sabato 27 agosto 2011

pc 27 agosto cronaca e commento alla manifestazione antirazzista di Bari

400 immigrati e compagni hanno sfilato giovedì 25 per le vie di Bari per la manifestazione in solidarietà con la lotta gli immigrati indetta dal coordinamento regionale antirazzista.

Dietro lo striscione di testa “liberté, basta razzismo e sfruttamento”, retto da immigrati dal cara di bari, hanno sfilato delegazioni da tutta la Puglia. particolarmente folta e combattiva quella da Lecce, in cui erano presenti decine di braccianti del campo di Boncuri, protagonisti della lotta delle settimane scorse, e di richiedenti asilo di Castiglione. La delegazione di proletari comunisti, che ha distribuito un volantone con gli articoli sulla rivolta del cara a Bari e la lotta dei braccianti immigrati di Nardò apparsi sul nostro blog, ha esposto al concentramento tre cartelli con le parole d’ordine “libertà per tutti gli arrestati” “permesso di soggiorno per tutti” “contratto e diritti per tutti”.

Durante il percorso ha preso la parola Ivan, portavoce dei braccianti Nardo e capo riconosciuto di quella lotta, costretto ad allontanarsi qualche giorno fa e tornato in Puglia per la manifestazione.

Ivan ha chiarito lucidamente e affermato con forza il carattere generale delle lotta contro il moderno schiavismo dei caporali nelle campagne pugliesi, le ragioni di unità con la lotta dei lavoratori italiani e con quella per il diritto vivere liberamente e dignitosamente in Italia da rivendicare per tutti quelli che v i si rifugiano. Ha anche citato le rivolte nel nord Africa come un esempio che dà fiducia.

Altri hanno preso la parola riprendendo il volantino degli organizzatori e mettendo in luce ancora le il carattere di universalità e unità della lotta contro razzismo e sfruttamento e per il diritto di asilo e soggiorno per chi fugge da guerre e miserie prodotti e imposti dallo stesso sistema, stato e governo che oggi attacca anche condizioni di vita e diritti dei proletari italiani.

Al termine del corteo davanti alla prefettura, una delegazione composta da rappresentanti dei braccianti di Nardò, di richiedenti asilo di Castiglione e del cara di Bari, e delle associazioni antirazziste è salita in per avere un incontro col prefetto.

Mentre l’attesa del ritorno della delegazione dall’incontro si prolungava, l’atmosfera nel piazzale antistante si è improvvisamente animata quando un gruppo di immigrati rimasti esclusi dalla delegazione hanno chiesto e di partecipare alla discussione e cercato di entrare, ottenendo in risposta il minaccioso serrare le file delle forze di polizia e la precipitoso chiusura del portone del palazzo.

Mentre la maggioranza dei manifestanti sono rimasti passivi e quasi imbarazzati, preoccupati più di non sottrarre legittimità alla delegazione e di non far “degenerare la manifestazione” che di contrastare il nemico sul campo e praticare l’autorganizzazione degli immigrati, il fermo e combattivo atteggiamento di pochi attivisti, in particolare di una compagna di Lecce e della nostra compagna di proletari comunisti, che non si sono lasciate intimidire e anzi hanno a lungo battagliato e alla fine messo a tacere le obiezioni dei funzionari di polizia, ha ottenuto che anche questi immigrati potessero entrare e assistere all’incontro.

Quando la delegazione è scesa, il commento di Ivan è stato: “come al solito ci siamo trovati di fronte gente che non vuole assumersi nessuna responsabilità e anche da questo incontro non esce niente se non la conferma della necessità che questa lotta deve continuare e noi la continueremo”. Enzo Pilò, a nome delle associazioni antirazziste, ha invece commentato positivamente: “se è vero che non otteniamo oggi un improbabile risultato concreto eclatante, è anche vero che è un fatto positivo essere stati ricevuti e aver potuto rappresentare l’urgenza di dare soluzione alla questione dei richiedenti asilo, sollecitando un provvedimento ad hoc, proposta di cui si è preso atto, con l’impegno a riportarla in sedi superiori”.

Un’assemblea conclusiva in piazza ha poi deciso di riconvocarsi in assemblea regionale ai primi di settembre per decidere quale continuità dare alla lotta, magari con iniziative già in in occasione del prossimo sciopero generale.

In sede di considerazioni finali, va detto che se da una parte, tenendo conto del periodo, la manifestazione ha avuto un risultato di partecipazione abbastanza soddisfacente, sia in termini di numeri che di rappresentatività, dall’altra sono emersi chiaramente alcuni lati deboli di linea e prospettiva. Debole è stata la difesa della rivolta esplosa nella stessa Bari ai primi del mese, che si è quasi cercato di ridurre alla giusta ma eccessiva esplosione di rabbia di gente esasperata, qualcosa da scusare invece che una lotta esemplare da difendere e sostenere. Del tutto assente è stata la denuncia del ruolo di forze di polizia e magistratura che, battute sul campo a Bari, puntano decisamente a prendersi la loro rappresaglia, criminalizzando gli immigrati e cercando anzi di allargare il cerchio di presunte “responsabilità” e dell’intimidazione giudiziaria. Troppo vago, infine, è stato l’impegno a proseguire la mobilitazione e darsi forme di coordinamento più strutturate, il tutto demandato a una futura assemblea.

francesco - proletari comunisti Taranto

27.8.2011

pc 27 agosto - TANTI IMMIGRATI ALLA MANIFESTAZIONE DI BARI



Il 25 Agosto, come compagni di Proletari comunisti abbiamo partecipato a Bari alla manifestazione indetta dal coordinamento antirazzista Pugliese .
Gli immigrati che lavorano come braccianti agricoli per alcune settimane a Nardò sono stati in lotta per vedere riconosciuto il loro diritto a un salario dignitoso, a condizioni di lavoro dignitose.
Vengono trattati come schiavi sfruttati dai padroni e dai loro mediatori “i caporali”, sono costretti a lavorare anche 15 ore al giorno senza tregua per un misero salario “2 euro all'ora”, costretti a vivere in accampamenti senza un tetto, senza servizi igienici adeguati, trattati come bestie perchè per i padroni sono solo manodopera a bassissimo costo da sfruttare .
Alla riuscita manifestazione di Bari, a cui hanno partecipato più di 400 persone, venute anche da Taranto, Lecce, erano parecchi i lavoratori immigrati e incazzati. In testa al corteo con i loro eloquenti striscioni hanno urlato la loro rabbia contro i padroni, e le onnipresenti forze repressive dello stato fascista poliziesco. Vi era una grossa delegazione formata da braccianti di Nardò e anche immigrati del C.A.R.A di Bari e di Castiglione, dove sono tenuti come prigionieri, i quali chiedono che sia riconosciuto il loro status di rifugiati politici e il permesso di soggiorno.
C'era anche Ivan lo studente che è nella lotta di Nardò è diventato il loro capo riconosciuto e che nonostante le ripetute minacce di morte dei caporali è sceso nuovamente in piazza.

Il corteo ha attraversato il centro di Bari, da p.zza Repubblica fino a p.zza della Libertà dove una delazione di antirazzisti e immigrati ha tenuto un incontro in Prefettura.
Da questo incontro non è uscita nessuna proposta concreta, solo come al solito vaghe promesse; cosicché si è deciso di organizzare una assemblea regionale per il 2 o 3 Settembre.
La rivolta di questi giorni è servita a far prendere coscienza a tutti i braccianti, che questo schiavismo deve cessare, perciò serve una lotta generale prolungata e coordinata a livello regionale fino all'ottenimento di risultati concreti.
Alla manifestazione di Bari si è toccato con mano la rabbia e la determinazione dei braccianti a continuare la lotta fino in fondo. E noi di proletari comunisti la appoggeremo senza riserve perchè la lotta per difendere il diritto al lavoro, il giusto salario, contro lo super sfruttamento dei padroni, per il permesso di soggiorno per tutti contro il governo fascista e razzista, per la liberazione di tutti gli immigrati arrestati per la giusta rivolta del Cara di Bari, è anche la nostra lotta.

Fiorella di Proletari comunisti – Taranto
27.8.11

venerdì 26 agosto 2011

pc 26 agosto - CHILE PARALIZADO POR LA HUELGA GENERAL.

in spagnolo in via di traduzione

correovermello-noticias.
Santiago de Chile. 24.08.11
La capital y la mayoría de la ciudades y poblaciones de Chile, han secundado el llamado a dos jornadas de Huelga General, convocado por la Central Unitaria de Trabajadores y ochenta organizaciones estudiantiles o gremiales, en protesta a las medidas económicas del gobierno reaccionario y en defensa de una enseñanza, publica, gratuita y de calidad.
Por cálculos realizados en el consumo de energía del país, se aprecia un descenso significativo del consumo, lo cual indica que el seguimiento del paro es masivo.
En Santiago y otras ciudades se han producido duros enfrentamientos entre manifestantes y fuerzas represivas del cuerpo de Carabineros que han usado camiones con cañones de agua para dispersar las mismas.
Se reportan unos 400 detenidos y 8 carabineros heridos de diversa consideración.
La prensa burguesa, desquiciada, afirma que se han producido escenas de saqueo en algunos barrios de la capital y otras localidades del país, así como intentos de asalto a comisarias policiales.
La realidad de la gran lucha que llevan adelante las masas populares en Chile, es que esta haciendo temblar a una oligarquía, enriquecida durante la genocida dictadura militar y que ahora no encuentra una salida a la crisis generada hace ya tres meses por el movimiento estudiantil.

¡ Adelante la lucha obrera y estudiantil !

pc 26 agosto - comunicato stampa del Partito Comunista dell'India - maoista

in spagnolo in via di traduzione


Comunicado de Prensa
10 de junio de 2011


¡EL GOBIERNO FASCISTA DE RAMAN SINGH Y SU BRUTAL REPRESIÓN SON LOS RESPONSABLES DE LOS RECIENTES CONTRAATAQUES DEL EGLP!


¡DETENER LA OPERACIÓN GREEN HUNT DE INMEDIATO ! ¡HACER FRENTE AL DESPLIEGUE DEL EJÉRCITO EN BASTAR! ¡OPONERSE AL PROYECTO DE CONFISCACIÓN MASIVA DE TIERRAS PARA LAS ESCUELAS DE FORMACIÓN DEL EJÉRCITO!

Las continuas contraofensivas tácticas llevadas a cabo por el EGLP [Ejército Guerrillero de Liberación Popular], en especial desde el mes de mayo en Dandakaranya, han significado una serie de golpes a las clases dominantes y explotadoras. Los representantes de las grandes empresas de comunicación, a coro, han puesto el grito en el cielo diciendo que “los ataques de los maoístas han aumentado repentinamente” y expresando su “¡preocupación!”. Prakash Singh, Arnab Goswami, Shekhar Gupta, Chandan Mitra, PV Ramana y el resto de la insolvencia intelectual india se dedican a dar voces por los canales de televisión. Alguno afirma que el gobierno carece de una política eficaz para hacer frente a los maoístas, otro que al gobierno le falta voluntad. Pero, naturalmente, ninguno de ellos está dispuesto a aceptar que estas contraofensivas son el resultado lógico de las políticas represivas del gobierno.

Y del otro lado, ¿qué ocurre?... Pues que el pueblo de Dandakaranya celebra estas contraofensivas del EGLP. Muy especialmente aquellos a quienes les quemaron la casa, aquellos cuyos familiares fueron asesinados, aquellos a los que les robaron todo, aquellos cuyas madres y hermanas fueron vejadas, cuyos hijos fueron víctimas de la brutalidad policial, aquellos que tienen seres queridos pudriéndose en prisión, en especial tras estos dos años de Operación Green Hunt... Todos ellos han expresado su alegría por estos contraataques.

En la noche del 17 de mayo pasado, en el distrito de Dantewada, una de nuestras brigadas hizo estallar una mina terrestre al paso de un vehículo de las Fuerzas de Policía de la Reserva Central [CRPF, en sus siglas en inglés] cerca de Borgudem. Siete mercenarios fueron aniquilado y uno herido en la explosión.

