sabato 5 marzo 2011

pc quotidiano 5 marzo - il PCU Nepal . maoista ritorna al governo in Nepal.. una scelta sbagliata della direzione revisionista del Partito

4 marzo 2011,

Il PCUNepal maoista entra nel governo dell'UML, guidato da Khanal, eletto dopo un accordo in sette punti tra UML e PCUN maoista. Entra nel governo con 4 ministri, tra cui il vice primo ministro Krishna Bahadur Mahara, che è anche ministro dell'informazione e comunicazioni.
Il ministero degli interni resta nelle mani del primo ministro UML.
E' la seconda volta che i maoisti entrano nel governo, la prima è stata nel maggio 2008 in un governo da essi capeggiato.

La sinistra del PCUN maoista capeggiata dal compagno Kiran è stata contraria
a questa scelta.

I maoisti italiani appoggiano la posizione della sinistra.

pc quotidiano 5 marzo - anniversario della morte di Stalin

stalin .. un comunista d'acciaio nella storia del PC bolscevico
stalin .. i principi e le questioni del leninismo
stalin .. la difficile e complessa costruzione del socialismo
stalin .. la lotta contro il troskismo
stalin .. la terza internazionale comunista
stalin ... la guerra contro il nazismo
gli errori di stalin analizzati da mao


pc quotidiano 5 marzo - corteo a Milano in solidarietà con le masse libiche

Dalle 5 del pomeriggio, cominciano ad arrivare al concentramento in piazzale Loreto, nello spazio che era diventato quasi un presidio permanente durante la lotta del popolo egiziano per la caduta di Moubarak, a segnare un'ideale continuità.

Molti si ritagliano uno spazio per la preghiera, infine si comincia ad organizzare il camion e si parte in corteo, in testa i migranti in stile “arabo” con il cassone del camion straripante di bambini ed adulti con le bandiere egiziane, libiche, palestinesi che scandiscono gli slogan, lungo via Padova non si ferma la denuncia del massacratore Gheddafi, l'informazione dei mass media occidentale carente, che non testimoniano di quanto avviene nei villaggi in cui vivono quasi esclusivamente donne, per la migrazione degli uomini, che spariscono, di cui non si sa più niente, dei corpi straziati delle armi. Di quale guerra civile parlano? E' il massacro di una popolazione quello che sta avvenendo. Forte la denuncia dell'impoverimento di intere popolazioni da parte di dittatori, che si appropriano delle ricchezze disponibili. E poi ci dite perchè non tornate nel vostro paese? denunciato il ruolo del governo italiano, chiamando il popolo italiano a solidarizzare con le giuste rivolte popolari
Ai margini, in tanti a seguire con attenzione, alcuni si uniscono al corteo.

Positivo lo stile di iniziative continue, inaugurate con la rivolta del popolo egiziano, che rappresentano un punto di riferimento per quanti vogliono manifestare solidarietà e lotta.

Prossimo appuntamento,da confermare, sabato prossimo, pur se in coincidenza con il carnevale ambrosiano, in S. Babila per dirigere verso il consolato libico,

Mi 5.3.11

circolo proletari comunisti Milano

pc quotidiano 5 marzo - lo sciopero generale indetto dalla cgil non è lo sciopero generale necessario.. lo dicono anche nella CGIL stessa.

Cremaschi: "La peggiore delle decisioni migliori"

Uno sciopero generale chiaro e forte contro Governo e Confindustria

La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha annunciato che lo sciopero generale è convocato per il 6 maggio. E’ la peggiore delle decisioni migliori. Lo sciopero generale è stato chiesto da mesi e finalmente si fa. Ma la data è troppo in là rispetto alle urgenze e ai problemi e, soprattutto, non sono ancora chiare la dimensione e i contenuti dello sciopero. Sarebbe sbagliato uno sciopero di 4 ore indirizzato solo contro il Governo. Occorre uno sciopero generale di 8 ore che coinvolga tutto il mondo del lavoro, compreso quello precario, e che sia indirizzato anche esplicitamente contro la Confindustria e il sistema delle imprese che, guidato dalla Fiat, sta distruggendo diritti e sistema contrattuale. I fatti parlano chiaro. (...)

La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha riaperto lo scontro sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, rivendicando per le imprese la “flessibilità in uscita”, visto che quella in entrata è anche troppa.

C’è del metodo in tutta questa follia. La rivendicazione della libertà di licenziamento mette il suggello finale a un’aggressione al contratto, ai diritti, allo Statuto dei lavoratori, alla stessa Costituzione, che ha avuto un’accelerazione con l’aggressione di Marchionne ai diritti dei lavoratori Fiat.

D’altra parte è evidente che se si vuol far pagare tutti i costi della crisi ai lavoratori e se la crisi continua, al di là delle chiacchiere, l’attacco ai diritti del lavoro, al salario, alle libertà, assieme a una nuova offensiva sulle privatizzazioni e contro lo stato sociale, sono l’unica strada per fare soldi.

Il punto è che questa linea reazionaria del padronato italiano è oggi il cemento di un blocco di potere politico e sindacale che governa il paese. Spesso si dice che non c’è più la concertazione, non è vero, semplicemente il blocco concertativo è oggi formato dal governo, da una serie di poteri forti, dalla Confin- dustria, dalla Cisl e dalla Uil. Da esso è esclusa l’opposizione politica, che non se ne è ancora accorta, e la Cgil, che spera ancora che non sia così. Eppure l’ultimo contratto del commercio nel quale le aziende hanno volutamente inserito norme come il recepimento del collegato lavoro, che sembrano fatte apposta per impedire in ogni caso anche alla più moderata delle Cgil la firma, quest’ultimo accordo separato dovrebbe dimostrare che il blocco politico, economico e sindacale che governa oggi l’Italia è intenzionato a continuare nell’emarginazione della Cgil e di tutto ciò che in qualche modo non rientra nei suoi disegni.

Pare, a questo punto, che la segreteria della Cgil abbia finalmente superato le riserve e gli indugi e si appresti ad annunciare la fatidica data dello sciopero generale. Se così sarà, sarà un fatto positivo, che prende atto della realtà.

Il più grande sindacato italiano, proclamando lo sciopero generale, si trova però di fronte a due scelte di fondo. La prima è che è evidente che questo sciopero non potrà essere indirizzato solo contro Berlusconi, ma anche contro la Confindustria e inevitabilmente contro il blocco di potere di cui Cisl e Uil fanno parte. Sarà quindi uno sciopero che dovrà costruire uno schieramento alternativo a quello che oggi costruisce gli accordi separati, il collegato lavoro, le deroghe contrattuali, la negazione delle libertà sindacali e dei diritti individuali delle lavoratrici e dei lavoratori. Sarà uno sciopero sindacale ma anche politico, nel senso che è anche politico il blocco di potere contro cui si scende in lotta. Dovrà anche però essere uno sciopero in grado di mostrare la forza di tutto quel mondo del lavoro, di tutto quel paese, che oggi si oppone ai disegni autoritari di Berlusconi, Marchionne e del loro blocco di potere. Dovrà quindi essere uno sciopero fatto per fermare il paese, chiaro nelle controparti e altrettanto nelle intenzioni di riuscita. Non quindi uno sciopero di 4 ore o simili, per qualche manifestazione, ma uno sciopero completo, di tutta la giornata lavorativa, di tutte le categorie, che ci provi davvero a far sentire il peso del lavoro che non ci sta nella vita politica italiana.

Se questa sarà la scelta lo sciopero generale si incontrerà inevitabilmente con tutti i movimenti di lotta, che in questi mesi hanno risposto all’attacco ai diritti. Dagli studenti, ai movimenti sociali, a quelli civili e democratici. Parlerà necessariamente alla mobilitazione eccezionale delle donne contro l’attacco alla dignità della persona. Dovrà quindi essere uno sciopero generale forte e aperto, in grado di proporre un blocco sociale e civile alternativo al blocco politico ed economico che governa il disastro attuale dell’Italia.
Su questo bisogna insistere ora, anche di fronte a incertezze, ambiguità e minimizzazioni con cui si vuol già derubricare un’eventuale decisione della Cgil. Facciamo sul serio uno sciopero generale che pesi nella vita sociale e politica dell’Italia.

Giorgio Cremaschi

pc quotidiano 5 marzo - STUPRO DEI CARABINIERI A ROMA - TUTTI A DIFENDERE "L'ARMA".

"Ho appreso con sconcerto di questo gravissimo episodio su cui bisogna fare immediatamente chiarezza. Sono sicuro che l'arma prenderà immediati provvedimenti per contribuire all'accertamento delle responsabilità e per isolare eventuali mele marce che, in ogni caso, non possono incrinare la fiducia che i romani hanno nei confronti dei carabinieri". ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sulla violenza sessuale contro una donna avvenuta nella caserma del Quadraro.
Il colonnello Mezzavilla ha poi aggiunto che quanto denunciato dalla donna, in attesa degli esiti giudiziari "è un fatto che nulla sottrae all'efficienza e alla dedizione delle migliaia di carabinieri che operano a Roma... vicende del genere contrastano con i mille atti di solidarietà che i carabinieri compiono ogni giorno".


Mercoledì 23. Tre carabinieri arrivano in caserma quando S. è già nella sua cella. Hanno passato la serata fuori e si sono tirati dietro un amico, un vigile urbano. Hanno bevuto e fanno bere anche S. E qui - racconta lei - comincia il suo incubo. I quattro le aprono la porta della cella. Le dicono di seguirli in sala mensa. Il rapporto sessuale è ripetuto. E di almeno un carabiniere, S. memorizza i tatuaggi su una parte del corpo.
Ma la prima cosa che sindaco e gli alti gradi dei carabinieri fanno è quindi difendere l'Arma. Cos'è per loro grave: la violenza sessuale contro la donna o il buon nome dei carabilnieri e dei vigili? La seconda cosa, evidentemente.
E per questo dicono apertamente il falso. Il comportamento e l'ideologia fascista, machista di carabinieri e sempre più oggi anche dei vigili è la normalità. La violenza di Roma non è affatto un fatto eccezionale. Altri stupri o tentativi di stupro sono avvenuti nelle caserme, nei mesi scorsi, e tanti episodi per esempio potrebbero raccontare donne immigrate, prostitute, come quello di Joy fatto nel Cie di Milano da parte dell'Ispettore Adesso.
L'atteggiamento da strapotere, violento, arrogante di carabinieri, poliziotti, vigili, verso la gente è sempre più comune. Verso le donne questo si carica dell'humus maschilista, di disprezzo.
Le stesse reazioni di "giustificazione" dei carabinieri a Roma e dell'avvocato di uno di essi dimostrano non "l'eccezione", ma se mai la sorpresa che vi sia stata in questa occasione denuncia e procedimento giusidziario. I militari dicono: "È vero il rapporto sessuale c'è stato, ma quella donna era consenziente".
L'avvocato di uno dei carabinieri coinvolti: "non c'è stato stupro... se non c'è violenza fisica - argomentano - è la prova che non c'è stata violenza sessuale. S. ha fatto sesso perché è quello che voleva. E poi, S. è una "sbandata".


Ora, quindi la preoccupazione, è far uscire bene l'Arma. I militari coivolti sono stati trasferiti in uffici non al contatto con il pubblico di Torino, Milano e Cagliari, e l'Arma, parallelamente alla vicenda giudiziaria ha avviato accertamenti disciplinari al termine dei quali non è esclusa una sospensione dei carabinieri coinvolti. Tutto qua! Col rischio, vista la precedente assoluzione dell'Ispet. Adesso per Joy, che non si facciano neanche un giorno di galera.

Questo è necessario impedirlo!
Costruiamo a Roma e anche in altre città, presidi davanti alle stazioni dei carabinieri e ai comandi dei vigili.

venerdì 4 marzo 2011

pc quotidiano 4 marzo - terremoto L' Aquila.. i comitati contro Berlusconi

.Terremoto, i comitati contro Berlusconi"Non si presenti all'Aquila il 6 aprile"
Ribadito in un’assemblea il no al premier, invitato come tutte le autorità in città per il secondo anniversario del sisma. "Non aveva detto che gli aquilani sono menti fragili, pronti a sparare? Adesso non ha più paura di tornare all'Aquila? Forse ha bisogno di un legittimo impedimento?" In quel giorno il presidente del consiglio dovrebbe anche presentarsi al processo Ruby a Milano.

