lunedì 28 febbraio 2011

pc quotidiano 28 febbraio - Fiat Termini Imerese, dopo l'accordo di programma i dubbi di Invitalia sul futuro...

Lo stabilimento di Termini Imerese è attualmente chiuso per una settimana fino al 6 marzo. Gli operai sono in cassa integrazione per l’ennesima volta. Sono in attesa dei risultati concreti dopo la firma dell’accordo di programma sul quale hanno già espresso tanti dubbi; ai loro ora si aggiungono anche quelli dell’amministratore delegato di Invitalia -l’agenzia del governo che ha guidato l’operazione di riconversione - che dice, preoccupato, “siamo solo alla metà dell’opera”, mettendo in dubbio, tra l’altro, la serietà della proposta di De Tomaso che dovrebbe impiegare circa 1000 operai.

Riportiamo l’intervista su Affari e Finanza, l’inserto di Repubblica, di oggi, all’amministratore delegato perché la riteniamo un’utile ricostruzione della vicenda e indica lo stato attuale della questione che smentisce gli “entusiasmi” dei politici sul futuro e mostra la sostanziale inerzia/complicità di Fiom, Fim, Uilm, ecc.

Gli operai devono dunque attrezzarsi PRIMA di arrivare al 1° gennaio 2012 senza aver capito cosa fare…

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Termini Imerese, De Tomaso e le incognite del dopo Fiat

Più di un miliardo di investimento, 3.300 posti di lavoro, sette nuove aziende in sostituzione della Fiat. Il progetto per la riconversione di Termini Imerese è certamente ambizioso. Domenico Arcuri, Ad di Invitalia, è prudente: “in due anni è stato fatto un gran lavoro. Ma siamo solo a metà dell’opera”.

Il problema da risolvere è drammatico: il 23 dicembre 2011 l’ultima Lancia Y uscirà dall’impianto siciliano. Nove giorni dopo, il 1 gennaio 2012, la fabbrica sarà libera. Cesserà il lavoro per 1.509 addetti diretti e 600 indiretti, oltre 2000 posti a rischio, una voragine in un’area economicamente depressa.

Si libererà una fabbrica da 175 mila metri quadrati coperti e quasi 250 mila di aree libere circostanti. Un buco o un’opportunità? “Abbiamo lavorato in questi anni per trasformarla in opportunità – dice Arcuri - e per dimostrare che anche in quell’area del paese si può fare industria in modo proficuo.” Arcuri non lo dice esplicitamente ma è chiaro che la sfida è con gli amministratori delegati del Lingotto che negli ultimi anni, a varie riprese, hanno dichiarato non economico lo stabilimento siciliano. Non perché la qualità della produzione non fosse soddisfacente, anzi. Ma perché la logistica era diventata penalizzante: “Ogni auto prodotta in Sicilia ci costa 1.000 euro in più”, aveva sintetizzato Sergio Marchionne.

All’inizio del 2010 Invitalia è diventata l’advisor dell’operazione riconversione. Racconta Arcuri: “Abbiamo stabilito i paletti, le caratteristiche dell’offerta e di chi avrebbe potuto partecipare. Poi abbiamo sollecitato manifestazioni di interesse in tutto il mondo”. Così sono arrivate 31 offerte. Ne sono state selezionate sette, tutte italiane. La ricerca fuori dai confini nazionali non ha dato risultati. Un’esperienza che sembra dare ragione a Marchionne: è praticamente impossibile convincere gli investitori stranieri a mettere denaro in Italia. Come mai? “Perché i tempi di realizzazione degli investimenti in Italia sono troppo lunghi”, risponde Arcuri. Anche quando il sostegno pubblico sfiora il mezzo miliardo di euro? “I grandi investitori stranieri non inseguono il finanziamento pubblico. Il loro problema non sono i soldi perché non gli mancano certo. Il problema sono esclusivamente i tempi. Quanto tempo è necessario per far rendere un capitale? In Italia troppo perché i passaggi burocratici sono molti. Noi in nove mesi siamo riusciti a produrre la short list dei partecipanti all’investimento e a firmare un contratto di programma con le istituzioni locali. Sono tempi comparabili con quelli stranieri anche se sono un po’ più lunghi. Ma per essere in Italia sono tempi record. Abbiamo messo inserzioni in tutto il mondo, dalla Cina al Brasile. Se alla fine le sette aziende selezionate sono tutte italiane, un motivo ci deve essere”.

Anche tra le aziende italiane che hanno presentato l’offerta, molte non avevano i requisiti. E alcune tra quelle scartate, fanno capire in Invitalia, erano attratte solo dal piatto ricco dei finanziamenti pubblici. Una torta da 450 milioni divisa in tre fette: 100 milioni messi a disposizione dal ministero dello Sviluppo per agevolazioni e incentivi; 200 milioni provenienti dalle casse della Regione Sicilia con le stesse finalità; 150 milioni di spesa regionale per le infrastrutture. L’area coinvolta infatti è superiore a quella del solo stabilimento della Fiat: va dal porto di Termini Imerese alle alture che circondano la città. Invitalia fa capire che sarà necessario creare un organismo di coordinamento per promuovere il nuovo sito industriale e organizzare la logistica.

Dei sette progetti ammessi alla short list, due sono nel settore automotive. Quello del finanziere siciliano Simone Cimino che con il fondo indiano Reva intende realizzare un polo di progettazione e produzione delle auto elettriche in grado di dare lavoro a 1.400 dipendenti. E quello di Gian Mario Rossignolo, titolare della nuova De Tomaso, che vuole costruire in Sicilia minicar e utilitarie di lusso realizzate in alluminio stampato con le presse laser e allestite con sellerie artigianali. Un progetto che dovrebbe occupare altri 1.000 dipendenti. In questo modo troverebbe lavoro l’intera forza oggi impegnata dalla Fiat, indotto compreso.

Ma i dubbi sul reale coinvolgimento di Rossignolo serpeggiano da qualche tempo. Perché anche a Torino, dove dovrebbe partire la produzione dei modelli di gamma alta nei capannoni affittati dalla Pininfarina, i ritardi si sommano ai ritardi e le preoccupazioni di dipendenti e sindacati si fanno sempre più forti. Così Invitalia ha raccolto una terza manifestazione di interesse, quella della molisana DR, una società che per ora assembla in Italia le auto della cinese Chery. DR sostiene di essere in grado di occupare da sola tutto l’attuale stabilimento Fiat e aggiunge che lo farebbe senza intervento dei cinesi. “Per ora - ha detto il ministro Paolo Romani – l’offerta, arrivata fuori tempo massimo, è in stand-by. Diciamo che DR è in panchina”. La metafora calcistica è sospetta: per quale motivo lasciare in panchina una società? Perché c’è il sospetto che uno dei titolari, in questo caso la De Tomaso di Rossignolo, possa uscire dal campo anzitempo. Arcuri non risponde direttamente alla domanda. Ma semina indizi molto interessanti; “Quando c’è in panchina un giocatore valido – scandisce l'ad di Invitalia – primo a poi finisce per giocare. In ogni caso la short list non salirà a 8”. Dunque l’ingresso dei molisani e l’uscita di Rossignolo sembrano più che probabili.

Le cinque attività non automotive presenti nella lista dovrebbero essere in grado di occupare complessivamente un migliaio di persone. L’area più vasta, nel retroterra di Termini, la utilizzeranno i vivai della Ciccolella, “una delle 4 aziende del Sud quotate in borsa”, come fanno notare a Invitalia. Il progetto è articolato in tre lotti autonomi da realizzare in 48 mesi: prevede di costruire le serre per la coltivazione dei fiori da vendere recisi, di realizzare l’impianto fotovoltaico per alimentarle e di dotare l’area di un adeguato supporto logistico,

Medastudios propone invece di ampliare la sede per le riprese che già oggi è in funzione nell’area di Termini Imerese. Il progetto prevede di realizzare in 26 mesi 460 puntate della soap opera Agrodolce e, in prospettiva di produrre in loco altre telenovelas.

La sede di Biogen si troverà nei pressi del porto di Termini dove arriveranno biomasse liquide e solide che saranno stoccate in magazzini da costruire. In una seconda fase Biogen prevede di realizzare una centrale elettrica a biomasse in grado di fornire energia all’area industriale. Ancora da definire la sede di Lima, la società che intende produrre protesi mediche per il ginocchio e per l’anca. Il settimo progetto è quello della Newcooop che pensa di costruire una piattaforma logistica per container a servizio del porto e dell’area industriale.

In tutto oltre un miliardo di investimento, il finanziamento pubblico garantirà circa un terzo dei costi. “Per ora – dicono in Invitalia – la somma delle agevolazioni richieste dalle società è inferiore alle disponibilità”. Allungare la short list? Per il momento Invitalia preferisce fare i conti in modo preciso. Nei prossimi tre mesi verrà chiuso l’elenco delle agevolazioni ottenibili dai singoli progetti e solo in estate si capirà come verrà spartita la torta del denaro pubblico. In quel momento verrà presa la decisione sull’eventuale aumento delle aziende coinvolte.