El 19 de mayo, nuestro EGLP realizó una heroica emboscada cerca de la aldea de Nargonda en el distrito de Gadchiroli (Maharashtra). Chinna Venta, una asesino despiadado, jefe del comando C-60, fue aniquilado y otras dos personas resultaron heridas en ese incidente. En esta emboscada dos de nuestros valientes camaradas entregaron su vida. El mismo día, 3 mercenarios más fueron aniquilados por el EGLP cerca de la aldea de Tadigaon en el mismo distrito. Chinna Venta era sinónimo de terror: no quedaba en el distrito de Gadchiroli aldea o familia que no hubiera sido víctima de su tiranía. Actos atroces como palizas, agresiones sexuales contra mujeres, falsos enfrentamientos, robos y sobornos eran su rutina diaria. Una vez se difundió la noticia de la ejecución de Chinna, se instaló un ambiente festivo en todo el distrito.

El 23 de mayo, 44º aniversario del Gran Levantamiento de Naxalbari, en el distrito de Raipur (distrito policial de Gariaband), nuestro EGLP emboscó heroicamente a un destacamento de la policía en la frontera de Odisha, aniquilando a 9 policías, entre ellos el superintendente adjunto de policía Rajesh Pawar. El superintendente adjunto ejecutado tenía la costumbre de sobornar y chantajear a jóvenes de las zonas tribales para convertirlos en chivatos: ésa era su fuente de información; información con la que poder organizar ataques dañinos para el movimiento revolucionario. El pueblo no perdonará jamás a quienes atacan y conspiran contra el movimiento que defiende la justicia.

Ayer, 9 de junio, a las siete de la mañana, los combatientes rojos del EGLP tendieron una emboscada a una patrulla de la policía cerca del campamento que la CAF [Fuerza Armada de Chhattisgarh] tiene en la aldea de Jharaghati en el distrito de Narayanpur: cinco mercenarios fueron aniquilados. Se les incautaron dos armas de tecnología avanzada. Cabe señalar que este campamento se acababa de levantar con ocasión de la Fase 2 de la Operación Green Hunt. Anoche, en la zona de Katekalyan en el distrito de Dantewada, nuestros soldados rojos del EGLP volaron un MPV [Siglas inglesas de “vehículo blindado antiminas”]. Fueron aniquilados un total de 10 policías, de los que 7 eran miembros del SPO [“Fuerzas Especiales de Policía”, en sus siglas en inglés]. Otros tres resultaron heridos. También se confiscaron armas.

También en los últimos días en Chhindgarh, Tongpal, Bande, Gudse y en otros lugares el EGLP ha llevado a cabo acciones de pequeña y mediana escala en las que han sido aniquilados algunos miembros destacados del SPO y policías.

¿Por qué tienen lugar estas contraofensivas?

De hecho, la camarilla de Sonia-Manmohan Singh-Chidambaram y gobernantes al servicio de la explotación como Raman Singh o Shekhar Dutt, que están librando una guerra injusta – la Operación Green Hunt, cuya segunda fase se acaba de anunciar- contra el pueblo del país, son los auténticos responsables de estos ataques. Además de esto, por toda la región de Bastar, las atrocidades y la represión brutal de la policía, los paramilitares, la STF [“Fuerza de Operaciones Especiales”, en sus siglas en inglés], los comandos COBRA y Koya y el SPO han aumentado enormemente. La campaña de terror desatada en cuatro aldeas de la zona de Chintalnar –Morpalli, Timmapuram, Pulanpad y Tadimetla- por las fuerzas armadas gubernamentales es un ejemplo reciente de ello. En los actos de barbarie que llevaron a cabo entre el 11 y el 16 de marzo pasado cerca de 300 casas fueron quemadas; tres aldeanos fueron asesinados; seis mujeres fueron violadas; dos personas permanecen desaparecidas; miles de quintales de cereal fueron quemados por las llamadas fuerzas de seguridad. Es imposible determinar el auténtico alcance de estas destrucciones.

En el distrito de Narayanpur, el pasado 19 de abril, en la aldea Chinari, un chico de catorce años llamado Rajnu Salam fue secuestrado y muerto a tiros por las fuerzas de policía y de los paramilitares, que pretendieron hacer pasar los hechos por un enfrentamiento. Antes de esto, el 23 de marzo, en el mismo distrito, después de un enfrentamiento que tuvo lugar en la aldea de Kullenar, dos camaradas del EGLP, Ramesh y Prabhakar, fueron capturados vivos y aseinados tras sufrir brutales torturas. En las aldeas de Bellamnendra y Vimlaguda, en el sur de Bastar, las fuerzas del gobierno han provocado estragos por doquier. En esta vasta región de Dandakaranya, que se extiende desde los distritos de Rajnandgaon y Kanker en el norte hasta el distrito de Dantewada en el extremo sur, cientos de adivasis han sido arrestados y torturados. Se consumen en las cárceles imputados en casos falsos. Por decirlo en pocas palabras, en Dandakaranya, las fuerzas armadas gubernamentales han proseguido sin descanso su campaña represiva y de terror. Los últimos contraataques se deben analizar en este contexto.

De hecho, el único objetivo de la Operación Green Hunt que se desarrolla en muchas partes del país, en especial en las zonas tribales, es acabar con el movimiento maoísta y convertir estas zonas en cotos de los saqueadores: los capitalistas compradores y las grandes empresas multinacionales. Sobre todo en las zonas boscosas de Jharkhand, Bihar, Chhattisgarh, Odisha, Andhra Pradesh y Bengala Occidental, los gobiernos han firmado cientos de memorandos de entendimiento con grandes empresas. Recientemente, el gobierno ha anunciado la privatización de las minas de Raoghat e invitado a las empresas extranjeras a saquear las abundantes reservas de mineral de hierro. Como el movimiento maoísta es el mayor obstáculo en su camino, hacen esta guerra para acabar con él. Ahora se acaba de iniciar también el proceso de despliegue del ejército. Aunque el ejército se haya instalado so capa de unos “ejercicios”, hasta los colegiales saben que se trata de un proyecto urdido para aplastar los justos movimientos de masas.

Por un lado, el gobierno del BJP [Bharatiya Janata Party (Partido Popular Indio), en hindi] de Raman Singh en Chhattisgarh está completamente volcado en la represión a gran escala del pueblo en lucha; por otro, se dedica a reprimir a todos los que alzan su voz para protestar por ello. El activista por los derechos humanos, Dr. Binayak Sen, fue detenido bajo la acusación de traición y condenado a cadena perpetua sólo por hablar alto y claro contra las atrocidades de las fuerzas gubernamentales y el terror de los Salwa Judum. La “Vanavasi Chetana Ashram” [Asociación para el desarrollo con implantación en Dantewada] de Himanshu Kumar fue liquidada por los mismos motivos: el gobierno de Raman no sólo le ha expulsado de Bastar sino también de Chhattisgarh. A todos y cada uno de los grupos que han acudido a investigar las matanzas de adivasis cometidas en el curso de la Operación Green Hunt no se les ha permitido el acceso a Bastar. Un grupo de mujeres, incluso, fue hostigado y obligado a abandonar la región de Bastar. Recientemente, Swami Agnivesh también fue golpeado y obligado a dejar Bastar cuando trataba de llegar a la zona de Chintalnar para entrevistarse con las víctimas del terror de estado. El ministro del Interior de Chhattisgarh, Nankiram, anunció con total desvergüenza que su gobierno sólo impedirá el acceso a la PUCL [“People’s Union for Civil Liberties”, la mayor y más antigua organización por los derechos civiles de la India] y que incluso a Swami Agnivesh se le prohibirá la entrada en la región de Bastar. Para comprender la naturaleza del gobierno policiaco y fascistoide de Chhattisgarh, el ejemplo de Kalluri, el famoso ex-SSP [“Senior Superintendent of Police”, en sus siglas en inglés] de Dantewada será más que suficiente. En una conferencia de prensa, Kalluri reconoció abiertamente la concesión de una recompensa de 100.000 rupias en metálico a un jefe de los comandos Koya por haber matado a un aldeano so pretexto de que era maoísta. Y sorprendió a todos diciendo que seguiría ofreciendo recompensas en efectivo por cada maoísta muerto. También prometió ¡que no tomaría sal con las comidas hasta que hubieran muerto al menos 12 maoístas!

¡Lo que diga la policía es aquí la ley! ¡Lo que digan el ministro del Interior o el ministro principal es la Constitución de Chhattisgarh! La “democracia” ha quedado reducida aquí a una broma indecente. Leyes como la PESA [“Panchayat Extension to Scheduled Areas”, en inglés], la 5ª Lista [de la Constitución india], etc. se han convertido en una burla. En estas circunstancias, el pueblo no tiene otra opción que resistir en defensa propia.

Hacemos un llamamiento a la policía, a las fuerzas paramilitares y a los miembros del SPO para deciros que no sois nuestros enemigos. Esta batalla no se dirige contra vosotros. Las clases dominantes explotadoras os han lanzado a esta guerra injusta contra el pueblo. Por lo tanto, no participéis en operaciones contra el pueblo ni cometáis actos de terror contra él. Identificad a los verdaderos enemigos del país: los corruptos, los ladrones, gángsters y miembros de la gran burguesía compradora que gobiernan nuestro país en nombre de la democracia.

El Comité Especial de Zona de Dandakaranya del Partido Comunista de la India (Maoísta) hace un llamamiento a todos los trabajadores y demócratas del país para que exijan:

¡Detener de inmediato la Operación Green Hunt!
¡Oponerse al despliegue del ejército en la región de Bastar así como al proyecto de adquisición de 750 kilómetros cuadrados de tierras para entrenamientos del ejército!
¡Exigir la imposición de sanciones rigurosas contra todos los altos funcionarios de la policía, incluyendo al SSP Kalluri, al inspector general Langkumer y al director general de la policía Viswaranjan, así como contra los miembros de los comandos COBRA y Koya implicados en las atrocidades y actos de terror cometidos contra el pueblo de la zona de Chintalnar!
¡Exigir la liberación incondicional de todos los adivasis encarcelados!

Gudsa Usendi
Portavoz
Comité Especial de Zona de Dandakaranya
PCI (Maoísta)

tratto dal blog odiodeclase

martedì 23 agosto 2011

pc 23 agosto - Libia.. un regime neocoloniale asservito all'imperialismo in Libia

L'IMPERIALISMO USA-FRANCIA-GB-ITALIA con lo strumento della NATO ha definitivamente messo le mani sulla Libia.
Un governo neo-coloniale ad essi asservito sostituisce il regime di Gheddafi, che pure negli ultimi anni aveva comunque garantito gli interessi dell'imperialismo.
Le rivolte arabe, compreso le masse libiche sollevatesi contro Gheddafi, hanno oggi un nemico in più, che peraltro può fare dell'esempio libico una strada da seguire contro regimi ad essi scomodi - Siria in particolare - messi in crisi dalle rivolte popolari.
I punti per tutti, e in particolare nei paesi imperialisti occupanti, restano denuncia e lotta contro l'imperialismo, e il proprio in particolare; sostegno alle rivolte popolari del mondo arabo per l'istaurazione di repubbliche di nuova democrazia antimparialiste in marcia verso il socialismo.
I due aspetti vanno insieme.

proletari comunisti
23 agosto 2011

lunedì 22 agosto 2011

pc 22 agosto - proletari comunisti - blog quotidiano - ritorna a settembre

comunicato
Proletari comunisti - quotidiano comunista online - riprenderà le pubblicazioni complete e sistematiche nella prima decade di settembre.
A fine mese si tiene un seminario nazionale su tutti i temi della situazione politica internazionale e nazionale e i compiti attuali dei comunisti sul piano ideologico- politico e organizzativo.
In questa occasione saranno ripianificate le pubblicazioni:
- il giornale di intervento politico 'proletari comunisti'
- la rivista marxista-leninista-maoista 'la nuova bandiera'
- i fogli degli/per organismi di massa
- la diffusione e circolazione della rivista internazionale 'maoistroad'.
Nel seminario sarà affrontata la situazione interna-esterna dei comunisti
nella/per costruzione del partito comunista maoista all'insegna di due questioni:
-lotta contro l'opportunismo,l'economicismo,il localismo,lo spirito di piccolo gruppo presente in alcuni sedi e che va combattuto,debellato,superato per costruire i circoli e avanzare nella costruzione del P. su scala nazionale
-per sconfingere il nemico principale a livello nazionale e internazionale, che sono l'opportunismo e il revisionismo, è necessario una lotta ideologica e una formazione
risoluta per battere 'l'estremismo' forma del rivoluzionarismo piccoloborghese.