L'AQUILA. È tornata dopo mesi a riunirsi in piazza Duomo, l'assemblea cittadina. Sotto al tendone dei vigili del fuoco, il rumore della pioggia battente e il vento freddo non hanno fermato l'incontro. A tenere banco l'invito rivolto al premier, Silvio Berlusconi, da parte del Comune, per partecipare alle celebrazioni del secondo anniversario del terremoto.

«L'estate scorsa Berlusconi ha detto che non sarebbe più venuto all'Aquila», ha detto Pina Lauria, «adesso cosa è cambiato? Il Comune deve prendere posizione». Proprio il 6 aprile, giorno in cui si terranno le celebrazioni per il terremoto, il presidente del Consiglio dovrebbe comparire davanti ai magistrati di Milano per il caso Ruby.

«Non aveva detto che gli aquilani sono menti fragili, pronti a sparare?», continua Lauria. «Adesso non ha più paura di tornare all'Aquila? Forse ha bisogno di un legittimo impedimento? Il Comune non può spalleggiare questo atteggiamento».

pc quotidiano 4 marzo - la nuova bandiera e i circoli di proletari comunisti

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marxista-leninista-maoista
la NUOVA BANDIERA
In questo numero:
Fiat, le armi della critica contro il
fascismo padronale / Sul congresso
CGIL / Scritti politici /Note critiche
su (n)PCI Carc / Appunti di studio su
Marx e la crisi / Uccisioni delle
donne, oggi

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pc quotidiano 4 marzo - a fianco della rivolta del popolo libico contro il regime sanguinario di gheddafi - contro ogni neocolonialismo USA-Italia

iniziativa a palermo


pc quotidiano 4 marzo - il movimento di lotta nelle università e l'appello di 'proletari comunisti'

dal sito del collettivo universitario autorganizzato napoli

Scuola e Università università e ricerca L'inverno del nostro scontento. A che punto sta la Riforma Gelmini e come continua la nostra lotta, a Napoli e fuori...
L'inverno del nostro scontento. A che punto sta la Riforma Gelmini e come continua la nostra lotta, a Napoli e fuori...


Lunedì 28 Febbraio 2011 00:01 cau .Le cose in inverno vanno piano, ma vanno. Ed in questo mese, in cui la scena mediatica è stata riempita dalle disavventure del Bunga Bunga, passato ben presto da farsa in tragedia, c'è chi ha continuato a lavorare per applicare la Riforma Gelmini, e chi, da vecchia talpa, ha continuato a sabotarla...
Abbiamo quindi provato a raccogliere alcuni esempi per chi fra un esame e l'altro si può essere distratto, ma magari ha voglia a marzo di riprendere la lotta, e vuole sapere dove e come... Qui sotto leggerete che il nostro sistema universitario è attraversato da forti linee di tensione e che la partita è tutt'altro che chiusa. Ma soprattutto non si deve chiudere in Campania, dove – l'avevamo detto! – l'applicazione della Riforma produrrà degli sfaceli.

Partiamo innanzitutto con alcuni dati: secondo ItaliaOggi del 16 febbraio passano da 7 a 36 gli atenei – fra cui l'Orientale – che rischiano il commissariamento per la chiusura dei bilanci in rosso, non essendo più alleggeriti dai correttivi che permettevano alle università di non superare la soglia del 90% del FFO ed effettuare così nuove assunzioni.
A proposito di assunzioni: dove sono finiti i “principi di efficacia ed efficienza”? L’unico punto fermo è l’assoluta iniquità, il torpore e la cooptazione nelle logiche dei concorsi. Peraltro, come viene palesato dall’art. 23 della legge stessa, oggi si può fare ricerca soltanto se si dispone di un certo reddito. La selezione di classe non è all'opera solo fra gli studenti, ma soprattutto fra i docenti. E cosa potranno mai insegnarci i figli dei ricchi che avremo come professori? È anche così che oggi si riproduce l'ideologia della classe dominante...

Nel frattempo, a proposito di chi la ricerca la vuole fare davvero, regna l'incertezza in materia di dottorati. Confuso e senza risorse è l’iter di applicazione di una legge che avrebbe voluto illuminare i torbidi meccanismi universitari, e invece continua ad incepparsi e paralizzare le carriere e gli studi. Infatti, i rimandi a decreti e regolamenti postumi bloccano l'assegnazione dei dottorati a causa dell’assenza di un’interpretazione univoca dell’art. 19 che dovrebbe fornire disposizioni in materia di ricerca. Ma come il Mini-store dell’Istruzione dichiarava circa un mese fa: “La materia verrà affrontata in un apposito regolamento..., “sono a disposizione 170 milioni di euro...”. Soldi mai visti...

In realtà lo spauracchio del commissariamento aleggia, e commissioni frettolose vengono elette da Rettori impauriti dalla spada di Damocle che pende sulle loro teste: tutto questo è sintomatico della “trasparenza”, dell’“autonomia” e della “meritocrazia” tanto sbandierate. I Rettori si affrettano a nominare le commissioni che dovrebbero riscrivere gli Statuti integrando le norme della Gelmini, e fa niente che non siano democraticamente elette e siano autocraticamente dirette.
Come a Messina, dove il reclutamento dei ricercatori che devono lavorare allo Statuto è stato limitato ai prescelti dal Rettore, disattendendo in toto una petizione firmata dal 35% dei docenti. O a Firenze, dove vengono occultate le date del Senato Accademico e dei Consigli di Amministrazione, e la nomina della commissione si è conclusa in sordina senza il coinvolgimento degli studenti. Solo la forte mobilitazione ha fatto sì che a Trieste e Palermo si sia arrivati ad una nomina della Commissione Statuto secondo una “votazione a suffragio universale alla quale hanno partecipato tutte le componenti della comunità accademica, dagli studenti agli ordinari fino al personale amministrativo”.

Il punto è che, malgrado l’approvazione, l'applicazione della Riforma è ancora in discussione. Gli Atenei italiani sono in fermento e gli studenti, i soggetti più motivati e intransigenti nel contrastare la Gelmini, vigilano sulle date di decisione interna. Nonostante le sessioni di esami in corso, Senati Accademici, Consigli di Amministrazione e Commissioni di spicciola elezione non hanno trovato pace, e le dimissioni dei rappresentanti che si rendono complici della Gelmini vengono reclamate a gran voce.gli studenti di Pisa hanno bloccato la nomina della Commissione, invalidando le sedute del SA e del CdA . A Bologna, poi, gli studenti e i precari hanno interrotto il CdA riunitosi il 15 Febbraio, richiedendo un referendum sullo statuto. Dopo pochi giorni è l’assemblea di ateneo ad essere interrotta, considerata una farsa Così, nella prima settimana di Febbraio poiché “il rettore ha già deciso sulle nostre teste” componendo la Commissione senza includere i ricercatori già nel Marzo scorso.

A Torino invece, per impedire agli studenti di bloccare anche la seconda seduta della Commissione di stesura, il rettore ha disposto un ingente dispiegamento di forze dell’ordine, vere e proprie barricate in divisa di un centinaio di agenti davanti al rettorato. Questo episodio è indubbiamente lo specchio dell’irrigidimento e chiusura istituzionale che tenta di ignorare le conseguenze nefaste di una riforma e guarda solo l’immediata “messa a norma” dell’Università per non essere segnalati nel libro nero ministeriale.

Ma non possiamo sottostare ancora alle logiche di palazzo: l’opposizione reale, l’opposizione dal basso al Governo ed ai governi delle università deve guadagnare terreno, generalizzare le lotte e fonderle in un unico blocco che necessita di spazi di discussione e di confronto, di arricchimento e dibattito. A maggior ragione per quello che sta succedendo in Campania...

Mercoledì 23, infatti, a palazzo Chigi il Ministro Gelmini, il presidente Caldoro e i rettori dei sette atenei campani hanno sottoscritto un accordo di programma che prevede la soppressione di 34 corsi di laurea e la chiusura di 6 sedi decentrate, secondo un processo di federazione degli atenei, attivo per 5 anni a partire dal prossimo anno accademico.

Come dice la Gelmini, «le università campane sono tra le prime ad attuare la riforma dell’università»: il Sud mantiene dunque i suoi primati negativi. Mentre il fantoccio Caldoro esulta, vedendoci un inizio di federalismo. Ed ha ragione, perché con il federalismo il nostro territorio sarà ancora più saccheggiato, immiserito, abbandonato... Già da ora parecchi corsi dell'Orientale, della Federico II e degli altri atenei campani saranno soppressi...

Noi non ci siamo limitati a dire NO a tutto ciò nel 2008 o nel 2011. Abbiamo sin da gennaio contestato i Senati accademici delle Università napoletane per sabotare l'applicazione della Riforma. Ma la lotta è di tutti, e per questo – come nelle “calde” giornate di autunno – invitiamo tutti a costruire quest'opposizione reale, a confrontarci, a cercare insieme informazioni. Per questo vi invitiamo a restare informati, a passare nelle assemblee all'università dove ogni giorno si discute, si prova a decidere come opporsi a questi provvedimenti; a tenere sempre d'occhio quei palazzi che per tutto l'inverno si sono riempiti dell'intelligenza e dell'energia collettiva di tanti studenti che sono riusciti a svegliarsi dal torpore in cui ci vogliono costringere e mostrare che siamo pronti a riprenderci ciò che ci spetta!
Il futuro non è scritto


l'appello di proletari comunisti

Serve l’urgente
ripresa del
movimento
studentesco
La rivolta del 14 dicembre non è un “fuoco
fauto”. Ma una straordinaria giornata che
ha mostrato tutta la forza e la potenza di
fuoco di un movimento e di una nuova
generazione che è riuscita a trasformare una
battaglia particolare, la lotta contro la riforma
reazionaria della Gelmini, in un attacco
generale al governo e allo Stato della
borghesia. Parlamento assediato, polizia in
rotta sono immagini che hanno entusiasmato
e raccolto il sostegno dei proletari avanzati
e di tutto il movimento di opposizione politica
reale. Per questo ha fatto paura.
Stato e padroni, governo e riformisti sin dal
22 dicembre hanno cercato di riprendere il
campo con la repressione e la
criminalizzazione, ma soprattutto con le
pallottole inzuccherate del “movimento
pacifico”. Ora, in una fase di inevitabile e
fisiologica riflessione e difficoltà di ripresa,
sono le forze che fanno capo ai
Disobbedienti e a ‘Uniti contro la crisi’ il
cavallo di troia di una normalizzazione.
Le componenti più avanzate del movimento,
nelle enclave rosse devono necessariamente
riprendere l’iniziativa, costruire una nuova
rete di organismi radicati nelle masse
studentesche, che contrastino sul campo
l’applicazione della riforma nelle Università,
nelle scuole, nei centri della cultura, ma che
tornino a parlare a tutto il movimento
proletario con la voce forte e chiara del 14
dicembre.
Le idee di rivolta non sono mai morte!
Non è che l’inizio! La lotta continua!
Il futuro non è scritto!
Il futuro ci appartiene!
Abbiamo un mondo da conquistare!
Una sola soluzione, la rivoluzione!

proletari comunisti
marzo 2011

pc quotidiano 4 marzo - 5000 a Napoli in corteo il 1 marzo



Come in moltissime città d'Italia, anche a Napoli siamo scesi in piazza in questa giornata di mobilitazione dei migranti e per i migranti. un Primo Marzo dedicato a Noureddine Addane, l’ambulante tunisino di Palermo morto a fine febbraio dopo essersi dato fuoco per protesta contro la persecuzione dei vigili, ed alla solidarietà con le popolazioni del Nord Africa in rivolta.

Partecipatissimo il corteo, partito alle 11 da P.zza Garibaldi e aperto dallo striscione "Nessun essere umano è illegale". Tanti e di diverse nazionalità i migranti che per un giorno si sono astenuti dal lavoro ed hanno voluto riempire con slogan e musica una piazza che vedeva schierati al loro fianco associazioni, centri sociali, collettivi studenteschi. Come l'hanno scorso, abbiamo chiesto l'abrogazione della Bossi-Fini, l'abrogazione del reato di clandestinità, la chiusura dei Cie, una regolarizzazione reale contro la sanatoria truffa, la tutela dei rifugiati, la fine delle espulsioni e dei respingimenti... Ancora una volta abbiamo insomma gridato il nostro NO al razzismo istituzionale, alle politiche di esclusione, allo sfruttamento del lavoro, alle violazioni dei diritti, ad un sistema sociale ed economico che opprime, anche se in forme diverse, sia "noi italiani" che "loro migranti".

