giovedì 31 marzo 2011

pc 31 marzo - la posizione dei compagni MPP, organismo generato del partito comunista del Perù sull'aggressione alla libia

Proletari di tutti i paesi, unitevi!

Appoggiare la lotta del popolo arabo!
Condannare l’intervento militare dell’imperialismo yankee e il piano di spartizione della Libia

Denunciamo l’aggressione militare dell’imperialismo yankee contro la Libia

Denunciamo che questa nuova aggressione contro un paese oppresso ha per obiettivo, tra gli altri, assicurare il controllo delle fonti strategiche di materie prime e di energia nella regione. Gli imperialisti non si preoccupano affatto della sorte del popolo arabo, né di nessun altro, e neppure che il popolo della Libia e degli altri paesi arabi subiscono regimi fascisti e genocidi, come Gheddafi in Libia, non glie ne è mai importato un fico secco. Ora, in concreto, l’imperialismo sta approfittando dello sviluppo della crisi in corso nei paesi arabi per perseguire i propri obiettivi di unica superpotenza egemone, di fronte alla minaccia da parte dell’altra superpotenza nucleare, la Russia, che ha aumentato la sua presenza in quella parte il mondo e, soprattutto, alla crescente minaccia del social-imperialismo cinese, i cui rappresentanti "girano Africa col portafoglio aperto per comprarlo tutto”.

Questa aggressione militare imperialista rivela, ancora una volta, gli obiettivi reali di tutta la retorica del governo del genocida Obama sulla sua “nuova dottrina di sicurezza nazionale”, la cosiddetta “dottrina Obama”. Come qualcuno ha osservato, essa contiene “una serie di linee guida flessibili”, “che non impediscono, in ogni momento, di applicare quella più conveniente” per difendere l'egemonia globale dell'imperialismo yankee, che cerca di nascondere la sua natura aggressiva e interventista con espressioni come “non dettiamo soluzioni, difendiamo i nostri valori”, vale a dire usare a proprio vostro i conflitti esistenti nei diverso paesi e regioni per imporre il proprio piano di nuova ripartizione del mondo. Dunque, essa è la continuazione della guerra di aggressione imperialista contro popoli del Terzo Mondo sviluppata da Bush.

Sotto la copertura della "difesa dei nostri valori", ha usato a proprio vantaggio le situazioni di crisi come quella che si sta vivendo in Nord Africa e negli altri paesi arabi prima intervenendo politicamente, in Egitto e Tunisia, ora lanciando un intervento militare diretto contro la Libia. Nel frattempo, i suoi servi sauditi invadono il Bahrain, i fascisti sionisti di Israele incrementano la loro azione genocida contro il popolo palestinese e gli stessi Yankees intervengono ancora in Yemen.

I paesi del Nord Africa e gli altri paesi arabi, in quanto paesi semi-feudali e semi-coloniali, sono travolti da una crisi generale che si aggrava di pari passo con la crisi imperialista mondiale, che viene scaricata su di loro, proprio per loro condizione di paesi oppressi e aumenta sia l'oppressione e la miseria le masse, sia le loro proteste e lotte. Inoltre, l'intensificazione delle contraddizioni inter-imperialiste acuisce la lotta tra le fazioni delle classi dominanti locali. Ciò acuisce il conflitto tra la fazione compradora e la fazione burocratica della grande borghesia per il controllo dell'apparato dello Stato, a partire dell'Esecutivo.

Le masse si mobilitano eroicamente, come espressione dello sviluppo della situazione rivoluzionaria ma manca il partito comunista

Nella nostra collina, come espressione dello sviluppo della situazione rivoluzionaria (condizioni oggettive), le masse spingono le loro lotte, contribuendo allo sviluppo della nuova grande ondata della rivoluzione proletaria mondiale. Le masse di questi paesi hanno sempre lottato, e oggi a maggior ragione, contro le tre montagne che li opprimono: l'imperialismo, semi-feudalesimo e il capitalismo burocratico. Queste lotte si esprimono in tutto il loro eroismo e odio contro governi fascisti, genocidi e corrotti, che per lo più sono alla testa di questi stati. Ma per quanto eroiche siano queste lotte, come in questa occasione, al massimo arrivano a rovesciare il tiranno di turno, cioè che si imponga l’una o l’altra fazione con i propri rappresentanti mentre il popolo non ottiene nulla di significativo; la rivoluzione democratica contro le tre montagne che lo opprime non avanza, non perché manchi un movimento di masse pronte ad qualsiasi sacrificio per liberarsi, ma perché manca un partito rivoluzionario in grado di dirigerle, cioè un Partito Comunista che, applicando il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente il maoismo, alle condizioni concrete della rivoluzione in quel paese, avvii e sviluppi la guerra popolare per portare a termine la rivoluzione democratica. Nella situazione attuale le masse sono sempre più terreno di conflitto tra rivoluzione e controrivoluzione. Quel che reazione e l'imperialismo cercano di fare è porre movimenti di massa alla loro coda, per i loro scopi nefasti.

Anche se questa è la situazione attuale per il popolo e la rivoluzione nei paesi arabi, comunque i più avanzati della classe e del popolo, faranno un bilancio della lotta in corso e dei suoi risultati e così matureranno le forze che devono costituire o ricostituire il Partito comunista per portare avanti la rivoluzione democratica, sviluppando e trasformando le lotte esistenti in guerra popolare di resistenza contro l'imperialismo. Vedranno ancora una volta che senza la direzione del Partito la Rivoluzione Democratica non può avanzare, che, salvo qualche risultato passeggeri, i frutti delle loro lotte finiranno nelle mani dei loro nemici. Cavalcandole, si installeranno in parlamento o al governo dello Stato (latifondista-burocratico asservito all'imperialismo), altri rappresentanti dell’una o l’altra fazione della grande borghesia nativa, lacchè al servizio dell’una o l’altra superpotenza o potenza imperialista. Per un ricambio delle autorità dello Stato oppressore per determinare chi da quelle cariche dovrà continuare a schiacciare le masse. Perché la fazione reazionaria vincente ponga le risorse naturali, la ricchezza del paese e la forza lavoro delle masse a disposizione dei suoi padroni imperialisti e di un pugno di parassiti del capitale burocratico.

La forma in cui interviene l’imperialismo yankee in questa crisi non è affatto nuova

L’intervento politico dell'imperialismo nelle situazioni di crisi come questa, per inquadrare il movimento di massa, è uno degli elementi della sua cosiddetta “guerra di bassa intensità”. Una strategia istituito sotto l'amministrazione Reagan per lottare per l'egemonia globale e agire da gendarme contro-rivoluzionario mondiale. Una delle sue componenti (intervento politico in situazioni di crisi), prescrive di imparare a ponderare correttamente la situazione, in modo che, se necessario, un dittatore odiato sia eliminato, purché il regime rimanga. L’ideale sarebbe che elementi originari dello stessi regime cambino campo all’ultimo minuto, e si presentino come gli alfieri di un regime alternativo che garantiscono la stabilità dello Stato impossessandosi di parte della credibilità dell'opposizione. Così, gli Stati Uniti possono anche sostenere fino all'ultimo un regime impopolare, incoraggiare lo sviluppo descritto e, comunque, pretendere per sé la credibilità (vedi Fred Halliday, "La Dottrina Reagan e il Terzo Mondo" in Transnational Institute (TNI), Amsterdam, 1987). Oggi, come si vede, questa componente di questa strategia viene applicata alla crisi in Africa settentrionale per spingerla verso una via d’uscita favorevole ai loro piani, indirizzandola, si può dire, secondo manuale (esattamente come indicato dalla dottrina degli anni 80 del secolo scorso). Così si stanno attivando per evitare che in Tunisia, Egitto, ecc, dalle mobilitazioni delle masse possa produrre un regime o una situazione che pregiudica i loro interessi. Stanno usando la guerra a bassa intensità per un cambio di governo, secondo le condizioni che si presentano in ciascun paese arabo, che spinga al potere statale la fazione compradora della grande per essere quella che guida i cosiddetti “cambiamenti democratici e lo sviluppo economico”. Così come annunciato da Bush all'inizio della guerra in Iraq. Ossia un cambio di governo che diriga la privatizzazione di tutto quello che è oggi nelle mani di quegli stati ma anche di quello che, a causa della “corruzione”, si è concentrato nelle mani di quei “tiranni” per spartirlo tra una manciata di sanguisughe imperialiste e locali e, chiaro, soprattutto tra i monopoli yankee e i loro lacchè. Così l'imperialismo yankee e i servili eserciti di Egitto e Tunisia, hanno agito da campioni del cambiamento; poi, nelle condizioni create dal loro intervento politico, intervenire militarmente e aggredire la Libia col pretesto di proteggere i civili dal fascista e genocida Gheddafi (ma punto principale non è rovesciarlo, hanno ammesso) e frazionare il paese.

Gli imperialisti yankee stanno realizzando i loro piani di estendere laa guerra di aggressione imperialista in tutta l’Africa

Come abbiamo sottolineato nella nostra dichiarazione del marzo 2003, quando condannammo la guerra di aggressione contro l'Iraq, l'imperialismo yankee sta estendendo all'Africa la guerra di aggressione. Questa aggressione è diretta militarmente dall’Africom, delle Forze Armate USA di cui Obama che è il comandante supremo.

Oggi lo fanno utilizzando la “multilateralità” per dare broglia sciolta ai loro piani aggressivi e dare cercare di coprire la violazione della “Carta dell’ONU”, che vieta l'intervento e la violazione della sovranità dei paesi, stanno cioè violando lo stessi diritto internazionale. Gli imperialisti yankee usano l’ONU, la Lega Araba e l'Unione africana come meri strumenti da prendere se sono utili e abbandonare, quando non servono.

Il coinvolgimento di altre potenze imperialiste nella “Operazione Alba d’Odissea", avviene nel pieno di un’accesa contesa per il bottino, prima di aver raggiunto gli loro obiettivi e tra dichiarazioni contraddittorie degli attori principali, calibrate per cercare nascondere i loro oscuri fini. Nonostante la teatralità con cui alcuni capi dei paesi interventisti hanno presentato l’intervento come una propria iniziativa, non possono nascondere che è un intervento dell'imperialismo yankee, guidato da Africom, e con l’impiego della NATO. Per il primo ministro d'Inghilterra Cameron, come per gli altri paesi imperialisti che partecipano alle azioni militari contro la Libia, “il cavallo di battaglia” che cavalcano per eliminare il tiranno Gheddafi e aiutare i “ribelli” libici è quello cha assicura loro il controllo del petrolio e gas di questo paese, ma Cameron cerca di usarlo anche per mascherare il fallimento del suo governo nel dare impulso all’economia, contenere il deficit pubblico e combattere l'inflazione col pretesto dell’alto prezzo del petrolio. Mentre le bombe cadono sulla Libia, il suo governo presenta una nuovo finanziaria anti-popolare. Quel “nano” sanguinario di Sarkozy, a capo dell’imperialismo francese, cerca di presentarsi come il capo politico dell’aggressione, quando lui e Berlusconi, a capo dell'imperialismo italiano, in occasione di questa crisi si sono trovati in difficoltà a causa dell’intervento politico USA secondo la “guerra a bassa intensità”: il primo scavalcato in Tunisia, l’altro battuto in Libia.