La ripresa del blog e dell'attività piena avverranno nella prima decade di settembre
ma naturalmente su tutti i piani siamo già impegnati: in particolare nella lotta
contro la manovra finanziaria del governo, contro il fascismo padronale, la lotta per il lavoro,la lotta degli immigrati, la lotta contro la guerra e l'imperialismo e a fianco delle rivolta di londra, le rivolte arabe, le guerre popolari.

proletari comunisti
22 agosto 2011

venerdì 19 agosto 2011

pc 19 agosto - caccia ai no tav

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NO TAV: atto intimidatorio ai danni di due militanti non tav da parte dell forSe dell'ordine
Submitted by anonimo on Fri, 19/08/2011 - 00:55 Altre cittàitaliaNO TAVrepost da altri mediarepressione
Il presidio di Torino in piazza Castello davanti al palazzo della regione è proseguito anche oggi pomeriggio. A partire dalle 17 alcune decine di manifestanti NO TAV sia della Val di Susa che di Torino, hanno montato alcuni pannelli con foto e schede che descrivevano quanto sta succedendo in valle, in particolare alla Maddalena da ormai un mese e mezzo. In città molte persone sono ancora via per le ferie e piazza Castello non è gremita come al solito. Però le persone che si sono fermate a guardare i tabelloni e a chiedere non sono state poche. Molti hanno osservato che ciò che si legge sui giornali e si sente in televisione riporta versioni ben diverse. Dopo un po’ un gruppo di pochi manifestanti si è recato in

via Roma e sono entrati dentro a una grossa libreria in quel momento abbastanza affollata. Hanno cominciato a fare volantinaggio e a spiegare alle persone che domandavano quale fosse la reale vicenda di questi mesi. Alcuni uomini della

Digos, che avevano seguito il gruppo appena si era mosso da Piazza Castello, passati pochi minuti, dopo aver parlato con la proprietaria del locale, sono intervenuti per allontanare i NO TAV. Motivazione: si trattava di un locale

commerciale privato e i proprietari non gradivano la loro presenza. Sono stati accompagnati fisicamente all’uscita ma non ci sono stati spintoni. Tornati in Piazza Castello hanno continuato insieme agli altri l’attività di presidio. Verso le 20.45 Simonetta Zandiri e Daniela, due attiviste che erano lì presenti, decidono di andar via. Appena arrivate a piedi

all’imbocco di via Po vengono avvicinate da una Fiat Punto scura. Dall’auto scendono due uomini in borghese sui trent’anni di età. Chiedono i documenti senza fare troppi preamboli. Simonetta e Daniela rispondono che i due uomini,

se sono poliziotti, devono farsi identificare prima di chiedere documenti. Gli uomini insistono ma le donne non desistono. Ad un certo punto fanno vedere rapidamente la medaglietta con scritto Polizia e il numero identificativo. Ma col chiaro

intento di non far capire più di tanto, infatti il gesto è fulmineo. A loro volta le donne fanno vedere un documento altrettanto rapidamente e dicono che se le cose stanno così se ne vanno. Gli uomini insistono ma alla fine Simonetta e Daniela si allontanano. Gli uomini allora, uno a piedi e l’altro sulla Punto le seguono.

Le donne si lamentano ad alta voce, tanto che ad un certo punto alcuni passanti chiedono se gli uomini le stanno molestando ed hanno bisogno di una mano. Simonetta arriva alla sua macchina, fa per entrare ma viene trattenuta da uno dei due uomini che con la mano e con forza tiene aperta la portiera. La situazione diventa a quel punto particolarmente tesa e l’uomo fa una telefonata col suo cellulare. Di lì a poco arriva una volante della Polizia. Scendono due agenti che domandano in via definitiva i documenti alle donne, chiarendo che se non lo avessero fatto sarebbero state portate in questura per accertamenti. Simonetta e Daniela alla fine mostrano i loro documenti. Chiedono quale sia il motivo del controllo. Gli agenti rispondono che loro due sono manifestanti implicate in una vicenda politica dove in questo

momento c’è molta tensione. Come tali la Polizia deve fare un’identificazione personale che in caso di filmati e accadimenti gravi può tornare utile. Alla fine Simonetta e Daniela vengono lasciate in pace e possono tornare a casa.

A SARA' DURA
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NO TAV: gli sbirri non sanno più a che attaccarsi per cercare di intimorire il movimento. Avigliana 50 denunce per blocco tgv
Submitted by anonimo on Fri, 19/08/2011 - 00:46 Altre cittàapprofondimenti/analisiitaliaNO TAVrepressione
la longa manus militare protrettrice degli interessi economici delle cricche del cemento e dei subappalti mafiosi, non sa più a che santo appellarsi per cercare di incutere timore e rispetto al movimento NO TAV. inutilmente, per altro.

è di oggi la notizia di una 50ina di denunce per "AVER SUPERATO LA LINEA GIALLA" sulle banchine della stazione di Avigliana.

non fosse la solita repressione degli ultimi ubbedienti ai loro padroni, ci sarebbe anche da ridere.

quel giornalaccio caccia balle e copia veline di Repubblica, la Racconta così:

"Scatteranno 50 denunce per il blocco del Tgv ieri sera alla stazione di Avigliana. La Digos ha visionato le immagini e identificato 50 esponenti del movimento No Tav che saranno deferiti all'autorità giudiziaria con l'accusa di interruzione di pubblico servizio. Secondo quanto riferito dalla Questura al blocco di ieri sera hanno partecipato circa 300 manifestanti.

Tra di loro anche una settantina di esponenti dell'area anarco-insurrezionista non solo torinese. Alcuni di loro infatti arrivavano da altre province. Il treno, con a bordo 284 passeggeri, è stato prima rallentato alla stazione di Bussoleno e poi fermato all'ingresso di quella di Avigliana a causa della presenza di alcuni manifestanti che avevano superato la linea gialla "togliendo, spiega la Questura, le condizioni di sicurezza per il passaggio del convoglio".
LINK: http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/08/18/news/denunciati_50_no_tav...

molto interessante (oltre ai video direttamente girati dai no tav [ http://www.youtube.com/watch?v=O6y3uPvu_k0&feature=player_embedded ] che dimostrano come nessuna persona abbia occupato i binari...come invece i pennivendoli di Repubblica avevano FALSAMENTE scritto ieri ) è la stessa foto che accompagna l'articolo: in essa infatti si vede un folto gruppo di famigliole manifestanti, ordinatamente e educatamente schierati con le loro bandiere in mano, proprio sulle banchine della stazione.

ricordiamo che le banchine, sono esattamente il luogo preposto ove i pedoni debbono stazionare ai binari dei treni.

Nessuna denuncia fermerà il movimento NO TAV
la VALLE RESISTE E NON HA PAURA!

NO TAV = NO MAFIA


mercoledì 17 agosto 2011

pc 17 agosto - ondata di massicci arresti a New Delhi

Inde : 1300 arrestations à New Delhi
Depuis plusieurs mois, des militants utilisent la grève de la faim comme moyen de pression à l’encontre des politiques gouvernementales, et notamment la corruption qui sévi en Inde. C’est contre un projet de loi en cours d’examen que le militant Anna Hazare avait annoncé le début de sa grève pour ce mardi. Mais ce matin, il a été arrêté chez lui par des policiers en civil, emmené dans une voiture banalisée et placé en détention provisoire. La nouvelle s’est immédiatement propagée à travers le pays et partout, les gens sont descendus dans la rue pour exiger sa libération. A New Delhi, les autorités ont procédés à plus de 1300 interpellations sous prétexte que les manifestants ne respectaient pas les consignes de la police. En effet, entre autre condition, les autorités n’autorisent aucun rassemblement de plus de 500 personnes. Selon certaines sources, il semblerait qu’Hazare ait entamé sa grève en détention.

martedì 16 agosto 2011

pc 16 agosto - un articolo della rivista marxista-leninista-maoista 'La Nuova Bandiera' dell'agosto 2009 - utile da leggere anche oggi

CRISI - Contro le false soluzioni del riformismo
La “soluzione” è la rivoluzione


La crisi mostra la sua profondità.
La crisi devastante che attraversa il sistema imperialista mondiale mostra giorno dopo giorno la sua profondità. Essa da crisi finanziaria si è trasformata in recessione mondiale. Come la crisi sia nata nell'ambito finanziario per effetto della bolla speculativa è stato ampiamente analizzato e descritto. Quello che occorre mettere in luce è che essa è strettamente connessa alla natura stessa del sistema imperialista. La finanziarizzazione dell'economia è stata lo sviluppo inevitabile del capitale e data da lungo tempo.
Dietro la finanziarizzazione c'è la ricerca del massimo profitto e l'uso di tutti gli strumenti finanziari e di tutte le strutture costruite dall'imperialismo a questo scopo. I grandi finanzieri che hanno tirato la corda di quella che impropriamente viene chiamata “speculazione”, sono stati messi sotto accusa, ma in realtà sono stati fedeli esecutori e interpreti dell'esigenza del grande capitale, industriale, terziario o pubblico che sia. I grandi capitalisti e i loro governi cercano ora di singolarizzare le colpe, trovare dei capri espiatori per salvare innanzitutto l'immagine e poi il funzionamento del sistema stesso.

Lo squilibrio di fondo è originato dallo sviluppo produttivo finalizzato al profitto basato sullo sfruttamento della forza-lavoro e i profitti possibili attraverso gli investimenti finanziari. Questo squilibrio non dipende dalla volontà dei singoli ma dalla legge stessa che guida la ricerca del massimo profitto da parte del capitale.
La presunta immoralità della speculazione finanziaria, l'assenza di regole in essa di cui si parla, sono la norma in ogni tassello del sistema capitalista e del movimento reale del capitale su scala mondiale.
La crisi ha avuto il merito di mettere a nudo tutto questo, di rendere evidente questo funzionamento mandando in frantumi, di conseguenza, l'immagine che il capitale e il suo sistema dà di sé. Come nell'attività produttiva il capitale cerca costantemente di affinare macchine e metodi per trarre il massimo dallo sfruttamento operaio e dall'utilizzo intensivo dei mezzi di produzione e materie prime, lo stesso avviene nel campo dell'attività finanziaria. Anche qui si sono inventati via via sistemi sempre più sofisticati ed efficaci di una macchina produttrice di denaro e riproduttrice di profitto.
La crisi ha messo in particolare luce il rapporto tra questo gigantesco sistema e una serie di fattori molto legati al coinvolgimento dei proletari e delle masse popolari negli ingranaggi del sistema stesso. In particolare i meccanismi legati ai mutui, al credito drogato al consumo, ai fondi pensioni, ecc., hanno dato la possibilità al capitale finanziario di succhiare dieci volte lo stesso sangue all'operaio, reso oltre che operaio industriale anche consumatore, acquirente di case, sottoscrittore di Fondi pensioni, ecc.
Questo scarica in forme non solo indirette ma anche dirette e moltiplicate la crisi finanziaria sui proletari e le masse.

