sabato 14 maggio 2011

pc 14 maggio - Filippine: L'esercito maoista attacca multinazionale USA


PANTUKAN, Valle di Compostela

Guerriglieri comunisti dell’Esercito del popolo (NPA) del New People's Army giovedì hanno attaccato una miniera di proprietà di una multinazionale con sede negli Stati Uniti, che ha un accordo con una società filippina di sviluppo locale, uccidendo una delle guardie di sicurezza.

Il NPA ha attaccato la miniera di rame di S. Agostino Sito Maplog, intorno alle 07:00.

Il NPA ha confermato in una e-mail al Sun.Star di Davao che coloro che hanno attaccato appartengono alla guerriglia comunista.

I primi rapporti hanno riferito che un militare della guardia di sicurezza è stato ucciso e un altro è scomparso. Quest’ultimo è stato successivamente individuato. Si è scoperto che era caduto da un dirupo quando ha cercato di mettersi al sicuro.

Venerdì il New People's Army ha giustificato l'attacco contro la società mineraria con sede a Compostela Valley come parte della sua campagna contro lo sfruttamento delle risorse filippine da parte di imprese straniere.

"Questa offensiva tattica del NPA sostiene la politica del popolo per difendere il patrimonio nazionale contro l'assalto della globalizzazione imperialista", ha detto un portavoce della guerriglia.

"Continueremo ad opporci al regime che consente ai monopoli stranieri di rapinare le risorse naturali del paese, in particolare le risorse minerarie", ha detto, criticando il governo Aquino perché consente alle imprese minerarie imperialista di impiantarsi nelle Filippine su larga scala.

Inoltre, tredici guerriglieri comunisti potrebbero essere morti per mano dell'esercito fascista filippino in due presunti scontri nelle ultime ore.

pc 14 maggio - La mega stangata dell’Europa e le chiacchiere della Camusso sul fisco

Oltre le mille chiacchiere sulla crisi ci sono le conseguenze vere e gli atti concreti che i vari governi europei nell’interesse dei padroni delle grandi multinazionali, innanzi tutto, e poi delle altre medie e piccole imprese, stanno prendendo con un’iniziativa che attaccherà nel profondo le masse proletarie e nel complesso le condizioni di vita dell’insieme delle masse popolari europee.

Stiamo parlando dell’accordo che a livello europeo è stato preso per la riduzione permanente del debito pubblico e cioè, nella sostanza: ogni paese deve ridurre il debito pubblico di circa la metà, nel caso dell’Italia si deve passare dall’attuale 120% al 60% del PIL.

L’articolo che ne parla di Affari e Finanza del 9 maggio apre così: “Nubi all'orizzonte dei conti pubblici italiani a causa degli impegni che i paesi dell'Unione Europea stanno prendendo tra di loro per una riduzione permanente del debito pubblico. Ogni paese dovrà ridurre il debito che risulta dalla differenza tra il proprio livello e i1 60 percento, che è considerato fisiologico, di 1/20 (5 percento) all'anno. Per l'Italia si tratta della differenza tra circa 120 e 60, ovvero del 60 per cento.” E che significa in pratica questo ce lo spiega lo stesso giornalista (praticamente “spaventato” anche lui delle possibili conseguenze a livello sociale): “Il che significa che ogni anno servirà una manovra correttiva pari al 3 per cento del Pil, corrispondente grosso modo a circa 40-45 miliardi, necessaria soltanto per rispettare questo impegno e che si aggiungerà a qualsiasi altra manovra correttiva sui conti pubblici dovesse essere indispensabile.”

Al confronto la famigerata manovra da 90.000 miliardi di lire del governo Amato del 92 rischia di sfigurare e, infatti, la cosa si prospetta abbastanza grave tanto che, continua il giornalista, è in corso una trattativa portata avanti dai tecnici del Tesoro che stanno cercando di far rinviare almeno all’inizio del 2016 l’attuazione del piano, ma “Tuttavia, anche ammesso che passi questa interpretazione - e non si parta invece davvero nel 2013 considerando i tre anni precedenti - la manovra monstre di 40-50 miliardi appare quasi una missione impossibile.” Senza considerare che “altre manovre possono essere necessarie anno per anno per rimettere a posto i conti pubblici.”!

Mettere a posto i conti pubblici significa da sempre per tutti i governi risparmiare sulle spese sociali essenziali: scuola, sanità, privatizzazione di tutti i servizi, tagli ai posti di lavoro.

Ogni “politica fiscale”, si capisce, deve necessariamente tenere conto ed essere organica alle manovre del governo.

È ridicolo quindi da parte della Camusso (e Bonanni) insistere su una corretta politica fiscale senza attaccare i presupposti della politica del governo, (per non dire che fanno finta di non sapere che il cosiddetto debito pubblico è dovuto essenzialmente agli interessi che lo Stato paga sui soldi che si fa prestare tramite l’emissione di Buoni del Tesoro, e tutti gli altri nomi che danno a questi titoli, che nella quasi totalità sono nelle mani dei ricchi della finanza e dell’industria); senza scatenare una rivolta sociale che tenti di arginare l’attacco… altro che risolvere i problemi dei lavoratori, del precariato ecc. ecc.

Davanti a questo enorme attacco che si avvicina le chiacchiere della Camusso sulla “riforma” del fisco diventano un pericoloso tentativo di sviare l’attenzione delle masse dai problemi veri… confermando ancora una volta la funzione del “riformismo” .

pc 14 maggio - TAGLI LAV. PULIZIE SCUOLE: SEGUIRE L'ESEMPIO DI NAPOLI

Mentre la Gelmini, bleffando sui dati reali, annuncia una falsa stabilizzazione di insegnanti precari, per fine giugno stanno per arrivare migliaia di lettere di licenziamento da parte delle ditte ai lavoratori, molte donne, che fanno da anni le pulizie nelle scuole, per la infame politica della Gelmini di tagliare i costi nelle scuole pubbliche. Così gli studenti oltre che scuole di serie A e serie B, oltre che subcultura, dovrebbero trovare dal prossimo anno anche scuole sporche, tra cui quelle materne e elementari.
Nel 2008 le lavoratrici, i lavoratori in alcune città, come Taranto, risposero ad un primo tentativo di tagli con una vera e propria rivolta che durò mesi, con blocchi stradali, di edifici istituzionali, occupazioni delle scuole, minacciando anche allora il blocco delle elezioni; e riuscirono a frenare i licenziamenti. Oggi è più che mai necessario riprendere questa strada ovunque!


SEGUIRE L'ESEMPIO DI NAPOLI

Occupare le scuole
Ostacolare le elezioni

Scuole occupate contro i tagli del governo

(12 maggio 2011) Una ventina di scuole stamani sono state occupate dai collaboratori
scolastici. Gli ex lavoratori socialmente utili addetti alla pulizia degli
istituti hanno incrociato le braccia contro i tagli del governo. Secondo i
manifestanti sarebbero già scattate le procedure di mobilità e sarebbe a
rischio il posto di lavoro di ottomila persone solo in Campania, 14mila in
tutta Italia. Ieri non sarebbe infatti andato a buon fine per i
collaboratori un incontro tra Miur, Mef e Consorzi.

pc 14 maggio - 2 GIORNI DONNE A L'AQUILA, UN'ALTRA LETTURA


Dall'MFPR:
"Alla 2 giorni de L'Aquila tenutasi il 7 e 8 maggio abbiamo dato l'adesione come MFPR L'Aquila, privilegiando una presenza sulle tematiche lavoratrici, lotta sui territori delle donne.

Anche dal resoconto della compagna de L'Aquila che ha partecipato direttamente, si conferma che il limite principale di questa 2 gg. è stata la mancanza del CONTRO; a fronte di un disastro sia prima che durante che dopo che ha responsabili, con nomi e cognomi, nel sistema capitalista, affarista che specula e fa profitti sulla vita delle popolazioni, nel governo Berlusconi, nello Stato, nella Protezione civile, l'appello della 2 giorni ha dato all'iniziativa un aspetto "costruttivista", della serie “donne che si rimboccano le maniche”.


IL RESOCONTO DELLA COMPAGNA DEL MFPR DE L'AQUILA
E' difficile entrare nel merito della 2 giorni all'Aquila, senza entrare nel metodo con il quale è stata impostata e organizzata e senza considerare gli attori di questa impostazione.
E' sulla base di ciò che si definiscono i confini del merito, dei contenuti e della loro espressione e si suggeriscono limiti alle prospettive possibili.

Certamente la 2 giorni è stato un evento positivo per la città de L’Aquila, che si è vista percorrere da tanti corpi di donne e uomini. E’ stata anche l’occasione per far conoscere a tante/i la realtà del post-terremoto, la militarizzazione e la desertificazione del territorio e un pretesto per incontrarsi e ribadire la necessità di una città diversa, una città delle donne, di una casa delle donne.

Ma una lettura critica della 2 giorni, che pur essendo terremotata aquilana ho un po’ subito, devo farla.

L’ho subita nelle visite guidate e su prenotazione, che hanno disperso le donne tra new town e zona rossa, sottraendo tempo ai tavoli ed eliminando il momento di confronto collettivo della plenaria.
Non sarebbe stato meglio irrompere collettivamente nella zona rossa in una manifestazione di donne che fisicamente e in massa si riappropriasse della città?
L’ho subita come un’operazione turistico-commerciale, che con il pretesto di portare le donne all’Aquila ha dato visibilità agli sponsor, alle imprese commerciali locali e non come la coop Lombardia, che deve ancora spiegare l’attività di spionaggio nei confronti dei suoi dipendenti.
L’ho subita come un’ipocrisia radical scic da parte della borghesia, dell’istituzione “Comune dell’Aquila” dei padroni e della cgil/spi, che dietro le donne in nero e in generale dietro le donne, si preparano alle prossime elezioni.
L’ho subita perché, come tante altre donne e lavoratrici aquilane, sono stata chiamata solo a giochi fatti, senza un momento assembleare locale propedeutico alla 2giorni.

Non c’è da stupirsi quindi della scarsa partecipazione locale di donne alla 2 giorni.

Veniamo al merito.

Si era detto che il tema “lavoro” avrebbe avuto priorità in tutti i tavoli, anche se non specificato in nessuno di essi. Ho pertanto seguito, nel pomeriggio di sabato, quello che mi sembrava più attinente: “beni comuni, legalità delle vittime, ricostruire nella legalità”, che doveva affrontare, tra l’altro, i temi della sicurezza e del mercato.
Ma i tavoli sono stati ulteriormente suddivisi in sottotavoli, quindi in 3 ore ho dovuto fare uno zapping tra una stanza e un’altra, per avere una visione più complessiva. Di conseguenza posso per ora fare un report molto frammentario della 2 giorni, in attesa che donne-terre-mutate mettano in rete il report completo e le proposte emerse.

Dalle donne dell’Aquila è stato denunciato come la mancata prevenzione dei disastri prima del terremoto, ma anche l’intervento successivo delle istituzioni, della protezione civile, il potere di ordinanza, la gestione dell’emergenza, la militarizzazione, l’atomizzazione e disgregazione dei nuclei sociali attraverso le deportazioni e le new town, abbiano fatto parte di un unico disegno, teso a frammentare i rapporti sociali ed espropriare i cittadini della capacità decisionale, estromettendoli dalla partecipazione alle decisioni che li riguardano per favorire l’interesse dei grandi profitti.
Da Torino a Trieste, dicono le donne alluvionate di Brescia, territori non ce ne sono più, sono stati consumati e non sanno dove farle le vasche di laminazione perché gli speculatori, collegati alle lobby mafiose nazionali devono continuare a fare i loro businnes. Hanno fatto un questionario firmato e sottoscritto tra i cittadini per raccogliere informazioni e pretendere trasparenza senza risultato Denunciano incompetenza.
Interessanti spunti di analisi sono emersi anche dalle narrazioni delle donne di Vicenza contro la base Dal Molin e dalle donne campane contro le discariche.

Tuttavia il fiume di racconti che ho ascoltato, si impantanava principalmente su 2 o 3 punti senza trovare sbocchi:

- si è parlato di illegalità a fronte della mancata prevenzione e dell’inadeguata risposta delle istituzioni ai disastri, a vantaggio delle mafie e dei grandi profitti, ma non si è messo in discussione il sistema capitalistico, perfettamente legale, che sta alla base della shock economy e delle mafie stesse
- si è parlato di crisi democratica come fattore negativo, ma non sono state messe in discussione le istituzioni, che sul sistema capitalistico, anche quello dei disastri, si fondano e che tale sistema proteggono sulla testa delle popolazioni
- si è parlato di protagonismo dei cittadini attraverso l’inchiesta sottoscritta e la partecipazione, ma non di autorganizzazione dal basso e autonomia
- non ho sentito parlare di lavoro/reddito e questo la dice lunga sulla distanza di questa 2 giorni dai problemi della maggior parte delle donne, anche aquilane, lavoratrici, precarie, disoccupate, studentesse ecc.

