di lavorare’-. Per il
resto il silenzio più assoluto. Un silenzio assordante tranne qualche
articolo di Libero o qualche presa di posizione di facciata di RSU e
confederali (motivati chiaramente non ha sostenere le rivendicazioni
dei Precari, ma ad attaccare Pisapia per difendere i loro interessi).
Un silenzio rotto soltanto dalla mobilitazione sui luoghi di lavoro dal
Comitato Precari e dalla rete che ha postato e posta questa vicenda.
Ma
questa rabbia e voglia di giustizia riguarda tutti –lavoratori-precari-
disoccupati-, così come riguarda chi occupa una casa per bisogno o si
prende una multa perché non può pagare i balzelli che governo e giunte
ci stanno scaricando addosso. E’ ora che il vento cambi davvero e non
si fanno sconti a nessuno.
pc 29-30 settembre - con gli operai fiat di termini imerese
pc 29-30 settembre - Bologna:i grillini contro i centri sociali
pc 29-30 settembre - Operai Fincantieri Palermo: in 470 in cassa integrazione fino a fine anno
470 operai della Fincantieri di Palermo, praticamente tutti, saranno in cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre di quest’anno. È questo il risultato dell’accordo firmato a Roma tra il Ministero,
E in questo senso la conferma nello stesso giorno di una nuova commessa è una specie di beffa: si tratta della trasformazione di una nave da crociera,
L’altra beffa è che in questi giorni
“RISULTATI PRIMO SEMESTRE CONFERMANO GESTIONE ORDINARIA POSITIVA
• Nuovi ordini per euro 874 milioni che portano il portafoglio a euro 7.920 milioni;
• Ricavi pari a euro 1.176 milioni in riduzione per la minore attività produttiva;
• EBITDA [guadagni lordi] pari a euro 59 milioni;
• Risultato della gestione ordinaria positivo per euro 16 milioni ante oneri non ricorrenti e straordinari.
• Posizione finanziaria netta positiva per euro 227 milioni.”
Come si vede non c’è una voce in negativo e questo significa che la crisi che c’è e di cui si parla in questo bilancio: “Nonostante la situazione non favorevole descritta sopra, la tempestiva adozione delle politiche di riduzione degli organici operanti in relazione ai carichi di lavoro, gli interventi di efficientamento operati in particolare nei confronti dei fornitori e il minor carico di imposte, consente di ottenere nel semestre, come sopra evidenziato, un miglioramento del Risultato…”, questa crisi si diceva viene dunque scaricata tutta sugli operai con cassa integrazione infinita e tentativi di ristrutturazione e chiusure di stabilimenti, dal nord al sud.
La risposta degli operai non si è fatta attendere nemmeno in questi ultimi giorni, da Ancona dove gli operai hanno fatto un blitz alla Regione, allo sciopero con corteo di Genova alle manifestazioni di Palermo dei mesi scorsi. Anche qui però, come alla Fiat, si richiede agli operai un salto di qualità nella lotta dato che le promesse si sprecano, promesse che durano lo spazio di un mattino e non risolvono mai i problemi degli operai.
pc 29-30 settembre - Palermo contro le navi-prigioni
Da una settimana centinaia di tunisini vivono chiusi in tre navi attraccate al porto di Palermo. Le proteste delle associazioni. A Lampedusa, intanto...
DI PIETRO SCAGLIONE
FONTE FAMIGLIA CRISTIANA
27/09/2011
Da cinque giorni, centinaia di immigrati tunisini (provenienti da Lampedusa) vivono in tre navi, attraccate nel molo del portodi Palermo, in attesa del rimpatrio. Secondo i palermitani della zona, la Moby Fantasy, la Moby Vincent e l’Audacia sembrano “vascelli fantasma”.
Dall’esterno, infatti, gli stranieri non si vedono nemmeno con il cannocchiale e ci si accorge della loro presenza soltanto per le continue manifestazioni del Forum Antirazzista, che presidia il blindato Porto di Palermo, insieme ad associazioni, centri sociali, sindacati e partiti di sinistra, tutti uniti nel difendere i diritti degli immigrati e nel criticare la politica del Governo sui rimpatri.
Oggi, una delegazione del Forum Antirazzista, guidata dal professor Fulvio Vassallo Paleologo, esperto di Diritto dell’immigrazione, ha presentato un esposto in Procura, per chiedere di accertare gli eventuali reati di “violenza privata”e “abuso d’ufficio”, nonchè alcune violazioni delle norme internazionali. Il procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci, ha prontamente aperto un fascicolo di “atti relativi”, a carico di ignoti.
Immigrati irregolari tunisini nel porto di Palermo.
L’intervento della Procura della Repubblica di Palermo è salutato con favore dai manifestanti. La “Rete Primo Marzo” parla di “prigioni galleggianti”, non compatibili con la Carta Mondiale dei Migranti. Sulla stessa lunghezza d’onda le dure proteste di Sinistra Ecologia Libertà, di Rifondazione Comunista e di Italia dei Valori che, attraverso il consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli, denuncia la presenza di “lager galleggianti”. Anche gli avvocati si mobilitano in difesa degli immigrati. L’Unione delle Camere Penali, infatti, si rivolge al ministrodell’Interno Roberto Maroni per lamentare “l’incostituzionalità dell’internamento nelle navi”. L’accesso a bordo, infatti, è off limits per tutti: associazioni, giornalisti, giuristi e operatori.
Gli unici ammessi a visitare le navi e a verificare la situazione degli immigrati sono i parlamentari. Ieri una delegazione del Partito Democratico, guidata dall’onorevole Alessandra Siragusa, si è recata a bordo dell'Audacia e della Moby Vincent. Secondo la testimonianza del deputato democratico, gli stranieri sono trattati con rispetto dal personale marittimo e dagli agenti di polizia, ma la situazione è “devastante” e di “grandissimo disagio”. Gli immigrati ricevono i pasti regolarmente, sono tranquilli, ma non possono comunicare con l’esterno, non possono vedere la televisione e non conoscono il destino che li attende.
Non avendo commesso alcun reato e non essendo, dunque, detenuti, i migranti non possono paradossalmente nemmeno esercitare il diritto di difesa né ricevere assistenza legale. L’onorevole Alessandra Siragusa non ha dubbi: a bordo di due navi sono presenti anche una donna in gravidanza e sette minori. La circostanza della presenza di minori è confermata dall’associazione Terre de Hommes, ma smentita dalla Questura di Palermo.
Una delle recenti giornate di tensione a Lampedusa.
Intanto, nell’isola di Lampedusa non ci sono più immigrati, dopo i trasferimenti di massa verso Palermo e dopo i primi rimpatri. Tuttavia, l’eco della rivolta degli immigrati e della guerriglia della scorsa settimana non si spegne. Emergono le storie drammatiche, come quella di Najy Hinsen, giovane operaio tunisino ricoverato nel reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Villa Sofia di Palermo.
Il tunisino - che ha un trauma facciale e numerosi edemi sulle gambe, sulle braccia e sul tronco – ha denunciato di essere stato “massacrato a calci, pugni e manganellate” a Lampedusa e ha raccontato di essere emigrato perché in Tunisia lo stipendio di operaio non gli era più sufficiente per vivere. In un lungo reportage pubblicato su Facebook e sul portale Indymedia Italia, il fotoreporter Alessio Genovese ha parlato senza mezzi termini di “guerra ai tunisini e ai giornalisti”, descrivendo pestaggi e violenze a Lampedusa non solo contro i migranti, ma anche contro le troupe televisive e gli operatori delle associazioni umanitarie.
Genovese ha pure raccontato la storia di Muhammed, un cinquantenne tunisino disoccupato a causa di un incidente nel cantiere, causato dalla negligenza del suo datore di lavoro a Padova. Dopo il viaggio in Tunisia per le cure, Muhammed era intenzionato a rientrare in Italia per rivendicare i suoi diritti, ma è stato ferito alla testa aLampedusa, nei giorni della “caccia al nero”. Le aggressioni contro gli immigrati non devono, però, far dimenticare lo spirito di accoglienza e solidarietà della maggioranza degli abitanti di Lampedusa, che rifiutano il razzismo, le ronde e l’intolleranza.
Un avamposto della solidarietà è la parrocchia di Lampedusa, esaltata pubblicamente dal Mir, dalla Rete Lilliput e dai Laici Comboniani. I firmatari della lettera aperta, tra cui Francesco Lo Cascio del Mir e alcuni sacerdoti, ricordano che il vero volto di Lampedusa è quello delle staffette umanitarie e dei pescatori che soccorrono gli immigrati, non certo il volto cupo delle ronde e della “caccia al nero”.
Pietro Scaglione
giovedì 29 settembre 2011
pc 29-30 settembre - Gli operai della Fiat di Termini Imerese in sciopero da lunedì 3 ottobre
Gli operai della Fiat di Termini Imerese questa mattina hanno tenuto una assemblea davanti ai cancelli e hanno deciso di riprendere la mobilitazione a partire da lunedì 3 con un concentramento al mattino di tutti e due i turni davanti alla fabbrica.
Gli operai si sentono beffati ancora di più perché avrebbero dovuto lavorare almeno sei giorni questo mese e invece è continuata la cassa integrazione e da lunedì, giorno in cui l’azienda vorrebbe riprendere il lavoro per completare le auto che sono rimaste sulla linea sono costretti a riprendere la mobilitazione scioperando e quindi ancora niente soldi.
Molti operai sono tornati molto delusi dal risultato della trasferta a Roma e alcuni anche del modo in cui si è svolta la manifestazione perché sono stati di fatto sequestrati dalla polizia che li ha prelevati con i pullman davanti alla stazione di termini (dopo 16 ore di viaggio allucinante su un treno messo a disposizione dalla regione siciliana ma che faceva davvero schifo) e li ha portati in giro per Roma, prima a Montecitorio e poi al Ministero, sempre guardati a vista.
La tensione in alcuni momenti è salita perché i poliziotti non facevano passare nessuno tra i cordoni nemmeno per andare in bagno o al bar per un caffè… “altrimenti vi disperdete!” e si stavano buttando con il casco in mano su un operaio che li riprendeva con una telecamera!
