sabato 19 febbraio 2011

2-9 Aprile Settimana Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India





pc quotidiano 19 febbraio - La rivolta popolare si allarga ad altri paesi

Crede che si possa tornare indietro dopo la rivoluzione? Chiede la giornalista del sole 24 ore in una intervista al nuovo ministro del turismo della Tunisia, Mehdi Houas, “Non credo. I primi manifestanti uccisi non sapevano che le pallottole della polizia fossero vere. Ma quelli nelle seconde file lo sapevano, e non si sono tirati indietro.”

Sta in questa frase detta da chi è meno disposto a credere alle rivolte popolari, il senso della ribellione generalizzata che sta incendiando tanti paesi del Nordafrica e del medio oriente.

Non si fermano, infatti, i giovani protagonisti principali di queste rivolte che si allargano ad altri paesi, nonostante le vittime, i tanti morti che si stanno accumulando nelle strade…

Dopo l’Egitto per cui inizia una fase nuova di scontro con i militari al potere, la Libia dove siamo già a più di 80 morti - per quello che si riesce a sapere – la Tunisia, l’Algeria, il Bahrein, la Giordania, lo Yemen, ora è anche la volta di Gibuti, del Kuwait mentre si riaccende la lotta in Iraq e continua in Afghanistan.

Riportiamo stralci sulle varie lotte tratte da Al Jazeera

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GIBUTI: il popolo si riunisce per spodestare il presidente

La polizia usa gas lacrimogeni per disperdere migliaia di manifestanti nella nazione dell'Africa orientale per chiedere a Ismail Omar Guelleh di dimettersi.

Ultima modifica: 18 Feb 2011 19:13 GMT

Migliaia di dimostranti hanno manifestato nella nazione dell'Africa orientale di Gibuti per chiedere che il presidente Ismail Omar Guelleh si dimetta, l'ultima di una serie di manifestazioni stimolate dalla protesta politica in tutta l'Africa e il Medio Oriente.

Nel mezzo di una stretta delle forze di polizia, i manifestanti si sono riuniti in uno stadio venerdì con l'intenzione di rimanere lì fino a quando le loro richieste sono state soddisfatte.

Ma la dimostrazione si è trasformata in scontri dopo il tramonto, quando le autorità hanno usato manganelli e gas lacrimogeni contro i manifestanti che lanciano pietre…

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GIORDANIA: la protesta diventa violenta

Le proteste anti-governative diventano routine del venerdì in Giordania da quando sono iniziate le insurrezioni popolari che hanno spazzato l'Egitto e la Tunisia.

Ultima modifica: 18 Feb 2011 23:11 GMT

Almeno otto persone sono rimaste ferite negli scontri scoppiati nella capitale della Giordania tra i sostenitori e gli oppositori del governo in una protesta che chiede più libertà e prezzi dei prodotti alimentari più bassi.

La protesta è stata la settima, venerdì; i giordani sono scesi in strada chiedendo la riforma costituzionale e più voce nel processo decisionale.

Il re di Giordania gode di poteri assoluti, governa per decreto: può nominare e revocare i governi e il Parlamento ogni volta che vuole.

Amani Ghoul, insegnante e membro del movimento che ha organizzato la protesta ha insistito: la protesta continuerà fino a quando le loro richieste saranno soddisfatte.

"Vogliamo una riforma completa del sistema politico, compresa la costituzione, il parlamento sciolto e nuove elezioni e che i prigionieri siano liberati" ha detto…

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KUWAIT: manifestazione degli apolidi per i diritti

Almeno 1.000 arabi manifestano per chiedere la cittadinanza nel paese del Golfo; decine di arresti.

Ultima modifica: 18 Feb 2011 20:52 GMT

Almeno 1.000 arabi apolidi hanno dimostrato in Kuwait richiedendo il diritto di cittadinanza, e la polizia ha arrestato decine di loro, hanno detto testimoni.

Tantissimi anche i manifestanti feriti alcuni anche gravemente.

Le forze di sicurezza disperso la manifestazione, con fumogeni e cannoni ad acqua dopo che i manifestanti si sono rifiutati di lasciare il luogo…

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YEMEN: va in piazza il 'Venerdì della Furia'

Ultima modifica: 18 Feb 2011 13:38 GMT

La polizia ha cercato di controllare la situazione prima che la violenza nel Paese si aggravi.

Decine di migliaia di yemeniti hanno preso parte alle manifestazioni anti-governative in tutto il paese, con i sostenitori filo-governativi che si sono riuniti anche in diverse città.

Tre persone sono state uccise nelle manifestazioni; una delle morti è stata causata dal lancio di una bomba a mano contro i manifestanti anti-governativi nella città di Taiz venerdì.

Rivolte che durano anche di notte nel porto meridionale di Aden con i manifestanti che appiccano il fuoco a un edificio del governo locale e le forze di sicurezza che uccidono un dimostrante; così hanno riferito funzionari locali. Diciassette persone sono state inoltre ferite in questi scontri.

I manifestanti in tutto il paese chiamano il presidente Ali Abdullah Saleh a dimettersi dopo 32 anni di potere, con un movimento che è ormai entrato nella ottavo giorno in Yemen.

Decine di migliaia di manifestanti si sono presentati nelle città di Sanaa, Taiz e Aden per un "Venerdì di Furia ', come è stato definito dagli organizzatori della protesta…

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BAHREIN: fuoco contro i dimostranti

Ultima modifica: 18 Feb 2011 20:55 GMT

Colpi sono stati sparati da soldati presso la rotonda Perla a Manama, la capitale del Bahrein, un giorno dopo che la polizia ha forzatamente cancellato un accampamento di protesta.

Le circostanze della sparatoria dopo il tramonto venerdì non erano chiare. I funzionari del principale ospedale Salmaniya ha detto che almeno 66 persone sono rimaste ferite, alcune delle quali con ferite da arma da fuoco alla testa e al torace.

Alcuni medici sulle squadre di emergenza erano in lacrime mentre prendevano i feriti. I raggi X hanno mostrato pallottole ancora all'interno di vittime.

"Questa è una guerra", ha detto il dottor Bassem Deif, un chirurgo ortopedico esaminando le persone con le ossa di proiettile in frantumi.

I manifestanti hanno descritto una scena caotica di nubi di gas lacrimogeni, proiettili provenienti da molte direzioni e la gente che scivola in pozze di sangue, mentre cercava riparo.

Nel frattempo, lo sceicco Hamad bin Isa Al Khalifa, re del Bahrein, ha chiesto al suo principe ereditario Sheikh Salman bin Hamad al-Khalifa di avviare un dialogo nazionale "con tutte le parti".

In precedenza sulla TV di stato il principe ereditario aveva invitato alla calma, dicendo che era "tempo di dialogo, non di combattimento".

"Il dialogo è sempre aperto per continuare le riforme", lo sceicco Hamad al-Khalifa ha detto il Bahrain TV.

Un medico dell'ospedale Salmaniya ha detto ad Al Jazeera che l'ospedale è pieno di persone gravemente ferite dopo le ultime riprese degli scontri.

"Abbiamo bisogno di aiuto! Il nostro personale è completamente sopraffatto. Sono colpite le teste delle persone. Non le gambe. Gente cui hanno fatto saltare il cervello", ha riferito un turbato il dottor Ghassan, descrivendo il caos in ospedale come qualcosa di simile a una zona di guerra…

pc quotidiano 19 febbraio - con le masse libiche e arabe in rivolta


scendiamo in piazza ovunque a sostegno delle masse libiche in rivolta, così come quelle del barhein, Yemen
denunciamo i massacri perpetrati dal macellaio gheddafi - divenuto da leader nazionalista, fantoccio dell'imperialismo USA- italia


proletari comunisti
ro.red@libero.it

Libia, sale il bilancio degli scontri
le vittime sarebbero almeno 84Il nuovo dato fornito dall'organizzazione umanitaria Human Rights Watch. Nella notte bloccato il traffico internet in tutto il paese. Tensione in Algeria, migliaia in piazza e la polizia carica i manifestanti. Il re del Bahrein chiede di avviare il dialogo con l'opposizione, i blindati lasciano piazza delle Perle a Manama
Immagini degli incidenti in LIbia da Sky Tg24
TRIPOLI - Sarebbero almeno 84 le vittime degli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti che da tre giorni infiammano la Libia. A fornire la cifra è l'organizzazione umanitaria Human Rights Watch citando testimonianze di fonti mediche e di residenti. Ieri sera Amnesty international aveva parlato invece di 46 morti. "Le autorità libiche devono porre fine immediatamente agli attacchi contro i manifestanti pacifici e proteggerli da gruppi antigovernativi", si legge in un comunicato dell'organizzazione umanitaria che ha sede a New York.

Bilancio drammatico anche quello riferito dall'emittente al Jazeera, secondo cui le forze della sicurezza libica hanno ucciso almeno 70 manifestanti a Bengasi, seconda città del paese. "L'ho visto con i miei occhi: almeno 70 cadaveri in ospedale", ha raccontato un medico, Wuwufaq al-Zuwail, aggiungendo che le forze della sicurezza hanno impedito alle ambulanze di recarsi nei luoghi delle proteste.

La tv satellitare ha raccontato anche di proteste in aumento contro il colonnello Muammar Gheddafi. Spiegando che il governo di Tripoli ha bloccato il segnale di al Jazeera nel paese, l'emittente riferisce inoltre che, secondo testimonianze, è stato oscurato anche il sito web. In questo caso non si tratta però di un provvedimento mirato. L'accesso a Internet, secondo quanto affermato da Arbor Networks, una società specializzata nella sorveglianza del traffico web basata negli Stati Uniti, la rete telematica è
stata infatti bloccato completamente in Libia nel corso della notte. La Libia ha "bruscamente interrotto" l'accesso a internet alle 02.15 locali (le 1.15 in Italia), ha precisato la società, aggiungendo che le connessioni internet erano già molto disturbate ieri.

pc quotidiano 19 febbraio - pomigliano la farsa delle assunzioni alla newco

Teso faccia a faccia tra Fiat e organizzazioni sindacali nella sede dell'Unione industriali di Napoli. I rappresentanti di Cobas e Fiom hanno lasciato in anticipo l'incontro denunciando provocazioni, anche di tipo razzista, da parte dei vertici dell'azienda. In particolare, il responsabile nazionale delle relazioni industriali della Fiat, Giorgio Giva, avrebbe strappato una lettera di richieste di chiarimenti consegnatagli dalla rsu Slai Cobas Luigi Aprea. Lo stesso, rivolgendosi a un delegato Fiom, avrebbe usato l'infelice espressione: "Si vede che siamo a Napoli". Secondo quanto emerso nella prima parte dell'incontro, i lavoratori dello stabilimento Giambattista Vico dovranno consegnare le proprie dimissioni per poi essere assunti nella newco Fabbrica Italia Pomigliano, sottoscrivendo così il nuovo contratto di lavoro stabilito dall'accordo dello 29 dicembre scorso. Stessa procedura anche per l'indotto: i lavoratori della Ergom entreranno nella newco a partire dal prossimo aprile e con loro se ne discuterà in un incontro separato in programma il prossimo 11 marzo. "E' chiaro che siamo dinanzi ad una violazione della legge - dice il segretario regionale della Fiom Andrea Amendola che annuncia ricorsi - Lo abbiamo ribadito al tavolo di oggi spiegando che siamo dinanzi ad una evidente cessione di ramo d'azienda". (di beniamino daniele) PROBLEMI CON I VIDEO?----------------------------------------------Non hai ancora risolto? Contatta l'assistenza

pc quotidiano 19 febbraio - incalzante iniziativa a roma contro le morti sul lavoro -3° presidio il 21 febbraio

partecipate partecipate


Presidio sit in 21 FEBBRAIO 2011 ORE 19 – 21
PIAZZA DEL COLOSSEO (metro B fermata Colosseo)



PARTECIPIAMO TUTTI-E PER CONTRASTARE LE MORTI SUL LAVORO, PER OTTENERE VERITA’ E GIUSTIZIA SULLA MORTE DI MOHAMMED BANNOUR (operaio tunisino morto il 22 Dicembre nel cantiere vicino alla facoltà di Scienze Politiche, Università “La Sapienza” di Roma)

INIZIAMO UNA CAMPAGNA PERMANENTE CONTRO I MORTI SUL LAVORO E…DA LAVORO, GLI INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO, LE MALATTIE PROFESSIONALI E INVALIDANTI, I DISASTRI AMBIENTALI E LE LAVORAZIONI NOCIVE E PERICOLOSE, SIA PER CHI LAVORA SIA PER LA SALUTE DELLA CITTADINANZA.



