martedì 31 maggio 2011
pc 31 maggio - dal MFPR: IL CIARPAME POLITICO HA AVUTO UNA PRIMA GROSSA BATOSTA...
Le donne salutano con soddisfazione il pesante colpo subito dal porco fascista Berlusconi a Napoli e Milano!
Il “ciarpame politico” ha avuto una prima grossa batosta dal voto delle masse e le donne hanno contribuito in maniera rilevante a darla.
Ora dobbiamo far cadere il suo governo, subito, non dobbiamo aspettare altre elezioni.
Dobbiamo riprendere a scendere in piazza; è la continuazione della rivolta di dignità del 13 febbraio e 8 marzo e il vento liberatorio di partecipazione di massa e di vera democrazia che c’è stato a Milano e a Napoli che dobbiamo portare avanti.
Perché non è solo un cambio di governo dei padroni che vogliamo.
Il PD, i parlamentari, le parlamentari di “sinistra” non sono l’alternativa che ci serve; potevano cacciare già Berlusconi e non l’hanno fatto; hanno troppo tardi e in maniera troppo flebile elevato denuncie contro l’osceno vomito che Berlusconi ha buttato sulle donne e il marciume sessista che ha elevato a sistema di potere, dopo che per mesi lo avevano relegato a “fatto privato”; e anche quando hanno chiamato le donne a febbraio a scendere in piazza le hanno subito “rimandate a casa”.
Dominique Strauss Khan, è andato in galera e Berlusconi è ancora al governo!
ORA DOBBIAMO NOI MANDARE BERLUSCONI IN GALERA!
pc 31 maggio - I costi della Guerra negli USA non sono argomenti di "conversazione nazionale", parola di Moises Naim
In questo articolo apparso sul Sole 24 Ore di domenica scorsa Moisés Naím si lamenta del fatto che negli Stati Uniti non ci sia “conversazione nazionale” su alcuni argomenti importanti e ne elenca almeno tre, quello che ci interessa commentare qui per adesso è il punto sulla guerra e la spesa militare correlata.
Verrebbe da dire viva la sincerità se non fosse che Naím è un borghese di antico pelo che della democrazia ha un concetto adeguato alla sua classe; a quale scopo, quindi, questa “messa sull’avviso” alla classe dirigente americana? Ma è chiaro, per prevenire qualche “primavera” anche negli States…
La spesa militare di cui si parla, difficile pure da concepire, se non da calcolare sia in termini di soldi che di danni reali, è un chiaro esempio del fatto che la guerra strutturalmente correlata al sistema sociale capitalista-imperialista ha acquisito una tale enormità che “solo” davanti a questo ogni idea di pacifismo assume un aspetto di frustrante innocuità ingannatrice. Ed è tale questo incancrenimento che si devono spendere "1.000 miliardi di dollari senza sapere in che modo"!!!
Ecco qua come si esprime Naím: “Nonostante la vibrante democrazia e la strenua tutela della libertà di espressione,” e già ci vuole una grande faccia tosta visto che il democratico e nobel per la pace Obama ha appena firmato anzi, telefirmato[1], la legge “antiterrorismo”, detta “Patriot Act”, un vero e proprio attentato alle libertà democratiche come denunciato anche dall'organizzazione Usa ACLU (American Civil Liberties Union), nonostante questo, qindi, “la conversazione nazionale ha molteplici punti ciechi importanti anche negli Stati Uniti. Ce ne sono tre in particolare che mi sembrano degni di nota: si riferiscono ai militari, alle finanze e agli ispanici.”
Il paese industrialmente più sviluppato, diceva Marx, non fa che mostrare a quello meno sviluppato l'immagine del suo avvenire, e il paese più avanzato dal punto di vista del capitalismo è attualmente quello degli Stati Uniti, anche in fatto di strada verso il moderno fascismo…
“La spesa militare fraudolenta
"È risaputo che gli Stati Uniti sono il paese con la spesa militare più elevata. Spendono il 43% del totale mondiale[2] e più dell'insieme dei dieci Paesi che li seguono in classifica. Il Pentagono assorbe circa un terzo del budget nazionale nordamericano e negli ultimi dieci anni la spesa militare statunitense è aumentata al ritmo del 9% all'anno. A Washington è stato avviato di recente un dibattito sulla necessità di ridurre la spesa militare, ma gli importi massimi di cui si parla sono in realtà minimi. E il fatto di cui si parla poco - e questo è un importante punto cieco - è l'enorme spreco che esiste nella spesa militare. Alcune stime lo collocano intorno al 30% del totale. O anche di più. Ma la realtà è che non si sa: «Non è possibile effettuare la revisione contabile dei rendiconti finanziari del Dipartimento della Difesa» ha concluso il Government Accountability Office poco tempo fa. Questo significa che gli Stati Uniti spendono ogni anno circa 1.000 miliardi di dollari senza sapere in che modo. E, secondo i revisori, «la mancanza di controlli rende difficile rilevare le frodi, gli sprechi e gli abusi». Questo non fa parte della conversazione nazionale."
Come sembra non aver fatto parte della "conversazione" la spesa che si aggiunge a tutto questo e cioè quella per la caccia a Bin Laden riportata da un altro articolo del Sole: 1.300 miliardi di dollari…
pc 31 maggio - la situazione in Nepal e la posizione della sinistra del PCNU maoista nell'intervista al suo leader. il compagno Kiran
sostiene quindi la sinistra del PCNU maoista nella sua battaglia nel partito e nel paese contro la linea della maggioranza del gruppo dirigente del PCNUmaoista rappresentata da Prachanda e Battarai che hanno posizioni revisioniste di conciliazione con la borghesia compradora in Nepal e con l'egemonismo indiano.
per conoscere la posizione della sinistra pubblichiamo stralci dell'intervista al compagno Kiran al giornale borghese nepalese Repubblica
Il Partito in ultima analisi, seguirà la mia linea: Baidya
Kiran PUN – Republica
Il vice-presidente Maoista Mohan Baidya, che guida la linea dura nel campo del PCNU (maoista), ha registrato una nota di dissenso contro la decisione del partito di accettare le modalità decise dal Nepal Army [Esercito Nepalese] per l'integrazione dell’Esercito Popolare di Liberazione.
In precedenza, aveva già registrato il suo dissenso, quando il Presidente Dahal aveva adottato la linea della pace e della costituzione ribaltando il mandato del plenum di Palungtar.
Baidya Dahal ha accusato il presidente di deviare dal percorso rivoluzionario del partito.
Il giornalista di Republica Kiran Pun lo ha raggiunto presso la sede del partito a Paris Danda dopo la riunione della commissione permanente del partito tenuta sabato. Estratti:
Republica: Perché hai fatto mettere a verbale l’atto di dissenso? Di cosa si tratta?
Mohan Baidya: non è innaturale avere opinioni diverse in un partito rivoluzionario. Per dirla in termini concreti, il Presidente Pushpa Kamal Dahal ha deviato dal mandato e dallo spirito del plenum di Palungtar e dalla conseguente decisione del Comitato Centrale (CC). Quindi ho fatto mettere a verbale il mio dissenso.
Republica: hai fatto mettere a verbale il tuo dissenso anche durante l’ultimo comitato permanente. Perché di nuovo?
Baidya: Il contesto non è diverso neanche questa volta. La questione in ballo è l’integrazione dell’EPL. Il processo di pace e la redazione della costituzione dovrebbero andare avanti contemporaneamente. Così tante persone hanno sacrificato la loro vita per amore di una "costituzione popolare", ma non è stata data attenzione a tale riguardo. Abbiamo il sospetto che possiamo essere traditi. Per questo ha messo a verbale il mio dissenso.
Republica: Ma la maggioranza del CC è contro la tua posizione ideologica.
Baidya: Non c'è bisogno di collegare la situazione attuale con il futuro della rivoluzione. La nostra posizione è che l'integrazione dell’EPL e la redazione della costituzione dovrebbero andare avanti contemporaneamente. Il popolo lancerà automaticamente una rivolta se l'integrazione e la nuova costituzione non soddisfano le aspirazioni del popolo. La rivolta popolare è inevitabile se lo stato non riesce ad affrontare le questioni come la ristrutturazione dello Stato, la sovranità nazionale, e la fine delle discriminazioni basate sulla casta, religione, sesso e classe. Noi allora guideremo la rivolta.
Republica: Pensi che i combattenti, in particolare quelli che ti sostengono, accetteranno la decisione del partito in materia di integrazione?
Baidya: Questa è una nostra questione interna. Le questioni interne non toccano gli aspetti esterni. Ci possono essere accordi e disaccordi nel partito e il partito ha un proprio meccanismo per risolverli. Noi abbiamo messo in guardia che il partito non dovrebbe discostarsi dalla nostra ideologia e tradire il popolo.
Republica: La direzione del partito comanda la maggioranza. Se Dahal rifiuta di condurre la lotta, andrai ancora avanti?
Baidya: La lotta sarà lanciata. Sono fermamente convinto che il partito gradualmente sosterrà la mia ideologia se la situazione diventa negativa.
Republica: Le circostanze non sono a favore della tua linea di partito. Quindi, come pensi di andare avanti?
Baidya: Non voglio fare commenti al momento. Ciò dipenderà in larga misura da come la politica si sviluppa. La cosa principale è che non dobbiamo tradire il popolo e il paese. Non abbandoniamo mai il nostro spirito rivoluzionario. Continueremo a lanciare lotte per la sovranità nazionale e i problemi di sostentamento della gente, fino a quando "la rivoluzione del popolo" raggiunga la sua logica conclusione.
Republica: Ma il vostro gruppo è stato accusato di aver tentato di dividere il partito.
Baidya: Stiamo lanciando la lotta interna al partito. Quindi, è assolutamente sbagliato farci questa accusa. E’ nostro diritto dissentire. Non dobbiamo presumere che la maggioranza abbia necessariamente ragione. A volte ciò che dice la minoranza può essere vero. Non è vero che coloro che rappresentano la maggioranza sono necessariamente rivoluzionari. Possono essere opportunisti.