Nessuno degli organizzatori ha mosso un dito né per mettere fine al sequestro, né per denunciare i soprusi.
Le novità positive attese, come si sa, quindi non ci sono state, anzi,
Ma il quadro complessivo non lascia sperare bene, data la lunga cassa integrazione prevista e il futuro assolutamente incerto per i circa 700 operai dell’indotto.
Per dare un’accelerata a questa vertenza è auspicabile che gli operai passino a forme di lotta più incisive, perché come si è visto non bastano le sfilate, non bastano i sit-in, né tantomeno le promesse da qualsiasi parte vengano.
mercoledì 28 settembre 2011
pc 29-30 settembre - Appello di Firenze Antifascista contro l'iniziativa di Forza Nuova il 30 settembre
pc 28 settembre - oggi due morti operaie, da Nord a Sud continua la carneficina operaia
Nelle prime
ore di oggi due operai in meno, uno –Luigi Borrelli, 33 anni e un
figlio di 2anni- è morto stritolato da una pressa alla Rieter di
Pignataro Maggiore (Caserta); l’altro un operaio edile di 61 è morto
cadendo da impalcatura a Casciago (Varese). Come risulta dagli articoli
in allegato, nel caso di Pignataro la Rieter, multinazionale svizzera,
lavora per l’indotto Fiat, nel settore ‘Automotive’.
Non passa giorno
che siamo costretti ad aggiornare la lista di lavoratori che nei
cantieri, nelle fabbriche, paga il tributo di sangue sull’altare del
profitto padronale. In un momento in cui con la scusa della Crisi, il
governo introduce nella finanziaria il volere di Confindustria, che
significa cancellazione dei diritti, anche alla salute e sicurezza, per
“rilanciare” la produzione e i profitti. Che si traduce in un macabro
messaggio: un lavoratore in più o in meno chi, loro, se ne frega, tanto
possiamo contare sui tanti disperati che perdono il lavoro o che un
lavoro non ce l’hanno. E’ ora di ribellarsi a questa guerra non
“dichiarata”, è ora di assediare tutte le sedi istituzionali, è ora di
organizzarsi al di la delle appartenenze per rilanciare questa
battaglia, è ora di costruire una rivoluzione politica e sociale per
dire basta a questo sistema.
Slai Cobas Sanità per il sindacato di
classe, Milano
cobasint@tiscali.it; 338-7211377
aderente alla Rete
Nazionale Sicurezza sul Lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com
Incidenti sul lavoro, due vittime
Luigi Borrelli, sposato e padre di un
bambino di due anni, sarebbe rimasto stritolato da una pressa. Un altro
è caduto da un ponteggio
Caserta, 28-09-2011
Due operai sono morti
oggi in due incidenti sul lavoro. Il primo, Luigi Borrelli, è morto
schiacciato da una pressa in un incidente avvenuto in uno stabilimento
della Rieter di Pignataro Maggiore (Caserta). Nell'impianto si
producono isolanti termici ed acustici. Sulle cause del'incidente nel
quale è morto il trentatreenne, sposato e padre di un bimbo, sono in
corso indagini dei carabinieri.
Il secondo è un operaio di 61 anni
morto a causa di una caduta in un cantiere edile a Casciago, nel
Varesotto. L'uomo verso le 9.30 e' precipitato da un'altezza di circa
sette metri mentre era impegnato in alcuni lavori e nell'impatto con il
suolo ha riportato un grave trauma cranico e ferite su tutto il corpo.
28/09/2011
Incidente sul lavoro: giovane operaio di Pignataro perde la
vita alla Rieter.
Un giovane operaio ha perso la vita questa mattina
alla Rieter di Pignataro Maggiore. Intorno alle 7 di questa mattina, il
lavoratore stava svolgendo le sue normali mansioni quando è rimasto
vittima di un incidente sul posto di lavoro, riportando lo
schiacciamento totale del torace. I colleghi hanno prontamente dato l’
allarme, ma per l’uomo c’è stato poco da fare. La vittima, Lorenzo
Borrelli, pignatarese di trentatré anni – lavorava nello stabilimento
Rieter da circa undici anni -, lascia la moglie e un figlio di due
anni.
I carabinieri del locale comando hanno comunicato l’accaduto
alla Procura di Santa Maria Capua Vetere e poco dopo è arrivato il
sostituto procuratore di turno, per effettuare i primi rilievi del
caso. Intorno alle undici la salma è stata trasportata all’Istituto di
Medicina Legale di Caserta per l’esame autoptico. Un nutrito gruppo di
lavoratori, provenienti dagli opifici vicini, si è unito ai circa
duecentosettanta operai della Rieter in segno di vicinanza alla
famiglia del giovane (arrivata sul posto poco dopo l’incidente).
Il
sindaco Raimondo Cuccaro, arrivato davanti ai cancelli dello
stabilimento (che fa parte della multinazionale svizzera con sede
centrale a Zurigo e che evade commesse nel settore “Automotive” nell’
indotto Fiat) insieme al consigliere comunale Giorgio Valente, ha
annunciato che proclamerà il lutto cittadino nel giorno delle esequie.
I rappresentanti sindacali, ancora sotto shock per la dolorosa morte,
hanno prontamente manifestato la loro vicinanza ai parenti dell’uomo e
si dicono pronti a sostenerla per ogni tipo di incombenza.
pc 28 settembre - riprende nella zona di Taranto la lotta degli immigrati
occupano per protesta la Statale 100
MASSAFRA - Una quarantina di immigrati extracomunitari ospitati nell'hotel Bizantino di Massafra ha occupato stamani per alcuni minuti la statale 100 per protestare contro la loro permanenza obbligatoria nella struttura.
A segnalare la presenza degli immigrati, che sono rientrati nell'albergo dopo l'arrivo delle forze dell'ordine, erano stati alcuni automobilisti di passaggio. L'albergo qualche giorno fa era stato posto sotto sequestro per carenze igienico-sanitarie e violazioni amministrative. Dal mese di aprile la struttura ospita circa 180 extracomunitari provenienti da vari Paesi africani, in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati. I sigilli sono stati apposti anche alla struttura antistante e al parcheggio. Ai carabinieri erano giunte diverse segnalazioni relative alla situazione di sovraffollamento delle camere in cui gli immigrati sono ospitati.
pc 28 settembre - 7 ottobre corteo studentesco a napoli contro la manovra del governo
Si parte da Piazza del Gesù alle 9:30
Quest’anno l’autunno caldo comincia in anticipo, con l’approvazione di una manovra che ha messo in ginocchio il paese, che attacca senza pietà tutti quei soggetti che già da tempo pagano amaramente la crisi.
Assistiamo a tagli indiscriminati alla scuola e alla ricerca, alla sanità e ai trasporti pubblici, tagli che vanno a mirare ai nostri più elementari diritti, quello allo studio, alla salute, al lavoro e alla mobilità. Il diritto allo studio diventa di anno in anno sempre meno accessibile basti pensare alle spese spropositate che le nostre famiglie devono affrontare solo per l’acquisto di materiali e libri scolastici. Gli edifici in cui studiamo cadono a pezzi (in un anno mediamente vengono spesi 19.417,39€ per la manutenzione delle strutture scolastiche italiane, mentre un mese di guerra “umanitaria” in Libia ci costa circa 50 milioni di euro) e mancano aule e docenti. La scuola pubblica dovrebbe essere un luogo di confronto culturale e di aggregazione eppure la sua vera funzione è quella di sfornare “prodotti” pronti a sottostare alle bieche logiche del mercato del lavoro, a creare competizione tra gli studenti e a farli vivere nel sogno della tanto declamata “scalata sociale”.
Lo smantellamento dell’istruzione pubblica si va ad inserire in un attacco generalizzato nei confronti di tutti i servizi pubblici… un esempio lampante è quello del settore dei trasporti pubblici: in tutte le linee metropolitane sono state tagliate innumerevoli corse, specie in orari di punta; la circumvesuviana lascerà a piedi ogni giorno circa 50.000 persone a causa della soppressione di ben tre linee; diventerà sempre più difficile per chi abita in zone periferiche raggiungere le proprie scuole e università, i propri posti di lavoro e luoghi d’aggregazione.
Ci stanno togliendo tutto ciò che è nostro dal diritto allo studio e alla mobilità, al diritto alla salute e al lavoro, ci stanno togliendo il nostro diritto a vivere!
Vogliono costringerci ad un futuro di stenti e affanni… possiamo permetterglielo? NO!
STAND UP FOR YOUR RIGHTS!
Contro i tagli ai trasporti.
Contro i tagli alla scuola e all’università.
Contro gli attacchi al mondo del lavoro.
Non ci lasceremo manovrare,
STAND UP FOR YOUR RIGHTS!!!
studenti autorganizzati campani
pc 28 settembre - Verona la giunta del sindaco leghista da spa zi a Forza nuova
Settembre, uno spazio ai fascisti di Forza Nuova per fare un corso di “guerriglia urbana”.
Lo spazio in questione è la fattoria didattica “Giarol Grande”, uno spazio comunale situato all’interno
del Parco dell’Adige.
Il posto è gestito dalla cooperativa sociale “8 Marzo” ma l’amministrazione comunale, da sempre
amica dei fascisti, impone lo svolgimento delle attività che ritiene più “opportune”.
E’ successo, quindi, che Forza nuova avesse l’esigenza di organizzare un “campo di formazione”
in cui si insegnavano come tecniche di aggressione verso tutto quello che è “diverso”.
L’amministrazione, in particolare nella figura di Federico Sboarina (assessore all’ambiente) ha prontamente concesso loro questo spazio, con assoluto silenzio da parte di tutti i mezzi di disinformazione.
Ripudiamo la “bella faccia” che questa amministrazione ha verso le associazioni e la cittadinanza e
condanniamo il loro costante supporto a chi fa quotidianamente della violenza contro immigrati e compagni.
Alcuni antifascisti
pc 28 settembre - raid razzista a napoli
La denuncia: "Raid razzista"Il raid messo a segno da un gruppetto di ventenni con mazze e bottiglie. "C'è un clima di intolleranza"
Aggredito e picchiato senza motivo da una banda di ragazzi mentre era seduto su una panchina: è la sorte toccata domenica scorsa a un giovane algerino di 31 anni, mentre si trovata nei pressi di Porta Capuana a Napoli.