BASTA STRAGI!

MAI PIU’ MORTI SUL LAVORO IN NOME DEL PROFITTO A OGNI COSTO



MOBILITIAMOCI TUTTI-E AI SIT IN DI PROTESTA AUTORGANIZZATI a febbraio 2011 DAVANTI ALLA METRO “B” COLOSSEO (già comunicati alla Questura)



PERCHE’ SI MUORE ANCORA DI INDIFFERENZA, DI NOCIVITA’ E DI PRECARIETA’.



IMPARIAMO A DIRE “NO” AL RICATTO DEI PADRONI CHE CI FANNO LAVORARE IN CONDIZIONI DI GRAVE INSICUREZZA, FORTI DELLA DILAGANTE DISOCCUPAZIONE.



LEGGI RAZZISTE E XENOFOBE, INOLTRE, RENDONO ANCOR PIU’ RICATTABILI IMMIGRATI E IMMIGRATE, COME DIMOSTRA L’ALTA PERCENTUALE DI QUESTI ULTIMI TRA LE VITTIME DELLO SFRUTTAMENTO.



PER NON LAVORARE DA MORIRE LAVORATORI ITALIANI E STRANIERI LOTTANO INSIEME PER DIFENDERE I DIRITTI DI TUTTI: LA SICUREZZA SUL LAVORO E LA PREVENZIONE NON SI CONTRATTANO!



1°marzo 2011: giornata di mobilitazione nazionale e locale con copertura sciopero nazionale immigrate-i e antirazzisti-e



PROMOTORI: RETE NAZIONALE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO, COMITATO 5 APRILE DI ROMA, COMITATO IMMIGRATI ITALIA – sezione di Roma



PER VERSAMENTI A FAVORE DELLA FAMIGLIA BANNOUR, E' STATO APERTO UN CONTO CORRENTE SU BANCA ETICA, da parte del Collettivo di Scienze Politiche de La Sapienza", CON LE SEGUENTI COORDINATE IBAN: IT89O0501803200000000135798



ADESIONI: Associazione Nazionale RUGGERO TOFFOLUTTI di Piombino, Piattaforma Comunista, USICONS, Comitato Lavoratori Italiani e Immigrati (CLIIU), Movimento Immigrati Egiziani a Roma, Movimento 5 Stelle di Roma, ILIRIA – Associazione Albanese in Italia, Migranti Tunisini a Roma, Laboratorio Sociale “LA TALPA”, Sezione ANPI Trullo Magliana “Franco Bartolini” Roma, Circolo comunista TLC e Informatica, Coll. “Resistenza Universitaria” , Coll. "IL PANE E LE ROSE", Rete dei Comunisti

FotinproplargoVeratti2500146Romafebb2011

pc quotidiano 19 febbraio - pubblicazioni

leggi diffondi sostieni il nuovo numero di proletari comunisti
richiedi copie a ro.red@libero.it

è uscito il secondo opuscolo
speciale fiat
per la critica del fascismo padronale un opuscolo di 52 pagine
richiedi a ro.red@libero.it

è disponibile il numero 5 della rivista marxista-leninista-maoista
la nuova bandiera 84 pagine
richiedi a ro.red@libero.it

pc quotidiano 19 febbraio - ricostruire il partito comunista.. ma su quali basi

a proposito di una recente scissione nelle file di rc e di un appello che chiama a ricostruire il partito comunista
noi poniamo un problema su quali basi eriproponiamo la nostra proposta in 10 punti

proletari comunisti
ro.red@libero.it
http://proletaricomunisti.blogspot.com
10 punti per l’unità dei comunisti per il Partito
Il partito comunista che è necessario costruire deve essere
1. basato sul marxismo-leninismo-maoismo;
2. basato sulla strategia della guerra popolare sfociante nel l’insurrezione
adatta alle condizioni specifiche del nostro paese oggi;
3. fondato sulla centralità operaia e che sia reparto d’avanguardia organizzato
della classe operaia;
4. costruito nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse;
5. un partito di tipo nuovo che attui una completa rottura nel campo
dell’ideologia, della teoria, della organizzazione, della pratica con il
revisionismo vecchio e nuovo;
6. saldamente interno al movimento comunista internazionale e in particolare
a quello di orientamento marxista-leninista-maoista, con un forte legame
con i partiti comunisti impegnati nelle guerre popolari;
7. che combatta attivamente l’economicismo e l’eclettismo teorico-politico
nel movimento comunista italiano;
8. alternativo alle due varianti, basate sull’elettoralismo e il militarismo,
presenti nel nostro campo;
9. che sappia far vivere al suo interno la lotta ideologica attiva e la lotta tra
le due linee e attuare il centralismo democratico, alla luce delle esperienze
negative che nel nostro campo ci sono state
10. consapevole che, nel grande lavoro per unire i comunisti nel nostro paese,
è’necessario sviluppare sulla base dei principi la lotta al settarismo come
una delle deviazioni ancora presenti nel movimento comunista

pc quotidiano 19 febbraio - al processo thyssenkrupp i legali dei padroni assassini continuano con una difesa cinica e provocatoria

la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro organizza per l'udienza finale una presenza di massa al processo

bastamortesullavoro@gmail.com

L'avvocato della Thyssen
"Accusa frutto di suggestione"
La tesi dell'omicidio doloso, per l'incendio alla Thyssenkrupp di Torino che nel dicembre del 2007 costò la vita a sette operai, è "frutto di una suggestione". Lo ha detto all'inizio della sua arringa l'avvocato Ezio Audisio, difensore dell'amministratore delegato Harald Espenhahn, su cui pesa l'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale.
Audisio ha affermato che i pm basano l'imputazione (inedita per un infortunio sul lavoro) su un'e-mail aziendale sequestrata all'ad dove si diceva che un investimento per la sicurezza della linea 5, quella poi andata a fuoco, doveva essere rinviato al trasloco dell'impianto "from Turin" (da Torino) a Terni: "Queste due semplici parole, 'From Turin', sono alla base dell'ipotesi del dolo. Ma l'investimento di cui si parla non riguarda il luogo dell'incidente. Quindi non c'è un nesso". Secondo Audisio i pm, nel corso dell'indagine, sono rimasti suggestionati dall'espressione "From Turin" ma "non hanno avuto il tempo di riflettere e di esaminare tutti i documenti".
Il legale ha sostenuto al contrario un comportamento virtuoso dell'amministratore delegato della Thyssen, che si è trovato a fronteggiare una grande crisi del mercato internazionale degli acciai: "Avrebbe potuto disimpegnarsi e limitarsi a chiudere le acciaierie in Italia. Invece lui, cittadino tedesco e manager di un'azienda italiana, si è battuto per salvare questa azienda. Lo ha fatto scegliendo di trasferire una produzione anziché limitarsi a chiudere. Per questo - ha aggiunto Audisio - è improprio parlare di chiusura della Thyssen".

pc quotidiano 19 febbraio - alla bertone di torino, la fiat tramite la fismic cerca la provocazione

Assemblea alla ex Bertone
tensioni tra Fiom e FismicL'assemblea si è svolta a porte chiuse nello stabilimento di corso Allamano dove oggi per la prima volta dopo l'acquisizione da parte della Fiat sono tornate le bandiere della Fiom
E' stata un'assemblea molto partecipata quella di oggi alla ex Bertone, la prima dopo che la Fiat ha annunciato l'assegnazione allo stabilimento della produzione della nuova Maserati. Sul tavolo c'era il tema dell'investimento di 500 milioni per il nuovo modello di segmento E, ma anche quello dei 150 comandi distacco alla Sevel di Val di Sangro da marzo a maggio. Durante l'assemblea, che si è svolta a porte chiuse come da tradizione Fiat, ci sono stati alcuni momenti di tensione tra i delegati della Fiom, che dispone di una larga maggioranza, e i rappresentanti della Fismic, dopo l'attacco di ieri di Roberto Di Maulo, segretario generale del sindacato autonomo, che ha definito l'atteggiamento della Fiom "criminale, antistorico e reazionario".

Ai cancelli della storica carrozzeria oggi sono tornate le bandiere della Fiom. Erano state tolte dopo l'acquisizione da parte della Fiat, ma avevano sventolato in corso Allamano, a Grugliasco, per i lunghi anni della crisi Bertone. All'uscita dall'assemblea, i lavoratori si sono fermati a parlare tra loro. "Se diciamo sempre sì - ha affermato Doriana, operaia Bertone per 11 anni - non ci rispetteranno mai. Un referendum come Mirafiori? Io voterei no". "Io voterei sì - ha detto Luca, da 16 anni alla Bertone - perché abbiamo bisogno di lavorare". "La proposta della Fiat - ha detto Margot Cagliero della Fim - si basa su un 'prendere o lasciare'. Noi siamo per il referendum. Alla Fiom, a cui ricordiamo che la cassa integrazione dura da 7 anni, diciamo che deve prendersi le sue responsabilità". "Il tentativo - ha dichiarato Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese - è di fare una vera trattativa, con un vero percorso che coinvolga le Rsu. I lavoratori - ha concluso - sono pronti a impegnarsi, ma senza barattare la propria dignità".


(18 febbraio 2011)

pc quotidiano 19 febbraio - contro la repressione - una denuncia

una denuncia della sezione romana dei Carc
proletari comunisti esprime la sua solidarietà

Denunciamo che il mattino del 15 Dicembre si è tenuta un azione repressiva dal chiaro scopo intimidatorio contro il giovane compagno Francesco della sezione romana del Partito dei CARC.