Non lasciamoci ingannare, è la Africom USA che ha la responsabilità di guidare l'attacco, che è nella sua area di comando, mentre sulle forze NATO e degli altri burattini coinvolti in questa aggressione, cadranno le responsabilità delle violazioni per aver ecceduto la già illegittima risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza ONU. Per questo dichiarano: “La NATO avra la responsabilità delle operazioni militari, ma la direzione politica sarà di tutti i partecipanti”. L'imperialismo yankee, e il suo capo Obama, cercano così di non apparire pubblicamente i responsabili della gestione dell’aggressione. Così sta bene anche a Sarkozy, per guadagnare consensi elettorali e cercare di risollevare le sue quotazioni in picchiata nel processo elettorale in corso e per le prossime elezioni presidenziali in Francia del 2012. Nelle settimane precedenti, in Francia si diceva che “solo una guerra può salvare Sarkozy” e ora ha la sua “guerra”. Questo "nano" sanguinario è esperto in interventi per proteggere “i diritti umani dei civili” in violazione di tutte le norme del diritto internazionale. Nel luglio dello scorso anno inviò truppe francese in Mali, camuffate sotto la bandiera di uno delle sue semi-colonie, la Mauritania, per salvare un cittadino francese. L'operazione fallì ma produsse comunque danni collaterali uccidendo 6 persone. Era una palese violazione della sovranità del Mali, sua ex colonia, e una chiara sfida al rivale nella regione, gli USA, che già “assistevano” militarmente l'esercito di quel paese. In precedenza Sarkozy era intervenuto anche nell'ex colonia francese del Ciad per far uscire di prigione un gruppo di francesi e spagnoli accusati di rapire bambini. L'imperialismo francese mantiene in Costa d'Avorio 5mila soldati, come “caschi blu” ONU presunti supervisori “dell'accordo di pace”. L'imperialismo francese e l'imperialismo yankee lottano accanitamente per il dominio del continente africano.

Oltre a questi imperialisti “va segnalato il ruolo determinante e sempre più rilevante della Cina in Africa”. Il suo impatto politico ed economico si fa sentire in almeno 48 dei 53 stati africani, anche se questa volta, insieme a Russia e Germania si è astenuta nella votazione della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza ONU. Così, con la sua diplomazia zigzagante, la Cina cerca di confermarsi come l'alternativa, sicura che i rivali finiranno inesorabilmente intrappolati. La Russia si è astenuta, usando la Libia come pedina di scambio. Non a caso il 9 marzo il vicepresidente yankee Biden, Medvedev e Putin, hanno tenuto colloqui sulla Libia, sulla WTO e sul trattato di Star-3.

L'imperialismo tedesco kantianamente si astiene e il capo del governo, la Merkel, ha annunciato che truppe tedesche avvicenderanno gli equipaggi degli aerei AWACS e le truppe delle forze speciali Nato operanti in Afghanistan e Pakistan, per permetterne l’impiego nell’aggressione alla Libia.

Denunciamo l’obiettivo immediato dell’aggressione imperialista non è cacciare il fascista genocida Gheddafi ma dividere la Libia

L’esistenza di Gheddafi permette agli imperialisti di giustificare la divisione del paese in zone di influenza. Seguendo i loro piani oscuri, gli imperialisti pianificano lo smembramento del paese. A questo scopo si annuncia che Francia e Inghilterra hanno una “proposta di pace”, che non può essere altro che l’invio di truppe come “caschi blu” ONU a occupare il paese. Ciò in concreto significherà la divisione del paese tra una parte controllata dalle forze “ribelli” dell'opposizione, divisa a loro volta divise tra i sostenitori della superpotenza e delle varie potenze imperialiste attaccanti, cui andranno i territori più ricchi di petrolio e gas, e le forze del fascista genocida e traditore Gheddafi, patrocinato da altre potenze imperialiste, cui resterà la parte meno ricca di petrolio e gas. Inoltre, gli imperialisti yankee con la totale militarizzazione di questa parte del Mediterraneo, raggiungono l’altro loro obiettivo dell’intervento nella crisi in Nord Africa, guadagnare posizioni strategiche per continuare a sviluppare i suoi piani di egemonia.

Siamo sicuri che l'aggressione imperialista e questi piani si scontreranno ogni giorno di più con l'eroica resistenza del popolo della Libia e tutti i popoli arabi e scatenerà l’odio in tutti i popoli del mondo. Il popolo di questo paese, schiacciando i lacchè degli imperialisti, lottando per l'unità nazionale e persistendo nella guerra di resistenza, assesterà colpi contundenti agli aggressori raggiungerà alla fine la vittoria e l'imperialismo yankee e tutti gli altri imperialisti saranno certamente sconfitti.

Servendo questo percorso per garantire la marcia vittoriosa della guerra di liberazione e il compimento della rivoluzione democratica, spetta ai rivoluzionari di questi paesi assumere il maoismo, assimilarlo, incarnarlo e applicarlo per costituire o ricostituire il partito comunista, secondo i casi, come partito marxista-leninista-maoista per dare impulso alla lotta armata di resistenza, combattendo per dirigerla per trasformarla in guerra popolare di resistenza contro l'imperialismo, schiacciare le tre montagne che opprimono il popolo: l'imperialismo, il semi-feudalesimo e il capitalismo burocratico, lottando implacabilmente contro il revisionismo, e come parte e al servizio della rivoluzione mondiale.

Appoggiare il popolo arabo!

YANKEE GO HOME!

Movimiento Popular Perú, Marzo 2011

pc 31 marzo - manifesto all'Ilva di Taranto di solidarietà agli immigrati del Slaicobas per il sindacato di classe

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pc 31 marzo - documento dello slai cobas per il sindacato di classe taranto

Documento dello slai cobas per il sindacato di classe Taranto

L'arrivo al campo di Manduria di altri 2300 immigrati e profughi da Lampadusa dimostra come il governo si limiti a spostare gli immigrati da Lampedusa a Manduria, trasformando di fatto Manduria in una nuova Lampedusa, fermo restando che Lampedusa resta tale, visti i nuovi arrivi.
Il governo non mantiene i suoi impegni neanche verso i suoi viceministri, e tantomeno verso le popolazioni e le loro amministrazioni, di fatto esautorate.
E' giusta quindi la protesta delle popolazioni ed è necessaria che essa diventi di massa e si indirizzi contro il governo per un'accoglienza degli immigrati dignitosa e ripartita in tutto il paese.
E' giusto essere contro le espulsioni, perchè comunque gli immigrati fuggono da guerre, disoccupazione e miseria, originate dalle politiche dei governi occidentali, Italia in prima fila e dai regimi ad essi asserviti.
L''accoglienza è quindi doverosa e vanno spostati i fondi dalla guerra a spese di pace quali accoglienza e solidarietà.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto unisce la sua voce e la sua protesta a quella degli immigrati e popolazioni.
Immigrati e popolazioni sono entrambi vittime di queste politiche e quindi devono unire le loro forze per ottenere diritti e condizioni di vita migliori.
Le popolazioni non possono essere lasciate abbandonate o disorganizzate, né è un problema semplicemente di associazioni antirazziste o umanitarie. Devono scendere in campo le organizzazioni dei lavoratori, i sindacati e le associazioni che organizzano gli immigrati.
La forma di questa mobilitazione è lo sciopero generale che lo Slai cobas per il sindacato di classe proporrà all'assemblea cittadina convocata in piazza Garibaldi a Manduria venerdì
alle ore 18, che continuerà a proporre nelle fabbriche, sui luoghi di lavoro, nelle piazze
Uno sciopero generale che paralizzi le zone interessate delle tre province, che veda il blocco delle strade e delle attività, perchè si senta forte la voce della popolazione e che deve accogliere in questo sciopero gli stessi immigrati.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe chiede con forza di entrare nel campo che non può essere assolutamente off limits; non è una zona militare, non deve essere un carcere. Le organizzazioni sindacali e le associazioni umanitarie e del volontariato devono poter verificare condizioni e diritti per tutelare gli immigrati in tutte le forme, come è loro compito; questo in nessuna maniera è delegato a forze dell'ordine e Protezione civile.
Le forze dell'ordine, piuttosto che impedire queste doverose verifiche, piuttosto che impedire che gli organi di stampa facciano informazione, piuttosto che trasformarsi in una sorta di truppe di occupazione della zona, dovrebbero intervenire e perseguire quei cosiddetti “cittadini”, in realtà quasi sempre attivisti e/o strumentalizzati da parte di forze razziste e neo naziste, che fomentano il razzismo e la xenofobia e vogliono creare contraddizioni nella popolazione per impedire la loro unità di lotta contro il governo e la loro solidarietà.
Razzismo xenofobia, ronde “spontanee” sono peraltro reati! Contro leggi e la Costituzione – mentre non commette alcun reato l'immigrato che si allontana dal campo - e quindi è giusto che vengano impedite e perseguite.
Siamo contrari a nuovi CIE lager nella zona come in tutto il paese.
Siamo perchè i campi di accoglienza siano aperti e a libera circolazione per permettere a tutti di conoscere l'effettiva situazione e agli immigrati di avere quel diritto di parola che spesso viene negato dai regimi dittatoriali nel loro paese e che viene negato anche ora.
L'occasione offerta da questa massiccia immigrazione è anche un'opportunità per affrontare insieme, immigrati e popolazioni, l'attuale situazione di guerra, miseria, crisi, nel mondo e nel nostro paese e per lottare contro i veri responsabili di essa.
Se c'è tanta immigrazione,, disoccupazione, la colpa è dei padroni e non degli immigrati.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
31.3.11 - Taranto v. Rintone, 22 – T/F 0994792086 – 3475301704 – cobasta@libero.it

pc 31 marzo - si allargano le adesioni internazionali alla settimana internazionale 2-9 aprile di sostegno alla guerra popolare in India

¡ Apoyar la Guerra Popular en la India, Avanzada de la Revolución Proletaria Mundial!
Colectivo Odio de Clase


La Semana de Apoyo a la Revolución India significa sobre todo "Internacionalismo"; internacionalismo entendido, además, en su acepción más llana, es decir, solidaridad de los trabajadores hacia aquellos a quienes identificamos, dondequiera que se encuentren, como nuestros iguales por explotados y, lo que es más importante, por rebeldes contra la explotación.

No hace mucho, el gobierno reaccionario indio calificó al Partido Comunista de la India (Maoísta) como “la mayor amenaza” a que debe hacer frente la Unión India, palabras que, en los oídos de los comunistas, nos resuenan con ecos de “la mayor esperanza” no sólo para la propia India, sino también para todos los pueblos del mundo.

Y ello es así porque la India, hoy, es una de las patas fundamentales del catafalco del capitalismo: el Partido Comunista de la India (Maoísta) se ha echado a las espaldas la admirable y gloriosa tarea de dar un golpe de muerte al capitalismo mundial retomando la tarea inconclusa de quienes nos precedieron en la labor más elevada a que se puede entregar la humanidad: acabar para siempre con la explotación del hombre por el hombre.Los comunistas sabemos que una victoria nuestra en la India desencadenará, como en 1917 ó 1949, una oleada de revoluciones populares cuya energía creará, de nuevo, la posibilidad de destruir por completo el sistema imperialista vigente.

Quizá sea éste el rasgo de mayor trascendencia del proceso revolucionario indio. Pero no es el único, ni mucho menos: el Partido Comunista de la India (Maoísta) –y me refiero a su práctica política y militar, a sus aportaciones teóricas, a sus análisis concretos sobre cuestiones de gran alcance como el problema nacional o la cuestión religiosa- ha hecho suyas las tradiciones más genuinas, más sanas, del proceso histórico de la Revolución india y del Movimiento Comunista internacional. El bagaje teórico y práctico del Partido Comunista de la India (Maoísta), desde su creación en septiembre de 2004, se puede describir como una “gran refutación” de los revisionismos de antes y de ahora. Pero también, y sobre todo, como un “gran sí” al Marxismo.