Come studenti autorganizzati abbiamo infatti ricordato, sin dallo striscione, che per chi ci comanda e ci sfrutta siamo tutti "dannati della terra", ed abbiamo gridato forte: "tanti popoli, un'unica lotta!". Non si può - se si vuole mettere fine al razzismo, alle discriminazioni, alle ingiustizie - non essere i


nternazionalisti e anti-imperialisti, ricordare la lotta di chi, sia basco, curdo, palestinese, tunisino, egiziano o libico, si oppone ai disegni, alle torture, alle vessazioni, alla miseria imposta nel mondo da USA, Israele, Unione Europea... Non si può non fraternizzare con chi, combattendo per la propria libertà, e spesso per la propria vita, ci dà una lezione di dignità e resistenza!

Anche per questo abbiamo srotolato uno striscione di accusa contro i veri "nemici" di casa nostra, come la multinazionale ENI, che

affama e inquina i territori dove va a cercare profitto, e che sostiene nel mondo i peggiori dittatori ed assassini, ma gode dell'appoggio incondizionato dei nostri politici in nome dei "superiori interessi nazionali". Ed è anche per questo che abbiamo attaccato dei subvertising dove additavamo le resposabilità maggiori imprese italiane che fanno affari in Libia, quelle che prima hanno sostenuto Gheddafi, ed ora vogliono, magari attraverso un intervento "umanitario" della NATO, non farsi scippare da nessuno le loro sporche commesse...

Noi siamo a fianco dei migranti come siamo al fianco di ogni persona che lotta e che resiste contro questo sistema che produce solo miseria, devastazione ambientale e barbarie. Perché, come diceva uno dei più grandi rivoluzionari neri di tutti i tempi, Frantz Fanon, nei Dannati della Terra, "Se le condizioni di lavoro non sono modificate, ci vorranno dei secoli per umanizzare questo mondo reso bestiale dalle forze imperialiste"!

Il proletariato non ha nazione...nè colore!


dal sito del collettivo autorganizzato universitario

pc quotidiano 4 marzo - Filippine, la guerra popolare continua a colpire...

Mentre il presidente delle Filippine, Aquino III, somiglia ogni giorno che passa ad un presidente del consiglio di nostra conoscenza perché finisce sui giornali non per la politica ma per i propri affari “di cuore”, continuano i colpi della guerra popolare…

***

Il Nuovo Esercito del Popolo rivendica un'imboscata nel Samar orientale

Inviato 2011/03/04 16:38:00

Tacloban, Filippine

The New People's Army [Nuovo Esercito del Popolo] ha ammesso di aver organizzato un agguato in cui è rimasto ucciso un poliziotto e ferite altre quattro persone sabato scorso nella città di Arteche, Samar Orientale.

In una dichiarazione via e-mail giovedì, il Comando Efren Martires della NPA nel Visayas Orientale ha detto che l'attacco è stato "allo scopo di punire il piano comune di operazioni delle AFP PNP (Forze armate delle Filippine, Philippine National Police) ".

"Gli elementi del PNP RMG (Regional Mobile Group) sono stati legittimi bersagli come combattenti del governo," ha detto nella dichiarazione Ka Karlos Manuel, portavoce del Comando Martires Efren,.

I ribelli hanno sequestrato ai poliziotti tre fucili M16 e un fucile M14.

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dalla stampa online

pc quotidiano 4 marzo - India, la pazienza degli operai ha un limite...


Lavoratori bruciano vivo un dirigente d’azienda nell’India orientale

Agence France-Presse

Prima Inviato 2011/03/04 14:59:00

Bhubaneswar - La polizia indiana ha arrestato quattro uomini venerdì sospettati di far parte di un gruppo di protesta di lavoratori che hanno bruciato vivo un direttore di fabbrica di acciaio nella zona est del paese.

Si pensa che circa 30 uomini abbiano versato la benzina sopra l'auto del vice direttore generale dello stabilimento di proprietà della GKW, Radheshyam Ray, prima di darle fuoco intorno all'ora di pranzo di giovedi.

Gkw aveva recentemente annunciato licenziamenti nello stabilimento nello stato orientale di Orissa, e Ray di 59 anni, era ritenuto in parte responsabile della decisione, ha riferito per telefono il poliziotto locale Ajay Kumar Sarangi alla AFP.

"Quattro persone sono state arrestate venerdì. È’ in corso la ricerca per cercare di arrestare il resto dei responsabili per l'assassinio", ha detto.

Ray è stato portato in un vicino ospedale in città Titlagarh, 425 km (260 miglia) a ovest della capitale Bhubaneswar, prima di essere trasferito in un ospedale più attrezzato della regione.

"Ray è morto a causa del 90 per cento di ustioni in tutto il corpo," Usharani Das, un medico del secondo ospedale nella città di Balangir, ha detto alla AFP.

Gkw è un gruppo dell'acciaio di medie dimensioni con un fatturato annuo 14 milioni di dollari che fornisce acciaio alle industrie tra cui quelle automobilistiche.

pc quotidiano 4 marzo - Profitti record per Adecco, agenzia interinale = aumenti record della disoccupazione

--Il Gruppo Adecco, con sede a Zurigo, in Svizzera, è il leader mondiale nella fornitura di soluzioni HR. [Risorse Umane] Con oltre 31.000 dipendenti e 5.500 uffici in più di 60 paesi nel mondo, Adecco Group offre un vasta gamma di servizi nelle risorse umane a più di 600.000 lavoratori e 100.000 aziende ogni giorno.--

Questa “agenzia” è una delle tante al servizio dei padroni per la ricerca di lavoratori e lavoratrici temporanee, cioè precari, e secondo il sole 24 ore di oggi ha fatto profitti, nel 2010, per 423 milioni di euro (“solo” 8 milioni nel 2009) e un fatturato di 18,7 miliardi di euro. Tutti gli azionisti stanno festeggiando! La “crisi” economica mondiale, infatti, che secondo il giornale si sta riprendendo, è stata vista fin dall’inizio dai padroni come un’opportunità per fare ulteriori profitti a spese dei lavoratori. Questa “ripresa” la stanno pagando gli operai e i lavoratori sia con livelli di cassa integrazione mai visti nel nostro paese, sia con i licenziamenti e disoccupazione, soprattutto femminile e giovanile che ha raggiunto cifre da record; i “nuovi” impieghi di cui parla l’articolo solo lavori a tempo… e la tendenza è in crescita!

Lo sciopero generale è solo il primo passo per dare una risposta adeguata all’attacco dei padroni…

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Il lavoro ad interim batte il posto fisso

4 marzo 2011

Il titolo Adecco vola alla Borsa di Zurigo e forse, al di là di alcuni movimenti tecnici sull'azione, si possono capire le ragioni dell'impennata. Il gruppo elvetico è leader nel lavoro ad interim e ha presentato conti 2010 che sono andati al di là delle aspettative. Con un utile netto di 423 milioni di euro (8 milioni nel 2009) e con un fatturato di 18,7 miliardi di euro (+26%), il gruppo ha fatto il pieno. L'azione è salita ieri del 5,3%, confermando la tendenza di fondo positiva dell'ultima fase. Negli ultimi sei mesi in effetti il titolo Adecco è progredito di oltre il 20%.

Il fatto è che la ripresa economica mondiale c'è ma sin qui sta portando molti posti di lavoro temporanei, mentre il numero dei posti a tempo indeterminato resta al di sotto delle attese, a causa delle incertezze e del cambiamento continuo della geografia dei mestieri. Adecco sta quindi ora aumentando il suo ritmo di crescita. Non tutto sarà sempre rosa, i cicli economici, si sa, mutano. Lo sanno anche i vertici di Adecco, che però si godono la fase e restano ottimisti per il 2011. Il mercato prende atto. (L.Te.)

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pc quotidiano 4 marzo - Milano, 3000 studenti in corteo contro Berlusconi


LANCIO DI UOVA E VERNICE CONTRO LE SEDI DI UNICREDIT E ENEL

Studenti in corteo contro Berlusconi

I ragazzi contestano le dichiarazioni del premier, che ha criticato gli insegnanti della scuola pubblica

Lancio di vernice contro la sede Unicredit (Gerace) MILANO - Fitto lancio di uova ripiene di vernice rossa contro una filiale dell'Unicredit in via Carducci a Milano e contro la vicina sede dell'Enel, contro cui è stato anche scagliato anche un fumogeno azzurro. È quanto avvenuto venerdì mattina durante il corteo organizzato dal coordinamento dei collettivi studenteschi per protestare contro le recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sull'inadeguatezza della scuola pubblica italiana. In oltre 3000 sono partiti alle 9.30 da largo Cairoli, dietro ad alcuni striscioni che chiedevano al premier di andare «in esilio» e intimavano di «confiscare i suoi beni e restituirli a scuola, cultura e welfare». Un altro striscione posto in testa alla manifestazione recitava invece «Cacciamo Gelmini, Berlusconi e tutta la cricca». I giovani si sono fatti sentire, oltre che con musica e anche di cori, anche con pentole e coperchi. Lanciati anche slogan contro Gheddafi.

Il corteo degli studenti

VERSO SEDE FININVEST - I ragazzi si sono poi spostati in piazza Cadorna, intenzionati ad avvicinarsi quanto possibile ai vicini uffici di Fininvest in via Paleocapa. All’angolo tra via Paleocapa e viale Gladio, nelle vicinanze della sede Fininvest, è stato appeso da un semaforo all’altro lo striscione «6 miliardi e 500 milioni di euro: con il patrimonio del Berlusca potremmo garantirci 1.300 nuovi asili nido, 13mila scuole messe in sicurezza, 220mila assunzioni di studenti». La massiccia presenza di forze dell'ordine ha impedito ai giovani di avvicinarsi alla sede Fininvest. Così, i ragazzi del Coordinamento dei collettivi studenteschi si sono riversati nel Parco Sempione, dove di fatto la protesta si è conclusa.

Redazione online Corriere della sera

04 marzo 2011

giovedì 3 marzo 2011

pc quotidiano 3 marzo - La LOTTA dei 300 MIGRANTI di ATENE

La LOTTA dei 300 MIGRANTI di ATENE
è la NOSTRA LOTTA

Sempre più drammatica sta diventando la situazione sanitaria dei 300 LAVORATORI MIGRANTI che, ad Atene e Salonicco, sono in SCIOPERO della FAME fin dal 25 gennaio e della SETE già da 4 giorni, per ottenere la REGOLARIZZAZIONE GENERALIZZATA DI TUTT* I/LE MiGRANTI, presenti in Grecia e la PARITÁ dei DIRITTI.


' SCIOPERANTI DELLA FAME SIAMO CON VOI
LAVORATORI GRECI E MIGRANTI UNITI
PERMESSO DI SOGGIORNO PER TUTTI SUBITO! '


Sono, per la maggior parte, lavoratori provenienti dal Maghreb, dal Sahel e dall’Africa
centrale, e che già hanno dovuto affrontare e subire:
- l’odissea del viaggio, spesso in condizioni proibitive e foriere di morte nel deserto e nel
Mare Mediterraneo (ecatombe di migranti);
- la corruzione dei loro governanti asserviti agli interessi dell'imperialismo;
- la rapina delle materie prime da parte delle multinazionali;
- conflitti e guerre spesso voluti e perpetrati, se non sponsorizzati, dagli stati europei,
come quello che si è combattuto nella regione dei Grandi Laghi o che ancora si combatte
nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo per accaparrarsi coltan,
oro, diamanti, uranio, etc;
- la distruzione del paesaggio di milioni e milioni di kmq. di manto boschivo e di falde
acquifere che rendono l’aria irrespirabile e l’acqua non potabile, come avviene nella
regione del Delta del Niger, in Nigeria, con la responsabilità anche delle multinazionali
made in Italy ENI ed AGIP;
- l’ipocrita farsa dei governanti che parlano di PACE mentre VENDONO ARMI anche a PAESI
in GUERRA.