Republica: Pensi che il cambio di linea del Presidente Dahal sia il risultato della sua ambizione di diventare primo ministro, o che è sotto l'influenza di centri di potere stranieri? Perché pensi che abbia cambiato la sua posizione ideologica?
Baidya: Non posso dire nulla. Egli può avere la propria posizione. Quello che ha fatto ora non è giusto e ho già fatto registrare il mio dissenso.
.Republica: Si dice che il presidente Dahal mantiene sempre la sua supremazia nel partito mettendo te e il vice presidente dott Baburam Bhattarai l’uno contro l'altro. E’ vero?
Baidya: Questo non è vero, ognuno ha il proprio ruolo. Il Presidente Prachanda, Bhattarai ed io abbiamo i nostri propri ruoli. E’ naturale che il presidente abbia spesso differenze con me e Bhattarai. Sono le forze esterne che stanno cercando di provocarci. E ciò continuerà. Noi non abbiamo solo differenze, ma anche unità. E’ necessario mantenere vivo il partito.
pc 31 maggio - la solidarietà di proletari comunisti ai compagni processati a Bologna
dal comunicato di nPCI
pc 31 maggio - manifestazione contro la guerra a Roma centocelle
nei confronti della parata militare del 2 giugno.
Nella occasione della Festa della Repubblica gli attuali vertici e apparati dello Stato si compiacciono del ruolo bellico dell'Italia - dalla guerra in Libia a quella dell'Afganistan , alle " missioni di pace" - quando invece dovrebbero essere messi sotto accusa per crimini di guerra e per sottrazione di denaro pubblico, stante peraltro la tremenda situazione in cui versano le classi meno abbienti,con le nuove povertà e la penuria quotidiana, con la disoccupazione,la precarietà e i licenziamenti, con la svendita del patrimonio ambientale e dei beni comuni.
La giornata di protesta si svolgerà il 1° giugno e avrà come indirizzo l'Aeroporto di Centocelle , presso cui è inserito uno dei dispositivi di comando dell'intervento bellico dell'Italia in Libia e nei fronti di guerra .
L'appuntamento è per le ore 17 alla fermata della Metro A/Numidio Quadrato .
pc 31 maggio - il PD di Torino fiancheggia una oscena manifestazione anti movimento NOTAV organizzata dalla cisl
Naturalmente il mondo politico si divide, e la busjarda -La Stampa- ne approfitta immediatamente per pubblicare - sull'edizione di lunedì 30 maggio - un articolo di M.TR. (Maurizio Tropeano) che già dal titolo è tutto un programma: "Presidio Cisl divide la Sinistra. Pd: è necessario. Sel: è un errore".
Proseguendo, e prendendo per buone le parole della segretaria provinciale sedicente democratica Paola Bragantini, non si può non segnalare un passaggio che denota ancora una volta il grado di non opposizione dei diversamente concordi; lo ripropongo alla lettera all'attenzione dei lettori:
"Aderendo al presidio sindacale Paola Bragantini, segretaria PD, ritiene che sia necessario uno sforzo straordinario per informare i cittadini sul senso e l'utilità dell'infrastruttura. Solo in questo modo la tensione in Valsusa potrà diminuire e la realizzazione di un'opera così importante cesserà di essere un problema di ordine pubblico. E questa campagna deve farla il Governo altrimenti si rischia di ingenerare un cortocircuito di manifestazioni pro e contro il completamento del Corridoio Cinque, contribuendo ad esacerbare il clima in valle".
Penso che raramente si sia assistito ad una serie così ampia di falsità scritte - Primo: le piaccia o meno, il Pd non è al Governo, quindi parli per lei e lasci fare alla banda di Al Pappone Berlusconi il suo mestiere senza intromettersi.
Secondo: il Corridoio Cinque è già stato affossato da molto tempo, da quando cioé si è deciso di escludere il Portogallo dal progetto; ultimamente, poi, il Governo ha limitato l'alta velocità alla stazione di Venezia Mestre, chiudendo definitivamente la partita.
Terzo: ma quali manifestazioni contrapposte; i sì tav non esistono, sono il frutto della fantasia dei padroni - che farebbero qualunque cosa pur di introitare miliardi di profitti sulla pelle dei lavoratori e della gente - e dei loro servi politicanti e sindacalisti.
Per concludere: quando, in occasione del 16 ottobre 2010 scorso, Bersani negò l'adesione formale del Pd al grande corteo romano organizzato dalla Fiom-Cgil, addusse la motivazione per cui il suo partito non aderisce alle manifestazioni indette da altri soggetti; la Cisl non risulta essere il Pd, ma semmai molti dei suoi aderenti ne fanno parte.
Torino, 30 maggio 2011
Stefano Ghio- Proletari Comunisti Torino
pc 31 maggio - Palermo.. 'io sono l'istituzione'... 'lei è un tipo pericoloso' ..la lotta dei precari delle cooperative a Palermo
Dopo lo sciopero generale del 6 maggio, a conclusione della contestazione fatta ai dirigenti della Cgil lungo tutto il corteo che si è svolto a Palermo, i lavoratori, i precari, le disoccupate organizzati nello Slai Cobas per il sindacato di classe, recandosi in prefettura con un corteo improvvisato per
dare un segnale concreto della lotta intesa non come una mera sfilata, avevano strappato un incontro con il prefetto per la settimana successiva in merito a tutte le lotte in corso.
Questo incontro che si è tenuto l'11 maggio con un folto presidio di lavoratori e lavoratrici sotto la prefettura. I delegati delle Coop Sociali scuola e Policlinico, degli Ata, delle disoccupate hanno avuto un accesissimo scambio di battute con il vice prefetto che frapponeva costantemente "se", "ma" "forse" davanti alla definizione di una calendarizzazione per l'apertura di tavoli tecnici necessari alle varie lotte che è stata perentoriamente ribadita dicendo che il mancato impegno da parte loro avrebbe scatenato una campagna contro il prefetto e la prefettura in generale.
La lotta e la determinazione dello Slai cobas per il sindacato di classe ha dato un primo risultato perché dopo una settimana siamo stati convocati per l'apertura del primo tavolo tecnico riguardante le precarie e precari delle Coop Sociali, assistenti ig/personale agli studenti disabili nelle scuole superiori, con la convocazione dei rappresentanti della Provincia Regionale di Palermo e della Regione Siciliana.
Punto all'ordine del giorno l'avvio di un percorso volto a definire gli obiettivi e le tappe per la continuità lavorativa dei precari a scadenza di appalto a giugno..
La prima "sorpresa" appena arrivati è stata la presenza all'ingresso della prefettura di alcuni sindacalisti Cgil, Uil, Cisal, che con la questione dei precari ad oggi non c'entrano quasi niente, non hanno mai fatto nulla di serio né per lotte né per rappresentatività né per proposte concrete, ma anzi proprio in questa fase giocano solo sporco per dividere i lavoratori e creare una sterile e dannosa guerra tra poveri.
Sin da subito il clima si è acceso in particolare con i sindacalisti Cgil e Uil a braccetto davanti la prefettura, presi subito di mira dai precari "parassiti, amici dei padroni, noi lottiamo e costruiamo e voi vorreste approfittare delle riunioni che noi otteniamo con la lotta … ma ve la vedrete con noi…!"Mentre i poliziotti cercavano invano di calmare gli animi, il delegato Cgil dopo un meschino tentativo di attaccare la coordinatrice dello Slai dicendo "ma brava invece di unire dividi… però poi venite alle nostre manifestazioni come quella del 6 maggio…" al quale gli è stato risposto ad alta
voce che sì che eravamo presenti allo sciopero del 6 maggio ma per contestare dirigenti sindacali venduti come lui, fischiato al corteo a più non posso da numerosi precari coop ex Cgil, e per dare un segnale di vera lotta ai lavoratori presenti, si è allontanato con il delegato Uil fino a quando non c'è
stata la chiamata per l'incontro.
I precari Slai decidono comunque di entrare e chiedere però una riunione separata.
Nel frattempo erano arrivati una cinquantina di operai della Fincantieri con striscioni che dopo un'assemblea al mattino in fabbrica avevano deciso di scendere in corteo in città sull'onda delle forti proteste degli operai Fincantieri di Genova- Sestri Levante e di Castellammare di Stabia contro il
rischio di massicci licenziamenti e chiusura delle fabbriche e che dopo avere bloccato alcuni punti nevralgici di Palermo si sono diretti in Prefettura dove al loro arrivo i portoni di ingresso sono stati quasi chiusi, protetti da un folto cordone di poliziotti e agenti digos.
I precari Slai cobas per il sindacato di classe hanno raggiunto gli operai e dato loro la solidarietà chiedendo della loro situazione e informandoli della loro.
Dirigendosi poi all'incontro, giunti nella grande sala dove già erano seduti al tavolo il vice prefetto, i dirigenti della Provincia e Regione e di lato i delegati Cgil, Uil e Cisal, la delegazione dei precari Coop ha subito posto con fermezza al vice prefetto Massocco la questione del tavolo separato
visto il diritto pieno che quel tavolo fosse dello Slai Cobas per il sindacato di classe unico promotore di esso.
A questa ferma proposta il viceprefetto comincia ad alzare la voce e con fare sprezzante e verbalmente violento dice che non se ne parla proprio perché non può perdere tempo, che il tavolo o si fa così o nulla, che gli altri sindacati ci devono stare perché così vuole la norma… gli si risponde con lo stesso tono e per le rime dicendo che i lavoratori saranno informati di come vengono trattati a pesci in faccia dalla Prefettura, che questa riunione come l'abbiamo costruita la sciogliamo e che ce ne andiamo ma ci rivedremo in seguito… è qui che il viceprefetto, perdendo totalmente il lume della ragione e gridando che con lo Slai Cobas per il sindacato di classe non avrebbe fatto più alcun incontro se fossimo usciti dalla stanza, si alza dal tavolo e con il dito alzato in senso minaccioso si scaglia contro i dirigenti dello Slai Cobas sc urlando come un ossesso più volte "io sono
l'istituzione", e poi, rivolto al coordinatore, "lei è un elemento pericoloso".