Nei prossimi mesi il più grande nodo da sciogliere sarà quello delle attività automotive: “Cercheremo di garantire la continuità produttiva”, assicura Arcuri aggiungendo: “Se ci deve essere interruzione che sia breve”. Anche la Fiat vuole la garanzia “che al momento della cessazione dell’attività i dipendenti abbiamo la certezza della continuità del rapporto di lavoro”. Solo a quella condizione il Lingotto si è detto disponibile a concedere gratuitamente lo stabilimento. Ma sarà probabilmente necessario un ricorso alla cassa integrazione straordinaria di alcuni mesi per consentire il passaggio alle nuove attività produttive. E dunque è probabile che la Fiat sia chiamata a prolungare di qualche mese il rapporto di lavoro con gli attuali dipendenti. Nodi comunque difficili da sciogliere, soprattutto se si aggiungono le incertezze sul progetto De Tomaso. Per questo l’Ad di Invitalia stima prudentemente di essere solo a metà dell’opera.

pc quotidiano 28 febbraio - Sommossa al CIE di Modena, verso lo sciopero del 1° marzo

PER LA CHIUSURA DI TUTTI I CIE

LIBERTA' PER GLI IMMIGRATI RECLUSI

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da indymedia

Una sommossa a Modena questo pomeriggio, con materassi che bruciano e finiscono in cortile proprio nel momento in cui si svolge fuori dalle mura un presidio solidale di compagni. Datevi una occhiata al racconto della rivolta fatto in diretta dal sito Fortress Europe, e poi fatevi quattro risate a leggere le dichiarazioni rilasciate corrucciate rilasciate a fine rivolta da Daniele Giovanardi.

«”Libertà! Libertà!”. È il grido che si leva da alcune ore nel centro di identificazione e espulsione di Modena. L’eco della rivolta arriva via telefono a Fortress Europe. Sono le 17,15 quando riceviamo la prima chiamata da parte di uno dei reclusi. La protesta è portata avanti dal gruppo dei 42 ragazzi tunisini sbarcati a Lampedusa nei giorni scorsi e trasferiti in blocco al cie di Modena, dove oltre a loro si trovano al momento altre 17 persone senza documenti in attesa del rimpatrio forzato. I reclusi hanno trascinato nel cortile materassi e vestiti e hanno bruciato tutto. Alcuni sono riusciti anche a salire sui tetti. Agenti della polizia sarebbero intervenuti malmenando alcuni dei tunisini e portandone via otto, al momento non si sa bene dove.»

da Fortress Europe

«Una protesta da parte di esponenti anarchici davanti al Centro di Identificazione ed Espulsione ha indotto molti stranieri dello stabile a scagliare fuori dalle finestre i materassi che si trovavano all’interno. Lo ha detto il presidente della Confraternita della Misericordia, che gestisce la struttura, Daniele Giovanardi. Il fatto è avvenuto intorno alle 16.

Un gruppo di anarchici - secondo le prime ricostruzioni - si è presentato con alcuni megafoni davanti ai cancelli del Cie modenese in via Lamarmora, gridando slogan e dettando ai clandestini all’interno alcuni numeri di telefoni cellulari per farsi contattare. Gli immigrati hanno quindi iniziato a buttare fuori dalle finestre quasi tutti i materassi trovati nelle loro stanze. ‘’Li stiamo recuperando - dice Giovanardi - ma poiché fuori pioveva si sono bagnati e sarà quasi impossibile utilizzarli. Prevediamo una notte di difficoltà, non sapendo come potranno sistemarsi le persone senza un letto’’.

Al Cie di Modena sono presenti sessanta stranieri, 42 dei quali tunisini arrivati dopo i recenti sbarchi dal Nordafrica. La notte scorsa quattro persone hanno tentato la fuga arrampicandosi su una rete e raggiungendo il tetto, ma hanno desistito dopo l’intervento dei militari che vigilano sulla struttura.»

da Il Resto del Carlino

macerie @ Febbraio 27, 2011

pc quotidiano 28 febbraio - Yara, un nuovo reality

Yara, un nuovo reality

Il ritrovamento del cadavere di Yara ha fatto scatenare le prese di posizioni più diverse, efferati delitti, specie se riguardano le ragazzine, diventano il soggetto ideale per un nuovo reality, per indagare se le ragazze sono ribelli, se in qualche modo se la sono “voluta” o se brave ragazze, tutte casa e scuola, allora diventa legittimo invocare la pena di morte. Neanche Yara sfugge a questa “regola” non scritta.
Ogni violenza sulle donne, in maniera sempre più aperta, diventa l'occasione per meglio precisare come devono comportarsi, opprimerle, chiuderle in casa. Si evocano orchi, mostri venuti da chissà dove pur di occultare la realtà che parla chiaramente:
Violenza sulle donne: nel 2009un omicidio su 5 in Lombardia
Dei 23 casi totali lombardi dell’anno scorso, sei si sono consumati a Bergamo. Il capoluogo orobico si piazza al secondo posto dopo Milano

Bergamo, 24 novembre 2010 - La violenza sulle donne e’ in continua crescita e si concentra in particolare nel Nord Italia, con punte allarmanti in Lombardia dove, nel 2009, un omicidio su cinque ha visto vittima una donna. E’ quanto e’ emerso dai dati diffusi all’Ospedale Fatebenefratelli di Milano in occasione della presentazione, alla vigilia della Giornata Mondiale contro il fenomeno, del volume ‘Donne e violenza domestica: diamo voce al silenzio’. In Lombardia si concentrano 29 casi di donne uccise nel 2009 sulle 119 totali.
 Il ‘femminicidio’ in Italia e’ passato dalle 101 vittime del 2006 alle 119 del 2009. Il primato del Nord, dove avvengono il 50% delle aggressioni mortali sulle donne, per il professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze al Fatebenefratelli, e’ riconducibile alla ‘’scomparsa della famiglia allargata che porta alla solitudine della coppia e la maggiore autonomia delle donne che lavorano, che diventa spesso motivo scatenante della violenza’’.
Dei 23 casi lombardi dell’anno scorso, 8 si sono registrati a Milano, 6 a Bergamo, 2 rispettivamente a Brescia, Varese e Cremona e uno rispettivamente a Mantova, Lecco e Sondrio. Un trend che e’ proseguito anche la scorsa estate (maggio-prima meta’ di novembre 2010), periodo nel quale, sempre secondo il monitoraggio effettuato dall’ospedale, sono state registrate 48 vittime, di cui 8 in Lombardia.
In generale, chi uccide una donna e’ nel 90,3% dei casi conosciuto dalla vittima e per il 76% italiano. La casa della persona aggredita e’ il luogo del delitto nel 70% dei casi. Il movente e’ principalmente passionale (22,1%) e nel 52% dei casi era gia’ presente una storia pregressa di litigi. Proprio perche’ l’uxoricidio e’ solo l’ultima tappa di un percorso, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) e il Fatebenefratelli, in collaborazione con l’Associazione italiana medici di famiglia, hanno redatto un vademecum destinato agli operatori sanitari per riconoscere le vittime di violenza domestica che verra’ diffuso nei 67 ospedali lombardi premiati da Onda in questi anni con il Bollino Rosa.”


All'indomani dalla scomparsa di Yara si era scatenata la caccia allo straniero, fomentata dalla Lega, il “normale” capro espiatorio che torna sempre utile per scatenare le campagne razziste, invocare più controllo del territorio, fomentare l'humus reazionario che vede le donne prime vittime.

Portiamo forte la denuncia contro le violenze sulle donne, contro l'uso strumentale di esse, contro le perversioni, la prostituzione legittimate a piene mani da questo governo, in questo otto marzo.
Il 13 febbraio l'ha mostrato CON LE MIGLIAIA E MIGLIAIA DI DONNE IN PIAZZA c'è bisogno di proseguire come donne, femministe, proletarie, lavoratrici, precarie, disoccupate...nella lotta, in primis per cacciare questo governo che rappresenta oggi la sintesi più marcia di un sistema fascista, sessista, razzista pregno di maschilismo, arroganza e disprezzo verso le donne.

MI 28.2.2011

pc quotidiano 28 febbraio - AMIANTO IN LIGURIA

Mentre a Torino continua il processo a carico della multinazionale svizzero-belga dell'amianto, l' Eternit - tornerò a seguirlo dal vivo appena possibile - il quotidiano genovese Corriere Mercantile di venerdì 25 febbraio riporta la notizia che la regione Liguria aderisce alla battaglia contro i tetti in Eternit di edifici pubblici e privati, proponendo agevolazioni fiscali per realizzare, al loro posto, impianti fotovoltaici.

In regione sono 1.392 i lavoratori formati per la rimozione dell'amianto, che sul territorio è ancora presente in maniera massiccia: cinquantamila tonnellate di materiale compatto, settemila di quello friabile; il problema è che, nonostante i numerosi progetti messi a punto, allo stato attuale non esiste ancora alcuna discarica ad hoc in nessuna zona della regione.

Questa è la situazione a livello ambientale, ma non è la sola questione che concerne la fibra-killer; Armando Palombo della Fiom-Cgil avverte che "l'amianto continua ad essere un incubo. Chi ha lavorato, anche per quarant'anni, a contatto con questo materiale rischia di ammalarsi e anche non ricevere la pensione".

Questo a causa di un contenzioso tra Inps ed Inail che provoca la situazione paradossale per cui ci sono ex lavoratori - esposti per decenni alle fibre del minerale cancerogeno - che, nonostante la legge li preveda espressamente, sono senza i benefici pensionistici.

Tutto questo mentre i padroni assassini - il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, ed il barone belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne - continuano tranquillamente a fare miliardi di profitti sulla pelle dei lavoratori e delle popolazioni.

Sono loro che devono pagare le pensioni, di tasca loro, non gli enti statali che sono parti lese anche loro.

Genova, 28 febbraio 2011

Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova

pc quotidiano 28 febbraio - Fiat Melfi, delegati al servizio del padrone

 Il padrone comincia a pagare i suoi debiti

dal sito operaicontro

Ci arriva da diversi operai della SATA di Melfi la denuncia che, mentre i delegati non graditi alla direzione aziendale sono stati messi in produzione (e questo non è un male comunque), altri, e precisamente alcuni delegati di UILM, FIM, UGL e Fismic, godono ancora e pienamente del privilegio di non lavorare.