Alle 7 di mattina DIGOS e Polizia Postale, armi in pugno, hanno fatto irruzione in contemporanea nella sua abitazione romana e nella sua abitazione di Jesi (An). Con il solito fare intimidatorio gli sbirri hanno proceduto a rovistare tra i suoi documenti politici, tra i suoi effetti personali e tra gli effetti dei suoi familiari. Le perquisizioni sono durate diverse ore e sono terminate con il sequestro di un totale di quattro computer e due telefoni cellulari. La motivazione di questa azione repressiva consisterebbe nel fatto che il nostro compagno è indagato dalla Procura di Palermo perché 3 anni fa avrebbe pubblicato su un web-forum le istruzioni per la produzione di fumogeni artigianali: nello specifico gli sbirri imputano al compagno di aver violato le disposizioni dell’articolo 8 del Decreto Pisanu circa il divieto di fornire istruzioni per la produzione e preparazione di armi ed esplosivi.



Affermiamo con forza che è sempre legittimo documentare e informare le masse popolari sui mezzi con cui autodifendersi dalla violenza praticata nelle piazze dai manganellatori della banda Berlusconi. Comunque riteniamo che aldilà delle imputazioni “formali” le perquisizioni a danno del compagno Francesco rispondano soltanto a scopi intimidatori.





Facciamo appello ai comunisti, ai progressisti, ai collettivi studenteschi, a tutte le organizzazioni operaie e popolari e a tutti coloro che si battono contro la repressione per rispondere a questo assurdo procedimento giudiziario

pc quotidiano 19 febbraio - al Cie di restinco - arresti di tunisini

Tre ragazzi tunisini sono stati arrestati a metà pomeriggio dentro al Cie di Restinco, a Brindisi, in seguito ad un tentativo di fuga avvenuto in mattinata.

C’è chi dice che a provare ad evadere siano stati una decina, e chi soltanto in cinque. Quello che è sicuro è che almeno uno di loro è riuscito nell’intento ed ora è finalmente libero, mentre i tre arrestati sono stati picchiati dai soldati che li hanno placcati nella fuga.

Il Cie di Restinco è diventato ultimamente il più turbolento d’Italia con sommosse e fughe continue, tanto che addirittura i sindacati di Polizia ne hanno ripetutamente chiesto la chiusura, «prima che ci scappi il morto». In più, da quando hanno cominciato ad arrivare i tunisini sbarcati a Lampedusa il Centro è strapieno, con gente costretta a dormire per terra, e questo non contribuisce a placare gli animi così come non contribuisce a placare gli animi il fatto che le mura del Centro siano fatte di blocchi di tufo: facili da divellere per aprire varchi e buoni da tirare contro gli inseguitori. La libertà sembra a portata di mano, ed è normale che se ne approfitti.

Per provare a rompere i legami tra i prigionieri e riprendere il controllo della situazione, la settimana passata l’amministrazione ha ordinato il trasferimento di una trentina di reclusi di Restinco verso il Centro di Bari-Palese e di altrettanti reclusi di Bari verso Restinco. Ma i risultati di questa mossa, come dimostrano i fatti di questa mattina, sono ancora nulli.

e ora non ci fermiamo...

venerdì 18 febbraio 2011

pc quotidiano 18 febbraio - L'economia malata del ministro Tremonti scaricata sulle masse popolari

Tutte le chiacchiere dell’“economista” Tremonti sul fatto che l’Italia ha tutto sommato i conti a posto e starebbe meglio di altri paesi, si scontrano costantemente con le analisi e le dichiarazioni di diversi esponenti a livello internazionale e lo stesso quotidiano dei padroni, “Il Sole 24 Ore”, che lo “incoraggia” in alcune pagine, mentre in altre è “impietoso”, pubblicando l’articolo che riportiamo sotto.

Sulle misure “economiche” del governo, tramite Tremonti, a favore della borghesia finanziaria e industriale di questo paese, che si scaricano pesantemente sul proletariato e le masse popolari, torneremo in seguito…

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Piazza Affari sconta l'anemia mediterranea

18 febbraio 2011

Impietosa l'analisi di Société Générale sull'economia italiana: «Al limite della paralisi», titola lo studio, prendendo spunto dall'anemica crescita del Pil nel 4° trimestre (+0,1%) e dal modesto recupero nel 2010 (+1,1%) che relega il nostro Paese tra gli ultimi in Europa, dopo Grecia e Irlanda. Le famiglie italiane vedono erodere il loro potere d'acquisto, le aziende sembrano incapaci di rinnovarsi e, per restare competitive, sanno solo tagliare i costi.

Il risultato è un sistema industriale fatto di attività a basso valore aggiunto e la conseguenza è un «inesorabile declino» della bilancia commerciale negli ultimi 15 anni. L'altra conseguenza, si potrebbe aggiungere, è una borsa che sistematicamente perde terreno rispetto a quelle europee: 27 punti percentuali in meno negli ultimi 5 anni, 28 in 10 anni. Dal 17 febbraio 1998, Piazza Affari ha perso il 20% contro un rialzo del 12% dell'indice Stoxx. (W.R.)

pc quotidiano 18 febbraio - Premio Sciascia a Berlusconi per la giustizia? I tipi alla Scilipoti impazzano...

Quanti Scilipoti ci sono ancora dentro il partito di Di Pietro, Italia dei Valori? I “valori” più ambiti di questo partito, pieno di piccoli borghesi falliti e spesso incarogniti, “assetati di giustizia”, sembrano sempre più quelli della poltrona. E Berlusconi, questo personaggio mediocre e grottesco cui le circostanze della lotta di classe nel nostro paese, per parafrasare Marx (18 Brumaio), gli permettono di fare la parte dell’eroe, per il sindaco Petrotto di Racalmuto come Napoleone III lo era per certi francesi, diventa il tramite per una possibile arrampicata sociale e possibilmente un mezzo per evitare la galera!

Per lo scrittore Sciascia naturalmente questo Petrotto sarebbe stato ancora peggio di un quaquaraquà...

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"Premio Sciascia per la giustizia a Berlusconi".

16 febbraio 2011 12:11

Assegnare il "Premio Leonardo Sciascia per una giustizia giusta" a Silvio Berlusconi: è la proposta del sindaco di Racalmuto (Agrigento) Salvatore Petrotto, eletto con una lista civica sostenuta dal Pd e fino a poco tempo fa coordinatore provinciale agrigentino di Italia dei valori. Petrotto si è messo in contatto con l'ex dipietrista Domenico Scilipoti, per chiedergli di parlare al presidente del consiglio della sua iniziativa e capire se è interessato a ricevere il premio.

La proposta ha suscitato l'immediata reazione dei parenti di Sciascia e della Fondazione che porta il nome dello scrittore e che ha sede a Racalmuto, paese natale dell'autore del "Giorno della civetta". La figlia di Sciascia, Annamaria, secondo quanto riporta 'La Repubblica', spiega che "l'idea non è condivisa dalla nostra famiglia", e il marito aggiunge che "questo tipo di attività non è nei programmi previsti dallo statuto della fondazione", alla quale non è arrivata alcuna proposta formale. "Non m'importa nulla di quel che pensano gli altri - dice Petrotto -. Andrò avanti lo stesso da solo. Più che il giudizio della fondazione, mi preme quello del presidente Berlusconi. Quanto prima andrò a Roma per definire il tutto". "Ho a lungo meditato - scrive il sindaco in un testo nel quale spiega le sue ragioni - sulla lunghissima battaglia per la libertà condotta dal nostro presidente contro ogni forma di potere inquisitorio".

Secondo l'europarlamentare di Idv, Sonia Alfano, "Petrotto, dopo 13 anni da sindaco, ha bisogno di un rilancio politico. Per questo si lancia a capofitto tra le braccia di Berlusconi, ignorando del tutto i principi morali, lo statuto della Fondazione Sciascia e i familiari dello scrittore, ai quali va tutta la mia solidarietà. Spera forse in una candidatura di livello o magari di sfuggire, come il presidente del Consiglio, alla giustizia". "Petrotto - aggiunge - si è già distinto per le numerose indagini della Procura di Agrigento, una dozzina, e di recente ha detto di sentirsi 'perseguitato', in perfetto stile berlusconiano. Il 23 gennaio è stato chiesto il suo rinvio a giudizio per la realizzazione di tre alberghi finanziati dall'Ue e finiti sotto sequestro nel gennaio del 2008. Ecco perché Petrotto si ispira al presidente del consiglio - conclude la Alfano -, hanno evidentemente lo stesso Dna".

Fonte: ansa

pc quotidiano 18 febbraio - l'udienza odierna del processo thyssen a torino

PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 18 FEBBRAIO
(ricevo, e pubblico, per gentile concessione di Elena di Agenda Rossa)