En atención a estos dos rasgos indisociables del Partido Comunista de la India (Maoísta), es decir, a su carácter de avanzada de la Revolución Mundial y a su creativa lucha contra todas las formas de revisionismo, el Colectivo Odio de Clase (ODC) se ha propuesto la tarea de difundir entre los lectores en lengua castellana el día a día de la Guerra Popular en la India con el objeto de ensanchar las corrientes de simpatía hacia el Partido Comunista de la India (Maoísta).

No queremos, camaradas, concluir sin mencionar el deber internacionalista de oponerse, en la medida de nuestras capacidades, a la criminal Operación “Green Hunt”, auténtica “guerra contra el Pueblo” como la han denominado nuestros camaradas indios, lanzada por el gobierno “progresista” de Delhi. Y tampoco sin recordar la figura del inolvidable camarada Azad, portavoz del Partido Comunista de la India (Maoísta) hasta su vil asesinato por los criminales al servicio de imperialismo que hoy –esperemos que no por mucho tiempo- ejercen el poder del estado indio en contra de las amplias masas populares de su propio país.

Nuestro mayor deseo es que el libro en cuya elaboración hemos participado “Guerra Popular en la India” la haga efectivamente avanzar, que sus páginas no tengan otro destino que contribuir a derrotar la tiranía del capital en el mundo.



¡Viva la Guerra Popular en la India!

¡Viva el Internacionalismo Proletario!




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ODIO DE CLASE

http://odiodeclase.blogspot.com/

pc 31 marzo - dai compagni indiani Naxalbari ..Condannare e resistere all'aggressione imperialista in Libia!

Sostenere la masse in lotta dei paesi arabi!
L’intervento imperialista non potrà mai essere la soluzione!
Condannare e resistere all'aggressione imperialista in Libia!

Le masse ribelli della Libia sono impegnate in una lotta accanita contro il dittatore Gheddafi e affrontano una repressione genocida. Si tratta di una giusta lotta che conta sul sostegno dei popoli di tutto il mondo. Invece gli attacchi lanciati da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia e altre potenze imperialiste in Libia sono ingiusta. Devono essere condannati e combattuti. Anche se vengono realizzati col pretesto di salvare le masse libiche è una guerra di aggressione. Il suo principale obiettivo è quello di sostituire Gheddafi con un despota più arrendevole. Niente a che fare con soccorso delle masse. Lo mostra la realtà: bombardano la Libia, ma allo stesso tempo contribuiscono attivamente alla repressione altrettanto brutale delle le masse in lotta in Bahrain, che ospita il comando militare USA in Asia occidentale. Anche le proteste dei governi di India, Russia, Cina e Brasile vanno denunciati e condannati come pura propaganda. Invece di bloccare l’approvazione ONU dell’aggressione imperialista aggressione, si sono semplicemente astenuti. Così anche loro sono complici della preparazione ed esecuzione dell’aggressione imperialista in Libia.
Il conflitto in Libia fa parte della grande sollevazione di masse che sta sconvolgendo in tutto il mondo arabo. In Tunisia e in Egitto sono già stati rovesciati dittatori da lungo tempo protetti dagli imperialisti,. Molti altri sono seriamente a rischio.
Anche se pubblicamente tutti gli imperialisti e i reazionari hanno sostenuto queste lotte, la realtà è che sono profondamente preoccupati. Hanno paura che decennali rapporti di dominazione neocoloniale imposti in Asia Occidentale e Nord Africa si sfilaccino. Sanno che queste lotte riflettono la profonda rabbia delle masse contro lo sfruttamento e le condizioni di oppressione esistenti in questi paesi. L’aspirazione del popolo a un cambiamento radicale non ha ancora raggiunto nette posizioni programmatiche di emancipazione. Ma quei popoli continuano a resistere contro ogni cambiamento formale che diano continuità al vecchio ordine in forme nuove. Questa corrente radicale, col suo potenziale di sviluppo in rivoluzione, è una delle più grandi promesse per gli oppressi. Tanto più sarà mantenuta quanto più sarà possibile l’azione cosciente dei maoisti. Nel frattempo, anche se come possibilità potenziale, è già una minaccia per l'imperialismo e la reazione.
Quindi un aspetto importante dell’attuale intervento imperialista in Libia è quella di minacciare e costringere le masse in lotta entro limiti di protesta accettabili.

Krantipriya
Portavoce,
Partito comunista dell'India (marxista-leninista) Naxalbari
20 Marzo, 2011

pc 31 marzo - doppia violenza ...

DOPPIA VIOLENZA! IL GIUDICE CON I MAFIOSI STUPRATORI, CONTRO LA DONNA VIOLENTATA.
Ieri Il giudice di Napoli ha scarcerato il gruppo di stupratori tra cui un figlio di un boss dei Casalesi. La motivazione è altrettanto scandalosa: la donna non è stata ritenuta credibile perchè era "comprensibilmente emozionata", perchè durante la testimonianza piangeva era sconvolta e non riferiva tutto con esattezza.

Riportiamo dal Il Mattino:
"Durante la testimonianza piangeva. Spesso ogni volta che raccontava un dettaglio della violenza... Ma le lacrime di Annamaria non lo hanno commosso. Soprattutto non sono riuscite a tenere in carcere gli uomini che ha riconosciuto come i suoi stupratori. Giuseppe Borrata, Mario Grimaldi, Fabio Marotta e Carmine Timpanella, arrestati sabato con l'accusa di violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona, reati aggravati dal metodo mafioso, sono stati liberati ieri (29/3) dal gip di Napoli Vincenzo Alabiso... Il giudice ha ritenuto non provati i gravi indizi di colpevolezza e insussistente il pericolo di fuga (e stiamo parlando di ambienti mafiosi... - ndr), convincimento che si è formato non nel corso dell'interrogatorio della ragazza rumena, al quale non ha partecipato, ma attraverso la lettura degli atti nei quali ha rilevato incongruenze e contraddizioni... (eppure) nelle 11 pagine si racconta una storia drammatica con episodi di violenza inauditi che hanno provocato alla ragazza lesioni gravissime e permanenti a causa di infezioni contratte in seguito allo stupro di gruppo. Costretta a rapporti sessuali da Francesco Borrata... Annamaria era stata sequestrata e messa a disposizione della comitiva dello stesso Borrata, sia a Torino, sia a Torino, dove era andata a cercare
lavoro, sia a Mondragone... In tutte le occasioni il Borrata l'avrebbe minacciata con la pistola ricordandole chi erano i suoi amici. Le aveva anche detto di aver ammazzato diverse persone, soprattutto stranieri, "mettendoli nel forno delle pizze"... la madre (di Annamaria) aveva denunciato la sparizione della figlia ai carabinieri. Il 6 febbraio del 2009, undici giorni dopo il festino con stupro di gruppo, era stata rintracciata in un albergo a Metaponto visibilmente provata e spaventata...".

E SONO QUESTI LURIDI STUPRATORI MAFIOSI CHE VENGONO LASCIATI LIBERI!

MA ALTRETTANTO GRAVI E INCREDIBILI SONO LE "INCONGRUENZE" USATE DAL GIUDICE PER SCARCERARLI:
"... quando Annamaria racconta di essere rimasta a Torino, per circa due settimane, il magistrato rileva che vi è rimasta solo 10 giorni (!)... Lì dove la madre dice che la figlia le aveva detto di essere sotto la minaccia della pistola, la giovane donna ha dichiarato di averle detto "sebbene costretta, di non preoccuparsi" (!) -ancora - "... Annamaria aveva individuato fotograficamente i responsabili, attribuendo in maniera errata i rapporti di parentela e di colleganza... successivamente rettificati...
Nessun riferimento invece all'individuazione personale avvenuta nel febbraio scorso, nel corso del quale la ragazza ha indicato senza ombra di dubbio i quattro... riconosciuti anche sulla scorta di dettagli fisici (tatuaggi, per esempio) non visibili".

DOPO L'ASSOLUZIONE DELL'ISP. DI POLIZIA ADESSO PER LA VIOLENZA CONTRO JOY, ORA ANCORA GIUDICI DALLA PARTE DEGLI STUPRATORI, DEI POLIZIOTTI, DEI MAFIOSI.
Denunciamo dovunque chi difende questo Stato!

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
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pc 31 marzo - la campagna a sostegno della guerra popolare in India in Italia

comunicato

La campagna a sostegno della Guerra Popolare in India serve all'unità delle forze comuniste marxiste-leniniste-maoiste rivoluzionarie a livello internazionale. Serve la ricomposizione internazionale del movimento comunista intorno alla guerra popolare più grande, più attiva, mentre proseguono quelle in Perù Filippine ecc.
La guerra popolare in India è uno dei centri attuali dello scontro tra controrivoluzione e rivoluzione dal punto di vista del maoismo e delle guerre popolari.
Per questo l'attenzione dell'imperialismo è aumentata, e la campagna ottiene l'attenzione dei suoi organi di stampa.
Nei prossimi mesi si arriverà ad una conferenza internazionale di sostegno che riuscirà a raccogliere tante forze rivoluzionarie, internazionaliste e antimperialiste vere nel mondo.
L'India può essere un anello debole dell'imperialismo che cerca di impedire l'avanzamento della rivoluzione,La rivoluzione in india contribuisce a mostrare l'attualità del maoismo e del comunismo.
Per questo questa campagna è molto importante.
Noi siamo come le gocce nel mare, questo è il senso del nostro in Italia.
Ma il mare è fatto di tante gocce. Ogni avanzamento delle rivoluzioni negli altri paesi è una goccia in questo mare, che si trasforma in mare armato delle masse che può cambiare cambiare realmente la faccia di questo mondo.


La campagna in italia

Dal 20 marzo è partita una informativa quotidiana con affissione e
circolazione dell'appello.
E' stata preparata una mostra e prodotto un video.
Non c'è una sola iniziativa centrale ma varie iniziative, per raggiungere un
numero significativo di operai, disoccupati, precari, università,
donne, immigrati

Le iniziative principali sono:
assemblea dei lavoratori e immigrati a Marghera 2 aprile
presidio all'Università di Milano 6 aprile
serata del 7 aprile all'università di Palermo Accademia di Belle Arti
con Assemblea rosso e proiezione video sulla guerra popolare
volantinaggio-mozione degli operai Ilva taranto sud italia/Dalmine nord
Italia Fiat/Cantieri Navali Palermo sicilia

presidio al Consolato di MILANO l'8 aprile
assemblea a TARANTO 5 aprile
assemblea a PALERMO 8 aprile
assemblea a TORINO 9 aprile

comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in India -italia
csgpIndia@gmail.com

pc 31 marzo - lo slai cobas per il sindacato di classe su nucleare e guerra

Sul nucleare
Nel contesto attuale la battaglia contro il nucleare assume una importanza politica nella lotta contro i piani dei padroni, contro il governo Berlusconi, contro ogni governo dei padroni.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe non è una forza "ambientalista" o "referendaria" anche se è favorevole a un ampio fronte unito contro il nucleare del capitale ed è nel quadro di questa lotta che ritiene necessario il Sì ai prossimi referendum. Lo Slai cobas non considera però il referendum l'arma principale di questa lotta.
Il nucleare risponde agli interessi economici dei padroni sia della riduzione in questa forma dei costi energetici sia come grande business e volano di un'economia sempre più nuclearizzata e di guerra che dà più profitti ed è la vera uscita dalla crisi per il capitale, sia nel quadro geo-strategico di ridurre la dipendenza dalla aree turbolenti del petrolio. A questo in Italia si aggiunge, come sempre, l'esistenza di una lobby affaristica, corrotta e mafiosa che ha il centro in questo governo ma che è trasversale e comprende ministri, forze dell'"opposizione", banchieri,
scienziati, ecc. due nomi per tutti: Chicco testa e Veronesi.
Per questo la scelta dell'Italia sul nucleare non è reversibile, qualunque siano gli effetti disastrosi sulle popolazioni.
I piani del nucleare del capitale civile e militare si fermano con la lotta/rivolta popolare che impedisca le nuove centrali, chiuda quelle esistenti; sapendo che il blocco effettivo di questi piani è possibile col rovesciamento di questa classe dominante, questo governo e questo Stato e il potere nelle mani dei proletari e delle masse popolari per trasformare la società.
Questa è la battaglia che come proletari, lavoratori, disoccupati vogliamo portare all'interno del movimento di opposizione al nucleare, per non essere compagni di strada, testimoni impotenti della marcia verso la moderna barbarie del sistema imperialista mondiale e italiano.