Scoppia il parapiglia, il viceprefetto e il dirigente Slai a faccia a faccia, entrambi con il dito alzato, i precari tutti attorno contro il vice prefetto, i rappresentanti della Provincia e Regione impietriti sulle loro poltrone, i delegati Cgil, Uil e Cisal rintanati nelle loro sedie con le facce all'improvviso molto serie, i poliziotti e gli agenti digos, che erano lì per gli operai Fincantieri, che accorrono, ma non sanno che fare… mai vista una cosa del genere.
Uscendo dalla stanza i precari Coop hanno subito iniziato a denunciare pubblicamente l'accaduto lungo il viale della prefettura circondati dagli agenti Digos e dai poliziotti della prefettura alquanto sorpresi e in difficoltà per il comportamento del vice prefetto."Denunceremo il vice prefetto", "siete voi che istigate la violenza nei lavoratori, che li esasperate, non vi lamentate se poi la lotta si inasprisce" e via di seguito per tutto il tempo mentre alcuni operai della Fincantieri incuriositi dalla protesta dei precari si sono avvicinati per chiedere cosa stava succedendo.
A quel punto la coordinatrice Slai Cobas ha chiesto ai poliziotti di essere ricevuta dal Prefetto, informata che lo stesso non era disponibile ha insistito per essere ricevuta subito dal Capo di gabinetto. Dopo qualche minuto, mentre la protesta dei precari fermi all'interno dell'atrio della prefettura continuava, un poliziotto ha informato la coordinatrice che il Capo di Gabinetto era
disponibile ad incontrarla subito insieme ad uno dei precari.
"Scortate" da un poliziotto la coordinatrice e una tra le delegate dei precari Coop si sono recate di nuovo all'interno della palazzina nella stanza del Capo di Gabinetto, la Dott.ssa Trio, la quale al loro arrivo, essendo già al corrente di tutto, si è subito scusata a nome della Prefettura in generale e del "collega" Massocco per quanto successo adducendo diverse motivazioni "certo non è stato un comportamento consono alla nostra istituzione ma dovete capire che siamo sotto pressione in questo periodo, oggi si sono aggiunti gli operai Fincantieri…". Alle nostre proteste per la presenza di sindacati al tavolo che non hanno alcun diritto di esserci mentre lo Slai Cobas sc, unico sindacato maggiormente rappresentativo dei precari coop assistenti igienico personale agli studenti disabili, ha dovuto decidere di non presiedervi per coerenza in protesta contro l'illegittimo comportamento del vice prefetto, il Capo di gabinetto ha risposto che lo Slai non sarebbe stato escluso da nulla ma che subito avrebbe concordato con il vice prefetto un nuovo incontro con le parti, vista la delicatezza della questione lavorativa dei precari legata alla delicata questione dei disabili.
E' iniziata così una serie di scambi telefonici tra la Dott.ssa e il vice prefetto Massocco, interrotto più volte mentre era al tavolo, per concordare un nuovo incontro.
Con un'ultima telefonata la Dott.ssa ci ha annunciato che stava salendo il Dott. Massocco in persona. Giunto nella stanza, visibilmente a disagio prima ha chiesto scusa alla coordinatrice e alla delegata Slai Cobas per il suo comportamento "non so cosa mi sia successo…" e poi le ha informate del nuovo incontro ufficiale fissato per il 9 giugno alle ore 16,00.
A quel punto la coordinatrice e la delegata Slai Cobas sono scese a raggiungere gli altri precari che raccontavano che i sindacalisti Cgil e Uil in particolare all'uscita dalla palazzina hanno pensato bene di tenersi alla larga da loro camminando dall'altro lato del viale e con lo sguardo rivolto altrove.
LA LOTTA NON SI FERMA…
Precarie e precari Coop Sociali (scuola)
organizzati nello Slai Cobas per il sindacato di classe
pc 31 maggio - per lo sciopero delle donne - un dibattito davvero interessante

INTERVENTI NELLA LISTA SOMMOSSE SULLO SCIOPERO DELLE DONNE maggio 2011
LIDIA CIRILLO - MILANO
Qualcosa a proposito dello sciopero delle donne. Si tratta di un obiettivo attraente e per giunta non di una semplice idea maturata nel cranio di qualcuna. In un recente passato scioperi di donne sono stati eventi significativi in Europa e in qualche caso hanno rappresentato una vera e propria svolta nella vicenda dei movimenti. Il problema è che uno sciopero del genere non si proclama, si costruisce e in questo periodo tra notevolissime difficoltà. Per costruire un fatto politico di una certa entità servirebbe (ovviamente) una rete ampia di relazioni trasversali capace di farsene carico. Proclamare uno sciopero che farebbero in poche centinaia in Italia non servirebbe a nulla o addirittura a esporre qualcuna al rischio di licenziamento.
Le reti ampie di relazioni trasversali si costruiscono prima di tutto abbandonando le pratiche settarie che hanno fatto fallire in Italia più di un progetto di rete. In caso contrario non si costruisce lo sciopero, si fa solo un po' di propaganda a se stesse, al proprio partito, gruppo o collettivo. Cosa del tutto legittima, sia chiaro, ma che può risultare per altre poco interessante.
Inoltre una rete addirittura capace di proclamare uno sciopero nazionale e generale dovrebbe mettere insieme donne d'accordo almeno su due cose: l'obiettivo dello sciopero naturalmente; alcuni passi, anche piccoli, ma in una direzione precisa. Ora la CGIL, che ha avuto un ruolo importante (e
anche meritorio) nella costruzione della giornata del 13 febbraio e di Se non ora quando? ha firmato protocolli che vanno nella direzione esattamente opposta a quella verso la quale sarebbe giusto fare i passi, piccoli o grandi che siano. Nella direzione cioè del progetto Sacconi-Carfagna. E' vero che nella CGIL stessa ci sono anche posizioni molto diverse, per esempio quelle della FIOM e di singole o minoranze, ma l'entità del problema non cambia per questo di molto.
Tutta la volontà antisettaria possibile non può eliminare questo semplice dato di fatto. L'obiettivo dello sciopero ha quindi due pre-condizioni, senza le quali diventa pura propaganda: ridiscutere, e questa volta seriamente, le modalità dello stare insieme; individuare una logica alternativa a quella della conciliazione. L'alternativa, a mio avviso, è la condivisione, che non dipende dai rapporti di forza interni alla singola coppia ma presuppone una diversa organizzazione della società intera (orari di lavoro, servizi sociali, salario sociale o reddito di base, genitorialità condivisa ecc.)
Lidia Cirillo – 14.5.11
GENI SARDO – TRIESTE
Care Sommosse
Lo scritto di Lidia mi ha come sempre stimolato : il tema dello sciopero delle donne da me affrontato in maniera superficiale e scherzosa (lo vogliono le compagne del MFPR, non dico di no anche se è la cosa + difficile del mondo) convinta che sia un obbiettivo propagandistico, una cosa da sventolare assieme alle bandiere rosse .
In realtà la proposta merita una riflessione .
E parto dall'ultimo sciopero generale: preparato da mesi, tenacemente voluto dalle mille vertenze e lotte, costruito tenacemente da una parte consistente della CGIL con una lotta interna lacerante, con contrapposizioni dure, divergenze vere, con un dibattito di merito anche nel direttivo nazionale e per la prima volta con una costruzione unitaria della mobilitazione con sindacati di base studenti movimenti acqua e nucleare ecc., é stato un traguardo difficile da raggiungere e in molti casi i risultati sono stati inferiori all'aspettativa.
A Trieste, nonostante un'adesione considerevole allo sciopero, la presenza delle donne in corteo non ha soddisfatto le mie aspettative.
Dopo il 13 febbraio dopo l'8 marzo e dopo un corteo del 1° maggio che hanno visto una partecipazione senza precedenti delle donne (tre striscioni con la Casa Internazionale delle donne, il nostro Coordinamento Donne Trieste e lo striscione "se, non ora quando" una fetta consistente tutta nostra) al momento dello sciopero solo CGIL, la casa internaz. non ha portato lo striscione e alle "se non ora quando" del PD è stato consigliato di non partecipare, quindi restava il solito CDT .
Di fronte ad uno sciopero solo CGIL quindi c'è stata una costruzione unitaria coi movimenti e con tutto quello che sta a sinistra ma il coinvolgimento del movimento delle donne non è stato all'altezza. Come se il lavoro non fosse elemento fondante di questo movimento.
Perché le generiche chiamate in piazza hanno così successo e se si tratta di difendere i posti di lavoro lottare contro la precarietà e tutte le motivazioni, anche se non tutte condivisibili di questo sciopero interessano meno? Purtroppo non credo dipenda da firme mal poste sulla conciliazione, tranne le metalmeccaniche poche voci si sono levate contro la firma. Anche se ogni peggioramento inflitto al salario differito hanno un impatto devastante sulle future pensioni. Ma rimando a quanto ha già scritto Maria Grazia Campari e la sua analisi che è il collegato lavoro che torna dalla finestra mi trova d'accordo. Non credo ci si possa esimere da mettere in conto una lotta di lunga durata per passare dalla conciliazione alla condivisione, con i tagli o l'annientamento in atto dello stato sociale .
Quindi per la costruzione del movimento bisogna tener conto quanto scritto da Lidia ma anche dal mio dubbio che anni di devastazione ideologica, anni in cui del lavoro non si è parlato abbiano prodotto dei guasti che vanno curati.
In Italia la metà delle donne non ha un lavoro vero, lavorano, in nero lavorano in casa allevano, accudiscono, ma la dignità del lavoro sembra perduta in assenza di un salario decente come può il movimento femminista indire uno sciopero delle donne nelle condizioni date?
Sulla necessità di ricostruire la rete e di riprenderci il nostro orgoglio di sommosse ho già scritto più volte, credo che riprendere i discorsi dei tavoli sia possibile anche se e l'abbiamo visto il 13 febbraio la capacità di "non aderire ma organizzare" la capacità di non lasciarsi scippare ' dal primo appello che passa riguarda una parte infinitesimale della rete dobbiamo estendere questa capacità lavorando assieme
Un abbraccio a tutte
Geni
15.5.11
SULLO SCIOPERO DELLE DONNE
A metà maggio vi sono stati nella lista "sommosse" due interventi sulla
questione dello sciopero delle donne, di Lidia Cirillo da Milano e di Geni
Sardo da Trieste (che riportiamo in allegato).