A soccorrerlo sono stati altri immigrati che lo hanno accompagnato all'ospedale Ascalesi e poi in al commissariato di zona per sporgere denuncia. Il giovane è stato medicato dai sanitari del nosocomio che gli hanno suturato una ferita al labbro con quattro punti e curato varie contusioni ed ematomi.
Mohamed - l'ultima vittima dell'intolleranza a Napoli - è un giovane di origini algerine che da dieci anni si guadagna da vivere raccogliendo ortaggi nei campi. A raccontare la sua storia è stato Majid Rais, sindacalista e rappresentate della Comunità algerina per il sud Italia.
"Io c'ero e ho visto tutto - spiega Majid - l'ho accompagnato all'ospedale e poi al Commissariato. Mohamed è stato picchiato da un gruppo di ragazzi domenica pomeriggio intorno alle 17.30. Sono comparsi dal nulla, erano ragazzi giovani, intorno ai 20-25 anni. Hanno cercato di picchiare alcuni africani. Mohamed non è riuscito a fuggire e lo hanno riempito di botte. Non è la prima volta che succede, anzi sono diversi mesi che la zona di Porta Capuana è allo sbando, neanche la Polizia sa come fare".
"I ragazzi avevano in mano bottiglie e mazze - dice Majid - e hanno agito gratuitamente. Mohamed lo abbiamo portato all'Ospedale Ascalesi ma a causa delle botte non è riuscito a tornare a lavoro e lo ha perso". Intanto la comunità algerina sta organizzando una manifestazione di protesta per denunciare il clima di intolleranza che si vive in alcune zone della città.
pc 28 settembre - Il Comune di centrosinistra a Ravenna fa pagare fino a 700 euro la casa popolare!
pc 28 settembre - 15 ottobre - la posizione dello slai cobas per il sindacato di classe
aderisce alla manifestazione nazionale del 15 ottobre ma fa appello
alla raccolta di uno spezzone classista, antagonista, rivoluzionario
dato che la piattaforma delle due aree dominanti
uniti contro la crisi e indignados-cobascobfederazzione ecc.
si muove su una piattaforma interclassista(bene comune), riformista al
servizio dei giochi elettorali della sinistra ex-parlamentare, e
sostenitrice delle solite passeggiate romane del sabato
occorre una altro fronte proletario e classista
occorre un'altra via di contrapposizione al governo berlusconi, a ogni
governo dei padroni targato PD e
alternativa a una sinistra massimalista a parole, riformista nei fatti
slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
cobasta@libero.it
pc 28 settembre - eternit,prosegue a torino il processo contro i padroni assassini
Riprende lunedì 26 settembre, dopo la pausa estiva, il processo - per
disastro doloso ed omissione dolosa di cautele antinfortunistiche - contro
la multinazionale svizzero-belga dell'amianto, l'Eternit.
Dopo aver ascoltato la requisitoria del pm Raffaele Guariniello, coadiuvato
dai sostituti Sara Panelli e Gianfranco Colace, e le richieste formulate
dagli avvocati delle oltre seimila parti civile ammesse, da oggi iniziano le
arringhe dei difensori dei due imputati persone fisiche - il miliardario
svizzero Stephan Schmidheiny, ed il barone belga Jean Louis Marie Ghislain
de Cartier de Marchienne, responsabili, dall'inizio del processo, e solo
avendo riguardo a quanto accaduto in Casale Monferrato e nei centri
limitrofi, di settanta decessi per malattie asbesto-correlate e centoventi
nuovi casi di malattia - e delle aziende a loro collegate che devono
rispondere in qualità di responsabili civili; saranno proprio i legali di
queste ultime a dare inizio alle arringhe difensive.
La seduta si apre alle ore 9:25, con il solito lunghissimo appello
effettuato dal giudice Giuseppe Casalbore; subito dopo lo stesso, prima di
dare la parola all'avvocato Fornari - difensore della Etex - invita lui e
gli altri componenti il collegio di difesa a contenere i propri interventi
in tempi accettabili: questo perché lo stesso aveva "minacciato" (questo è
il termine usato dal Casalbore) di blaterare le sue str...ate per ben due
udienze.
L'indegno servo prezzolato contesta tutte le accuse: sia quelle rivolte alla
sua assistita, sia quelle che investono il barone; proprio la trattazione di
queste ultime, che costituisce la parte preponderante dello sproloquio - che
dura circa sei ore in tutto, un'udienza intera più uno scampolo di quella
del giorno successivo - del Fornari, suscitano le più che giustificate
proteste della Corte che 'gli tocca il tempo', invitandolo a limitarsi alle
argomentazioni che riguardano la sua qualità, in quanto della difesa
dell'imputato si occuperà in seguito il suo collega Zaccone.
In sostanza, l'indegno avvocato sostiene la carenza di legittimazione
passiva da parte del suo cliente, in quanto non sarebbe - al contrario di
quanto asserito dalla Procura - l'erede della precedente Compagnie
Financière Eternit (Cfe), il soggetto attraverso il quale (grazie alla sua
carica di ad) il belga controllava Eternit Italia S.p.A.; lo schifoso servo
ritiene inutile, al fine della determinazione delle responsabilità del
barone, accertare che fu proprio la vecchia società a creare la nuova,
attraverso il conferimento ad essa del proprio capitale azionario: eppure è
palese che proprio questa è la prova schiacciante che la Etex è la
continuazione della Cfe, e quindi è tenuta a rispondere dei danni da essa
cagionati.
In conclusione del suo intervento, il servo chiede in via subordinata che -
qualora fosse provato il coinvolgimento di Etex - non si proceda comunque
nei suoi confronti per l'avvenuta prescrizione dei termini di presentazione
della domanda di risarcimento danni.
A seguire prende la parola l'avvocato Di Amato junior, difensore della
Becon, il quale informa la Corte che la trattazione degli argomenti oggetto
dell'intervento suo e dell'altro avvocato dei responsabili civili, Mangia
(che parla a nome dell'Amindus), occuperà il resto della seduta e quella di
lunedì tre ottobre: dalla successiva la parola andrà ai legali degli
imputati.
La parte odierna della discussione si incentra sulla questione di un
presunto difetto di giurisdizione, del Tribunale di Torino, in merito alle
azioni risarcitorie intentate contro le società responsabili civili: i due
legali ritengono sbagliato asserire che un soggetto straniero debba
sottostare alla giurisdizione italiana.
Per tentare di giustificare il suo atteggiamento, il primo si appoggia su
trattati internazionali - firmati anche dall'Italia - come la Convenzione di
Bruxelles del 1968, e quelle di Lugano del 1988 e del 2007, che a parere suo
imporrebbero che il processo fosse celebrato nel Paese dove è domiciliato
l'imputato.
Dal canto suo, il secondo sfida il ridicolo, asserendo che non sarebbe
possibile collegare direttamente lo Schmidheiny agli stabilimenti italiani:
peccato che sia ampiamente provato che li controllava - almeno in punto di
fatto se non de jure - attraverso la nomina, decisa da lui, dei dirigenti.
Alle ore 13:30 il presidente sospende la seduta e la rinvia a lunedì 3
ottobre; in quell'occasione si assisterà alla seconda parte dello sproloquio
degli avvocati dei responsabili civili: a sentire loro sarà un'altra lunga
giornata, costituita da almeno altre quattro ore e mezzo di ulteriori
ca...te.
Torino, 27 novembre 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino-
c/o slaicobas per il sindacato di classe to-bg-mi-ge
pc 28 settembre - Ravenna: il porto culla di caporalato e lavoro nero
Il nodo di Ravenna della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro lo
denuncia da tempo, dalla morte sul lavoro di un operaio interinale, Luca
Vertullo. La denuncia delle coop della Lega deriva dalla concorrenza e
perdita di profitti e rivolgersi ai principali protagonisti del sistema di
sfruttamento degli operai al Porto, istituzioni e confindustria, è ridicolo.
Fino ad oggi hanno taciuto e ora che le merci scarseggiano al Porto si
lamentano. E i confederali complici di questo sistema? Guarda caso, questa
denuncia non tira nemmeno in ballo le agenzie interinali, il caporalato
"legale" gestito dallo stesso sindacato confederale.
Rete di Ravenna
c/o slai cobas per il sindacato di classe ravenna
Le coop "vere" denunciano quelle finte
Tra imprese fantasma e facchini che lavorano due giorni all'anno
di Matteo Cavezzali
«È giunto il momento di far arrabbiare qualcuno, anche con gesti eclatanti,
perché così non si può più andare avanti». Lo dichiara Rudy Gatta,
responsabile movimenti e trasporto di Legacoop Ravenna.
L'accusa pesante di Legacoop, Confcoperative e Agci è rivolta alle
istituzioni che dovrebbero controllare e anche a Confindustria, che non
effettua le opportune verifiche. Il tema è quello del fenomeno del
caporalato e del lavoro nero che, assicurano le associazioni, sta soffocando
le cooperative regolari. Uno studio fatto a livello regionale individua nel
porto di Ravenna il centro principale di questo fenomeno. Due cooperative su
tre sono finte e servono solo per assicurarsi lavori che vengono poi fatti
fare in nero e senza sicurezza.
«È difficile calcolare numeri esatti riferendosi al lavoro nero - spiega
Carlo Occhiali, Legacoop Emilia-Romagna -. Possiamo però fare una stima: il
95% dei lavori di facchinaggio sono svolti da cooperative, solo il 30% di
queste è iscritto alle centrali cooperative e quindi è sottoposto a
controlli regolari. Chi non si iscrive riesce così ad eludere l'istituto di
Revisione cooperativa, principale strumento di verifica della "legalità
societaria". Queste cooperative spesso hanno una vita di pochi mesi, giusto
il tempo di fare il lavoro e poi si sciolgono. A Ravenna sono 1940 i
lavoratori nel settore del facchinaggio di cui ne risultano solamente 344
stranieri. Inoltre a fronte di una situazione così allarmante si evince una
mancanza di controlli repressivi sufficienti. Viene ispezionato appena il 5%
del totale delle imprese».