Al tavolo sulla violenza “corpi violati corpi desiderati”, sono stata solo la domenica, quando si è riunito per circa un’ora, per leggere una lettera molto intimista e fare un riepilogo di quanto si è detto. Prima della riunione ho incontrato una compagna di Roma e le ho chiesto le sue impressioni.
Mi ha detto che il sabato pomeriggio è stato molto complicato perché il tavolo si è avvitato sull’autocoscienza, che lei ha fatto un intervento sulla questione del reddito di esistenza ma il tema reddito/lavoro è rimasto a un punto morto.
Dall’intervento riepilogativo di una donna è emerso infatti che la riunione del sabato sia stata guidata ed egemonizzata dal filone di Carla Lonzi, dalla teoria dell’autocoscienza e della differenza sessuale, cui sembra abbiano fatto da contraltare solo le Ribellule, le uniche a parlare di LOTTA per conquistare spazi pubblici, di lavoro sul sociale, di consultori liberi e gratuiti, contro la legge Tarzia ecc. e hanno parlato della violenza quotidiana che si consuma a Roma con lo sgombero dei campi rom.

Questo per quanto riguarda i tavoli, o gli avanzi degli stessi, che sono riuscita a seguire.

Sabato sera mio zio, che ha curato l’allestimento di una mostra fotografica “donne in resistenza”, mi ha presentato Giovanna Marturano, 99 anni, ex partigiana di origini sarde, che è intervenuta al tavolo “donne in resistenza contro la militarizzazione dei territori” e ha fatto l’intervento conclusivo della 2 giorni, che però, con un’amplificazione inesistente, non si è sentito.
Fortunatamente l’ho conosciuta personalmente e ho ascoltato in anteprima ciò che probabilmente ha detto alla fine della 2 giorni. Mi ha raccontato la sua storia e quella di sua madre, anche lei combattente, come tutta la sua famiglia. “eravamo una famiglia di galeotti” mi ha detto “mio fratello se non c’era la liberazione avrebbe dovuto scontare 14 anni” “e ora non voglio morire sotto Berlusconi, ce l’abbiamo fatta allora perché non dobbiamo riuscirci ora? Pensavamo di aver sconfitto il fascismo e invece…”mi ha detto con le lacrime agli occhi: “io amo questa città, ma bisogna che ci arrabbiamo di nuovo e più di ieri per ricostruirla!”
Le ho regalato una copia del foglio Mfpr e una maglietta “revoltemo l’aquila” mi ha detto: “si, una vera rivolta ci vuole!”

Domenica l’incontro conclusivo è durato circa 15 minuti, hanno parlato la partigiana e una giovane donna in nero, ma del loro intervento, per l’amplificazione da schifo non si capiva niente. Col banchetto non riuscivo a distribuire materiale e così mi sono messa a volantinare la piattaforma per lo sciopero delle donne, che non era scontato ricevesse un qualche successo, data l’età media delle partecipanti, molto over 50 e la motivazione per cui erano qui (più come turiste che come manifestanti). Nonostante ciò e lo scarso numero di donne presenti al momento finale, la piattaforma ha riscosso un certo successo, con le Ribellule, che mi hanno fatto una specie di intervista registrata su come pensavamo di costruire lo sciopero totale delle donne e dove si poteva reperire materiale on line, abbiamo parlato dell’assemblea donne Fiom e che lo sciopero abbiamo già iniziato a costruirlo, che per giugno proponiamo di assediare i palazzi del potere, anche con un presidio al ministero del lavoro, che però è necessario che anche le donne presenti negli altri territori, soprattutto a Roma, si attivino per questo.

Da Luigia - L'Aquila"

venerdì 13 maggio 2011

pc 12-13 maggio - Palermo ..Lungi dal fermare la nostra lotta, la repressione alimenta la nostra ribellione!

In questi giorni è stata notificata a sette compagni di movimento, di differenti aree politiche tra cui alcuni nostri compagni, una proroga di 6 mesi delle indagini preliminari relative a…
… la notifica non menziona fatti e luoghi particolari.

I reati contestati fanno capo agli articoli 650 C.P. (inosservanza dei provvedimenti dell’autorità) e all’ articolo 18 T.U.L.P.S. (manifestazione non autorizzata), inoltre per soli due compagni è contestato anche l’articolo 337 C.P. (resistenza a pubblico ufficiale)

Apprendiamo inoltre che le indagini sono partite ufficialmente dal 11/10/2011.

La data in questione si riferisce al periodo in cui in città il movimento studentesco anti-gelmini muoveva i suoi primi passi, già forte della partecipazione di migliaia e migliaia di studenti molti dei quali sperimentavano per la prima volta la lotta radicale partendo dalle proprie scuole e facoltà, occupandole, e da lì bloccando tutta la città scavalcando i dettami di governo, polizia, partiti e sindacati istituzionali.

Contemporaneamente in quei giorni il movimento studentesco è stato abile ad isolare e neutralizzare i tentativi provocatori della manovalanza fascista di basso livello che, soprattutto in presenza di grossi movimenti, viene utilizzata da sbirri e governo per infiltrarsi e minare dall’interno e contrastarlo. Dopo le prime provocazioni principalmente davanti il liceo classico Umberto I il movimento studentesco non ha permesso ai fascisti di alzare la testa in scuole e facoltà.

In particolare notiamo che le indagini partono il giorno stesso in cui in seguito ai “fatti dell’Umberto”, oltre 500 studenti e compagni si erano dati appuntamento sotto il tribunale per esprimere attivamente la propria solidarietà ai 3 compagni a cui era stato convalidato l’arresto e stavano per essere processati per direttissima
(vedi qui il post www.redblockit.blogspot.com/2010/10/grande-vittoria-del-movimento.html ).

Lo stesso giorno che la magistratura scarcera i 3 compagni anche grazie alla grande mobilitazione di piazza, prepara quest’ulteriore atto giudiziario con lo stesso scopo: colpire altri compagni del movimento.

Lungi dal fermare la nostra lotta, la repressione alimenta la nostra ribellione!

Rispondere alla repressione colpo su colpo estendere le lotte e la solidarietà dal basso!

red block palermo

pc 12-13 maggio - la solidarietà agli studenti arrestati a firenze da parte di red block

78 indagati, 22 misure cautelari, nello specifico 5 arresti domiciliari e 17 obblighi di firma. È questo il prodotto della retata realizzata il 4 maggio a Firenze. Gli attori sono Digos, Ucigos e AISI, vale a dire tutti gli apparati statali dediti più nello specifico alla repressione. I capi d’imputazione sono diversi e svariati. Il più assurdo è sicuramente quello di “associazione a delinquere”: sminuire il conflitto politico al grado di delinquenza comune è il chiaro segno della volontà delle forze della repressione.
Al centro dell’attacco c’è proprio il conflitto. In una società che si vorrebbe pacificata, in cui tutti i soggetti istituzionali ed affini parlano di pace e armonia sociale – quasi come se credessero alla storia di quel lettore che recitando passi di brani li fa diventare realtà –, mentre al contempo viviamo un periodo di durissimo attacco ai diritti, alle condizioni di vita e alle prospettive future, bisogna cercare di mettere a tacere le voci e fermare i corpi di chi parla e pratica il conflitto. Ed allora colpire in primis il movimento studentesco, che è stato capace di mettere in campo durante lo scorso autunno una determinazione ed una radicalità che hanno sorpreso molti in tutta la penisola, ponendosi anche come interlocutore per lotte che trascendono gli angusti confini dei nostri atenei, può diventare una priorità.
Per essere più efficaci e per essere sicuri di riuscire ad isolare hanno preferito agitare lo spauracchio degli anarchici, messo in scena dagli organi di stampa, secondo l’ormai noto canovaccio di “Sbatti il mostro in prima pagina”. Sarebbe ben più difficile suscitare un sentimento di condanna se si parlasse di giovani e giovanissimi, per lo più studenti, e se si esponessero le ragioni, le motivazioni profonde, che hanno fatto sì che per mesi, giorno dopo giorno, fossimo nelle strade e nelle piazze per contrastare la “riforma Gelmini”, il paradigma del “piano Marchionne”, la privatizzazione dell’acqua, la distruzione del welfare. In quei mesi, nelle aule universitarie e in qualunque luogo ci siamo incontrati, abbiamo provato ad immaginare traiettorie diverse, un futuro che fosse altro da quello che ci vorrebbero cucire addosso. E abbiamo provato a mettere in pratica ciò che ci dicevamo, ciò che veniva fuori dai tanti momenti di confronto e anche di scontro che abbiamo avuto l’intelligenza e la fortuna di coltivare. Con quest’operazione repressiva si vorrebbe negare la più intima essenza di tutto ciò. Si colpisce a Firenze, ma lo schiaffo ognuno di noi lo sente sulla propria guancia.
E, per quanto oggi sia più evidente che allora che a qualcuno non piaccia, indietro non torniamo.

Solidarietà alle compagne e ai compagni di Firenze!
No alla criminalizzazione delle lotte studentesche e dei movimenti sociali!

red block

pc 12-13 maggio - sgomberata l'aula del CAIL all'accademia belle arti di palermo

Sgomberata aula 5 occupata dal CAIL

SGOMBERATA AULA 5 OCCUPATA DAL CAIL (collettivo autorganizzato accademia in lotta)
CI RIPRENDEREMO I NOSTRI SPAZI E LO FAREMO PRESTO!

Oggi, giovedì 12 Maggio, è stata sgomberata in mattinata l'aula 5 occupata dal collettivo autorganizzato dell'Accademia di Belle Arti di Palermo occupata da Gennaio a seguito dell'occupazione dell'accademia col blocco totale di tutta la didattica durata un mese e dieci giorni.
ANTEFATTI:
• Già qualche settimana fa gli studenti del CAIL erano stati NUOVAMENTE minacciati di denuncia per occupazione quando si sono rifiutati di consegnare le chiavi dell'aula 5 all'amministrazione e la risposta di uno studente era stata: "vedremo chi colleziona più denunce, noi o tutta la direzione e l'amministrazione per mancata applicazione della normativa 626 in tema di sicurezza".
• Due giorni fa ci eravamo stupiti che tutti i muri dell'edificio centrale erano stati ripuliti dalle nostre locandine presenti sempre a grande quantità in tutto l'edificio ma pensavamo fosse "ordinaria pulizia" visto che molte locandine erano presenti da mesi. E invece no, era solo l'epilogo della giornata di oggi.
LO SGOMBERO:
Questa mattina approfittando che il plesso centrale era poco affollato perchè gran parte degli studenti erano dislocati in diversi plessi secondari, il direttore Umberto De Paola ha dato ordine di sgombero dell'aula 5.
Dopo qualche ora uno studente passando dal plesso centrale avvicinandosi all'aula ha visto docenti e personale ATA fare "pulizia", ovvero sgomberare l'aula. Innanzitutto si è informato di cosa stesse succedendo, compreso i fatti ha chiamato altri ragazzi appartenenti al CAIL che prima possibile sono andati a verificare l'accaduto.
COSA CI FACEVANO I DOCENTI IN AULA 5:
Nell'aula 5 occupata erano presenti dei materiali "didattici" abbandonati da ben cinque anni ovvero seghe circolari, tornio e altro ancora che era stato mal custodito (in abbandono) fino a quando il CAIL ha deciso di occupare lo scorso Gennaio quell'aula. Da quel momento in poi, dopo una bella ripulita, abbiamo invitato l'Amministrazione a recuperare quel materiale che poteva essere destinato per alcuni corsi di laboratorio. Hanno sempre preferito far finta di nulla e continuare a far marcire attrezzatura pagata con le nostre tasse universitarie. Oggi finalmente alcuni docenti hanno potuto godere dello sgombero accaparrandosi la merce che più volte avevamo invitato a prendersi.
HANNO FATTO MALE I CONTI:
Di certo non sarà lo sgombero dell'aula 5 a deprimerci e fermarci, il CAIL annuncia immediatamente che riconquisterà gli spazi degli studenti che giorno dopo giorno vengono a mancare. Da gennaio ad oggi l'aula 5 è stata una base organizzativa dove si svolgevano assemblee studentesche su problemi interni all'accademia ma non solo:
assemblee cittadine di ogni genere e tipo, incontri culturali sempre meno frequenti negli ambienti della "formazione", disponibile a chi avesse necessità di un luogo dove lavorare artisticamente ad esempio alcuni studenti dell'accademia hanno preparato un loro spettacolo teatrale per l'esterno proprio nell'aula 5, altri studenti ancora chiedevano se potevano conservare lì i loro dipinti per riprenderli il giorno seguente evitando il trasporto tra casa e accademia, è stata utilizzata per delle campagne specifiche come il boicottaggio alla Mondadori in occasione della
presentazione di un libro neo fascista nella libreria proprietà di Berlusconi, la campagna di appoggio alla guerra popolare in India attualmente in corso di cui i giornali non parlano mentre lo stato indiano uccide le popolazioni indiane, e ancora la campagna contro la guerra imperialista in Libia per organizzare il corteo nazionale del 16 Aprile a Napoli.
La direzione si è illusa a pensare che bastasse uno sgombero a fermarci.
CI RIPRENDEREMO I NOSTRI SPAZI E LO FAREMO PRESTO!

pc 12 -13 maggio - no all'accordo Bertone .. da delegati fiom Ferrari modena

Delegati Ferrari (Modena) - Comunicato su Ex Bertone

In merito alla vicenda della ex Bertone, noi, delegati FIOM della Ferrari Auto, intendiamo esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori sottoposti ad un ricatto inaccettabile ma vorremmo esprimere anche la nostra contrarietà rispetto alla strategia tenuta dai delegati sindacali FIOM Bertone. (...)