E vorreste, Signori del GOVERNO GRECO, RISPEDIRE i fratelli e sorelle migranti
nei loro rispettivi Paesi d’origine che noi OCCIDENTALI, abbiamo SFRUTTATO, DEPORTATO, COLONIZZATO e DEPREDATO ? VERGOGNA!!!

Siamo compagni, militanti e simpatizzanti del CSIDF (Collettivo di Solidarietà Internazionalista “Dino Frisullo” – Lecce) ed alcuni di noi, anche ellenofoni, perché nati e residenti nella Grecìa salentina, e ci rincresce e ci disgusta il comportamento del governo e di tante altre istituzioni greche nei confronti dei migranti in SCIOPERO della FAME e della SETE. Dov’è la vostra antica Filoxenìa – Ospitalità?
Nelle nostre contrade SEMPRE ha trovato rifugio chi scappava da persecuzioni e dittature. Avete mai sentito parlare dell’ ICONOCLASTIA? Ebbene, i monaci che scappavano dalle persecuzioni religiose dell' imperatore bizantino Leone 3° Isaurico, sono venuti da noi, vi hanno trovato rifugio ed ospitalità e ci hanno arricchito artisticamente con lauree e cripte bizantine. E durante la dittatura dei colonnelli quante volte abbiamo accolto e sostenuto esuli e profughi?
Noi non DIMENTICHIAMO e se NON volete VEDERCI e SENTIRCI, QUANTO PRIMA, sotto la vostra AMBASCIATA GRECA, di ROMA, a gridarVI in faccia
TUTTO il NOSTRO DISPREZZO, una sola deve essere la parola d’ordine per tutti:
PARI DIRITTI e LIBERTA’ di MOVIMENTO PER I MIGRANTI, altro che Muro ad EVROS, Ghettizzazioni e Deportazioni !!!

P.S.: Ultima notizia: SONO 78 I RICOVERATI D’URGENZA IN OSPEDALE

FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE. Inviamo Messaggi di Solidarietà a:
ypografes.allilegyi.stin.apergia @gmail.com o indirettamente a noi: csidf@libero.it



LA SOLIDARIETÀ É UN’ ARMA, USIAMOLA

CSIDF (Collettivo di Solidarietà Internazionalista “Dino Frisullo” - Lecce)
02/03/2011

pc quotidiano 3 marzo - Arrestato Ciccolella, presidente di una delle future aziende pronte a subentrare alla Fiat di Termini Imerese

Comincia male l’avventura della riconversione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. I dubbi espressi in questi giorni praticamente da tutti erano abbastanza fondati, infatti è stato arrestato Ciccolella “il re dei fiori”, uno degli industriali che doveva impiegare diverse centinaia di ex operai nelle sue serre…

Invitalia ha così dimostrato tutta la sua "serietà" nella scelta dei partners, mentre il Ministro Romani, essendo anche amico del presidente del consiglio, è possibile che porti sfortuna?

***IL RE DEI FIORI

Truffa all'Europa, Ciccolella ai domiciliari

Inchiesta partita dalla procura di Crotone

Otto indagati accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e bancarotta

Avrebbe utilizzato diversi milioni di finanziamenti europei per fini diversi da quelli per i quali erano stati concessi. Per questo dalla Procura di Crotone è partita un'ordinanza di custodia cautelare per Corrado Ciccolella, imprenditore a capo della omonima Spa del settore florovivaistico. Adesso l'imprenditore molfettese è agli arresti domiciliari.

L'INDAGINE - Oltre a Ciccolella sono finite nell'inchiesta altre sette persone. Tutti gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, bancarotta fraudolenta e riciclaggio dei proventi ottenuti. La presunta truffa riguarda la mancata realizzazione di un accordo di programma della Regione Calabria, che prevedeva la costruzione di una centrale a turbogas.

LA NOTA DELLA CICCOLELLA - «La società è tranquilla e fiduciosa nella Magistratura - si legge in un comunicato stampa di Ciccolella - ed è sicura che l’equivoco verrà presto chiarito, scagionando completamente dalle accuse che gli vengono mosse l’amministratore della società, anche perché, dalla lettura degli atti notificati, la posizione di Corrado Ciccolella nell’intera vicenda Eurosviluppo appare assolutamente di secondo piano. A riprova di ciò, il Gip, preso atto della restituzione, già fatta a suo tempo, delle somme al Ministero, nella sua ordinanza ha escluso sia il sequestro patrimoniale, sia l’imputazione di associazione per delinquere, adottate, invece, nei confronti degli altri indagati».

Redazione online Corriere della sera

02 marzo 2011***

pc quotidiano 3 marzo - Berlusconi/Gelmini, ancora pesanti attacchi alla scuola pubblica


Continua l’attacco del governo alla scuola pubblica con pesantissimi tagli tra insegnanti e personale non docente, secondo il sole24ore di oggi dal 1° settembre ci saranno in meno, rispettivamente 19.700 e 14.000!

A proposito, poi, delle chiacchiere di Berlusconi al Convegno dei Cristiano Riformisti sull’educazione scolastica, frasi buttate lì con tutto l’odio che il presidente del Consiglio riesce ad esprimere ogni volta che si parla di ciò che è “pubblico”, promuovendo quindi il privato, riportiamo questo articolo dal sito LaVoce.info corredato da un grafico.

Berlusconi sa bene che ciò che si inculca agli studenti a scuola non lo decidono gli insegnanti ma i programmi del governo!

Berlusconi ha naturalmente fatto questo intervento nella speranza, o certezza, di raccogliere consensi e voti anche tra questi “Donne e uomini cristiani animati da senso civico e che credono fortemente nella possibilità di riscatto della politica solo se essa ha dei forti punti di riferimento morali. Un vero, sano e costruttivo progetto politico deve avere principi e valori che lo fondino, altrimenti tutto diventa lecito, tutto consentito e la politica non può che divenire l’aberrazione di sé stessa.” (dal sito dei Cristiano Riformisti). Quindi per questi signori e signore, il presidente del consiglio rientra tra questi “valori”, tanto da applaudire entusiasticamente le sue parole!

***TRA SCUOLA PUBBLICA E PRIVATA: UNA DOMANDA AL MINISTRO GELMINI

01.03.2011

Il ministro Gelmini, nel difendere le parole di contrapposizione della scuola privata e scuola pubblica pronunciate dal Presidente del Consiglio al congresso dei Cristiano riformisti, ha sostenuto:

“Noi vogliamo un sistema educativo che abbandoni vecchi slogan e punti sul merito, sull'efficienza e sulla valutazione per valorizzare ancora di più il ruolo dei docenti e dare agli studenti una formazione di qualità.”

Affermazione più che condivisibile. Vediamo allora di applicare i parametri suggeriti dal Ministro Gelmini alla scuola pubblica e privata.

Il grafico qui sotto mostra i punteggi di scuole pubbliche e private nei test Pisa condotti nel 2006 in Italia. Pisa (acronimo di Programme for international student assessment) è una indagine internazionale promossa dall'Ocse nata con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di competenze dei quindicenni dei principali paesi industrializzati Come si vede chiaramente, gli studenti delle scuole private hanno un livello di competenze acquisite nettamente inferiore a quello degli studenti delle scuole pubbliche sia nelle conoscenze matematiche, sia nella comprensione del testo, sia nelle competenze scientifiche. Si noti che queste statistiche non tengono conto del livello di istruzione e di reddito dei genitori (più alto nella scuola privata) che mediamente porta a risultati migliori dei figli. Qualora si controllasse per questi fattori il divario sarebbe ancora più accentuato.

Spesso in Italia la scuola privata ospita figli di famiglie ricche che cercano di recuperare anni persi nell'istruzione pubblica. In altre parole la scuola privata serve come canale per evitare la selezione della scuola pubblica e contribuisce ad abbassare il livello qualitativo medio del sistema educativo.

Ministro Gelmini, alla luce dei test Pisa non crede che, almeno sin quando i rendimenti della scuola privata non miglioreranno, andrebbe riconsiderata la sua scelta di tagliare i fondi alla scuola pubblica e di aumentare i trasferimenti alla scuola privata?***

pc quotidiano 3 marzo - corteo studentesco a milano 4 marzo

pc quotidiano 3 marzo - BERLUSCONI riunisce i neofascisti, nella sala del Senato

il moderno fascismo - struttura al suo interno il vecchio fascismo
l'antifascismo militante oggi non può che essere ruolo attivo per il rovesciamento del governo del moderno fascismo


BERLUSCONI riunisce i neofascisti , nella sala del Senato
italia mercoledì 02 marzo
Questa mattina, a Roma, nella sala del Senato dedicata ai Caduti di Nassirya, è stata ufficialmente presentata la Fondazione Rivolta ideale che nasce dall’incontro fra le varie Associazioni che raggruppano gli ex dirigenti giovanili e nazionali del Msi.



Amici del Fuan, Amici della Giovane Italia, Centro iniziative sociali, Donne per la Fiamma tricolore, Laut, Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori e Volontari nazionali, sono le associazioni che hanno dato vita alla Fondazione Rivolta ideale, alla quale hanno dato la loro adesione numerosi ex parlamentari del Msi di Camera, Senato e Parlamento Europeo, oltre a tutti gli ex dirigenti delle disciolte organizzazioni missine degli anni ’50, ’60 e ’70. Promotori della iniziativa sono tre storici esponenti della destra missina: il senatore Domenico Gramazio, Ajmone Finestra (presidente nazionale della Unione combattenti della Rsi, già Sindaco di Latina-Littoria) ed il giornalista-saggista Adalberto Baldoni. Alla affollatissima conferenza stampa erano presenti, fra gli altri: il presidente del Consiglio, Silvio Berlsuconi, Maurizio Gasparri, capogruppo del Popolo della Libertà al Senato, ed il conte Fernando Crociani Baglioni, presidente del Centro studi Patria e Libertà. Per il premier Rivolta ideale "ha l'orgoglio e il merito politico di riunire le associazioni della destra sociale che non hanno mai rinnegato né tradito la propria storia e i propri valori" a differenza dei "pochi transfughi" di Fli.
Fonte: Ansa

mercoledì 2 marzo 2011

pc quotidiano 2 marzo - Le casse delle masse sono sempre più vuote, quelle di padron Berlusconi sempre più piene

Che la crisi toccasse le masse popolari e non i padroni lo abbiamo detto e ripetuto e anche il padrone Berlusconi con tutta la sua famiglia non fa eccezione, i profitti sono arrivati e tanti anche quest’anno.

Mentre il ministro Tremonti dice che la festa è finita e tutti dobbiamo fare sacrifici…

CONOSCERE I NUMERI E’ UTILE

C’è pure lo stipendio di Spinelli, il tenutario delle case delle “ragazze” a disposizione…

203 milioni

L'utile delle holding

Nel 2010 le holding Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Ottava e Quattordicesima, a cui fa capo il 100% di Fininvest, hanno realizzato utili per 203 milioni di euro.

127,5 milioni

La cedola di Silvio Berlusconi

A tanto ammonta l'assegno destinato a Silvio Berluscono, in live calo rispetto a quello da 135,8 milioni del 2009. Ai cinque figli - Piersilvio, Marina, Barbara, Eleonora, Luigi - vanno complessivamente 47 milioni di euro.

26 febbraio 2011

Berlusconi incassa cedole per 127 milioni

IL SOLE 24 ORE

Un assegno da 174,5 milioni alla famiglia, di cui 127,5 milioni a Silvio Berlusconi. Ma anche la diversificazione dei figli Barbara, Eleonora e Luigi nel business delle fiere e delle polizze online e lo «stipendio» di 290mila euro al fedelissimo Giuseppe Spinelli, tesoriere di fiducia del premier, per le cariche ricoperte all'interno delle società della galassia. C'è un po' di tutto nelle oltre 200 pagine di bilanci delle sette holding a capo della Fininvest anticipate da Radiocor-Il Sole24 Ore. Un rendiconto annuale voluminoso che, nella sostanza, sancisce un principio di base: la crisi non ha scalfito i forzieri di Arcore.