L' accentuata globalizzazione si è trasformata da arena dell'esercizio allargato della finanziarizzazione dell'economia in generatore e generalizzatore globale della crisi stessa, una volta scoppiata nel suo centro finanziario mondiale.
In questo senso si può dire che si tratta di una crisi senza precedenti, di ampiezza mondiale senza precedenti, e quindi anche superiore a quella del '29 su scala mondiale.
Abbiamo già detto che la crisi sottintende il funzionamento reale del sistema capitalista e la legge che lo determina. Ma tutto questo in questa crisi si cerca di nascondere. Perchè vi è tutto l'interesse ad uscire dalla crisi salvando il sistema capitalista.
Ma ci sono aspetti della crisi reale che hanno un ruolo fondamentale.
La crisi di sovrapproduzione dovuta al fatto che il sistema mondiale produce merci, sebbene insufficienti a soddisfare i bisogni mondiali della popolazione due terzi della quale vive al di sotto del minimo necessario, eccessive per l'interesse del capitale dato che esso produce fino a che può ricavare profitto. E quindi ci si trova costantemente e fisiologicamente e patologicamente ciclicamente ad una insufficiente produzione rispetto ai bisogni e ad un eccesso di produzione rispetto alle capacità di acquisto.
A fronte di questo stato delle cose si mettono in moto due processi, anch'essi apparentemente contraddittori, uno, si produce sempre di più a minor profitto, si ricercano profitti in campi e settori dove possono moltiplicarsi più facilmente, cercando così di sganciarsi dalla caduta tendenziale del profitto stesso
Il sistema imperialista produce quindi oltre che sovrapproduzione di merci, una eccedenza di capitali che attraverso la finanziarizzazione e la globalizzazione dell'economia si moltiplicano, diventando il centro del sistema economico mondiale e mina vangante dello stesso.

In questo senso la crisi attuale, come tutte le crisi cicliche del capitalismo, non ha che due vie d'uscita: una, realizzare quella distruzione di capitali e di merci atta a riattivare la produzione e il profitto, e affrontare un altro ciclo di quello che possiamo chiamare 'circuito virtuoso' del capitale che ne permette la sopravvivenza e sviluppo; l'altra mettere fine alla crisi stessa rimuovendone le cause di fondo che l'hanno provocata.

Partire da un punto di vista di classe.
Nell'affrontare la questione occorre necessariamente partire da un punto di vista di classe, cioè che cosa è nell'interesse del proletariato e delle masse popolari.
Primo. Non abbiamo interesse che la crisi si “risolva” dal punto di vista del capitale; quindi dobbiamo smascherare le interpretazioni e le soluzioni della crisi che vanno nell'interesse del capitale e che si traducono nello scaricamento di essa sulle spalle dei proletari e delle masse popolari.
Il capitalismo mobilita i suoi governi e i suoi Stati per fronteggiare l'emergenza principalmente finanziaria, e rilanciare la produzione creando nuove occasioni di profitto, riducendo i costi, in primis il costo del lavoro. Se la soluzione del capitale va avanti la crisi si risolve; certo creando le condizioni epocali per una crisi ciclica ancora più dura in futuro, ma intanto si “risolve”. Il capitale è oggi più forte che nel '29 per risolvere la sua crisi. Le sue strutture concentrate e cooperanti sono molto esercitate, lubrificate e la costruzione dell'unità di intenti tra di loro più facile che nel passato.
Contrastare le soluzioni del capitale è un aspetto decisivo per l'approfondimento della crisi stessa. La discarica di essa sui proletari ne provoca le reazioni, alimenta la lotta di classe, e ci sono le condizioni più favorevoli per contrastare le soluzioni capitaliste della crisi.
Ma il contrasto verso i piani del capitale deve essere reale e deve distinguersi da essi nettamente nell'analisi e nella terapia. Far passare e alimentare l'idea nel proletariato che la crisi sia fondamentalmente originata dalla speculazione finanziaria, lungi dall'essere una “lotta contro la crisi”, è una compagna di strada del capitale.
Non distinguersi nell'analisi della crisi, provoca un'alleanza capitale-lavoro per uscire da essa, alleanza che serve solo gli interessi del capitale.
Il capitale attualmente ha bisogno assoluto del ruolo dello Stato, dopo la sbornia neoliberista, delle risorse di esso per ridurre i danni della devastazione finanziaria, socializzare le perdite e riattivare i meccanismi del profitto. Perorare, quindi, un nuovo intervento dello Stato nell'economia, fino a nazionalizzare banche o industrie in crisi coincide con l'interesse oggettivo del capitale di uscire dalla crisi e contribuisce alla realizzazione di quell'interesse generale del capitale che ha bisogno in fase di crisi di imporsi, anche con l'aiuto della lotta operaia, all'interesse privato dei singoli capitalisti o a quello di frazioni di esso che sono l'incrocio dei profittatori falliti della pre crisi e dei pesi ingombranti della sua ripresa.
In questo senso, è proprio l'alleanza tra interessi del capitale e “salvatori” dalla crisi il nemico principale che i proletari devono combattere.

Due varianti di questa situazione sono: i sostenitori che l'uscita dalla crisi debba avvenire con la ripresa dei consumi, secondo la teoria che il capitale nella sua sete di profitto abbia ridotto i salari in modo tale che non possono acquistare i prodotti, per cui rilanciando i salari si rilancia il consumo e quindi la produzione, si emancipa il capitale industriale dalla sua finanziarizzazione, e... il capitale prospera nuovamente. A parte che si tratta di una sorta di “favola consolatoria”,viene trascurato il carattere della produzione capitalista come produzione di merci e dello stesso lavoratore come merce, che fa sì che non il consumo ma la produzione sia la fonte del profitto e che non l'assorbimento del consumo sia il fine del salario, ma quello della riproduzione della forza-lavoro. Di conseguenza non ci può essere produzione là dove non c'è profitto e né espansione del salario tale da assorbire la produzione.
Il risultato effettivo di questa impostazione è di propugnare al massimo una lotta sindacale estrema, motore dello sviluppo del capitale, esattamente l'opposto dell'interesse del proletariato come classe del superamento del capitale.
La seconda posizione è una forma di neo Keynesianismo estremo, la quale sostiene che vi deve essere intervento dello Stato, ma questo intervento deve servire a indirizzare e anche a cambiare il capitale; e quindi l'aiuto al capitale non è per far riprendere il capitale così com'è ma per indirizzarlo verso produzioni ad alta occupazione, verso la bonifica ambientale, verso una statalizzazione più strutturata.
A parte la facile considerazione che si tratta di un già visto, i cui esiti furono nazismo e II guerra mondiale, entrando nel merito.
'Alta occupazione'? Lo sviluppo dell'automazione e informatizzazione della produzione hanno reso i settori legati ad essa gli unici a più alto profitto e con minore caduta del saggio di profitto. Ciò rende impossibile che, salvo autodistruzione e ritorno all' 'età della pietra', i settori ad alta occupazione possano diventare i settori di ripresa del capitale.
'Bonifica ambientale'? Anche qui la funzione dell'intervento dello Stato sarebbe quella di creare nuove fonti di profitto che diventino appetibili per il capitale, a fronte della saturazione di alcune delle fonti attualmente in uso. Questo non è altro che un processo di travaso degli attuali mezzi di produzione, compresa la forza-lavoro, non un fattore di sua espansione e sviluppo; e, fermo restando la questione profitto come ragione della produzione, questo accentuerebbe ancora di più il divario, pur esistente e concausa della crisi, tra produzione e consumo (vedi questione auto ecologica e piano Obama).
'Statalizzazione più strutturata'? Essa è possibile in campi della produzione in cui la concentrazione del rapporto Stato/industria è organica – vedi l'industria bellica e la militarizzazione dell'economia o la neo nuclearizzazione.
Quindi, chi perora queste “soluzioni” come uscita dalla crisi, non solo è sostenitore che il capitale riprenda, ma nel contesto attuale propugna soluzioni peggiori del male.

Per queste ragioni obiettive il contrasto nella crisi, dal punto di vista del proletariato come classe sociale deve organizzarsi e agire non solo contro il capitale e i suoi governi, ma fuori dall'intero arco delle attuali opposizioni, in tutti i paesi imperialisti, e sul piano internazionale, nel quadro della contraddizione imperialismo/popoli oppressi, fuori da buona parte dell'opposizione che si definisce antimperialista, movimento antiglobalizzazione, fondamentalismo islamico, movimenti di liberazione nazionalistici, ecc.

Questa crisi ha un solo merito reale l'affermazione dell'analisi marxista del capitale e delle sue crisi, che montagne di sacerdoti, filosofi, scienziati e politici del capitale avevano voluto cancellare, sia nella trionfante affermazione del neoliberismo, sia con il riformismo socialdemocratico e revisionista. La “vecchia talpa” ha scavato nelle fondamenta delle teorie degli apologeti di questo sistema.
Tutto questo viene alla luce e le armi feconde della critica marxista è a fondamento della “critica delle armi”, cioè della rivoluzione necessaria, come uscita non del capitale dalla crisi, ma dell'umanità dalla crisi del capitale.

La crisi sembra voler dare nuovo spazio ai riformisti.
I riformisti anche estremi avevano sostenuto finora che il capitalismo sempre era riformabile e che l'idea di una sua crisi irreversibile facesse parte ormai di teorie obsolete, fenomeno ormai morto e sepolto. Ora, a fronte della crisi, cambiano ruolo e riciclano la “riformabilità del capitalismo della pre crisi” con la sua “salvabilità, ora post crisi”.
Si tratta di un cambiamento di posizione, per mantenere lo stesso ruolo.

L'effettiva realtà di questa crisi devastante, che permette la ripresa del marxismo e delle sue categorie di analisi, costituisce indubbiamente una novità positiva nel movimento operaio e nel movimento comunista.
Ma comporta anche l'insidia di un utilizzo del marxismo non corretto dentro la lotta proletaria nella crisi e soprattutto dentro la prospettiva del grande salto per il nuovo inizio che il movimento comunista può fare nelle condizioni create dalla crisi stessa. Il complesso delle argomentazioni di questa posizione parte dall'assunto della descrizione della crisi come categoria generale e permanente del capitalismo di cui questa crisi non sarebbe che l'ultima e più generale rappresentazione e che obiettivamente fa corrispondere a questa descrizione una visione di essa come catastrofica e insuperabile. L'anti riformismo contenuto in questa posizione e la nuova fiducia che ispira verso le possibilità della rivoluzione, sono fatti indubbiamente salutari e positivi. Ma portano con sé un insidia, anch'essa non nuova nel movimento comunista, che è quella di non analizzare i caratteri specifici della crisi e della sua influenza specifica nella politica e nell'azione della borghesia. Rimandare solo al suo carattere generale significa sostenere che il capitalismo è in crisi da sempre, negare che nel capitalismo le crisi sono cicliche e non permanenti, fino alla visione conclusiva del suo carattere catastrofico e insuperabile.
Questo complesso di ragionamenti ha l'effetto principale di dare per morto ciò che ancora vivo e vegeto.
Questi ragionamenti trasformano l'affermazione di potenza del comunismo che obiettivamente emerge dalla crisi, in impotenza dei comunisti nell'agire nella crisi come fattore di contrasto e approfondimento.

Il capitalismo ha messo in azione un ventaglio di soluzioni buone per tutti i gusti e capaci di mobilitare a suo sostegno tutte le forze. Per i comunisti è decisivo stare dentro il contrasto con ognuna di esse e con tutte insieme, per approfondire il contrasto capitale/lavoro, Stato/masse, riformismo/masse, per trasformare le potenzialità della crisi in possibilità di rivoluzione.