Nonostante si stia svolgendo, a livello nazionale, una lotta contro la messa in discussione dei diritti fondamentali, nonché indisponibili, sanciti dallo Statuto dei Diritti dei Lavoratori e dalla Costituzione, in tutti gli stabilimenti FIAT, i delegati sindacali FIOM Bertone, invece della lotta, hanno scelto di sottoscrivere il ricatto posto da Marchionne. Consapevoli di essere andati oltre, dopo, si sono dimessi.

Crediamo che la posizione espressa da questi delegati, doveva essere la stessa
tenuta dai rappresentanti dei lavoratori delle altre aziende del gruppo FIAT che, pur subendo il medesimo ricatto (vedi stabilimenti Pomigliano e Mirafiori), non hanno dato indicazione di voto favorevole ai lavoratori.

Alla luce dei fatti accaduti alla ex Bertone, riteniamo che bene abbiano fatto
alcuni compagni della Segreteria Nazionale e del Comitato Centrale a chiedere con urgenza un chiarimento sulla posizione della Fiom, senza nascondere le perplessità e la preoccupazione per quello che è accaduto nello stabilimento di Grugliasco e per le ricadute che potrebbero verificarsi tra i lavoratori del gruppo Fiat.

Non ci può essere alcun beneficio per i lavoratori, se ci piegassimo al ricatto di Marchionne, poiché, in questo modo metteremmo in discussione il sindacato e permetteremmo lo smantellamento dei diritti minimi conquistati in decenni di lotte.

La strategia da mettere in campo contro l'offensiva della Fiat non può basarsi solo su ricorsi in tribunale (che comunque riteniamo dovrebbero continuare), ma sulla rivendicazione senza ripensamenti di un piano industriale complessivo, per evitare di porre in competizione i lavoratori dei vari stabilimenti produttivi; una strategia, che, se dovesse confermare la mancanza di missioni produttive, anche per un solo stabilimento presente sul territorio nazionale, deve portare alla nazionalizzazione di quegli stabilimenti.

Precisiamo che come delegati FIOM Ferrari Auto, non firmeremo alcun accordo che preveda la messa in discussione dei diritti indisponibili dei lavoratori.

I Delegati della Fiom-Ferrari: Daniele Manzini, Sauro Palazzi, Paolo Ventrella, Matteo Parlati, Elvis Fischetti, Michele Adorni, Maurizio Grillenzoni

pc 12-13 maggio - Torino: fuori il movimento per la vita dal salone del libro!

Da www.medea.noblogs.org/2011/05/12/contestato-il-movimento-per-la-vita-al-salone-del-libro-di-torino/fuori il movimento per la vita dal salone del libro!

Nello spazio autori del Salone del libro di Torino era prevista la presentazione di un libro a cura del Movimento per la Vita.
Era annunciata anche la partecipazione del presidente del Mpv, Carlo Casini, che da buon bianconiglio qual è non si è nemmeno presentato, lasciando l’autore del libro solo soletto ad affrontare le possibili contestazioni…forse aveva ancora stampate nella memoria le proteste degli anni passati organizzate ogni qualvolta provasse a metter piede e becco nella città di Torino. L’accoglienza che gli abbiamo sempre riservato dev’esser stata talmente indimenticabile, da spingerlo a lasciare il campo e trascorrere la mattinata altrove. Quale occasione migliore quindi per noi donne torinesi, colpite da quella scellerata Delibera Ferrero, per far sentire i nostri “amici” ancora una volta a casa, accolti e benvoluti…Peccato che la nostra calorosa e sonora accoglienza, partita non appena dal palchetto un’attivista ha cominciato a parlare, sia stata ripagata a suon di spintoni, calci, strattonamenti…una serie di colpi messi a segno contro di noi e tutte le donne presenti, che sia ben
chiaro, contro chi ci vorrebbe sesso debole e indifeso, con immenso piacere abbiamo restituito e ricambiato. Alla faccia della tolleranza e della carità cristiana…Mentre qualcuno tentava di darcele e ci metteva le mani addosso, provando a strapparci lo striscione, i volantini, il megafono, qualcun altro preso da un raptus di evangelizzazione improvvisa cercava invece di redimerci e folgorarci per riportarci sulla buona strada. Scene insomma davvero divertenti. Un po’ meno spiritoso il tono di un signorotto che ci ha dato chiaramente delle assassine mentre gli riprendevamo il faccione con la telecamera, dicendoci che se abortiamo e quindi uccidiamo i bambini siamo come se non peggio di Hitler…Vi assicuriamo che la maggior parte delle parole e delle frasi che abbiamo sentito erano di questo colore, ma d’altronde dopo aver partecipato ai corsi di formazione del Mpv, nulla più ci stupisce. Una banda di violenti e intolleranti questi attivisti del Movimento per la Vita…guardacaso per la maggior parte maschietti, che pretenderebbero di saperla più lunga di noi sull’aborto, la riproduzione, il corpo femminile, la vita delle donne.
Nel pieno della contestazione, immancabile è arrivata la polizia, prima in borghese con la digos che cercava di convincere noi “povere fanciulle” a non farci troppo male, a spaventarci con possibili denunce, insomma il solito triste copione destinato a noi donne. Dopo averci provato con le buone, senza aver ottenuto quello che volevano, i poliziotti ci hanno provato con le cattive. Ed ecco allora arrivare gli spintoni, gli strattonamenti, le mani addosso, la brutte parole. Ma oggi davvero non ce n’era per nessuno, scusate il linguaggio gergale, e siamo rimaste lì dove volevamo stare, davanti a quello schifo di palchetto per impedire che la conferenza si potesse svolgere. Li abbiamo riempiti di prezzemolo, ricordando loro che nessuna donna ha più voglia di morire di aborto clandestino, che le donne hanno sempre abortito e sempre abortiranno e che questa benedetta legge 194, pur nei suoi limiti, ce la teniamo ben stretta…troppo viva è la memoria delle nostre mamme, sorelle, zie, nonne, morte sui tavoli delle mammane, troppo forte è la rabbia contro questa gente che vorrebbe cancellare diritti che le donne hanno conquistato con le lotte e con le loro vite. E visto che vogliamo e sappiamo scegliere da sole, abbiamo deciso di restare e continuare la contestazione, nonostante le minacce degli attivisti del Mpv e l’intervento di quei (mai come oggi) guardia cacca dei poliziotti…sempre lì a fare i piacioni, con il loro atteggiamento paternalistico, alternando una pacca sulla spalla prima ad un calcio e uno spintone poi. Loro però ci provano sempre e quando capiscono che il dialogo non è praticabile, via con la forza e la prepotenza.
Arriva il momento per l’entrata in campo dei muscoli della celere, che ci si piazza davanti e comincia a spingerci e malmenarci. Gli ci è voluta quasi mezz’ora per buttarci fuori con la forza. Un muro contro muro proseguito per un bel po', durante il quale ancora una volta, ci hanno messo le mani addosso, cercando di mettere a segno qualche colpo senza farsi scoprire troppo dai loro superiori…anche se, a onor del vero, anche i capoccia in borghese si sono impegnati non poco, oltre che con calci, strattonamenti, ad un certo punto hanno cercato di portar via anche una nostra
compagna che immediatamente ci siamo andate a riprendere, rispondendo ai loro soprusi con tutta la forza, la rabbia e la (auto)determinazione che avevamo da esprimere.
Come spesso i poliziotti ci hanno ricordato, come per giustificarsi ipocritamente, “noi facciamo solo il nostro mestiere”…bene, fatelo, continuate a reprimere il dissenso, a denunciare, picchiare, insultare.
Noi continueremo a fare il nostro, continueremo a fare quello che ci riesce meglio, o forse l’unica cosa che abbiamo voglia e sappiamo fare per difendere le nostre vite, i nostri corpi, i nostri diritti: lottare, alzare la voce più di quanto la alziate voi e i personaggi infami che proteggete dietro i vostri scudi, usare tutta la forza che abbiamo in corpo, l’intelligenza che abbiamo in testa e la passione che abbiamo in cuore per custodire il nostro diritto di scelta e autodeterminazione.
Non solo oggi, sia ben chiaro…sempre!

pc 12-13 maggio - Torino una scelta che non condividiamo

Pubblichiamo questo testo per conoscenza.
Ma Proletari comunisti non lo condivide.
A Torino, come a Napoli e Milano
non il voto ma la lotta
non il voto ma il lavoro attraverso l'approfondimento del divario tra Stato e masse
espresso con il boicottaggio elettorale per la rivolta popolare.
13 maggio 2011

"Donne e uomini della sinistra torinese sosteniamo e invitiamo a votare alle elezioni comunali della città di Torino del 15 e 16 maggio 2011 la lista della “Federazione della Sinistra” e il candidato Sindaco Juri Bossuto (sostenuto anche da Sinistra Critica) per quattro buone ragioni.

1) Perché è un voto di parte. Dichiaratamente dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici e dei diritti del lavoro operaio, precario, intellettuale, sfruttato, sottopagato, umiliato. Le pretese di ridurre i lavoratori a pura merce sotto il ricatto continuo del posto di lavoro operato dalla più grande industria torinese ed italiana, la Fiat, non consentono posizioni intermedie: o si sta con i lavoratori o si sta con i padroni: Noi Marchionne non lo votiamo! E diciamo alla Fiat che lotteremo strenuamente per la difesa di ogni singolo posto di lavoro e che non può trasferirsi negli Stati Uniti (o dove altro crede); non glielo consentono tutti i soldi che ha ricevuto negli ultimi trent’anni dalle istituzioni pubbliche sia come contributi diretti che indiretti (i vari contributi alle rottamazioni, quelli per ristrutturazioni e ricerca).

2) Perché è un voto di parte. Dalla parte del rispetto per l’ambiente, minacciato da un’idea di sviluppo cieca e squilibrata. Contro la cementificazione del territorio (come si vuole fare a Barriera di Milano con la variante 200 in primo luogo), contro le grandi ed inutili opere (in primo luogo la TAV Torino-Lione), per una mobilità sostenibile con al centro il trasporto pubblico gratuito (da finanziarsi con la fiscalità generale) e politiche ambientali di difesa della salute per l’abbattimento concreto della concentrazione di polveri sottili che i torinesi sono costretti a respirare ben oltre i limiti di legge.

3) Perché è un voto di parte. Dalla parte della fruibilità reale dei diritti, il riconoscimento dell’indisponibilità alla privatizzazione dei beni comuni (l’acqua in primo luogo) e delle politiche conseguenti in materia di proprietà e di gestione degli stessi, la difesa dei livelli acquisiti di stato sociale municipale in materia di diritto alla casa e di assistenza (anziani, diversamente abili fisici e psichici) e di sistemi educativi (nidi e scuole materne): la crisi finanziaria del Comune prodotta dal bilancio fallimentare delle Olimpiadi torinesi non la devono pagare le periferie e i soggetti più deboli;

4) Perche è un voto di parte. Dalla parte della laicità, senza compromessi, delle istituzioni repubblicane, contro i fascismi vecchi e nuovi e contro tutte le guerre. Dalla parte delle donne, degli uomini e dei giovani in cerca di libertà, dei diritti di bambini e bambine, delle famiglie di fatto e di quelle omosessuali, dei migranti.

Testardamente, rimaniamo convinti e convinte che il fare politica, cioè il partecipare e il prendere parte, sia uno straordinario strumento, forse il più importante, in mano a coloro che ritengono che il mondo in cui viviamo, la nostra stessa vita, debbano essere radicalmente cambiati in meglio.

Chi comanda, invece, è ben soddisfatto quando la partecipazione democratica si affievolisce: il disimpegno, la disillusione, la rassegnazione, lo sconforto sono i migliori alleati di chi vuole governare esclusivamente secondo gli interessi del padronato e dei centri di potere finanziari, sempre più protervi ed arroganti, sempre più guerrafondai".