Maxi cedola al premier

A fine gennaio le assemblee delle Holding Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Ottava e Quattordicesima, a cui fa capo il 100% di Fininvest, hanno approvato i risultati annuali al 30 settembre 2010, che hanno visto utili complessivi per 203 milioni. A Silvio Berlusconi, che controlla quattro delle sette società di famiglia, va l'assegno più ricco: 127,5 milioni (praticamente tutto l'utile, che si è attestato a 129 milioni), in lieve calo rispetto ai 135,8 milioni incassati nel 2009. I cinque figli (Piersilvio, Marina, Barbara, Eleonora e Luigi), azionisti delle restanti tre holding, hanno invece preferito staccare, come nella tradizione, una cedola di 47 milioni complessivi, accantonandone 27 a riserva straordinaria. Nel 2010 il più parsimonioso si è confermato Piersilvio, vice presidente di Mediaset, che ha incassato 5 milioni su 16,26 di profitti.

Se si entra nel dettaglio negli intrecci azionari a monte – la Holding Terza, in particolare, è partecipata al 33,5% dalla Prima e al 15,5% dalla Ottava – il monte dividendi va ricalcolato, perché a fronte di uno stacco dividendo complessivo di 127,5 milioni, nelle tasche di Silvio Berlusconi entreranno, al netto, circa 118 milioni. Se poi si guardano solo i bilanci delle società personali controllate in prima persona dal presidente del Consiglio emerge che le stesse, rispetto al 2009, hanno visto lievitare le attività in "conto titoli", gestite principalmente da Banca Arner, da 20,48 milioni a 21,86 milioni, mentre la liquidità, depositata per la maggior parte su conti di Monte dei Paschi di Siena, è scesa da 152,37 milioni a 144,7 milioni.

Fiere e polizze on line

La Holding Quattordicesima, partecipata dai figli più giovani del Cavaliere (Luigi, Eleonora e Barbara) nel 2010 si è rivelata la più dinamica nel settore degli investimenti. Tra le operazioni, nella relazione sulla gestione viene segnalato l'acquisto di due partecipazioni: quella in ExpoBee Inc, società specializzata nei software dedicati ai sistemi fieristici, definita «un'operazione dall'elevato contenuto speculativo», e quella in Assicurazione.it, comparatore online dei prodotti assicurativi, attraverso un aumento di capitale dedicato. Quest'ultima, si legge, «è presente in un settore in cui è prevista un'espansione più che notevole, visti i risultati conseguiti nel mercato anglosassone da iniziative imprenditoriali simili». L'asset principale resta tuttavia la partecipazione in Fininvest, che con le sue cedole ha sostenuto l'utile 2010, arrivato a 42,3 milioni. La liquidità disponibile è leggermente calata a 138,45 milioni mentre gli investimenti in titoli amministrati da Jp Morgan International Bank Limited, sono quadruplicati a quota 20,34 milioni.

Gli emolumenti

Circa 290mila euro per le cariche di presidente, vicepresidente e consigliere nelle sette holding che controllano la Fininvest rappresentano lo «stipendio» di Giuseppe Spinelli, il tesoriere di fiducia di Sivio Berlusconi balzato in queste settimane agli onori della cronaca nell'inchiesta della Procura milanese che vede coinvolto il Premier. Il ragioniere ricopre la carica di presidente nelle quattro società personali del Cavaliere: la Holding Prima, come emerge dalla relazione di bilancio al 30 settembre, gli corrisponde 72mila euro, la Seconda 66mila mentre la Terza e l'Ottava 60mila ciascuna. La vicepresidenza nella società di Marina Berlusconi, la Holding Quarta, gli garantisce un compenso di 6mila euro così come la stessa carica nella Quinta di Pier Silvio. Un posto da consigliere nella Holding Quattordicesima di Eleonora, Barbara e Luigi gli vale invece 20mila euro.

pc quotidiano 2 marzo - afganistan - sostegno alla resistenza afgana contro l'invasione e occupazione imperialista USA-NATO_ITALIA


l'attacco della resistenza afgana alle forze d'occupazione ha provocato la morte di un soldato italiano e il ferimento di altri soldati italiani
questo attacco è giusto e sacrosanto
noi sosteniamo la resistenza all'occupazione del popolo afgano
noi sosteniamo non i talebani, che comunque fanno parte della resistenza, ma le forze progressive e il Partito Comunista dell'afganistan maoista, che si batte per una guerra di popolo di lunga durata che porti gli afagani a una reale liberazione nazionale e sociale
le truppe italiane sono occupanti per imporre l'ordine imperialista e gli interessi dei padroni, sono quindi al servizio di interessi in cui i proletari italiani non si riconoscono
il governo berlusconi e il servile ministro della guerra italiano la russa sono i veri responsabili di questa presenza e di conseguenza di questa morte
le truppe italiane presenti in nafgane se debbono andare, altrimenti è giusto che vengano colpite e sconfitte

proletari comunisti - PCm Italia

pc quotidiano 2 marzo - verso la settimana internazionale 2-9 aprile a sostegno della guerra popolare in india - equador

pc quotidiano 2 marzo - l'editoriale di 'proletari comunisti' per lo sciopero generale

anche l'assemblea autoconvocata nazionale a roma del 26 febbraio, seppur molto partecipata non è stata adeguata alle necessità
non è certo questione di non volontà , ma di linea e anche di metodi burocratici e tradizionali con cui si affronta lo scontro in atto

pubblichiamo l'editoriale di proletari comunisti di gennaio febbraio per chiarire l'assunto

Lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 gennaio, dopo la grande manifestazione nazionale a Roma del 16 ottobre – quasi un milione di operai e lavoratori in piazza a Roma - ha ribadito, svuotando tante fabbriche e riempiendo tante piazze, che la parte più avanzata della classe operaia e ampi settori di lavoratori, studenti, precari, drappelli di disoccupati vogliono rispondere con la lotta generale prolungata al piano Fiat, che si estende in tutte le fabbriche e in tutti i settori. Un piano un progetto che vuole cancellare diritti e lavoro, abbassare i salari, sancire la precarietà, cancellare le stesse organizzazioni sindacali che non siano docili servi dei padroni, limitare fino a vietare il diritto di sciopero e la libertà di lottare, cancellare lo statuto dei lavoratori e modificare la stessa Costituzione.
Come hanno risposto padroni e governo a queste mobilitazioni ?
Ignorandole e procedendo come un carro armato lungo la loro strada : la Fiat di Marchionne avvia la Newco a Mirafiori e a Pomigliano, annuncia il passaggio del quartier generale a Detroit, intanto intensifica lo sfruttamento di chi resta a lavoro, mette gli stabilimenti uno contro l'altro in una giostra che intensifica lo sfruttamento e trasforma i lavoratori in pacchi postali e moderni schiavi; intanto consolida il blocco neocorporativo con i sindacati gialli fim-uilm -ugl-fismic.. trasformati in parte attiva del comando e spionaggio di fabbrica. Al seguito della Fiat si muovono tutti i padroni grandi e piccoli e in tutti i settori, con il plauso di banche borse e finanza.
Il governo Berlusconi non solo fiancheggia la Fiat e i padroni a spada tratta, ma comincia a metterci del suo con l'annuncio della revisione dell'art.41 della Costituzione che affermi senza alcun limite la libertà di impresa e porti a termine l'istituzione di un fascismo padronale tassello trainante del moderno fascismo come regime in formazione che avanza in tutta la società.
E a fronte di questo che bisogna chiedersi se la lotta che si sta facendo nelle fabbriche e nella società è adeguata alla portata dello scontro.
La risposta di Proletari Comunisti è che no.. non è adeguata. Bisogna trarre lezione dalla pratica e dalla esperienza.
Un milione di operai a Roma e uno sciopero generale in forme tradizionali non sono stati capaci di intaccare e scalfire i piani di padroni e governo e perfino la falsa opposizione parlamentare e il suo braccio sindacale la direzione della CGIL non hanno cambiato di una virgola la loro posizione di fiancheggiamento e/o conciliazione con Marchionne e con l'insieme della borghesia industriale e finanziaria. La Fiom non può limitarsi a chiedere per l'ennesima volta alla CGIL della Camusso uno sciopero generale e continuare a ottenere la stessa risposta.. non è all'ordine del giorno .. non ci sono le condizioni senza che questo produca una azione e una rottura chiara con questo gruppo dirigente che cerca quotidiamente di riconciliarsi con CISL e UIL e tornare ai tavoli con Marchionne e Sacconi.. Ma non basta richiedere lo sciopero generale. Lo sciopero tradizionale non è la forma di lotta adeguata in questa situazione.
Nella crisi i padroni e il capitale mostrano il loro vero volto, e i governi e lo stato al servizio del capitale mostrano i denti dello stato di polizia e della repressione, oltre che rafforzare il controllo dei mass media e far pesare il ricatto del lavoro. Per questo i gli operai, i proletari, gli sfruttati, tutti coloro che sono uniti in questa lotta, devono puntare ad attaccarerealmete gli interessi e il potere dei padroni, il loro governo comitato di affari, e il loro stesso stato strumento di oppressione di una classe sull'altra. Gli scioperi devono bloccare e rendere ingovernabili le fabbriche e iposti di lavoro, le manifestazioni devono bloccare le città e assediare i palazzi dei padroni, dei loro servi sindacali e politici, i palazzi del potere, esprimere con forza un potenziale di rivolta sociale.. solo in queste condizioni gli operai possono diventare forza dirigente, settore trainante di tutto il movimento di lotta e possono fermare i piani dei padroni e governo e aprire la strada a un rovesciamento reale della situazione. Ma su questoi non ci siamo. il gruppo dirigente della Fiom, i ceti politici di sinistra e radicali presenti anche tra gli operai più combattivi, non vedono al di là del loro naso.. anzi non appena nelle file degli operai appaiono forme di lotte più adeguate o parole d'ordini più avanzate, sono i primi a dire non si può fare.. non si possono assediare e attaccare le sedi dei sindacati corrotti e asserviti ai padroni, non si possono assediare i palazzi – quando lo hanno fatto gli studenti il 14 dicembre, abbiamo visto i dirigenti fiom condannarli e sconfessarli, esprimersi contro ogni violenza.. i fuochisti della parola che si trasformano in pompieri della pratica.
Non si può parlare a ogni piè sospinto con parole giuste di fascismo padronale, di attacco alla democrazia, di cancellazione delle libertà e affidarsipoi in sostanza a giudici, proteste tradizionali o a elezioni per fermarlo e fronteggiarlo. Così si ingannano gli operai e lavoratori, si fa della lotta operaia e del movimento di massa uno strumento per sostenere l'opposizione parlamentare, che nel caso concreto è saldamente dalla parte dell'interesse denerale dei padroni, anche quando dice di non condividerne singole prassi.. questa linea produce la sconfitta degli operai e lavoratori, la conseguente sfiducia nella lotta e l'ulteriore disgregazione nelle file dei lavoratori.
Invece è necessario e possibile percorrere un'altra strada e un'altra linea.. non si tratta tanto di sostituire la parola d'ordine dello sciopero generale con altra parola d'ordine , ma di raccogliere le forze nelle fabbriche, nei posti di lavoro, nelle scuole e università per imporre un'altra prassi, quella della esercizio della forza di massa e di avanguardia, porre all'ordine del giorno la rivolta proletaria e sociale, la prospettiva della rivoluzione per mettere fine al sistema del capitale che produce crisi e sfruttamento, disoccupazione e mancanza di libertà, per aprire la strada al potere operaio e a una società nelle mani degli operai e delle masse popolari.

pc quotidiano 2 marzo - Dai paesi arabi alla Cina all'Iran il vento di rivolta continua a soffiare


Sulle proteste del popolo iraniano del 14 febbraio

28 febbraio 2011. A World to Win News Service. Nella più grande protesta contro il regime dell’anno, il 14 febbraio il popolo iraniano è sceso in piazza ancora una volta, in solidarietà con le lotte popolari in Medio Oriente. La rivolta iniziata nel giugno 2008 dopo l'elezione presidenziale fraudolenta aveva subito una battuta d'arresto sia per la brutale repressione del regime che la debolezza dei leader riformisti.