Sulla guerra -
Lo Slai cobas per il sindacato di classe denuncia che gli aerei italiani, al carro di quelli americani e francesi, partecipano eccome alla guerra contro la Libia, partecipano ai bombardamenti seminando anch'essi morte e distruzione pure di civili. Le basi militari della Puglia, di Taranto tornano zone di guerra!
Il governo Berlusconi e la falsa "opposizione" in Parlamento sono tutti d'accordo, con l PD, più realista del re, che è il più sfegatato sostenitore della guerra, ancora una volta del "PROFITTO".
ll regime di Gheddafi è stato in questi ultimi anni al servizio degli interessi economici e politici dei governi occidentali e del governo italiano in particolare, con accordi sullo sfruttamento energetico,
forniture di armamenti, controllo e mercato dell'immigrazione. Abbiamo visto tutti il baciamano e l'accoglienza come un re di Gheddafi! Ora gli stessi governi scendono in campo apparentemente contro Gheddafi, in realtà a tutela degli stessi interessi e profitti. Gheddafi bombarda il suo stesso popolo in rivolta in alcune zone, e le truppe Usa-Francia-Italia aggiungono altri bombardamenti. E questa sarebbe una guerra "umanitaria"?!
Il governo italiano, l'arco parlamentare che lo appoggia, il Presidente Napolitano, ancora una volta agiscono in aperta violazione dell'art. 11 della Costituzione, e si preparano a scaricare anche i costi di questo intervento militare sulle masse popolari. Alla faccia della crisi, miliardi su miliardi spesi per bombe, truppe, armamenti, mentre manca il lavoro, la salute, le case, i salari sono troppo bassi per vivere, tagliano i fondi per la scuola e l'ambiente.
Noi lavoratori, disoccupati, precari, giovani, donne, non vogliamo questa altra guerra. NON IN NOSTRO NOME!
Continuiamo a farci sentire, a lottare in tutte le forme, organizziamo manifestazioni cittadine, regionali, nazionale.

Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale cobasta@libero.it - 3471102638

mercoledì 30 marzo 2011

pc 29-30 marzo: ancora morti nel mare di Lampedusa

Dopo il nuovo vergognoso show di Berlusconi a Lampedusa una nuova tragedia: ancora morti di immigrati! Uomini, donne, bambini

Altre morti che porta “sulla coscienza” questo governo fascista e razzista

PAGHERETE CARO! PAGHERETE TUTTO!

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Affonda barcone diretto a Lampedusa: un bambino tra gli undici migranti morti

ROMA - Un barcone con 17 immigrati a bordo è affondato durante il viaggio dalle coste del Nord Agrica a Lampedusa. Undici persone sono morte, tra loro anche un bambino, mentre i sei superstiti sono stati portati sull'isola. Gli immigrati sono tutti ghanesi e nigeriani.

I primi soccorsi sarebbero stati portati da un peschereccio egiziano. Successivamente sarebbero intervenute una nave della Marina militare e una motovedetta. Quest'ultima ha trasportato i superstiti a Lampedusa.

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=31c018d4c49d90e8


Mercoledì 30 Marzo 2011 - 21:39 Ultimo aggiornamento: 22:15

pc 29-30 marzo - rovesciare berlusconi con tutti i mezzi

La disgustosa giornata di oggi, con Berlusconi che va a Lampedusa a fare un ignobile mentre in parlamento si cerca il colpo di mano sul processo breve, domanda una rivolta sociale di massa che rovesci questo governo con la forza.
L'appello che facciamo alle forze di questo paese che non accettano queste cose è di costruire subito sin da sabato o meglio nella prossima settimana l'assedio ai palazzi del potere per mettere fine a questo orrore senza fine.
Costi quello che costi.

proletari comunisti
30 marzo

pc 29-30 marzo - MANDURIA, L'EMERGENZA E' : GOVERNO, FASCISTI, OTTUSI CITTADINI,

Tre giovani tunisini che erano fuggiti dal campo di Manduria sono stati aggrediti ieri a bastonate, uno di loro, di 25 anni, è stato ricoverato nell'ospedale di Taranto perchè ha avuto traumi al torace e in varie parti del corpo.
Gruppi di giovani di Oria si improvvisano vigilantes e a bordo di furgoni caricano di forza contro i tunisini che incontrano per le vie del paese e li riportano con modi spicci nel campo. Li affrontano e rincorrono con aggressività, a volte con cattiveria.“Devono stare chiusi nel centro e non li vogliamo in giro” ha detto uno dei promotori della protesta, una carogna fascista, Antonio Ingrao” che va in giro con la sua macchina con moglie e figlio “trota” al seguito che mentre lui guida controlla se stanno tunisini per strada.
Queste ronde girano anche la notte: “se vedo di nuovo qualcuno vicino alla mia abitazione non rispondo di me...", e qualche becero cretino minaccia di imbracciare il fucile.
Un gruppetto di giovani manduriani avantieri ha improvvisato un picchetto davanti all'ingresso del campo per protestare contro il governo per la poca sorveglianza del campo.
Oggi alle 16,30 a Oria c'è un pubblico incontro di protesta per i “problemi che dopo l'arrivo dei migranti nordafricani attanagliano il territorio oritano”.

Ciò che è preoccupante è l'intreccio tra ottusi cittadini che parlano solo il linguaggio cieco della “proprietà”: la mia proprietà, la mia donna, i miei figli, che dicono – come fa un amico di Ingrao - che “due tunisini hanno cercato di avvicinarsi alla figlia “almeno così penso”; e chi fomenta in maniera politica questi sentimenti, e pratiche razziste; la zona anche in passato è stata covo di gruppi fascisti, di Forza Nuova, ci sono ancora dei reduci di Fiamma Tricolore.
Ma questa canea razzista viene anche gonfiata dai politici, dalla stampa, in buona o cattiva fede, mentre viene messa la sordina su altre iniziative, come il fatto che diversi cittadini di Manduria si sono presentati all'ingresso del campo per lasciare pacchi contenenti generi di prima necessità, e solo una indecente burocrazia lo ha impedito.
Ma soprattutto è nato a Manduria un “comitato d'accoglienza” che ha scritto: “...dopo aver analizzato i primi sentimenti razzisti di alcuni concittadini... riteniamo doveroso mobilitarci a sostegno dei tantissimi civili cittadini manduriani e a garanzia dei fratelli profughi”
E venerdì 1° aprile alle 18 nella piazza principale di Manduria ha convocato un'assemblea pubblica, a cui parteciperà lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto.

Ieri vi è stata una piccola “vittoria” delle donne, 12, tra cui tre incinta, arrivate a Taranto si sono rifiutate di scendere con i loro mariti dai bus per non andare nel campo di Manduria dove vi sono solo uomini, 1200, e dopo che a Lampedusa, come hanno denunciato, hanno subito violenze. A sera hanno ottenuto di essere trasferite al “centro di accoglienza richiedenti asilo” di Bari.

Ciò che unisce sinistra, compresa la Cgil, e destra è che ci si trova davanti ad un'emergenza. Ma l'emergenza la sta creando il governo, ammassando migliaia di immigrati nei campi. Un' “emergenza” volutamente creata e mantenuta per ottenere il coinvolgimento degli altri Stati Europei, per mantenere buona la Lega, per la logica e politica intrinsecamente razzista e fascista.
Sembra un film dell'assurdo, tante persone, poliziotti, carabinieri, vigili, guardia di finanza a “controllare”, a impedire l'accesso - anche ai giornalisti se non sono autorizzati dopo un contorto giro burocratico - , a tentare penosamente di impedire le fughe, che per fortuna continuano, praticamente a non fare niente, quando ci sono i problemi pratici, di vita – i pasti, le docce, la pulizia del campo, ecc.

I più tranquilli e di buon senso sono i tunisini, molti di loro spiegano con pazienza che loro non vogliono stare a Manduria, o in Italia, perchè sanno già dove andare in Francia, in Germania, ecc. e che loro non vogliono creare problemi alla popolazione della zona; se potessero partire, il problema da un giorno all'altro sarebbe risolto.
Ma questo è un altro mondo...

pc 29-30 marzo - Catalunya : 2 a 9 d´Abril, 2011 SETMANA INTERNACIONAL DE SUPORT A LA GUERRA POPULAR A L’ÍNDIA

Catalunya : 2 a 9 d´Abril, 2011 SETMANA INTERNACIONAL DE SUPORT A LA GUERRA POPULAR A L’ÍNDIA


2 a 9 d´Abril, 2011

SETMANA INTERNACIONAL DE SUPORT A LA GUERRA POPULAR A L’ÍNDIA


La guerra popular a l’Índia s’està intensificant dia a dia. Dirigida pel Partit Comunista de l’Índia Maoista involucra i compta amb el suport de milions d’agricultors pobres, dones, les masses dels intocables, i controla ara prop de deu Estats de la Confederació de l’Índia.
Una guerra popular contra la pobresa, l’explotació capitalista feudal, a les regions on són més agudes les contradiccions produïdes pel turbulent desenvolupament del saqueig dels recursos, l’opressió de casta i explotació, del capitalisme *indià vinculat a l’imperialisme.
Amb l’ajuda i el suport dels imperialistes i especialment l’imperialisme nord-americà, les classes dominants reaccionàries a l’Índia tracten de sufocar el moviment revolucionari, duent a terme atrocitats desplegats, d’una tal barbàrie sense cap precedent.

El govern de l’Índia en nom de l’imperialisme descriu la guerra popular com la major amenaça a la seguretat interior, i va llançar contra ella en tot el país una ofensiva sense precedents, sota el nom d’operació “caça verd” amb un gran desplegament de tropes “super” armades, policia i forces paramilitars per sembrar el terror i el genocidi al poble de l’Índia, amb atacs, destrucció indiscriminada, violacions i assassinats massius, detencions i desaparicions, tractant d’assassinar als líders, com va ocórrer amb el camarada Azad, un maoista dels principals líders del PCI (M). Tot en la il·lusió d’ofegar en la sang la lluita d’un poble per a l’alliberament.
Però les masses populars de l´índia s’uneixen en la guerra popular, donant lloc a grans protestes i vagues contra la pujada dels preus, la corrupció i el terrorisme d’estat.

Els governs imperialistes, els Estats Units, Europa, Rússia, i els seus mitjans de comunicació recolza l’acció criminal del govern de l’Índia; però també en aquests països creix la denúncia i solidaritat.

Les masses índies, dirigides pel Partit Comunista Maoista de l’Índia, està escrivint una pàgina històrica de la lluita de classes al món actual.

El desenvolupament de la guerra popular a l’Índia confirma que avui la revolució és la tendència principal al món i que el maoisme assumeix el paper del comandament i lideratge en la nova ona de la revolució mundial contra l’imperialisme en crisi.
El proletariat mundial comprèn que l’avançament de la guerra popular en l’Índia posa en dubte no només l’equilibri de poder a la regió sud Àsia, sinó també en l’actitud del sistema imperialista mundial.
El Comitè Internacional en suport de la guerra popular llança una gran campanya internacional, que es realitzarà en totes les formes, a la majoria mes possible de països, amb una setmana d’acció entre 2-9 Abril de 2011.
Aquesta campanya és i ha de ser l’expressió de l´internacionalisme proletari i de l’avanç de la unitat del proletariat internacional, els revolucionaris, les forces democràtiques i les nacions i els pobles oprimits de tot el món.