Pensiamo che è importante che si cominci ad aprire una discussione effettiva
sullo sciopero delle donne e ad affrontare i problemi. Per questo vogliamo
intervenire su alcune obiezioni sollevate.
Lidia Cirillo dice che "uno sciopero del genere non si proclama, si
costruisce e in questo periodo tra notevolissime difficoltà. Per costruire
un fatto politico di una certa entità servirebbe (ovviamente) una rete ampia
di relazioni trasversali capace di farsene carico. Proclamare uno sciopero
che farebbero in poche centinaia in Italia non servirebbe a nulla o
addirittura a esporre qualcuna al rischio di licenziamento.".
Siamo d'accordo: lo sciopero delle donne si costruisce. Noi che ne abbiamo
cominciato da tempo a parlarne è proprio questo lavoro di costruzione che
stiamo facendo, quasi quotidianamente. Solo parzialmente le comunicazioni, i
resoconti, i volantini che mettiamo in lista (essenzialmente nella lista
Tavolo4) danno un'idea dell'attività che facciamo nelle città, posti di
lavoro, quartieri, in cui ci siamo e a volte anche in cui non ci siamo (vedi
Fiat Melfi); un'attività fatta non tanto di "rappresentazione" delle lotte
(anche se questo è altrettanto importante) ma soprattutto di organizzazione
diretta delle lotte, in cui portiamo e cominciamo a tessere concretamente le
forze, la necessità dello sciopero totale delle donne sull'intera condizione
di oppressione - che chiaramente non coincide con le lotte, puramente
sindacali o su alcune specifiche tematiche che le donne lavoratrici,
disoccupate, nei territori già fanno, ma che senza queste lotte, sarebbe
appunto solo una inutile "proclamazione" dall'alto.
Questo lavoro con/tra le donne, dal basso è la principale precondizione per
costruire lo sciopero delle donne. E invece non viene fatto da parte di
altre realtà di compagne che pure parlano, fanno opuscoli sulle condizioni
di lavoro, di vita delle donne (li facciamo anche noi gli opuscoli/dossier
ma intrecciati e spesso frutto dell'analisi, delle inchieste sul campo,
delle lezioni teoriche che vengono dalle donne in lotta). Questo da un lato.
Dall'altro nelle realtà in cui vi è un importante lavoro delle compagne con
le immigrate, nelle università, dei collettivi di femministe e lesbiche
serve secondo noi "intrecciare i fili" tra queste e le realtà di lotta delle
lavoratrici, perchè lo sciopero totale delle donne è di classe e di genere,
è l'incontro/l'intreccio delle battaglie femministe con la lotta, ribellione
delle donne contro i licenziamenti, la precarietà, le discriminazioni,
oppressione sul lavoro, sul salario, come contro la doppia oppressione
sociale e in famiglia, contro le violenze e uccisioni delle donne, ecc; in
questo senso parliamo di "sciopero totale" (anche se si deve sintetizzare
necessariamente in alcune parole d'ordini, obiettivi concreti e che nella
situazione attuale costituiscano una rottura rispetto agli attacchi di
padroni, governo, sistema contro le donne).
Quindi quando Lidia Cirillo parla di "reti ampie di relazioni trasversali",
siamo d'accordo con il concetto di "reti", però è bene intenderci di cosa
vogliamo parlare.
Noi pensiamo che ciò che serve è prima di tutto una rete/collegamento tra le
realtà di lotta, a partire dalla solidarietà, sostegno, dalla
socializzazione di queste realtà. Anche questo si fa pochissimo.
Se non nasce prima di tutto da questo una Rete, la rete si costruisce sulla
testa e prescindere dalle lavoratrici, disoccupate, donne sui territori che
stanno lottando, collettivi femministi che fanno attività. E allora sì: chi
lo fa lo sciopero delle donne?
In questo senso, questo tipo di "rete" è tutt'altra cosa delle ricostruzione
della rete di 'sommosse'. Geni Sardo scrive "ricostruire la rete,
riprenderci il nostro orgoglio di sommosse... riprendere il discorso del
tavoli...". Ecco, noi su questo non siamo d'accordo, non interessa. La
realtà di "sommosse", i Tavoli potevano quando sono sorti essere qualcosa di
positivo, non lo sono stati - solo il Tavolo 4 è continuato - e ora non si
può "ricostruirli"; sarebbe, questa sì, una strada "gruppettara", elitaria,
settaria, rispetto alla realtà vastissima delle donne che si ribellano, che
scendono in lotta, per le strade, organizzate o no, dentro o fuori la cgil,
i collettivi, ecc.
Lidia Cirillo aggiunge: "le reti ampie di relazioni trasversali si
costruiscono prima di tutto abbandonando pratiche settarie... in caso
contrario non si costruisce lo sciopero, si fa solo propaganda a sé stesse,
al proprio partito, gruppo o collettivo"; a chi/cosa si riferisce?
Per inciso, se si riferisce a noi compagne del mfpr (visto che noi parliamo
di "sciopero delle donne"), su questo sbaglia totalmente. Stia tranquilla.
Noi ci mettiamo in contatto con realtà di lotta, per es. operaie Omsa, anche
se sono dirette dalla cgil; siamo andate, pressochè noi sole a livello
nazionale, all'assemblea nazionale delle donne Fiom, dove abbiamo parlato
con varie delegate dello sciopero delle donne, ecc. Noi lo pratichiamo
costantemente questo lavoro "trasversale", ma tra le donne, le lavoratrici,
e il più delle volte non troviamo le altre compagne che parlano di
abbandonare settarismi. Questo per essere chiare tra noi.
Tornando allo sciopero, se nasce da un rete delle realtà in lotta, allora
non ci deve spaventare il numero (anche se vorremmo essere in tante
centinaia/migliaia). Gli inizi, anche nel passato che ricordava Lidia
Cirillo, sono sempre difficili. Il problema è se quelle prime "poche
centinaia" rappresentano le migliaia di donne, sono riconosciute dalle altre
o rappresentano una realtà significativa e emblematica che sintetizza
volutamente l'intreccio tra lotta di classe e lotta di genere, che fa da
prima battistrada e indica la strada alle altre; o no!
Detto questo noi non sputiamo sulla "propaganda". Geni Sardo scrive ad un
certo punto "...anni di devastazione ideologica, anni in cui del lavoro non
si è parlato (hanno) prodotto dei guasti che vanno curati".
Appunto. Parlare dello sciopero delle donne, parlare del lavoro, della
condizione delle lavoratrici, precarie, disoccupate, ecc. non è mera
propaganda, è oggi una necessità. Proviamo a parlarne in ogni realtà in cui
stiamo, e poi vediamo il risultato...
Non possiamo lasciare solo ad alcune trasmissioni TV, ad alcuni reportage,
inchieste giornalistiche, ad alcuni lodevoli ed episodici opuscoli di
parlare del "lavoro delle donne". Parliamone nelle lotte, nelle realtà in
cui diventa sempre più pesante la vita delle donne, facciamo come hanno
fatto le compagne di Bologna che hanno portato il 6 maggio un grande
striscione sullo sciopero delle donne. Questo crea dibattito, crea
attenzione, può creare anche schieramento, così come opposizione (noi
l'abbiamo visto a Melfi ma questo è un bene che le funzionarie cgil siano
costrette a dire alle operaie che la cgil della Camusso è contro lo sciopero
delle donne, perchè questo poi realmente succede, al di là dell'impegno
importante di alcune dirigenti sindacali, soprattutto Fiom, delegate).
Oggi, pensiamo che il risultato possibile è che cresca la necessità dello
sciopero delle donne, che se ne parli, superando sottovalutazioni, o
posizioni economiciste tra delegate sindacali e anche nel campo del
femminismo, o di guardare solo ad alcuni settori di donne e non alla
maggioranza delle donne che sono lavoratrici, precarie, studentesse,
immigrate.
In questo percorso la Cgil della Camusso è attualmente dall'altra parte, è
un ostacolo da rimuovere. Noi non vediamo contraddizione tra il ruolo
deviante in senso parlamentarista/elettoralista avuto dalla Camusso rispetto
alle potenzialità del 13 febbraio e la linea ultrariformista dello sciopero
del 6 maggio tutto usato per riprendere il dialogo con padroni/governo e
Cisl e uil e la firma dell'intesa sulle politiche di conciliazione.
Il problema più serio è quello che dice Geni Sardo quando scrive: "Perché le
generiche chiamate in piazza hanno così successo e se si tratta di difendere
i posti di lavoro lottare contro la precarietà e tutte le motivazioni, anche
se non tutte condivisibili di questo sciopero interessano meno?" Perchè quel
tipo di "generiche chiamate" si rivolgono e vogliono chiamare soprattutto
donne della piccola e media borghesia, ceti politici e funzionariato
sindacale, addirittura come è stato per il 13, donne attente soprattutto al
loro ruolo e carriera nelle istituzioni - In queste chiamate le lavoratrici,
le precarie, le disoccupate ci vanno pure, perchè sono doppiamente indignate
e incazzate per Berlusconi, ecc., ma ci stanno a disagio (vedendosi fianco a
fianco di assessore, politiche del PD che il giorno dopo possono trovarsi
spesso e volentieri come controparti nelle lotte).
Noi, pur partecipando alle manifestazioni del 13 febbraio, avevamo subito
visto e indicato i limiti di quel tipo di "chiamate", cosa che si è
confermato anche peggio, il giorno dopo.
Ma questo deve far capire che queste mobilitazioni, come e chi le
costruisce, anche buona parte di chi partecipa sono altra cosa di come
costruire uno sciopero delle donne fatto dalle donne più sfruttate e
oppresse, che non ce la fanno più, dalle proletarie, dalle donne, ragazze
che già si ribellano, lottano, uno sciopero che, chiaramente, non si fa con
gli sms, o solo con internet.