Nonostante la negazione del permesso per la manifestazione, il regime non ha potuto impedirla. Le persone scese in strada erano di fronte a migliaia di forze di sicurezza in varie uniformi e in borghese che hanno fatto di tutto per impedire qualsiasi assembramento. All'inizio le persone sono stati costrette a stare sui marciapiedi. Ogni volta che hanno trovato l'occasione, hanno preso possesso delle strade scandendo slogan anti-regime. Le strade intorno a l'università di Teheran, Valiasr Square, Piazza Hafte Tir, Enghelab Square, Piazza Azadi e tutta la zona tra le ultime due piazze erano piene di manifestanti.

Gli slogan erano destinati principalmente contro Ali Khamenei e il suo ruolo come guida e simbolo della Repubblica islamica dell'Iran. Oltre a "Morte a Khamenei", altri slogan riflettevano l'influenza della lotta del popolo in Tunisia e in Egitto. Cantavano "Ben Alì, Mubarak, ora questo è il tempo di Seyed Ali" (Khamenei), "Un biglietto di sola andata per Seyed Ali", "Morte al dittatore" e "Khamenei, Mubarak “Mubarak” complimenti per la vostra unità" (in persiano, Mubarak significa congratulazioni: "Ci congratuliamo con la vostra unità, il che significa che sono molto simili). Alcuni degli slogan più comuni della rivolta dell'anno scorso come "Allahu Akbar" (Dio è grande) e le espressioni di sostegno al leader dell'opposizione riformista Mir Hussein Mousavi sono stati sentiti molto meno di prima.

Le forze di sicurezza e guardie anti-ribellione, tra cui migliaia di poliziotti in borghese su moto e auto dotate di maschere, caschi e manganelli, erano di stanza presso tutti i punti strategici della città. La loro mobilità ha permesso loro di cacciare i manifestanti. Quando la gente ha scandito slogan, è stata attaccata dalle forze di sicurezza. La gente non scappava. Alternativamente avanzava e arretrava continuando la protesta e gli slogan.

Secondo alcuni rapporti, sono scoppiate proteste in altre città come Isfahan, Shiraz, Tabriz, Kermanshah, Rasht, Babul, Mashhad e Boushehr. Questa volta le proteste di Teheran di cui sono note una dozzina in tutto hanno avuto luogo anche in settori quali la strada Jeihoun ad Hashemi, che ha visto poca attività lo scorso anno. Sono state riportate anche a Shohada (ex Jhaleh) Square e la strada Khorasan, posti a lungo sotto l'influenza del regime. Ancora più interessante, le strade Rudaki e Jeihoun sono state teatro di pesanti scontri con le forze di sicurezza. I rivoltosi hanno dato una lezione ad alcune delle forze di sicurezza picchiandole. Sono stati colpi sparati contro i manifestanti e secondo alcuni resoconti uno dei manifestanti è stato ucciso in questo luogo. Anche un paio di cabine telefoniche sono state distrutte e rimosse.

In via Forsat, vicino l'università di Teheran, i manifestanti hanno dato fuoco alla moto di un miliziano Basiji. Il furgone Basiji che è venuto in suo soccorso è stato pesantemente danneggiato. Per contrastare i gas lacrimogeni, sono stati bruciati contenitori della spazzatura o sono stati accesi fuochi. In molte località, i combattimenti a sassate tra i giovani e i Basiji sono continuati fino a tarda notte.

Due persone sono state uccise, Sane Jhaleh, uno studente universitario di Teheran della città curda di Paveh, e un altro giovane, Mohammad Mokhtari. Barcollando stupidamente, il regime ha negato l’omicidio Sane Jhaleh. Hanno detto che Sane era un membro dei Basij e in tutta fretta hanno forgiato una carta d’identità per lui, sostenendo che era stato ucciso dai Mujahedin-e-Khalq (un gruppo di opposizione). La sua famiglia ha immediatamente negato. Suo fratello ha chiamato la stazione televisiva “The Voice of America” spiegando che Sane era stato a lungo un oppositore del regime e non era mai stato un membro dei Basij. Suo fratello è stato successivamente arrestato per aver fatto tale annuncio. Il regime non ha restituito il corpo di Sane alla sua famiglia e gli ha invece organizzato un funerale come membro dei Basij. Questo atto patetico ha fatto arrabbiare la gente, soprattutto tanti in Kurdistan.

I governanti della Repubblica islamica, frustrati e imbarazzati dalla dimensione delle manifestazioni, ha sostenuto non vi erano manifestanti realmente coinvolti, ma solo teppisti. Keyhan, un giornale vicino alle forze di sicurezza, e Khamenei hanno annunciato che c’erano solo 300 persone. Ahmad Reza Radan, comandante delle forze di sicurezza, è andato anche oltre, dichiarando che ci sono stati solo 150 manifestanti, mentre allo stesso tempo annuncia che 300 erano stati arrestati. Questa differenza ha fatto di lui il bersaglio di battute tra la gente. Alcune forze di opposizione hanno annunciato che un milione di persone hanno partecipato alla protesta. È sicuro che si possa dire che centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a Teheran e in altre città.

Il 20 febbraio, in memoria dei due manifestanti martiri, la gente ha tentato di scendere in piazza di nuovo. Il grande numero di forze di sicurezza, tra cui unità anti-sommossa sulle moto, ha usato più forza e la violenza che la settimana prima. Ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla in diversi luoghi, tra cui vicino Valiasr e piazze Vanak. La protesta si è diffusa in molte città grandi e piccole rispetto a quella precedente, in particolare in Kurdistan. In alcune città curde, tra cui Mahabad, Sanandaj, Bukan e Mariwan i negozi sono rimasti chiusi. In alcune città curde la protesta si è trasformata in scontri con le forze di sicurezza.

Ci sono stati resoconti di almeno una persona uccisa e molte altre centinaia di feriti e arrestati. L'arresto e l'espulsione degli studenti universitari, è continuato nei giorni successivi.

Il regime ha arrestato il leader riformista "Verde" Mousavi e Medhi Karroubi, insieme alle loro mogli. Le ultime notizie dai loro sostenitori dicono che la loro condizione è sconosciuta

Le persone si stanno preparando per proteste future.

Estratti da "Alcune note sulla recente protesta" inviata ad Haghighat (giornale del Partito Comunista dell’Iran (marxista-leninista-maoista).

Il 14 febbraio è stato un evento importante dopo quasi un anno di stasi nella rivolta del popolo. Forse potrebbe essere definito un punto di svolta. Ciò che ha causato la temporanea pausa nel movimento popolare è stato l'effetto dannoso della leadership “Verde” e l'intensa repressione del regime.

Nel corso dell'ultimo anno il regime ha usato tutto il possibile per reprimere il popolo. Molti sono stati imprigionati. I giornali e le librerie sono state chiuse. Una persona ogni otto ore è stata uccisa.

Quando il popolo tunisino ed egiziano si è sollevato, il silenzio è stato rotto. I raggi della lotta del popolo d'Egitto hanno raggiunto l'Iran. Il popolo ha cominciato parlando della lotta del popolo in Tunisia e in Egitto e confrontando le diverse lotte con la propria. Il popolo è finalmente sceso per le strade in gran numero.

Quando diciamo che il 14 febbraio, è un punto di svolta, possiamo enumerare una serie di fattori: l'elevato numero di partecipanti; la partecipazione di persone provenienti da diversi settori e diversi gruppi di età e per lo più giovani; le loro azioni e i loro slogan. Tutto ciò dimostra che la lotta di popolo è diventato più audace e senza paura.

La protesta del 14 febbraio è stata gloriosa. È stata altamente radicale. La maggior parte degli slogan hanno preso di mira il leader del regime islamico e Khamenei. Questi slogan infatti hanno avuto come bersaglio la repubblica islamica e sono certamente ad un livello superiore agli slogan che nel 2009 sono stati principalmente indirizzati a Ahmadinejad. Lo slogan "Morte a Khamenei" è come quello "Morte allo Scià", che era anche il simbolo di un regime, e il suo scopo è pure contro l'intero sistema. Questa volta si sentivano slogan come "Libertà, libertà, libertà" molto più di "Allahu Akbar". Questo è stato un passo in avanti rispetto alla rivolta del 2009. Questa volta il popolo non sosteneva Mousavi, diceva che non vuole questo regime, ma in un modo più radicale.

Ci sono state anche diverse reazioni a questa manifestazione da diversi settori del popolo. Attraverso i media gli imperialisti stanno cercando di imporre la loro linea sulla lotta del popolo. Dicono che il popolo in Iran come in Egitto non vuole la rivoluzione e la violenza; dicono che è solo alla ricerca di riforme all'interno della struttura politica esistente. Ad esempio, in un talk show con il Ministro degli Esteri tedesco, sulla ZDF (canale televisivo tedesco del governo), il presentatore ha concluso che in Iran, Khamenei, come Mubarak, dovrebbe lasciare ma la struttura dovrebbe rimanere intatta. Questa è anche la linea che pubblicizzano la BBC persiana e Voice of America.

Ma la reazione del potere dominante in Iran è stata anche sorprendente. Perfino durante i giorni più radicali della rivolta del 2009, i membri del Parlamento non avevano gridato niente di simile ad oggi " Morte a Moussavi, Karroubi e Khatami" e hanno invitato (le figure di regime) Rafsanjani di essere più lungimiranti e non fare cose stupide.

Questo comportamento da panico deriva da una grande paura. In effetti si aspettavano, o era stato loro promesso, che la "sedizione" era finita e tutto poteva continuare alla vecchia maniera con la loro miserabile vita. Ma la sollevazione del 14 febbraio, dopo mesi di silenzio, ha messo fine al loro sogno.

È stato riferito che Khamenei, in un incontro con i comandanti militari e di sicurezza e il ministro dell'informazione, ha chiesto di sapere perché non erano stati in grado di sopprimere il movimento completamente.

Gli animi ancora una volta sono entusiasti. Stanno coraggiosamente e responsabilmente discutendo e facendo un bilancio delle loro lotte. Nonostante le minacce del regime, le masse sono felici e orgogliose del loro potere. Ancora una volta si parla tanto di quello che hanno sofferto in tutti questi anni e stanno dichiarando che nulla può curare le loro ferite a meno che questo regime venga seppellito.

Questo è affascinante. È una terra fertile per i semi rivoluzionari.

Importanti questioni sono in discussione tra la gente, come i vantaggi o svantaggi di alcuni slogan. Ad esempio, per quanto riguarda lo slogan "Noi non perdoneremo o dimenticheremo", un giovane ha sostenuto che se qualcuno delle forze di sicurezza avesse il dubbio e desiderasse lasciare la sua posizione e le armi e aderire al popolo, sarebbe messo fuori da questo slogan. Alcuni stavano discutendo del solito discorso dei media stranieri che dicono che la lotta dovrebbe essere condotta pacificamente in modo che il prezzo non sia troppo alto. Altri hanno risposto che il prezzo di non usare la violenza sarebbe stato superiore a quello del suo utilizzo. Le discussioni erano ad un livello superiore rispetto all'anno scorso. Sembrava che ci fossero meno illusioni e più persone fossero disposte ad ascoltare e imparare.

Non vi è dubbio che la lotta rivoluzionaria del popolo in Egitto e Tunisia ha innescato un risveglio nel popolo iraniano, e dovremmo essere orgogliosi di questo. Qualunque cosa si sviluppi, dobbiamo capire che il popolo oppresso - asiatici, europei, americani, arabi, africani e gli iraniani hanno tutti gli stessi nemici ....

pc quotidiano 2 marzo - Rivolta in Libia, non serve evocare fantasmi...

Il macellaio Gheddafi continua in maniera schizofrenica (e non potrebbe essere altrimenti da parte di un dittatore disposto a tutto per mantenere il potere) a dare la colpa della ribellione del “suo” popolo a destra e a manca… prima dice che i suoi amici occidentali lo hanno tradito, poi torna su bin Laden. A questo proposito ci sembra interessante questo articolo del sole 24 ore, che continua a modo suo a “fare autocritica”, sintetizzando le posizioni e sottolineando il testo.

-Migliaia di persone rischiano la vita per dire no al regime

-Il fondamentalismo non c’entra niente

-Noi occidentali siamo stati presi alla sprovvista

-Evocare lo spauracchio del fondamentalismo è solo un ultimo rozzo tentativo di salvarsi

Questo è anche il modo in cui il governo italiano, da Berlusconi alla Lega, dopo aver “baciato le mani” al dittatore libico, sta cercando di sfruttare il momento dal punto di vista elettorale.