Questi personaggi sarebbero stati complici dell’azienda nei “patti” degli ultimi tempi a favore dei piani di “rilancio” del gruppo attraverso un asservimento completo degli operai.

Quello di non lavorare è una vecchia abitudine dei delegati della RSU.

Ora che i ritmi sono aumentati, le pause si riducono ulteriormente e non esiste neanche più la possibilità formale di “dire la propria” attraverso i delegati sindacali, ormai praticamente zittiti, è una cosa insopportabile per gli operai vedere questi agenti del padrone muoversi liberamente tra i reparti senza lavorare.

D’altra parte cosa ci fanno in giro? Controllano anche loro che tutto sia a posto e che gli operai lavorino senza ribellarsi?

pc quotidiano 28 febbraio - Corteo contro le discariche a Scampia


Rifiuti, corteo per le strade di Scampia

per dire «no» al sito di trasferenza

da: il Mattino

NAPOLI - In trecento hanno sfilato in corteo, per le strade di Scampia, quartiere periferico di Napoli, contro l'ipotesi di aprire un sito di trasferenza nell'area Nord.

Si è trattato di una manifestazione pacifica, alla quale hanno partecipato molti cittadini del quartiere. Il corteo è partito da piazza della Libertà e ha percorso le strade di Scampia fino ad arrivare all'area nella quale potrebbe sorgere il sito di trasferenza. In zona, i cittadini non vogliono che sia realizzato e si sono costituiti in un Comitato contro la discarica a Scampia, al quale è arrivata la solidarietà anche del Comitato di Chiaiano, quartiere poco distante, dove si trova la cava, nel Parco delle Colline metropolitane, che ormai si avvia a saturazione. Ad aprire il corteo uno striscione bianco con la scritta rosso contro l'ipotesi di una cava nell'area nord.

«Ci avevano promesso l'università e ora vi rifilano una discarica - lamentano i manifestanti che hanno distribuito volantini per spiegare i motivi della loro protesta - Dobbiamo, invece, essere uniti per la difesa del territorio e della salute dei cittadini, e per un ciclo virtuoso dei rifiuti».

No, dunque, a ulteriori discariche e largo, invece, alla raccolta differenziata porta a porta, ai siti di compostaggio, al riciclo e al riuso dei materiali. Il corteo ha raggiungo l'area nella quale potrebbe sorgere la discarica, per ora solo una ipotesi, poco distante dal campo Rom di Scampia. «Loro sono qui da trent'anni - ha affermato un cittadino - hanno gli stessi nostri diritti, alla salute prima di tutto. Non è giusto pensare di aprire qui una discarica».

Al corteo hanno preso parte anche il Gridas, associazione culturale che ha sede nel quartiere, Insurgencia e gruppi di disoccupati di Scampia.

Sabato 26 Febbraio 2011 - 14:52 Ultimo aggiornamento: 14:52

pc quotidiano 28 febbraio - Richiedi il nuovo numero di proletari comunisti

in questo numero

-per lo sciopero generale
dopo il 28 valutazione e che fare

-Berlusconi.. solo una rivolta lo seppellirà

-è urgente la ripresa del movimento studentesco

-proletari comunisti nelle lotte operaie:
torino,fiat sata, mirafiori, termini imerese

-l'attività della rete per la sicurezza

-attivo nazionale di proletari comunisti
-celebrazione del 90° anniversario della fondazione del PCdI a Torino
-corsi di formazione marxisti-leninisti-maoisti nei circoli

-onore a franca salerno

-la mobilitazione di proletari comunisti a sostegno della rivolta egiziana
a milano e a palermo

-la rivolta delle masse arabe dalla Tunisia all'Egitto

invitiamo i compagni a richiedercene copie per la diffusione
scrivendo a ro.red@libero.it
oppure per posta scrivendo a
materiali cp2290 TA/5 74100 taranto

pc quotidiano 28 febbraio - La mappa (provvisoria) delle rivolte

pc quotidiano 25 febbraio - lavoratrici asili nido milano in lotta

Solidarietà alle lavoratrici degli asili nido di Milano appaltati alle cooperative.

Anche oggi in lotta le lavoratrici dei 45 asili nido appaltati alle cooperative. Le cooperative che hanno vinto l'accreditamento si sono aggiudicate per pochi soldi il servizio. Le lavoratrici prendono stipendi da fame (700 euro circa le educatrici e 500 le ausiliarie) con carichi di lavoro pesantissimi che mettono in pericolo l'incolumità psicofisica delle lavoratrici stesse e che ricadono anche sul servizio. Le lavoratrici lottano per avere il Contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali e il recupero del 20% del taglio del monte ore del precedente appalto che produce il taglio delle compresenze, delle sostituzioni e salari da fame.

Ancora una volta sono le donne sempre più precarizzate, sfruttate, che subiscono il peggioramento dei servizi sociali, “le si ricaccia” a casa: suona come una beffa la dichiarazione della Moioli, presentando i contenuti pedagogici che devono essere allineati con quelli della Carta dei Servizi Comunali nei servizi affidati ai gestori accreditati:
“Con tali imprescindibili impegni, richiesti ai futuri assegnatari come condizione alla partecipazione al bando, - ha aggiunto l'assessore Moioli - ho voluto garantire ai bambini e alle famiglie la possibilità di portare avanti i percorsi educativo-pedagogici, già avviati negli anni precedenti, con le stesse figure di riferimento. Nel contempo, come preannunciato alle organizzazioni sindacali durante l’incontro del 1° febbraio, è stato garantito alle educatrici il mantenimento del posto di lavoro e tutti i diritti acquisiti, nonché il rispetto dei contratti sindacali delle cooperative sociali”.

Contro l'arroganza delle amministrazioni, il supersfruttamento, il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che portano all'imbarbarimento generale, in cui ad essere colpite, a subirlo sono principalmente le donne occorre una lotta delle lavoratrici, delle giovani, delle donne prolungata, l'8 marzo da ogni luogo di lavoro, da ogni scuola, da ogni casa, scendiamo ancora di più e con più forza nelle piazze.
 Lavoratrici aderenti al mfpr-milano


MI, 28.2.2011

domenica 27 febbraio 2011

pc quotidiano 27 febbraio - Antifascismo militante: anche a Bologna i fascisti non parlano!

da indymedia

uno che c'era

Bologna fascisti: scacciati e contestati

Nel primo pomeriggio di sabato 26 febbraio avrebbe dovuto tenersi a Bologna nella sala comunale del Baraccano una conferenza pro-nucleare organizzata dai neofascisti di Casapound.

Già nella tarda mattinata alcuni antifascisti sono riusciti ad entrare al Baraccano occupando la struttura che avrebbe dovuto ospitare i nazi:

qualcuno aggirando gli sbirri scavalcando un cancello sul retro, alri passando dall'ingresso principale dopo aver preso manganellata nel tentativo di forzarlo pacificamente (Un attivista è stato ferito alla testa).

Il tempo passa ed il Baraccano continua riempirsi: dalle "realtà organizzate" ai tanti cani sciolti, da chi indice una conferenza Stampa, a chi si organzza per capire dove gli sbirri possano aver scortato i fascisti, a chi improvvisa un pranzo sociale. Fuori dalla struttura alcuni compagni volantinano un testo contro i fascisti ed il nucleare ai passanti, vengono esposti i vari striscioni: "Nucleare e fascismo due nocività da distruggere", "Contro ogni fascismo", "Casapound fuori dalle nostre città", "Fascisti? Su marte!" e "nazifascisti deponete le armi o perirete" dentro compare la scritta: fascisti servi, braccio armato dello stato.

Arriva la notizia che ai fasci "sfrattati" è stato concesso di spostare la propria conferenza alla Sala dell'Angelo (fuori Porta San Mamolo).

Tra i compagni si comincia a discutere di che fare: concludere la giornata avendo scacciato i fascisti dal Baraccano , cercare visibilità spostandosi in centro o partire in corteo verso la sala dell'Angelo bloccando i viali di sabato pomeriggio e continuando, quindi, a contestare la presenza dei nazi creando una questione di ordine pubblico?

Alla fine paura ed indugi vengono abbandonati: sui viali parte un grosso corteo tra interventi e slogan.

Il corteo arriva a Porta S. Mamolo e blocca completamente il viale, poi riparte alla volta del centro, un grosso spezzone, autoorganizzato e senza sigle temporeggia un pò per prolungare il disagio del blocco, l'esplosione di un grosso petardo "saluta" i camerati e poi tutto il corteo riparte, i muri si colorano di scritte ed il serpentone arriva fino in piazza Maggiore dove cominciano alcuni interventi al megafono.

Dopo un paio di interventi alcuni compagni provano a raggiungere la nuova sede elettorale della lega in via Ugo Bassi ma gli sbirri si sono già schierati a presidiarla: peccato, ma dopotutto, per la giornata può bastare.

Dopo un piccolo blocco di Via Ugo Bassi i compagni tornano in piazza Maggiore per un intervento conclusivo dalle scale della Sala Borsa.

A Bologna i fascisti sono stati nuovamente costretti ad arretrare e fuggire.

Sabato ha dimostrato ancora una volta che l'opposizione ai nazi si fa in strada, direttamente e senza deleghe.

Appellarsi alle istituzioni affinchè vietino dall'alto gli spazi ai fascisti non fa che aiutare questi ultimi ad ammantarsi di un aura di "ribellione-antisistema" che non possidono, ma di cui necessitano per accaparrare consenso negli stadi e nei quartieri.

Ci si può veramente indignare per le connivenze e le collusioni tra i fascisti e le istituzioni dello stato sapendo che è quest'ultimo il mandante delle stragi fasciste negli anni settanta ed il creatore della fobia securitaria oggi?

Chi pensate che abbia concesso ai nazi la sala dell'Angelo?