· Giorgio Cremaschi (Presidente Comitato Centrale FIOM – CGIL)
· Gianni Alasia (Partigiano – Dirigente Politico e Sindacale)
· Eleonora Artesio (Consigliera Regionale Federazione della Sinistra)
· Michele Bertolino (Responsabile Rifiuti Legambiente)
· Gastone Cottino (Giurista – già Preside Giurisprudenza – Università di Torino)
· Ugo Mattei (Docente di Diritto Civile - Università di Torino – editorialista de “Il Manifesto”)
· Fulvio Perini (Coordinatore Piemontese di Lavoro e Solidarietà)
· Lele Rizzo (CSOA Askatasuna)
· Antonio Soggia (Dottore di ricerca in storia – già presidente Arcigay Torino)
· Massimo Zucchetti (Docente Impianti Nucleari Politecnico di Torino – Comitato Scienziati contro la Guerra)
· Oscar Giammarinaro(musicista-STATUTO)
· Giovanni Deidda ( musicista – STATUTO)
· Lino Sturiale (Regista)
· Pietro Passarino (Segreteria Regionale CGIL Piemonte)
· Ugo Bolognesi (Fiom CGIL - Torino)
· Brunello Mantelli (Docente Storia Contemporanea Università di Torino)
· Ugo Zamburru (Psichiatra – Arci Torino)
· Enrico Moriconi (Veterinario – Animalista – già Consigliere Regionale Verdi ed Uniti a Sinistra)
· Marilde Provera (già Deputata)
· Marco Scavino (Ricercatore di Storia Contemporanea - Università di Torino)
· Piero Gilardi (Artista)
· Stefano Alberione (Professionista - già assessore al Bilancio Città di Torino)
· Francesco D’Ursi (Cooperazione sociale Torino)
· Giorgio Marpillero (Avvocato – Giuristi Democratici Torino)
· Luigi Saragnese (Insegnante – già assessore Risorse Educative Comune di Torino)
· Lucia Delogu (Docente Scienze Politiche – Università di Torino)
· Mauro Sonzini (ANPI – Comitato Provinciale di Torino)
· Mimmo Porcaro (Saggista – Cancelliere Tribunale di Torino)
· Delfo Rafaschieri (Pensionato – già Dipendente Comune di Torino)
· Roberto Valerio (RSU Agile Torino)
· Ciro Argentino (già operaio TyssenKrupp – Associazione Legami d’Acciaio)
· Riccardo Bellofiore (Economista – Università degli Studi di Bergamo)
· Marina Loro Piana (Direttivo Regionale CGIL)
· Daniela Converso (Docente di Psicologia – Università di Torino)
· Claudio Caron (Lavoro e Solidarietà – già sottosegretario al Lavoro)
· Alfonso Natale (Insegnante – CUB Torino)
· Pino Chiezzi (Pittore)
· Raffaele Radicioni (Urbanista)
· Alessandra Algostino (Giurista – Docente Università di Torino)
· Margherita D’Amico (Traduttrice)
· Valter Zanoni (Partigiano – già Consigliere Provinciale)
· Alberto Deambrogio (già Consigliere Regionale del Piemonte)
· Elena Ferro (Segreteria Regionale CGIL del Piemonte)
· Secondo Novello (Partigiano – ANPI Barriera di Milano)
· Elana Ochse (Docente universitaria)
· Daniela Adorni (Ricercatrice universitaria)

pc 12-13 maggio - chiudere casa pound ovunque .. manifestazione a napoli

Nella giornata di ieri c’è stata una manifestazione antifascista che ha sfilato per le strade della città di Napoli, dopo gli accoltellamenti del 29 aprile scorso, quando tre studenti universitari furono aggrediti e gravemente feriti da parte di due neofascisti.

Il corteo, composto da circa un migliaio di persone, ha sfilato per le strade del quartiere di Materdei, dove circa due anni fa i fascisti di Casa Pound avevano occupato uno stabile e furono ricacciati via grazie alle mobilitazioni antifasciste.

Al termine del corteo ci sono state due vili aggressioni da parte di neofascisti in due punti diversi della città.

La prima proprio nel quartiere di Materdei, dove un esponente del Partito Democratico è stato aggredito a calci e pugni da una manciata di energumeni che gli hanno procurato ferite al volto. Il militante del Pd ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere, venti giorni di prognosi il referto.

La seconda aggressione è avvenuta in Via Foria, nel quartiere Stella, proprio a pochi passi dalla sezione de La Destra di Storace, che per l’occasione era protetta da una camionetta di poliziotti.

Uno studente medio che transitava in motorino in Via Foria è stato avvicinato da un gruppo di neofascisti mentre era fermo ad un semaforo rosso. I fascisti lo hanno aggredito con mazze e brandendo coltelli. Lo studente dopo essere stato colpito è riuscito a sfuggire all’aggressione dei fascisti che, come sempre, hanno teso un agguato in tanti contro una persona sola. Quello che avviene in questi giorni a Napoli è frutto di una complicità esplicita del Pdl di Lettieri, Cosentino e Berlusconi con gli ambienti neofascisti napoletani che si sentono ringalluzziti dalle promesse elettorali e dalla copertura che il centro destra sta fornendo loro.

Pochi giorni fa a Roma un attivista di Horus Project è stato aggredito sotto casa da sei neofascisti armati di bottiglie e mazze. Poco dopo si è scoperto che il Comune di Roma del sindaco Alemanno ha inserito in bilancio una voce di spesa di 12 milioni di euro per l’acquisto della sede di Casa Pound a Roma. Ci pare assolutamente chiaro ed esplicito il fatto che il Pdl stia sovvenzionando ed alimentando i deficienti di Casa Pound che se ne vanno in giro in tutte le città a picchiare ed accoltellare studenti.

Abbiamo assistito in questi giorni ai piagnistei di Gianni Lettieri che a poche ore dal voto non ha ancora chiarito la sua posizioni nei confronti dei nazi fascisti, mentre i suoi candidati al Comune, come Cantalamessa, esternano apprezzamenti per l’organizzazione fascista di Casa Pound. Chiediamo che Casa Pound venga sciolta ed aderiamo alla campagna nazionale lanciata dopo le aggressioni romane dei giorni scorsi. Siamo certi che la Napoli antifascista saprà impedire che questi signori vadano al governo della città e che possano scorazzare per le strade restando impuniti.



Collettivo Sud Ribelle

Laboratorio Insurgencia

Z.E.R.O. 81

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pc 12-13 maggio - arresti per chi si ribella nel CIE a Torino

CIE Torino, due arresti per sommossa febbraio
provincia di torino | migrazioni e antirazzismo | notizie venerd� 13 maggio, 2011 20:49 by antira

dopo diverse settimane di pressioni di vario tipo a carico dei reclusi alla ricerca di delazioni, stamattina la polizia ha arrestato due reclusi del CIE di Torino per la rivolta di fine febbraio con l'incendio dell'area gialla, a quanto pare sulla base delle videoregistrazioni (ma perchè ci hanno messo così tanto a visionarle?)

gli arrestati sono alle Vallette

giunti a lampedusa a gennaio e da allora rinchiusi al centro, entrambi nelle ultime settimane avevano messo in atto scioperi della fame e autolesioni per ottenere la libertà

si invita a scrivere in carcere per mostrare solidarietà a chi lotta nei CIE, responsabili o no che siano dell'incendio che viene loro attribuito

HAMDI FARJALLAH

LOTFI BABICHA

C.C. VIA PIANEZZA 300

10151 TORINO

sempre nella giornata di oggi tre reclusi dell'area rossa sono stati liberati

pc 12-13 maggio - operaio spostato alla fiat Sata .. sciopero immediato


MELFI (POTENZA) – La Fiom-Cgil ha proclamato uno sciopero nel reparto dei carrellisti dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat in segno di protesta «contro lo spostamento, deciso in maniera unilaterale dall’azienda, di un operaio al reparto montaggio». Lo ha reso noto il segretario regionale dei metalmeccanici della Cgil, Emanuele De Nicola, sottolineando che «si tratta di una nuova decisione arrogante dell’azienda che colpisce un ex delegato della Fiom. I lavoratori del secondo turno hanno deciso di convocare per le ore 20 un’assemblea nella quale sceglieranno se attuare nuove azioni di protesta».

pc 12-13 maggio - rivolta degli immigrati al Cara di Bari


Immigrati occupano i binari cancellati 25 treni regionali
Gli ospiti del Cara di Bari hanno protestano in mattinata occupando i binari della Ferrovia dello Stato all'altezza di Bari Palese. "Vogliamo delle risposte sulle richieste avanzate cinque mesi fa". Disagi nella circolazione ferroviaria: cancellati 25 treni regionali. La circolazione è ripresa dopo le 14

LE MOTIVAZIONI - Circa 150 immigrati quasi tutti di nazionalità africana hanno protestano in seguito alla bocciatura delle loro richieste di asilo che avrebbero ricevuto ieri dalla Commissione ministeriale competente. "Vogliamo sapere la verità sulle nostre richieste, altrimenti non andremo via da qui - spiegano - anche perchè molti di noi, dopo cinque mesi di attesa nel Cara, ieri hanno scoperto che devono tornarsene a casa: ci auguriamo che la nostra protesta si estenda". I migranti mostrano cartelloni con le scritte "Documents ora", "Go away" e "Non vogliamo rilasciare le impronte digitali, ma vogliamo i nostri documenti"'.

SOSTENITORI DELLA PROTESTA - L'occupazione dei binari ferroviari alle porte di Bari da parte dei migranti cui è stato rifiutato l'asilo politico in Italia è "la logica conseguenza della esasperazione dovuta alla incapacità delle istituzioni nel dare risposte chiare e precise, e delle politiche razziste e xenofobe dei nostri governi nazionali e locali celati da false politiche solidali". Lo afferma "Sinistra critica" per la quale la protesta "rappresenta una forma di ribellione rispetto alla repressione che tutti i migranti in Italia ed in tutta Europa subiscono quotidianamente". "Solidarizziamo con le proteste dei migranti del Cara di Bari per la libertà di circolazione, con la loro richiesta di documenti - conclude - e di una vita dignitosa".

LA PAROLA DEL PREFETTO - Interviene sulla vicenda il prefetto vicario del capoluogo pugliese Antonella Bellomo:"Abbiamo spiegato che possono fare ricorso contro il diniego e nel frattempo nessuno li manderà via dal Cara di Bari. Purtroppo - ha aggiunto - probabilmente davano per scontato che le loro richieste sarebbero state accolte: adesso le esamineremo caso per caso".

CASI DUBLINO - Un problema a parte sono i "cosiddetti casi Dublino - ha spiegato il prefetto Bellomo - che riguardano coloro che hanno presentato le domande in altri Stati europei. A Bari di "casi Dublino" ce ne sono in tutto 80, la metà dei quali proviene dalla Grecia. Per presentare i ricorsi contro il diniego, i migranti dovranno sostenere spese legali. Chi le pagherà? "Ci sono alcune associazioni - ha continuato - e anche il Comune di Bari che si sono offerti di aiutarli".
"I migranti vorrebbero tutti un permesso temporantemporaneo, come è accaduto per i tunisini, per lavorare e circolare. Ma questo può deciderlo solo il governo. Noi a Bari - ha concluso Bellomo - non abbiamo la soluzione a tutti i loro problemi".

pc 12-13 maggio - nuova rivolta dei rifiuti a napoli

Blocco e proteste a Fuorigrotta
Un blocco stradale è stato attuato all'incrocio tra via Imbriani e via Salvator Rosa, dove da giorni i cumuli di rifiuti tracimano nella sede stradale, a poche centinaia di metri dal Museo Archeologico Nazionale; secondo alcune testimonianze, ha agito un gruppetto di ragazzi incappucciati. I manifestanti, che hanno agito rapidamente, hanno rovesciato i cassonetti e sparpagliato l'immondizia lungo la strada. Tre persone sono state fermate.

Inevitabile il blocco della circolazione protrattosi per circa 30-40 minuti. Il blocco è stato poi rimosso dai militari e dalla polizia.
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alla Riviera di Chiaia: tre donne e quattro ragazzi che tengono la città sotto scacco. Quattro ore da incubo, perché riescono a bloccare la città. Spargono l’immondizia al centro della Riviera di Chiaia, altezza via San Filippo, rovesciano tre cassonetti, in pochi minuti alzano una barricata di immondizia nel cuore di Napoli. In un punto nevralgico. La città spezzata in due, l’ingorgo che si estende fino al tunnel della Vittoria.