Quindi siamo d'accordo con Lidia Cirillo quando dice "...uno sciopero
nazionale e generale dovrebbe mettere insieme donne d'accordo almeno su due
cose: l'obiettivo dello sciopero naturalmente; alcuni passi, anche piccoli,
ma in una direzione precisa...", se, primo, per piccoli passi ma in una
direzione precisa intendiamo, appunto, comunemente un'attività costante
nelle lotte, nelle realtà delle donne lavoratrici, precarie, ecc. la
costruzione di una rete a partire dal lavoro in queste realtà; secondo, la
costruzione, attraverso questo percorso, di una piattaforma che non si
inventa gli obiettivi ma sintetizza le esigenze, i bi-sogni che le
mobilitazioni delle donne sui vari terreni pongono già, e che indicano esse
stesse la scala di priorità; contro le politiche di "conciliazione" - ma
neanche chiamando alternativa la "condivisione", di fatto, secondo noi,
altrettanto riformista, illusoria se non si dice che occorre rovesciare
questo sistema sociale e spezzare le doppie catene di questo moderno
medioevo.
Ma su questo chiaramente è necessario ritornarci. Noi abbiamo costruito una
piattaforma, ma più come sintesi dei vari attacchi di classe e di genere e
bisogni delle donne che come piattaforma dello sciopero che invece deve
concentrarsi in alcuni obiettivi, senza però perdere il suo respiro
generale, perchè uno sciopero totale delle donne non può essere puramente
sindacale nel senso proprio della parola.
Le compagne del MFPR - 29.5.11
lunedì 30 maggio 2011
pc 30 maggio - il voto di Milano e Napoli dà un duro colpo al Governo
Ora bisogna fronteggiare la reazione fascista-razzista-leghista, berlusconiana, degli apparati di Stato e del consenso mediatico ad essi asservito, contro il movimento di massa democratico e popolare che ha portato alla vittoria elettorale.
Ora bisogna impedire che "tutto cambi affinchè nulla cambi"!
a Milano, expo, leggi antimmmigrati, politiche securitarie e razziste, le mani dell'affarismo e della speculazione sulla città, la Milano centro del superfruttamento e lavoro nero, ecc
a Napoli, il dominio della camorra, dei signori dei rifiuti e delle discariche, del lavoro negato, del lavoro nero, della disoccupazione usata come clientelismo e ricatto, della chiusura delle fabbriche, delle fabbriche lager, ecc.
Ora bisogna dire No a un nuovo governo dei padroni!
Quali dei due voti, quello della borghesia antiberlusconiana o delle masse popolari peserà davvero nella scelta degli uomini e delle politiche dei nuovi sindaci?
Ora bisogna marciare - voto e non voto - verso la rivolta proletaria e popolare per il potere a chi lavora!
proletari comunisti - PCm Italia
ro.red@libero.it
30 maggio 2011
pc 30 maggio - la resistenza afghana assesta un duro colpo alle truppe imperialiste - 5 soldati italiani feriti
La Russa: "Cinque feriti, uno è grave"Il ministro riferisce di un mezzo esploso contro il muro di cinta del Prt, gestito dal nostro contingente, poi spari dagli edifici vicini. "In condizioni critiche un capitano ferito all'addome, ferito e sotto choc un civile. Ma dobbiano accendere un cero...". Vittime tra gli assalitori e la polizia afghana.
La resistenza afgana ha attaccato il Prt, il Provincial Reconstruction Team di Herat, unità Nato nell'Afghanistan occidentale gestita da soldati e da civili italiani. In azione almeno due kamikaze, poi sparatoria tra gli insorti armati, forze di polizia e militari.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa convoca una conferenza stampa al Senato per chiarire che "i soldati italiani feriti sono cinque, di cui uno grave. Si tratta di un capitano, colpito all'addome.Sulla dinamica dell'azione contro il Prt,
La Russa parla di "attacco complesso, con un mezzo carico di esplosivo che ha investito il muro di cinta, seguito da attacchi dei ribelli con armi dai tetti delle case dei civili che circondano il Prt".
Il ministro afferma che, mentre era in corso l'azione contro il Prt, i talebani attaccavano "altri punti della città, pare la stessa residenza del governatore afgano e una piazza". Il bilancio complessivo degli attacchi, aggiornato da fonti sanitarie afghane, è di cinque morti e 32 feriti. Per il corrispondente di Al Jazeera, oltre ai due kamikaze sarebbe esplosa anche un'autobomba. L'agenzia di stampa Dpa spiega che un kamikaze si è fatto esplodere a bordo di un'auto all'esterno della base, poi sarebbero entrati in azione altri insorti. Almeno sette armati sarebbero riusciti a penetrare nel Prt mentre sul posto accorreva un gruppo di 'teste di cuoio' della sicurezza afghana. Non confermata la notizia che i talebani avrebbero preso in ostaggio alcuni civili. Un altro testimone dice di aver visto un numero imprecisato di insorti penetrare in alcuni edifici vicini alla base e da lì fare fuoco contro il Prt.
All'inizio di maggio, i talebani avevano annunciato l'inizio di un'offensiva in concomitanza con la primavera. Da allora, si sono verificati attacchi in diverse città afghane, contro obiettivi governativi e militari. Tra questi, il Prt di Herat, struttura mista composta da unità militari e civili dove, al comando del colonnello Paolo Pomella, opera il 132mo reggimento artiglieria terrestre della brigata "Ariete" con sede a Maniago, in provincia di Pordenone.
pc 30 maggio - Le violenze e uccisioni delle donne nel nord-est
"Ogni 2 giorni una donna va all'ospedale per violenze. In un anno refertati al pronto soccorso 228 casi sul territorio provinciale" (dal titolo della pagina di Ravenna de Il Resto del Carlino del 29 maggio).
Dietro questi dati sappiamo che esistono un grande numero di violenze passate sotto silenzio, violenze scatenate tra le mura domestiche e per strada, generate da un sistema sociale che fa del dominio maschile il padrone assoluto che mantiene l'oppressione all'interno della famiglia, perpetuandola anche all'esterno.
Qualche settimana fa, lunedì 16 maggio, in pieno centro a Ravenna, una donna è stata accoltellata al ventre e alla gola.
Gelosie, relazioni terminate sono spesso gli alibi che accompagnano le violenze maschili ma che mistificano la reale natura di concezioni e culture sulla donna oggetto di propietà maschile che da questo sistema sono continuamente generate, che da questo governo reazionario e dall'oscurantismo vaticano sono alimentate.
La risposta non sono le Linee rosa, i centri antiviolenza, ma la mobilitazione in prima persona delle donne contro tutta l'oppressione, patriarcale, sociale, culturale, che caratterizza la condizione femminile di cui lo stato e l'uomo-padrone sono gli artefici.
Lo sciopero totale delle donne dal basso è il grande passo in avanti verso l'abbattimento dei rapporti sociali da "moderno medioevo".
pc 30 maggio: Afghanistan ennesima strage della Nato su bambini e donne
Guerra miseria e lutto pagherete caro pagherete tutto
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Afghanistan: generale Nato si scusa per il raid che ha ucciso 14 civili (Ses/Ct/Adnkronos) pubblicata in rete il 30/05/2011
Kabul, 30 mag. (Adnkronos/Dpa) - "A nome della coalizione presento le nostre piu' profonde scuse alle famiglie ed agli amici delle persone uccise". Con queste parole il generale John Toolan, comandante Isaf per l'Afghanistan sudoccidentale, ha presentato le scuse ufficiali per il raid compiuto sabato nel distretto di Nawzad e che si e' concluso con la morte di 12 bambini e due donne. Un raid scattato per reazione dopo che i Marine di stanza nella zona erano stati attaccati dai talebani, che avevano ucciso un militare. "Purtroppo successivamente si e' scoperto che il compound che gli insorti avevano occupato di proposito era abitato da civili innocenti", ha dichiarato.
domenica 29 maggio 2011
pc 29 maggio - DOMINIQUE STRAUSS-KHAN- corteo a Parigi: "SIAMO TUTTE DONNE DELLE PULIZIE"
Da La Repubblica:
Il caso DSK fa discutere la Francia - Le femministe: "Tolleranza verso lo stupro".
Una petizione e un corteo di un gruppo di donne per protestare contro il tentativo di "minimizzare" la vicenda dell'ex leader Fmi da parte di stampa e politici: "Siamo tutte donne delle pulizie"
PARIGI - E la Francia si scoprì maschilista. "Da una settimana assistiamo a un florilegio di commenti misogini, diffusi sui media e ripresi con battute nei luoghi di lavoro o sui social network". Comincia così la petizione lanciata da un gruppo di associazioni di donne francesi contro le dichiarazioni di alcune personalità a proposito dell'arresto di Dominique Strauss-Khan 1 e dell'accusa di tentato stupro. In molte delle discussioni sui media d'Oltralpe, notano le firmatarie, la presunzione di innocenza e la difesa di Dsk sono passate davanti alla solidarietà con Nafissatou Diallo, la donna di 32 anni che ha denunciato l'abuso sessuale. "Non è morto nessuno", ha minimizzato l'esponente socialista Jack Lang, salvo poi scusarsi. "E' la classica storia di palpeggiamento sulla servitù" ha scritto il giornalista di Marianne, Jean-François Kahn, considerandolo un "vizietto" antico.
Negli ultimi giorni, la Francia ha reagito prima con incredulità, poi con sospetto alle accuse contro l'ex direttore del Fmi e possibile candidato del Ps all'Eliseo. Secondo un sondaggio, un francese su due (il 57%) è convinto che Dsk sia stato vittima di un complotto. Per le associazioni femministe questo dato e le battute seguite allo scandalo dimostrano quanto sia ancora difficile credere a una donna che denuncia una violenza sessuale. "Non sappiamo davvero cos'è successo nel Sofitel di New York, ma vediamo quello che sta succedendo in Francia" osservano le firmatarie della petizione che ieri si sono radunate in corteo a Parigi, protestando contro il clima di "tolleranza e impunità" che l'affaire Dsk sta creando. "L'élite del paese vorrebbe minimizzare la gravità di un crimine come lo stupro, apparentandolo al normale esercizio della libertà sessuale maschile".