Il presidente esordisce comunicando che uno dei giudici popolari è stato
sostituito. (n.d.r.: speriamo non si ammali più nessuno...)
Inizia l'udienza l'avv. Audisio, che assieme all'avv. Garaventa è uno dei
difensori di Herald Estenhan, Gerald Prigneitz e Marco Pucci.
Esordisce ringraziando tutti a 360° dai giudici togati a quelli popolari,
parla di grande competenza, fermezza, impegno straordinario da parte di
tutti, ringrazia i PM e tutti gli avvocati, le famiglie dei superstiti...
tutti! (n.d.r.: quasi quasi mi aspetto un sorriso anche nella mia direzione
... ''ciccia''! Pazienza!! )
Ribadisce che questo è un dibattito impegnativo per problemi tecnici
complessi e si complimenta con i giudici non togati per lo sforzo che fanno
a seguire un processo simile! (Mah...)
Ricorda che i PM hanno da subito sequestrato della documentazione e che tra
tale documentazione (di proprietà dell'A.D.) vi era la famosa mail di
autorizzazione a fare investimenti a Torino ma che da investimenti ''for
Turin'', erano stati declassati ad investimenti ''from Turin'', (I PM sotto
intendevano quindi che le migliorie in termini di sicurezza sarebbero state
fatte a Terni) Ribadisce che secondo i PM pensare ad una cosa simile come
''ipotesi dolosa'' non ha nessuna attinenza con quanto si sta dibattendo!
(n.d.r. Mah...)
Accusa il Pubblico Ministero di correre troppo e di non soffermarsi il
necessario sulle prove acquisite per aver il tempo di riflettere... poi però
si lamenta del fatto che i PM hanno impiegato 11 udienze per spiegare i
fatti. (n.d.r.: adesso è troppo il tempo ... mah...)
Ricorda che a lui spetta la sintesi di quanto l'avv. Garaventa ha esposto
nell'udienza precedente.
La sintesi consiste in alcuni punti ...
1. Chiusura stabilimento di Torino
2. Imputazione penale dell'A.D. e le deleghe di responsabilità
3. Dinamica dell'incendio
4. Definizione rischio elevato
5. Industria a rischio - analisi
6. mancanza del certificato anti incendio VVFF
7. necessità di dotare la linea di dispositivo automatico di spegnimento
incendio
8. certificazioni ASL
9. Board's director - responsabilità
Ce ne sono 12 in realtà ma due non li ho capiti...
Tra le carte sequestrate dai PM da cui la famosa mail legata agli
investimenti da effettuare (n.d.r. che invece di farli a Torino si sarebbero
fatti a Terni - in quanto inutile fare spese per una linea destinata ad
andarsene nel giro di pochissimo tempo) ''from Turin'' non sono state tutte
tradotte! Sostiene che la difesa non disponesse di tutte le carte ma solo di
quelle tradotte. (n.d.r.: anche quelle usate dai PM erano solo quelle
tradotte) Continua dicendo che quando hanno chiesto di farle tradurre tutte,
la Corte ha ribadito che non erano inerenti alla causa ... (n.d.r.: costano
le traduzioni giurate!) Continua dicendo che: ''Se così è noi non riteniamo
sufficienti le traduzioni che ci hanno dato... quindi le rigettiamo''!
(n.d.r.: per cui la mail ''from Turin'' Ciccia'')!
Parla poi della crisi del mercato dell'acciaio a livello mondiale...
l'aumento delle materie prime ... lo sforzo che le aziende fanno... la
competitività del mercato...
Thyssen è stata ''forzata'' dato la situazione di ''riorganizzare'' la
propria struttura ... non è che si volesse chiudere Torino ... si voleva
competitività a Terni! La necessità della competizione... non poteva fare
diversamente... bla... bla... bla... (n.d.r.: cosa vorrà dire esattamente
secondo voi?)
La Thyssen aveva proposto ad alcuni dipendenti (non prossimi alla pensione)
di trasferirsi a Terni - li avrebbe assunti con contratto a termine.
All'azienda sarebbe stato più facile chiudere immediatamente invece che dare
ancora 15 mesi affinchè gli operai si trovassero un altro lavoro... (n.d.r.
Che bontà d'animo!)
Parlando di Herald Hestenhan l'amministratore Delegato ricorda che è stato
indicato dai PM come il datore di lavoro!
Qui inizia a snocciolare sentenze della Corte di Cassazione che dimostrano
tutte tutto o il contrario di tutto... alcune che dicono che si può
considerare datore di lavoro chi ha autonomia di spesa... alcune con una
autonomia alta, altre con una autonomia bassa, altre con firma unica, altre
con firma congiunta...
Parla della norma salva manager - dice che il datore di lavoro è colpevole
quando non ha vigilato sulla sicurezza dei dipendenti. Come dire che non
vigilava ... se aveva addirittura delegato due persone affinchè vigilassero?
(Si riferisce a Salerno e Morone...)
Dice che Estenhan era A.D. sia a Terni che a Torino ma che Salerno era il
Direttore di Stabilimento con delega.
Ricorda che chi delega non è obbligato a monitorare sul delegato in quanto
non può ingerire sulle attività minute ...
Dice che Salerno poteva firmare congiuntamente con il rag. Derrico (n.d.r.:
mi pare di aver capito questo nome...) fino ad un importo di 500 mila euro!
Continua dicendo che Estenhan aveva delegato sia Salerno che Morone e che
quindi il suo unico obbligo era la vigilanza!
E qui ricorda che quando l'A.D. arrivava lo sapevano tutti molto tempo
prima... quindi ''lavoravano come dei matti'' per pulire lo stabilimento
affinchè tutto risultasse perfetto. Quindi questo pover'uomo era convinto
che tutto fosse perfetto! (n.d.r.: questo è il succo del discorso... lui ha
usato altre parole e ci ha messo circa 50 minuti solo per estrinsecare il
concetto - mentre parlava mi è venuta in mente la frase : ''L'innocenza del
Potere''!)
Altra chicca che ci regala è la richiesta che Pignalosa, fa ad Estenhan, in
una delle sue ultime visite, e che riguarda le magliette con il logo
Thyssen anche per loro e non solo per gli operai Tedeschi o di Terni... al
che l'A.D. rivolgendosi a Salerno gli dice di provvedere!
(n.d.r.: questa ''malignità'' è stata proprio gratuita al Signor
Pignalosa... un solare signore Napoletano... perchè dentro questa frase ci
sono cose come: ''Ma se avevate qualche problema serio avreste potuto dirlo
invece di parlare delle magliette... '' Evidentemente l'Avv. Audisio non ha
mai fatto l'operaio e non ha mai subito l'ispezione dell'A.D. tra le linee
... eh eh eh)
Audisio conclude chiedendosi se una persona così bene disposta avrebbe mai
voluto la morte di 7 persone?
Dinamica incendio
Dice di voler parlare dei fatti/comportamenti e non di colpa di qualcuno...
e inizia subito contestando la dichiarazione di Buccuzzi riguardante la
fotocellula difettosa.
La fotocellula era montata su una staffa storta... per questo motivo non
veniva letta correttamente e quindi bisognava ''imboccare'' i coil a mano.
Una cosa che si poteva fare ma che era molto faticosa soprattutto con ranghi
di personale ridotti o inesperti! La segnalazione dell'anomalia era stata
fatta ma la manutenzione non aveva provveduto alla riparazione. (n.d.r.:
manutenzione ridotta all'osso) Verrà decisa una riparazione provvisoria per
poter caricare i coils in culla in modo automatico, verrà posizionato un
finto catarinfrangente solo per poter caricare il coil in automatico e poi
tolto... a fine carico in culla. Ma non si capisce bene chi abbia fatto
cosa... Fatto sta che la notte dell'incendio il rotolo sul nastro è
completamente disassato il che ha portato lo sfregamento sulla carenatura
metallica.
Probabilmente la squadra uscente ha messo il catarinfrangente e ha proceduto
in manuale - non è stato tolto dal turno successivo perchè nessuno ha detto
al turno successivo tale problema...
Quella sera Pignalosa e Boccuzzi si erano incontrati per un discorso
sindacale... nel frattempo la linea era ferma per rimozione carta...
Si chiede ma che colpa ne aveva Estenhan di tutto ciò? Avrebbero dovuto
controllare le persone delegate... che colpa ne ha lui?
(n.d.r.: anche qui scarica barile - Estenhan dà la colpa a Salerno!)
Mah... Siamo solo al punto 3 e sono le 14.30! L'udienza si riaggiorna al 22
febbraio.Torino, 18 febbraio 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino



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pc quotidiano 18 febbraio - Fiat Polonia, sabotaggio nella fabbrica di Tychy

Tratto da Il manifesto 16.2.11

di Mauro Caterina

Tychy, sabotaggio nella fabbrica-gioiello del Lingotto

Vetture danneggiate, i sindacati si dissociano ma i bassi salari fanno crescere la tensione

Bocche cucite allo stabilimento Fiat di Tychy. È da poco finito il primo turno, dai cancelli escono gli operai ma hanno poca voglia di parlare e appena salta all'orecchio la parola «sabotaggio» fuggono con un laconico nie wiem, non lo so. Il sabotaggio però c'è stato, durante la notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana. Secondo una nota ufficiosa di Fiat Auto Poland, sarebbero 60 le auto distrutte ma i dati del personale di sorveglianza parlano di 200-300 vetture danneggiate con graffi e ammaccature sulla carrozzeria. Boguslaw Cieslar, portavoce della Fiat in Polonia, nega che ci siano stati sabotaggi. L'ufficio stampa di Torino conferma le parole di Cieslar.

A prescindere dalla versione più o meno ufficiale dei fatti, l'intera faccenda ha messo in allarme la dirigenza e soprattutto i lavoratori, che adesso temono possibili ritorsioni aziendali. «In 35 anni di lavoro non ho mai visto una cosa simile», si sfoga un operaio che ci chiede l'anonimato. «Quello che è successo non mi piace affatto - continua - perché a pagarne le conseguenze siamo sempre noi operai, ma c'è un grande malessere in fabbrica e questi sono i risultati. Ci spremono come i limoni, sempre sotto il ricatto del licenziamento. Dove sta la nostra dignità? Chiunque sia stato doveva essere alla disperazione e lo capisco». Da tempo i 6300 operai di Tychy chiedono un aumento in busta paga. Lo stipendio lordo negli stabilimenti di Tychy e Biesko Biala (dove vengono assemblati i motori) varia da un minimo di 530 euro per i neoassunti fino a un massimo di 920 euro. Gente che lavora anche 48 ore a settimana nella catena di montaggio, su 3 turni, senza fiatare e con la speranza di veder mantenute le promesse fatte dalla Fiat sugli aumenti salariali. Ad oggi quelle promesse sono rimaste tali, anzi, il gruppo torinese ha tagliato pure i bonus di produttività negli ultimi due mesi di produzione. «È una situazione insostenibile - conferma Wanda Skrosic, sindacalista di Solidarnosc - noi come sindacato ci dissociamo dagli atti di sabotaggio, non è così che si risolvono i problemi, ma dico anche che la Fiat non può far finta di niente ed è ora che venga incontro alle nostre richieste». I sindacati chiedono un aumento in busta paga di 216 euro e sono pronti anche allo sciopero per ottenerlo. Dunque, il gioiellino produttivo del Lingotto osannato da Marchionne e preso ad esempio per la ristrutturazione di Pomigliano e Mirafiori fa i «capricci». Tychy non ci sta alla politica dei bassi salari e si è messa di traverso. Con il sabotaggio di venerdì gli operai polacchi hanno voluto inviare un messaggio a Torino.

In fabbrica è iniziata la caccia ai sabotatori. La dirigenza sta visionando i video delle telecamere di sicurezza per scovare i colpevoli. Un'altra patata bollente per l'a.d. della Fiat col cuore a Torino, la testa a Detroit e da oggi anche con le orecchie alla Polonia.


pc quotidiano 18 febbraio - Fincantieri, operai della Liguria in lotta

OPERAI LIGURI DELLA FINCANTIERI IN LOTTA


Sembra proprio di assistere allo stesso copione: come già l'infame extracomunitario canadese ad della Fiat, anche il suo omologo di Fincantieri - Giuseppe Bono - sta mettendo in pratica il percorso che porterà, presumibilmente, alla cancellazione del ccnl per i dipendenti del gruppo ed al tentativo, da parte dell'azienda, di ridurli in schiavitù.
La tattica è sempre la stessa, quella provata dallo schifoso nordamericano: annunciare la chiusura di un sito, in questo caso Riva Trigoso, per a parole rilanciarne un altro, quello di Genova Sestri Ponente.
Memore delle proteste degli operai Fiat, i responsabili del gruppo delle costruzioni navali stanno andando più cauti, cercando - sempre con l'aiuto dei sindacati collaborazionisti (in questo caso Fit-Cisl e Uiltrasporti) e del governo reazionario, rappresentato dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani - di indorare il più possibile la pillola, annunciando che nulla è ancora deciso.
Gli operai non ci stanno ad essere trattati alla stregua di quelli della Fiat, messi gli uni contro gli altri per poi tagliare i diritti a tutti, ed alle dichiarazioni della proprietà rispondono chiedendo chiarezza: lo fanno organizzando fermate come quella di giovedì 17 febbraio quando più di mille lavoratori hanno bloccato la strada statale Aurelia, ricevendo anche la solidarietà dei compagni di lavoro genovesi.
Da segnalare, infine, la giusta e sacrosanta contestazione al sindacalista della collaborazionista Fit-Cisl, Omar Di Tullio: nessuno degli esponenti di quel branco di venduti al padrone che è il sindacato cattolico deve poter parlare liberamente.

Genova, 18 febbraio 2011


Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova

pc quotidiano 18 febbraio - INDIA, il governo tratta con i maoisti per il rilascio di un suo funzionario


Lo stato dell’Orissa in India ferma l’offensiva contro i maoisti

I maoisti mercoledì scorso hanno rapito un alto funzionario del governo e hanno fatto sapere che in cambio del suo rilascio vogliono: lo stop alle operazioni di rastrellamento indiscriminato come parte dell’Operazione “Green Hunt” in tutta la zona che colpisce le popolazioni locali; la liberazione di 700 prigionieri rinchiusi nelle carceri del paese e la chiusura dei campi della polizia di confine.

Il funzionario rapito (insieme ad un suo aiutante) Vineel Krishna, è un esattore del governo, 30 anni, è laureato presso l’Indian Institute of Technology. È stato nominato a capo del distretto di Malkangiri 16 mesi fa. Si tratta di uno di quei giovani molto attivi, con uno degli stipendi più alti del paese, che lavora sul posto, e che il governo cerca di sfruttare per conquistarsi le simpatie delle popolazioni locali. E infatti quando è stato rapito era sul campo a verificare direttamente il corso di alcuni lavori…

Il governo ha chiesto immediatamente di trattare e ha invitato un esponente di una organizzazione non governativa Swami Agnivesh a fare da intermediario per il rilascio del funzionario.

Agnivesh si è messo subito all’opera e ha ottenuto una estensione del termine per la trattativa; la scorsa settimana aveva negoziato il rilascio di cinque poliziotti del Chhattisgarh rapiti dai maoisti. Dopo ha chiesto un appuntamento al Primo Ministro Manmohan Singh, perché ''Il governo sta trattando ogni incidente su una base ad hoc. E ciò non aiuta. Il Centro dovrebbe avere una politica attiva per affrontare tali situazioni''.

Malkangiri è secondo il governo tra i distretti più dominati dai maoisti. Per fronteggiare questa “minaccia” il governo centrale ha scatenato circa 100.000 soldati in cinque stati - Bengala Occidentale, Jharkhand, Bihar, Chhattisgarh e Orissa.

Ma il senso di impotenza del governo travolto dagli scandali di corruzione (con lo stesso presidente Manmohan Singh messo sotto pressione e costretto a difendersi dalle accuse) è evidente da queste parole di un altro funzionario che alla domanda come mai l’ingegnere non era accompagnato dai militari risponde: "Stiamo meglio senza di sicurezza. In ogni caso, la polizia qui è inefficace. La polizia ha un posto nel villaggio Badapada…, ma se i maoisti avessero deciso di rapire noi direttamente dal campo, la polizia non avrebbe fatto niente."

da diverse fonti di stampa online

giovedì 17 febbraio 2011

pc quotidiano 17 febbraio - al processo Thyssen .. La difesa chiede assoluzioni perchè il ''fatto non sussiste'' e il ''fatto non costituisce reato

-----PROCESO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 15 FEBBRAIO
La difesa chiede assoluzioni perchè il ''fatto non sussiste'' e perchè il ''fatto non costituisce reato''!
All'arrivo al Tribunale stamattina un gruppo di Carabinieri in assetto anti sommossa... mi sono stupita... di solito non c'è nessuno. Mah...
Ore 9,30 - apre l'udienza l'avvocato Anglesio che continua la difesa dei suoi clienti, iniziata nella 19° udienza: Salerno, Cafueri e Moroni, tutti rinviati a giudizio per omicidio colposo con colpa cosciente dal GUP Francesco Gianfrotta.
Sostiene che nessuno poteva prevedere lo ''sfilamento'' causato dall'incendio, di uno dei manicotti di gomma idraulici in cui scorreva olio a 140 atmosfere, che è esploso causando il tragico flash fire... (io seguo questo processo dall'inizio, onestamente pur essendo solo una mammacasalinga, lo avrei previsto...) Questa è la versione della difesa, comunque, i PM sostengono invece che i manicotti erano fessurati ed in cattive condizioni, tant'è che gli operai li aggiustavano con il nastro isolante! Altro che sfilamento!
Anglesio continua nella tesi che la pulizia era fatta la manutenzione pure, la sorveglianza doveva essere fatta dagli operai! (Sono morti quindi a chi lo chiediamo se stavano sorvegliando oppure no? )
Parla delle valutazioni di rischio che erano state fatte correttamente e che Salerno spediva lettere al personale affinchè facesse i dovuti controlli di sicurezza... (n.d.r.: quindi ci teneva tanto al funzionamento del tutto!






Ricorda che i VVFF avevano segnalato delle anomalie e che l'azienda si stava adeguando... dice che il Comitato Tecnico Regionale non aveva riscontrato problemi durante le ispezioni ma che aveva raccomandato per la linea 5 interventi di sicurezza manuali. (Esempio: usare gli estintori o fermare la linea) Sostiene che dato l' ''evento'' (n.d.r.: sapete che Anglesio continua a chiamare la tragedia ''evento'') anomalo, cioè che il tubo di gomma che, secondo la difesa si è sfilato con il calore, ha sparato nell'aria olio infiammabile a 140 atmosfere... su un fuoco già attivo...) Un evento di tale portata non era prevedibile... quindi ammesso e non concesso che non si fossero rispettate delle norme... cosa sarebbe cambiato? Nulla! (n.d.r.. ?????)
Salerno (direttore responsabile dello Stabilimento) si preoccupava sempre che ci fosse del personale con esperienza sulla linea, infatti Rocco Marzo era stato assegnato alla linea 5 la sera prima, aveva esperienza MA non di quella linea. Obbligava a fare un turno dietro l'altro gli operai con esperienza, perchè non voleva che ragazzi senza esperienza appunto restassero soli! (n.d.r.: il che la dice lunga sulla sicurezza di quel genere di lavoro...) Sostiene che Salerno aveva fatto quanto previsto dalla normativa... insomma Salerno faceva tutto il possibile per far si che le cose funzionassero... quindi cosa vogliamo da lui? Non è colpa sua...
Per quanto concerne Cafueri ricorda che era solo un impiegato con funzioni di Quadro e che la sua responsabilità era l'organizzazione della pulizia e della sicurezza.
Cafueri prendeva le idee dalla rivista ''Dossier Ambiente'' (Sic) e si comportava di conseguenza... lui cercava di organizzare al meglio la gestione della sicurezza ma non era sua responsabilità se poi quest'ultima non veniva rispettata! Ricorda che c'era un Comitato di sicurezza degli operai, erano stati chiamati a dare contributi in termini di idee e miglioramenti ... nessuno si era mai lamentato... a volte il personale non si presentava nemmeno nelle riunioni (n.d.r.: riunioni fatte nell'orario del ''Quadro'' e non nell'orario dei ''turni'' degli operai... magari dopo un paio di turni di fila ... che non avessero avuto la voglia di partecipare ? ) Ricorda che tutti avevano l'attestato di partecipazione al corso di sicurezza dei Vigili del Fuoco! (n.d.r.: io possiedo il brevetto di radiotelegrafista per imbarcazioni da diporto entro i 50 metri! Prego Iddio di non doverlo MAI usare in caso di necessità!).
Cafueri poi raccomandava di non fare mai gli eroi e di non esporsi a rischi inutili! Si raccomandava di tenere le linee pulite da olio e carta... aveva fatto spostare la saldatrice per motivi di sicurezza... in fondo ma che colpa ne ha?
Anche Cafueri non c'entra nulla! Colpa degli operai anche qui? Mah...
Ing. Moroni - dirigente - responsabile dell'Ufficio tecnico. Doveva dare le specifiche tecniche alle ditte appaltatrici che facevano i lavori... Non erano emerse le necessità di montare impianti di spegnimento a pioggia ma solo di sostituire i coperchi di ''plastica'' contenenti gli acidi necessari alla lavorazione...
Anglesio fa tutto un discorso sulle date di attuazione delle modifiche da apportare e sostiene che le modifiche importanti erano state previste non per la linea attuale a Torino ma solo quando quest'ultima sarebbe stata a terni. Quindi qui non si doveva rispettare nulla... e di conseguenza non c'è omissione di nulla!
Parla dei ''boccioni di co2'' presenti appesi su altre linee in altri stabilimenti Thyssen, che hanno un sensore al calore... e che spargono automaticamente il co2 sul principio di incendio ... e dice che erroneamente i PM li hanno considerati come una sorta di impianto a pioggia e che hanno pensato potessero essere utili anche a Torino! (n.d.r.: non sarà stato un impianto a pioggia ma se ci fosse stato l'inizio incendio sarebbe stato spento...). Ricapitolando nessuno ha omesso nulla! Quindi non ci sono resposnabili.
Conclude dicendo che: per Moroni , per cui i PM avevano chiesto 9 anni, chiee il proscioglimento in quanto il fatto NON sussiste... per gli altri due, a cui i PM avevano chiesto 13anni e 6 mesi il proscioglimento in quanto il fatto non costituisce reato!
Colpa di chi? Mah... (anche qui si scarica la colpa sui Vigili del Fuoco... sull'ASL ... sulle Assicurazioni... sulle ditte appaltatrici... sugli operai disattenti...
Segue l'Avvocato Andrea Garaventa in qualità di difensore di Herald Estenhan, Gerald Prigneitz e Marco Pucci. Esordisce lamentandosi della faziosità politica di questo processo... troppa attenzione mediatica negativa... difficile il loro lavoro di difensori... la serenità dei giudici è compromessa... (come se i giudici vivessero su un altro pianeta! ) Sotto intende che anche nello stesso tribunale la situazione è anomala e mi guarda... mi sento un pò in colpa con i miei cartelli appesi... ma cribbio sono solo una del pubblico, sono una mamma! Soprattutto sono scocciata che in questo paese non si punisca mai la classe dirigente ma sempre e solo i disgraziati! Abbiamo le carceri piene di extracomunitari e drogati! Ma ci sarà bene un motivo no? Saranno mica loro che non rispettano le norme di sicurezza su lavoro delle multinazionali dell'acciaio? Grrrrr
Insiste sul fatto che questo è un processo politico... e si augura che i giudici se ne rendano conto! (n.d.r.: Sono felice di avere i miei cartelli appesi con su scritto: ''LA VITA DEI NOSTRI FIGLI VALEVA PIU' DEI LORO PROFITTI'').
Continua ''mielosamente'' dicendo che la Thyssen aveva a cuore i suoi operai e che aveva organizzato un piano di assunzioni di tutti coloro che si sarebbero spostati a Terni e li avrebbe anche assunti regolarmente. Dice che aveva anche tutto l'interesse a mantenere in buono stato le linee, visto che sarebbero dovute essere portate altrove.
Dice alla Corte che ''dovrà'' porre rimedio agli innumerevoli errori fatti dai PM nella descrizione dei fatti. Fa l'esempio dei pulsanti di emergenza (n.d.r.: nella linea 5 non erano a norma ed erano protetti da una ghiera metallica che metteva in difficoltà sia l'identificazione che l'utilizzo!) In pratica dice di non ''menarla per le lunghe'' in quanto anche lui, nella sua vita, di pulsanti di emergenza ne ha visti di tutti i tipi e fa l'esempio di quello dell'ascensore... che è incassato (l'unico che secondo me ha visto nella sua vita! ) e sostiene che in caso di necessità il pulsante si trova e si usa! :-((((
Parla di Ipertrofia accusatoria nei confronti di Estenhan... che i PM ''colorano'' troppo i danni (n.d.r.: 7 morti!!) e che invece dovrebbero ringraziare il fatto che la Thyssen si è subito attivata per risarcire le famiglie delle vittime! (n.d.r.: si dimentica di dire che Thyssen risarcisce solo se rinunciano a costituirsi parte civile!)
Insiste parlando di soldi e che la Thyssen non si tira indietro per aiutare le famiglie ... (la mamma di Santino piange in silenzio... mi fa una pena enorme, vorrei abbracciarla!)
Ricorda che l'executive board non era responsabile ma che solo l'A.d. aveva delega a firma singola.
Ricorda inoltre che in fondo se i VVFF avessero ''ipotizzato'' una situazione di pericolo ... avendoli così vicini a loro ... si sarebbero attivati meglio... insiste sul fatto che l'unica cosa che si era deciso di fare era la sostituzione dei coperchi di plastica sulle vasche piene di acido per la lavorazione dell'acciaio (n.d.r.: brrrr pensare alla plastica che copre acidi infiammabili mi viene la pelle d'oca...io avrei messo l'impianto a pioggia dappertutto in un posto simile!)
Insiste sul fatto che lettere e circolari venivano costantemente mandate in giro dalla direzione affinchè il personale si attenesse alle regole... cioè pulisse, controllasse, aggiustasse ... (n.d.r. : insomma ci pensassero un pò sti operai... in fondo i dirigenti erano più che impegnati a scrivere lettere... per dimostrare quanto ci tenevano!)
Per quanto riguarda gli estintori liquida la faccenda dicendo che una azienda appaltatrice era preposta al riempimento/controllo/sicurezza degli stessi ... quindi l'azienda ... non c'entrava nulla!
(n.d.r.: trovo che gli appalti siano un ottimo ''scarica barile'' e voi?)
Continua dicendo che è impossibile da dimostrare che qualcuno si immaginasse che si sviluppasse un incendio di quelle proporzioni... poi l'azienda ci teneva tantissimo alla salvaguardia delle linee... visto che dovevano andare a ''lavorare'' a Terni!
Alla luce di tutto ciò... rivolgendosi con occhio da ''triglia'' alla corte chiede: ''Ma secondo voi... si può accusare uno come Estenhan di omicidio volontario con dolo eventuale''?
(n.d.r. Non è nemmeno colpa dell'Amministratore/Delegato/Propietario! Chissà se riescono a dare la colpa ad un extracomunitario cha passava da quelle parti per sbaglio?)
L'Avv. Garaventa conclude dicendo che la prossima udienza l'avv. Audisio specificherà tecnicamente le motivazioni di innocenza dei loro clienti!
Ore 14.30 l'udienza è tolta e si riaggiorna a Venerdì 18 febbraio!

Torino, 17 febbraio 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc quotidiano 17 febbraio - una giusta pratica -volantino in bengalese per lo sciopero alla fincantieri di marghera

pc quotidiano 17 febbraio - Cosenza.. fascisti protetti..antifascisti denunciati

Rimaniamo esterrefatti dalla vicenda del nostro compagno, amico, fratello denunciato perchè sostenitore del carattere antifascista della città di Cosenza.

In realtà compendiamo molto bene i motivi che fanno si che alcuni in una piazza vengano denunciati e altri meno. Il tentativo è sempre lo stesso: dividere per imperare, separare i buoni dai cattivi.

Eppure a novembre, contro il fascimo, contro i fascismi camuffati o dichiarati, c'era tanta Cosenza, c'era l'antifascismo urbano in quella piazza ma solo uno è stato colpito.

Esprimiamo piena solidarità al compagno e diciamo, con forza, che la città di Cosenza è antifascista, perchè essere antifascisti significa riconoscersi nei principi fondanti dell'umanità, dell'eguaglianza sociale, dei diritti umani.

Chi é fascista o chi applaude ai fascisti, prendendo parte alle loro iniziative (sindaco Perugini) e chi difende la loro presenza, barricando la casa di tutti i cittadini, merita tutto il disprezzo del nostro essere donne e uomini liberi di questa città.

Non lasciamo e non lasceremo solo il nostro compagno!

collettivo Louise Michel

pc quotidiano 17 febbraio - carceri assassine.. ancora due morti

Giustizia: due detenuti suicidi e due morti per “cause naturali” in un solo giornoi

Ansa, 15 febbraio 2011

Due suicidi in un solo giorno - uno nel carcere laziale di Velletri e l’altro in quello calabrese di Castrovillari - fanno salire a nove il drammatico bilancio dei detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio del 2011.

Senza contare - fanno notare in coro i sindacati penitenziari Sappe, Osapp e Uil - Pa - il centinaio di tentati suicidi sventati dagli agenti dei “baschi azzurri”. Ma la giornata nelle sovraffollate carceri italiane (circa 67.500 detenuti per 43mila posti regolamentari) è stata nera anche sul fronte dei decessi per cause naturali, con un morto per infarto a Chieti e un collaboratore di giustizia colto da malore mentre faceva attività fisica nel penitenziario di Sanremo.
Il trend dei suicidi al momento resta in linea con quello del 2010, quando a togliersi la vita furono 66 detenuti. A deciderla di farla finita, oggi, è stato un 37enne romano, arrestato per ricettazione, in attesa di giudizio a Velletri: si è impiccato alle sbarre della cella con lenzuola annodate. Ha invece usato i lacci delle scarpe l’altro detenuto suicida, un romeno in carcere a Castrovillari.
In entrambi i casi gli operatori del settore puntano il dito contro il sovraffollamento: nel penitenziario calabrese - fa notare il Sappe - i detenuti hanno raggiunto punte di 300, a fronte di una capienza di circa 150 posti, mentre un solo psicologo può prestare loro assistenza. A Velletri, invece, il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni denuncia uno sforamento della capienza regolamentare (208 detenuti) di altre 166 unità, seppure un nuovo padiglione da 200 posti sia pronto ma rimanga chiuso per gravi carenze di organico di polizia penitenziaria.
Fallimentare, secondo i sindacati, la legge svuota-carceri in vigore dalla fine del 2010 per consentire ai condannati con una pena residua non superiore ad un anno di andare in detenzione domiciliare: sono meno di mille i detenuti che ad oggi sono andati ai domiciliari - sottolinea Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe - un numero molto esiguo se paragonato ai mille in più che ogni mese entrano nelle carceri.
Anche Leo Beneduci, segretario dell’Osapp, rileva che nonostante gli effetti della svuota-carceri la capienza delle carceri ha sforato qualsiasi tetto consentito in molte regioni: si passa da un +7,5% dei detenuti oltre il limite tollerabile in Emilia Romagna, a un +8,6% in Lombardia e a un 9% in Calabria, per arrivare alla percentuale più alta del 14.6% in Puglia, mentre la nuova emergenza umanitaria della Tunisia rischia di devastare completamente l’assai scarsa funzionalità penitenziaria.
Nonostante questo quadro desolante di sovraffollamento e morti in carcere, chi è preposto a gestire il sistema penitenziario italiano - conclude Eugenio Sarno della Uil-Pa - si contraddistingue per indifferenza, distanza e insensibilità

pc quotidiano 17 febbraio - da Forlì.. serve una mobilitazione regionale antifascista

proletari comunisti ravenna condivide pienamente l'esigenza espressa dai compagni di forlì
fissaimo una assemblea a forlì -decidiamo una data !

.s.a.f.
e-mail:
csaf@live,it
dopo la manifestazione di domenica in piazza con camerati in borghese a ricordare le foibe e camerati in divisa a proteggerli Forlì è diventata ieri teatro di un'altra infame azione fascista.
un ventiduenne omosessuale di forlimpopoli ha subito un agguato fuori dalla palestra che frequenta da parte di due giovani con il volto coperto vestiti come tipici fasci stile anni 70, con tanto di ray-ban e stivaletto a punta. dopo averlo chiamato per nome le carogne prima l'hanno colpito al volto e poi, vigliaccamente colpito a calci fino ad incrinarli 4 costole e rompergli una caviglia.
è intollerabile come questa città sia stata presa di mira negli ultimi tempi da parte dei fascisti sostenitori di casa puond o meno. forse casa puond et similia vogliono avere uno spazio in romagna o forse (ancor peggio) avendo visto le reazioni di città come Bologna, hanno cambiato obiettivo puntando ad una cittadina periferica come Forlì (per giunta vicina al loro santuario preferito, predappio).

urge una mobilitazione antifascista regionale per mostrare che non solo i forlivesi sono pronti a difendere la loro città, ma anche che i compagni della zona sono al nostro fianco.

un antifascista forlivese

pc quotidiano 17 febbraio - manifestazioni contro il CIE a Torino

manifestazione sotto il CIE
provincia di torino | migrazioni e antirazzismo | notizie mercoled� 16 febbraio, 2011 23:05 by Claudio Baglioni

in serata una trentina di solidali ha portato solidarietà ai reclusi del CIE di corso Brunelleschi reduci da tre giorni di sciopero della fame unitario

con tamburi ferri petardi slogan striscioni è stato fatto un mini-corteo intorno al muro del CIE, confinato sul marciapiede e tenuto sotto stretto controllo da un cospicuo numero di celerini carabinieri e digos, evidentemente preoccupati che la situazione non si allargasse troppo

in via Mazzarello un compagno è stato issato sul muro di cinta dove ha acceso una torcia visibile dalle sezioni viola e gialla del centro

questa iniziativa ha ulteriormente innervosito la polizia che ha imposto il ritorno indietro del corteo circondandolo e bloccando lei stessa una carreggiata di via Monginevro coi suoi mezzi

nei CIE e fuori la lotta continua; tra le varie gesta al di là e al di qua del Mediterraneo, un particolare applauso va al gruppo di migranti che a Lampedusa stanotte a quanto pare ha occupato la villa di Claudio Baglioni svuotandone la cantina

la vita è adesso

pc quotidiano 17 febbraio - continua l'offensiva del fascismo padronale fiat alla Sevel

Marchionne: sindacati incomprensibili
Attacco frontale sulla Sevel. . «L'atteggiamento dei sindacati alla Sevel è del tutto incomprensibile». Lo ha detto l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, nel corso dell'audizione di ieri alla Camera dei deputati sui programmi futuri del gruppo automobilistico in Italia.

Il manager di origini abruzzesi (è nato a Chieti e poi emigrato in Canada, a 14 anni, con la famiglia) è stato duro nel giudizio sulle organizzazioni sindacali e ha spiegato i motivi della sua irritazione.

«La scorsa settimana», ha esordito, «abbiamo chiesto di applicare nello stabilimento della Sevel un accordo firmato nel 1985 da tutti i sindacati, Fiom compresa, che prevede sette sabati di straordinario, cioè due in più rispetto a quelli da contratto».

«Lo abbiamo fatto», ha aggiunto Sergio Marchionne, «per sfruttare la ripresa del mercato dei veicoli commerciali leggeri, che si sta finalmente manifestando dopo due anni di profonda sofferenza. In più abbiamo previsto di assumere 150 persone e di trasferire temporaneamente in Sevel altri 150 lavoratori attualmente in cassa integrazione dello stabilimento ex-Bertone. «A fronte di tutto questo, un solo sindacato ha firmato l'intesa (la Fismic ndc)».

«Quello che è successo in Sevel, è l'ennesimo esempio di un sistema bloccato, che rifiuta di seguire i ritmi del mercato e rifiuta di assumere le proprie responsabilità», ha concluso l'amministratore delegato della Fiat, che assieme alla francese Psa è proprietaria dello stabilimento di Atessa dove si producono i furgoni.

Parole pesanti che hanno subito suscitato reazioni e polemiche fra i sindacati.

«Marchionne si contraddice», ha detto Domenico Bologna, segretario della Fim-Cisl di Chieti. E' lui stesso a riconoscere che si tratta di vecchi accordi, per i quali quindi non c'era ragione di firmare una clausola che ci impegnava a non scioperare. Noi la responsabilità ce la siamo presi e continueremo a prendercela perché in passato non abbiamo scioperato e non lo faremo nemmeno adesso».

Stesso tenore nei commenti della Uilm- Uil. «Quelle di Marchionne sono affermazioni inaccettabili», ha commentato Nicola Manzi, segretario del sindacato in provincia di Chieti. «Se guarda al passato di Sevel si accorgerà che la Uilm ha sempre rispettato gli accordi e siccome gli straordinari richiesti fanno parte di norme contrattuali vigenti, continueremo a rispettarle».

Dura la Fiom. «Apprendiamo da Marchionne che in Sevel c'è un'intesa», ha detto Marco Di Rocco, segretario delle tute blu della Cgil di Chieti. «Non è così perché solo tre delegati su 45 hanno firmato quel verbale, dunque una minoranza. Ma se per Fiat vale lo stesso, allora è un accordo che va combattuto e invitiamo le altre sigle ad unirsi a noi nella battaglia. Ribadiamo che vogliamo costruire intese per gestire la crescita di Sevel, non firmare un testo che contiene deroghe e clausole presenti negli accordi di Pomigliano e Mirafiori».

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pc quotidiano 17 febbraio - sindacalisti e patronati..sciacallaggio sugli infortuni

una inchiesta che i lavoratori autorganizzati devono trasformare in esposto in ogni città perchè pensiamo che sia una pratica diffusa



.Infortuni, due patronati nei guai
Pratiche contro l'Inail trattate anche all'insaputa degli assistiti
CHIETI Venivano a sapere di incidenti sul lavoro da una «talpa» in ospedale. Prendevano contatto con gli infortunati offrendosi di curare la pratica presso l'Inail. Due patronati, Enas e Labor di Chieti, sono stati rinviati a giudizio. Le accuse sono di violazione della legge sulla privacy, nella parte relativa al trattamento illecito dei dati personali. L'Enas inoltre dovrà rispondere davanti al giudice monocratico anche di truffa aggravata ai danni del ministero del lavoro. L'indagine, diretta dalla sostituto procuratore Marika Ponziani che giorni fa ha firmato il decreto di citazione a giudizio, porta la firma dei carabinieri della polizia giudiziaria della procura, coordinati dal luogotenente Bruno D'Antonio. Gli investigatori dopo aver ricevuto alcune segnalazioni in ufficio hanno avviato le indagini. I militari sono partiti dal caso di una donna che nel 2009 aveva avuto un incidente in auto mentre si recava al lavoro. Sette giorni la prognosi avuta dai medici del pronto soccorso del policlinico. Dai tabulati dell'Inail risultava che la lavoratrice aveva due patronati che l'assistevano, uno della Cisl, l'Inas, che lei aveva regolarmente incaricato, l'altro era l'Enas dello scalo. Sentita dagli investigatori, come testimone, ha detto che del secondo patronato non sapeva assolutamente niente e che non aveva mai preso contatti con nessuno dei suoi operatori. Dai documenti acquisiti dai militari addirittura risultava la sua firma nell'atto di delega, nella quale la donna incaricava l'ente a occuparsi del caso. Ma ascoltata anche su questo particolare, la lavoratrice ha smentito categoricamente. La pratica peraltro era inserita negli atti del patronato dai quali risultava come «infortunio gestito», con tanto di copia dell'Inail. Ed è qui che si spiega l'utilità che ne avrebbe ricavato il patronato. Ogni incidente trattato vale punti, più se ne fanno e maggiori sono i finanziamenti del ministero del lavoro. Ecco la truffa. Nel caso del secondo patronato invece si parla solo di trattamento illecito dei dati personali. Un altro lavoratore, vittima di un infortunio con una prognosi di dieci giorni, si è visto recapitare l'offerta della Labor con la quale il patronato si offriva di assisterlo nella vertenza con l'Inail. «Abbiamo saputo che lei è stato vittima di un incidente» l'incipit della lettera giuntagli a casa. Una situazione che non aveva spiegazioni. Il lavoratore è caduto dalle nuvole e si è domandato come la Labor avesse potuto sapere il suo nome e soprattutto che avesse avuto un incidente. Da ulteriori indagini i carabinieri hanno avuto il fondato sospetto che queste informazioni fossero partite dall'ospedale. Le indagini però non hanno potuto individuare chi fosse. Da aggiungere che l'Inail di segnalazioni da persone che venivano contattate da patronati ne hanno avuto decine e decine. Posizioni che sono ancora al vaglio degli investigatori.
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pc quotidiano 17 febbraio - Nepal, Prachanda dice .. pronti alla mobilitazione di massa.. ma per fare cosa e andare dove ?


[Il nuovo governo ha 100 giorni di tempo per scrivere la nuova Costituzione]

Siate pronti per “mobilitazione di massa': così dice Dahal ai quadri

Santosh Pokharel

Pokhara, 16 febbraio : il presidente maoista Pushpa Kamal Dahal ha dato direttive ai quadri del suo partito affinché siano pronti per una protesta di strada massiccia affermando che la redazione della costituzione rischia di essere preda della cospirazione.

"Possiamo avere la necessità di lanciare un movimento di massa come quello che abbiamo condotto lo scorso maggio. Siate preparati per questo", così riferisce un quadro maoista citando Dahal durante il programma a porte chiuse di formazione dei quadri a Pokhara mercoledì.

Secondo lui, Dahal ha affermato che il partito può esercitare una pressione da tre fronti - strade, parlamento e governo - per raggiungere l'obiettivo della "costituzione popolare".

Va ricordato che la linea ufficiale del partito è quello di portare avanti la "rivoluzione" attraverso i tre fronti delle strade, del parlamento e del governo.

Il partito ha già deciso di fare i preparativi per una "rivolta popolare" per impadronirsi del potere statale.

Dahal ha detto ai quadri che il partito avrebbe lanciato un "movimento di massa" se il partito non vede alcuna possibilità di redigere la nuova costituzione.

Secondo i partecipanti alla formazione, il presidente maoista ha dichiarato che il partito lotta per salvaguardare "l'indipendenza nazionale". Ha dato indicazioni ai quadri del partito di visitare ogni angolo e sensibilizzare la popolazione a sollevarsi per salvare il processo di pace e di indipendenza nazionale.

Parlando con i giornalisti, Dahal ha affermato che solo quelli che sono contro il processo di pace si oppongono all'attuale governo. Egli ha informato che il governo dovrebbe avere forma piena giovedì. "Abbiamo formato questo governo attraverso il nostro diritto all'autodeterminazione", ha sostenuto.

I maggiori leader del partito tra cui Dahal, il vice-presidente Baidya Mohan, Vice-presidente dott. Baburam Bhattarai e il Segretario Generale Bahdur Ram Thapa erano tutti a Pokhara per il programma di formazione. Circa 420 quadri del partito hanno partecipato al programma di formazione.

Pubblicato il 2011/02/16 19:15:01

http://www.myrepublica.com/portal/index.php?action=news_details&news_id=28320

mercoledì 16 febbraio 2011

pc quotidiano 16 febbraio - Bambini nelle fabbriche della Apple in Cina

In questa citazione del Capitale di Marx (1867) basta mettere la parola Cina al posto di Germania:

“A confronto di quella inglese, la statistica sociale della Germania e della restante Europa occidentale che fa parte del continente, è miserabile. Tuttavia solleva il velo proprio quel tanto che basta per far intuire come dietro ad esso si celi un volto di Medusa. Noi saremmo spaventati delle nostre proprie condizioni se i nostri governi e i nostri parlamenti insediassero periodicamente, commissioni d'inchiesta sulle condizioni economiche, se tali commissioni venissero fornite di pieni poteri per la ricerca della verità, come in Inghilterra, se si riuscisse a trovare per esse uomini competenti, imparziali e privi di rispetti umani come gli ispettori di fabbrica inglesi, i relatori inglesi sulla salute pubblica, i commissari inglesi per le inchieste sullo sfruttamento delle donne e dei fanciulli, sulle condizioni delle abitazioni e della nutrizione, e così via. Perseo usava un manto di nebbia per inseguire i mostri. Noi ci tiriamo la cappa di nebbia giù sugli occhi e le orecchie, per poter negare l'esistenza dei mostri.”

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137 dipendenti a Suzhou hanno presentato sintomi da avvelenamento

Apple ammette: "Bambini nelle fabbriche in Cina"

Rainews24 - Roma, 15-02-2011

Un rapporto pubblicato dalla Apple ha rivelato che nel 2010 i funzionari dell'azienda hanno trovato ben 91 bambini impiegati illegalmente in fabbriche sue fornitrici, nove volte in più rispetto all'anno precedente, e che 137 dipendenti di una fabbrica a Suzhou, in Cina, hanno presentato sintomi da avvelenamento da n-esano, un potente solvente che può provocare gravi neuropatie se maneggiato senza cautela. Apple fino ad ora si era rifiutata di confermare gli che vi fossero stati casi di avvelenamento.

Dal rapporto - i cui dettagli sono stati pubblicati oggi dal Guardian - emerge inoltre che meno di un terzo delle fabbriche cinesi dove vengono realizzati i prodotti Apple rispettano il codice dell'azienda sugli orari di lavoro, che impone ai lavoratori un massimo di 60 ore alla settimana e minimo un giorno libero.

Per quanto riguarda il lavoro minorile, l'azienda ha dichiarato di aver introdotto controlli pi- severi dopo essersi accorta che in molti casi le età dei ragazzi venivano falsificate. Una scuola che aveva organizzato l'impiego di alcuni giovani è stata denunciata alle autorità per aver fornito loro documenti falsi, mentre un fornitore dell'azienda ha perso il contratto dopo che nella sua fabbrica erano stati scoperti a lavorare 42 bambini.

La pubblicazione del rapporto rappresenta una mossa insolita da parte di Apple, che normalmente si rifiuta di rivelare con quali fabbriche ha stretto accordi per la realizzazione dei suoi prodotti. Ma in seguito a una serie di suicidi avvenuti lo scorso anno nelle fabbriche della Foxconn, una grande azienda cinese specializzata in elettronica e che per Apple produce iPod, iPad e iPhone, la compagnia americana è stata costretta ad una maggiore trasparenza sulle condizione di lavoro nelle sue aziende appaltatrici.

Riguardo ai casi di avvelenamento, l'ambientalista Ma Jun, fondatore in Cina dell'Istituto per gli affari pubblici e ambientali, ha dichiarato che è positivo che Apple abbia finalmente riconosciuto il problema, ma ha aggiunto: "Questo rapporto dimostra che Apple non è ancora disposta ad accettare il controllo del pubblico. Avevamo elencato i nomi di alcuni fornitori della Apple ma nel rapporto non ne viene fatta menzione".