Dopo il blitz, le donne ritornano a casa, verso Santa Maria in Portico. Lasciano la strada invasa, c’è una puzza insopportabile sotto il sole rovente di mezzogiorno. Il tappeto d’auto imbottigliate è sempre più esteso, ma nessuno arriva a sbloccare la situazione.
Quaranta i roghi accesi la notte scorsa, la zona più colpita è Fuorigrotta. Cassonetti in fiamme anche a piazza Garibaldi e auto distrutte, una in via Bracco, proprio sotto casa del sindaco Iervolino.
Intanto arrivano i conti quotidiani.tra la città e la provincia ieri alle 18, secondo l’ufficio Flussi della Regione. Alla stessa ora, l’Asìa ha scaricato 106 automezzi per un totale di 1.202 tonnellate. A terra restano ancora 3.200 tonnellate secondo Asìa, 2.550 secondo l’assessore all’Igiene del Comune Paolo Giacomelli.

pc 12-13 maggio - contestato berlusconi a napoli



da repubblica

Un gruppo di circa 150 aderenti ai centri sociali, ai "comitati antidiscarica" di Chiaiano e di militanti di sinistra ha presidiato l'ingresso della Mostra d'Oltremare prima e durante la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pdl con il premier Berlusconi. I manifestanti avevano aperto un grande striscione con la scritta "Respingiamo Berlusconi" e l'immagine di un operaio con un cappello sormontato da una stella rossa che colpisce con un calcio il premier. E' stato anche acceso un fumogeno. A fronteggiarli uno schieramento di alcune decine di agenti del Reparto mobile e di carabinieri, che dopo qualche minuto hanno fatto ripiegare lo striscione.

L'accesso alla manifestazione è stato a lungo reso difficile dalla presenza dei contestatori: i simpatizzanti del Pdl hanno avuto accesso attraverso uno strettissimo passaggio tra cori e insulti. Il traffico in piazzale Tecchio e viale Kennedy è rimasto paralizzato ed il flusso di auto e pullmann diretti alla manifestazione è avvenuto con grande lentezza.

Le forze dell'ordine hanno fatto arretrare di qualche metro i manifestanti, che in un primo momento premevano sul cancello d'ingresso. Le auto che entravano attraverso il corridoio creato dalle forze dell'ordine venivano accolte da cori di "vergogna, vergogna" ed insulti. Al gruppo di manifestanti si è poi unito un gruppetto di operai della Fincantieri di Castellammare di Stabia.

Momenti di tensione anche quando dalla folla all'interno della Mostra sono partiti dei fischi e grida 'fuori-fuori' rivolte ad una signora che contestava il premier e che aveva in mano un cartello con su scritto "Non sono comunista, sono una persona normale, ma non mi rappresenti". La signora è stata fischiata e poi presa dalla sicurezza, strattonata e trascinata fuori con la forza dal padiglione, mentre cameraman e fotografi riprendevano la scena

mercoledì 11 maggio 2011

pc 11 maggio - grecia allo sciopero generale torna la rivolta delle masse greche

GRECIA
Sciopero generale contro il piano Ue
Disordini tra manifestanti e polizia
Migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il piano di austerità imposto da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale per cercare di risolvere la grave crisi del Paese

ATENE - Giornata di sciopero generale oggi in Grecia, dove migliaia di cittadini hanno manifestato contro le misure di austerità e le privatizzazioni decise dal governo socialista che cerca di ottenere un nuovo aiuto internazionale per evitare una ristrutturazione del debito greco. Migliaia di manifestanti, diecimila secondo la polizia, sono scesi in piazza ad Atene contro i sacrifici imposti alla nazione su appello delle centrali sindacali: Gsee per il privato, Adedy per i funzionari e il fronte sindacale comunista Pame.

Alcuni incidenti sono stati registrati in occasione dell'arrivo del corteo, con roghi e sassaiole seguiti da lanci di granate stordenti e gas lacrimogeni da parte della polizia su gruppi di giovani manifestanti.
I sindacati protestano contro un inasprimento della cura di austerità, abbinato a un'intensificazione delle privatizzazioni (50 miliardi di euro entro il 2015), un piano che è attualmente valutato e discusso con i rappresentanti dei mutuanti del paese (zona euro e fmi), presenti ad Atene.

pc 11 maggio Francia: Stato palestinese ma fine diritto ritorno

dal sito Nena News




Sarebbe questa la proposta che, secondo il giornale al Quds al Arabi, avrebbe fatto Sarkozy a Netanyahu. I palestinesi dovranno anche riconoscere il carattere ebraico dello Stato di Israele.
Roma, 10 maggio 2011, Nena News – Stato palestinese indipendente nei Territori occupati, con capitale Gerusalemme Est, in cambio della rinuncia definitiva dei palestinesi al diritto al ritorno nella loro terra d’origine per i profughi del 1948 e riconoscimento del carattere ebraico dello Stato di Israele. Ai profughi verrebbe permesso soltanto di trasferirsi nei territori del futuro Stato di Palestina. E’ questa la proposta che, secondo quanto riferisce oggi il quotidiano al Quds el Arabi, avrebbe fatto il presidente francese Nicolas Sarkozy al premier israeliano Benyamin Netanyahu che nei giorni scorsi era in visita ufficiale a Parigi. Il giornale aggiunge che Sarkozy ha suggerito inoltre l’organizzazione di una conferenza di pace israelo-palestinese da tenere in Francia e sottolinea che è la prima volta che Parigi accoglie l’idea del riconoscimento del carattere ebraico di Israele.
Quest’ultimo punto rappresenta una delle richieste «irrinunciabili» che gli ultimi governi israeliani hanno presentato alla controparte palestinese. Si tratta di una questione molto delicata per i leader palestinesi di qualsiasi colore ed orientamento politico. Riconoscere Israele quale Stato degli ebrei, finirebbe per sancire una sorta di cittadinanza israeliana di serie A e di serie B, tra ebrei e non ebrei, a danno della minoranza palestinese (non tanto esigua, oltre un milione e mezzo sui 7.7 milioni di abitanti del paese). Vorrebbe anche dire rinunciare automaticamente al diritto al ritorno per i profughi ed i loro discendenti (oltre 4 milioni) che vennero cacciati via dalla Palestina o fuggirono nei paesi vicini durante la guerra del 1948 successiva alla nascita dello Stato di Israele.
Intanto il presidente dell’Anp Abu Mazen, facendo un passo all’indietro, ha detto ieri ad una delegazione di americani ebrei che i palestinesi sono pronti a rinunciare alla dichiarazione unilaterale di indipendenza, il prossimo settembre alle Nazioni Unite, se il governo israeliano tornerà al tavolo delle trattative, rinunciando alla costruzione delle colonie ebraiche in Cisgiordania e Gerusalemme Est. Da parte sua Yasser Abed Rabbo, il segretario del Comitato esecutivo dell’Olp, ha accolto con soddisfazione quella che definisce «la nuova posizione di Hamas», emersa con la firma dell’accordo di riconciliazione con Fatah avvenuta lo scorso 4 maggio al Cairo. A suo dire il movimento islamico si starebbe «avvicinando a grandi passi» alle linee guida dell’Olp nel quale gli islamisti palestinesi dovrebbe entrare nei prossimi mesi. Hamas non ha commentato queste dichiarazioni.

pc 11 maggio - Mantovano a Bologna rivendica l'attività repressiva contro chi contrasta il suo governo di corrotti, razzisti, fascisti



Mentre la destra apertamente neofascista è scesa in campo in quest'ultimi giorni di campagna elettorale con aggressioni e accoltellamenti (ieri gli antifascisti di Bologna hanno contestato il comizio del boia Fiore, protetto da un cordone di polizia, a sostegno della candidata sindaco Elisabetta Avanzi in piazza Galvani. Uno striscione gli ricordava: “Fiore, prova anche tu, guarda il mondo a testa in giù. Piazzale Loreto”), allo stesso tempo si è dispiegata l'azione repressiva dello stato con montature contro studenti, compagni, anarchici a Bologna e Firenze in particolare, oltre alle denunce.
Il governo moderno fascista, nella persona del sottosegretario agli Interni Mantovano presente a Bologna per la campagna elettorale, ribadisce il pugno di ferro contro le contestazioni:
«La risposta a chi pratica la violenza e punta a non fare esprimere gli altri non può che essere il contrasto fatto di indagini e di seguiti giudiziari».
«Quando si supera il confine del dissenso legittimo, la risposta non può non essere il contrasto». «Per queste cose però bisogna essere in due nel senso che alle indagini di polizia deve seguire un’attività giudiziaria». Mantovano evoca, pur senza citarla, anche la finalità eversiva. «Se le intimidazioni si ripetono di frequenze contro esponenti di Governo allora dietro c’è un disegno - avverte Mantovano - e si possono anche chiudere le sedi dei centri sociali se si riconosce che sono usate per altri scopi. La fase del giustificazionismo per i compagni che sbagliano è superata da tempo», conclude.

pc 11 maggio - Francia stop al processo contro i quattro di secours rouge


in francese in via di traduzione

Stop! Pas de procès contre les 4 du Secours Rouge


1. Une affaire qui commence secrètement

Le 12 février 2007, des dizaines de militants communistes, syndicalistes et antifascistes sont arrêtés dans plusieurs villes italiennes. La police italienne enquêtait sur une organisation clandestine, le Parti Communiste Politico-Militaire, qui éditait un journal clandestin, et envisageait des attentats contre une résidence et une chaîne de télévision de Berlusconi. Parmi les milliers de documents en tout genre, la police italienne trouve, enterrées dans le potager d’un des militants italiens arrêtés, les photos de quatre membres du Secours Rouge, une organisation de solidarité avec les prisonniers révolutionnaires.
La police italienne communique secrètement l’information à la police belge. Pendant un an et demi, celle-ci va espionner les 4 et leur entourage avec des moyens inouïs : caméras cachées devant les domiciles, interception des conversations téléphoniques et des mails, filatures, check de tous les voyages à l’étranger par scanning des listes des compagnies aériennes ferroviaires et routières, examen des anciennes communications (remontant jusqu’à 2004 dans un cas !), etc.

2. Les perquisitions, les arrestations

Devant l’absence totale de résultat de cet espionnage (reconnue officiellement dans le dossier), le juge d’instruction opte pour la « fuite en avant » et ordonne une vague de perquisitions et d’arrestations. A l’aube du 5 juin 2008, les commandos antiterroristes, cagoulés et l’arme au poing, défoncent les portes et procèdent aux arrestations. Les membres du Secours Rouge, mais aussi diverses personnes de leur entourage (y compris un mineur d’âge), sont menacés avec des armes. Une membre du SR est perquisitionnée, menacée d’une arme et embarquée alors qu’elle n’est même pas inculpée. En deux jours, 7 personnes seront interpellées (dont 6 membres du SR) et 6 seront incarcérées.
La police tente de révoquer les libérations conditionnelles sous prétexte que les conditions n’ont pas été respectées, mais les Tribunaux d’application des peines lui donneront systématiquement tort. Une campagne médiatique reprend les mensonges énormes distillés par la police (« des explosifs ont été trouvés », « la renaissance des CCC » etc.). Les interrogatoires révèlent que le principal intérêt des policiers est dirigé contre les activités du Secours Rouge. Les 4 sont invités par exemple à identifier, sur photo, des personnes ayant assisté à des meetings publics du SR. Les 4 refusent, comme ils refusent de répondre aux questions des enquêteurs et de décrypter les mails, ce qui est leur droit mais qui sera tout même évoqué comme éléments à charge.

3. La solidarité, les libérations et les suites judiciaires

Le 11 juin, et alors que le mouvement de solidarité prend de l’ampleur, et que les mensonges parus dans la presse les premiers jours sont mis à nu, la Chambre du Conseil décide de trois libérations. Contre l’avis du Parquet fédéral qui a fait appel en vain: le 26 juin, Abdel, Constant et Wahoub sortent de prison. Bertrand sera libéré le 29 juillet 2008.
Mais le parquet fédéral, qui s’est déjà tristement illustré dans l’affaire DHKP-C/Bahar Kimyongur, s’acharne. Il veut un procès et des condamnations. Une chambre du Conseil doit se réunir le 11 mai pour décider si il y a lieu d’organiser un procès contre les 4 du Secours Rouge.

Contre les lois d’exceptions, le parquet fédéral et la justice de classe,
Mobilisons-nous pour l’arrêt des poursuites contre les 4 du Secours Rouge!
Rassemblement MERCREDI 11 MAI à 13h sur les marches du Palais de Justice de Bruxelles

pc 11 maggio - Thyssenkrupp.. ma quali scuse.. l'iniziativa della rete per la sicurezza sui posti di lavoro

Thyssenkrupp.. ma quali scuse.. risposta di lotta


Le scuse di confindustria per gli applausi ai padroni assassini della Thyssenkrupp fanno indignare ancora di più perchè ipocrite la nostra risposta è una campagna nazionale di lotta sulla sicurezza sui posti di lavoro a giugno che serva anche a discutere a livello di massa della sentenza thyssen e del suo significato questa campagna sarà pianificata dopo consultazione delle realtà della rete e della Thyssen nel corso del mese ma non riguarderà solo la questione thyssen, ma toccherà le questioni della morte degli immigrati sui posti di lavoro, le cisterne assassine, le conseguenze del piano marchionne e sul piano legislativo e giuridico gli effetti del processo breve sui processi del lavoro e della soppressione dei controlli tutte le realtà operaie e lavoratori, così come tutte le realtà impegnate sulla sicurezza sui posti di lavoro possono già da ore scrivere e fare proposte.