La petizione ricorda anche le battute sessiste di alcuni collaboratori dell'entourage di Strauss-Khan che, subito dopo lo scandalo, hanno insistito sull'aspetto fisico della vittima. "davvero poco attraente". Gli avvocati di Dsk stanno già tentato di attaccare la reputazione e la credibilità della cameriera del Sofitel, come spesso avviene in questi casi. Lo stupro resta un reato difficile da rendere pubblico: solo il 16% delle donne ha il coraggio di denunciare il suo aggressore. Alla manifestazione di ieri hanno partecipato un migliaio di persone, tra cui anche l'ex magistrato e leader dei Verdi, Eva Joly, o la consigliera comunale socialista Clementine Autain, già vittima di uno stupro all'età di 15 anni. "In questo momento siamo tutte donne delle pulizie" era la parola d'ordine.
pc 29 maggio - i nemici dei NOTAV?..affaristi,delinquenti e corrotti
Nei giorni scorsi gli amministratori locali liguri hanno fatto a gara per pressare le Fs ed il Cociv perché trovino finalmente un accordo per iniziare i lavori del Terzo Valico ferroviario dei Giovi; l'aut-aut è stato: o si trova un accordo in tempi brevissimi o l'opera andrà a gara.
Non si capisce davvero perché questa mostruosità - che, se ultimata, distruggerebbe completamente l'ecosistema delle valli Scrivia e Lemme - sia stata affidata a trattativa privata al Cociv: la legge borghese prevede che la stessa possa essere messa in atto SOLTANTO se vi è il carattere di urgenza dell'intervento da effettuare.
In questo caso è pacifico che non ricorressero gli estremi di cui sopra, visto che dopo decine di annunci di inizio lavori - compresa la pagliacciata della posa della prima, e finora unica, pietra da parte del ministronzo (in)competente, il fascista livornese Altero Matteoli - ora si scopre che non vi è nemmeno l'accordo tra la ditta appaltante e l'appaltatore.
Detto questo, occorre segnalare una novità molto importante che viene dalle aule giudiziarie: uno dei più accaniti sponsor della devastazione ambientale del Basso Piemonte, il senatore forzitaliota Luigi Grillo, è stato condannato ad anni due e mesi otto per il reato di aggiotaggio, in relazione alla vicenda della scalata di un gruppo di ladroni finanziari alla Banca Antonveneta.
L'importanza della notizia sta nel fatto che, quanto accaduto, costringerà questo essere immondo - che non lascia passare giorno senza magnificare i presunti pregi del Terzo Valico sulla stampa locale - a tacere per un po', con la speranza che la gente dimentichi presto questa sua 'disavventura' giudiziaria.
Si tratta certamente di una buona nuova per tutti coloro - con in prima fila i Comitati Scrivia - che si oppongono alla distruzione dell'ecosistema delle valli sopra citate, ma occorre non abbassare la guardia: i cementificatori folli, che appartengono a tutti gli schieramenti politici, non molleranno la preda facilmente.
Bosio (AL), 29 maggio 2011
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino
pc 29 maggio - come lavora proletari comunisti in una nota dei compagni di Palermo
Si è riunito il circolo di proletari comunisti a Palermo
Si è riunito il circolo di *proletari comunisti* a Palermo: la riunione si è aperta con la condivisione delle compagne e compagni presenti delle belle novità di questi ultimi giorni relativamente alla nascita-sviluppo del circolo di pc a Torino e dell'inaugurazione della nuova sede politico/sindacale a Bergamo-Dalmine.
Le bandiere di pc nella nostra città, come nelle altre in cui siamo presenti, sono già note come simbolo di una reale opposizione al governo, ai padroni ma il nostro percorso di lotta è in sviluppo con l'obiettivo di passi concreti ma sempre più determinati e su questo dobbiamo impegnare le nostre energie e forze.
"Tantissime lezioni ci vengono dai giovani che in diversi casi sono più avanti rispetto agli adulti, dai paesi arabi con lo scoppio delle rivolte al recente fenomeno della Spagna.. senza dimenticare il movimento degli studenti che ha interessato il nostro paese nei mesi scorsi e che può riesplodere prima o poi…" ha sottolineato una delle compagne lavoratrici del circolo quando si è ragionato sul fatto che la parola d'ordine "ci vuole un'altra politica" sta prendendo sempre più corpo in diverse forme, non ultima la questione nel nostro paese della tornata elettorale di queste settimane.
Milano e Napoli sono state, al primo turno di elezioni, una bella batosta per Berlusconi che ha dimezzato i suoi voti personali, la Lega ha perso tanti voti.
Noi di pc sosteniamo il boicottaggio attivo delle elezioni ma nella congiuntura attuale dobbiamo tenere conto del sentire delle masse, Pisapia e De Magistris non sono strettamente legati al Pd, la loro prima vittoria in questa fase specifica diventa significativa nel momento in cui la sconfitta di Berlusconi in questa fase specifica diventa importante, le masse stanno percependo i colpi che Berlusconi ha avuto, significa colpire il moderno fascismo in formazione che rappresenta, ma colpire non vuole dire spazzare via, non si deve avere nessuna illusione riguardo un eventuale ricambio al potere della borghesia , ma serve a prendere respiro dal punto di vista delle masse per organizzarsi in funzione del dopo.
Se le masse a Milano e Napoli spingono attraverso il voto in questa fase contro Berlusconi allora è giusto per noi compagni e compagne dei circoli di proletari comunisti, impegnati nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse nella costruzione del partito rivoluzionario, stare al fianco delle masse. Milano e Napoli non sono una questione locale ma hanno una valenza nazionale e quindi anche nella nostra città dobbiamo portare alle masse il giusto orientamento politico.
L'attività del circolo in questo senso deve avere la funzione di un centro preciso, stabile, disciplinandosi, distribuendosi i compiti tra compagni.
I lavoratori, i giovani, le donne, le masse popolari ci devono conoscere
meglio e viceversa…
In funzione di tutto questo i compagni e le compagne del circolo hanno deciso alcune iniziative da mettere in campo in questa settimana:
distribuzione nei posti di lavoro a partire dai propri, nei quartieri, nei condomini, delle locandine sul ballottaggio a Milano e Napoli;
affissione nel quartiere della sede del circolo;
squadra per volantinaggio in fabbrica (Fiat Termini Imerese - Fincantieri;
Presidio Sabato 28 in Via Cavour davanti alla Feltrinelli
*Per la caduta del governo Berlusconi e contro ogni governo dei padroni serve una rivolta popolare*
volantinaggio, spikeraggio, banchetto con materiali.
Le compagne e i compagni del Circolo *proletari comunisti* Palermo
sabato 28 maggio 2011
pc 28 maggio - presidio a palermo contro il governo
pc 28 maggio - la guerra popolare nelle Filippine continua ad infliggere colpi all'imperialismo e al regime

in spagnolo facilmente comprensibile
El maoísta Nuevo Ejército del Pueblo (NPA) ha protagonizado diversas emboscadas y ataques en los últimos días.
En una emboscada realizada el martes el NPA dio muerte a dos agentes de policía en Nasugbu, Batangas. Los guerrilleros se apoderaron de las armas de fuego de los policías. Un oficial murió en el acto, mientras que el otro fue declarado muerto en un hospital. Los guerrilleros huyeron con el automovil de la policía y una motocicleta.
El jueves una columna de la guerrilla comunista del NPA formada por 30 guerrilleros embosco a un Batallón del Ejército Filipino en la cuenca del Valle de Zapata, en región de Caraga. Varios soldados resultaron heridos.
El miercoles la guerrilla comunista prendio fuego una retroexcavadora, 2 camiones de volteo y una camioneta pertenecientes a la CTM, una empresa de construcción propiedad del ex alcalde de Placer, Surigao del Norte.
Tambien el miercoles la guerrilla maoísta ataco la casa de alcalde Chary Mangacop en Barangay Bonifacio, la ciudad de Surigao.
da odio.de.clase
venerdì 27 maggio 2011
pc 27 maggio - domani a Roma il funerale del compagno Luigi Fallico
proletari comunisti invita i compagni a partecipare
pc 27 maggio - il Movimento NO TAV contro Bonanni
IL MOVIMENTO NO TAV
RITIENE
estremamente gravi e diffamatorie le dichiarazioni rilasciate dal segretario generale della CISL e quanto affermato nel volantino che è stato distribuito in Valle a firma Filca/Cisl
Le dichiarazioni oltre a riportare fatti assolutamente non veri danno una lettura fuorviante ed ingannevole della realtà socio/economica. Affermare che opere come il TAV sono necessarie allo sviluppo del paese significa mentire sapendo di mentire.
RICORDA
Che la funzione istituzionale del sindacato è difendere i lavoratori e fare si che il loro lavoro venga remunerato in modo equo, nei tempi previsti dalla legge e, soprattutto, che vengano versati i relativi contributi previdenziali
SI DOMANDA
Come mai solo ora, dopo anni di continua crisi e la perdita di miglia di posti di lavoro, improvvisamente la FILCA/CISL scopre che la Valle si sta impoverendo e si avventura in analisi macroeconomiche mentre i lavoratori edili che afferma di voler difendere devono ancora percepire stipendi e relativi contributi previdenziali
DIFFIDA
La Filca/Cisl e qualsiasi altra organizzazione sindacale e politica dallo sfruttare in modo ignobile i lavoratori con il solo scopo di utilizzarli come contrasto alle legittime e motivate istanze degli abitanti della Valle di Susa
INVITA
tutti i lavoratori a valutare chi veramente difende i loro interessi e ad unirsi alla lotta del Movimento No Tav contro le lobbies politico/sindacali/affaristiche che stanno affossando il nostro Paese e togliendo il futuro alle nuove generazioni e di cui pare la FILCA CISL sia portavoce
il Movimento No Tav
pc 27 maggio - per Luigi Fallico morto in carcere
Compagni detenuti
Mammagialla, 23 maggio 2011
Ancora una volta (e sono tante, le volte), un proletario, un compagno muore di galera.
Il comunismo non viene da solo, né gratis.
La somma di sofferenze che – come classe – abbiamo pagato, stiamo pagando e ancora pagheremo sui posti di lavoro, nelle piazze e nelle carceri, è il prezzo per costruirlo.
Oltre a ciò, resta ben poco da dire.