COMITÈ INTERNACIONAL DE SUPORT A la GUERRA POPULAR EN L’ÍNDIA

csgpindia@gmail.com


La presente traducción al catalá del llamado internacional para la campaña de apoyo a la guerra popular en India esta realizada por los compañeros de Espai Alliberat.

Espai Alliberat

martedì 29 marzo 2011

pc 29-30 marzo -campagna di sostegno alla GP india -9 aprile a torino ore 17

pc 29-30 marzo - un appello contro la guerra della rete delle realtà studentesche organizzate

Costruiamo l’opposizione alla nuova “guerra umanitaria”!
Sabato 26 Marzo 2011 23:18 cau .Non esistevano, dunque, in Italia studiosi seri e coscienziosi? Cosa facevano gli insegnanti universitari di geografia, di storia, di letterature straniere, di diritto internazionale, di cose orientali? Credettero anch’essi alle frottole dei giornali? E se non ci credettero, perché lasciarono che il Paese fosse ingannato? Oppure considerarono la faccenda come del tutto indifferente per la loro olimpica serenità? La risposta a queste domande non potrà essere molto lusinghiera per la nostra generazione.

(Gaetano Salvemini, 1914. A proposito della guerra libica del 1911-1912)

di red-net (rete delle realtà studentesche autorganizzate)

Ormai da qualche giorno vanno avanti i bombardamenti “umanitari” contro la Libia. Una risoluzione dell’ONU ha fornito il paravento dietro cui possono nascondersi i guerrafondai di tutte le latitudini. E così la “coalizione dei volenterosi”, che ora cerca riparo dietro le rassicuranti insegne della NATO, ha potuto scagliare missili Tomahawks, Agm-88 Harm e altri con i cui nomi ci troveremmo purtroppo a familiarizzare se non fosse per la cara informazione di regime che – sia benedetta! - cerca di proteggerci dalle brutture della guerra, nascondendoci accuratamente quelli che in gergo vengono definiti “effetti collaterali”, che poi non sono altro che uomini e donne dilaniati e massacrati dalle “nostre” armi.

Finora – bisogna ammetterlo – le manifestazioni contro la guerra non sono riuscite a fare breccia tra settori maggioritari della popolazione. La guerra “giusta” ha attirato sul proprio carro anche molti di quei pacifisti che solo qualche anno fa scendevano in strada per protestare contro le aggressioni militari in Afghanistan e Iraq. Anche in scuole e università è palpabile la percezione di “normalità”, non ci si sente “in guerra”.

Per fortuna, al contempo, stanno cominciando ad organizzarsi dei focolai di resistenza: in diverse città si sono organizzate manifestazioni di protesta e denuncia e sono in programma altre iniziative per ribadire la contrarietà a quest’aggressione imperialista, in cui l’Italia gioca un ruolo di prim’ordine. Si tratta di focolai che vanno moltiplicati e sviluppati, a partire dai luoghi che viviamo ogni giorno. Scuole e università sono sulla linea del fronte. Non per una pretesa centralità degli studenti e degli atenei, ma perché anche le istituzioni formative giocano un ruolo negli scenari bellici. Cosa ci insegnano ad esempio le scienze sociali? Non nasce forse anche col contributo dell’accademia la terribile teoria della “guerra umanitaria”? Insigni professoroni non ci insegnano che gli stati devono perseguire i propri interessi strategici? E naturale conseguenza di questo ragionamento non è forse “difendere” gli interessi dell’ENI e delle altre imprese italiane in Libia, minacciate dalla “concorrenza” di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti? La Libia non è stata forse considerata come la nostra “quarta sponda”? E i sofisticati armamenti che vengono sperimentati oggi in Libia - domani chissà dove - in quale luogo pensiamo vengano inventati, modificati, resi più efficienti (dove efficienza sta per: più morti, più distruzione, meno rischi per l’aggressore)? Centri di ricerca e dipartimenti universitari non servono anche a questo?

Ma noi non dimentichiamo nemmeno che chi oggi sostiene che lottare contro la guerra significhi appoggiare Gheddafi ed è pronto ad indossare l’elmetto e a ciarlare di diritto internazionale, della bontà dell’ONU e della salvaguardia dei diritti umani, meno di un anno fa (era l’11 giugno 2010) invitava il carnefice libico con tutti gli onori, gli permetteva di tenere una lezione nell’università più grande d’Italia, La Sapienza, e cercava di allettare gli studenti promettendo l’elargizione di 3 crediti formativi a chiunque avesse assistito alla lectio magistralis!

Lottare contro la guerra significa lottare anche contro tutto questo. Sfidare l’apparato ideologico messo in piedi per giustificare l’intervento armato, demistificando i ragionamenti che continuano a propinarci, costruire e sviluppare la mobilitazione contro le basi, contro il militarismo, contro le spese militari (che continuano a crescere mentre i fondi destinati all’università, alla ricerca e in generale alle spese sociali si riducono drasticamente!), a livello locale e nazionale, è la strada da percorrere per chi vuole impedire gli eccidi, le umiliazioni e la sottomissione che le “guerre umanitarie” hanno sempre prodotto!

Costruiamo la resistenza contro la guerra imperialista!

lunedì 28 marzo 2011

pc 29-30 Marzo- GROSSA ASSEMBLEA ANTIFASCISTA A PALERMO DOPO LA BATTAGLIA DEL 23 MARZO!

Oggi pomeriggio 28 marzo si è tenuta una partecipata assemblea antifascista presso la sede dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe con circa un centinaio tra lavoratori, giovani e studenti.
È stato il primo momento assembleare cittadino dopo la campagna e la consecutiva battaglia antifascista del 23 Marzo contro la presentazione del libro di Casapound alla Mondadori di Palermo.

Tra gli interventi di apertura dei lavoratori è stata ribadita l’importanza di aver partecipato alla mobilitazione del 23 Marzo e di aver contestato questo stato che, per mezzo di assessori e deputati regionali, protegge la feccia fascista garantendogli di svolgere la loro iniziativa militarizzando l’intero centro città con sbirri in antisommossa, camionette ed elicotteri.

Alcuni lavoratori presenti il 23 pomeriggio hanno sottolineato la necessità di prendere come esempio i giovani antifascisti che hanno sfidato lo stato e la repressione della questura in nome di un principio alto: il diritto a rivendicare l’antifascismo militante. La determinazione di quei giovani è un esempio anche per quanto riguarda le lotte sindacali contro i padroni nelle vertenze sindacali e in generale contro le politiche del governo che colpisce i lavoratori da un lato e dall’altro utilizza stato di polizia e manovalanza fascista contro chi lotta per difendere i propri diritti.

Presente anche la delegata sindacale Donatella Anello denunciata dal deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana Salvino Caputo per “istigazione alla violenza” che ha ribadito il suo appoggio alla giusta lotta antifascista di Mercoledì pomeriggio, riconfermando le dichiarazioni date alla stampa in quell’occasione e denunciando ulteriormente il sistema del “2 pesi e 2 misure” per i manifestanti e le forze dell’ordine le quali, come documentato dai media, hanno sparato lacrimogeni ad altezza d’uomo e tirato pietre contro gli antifascisti.

Rosario Sciortino segretario provinciale dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe ha ribadito che l’antifascismo o è militante o non lo è, a ciò che si dice devono seguire i fatti nella pratica sennò si è solo antifascisti a parole. A differenza di altri che in città spesso si riempiono la bocca di antifascismo ma al momento cruciale si defilano, lo Slai Cobas per il Sindacato di Classe porterà fino in fondo la campagna antifascista con tutti i lavoratori e i compagni disposti a proseguire un ragionamento condiviso. Quindi anche questa organizzazione sindacale andrà avanti anche dopo i fatti del 23 proponendo ancora una volta a tutti di schierarsi in questo senso e di costruire insieme la campagna.

Presenti i giovani di Red Block, del Cail e dello Studentato Occupato Anomalia.
I compagni di Red Block hanno ribadito la necessità della campagna antifascista verso i fascisti in doppiopetto presenti a diversi livelli nelle istituzioni locali abbracciando la proposta dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe di continuare la campagna generale anche per mezzo dell’esposto già presentato nei giorni scorsi e aggiornando lo stesso alla luce degli ultimi eventi.

I compagni dell’Anomalia innanzitutto hanno espresso la loro solidarietà alla compagna Donatella oggetto della denuncia, sottolineando il fatto che tale atto repressivo parte da chi mangia quotidianamente a spese dei lavoratori ed è rivolto contro una lavoratrice in particolare e in generale verso i lavoratori del sindacato tutto, unico sindacato che si è schierato sulla questione dando appoggio pieno e incondizionato alla causa antifascista. I compagni hanno dato la loro disponibilità per proseguire il dibattito e la costruzione collettiva di prossime iniziative.

L’assemblea si è conclusa con l’idea condivisa di proseguire con la campagna antifascista e contro
la repressione in continuità con la campagna che ha portato alla grande mobilitazione antifascista nelle strade della città prima e fino al 23 Marzo.

Antifascisti sempre!

pc 28 marzo - la campagna internazionale a sostegno della gp in india in italia- iniziativa a marghera

pc 28 marzo - grave incidente nell'appalto Ilva a taranto

Scoppia pneumatico della gru
due feriti all'Ilva, uno è grave

Sono dipendenti dell'Itas, azienda che opera in regime di appalto all'interno dello stabilimento siderurgico. Uno dei due è grave.
Due lavoratori della ditta Itas, dell'appalto Ilva, sono rimasti feriti - uno dei quali in modo grave - in un incidente sul lavoro avvenuto nel cantiere dell'azienda all'interno dello stabilimento siderurgico di Taranto.
I due operai, a quanto si è saputo, stavano gonfiando uno pneumatico di una gru di proprietà della stessa ditta di manutenzione che, per cause in corso di accertamento, è scoppiato. In seguito allo spostamento d'aria, uno dei lavoratori, Giuseppe Chirico, di 60 anni, è caduto per terra
provocandosi la frattura di un braccio.
L'altro, Antonio Napolitano, di 57 anni, è stato colpito con violenza dal cerchio metallico e da pezzi del pneumatico e ha riportato un trauma guanciale e altre lesioni. Entrambi sono stati soccorsi da personale dello stabilimento e poi trasportati in ospedale. A riportare la peggio è stato Napolitano, per il quale i medici si sono riservati la prognosi. L'uomo comunque non corre pericolo di vita. Un terzo operaio presente al momento dell'incidente è rimasto illeso.