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com

pc 11 maggio - Solidarietà ai compagni di Firenze. No alla criminalizzazione delle lotte studentesche e dei movimenti sociali!

sosteniamo questa presa di posizione di una serie di realtà studentesche

la nostra posizione su queste vicende è ben nota
serve un coordinamento nazionale stabile contro la repressione
che leghi la lotta contro repressione a quella contro il fascismo e il governo del moderno fascismo

la proposta del CAIL di Palermo e red block-studenti di assemblea nazionale delle realtà del movimento studentesco per una lotta comune su questi terreni, fatta già da gennaio era ed è la risposta giusta a questa esigenza ma non è stata raccolta
pensiamo che sia ora che venga raccolta facendola caso mai a firenze
in direzione della mobilitazione contro la madre di tutte le repressioni, il g8 di genova
per questo sosteniamo anche la proposta giusta e avanzata di red block per la costruzione della scadenza di genova 2011 come scadenza comune

infine occorre ribadire che non basta sottoscrivere posizioni giuste, se a questo nelle università e nelle piazze non corrisponde una atteggiamento e linea adeguata
non è così- come criticano apertamente i compagni di redblock èalermo -per quanto riguarda il collettivo 20 luglio, che proprio su repressione e antifascismo hanno mostrato come spesso alle parole non corrispondono i fatti
sarebbe bene che su questo ci fosse un dibattito reale

proletari comunisti
11 maggio 2011


Solidarietà ai compagni di Firenze. No alla criminalizzazione delle lotte studentesche e dei movimenti sociali!
Mercoledì 11 Maggio 2011 11:13 cau .78 indagati, 22 misure cautelari, nello specifico 5 arresti domiciliari e 17 obblighi di firma. È questo il prodotto della retata realizzata il 4 maggio a Firenze. Gli attori sono Digos, Ucigos e AISI, vale a dire tutti gli apparati statali dediti più nello specifico alla repressione. I capi d’imputazione sono diversi e svariati. Il più assurdo è sicuramente quello di “associazione a delinquere”: sminuire il conflitto politico al grado di delinquenza comune è il chiaro segno della volontà delle forze della repressione.

Al centro dell’attacco c’è proprio il conflitto. In una società che si vorrebbe senza tensioni sociali, in cui tutti i soggetti istituzionali ed affini parlano di pace e armonia sociale nonostante viviamo un periodo di durissimo attacco ai diritti, alle condizioni di vita e alle prospettive future, bisogna cercare di mettere a tacere le voci e fermare i corpi di chi parla e pratica il conflitto. Ed allora colpire in primis il movimento studentesco, che è stato capace di mettere in campo durante lo scorso autunno una determinazione ed una radicalità che hanno sorpreso molti in tutta la penisola, ponendosi anche come interlocutore per lotte che trascendono gli angusti confini dei nostri atenei, può diventare una priorità.

Per essere più efficaci e per essere sicuri di riuscire ad isolare hanno preferito agitare quello che ormai è “lo spauracchio” degli anarchici”, sminuendo un’ideologia ed equiparandola a qualcosa di non ben definito, ma di fortemente pericoloso; spauracchio messo in scena dagli organi di stampa, secondo l’ormai noto canovaccio di “Sbatti il mostro in prima pagina”. Sarebbe ben più difficile suscitare un sentimento di condanna se si parlasse di giovani e giovanissimi, fra cui ci sono, ovviamente, sia anarchici che non, per lo più studenti, e se si esponessero le ragioni, le motivazioni profonde, che hanno fatto sì che per mesi, giorno dopo giorno, fossimo nelle strade e nelle piazze per contrastare la “riforma Gelmini”, il paradigma del “piano Marchionne”, la privatizzazione dell’acqua, la distruzione del welfare. In quei mesi, nelle aule universitarie e in qualunque luogo ci siamo incontrati, abbiamo provato ad immaginare traiettorie diverse, un futuro che fosse altro da quello che ci vorrebbero cucire addosso. E abbiamo provato a mettere in pratica ciò che ci dicevamo, ciò che veniva fuori dai tanti momenti di confronto e anche di scontro che abbiamo avuto l’intelligenza e la fortuna di coltivare. Con quest’operazione repressiva si vorrebbe negare la più intima essenza di tutto ciò: si colpisce a Firenze, ma il colpo è avvertito da ognuno di noi, nelle nostre lotte e nelle nostre città.

E, poiché oggi è più evidente che i movimenti che esprimono conflitto danno fastidio ai governanti di un sistema sociale in crisi, indietro non torniamo.

Solidarietà alle compagne e ai compagni di Firenze!
No alla criminalizzazione delle lotte studentesche e dei movimenti sociali!


Assemblea Permanente Sociologia (La Sapienza, Roma) - Assemblea Studenti Scienze Politiche (Milano) - Aula Flex (Napoli) - C.D.U.P Ingegneria (Napoli) - C.P.O.A Rialzo - C.S.A Asilo Politico - C.S.O.A Spartaco - Collettivo 20 Luglio (Palermo) - Collettivo Accademia In Lotta (Palermo) - Collettivo Architettura Preoccupata (Napoli) - Collettivo Aula R (Pisa) - Collettivo Autorganizzato Universitario (Napoli) - Collettivo Lavori in Corso (Tor Vergata, Roma) - Collettivo No Pasaran (Caserta) - Collettivo Politico Militanz (Cosenza) - Collettivo Politico Scienze Politiche (Firenze) - Collettivo Studentesco Cavese (Cava, Salerno) - Collettivo Studentesco Universtario (Salerno) - Collettivo Studenti in Lotta (Catanzaro) - Collettivo UniRC (Reggio Calabria) - Coordinamento studenti medi bolognesi (Bologna) - Fuj'h Accademia di Belle Arti (Napoli) - L.S.A. Assalto (Cosenza) - LINK (Napoli) - Resistenza Universitaria (Roma) - PrendoCasa (Cosenza) - Rete Studenti (Salerno) - Studenti Autorganizzati Campani (Napoli) - Studenti Comunisti (Bologna) - Studenti Federico II (Napoli)

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 11 Maggio 2011 13:12 )

pc 11 maggio: da Serraino Vulpitta a Mineo gli immigrati si ribellano

http://www.catanianotizie.it/2011051027412/immigrati-bloccano-la-catania-gela.html

Immigrati bloccano la Catania - Gela



Martedì 10 Maggio 2011 20:49


Un centinaio di immigrati del Villaggio della solidarietà di Mineo ha occupato la statale Catania-Gela per protestare contro i presunti ritardi nell'insediamento delle commissioni che dovranno riconoscere lo status di rifugiato politico ai richiedenti. Il traffico è bloccato in entrambe le direzioni di marcia e si sono formate lunghe code. Sul posto sono accorsi polizia e carabinieri. La manifestazione si è conclusa nel pomeriggio.

pc 11 maggio - GENOVA, PRIMA MASSACRATI, POI DENUNCIATI

Il 6 maggio scorso, in occasione dello sciopero generale indetto dalla Cgil, a Genova si è visto un corteo studentesco conclusosi presso la stazione ferroviaria di Genova Piazza Principe.
La cronaca degli eventi la lascio a chi era presente - vedi articolo dei giorni scorsi su questo blog - io mi limito a segnalare ai lettori ciò che è accaduto nei giorni successivi.
Notizia di oggi, mercoledì 11 maggio, è che la Digos ha denunciato - al momento, ma pare che altri provvedimenti siano in arrivo - quindici dei partecipanti a quella che avrebbe dovuto essere null'altro che un'azione dimostrativa: il blocco di circa mezz'ora della circolazione dei treni nella stazione principale di Genova; si tratta di sette esponenti dell'area anarchica, quattro di quella antagonista, e quattro del movimento studentesco.
Il fatto quanto meno curioso è che gli uomini della polizia politica, agli ordini del procuratore capo Vincenzo Scolastico, sono arrivati a notificare questi provvedimenti mettendo in relazione fatti assolutamente diversi ed indipendenti gli uni dagli altri.
Secondo i responsabili dell'ordine pubblico, dieci dei quindici denunciati sarebbero già stati segnalati per aver 'assaltato', nel gennaio scorso, la locale sede di Confindustria; si impone pertanto di segnalare, per dovere di cronaca, che il grattacielo in questione - quello nel quale erano ubicati fino a pochi anni fa gli uffici della Sip, successivamente diventata Telecom - in quell'occasione non subì alcun danno.
Secondo quanto sostengono le 'forze dell'ordine', l'obiettivo sarebbe quello di stroncare questo 'blocco' (così chiamato, evidentemente, per ricordare i black block del G8 del 2001) che sistematicamente, nelle manifestazioni di piazza, assalta o comunque crea problemi di ordine pubblico.
Certo è, però, che le cieche cariche contro ragazzini inermi non possono essere giustificate dagli atteggiamenti di una trentina di persone facilmente identificabili tramite le immagini ottenute con i supporti tecnologici abitualmente utilizzati dalla Digos durante le manifestazioni di piazza.

Genova, 11maggio 2011

pc 11 maggio - assemblea nazionale contro la guerra a roma il 15

Proletari comunisti aderisce e partecipa all'assemblea nazionale di roma

----- Original Message -----
From: "disarmiamoli.org"
To: "Cobas Taranto"
Sent: Wednesday, May 11, 2011 11:43 AM
Subject: ROMA, 15 MAGGIO ASSEMBLEA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA

www.disarmiamoli.org - info@disarmiamoli.org - 3381028120 - 3384014989

15 MAGGIO ASSEMBLEA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA
Domenica 15 maggio si terrà a Roma una assemblea nazionale No war (Ore 10.00, sala via Galilei 53, metro A Manzoni) per discutere necessità, possibilità e difficoltà nel mettere in campo iniziative contro la guerra.
Questo appuntamento nasce in continuità con la manifestazione e l'assemblea nazionale contro la guerra tenutesi a Napoli il 16 e 17 aprile scorso. Si è scelto di farla domenica 15 per facilitare chi viene da fuori Roma tenendo conto che sabato 14 ci sarà la manifestazione nazionale a sostegno della Freedom Flotilla per Gaza.

Qui di seguito il report dellassemblea di Napoli che ha funzionato come traccia di discussione per l'assemblea del 15, anche se nel frattempo occorre segnalare il passaggio alla partecipazione attiva dellItalia ai bombardamenti sulla Libia, il voto in parlamento e la difficoltà a mettere in campo iniziative significative contro la guerra, l'escalation bellicista nel Mediterraneo e intorno alle rivolte popolari in Medio Oriente.


REPORT DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA
NAPOLI, 17 APRILE 2011

Si è svolta a Napoli, nella mattinata di domenica 17 aprile, all'Università Orientale occupata, l'assemblea nazionale contro la guerra in Libia, primo momento di confronto all'interno del movimento. Più di 130 persone hanno partecipato all'iniziativa, decine e decine sono stati gli interventi di singoli e strutture, presenti compagni da circa 10 città, da Milano a Palermo.

L'assemblea si è aperta ricordando il compagno ed attivista dell'ISM, Vittorio Arrigoni, rapito ed ucciso a Gaza nelle prime ore di venerdì. Fuori al Palazzo dell'Università è stato esposto uno striscione commemorativo, e sono state ammainate le bandiere dell'Unione Europea e dell'Italia e messe al loro posto quelle della Palestina. L'impegno di Vittorio, la sua umanità, la sua ironia anche nelle situazioni più tragiche, il calore e la gioia che ha saputo comunicare a chi lo aveva conosciuto rimarranno per sempre nei nostri cuori, e ci spingeranno ad un rinnovato impegno perché non vi siano più nel mondo oppressi ed oppressori.

Gli organizzatori sono poi passati a fare un rapido bilancio della manifestazione nazionale del giorno prima. Una manifestazione che ha visto sfilare verso il comando NATO di Bagnoli oltre 3.000 persone, provenienti da diverse parti d'Italia, per contestare l'aggressione militare che da un mese sta insanguinando la Libia. La manifestazione, chiamata dall'Assemblea napoletana contro la guerra "un coordinamento di realtà autorganizzate, di collettivi studenteschi e territoriali" è stata giudicata pienamente riuscita. Nonostante il boicottaggio dei media ufficiali e l'indifferenza (se non il sabotaggio) di pezzi consistenti della sinistra istituzionale o di movimento, migliaia di persone, per lo più giovani, studenti medi e universitari, sono scesi in piazza per contestare la retorica delle
"guerre umanitari" e quella degli "interessi nazionali".
Nonostante tutte le difficoltà che i movimenti incontrano in questa fase, nonostante la confusione che questo intervento ha provocato nella sinistra, nonostante lo sbandamento di gran parte del movimento pacifista che nel 2003 era riuscito a esprimersi con forza, si è riusciti in sole due settimane a creare un appuntamento che superasse le piccole espressioni locali e individuali di contrarietà alla guerra.
Senza indugiare in trionfalismi assolutamente fuori luogo perché è innegabile che una contrarietà di massa alla guerra non si ancora espressa e che anzi le modalità di intervento bellico sono state in buona parte metabolizzate dal Paese. la lezione da trarre da questa manifestazione è evidente: se in poco tempo e con pochi mezzi alcuni collettivi di base sono riusciti a portare in piazza migliaia di persone, che cosa sarebbe successo se tutti i compagni, le realtà pacifiste etc avessero deciso di costruire anche loro questa mobilitazione?
Il valore del corteo di sabato non è stato insomma solo nell'essere l'unica alternativa al silenzio ed alla complicità, o nell'essere coerente con le passate prese di posizione, ma nell'essere dimostrazione concreta che "si poteva fare", che c'è un sentimento diffuso di contrarietà alla guerra e che se non lo si riesce a interpretare politicamente è anche per malafede, per un senso di sconfitta complessivo, per incapacità soggettive dei movimenti.

Sono quindi iniziati gli interventi delle diverse realtà politiche presenti, che sono entrati nel merito delle differenti analisi e valutazioni su quello che è successo nell'ultimo mese sia in Libia che in Italia.
Rispetto alla specificità della situazione libica, si è ricordata l'importanza del petrolio e delle royalties delle multinazionali, così come il ruolo e gli interessi di lungo corso della Francia nell'espansione dell'UE verso Sud, mentre altri hanno sottolineato come l'intervento sia legato anche ad un'esigenza di controllo delle rivolte della primavera araba. Sul "fronte interno", si è discusso della questione dei migranti e del loro "uso strumentale", nonché del restringimento delle libertà
democratiche anche in Parlamento, con interventi militari che ormai non sono oggetto né di un dibattito pubblico né di uno istituzionale, e delle ricadute delle spese militari sulle classi popolari.
Ci si è quindi interrogati sul perché non si sia creato un sentimento di sdegno forte contro questa guerra, e questo è stato imputato innanzitutto alla persistenza dell'idea di un'Unione Europea "buona", anche quando si lancia in avventure militari, di un antimperialismo che più spesso è rivolto solo contro gli Stati Uniti e non ultimo ad una sinistra di base che si è comportata come se stesse al governo. Molti interventi hanno insistito sulla necessità in questa fase storica di ragionare su scala internazionale, mettendosi quantomeno allo stesso livello politico in cui
vengono prese la maggior parte delle decisioni, quello europeo.

Vista la ricchezza del dibattito, tutti hanno convenuto che bisogna continuare il confronto e l'analisi delle varie situazioni arabe e nord africane, che hanno profonde peculiarità e differenze. Anche perché l'assemblea deve segnare un punto di partenza ed una forma pur embrionale di scambio e di coordinamento, soprattutto dopo l'incoraggiante manifestazione di sabato. Secondo gli intervenuti, bisogna continuare il lavoro di controinformazione e demistificazione nei posti di lavoro, nelle scuole, in ogni ambito sociale. Si è infine letto l'appello scritto dai compagni di Pisa in lotta contro l'Hub militare, scaturito dalla loro assemblea
antimilitarista del 16 aprile, e si è presa conoscenza con favore della loro lotta, che è parte integrante del movimento contro la guerra.

L'assemblea ha quindi deciso:

- di creare di una mailing list su cui possano viaggiare informazioni, iniziative, segnalazioni, comunicazioni.
- di convertire il sito usato per la manifestazione napoletana
www.stopwar.altervista.org in sito contro la guerra in Libia, per propagandare
analisi, iniziative etc. I compagni che se ne occuperanno sono quelli del CAU, a cui però vanno segnalate eventuali iniziative, rassegna stampa, articoli di approfondimento¦
- di rivedersi il 15 maggio a Roma, per un nuovo incontro sulla guerra in Libia, per fare il punto della situazione ed immaginare qualche nuova iniziativa coordinata.

Nel frattempo, ogni realtà deciderà se e come partecipare alle seguenti date:

- Manifestazione nazionale di sostegno alla Freedom Flottilla, 14 maggio a Roma
- Giornata nazionale di lotta presso il campo di Manduria, intorno al 18-19 giugno.

pc 11 maggio - Fincantieri Palermo, davanti alla crisi la ristrutturazione dei bacini venga fatta dagli operai stessi

La Fincantieri ha deciso la chiusura del cantiere navale di Ancona dopo 170 anni di attività e questo è l’ultimo colpo in ordine di tempo agli operai che conferma tutto quello che denunciamo da tempo: c’è da parte dell’azienda “guidata” dall’attuale amministratore delegato Bono, una volontà, coperta e mascherata dalla crisi in atto, di ridimensionare, ristrutturare tutta l’attività di costruzione riparazione e trasformazione navale a scapito degli operai, che vengono costantemente da anni sostituiti a più riprese e in diversi modi da operai delle ditte esterne notoriamente meno capaci di difendere i propri diritti sindacali e di sicurezza sul lavoro… un’azienda portata progressivamente all’obsolescenza strutturale, tecnica e tecnologica di cui poi si lamenta l’inefficienza, mentre allo stesso tempo in modo schizofrenico da un lato si vantano, ad ogni varo di una nuova nave, le capacità delle “maestranze” e dall’altro li si denigra dicendo che c’è un alto tasso di assenteismo ecc. ecc.

Nello stabilimento di Castellammare di Stabia tutti gli operai sono in cassa integrazione e di nuove commesse nemmeno a parlarne e vista la situazione a Palermo dove attualmente lavorano circa 500 operai (quasi tutti in cassa integrazione) e circa altrettanti nell’indotto (ma tutti in cassa integrazione), sembra quasi senza senso la notizia che conferma l’impegno della Regione Siciliana che per voce del suo assessore all’industria Venturi dice: “Ritengo… che se i tempi saranno rispettati, entro la fine di settembre potranno cominciare i lavori di ristrutturazione dei bacini sia di Palermo che di Trapani”. E che “La Regione ha più volte dimostrato con i fatti di credere nel progetto di rilancio dei cantieri navali di Palermo, uno dei siti storici della cantieristica navale italiana e impianto strategico per la sua posizione al centro del Mediterraneo. Abbiamo firmato un protocollo con Fincantieri comune e autorità portuale con i quali abbiamo ribadito la nostra volontà di investire sui cantieri navali palermitani e abbiamo messo sul piatto risorse economiche pari a 65 milioni per la ristrutturazione dei bacini. È giusto che anche l’azienda Fincantieri, metta in atto tutte le iniziative per utilizzare la meglio il sito palermitano e i suoi lavoratori, altamente specializzati e la cui qualità produttiva è già riconosciuta e apprezzata.”

Innanzi tutto la Regione arriva tardi a questo impegno, ma soprattutto non fa nulla di concreto per costringere la Fincantieri, ricordiamo che è di proprietà pubblica!, a fare sul serio, ad avere un piano industriale credibile e fattibile, per non parlare dei sindacati confederali che a parte le chiacchiere continuano anche in questo caso a vivacchiare a spese degli operai…

In tutto questo c’è l’assurdità che l’appalto per la ristrutturazione dei bacini che darebbe lavoro agli stessi operai dei cantieri navali per almeno due anni potrebbe essere vinto da un’azienda diversa da Fincantieri!

Una richiesta immediata è quindi quella di chiedere che l’assegnazione dei lavori venga fatta in house come ha fatto l’assessore Venturi per l’elaborazione della progettazione per la ristrutturazione dei bacini.

pc 11 maggio - I "costi" della guerra e la "Difesa" del presidente Napolitano

In occasione dell’assassinio di Bin Laden il sole 24 ore ha dedicato diversi articoli ai costi della “caccia al terrorista” sia da parte degli Usa che da parte dei governi italiani, da Prodi a Berlusconi.

Nell’articolo sull’Italia del 3 maggio dal titolo “Per l'Italia a Kabul impegno di tre miliardi” non si parla dei morti, centinaia di migliaia di civili, causati dalle guerre di cui l’esercito, e il governo, italiano sono corresponsabili. Si dice invece che “in poco meno di 10 anni, all’Italia, la minaccia di Osama Bin Laden è costata oltre tre miliardi di euro. È la somma dei costi delle nostre missioni militari in Afghanistan: 3.354.944.182 euro, per l'esattezza...”.

L’uso della parola minaccia serve all’articolista naturalmente per rappresentare come necessaria la spesa e infatti aggiunge che “Si tratta di fondi che lo Stato ha dovuto sborsare…” ha dovuto, e perché? Perché sono i “costi” di uno Stato imperialista che fa le guerre per difendere gli interessi dei padroni del paese!


“Negli anni l'impiego delle forze italiane è stato sempre più importante e ha coinvolto tutte le forze armate: Marina e Aeronautica, Esercito, Arma dei Carabinieri, persino la Guardia di Finanza. E la Croce Rossa, com'era ovvio. I fondi sono stati sempre in costante aumento: è per questo che oggi, per contenere le uscite, si ipotizza il rientro dei nostri soldati da altre missioni, come il Libano, considerate meno strategiche. Ma sarebbe un segnale di debolezza sul piano internazionale e, per ora, c'è stato un ridimensionamento graduale su alcuni teatri di guerra meno esposti.”

Il fatto che si definisca ovvio che la croce rossa partecipi a queste operazioni dice solo che la militarizzazione di ogni aspetto della società si considera normale! “Non va dimenticato”, infatti, continua il giornalista, “poi, che la lotta al terrorismo ha portato a un impegno sempre più intenso dei militari anche in Italia, con la sorveglianza degli obiettivi sensibili.” E naturalmente per il giornale dei padroni abbandonare alcune di queste missioni significherebbe dare un segnale di debolezza a livello internazionale! E cioè non potersi sedere a quei “tavoli importanti” con le altre potenze dove si decide di volta in volta come spartirsi gli affari che si fanno sui corpi dei morti e le devastazioni ambientali facendo ogni volta carta straccia di tutte le leggi e le convenzioni internazionali.

E nonostante tutte le crisi economiche, motivo per cui i governi ammoniscono che non ci sono soldi per le necessità sociali, “dal 2004 la missione Isaf (International security assistance force) comincia a far lievitare i costi per l'impegno italiano: siamo già oltre i 100 milioni l'anno e si cominciano a fare stanziamento semestrali, per tenere meglio a bada le spese. Saliranno e di molto, invece. Nel 2008, infatti, si arriva a circa 350 milioni; l'anno dopo si va oltre i 570 milioni. Nel 2010 gli oneri ammontano a 705 milioni. E quest'anno, per i primi sei mesi d'impegno, abbiamo già previsto 398 milioni”.

Ma visto che la crisi perdura bisogna tagliare o non tagliare? A questa domanda l’articolista risponde che c’è una certa ambiguità generale nelle posizioni, ma che a mettere in chiaro le cose ci ha pensato lo stesso presidente Napolitano dicendo che “sì, è necessario razionalizzare e adeguare alle nuove esigenze il sistema della Difesa. Con una riduzione, per esempio, del modello complessivo da 190mila a 177mila unità. Ma è fondamentale, ha ricordato Napolitano, considerare «una priorità strategica» la nostra presenza militare all'estero.” A parte la ridicola riduzione di unità militari, il presidente Napolitano conferma la propria posizione guerrafondaia, dicendo che “la nostra presenza militare all’estero è una priorità strategica”, garantendo, come ha fatto a proposito della guerra contro la Libia, l’attuale governo in carica anche su questo punto.