Il povero Marconcini (responsabile di Casapound Bologna) all'inizio della mobilitazione che ha portato alla loro cacciata da via Guerrazzi, ci ringraziava per la pubblicità che, come antifascisti,contestandoli facevamo a Casapound.

rispetto a sabato 26 ha raccontato ai giornalisti di aver raggiunto il suo obbiettivo perchè gli sbirri e le istituzioni gli hanno permesso di fare la sua conferenza (erano poco più di una decina!) dietro i blindati della celere.

Permettete una provocazione: lasciamolo parlare.

Se a loro va bene continuare a striscire dietro i cordoni dei poliziotti per poi rilasciare interviste trionfali sui giornali a noi non resta che sperare che continuino così.

A conti fatti saremo noi a dover "ringraziare" questi fascisti, che con i loro maldestri tentativi di alzare la testa ci permettono di divertirci così tanto nel ricacciargliela nel fango.

pc quotidiano 27 febbraio - Antifascismo militante a Cuneo

scontri a cuneo x casapound

giornata calda nel profondo nord

a latere di un presidio organizzato dalla sinistra cuneese e dal Comitato per la Difesa della Costituzione nata dalla Resistenza, un gruppo di una cinquantina di persone si rivolge contro la nuova sede di casapound a cuneo e contro gli sbirri posti a difenderla.

Due gruppi di antifascisti, a fine del presidio istituzionale (Cuneo è città medaglia d'oro della resistenza, governata dalla sinistra: anche sindaco e consiglieri presenti al suddetto presidio) si organizzano per chiudere entrambe gli accessi alla viuzza dove casapound intende trasformare un magazzino in una sede. Ne segue sassaiola, lancio di bottiglie e pomodori all'indirizzo dei fascisti, dei loro amici istituzionali e dei militi a loro difesa.

Da notare che già la notte scorsa ignoti avevano infranto la vetrina del locale e tracciato scritte antifasciste.

da targatoCN ( http://www.targatocn.it/2011/02/26/leggi-notizia/argomenti/cronaca-1/articolo/scontri-tra-anarchici-e-militanti-di-destra-finisce-in-rissa-lapertura-di-casapound-a-cuneo.html )

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Intorno alle 16.30 un corteo è partito dalla piazza del municipio, infilandosi in contrada Mondovì, in drezione di via Alba. Qualche momento appena e la situazione, man mano che i due gruppi si avvicinavano, è degenerata. Si sono uditi i primi botti, poi i lanci di pietre e bottiglie hanno fatto il resto: in un attimo l'angolo tra via Alba e contrada Mondovì si è trasformato in un campo di battaglia. Un putiferio durato almeno mezz'ora, alla fine del quale si sono dovuti registrare purtroppo alcuni feriti.

Racconta il capitano Fabio Arena, comandante dei Carabinieri di Cuneo: "Purtroppo nel parapiglia sono stati colpiti due nostri uomini, trasportati in ospedale per fortuna in condizioni non gravi. So esserci un ferito anche tra i ragazzi, tuttora ricoverato".

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da cuneocronaca ( http://www.cuneocronaca.it/news.asp?id=35770&typenews=primapagina )

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All’incrocio di via Alba, hanno trovato carabinieri e un’auto della Finanza, che ha sbarrato loro il passaggio. E’ iniziato il lancio di fumogeni e "gavettoni" e con bastoni è stato rotto un vetro della vettura dei finanzieri.

I manifestanti violenti – una sessantina – hanno aggirato il blocco e sono giunti in via Diaz, vicino alla nuova sede di Casapound.

Qui hanno iniziato a lanciare bottiglie, bastoni, sanpietrini, rifiuti, colpendo anche cinque carabinieri, rimasti contusi. Uno dei giovani di Casapound è stato ferito al capo da un sanpietrino e trasportato all'ospedale Santa Croce.

Un'altro gruppo di manifestanti, non violenti, ha dato vita ad un sit-in nell'adiacente via Diaz, mentre gli aderenti a Casapound – alcuni a volto coperto - hanno messo due cassonetti davanti alla sede, imbracciato bastoni e cinghie urlando insulti all'altra parte.

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che dire... la pacata, leghista e democristiana provincia di cuneo si riconferma terra difficile per i neofascisti (nonostante la loro buona presenza nelle discoteche e tra i giovanissimi) che spesso alle loro uscite pubbliche si beccano un sacco di botte! (vedi anche nel 2004 http://italy.indymedia.org/news/2004/04/517611_comment.php#521259 )

ore e sempre resitenza

pc quotidiano 27 febbraio - LIbia, gli insorti conquistano un'altra città

INVIATO ANSA, ZAWIA IN MANO AI RIBELLI

La cittadina di Zawia, a una ventina di chilometri da Tripoli, e' in mano ai rivoltosi. Lo ha constatato l'inviato dell'ANSA. I ribelli si sono impossessati di molte armi, anche carri armati. L'esercito libico è schierato tutto intorno alla città a circa 5 chilometri. Gli insorti, che hanno accolto con grande calore i giornalisti stranieri giunti sul posto, affermano che in tre giorni di combattimenti ci sono stati 16 morti. Vogliono soprattutto ribadire che i soldati hanno sparato contro i civili. Nella piazza si vedono edifici bruciati, bombardati e sui muri i segni di numerosi colpi di artiglieria. Le uscite della piazza sono state bloccate con una decina di carri armati rimasti in loro possesso. Gli insorti affermano che sono stati abbandonati da soldati che hanno defezionato, una versione smentita dalle fonti ufficiali. Oltre ai carri armati molte sono le armi, tanti i kalashnikov, rimasti in mano agli insorti. Al termine della preghiera circa 6000-7000 persone stanno marciando sulla piazza della cittadina gridando slogan contro Gheddafi: "Gheddafi è finito", "il regime è finito". Sono solo uomini perché le donne e le famiglie sono state mandate fuori dalla città. Nelle loro mani ci sono anche due soldati che sono stati presi prigionieri e che nei prossimi giorni verranno rimessi in libertà. Sulla città sventola la bandiera libica monarchica.


pc quotidiano 27 febbraio - Tanti popoli un'unica lotta - Milano



pc 27 febbraio - Tanti popoli un'unica lotta - Palermo

pc quotidiano 27 febbraio - Milano - Tanti popoli un'unica lotta - una manifestazione non in sintonia con la sfida in atto

26 FEBBRAIO 2011: “TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA” A MILANO


Tra i 7/1000


compagni di realtà provenienti da varie città – da Torino a Crema, da Bergamo a Firenze, da Crema a Saronno – hanno manifestato in solidarietà con le lotte, principalmente, dal popolo basco a quello
palestinese, da quello curdo a quello colombiano. Nutrita la delegazione basca di EHL, quasi tutta formata da giovani, che ha portato in piazza la solidarietà con i prigionieri politici, innalzando
una cinquantina di cartelli con le foto degli ultimi arresti. Non solo solidarietà in questo spezzone ma anche gruppi musical/teatrali che hanno dato vita a canzoni di lotta e della tradizione basca.

Poco numerose le componenti curde, palestinese e colombiana. Una delegazione del Si. Cobas con lavoratori immigrati delle Cooperative Papavero e Billa, Sinistra Critica con dei cartelli che mostravano un ragazzo che fa il segno della V con su scritto “Tunisia-Algeria-Egitto la rivoluzione è possibile”; alcuni giovani con le bandiere indipendentiste sarde; qualche bandiera dei Carc e compagni sparsi. Un corteo sottotono rispetto alle aspettative, sia sul piano numerico che politico.

Sarà stata la stanchezza di due e passa settimane di incontri con la presenza di rappresentanti della sinistra basca, nonché concerti anziché cene/dibattito o proiezione di filmati sulle lotte, ma il
corteo è stato poco comunicativo e con pochi slogan internazionalisti.


Ma è sul piano politico che la manifestazione ha mostrato i limiti maggiori. Tranne i compagni di proletari comunisti -che hanno portato in piazza uno striscione con su scritto “Con le masse arabe in rivolta, Contro l’imperialismo italiano, via il governo Berlusconi complice di Gheddafi”; locandine/ingrandimenti della settimana di solidarietà e informazione con la guerra popolare in India e una in riferimento della caduta delle dittature in Tunisia e Egitto; spiegando al megafono
che la strada verso l’abbattimento delle dittature che opprimono i popoli passa per la guerra di popolo, come in India-Perù-Turchia, e che la vera solidarietà internazionalista vuol dire lottare contro l’imperialismo nostrano - la manifestazione è rimasta appiattita su posizioni filo soluzione politica e lotta anticapitalista. Allo stesso tempo non si sono fatti tutti i tentativi d’interloquire e unirsi con la contemporanea manifestazione che ha visto circa 300 tra libici-egiziani-tunisini e qualche italiano, che da Piazza Fontana in corteo hanno raggiunto il consolato libico al grido di “Gheddafi assassino”, denunciato il silenzio/assenso del governo italiano e infine bruciato una foto di Gheddafi da solo e una di Gheddafi e Berlusconi insieme.

Un brutto segnale non in sintonia con le parole d’ordine di unire i popoli in un'unica lotta.