«Sono stati moltissimi a mandarci fotocopie di buste paga dove si vedono
facchini che risultano lavorare due giorni all'anno - afferma Maurizio
Ceredi, presidente di Cofari, la più grande cooperativa che lavora al porto
-. È evidente che siamo davanti a un fenomeno gravissimo che mette in dura
difficoltà chi lavora rispettando i contratti. Questi lavoratori in nero
costituiscono una concorrenza sleale che ha appesantito ulteriormente
l'effetto della crisi facendo crollare il nostro fatturato in pochi anni da
15 milioni di euro a 10 milioni e portando alla riduzione degli addetti da
440 a 330».
«La crisi economica ha dato spazio a chi offre lavoro sottocosto perché
sfrutta i lavoratori - spiega Alberto Armuzzi, presidente di Legacoop
Servizi Emilia-Romagna -. Questo è grave sia per le cooperative reali che
perdono lavoro che per i lavoratori che perdono il posto per colpa della
concorrenza sleale oppure si vedono costretti a lavorare in condizioni non
eque al di fuori della legalità».
Per questo motivo le centrali cooperative hanno attivato un Osservatorio
provinciale sulla cooperazione «Quest'anno a Ravenna abbiamo effettuato
trenta controlli - spiega Daniela Zannoni componente dell'osservatorio -
delle cooperative controllate il 40% era irregolare ed è stato segnalato
alle autorità. Sono però molto pochi i casi che riusciamo ad appurare
rispetto al numero effettivo, ci vorrebbe una collaborazione dall'esterno
per colpire queste finte coop».
27 - 09 - 2011
martedì 27 settembre 2011
pc 27 settembre - CORTEO CONTRO LO SGOMBERO DELLO STUDENTATO OCCUPATO ANOMALIA
Un luogo lasciato all'incuria dall'Università di Palermo per quasi 30 anni e recuperato dai giovani da poco più di un anno organizzando le più disparate attività politiche e culturali.
La partecipazione del circolo di proletari comunisti alla manifestazione era doverosa per differenti ragioni, innanzitutto perchè quando la repressione colpisce un soggetto politico, al di là delle differenze, è come se colpisse anche gli altri. Lo stato borghese, in particolare in questa fase storica di stato di polizia che avanza verso il moderno fascismo, tende a colpire chiunque si ribelli uscendo fuori dal recinto in cui tramite leggi e prescrizioni varie si vorrebbero incanalare le lotte rendendole innocue e "pacifiche". Lo si vede oggi in diversi settori sociali in lotta quando non si affidano ai referenti istituzionali come sindacati di regime (leggi cgil, cisl e uil) o ai partiti della finta opposizione parlamentare, infatti quando avviene ciò si trovano forme originali e incisive di lotta che spesso mettono in difficoltà l'avversario come succede oggi in Val Di Susa o il 14 Dicembre degli studenti e così via.
Come spesso si dice la solidarietà è un'arma e partecipare al corteo è stato il nostro atto di solidarietà verso i compagni e le compagne colpiti dalla repressione. In secondo luogo la partecipazione solitamente la intendiamo in senso attivo ovvero propositivo, in questo caso era per noi necessario ribadire la proposta circa l'unificazione e coordinamento dell'azione di resistenza contro la repressione da parte di quei soggetti politici e sociali che la subiscono quotidianamente.
Un'unità d'azione permanente e non solo episodica "a fatto compiuto" come mera risposta difensiva, necessaria per limitare il danno dovuto alla mossa del nemico.
Detto questo e tornando alla manifestazione in questione strutturata come una street parade a suon di techno partita dal Teatro Massimo fino al centro sociale, non nascondiamo la nostra difficoltà nel partecipare ad un "corteo" di questo tipo. In altre occasioni neanche ci chiediamo se partecipare o meno ad una street parade propendendo per evitarle come la morte, l'eccezione è stata fatta per i motivi espressi su. Infatti ancora una volta abbiamo notato che sabato il corteo non è stato per niente comunicativo, i passanti incontrati lungo il percorso non capivano di che tipo di manifestazione politica si trattasse (crediamo che non avrebbero capito neanche che avesse a che fare con questioni politiche se avessero visto solo i ragazzi ballare dietro il sound system e non alcuni spezzoni con bandiere varie), a quelli che si avvicinavano incuriositi per chiedere spiegazioni era pure difficile darle a causa del volume da rave della musica.
Tornando al discorso iniziale crediamo che l'efficacia della lotta contro la repressione stia anche nella capacità di riuscire a sensibilizzare le masse sulla questione, e sicuramente un carro sound system di questo tipo non è il migliore dei mezzi a livello comunicativo. Un corteo contro la repressione non può ridursi ad una street parade, è una zappa sui piedi in primis contro i diretti interessati che invece dovrebbero allargare l'informazione e stimolare la più ampia solidarietà per quanto successo, la dimostrazione che lo strumento è stato sbagliato, anche se a prima analisi si poteva pensare il contrario, è stata la scarsa partecipazione. E' sbagliato pensare che più il mezzo sia "fruibile" e "generico" allora possa attirare una maggior partecipazione.
La nota positiva della giornata invece è stata sicuramente la rioccupazione del centro sociale in barba ai servi della digos presenti. Un atto dovuto e necessario per dimostrare ancora una volta alla borghesia ed ai suoi servi che chi si ribella non ha paura e non potrà mai essere fermato dalla repressione.
pc 27 settembre - "CON LA RIVOLTA SOLIDARIETA', PER GLI IMMIGRATI LIBERTA' "
Domenica 25 Settembre il circolo di proletari comunisti Palermo ha partecipato in delegazione all'appuntamento antirazzista autoconvocatosi due giorni prima in seguito alla notizia che nel porto cittadino erano ancorate ben 3 "galere", nel reale senso della parola, con ben 700 tunisini pronti ad essere rimpatriati e guardati a vista da 500 poliziotti.
Dopo qualche decina di minuti il concentramento "non autorizzato" si andava infoltendo arrivando alla presenza di circa 250 compagne e compagni antirazzisti, dalle più disparate aree politiche: dallo studentato occupato anomalia appena riconquistato il giorno prima fino ai partiti della sinistra ex parlamentare come Rifondazione Comunista e Sel a compagni anarchici e sindacati di base quali USB e Cobas Confederazione e molto più in generale lavoratori, operai, disoccupati, studenti e precari della scuola.
Quasi spontaneamente ma anche in parte consci della propria forza, in primis morale secondariamente numerica, si è dato vita ad un corteo selvaggio che partendo dall'ingresso principale del porto lo ha costeggiato in direzione dello stabilimento Fincantieri. Lungo il percorso si è comunicato con i passanti tramite slogan antirazzisti e contro le politiche discriminatorie e di deportazione illegale portate avanti dal governo italiano. Giunti ai cancelli del cantiere navale e trovandolo sbarrato si è assediato simbolicamente per qualche minuto per poi ritornare al punto di partenza sempre in corteo non autorizzato tenendo a debita distanza i "soliti noti" infiltrati della questura...
Infine a seguito di un tentativo riuscito di ingresso nel porto con l'obiettivo di avvicinarsi quanto più possibile alle 2 navi rimaste cariche di tunisini, è seguito qualche minuto di tafferuglio con le truppe di occupazione blu stanziate nel porto.
Una grande giornata di lotta "al di fuori degli schemi", per ribadire che la Palermo genuina non tollera che venga fatto uso del porto cittadino come prigione o punto d'approdo per galere illegali, che le politiche razziste e moderno fasciste di questo governo non troveranno pace bensì una reale opposizione.
I tunisini che a seguito delle vicende dei mesi scorsi sono fuggiti dal loro paese hanno diritto a seguire le regolari procedure di richiedenti asilo in Italia o a ricongiungersi ai familiari in paesi terzi.
E' chiaro che il governo di transizione tunisino agisce come logico prosecutore del precedente governo retto da Ben Ali che le masse hanno cacciato sicuramente non per far si che quello attuale continui a mercanteggiare con i governi imperialisti quali il nostro sulle spalle del popolo tunisino!
La lotta dei popoli arabi continua ancora anche dopo la cacciata dei rais, ma per approfondire questo attendiamo con interesse il meeting sulle rivolte arabe che si terrà il prossimo 15 Dicembre a Parigi,ampiamente propagandato su questo blog, dove prenderanno la parola compagni rivoluzionari marocchini e tunisini
pc 27 settembre - continua la lotta alla raffineria eni di marghera
Oggi è continuata la lotta dei lavoratori della Raffineria Eni di Marghera,
il blocco delle merci è iniziato nuovamente alle ore 5 e sta ancora
proseguendo. In mattinata i lavoratori si sono recati a protestare con
slogan e urla sotto la palazzina della Direzione di stabilimento, dove
successivamente i delegati Rsu hanno parlato con il Direttore, che non ha
detto nulla di serio a sostegno della infame scelta di Eni. La lotta
continua. Il sindaco di Venezia si è pure espresso contro la scelta di Eni.
I padroni negli ultimi anni stanno speculando e utilizzando gli
amortizzatori sociali anche dove una crisi vera non c'è, questa volta non
passa.
slai cobas per il sindacato di classe marghera
___________________________________
pc 27 settembre - Immigrati sequestrati a Palermo, anche un'inchiesta della procura
La procura apre un'inchiesta
sulla gestione dei tunisini
Dopo l'esposto presentato da esponenti della società civile, i magistrati hanno avviato un'indagine. "Chiediamo di verificare il rispetto delle procedure disposte per attuare i rimpatri e delle disposizioni comunitarie e nazionali in materia di allontanamento forzato degli stranieri irregolari"

FOTO La denuncia: tunisini con i polsi legati
"Per quanto ci risulta non sono stati emessi provvedimenti formali che autorizzino il trattenimento dei migranti sulle navi - ha detto Fulvio Vassallo Paleologo, docente di diritto d'asilo alla facoltà di giurisprudenza a Palermo - Nei fatti viene loro negato il diritto di difesa e la libertà di comunicazione con l'esterno, come invece avviene nei Cie. Lo dimostra il fatto che siano stati sequestrati loro i telefoni cellulari. Chiediamo alla magistratura di verificare il rispetto delle procedure disposte per attuare i rimpatri e delle disposizioni comunitarie e nazionali in materia di allontanamento forzato degli stranieri irregolari". Al momento, l'inchiesta della procura è a carico di ignoti.
L'esposto è stato consegnato al procuratore aggiunto Leonardo Agueci dall'avvocato Gaetano Pasqualino e dal gruppo di cittadini, che lo hanno firmato. A sottoscriverlo sono stati Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo e Zaher Darwish responsabili regionale e provinciale immigrazione della Cgil, Anna Bucca presidente dell'Arci Sicilia, Tullio Prestileo, medico che si occupa di immigrazione all'ospedale Civico di Palermo, Judith Gleitze e Franco Juckert dell'associazione Bordeline Sicilia.
(27 settembre 2011)
pc 27 settembre - Alemanno contro gli operai Fiat
Il sindaco di Roma Alemanno, con un’iniziativa di stampo fascista, getta benzina sul fuoco della rabbia degli operai di Termini Imerese che sono a Roma oggi, giorno dell’incontro tra il ministero e i sindacati i padroni, per protestare in particolare contro l’inettitudine del governo che a pochi mesi della chiusura della fabbrica e l’abbandono definitivo dello stabilimento da parte della Fiat non è ancora riuscito a dare garanzie sul futuro di questi operai.
Il sindaco infatti vorrebbe FERMARE IL CORTEO DEGLI OPERAI, perché bloccano il traffico!
La protesta di oggi è assolutamente giusta e deve pretendere risposte a tutti i livelli e in ogni caso serve a prepararsi a manifestazioni ancora più incisive per i giorni che verranno.
'Stop manifestazione Fiat a Roma'
Alemanno telefona a Questore e Prefetto
27 settembre, 11:12 - Ansa
"Ho telefonato a Questore e Prefetto chiedendo una reazione immediata per bloccare la manifestazione che ha già mandato in tilt il traffico nel centro di Roma". E' quanto dichiara il sindaco, Gianni Alemanno, a proposito della protesta degli operai fiat di Termini Imerese a Roma.
"Pur comprendendo le ragioni dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese -prosegue Alemanno- non si può tollerare che una parte nevralgica della città come il centro venga completamente paralizzata causando danni e forti disagi ad altri lavoratori". Il Campidoglio ha sollecitato più volte a tal proposito un protocollo per regolamentare i cortei nella capitale. Il Comune di Roma sta inoltre preparando un'ordinanza per escludere piazze di pregio del centro storico dagli itinerari di manifestazioni e cortei.
***
Fiat. Le tute blu di Termini Imerese a Roma, vogliamo risposte. Fiom, mobilitazione generale
«Noi pensiamo che bisogna arrivare ad un momento generale di mobilitazione e per questo la proporremo nell'assemblea nazionale dei delegati Fiom l'8 ottobre a Melfi». Lo ha annunciato Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom Cgil durante il presidio dei lavoratori di Termini Imerese in Piazza Montecitorio. «Ci auguriamo -ha continuato- che questa possa avvenire con il coinvolgimento di tutte le altre organizzazioni che dovrebbero capire come gli accordi stipulati finora non hanno prodotto grandi risultati. Anzi, siamo in presenza del fatto che non ci sono investimenti e non si capisce cosa
Da questa mattina il centro della Capitale è stato invaso dalle tute blu di Termini Imerese, tanti lavoratori, circa
Dalla Fiat si dovrebbe passare a Di Risio per la produzione della DR 3, ma ancora troppe sono le incognite su questo piano, che per ora sembra prevedere l’assorbimento di circa 1300 operai.
Al Governo Landini chiede di assumere un ruolo di garante: «Quello che
A. V.
27-9-11
http://www.dirittidistorti.it/articoli/12-lavoro/786-fiat-le-tute-blu-di-termini-imerese-a-roma-vogliamo-risposte-fiom-mobilitazione-generale.html
pc 27 settembre - gli operai fiat imerese bloccano il traffico a roma - Alemanno incita alla repressione
hanno manifestato questa mattina in piazza Santi Apostoli, per poi spostarsi davanti a Montecitorio, insieme al sindaco della città siciliana, e, alle 14 al ministero dello Sviluppo economico.
Traffico in tilt al centro di Roma a causa della manifestazione che vede in Piazza Santi Apostoli alcune centinaia di operai della Fiat di Termini Imerese, giunti a Roma dalla Sicilia con un treno speciale. La Piazza e le strade limitrofe sono state chiuse al traffico e i bus deviati. Verso le 14 i manifestanti si sposteranno in corteo verso il ministero dello Sviluppo economico, a Via Molise. Dopo circa un'ora, gli operai hanno lasciato piazza Santi Apostoli per spostarsi in piazza Montecitorio. .
"Vogliamo tornare a casa con qualcosa in mano - spiega il segretario provinciale della Cgil di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone - la Fiat non deve andare via fino a che non ci saranno risposte e proposte valide per i 2.200 lavoratori tra Fiat e indotto". Presente anche il sindaco della cittadina siciliana Toto Burrafato: "Siamo arrivati qui a bordo di un treno carico di speranze e vogliamo tornare a casa con delle risposte per i nostri cittadini e lavoratori. Chiediamo di sapere se il percorso del ministero garantirà i lavoratori, con quali modi e in quali tempi".
Ma un altro sindaco, quello di Roma, non ci sta: "Ho telefonato a questore e prefetto chiedendo una reazione immediata per bloccare la manifestazione che ha già mandato in tilt il traffico nel centro di Roma". È quanto dichiara Gianni Alemanno. "Pur comprendendo le ragioni dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese, non si può tollerare che una parte nevralgica della città come il centro venga completamente paralizzata causando danni e forti disagi ad altri lavoratori", conclude Alemanno.
Immediate le reazioni alla dichiarazione del sindaco: "Scellerata presa di posizione di Alemanno che al posto di intervenire sul Governo per risolvere le vertenze continua a prendersela con i lavoratori". Così il segretario della Cgil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino commenta la richiesta a prefetto e questore di bloccare la manifestazione dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese nella Capitale. Di Berardino commenta anche l'ordinanza per escludere piazze di pregio del centro storico dagli itinerari di manifestazioni e cortei e aggiunge: "Vista la drammaticità della crisi è meglio che Alemanno si fermi ed eviti ogni ordinanza che non è la strada per risolvere i problemi della città, che va governata in altro modo".
Condanna anche dalla Uil: "Se una manifestazione è autorizzata non c'è sindaco che possa chiederne la sospensione, altrimenti si crea un problema di libertà democratica. Se non è autorizzata sono le forze dell'ordine che devono intervenire". Così il segretario generale della Uil del Lazio, Luigi Scardaone.
"Il Sindaco Alemanno definisce intollerabile il disagio per il traffico causato dalla manifestazione dei lavoratori, mentre di intollerabile ci sono solo le sue affermazioni che di fronte al disagio sociale di tanti lavoratori e alle prese in giro del governo nazionale parlano di ordine pubblico e di traffico in tilt. Alemanno e il governo dei suoi amici di partito sono assolutamente sordi al malessere che ogni giorno attraversa le strade delle nostre città. Ai lavoratori Fiat va il nostro sostegno e la nostra solidarietà". Così in una nota Giancarlo Torricelli, Segretario Sel Area Metropolitana di Roma.
E anche l'Ugl, sindacato vicino al Pdl, critica Alemanno: "Il sindaco dimostra scarsa sensibilità sociale mettendo un'intera città e gli uomini delle forze di polizia contro operai che stanno perdendo il posto di lavoro. Si faccia almeno promotore presso il governo della loro legittima causa". Lo afferma Giovanni Centrella, segretario generale dell'Ugl, che aggiunge: "Benché sia comprensibile il disagio dei cittadini di Roma, città che accoglie ogni giorno proteste e manifestazioni, il sindaco in questo modo non fa un ottimo servizio né alla capitale né al Paese spegnendo una protesta, tra l'altro prevedibile visto l'appuntamento odierno presso il ministero dello Sviluppo economico, senza riconoscere pubblicamente che quella che sta manifestando è l'Italia vera, quella che soffre, che patisce i riflessi più negativi e oscuri di una crisi non solo economica".
da repubblica
pc 27 settembre - ATESIA roma BASTA PRECARIETA’ NO ALLA REPRESSIONE DELLE LOTTE
Tale processo si situa pienamente nella campagna contro chi lotta che sempre più pesantemente colpisce lavoratrici e lavoratori. Il tutto durante una crisi che rende sempre più evidenti le contraddizioni del mondo del lavoro. La politica perseguita da governo, opposizione, confindustria e sindacati confederali sta facendo pagare la crisi a lavoratrici e lavoratori e non sono ammesse alternative che partono dalle condizioni materiali di chi lavora e soprattutto che non delegano a partiti e sindacati.
L’accusa formale al processo in corso a Roma è di “Violenza Privata” e “Manifestazione non Autorizzata”. Violenza che si sarebbe espressa ad esempio perché sono stati gridati slogan contro la precarietà.
Nel corso del processo anche esponenti delle forze dell'ordine hanno riconosciuto che si è trattato di un normale sciopero senza alcun momento di tensione, figuriamoci violenza...
La normale conclusione di questo processo, è solo una:
Tutte/I assolte/i
Per questo riteniamo importante una forte presenza delle lavoratrici e dei lavoratori al processo, così come già accaduto in occasione delle precedenti udienze.
Appuntamento per una presenza di massa il 03 Ottobre 2011 a partire dalle ore 11:30 nell’aula 17 piano 1° edificio B del tribunale penale di Roma (Piazzale Clodio) dove si svolgerà il processo.
Collettivo PrecariAtesia
Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà
e-mail:tappabuchi@claronet.it
lunedì 26 settembre 2011
pc 26 settembre - il ritorno dei maoisti in Cina repressi dalla polizia del regime socialfascista di Pechino
Un grupo de maoístas, que conmemoraba el 35 aniversario de la muerte de Mao Tse-tung en la septentrional ciudad china de Taiyuan, fue disuelto violentamente por la policía.
Las autoridades chinas reprimen violentamente a los seguidores de Mao que conservan la visión idílica de una sociedad más justa.
Los hechos se produjeron el 9 de septiembre cuando se reunieron varias docenas maoístas en Taiyuan, que corearon consignas revolucionarias y pronunciaron discursos inflamatorios basadas en el libro rojo de Mao. Al final de la manifestación, la policía intentó arrestar al líder del movimiento. Otros manifestantes se congregaron para protegerlo, gritando "¡Viva el Presidente Mao!" Nueve personas fueron arrestadas, pero el organizador logró escapar. La mayoría de los participantes eran miembros activos de la página Web "Utopía", el mayor Foro izquierdista en la Web China.
Para esta nueva generación de maoístas el Partido Comunista Chino ha traicionado sus raíces y las de su líder para sucumbir al capitalismo mundial. Como resultado las empresas extranjeras han sido autorizadas a ejecutar estragos en China, explotando a trabajadores mal pagados del país y causando estragos en el medio ambiente.
En la China de hoy, donde las disparidades entre ricos y pobres están creciendo rápidamente, los maoístas están atrayendo un apoyo creciente entre los pobres y la clase trabajadora, que han sido afectados por el desempleo y la inflación. Su creciente popularidad, sin embargo, también ha dibujado la ira de las autoridades fascistas chinas
Hoy, las personas utilizan teorías y enseñanzas de Mao para expresar su descontento contra el Gobierno. Eso es lo que irrita a las autoridades que reprimen dicho movimiento. Los grupos maoístas poco a poco van intensificando la actividad y consiguiendo más apoyo, pese a la dura represión de las autoridades fascistas chinas.
Han creado un grupo político virtual llamado: "El Partido de la Revolución China". Y el año pasado un denominado Partido Comunista Maoísta de China hizo pública una Declaración:
da odiodeclase
pc 26 settembre - manifestazione e scontri al porto di palermo in solidarietà con gli immigrati
Un centinaio di persone ha manifestato nel pomeriggio davanti al porto di
Palermo urlando "no ai Cie galleggianti e libertà di movimento", contestando
la scelta di "rinchiudere" nelle navi i migranti giunti con mezzi aerei da
Lampedusa tra giovedì e venerdì. La manifestazione è stata organizzata da
Forum sociale antirazzista, Sel, Rifondazione comunista, Slai-Cobas per il
sindacato di classe, Usb, centro sociale Anomalia. I manifestanti hanno
distribuito volantini nella parte laterale dell'ingresso del porto,
regolarmente accessibile.
I manifestanti si sono poi trasferiti nella zona dei cantieri navali dove
per ragioni di sicurezza sono state spostate le navi. Il traffico è stato
bloccato davanti ai cancelli della Fincantieri. Alcuni manifestanti hanno
impedito la circolazione gettando per strada delle transenne. I vigilantes,
di servizio ai cancelli della Fincantieri, non hanno fatto entrare un mezzo
dei vigili del fuoco che trasportava un carro luce destinato a illuminare la
zona della diga foranea dove si trovano le due navi.
(25 settembre 2011) © Riproduzione riservata
pc 26 settembre - blocchi emerci e strade a marghera
operai della raffineria eni,camion e cisterne in coda per chilometri
gli operai sono in lotta contro la riduzione dell'occupazione
da slai cobas per il sindacato di classe eni-raffineria
domenica 25 settembre 2011
pc 25 novembre - 19° anniversario del discorso dalla gabbia del presidente Gonzalo
Il 25 settembre 1992, dalla oscena gabbia in cui l'aveva rinchiuso il regime corrotto, genocida e antipopolare di Fujimori sostenuto dall'imperialismo e dalla Cia, il Presidente Gonzalo, capo della rivoluzione peruviana, teneva il suo discorso, in cui, tra l'altro, affermava netto e chiaro:
“Noi siamo qui come figli del popolo e stiamo combattendo da queste trincee che sono anche trincee di lotta, di combattimento, e lo facciamo come comunisti perchè noi difendiamo qui gli interessi del popolo, i principi del partito, la guerra popolare. Questo è quello che facciamo, lo stiamo facendo e continueremo a fare... il cammino è lungo e lo continueremo, trionferemo... .... Di cosa abbiamo bisogno? Necessitiamo che il maoismo sia incarnato e lo si sta facendo e che si vadano generando Partiti Comunisti, capaci di condurre e infine dirigere questa nuova grande ondata della rivoluzione proletaria mondiale che si annuncia...”.
A 19 anni di distanza il Presidente Gonzalo, la Guerra Popolare in Perù soffre ancora di una inflexion (flessione) ma le parole del Presidente restano il punto di riferimento di come avanzare in Perù e di grande importanza nel mondo.
Il nostro Partito alla difesa di questo discorso e del Presidente Gonzalo, al sostegno al Pcp e della guerra popolare non ha mai rinunciato, anzi in questi anni è stata l'unica forza nel MRI, nel MCI e nel nostro paese ad attenersi coerentemente e a portarli avanti.
Il PCP e il suo Comitato Centrale si sono mantenuti fermi e si mantengono fermi anche oggi
“nel respingere e condannare tutte le montature della Linea Opportunista di Destra (LOD), nello sviluppare la guerra popolare, applicando il Pensiero Gonzalo e con la guerra popolare portare avanti il raggruppamento e il lavoro di massa nelle campagne e nelle città”.
Oggi il PCP nel combattere il nemico principale l'opportunismo di destra su scala nazionale e internazionale, segnala anche che vi è un piano sistematico dell'imperialismo e della reazione mondiale portato avanti con l'aiuto di ogni tipo di revisionisti e principalmente del nuovo revisionismo che si presenta come 'maoista', con individui, frazioni o gruppi che oggi si sforzano di creare scissioni e confusioni nelle file del Partito con una Linea Opportunista di 'Sinistra' (LOI) che ha lo stesso scopo e obiettivi della LOD.
Noi condividiamo con il PCP e il suo CC, l'appello all'unità nel MRI e nel MCI sulla base del bilancio dell'applicazione del maoismo e la costruzione dei partiti comunisti che lo incarnino in ciascun paese, e condividiamo l'individuazione nella 'nuova sintesi' di Avakian PCRUSA e nel revisionismo della direzione del PCNUm Nepal, le posizioni da cui delimitarsi in questo bilancio e costruzione.
Allo stesso tempo, noi non pensiamo che l'applicazione del maoismo debba avvenire in forma dogmatica e stereotipata, perchè questo origina effettivi partiti 'menbrete' incapaci di applicare alla realtà concreta il mlm con le necessarie innovazioni che i cambiamenti dell'imperialismo e le differenze nei singoli paesi domandano. Questa linea è fallita già nel nostro movimento e ha provocato danni e deviazioni, crea feudi e non partiti.
Così come è assolutamente necessario che il bilancio del MRI e il suo rilancio come nuova organizzazione internazionale domanda il contributo di tutte le esperienze della guerra popolare e della rivoluzione, in Perù come in Nepal, come in India, Filippine; dei tentativi di sviluppo della guerra popolare Turchia, in altri paesi Turchia, Sud Asia,ecc; della costituzione dei Partiti Comunisti maoisti nei paesi imperialisti, Partiti che esistono in realtà anche se nella loro fase iniziale. Ignorarli è liquidazionismo, della stessa natura di quello perseguito da Avakian e Prachanda. Nessuno addebiti al Presidente Gonzalo simili semplificazioni.
Il Presidente Gonzalo, maestro di dialettica, ha, ad esempio, analizzato in maniera corretta e indicativa l'esperienza della lotta armata nei paesi europei negli anni '70, differenziandosi da ogni liquidazionismo, pur mettendo in luce che solo i Partiti Comunisti guidati dal mlm possono correttamente sviluppare questo tipo di lotta nei paesi imperialisti, nel contesto della strategia universale della gp applicata alla realtà di questi paesi, gp che non può non avere come culmine e obiettivo finale l'insurrezione popolare per la conquista del potere politico.
Giustamente il CC del PCP denuncia oggi la LOI, che altro non è che una forma di “revisionismo armato”, infiltrato nel movimento comunista; così come evidentemente è di questa natura il militarismo di alcune posizioni presenti nel movimento comunista nei paesi imperialisti: la lotta armata senza partito, il partito senza politica rivoluzionaria, militaristi senza masse che lasciano il proletariato sotto il dominio dell'economicismo e del revisionismo.
E' proprio la strada opposta quella perseguita dai proletari comunisti che costituiscono il PCm - Italia. Strada e percorso necessario avviato in altri paesi imperialisti, come Francia, Canada, ecc.
In riferimento al MRI. Esso nasce sulla Dichiarazione del 1984, avanza con l'affermazione della Dichiarazione 'Viva il mlm' e culmina con la dichiarazione 'Per un secolo di guerre popolari'.
Poi vi è stata crisi, stagnazione e tentativo di liquidazione, principalmente da parte del CORIM guidato dal PcrUsa. Lungo la stessa strada, quella della liquidazione, è andata l'affermazione del revisionismo nella direzione del PCNM-Nepal.
Dopo questo non vi è stata alcuna nuova dichiarazione. Quello che vi è stato è l'azione del Partito Comunista maoista- Italia, Naxalbari -India e di altri partiti e organizzazioni presenti nel nostro movimento per opporsi a questa liquidazione e costruire nella pratica una Riunione come tappa verso una Conferenza Internazionale.
Questo è stato un punto alto dell'attività rivoluzionaria in seno al nostro movimento da parte di partiti e organizzazioni, che non si limitano a domandare bilanci o chiedere Riunioni che altri devono organizzare. Nello stesso tempo abbiamo cercato di rendere utile a tutto il MCI questo sforzo associando partiti e organizzazioni dentro e fuori del MRI perchè tornino a far sentire forte e chiara la posizione del maoismo e l'azione dei maoisti nella tormenta attuale della situazione mondiale.
E' questo il senso del messaggio del 1° Maggio che non è una nuova dichiarazione ma un atto politico nella congiuntura attuale necessario a questo piano.
Non ci sono altre dichiarazioni nel movimento comunista marxista-leninista-maoista
Il Messaggio del 1 maggio Q rende nuovamente attivo in forma congiunta il movimento comunista mlm. tanto da avere la firma del Partito Comunista dell'India maoista, tanto da far arrivare il messaggio del maoismo e della guerra popolare nel cuore del mondo arabo con la firma del Movimento comunista maoista di Tunisia; tanto da offrire una sostegno ai maoisti in Nepal di mantenere la rotta del maoismo anche in questa fase di difficile dominio nel PCNUM del revisionismo Prachanda-Battarai.