L'appalto Ilva è divenuto il nuovo campo di pericolo per gli operai Ilva.
Mentre nello stabilimente centrale, cassaintegrazione straordinaria divenuta in deroga e licenziamenti degli interinali, nell'apppalto, licenziamenti di massa nel silenzio assenso dei sindacati confederali e condizioni di massimo sfruttamento e insicurezza per chi riesce a lavorare

Slai cobas per il sindacato di classe
Taranto

pc 28 marzo - Mantovano il sottosegretario bastardo al servizio del leghista Maroni a Manduria porta polizia e razzismo

Mantovano al consiglio comunale di Manduria annuncia che per ora sono 550,tra poco saranno 1500, poi non si sa. Il governo tratta l'emergenza profughi scaricandola sulle popolazioni senza neanche avvisarle, consultarle.
Intanto dopo Lampedusa anche nel campo di Manduria gente abbandonata, senza vera assistenza e affamata, gente che continua a fuggire dalla miseria e guerra trattati come bestie.
Prima il governo moderno fascista deporta immigrati e disagio, poi i fascisti locali cercano di provocare sentimenti e progrom razzisti cavalcando il disagio.
Il governo della guerra e delle deportazioni e nello stesso tempo del leghismo razzista, deve essere cacciato da una rivolta popolare.
E' lo stesso governo della disoccupazione, del nucleare imposto nonostante il Giappone,
è il governo del lusso, della corruzione e dello spreco nella crisi,
è il governo del fascismo padronale nelle fabbriche.
Questo governo deve essere cacciato da una rivolta popolare che deve spazzare via anche la falsa opposizione del PD

Proletari comunisti
28 marzo

pc 28 marzo - si prepara in tanti paesi del mondo la campagna di sostegno alla guerra popolare in india

pc 28 marzo - perù boicottaggio elettorale delle presidenziali dentro la persistenza e recupero della guerra popolare guidata dal PCP

pc 28 marzo .. tribunale di Milano.. il caimano se la ride allegramente contornato dalla sua clacque a pagamento


Mentre avanza l'emergenza guerra neocoloniale in Libia, l'emergenza profughi di guerra, l'emergenza disoccupazione, l'emergenza nucleare...
l'opposizione di Bersani D'Alema, Veltroni lo sostiene;
Napolitano ha le sue riserve;
la sinistra ex parlamentare prepara le elezioni, discute di portavoce;
si susseguono manifestazioni al sabato a Roma, molto partecipate ma sostanzialmente innocue;
i sindacati del padrone e del governo gestiscono in collaborazione;
la Cgil della Camusso prepara 'scioperi generali' e proposte sulle tasse che fanno semplicemente da compagni di strada del governo di ora, nella speranza di un governo dei padroni di domani.

Nell'editoriale di Proletari comunisti sosteniamo una altra strada - come profeti disarmati tutt'ora:
la via della rivolta sociale, dell'assedio prolungato ai Palazzi del potere nazionale e sociale,
la via dello scontro frontale e del braccio di ferro su ogni singola questione, come su scala generale

Proletari comunisti 28 marzo

pc 28 marzo - la prassi antifascista a palermo e altre cose


In occasione della presentazione pubblica da parte di Casa pound di un libro nella libreria Mondadori, Red Block, Proletari comunisti, lo Slai cobas per il sindacato di classe hanno mobilitato le loro forze e rappresentanze per denunciare il fatto e impedirlo. In una prima occasione ci sono riusciti pienamente, e la presentazione è stata annullata
Ci hanno riprovato con appoggio del Pdl e hanno trovato una molteplice risposta, sia sul fronte dell'antifascismo militante - quella che abbiamo chiamato 'la battaglia di Palermo, sia sul fronte legale con un esposto denuncia dello Slai cobas per il sindacato di classe. E questa volta hanno dovuto fare la presentazione in un clima di isolamento e di battaglia.
Si sono colpiti non solo i fascistelli di Scilipoti di casa Pound, ma anche l'intero establishment politico cittadino che ha appoggiato i fasci chi esplicitamente sostenendo l'evento, chi implicitamente trincerandosi dietro la 'libertà di espressione' - esponenti del PD compresi; chi, infine, in maniera vile non partecipando alla contestazione, Rifondazione e altri.
Bene c'è stata chiarezza.
Ma la chiarezza va fatta fino in fondo...

Questa battaglia è stata animata e rivendicata in forme chiare ed esplicite verso la città, dai proletari, dai giovani, da Red Block ad altre realtà militanti, con il sostegno dei militanti dello Slai cobas per il sindacato di classe.
Ma a livello locale, un poco, a livello nazionale molto, questa battaglia è stata in parte oscurata e in parte deformata per cancellarne il suo significato chiaro.
Assistiamo nel movimento antifascista e in realtà antifasciste, al fatto che scaramucce spesso limitate e insignificanti vengano amplificate, mentre battaglie vere oscurate, soprattutto quando si tratta di quelle animate da Red Block (lo stesso in generale avviene per quelle di Proletari comunisti, Mfpr, Slai cobas per il sindacato di classe ecc.)

Dice Mao Tse Tung "quando il nemico ti attacca è un bene ... ",
aggiungiamo noi: "quando l'amico o presunto tale ti oscura... è ancora meglio".

Sulla battaglia di Palermo Proletari comunisti di Taranto ha scritto una lettera, evidentemente ora aperta che prende in considerazione una forma di questo oscuramento.
Non è per fare polemica, ma tanto per chiarire, e non certo verso i compagni a cui la lettera è rivolta ma verso l'intero movimento.
___________________

"Maggiore attenzione nella informazione antifascista.
Sulla mobilitazione a Palermo del 23 marzo, il Collettivo Autorganizzato Universitario ha riportato nel suo sito solo un comunicato di “bandaradio” non dando una effettiva informazione
altra su quanto realmente è successo a Palermo mercoledì scorso; ne fornisce di più il sito de La
Repubblica... - E meno male che il Cau ha inserito il video su Youtube.

Mercoledì 23 vi è stata una battaglia antifascista, che da tempo non si vedeva a Palermo e non solo!
QUESTO È L'ASPETTO PRINCIPALE, non la denuncia dei fascisti di casapound e né la repressione della polizia che è stata una reazione al livello alto di lotta fatta dai giovani a Palermo, e che li ha anche spiazzati. Basta vedere appunto il video e le foto.

Il 23 la mobilitazione militante antifascista e contro la polizia ha costretto questa a sequestrare un intera zona, ha costretto la Mondadori a militarizzarsi; tanti cittadini hanno visto che la polizia difendeva i fascisti e attaccava sparando anche ad altezza d'uomo candelotti lacrimogeni, lanciando le pietre contro i giovani, unici a difendere la democrazia e la stessa
Costituzione, e alcuni di questi cittadini, uomini, donne si sono uniti nella denuncia, hanno firmato l'esposto fatto dallo Slai cobas per il sindacato di classe.
Sono i giovani, i compagni che attaccano, che non arretrano, non si disperdono, ritornano ad attaccare, anche sotto le cariche della polizia. Perchè hanno la ragione dalla loro parte.
Le bandiere rosse di Red Block, dello Slai cobas, degli altri compagni sventolano dovunque.
Il 23 si è assistito ad una messa sotto scacco, da parte del movimento antifascista, per un'intero pomeriggio e serata delle forze del (dis)ordine.
Chi ha vinto non sono i fascisti (che hanno dovuto tenere alla fine una caricatura di presentazione “sotto scorta”, né la repressione dello Stato di polizia, ma i giovani ribelli.
A Palermo il 23 è tornato in campo il vero antifascismo militante che nella denuncia, negli
appelli democratici, afferma la legittimità e la vera democrazia della lotta di attacco, contro il moderno fascismo.
Questo va al di là di Palermo, come tempo fa fu la battaglia di massa vincente a Napoli contro il tentativo di Casapound di installarsi a Materdei.

Per questo ci aspettiamo che i compagni del Cau, che sono stati tra i principali protagonisti di quella giusta battaglia, mettano in evidenza ciò che serve.

E ciò che serve è anche informare sulle realtà che erano in piazza e hanno organizzato la battaglia antifascista. Perchè non tutti stavano. C'erano i compagni e i giovani di Red Block, i giovani di Anomalia, c'erano lavoratrici e lavoratori dello slai cobas per il sindacato di classe,
i compagni di Proletari comunisti. Che ci fossero questi non è un caso, evidentemente. Red Block ha una linea, una pratica, un'analisi, che è diversa da altre linee, pratiche, analisi.
Se si mette sotto silenzio questo, in nome di un generico movimento antifascista non aiutiamo la lotta oggi, su come portarla avanti, contro quali nemici deve rivolgersi.

Proletari comunisti - Taranto

pc 27 marzo - rappresaglia contro l'antifascismo militante a palermo

Arrivano le prime denunce: per "istigazione alla violenza" alla delegata dello Slai cobas per il sindacato di classe, Donatella Anello (fatta dal deputato regionale Pdl, Caputo)

Mercoledì 23 ad alcuni manifestanti riconosciuti dalla digos non è stato neanche permesso di raggiungere la piazza!

CONTINUARE LA CAMPAGNA ANTIFASCISTA IN CITTA' CONTRO ISTITUZIONI E LORO SERVI!
ASSEMBLEA: SUL 23 MARZO A PALERMO E OLTRE

Slai Cobas per il sindacato di classe, Via G.del Duca 4 (accanto i cantieri culturali della zisa)
Ora: lunedì 28 marzo 2011 17.00.00


Sulla manifestazione del 23 marzo contro la Mondadori Multicenter

Campagna nostro esposto contro Casapound

Contro la criminalizzazione della nostra organizzazione sindacale tramite la denuncia per "istigazione alla violenza" fatta ad una delegata sindacale dal deputato regionale del Pdl Salvino Caputo
Contro il fascismo mai un passo indietro!
Fermare con tutti i mezzi lo stato di polizia e il moderno fascismo in costruzione!

Il 23 marzo abbiamo assistito ad una scena incredibile e indecorosa per un paese che si dice civile e democratico. Davanti alla sede della Mondadori c’era uno schieramento impressionate di poliziotti, carabinieri e guardia di finanza, comprensivo di elicottero, a difesa di un gruppo di fascisti dichiarati con caschi in mano, appartenenti a Casapound, che con la scusa della presentazione di un libro vogliono propagandare le idee del passato regime fascista di cui rivendicano gli ideali; per rendersene conto basta rileggere e riascoltare le dichiarazioni di questi fascisti rilasciate anche alla Rai Regione.
È grave anche, come apprendiamo dai giornali di oggi, che ad ulteriore difesa di questi fascisti c’erano anche assessori, consiglieri e deputati che sulla Costituzione hanno giurato per potere accedere alla carica politica; questi consiglieri si devono immediatamente dimettere.
La giusta rabbia dei lavoratori e dei giovani presenti è scoppiata davanti a questa chiarissima violazione della Costituzione italiana, in cui chi dovrebbe difendere l’attuale legalità difende invece palesemente l’illegalità e attacca pesantemente i manifestanti, cercando di cacciarli via anche con le camionette; non è questa forse la trasformazione di un paese che si dice democratico in uno stato di polizia? Se questo paese ha cambiato natura allora è giusto dirlo apertamente perché è bene che i lavoratori, i giovani e tutti lo sappiano, affinché prendano legittimamente tutte le misure adeguate per dare la giusta risposta a questo cambiamento.
È grave quindi che la “sensibilità democratica” dichiarata dalle autorità in ogni occasione, in questo caso sia svanita nel nulla, perfino davanti ad un esposto alla Magistratura: il Prefetto e il Questore non solo hanno ignorato l’esposto che chiariva, citando Costituzione e Legge, quale era la posta in gioco, ma hanno dato fattiva copertura alla manifestazione fascista con un esagerato schieramento poliziesco (pagato con soldi pubblici).
Non è certo questa la sicurezza di cui hanno bisogno lavoratori giovani donne e cittadini democratici che denunciano una violazione di legge; questa “sicurezza” in questo caso ha messo seriamente in pericolo la vita dei presenti e dei passanti che hanno assistito allibiti a ciò che vedevano e hanno manifestato sostegno all’iniziativa dell’esposto alla magistratura da sottoscrivere individualmente e collettivamente e alla resistenza dei giovani antifascisti.
Consideriamo ancora più grave che in tanti cerchino superficialmente di minimizzare ciò che è successo: tutte le forze che si definiscono democratiche, che sono attive in un modo o nell’altro in questa città, devono prendere posizione, schierarsi, altrimenti in questi casi sono corresponsabili di una strada che i vari governi, e per ultimo il governo Berlusconi, stanno percorrendo verso il moderno fascismo; così facendo agevolano la diffusione dell’humus moderno fascista, razzista e sessista che ben si confà con la virilità” manifestata in tutti i campi dall’attuale presidente del Consiglio, Berlusconi in persona, proprietario della Mondadori.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe intende continuare una campagna di denuncia di quanto accaduto , e di raccolta di energie per organizzare la risposta adeguata.
A questo scopo già lunedì 28 marzo pomeriggio alle ore 17 presso la sede ci sarà una riunione dei lavoratori e delle lavoratrici iscritti al sindacato.