Durante lo sciopero del 6 maggio alcuni di questi articoli sono stati esposti da diversi lavoratori contro la guerra…

martedì 10 maggio 2011

pc 10 maggio - manifestazione contro Chavez

pc 10 maggio - le bestie imperialiste Nato impegnate nella guerra in Libia, lasciano morire i profughi in fuga

«Siamo sopravvissuti in nove. Tutti gli altri sono morti uno dopo l'altro, sotto ai nostri occhi». Cominciava così il racconto del nostro Stefano Liberti dell’odissea di 72 migranti partiti il 25 marzo scorso dalle coste libiche e andati alla deriva per 15 giorni. «Ci è finito il carburante. Abbiamo cominciato ad andare alla deriva. Eravamo in 72, siamo rimasti in nove. Abbiamo vagato in mare per 15 giorni», spiegò un migrante eritreo al giornalista, ripetendo i numeri del dramma: «72 passeggeri, nove sopravvissuti, 15 giorni». Morti di fame e di sete senza essere soccorsi dalle navi della Nato schierate «a protezione dei civili» lungo le coste della Libia. Anzi, «a un certo punto si è alzato in volo un elicottero che ha cominciato a volteggiare sopra la nostra barca. Ci hanno tirato dell'acqua da bere e sono andati via». Ieri la notizia è stata pubblicata dal quotidiano inglese The Guardian, e immediatamente è rimbalzata sui siti di mezzo mondo, costringendo la Nato a difendersi e smentire. Nel frattempo, tutte le richieste di aprire un corridoio umanitario (avanzate anche dal manifesto) nel Mediterraneo per consentire ai profughi il diritto di fuga sono cadute nel vuoto. Da qui le nostre domande: scaricati da Gheddafi e/o dall’Europa? Guerra umanitaria o senza umanità?

pc 10 maggio - Siria.. chi c'è dietro la protesta? ancora un articolo che vede solo l'azione imperialista e non la rivolta delle masse

mai che questi analisti si chiedono
chi c'è davanti la protesta , chi viene ucciso dalle truppe del regime siriano

comunque è utile leggerlo

Siria: chi c'è dietro il movimento di protesta?
Indymedia Lombardia , 08.05.2011 14:09




Michel Chossudovsky
La fabbricazione del pretesto per un "intervento umanitario" di USA/NATO
Ci sono evidenze di gravi manipolazioni da parte dei media e di falsificazioni fin dall'inizio del movimento di protesta nel sud della Siria a partire dal 17 marzo.
I media occidentali hanno presentato gli avvenimenti in Siria, come parte del più ampio movimento arabo di protesta pro-democrazia, diffusosi spontaneamente dalla Tunisia, all'Egitto, dalla Libia alla Siria.
La copertura mediatica è concentrata sulla polizia siriana e sulle forze armate, che sono accusate di sparare e uccidere indiscriminatamente manifestanti disarmati a favore della democrazia. Se queste sparatorie da parte della polizia si sono effettivamente verificate, i media non hanno però menzionato che tra i manifestanti c'erano uomini armati e cecchini che sparavano sia alle forze di sicurezza che ai manifestanti.....

Le cifre relative ai morti presentate nelle relazioni sono spesso prive di fondamento. Molti documenti sono " secondo quanto riportato dai testimoni". Le immagini e i filmati dei video in onda su Al Jazeera e CNN non sempre corrispondono agli eventi che vengono descritti nelle notizie.
Ci sono certamente dei motivi per le tensioni sociali e le proteste di massa in Siria: la disoccupazione è aumentata negli anni recenti, le condizioni sociali si sono deteriorate, soprattutto dopo l'approvazione nel 2006 di ampie riforme economiche sotto la guida del FMI. La "medicina economica" del Fondo Monetario Internazionale comprende le misure di austerità, il congelamento dei salari, la deregolamentazione del sistema finanziario, la riforma del commercio e le privatizzazioni (http://www.imf.org/external/np/ms/2006/051406.htm 2006)
[...] a differenza di Egitto e Tunisia, in Siria vi è un notevole sostegno popolare per il presidente Bashar Al Assad. La grande manifestazione a Damasco del 29 marzo, " con decine di migliaia di tifosi" (Reuters) del presidente Al Assad è stata appena accennata. Eppure, con un'incredibile capovolta, le immagini e i video di diversi eventi filo-governativi sono stati usati dai media occidentali per convincere l'opinione pubblica internazionale che il presidente era di fronte a manifestazioni di massa contro il governo.
"L'epicentro" del movimento di protesta. Daraa: una piccola città di confine nel sud della Siria
Qual è la natura del movimento di protesta? Da quali settori della società siriana si emana? Cosa ha provocato la violenza?
Qual è la causa delle morti?
L'esistenza di una insurrezione organizzata composta da bande armate coinvolte in atti di omicidio e incendio doloso è stato respinta dai media occidentali, nonostante le evidenze.
Le manifestazioni non sono iniziate a Damasco, capitale della nazione. Innanzitutto, le proteste non si sono concretizzate in un movimento di massa dei cittadini nella capitale della Siria.
Le manifestazioni sono iniziate a Daraa, una piccola città di 75.000 abitanti, presso il confine fra Siria e Giordania, anziché a Damasco o ad Aleppo, dove si trova la base dell'opposizione politica organizzata e dei movimenti sociali. [...]
Secondo quanto riportato da Associated Press (citando anonimi "testimoni" e "attivisti") le proteste nei primi tempi a Daraa sono così descritte:
La violenza a Daraa, una città di circa 300.000 abitanti vicino al confine con la Giordania, è diventata rapidamente una grande sfida per il presidente Bashar Assad, .... la polizia siriana ha lanciato mercoledì un attacco implacabile in un quartiere rifugio dei manifestanti anti-governativi [Daraa], colpendone fatalmente almeno 15, in un'operazione iniziata prima dell'alba, secondo quanto hanno detto dei testimoni.
Almeno sei persone sono state uccise durante l'attacco al mattino contro la moschea al-Omari nella città agricola meridionale di Daraa, dove i manifestanti sono scesi in piazza per le riforme e le libertà politiche, secondo quanto affermato da testimoni. Un attivista in contatto con alcuni a Daraa ha detto che la polizia ha sparato ad altre tre persone che stavano protestando nel centro della città di epoca romana dopo il crepuscolo. Sei corpi sono stati trovati più tardi nella giornata, in base a quanto ha riportato l'attivista.
Mentre le vittime aumentano, la gente dai villaggi vicini di Inkhil, Jasim, dal villaggio di Khirbet Ghazaleh e al-Harrah hanno tentato di marciare nella notte di mercoledì verso Daraa, ma le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco mentre si avvicinavano, racconta l'attivista. Non è stato immediatamente chiaro se ci fossero più morti o feriti. (AP, 23 marzo 2011)
La relazione AP gonfia i numeri: Daraa si presenta come una città di 300.000 abitanti, mentre in realtà la sua popolazione è di 75.000, mentre i "manifestanti si sono riuniti a migliaia" e le "vittime sono aumentate". [...]
Notizie israeliane e libanesi (che ammettono la morte di agenti di polizia) forniscono un quadro più chiaro di quello che è successo il 17 e 18 marzo a Daraa. La Israel National News Report (che non può essere accusata di parzialità a favore di Damasco), ha dato notizia di questi stessi eventi come segue:
Sette agenti di polizia e almeno quattro manifestanti in Siria sono stati uccisi in continui violenti scontri scoppiati nella città meridionale di Daraa lo scorso giovedi.
.... Venerdì la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti armati, uccidendo quattro persone e ferendone ben altre 100. Secondo un testimone, che ha parlato alla stampa in condizioni di anonimato, "Hanno usato subito munizioni vere - nessun lancio di gas o di qualsiasi altra cosa."
.... Con un inaspettato gesto destinato ad alleviare le tensioni, il governo ha offerto di rilasciare gli studenti detenuti, ma sette agenti di polizia sono stati uccisi e la sede del partito Baath e il palazzo di giustizia sono stati bruciati, durante le nuove violenze di domenica. (Gavriel Queenann, Siria: sette poliziotti uccisi, Edifici dati al rogo durante le proteste, Israel National News, Arutz Sheva, 21 marzo 2011)
Le news libanesi, citando varie fonti, riconoscono anche l'uccisione di sette poliziotti a Dara'a: Sono stati uccisi "durante gli scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti" ... "Sono stati uccisi cercando di allontanare i manifestanti durante la manifestazione a Dara'a"
Secondo il report libanese di Ya Libnan, che cita Al Jazeera, i manifestanti avevano "bruciato il quartier generale del partito Baath e il palazzo del governo a Dara'a"
Le notizie degli eventi a Dara'a confermano quanto segue:
1. Questa non era una "protesta pacifica", come sostenuto dai media occidentali. Molti dei "manifestanti" avevano armi da fuoco e li stavano utilizzando contro la polizia: "La polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti armati uccidendone quattro".
2. Dal numero delle vittime iniziale (Israel News), c'erano più poliziotti che manifestanti uccisi [...].Secondo i media siriani, vi erano anche cecchini sui tetti che stavano sparando sia alla polizia che ai manifestanti.
Ciò che è chiaro da questi rapporti iniziali è che molti dei manifestanti non erano tali, bensì terroristi impegnati in atti premeditati di uccisioni e di incendi dolosi. [...]
Il "movimento di protesta" a Dara'a del 18 marzo aveva tutte le apparenze di un evento organizzato, con ogni probabilità, con il sostegno segreto del Mossad e/o dell'intelligence occidentale. Fonti governative evidenziano il ruolo di gruppi radicali salafiti (sostenuti da Israele).
Altre notizie evidenziano il ruolo dell'Arabia Saudita nel finanziamento del movimento di protesta.
[...] Non ci sono prove concrete che dietro i terroristi ci siano organizzazioni islamiche e il governo non ha rilasciato informazioni utili a corroborare chi sono questi gruppi.
Sia la Fratellanza Musulmana siriana (la cui leadership è in esilio in Gran Bretagna) che l'Hizb ut-Tahrir (Partito della Liberazione), tra gli altri, hanno sostenuto il movimento di protesta. L'Hizb ut Tahir (guidato nel 1980 dal siriano Omar Bakri Muhammad) tende a "dominare la scena britannica islamista", secondo gli affari esteri. L'Hizb ut Tahir è anche considerato di importanza strategica in Gran Bretagna, per i servizi segreti dell'MI6, nel perseguimento degli interessi anglo-americani in Medio Oriente e Asia Centrale.
La Siria è un paese laico arabo, una società basata sulla tolleranza religiosa, dove musulmani e cristiani hanno vissuto per diversi secoli in pace. L'Hizb ut-Tahrir (Partito della Liberazione) è un movimento politico radicale impegnato nella creazione di un califfato islamico. In Siria, il suo obiettivo dichiarato è quello di destabilizzare lo Stato laico.
Dalla fine della guerra sovietico-afgana, le agenzie di intelligence occidentali e il Mossad israeliano hanno costantemente utilizzato varie organizzazioni terroristiche islamiche per "attività di intelligence". Sia Washington che il suo indefettibile alleato britannico hanno fornito sostegno segreto ai "terroristi islamici " in Afghanistan, Bosnia, Kosovo, Libia, ecc... come mezzo per innescare conflitti etnici, violenza e instabilità politica.
Il movimento di protesta organizzato in Siria è modellato sulla Libia. L'insurrezione in Libia orientale è integrata dal Gruppo combattente islamico libico (LIFG) che è supportato da MI6 e CIA. L'obiettivo finale del movimento di protesta della Siria, attraverso le menzogne e gli artifici dei mediai, è quello di creare divisioni all'interno della società siriana e giustificare un eventuale "intervento umanitario ".
Insurrezione armata in Siria

[...]Il 27 aprile la Russia e la Cina hanno evidentemente impedito che gli USA ei loro alleati della NATO imponessero un equivalente della risoluzione 1973 contro la Siria nel Consiglio di Sicurezza, con il vice ambasciatore russo alle Nazioni Unite Alexander Pankin che ha affermato che la situazione attuale in Siria "non presenta minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale ". La Siria è l'ultima vera partner della Russia nel Mediterraneo e nel mondo arabo e ospita una delle due basi navali russe all'estero, a Tartus. (L'altra è in Crimea, in Ucraina).
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Che cosa ci attende?
La prospettiva a lungo termine della politica estera degli Stati Uniti è il "cambiamento di regime" e la destabilizzazione della Siria come Stato-nazione indipendente, attraverso un processo coperto di "democratizzazione" o con mezzi militari.
La Siria è sulla lista degli "stati canaglia", obiettivi per un intervento militare degli Stati Uniti. Come confermato dall' ex comandante generale della NATO Wesley Clark, "il piano quinquennale di campagna [include] ... un totale di sette paesi, a partire dall'Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan" (dichiarazione ufficiale del Pentagono, rilasciata dal generale Wesley Clark).
L'obiettivo è quello di indebolire le strutture dello Stato, giustificando un eventuale "intervento umanitario" sponsorizzato dall'Onu. Tale intervento, in prima istanza, potrebbe assumere la forma di un embargo rafforzato sul paese (comprese le sanzioni), nonché il congelamento dei beni siriani nelle banche e nelle istituzioni finanziarie estere.
Mentre un intervento militare USA-NATO nel futuro immediato sembra altamente improbabile, la Siria è comunque sulla tabella di marcia militare del Pentagono; questo vale a dire che una eventuale guerra contro la Siria è stata prevista sia da Washington che da Tel Aviv.
Se dovesse accadere, in futuro, essa porterebbe a una escalation. Israele sarebbe inevitabilmente coinvolto. E gli scontri infiammerebbero tutta la regione Medio Orientale dell'Asia centrale, dal Mediterraneo orientale al confine cinese-afghano.
Per il Bene comune