La crisi ha avuto il suo centro negli Stati Uniti e ha reso evidente come l'imperialismo USA, sia pur egemone, è un imperialismo in crisi. Questo manda in frantumi l'idea che il futuro sia caratterizzato da un ordine mondiale unipolare a dominio USA. La fase dell'era Bush e del post '89 è una parentesi della storia non la fine della storia. L'assetto del mondo già prima del '89 sul piano economico e geostrategico era multipolare, il bipolarismo era dominante solo sul piano militare, questione certo abbastanza determinante ma non decisiva. Le contraddizioni interimperialiste Usa, paesi europei, Giappone, Russia, le nuove potenze emergenti Cina, India, nella crisi dell'imperialismo USA, sono destinate ad accentuarsi, anche se siamo ben lungi da una loro precipitazione in una nuova guerra. Per questa mancano ancora diversi fattori, primo tra tutti il ridefinirsi delle alleanze sul piano dell'unione tra economico e militare, vero cemento di ogni alleanza imperialista.
Non corrisponde neanche a realtà che la crisi dia vita ad una nuova guerra fredda, cioè alla ripresa di una contesa Usa/Russia o che sia all'orizzonte un nuovo bipolarismo in cui questa volta i contendenti sarebbero Usa e Cina.
La crisi chiama l'imperialismo USA ad uno sforzo particolare, la presidenza Obama è sul piano politico un tentativo in questa direzione. La crisi è globale ma non colpisce in egual misura tutti i paesi. Quello che è certo è che essa incoraggia nel mare aperto da essa creata, tutti i contendenti imperialisti a cercare nell'uscita dalla crisi, l'opportunità per ricollocarsi con più forza nella contesa mondiale.
Ma ricollocarsi non è così facile, gli effetti perversi della finanziarizzazione hanno creato forme di cointeressi che stridono con la sfera di influenza di ciascuno dei contendenti. Questo rende molto intrecciata la situazione ed è la definizione leninista dell'imperialismo che ci aiuta a decifrarla.
Guardando ad una fotografia della situazione attuale l'accordo Usa/India e l'intervento americano in Iraq, Afghanistan e il dominio attuale del Medio Oriente spinge verso un'alleanza Russia/Cina. Il Giappone è conteso tra un'alleanza strategica con gli Stati Uniti e l'esigenza di mantenere e sviluppare un suo ruolo di potenza asiatica divenuta ora sempre più difficile con l'ascesa del gigante cinese. La Russia permane nella sua contesa con gli Stati Uniti e ha ridato alla dittatura borghese di Putin tutta la necessità di riscoprire e rivalutare in termini nazional imperialisti sia l'antica eredità zarista come la più recente da Stalin a Brezniev.

La crisi pone grandi problemi ai paesi imperialisti europei che, da un lato, sono legati al ruolo che gli Usa svolgono nella finanza mondiale, dall'altro hanno l'esigenza a diversi livelli e secondo diversi ambiti di approfittare delle difficoltà dell'imperialismo Usa in tutto lo scacchiere mondiale.

Alcuni paesi imperialisti europei, tra cui l'Italia, hanno interesse ad aumentare i loro legami con la Russia, così come altri a stabilire un rapporto di complementarietà con la Cina e la sfera asiatica, di mantenere la loro presenza imperiale in alcuni gangli vitali noti e meno noti dei paesi del Terzo Mondo e delle loro immense ricchezze giacenti. In Medio Oriente, in Africa gli imperialisti europei non sembrano però in grado di mantenere le posizioni a fronte del dominio americano e della crescente presenza cinese.

Comunque grande è il disordine sotto il cielo che la crisi ha portato alla luce. La materia incandescente delle contraddizioni interimperialiste cova inesorabilmente i germi di un nuovo conflitto mondiale. I tempi di esso appaiono ancora lunghi ma non vuol dire che non agiscano fin da ora.

E' erronea la posizione che guarda agli Usa come dominatori del mondo, unica superpotenza e che per questo perorano un fronte unito mondiale contro l'imperialismo USA. Questa posizione lega obiettivamente le lotte proletarie e dei popoli agli imperialismi concorrenti e trasforma le lotte proletarie e i movimenti di liberazione in succubi e compartecipi della contesa interimperialista. Perfino nei luoghi in cui l'imperialismo Usa interviene direttamente – Iraq, Afghanistan, Medio Oriente con il gendarme israeliano, America Latina – la lotta contro l'imperialismo Usa non deve lasciare alcun spazio alla subordinazione agli altri imperialismi.

I processi che innesca la crisi sono sostanzialmente uguali in tutto il mondo: contenere i danni dei crack bancari, intervenire a sostegno delle industrie in crisi, favorire una ristrutturazione di collocazione di esse sul mercato mondiale. Questo esige l'abbassamento del costo del lavoro, l'ulteriore taglio delle spese sociali, mantenere bassi i prezzi dell'energia e delle materie prime, in una gara in cui chi riesce prima guadagna terreno sugli altri.
Questo domanda uno Stato ancora più schiacciato sugli interessi immediati del grande capitale, uno Stato forte e militarizzato per imporre a tutti queste soluzioni e contenere l'inevitabile protesta sociale, ribellione dei proletari e dei popoli in cui la crisi è scaricata. Le soluzioni sono identiche indipendentemente dalla forma dei governi e la reazionarizzazione generale è l'unica tendenza che si afferma.
In ciascun paese essa assume i colori legata alla storia di questo paese e alle sua trasformazioni, ma è importante vederne i tratti comuni e considerare che da un lato si accentua la lotta di classe e dall'altro si attenua la dialettica governo/opposizione nelle sfere istituzionali, parlamentari di ogni paese .

Dal punto di vista del proletariato e dei popoli avanza la necessità di contrastare la discarica della crisi sulla propria pelle e di dover fare questa lotta con mezzi rivoluzionari e con fini rivoluzionari.
Quindi ci sono condizioni favorevoli non solo allo sviluppo della lotta di classe ma al formarsi della coscienza rivoluzionaria e comunista.
Ma serve l'analisi concreta della situazione concreta, dato che esiste uno sviluppo disuguale che comporta uno sviluppo disuguale della lotta di classe e dei processi rivoluzionari. Lo sviluppo disuguale influenza la strategia e inquadra la tattica.
Lo sviluppo disuguale è fondamentale anche nella definizione programmatica della lotta per il socialismo. Essa deve tener conto della condizione concreta di ciascun paese nella catena imperialista e delle sue differenze. Una visione schematico-dottrinaria del socialismo contiene in sé elementi ora di immediatismo ora di attesismo, ora estremisti, ora opportunisti, che non consentono ai comunisti di cogliere l'effettiva opportunità della situazione mondiale e dei riflessi in ogni paese e di porsi alla testa di una lotta rivoluzionaria del proletariato quanto mai matura e sempre più obbligata.

La lotta rivoluzionaria non è la soluzione della crisi dell'imperialismo, serve ad acuire la crisi e sviluppare le condizioni migliori per il superamento del capitalismo che la genera.

Agosto 2009

domenica 14 agosto 2011

pc 14 agosto - dov'è IVAN , il leader della lotta dei braccianti di Nardò ?


IVAN, LEADER ATTIVO DELLO SCIOPERO DEI BRACCIANTI DI NARDÒ È SPARITO DALLA
NOTTE TRA L'11 E IL 12 AGOSTO DALLA MASSERIA DI BONCURI.

L'ipotesi più probabile è che si sia trattato di allontanamento volontario.
Ma "volontario" per modo di dire, dato che è il frutto di minacce di morte già denunciate dallo stesso Ivan nel corso dello sciopero ad opera di caporali, tra cui un tunisino; a queste si sono aggiunti tentativi di aggressione antisciopero di alcuni altri immigrati, fomentati da padroni e
caporali.
Le azioni per dividere gli immigrati a fronte del grande sciopero non sono mai cessate, con Istituzioni e forze dell'Ordine in posizione di silenzio/assenso.
La segretaria della Cgil di Lecce, Antonella Cazzato, non esclude che Ivan si sia allontanato dal campo per salvaguardare la propria incolumità. Ma la cosa è ancora più grave: nei giorni precedenti, caporali armati di coltelli hanno minacciato gli scioperanti e dietro di loro le aziende che finora hanno boicottato quello straccio di accordo fatto in Regione circa le 'Liste di prenotazione' e continuato ad usare i caporali.
Il Commissario di polizia di Galatina dice che Ivan avrebbe deciso di andarsene perchè ormai a Boncuri non lavorava più. E perchè questo avviene e nessuno fa nulla?
Perchè gli Ispettori del Lavoro continuano ad essere assenti? Perchè non si bloccano immediatamente le aziende che utilizzano questi braccianti? Perchè non si escludono immediatamente da ogni finanziamento pubblico? Perchè le associazioni di categoria continuano a parlare di un"tessuto produttivo sano in cui le aziende non ricorrono al caporale ma al caposquadra, figura che si occupa di organizzare il lavoro nei campi"? Perchè le denunce degli immigrati, fatte a polizia, carabinieri e confluite nell'indagine gestita dal Procuratore Cataldo Motta, affidata al sostituto Enza Valeria Mignone, non producono da subito provvedimenti di blocco della situazione?

Come abbiamo già affermato ieri, lo Slai cobas per il sindacato di classe sarà da Taranto alla Masseria Boncuri nella prossima settimana e intendiamo con forza ribadire:

-Ispezioni, fino al blocco delle aziende
-Assunzione solo dalle Liste di prenotazione
-Fondi subito alla Cassa di resistenza
-Una tantum dei padroni al bracciante a copertura del salario nero dato finora
-Manifestazione regionale subito! Per sostenere gli immigrati che hanno lottato e che vogliono continuare a lottare.

SLAI COBAS per il sindacato di classe - Puglia
Sede di Taranto - cobasta@libero.it - 3475301704 - T/F 0994792086

14.8.11
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pc 14 agosto - London calling! No future! per borghesia e imperialismo inglese !



pc 14 agosto - solo la rivolta proletaria e popolare può fermarli


sabato 13 agosto 2011

pc 13 agosto - un commento sulla crisi scritto a luglio da MC

CRISI
Questa seconda fase della crisi sta mettendo ulteriormente in luce le cause strutturali frutto del sistema capitalista di produzione, analizzabili solo con il metodo marxista.
Sul piano economico, gli interventi che vengono adottati dagli Stati, dagli Usa all'Italia, incastrano la situazione in un circuito senza via d'uscita o sono totalmente insufficienti rispetto alle esigenze del capitale.

Sul piano politico, la destra liberale vince e le scelte sono platealmente di classe, a difesa dei redditi della borghesia e di nuovi pesanti sacrifici solo per le masse – anche questo dagli Usa all'Italia.

“L'accordo-quadro degli Usa prevede un rialzo (di 2.800 o 3000 miliardi di dollari) in due tappe del tetto massimo dell'indebitamento americano” – quindi solo un rinvio del crack e un drogare la capacità di tenuta finanziaria/solvenza del governo - “e un taglio parallelo di circa 3000 miliardi di dollari della spesa pubblica” - quindi taglio alle spese sociali (pensioni, sanità) che andrà ad intaccare le condizioni di vita della popolazione, verso cui già erano venute meno le promesse di più risorse per scuola, trasporti pubblici della nuova presidenza Usa.
Invece “niente nuove tasse”, come voluto dai repubblicani.
Ma queste misure, se da un lato fanno fuori le illusioni anche nel campo della “sinistra” a livello Usa, mondiale ed europeo, compresa l'Italia, sulla “svolta” della presidenza Obama e mostrano, come è subito accaduto per la guerra, che Obama non può e non vuole discostarsi dalla politica di sempre dell'imperialismo Usa e per mantenere il suo governo deve fare forti concessioni alla destra della borghesia, continuando a fingersi democratico; dall'altro rappresentano un palliativo, lasciando intatti problemi di fondo della crisi “E' sconfortante – osserva l'ex consigliere economico di Obama, Larry Summers – che tutta l'energia della classe politica sia dedicata al deficit pubblico, mentre il problema immediato è che la nostra economia è paralizzata per la mancanza di domanda”; “... aumenta il rischio che l'America trascini l'Europa in una ricaduta nella recessione”.
La mancanza di domanda, anche per i nuovi sacrifici previsti da questi tagli dell'accordo, non solo continuerà ma aumenterà. E così il serpente si mangia la coda e il capitale non fa che invischiarsi sempre più nella sua crisi.