Reazione scettica anche da parte di Debby Chan, dell'associazione Hong Kong's Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour, secondo la quale è impossibile monitorare ciò che fanno gli appaltatori di Apple perché l'azienda si rifiuta di identificarli o di dire quanti sono. Secondo la Chan, il rapporto sarebbe dunque soltanto un esercizio di immagine e non un genuino sforzo al fine di garantire i diritti dei lavoratori.

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“Il signor Broughton, magistrato di contea, dichiarò, come presidente di una riunione tenuta nel palazzo comunale di Nottingham il 14 gennaio 1860, che fra la parte della popolazione della città occupata nella fabbricazione di merletti dominava un livello di sofferenze e privazioni sconosciuto al resto del mondo civile... Alle due, alle tre, alle quattro del mattino, fanciulli di nove o dieci anni vengono strappati ai loro sporchi letti e costretti a lavorare fino alle dieci, undici, dodici di notte, per un guadagno di pura sussistenza; le loro membra si consumano, la loro figura si rattrappisce, i tratti del volto si ottundono e la loro umanità s’irrigidisce completamente in un torpore di pietra, orrido solo a vedersi. Non siamo sorpresi che il signor Mailet ed altri fabbricanti s’alzassero a protestare contro ogni discussione... Il sistema, come l’ha descritto il Rev. Montagu Valpy, è un sistema di schiavitù illimitata, schiavitù socialmente, fisicamente, moralmente, intellettualmente parlando...”

Il Capitale, Cap.8 la giornata lavorativa

pc quotidiano 16 febbraio - Rivolta popolare anche in Libia, "Via i corrotti dal paese", scontri con la polizia e feriti


Continuano senza sosta le rivolte nei paesi arabi e anche in Iran: ieri è stata ancora la volta dello Yemen e del Bahrein dove i manifestanti hanno occupato la piazza principale e della Libia dell’altro amico di Berlusconi, il colonnello Gheddafi al potere da 41 anni… che domani dovrà affrontare un'altra manifestazione indetta dagli studenti


Violente proteste scoppiano in Libia

Si riportano scontri nella città orientale di Bengasi, dove forze di sicurezza e sostenitori del governo affrontano i dimostranti.

Ultima modifica: 16 Feb 2011 07:59 GMT

I manifestanti si sono scontrati con la polizia e i sostenitori del governo nella città orientale libica di Bengasi, dicono i resoconti.

Manifestanti si sono riuniti nelle prime ore di mercoledì mattina di fronte alla sede della polizia e hanno scandito slogan contro i "governanti corrotti del paese", riportano fonti di Al Jazeera.

La polizia ha sparato gas lacrimogeni e disperso violentemente i manifestanti, hanno detto le fonti senza fornire ulteriori dettagli.

L'edizione on line giornale Quryna libico di proprietà privata, che ha sede a Bengasi, ha detto che i dimostranti erano armati di bombe molotov e hanno lanciato pietre.

Secondo un quotidiano libico, Gorina, 14 persone sono rimaste ferite negli scontri.

In una intervista telefonica con Al Jazeera, Al-Idris Mesmari, un romanziere e scrittore libico, ha detto che sono arrivati funzionari della sicurezza in abiti civili e hanno disperso i dimostranti con gas lacrimogeni, manganelli e acqua calda.

Al-Mesmari è stato arrestato qualche ora dopo l'intervista, dicono notizie non confermate.

Appello alla 'Giornata della collera'

Manifestanti anti-governativi hanno inoltre invitato i cittadini a osservare il prossimo giovedì come una "Giornata di rabbia". Sperano di emulare le recenti rivolte popolari in Egitto e Tunisia e porre fine al dominio lungo 41 anni, del colonnello Muammar Gheddafi.

Le rare proteste di cui si riporta sono cominciate dopo che i familiari delle persone uccise in un massacro avvenuto in prigione circa 15 anni fa sono scesi in strada. Sono stati raggiunti da decine di altri sostenitori.

Si dice che i parenti sono irritati dall’arresto di Terbil Fathi, avvocato per i diritti umani e portavoce ufficiale delle famiglie delle vittime, che è stato arrestato dalle forze di sicurezza libiche, senza una ragione apparente.

Tuttavia, sembra che Terbil sia stato in seguito rilasciato.

Circa 1200 prigionieri sono stati uccisi nel massacro della prigione di Abu Slim, il 29 giugno 1996, dopo che avevano contestato le loro condizioni inumane all'interno del carcere.

I morti sono stati sepolti nel cortile del carcere e in fosse comuni a Tripoli. Le famiglie delle vittime hanno chiesto che i colpevoli siano puniti.

Mohammed Maree, un blogger egiziano, ha detto che "il regime di Gheddafi non ha ascoltato queste ragioni e continua a trattare il popolo libico con il piombo e il fuoco".

"Questo è il motivo per cui noi annunciamo la nostra solidarietà con il popolo libico e le famiglie dei martiri fino a quando i criminali non saranno puniti, a partire Muammer e la sua famiglia".

-al jazeera-

pc quotidiano 16 febbraio - mantova..Processo Montedison, ex operaio: “Noi, carne da macello”..ammesse 137 parti civili

Processo Montedison, ex operaio: “Noi, carne da macello”



l'ex operaio Alberto Alberti, primo da sinistra

Mantova. Si è aperto stamattina in Corte D’Assise a Mantova il processo Montedison. Per le morti di 72 operai del petrolchimico, sul banco degli imputati ci sono 12 dirigenti (tre, dei 15, sono stati prosciolti). Oggi si è aggiunto un capo d’accusa: “concorso formale nel reato”, oltre a quelli di omicidio colposo, lesioni colpose e omissione volontaria di cautele atte a prevenire infortuni sul lavoro. “

E dall’aula consiliare della Provincia, che si è costituita parte civile, dove nel pomeriggio si è tenuta una conferenza stampa, Alberto Alberti, ex dipendente Montedison dice: “Noi operai siamo considerati carne da macello. Per fare profitti l’azienda si è approfittata della nostra pelle. Si sapeva da anni che l’amianto era cancerogeno. Quando si va a lavorare non si pensa che dietro l’angolo ci sia l’insidia e nemmeno la morte. Quello che ci aspettiamo da questa causa è un mondo migliore per i nostri figli”.

Al tavolo della Provincia oggi era presente anche l’avvocato Laura Mara che ha confermato come dagli anni ’60 l’Italia fosse a conoscenza della validità scientifica a livello internazionale degli studi che determinavano la causalità tra esposizione all’amianto (e altre sostanze chimiche) e mesotelioma. “Gli imprenditori – commenta l’avvocato – non possono produrre la tesi che non sapevano, dal momento che le circostanze elencate sono ben note e già in quegli anni si era informati dell’insorgenza di patologie in seguito ad esposizione”.

Luigi Mara, esperto di chimica, ha elencato i criteri di valutazione con cui sono state condotte le indagini che hanno portato al processo Montedison ricordando anche quanto siano stati sottovalutati gli effetti mortali per gli operai delle imprese appaltatrici di cui non hanno potuto produrre documentazione. Al tavolo, oltre all’assessore provinciale Fausto Banzi e al presidente della Provincia Maurizio Fontanili, c’era anche Fulvio Aurora, di Medicina Democratica (parte civile): “Occorre smettere di esporre lavoratori e cittadini alla nocività. E’ inaccettabile. Ci aspettiamo che per le gravi responsabilità sia fatta giustizia”.

pc quotidiano 16 febbraio - la corte di strasburgo sancisce i sorprusi in carcere contro i prigionieri politici

(ANSA) - STRASBURGO, 15 FEB - L'ex brigatista Giuseppe di Cecco ha vinto il suo ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro lo Stato italiano a Strasburgo. La Corte ha stabilito che le autorita' italiane hanno violato il diritto alla segretezza della corrispondenza dell'ex brigatista mentre era in carcere ed ha disposto che l'Italia versi a Di Cecco 2mila euro, meta' per danni morali, il resto a copertura delle spese legali sostenute. Di Cecco, condannato a 25 anni, ha finito di scontare la pena nel 2008.

pc quotidiano 16 febbraio - amianto a casale monferrato..anche i ricchi piangono..Muore per amianto il re del cemento

Muore per amianto il re del cemento
shock a Casale, la città della strageBuzzi aveva creato una fondazione contro il mesoteliomadi LORENZA PLEUTERI

TORINO - La polvere che uccide, quella che per decenni a Casale Monferrato è stata l'aria che tutti respiravano dentro e fuori dall'Eternit, ha piantato un'altra croce nello sterminato cimitero dei morti d'amianto. Il mesotelioma pleurico, il cancro che non lascia scampo, si è portato via un imprenditore del paese conosciuto in mezzo mondo, il re del cemento Franco Buzzi, erede dell'impero fondato a fine Ottocento dal nonno Pietro, ampliato dal padre Luigi e mandato avanti da lui e dai fratelli. Le fibre killer dell'asbesto, gli aghi invisibili piantati nei polmoni, gli hanno concesso pochi mesi di vita, come a centinaia e centinaia di compaesani, operai, casalinghe, negozianti, insegnanti e via elencando, in una macabra lista che ogni settimana si allunga e continuerà a crescere ancora. Non aveva mai voluto lasciare la sua Casale, l'epicentro della strage. Se ne è andato a 75 anni, negli occhi i volti della moglie Nicoletta e delle figlie Mia, Barbara, Veronica e Benedetta.

"Non finisce mai", dice costernato il sindacalista della Cgil Bruno Pesce, motore dell'associazione che ha unito coscienze, rabbia e lotta nella battaglia per arrivare al maxiprocesso in corso a Torino contro i due padroni dell'Eternit, 1.649 morti nella conta ferma al 2.008, oltre 600 malati senza prospettive di guarigione, 9mila decessi previsti in Italia da qui al 2020. Anche Buzzi, vicepresidente della multinazionale Buzzi-Unicem, secondo gruppo italiano del settore cemento, da tempo combatteva contro gli effetti dell'amianto sulla sua gente, mettendoci risorse e quell'umanità per cui adesso lo ricordano in tanti. Nel 2003 ha creato una fondazione per promuovere e sostenere la ricerca e la diagnosi delle malattie provocate dall'asbesto, la sperimentazione di terapie, progetti mirati.

"Franco - lo ricorda l'ex sindaco di Casale Riccardo Coppo, quello che con una ordinanza storica nel 1987 mise al bando la commercializzazione e l'impiego del materiale killer - aveva un grande senso della responsabilità, imprenditoriale e sociale. Era l'uomo del fare, uno che agiva in silenzio, schivo, restio ad apparire". Ma lui, aggiunge la nipote Consolata, non si era lasciato vincere da quella che gli esperti chiamano la "sindrome di Chernobyl", il terrore di morire che prende chi abita nei paesi ammorbati dalla polvere d'amianto, al primo dolore al petto, a un malanno di stagione, al fiatone che arriva dopo qualche gradino di scale. "Franco era lucido e razionale e lo è rimasto sino alla fine".