Chi può dirsi maoista ed essere così cieco davanti a tutto questo?
Chi non ha firmato questo messaggio non è “più maoista” ma semplicemente non comprende cosa significa pplicare il maoismo nella realtà concreta della battaglia in seno al MRI nel contesto dell'attuale situazione internazionale. Il PCP del Presidente Gonzalo è entrato nella fondazione del MRI nel 1984, pur considerando che la Dichiarazione del 1984 non è quella che il partito richiede, e nel MRI si batte per l'affermazione del maoismo.
Il PCP-CC è chiamato a perseguire la stessa strada nel contesto attuale oggi.
Il nostro Partito riconosce la validità generale della posizione contenuta nella LINEA INTERNAZIONALE del PCP e quindi ritiene che su questa strada la marcia comune debba proseguire ed avanzare. E' positivo che l'MPP applichi le direttive del Partito nel cercare di lavorare con i partiti di Nepal e India, nel sostegno alla guerra popolare in India, nel sostegno ai maoisti nepalesi nella lotta contro il revisionismo Prachanda-Battarai .
Nel ricordare quindi il discorso del Presidente Gonzalo rilanciamo con forza il sostegno alla guerra popolare in Perù, al PCP/CC,per la difesa della vita del Presidente Gonzalo e la richiesta di una presentazione pubblica e dal vivo che permetta al Presidente Gonzalo di pronunciarsi.
Partito Comunista maoista-Italia
25 settembre 2011

dichiarazione in spagnolo del Movimento Popular Perù
¡VIVA EL XIX ANIVERSARIO DEL MAGISTRAL DISCURSO DEL PRESIDENTE GONZALO, QUE RESPLANDECE VICTORIOSO Y PUJANTE ANTE EL MUNDO COMO ARMA DE COMBATE!
¡ENARBOLAR, DEFENDER Y APLICAR EL PENSAMIENTO GONZALO!
“Nosotros estamos aquí como hijos del pueblo y estamos combatiendo en estas trincheras, que son también trincheras de combate y lo hacemos porque ¡somos comunistas!, Porque nosotros defendemos aquí los intereses del pueblo, los principios del Partido, la Guerra Popular, ¡Eso es lo que hacemos, lo estamos haciendo y seguiremos haciendo!”
“Nosotros estamos aquí en estas circunstancias; unos piensan que es una gran derrota, ¡sueñan!, les decimos sigan soñando. Es simplemente un recodo, nada más, ¡un recodo en el camino!. El camino es largo y con ese llegaremos, y, ¡triunfaremos! ¡Ustedes lo verán! ¡Ustedes lo verán!
Finalmente ahora escuchemos esto, como vemos en el mundo, el maoísmo marcha inconteniblemente a comandar la nueva ola de la revolución proletaria mundial ¡entiéndase bien y compréndase! los que tienen oídos, úsenlos, los que tienen entendimiento y todos los tenemos manéjenlos ¡basta de necedades basta de oscuridades! ¡Entendamos eso! ¿Qué se desenvuelve en el mundo? ¿Qué necesitamos? necesitamos que el maoísmo sea encarnado y lo está haciendo y que pase generando Partidos Comunistas, a manejar, a dirigir, esa nueva gran ola de la revolución proletaria mundial que se nos viene.”
“Todo lo que nos dijeron, la cháchara vacía y necia de la famosa "nueva etapa de paz" ¿en qué ha quedado? ¿Qué de Yugoslavia? ¿Qué de otros lugares? Todo se politizó; eso es mentira. Hoy día la realidad es una, los mismos contendientes de la I y II Guerra Mundiales, están generando, están preparando la III nueva guerra mundial. Eso debemos saber y nosotros como hijos de un país oprimido somos parte del botín ¡No lo podemos consentir! ¡Basta ya de explotación imperialista! ¡Debemos acabar con ellos! Somos del tercer mundo y el tercer mundo es base de la revolución proletaria mundial, con una condición, que los Partidos Comunistas enarbolen y dirijan. ¡Es lo que hay que hacer!”
El Discurso del Presidente Gonzalo, 1992
El Movimiento Popular Perú se reafirma una vez más en el magistral Discurso de nuestra Jefatura el Presidente Gonzalo de septiembre de 1992, con el cual el Presidente transformó el espectáculo de la reacción en un gran triunfo para el Partido y la revolución, dirigiéndose a todos los militantes del Partido, todos los combatientes y a todo el pueblo peruano y firmemente trazando las líneas y estableciendo la actitud y la posición que corresponde a los comunistas frente a la situación de su detención y en cuanto a la revolución peruana. Allí sintetizó lo central de los planes establecidos por el III Pleno del Comité Central, pleno histórico y trascendental, y llamó al Partido a continuar y desarrollar la guerra popular como guerra popular de liberación contra el imperialismo, principalmente yanqui.
El Comité Central asumió y sigue asumiendo firmemente esta llamamiento y todo lo establecido por la Jefatura en su Discurso, y así se mantiene firme en rechazar y condenar todas las patrañas de la línea oportunista de derecha, en desarrollar la guerra popular aplicando el pensamiento gonzalo y así en medio de guerra popular llevar a cabo el reagrupamiento y el trabajo de masas en campo y ciudad. Es con esta línea roja de nuestra Jefatura, y forjado a su imagen y semejanza, que el Partido sabe enfrentar cualquier situación difícil o cualquier golpe del enemigo; como comunistas no nos dejamos sorprender ni desesperar nunca frente a reveses o dificultades en el camino de la revolución, y nos reafirmamos en las palabras del Presidente: “Es simplemente un recodo, nada más, ¡un recodo en el camino!. El camino es largo y con ese llegaremos, y, ¡triunfaremos! ¡Ustedes lo verán! ¡Ustedes lo verán!”.
Es solo aferrándose a y aplicando el maoísmo que los comunistas podemos superar los problemas y triunfar – no como algunos quieren, revisándolo, haciendo “nuevas síntesis” sustentado con supuestas “nuevas condiciones”. Y con nuestra ideología el marxismo-leninismo-maoísmo, principalmente el maoísmo y su aplicación a las condiciones especificas de cada revolución, en nuestro caso el pensamiento gonzalo que para nosotros es principal, estamos suficientemente armados para enfrentar cualquier plan contrarrevolucionario y cualquier intento de cambiar la línea del Partido. El Presidente Mao Tse-tung estableció sobre el equilibrio estratégico que es la etapa de la guerra en la cual “los elementos vacilantes abogarán a voz en cuello por el compromiso, y el estado de ánimo pesimista alcanzará serias proporciones. Nuestras tareas entonces consistirán en movilizar a las masas populares de todo el país para que se unan como un solo hombre y perseveren con inquebrantable firmeza en la guerra; ampliar y consolidar el frente único; barrer todo pesimismo y toda idea de compromiso; promover el espíritu de tenacidad en la lucha” (Mao Tse-tung, Sobre la guerra prolongada). Y ésta es la política que tenemos que aplicar: somos maoístas, y como tales sabemos que el revisionismo es el peligro principal. Hoy, todos los hechos lo confirma, en Perú y a nivel mundial; el negro sueño del imperialismo y la reacción es precisamente derrotar la revolución con “acuerdos de paz”, con “amnistía” y cretinismo parlamentario. Sueñan con aniquilar el “peligro maoísta” difundiendo ilusiones demo-burgueses y patrañas negras de “totalitarismo” o “autoritarismo” entre los pueblos del mundo. Por eso, hoy es decisivo e indispensable entender que eso es un plan sistemático del imperialismo y la reacción mundial, llevado a cabo con la ayuda de todo tipo de revisionistas, principalmente el nuevo revisionismo que se presenta como “maoístas”, y que todos los individuos, las llamadas “fracciones” o grupillos que hoy se esfuerzan para generar escisión y confusión en nuestras filas, objetivamente son partes de este plan. En Perú tenemos la LOD y la nueva LOI, amamantadas por la reacción para este fin, y a nivel internacional tenemos la “nueva síntesis”, el “camino de Prachanda” en Nepal y otros que repican las patrañas de la reacción (que “el PCP está dividido”, que “la guerra popular ha sido derrotado” etc.) para servir al mismo plan. Es un plan que apunta a negar lo fundamental del maoísmo que es el Poder, y a formar partidos y movimientos revisionistas, armados o no, que difunden el cretinismo parlamentario y los ‘acuerdos de paz’ para desenrrumbar la revolución. Hoy, el Partido Comunista del Perú está combatiendo estas líneas contrarias en medio de la guerra popular, desarrollándola, construyendo el Nuevo Poder y desarrollando el trabajo de masas, poniéndose a la cabeza de sus luchas heroicas.
Ver en el plano internacional como el nuevo revisionismo se aúpa con los planes del imperialismo y la reacción y ver como el problema es que la lucha contra el revisionismo (LOD y LOI) siempre les afecta a algunos, porque su posición converge con la de los oportunistas.
Así fue en el caso de Nepal, como escribe la redacción de la revista Sol Rojo el año 2009:
“Los miembros del CoMRI y algunos partidos del MRI bambolearon, ello demuestra quienes al menor ventarrón bambolean, eso marca sus derroteros quienes tiran para la derecha. Estos no condenaron el plan del imperialismo, más bien han repicado todas las patrañas de la CIA. Esta convergencia sirve al plan de la reacción. Por eso cuando surgió lo del "acuerdo de paz" en Nepal no se pronunciaron públicamente contra este plan del imperialismo y la capitulación para impulsar a la izquierda en Nepal, sino que siguieron una lucha entre "sabios", así no sirvieron más a que se imponga el plan del imperialismo y la capitulación. Eso es esperar para acomodarse; eso es actuar como la Iglesia Católica, pasando de caballeros feudales a reyes, a monopolios y ahí quieren estar para medrar. Se opusieron sibilina y tenazmente al planteamiento del Partido de que había necesidad de debate, no dejar que se den “acuerdos de paz”, así se deja avanzar el plan del imperialismo. Que hizo con esta actitud de “crítica mediante cartas secretas”, callar públicamente y dejar avanzar el problema, el mal, el cáncer. La experiencia del Partido muestra al mundo la importancia de luchar contra el revisionismo, la LOD en el Perú, así, en medio de ello el Partido avanza”.