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Evocato invano il fantasma di bin Laden

Karima Moual 6 febbraio 2011

Quando non ci sono ragioni per avere paura perché continuare a inventarsele? «Bin Laden ha distribuito delle pillole stupefacenti e droghe agli abitanti di Zawia per combattere contro il nostro caro paese». Ecco. Questa è la spiegazione, secondo Gheddafi, delle migliaia di persone che rischiando la propria vita hanno avuto il coraggio di dire no al suo regime. Invoca il fantasma di bin Laden, Gheddafi, per accreditarsi ancora in occidente per quello che non è. Tutto il mondo arabo, invece, sapeva chi era Gheddafi. Quante umiliazioni per gli arabi: la scelta del "beduino" per rappresentare istituzionalmente l'arabo e sedersi con i big. Gheddafi si è riproposto all'occidente come l'argine al fantasma bin Laden, il simbolo per eccellenza del terrorismo e del fondamentalismo islamico. È sempre stata la carta vincente, per i dittatori, nascondersi dietro quest'alibi e assicurarsi l'eternità. Ma nelle piazze del mondo arabo che provano a prendere possesso del proprio futuro bin Laden non c'è.

E da questa parte del Mediterraneo siamo stati presi alla sprovvista: non ci eravamo accorti che sotto il regime c'era una popolazione, al 60% sotto i 30 anni, giovani disoccupati al 15-30% anche se neolaureati. Una vera bomba sociale.

La storia della Libia è stata segnata anche dal fondamentalismo islamico di matrice qaedista, ma ancor prima degli anni 90. Puntava a rovesciare il regime. Ma Gheddafi i conti con questi gruppi li ha ampiamente saldati. Con la prigione e la successiva scarcerazione, in nome di quell'ambiguo programma di riabilitazione dei jihadisti portato avanti proprio dal figlio Saif al-Islam.

Questo la dovrebbe dire lunga sugli obiettivi dei regimi e sull'uso che hanno fatto del terrorismo. Un'arma nata dalla repressione e usata soprattutto a loro vantaggio. Ma che in questa rivoluzione non risponde ai comandi. Perché queste rivolte sono la prima vera disfatta di al-Qaeda e di bin Laden. Anche loro sono stati presi alla sprovvista. Nelle rivolte c'è l'antitesi alla loro ideologia e al loro disegno universale del mondo arabo islamico. Sicuramente da queste rivolte uscirà anche la consacrazione dell'islam politico, che per anni ha vissuto in clandestinità. Nel gioco democratico si vedrà di che pasta è fatto. Di certo evocare lo spauracchio del fondamentalismo è solo un ultimo rozzo tentativo di salvarsi. Dargli ascolto significa non capire le priorità diplomatiche del futuro.

martedì 1 marzo 2011

pc quotidiano 1 marzo - rovesciare il regime di gheddafi , un regime al servizio delll'imperialismo italiano

pc quotidiano 1 marzo - IL 13 FEBBRAIO E' DELLE DONNE, NON DI FASSINO

1 milione di donne che sono scese in piazza il 13 febbraio, la “rivolta di dignità” espressa in tante piazze, non può e non deve avere nulla a che fare con tutti/tutte coloro che il 13 e dopo il 13 stanno usando, strumentalizzando a soli fini elettorali, pro domo le loro politiche parlamentari questa grande mobilitazione delle donne.
Fassino nelle interviste date ai giornali subito dopo il risultato delle primarie, ha dichiarato: “… devo dire che c'e' un ideale legame tra queste primarie e la manifestazione delle donne del 13 febbraio. Si tratta di due scosse positive in una situazione di crisi della politica italiana che non riesce a sbloccarsi… “.
«Le donne — ha rimarcato — sono il 50 per cento della popolazione ma solo il 20 per cento circa delle rappresentanti politiche a tutti i livelli. Una democrazia che rappresenta il 50 per cento con il 20 per cento è una democrazia zoppa. Inizierò a chiedere a tutti i partiti di dare un’adeguata rappresentanza di genere nelle liste per il consiglio comunale e di fare uno sforzo perché siano elette».
E non è il solo, in varie città in questi giorni donne consiglieri, assessori del PD, improvvisamente si stanno danno un gran daffare per fare commissioni di parità, chiedere quote delle donne nei posti istituzionali o in vista di prossime liste elettorali. Usando in maniera squallida un milione di donne per le loro poltrone e per aiutare a “sboccare la crisi della politica italiana…”.
A qualche posto nei comitati di affari della borghesia di qualche “signora”, vogliono ridurre la mobilitazione delle donne!
Noi donne, dobbiamo dire forte, non vogliamo affatto risolvere la loro crisi, non vogliamo essere le stampelle di un sistema capitalista che, al di là del governo che lo rappresenta, significa comunque doppio sfruttamento e oppressione per le donne. Questo è stato già dimostrato, dal governo D’Alema ai governi Prodi, non abbiamo bisogno di altre conferme!
Fassino e il PD di Torino è lo stesso che ha appoggiato, perfino salutato in alcuni esponenti, il piano della Fiat Mirafiori di Marchionne, un piano che per le lavoratrici è doppiamente un attacco alle loro condizioni di lavoro e di vita, ai loro diritti alla salute, alla maternità, alla loro dignità. Che centra con le tante lavoratrici che anche il 13 erano in piazza a dire No al peggioramento delle loro vite?
Le donne scese in piazza il 13 non hanno detto solo via Berlusconi, ma hanno portato una denuncia di tutti gli aspetti di oppressione, violenza, attacco alle condizioni delle donne; ponendo di fatto la necessità - al di là anche della stessa coscienza soggettiva di tante donne che per base sociale e di classe pensano, si illudono di poter ottenere in questo sistema l’emancipazione/libertà/dignità delle donne - che tutta la vita deve cambiare.
Noi avevamo subito prima del 13 posto la necessità della critica della linea riformista, interna ad una logica istituzionale, parlamentare, elettorale delle promotrici della manifestazione e quindi la questione della chiarezza e autonomia di linea, da fare in maniera pubblica ed esplicita.
Su questo occorre smascherare e attaccare l’ipocrisia delle promotrici dell’appello “se non ora quando?” che anche per l’8 marzo continuano a dire di scendere in piazza senza “simboli politici e sindacali” – lo dicono alle altre, evidentemente, visto che loro impongono eccome e in maniera pesante non solo i “simboli” ma la ben più consistente presenza dei loro partiti parlamentari in cui stanno o a cui si riferiscono. Il loro parlare di “autonomia” - per le altre - è evidentemente al solo scopo di lasciare che in altre sedi, e non nelle manifestazioni, nelle lotte , si faccia la politica contro i veri bisogni espressi da quelle manifestazioni.
Ma su questo sia prima che dopo il 13 ci sono state risposte inadeguate anche nel campo del femminismo. Abbiamo sentito posizioni che o deviavano dal problema centrale, o con il discorso che tutte vanno bene purchè donne, facevano rientrare dalla finestra l'interclassismo e quindi il riformismo, e che non ponevano come condizione essenziale per la lotta contro Berlusconi e il sistema fascista, sessista, razzista, la lotta contro la falsa opposizione; fino al fatto di essere passate dalla cacciate delle parlamentari, anche del PD, dal palco nella manifestazione delle donne del novembre 2007 ad un silenzio su presenze sui palchi imbarazzanti, che oggettivamente diviene assenso.
Dopo il 13, abbiamo sentito qualche lamentele sulle presenze e rappresentanza delle manifestazioni da parte delle esponenti del PD, partiti parlamentari e di governo o di esponenti istituzionali, ma con un discorso stonato: quando lo dovevano fare per costruire una linea, una pratica visibilmente alternativa non l'hanno fatto, ora lo fanno ma ponendo troppi distingui con le manifestazioni e mettendo quindi in ombra la positività della grande partecipazione delle donne. Della serie: prima opportuniste, poi estremiste, ma sempre lontane dalla realtà della maggioranza delle donne!
La mobilitazione del 13 è nostra! Non è del PD. Per questo, come abbiamo detto subito dopo il 13, ora occorre costruire insieme, in ogni posto di lavoro, in ogni città, in ogni scuola, dovunque lo sciopero delle donne.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
1.3.11







 

pc quotidiano 1 marzo - il 1 marzo degli immigrati a marghera

volantino

E’ la classe operaia che produce la ricchezza, ed è la classe operaia che da due secoli ne sopporta il
maggior peso. Alla classe operaia appartengono la gran parte dei lavoratori immigrati, e così anche le
badanti, i lavapiatti, e tanti altri come loro, non certo ultimi, i disoccupati, ossia coloro che hanno perso il
lavoro, o che hanno pagato gente senza scrupoli, grazie alla legge Bossi-Fini, per aumentare il numero
dell’esercito industriale di riserva, arricchirsi, e indebolire la classe operaia. Una strategia razzista e
capitalista che è stata di fatto appoggiata anche da una falsa sinistra priva di midollo osseo e di
determinazione, da 20 anni a questa parte.
Infatti i giornali sono serviti a legittimare le leggi securitarie, come se i problemi della sicurezza non
fossero stati creati dalle stesse politiche degli stessi governi cui ha partecipato la stessa Lega nord. Noi
siamo per l’abolizione di ogni restrizione in campo mondiale alla circolazione delle persone, e per il divieto
di esportare aziende e produzioni, che i padroni usano, portando alla fame l’Italia.
La ns. O.S., Sindacato Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale – Cobas (Comitati di Base) per il
Sindacato di Classe, in questa regione, un tempo “perla” della ideologia antiproletaria e postmoderna
asservita agli interessi dei capitalisti e spacciata per “superamento delle ideologie”, da anni lavora e produce
lotte, informazione, successi in cause di lavoro, denunce e soprattutto autorganizzazione dei lavoratori
immigrati, in molti luoghi – chiave del sistema economico di sfruttamento.
Parliamo di sfruttamento perché di schiavismo camuffato si tratta nella gran parte dei casi, e non di
“ospitalità democratica” né tantomeno di “solidarietà”. Infatti quanto è emerso nella ns.O.S. con sempre
maggior chiarezza. Stiamo parlando di:
· FINCANTIERI E APPALTI. Marghera e Monfalcone. Morte da lavoro, estorsioni, trattenimenti
indebiti, uso di straordinari mentre si mette la azienda in cassa integrazione, licenziamenti arbitrari,
contratti a termine invalidi. Le nostre denunce hanno sortito indagini e prove, abbiamo avviato vertenze
in varie ditte, (Bensaldo, Sonda, Rocx, Eurotecnica, Cimes, Eurocoibenti, Mess, Metaltecnica Apuana,
ecc.), alcune sono già concluse positivamente, ma senza alcun appoggio dai sindacati confederali. Caso
a parte che dimostra la forza dei lavoratori che si uniscono al Cobas, la vertenza Vecont, dove la
mobilità non è stata accettata nemmeno dai sindacati confederali. Abbiamo chiesto sinora inutilmente al
Sindaco di Venezia di organizzare insieme una conferenza cittadina contro lo schiavismo in fabbrica.
· AZIENDE DI AUTOTRASPORTO. In tutto il Veneto e non solo, gli autisti operai dei tir e dei
vari tipi di autotrasporto conto merci, stanno prendendo coscienza delle condizioni inumane in cui sono
costretti a lavorare, spesso senza vedere nemmeno i familiari per settimane, per delle retribuzioni che
non compensano assolutamente i sacrifici fatti, soprattutto, senza vedersi pagate le ore straordinarie, e
rischiando la vita loro e di inermi passanti od automobilisti, a causa degli interessi economici che
“limano” sui costi di manutenzione e sicurezza. Il caso della Bfc e della strage di Cessalto ancora
rinviata la perizia del Tribunale di Treviso, le lotte come alla Marca Tld, alla Bommartini di Verona, la
negazione dei diritti sindacali in tante aziende.
· FALSE COOPERATIVE. Spesso e volentieri le grandi organizzazioni della mafia pulita, creano
cooperative ed anche srl, che aprono e chiudono l’attività, cambiano sede, lasciano i lavoratori senza
lavoro, li costringono a rapporti di lavoro che sono più simili al caporalato ed al lavoro a chiamata che al
rapporto di lavoro contrattuale, e creano con la copertura del diritto borghese fagocitato da Confindustria
ed associazioni padronali ed avallato dai governi degli ultimi vent’anni e dai sindacati della
concertazione (Cgil-Cisl-Uil), uno scandalo senza fine, di cui si legge sui giornali solo di tanto in tanto.
In questi anni, gli esempi della Hub-Cmt a Noale, del Centro lavoro a Mira, delle cooperative degli
appalti Geox e della Quadrifoglio nel trevigiano, della Job Project ed altre, ma anche nel circuito delle
pulizie alberghiere, e non solo del lavoro operaio a chiamata e delle pulizie. Metodi per dividere la
classe operaia abbattere il costo del lavoro impoverire le masse e il popolo arricchire ruffiani troie e spie.
· LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI E CONTRATTI A TERMINE NULLI, INTERPOSIZIONE
DI MANODOPERA E CONTRATTI A TERMINE DELLE INTERINALI. Numerose le cause vinte dal
Sindacato, ma sono una goccia nel mare. Per questo i lavoratori e le lavoratrici devono conoscere meglio
le leggi, devono autorganizzarsi in maniera più efficace, unirsi nei Cobas e farli funzionare anche oltre le
singole vertenze, non fermarsi ai propri problemi, imparare dalle lotte, non dal “perbenismo” locale.
ASSEMBLEA IMMIGRATI DEI COBAS, APERTA ALLA CITTADINANZA, MARTEDI’ 1
MARZO ORE 19-21 A MARGHERA PIAZZA DEL MUNICIPIO 14 – CENTRO GARDENIA
Slai Cobas per il Sindacato di Classe