Circolo proletari comunisti Milano


prolcom.mi@tiscali.it

pc quotidiano 26 febbraio - BG: con le masse arabe in rivolta

pc quotidiano 26 febbraio - NON SARA' L'IMPERIALISMO USA E IL NEOCOLONIALISMO DEI PADRONI ITALIANI A LIBERARE IL POPOLO LIBICO

DOMENICA 27 FEBBRAIO ORE 15 MOBILITAZIONE A BERGAMO
A SOSTEGNO DELLE RIVOLTE DELLE MASSE LIBICHE E ARABE, LA LORO LOTTA E' LA NOSTRA LOTTA, CONTRO IL REGIME DI MODERNO FASCISMO CHE AVANZA ANCHE IN ITALIA
CONTRO L'INTERVENTO IMPERIALISTA USA-ITALIA, VIA BERLUSCONI E OGNI GOVERNO DEI PADRONI COMPLICI DA SEMPRE DEI DITTATORI CHE OPPRIMONO I POPOLI

Da "IL SOLE 24 ORE" di sabato 26 febbraio 2011

Il sottosegretario USA Burns chiama l'AD di ENI Scaroni: "l`Italia coordini l`Europa"

Dietro le quinte, i tempi della diplomazia internazionale corrono veloci, molto più veloci degli incontriuffìciali.

Nato, Unione Europea e Onu stanno discutendo di embargo e disanzioni perisolare i vertici politici e militari libici, ma dentro e fuori la Libia già si lavora al dopo Gheddafi:

la fine del rais è data per imminente. Ai generali che lo hanno abbandonato preme accreditarsi fin d`ora con governi e aziende straniere come leader affidabili del nuovo corso; ai loro interlocutori interessa costruire subito una buona intesa con i dirigenti della futura Libia. Ma soprattutto, agli Stati Uniti e ai loro alleati europei preme evitare un`altra recessione: il prezzo del petrolio non deve restare ai livelliraggiunti in questi giorni.

E quanto Abdullah Salem elBadri, segretario generale dell`Opec, ha detto ieri parlando per telefono con Paolo Scaroni, amministratore delegato dell`Eni. El-Badri è legato a filo doppio a quanto sta avvenendo a Tripoli: come rappresentante del cartello dei produttori e come cittadino libico. «L`Opec nonpermetterà che ci siaunvuoto nella produzione», ha chiari- to, confermando che l`Arabia Saudita - primo esportatore mondiale - è pronta a intervenire aumentando le forniture. Per le compagnie petrolifere il problemaè adeguare leraffinerie alla diversa qualità di greggio, anche se le indiscrezioni diffuse nei giorni scorsi trai traders ipotizzavano daparte deisauditil`offerta di petrolio di qualità simile, seppure non identica, alle pregiate qualità libiche.

Anche il sottosegretario americano agli Affari politici, William Burns, ieri a Roma, ha contattato Scaroni per telefono, chiedendo a Eni come primo produttore internazionale presente in Libia - ma anche al ministro degliEsteriFranco Frattini -il sostegno dell`Italia nel coordinare una risposta europea. «Italia e Stati Uniti condividono una profonda preoccupazione per la situazione umanitaria in Libia e la necessità diun`immediata cessazione della violenza», è scritto in una nota diffusa dall`ambasciata americana. Mentre l`Eni, che come ha ricordato ieri il responsabile della comunicazione esterna, Gianni Di Giovanni, è in Libia dal 1952, intende difendere questapresenza "storica".

sabato 26 febbraio 2011

pc quotidiano 26 febbraio - TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA, iniziativa a Palermo

pc quotidiano 26 febbraio - Libia continuano gli scontri. il dittatore accerchiato


NUOVI SCONTRI - Sabato mattina la capitale libica si è svegliata in una situazione di calma relativa, ma un giornalista ha detto ad Al Jazeera che un gruppo di attivisti e intellettuali che ha partecipato alle proteste sta creando un coordinamento di oppositori per operare in stretto contatto con i gruppi che controllano Bengasi e la Cirenaica, in modo da portare avanti una lotta organizzata. Ci sono nuovi scontri ad Al Zawiyah, 30 chilometri a ovest di Tripoli: le forze di sicurezza hanno attaccato gli insorti aprendo il fuoco. Sono 50mila le persone che hanno attraversato il confine con la Tunisia per trovare rifugio: in gran parte sono tunisini tornati in patria attraversando via terra il confine. Molti anche gli egiziani, circa 6.500. Secondo il presidente della Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), Foad Aodi, Gheddafi sarebbe ormai circondato: «In base alle informazioni che raccogliamo dalle nostre fonti a Tripoli, controlla ormai solo la zona intorno alla sua residenza-caserma di Bab Al-Azizia. Ci sono ancora segnalazioni di spari in città da parte delle milizie vicine al colonnello».

pc quotidiano 26 febbraio - Processo Thyssenkrupp: udienza del 25 febbraio


PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 25 FEBBRAIO

(ricevo, e pubblico, per gentile concessione di Elena di Agenda Rossa)

Torino 25 febbraio 2011 - 23° Udienza Thyssenkrupp

pubblicata da Elena Saita il giorno venerdì 25 febbraio 2011 alle ore 17.16

Tribunale Bruno Caccia - Maxiaula 1

Chiesta l'assoluzione degli imputati ...

Ore 9.40 entra la Corte... il Presidente fa l'appello e alle 9.45 l'Avvocato Audisio inizia...

Ricapitola a grandi linee tutta la situazione:

Lo stabilimento di Torino non veniva dismesso MA trasferito a Terni (n.d.r.: differenza ?)

L'imputato Herald Hestenhan al momento del fatto era il Datore di Lavoro

L'imputato aveva delegato il direttore di Stabilimento di Torino in materia di sicurezza

L'imputato aveva l'obbligo della corretta valutazione del Rischio

Si domanda se la valutazione sia stata fatta correttamente e, in base a quanto da lui detto nell'udienza precedente si risponde di Si, sia per lo stabilimento di Terni che per quello di Torino.

Ricorda tutta la mole di Documenti/Rapporti/Valutazioni sia interni sia di Organi Istituzionali Esterni Competenti e preposti alla sicurezza, (Asl, Regione) Studi di Consulenza compresi ... che è stata prodotta. Che la sola ''mole'' dimostra quanta attenzione fosse posta al problema! (n.d.r.. sulla carta... si in effetti ... intanto però sono morti in 7 e nonostante la mole di carta il certificato OBBLIGATORIO dei Vigili del Fuoco la Multinazione Thyssen, NON LO AVEVA ... ma di carta tanta... tantissima!)

Insiste sul fatto che la linea 5 fosse una lavorazione a ''freddo'' e che quindi non ci fossero fonti di calore tali da presupporre la necessità di un impianto di rilevazione/spegnimento automatico.

Ricorda che la linea era semiautomatica e che la centratura del nastro per evitare gli sfregamenti era manuale. C'erano 5 operai sull'impianto... dovevano controllare! Ammette, bontà sua, che avrebbero potuto esserci anche altre fonti di innesco...

Fa l'esempio dell'aula ... e dice che, nonostante il materiale elettrico presente, si riferisce al microfono in cui parla, non c'è l'impianto di rilevazione/spegnimento automatico di incendio. (A me sembra di averlo visto l'impianto di rilevazione fumi... ma sono solo una mamma, magari mi sbaglio!)

Dice che vorrebbe che tutti entrassero anche solo virtualmente nello stabilimento e sostiene che sarebbe impossibile mettere l'impianto di spegnimento ovunque!

Ribadisce per l'ennesima volta che nessuno voleva rottamare la linea 5 ma che sarebbe stata trasferita a Terni! (n.d.r.: non capisco il motivo per cui insista su una cosa simile? Ma chi lo ha mai messo in dubbio? Certo che la linea doveva arrivare integra a Terni e chi dice il contrario? I PM sostengono che certe ''accortezze'' a Torino non si sono nemmeno prese in considerazione in funzione del fatto che la linea andava a Terni! Di questo stiamo parlando... mica di ''rottamare'' la linea? Mah...)

Ricorda che i sindacati presenti non hanno mai segnalato anomalie, ma che erano interessati solo a tenere il posti di lavoro! (n.d.r.: che strano vero? Data la situazione avrebbero dovuto fare gli schizzinosi invece! Dire che c'era un casino di carta e di olio per terra ad esempio?) Parla di una documentazione ASL, requisita dai PM, in cui si parla di rischio esplosione ma che detta documentazione NON è stata mai inoltrata all'Amministratore Delegato, ma solo a Salerno e ai suoi diretti collaboratori.

E continua a parlare di carte... carte che giustificano... carte che provano... carte che dimostrano.... (n.d.r.: grrr ma qualcuno è mai andato a lavorare? Le ''carte''... contro qualcuno che il coil lo caricava a mano? Le ''carte'' ... contro qualcuno che spegneva quasi giornalmente un incendio? Le ''carte''... contro qualcuno che faceva un turno dietro l'altro... alla ''faccia del personale'' in numero più che sufficiente!)

Parla delle ultime ispezioni ASL in cui si evince un difetto della valutazione del rischio ma che viene inviata ad Estenhan solo a dicembre del 2007! Parla di errore macroscopico della valutazione in quanto nel verbale ASL si parla carta intrisa di Kerosene! Materiale altamente infiammabile!

(n.d.r.: Ma chi cavolo assumono all'ASL? Chi è il pirla che afferma che gli olii di laminazione sono Kerosene? Gli olii di laminazione SONO altamente infiammabili, MA dire che è Kerosene equivale a fornire su di un piatto d'argento una motivazione per la difesa! Che paese di incompetenti!)

Se non altro ammette che i PM hanno ''cassato'' l'errore e hanno parlato giustamente di olii di laminazione... ma intanto il ''tarlo'' è seminato!

(n.d.r.: devo dire, con rammarico, che l'avvocato Audisio è molto bravo nel suo ''mestiere''! Lo preferirei stipendiato dallo Stato... detto tra noi... mi darebbe più sicurezza per quanto riguarda il pagamento delle tasse!)

Riferendosi all'incendio del 2006 a Krepheld in Germania, vengono stanziati 46,5 mio di Euro per la prevenzione, di cui 16,7 mio tra Terni e Torino spalmati su tre anni.