Hoy igualmente quieren rehuir el debate sobre la aplicación del maoísmo y el balance del MRI, especialmente aquellos que fueron miembros del CoMRI, solo quieren hacer borrón y cuenta nueva. ¿Para qué? Para servir a que se repitan los mismos errores y no se avance en que el maoísmo se imponga como único mando y guía de la Revolución Proletaria Mundial, no se avance en la constitución o reconstitución de verdaderos Partidos Comunistas militarizados, que tengan como ideología el maoísmo y apunten a la toma del poder. Por ello algunos vienen formando una serie de organizaciones para evitar rendir cuentas y aportar al avance del movimiento comunista internacional y del movimiento antiimperialista. Algunos dicen ahora que ya tenemos Partidos Comunistas Maoístas, pero lo real es que no basta el nombre, sino que no nieguen el maoísmo, que por el contario lo apliquen a la realidad concreta de cada uno de sus propios países. No como las supuestas elucubraciones de superación del Maoísmo, como la llamada Nueva Síntesis de Avakian, que no es más que renegar del maoísmo y tratar de ajustarse a los parámetros de la intelectualidad burguesa. O el llamado “camino de Prachanda” que ahora ya vemos que no es sino la primera aplicación de la Nueva síntesis de Avakian, y el plan del imperialismo y la reacción de querer crear partidos de membrete maoístas pero que apliquen revisionismo y cuestionen los principios fundamentales del maoísmo y del marxismo en general. Tal como lo hizo, entre las décadas del 60 al 80, con las luchas armadas, fomentadas algunas incluso por el mismo imperialismo promoviendo al revisionismo armado: Las FARC, MRTA etc. para oponerse a que el maoísmo sea la teoría militar que guie la revolución de los pueblos del mundo.
Así fue con la aparición de la LOD, y el nuevo revisionismo querían arrastrar a los pueblos del mundo a que abandonen el camino de la violencia revolucionaria , diciendo que no hay condiciones, y ahora cuando todo les ha reventado en la cara levantan una bandera de supuestos partidos maoístas que desenvolverían guerra popular con el negro plan de vender la revolución como en Nepal, a corto, mediano o largo plazo, lo importante es que tienen el mismo objetivo de no crear el Nuevo Poder, no destruir el putrefacto viejo Estado. Así vemos la aparición de la LOI, que hoy sirve de espejo revelador de los revisionistas, el revisionismo armado e infiltrados en el movimiento comunista, y esto debe ser cogido por todos los camaradas para exigir que nuestros Partidos comunistas desenvuelvan verdadera Guerra Popular. Exigir que aclaren cómo es que crean el nuevo poder, ¿cómo y dónde?. ¿Tienen plan estratégico para todo el país, para evitar que el imperialismo y la reacción divida el país en dos en caso de avanzar? o solo es como la LOI: desenvolver una guerra errática, buscando ser considerado por los países capitalistas e imperialistas como fuerza beligerante, reconocimiento para después ver negociaciones. Posiciones que exponen problemas con la violencia revolucionaria y que dicen “ya no actuamos como Gonzalo”, a nivel mundial dirán como Avakian: “ya no hay que actuar como Lenin, como el Presidente Mao”. “Hay que sujetarnos a los derechos burgueses, para así poder negociar en mejores condiciones y poder desenvolver en nuestros países un capitalismo burocrático”, con el apoyo de países que defienden los “derechos humanos” como Suecia por ejemplo. Nuevos “maoístas” que solo centran en acciones armadas, sin construir. Una cosa es las llamadas zonas liberadas, zonas rojas o como les quieran llamar, sin destruir el viejo estado, sin aniquilamiento, sin sabotajes contra el viejo estado, sin atacar al capitalismo burocrático y otra muy diferente es establecer nueva economía, nueva política y cultura: un nuevo orden.
Así vemos como el revisionismo de hoy busca levantar las banderas del maoísmo, pero solo para terminar en acuerdos de paz. Ver Nepal, Colombia etc. Por ello ser perspicaces y no dejarse sorprender, como dice un dicho popular: “no todo lo que brilla es oro”. Y nosotros tenemos las herramientas necesarias para distinguir y saber a dónde centrar nuestros esfuerzos, distinguir el revisionismo, desenmascararlo y aplastarlo y que esos puntos que descubren a la LOI como revisionista y amamantada por la reacción y el imperialismo, nos sirvan de espejo revelador de los revisionistas, o de posiciones revisionistas y todos los que se ponen a su servicio.
Recordemos que fue el Partido Comunista del Perú y su Jefatura, el Presidente Gonzalo quien impuso en dura lucha en el MRI el maoísmo como tercera nueva y superior etapa del marxismo y como guía de la revolución proletaria mundial, ante la oposición de algunos miembros y algunos de los cuales hoy reniegan del mismo y antes ya lo habían hecho emitiendo una nueva declaración para negar el maoísmo, obviamente sin la firma del Partido Comunista del Perú.
Y desde la fundación del MRI nuestra Jefatura ha insistido en los problemas centrales que no fueron resueltos por el CoMRI y que aun hoy son arrastrados por algunos Partidos y organizaciones y fomentados adrede por el revisionismo, el imperialismo y la reacción:
“Nuestra posición sobre la incorporación del PCP al MRI está condensada en una carta escrita al Comité del Movimiento Revolucionario Internacionalista, de octubre del 86: "Dos cuestiones quisiéramos reiterar acerca de este punto. Primeramente, desde el inicio de nuestras vinculaciones el punto de partida de nuestras divergencias fue el sustancial y decisivo problema del marxismo-leninismo-maoísmo como única, verdadera y nueva etapa del desarrollo de la ideología del proletariado, de vigencia universal y principalmente del maoísmo como clave de la cuestión; y, en consecuencia, nuestra disconformidad con la nominación de marxismo-leninismo-pensamiento Mao Tsetung. Sin embargo, hemos pensado y pensamos que resolver éste, para nosotros indispensable punto de partida, es complejo, demanda tiempo y, especialmente desarrollar la revolución".
"Hoy día, la Declaración ha sido tachada por unos de oportunista, por otros que no sirve para resolver los problemas candentes que la revolución exige y que por tanto se debe marchar a una nueva declaración. El PCP considera que el MRI enfrenta problemas en diferentes planos: en lo ideológico avanzar en la comprensión del marxismo-leninismo-maoísmo, este avance es principal y de él depende incluso desarrollar políticamente; en lo político avanzar en definir las contradicciones fundamentales y la principal en el mundo, la cuestión de la tercera guerra mundial y que la revolución es la tendencia principal y de darse guerra imperialista transformarla en guerra popular; en cuanto construcción qué lineamientos hemos de seguir para llegar a conformar la Internacional que necesitamos que debe ser continuación del glorioso Movimiento Comunista Internacional; en cuanto a trabajo de masas partimos de nuestras divisas "las masas hacen la historia" y "la rebelión se justifica" y "el montón colosal de basura" y que el trabajo de masas es para iniciar o desarrollar la guerra popular; en cuanto a dirección, es clave y requiere tiempo para su formación, desarrollo y autoridad reconocidas; y en cuanto a lucha de dos líneas no se la maneja como corresponde. Estos son problemas de desarrollo pero que si no son justa y correctamente manejados pueden devenir en fenómenos de desarticulación y estas posibilidades negativas no pueden menos que preocupar. Consideramos que el Comité del MRI apunta a imponer la denominación "marxismo-leninismo-pensamiento Mao Tsetung", a encuadrarnos dentro de la declaración y a resolver los problemas de dirección del Comité que dan margen a pensar en la existencia de tendencias hegemonistas.” (LÍNEA INTERNACIONAL DEL PARTIDO COMUNISTA DEL PERÚ)
Por todo ello dejamos bien sentado y claro que el MPP en aplicación de las directivas partidarias busca enlazar y trabajar con los Partidos de Nepal e India y hacemos publico que la Guerra Popular avanza en dura brega y persistencia y aprendiendo del Presidente Mao, desenvolvemos una lucha firme y sagaz, planteando de frente, nunca como el revisionismo reptante, a las espaldas y en grupillos, camarillas y contubernios. Así dejamos constancia de que El Partido nunca aplica la política de trabajar “con cercanos y queridos”. Nadie podrá decirnos que aplicamos “si tu no piensas igual, no trabajamos”.
Nosotros nos reafirmamos en el principio del internacionalismo proletario, y en desarrollar nuestra guerra popular sirviendo a la revolución proletaria mundial. Nos reafirmamos en la posición del PCP, de bregar por la unidad del movimiento comunista internacional, y en que esta unidad se conquista con lucha, no con la conciliación. Por eso insistimos en la urgente necesidad, señalada por el Partido, de desarrollar el debate con todos los Partidos y organizaciones y llevar a cabo la reunión ampliada del MRI para hacer el balance de la aplicación del maoísmo. Estamos por compartir nuestra experiencia con los demás Partidos y aprender de ellos – y sabemos que tal debate es precisamente lo que el imperialismo, la reacción y sus lacayos del nuevo revisionismo no quieren.
¡LA GUERRA POPULAR VENCERA INEVITABLEMENTE!
¡VIVA EL PRESIDENTE GONZALO Y SU TODOPODEROSO PENSAMIENTO!
¡VIVA EL MAOÍSMO, ABAJO EL REVISIONISMO!
¡DEFENDER LA VIDA DEL PRESIDENTE GONZALO!
¡COMBATIR Y APLASTAR A LA NUEVA LÍNEA OPORTUNISTA DE “IZQUIERDA”!
¡ABAJO EL PLAN IMPERIALISTA DE ‘ACUERDOS DE PAZ’!
¡EXIGIMOS LA PRESENTACIÓN PÚBLICA EN VIVO Y EN DIRECTO DEL
PRESIDENTE GONZALO Y QUE SE LE PERMITA PRONUNCIARSE!
¡GUERRA POPULAR HASTA EL COMUNISMO!
Movimiento Popular Perú
24 de Septiembre de 2011
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