pc 27 marzo - è uscito il numero " nuova serie di proletari comunisti

sommario

editoriale
l'altra strada proposta da proletari comunisti

l' (in)giustizia di Berlusconi

PD principale alleato di Berlusconi

Libia
no alla guerra imperialista

padroni e governo insistono sul nucleare

sciopero generale
quello che vuole la CGIL e quello che vogliamo noi

processo Thyssenkrupp
vogliamo la condanna dei padroni assassini
15 aprile a torino all'udienza conclusiva

marghera
vertenze e sindacato di classe

lo sciopero delle donne è cominciato
manifestazione a palermo
iniziativa tra le operaie della fiat sata
100 di 8 marzo manifesto

accoglienza per gli immigrati di lampedusa

la catastrofe giapponese e i responsabili

LIbia
una questione controversa anche per noi
il dibattito con i compagni di torino del ccp

i comunisti marxistileninistimaoisti e le rivolte arabe

appoggiare la guerra popolare in india
settimana internazionale di mobilitazione 2 -. 9 aprile

si può richiedere a
ro.red@libero.it
347-1102638


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pc 27 marzo - la persecuzione infinita contro paolo dorigo

SIAMO ALLE SOLITE


La repressione continua a colpire il nostro compagno Paolo Dorigo, da 5 anni scarcerato e tuttora in attesa di un processo che l’Italia non vuole svolgere, e che nemmeno le richieste della Corte di Appello di Bologna del dicembre 2008, volte a smuovere la pilatesca Corte Costituzionale, sono riuscita ancora ad ottenere.



Ora come se non bastasse, tre processi iniqui e quasi 16 anni di detenzione per un compagno di 51 anni, senza un processo corretto od una condanna valida, abbiamo avuto anche un giudizio di “inammissibilità” emesso dalla Corte di Cassazione nel 2003 su un suo ricorso in detenzione contro il sequestro di corrispondenza a lui diretta in carcere a Spoleto, corrispondenza del cui blocco non era stato informato come da leggi vigenti, dal Magistrato di Sorveglianza di Spoleto stesso. Tale giudizio di “inammissibilità” era stato emesso alla presenza di un avvocato d’ufficio romano, tale Ruffo, da Paolo mai conosciuto e che a Paolo non ha fatto mai neppure un telegramma. Paolo si era opposto al pagamento di 1000 euro di ammenda, in quanto non aveva mai potuto esercitare il proprio diritto di difesa in relazione a quel procedimento, avvenuto nel dicembre 2003.



Nel 1993 Paolo venne arrestato su delazione di un membro della malavita pordenonese, che aveva incidentalmente conosciuto in quanto conoscente di alcuni ex prigionieri politici, ed è rimasto in carcere sino al 2005, “grazie” ad una condanna a 13 anni e 6 mesi per reato associativo e connessi, in relazione alla azione condotta contro i dormitori della base USAF di Aviano il 2.9.1993 e firmata dalle BR.; è stato poi ai domiciliari per un anno fino a quando nel 2006 la Corte di Assise di Appello di Bologna ha recepito la sentenza CEDU del 9.9.1998 che considerava iniquo ed invalida la procedura processuale seguita dalla Corte di Assise di Udine, dalla Corte di Assise di Appello di Trieste, e dalla Corte di Cassazione.

Tra il 2002 e 2004 Paolo avviò una dura lotta fatta di lunghi scioperi della fame, tesa ad ottenere degli esami medici in strutture ospedaliere ordinarie (e non sotto la direzione dei medici penitenziari), che continua ancor oggi, dopo gli esami “positivi” del settembre e novembre 2005 e la successiva refertazione del 2007, che dimostrarono la presenza nella sua testa di corpi estranei.

Nel 2005, per bloccare questa protesta, furono attivate tutte le forze politiche, che tendevano a stravolgere il movimento di solidarietà e di opinione attorno al suo caso, nascondendo questa questione e portando tutto sulla necessità di una revisione processuale. Tra queste forze, il Sindaco di Venezia, che promise che Paolo sarebbe stato “aiutato” a “reinserirsi” nella sua città.

Nel frattempo, nessuna di queste forze, e nemmeno il Sindaco Cacciari, è riuscita od ha voluto, neppure sotto il governo Prodi (2006-2008) ad avviare una lieve modifica legislativa che permettesse la revisione dei casi di ingiusto processo anche ai casi precedenti all’entrata in vigore delle modifiche Costituzionali e procedurali penali avvenute proprio sul caso di Paolo !

Paolo ha creato una associazione di vittime di questi trattamenti di tortura tecnologica, e nonostante un libro presentato in tutta Italia nel 2006, anche dal sen.Russo Spena, non si è mossa apertamente nessuna forza istituzionale o “sociale”, nemmeno tra quelle che nel 2004 erano “scese in campo” per “sostenere” apparentemente Paolo, mentre le forze proletarie che avevano dato sostegno alla sua lotta, non hanno potuto molto in una situazione come questa.

Anziché essere “reinserito” socialmente a Venezia “dal Sindaco” Cacciari, Paolo ha continuato la militanza nel proletariato, conducendo anche importanti battaglie sindacali in cui è tuttora impegnato, e non ha avuto alcun aiuto dal Sindaco di Venezia né da quello di Mira.

Essendo praticamente con un reddito vicino allo zero e sostenuto dalla sua famiglia d’origine, ed essendo impedito a trovare un lavoro visto che prima dell’arresto del 1993 era un esperto informatico in ambito di medie aziende utenti IBM, Paolo aveva chiesto la remissione del debito al Magistrato di Sorveglianza di Venezia.

L’udienza si è tenuta ieri, ma il Magistrato di Sorveglianza di Venezia non ha colto la straordinaria occasione di poter eccepire un “mostrum” giudiziario, in quanto comunque sia, una sentenza di Cassazione non è appellabile. Al massimo Paolo potrà avere una rateizzazione da pagare di questa somma.



In pratica, un errore della Magistratura di Sorveglianza, è stato giudicato non emendabile dalla stessa Magistratura di Sorveglianza.



(25-3-2011)




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pc 27 marzo - i padroni e il nucleare

Rocca, allarme in Giappone
Il numero uno Tenaris parla del dramma di Fukushima
19 marzo 2011

Paolo Rocca è di sicuro tra i più filonucleari del mondo. Tanto per fare un esempio, ha sponsorizzato la recente campagna pubblicitaria «Forum nucleare» sul programma italiano, quella con la partita a scacchi vinta sempre dagli atomici, talmente faziosa da indurre il Giurì a inibirne per sempre la messa in onda. Proprio per questo, le sue parole hanno un peso particolare: lo stesso peso a cui Rocca si riferisce, quando parla delle ripercussioni legate al disastro in Giappone. Il presidente e amministratore delegato del maggior produttore mondiale di tubi senza saldature ha ritenuto di affrontare l’argomento con una lettera di suo pugno, in cui si è anche soffermato sulle prospettive industriali e sul nuovo piano di gruppo, legato all’entrata in funzione delpolo di Vera Cruz, in Messico. «Le vicende drammatiche che stanno interessando il Nord Africa e il Giappone stanno gravando pesantemente sulle nostre persone e sulle nostre attività»: scrive Rocca, che approfondisce poi il quadro relativo alla centrale di Fukushima: «Il terremoto e lo tsunami che hanno devastato parte del Giappone, anche se non hanno causato danni diretti ai nostri impianti, che si trovano nei pressi di Tokio, stanno sconvolgendo la vita dei 632 dipendenti di Tenaris NKKTubes e dei loro familiari». Il presidente e Ceo parla di un’intera nazione che sta reagendo in maniera esemplare per organizzazione, impegno e disciplina, partecipa al dolore per la distruzione di città intere. «In Tenaris siamo tutti vicini ai nostri colleghi in Giappone - aggiunge Rocca - e stiamo lavorando per ridurre i danni materiali e, grazie alla dimensione globale delle nostre attività, per minimizzare l’impatto sui nostri clienti». Il gruppo Tenaris, anche attraverso la holding Techint, ha come core business l’estrazione petrolifera ma opera direttamente nella costruzione e progettazione di impianti termonucleari, per esempio all’interno del programma francese Edf; la controllata Dalmine a sua volta figura tra le aziende della filiera per il nuovo programma nucleare italiano, sul quale si è riacceso il confronto dopo il disastro alla centrale di Fukushima.

domenica 27 marzo 2011

pc 27 marzo - LO SLAI COBAS DI TARANTO A MANDURIA, prime informazioni

In due turni gli immigrati di Lampedusa portati a Taranto sono stati trasferiti al campo di Manduria.
Una delegazione dello Slai cobas per il sindacato di classe è andata oggi a Manduria; come già avevamo capito, al di là degli sforzi e tempi rapidi dei vigili del fuoco, gli immigrati sono stati lasciati fino a sera in una situazione di confusione e di oggettivo abbandono; non c'è un coordinamento, non ci sono ancora le minime cose necessarie. Alle 19 ancora non avevano portato dei pasti. Ogni cosa dovrebbe venire da fuori, dalle sigarette al cibo. E il campo è in una zona, vicino ad una strada di passaggio di auto oggi ancora più intasata, in cui non c'è niente intorno per chilometri.
Ciò che invece non manca sono poliziotti, carabinieri, guardia di finanza. Più c'è il caos a più arrivano pulmini pieni di forze dell'ordine, i capi dei quali non sanno neanche loro che devono fare. Devono controllare, devono impedire, insieme ai vigili, che la gente della zona possa entrare nel campo, dovrebbero impedire che gli immigrati scappino.
Ma i giornalisti che hanno seguito da questa mattina l'arrivo degli immigrati e il loro trasporto/sistemazione nel campo, dicono che già un centinaio di loro ha "preso altre strade" (alcuni ne incontriamo anche noi su una strada interna), e che questo non sarebbe stato troppo "ostacolato" dalle autorità... non per "umanità" sicuramente, ma per avere meno problemi di gestione.
Il problema principale è che nessuno ancora sa se Manduria deve essere un CIE o un centro d'accoglienza; la cosa è lasciata nel vago, un pò per effettiva mancanza di una decisione, un pò perchè questa incertezza è utile per non sollevare eventuali proteste.
Di fatto, però, le condizioni in cui vengono per ora tenuti gli immigrati lascia presupporre che di un nuovo CIE si tratti, anche se ancora da attrezzare a dovere.
Domani il sottosegretario Mantovani interverrà al consiglio comunale monotematico, e Mantovani ha già sciolto ogni dubbio: gli immigrati sono clandestini, e quindi devono essere identificati ed espulsi.

Ciò che comunque appare sicuro, è che Manduria diventerà il centro più grosso. I vigili del fuoco anche stasera stavano montando altre tende e si parla che già nei prossimi giorni gli immigrati dovrebbero diventare 2500.
Gli altri eventuali centri in altre città sono ancora a zero; e qui pesa soprattutto l'opposizione razzista dei sindaci, Lega, ma non solo (la cosa è abbastanza trasversale)e il fatto che tenerli al sud è più facile da espellerli.