La parte spettante a Torino è di 1,5 mio di euro che si decide verranno utilizzati per le modifiche necessarie per ottenere il Certificato Anti incendio dei Vigili del Fuoco! (n.d.r.: mai avuto!) Aggiunge che l'importo di 1,5 Mio viene aumentato a 2,3 Mio, nel dettaglio 800 mila per la linea di decapaggio della linea 5. (Sostituzione dei coperchi di plastica contenenti l'acido) detto miglioramento avrebbe ridotto le franchigie assicurative!

Poi aggiunge... ammesso che si fosse fatto... avrebbe cambiato qualche cosa? Non ha nulla a che vedere con l'incidente! (n.d.r.: infatti! Se invece di pensare a ridurre le franchigie assicurative avessero fatto qualche cosa per salvaguardare la vita degli operai, forse sarebbe stato meglio!)

Ricapitolando Herald Esenhan non è responsabile perchè ha delegato Salerno.

Per quanto riguarda poi gli imputati Prignitz e Pucci, ritiene che non siano assolutamente responsabili della sicurezza in quanto si occupano uno della Direzione Commerciale e l'altro della Direzione Finanza.

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Audisio chiede una pausa, sono le 11,45

In aula durante la pausa

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Ore 12,45 l'udienza riprende. Audisio esordisce ringraziando la Corte per l'attenzione con cui segue il suo lavoro. Lavoro che gli è costato molta fatica... e che l'attenzione costante della corte lo premia! (n.d.r.: bene siamo tutti contenti che Audisio sia felice!)

Ricorda che la contestata omissione di apparecchiatura per rilevare e spegnere l'incendio non esiste in quanto nessuno lo aveva chiesto per la zona di imbocco... La legge impone di intervenire sulle cause e non sugli effetti! Quindi nessuno ha violato nulla! (n.d.r.: mi sembra di impazzire!)

L'imputazione contestata ad Estenhan di Omicidio e incendio doloso

in quanto:

accusato di non aver valutato correttamente il rischio

non aver addestrato correttamente il personale

non aver fatto installare l'impianto di rilevazione/spegnimento

in quanto la linea doveva essere trasferita.

Ribadisce che Estenhan non sapeva... che aveva delegato... e che in base ai costi di pulizia (aumentati rispetto al passato) il carico fuoco secondo lui era eliminato regolarmente! (n.d.r.: - le imprese appaltatrici della pulizia - rimozione olio/carta - costavano, ma non per questo, venivano tutti i giorni - non c'era più personale Thyssen pagato per le pulizia in loco durante la lavorazione, dovevano farla gli operai stessi).

Parla ancora citando la bellissima lezione magistrale dell'Avvocato Coppi inerente alla giurisdizione del dolo... ma alla fine conclude che qui non ci sono responsabili alla fin dei fini... e tirando le fila chiede, ben conscio che quanto sta per dire non riscuoterà la simpatia dei parenti delle vittime, l'assoluzione dell'imputato in quanto ha adempiuto correttamente a tutti gli obblighi previsti dalla legge!

Come pronuncia queste parole la mamma di Santino sbotta con un: ''proprio per niente''!

Audisio prosegue augurandosi che la corte non tenga conto del dolore ma delle risultanze probatorie, si lamenta di un dolore espresso in modo a volte scorretto!

(n.d.r.: mi domando se c'è un modo ''corretto'' per esprimere lo strazio di una mamma che ha perso il proprio ''bambino'' bruciato vivo in una multinazionale dell'acciaio! )

Audisio chiede l'assoluzione anche per Prignitz e Pucci in quanto non hanno commesso il fatto. (Non avevano obblighi)

Tornando alla responsabilità dell'A.D. si augura che la Corte applichi la giustizia con buon senso, e anche ammesso che l'A.D. abbia peccato di troppa fiducia nel delegato, la Corte tenga presente la sua buona fede.

Per quanto riguarda il danno che alcuni dipendenti Thyssen dicono di aver subito chiede che ci sia la prova documentata di tali danni.

Per la Regione Piemonte che ha chiesto il danno di 6 mio di Euro, ricorda il Mulino Cordero... e dice che un caso molto simile a questo il Comune e la provincia hanno chiesto un euro simbolico! Non vuole dare suggerimenti alla Corte ma si chiede il motivo di tale discrepanza! Torna ovviamente a parlare di processo mediatico!

(n.d.r.: mentre parla io lo guardo e tra me penso... ce ne fossero di più di processi mediatici... starebbero tutti più attenti! Ma che la ''gente'' si stia finalmente svegliando? Speriamo in bene!)

Torna a buttare il ''tarlo'' sui sindacati, dice che sia Fiom, Fim e Uil erano in Thyssen... come mai non erano attenti alla sicurezza... ma si occupavano solo di tenere i posti di lavoro? (n.d.r.: vorrei rispondergli urlando: ''Ma pensa un pò come mai pirla''? Ma non posso, in compenso la caramella alla menta che ho in bocca mi va di traverso e mi vengono le lacrime agli occhi!)

Parla di Medicina Democratica che chiede dei danni e Audisio ribadisce che questi danni devono essere dimostrati.

Per quanto riguarda i parenti congiunti delle vittime chiede che il danno venga quantificato in separata sede e non in questo processo.

Conclude chiedendo l'assoluzione per Estenhan in quanto il fatto non costituisce reato e per Prignz e Pucci in quanto il fatto non sussiste.

Il PM Laura Longo consegna alla Corte due memorie.

La Corte fissa le prossime udienze:

8 aprile per i PM e le parti civili - con l'obbligo di esaurire in questa sede

13 aprile per la Difesa

15 conclusioni

Date ravvicinate in modo da consentire alla Corte di potersi riunire in Camera di Consiglio non troppo avanti nel tempo.

Ore 14.30 l'udienza viene tolta.

Torino, 25 febbraio 2011

Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc quotidiano 26 febbraio - Lavora al buio e precipita in un pozzo...Ancora morti sul lavoro nelle ferrovie...

ancora IN MARCIA !

GIORNALE DI CULTURA, TECNICA E INFORMAZIONE POLITICO SINDACALE, DAL 1908

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FS: LAVORA AL BUIO E PRECIPITA IN UN POZZO, MUORE OPERAIO SU LINEA ROMA NAPOLI

DI NOTTE NON SI TAGLIANO ALBERI SU UN BURRONE FERROVIARIO PIENO DI INSIDIE !

UN GIOVANE OPERAIO RUMENO, DI 26 ANNI, CHE LAVORAVA PER UN APPALTO FS, E' MORTO STANOTTE, A CISTERNA DI LATINA, MENTRE ERA IMPEGNATO IN LAVORI DI DISBOSCAMENTO DELLA LINEA ROMA-NAPOLI, PRECIPITANDO IN UN

PROFONDO POZZO NEI PRESSI DELLA MASSICIATA FERROVIARIA,

L'INCIDENTE E' AVVENUTO POCO DOPO LA MEZZANOTTE MA I VIGILI DEL FUOCO DEL NUCLEO SPELEOLOGICO SONO RIUSCITI A RECUPERARNE IL CADAVERE SOLO IN MATTINATA

DALLE PRIME RICOSTRUZIONI AQUISITE SUL POSTO, SEMBRA CHE LA SQUADRA, COMPOSTA DI TRE PERSONE, FOSSE STATA INCARICATA DI DISBOSCARE DURANTE LA NOTTE LE PARETI DELLA LINEA FERROVIARIA PER EVITARE, DI RALLENTARE LA CIRCOLAZIONE DEI CONVOGLI

UNA LAVORAZIONE GIA' ESTRAMAMENTE RISCHIOSA DI GIORNO CHE E' DIVENUTA

ESTREMAMENTE PIU' PERICOLOSA, DATA LA SCARSA VISIBILITA', LA CONFORMAZIONE DEL TERRENO E LA PRESENZA DI INSIDIE COME IL POZZO

ALLA DIRIGENZA DI RFI CHIEDIAMO CHIAREZZA SUL CONTRATTO DI APPALTO, SULLA VALUTAZIONE DEI RISCHI ED IL PIANO DI SICUREZZA

RESTIAMO SCONCERTATI COME SIA POSSIBILE COMMISSIONARE LAVORI COSI' RISCHIOSI, DI NOTTE E SENZA AVER ADOTTATO TUTTE LE ADEGUATE MISURE DI PREVENZIONE ED I CONTROLLI SULL'ADEGUATEZZA E L'ORGANIZZAZIONE DELLE DITTE ESECUTRICI

PER RFI DI ROMA, QUELLO DI STANOTTE E' IL QUINTO INFORTUNIO MORTALE IN POCHI ANNI

CREDIAMO SIA GIUNTO IL MOMENTO DA PARTE DELLE ISTITUZIONI, E DELLA MAGISTRATURA IN PARTICOLARE, CHIEDERE IL CONTO ALLE IMPRESE CHE SUBORDINANO A PURI CALCOLI ECONOMICI ANCHE LE PIU' SEMPLICI MISURE DI SICUREZZA DETTATE DAL BUON SENSO:

DI NOTTE NON SI TAGLIANO ALBERI SU UN BURRONE FERROVIARIO PIENO DI INSIDIE !