La situazione in Italia è ancora più disastrosa, in cui si accumulano e si intrecciano le conseguenze della politica economica mondiale con la crisi economica, vecchia e nuova, italiana.
La realtà è sempre più dura delle parole. Per quanto il governo cerchi di mascherare, la situazione è senza via d'uscita.
Ed è sempre più senza via d'uscita nella situazione attuale per i lavoratori e le masse popolari.
E' chiaro che anche la borghesia vuole uscire da questa situazione e vede che “il paese - come dice – cresce poco e nulla”, e, in questo senso, le sue richieste/pressioni sempre più incalzanti verso il governo sono di misure radicali di liberalizzazione, di semplificazione di quelle norme che ostacolano i suoi piani, di sostegno da parte dello Stato, in termini di infrastrutture, sgravi, fondi, risorse per sostenere il circuito: reddito-domanda-produzione, di riduzione del debito pubblico (attraverso tagli e sacrifici sociali) per attrarre investimenti di capitali.
Rispetto a questo, alla borghesia industriale non possono assolutamente bastare i provvedimenti decisi nella manovra economica di luglio e gli impegni del governo, sia perchè il governo è da tempo screditato – e l'ultimo scivolone pure del Min. Tremonti, uno dei più affidabili agli occhi della borghesia, ha dato un ulteriore colpo alla sua credibilità – sia perchè per i piani veri di “lacrime e sangue” del capitale ci vuole il concorso di tutti, parti sociali, sindacati (tutti) e partiti d'opposizione.
Per questo, ad agosto, dicono che non “andranno in ferie”. La cosa ci dispiace molto, ma si scavano il terreno sotto i piedi con le loro stesse mani.

pc 13 agosto - manovra governativa e lotta - l'appello dello slai cobas per il sindacato di classe

Il governo Berlusconi ha varato ieri un decreto che scarica la crisi finanziaria, speculativa dei padroni sui lavoratori e le masse popolari. Tagli salariali che arrivano a mettere in discussione le 13° per i lavoratori del Pubblico Impiego, attacco alle pensioni delle donne, blocco del TFR per due anni per gli statali, abolizione delle festività, comprese quelle intoccabili del 1° Maggio e del 25 aprile, più una massiccia serie di tasse e tagli che direttamente o indirettamente colpiscono i proletari e le masse popolari; sono quindi poi inserite l'attacco all'art. 18, con meno vincoli sui licenziamenti, alla contrattazione dando valore retroattivo erga omnes dei contratti in deroga, quindi con riconoscimento e traduzione in legge degli accordi Fiat di Pomigliano e Mirafiori che cancellano diritti, attaccano la malattia e la libertà di sciopero. In un quadro di generale cancellazione dello Statuto dei lavoratori e di massima libertà ai padroni e massima precarietà dei lavoratori.
Questo è il cuore e la sostanza della manovra governativa, il resto si tratta di pura propaganda volta a salvaguardare privilegi dei sistema politico, anche se pure queste misure vanno viste una per una.
A fronte di questo attacco, i partiti di opposizione parlamentare si uniscono più o meno al governo, le organizzazioni sindacali con l'intesa del 28 giugno avevano scelto già di fiancheggiare il governo nella crisi. Per questo i proletari, i lavoratori, le lavoratrici, le masse popolari non hanno altra scelta che difendere con la lotta redditi, lavoro, diritti e condizioni di vita e di lavoro.

Lo Slai cobas si mobilita sin dalla prossima settimana nelle fabbriche, tra i lavoratori del Pubblico Impiego, tra i settori dei disoccupati e dei precari, nelle piazze, per una campagna di denuncia, informazione e di prime iniziative di lotta.
E INDICE PER IL 13 SETTEMBRE UNA GIORNATA DI LOTTA NAZIONALE.

Siamo pronti fin da ora a raggiungere l'unità d'azione con la Fiom, con le organizzazioni sindacali di base, con tutti gli organismi e associazioni di lotta sui posti di lavoro, sul territorio, nel paese.
Ma poniamo con forza la necessità della massima autonomia e contrapposizione ai partiti parlamentari, alle burocrazie e direzioni sindacali, compresa quella della Cgil della Camusso, e la necessità dell'utilizzo di forme di lotta che puntino al blocco effettivo di posti di lavoro, strade, città, con assedio di luoghi istituzionali compartecipi di questo pesante attacco; con gli obiettivi di difendere in particolare l'art. 18, i contratti nazionali, pensioni e Tfr, salari e 13°.

13.8.11

SLAI COBAS per il sindacato di classe
coordinamento nazionale

cobasta@libero.it - 3475301704

pc 12 luglio - la lotta dei braccianti di nardò va sostenuta con i fatti

NARDO' LA LOTTA CONTINUA

Il grande sciopero di questi giorni è stata una importante dimostrazione di forza, di dignità, di ribellione e di coscienza; qualunque sia l'esito della vertenza, ha segnato una pagina in Puglia e ha offerto un'indicazione per tutti i 200mila braccianti stranieri presenti sul nostro territorio.
La lotta finora ha dato qualcosa ma molto poco rispetto alle richieste. Le aziende agricole non ci stanno, boicottano le Liste di prenotazione e pensano comunque nella maggior parte di continuare ad usare il caporalato. Le amministrazioni, anche se sollecitate dalla Regione con l'annuncio di finanziamenti, non sembrano gran che disposte a tradurre in fatti le indicazioni.
Per questo la lotta deve continuare e certo non può pesare solo sui braccianti di Nardò.

Tutti ora sollevano la questione dei controlli, ma nessuno ha risposto alla domanda portata dallo Slai cobas per il sindacato di classe alla manifestazione di Lecce di lunedì 8 agosto: dove erano e dove sono gli ispettori del lavoro? Le aziende che operano questo sfruttamento, questo schiavismo si sa chi sono. Perchè neanche ora si addotta alcun provvedimento nei loro confronti? Perchè la stessa Regione non blocca subito i contributi a queste aziende per mancato rispetto di contratto, versamento contributi, per aperta violazione di leggi?
Per imporre le 'Liste di prenotazione' serve una mobilitazione generale del bracciantato agricolo in tutta la zona e in tutta la Regione; è questo il senso della proposta di manifestazione regionale subito rivolta alla Cgil e a tutte le organizzazioni sindacali e associazioni.

La Cassa di resistenza avviata dalle Associazioni di volontariato va sostenuta e dovrebbe essere aperta con somme consistenti proprio da chi dice di essere al fianco di questi lavoratori: Regione, Cgil, ecc.; ma occorre nello stesso tempo strappare subito dei risultati sul fronte salariale. Richiediamo una tantum ai padroni attuali che utilizzano i braccianti e che hanno sottopagato questi lavoratori immigrati e continuano a farlo.

A sostegno della lotta, di coloro che la stanno organizzando e sostenendo, lo Slai cobas per il sindacato di classe Puglia, con base Taranto, porterà queste proposte al campo di Nardò e in tutto il territorio nelle giornate successive al ferragosto.

13.8.11

SLAI COBAS per il sindacato di classe – Puglia

sede di Taranto v. Rintone, 22
cobasta@libero.it – 3475301704 – T/F 0994792086

venerdì 12 agosto 2011

pc 12 agosto - arresti di immigrati ribelli a Crotone -si approfondisce la montatura al Cara Bari- lo stato della lotta dei braccianti di Nardò


1
Avevamo completato ieri sera questa nota per il blog quando ci è pervenuta la notizia dell'arresto dei nigeriani a Crotone, per la rivolta del giorno dopo al CARA di Crotone

(ANSA) - CROTONE, 11 AGO - Dodici extracomunitari di nazionalita' nigeriana sono stati fermati dagli agenti della squadra mobile di Crotone perche' ritenuti responsabili della rivolta e degli scontri avvenuti il primo agosto nel centro di accoglienza di Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto.

I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura della Repubblica di Crotone. I dodici stranieri sono accusati di devastazione, saccheggio, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Negli incidenti rimasero ferite 25 persone, tutte appartenenti alle forze dell'ordine. (ANSA).


Anche qui bisogna subito mobilitarsi per la libertà deggli immigrati arrestati e si delinea e conferma il piano di repressione affrontato nelle note dei giorni precedenti e della nota che segue
2


Mentre al C.a.r.a di Bari nulla cambia di sostanziale nell'esame delle richieste, nelle condizioni del campo di detenzione illegale e mascherata, sono tutti uniti all'ombra dell'inchiesta Digos-Magistratura su una linea di silenzio assenso che faccia sparire anche dalla stampa e faccia dimenticare la rivolta di massa degli immigrati e le sue ragioni.
Magistratura e Digos sono scatenati nell'approfondire la montatura e nell'utilizzare ogni mezzo, quindi anche le contraddizioni esistenti tra gli immigrati in lotta, per rafforzare un quadro che vede l'esistenza di capi, piano, costrizioni, organizzazioni trasnazionali, ecc. ecc.
In particolare si vuole criminalizzare gli arrestati per decapitare la lotta, intimidire la massa degli immigrati; per cui, insieme ai presunti depositi di pietre, vengono tirate fuori lettere di presunti immigrati “pacifici” che avrebbero sconvocato la manifestazione annunciata del 1° agosto – corteo e successivo sciopero della fame – perchè costretti dai rivoltosi e timorosi di essi.
La montatura è evidente, utilizza le tecniche delle persecuzioni poliziesche storiche, delle persecuzuioni della controrivoluzione usate da sempre contro proletari, rivoluzionari,comunisti; perfino il linguaggio della Magistratura sembra quello degli anni '70.
Gli immigrati arrestati hanno subito reagito alla linea percorsa dalla repressione di Stato, hanno attuato una protesta nel carcere di Bari rifiutandosi di rientrare dopo l'ora d'aria e lo hanno fatto compattamente, come dall'inizio della lotta avviene.
Quella che purtroppo sembra essersi attenuata è la denuncia e la protesta degli antirazzisti sul territorio. Invece essa è più necessaria che mai perchè, come sosteniamo dal primo momento, la rivolta è stata giusta e sacrosanta ed è una indicazione generale, una strada giusta da percorrere e sostenere con l'obiettivo di un permesso immediato per tutti in attesa della conclusione dell'esame delle domande, con risultati simili a quelli della rivolta di Manduria del 2 aprile.
Ma è la repressione l'aspetto qualitativamente importante, la strada della linea dura ed esemplare, con toni che somigliano a quelli del governo inglese nei confronti dei ribelli di Londra.
Questa linea deve essere contrastata a livello locale e nazionale, con una campagna nazionale, un ufficio legale nazionale, una manifestazione nazionale per la libertà, la scarcerazione per gli immigranti del Cara e nessuna conseguenza sui loro diritti.