Infine, alcune persone della zona dicono che sono apparsi dei manifesti di Forza Nuova vicino al campo - c'è da dire che Manduria è stata in passato la terra del fascista Freda, che vi sono gruppi di fascisti, neonazisti; per fortuna, dopo, abbiamo visto che i manifesti sono stati rimossi da personale del centro. Ma c'è il rischio che questa feccia torni a galla per fomentare sentimenti razzisti tra la popolazione della zona. Questo lo impediremo!

ORA LA BATTAGLIA PRINCIPALE E' IMPEDIRE CHE IL CENTRO DIVENTI UN NUOVO CIE.

per Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto
Margherita

27.3.11

pc 27 marzo - IMMIGRATI A MANDURIA (TA): CLANDESTINI A PRESCINDERE...

Che cosa li aspetta realmente ai 547 immigrati che sono arrivati questa mattina a Manduria (TA, al di là delle assicurazioni del Prefetto di Taranto?
L'ass. ai servizi sociali di Manduria, Roberto Puglia dichiara: “nel campo saranno identificati i clandestini che saranno subito dopo sottoposti a decreto di espulsione...Soltanto ai libici sarà assicurato lo “stato di rifugiato politico"... sono state prese dalla Prefettura tutte le precauzioni e, non soltanto non sarà permesso agli immigrati di uscire dal sito recintato, ma è stato anche istituito un'adeguata sorveglianza di forze dell'ordine e militari”.

Quindi, a prescindere, anche prima di essere identificati, sono già classificati come "clandestini" e quindi bollati, creando volutamente e artatamente un clima prevenuto.
I libici sarebbero "privilegiati" ma solo per una coerenza con la guerra contro la Libia che lo Stato italiano sta facendo. Tutti gli altri sono "clandestini".
Saranno tenuti, sempre a prescindere, come detenuti, e neanche detenuti normali a cui almeno sono permessi dei colloqui, ma come detenuti in stato di isolamento.
Il campo è stato recintato da una rete metallica per tenerli sotto controllo e isolati dalla cittadinanza “...serve per non far entrare nessuno all'interno della tendopoli...”
Oltre i normali carabinieri e poliziotti della zona, almeno altri 130 forze dell'ordine sono state mandate.
"I manduriani possono stare tranquilli – assicura il sindaco – la situazione è sotto controllo....i sei chilometri di distanza che separano il campo dal centro abitato di Manduria dovrebbe in parte tranquillizzare la popolazione”...


BENVENUTI IN PUGLIA...

sabato 26 marzo 2011

pc 26 marzo - da Taranto solidarietà proletaria per i profughi immigrati - NO a nuovi CIE !

DIAMO IL BENVENUTO
AI PROFUGHI TRASFERITI DA LAMPEDUSA
CHE ARRIVANO A
TARANTO E A MANDURIA

I RIFUGIATI NON SONO PACCHI !*
*IL DIRITTO ALL'ACCOGLIENZA
DEVE ESSERE GARANTITO,*

VOGLIAMO ACCOGLIENZA CIVILE E DIGNITOSA
SOLIDARIETA PROLETARIA

NO A NUOVI CIE CHE SONO LAGER !
NO A MIGLIAIA DI POLIZIOTTI CARABINIERI !

I PROFUGHI NON SONO CRIMINALI !
CRIMINALI SONO CHI FA LE GUERRE PER PETROLIO E PROFITTI
CRIMINALI SONO CHI TRATTA GLI ESSERI UMANI  COME BESTIE

CHI PROVOCA LE GUERRE E LA MISERIA DEI POPOLI E  L'ITALIA E' TRA QUESTI
NON PUO' POI BUTTARE A MARE I PROFUGHI DI GUERRA





SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
TARANTO
cobasta@libero.it
347-1102638
26 marzo 2011

pc 26 marzo - appello del MFPR su guerra e donne

APPELLO DEL MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO

Siamo contro questa guerra imperialista in Libia, fatta solo per gli interessi economici, politici, geostrategici dei capitalisti e del governo Berlusconi che vuole riconquistare un prestigio internazionale caduto nel fango.
Questa guerra non ha niente di “umanitario”, in nome de l'”umanità” si bombardano e si ammazzano civili, stanno assassinando anche bambini, con profondo disprezzo e disinteresse della vita del popolo libico.
L'”umanità” del governo italiano è lo schifoso razzismo che stiamo vedendo a Lampedusa dove trattano da bestie gli immigrati, tra cui vi sono anche tante donne e ragazzini.
L'”umanità” di padroni, governanti, di Berlusconi la conosciamo bene anche noi, ogni giorno sulla nostra pelle, quando peggiorano le nostre condizioni di vita, ci sfruttano, ci opprimono, attaccano la nostra dignità e creano un sistema da moderno medioevo che vuol dire per noi anche violenze fasciste, sessiste.

Denunciamo i vari esponenti, anche donne, del PD e di altri partiti, forze di “sinistra” che parlano ipocritamente dei diritti del popolo ma appoggiano questa guerra contro il popolo Libico; questi/queste sono della stessa pasta di Berlusconi e company

Facciamo appello alle donne che conoscono bene questi “campioni di disumanità” a mobilitarsi contro la guerra imperialista.

Noi siamo dalla parte delle donne dei paesi arabi, che stanno partecipando alle rivolte con doppio coraggio e ribellione, contro i regimi reazionari, dittatori, che verso le donne si traducono in triplice oppressione, feudale, patriarcale e di moderna putrefazione imperialista.

Siamo contro la guerra del governo Berlusconi, dei governi europei, della Nato, non perchè le donne sono “pacifiste”, ma perchè come donne abbiamo doppia ragione per scatenare una doppia ribellione/rivoluzione che metta fine a questo mondo di sfruttamento, oppressione e guerre.

Siamo con le donne che in vari paesi oppressi dall'imperialismo e dai loro governi e Stati, come in India, Perù, Turchia, Nepal, Filippine, ecc., sono in prima fila nelle guerre di popolo e all'interno di esse costruiscono una rivoluzione nella rivoluzione per cambiare la terra e il cielo, e ogni aspetto di oppressione verso le donne.

MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO
mfpr@libero.it

26.3.2011

pc 26 marzo - 'fascistelli di Scilipoti.. le merde di Casa pound rappresentati da Scilipoti

Scilipoti-Casa Pound, amore a prima vista
Il Responsabile salva-Berlusconi si proclama portavoce in Parlamento dei “fascisti del Terzo Millennio”, in fondo da giovane aveva anche aperto un circolo intitolato a Ezra Pound.

di Giacomo Russo Spena

L’avevamo lasciato che sbraitava e inveiva nella trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”. Spettacolo degno di un vero giullare. Il deputato Domenico Scilipoti, in quei sei minuti di urla, accusava la macchina del fango “in moto contro di me”; lui reo “solo” di aver cambiato schieramento il giorno della fiducia al premier Silvio Berlusconi.

Era il 14 dicembre 2010, il Cavaliere ce l’avrebbe fatta per tre miseri voti (314 a 311). Anche grazie a Scilipoti che dall’Idv, partito in cui è stato eletto, passava dopo giorni di tarantelle e smentite (manco fosse Luca Barbareschi) al gruppo dei Responsabili. Forse perchè “comprato”? Forse perchè a corto di denaro liquido? Forse in cerca di una poltrona? Illazioni. Secondo lui meschine illazioni. Resta il fatto che a tre mesi esatti da quello show a “Un giorno da pecora”, Scilipoti torna a far parlare di sè. E così, visto che non riusciva a trovare molti adepti e al momento la nomima dei nuovi sottosegretari è impantanata, ha deciso bene di farsi il portavoce in Parlamento di Casa Pound Italia. I “fascisti del Terzo Millennio”, come amano autodefinirsi. Gli stessi che erano in piazza Navona a fronteggiarsi, mazze in mano, con gli studenti dell’Onda o quelli che più volte sono arrivati allo scontro fisico coi collettivi di sinistra all’interno delle università. Un movimento neofascista che riecheggia le gesta del Duce e fa dello smantellamento della Costituzione un pilastro centrale del suo programma.

Stamattina alla Camera, esattamente a Palazzo Marini, i camerati in doppio petto sono entrati per un convegno, organizzato proprio da Scilipoti, sull’usura delle banche. Un incontro a metà tra economia e letteratura dedicato a Ezra Pound “poeta contro l’usura”. Il Responsabile ha esordito affermando: “Molti mi dicono che sono un pazzo, d’altra parte lo dicevano anche di Ezra Pound. Tuttavia, io non potevo accettare un governo che si mettesse in mano alle banche, per questo ho scelto di cambiare, non per Berlusconi. Ci fosse stato qualcun altro mi sarei comportato allo stesso modo’’. Per poi confessare di aver aperto ‘’da ragazzo un circolo intitolato a Ezra Pound’’. Applausi della platea, una ventina di persone. Tutte appartenenti al movimento neofascista. ‘’Possiamo pensarla diversamente su alcune cose – ha aggiunto Scilipoti – ma, da parlamentare, sono a disposizione anche per farmi portatore alla Camera di vostre istanze e proposte di legge’’. Da deputato dell’Idv a Responsabile. Da Responsabile a portavoce in Parlamento dei “fascisti del Terzo Millennio”. Quale il prossimo passo? Cosa non si farebbe nella vita per avere qualche adepto e sentirsi meno soli…

pc 26 marzo - notizie da napoli ..precari bros ..

Disoccupati organizzati. Elezioni a rischio inquinamento, per pacchetti di voti offerti dai gruppi di senza-lavoro. Manifestazioni di piazza violente che spesso hanno fini politici. Gli occhi della Procura della Repubblica di Napoli sono puntati su anche su questo, grazie al pool costituito ad hoc per i reati commessi nel corso di manifestazioni pubbliche. Reati di cui spesso si macchiano proprio le frange violente dei disoccupati. A capo della task force di pm c’è il Procuratore Aggiunto Giovanni Melillo che in un’intervista al VELINO parla del modus operandi dei gruppi organizzati di senza lavoro.

c'è un solo modo per non farsi usare dalle elezioni
boicottaggio attivo !
con tanti saluti a riformisti,disobbedienti e carc !


Napoli, 25 mar. (Adnkronos) – Una delegazione di precari Bros ha incontrato nella tarda mattinata di oggi il questore di Napoli Luigi Merolla. L’incontro e’ avvenuto nell’ufficio del questore dove i precari, appartenenti al ‘Coordinamento di lotta per il lavoro’ hanno esposto le loro problematiche mentre dinanzi alla Questura un centinaio di loro compagni manifestava pacificamente.

prime le cariche , poi gli incontri ?
lo scopo è sempre lo stesso
smallentallare, pacificare !

DIFFERENZIATA

Il Piano, basato su una strategia territoriale complessiva basata sulla percentuale “prudenziale” del 50 per cento della raccolta differenziata e, dunque, sulla riduzione della quantità dei rifiuti, sulle attuali discariche, sul sistema dell’impiantistica di competenza provinciale e sulla termovalorizzazione (con impianti ad Acerra, Salerno, Napoli est), “è un punto di arrivo che ci fa corrispondere alle richieste dell’Unione Europea – dice Romano – ma, sul piano sostanziale, è un punto di partenza che dovrà registrare l’impegno e la sinergia di tutti e al quale presto si aggiungerà il Piano per lo smaltimento dei rifiuti speciali, altra grave piaga per il nostro territorio”.

l'unica sinergia è
raccolta differenziata porta a porta con massicce assunzione dei disoccupati, precari organizzati
tutto il resto ...parole,parole, parole

commenti a cura
disoccupati organizzati
slai cobas per il sindacato di classe taranto


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