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INCIDENTI LAVORO: GIOVANE OPERAIO PRECIPITA DA PONTE E MUORE ERA RUMENO E LAVORAVA SULLA LINEA FERROVIARIA ROMA-NAPOLI (ANSA) - ROMA, 25 FEB - Un operaio, di 25 anni, è precipitato e morto davanti a due colleghi, dopo essere precipitato da un ponte sulla linea ferroviaria Roma-Napoli. È accaduto la notte scorsa a Cisterna di Latina dove il giovane, rumeno, era impegnato in una operazione di disboscamento. L'operaio è precipitato da un'altezza di alcune decine di metri intorno a mezzanotte e soltanto molte ore più tardi il suo corpo è stato recuperato da squadre dei vigili del fuoco e degli specialisti del Soccorso alpino fluviale. Gli agenti del commissariato di Cisterna stanno compiendo indagini per chiarire la dinamica dell'incidente. (ANSA). DO 25-FEB-11 12:46

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SEMPRE OGGI UNA ALTRO GIOVANE OPERAIO, DI 24 ANNI, E' MORTO A

GERMANETO (CATANZAR0) PRECIPITANDO DA UN PONTE IN COSTRUZIONE

SULLA STRADA DI COLEGAMENTO TRA LA STATALE 106 IONICA E LA STRADA DEI DUE MARI

Milano 26 febbraio manifestazione "tanti popoli un'unica lotta" SOSTEGNO ALLE LOTTE ANTIMPERIALISTE E ALLE GUERRE POPOLARI



ABBASSO IL REGIME SANGUINARIO DI GHEDDAFI
SOSTEGNO ALLA RIVOLTA DELLE MASSE LIBICHE E ARABE
NO ALL'INTERVENTO MILITARE DELL'IMPERIALISMO ITALIANO
VIA IL GOVERNO BERLUSCONI COMPLICE DI GHEDDAFI
PER LO SCIOPERO GENERALE

Le rivolte delle masse egiziane, tunisine , di molti paesi arabi e, oggi della Libia contro i regimi corrotti antioperai e antipopolari contro il caro vita, per rivendicare condizioni di vita migliori hanno scoperchiato le condizioni di oppressione per la gran parte della popolazione a questo tutti i regimi hanno risposto sparando sulla folla.

Oggi assistiamo al massacro delle masse libiche, alle giuste rivendicazioni dei giovani che vogliono un futuro decente per il loro popolo e non sono più disposti a tollerare una dittatura più che quarantennale, Gheddafi ha risposto con una repressione sanguinaria con il ricorso a mercenari provenienti dai paesi africani ma anche dall'Europa e dall' Italia, come riferiscono fonti giornalistiche; contro il popolo libico ha scatenato il terrore “casa per casa”, come aveva preannunciato nel suo discorso televisivo, con l'uso degli aerei contro i manifestanti, l'uccisione dei feriti negli ospedali e sparizione di cadaveri per cancellare le prove dell'uso di armi pesanti, oltre all'isolamento mediatico, telefonico per impedire quanto più possibile che questa mattanza venga testimoniata.

“Non voglio disturbare Gheddafi” questa la presa di posizione di Berlusconi alle prime notizie del genocidio in Libia e Maroni preoccupato a creare desolidarizzazione verso le masse arabe in generale, ma verso il popolo libico in particolare, per il “pericolo” invasione di “clandestini”, mostrando, in realtà, di volere la continuità di Gheddafi e degli interessi economici dei padroni italiani in quel paese. Espressi chiaramente dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia "….. l’importante è che il Governo italiano prenda una posizione, tuteli gli interessi delle imprese italiane …..noi esportiamo in Libia circa 2,5 miliardi di euro e importiamo circa 10 miliardi di euro soprattutto di petrolio…Abbiamo molte imprese che lavorano lì.”

Ma nonostante terrore e isolamento le masse libiche hanno continuato la rivolta, liberando una ad una le città, dimostrando di non voler fermarsi, mentre tanti militari si sono rifiutati di sparare, disertando, isolando sempre più Gheddafi e si sono uniti al popolo per rispondere alla violenza del regime e per organizzare la forza necessaria per spazzarlo via.

Al fianco delle masse libiche in rivolta significa in questo paese lottare per la caduta del governo Berlusconi e contro ogni governo dell'imperialismo italiano che è al fianco, oggi, del regime di Gheddafi e domani con ogni governo fantoccio dell'imperialismo USA-Italia.

SOSTEGNO ALLE LOTTE ANTIMPERIALISTE E ALLE GUERRE POPOLARI

pc quotidiano 26 febbraio - TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA


venerdì 25 febbraio 2011

pc quotidiano 25 febbraio - Guido e Arturo sono stati liberati!!

Dopo aver rivendicato in queste settimane la liberazione di Guido e Arturo, arrestati in seguito a un'azione contro un treno di scorie nucleari, riceviamo la buona notizia della loro scarcerazione.

Vi giriamo di seguito il loro messaggio dopo l'uscita dal carcere.

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Grazie compas!
Tornati nelle amate vallate alpine, sentiamo l'impellenza di rivolgere due parole di riconoscenza a tutti coloro che hanno partecipato alla mobilitazione di solidarietà sviluppatasi dopo i fatti di Condove ed il nostro arresto, lo scorso 7 febbraio. Comunicati, messaggi, lettere, iniziative, azioni in pieno giorno come al riparo del buio, saluti pirotecnici sotto le mura che ci rinchiudevano... tante facce di quella collettività non rassegnata, solidale e combattiva di cui da sempre, con orgoglio, ci sentiamo parte.
Vi siamo riconoscenti, compagni, per quanto vi abbiamo sentiti vicino nell'abominio delle ore passate in una cella, e alla nostra riconoscenza si affiancano le nostre famiglie e tribù, per tutto l'affettto e la forza con cui li avete abbracciati in queste due settimane.
Nel nostro cuore brillano le lotte di tutti coloro che, in ogni parte del mondo, nessuna gabbia potrà mai mettere a tacere,e davanti a noi tutti continueranno ad aprirsi i sentieri di un mondo libero da diseguaglianze, inquinamento e repressione!
Un abbraccio ribelle dalle Alpi occidentali!
Arturo e Guido

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- EHLINFO - Informazione su Paese Basco e solidarietà con Euskal Herria, dai comitati “Euskal Herriaren Lagunak / Amici e Amiche del Paese Basco”.

pc quotidiano 25 febbraio - L'APPELLO DEI MAOISTI ITALIANI

Abbasso il regime sanguinario di Gheddafi
Sostegno alla rivolta delle masse libiche e arabe
No all'intervento militare dell'imperialismo italiano
Via il governo Berlusconi complice di Gheddafi
Per lo sciopero generale

Proletari comunisti
25.2.11

pc quotidiano 25 febbraio - CON LEMASSE ARABE IN RIVOLTE CONTRO L'IMPERIALISMO ITALIANO

L'appello del Collettivo Autorganizzato Universitario Ist. Orientale Napoli sul sito: www.caunapoli.org

pc quotidiano 25 febbraio - In Afghanistan l'esercito del democratico Obama uccide civili

Il fragore degli spari nei paesi del Maghreb non ci deve fare dimenticare che in Afghanistan e in altri paesi, il presidente degli Stati Uniti Obama, mentre su ciò che succede in Libia si esprime in termini “umanitari e democratici” auspicando il cambio di regime a “favore del popolo”, i suoi democratici aerei da guerra “portano la civiltà” continuando ad uccidere civili inermi… (stralci dalla bbc)

25 FEBBRAIO 2011

Ultimo aggiornamento alle 07:46 GMT

Prova afgana dice che la Nato ha ucciso decine di civili Kunar

Paul Wood

BBC News, Kabul

Gli investigatori del governo afghano hanno detto alla BBC che 65 civili, tra cui 50 donne e bambini, sono stati uccisi in un'operazione della Nato la scorsa settimana.

Ma la forza della Nato, Isaf, dice che i primi risultati mostrano che non sono stati uccisi civili nella provincia di Kunar.

Ha detto che più di 30 insorti sono morti in un raid notturno nella zona.

Domenica, il governatore provinciale ha detto che dei civili sono stati uccisi negli ultimi attacchi aerei a guida NATO in una distante zona montagnosa.

Gli Afghani - dal presidente Hamid Karzai in giù - credono che nella provincia di Kunar, una indiscriminata potenza di fuoco della Nato abbia ucciso 20 donne, 29 bambini, e più di una dozzina di uomini disarmati…

pc quotidiano 25 febbraio - "Gheddafi spara con armi italiane"

"Gheddafi spara con armi italiane": il dossier che smentisce il governo

Giovedí 24.02.2011 19:11

“Armi italiane alla Libia, Unimondo: “+746% di esportazioni”

“Nel 2009 l’Italia ha triangolato attraverso Malta al regime del colonnello Gheddafi oltre 79 milioni di euro di armi leggere ad uso militare della ditta Beretta. E’ anche con queste armi che l’esercito di Gheddafi sta sparando sulla popolazione”. Questa la denuncia documentata dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalla Tavola della Pace che chiedono al governo Berlusconi di rispondere urgentemente in merito. “Si tratta di armi che – come ha confermato direttamente a Rete Disarmo un funzionario del ministero degli Esteri di Malta sono di provenienza italiana, e non hanno mai toccato il suolo maltese. Anche perché (conferma la stessa fonte) nel piccolo stato insulare non sono presenti fabbriche di armi e munizioni”. Il ministero degli Esteri maltese ha precisato poi che “come confermato dall’ambasciata italiana a Tripoli, il destinatario finale della consegna era il governo libico” e siccome nel 2009 non erano attive forme di sanzione verso il regime di Gheddafi “l’autorizzazione al traffico - comprese quelle doganali - sono state rilasciate senza problemi”. Ma, “dalle relazioni della presidenza del Consiglio italiano sull’export di armamenti non risulta alcuna autorizzazione all’esportazione di quelle armi né a Malta né alla Libia, creando quindi un buco impressionante in termini di controllo”. “La notizia è certa e documentata”, afferma Giorgio Beretta di Unimondo e analista della Rete Disarmo.

http://affaritaliani.libero.it/sociale/armi_italiane_in_libia240211.html

pc quotidiano 25 febbraio - Un autista romeno muore d'infarto mentre va a riprendersi il TIR sequestrato dalla polizia

Un altro morto sul lavoro, di lavoro, per il lavoro…

VERSO LO SCIOPERO DEL 1° MARZO


dallo slai cobas per il sindacato di classe di Marghera

pc quotidiano 25 febbraio - IL VENTO DELLA RIBELLIONE ARRIVA ANCHE IN CINA

Cina, censurato anche LinkedIn per zittire gli appelli alla rivolta contro il governo

ultimo aggiornamento: 25 febbraio, ore 12:19

Pechino - (Adnkronos/Dpa) - Da oggi è impossibile collegarsi da Pechino al sito, con il browser che segnala un messaggio di errore. Negli ultimi giorni attivisti per i diritti umani e civili avevano iniziato a lanciare appuntamenti per una manifestazione anti-governo

Pechino, 25 feb. - (Adnkronos/Dpa) - La censura cinese si abbatte anche su LinkedIn, social network dedicato allo scambio tra giovani professionisti, per evitare che ospitasse messaggi e appelli a portare anche in Cina la rivoluzione dei gelsomini.

Da oggi è impossibile collegarsi da Pechino al sito, con il browser che segnale un messaggio di errore, ma alcuni utenti del social network affermano che già da ieri il sito è stato bloccato. Anche su LinkedIn, come su agli altri social network, negli ultimi giorni attivisti per i diritti umani e civili, ispirandosi a quanto sta succedendo nel Nord Africa e in Medio Oriente, avevano iniziato a lanciare appuntamenti per una manifestazione anti-governo da tenersi ogni domenica in decine di città cinesi.

La scorsa domenica a Pechino però all'appuntamento vi erano più poliziotti e giornalisti stranieri che manifestanti. Nonostante questo la capillare censura cinese si è messa all'opera: se si fa una ricerca con il termine 'gelsomino' sui siti autorizzati cinesi - come il microblog Sina Weibo e il clone di Facebook Renren che ha 160 milioni di utenti anche grazie alla benedizione del governo - ad oggi compaiono zero risultati.

Nel timore che gli attivisti, che negli ultimi tempi hanno sviluppato grazie agli hacker dei sistemi per aggirare la Muraglia di fuoco virtuale con cui il governo cinese blocca l'accesso alla maggior parte dei siti occidentali, possano utlizzare Facebook, Twitter e LinkedIn per organizzare dimostrazioni, i siti sono stati bloccati.

pc quotidiano 25 febbraio - SCIOPERO GENERALE, LA CAMUSSO PRENDE TEMPO

“CGIL: Direttivo, mandato a segreteria su prosecuzione mobilitazione

Il Comitato Direttivo [riunito a Roma i giorni 22 e 23 febbraio] ha confermato le iniziative di mobilitazione - la campagna sulle regole per la democrazia e la rappresentanza sindacale e le marce per il lavoro - ha indetto lo sciopero generale e dato mandato alla Segreteria per definire date e modalità dello sciopero generale”. (dal sito della CGIL)

A quanto pare alla Camusso piacciono le marce, ma la musica non è ancora quella dello sciopero generale, che viene sì proposto, ma la cui decisione definitiva viene ancora una volta messa nelle mani della stessa Camusso che deciderà quando lo riterrà opportuno! Dato che “… aveva chiesto la possibilità di decidere quando e come andare allo sciopero generale”.

Infatti, come riporta l’articolo di rassegna.it di oggi, "tecnicamente lo sciopero non è stato ancora proclamato, al contrario di quanto farebbe pensare una lettura disattenta dei giornali”!

Alla ennesima denuncia delle politiche del governo fatta da questo Comitato Direttivo non segue la scelta di una risposta urgente che viene chiesta anche da altri settori dello stesso sindacato…

Cosa aspetta ancora la Camusso? Forse una bella guerra totale così da evitare questa “enorme responsabilità”?

pc quotidiano 25 febbraio - TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA


proletari comunisti aderisce e partecipa

Corteo nazionale

"Tanti popoli un'unica lotta"

Sabato 26 febbraio 2011 ore 15.00 - Piazzale Cordusio - Milano

A conclusione della settimana di solidarietà internazionale con il popolo basco, si terrà un corteo internazionalista per l'affermazione del diritto all'autodeterminazione dei popoli in lotta in tutto il mondo. Una giornata di mobilitazione che traccerà un filo rosso che possa unire i vari popoli in lotta, coniugando la lotta di liberazione e i processi di emancipazione sociale. Un momento forte di mobilitazione che parli di diritti e di autodeterminazione, di solidarietà e di lotta di liberazione dei popoli dallo sfruttamento e dalle catene dell'imperialismo.

pc quotidiano 25 febbraio - Libia, Oggi prevista imponente dimostrazione a Tripoli




i dimostranti anti-regime consolidano le loro posizioni e stringono il cerchio attorno a Tripoli, dove un gruppo di giornalisti italiani è stato fermato a un posto di blocco di miliziani governativi sulla strada dell'aeroporto e uno di loro è stato malmenato. I reporter sono stati poi rilasciati.

In Cirenaica, nell'est, l'opposizione afferma che i principali terminal petroliferi, Ras Lanuf e Marsa El Brega, sono nelle sue mani, anche se ieri Gheddafi ha minacciato l'Occidente di bloccarli.

Intanto, "i ribelli libici che hanno preso il controllo della Cirenaica stanno preparando delle istituzioni indipendenti per gestire l'amministrazione delle città da loro liberate". E' quanto ha affermato l'ex ministro dell'Interno libico, Abdel Fattah Yunis, in un'intervista alla tv satellitare 'al-Arabiya'. "Gli insorti tengono saldamente il controllo del territorio nell'est - ha affermato - e si stanno organizzando per gestire ogni attività in quelle zone".

Per protesta contro il regime di Muammar Gheddafi il procuratore generale libico, Abdelrahman Al-Abbar, ha annunciato le sue dimissioni. In un videomessaggio diffuso dalla tv araba al-Jazeera, il procuratore ha affermato: "Mi dimetto perché non posso accettare che sia stato versato tutto questo sangue del mio popolo".

CONTRO AFFITTOPOLI MILANESE ASSEDIARLI E' GIUSTO

PALAZZO MARINO “OMAGGIATO” DEL LANCIO DI ARANCE-SCARTI ALIMENTARI E DALLE GRIDA “SIETE DEI CORROTTI,DIMISSIONI”

Dopo l’irruzione al PAt il Comitato abitanti S. Siro e cs Cantiere irrompono in Piazza Scala al suono di pentole e casseruole varie. Ragazzi, bambini, occupanti di case, studenti, tutti insieme a tappezzare la linea Maginot di transenne messe a protezione dei corrotti del Comune, così come la fontana e la statua.

Tanti gli striscioni e i messaggi della piazza, “Sanatoria ora!”, “Blocco immediato degli sfratti” “20 ANNI DI GOVERNO B. loro stipendi milionari, pluripoltrone, ville ad Antigua, affittopoli, bunga bunga e magna magna PER NOI NEANCHE LE BRICIOLE! que se vayan todos!” “Consiglio comunale è aperto alla cittadinanza! Vogliamo entrare!” “10.000 morti e Berlusconi è complice dittatori tiranni e mafiosi que se vayan todos Libya wants freedom”.

Il tutto condito da un continuo lancio di arance, “buone e non marce come chi siede sugli scranni del Consiglio”-come sottolineato dai microfoni-, e ortaggi -questi si scarti di mercato-, che raggiungevano il portone d’ingresso, prontamente chiuso dai solerti poliziotti. E un continuo battere di pentole e fischietti, intervallati da slogan e invettive contro Pdl e Lega, Moratti e De Corato, fino a Berlusconi il cui senso si può sintetizzare così: “voi corrotti e ladri e Noi ci Cacceremo via”.

In piena sintonia con le parole d’ordine di questo presidio lo striscione che il circolo proletari comunisti ha portato “solo il vento di una rivolta popolare li caccerà”, unica presenza solidale e visibile con la mobilitazione. Sparsi qua e là militanti di Sinistra Critica, qualche sindacalista di USB e di altri Comitati per il diritto alla casa. La politica di centrosinistra ha lasciato gli scranni del Consiglio ed è scesa in piazza, ma non per solidarizzare coi manifestanti, ma perché allarmata dall’annuncio che si era levato dai microfoni “è un Consiglio aperto e noi adesso entriamo” , che forse un solerte digossino gli aveva comunicato. Forse il solerte digossino che ha dato vita ad una scena esilarante e allo stesso tempo di “fedele” servitore, cioè ha preso in mano una scopa e si è messo a togliere le arance e gli ortaggi piovuti davanti al portone. L’invito di Maiorino (PD) e company di provare a far salire una delegazione che parlasse con l’opposizione è stato rispedito al mittente. E allora si è provato ad entrare e lì la tensione è salita. Il nutrito, esageratamente tanto, numero di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa ha fatto andare i manganelli e accennato ad una carica. Quindici minuti in cui nessuno è scappato e dove i poliziotti e caramba si sono presi “vergognatevi difendete dei Papponi” “andate a prendere la paga ad Arcore”.

Poco dopo il presidio si è sciolto ma con la promessa che “questo è solo l’inizio”. Qualche compagno ha commentato che “non bisogna solo provarci ad entrare, ma bisogna farlo davvero, non è un film”. Giusto ma provare ad assediare, per poi sloggiare, i palazzi del Potere è la strada giusta, e solo unendosi con chi lo fa si costruisce la forza per cacciarli. Basta guardare l’esempio delle masse arabe che si sono ribellate ai Tiranni e non mettersi alla fiestra a fare “le pulci”.

Circolo proletari comunisti Milano

24-02-011