Proletari comunisti - 11.8.11

Nardò la lotta continua


La maggior parte dei braccianti di Nardò è tornata al lavoro, ma gli immigrati restano in parte rilevante autorganizzata e in lotta. Il grande sciopero di questi giorni è stata una importante dimostrazione di forza, di dignità, di ribellione e di coscienza; qualunque sia l'esito della vertenza, ha segnato una pagina in Puglia e ha offerto un'indicazione per tutti i 200mila braccianti stranieri del sud e non solo.
La lotta finora ha dato qualcosa ma molto poco rispetto alle richieste. Ivan, i braccianti in lotta ne sono ben consapevoli e lo dicono chiaro. Le aziende agricole non ci stanno, boicottano le Liste di prenotazione e pensano comunque nella maggior parte di continuare ad usare il caporalato. Le amministrazioni, anche se sollecitate dalla Regione con l'annuncio di finanziamenti, non sembrano gran che disposte a tradurre in fatti le indicazioni, anche perchè spesso sono anch'esse legate al sistema di sfruttamento schiavista nelle campagne. Le associazioni padronali arrivano a dichiarare che “loro non c'entrano”, e nello stesso tempo molti padroni e padroncini dei campi di raccolta non sono neanche iscritti alle associazioni.
Per questo la lotta deve continuare e certo non può pesare solo sui 300 braccianti di Nardò. Il fatto che diversi di loro finita la stagione dei pomodori si spostino poi nelle altre zone del bracciantato in tutto il sud può essere uno strumento di comunicazione. Ma chiaramente questa comunicazione e spinta all'autorganizzazione verrebbero rafforzate se alcuni risultati concreti venissero raggiunti in questa lotta.
La Cgil e le organizzazioni del volontariato che l'hanno sostenuta, e le realtà del volontariato con maggiore cognizione di causa, non sono sufficienti a vincere per ragioni di linea e di prassi.
Ora si solleva la questione dei controlli necessari, ma finora si è taciuto. E invece il ruolo dell'Ispettorato del Lavoro come punto d'appoggio e deterrente era ed è necessario, ma nessuno ha risposto alla domanda portata dallo Slai cobas per il sindacato di classe alla manifestazione di Lecce di lunedì 8 agosto: dove erano e dove sono gli ispettori del lavoro?
Le aziende che operano questo sfruttamento, questo schiavismo si sa chi sono. Perchè neanche ora si addotta alcun provvedimento nei loro confronti? Perchè la stessa Regione non blocca subito i contributi a queste aziende per mancato rispetto di contratto, versamento contributi, per aperta violazione di leggi? L'invito ad iscriversi alle Liste di prenotazione ha senso contemporaneamente si fa terra bruciata sul caporalato con controlli, persecuzione dei caporali e delle aziende che vi ricorrono. Ma soprattutto per imporre le Liste serve una mobilitazione generale del bracciantato agricolo in tutta la zona e in tutta la Regione; è questo il senso della proposta di manifestazione regionale subito rivolta a tutte le organizzazioni sindacali, Cgil in primis.
Terza questione. Per poter continuare questo lotta non basta la Cassa di resistenza che per altro dovrebbe essere aperta con somme consistenti proprio da chi dice di essere al fianco di questi lavoratori: Regione, Cgil, ecc., che i fondi per farlo ce l'hanno; ma occorre strappare subito dei risultati sul fronte salariale, come una tantum ai padroni attuali che utilizzano i braccianti e che hanno sottopagato questi lavoratori immigrati e continuano a farlo.
Le inchieste giudiziarie aperte frutto anche di denunce coraggiose da parte di questi braccianti sostenute dalle associazioni di volontariato ed elogiate dal Procuratore della Repubblica di Lecce sono naturalmente apprezzabili, anche se davvero anche qui la domanda è: come mai fatti così di dominio pubblico non hanno visto finora alcun intervento giudiziario? Si tratta poi di inchieste che hanno tempi lunghi e risultati incerti e che comunque non incidono sul cambiamento qui ed ora della situazione, anche con piccoli passi ma determinati strappabili con la lotta e che ne incoraggino la tenuta e l'estensione.
I rappresentanti dell'associazione Finisterrae, presenti e attivi alla Masseria Boncuri insieme alle Brigate di solidarietà attiva, dicono che “la soluzione rimane nel chiedere subito un provvedimento legislativo d'urgenza contro il caporalato, perchè secondo noi questa è la questione centrale”.
Noi siamo certamente per questo provvedimento d'urgenza, ma francamente non pensiamo che sia la questione centrale; questo governo e lo stadio attuale locale di questa lotta non permette di ottenere cose simili, e toglie dalle mani dei lavoratori autorganizzati la gestione della vertenza e degli obiettivi conseguibili.
Ora il punto è sostenere con tutti i mezzi la continuità di questa lotta contro i padroni che effettivamente stanno sfruttando i braccianti immigrati, verso cui è possibile indirizzare presidi collettivi itineranti, a cui fin da ora diamo nostra disponibilità di partecipazione.

Proletari comunisti
12 agosto 2011

giovedì 11 agosto 2011

pc 11 agosto - londra brucia speciale - 1 -


Londra brucia


Martedì 9 agosto 2011 07:35

AWTW News Service

L’incendio di Londra. La rivolta dei giovani, violenza senza senso? Criminalità pura? Mostri che si impadroniscono delle nostre strade? I politici britannici e i media, dai tories e i tabloid rabbiosi di Murdoch al Labour Party e alla liberale BBC, hanno serrato le fila per denunciare l'ondata di disordini che ha attraversato le città del paese. Ma ciò che sta avvenendo sulle strade della Gran Bretagna è una rivolta contro un apparato statale oppressivo che impone una società ingiusta, un apparato che ha perso gran parte della sua legittimità agli occhi di milioni di persone. Si tratta di una rivolta contro il razzismo sostenuto dallo stato e la mentalità coloniale della classe dirigente britannica verso le persone di colore. Si tratta di un rifiuto da parte di centinaia di migliaia di giovani di accettare un mondo dove sono poveri, senza lavoro e senza futuro.

In un'intervista con la BBC martedì mattina, il ministro dell'Interno Theresa May ha impostato il discorso ufficiale escludendo qualsiasi discussione sul fatto che la ribellione urbana potrebbe essere dovuta a qualcosa di diverso dal solo “furto e saccheggio”. Ma quale è stata la scintilla che ha scatenato questa tempesta di rabbia? È stata l'uccisione di Mark Duggan 29 anni, padre di quattro figli, da parte della polizia metropolitana nel quartiere a nord di Londra di Tottenham. Duggan era residente del caseggiato Broadwater, un grande complesso di edilizia popolare che è stato luogo di una ribellione potente 26 anni fa, quando un raid della polizia uccise Cynthia Jarrett, madre di un attivista della comunità locale. Mark Duggan era molto noto nella comunità locale, che è stata sconvolta e arrabbiata a mano a mano che i dettagli dell'uccisione sono emersi. È stato ucciso dalla polizia dopo che una unità armata ha fermato il mini-taxi dove stava viaggiando.

In base all’Evening Standard, il principale giornale della sera di Londra (“Padre muore e un poliziotto viene ferito in un “terrificante”, scontro a fuoco”, 05 / 08/2011), un testimone oculare di 20 anni, ha visto Mark Duggan ucciso mentre era disteso per terra. Il testimone si dice abbia riferito: “Circa tre o quattro poliziotti lo avevano inchiodato a terra sotto tiro. Erano davvero grandi pistole e poi ho sentito quattro colpi lunghi. La polizia gli ha sparato [Duggan] mentre era a terra”.

La polizia inizialmente ha affermato che Mark Duggan aveva sparato un proiettile ad un poliziotto che si è conficcato nella sua Radio che “per fortuna” gli ha salvato la vita. Poi è stato riferito che il proiettile era invece stato sparato dall’arma di un poliziotto. Ora il poliziotto che ha ucciso Mark Duggan dice che non ha mai affermato che Duggan avesse sparato. L'intera storia che Duggan aveva sparato prima e la polizia ha agito per legittima difesa è ormai a brandelli.

Ma qui è la parte importante: la maggior parte delle persone era abbastanza sicura che ci fosse una copertura della polizia prima ancora che i fatti venissero fuori. Più e più volte le persone hanno visto finire in menzogne la sanguinosa repressione della polizia. Quando il giovane brasiliano Jean Charles de Menezes fu colpito 6 volte alla testa nel 2005 in seguito agli attentati sul sistema dei trasporti di Londra, la polizia disse che si comportava come un “terrorista”, solo per dimostrare in seguito che non stava facendo nulla di fuori dall’ordinario. Quando Ian Tomlinson, il giornalaio, è stato bastonato da un sergente della polizia durante la protesta contro il G8 dell’aprile 2008 ed è morto, la polizia prima ha negato che l'avevano colpito e accusavano invece i manifestanti. Il Innocent Project “Progetto Innocente” ha documentato come in un periodo di diversi anni quasi 200 persone sono morte mentre era in custodia della polizia “ma non un singolo poliziotto è mai andato in prigione per una qualsiasi di queste morti” come se ogni singola morte fosse in qualche modo naturale o provocata dal morto stesso.

E tutto questo fa parte di una grande rete di inganni e menzogne, dove i politici e i media propagandano le loro guerre come se fossero combattute per la “democrazia” e la “libertà”, quando non sono altro che guerre feroci per l'impero, e chiamano questo inferno capitalista da cane-mangia-cane, pieno di disuguaglianza e di oppressione il miglior sistema al mondo.

La cosiddetta “Independent Police Complaints Commission” Commissione indipendente contro le malversazioni della polizia dice che non c'è verità nelle accuse che Mark Duggan sia stato ucciso a sangue freddo dalla polizia. E i politici di ogni colore dicono di stare calmi, di aspettare il verdetto. Ma quale credibilità hanno? Il direttore dell'IPCC è Moira Stewart, un ex comandante di polizia che è stata criticata per non aver trasmesso informazioni vitali al suo superiore, Ian Blair, allora commissario di polizia, sul caso di de Menezes. L'IPCC si suppone debba indagare su tutte le uccisioni da parte della polizia. Mettere Moira Stewart come incaricata delle indagini per conto dell'IPCC rende l'organizzazione una farsa. Qui vediamo la teoria dei pesi e contrappesi della democrazia capitalista in azione! La polizia indagato sulla polizia e poi si dichiara completamente innocente. C'è da meravigliarsi se gli oppressi nelle zone come Tottenham non hanno fiducia in questo sistema?

In cima a tutto ciò, la credibilità della polizia è stata gravemente compromessa quando i due alti ufficiali del Met recentemente hanno dovuto dimettersi dopo è venuto fuori che avevano preso regali del valore di migliaia di sterline dai compari dell’impero dei media di Murdoch e che gli agenti di Murdoch avevano pagato centinaia di migliaia di sterline in tangenti ai poliziotti per i numeri di telefono personali delle vittime di reato, reali e celebrità.

I politici del partito laburista inizialmente hanno fatto rumore sul fatto che le rivolte sono alimentate dai tagli effettuati dalla coalizione Conservatori-Partito Democratico Liberale. E l'attuale programma di austerità del governo, e la più grande crisi finanziaria di cui fa parte, sta davvero colpendo pesantemente tutti. La disoccupazione a livello nazionale è quasi raddoppiata in 3 anni, ed è particolarmente elevata in posti come Tottenham - per ogni lavoro nel quartiere ci sono 54 giovani che hanno bisogno di lavorare, e il tasso di disoccupazione per i giovani neri è superiore al 50%. Uno studio ha riportato che Tottenham è in realtà una delle zone della Gran Bretagna che saranno meno colpite dai tagli del governo “perché non c'era quasi niente da tagliare da cui partire!”

Tottenham e la maggior parte delle altre aree che hanno visto la lotta più intensa “Peckham, Lewisham, Hackney, a Londra, Merseyside a Liverpool, e distretti simili a Manchester, Birmingham e Nottingham” tutti stanno al fondo della catena alimentare all'interno della Gran Bretagna imperialista. E per 13 anni, il partito di cui le persone che lavorano, le donne, le minoranze e i poveri in generale parlavano è stato proprio il loro “Labour” che stava portando avanti una intensificazione delle disuguaglianze sociali ed economiche. Come ha detto in maniera infame a proposito del partito del Labour il principale consigliere di Tony Blair, Peter Mandelson, siamo intensamente a nostro agio con le persone che stanno diventando sempre seriamente ricchi. Si sono anche trasformati in coloro che intensamente sono a proprio agio con le persone sprofondare in una povertà opprimente.

Ma, dato che la ribellione continua, il Labour ha piantato in asso i suoi discorsi sulle cause sociali della ribellione e si è gettato sulla linea dell'intero establishment britannico dominante e ha cominciato a fare appello ad una maggiore repressione - sulla BBC, l'ex sindaco di Londra Ken “il Rosso” Livingstone sta cercando di dimostrarsi “Eleggibile” in occasione delle prossime elezioni a sindaco, inneggiando alla polizia, e chiedendo di rinforzarne le fila. I deputati del Black Labour Party o gli ex parlamentari come Dennis Lammy si sono uniti al coro, come ha fatto Dianne Abbott che ha detto “i tagli non ti trasformano in un ladro”. Il Labour senza dubbio rinnoverà il proprio discorso, come questi eventi dimostrano, sulla necessità di combattere i “tagli dei Tory” - ma solo dopo aver accertato che la ribellione è stata schiacciata dalla forza bruta.

In fondo tutti sanno perché la polizia ha sparato a Mark Duggan. I neri in Gran Bretagna hanno subito la peggiore di tutte le oppressioni dall'imperialismo. In primo luogo i neri furono schiavizzati durante l'Olocausto Africano, poi le terre furono colonizzate nel diciannovesimo secolo nella “Corsa all’Africa”. Come fa una nazione che ha commesso tale genocidio a giustificare a se stessa le proprie azioni? Dicendo a se stessa che i neri sono “violenti” e “selvaggi” e meritano di essere sfruttati e oppressi dal “superiore” popolo bianco. Sono questi egoistici stereotipi che fanno da sfondo alla mentalità degli agenti di polizia che hanno aperto il fuoco e ucciso Mark Duggan. Le persone che hanno protestato e si ribellano sentono questo, anche se mai queste opinioni appaiono nei media mainstream. Uno dei temi principali propagandati dai media, tra cui la BBC, è che la polizia è stata “troppo leggera” con i giovani ribelli nelle strade. Questo ha scatenato una attività frenetica da parte della English Defence League, il British National Party e altri delinquenti razzisti sui network. Sui siti e blog cosiddetti rispettabili come Yahoo del Regno Unito, ci sono stati innumerevoli inviti aperti non solo per espellere gli immigrati, ma di vera e propria chiamata a “sterminarli”. Ma non c'è una parola di protesta contro questo da nessuna figura istituzionale.

E che dire della serie infinita di accuse, come quelle del vice primo ministro Nick Clegg, leader dei liberaldemocratici, ha fatto “Cerchiamo di essere chiari, la violenza che abbiamo visto ieri sera non aveva nulla a che fare con la morte del signor Duggan. Si è trattato di un inutile furto e violenza opportunista “niente di più, niente di meno.”? Diverse cose devono essere dette su questo. In primo luogo, considerare l'ipocrisia dei portavoce politici e mediatici di questo sistema che si involano in una frenesia di indignazione per i giovani della città che rubano scarpe da ginnastica, telefoni cellulari o altri piccoli oggetti. Questa classe dirigente ha costruito il proprio sistema sul commercio degli schiavi, hanno messo in campo un impero coloniale al costo di decine di milioni di vite, e oggi fanno centinaia di miliardi da un impero che si estende intorno al globo e viene imposto a mano armata in Afghanistan e Iraq. Questi ipocriti imperialisti a livello mondiale non hanno alcun diritto di condannare nessuno per “saccheggio e furto”.

Ma diamo uno sguardo più da vicino al modo in cui l’effettivo “furto e saccheggio” è andato avanti. In realtà, è molto chiaro che, come ha titolato il Guardian la propria prima pagina, il 9 agosto, “non c'era dubbio sul loro scopo: volevano combattere la polizia.” Gran parte delle tattiche dei giovani: dare fuoco ai cassonetti nelle strade e simili, avevano l’obbiettivo di costringere la polizia a combatterli sul terreno dove almeno hanno una mezza possibilità di sferrarle alcuni colpi. La polizia, a sua volta, cerca di evitare questo e invece ha le proprie priorità - soprattutto difendere prestigiosi edifici aziendali e governativi, permettendo ai giovani, dandogli spazio, di andare in aree senza tali obiettivi. Così, quando i politici e i media dicono che solo alcuni appartamenti o negozi familiari sono stati bruciati durante la prima notte a Tottenham, è importante essere chiari che sono gli stessi poliziotti che sono un fattore importante nel determinare quello che viene protetto, e cosa no. Inoltre, le rivolte hanno avuto inizio in una spontanea esplosione arrabbiata da parte di adolescenti che sono necessariamente inesperti nella lotta. Errori vengono sempre fatti nel corso di ogni lotta. Ci sono state altre due notti di rivolte dopo la rivolta iniziale di Tottenham, e sembra che, nonostante la rapida diffusione dei disordini, nessuna o almeno poche case siano state distrutte da un incendio.

Le masse che prendono parte a questa rivolta o alcune sue frange sono piene delle contraddizioni che derivano dall'essere parte della società capitalista, ma facendo parte delle sue sezioni più oppresse. In un complesso residenziale popolare ad Hackney, nel centro della lotta, una madre afro-caraibica si lamentava che i giovani si erano allontanarsi dalla causa originale della giustizia per Mark Duggan, ed era particolarmente dispiaciuta per il saccheggio di negozi locali, ma quando suo figlio e i suoi compagni si sono presentati con una borsa di vestiti nuovi per lei, è stata felice: vivono di contributi, non abbiamo nulla, ha spiegato. Le madri hanno lottato con i loro giovani figli e figlie per non farli uscire, ma gridano di gioia quando hanno visto un furgone della polizia colpito duramente. Un politico di mezza età rifugiato iracheno stringeva al petto i suoi documenti personali importanti che aveva recuperato, ed era preoccupato che la macchina in fiamme in strada potesse incendiare anche il suo appartamento che si trovava appena sopra, ma sprizzava simpatia per i giovani, che erano contro proprio le stesse forze che avevano trasformato il suo paese in un campo di morte. Una donna afro-caraibica e le sue figlie si sono messe attorno a un cassonetto in fiamme cantando la canzone di Bob Marley “incendio e saccheggio”.

E 'vero che numerosi piccoli negozi e negozi d'angolo sono stati saccheggiati, e questo è fonte di crescente tensione – i negozianti, spesso di una singola nazionalità, stanno formando squadre in diverse aree per difendere i loro negozi, cosa che offre alla polizia l’opportunità reale per soffiare sul fuoco delle lotte interne tra gli oppressi.

Ma al centro di questo marasma di contraddizioni, la forza trainante di queste ribellioni è un senso da parte dei giovani che si tratta di una possibilità di colpire le forze più grandi che dominano le loro vite e li opprime, e stanno correndo per cogliere questa possibilità. Un gruppo di quattro giovani inglesi di origine somala che parlavano dei combattimenti nella notte di lunedì ad Hackney dicevano di come si sentivano; che avevano nessuno su cui contare tranne che su se stessi e i loro amici, che potrebbero dover lasciare la scuola a causa del recente aumento massiccio delle tasse scolastiche, e che si consideravano “rivoluzionari”. Una domanda era nell’aria: quanto sono stati influenzati i giovani dalle ribellioni in Medio Oriente e Nord Africa? È anche importante sottolineare che, nonostante le urla di indignazione da parte della classe dominante sulla “violenza che impera per le strade dell’Inghilterra”, non ci sono notizie di attacchi in particolare da parte dei giovani ad altri che non sia la polizia. E nonostante i conflitti che sono scoppiati di volta in volta sulle strade tra bianchi, giovani asiatici e afro-caraibici, durante queste ribellioni tutti i partecipanti di qualunque razza sono ancora raccolti in uno spirito di unità e di solidarietà - un tema che è stato scritto ripetutamente nei messaggi su Twitter, Facebook e blackberry che volano sulle onde radio. Gli osservatori sono stati colpiti dal mosaico di ribellione che ha spazzato la capitale e ora il paese. Ribellioni precedenti - Brixton e Tottenham nel 1980 in particolare - erano limitate ad una singola area della capitale, in risposta ad una particolare offesa da parte della polizia. Ma come nei focolai di rivolta in Francia alcuni anni fa, i combattimenti con la polizia sono ormai scoppiati in almeno 20 o più diversi quartieri della capitale, oltre a numerosi in città nelle Midlands, con i giovani che si mostrano molto più fluidi e veloci delle forze di polizia. Non è esagerato dire che questo ha provocato choc tra le “teste parlanti” della classe dominante, che cercano di spiegare tutto questo. Essi ricorrono all'idea che ci sono larghe schiere di giovani, a milioni, che si sentono esclusi dalla società e non si attengono alle loro norme e regole e che oggi colgono l'opportunità.

Questa ribellione è alimentata dalla rabbia per i tagli, la povertà, il razzismo e la polizia. C'è rabbia vera in questo momento per la brutalità e l'oppressione di un apparato statale che può sparare a un uomo di colore a sangue freddo quindi provare a coprire le proprie tracce con menzogne ​​e disinformazione. Ma mentre questa era la scintilla, il fatto che questa scintilla ha preso fuoco e si è diffusa così lontano e così veloce riflette molto di più di qualsiasi abuso in particolare. La polizia è la prima linea degli esecutori di un intero sistema capitalistico che si basa su sfruttamento e disuguaglianza. Agli occhi del sistema, la violenza della polizia è per default “legittima”- perché sono i difensori armati dei rapporti di proprietà che portano una manciata di persone ad accumulare ricchezze favolose, mentre milioni di persone vivono con niente, e senza speranza di avere qualcosa di più. Non è un caso che i poliziotti fermino giovani neri per la strada migliaia di volte al mese, con quasi nessun arresto - questo è solo il lato più acuto di un intero sistema, e gli sforzi per ridurre ciò che sta accadendo ad uno o l'altro abuso in particolare porterà a cercare di mettere cerotti sulle ferite quando ciò che è necessario è quello di arrivare alla radice e rovesciare il sistema che è la fonte di tutti questi abusi attraverso la rivoluzione. Mentre soffia la terza notte della ribellione, la domanda sulla bocca di tutti è, e adesso? Grida si stanno levando per un ampio coprifuoco o per l’intervento dell'esercito, idee che vengono evocate anche da giornalisti liberali come John Humphrys della BBC. Una cosa è certa: la giustizia e il rispetto che le masse desiderano ardentemente e che meritano non saranno loro concessi da questo sistema.

mercoledì 10 agosto 2011

pc 11 agosto - dal Sud al Nord..."Siamo lavoratori non schiavi"



Gli operai delle cooperative di logistica del magazzino Kuenhe + Nagel di Brignano Bergamo esprimono la loro solidarietà agli operai agricoli di Nardò, che da giorni sono in lotta per un salario e un lavoro dignitoso.questo è uno degli striscioni che abbiamo esposto durante gli scioperi e che secondo noi sintetizza la lotta che vede protagonisti i lavoratori per la gran parte immigrati (arabi, rumeni, filippini, indiani, africani, turchi....) che, stanchi di subire lo schiavismo e lo sfruttamento del loro lavoro, dal nord al sud si ribellano ad un sistema di caporalato diffuso, che va dalle campagne alle cooperative della logistica ai cantieri ai mercati generali, che attraverso appalti al massimo ribasso ogni giorno nega diritti e dignità a migliaia di lavoratori.
Gli stessi lavoratori del magazzino K+N di Brignano sono stati costretti a mettere in atto una sorta di rivolta per poter ottenere l'applicazione del CCNL su paga oraria e livelli, la cessazione immediata di atteggiamenti persecutori dei capetti, l'assunzione dei lavoratori precari e, cosa più importante e maggiormente osteggiata sia dai padroni che dai sindacati confederali, il riconoscimento del cobas.
Una lotta dura, che ha visto questi lavoratori fronteggiare decine di agenti di polizia e carabinieri durante i picchetti fuori dai cancelli, messi in atto per impedire l'ingresso nel magazzino a camion e squadre di crumiri che i capi cercavano di far entrare nel tentativo di far fallire lo sciopero. Ma la determinazione di chi combatte per una causa giusta è stata più forte delle manganellate ed i lavoratori dopo tre giornate tesissime hanno vinto questa prima battaglia.
Denunciamo nuovamente la connivenza dei confederali, questi cosiddetti sindacati, che per anni sono stati complici degli sfruttatori e hanno taciuto pur sapendo che la maggioranza dei lavoratori, per portare a casa un salario appena decente, ma comunque inferiore a quanto previsto dal contratto, erano costretti a ritmi disumani, pagati pochi centesimi al collo e che al primo accenno di ribellione venivano trasferiti a decine o centinaia di km di distanza o licenziati.