pc quotidiano 1 marzo - a fianco di tutte le lotte degli immigrati

proletari comunisti saluta questa nuova giornata di mobilitazione nazionale degli immigrati e appoggia tutte le manifestazioni della giornata
proletari comunisti si batte per lo sciopero degli immigrati come scadenza autonoma
così come si batte per lo sciopero generale che veda protagonisti gli operai lavoratori precari mmigranti
per il diritto di cittadinanza
per il lavoro e salario garantito
per la piena parità salariale e normativa
per l'unità di classe
contro le leggi razziste antimmigrati
per l'internazionalismo proletario

proletari comunisti
1 marzo 2011

lunedì 28 febbraio 2011

pc quotidiano 28 febbraio - Fiat Termini Imerese, dopo l'accordo di programma i dubbi di Invitalia sul futuro...

Lo stabilimento di Termini Imerese è attualmente chiuso per una settimana fino al 6 marzo. Gli operai sono in cassa integrazione per l’ennesima volta. Sono in attesa dei risultati concreti dopo la firma dell’accordo di programma sul quale hanno già espresso tanti dubbi; ai loro ora si aggiungono anche quelli dell’amministratore delegato di Invitalia -l’agenzia del governo che ha guidato l’operazione di riconversione - che dice, preoccupato, “siamo solo alla metà dell’opera”, mettendo in dubbio, tra l’altro, la serietà della proposta di De Tomaso che dovrebbe impiegare circa 1000 operai.

Riportiamo l’intervista su Affari e Finanza, l’inserto di Repubblica, di oggi, all’amministratore delegato perché la riteniamo un’utile ricostruzione della vicenda e indica lo stato attuale della questione che smentisce gli “entusiasmi” dei politici sul futuro e mostra la sostanziale inerzia/complicità di Fiom, Fim, Uilm, ecc.

Gli operai devono dunque attrezzarsi PRIMA di arrivare al 1° gennaio 2012 senza aver capito cosa fare…

***

Termini Imerese, De Tomaso e le incognite del dopo Fiat

Più di un miliardo di investimento, 3.300 posti di lavoro, sette nuove aziende in sostituzione della Fiat. Il progetto per la riconversione di Termini Imerese è certamente ambizioso. Domenico Arcuri, Ad di Invitalia, è prudente: “in due anni è stato fatto un gran lavoro. Ma siamo solo a metà dell’opera”.

Il problema da risolvere è drammatico: il 23 dicembre 2011 l’ultima Lancia Y uscirà dall’impianto siciliano. Nove giorni dopo, il 1 gennaio 2012, la fabbrica sarà libera. Cesserà il lavoro per 1.509 addetti diretti e 600 indiretti, oltre 2000 posti a rischio, una voragine in un’area economicamente depressa.

Si libererà una fabbrica da 175 mila metri quadrati coperti e quasi 250 mila di aree libere circostanti. Un buco o un’opportunità? “Abbiamo lavorato in questi anni per trasformarla in opportunità – dice Arcuri - e per dimostrare che anche in quell’area del paese si può fare industria in modo proficuo.” Arcuri non lo dice esplicitamente ma è chiaro che la sfida è con gli amministratori delegati del Lingotto che negli ultimi anni, a varie riprese, hanno dichiarato non economico lo stabilimento siciliano. Non perché la qualità della produzione non fosse soddisfacente, anzi. Ma perché la logistica era diventata penalizzante: “Ogni auto prodotta in Sicilia ci costa 1.000 euro in più”, aveva sintetizzato Sergio Marchionne.

All’inizio del 2010 Invitalia è diventata l’advisor dell’operazione riconversione. Racconta Arcuri: “Abbiamo stabilito i paletti, le caratteristiche dell’offerta e di chi avrebbe potuto partecipare. Poi abbiamo sollecitato manifestazioni di interesse in tutto il mondo”. Così sono arrivate 31 offerte. Ne sono state selezionate sette, tutte italiane. La ricerca fuori dai confini nazionali non ha dato risultati. Un’esperienza che sembra dare ragione a Marchionne: è praticamente impossibile convincere gli investitori stranieri a mettere denaro in Italia. Come mai? “Perché i tempi di realizzazione degli investimenti in Italia sono troppo lunghi”, risponde Arcuri. Anche quando il sostegno pubblico sfiora il mezzo miliardo di euro? “I grandi investitori stranieri non inseguono il finanziamento pubblico. Il loro problema non sono i soldi perché non gli mancano certo. Il problema sono esclusivamente i tempi. Quanto tempo è necessario per far rendere un capitale? In Italia troppo perché i passaggi burocratici sono molti. Noi in nove mesi siamo riusciti a produrre la short list dei partecipanti all’investimento e a firmare un contratto di programma con le istituzioni locali. Sono tempi comparabili con quelli stranieri anche se sono un po’ più lunghi. Ma per essere in Italia sono tempi record. Abbiamo messo inserzioni in tutto il mondo, dalla Cina al Brasile. Se alla fine le sette aziende selezionate sono tutte italiane, un motivo ci deve essere”.

Anche tra le aziende italiane che hanno presentato l’offerta, molte non avevano i requisiti. E alcune tra quelle scartate, fanno capire in Invitalia, erano attratte solo dal piatto ricco dei finanziamenti pubblici. Una torta da 450 milioni divisa in tre fette: 100 milioni messi a disposizione dal ministero dello Sviluppo per agevolazioni e incentivi; 200 milioni provenienti dalle casse della Regione Sicilia con le stesse finalità; 150 milioni di spesa regionale per le infrastrutture. L’area coinvolta infatti è superiore a quella del solo stabilimento della Fiat: va dal porto di Termini Imerese alle alture che circondano la città. Invitalia fa capire che sarà necessario creare un organismo di coordinamento per promuovere il nuovo sito industriale e organizzare la logistica.

Dei sette progetti ammessi alla short list, due sono nel settore automotive. Quello del finanziere siciliano Simone Cimino che con il fondo indiano Reva intende realizzare un polo di progettazione e produzione delle auto elettriche in grado di dare lavoro a 1.400 dipendenti. E quello di Gian Mario Rossignolo, titolare della nuova De Tomaso, che vuole costruire in Sicilia minicar e utilitarie di lusso realizzate in alluminio stampato con le presse laser e allestite con sellerie artigianali. Un progetto che dovrebbe occupare altri 1.000 dipendenti. In questo modo troverebbe lavoro l’intera forza oggi impegnata dalla Fiat, indotto compreso.

Ma i dubbi sul reale coinvolgimento di Rossignolo serpeggiano da qualche tempo. Perché anche a Torino, dove dovrebbe partire la produzione dei modelli di gamma alta nei capannoni affittati dalla Pininfarina, i ritardi si sommano ai ritardi e le preoccupazioni di dipendenti e sindacati si fanno sempre più forti. Così Invitalia ha raccolto una terza manifestazione di interesse, quella della molisana DR, una società che per ora assembla in Italia le auto della cinese Chery. DR sostiene di essere in grado di occupare da sola tutto l’attuale stabilimento Fiat e aggiunge che lo farebbe senza intervento dei cinesi. “Per ora - ha detto il ministro Paolo Romani – l’offerta, arrivata fuori tempo massimo, è in stand-by. Diciamo che DR è in panchina”. La metafora calcistica è sospetta: per quale motivo lasciare in panchina una società? Perché c’è il sospetto che uno dei titolari, in questo caso la De Tomaso di Rossignolo, possa uscire dal campo anzitempo. Arcuri non risponde direttamente alla domanda. Ma semina indizi molto interessanti; “Quando c’è in panchina un giocatore valido – scandisce l'ad di Invitalia – primo a poi finisce per giocare. In ogni caso la short list non salirà a 8”. Dunque l’ingresso dei molisani e l’uscita di Rossignolo sembrano più che probabili.

Le cinque attività non automotive presenti nella lista dovrebbero essere in grado di occupare complessivamente un migliaio di persone. L’area più vasta, nel retroterra di Termini, la utilizzeranno i vivai della Ciccolella, “una delle 4 aziende del Sud quotate in borsa”, come fanno notare a Invitalia. Il progetto è articolato in tre lotti autonomi da realizzare in 48 mesi: prevede di costruire le serre per la coltivazione dei fiori da vendere recisi, di realizzare l’impianto fotovoltaico per alimentarle e di dotare l’area di un adeguato supporto logistico,

Medastudios propone invece di ampliare la sede per le riprese che già oggi è in funzione nell’area di Termini Imerese. Il progetto prevede di realizzare in 26 mesi 460 puntate della soap opera Agrodolce e, in prospettiva di produrre in loco altre telenovelas.

La sede di Biogen si troverà nei pressi del porto di Termini dove arriveranno biomasse liquide e solide che saranno stoccate in magazzini da costruire. In una seconda fase Biogen prevede di realizzare una centrale elettrica a biomasse in grado di fornire energia all’area industriale. Ancora da definire la sede di Lima, la società che intende produrre protesi mediche per il ginocchio e per l’anca. Il settimo progetto è quello della Newcooop che pensa di costruire una piattaforma logistica per container a servizio del porto e dell’area industriale.

In tutto oltre un miliardo di investimento, il finanziamento pubblico garantirà circa un terzo dei costi. “Per ora – dicono in Invitalia – la somma delle agevolazioni richieste dalle società è inferiore alle disponibilità”. Allungare la short list? Per il momento Invitalia preferisce fare i conti in modo preciso. Nei prossimi tre mesi verrà chiuso l’elenco delle agevolazioni ottenibili dai singoli progetti e solo in estate si capirà come verrà spartita la torta del denaro pubblico. In quel momento verrà presa la decisione sull’eventuale aumento delle aziende coinvolte.

Nei prossimi mesi il più grande nodo da sciogliere sarà quello delle attività automotive: “Cercheremo di garantire la continuità produttiva”, assicura Arcuri aggiungendo: “Se ci deve essere interruzione che sia breve”. Anche la Fiat vuole la garanzia “che al momento della cessazione dell’attività i dipendenti abbiamo la certezza della continuità del rapporto di lavoro”. Solo a quella condizione il Lingotto si è detto disponibile a concedere gratuitamente lo stabilimento. Ma sarà probabilmente necessario un ricorso alla cassa integrazione straordinaria di alcuni mesi per consentire il passaggio alle nuove attività produttive. E dunque è probabile che la Fiat sia chiamata a prolungare di qualche mese il rapporto di lavoro con gli attuali dipendenti. Nodi comunque difficili da sciogliere, soprattutto se si aggiungono le incertezze sul progetto De Tomaso. Per questo l’Ad di Invitalia stima prudentemente di essere solo a metà dell’opera.