Sappiamo tutti cosa si perde quando un comunista muore.
Bruno, Dino, Gianfranco e Massimo
pc 27 maggio - a Torino con il PD di Fassino sarà ancora peggio.. aggressione a grugliasco
provincia di torino | repressione | comunicati venerd� 27 maggio, 2011 15:51 by skunk
Aggredito dal PD
Incredibile!
Ecco cosa mi è successo Mercoledì al parco "Le Serre" a Grugliasco: decido di andare a vedere il concerto dei Marlene Kunz a favore del referendum e anche se organizato dai servi del PD faccio finta di nulla e mi ci reco. Noto tra i vari banchetti per la raccolta delle firme un mio vicino di casa, figlo di un noto esponente del PD locale e persona che ha da sempre osteggiato i centri sociali. Per farla breve inizia una discussione, dove vengo verbalmente assalito da questo e dalla sua fidanzata anche lei militante del PD; non contento il ragazzo mi dice di seguirlo in un luogo appartato dove avremmo potuto risolvere la nostra discussione. Appena ci spostiamo dalla massa di persone però ecco arrivare 2 ambigui personaggi del servizio d'ordine del PD (uno era presente anche alla manifestazione del 1° maggio quando hanno assalito lo spezzone FAI, l'altro che non aveva pass identificativo indossava una maglia di un gruppo ultras di chiara ispirazione fascista) con la scusa di separarci il fascista mi immobilizza e mi minaccia di tagliarmi la gola se non me ne fossi andato immediatamente!!! Questo è il PD! VERGOGNA!
pc 27 maggio - la rivolta degli operai Fincantieri. Lotta a fondo su una linea di classe

Sono ormai tre giorni che è in corso la rivolta degli operai della Fincantieri contro il piano di chiusura ristrutturazione della Fincantieri che prevede chiusure a Genova e Castellammare di Stabia, chiusure e tagli nelle altre sedi in tutt'Italia.
La lotta ha assunto subito i caratteri di una vera e propria rivolta con l'assalto alla Prefettura a Genova e occupazioni, blocchi di vario tipo a Castellammare di Stabia, a cui si sono aggiunti scioperi e cortei nelle altre città.
Sono fortemente positive sia la durezza delle forme di lotta sia l'unità che i vari stabilimenti hanno dimostrato, scendendo in lotta insieme.
Sotto accusa non c'è solo la Fincantieri ma il governo e le istituzioni locali; e intorno agli operai della Fincantieri, in particolare sia a Genova che a Castellammare di Stabia, ci sono anche ampi settori cittadini che comprendono gli effetti generali di questo piano di chiusure.
La radicalità della lotta e il fatto che venga messo in pericolo il lavoro di tutti, ha spinto finora le OOSS a muoversi unitariamente,rispondendo alla spinta di mobilitazione degli operai.
La lotta dei lavoratori si è scontrata con polizia a Genova e a Castellammare di Stabia, ma gli operai sono stati determinatissimi a respingere la repressione.
Detto questo, manca tuttora, però, nelle piattaforme sindacali una linea effettiva che contrasti il piano di ristrutturazione. Le proposte di “un grande progetto di riconversione della produzione navale affiancando altri settori alle navi da crociera e militare...penso a traghetti e all'off shore, allo smontaggio delle vecchie navi piene di amianto e veleni, che ora vengono inviate in India e Bangladesh” - espresse da Landini (Il Manifesto del 27/5), rappresentano la tradizionale serie di buone intenzioni che trascurano la logica del massimo profitto che c'è dietro il piano, le cui scelte produttive non sono caratterizzate tanto da incomprensione di tutti i settori in cui potrebbe esercitarsi l'attività cantieristica, ma appunto dalla linea del massimo profitto, della riduzione dei lavoratori e dei loro diritti, con il massimo sfruttamento di chi resta. E' in sostanza la logica del piano Marchionne. E come le buone intenzioni su “modelli e riconversioni ecologiche” nel caso della Fiat non hanno prodotto alcun cambio del piano Marchionne, lo stesso avviene in questo settore.
La situazione degli stabilimenti in chiusura può essere paragonata a quella di Termini Imerese, anche qui il risultato finale è la chiusura e il correre dietro a differenti proposte di ricollocazione in altri settori lasciano il tempo che trova.
Il governo in questo caso non è solo un terzo che assiste le scelte dei padroni mettendo in campo al massimo un piano di ammortizzatori sociali, ma è tuttora l'effettivo padrone della Fincantieri tramite il Ministero del Tesoro.
Questo può essere una condizione favorevole all'azione dei lavoratori purchè si mantenga la rigidità di posizione rispetto all'unica effettiva “soluzione” che gli operai hanno nelle mani in questa vertenza: la difesa di tutti i posti di lavoro e del reddito tramite la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro.Bisogna scongiurare una linea simile a quella che sta portando alla chiusura definitiva di Termini Imerese.
Proletari Comunisti
27 maggio 2011
pc 27 maggio - la lotta alla Fincantieri nelle parole di un poeta operaio

Lotteranno fino alla morte
( ai lavoratori in lotta della Fincantieri)
Suicidati. Operai. Padri. Figli. Suicidati. Per loro, altri saranno in lotta. Non preoccupatevi. Dei morti. I vivi e i morti. E il resto non avrà fine. Suicidi. Licenziati da Fincantieri. Anni fa. Poi, oggi, tremila, licenziati. Forse cinquemila. Che importa. A Amministratore Delegato, che importa. Uno più. Mille meno. Che importa. La vostra carne, da macello. La nostra carne. Al manganello. Celere ovunque. Ma io perdo lavoro. Io non rubo. A Celere non importa. Uno più. Mille meno. Sangue. Sul viso. Carne. Da macello. Operai, al patibolo. Ma voi. Verrete al fianco. Fino alla morte. C’è una morte. Anche per Amministratore. Con noi. Sul patibolo. E poi, il politico. Al mio fianco. Una corda. C’è sempre. Sui patiboli della vita. Fine vita. Per noi, che volete chiudere. Non si chiude mai. Sempre si muore. E allora, in ginocchio. Figli di troia. Roma arriverai. Arriveremo. A migliaia. Uno più Uno meno. Sangue. Sul viso. Il tuo. Uno più. Uno meno. Prenderemo auto blu. Le tue scarpe nere. Il tuo funerale. Fino alla morte. Prenderemo il tuo scranno. Fino alla morte. La sera. Torneremo a casa. Quella che paghiamo. Prenderemo la tua. Che ti sei regalato. Fino alla morte. A migliaia di case. Una più. Una meno. Ai compagni, suicidati. Quelli di ieri. Quelli di domani. Dedico un patibolo. In tua compagnia. Uno più. Uno meno. Una guerra. Una più. Una meno. Fino alla morte. Il patibolo, davanti alla croce. Crocifissi. Rideremo. Dei chiodi tra i nervi. Rideremo. Vederti. Penzolante. Amministratore. Delega la morte. Se puoi. Noi siamo occupati. A lottare. Scendiamo. Vedi, dalla croce. Siamo il ferro, dei chiodi. Nervi saltati. Fino alla morte. Per i compagni. Suicidati. Per loro e per altri. Lotteremo. Per un paese diverso. Sarai allora, solo. Sul patibolo. Noi si scende. La corda è tua. Figlio di troia. Non hai capito. Tu, devi morire. Sangue, ancora sangue. Come sempre. Uno più. Uno meno. Nelle strade, a senso unico. Nei palazzi, di potere. Mille più. Mille meno. Fratello d’ Italia. Siam pronti alla morte.
25 maggio 2011
Giuliano Bugani operaio, giornalista, poeta
pc 27 maggio - al G8, il cane che annega, si agita..ma così annaspa ancor più
per ripetetere questa triste litania, crea per la borghesia imperialista italiana già in difficoltà economica politica e sociale di suo, il massimo imbarazzo e discredito e rende il governo moderno fascista di Berlusconi- Bossi il più debole possibile di qui il necessario intervento tattico sviluppato in questi giorni da proletari comunisti per sfruttare a fondo la polarizzazione politica e la possibilità di creare una situazione nuova per il proletariato e le masse popolari
il voto a Pisapia e de magistris non è un voto per Pisapia e De magistratis, ma è un voto contro questo governo per favorirne e precipitarne la caduta e posizionarsi per la battaglia contro questo governo e sopratutto contro ogni governo dei padroni, contro un nuovo governo dei padroni che il risultato elettorale può provocare e che ha in milano il suo laboratorio
dalla polarizzazione politica significativa che mette in crisi l'assetto attuale alla polarizzazione sociale per cui lavoriamo da sempre e che trova nella rivolta operaia e popolare la sua prospettiva e forma concreta
è questa la nostra linea dentro la costruzione del Partito,del fronte unito, dell'organizzazione della forza nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse
proletari comunisti
27 maggio 2011
pc 27 maggio: Continua a Palermo la protesta degli operai Fincantieri.
Dopo le mobilitazioni e i cortei dei giorni scorsi, una rappresentanza di lavoratori si è ritrovata, questa mattina, davanti a Palazzo Orleans per protestare contro i tagli previsti dall’azienda.
Il nuovo piano industriale del cantiere prevede, infatti, la chiusura degli stabilimenti di Sesti Ponente e di Castellammare di Stabia e la conversione del cantiere di Riva Trigoso, per un totale di oltre duemila esuberi che interesseranno anche la sede siciliana.
“Alla Fincantieri la situazione è tragica. Per quanto riguarda noi dell’indotto non c’è lavoro e non c’è nessuna prospettiva per andare avanti neanche con gli ammortizzatori sociali – riferisce Michele Casamento, uno degli operai scesi in piazza – . Aspettiamo risposte sugli ammortizzatori sociali, sulle cooperative che possano avviarci al lavoro. Non abbiamo, però, ricevuto nessuna risposta concreta”.
I lavoratori del cantiere navale di Palermo chiedono, dunque, maggiori certezze e rassicurazioni in vista dei tagli che potrebbero far perdere il lavoro a migliaia di famiglie. “E’ da tre anni che non lavoro. Siamo disperati. Ci promettono sussidi, disoccupazione, mobilità ma non c’è niente. Noi dobbiamo sapere cosa c’è”, dice Mosè, un operaio tunisino che lavora all’indotto da venticinque anni.
Alcuni rappresentanti sindacali hanno incontrato questa mattina il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, per chiedere di rivedere il piano aziendale in vista del vertice convocato dal Governo la prossima settimana. Tra le proposte dei sindacati quella di mantenere l’attuale organico della sede palermitana e la produzione navale a cui l’azienda vorrebbe rinunciare.
www.livesicilia.it
pc 27 maggio - prosegue ovunque la rivolta degli operai fincantieri

Genova
Fincantieri, diecimila in piazza
Operai e studenti insieme. Corteo per le strade di Sestri.
L'appello del rettore: "Universitari e non solo, partecipate alla manifestazione". Negozi chiusi per due ore. Contestato il sindaco
Genova si stringe attorno ai lavoratori Fincantieri. Stamani la grande manifestazione a Sestri Ponente. Diecimila al corteo che dai cancelli dello stabilimento in via Soliman e ha raggiunto piazza Baracca. Insieme ai lavoratori, in piazza protestano anche gli studenti. Giacomo Deferrari, rettore dell'Università, ha lanciato un appello ai suoi allievi: "Gli studenti, universitari, ma non solo, devono partecipare alle proteste dei lavoratori Fincantieri per evitare che Genova muoia".
Contestato il sindaco. Quando Marta Vincenzi ha preso la parola al microfono si sono alzati sonori fischi da un gruppo di manifestanti. Ha avuto giusto il tempo di sottolineare che "le istituzioni devono andare a Roma". Poi i fischi sono stati così espliciti che il sindaco ha preferito lasciare la parola ad altri. Gli operai che l'hanno contestata sostengono che lei sapeva del piano di esuberi ma non ne ha mai parlato al sindacato. Lei invece ha sempre smentito.
Anche i commercianti protestano contro il piano esuberi della Fincantieri che prevede la chiusura del cantiere di Sestri e il ridimensionamento di quello di Riva Trigoso. Ieri sono scesi in piazza e sui quotidiani hanno acquistato pagine pubblicitarie per chiamare a raccolta i genovesi: "Salviamo i cantieri navali di Sestri Ponente e Riva Trigoso", ha scritto l'Ascom. "Le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, sono solidali con i lavoratori Fincantieri. Non accettano l'ennesimo taglio all'occupazione e all'economia di Genova e del Tigullio. Insieme riappropriamoci del nostro futuro". Stamani i negozi hanno abbassato le saracinesce per due ore.
castellammare di stabia
Fincantieri, riprende la protesta
occupata per 5 ore la sorrentinaRimosso il blocco degli operai che si sono spostati verso il centro di Castellammare. Traffico paralizzato. Ieri avevano occupato la stazione della Vesuviana di Pompei
E' durato oltre cinque ore il blocco degli operai della Fincantieri di Castellammare di Stabia (Napoli) sulla statale sorrentina. I lavoratori si sono spostati al centro della città per scusarsi per il disagio provocato dalle proteste di questi giorni ma l'obiettivo è quello di mantenere viva l'attenzione sulla vertenza e impedire la chiusura del cantiere.
Pesanti le ripercussioni sul traffico in tutta la zona sorrentina mentre continua il presidio dei lavoratori al Municipio. "E' evidente - dice il segretario generale della Uilm Campania, Giovanni Sgambati - che si stanno provocando gradi disagi ma è necessario andare avanti con decisione per ottenere il risultato finale, quello del ritiro del piano industriale impedendo la chiusura di Castellammare di Stabia'
Ieri i lavoratori avevano occupato la stazione della Circumvesuviana di Pompei, bloccando la circolazione die treni per alcune ore. Poi si erano diretti verso il Santuario mariano chiedendo di entrare a pregare, ma hanno trovato le porte sbarrate. I manifestanti si sono così assiepati fuori dalla basilica.
pc 27 maggio - Operai Fincantieri Marghera in rivolta
Dai compagni di Marghera
27-05-2011 Marghera - L'assemblea di martedì
-
26-05-2011 -
Fincantieri in rivolta contro gli esuberi, blocchi stradali a Venezia
In mattinata gli operai della Fincantieri hanno bloccando via della Libertà, tagliando dunque i collegamenti stradali con Venezia. Gli operai Vinyls invece tornano sulle fiaccole del Petrolchimico
VENEZIA. Una giornata di lotta per il lavoro a Venezia. Dalla prima mattinata gli operai della Fincantieri hanno bloccato via della Libertà, interrompendo così il collegamento viario tra la terraferma e Venezia. Si tratta di una manifestazione non autorizzata ma gli operai sono determinati a portare avanti la protesta contro il piano dell'impresa che prevede 2550 esuberi e la chiusura di due stabilimenti in Campania e in Liguria. Il blocco è terminato attorno alle 11, ma ha comunque mandato in tilt la delicata viabilità veneziana. I problemi maggiori su via Fratelli Bandiera, mentre tutto il traffico in direzione Venezia è stato deviato su San Giuliano.
Anche gli operai della Vinyls, azienda della chimica coinvolta in una lunghissima vertenza per la vendita, sono tornati a protestare per l'incertezza che pesa sul loro futuro. Tre operai sono saliti nuovamente su una fiaccola del Petrolchimico, a
pc 27 maggio - il sindaco di Firenze Renzi ..contro gli immigrati
ore 17.30 al laghetto dei cigni, giardini della fortezza da basso
assemblea pubblica dopo lo sgombero della tendopoli dei rifugiati, per
aggiornarsi e riorganizzarsi
Dopo il quarto giorno di occupazione di piazza bambini di Beslan, gli
occupanti, un gruppo di rifugiati e richiedenti asilo africani,
rimangono ancora invisibili alla città di Firenze.
Il Comune, non solo non si è fatto vivo, ma ha mostrato il volto duro
della repressione. La Polizia Municipale ieri ha fatto irruzione nella
tendopoli in cui migranti e italiani stavano dormendo: hanno cominciato
a trascinare la gente fuori dalle tende, sfasciando e strappando i teli
e le strutture dei ripari provvisori, arrivando a spintonare ed a
prendere a calci gli occupanti. Il risultato dell’operazione, cosi’
come lo dipinge la stampa, è stato il referto di quattro vigili emesso
dall’ospedale dopo molte ore.
In ogni caso la ferma e decisa determinazione dei migranti e degli
italiani presenti, ha permesso di resistere allo sgombero. La
responsabilità di tutta questa operazione non può che essere attribuita
al sindaco Renzi, sempre più chiaramente destrorso nelle idee e nei
mezzi usati. Il sindaco rimanda i problemi cercando di nasconderli dalla
vista di tutti con la repressione. Il decoro di cui si riempe la bocca,
non è nient’altro che un tappeto sotto il quale nascondere le emergenze
a cui non sa e non vuole rispondere. È un Renzi sempre più scollato
dalla realtà, che di fronte a situazioni drammatiche e pesanti sa
parlare solo di decoro e senso estetico come un gretto e becero
bottegaio.
Il presidio permanente è stato velocemente e coraggiosamente
ricostruito. Ieri sera dopo una trattativa in Regione dove alcuni
assessori avevano promesso di impegnarsi per risolvere la situazione,
Renzi ha scavalcato tutti imponendo di nuovo uno sgombero
immediato.Stamattina alle otto la celere era appostata in piazza
indipendenza pronta ad intervenire e la digos intanto invadeva la piazza
intimando lo sgombero istantaneo della tendopoli, rendendo evidente
quali sono i metodi di questo illuminato sindaco e come non abbia
intenzione di occuparsi di problemi sociali gravi che rischiano di
sfociare in situazioni davvero esplosive.
L’ordine di Renzi è stato “sgomberare anche con la violenza se
necessario” e la polizia haeseguito perfettamente gli ordini. Per non
mettere ulteriormente a rischio le famiglie di migranti, le donne e i
bambini siamo stati costretti dopo 4 estenuanti giorni a smontare il
presidio.
Adesso i profughi hanno trovato rifugio nel giardino della fortezza in
attesa di un posto che li accolga.
/Assemblea dei Rifugiati politici somali eritrei e etiopi, Movimento
Lotta per la casa, NextEmerson, Brigate di Solidarietà attiva Toscana/
pc 27 maggio - fascisti nella scuola
Non può e non deve restare impunito: intanto un posto in una qualche scuola privata, magari di proprietà del Cavaliere Nero, lo troverà di sicuro.
Un professore di educazione musicale del Liceo scientifico statale Augusto Monti di Chieri, comune della seconda cintura sud di Torino, ha scelto di fare ascoltare ai suoi alunni - parte dei 1.300 inseriti nel grande complesso di via Montessori - alcune canzonette fasciste, tra cui Giovinezza e Faccetta nera, come (dice lui) "storia della musica".
Lo schifoso essere in questione, Davide Cantino - 52enne residente a San Raffaele Cimena, nel chivassese - si difende affermando di non essere un fascista, ma un appassionato di storia: "dovevo preparare un corso di musica comparata. A casa avevo quei dischi e ho deciso di farli ascoltare in classe".
E' evidente che nessuno, che non sia un fascista, terrebbe mai in casa certa immondizia: la sua schifosa apologia di reato, perché di questo si tratta, se la faccia tra le mura della sua abitazione.
Neppure vale come giustificazione il fatto che "a Giaveno (comune della Val Sangone, n.d.r.) nessuno ne ha fatto un dramma, a Chieri è scoppiato il putiferio"; il sindaco di Giaveno è l'assai poco onorevole forzitaliota Osvaldo Napoli, che certamente annovera tra i suoi elettori molti fascisti: se non altro perché, fino a poco tempo fa, nel partito del Padrino di Arcore stavano il presidente della Camera ed i suoi camerati, molti dei quali sono poi rimasti nel clan di Al Pappone.
A quanto pare questo 'signore' avrebbe già rassegnato le proprie dimissioni, ma non può e non deve cavarsela così: deve essere espulso dall'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, e perseguito dalle legge borghese per il reato reiterato - lo dice lui - di apologia di fascismo.
Torino, 27 maggio 2011
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino










