lunedì 31 gennaio 2011

pc quotidiano 31 gennaio - India, il governo prova a frenare l'espansione del maoismo...


“Conquistare le menti e i cuori” era la parola d’ordine che anni fa i governi e i militari degli Stati Uniti cercavano di mettere in pratica (naturalmente solo formalmente) per tentare di fermare l’ondata di ribellione popolare sempre più grande che c’era nell’america del sud, in risposta in particolare alla rivoluzione peruviana.

Adesso la usano sempre più spesso in maniera cosciente o no, in una forma o nell’altra, i governi di tutto il mondo: ancora in Perù, ma anche in Italia, per esempio, una forma è quella usata dal ministro Tremonti che si è vantato diverse volte di aver mantenuto gli ammortizzatori sociali come risposta alla crisi economica mondiale; lo dice anche la chiesa…; e anche nel discorso di Obama sullo Stato della Nazione.

L’articolo che riportiamo sotto è esemplare in questo senso… ed è una dichiarata ammissione di impotenza da parte del potere che, come si legge, viene preso anche in giro, come un pugile suonato...


***

La polizia del Tamil Nadu 'adotta' 300 villaggi nel tentativo di frenare la diffusione del Naxalismo [maoismo]

PTI, 26 Gennaio 2011, 00:45 CEST

Theni (TN): In un nuovo tentativo di frenare il movimento Naxalita e la diffusione delle sue ramificazioni nel Tamil Nadu, la polizia ha 'adottato' 300 villaggi al confine con lo Stato e sta offrendo loro beni di prima necessità per migliorare la loro vita, secondo un alto funzionario di polizia.

Parlando ad una iniziativa nella vicina Varushanadu dopo la distribuzione di beni di prima necessità ai tribali, DGP Letika Saran ha detto che il villaggio sarebbe stato adottato in diverse fasi. Ha espresso fiducia che il regime potesse vanificare qualsiasi tentativo da parte dei Naxaliti di invadere nuovamente il territorio, dopo un tentativo fallito di creare un campo di addestramento militare a Murugamalai nel 2007.

Durante la manifestazione si è vista anche la polizia ricevere petizioni dai tribali a valutare i loro bisogni, e la consegna di bovini e ovini e di alcuni beni essenziali come saponi e dentifrici.

Nel tentativo di portare un senso di cameratismo, la polizia ha mangiato e bevuto il tè con gli abitanti dei villaggi tribali, ha assicurato loro che i loro diritti sarebbero stati salvaguardati e li ha esortati a educare se stessi per migliorare le loro prospettive di vita.

Fonti della polizia hanno riferito che i beni di base sarebbero stati forniti a 300 villaggi nella prima fase su un totale di 471 villaggi identificati. Agli abitanti dei villaggi veniva dato latte, come anche tessere annonarie e coperte nella speranza che li avrebbe aiutati a migliorare il loro tenore di vita, hanno detto.

Un alto funzionario di polizia che chiede l'anonimato, ha detto che l'idea ha preso forma dopo aver trovato in possesso di alcuni abitanti del villaggio gadget e orologi. Attraverso informazioni si è saputo che li hanno avuti dai Naxaliti, che vengono normalmente aiutati ad entrare e uscire dalla giungla, piena di una miriade di sentieri.

Due abitanti del villaggio, Karimalai e Easwary, che hanno ricevuto i regali, non erano sicuri di essere in grado di fornire informazioni alla polizia sui movimenti di estranei senza servizi come i telefoni. Hanno detto di aver paura delle 'minacce' di queste persone per ciò che potevano raccontare e cercavano protezione dalla polizia e aiuto da funzionari della forestale per migliorare le loro condizioni economiche.

Le ONG che si occupano dei villaggi tribali dicono che il problema Naxalita potrebbe essere risolto con politiche corrette e non con tali espedienti. Inoltre, agli abitanti delle tribù dovrebbe essere consentito di godere dei prodotti forestali e delle erbe che coltivano. Solo se si muovono nel profondo delle foreste potrebbero conoscere i movimenti dei naxaliti, hanno detto.

Read more: Tamil Nadu Police 'adopt' 300 villages in bid to curb spread of Naxalism - The Times of India http://timesofindia.indiatimes.com/india/-Tamil-Nadu-Police-adopt-300-villages-in-bid-to-curb-spread-of-Naxalism/articleshow/7363959.cms#ixzz1CVnsh5pN

pc quotidiano 31 gennaio - solidarietà studentesca contro gli sgomberi...dalla federico II

Oggi, 31 gennaio, è avvenuto lo sgombero dei due spazi occupati situati a piazza Banchi Nuovi. La rettrice dell’Università L’Orientale si è assunta la responsabilità politica di far entrare la celere all’interno del cortile di Palazzo Giusso (comunicante con l’ex mensa occupata) e far sgomberare lo spazio liberato dai compagni. Un avvenimento del genere non accadeva da 40 anni, e questo è un esempio emblematico del clima di repressione che si sta scatenando sulle realtà in lotta e sul livello di conflitto che la società sta vivendo in questi mesi. Subito dopo lo sgombero dello Spazio Occupato Zer081, anche il Fanon, spazio occupato all’interno della Chiesa di Piazza Banchi Nuovi, è stato vittima della macchina repressiva. Con un dispiegamento anomalo di forze dell’ordine, le istituzioni continuano a non dare spazio alla riapertura di luoghi abbandonati e in disuso in cui i compagni promuovono progetti politici. I continui sgomberi, le minacce, e i manganelli non ci fanno paura e non ci faranno indietreggiare mai!

CONTRO GLI SGOMBERI, OGNI OCCUPAZIONE SARA’ UNA BARRICATA!

SOLIDARIETA’ CON I COMPAGNI DE L’ORIENTALE!

APPUNTAMENTO ORE 15:00 A PALAZZO GIUSSO PER DARE UNA RISPOSTA ALL’ENNESIMO ATTACCO REPRESSIVO!!

pc quotidiano 31 gennaio - sgomberi degli spazi occupati a napoli ...NON ABBIAMO NULLA DA PERDERE, ABBIAMO UN MONDO DA CONQUISTARE!

massima solidarietà da parte di
proletari comunisti

Questa mattina, alle 6:40 è cominciato, da parte di polizia e carabinieri lo
sgombero degli spazi Fanon e ZERO81, due spazi occupati in Largo Banchi
Nuovi, alle spalle di Palazzo Giusso dell'Orientale


Come se non bastasse, le forze dell'ordine sono entrate in assetto
antisommossa, per "difendere i due sgomberi" nel cortile di palazzo Giusso,
un atto che segna un precedente gravissimo e al quale è necessario dare
subito una risposta.


In decine ci siamo recati dalla Rettrice Lidia Viganoni che, posta di fronte
alla responsabilità di aver permesso alla celere di entrare nell'università,
ha risposto che ha fatto nient'altro che il suo "dovere".


Convochiamo, per discutere di ciò che è accaduto e per organizzare una
adeguata risposta a questo ennesimo atto repressivo nei confronti di chi,
quotidianamente si organizza per restituire dignità a questa città, ai suoi
luoghi chiusi, per costruire una reale opposizione a questa classe politica
un'assemblea pubblica alle ore 15 a Palazzo Giusso.


Sgomberati gli spazi occupati "Fanon" e "Zero81" nel centro storico di
Napoli
Lunedì 31 Gennaio 2011 13:54 cau .Stamattina alle 6:30 la polizia e i
carabinieri in assetto antisommossa hanno fatto irruzione nei due spazi
occupati il 17 gennaio scorso a Largo Banchi Nuovi, lo ZERO81 ed il FANON.
Gli accessi sono stati murati e blindati, i locali svuotati. Nel caso dello
ZERO81, che occupava i vani della ex-mensa dell'Orientale, l'autorizzazione
allo sgombero è partita dalla Rettrice Viganoni, che ha permesso l'entrata
della polizia all'interno dell'Università! Un gesto sconsiderato, che non si
vede da decenni, che militarizza le relazioni fra studenti e organi
accademici, che crea un precedente pericolosissimo in un paese ed in una
Università che amano definirsi "democratiche".
Un atto gravissimo quanto vergognoso, visto che entrambi gli spazi erano
abbandonati da anni, ed erano stati restituiti al quartiere ed ai giovani
della nostra città attraverso iniziative sociali e culturali. In una Napoli
piena di problemi, di corruzione, di immondizia e malaffare, con un tasso di
disoccupazione altissimo e l'impossibilità per le persone di arrivare a fine
mese, l'unica risposta che le istituzioni sanno dare è quella dello
sgombero.

Lo spazio occupato Fanon nasce proprio con l'intento di contrastare il
degrado, dare un luogo alla cittadinanza per parlare, incontrarsi,
confrontarsi sui problemi dei nostri quartieri e sul futuro che ci viene
quotidianamente sottratto. Non è bastato evidentemente rimettere a posto un
edificio abbandonato dal terremoto del 1980, sul quale non c'era alcuna
progettualità e in cui abbiamo trovato solo macerie e rifiuti, non sono
bastate le serate di musica popolare, le proiezioni, i dibattiti organizzati
da tanti ragazzi, le tante idee avanzate per riqualificare una piazza del
centro storico: lo Stato conosce solo la repressione. E forse proprio di
questo hanno paura: che ci sia un luogo dove il dissenso sociale e la
democrazia dal basso possano crescere ed organizzarsi.

FUORI LA POLIZIA DAI NOSTRI QUARTIERI E DALLE NOSTRE FACOLTA'!
LA REPRESSIONE NON CI FA PAURA!
NON ABBIAMO NULLA DA PERDERE, ABBIAMO UN MONDO DA CONQUISTARE!

SPAZIO OCCUPATO FANON

pc quotidiano 31 gennaio - unire il movimento studentesco su posizioni rivoluzionarie- costruire l'organizzazione comunista Red Block



RED BLOCK
Red Block è un'organizzazione giovanile rivoluzionaria che vuole contribuire alla costruzione del partito comunista di tipo nuovo in Italia . Nasce in seguito alla grande contestazione del G8 di Genova dove migliaia di giovani ribelli scesero nelle strade contro questo sistema capitalista basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. E' necessario che la gioventù proletaria e ribelle in Italia si organizzi e dia il suo contributo per questa impresa storica. RIBELLARSI E' GIUSTO!

domenica 30 gennaio 2011

pc quotidiano 30 gennaio - BERGAMO AL FIANCO DELLE RIVOLTE DELLE MASSE ARABE

AL FIANCO DELLE RIVOLTE DELLE MASSE ARABE, DALLA TUNISIA ALL’EGITTO, PASSANDO PER LA PALESTINA

Nel pomeriggio del 29 gennaio con un presidio informativo e di denuncia, il circolo di proletari comunisti di Bergamo e con l’adesione dei lavoratori dello Slai Cobas per il sindacato di classe, ha dato voce e sostegno alla comunità degli immigrati arabi, in particolare del Magreb, che in questo paese guardano con apprensione-speranza-rabbia a quanto succede nei loro paesi d’origine.
Con pannelli, foto, volantini, striscioni e interventi al microfono delle trombe, il centro dello struscio bergamasco si è colorato non solo delle bandiere di proletari comunisti, del cobas, della Tunisia e palestinese, ma della solidarietà alla rivolta delle masse arabe contro i barbari regimi dei
Ben Alì e Mubarak, regimi sostenuti dai governi imperialisti, italiano in testa. In particolare si è evidenziato che la rivolta che sta infiammando il mondo arabo, non è solo un problema umanitario né riguarda solo i popoli tunisino-algerino-egiziano-palestinese, ma ci riguarda molto da vicino.
La corruzione, la dittatura, che affama il popolo – che nega un futuro ai giovani, ad Algeri-Tunisi-il Cairo, non sono altra cosa dalla corruzione, dal regime in formazione, che in questo paese nega un futuro ai giovani, a partire dalla riforma Gelmini, e vuole imporre, a partire dagli operai, ai lavoratori un regime di lavoro schiavistico.
L’iniziativa ha rappresentato un, piccolo ma significativo, segnale in primis per gli immigrati arabi che vivono e lavorano nella bergamasca, concretizzatasi con la presenza di 10 lavoratori tunisini e 3 universitari tunisini e coi quali si è convenuto che questo primo momento non si disperda e che invece sia l’inizio di un percorso comune.
Il presidio ha rappresentato di fatto una critica verso quelle realtà politiche, sindacali, solidali e di movimento, che non sono venute. Loro sono tanto “brave” a “solidarizzare” a “straparlare” di rivolte e rivoluzioni nei volantini o in rete, ma quando c’è da sporcarsi le mani, ovvero stare tra le masse, non li vedi.

Proletari comunisti - Bergamo

pc quotidiano 30 gennaio - sostenere con forza la rivolta popolare in egitto

proletari comunisti esprime il suo massimo sostegno alla rivolta popolare in corso in Egitto. Il regime di Mubarak è un regime corrotto antioperaio e antipopolare puntello dell'imperialismo USA e del sionismo israeliano nell'aerea contro le masse arabe contro il popolo palestinese. Le masse proletarie anche qui vogliono pane, lavoro, libertà e il regime ha risposto sparando sulla folla. Il regime e le forze filosioniste, filoimperialismo usa, filo imperialismo europeo parlano di violenza e saccheggi per dividere il popolo e giustificare una dittatura militare con o senza Mubarak, sempre asservita all'imperialismo. Ma la gioventù, la classe operaia e le masse popolari egiziane vogliono ben altro per questo la rivolta non si arresta, attacca i palazzi del potere, costringe alla fuga la famiglia Mubarak e i ricchi del paese. ma la via è tracciata il regime di mubarak, la classe dirigente che rappresenta devono essere spazzati via. Bisogna mobilitarsi sin da ora contro ogni intervento diplomatico militare dell'imperialismo, sionismo, governi europei che sono anch'essi colpiti dalla caduta del regime.
l'Italia di berlusconi, così come prima i governi di centro sinistra sono sempre stati con mubarak e lo hanno considerato il loro referente che assicurava i loro interessi economici e geostrategici in Egitto e nell'area del suo insieme
noi proletari comunisti nel solidarizzare con le masse egiziane in lotta, siamo con gli immigrati arabi che nel nostro paese stanno manifestando con la rivolta, siamo per assediare ambasciata e consolato egiziano anche con presidi permanenti, ma nello stesso tempo lottiamo per la caduta del governo Berlusconi e contro ogni governo dell'imperialismo italiano, che è a fianco del regime di Murabak e di ogni regime che persegua la stessa politica senza mubarak

proletari comunisti
30 gennaio 2011

pc quotidiano 30 gennaio - la manifestazione del 28 a termini imerese


Grande partecipazione al corteo regionale per lo sciopero generale di 8 ore indetto dalla FIOM.
Più di 8.000 operai dallo stabilimento fiat di Termini Imerese ai Cantieri navali di Palermo e Trapani, della raffineria e del petrolchimico di Milazzo, dalle acciaierie della Sicem di Messina, dalle Acciaierie del Sud di Catania, dal petrolchimico di Siracusa, dalla Metra di Ragusa e da molti altri stabilimenti operai. Le delegazioni hanno sfilato per le strade della cittadina siciliana sede dello stabilimento Fiat.

Al corteo presenti anche studenti da Palermo, Catania e altre zone siciliane che hanno portato la loro solidarietà alla classe operaia scendendo in piazza con essa.
Infatti è da mesi che il movimento studentesco ha gridato da nord a sud la volontà di scendere a fianco dei lavoratori in occasione di uno sciopero generale.

Uno sciopero generale che i sindacati di regime Cgil-Cisl-Uil-Ugl non hanno la volontà di proclamare, la Camusso nelle scorse settimane ha dichiarato che “ancora non ci sono le condizioni per proclamare lo sciopero generale”, dopo queste dichiarazioni vergognose il segretario generale della Cgil è stato giustamente contestato a Bologna da 30.000 operai.
Alla prima occasione dopo il 16 ottobre in cui gli operai scendono in piazza per uno sciopero del genere, il movimento studentesco in tutto il paese ha messo in pratica ciò che ha gridato per mesi: l’unione delle lotte di operai e studenti.

Da palermo presenti sia studenti medi che universitari di diverse facoltà, da Lettere e filosofia a Scienze ad Agraria fino all’Accademia di belle arti.

Durante il percorso attaccata con uova e fumogeni la sede del sindacato di regime Uil.

Il nostro spezzone di Red Block dietro lo striscione “studenti e operai contro il fascismo padronale vogliamo lo sciopero generale” formato dagli studenti del CAIL (collettivo accademia autorganizzato in lotta) e da studenti medi e universitari con una delegazione del Circolo di proletari comunisti Palermo ha gridato per tutto il percorso slogan come “contro la crisi del capitale vogliamo lo sciopero generale”, “disoccupazione miseria e lutto, pagherete caro pagherete tutto”, morti sul lavoro non ne vogliamo più, Marchionne a testa in giù”, “Berlusconi, Bossi e Fini farete la fine di Mussolini”, “Piazzale Loreto, ci son tanti lampioni, ieri Mussolini oggi Berlusconi”, “Berlusconi porco, vieni fuori adesso, te lo facciamo noi, un bel processo”, “ se ci sono tanti disoccupati, la colpa e dei padroni e non degli immigrati”.
Abbiamo solidarizzato con le rivolte sociali in corso in Tunisia, Egitto, Albania, Yemen e Giordania.
Il corteo si è concluso a Piazza Duomo dove tutti gli studenti palermitani delle varie facoltà e scuole hanno contestato la rappresentante della CGIL Serena Sorrentino che ha dovuto interrompere il suo intervento sotto il grido di “sciopero generale”, lo stesso slogan con il quale a Roma abbiamo interrotto l’ex segretario generale della CGIL Epifani.
Sicuramente una bella giornata di lotta che ha visto le piazze piene di lavoratori e studenti finalmente insieme in maniera significativa ma che ancora non ha raggiunto l’obiettivo di un vero sciopero generale di tutte le categorie capace di bloccare le città e la produzione così come avviene in questi giorni nei paesi arabi e in Albania.
Crediamo che la via da seguire sia quella della radicalità studentesca del 14 Dicembre a Roma dove non si è arretrati ma al contrario si è andati al contrattacco contro lo stato, i suoi servi in divisa e assediando i palazzi del potere.
Una tale radicalità sarebbe esplosiva con l’unione del movimento studentesco a quello della classe operaia in primis e dei lavoratori in generale.
Purtroppo in momenti storici come questi dove il fascismo padronale avanza e il governo Berlusconi sta ancora in piedi, in certi settori cosiddetti di movimento prevalgono scelte politiche settarie.
Ci riferiamo alla scelta miope di indire una seconda piazza distinta da quella operaia di Termini Imerese dal Cobas Confederazione.
Una scelta miope perché ha avuto il risultato di dividere la “piazza siciliana”, ma in maniera relativa in quanto a fronte degli 8000 di Termini Imerese a Palermo sono scesi in piazza circa 100 manifestanti quasi tutti iscritti cobas del pubblico impiego, pochi studenti medi e pochissimi universitari.

Red Block
Palermo 28/01/2011
Pubblicato da RED BLOCK a 13:08 0 commenti

pc quotidiano 30 gennaio - India..6 febbraio Giornata di protesta

Comunicato Stampa
6 febbraio Giornata di protesta
Lottare contro l’aumento dei prezzi, la corruzione e il terrore di stato!

La promessa del governo UPA [United Progressive Alliance - Alleanza Progressista Unita] di una globalizzazione dal volto umano si è trasformata in un incubo senza fine per il popolo. I prezzi aumentano continuamente.
I mercanti di futures e i supermercati monopolistici si sono uniti nel vecchio mercato nero dell’accaparramento e della speculazione su grande scala. Le loro attività antipopolari vengono amplificate dagli aumenti ripetuti del prezzo della benzina, del diesel e del gas da cucina. E mentre il popolo geme, per sollevarlo il primo ministro UPA lo ammonisce dicendo che la loro crescente domanda è causa di inflazione! Questa dichiarazione arrogante viene fatta in un paese dove l'80 per cento sopravvive con appena 20 rupie al giorno [circa 50 centesimi]!

Non è solo l'inflazione che sta schizzando in alto. Tutti gli elementi delle classi dominanti e dello stato - il potere legislativo, esecutivo, giudiziario, le forze armate, multinazionali e padroni dei media - sono apertamente impegnati nel superarsi a vicenda in corruzione e nepotismo. Truffa dopo truffa vengono smascherati, ma i criminali circolano liberi. Dicono che non ci sono soldi per il benessere pubblico, per i sussidi per il cibo e altri beni essenziali, per cure mediche e istruzione di base. Nel frattempo, migliaia di rupie vengono nascoste in banche estere e questo è apertamente ammesso da tutti. Eppure non un solo centesimo è stato sequestrato. Che altro ci si può aspettare quando anche i parlamenti del Centro e degli Stati sono pieni di crorepathies [viene così definita ironicamente la gente che è spinta ad accumulare soldi a milioni], la maggior parte fatti tramite i loro affari della politica?

In mezzo a questo c'è un settore che non è mai a corto di fondi, è la macchina repressiva. Forze armate, para-militari e polizia di stato. E non vi sono soste nelle loro scorribande assetate di sangue. La punta di diamante è diretta contro la guerra popolare che imperversa nella regione centro-orientale del paese. Ma la repressione non è riservata solo a questo. Gli attivisti per i diritti umani e i giornalisti sono stati incarcerati. Tutti coloro che si oppongono agli atti antipopolari delle classi dominanti vengono aggrediti, intimiditi, imprigionati, torturati, violentate, uccisi.
Quanto più vengono denunciati e isolati tanto più azzannano la gente come cani rabbiosi.

Sempre più ampi settori resistono a tutto questo in tutto il paese.
Questo è positivo. Ma la necessità oggi è la costruzione di una lotta di massa, una unità ampia in azione, contro le forze antipopolari. L'appello rivolto dal PCI (Maoista) a mettere in campo proteste a livello nazionale arriva quindi al momento giusto. Accogliendo il suo spirito di una lotta ampia e unitaria abbiamo deciso di osservare il 6 Febbraio, come Giornata di protesta centrata sul seguente slogan: Lottare contro l’aumento dei prezzi, la corruzione e il terrore di stato!

Krantipriya
Portavoce
CPI (M-L) Naxalbari
28 gennaio 2011

sabato 29 gennaio 2011

pc quotidiano 29 gennaio - a fianco della rivolta del popolo egiziano contro il regime di Mubarak..Israele scende in campo con il regime

Da Israele aerei fantasma carichi di proiettili di gomma per salvare i regimi arabi.





E ’solo di qualche ora fa il racconto in diretta della troupe del TG3 fatta segno di “proiettili di gomma” sparati dalle forze speciali egiziane in quantità industriali sulle folle in sommossa nelle strade egiziane confermando l’allargamento di questa misura di contenimento urbano alle polizie dei regimi arabi filoccidentali,

Ma se nel caso della Tunisia, la velocità della protesta, l’incapacità e l’inadeguatezza dei reparti antisommossa ha visto cedere da parte di essi molto velocemente il campo ai dimostranti, nel caso dell’Egitto ad evitare la carneficina per mano degli sgherri di Mubarak sta venendo in aiuto l’amico-nemico di sempre, la vicina Israele con il suo potenziale di armamenti antisommossa testato da più intifade sulle spalle dei palestinesi. In queste ore dagli aeroporti militari israeliani si alzano in volo strani aerei dalle sigle misteriose carichi del” pane e companatico” che sarà distribuito a ritmo incessante sulle ossa dei dimostranti egiziani. Sono pallottole rivestite di plastica dei calibri più svariati, lanciagranate e lacrimogeni dotati di aggressivi chimici più potenti di quelli normalmente in dotazione delle forze antitumulto arabe. La quantità richieste sono così tante che gli stessi israeliani in parte produttori di tali aiuti umanitari si stanno rivolgendo per gli ordinativi alle fabbriche sorelle ubicate in Sud-Africa e negli Stati Uniti

Il popolo ha fame? Che mastichino un po’ di gomma!

Questo è quanto si trovano a sentenziare le Marie Antoniette arabe che non vogliono lasciare lo scettro del comando, sicure dell’aiuto USA, NATO e israeliano

Nel frattempo negli USA negli ambienti del Pentagono che sin dalla presidenza Clinton avevano sostenuto anche in sede NATO, il piano Urban operation 2020 che prevedeva la distribuzione e l’addestramento di tutti gli eserciti nell’uso di armi “poco meno che letali” per mantenere freno le sommosse che tra il 2012 e il 2015 avrebbero potuto scoppiare in più parti del mondo, ora stanno urlando in faccia ai loro colleghi- concorrenti generali e industriali la follia di aver sperperato risorse oggi maledettamente necessarie , nelle guerre inutili e dispendiose dell’Iraq e dell’Afghanistan.

Ed ora?

“-Per adesso parliamo di esser garanti della democrazia rivolgiamo a tutti l’appello alla calma , ma nel frattempo acceleriamo gli studi e i test sui nuovi armamenti antisommossa. Questa disfatta potrebbe tramutarsi in un grande affare per il nostro prossimo futuro.”- questa sarà la nuova linea dell’amministrazione americana e del complesso militar-industriale che la sostiene.

Ringraziando il cielo lo spirito intraprendente americano non è morto…

Peccato che esso correrà più velocemente scivolando sul sangue degli affamati in rivolta.

Da parte nostra , come Osservatorio sui Balcani di Brindisi, quanto sta avvenendo oggi , lo avevamo incominciato a raccontarlo esattamente tre anni fa nel nostro libro on-line “L’ultimo disertore” anticipando date, uso di armamenti non letali, il carattere delle sommosse , le diserzioni di agenti e forze armate, ma anche la risposta del potere con l’affinarsi della tecnologia.

Vi invitiamo a rileggerli i nostri racconti e forse a credere che il futuro è arrivato, il Mediterraneo è la nostra porta sul giardino di casa e noi ci giriamo le dita correndo appresso sulle discussioni sul sesso degli angeli, pardon di Ruby e di qualcun altro…

Antonio Camuso

Osservatorio sui Balcani di Brindisi

Brindisi 29 gennaio 2011-01-29

pc quotidiano 29 gennaio - Nepal verso la rivolta popolare, ma con le posizioni revisioniste all'interno della direzione del Partito

ultime dal nepal

1
Un quadro femminile del Partito Ruksana Khatun è stata assassinata mentre lavorava nei campi; non era la prima volta che si tentava di assassinarla ma era scampata ogni volta. Il gruppo reazionario Fronte democratico di liberazione del Terai, armato e sostenuto dall'India ha rivendicato l'assassinio.
Ruksana era una donna molto popolare nel distretto di Rutahat, ella aveva partecipato e aiutato attivamente il popolo nella guerra popolare e nel movimento popolare di massa. Ella era responsabile del Comitato di Partito nello stato di Bojpura

nostro commento
Mentre le posizioni revisioniste che dirigono il PCNUmaoista sciolgono l'esercito popolare, la reazione si arma e colpisce.

2
Nel Partito è in corso uno scontro tra Prachanda e Bhattarai, uno scontro all'interno delle posizioni revisioniste nel quale Bhattarai è la destra che esprime il suo disaccordo aperto verso la linea della rivolta popolare decisa dal Partito.
Il Comitato Centrale ha formalmente richiesto una autocritica a Bhattarai, Hisila Yami, Nabaraj Subedi et Kumar Paudel per aver boicottato la riunione nazionale di formazione dei quadri del Partito.
E' con tristezza che notiamo come Hisila Yami, la prestigiosa compagna Parvati della guerra popolare, autrice di testi tuttora di fondamentale importanza sul ruolo delle donne nella guerra popolare e nei partiti comunisti maoisti.. sia scivolata progressivamente e in particolare dopo i mesi dei suoi incarichi ministeriali su posizioni di destra ed oggi fiancheggi Bhattarai.

La linea approvata dal CC sotto la direzione di Prachanda è quella di lanciare una rivolta popolare per scrivere la costituzione di una repubblica federale popolare in Nepal.. il Partito formerà dei 'comitati di fronte' per organizzare, mobilitare e servire gli interessi popolari.
Il Partito deve dunque ora creare le basi per i 'quattro tipi di preparazione'
(ideologica,politica,organizzativa e di confronto - militare - )
Questi quattro tipo di preparazione saranno effettuati su quattro basi:
1-creare delle condizioni internazionali favorevoli
2-dividere la burocrazia, l'esercito, la polizia
3-effettuare i preparativi fisici necessari
4-mobilitare le masse
Il Partito deve ugualmente estendere la Lega della Gioventù Comunista - YCL -organizzazione della gioventù maoista che svolge un ruolo di milizia. La YLC deve svilupparsi fino a 500.000 militanti di cui 100.000-150.000 saranno posti in distretti per essere mobilitati adeguatamente.
Prachanda ha riaffermato che il paese non ha potuto avere un nuovo governo a causa dell'espansionismo indiano.. "Perchè gli espansionisti indiani devono decidere chi deve essere il primo ministro? Facendo apertamente riferimento a Bhattarai, egli ha aggiunto" il Partito maoista ha rifiutato il dirigente scelto dagli espansionisti per essere primo ministro "
Egli ha aggiunto che i reazionari - i partiti parlamentari e la classe feudale -vogliono rendere l'Assemblea Costituente non funzionante.. "Non vogliono alcun compromesso e accordo con noi.. per questo dobbiamo avanzare nei preparativi per una rivolta. Un altro dirigente del Partito ha affermato che.. "gli espansionisti sono penetrati nel partito.. se necessario noi metteremo i piedi sulla testa di coloro che tradiscono, deviano e abbandonano il senso nazionale"

A nostro giudizio nelle condizioni date, la rivolta popolare è una scelta obbligata ma temiamo sia una scelta tardiva e dopo lo scioglimento dell'ELP difficile come arma per la vittoria.. questo nonostante il grande seguito popolare e di massa di cui ancora gode il PCNU maoista..
Noi non possiamo che essere a sostegno della rivoluzione nepalese.

pc quotidiano 29 gennaio - dallo sciopero a torino ..l'indicazione di proletari comunisti




Noi pensiamo e ribadiamo che serve un vero sciopero generale prolungato che blocchi con il necessario esercizio della forza le fabbriche e le strade e prenda esempio dal 14 dicembre del movimento degli studenti.




lo sciopero generale dei metalmeccanici ha svuotato molte fabbriche e

riempito molte piazze e questo è positivo perchè è una risposta generale al

piano Marchionne e una risposta nazionale da parte degli operai all'esito

del referendum Mirafiori.

Importante è la presenza ai cortei di parte del movimento degli studenti e

dei sindacati di base.

Ma le note positive finiscono qui

Lo sciopero si è svolto con manifestazioni in generale di tipo tradizionale,

pochi scarti dovuti in generale alla presenza studentesca.

Il rituale dei dirigenti FIOM di chiedere lo sciopero generale alla cgil,

che rifiuta di farlo si è ripetuto uguale a oltre due mesi dal 16 ottobre

mentre con il proseguimento della marcia del fascismo padronale e con la

crescita del discredito del governo berlusconi e della falsa opposizione

parlamentare si impone la necessità urgente di esso.

L'illusione che questa lotta in queste forme possa fermare i padroni,

seminata dalla stessa fiom e dalle diverse componenti sindacali e politiche

.. è appunto una illusione.

Noi pensiamo e ribadiamo che serve un vero sciopero generale prolungato che

blocchi con il necessario esercizio della forza le fabbriche e le strade e

prenda esempio dal 14 dicembre del movimento degli studenti.

Ora occorre che in ogni fabbrica e in ogni assemblea, in ogni luogo di

lavoro, nelle scuole ed università ci sia un pronunciamento e una

organizzazione in questa direzione -- non è questo lo scopo attuale della

FIOM nè di aggruppamenti quali 'uniti contro la crisi'

La strada quindi è ancora lunga, ma da percorrere con coraggio e

deteminazione



proletari comunisti

28 maggio 2011

pc quotidiano 29 gennaio - salutiamo il nuovo spazio occupato a napoli

Apre lo Spazio Occupato Fanon: un nuovo luogo di confronto, lotta, aggregazione nel centro storico di Napoli
Venerdì 28 Gennaio 2011 13:15 cau .Inauguriamo lo Spazio Occupato Fanon con musica, cibo, vino venerdì 28 gennaio dalle ore 20:30 (largo Banchi Nuovi - alle spalle di Palazzo Giusso - Orientale)



CHI SIAMO?


Da alcuni giorni un gruppo di studenti e lavoratori che vengono da varie esperienze di lotta, ha deciso di riappropriarsi di uno spazio, sottraendolo all'abbandono e all'indifferenza, per renderlo un luogo di incontro e aggregazione dove possano confrontarsi idee ed esperienze, dove lotte diverse (antimperialiste, antisessiste, per il diritto allo studio e al lavoro, etc.) possano provare a rafforzarsi reciprocamente.

Per questo Spazio Occupato abbiamo scelto il nome di Frantz Fanon, psichiatra martinicano che ha combattuto al fianco dei rivoluzionari algerini nella lotta per la conquista dell'indipendenza, morto nel 1961, esattamente 50 anni fa. Speriamo che il ricordo della sua vita eroica e dei suoi scritti, ispiratori di molti movimenti di liberazione e del Black Panther Party, possa così essere strappato all'oblio nel quale è stato troppo a lungo confinato.

Vogliamo riprenderci questo piccolo spazio per tramutare qualcosa di nessuno in qualcosa che sia sentito e vissuto come di tutti, per trasformare un luogo che da anni è inutilizzato, vuoto, morto, in uno spazio vivo. Possiamo farlo solo con l'impegno attivo, la soldarietà e la partecipazione di tutti: sono solo pochi metri quadri, ma per noi è una grande sfida.



FANON E' MORTO DA 50 ANNI. EPPURE E' ANCORA VIVO.


Frantz Fanon fu uno scrittore, uno psichiatra, un filosofo. Ma soprattutto un rivoluzionario.
Nato e cresciuto a Fort-de France, in Martinica, ha avuto come maestro il poeta Aimé Césaire, ha studiato medicina in Francia, ha lavorato come psichiatra ad Algeri, contestando i metodi della psichiatria classica, ha combattuto con il Fronte di Liberazione Nazionale algerino. È morto nel 1961, a soli 36 anni, in un ospedale di Washington, subito dopo aver terminato la sua opera più celebre, I dannati della terra, che diverrà il manifesto di tanti movimenti rivoluzionari e di liberazione, tra cui quello delle Pantere Nere. Pochi mesi dopo la morte la sua Algeria si è liberata dal giogo coloniale francese.

Fanon è morto da 50 anni. Eppure è ancora vivo.

Vive nelle battaglie di chi non scambia i propri diritti per concessioni e li difende per sé e per quelli che verranno dopo di lui, di chi non vuole lavorare, vivere e pensare come uno schiavo.
Vive in chi difende una cultura libera, critica e gratuita, perché ci ha saputo mostrare come il sapere sia un’arma forte e potente e lo sfruttamento e la miseria passino per la possibilità di tenere non solo il corpo di un uomo rinchiuso in gabbia, ma anche la sua mente avviluppata nelle catene del pregiudizio, del senso di inferiorità, dell’incapacità di riconoscere un alleato nel proprio simile.
Vive nelle donne che ogni giorno combattono contro se stesse e l’abito di cui il mondo le ha vestite, contro l’idea comune e diffusa che il loro corpo sia terreno di conquista. Donne che non “sperano”, ma sanno ed esigono di essere oggetto amore e rispetto.
Vive nelle lotte dei palestinesi, dei curdi e dei baschi, di tutti i popoli che combattono ogni giorno per il loro diritto all’autodeterminazione, contro lo sfruttamento della loro terra e delle loro risorse naturali, per la possibilità di avere una Patria aldilà dei confini tracciati sulle cartine. Una Patria che vive in una lingua e in una bandiera negata, nel ricordo dei profughi che sognano di tornare a casa, nelle menti libere dei prigionieri che hanno combattuto lo sfruttamento e l’oppressione. Fanon il martinicano, il “negro” che aveva studiato medicina a Parigi, scelse di essere arabo e algerino, di farsi adottare e di adottare la causa di quei ribelli così distanti da lui per cultura, lingua e pelle. Ci ha detto, non solo con i suoi scritti sulla rivoluzione africana, ma con l’esempio vivo delle sue azioni, che la Patria è quella che noi stessi ci scegliamo, quella per la quale lottiamo, quella nella quale ci sentiamo a casa.

Fanon vive nella resistenza di chiunque sia o sia ritenuto “fuori contesto”, anormale, antisociale, antisistemico, perché proprio a chi si sentiva marginale seppe assegnare un ruolo determinante e centrale nella lotta. Perché seppe trasformare in forza sovversiva lo smarrimento, l’assenza di garanzie sociali ed economiche, la mancanza di punti di riferimento e di un’identità comune alla quale fare appello. Seppe cantare come nessun altro lo splendore, ma anche le miserie della violenza e della spontaneità ed individuarne i limiti. Per questi motivi e molti altri ancora, nella sua Algeria, così distante nel tempo e nello spazio, possiamo riconoscere, se la guardiamo con attenzione, il nostro presente. E ispirarci anche a Fanon per trasformarlo.

Sì alla vita. Sì all'amore. Sì alla generosità. Ma l'uomo è anche un No.
No al disprezzo dell'uomo. No all'indegnità dell'uomo. No allo sfruttamento dell'uomo, all'assassinio di quello che c'è di più umano nell'uomo: la sua libertà.
Condurre l'uomo ad essere un “uomo d'azione” mantenendo intorno a sé il rispetto dei valori fondamentali che rendono umano il mondo: questo è il primo scopo di colui che, dopo aver riflettuto, si prepara ad agire.

FRANTZ FANON

pc quotidiano 29 gennaio - a sostegno rivolta popolare in egitto contro i massacri del regime mubarak

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أرحل يا مبارك أنت و حكومتك
تضامن مع ثورة الشعب المصري

في هذه الأيام، تقترف الحكومة المصرية مجازر بشعة ضد مواطنيها الذين يحتجون منذ 25 يناير من أجل الحرية والعمل والكرامة.
لجنة المهاجرين المصريين بإيطاليا بالاشتراك مع نقابة الكوب و الجالية العربية بإطاليا يدنونا جميعا الحكومة المصرية، وتناشد جميع العمال والمهاجرين والإيطاليين، لدعم الثورة في مصر.
إعتصام إحتجاجي
أمام القنصلية المصرية بميلانو
يوم الإثنين 31 يناير 2011
على الساعة 18
لجنة المهاجرين المصريين بإيطاليا
نقابة الكوب


STOP AL MASSACRO DELLA POPOLAZIONE IN EGITTO
In questi giorni il Governo egiziano compie massacri atroci contro i propri Cittadini che stanno protestando dal 25 gennaio per il lavoro, la libertà e la dignità.
Il Comitato Immigrati egiziani in Italia insieme alla Confederazione Unitaria di Base condannanole violenze del governo egiziano e la complicità dei governi occidentali e lanciano un appello a tutti i lavoratori, immigrati e italiani, a sostenere, le mobilitazione in Egitto.
Presidio al Consolato Egiziano Milano
Via Porpora, 26
alle ore 18,00 LUNEDI' 31/01/2011
vicino Piazza Loreto
Comitato Immigrati egiziani in Italia

pc quotidiano 29 gennaio - sciopero del 28 e movimento studentesco ..un commento condivisibile da


Senza Tregua è scesa oggi in piazza al fianco dei lavoratori in sciopero aderendo alla manifestazione di Roma ed inviando una delegazione a Cassino. A Roma nonostante il periodo non certo propizio circa un migliaio di studenti sono scesi in piazza insieme ai lavoratori in lotta.
Una lotta unitaria e che vorremmo lo fosse sempre di più. quella tra studenti e lavoratori, perché quanto sta accadendo oggi colpisce direttamente i lavoratori, ma segna in modo indelebile il futuro di chi lavoratore lo sarà domani. È per questo che abbiamo deciso di scendere in piazza a Roma, per garantire la massima mobilitazione degli studenti su un tema, il lavoro e i suoi diritti, che apparentemente può apparire lontano ma che in realtà non lo è assolutamente.

Quello che stanno facendo Berlusconi e Marchionne riguarda anche e soprattutto noi studenti, perché se passa l’idea che si possono scambiare i diritti per il mantenimento del posto di lavoro i primi a rimetterci saremo proprio noi. C’è chi vuole utilizzare la leva del conflitto generazionale strumentalmente per contribuire alla distruzione dei diritti dei lavoratori.

Noi non ci presteremo mai a questo gioco, così come non saremo mai dell’idea che i lavoratori immigrati debbano essere visti come nemici. Il nemico è uno solo, chi prende 3.000 volte lo stipendio di un suo lavoratore e cerca strumentalmente di innescare una guerra tra poveri in cui ha tutto da guadagnare e i lavoratori tutto da perdere.

Un passaggio importante quello di oggi, perché finalmente c’è nel nostro paese la proclamazione di uno sciopero generale, che ha consentito nello specifico, a tutti i lavoratori di poter scioperare e dare la loro solidarietà alla lotta di Mirafiori e dei metalmeccanici. Tutto ciò accade mentre a poca distanza da noi rivolte popolari scuotono situazioni che fino a ieri sembravano immobili, dimostrando come questo sistema sia profondamente in crisi.

Unica pecca della giornata è a nostro parere il fatto che il movimento studentesco abbia deciso di non svolgere fino in fondo una funzione che avrebbe potuto esercitare. In un quadro di lotte che spesso ha visto un freno nella frammentazione e nelle divisioni, il movimento studentesco avrebbe potuto fare di più, per spingere verso una ricomposizione unitaria del conflitto sociale.

Ma è mancato un po’ di coraggio e forse la volontà di andare fino in fondo.

Perché è chiaro ormai che il cambiamento non passa per una riforma o un referendum, ma per un cambiamento complessivo, quella rivoluzione, che come disse Monicelli, è l’unica via per cambiare davvero.

pc quotidiano 29 maggio - dalla fiat sata di melfi... allo sciopero.... la presenza di proletari comunisti


il delegato licenziato barozzino nel suo intervento allo sciopero del 28
il processo per i licenziamenti riprende il 15 marzo




lo striscione di proletari comunisti allo sciopero


29/01/2011 CI SONO pure le femministe nel piazzale antistante i cancelli della Fiat di Melfi. Dalla Puglia sono arrivati i Proletari comunisti e i pensionati dello Spi Cgil ragionano sotto le banchine sui termini della protesta. Si aspetta il turno delle 9.30, dovrebbe uscire qualcuno, ma dai cancelli della Sata gli unici che transitano liberamente sono poliziotti in divisa e guardie giurate. Se non si può entrare si può sempre tappezzare i cancelli di striscioni e bandiere. E così la piazza si colora di rosso in men che non si dica. Il primo ad arrivare è il camioncino della Fiom. Ha i megafoni, l'impianto acustico che si perderà per strada rendendo il comizio comprensibile a pochi dei trecento che affolleranno il piazzale a metà mattinata. La pioggia è impietosa con chi protesta sotto gli ombrelli rossi, così come i cappucci dei tre operai licenziati e le felpe dei sindacalisti più agguerriti. Fa freddo e si sta all'impiedi, del resto è di condizioni «disumane» che si sta parlando. «Quando escono dal turno di sette ore e mezza non hanno nemmeno la forza di parlare quegli operai», dice Vincenzo Russo della Fialms, che si ricorda dei sindacati corporativi fascisti e dal microfono invita quelli moderni a non fare la stessa fine. «Ha aderito il 40%, cammina una sola linea e un¹altra funziona a stop and go», urla entusiasticamente il segretario regionale del sindacato più intransigente Manuele De Nicola. L'indotto è dato a braccia conserte per il 70%, col risultato che le forniture non arrivano e la catena di montaggio della Punto è costretta a fermarsi. ....

un commento

«La verità è che qui non hanno capito ancora che la cancellazione dei diritti sdoganata a Mirafiori toccherà anche questa fabbrica», si mormora ai piedi del furgoncino. «Si passa a 18 turni, ci toccherà lavorare 6 mesi senza pause, avremo 120 ore di straordinario obbligatorio e se da gennaio a giugno superiamo il 4% di assenteismo non ci pagheranno i primi giorni di malattia. E soprattutto «se ti iscrivi a un sindacato diverso ti metti contro i padroni».

pc quotidiano 29 gennaio - dalla manifestazione di padova dai compagni di marghera

Oggi buona riuscita ns.presenza alla manifestazione di Padova
Slai cobas per il sindacato di classe era presente sin da prima mattina con uno striscione di fronte alla stazione, visibile, poi via via il piazzale si è riempito.
10 mila partecipanti, di cui 6 mila operai, 2 mila pensionati, 2 mila tra studenti e insegnanti organizzati in varie forme
Il nostro spezzone, abbastanza organizzato, si è posto nel primo terzo del corteo, dietro la rete degli studenti, sono stati distribuiti 2000 volantini fronte retro e fatto megafonaggio in maniera abbastanza massiccia sacconi boia - marchionne boia - lottiamo uniti contro i padroni contro il capitalismo lottiamo uniti per il socialismo -- morti sul lavoro non ne vogliamo più mettiamo i padroni a testa in giù - e comizi volanti alle entrate delle varie piazze, in due o tre casi ben riusciti.
Noi eravamo 30-35 ma appunto organizzati. Non solo compagni italiani e operai del Bangla Desh, ma anche della Nigeria, Albania, Romania.
Siamo stati bene accettati nel corteo, a parte un tifoso di rinaldini che era seccato.
Anche il volantino ha avuto un certo effetto, vista la parte dietro (contributo per una lotta generale)

pc quotidiano 29 gennaio - ancora sullo sciopero a torino


Se dovessimo partire dalla fine della manifestazione e citando alcuni passaggi dell’intervento del segretario della Fiom torinese, Airaudo, potremmo cadere in errore e vedere quello che non c’è. Ovvero vedere la Fiom marciare decisa verso la costruzione dello Sciopero Generale con o senza la Cgil; vedremmo concretizzarsi quella unità tra operai e studenti per sconfiggere le politiche, fasciste, di governo e padroni a guida Marchionne; potremmo vedere queste e tante altre belle cose. Ma i fatti, ma anche gli antefatti, di oggi dicono altro.
L’antefatto: la solidarietà data dalla Fiom all’Uilm dopo la giusta contestazione del giorno prima. Ma anche il modo col quale il sindacalismo di base e una parte del movimento degli studenti è sceso in piazza, che ha mostrato autoreferenzialità mista a codismo, sino a rappresentare più una stampella aggiuntiva alla fiom che punto di riferimento per gli operai. E come era successo il 14 gennaio in occasione del referendum Mirafiori la presenza e la proposta dei compagni di proletari comunisti ha cercato anche in questa occasione di offrire un punto di riferimento classista e comunista diverso
Due i momenti significativi che hanno segnato questo piccolo, ma significativo, segnale:
1) quando, poco dopo l’avvio del corteo, i compagni di proletari comunisti si sono messi nello spezzone di testa degli operai Fiat, portando con lo striscione e col megafono, la necessità di comprendere che il piano Marchionne non è “semplicemente” negazione dell’agibilità sindacale, ma è un progetto politico complessivo di stampo fascista, non diverso ne altra cosa dalla politica moderno fascista del governo Berlusconi; progetto che riguarda gli operai come gli studenti, anziché immigrati o lavoratori del pubblico impiego. Progetto che per essere sconfitto deve vedere gli operai fare come gli studenti, per avanzare sulla strada di un’autonomia di pensiero e azione, cominciando a liberarsi dalla “scimmia addosso”, che in questa fase alberga nel cortile di casa propria e che si chiama Cgil a guida Camusso. Il servizio d’ordine della Fiom ci ha accolto “Voi qui non potete starci”, queste l’intimazione, prima “gentile” cioè fatta da quattro, poi perentoria schierando un cordone di 20 energumeni. A questa intimidazione con fermezza e molta calma i compagni non si son piegati, forti, innanzitutto, del fatto che le parole d’ordine dello striscione avevano trovato condivisione tra gli operai, molti dei quali lo fotografano con “gusto”, e che quanto veniva detto dal megafono non li infastidiva. Questo ha costretto il servizio d’ordine della Fiom a creare un cordone sanitario per ricondurre “all’ovile” gl’operai Fiat, lasciando i compagni di proletari comunisti con il resto degli operai Fiom, di fatto una sorta di due cortei distinti e separati;
2) l’altro momento distintivo è stato nella contestazione del dirigente Cgil, Panini, al grido di sciopero generale, lanciato da noi, che ha visto animarsi la piazza unendo gli operai della Same di Treviglio Bergamo, agli operai di Reggio Emilia, un pullman, ad altre realtà Fiom di Torino e Piemonte, ma anche studenti.

pc quotidiano 29 gennaio - oggi a Bergamo presidio a sostegno delle masse arabe in lotta ..tunisia

CON LA TUNISIA IN RIVOLTA…PERCHÉ QUESTA SCINTILLA DIA FUOCO A TUTTA LA PRATERIA!
“Continueremo a combattere, continueremo la nostra rivoluzione, non accettiamo questo nuovo governo pieno dei
vecchi ministri”.
Così dicono oggi coloro che continuano a combattere per le strade della Tunisia dopo aver vinto la prima battaglia
e cioè quella di scacciare con la forza delle mobilitazioni popolari il rappresentante del vecchio regime e parte della
sua cricca.
Continua dunque la rivolta del popolo tunisino che non accetta un governo che conferma il precedente potere con i
suoi vecchi ministri, non possono bastare i contorsionismi dei nuovi governanti per far accettare chi si è sporcato
le mani del sangue dei lavoratori, dei giovani e degli oppositori in tutti questi anni, non basteranno i contorsionismi
della “diplomazia occidentale” e cioè dei paesi imperialisti di tutto il mondo, Italia compresa, che in tutti questi anni
hanno appoggiato il governo di Ben Ali e adesso sono prontissimi, basta che possano continuare a fare affari, ad
appoggiare un governo di coalizione nazionale.
Questa rivolta proletaria e popolare con la larga partecipazione di giovani studenti e lavoratori rappresenta un forte segnale
di riscossa contro il regime Tunisino ed ha immediatamente contagiato altri paesi vicini come Algeria, Giordania ed ora
Egitto che come quello tunisino da decenni sono soggiogati da vere e proprie dittature che traggono forza dalla complicità
dei governi imperialisti occidentali in primis quello francese e italiano.
In questi paesi la borghesia locale al potere fa affari con le borghesie imperialiste svendendo le risorse nazionali come il
petrolio mentre il popolo vive nella miseria, in Tunisia il 70% della popolazione è formata da giovani di cui il 30% è
disoccupata. A tutto questo si aggiunge l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità come pane e olio che rende
veramente difficile la sopravvivenza della popolazione.
Mentre i capitalisti europei e americani sostengono queste dittature che, mantenendo la popolazione alla fame,
garantiscono loro un infinito bacino di manodopera a basso costo sia sul posto che nei propri paesi .
Infatti spesso l’unica alternativa per i giovani maghrebini è l’emigrazione.
I giovani maghrebini che giungono in Italia o in altri paesi dell’UE trovano ad “accoglierli” leggi razziste, vengono rinchiusi in
centri di detenzione e veri e propri lager chiamati CIE con la sola colpa di essere “clandestini”.
La scintilla che ha dato l’avvio alla rivolta, è stata la tragica morte del giovane Mohamed Bouazizi 26 anni laureato che,
costretto per vivere a fare il venditore ambulante, ha scelto di darsi fuoco come estremo gesto di protesta contro la polizia
che gli aveva ha sequestrato il carretto con la merce.
In un primo momento il presidente tunisino Zine al-Abidine Ben Ali e il suo governo hanno accusato i manifestanti di essere
dei “terroristi”, ma i veri terroristi sono i governi della borghesia che impongono al popolo una vita di stenti e che hanno
ordinato ai loro servi in divisa di sparare sulla folla.
La nostra solidarietà verso questa rivolta deve necessariamente avere come obiettivo principale della nostra lotta il governo
Berlusconi, fedele alleato di questi regimi in quanto partner economico. In questo le dichiarazioni del Ministro degli Esteri
Frattini sono andate ben oltre le ipocrite dichiarazioni dei funzionari U.S.A. che hanno condannato formalmente la
repressione e le violenze come se fossero sullo stesso piano. Frattini ha dato pieno appoggio al regime tunisino dichiarando
di: "condannare senza se e senza ma ogni forma di violenza contro civili innocenti, ma anche di sostenere un governo
come la Tunisia che ha pagato un prezzo di sangue per il terrorismo: noi siamo sempre dalla parte della lotta al terrorismo".
Davanti alla censura e alle falsità dei media italiani e necessario estendere l’informazione e la solidarietà su questa
questione tra gli studenti, gli operai e i lavoratori perché si prenda coscienza che qui come in Tunisia per far si che non si
paghi la crisi dei padroni ci vogliono decine e centinaia di queste rivolte che rappresentano un primo passo verso la
rivoluzione politica e sociale per mettere fine a questo barbaro sistema basato sul profitto dell’uomo sull’uomo.
Leggi il blog: proletaricomunisti.blogspot.com 335 5244902 prol_com_bg@infinito.it fip280111

pc quotidiano 29 gennaio - IERI TRA LE OPERAIE - dalle compagne del MFPR



Ieri tra le operaie della Fiat Sata di Melfi, le operaie della Fiat di Mirafiori,











alla manifestazione alla Fiat di Termini Imerese e nella grande manifestazione di Milano, è stato diffuso dalle compagne del MFPR il volantino/appello alle operaie, delegate Fiom, lavoratrici, disoccupate, studentesse: "Costruiamo uno sciopero delle donne per l'8 marzo" e affisse in ogni manifestazione centianaia di locandine "We Want sex..."


ALLA SATA DI MELFI, dove già da tempo vi è un rapporto con operaie e delegate, il volantino è stato anche diffuso dalle stesse operaie alle loro compagne della Fiat, e vi è stata durante il presidio anche una breve riunione per vedere come fare un'iniziativa per l'8 marzo; l'idea emersa è comunque di fare un presidio davanti alla fabbrica. L'iniziativa dell'8 è stato detto da alcune operaie è necessaria sia per fare emergere la nostra condizione che viene doppiamente colpita dal piano Marchionne, e trovare nell'unità la forza di superare paure di repressione di parte aziendale; sia perchè anche nella stessa Fiom il ruolo delle donne è sottovalutato: non c'è nessuna delegata e anche tra le donne fiom si pensa che le questioni femminili non sono tanto sentite dalle stesse operaie, che tendono a delegare i loro problemi ai lavoratori maschi.
Noi pensiamo che non è così, che la realtà mostra invece che l'intreccio sfruttamento e oppressione, attacco di classe e di genere, è sentito, e viene fuori appena le operaie possono parlare della loro condizione - nel 2007 abbiamo fatto un questionario/inchiesta sugli effetti sulla condizione delle donne del TMC2 (che oggi viene riciclato in peggio nel sistema Ergo Uas), e tante operaie risposero ed erano interessate; la ricca, vasta e interessante inchiesta fatta tempo fa dalle Metalmeccaniche e l'autorganizzazione delle donne alla Fiat di Termoli, l'appello diffuso per il 28 dalle donne Fiom sono altre importanti dimostrazioni di quanto sia urgente porre all'OdG nello scontro di classe in atto la lotta, più complessiva, delle donne. Mentre è chiaro che la lotta delle operaie è da fare anche dentro la Fiom, non delegando, ma autorganizzandosi e lottando in prima persona.
Anche in questo lo sciopero delle donne è un "arma" importante.
 
Sulla proposta dello sciopero delle donne e l'iniziativa a Melfi erano d'accordo e entusiaste anche alcune altre lavoratrici, compagne di Matera - presenti ieri al presidio alla Sata; faremo prima dell'8 una riunione a Matera per programmare.
 
A TERMINI IMERESE, dove purtroppo nella Fiat non sono presenti tra gli operai donne, il volantino è stato discusso con altre lavoratrici, precarie delle cooperative sociali, e con le mogli degli operai Fiat che già in passato si sono mosse autorganizzate contro il piano di chiusura dello stabilimento che colpisce non solo gli operai ma anche le famiglie. Anche qui si è aperta una discussione e un forte interesse.
 
Lo stesso è accaduto A TORINO E MILANO. I volantini e le locandine sono stati accolti molto bene; ha colpito molto la locandina dello sciopero delle donne che è stata molto letta, fotografata da lavoratrici, studentesse.


INVITIAMO TUTTE LE LAVORATRICI, LE DELEGATE FIOM, LE COMPAGNE, LE STUDENTESSE A CONTINUARE A FAR CIRCOLARE IL VOLANTINO E LA LOCANDINA (da richiedere a: mfpr@libero.it).
 
PREPARIAMO INSIEME UN APPELLO DA SOTTOSCRIVERE SUI POSTI DI LAVORO, NELLE SCUOLE, NEI TERRITORI, PER LO SCIOPERO DELLE DONNE PER L'8 MARZO.
CON UNA PIATTAFORMA CHE RACCOLGA E SINTETIZZI I PUNTI EMERSI DALLE LOTTE DELLE LAVORATRICI, DELLE STUDENTESSE, DALLE LOTTE DELLE IMMIGRATE, DELLE DONNE NEI TERRITORI, DELLE LOTTE CONTRO LE VIOLENZE SESSUALI, ecc.
 
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

pc quotidiano 29 gennaio - 'ANNO ZERO': il berlusconismo mostra la faccia del fascismo pavido. MA BISOGNA CACCIARE BERLUSCONI O SOLO PARLARNE?

La questione di Berlusconi sta diventando sempre più paradossale e grottesca.
Da un lato siamo di fronte sempre più ogni giorno all'espandersi e imporsi del moderno fascismo berlusconiano, in maniera sempre più cafona, bestiale, fuori da ogni minimo senso della decenza e di regole ancora esistenti - potremmo dire che “piazza Venezia” oggi viene sostituita, da Berlusconi e dai suoi servi, con il più moderno schermo televisivo, che ci impone il volto di cartapesta di Berlusconi a pranzo, cena, e la sua voce (che fa concorrenza alle più pacchiane imitazioni) che incombe all'improvviso in trasmissioni televisive. Ora questo fascismo mediatico sta facendo anche scuola, e Berlusconi viene imitato anche dai suoi servi, come il Direttore Masi giovedì sera con la telefonata a Santoro ad 'Anno zero'; certo, in maniera pavida, senza l'arroganza del potere di Berlusconi, in maniera appunto da servi, che quando vengono sfidati si ritraggono balbettando, come appunto ha fatto Masi.

Dall'altro, però, a volume di pagine e pagine di giornali, a serate piene di trasmissioni televisive a soggetto unico sulle sex storie di Berlusconi, corrisponde il nulla pratico!
Si sta determinando il fatto che parlarne nella maniera in cui lo stanno facendo i mass media, i giornali, le TV, come i partiti, i politici parlamentari di opposizione, sta servendo non ad accelerare l'unica cosa seria che dovrebbe avvenire: la cacciata di Berlusconi e il suo arresto, ma, all'opposto, a congelare la vicenda, a farne oggetto di scandagliamento di tutti i particolari, perpetuandola, facendone tema di dibattiti da salotti televisivi, sia pur a volte accesi e con qualche “colpo di scena” fuori programma, o tema di contese parlamentari, in cui tutto si dice salvo fare un minimo atto che porti a porre fine a Berlusconi.
Un esempio in questo senso è stata anche la brutta trasmissione di giovedì scorso di 'Anno zero'.
Essa ha avuto il suo momento utile di scontro con il regime solo nella giusta liquidazione fatta del fascistello Masi, che si è dovuto ritrarre. Ma poi più nulla. Ha solo rinnovato il torbido, che chiaramente ce n'è a iosa e sempre peggio; in cui però via via il torbido rischia di autoalimentarsi, di produrre sempre più parole ma alcun fatto, di rendere le masse spettatrici; o rischia di spostarsi da Berlusconi, dalla questione di fondo del “ciarpame politico”, dell'uso del potere non solo per fini privati ma per imporre come normale un moderno fascismo con tutte le aberrazioni che lo accompagnano, alle vicende delle ragazze di Arcore, “oggetto di curiosità”, verso cui spesso le concezioni espresse non sono molto diverse dall'humus sessista del porco Berlusconi.
Facendo di fatto allontanare la questione di fondo: Berlusconi deve essere cacciato e deve essere arrestato!

Con gli esponenti del PD, dei partiti dell'opposizione e non, siamo poi alla tragedia che diventa farsa, più si fanno indignate dichiarazioni su Berlusconi e meno si fa ciò che normali parlamentari possono e dovrebbero fare: dichiarare fuori dalla Costituzione, dalle minime regole istituzionali Berlusconi e adottare i provvedimenti consequenziali.
Come ieri hanno permesso non facendo alcuna opposizione che si ingigantisse lo strapotere di Berlusconi, oggi miseramente chiedono, al massimo, a Berlusconi stesso che decida di dimettersi, che - “per favore” - se ne vada a casa. E questi sono i più “estremisti”..., perchè gli altri, quelli dell'”opposizione responsabile” chiedono che Berlusconi “pensi al paese”.
L'ultima "responsabile" l'abbiamo sentita dal palco durante lo sciopero dei metalmeccanici a Bologna il 27 gennaio, dove Susanna Camusso, parlando di Berlusconi (per non parlare dello sciopero generale) ha detto: «Se la smettesse di occuparsi di cose che lo stanno rendendo lo zimbello del mondo, ci aspetteremmo che facesse il suo mestiere, cioè che chiamasse una grande impresa e chiedesse chiarimenti sugli investimenti».
Tutto questo sta stufando. La gente non può essere costretta a stare in un talk show.
E' questo infame “partito della conciliazione” che tiene in piedi Berlusconi! La forza del moderno fascismo sta in questo partito che più ne parla e più lo alimenta.
Questo “partito”, il suo sistema, che comprende anche il sistema mediatico, vuole gran parte della politica economica, delle politiche sociali del governo, solo senza Berlusconi (dalla riforma della scuola, alla riforma del Contratto di lavoro e dello Statuto dei lavoratori; dai provvedimenti antimmigrati alle politiche anticrisi scaricate sui lavoratori e le masse popolari, ecc.); come gli esponenti di questo “partito” sul fronte ideologico, di concezione di vita, di tipo di vita, compresi concezioni e rapporti sessuali, le loro concezioni verso le donne, la questione femminile, sono spesso della stessa pasta dell'utilizzatore finale, solo più “educate e democratiche”.

Non è possibile cacciare Berlusconi, con questi e senza liberarsi di questi!

pc quotidiano 28 gennaio -- marcegaglia e camusso in un articolo interessante

Marcegaglia: Torino è un esempio da seguire

sole 24 ore ROMA
«Stiamo cercando di cambiare il sistema della contrattazione in Italia e quello di Fiat é un buon esempio da seguire». La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a margine del forum di Davos, sottolinea l'importanza delle intese raggiunte dal Lingotto con i sindacati, considerando prioritario per «le imprese italiane lavorare molto per alzare la produttività», per colmare «il gap del 30% rispetto alla Germania degli ultimi 15 anni».
Nei giorni scorsi Marcegaglia aveva aperto sulla proposta formulata da Federmeccanica di fare contratti aziendali alternativi ai contratti nazionali, che potrà essere oggetto di un confronto con il sindacato in occasione della verifica del modello contrattuale del 2009. Proposta bocciata dalla numero uno della Cgil, Susanna Camusso, che intervenendo ieri a Bologna alla manifestazione per lo sciopero dei metalmecanici della Fiom (che si svolgerà oggi nel resto delle città) ha confermato il no «all'iniziativa di Federmeccanica che chiede di inseguire la Fiat» e al «modello che la Fiat vorrebbe imporre al Paese cancellando il contratto nazionale e peggiorando le condizioni di lavoro». Al tempo stesso, però, Susanna Camusso è stata fischiata da una parte dei manifestanti poichè non ha risposto all'appello del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che aveva chiesto alla Cgil di indire lo sciopero generale. Il segretario generale della Cgil, infatti, sta lavorando attraverso contatti informali per cercare di far ripartire il confronto sulla rappresentanza con Cisl e Uil, con l'obiettivo di riportare la Fiom negli stabilimenti Fiat dai quali è esclusa, non avendo sottoscritto le intese aziendali. Sarebbe contraddittorio rispetto ad una simile strategia proclamare uno sciopero generale della sola Cgil, rimarcando così le divisioni con Cisl e Uil. Così ieri è emersa in tutta evidenza la forte divergenza con la Fiom e con l'area cgielllina vicina alla sinistra radicale.
Ma dal palco la leader della Cgil ha anche chiamato in causa il governo sulla vicenda Fiat: «Se la smettesse di occuparsi di cose che lo stanno rendendo lo zimbello del mondo, ci aspetteremmo che facesse il suo mestiere, cioè che chiamasse una grande impresa e chiedesse chiarimenti sugli investimenti». Per Susanna Camusso servono chiarimenti su «cosa significhi il piano degli investimenti dal punto di vista dei modelli, delle produzioni, dello sviluppo e dell'occupazione».

Camusso è stata anche protagonista di un botta e risposta polemico con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha condannato la mobilitazione della Fiom, in quanto «appare per molti aspetti uno sciopero politico privo di qualunque sbocco che normalmente un'azione di sciopero si prefigge». Nella replica Susanna Camusso ha chiesto al ministro «cosa c'è di più concreto per un lavoratore che avere un contratto nazionale, un documento che garantisce diritti e che non può essere diverso a seconda del gruppo industriale in cui si lavora».
Nella stessa giornata, peraltro, il ministro Sacconi ha incontrato, presso la Prefettura a Napoli, prima una rappresentanza di Fim, Uilm e Fismic di Pomigliano (i sindacati che hanno sottoscritto l'accordo con la Fiat) e separatamente, della Fiom. I sindacati hanno chiesto garanzie legate alla formazione e ad alcuni servizi (il prolungamento degli orari dei mezzi pubblici).

venerdì 28 gennaio 2011

pc quotidiano 28 gennaio - uno sciopero generale non all'altezza dello scontro in atto

lo sciopero genrale dei metalmeccanici ha svuotato molte fabbriche e riempito molte piazze e questo è positivo perchè è una risposta generale al piano Marchionne e una risposta nazionale da parte degli operai all'esito del referendum Mirafiori.
Importante è la presenza ai cortei di parte del movimento degli studenti e dei sindacati di base.
Ma le note positive finiscono qui
Lo sciopero si è svolto con manifestazioni in generale di tipo tradizionale, pochi scarti dovuti in generale alla presenza studentesca.
Il rituale dei dirigenti FIOM di chiedere lo sciopero generale alla cgil, che rifiuta di farlo si è ripetuto uguale a oltre due mesi dal 16 ottobre mentre con il proseguimento della marcia del fascismo padronale e con la crescita del discredito del governo berlusconi e della falsa opposizione parlamentare si impone la necessità urgente di esso.
L'illusione che questa lotta in queste forme possa fermare i padroni, seminata dalla stessa fiom e dalle diverse componenti sindacali e politiche .. è appunto una illusione.
Noi pensiamo e ribadiamo che serve un vero sciopero generale prolungato che blocchi con il necessario esercizio della forza le fabbriche e le strade e prenda esempio dal 14 dicembre del movimento degli studenti.
Ora occorre che in ogni fabbrica e in ogni assemblea, in ogni luogo di lavoro, nelle scuole ed università ci sia un pronunciamento e una organizzazione in questa direzione -- non è questo lo scopo attuale della FIOM nè di aggruppamenti quali 'uniti contro la crisi'
La strada quindi è ancora lunga, ma da percorrere con coraggio e deteminazione

proletari comunisti
28 maggio 2011

pc quotidiano 28 gennaio - i dati di scioperi e partecipazione alle manifestazioni secondo la fiom

Campania. Alla manifestazione di Pomigliano hanno partecipato oltre 10.000 lavoratori, studenti e precari.Napoli: Avio Pomigliano 90%, Alenia Pomigliano 80%, Magnaghi 95%, Whirlpool 90%, Ansaldo 60%, Alenia Capodichino 60%, Alenia Casoria 70%, Selex Giuliano 35%, Meb Castellammare 90%, in Cig Fiat Pomigliano e Fincantieri Castellammare
Avellino: Denso 62%, Almec 90%, Cms 50%, Mondial Group 50% sono in Cig FMa e iribus
Salerno: Fonderie Pisane 95%, Scatolifici dell’Agro nocerino Pino Sarnese e del Sele 70%, Alcatel Battipaglia 70%
Benevento: Ficomirror 100%, Imeva 100%, Agusta 60%,
Caserta: Firema 60%; Proma 80%, Laminazione sottile 80%, Indesit e Competence sono in cig



Valle d'Aosta. Pienamente riuscito il presidio organizzato in piazza Chanoux ad Aosta a cui hanno preso parte oltre cento lavoratrici e lavoratori, Media territoriale di adesione allo sciopero 30% con punte registrate in alcune aziende del 70-80%

Sardegna. . “La pioggia battente non ha scoraggiato le lavoratrici, i lavoratori e tutti coloro che hanno voluto appoggiare le ragioni dei metalmeccanici”.
Cagliari: zona Industriale di San Rocco adesioni intorno all’80%
Sassari: Zona del Petrolchimico Porto Torres 75-80%
Nuoro: Media territoriale 75-80%
Sulcis: Alcoa di Portovesme 60%
Medio Campidano: Keller Elettromeccanica 70%

Trentino-Alto Adige. Buona la riuscita del presidio nella zona industriale di Bolzano davanti alla sede dell’Iveco, con la presenza di 500-600 persone provenienti da tutta la regione. La partecipazione dal territorio bolzanino è stata significativamente maggiore rispetto ai presidi svolti in precedenza.

Ottima l'adesione allo sciopero. Gruppo Acciaierie Valbruna media 70%, Iveco 60%, Sapa 80%, De Franceschi 85%, Ascensoristica (Schindler, Installazione Impianti) 40%.
Piccole e medie aziende: adesione media del 50%
Media delle adesioni nel territorio 40%

Dana di Arco e Roverento hanno scioperato al 90%, Stabilimento Whirlpool di Trento 95%, Mahle 95%, Ebara 95%

La Spezia. Manifestazione con circa 2.000 partecipanti che da piazza Europa si è diretta a piazza del Bastione, dove si è tenuto il comizio conclusivo.

Adesione allo sciopero: Oto Melara 45-50%, Fincantieri 75%, piccole e medie imprese del territorio 75-80%

Genova. In 10.000 al corteo Fiom

Un corteo imponente di migliaia di persone, si è mosso nella mattinata di oggi da piazza Principe, di fronte alla stazione ferroviaria, per arrivare fin davanti alla sede di Confindustria.
Per citare alcune aziende:

- all'Ilva adesione allo sciopero maggiore che negli ultimi scioperi anche unitari, complessivamente la percentuale si attesta al 60% con una partecipazione del 75% tra gli operai;

- Ansaldo 90%;

- Fincantieri: cantiere navale fermo, con adesione all’85%, cantieri riparazioni navali 95-98%.

Alla partecipazione molto alta dei metalmeccanici, si è aggiunta anche quella di lavoratrici e lavoratori di altre categorie, di studenti e di semplici cittadine/i.



Udine. Un corteo lunghissimo, per una delle più grandi manifestazioni sindacali degli ultimi anni in regione.

Molise. Dopo 30 anni una manifestazione dei metalmeccanici si svolge davanti allo stabilimento Fiat di Termoli.“era importante tornare davanti allo stabilimento Fiat, nonostante il posto non sia facilmente raggiungibile se non con mezzi propri, in questa giornata in cui le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici rispondono in maniera decisa e democratica all'arroganza di Marchionne e dell'azienda”.

Durante il comizio finale, si sono succeduti gli interventi dei delegati della Fiat di Termoli (tra i quali quello di due operaie che stanno portando avanti una vertenza per una diversa gestione degli orari di lavoro delle donne, in relazione ai tempi della maternità), di studenti, di una precaria della scuola, di rappresentanti di altri categorie .



Lazio. Molto partecipata la manifestazione regionale che si è svolta a Cassino, dove si trova uno degli stabilimenti Fiat che Marchionne ha dato come tra i prossimi "bersagli" della sua sciagurata offensiva contro i diritti dei lavoratori del gruppo.
Due treni sui quali viaggiavano alcune centinaia di studenti partiti da Roma per partecipare alla manifestazione, sono stati fermati dalle Ferrovie dello Stato a Colleferro. Gli studenti, accusati di non avere i biglietti, sono stati fatti scendere e hanno occupato i binari. La situazione si è sbloccata qualche ora dopo a comizio finito.

Dati di adesione allo sciopero.

Frosinone: Fiat Cassino 50% (è la Fiat che in mattinata ha abbassato l'"impostazione della linea", portandola da 230 a 460 vetture), Agusta di Anagni e Frosinone 40%, Abb 35%, Italtractor 90%
Pomezia: Sielte 100%, Abb 80%, Selex Galileo 60%
Rieti: Tubi spa 70%, Lombardini 70%, Schneider 70%
Roma Nord: Almaviva 55%, Autoimport 80%, Mercedes 50%, Selex 30% Mes 80%, Oma 90%, Sirti 55%
Roma Sud: Site 98%, Caf 100%, Ceit 80%



Toscana. Una bellissima manifestazione quella che si è svolta oggi a Massa Carrara e dove sono confluiti tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici della regione, e che ha visto anche una grande partecipazioni di studenti, precari e gente della società civile.

. Calabria. Bella manifestazione a Vibo Marina, davanti allo stabilimento del Nuovo Pignone. Una partecipazione molto varia, con la presenza di una folta rappresentanza dei lavoratori migranti di Rosarno e di rappresentanti di lotte per i diritti civili, a partire dall'acqua come bene comune. L'adesione allo sciopero nel territorio è stata molto alta, con alcune aziende in cui la produzione si è totalmente fermata.

Dati di adesione allo sciopero.

Catanzaro: Sielte 100%, Res Ingen 100%, Cmc 80%, Techno Sky 75%, Siram 60%

Cosenza: My Wave 100%, Eutelia-Agile 80%, Mazzoni 100%, Almaviva 20%

Pollino-Castrovillari: Cosmic Castrovillari 100%, Impec Corigliano 100%

Crotone: Graziani 50%, Metalcarpenteria 100%

Reggio Calabria: Omeca 80%, Sielte 100%

Vibo Valentia: Nuovo Pignone 80%



Lombardia. Una piazza del Duomo gremita ha accolto un mare di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici, di altre categorie produttive e di studenti; il corteo è sfilato per 1 ora e mezza circa, ed - esaurita la capienza della piazza - è stato necessario deviarne la coda e farla entrare al lato del palco. ma citiamo il dato, notoriamente avaro, della Questura che dava 30.000 partecipanti.


Dati di adesione allo sciopero.

Bergamo: Lovato 65%, Fbm 90%, Dalmine operai 70%, Same 85%, Exide operai 80%, Reggiani impiegati 50% - operai 90%, Somaschini 80%.
Lecco: Fomas 85%, Calvi 83%, Carcano 70%, Riello (Azienda in CIG) 10%, Itla 90%
Legnano: Marelli 70%, Abb 80%, Franco Tosi 65%, Tacchi 90%, Tamini 70%, Sabiana 40%, Selex Galileo 37%, Parcol 60%
Lodi: Vedo 90%, Marcegaglia 100%, Abb 80%, Flexotecnica 75% in media con adesione al 100% tra gli operai, Beta 1° turno 80%
Mantova: Comer 80%, Marcegaglia 70%, Belleli 100%, Raccorderie Metalliche 70%, Iveco 70%, Bondioli e Pavesi 100%, Zanotti 70%
Milano: Kone 70%, Bcs 70%, Alstom Ferroviaria 70%, Alstom Power 80%, Ansaldo 60%, Nacco 80%, Electrolux di Solaro 90%
Pavia: Rc 90%, Sea 100%, Grove 30%, Cable Elettra 100%, Atom 10%
Sondrio: nelle aziende di Sondrio e provincia la percentuale di adesione allo sciopero si attesta mediamente tra il 10 ed il 15% con alcune aziende in cui la percentuale di adesione allo sciopero si attesta tra l’80 e l’85%.



Friuli, dati di adesione allo sciopero.

Alto Friuli: Luvata 90%, Automitive ligting 60%
Gorizia: Ansaldo 80%, Detroit 85%
Trieste: Wartsila Italia 75%, System Sensor 80%, Fertubi 80%
Udine: Luvata 90%; Mannisipre 90%, Cga 70%, Delonghi 70%, Daymanic Tenologies 80%, Faber 60%



Puglia, dati di adesione allo sciopero.

Bari: Magneti Marelli 70%, adesione intorno al 70% nelle piccole aziende
Taranto: Alenia Grottaglie 60%; l’adesione dello sciopero all’Ilva maggiore rispetto agli ultimi scioperi
Brindisi: Agusta Westland 60%
Foggia: media sciopero sul territorio del 60%



Le note di "Bella ciao", cantata da tutta la piazza dei Signori, concludono il comizio di Padova, dopo l'intervento conclusivo di Giorgio Cremaschi, in una piazza che anche qui in Veneto ha continuamente invocato lo sciopero generale



Campania, dati di adesione allo sciopero.
Benevento: Ficomirrors 100%, Imeva 100%, Agusta 60%
Caserta: Firema 60, Proma 80%
Napoli: Avio 90%, Alenia Pomigliano 80%, Magnaghi 95%, Whirlpool 90%



Melfi. "Lo sciopero generale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori: se non ora, quando?" Così, sotto la pioggia, Sabina Petrucci ha concluso il comizio finale nella zona industriale di Melfi, dove c'è la Sata, il più grande stabilimento Fiat del Mezzogiorno.



Ancona. Il comizio è entrato nel vivo, dal molo dei cantieri navali, oggi "occupati" dalla manifestazione della Fiom, anche per denunciare la crisi che investe la Fincantieri, azienda che ad Ancona occupa circa 2.000 dipendenti (più migliaia di lavoratori dell'indotto).



Anche Barcellona tra le piazze della Fiom. Un presidio organizzato dall'associazione AltraItalia di Barcellona, insieme ad alcuni operai della Seat di Barcellona, colpiti dalle stesse politiche di delocalizzazione, di sfruttamento intensivo, di attacco ai diritti minimi e alla dignità del lavoro, a studenti, insegnanti, e precari è presente oggi di fronte alla sede Fiat di Barcellona," per affermare un principio che dovrebbe attraversare le frontiere: qui e là, la stessa lotta/La misma lucha. Manifestiamo la nostra solidarietà e appoggio a chi ha avuto il coraggio di dire no. No ai ricatto dell'accordo di Mirafiori. No al ricatto 'o lavoro o diritti'".





I primi dati degli scioperi.
Alla Fiat di Melfi si registra un'adesione del 50%, una linea è ferma e un'altra funziona “stop and go”.

All'Ilva di Genova l'adesione allo sciopero è più alta degli ultimi scioperi, anche unitari, con una percentuale media del 40% che tra gli operai diventa del 75%.

Alessandria: Ilva 60%, Kme (ex Europa Metalli) 75%, Marcegaglia 65%, San Maurizio 80%, Iarp 80%, Lame 80%.

Asti: Marcegaglia 95%, Impress 80%, Ocava 70%, Dierre 70%, Maina 60%; Util 70%

Cuneo: alte percentuali sui turni operai alla Valeo di Mondovì 80%, Ilva 80%, Racconigi 80%, Graziano Sommriva 80%, Merlo 80%, Rhibo Garessio 80%.

Novara: Meritor 90%, Macaer 80%, Zucchetti 60% Fasco 75%, Isrighausen 95%

Torino: Mega Plast 100%, Reninghaus 60%, Tesco 80%, Ftp Iveco 70%, Turbo Car 100%, Avio 70%, Acenta To 70%, Microtecnica 90%, Lottomatica 90%, Teksid Carmagnana 85-90%, Biemme 100%, Avio Borgaretto 80%, Ocsa 80%, Tessa 90%, Model Master 80%,Daico 50%, Daitec Chivasso 95%, Fucine Rostagno 90%, Federalmogul 90%, Berco 100%, Sata 70%, Valuital 70%, Fascu 80%, Scarmagno 70%, Ims 70%, Omp 80%, Hot Roll 90%, Sidergorge 60%, Bersano 90%, Facem 60%, Mac 70%; Emaril 70%, Itca 95%, Taico 85%, Ecbi 95%, Power Train ex Mecc oltre 80%.

Verbano Cusio Ossola: Fom Gm dipendenti rubinetteria 80%, Magistris Ammortizzatori Camion 90%, Alessi 97%, Travi Profilati 90%.

Vercelli: Ykk 50%, Dana Italcardano 85%.

Terni: TyssenKrupp 80%, Indotto Acciai speciali Terni 80%, Faurecia 85%, Garofoli 90%.

A Cassino, la Fiat questa mattina “ha abbassato di oltre la metà gli obiettivi di produzione spostando la cosiddetta 'impostazione' delle vetture da produrre da 460 a 230” ci dice Pompeo Rasi, delegato Fiom





Ad Ancona la manifestazione di questa mattina è la prosecuzione della “notte rossa”, passata davanti ai cancelli della Cnh di Jesi, azienda del gruppo Fiat Industrial. “Un presidio ma anche una festa – come dice Beppe Ciarrocchi, segretario generale della Fiom delle Marche – in risposta all'arroganza della Fiat, da parte delle lavoratrici, dei lavoratori, degli studenti medi e universitari, dei ragazzi dei centri sociali”.



Dati di adesione allo sciopero

Bologna: 3F Filippi 85%, Arcotronics 90%, Bonfiglioli 80%, Ceam 70%, Ducati Motor 90%, GD 90%, Ima 80%, Lamborghini 85%, Magneti Marelli 85%, Marchesini Group 50%, Motori Minarelli 70%, Kpl 70%Cesena: Sacim e Fira 100%, Celbo 90%

Ferrara: TRW 75, Fox 90%, Lte 60%, Lamborghini Calor 85%, Berco 75%, Fava Essiccatoi 85%

Forlì: Bonfiglioli 85%, Officine Maraldi 90%, Marcegaglia 75%, Electrolux 60%, Celli 90%, Carpigiani 90%

Imola: Site 90%, Berco 90%, Hydrocontrol 85%, Mecavit 90, Tassari 70%, nella cooperazione 45%

Modena: Wam 85%, Annovi&Riverberi 90%, Caprari 80%, Maserati 90%, Rossi Motoriduttori 90%, Titan 85%, Tmm 80%

Parma: 85% Sidel, Sma 75%, 70% Ocme, S. Polo Lamiere 70%, Cft 65%

Piacenza: Astra 75%, Tectubi 70%, Metalwacum Ranger 95%

Ravenna: Marini 90%, Metalsider 90%, Marcegaglia 50%, Rosetti 70%

Reggio Emilia: Comer Reggiolo 80%, Tecnogas 100%, RCF 100%, Brevini 95%, Interpump 100%, Immergas 85%, Bombardini 80%

Rimini: Berni Fida 90%, Paglierini 80%, Valtellina 90%, Scm Group 70%, Oleodinamica Rossi 100%

pc quotidiano 28 gennaio - i dati dello sciopero nelle principali fabbriche

I dati affluiti al centro nazionale della Fiom consentono di dire che lo sciopero è riuscito. La percentuale media di adesione all’iniziativa di lotta si colloca infatti sopra il 70%.

Per ciò che riguarda il gruppo Fiat, va segnalato l'ottimo risultato conseguito dall’iniziativa di lotta Fiom a Torino. Alla Powertrain (ex Meccaniche), l'unico reparto produttivo oggi in funzione a Mirafiori, le adesioni allo sciopero al primo turno hanno toccato l'80% dei dipendenti. I lavoratori delle Carrozzerie e quelli delle Presse erano invece in Cassa integrazione.

In Cassa integrazione anche i dipendenti degli stabilimenti Fiat auto di Pomigliano d'Arco (Napoli) e di Termini Imerese (Palermo). Negli altri due principali stabilimenti Fiat auto, e cioè Cassino (Frosinone) e Melfi (Potenza), le adesioni allo sciopero, al primo turno, si sono collocate intorno al 50%. Alla Teksid di Torino sciopero oltre l'85%, mentre alla Ftp Iveco (Fiat Industrial), sempre a Torino, adesioni al 70%. Alla Iveco di Mantova e alla Magneti Marelli di Bari, 70%.

Ecco alcuni degli stabilimenti in cui sono state realizzate le più significative percentuali di adesione allo sciopero odierno.

Torino. Berco, Bm, Turbo Car: 100%; Daitec Chivasso, Ecbi, Hot Roll, Icot: 95%; Bersano, Microtecnica, Lottomatica, Fucine Rostagno, Federal Mogul, Tessa: 90%; Avio Borgaretto, Model Master, Omp, Taico: 80-85%.

Milano. Alstom Power, Nacco: 80%; Alstom Ferroviaria, Bcs, Kone: 70%.

Bergamo. Fbm: 90%; Same: 85%; Somaschini: 80%; Exide (operai): 80%; Reggiani: operai 90%, impiegati 50%; Tenaris Dalmine (operai): 70%.

Mantova. Belleli, Bondioli e Pavesi: 100%; Comer: 80%; Marcegaglia, Raccorderie Metalliche, Zanotti: 70%.

Trieste. System Sensor, Fertubi: 80%; Wärtsilä Italia: 75%.

Terni. Garofoli: 90%; Faurecia: 85%; ThyssenKrupp, 80%; Appalti Ast: 80%.

Napoli. Avio (Pomigliano d’Arco) e Whirlpool: 90%.

pc quotidiano 28 gennaio - Palermo ..contestata la CGIL e .. venduti e buffoni alla uil

"Sciopero generale, sciopero generale". Così un centinaio di giovani che sventolavano bandiere rosse hanno urlato mentre parlava, per il suo comizio, dalla scalinata del municipio di Termini Imerese, Serena Sorrentino, componente della segreteria nazionale della Cgil. Durante il suo intervento i giovani hanno gridato quasi ininterrottamente invocando lo sciopero generale di tutti i lavoratori in difesa dei diritti e del contratto nazionale di lavoro. La piazza ha applaudito quando il segretario della Fiom di Palermo, Roberto Mastrosimone, ha ricordato Franco Padrut, storico dirigente della Cgil e del Pci, morto nei giorni scorsi.

Gli operai hanno urlato slogan contro Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat: "Termini Imerese non si tocca, la difenderemo con la lotta". Quando il corteo è passato davanti a un patronato della Uil, un gruppo di metalmeccanici ha gridato: "Venduti, buffoni, cannavazzi (strofinacci)".

blog la sicilia

Vai al video28 gennaio 2011 - Sono ottomila, secondo le stime della Fiom Cgil, i metalmeccanici che hanno partecipato a
Termini Imerese alla manifestazione regionale per lo sciopero dei metalmeccanici.


Ci sono i lavoratori del petrolchomico e della raffineria di Milazzo, da Messina operai delle acciaierie, della Sicem, di Tozzi Sud e della Cantieristica Palumbo. Da Catania, St Microelectronics e Acciaierie del Sud. Da Siracusa sono arrivati pullman con operai del petrolchimico, di Sina service, Pontisol. Da Ragusa i lavoratori della Metra e da Trapani operai dei Cantieri navali e della Lombardo Bici.

Presenti anche striscioni dello Spi-cgil, sindacato dei pensionati e i giovani di “Red Block“, studenti universitari aderenti al “Circolo dei proletari comunisti” di Palermo. (fonte: Agi)

pc quotidiano 28 gennaio - Torino .. una ambigua dichiarazione di Airaudo

"In piazza c'è una forza superiore a quella che noi rappresentiamo e che dà il polso dell'umore del Paese, è come se con noi ci fossero anche Fim e Uilm". Lo afferma Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom, che partecipa al corteo di Torino. "E' uno - osserva - sciopero che serve a unire e a dire che il Paese ha bisogno di un'alternativa. Un governo in disfacimento ha lasciato soli i lavoratori ed è gravissimo quello che ha detto ieri Sacconi secondo il quale bisogna limitare il diritto di sciopero".

pc quotidiano 28 gennaio - buone iniziative a Torino e Ancona

Momenti di tensione alla manifestazione della Fiom in corso a Torino. Una parte di corteo, aperta da striscione ''Assemblea studenti lavoratori'' e che vede la presenza di alcuni appartenenti a centri sociali e all'area di Autonomia, hanno fatto irruzione in un'agenzia di lavoro interinale in via Bertola. Sono stati accesi alcuni fumogeni e su una vetrina è stato scritto: ''servi dei padroni''

11:26Ancona, su striscione: "Bonanni e Angeletti servi" 26 –Una grande fotografia del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, e di quello della Uil, Luigi Angeletti, con la scritta ''Servi!'' e ''Le mosche del capitale'' apre il corteo ad Ancona a cui partecipano tute blu arrivate da tutte le Marche. Ma partecipano alla manifestazione anche centinaia di giovani dei centri sociali, sindacalisti, studenti universitari, immigrati ed anche esponenti e militanti di partito. Il corteo si dirige verso il porto

pc quotidiano 28 gennaio - Landini fa appelli a vuoto a Fim e UILM

"A Fim e Uilm (le organizzazioni dei metalmeccanici di Cisl e Uil, ndr) dico: fermatevi, perché vogliono dividerci". È l'appello lanciato dal segretario generale della Fiom Cgil Maurizio Landini nel corso del suo intervento.

fim e uilm sono sindacati al servizio dei padroni dentro il fascismo padronale e il patto neocorporativo
considerare la loro firma solo uno strumento per dividere i lavoratori è ipocrisia e cecità , che indebolisce la tenuta del movimento di lotta

pc quotidiano 28 gennaio - Cremaschi si arrampica sugli specchi

"La piazza vuole lo sciopero generale". Lo ha detto Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, che a Padova ha concluso la manifestazione dei metalmeccanici. "Non erano fischi contro la persona di Camusso, ma la piazza vuole lo sciopero generale", ha infatti puntualizzato a proposito di quanto avvenuto a Bologna con Susanna Camusso.

pc quotidiano 28 gennaio - gli operai chiedono lo sciopero generale, Landini anche, camusso dice no .. e landini abbozza

una posizione sbagliata e non condivisibile che danneggia la lotta
gli operai non sono scemi non si può fare in questa maniera il gioco delle tre carte

Landini ha escluso che sullo sciopero generale ci siano attriti con il leader della Cgil Susanna Camusso mentre c'è "una discussione aperta sulla possibilità di mettere in campo uno sciopero generale".

pc quotidiano 28 gennaio - cronache dallo sciopero ..

Altri articoli di Economia1Borse, l'Euro crolla pesa la crisi in Egitto2Vodafone ROMA - Migliaia di lavoratori metalmeccanici sono scesi nelle piazze italiane oggi per dire no agli accordi sugli stabilimenti Fiat di Pomigliano e di Mirafiori e in difesa del contratto nazionale contro gli ''attacchi'' di Confindustria e di Federmeccanica. In contemporanea alle oltre 20 manifestazioni (18 regionali e quattro provinciali in Liguria) indette dalla Fiom, si sono tenuti anche presidi e cortei dei sindacati di base Usb che per la giornata hanno proclamato uno sciopero generale dei metalmeccanici. In alcuni casi come Torino, Pomigliano e Cassino l'Usb ha partecipato ai cortei della Fiom. Dalle piazze, come avvenuto ieri a Bologna, i lavoratori sono tornati a chiedere alla Cgil la proclamazione dello sciopero generale di tutte le categorie, in alcuni casi contestando i rappresentanti della Cgil che parlavano dal palco.

Anche il segretario della Fiom, Maurizio Landini, che ha aperto il corteo di Milano e ha poi parlato dal palco, ha invocato lo sciopero generale. "Abbiamo bisogno - ha detto nella conclusione del suo discorso - che si metta in campo lo sciopero generale. So perfettamente che non è facile da costruire e che non è sufficiente. Ma se vogliamo riunificare i lavoratori non c'è che la Fiom per farlo". Landini, che ha annunciato che la prossima settimana proporrà all'assemblea dei delegati Fiom di aprire una consultazione straordinaria in tutte le fabbriche per decidere le iniziative da portare avanti, ha escluso che sullo sciopero generale ci siano attriti con il leader della Cgil Susanna Camusso mentre c'è "una discussione aperta sulla possibilità di mettere in campo uno sciopero generale". "Federmeccanica e Confindustria devono sapere - ha aggiunto il numero uno della Fiom - che se fanno quello che fa la Fiat ci sarà un conflitto che non ha precedenti nel nostro Paese. Noi vogliamo fare accordi, vogliamo che le aziende funzionino e che i diritti siano estesi, per questo offriamo un terreno di confronto''.

Da Padova il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi ha invocato a sua volta lo sciopero generale: "La Fiat si sta avviando verso una deriva autoritaria e fascista che impedisce la libertà sindacale - ha detto - Serve uno sciopero contro il modello Marchionne, non vogliamo in Fiat o nella società italiana il ritorno all'Ottocento, quando i lavoratori erano soggetti al ricatto in azienda, un ricatto che subiscono tutti i lavoratori inclusi i precari".

Momenti di tensione si sono registrati a Torino e Milano, dove sono stati lanciati uova e vernice, a Genova, dove sono stati dati alle fiamme alcuni cassonetti, e ad Ancona, dove l'accesso al porto è rimasto bloccato per tutta la mattinata. Ad Arcore è stato fatto il tiro al bersaglio con freccette e uova contro sagome di Berlusconi e Marchionne. A Torino è stato contestato il segretario confederale della Cgil Enrico Panini mentre a Termini Imerese, durante l'intervento del segretario confederale Serena Sorrentino i giovani in piazza hanno gridato ''Sciopero generale, sciopero generale''. Difficile la situazione alla stazione di Colleferro (Frosinone) dove circa 400 studenti partiti da Roma e diretti a Cassino per sostenere i lavoratori sono stati fatti scendere dal treno perché erano senza biglietto. I giovani, che sostenevano di aver acquistato 100 biglietti anziché 400 previo accordo con Trenitalia, per protesta hanno bloccato il traffico ferroviario. Per solidarietà nei loro confronti, alcuni operai hanno occupato la stazione di Cassino. La situazione si è sbloccata quando la Cgil ha deciso di pagare i biglietti dei ragazzi, che hanno potuto riprendere il viaggio. Trenitalia, comunque, ha annunciato una denuncia nei loro confronti per interruzione di pubblico servizio.

I numeri dell'adesione. Alta, secondo i dati della Fiom, l'adesione allo sciopero. Alle meccaniche di Mirafiori la percentuale di astensione dal lavoro ha toccato l'80%. Lo sciopero era di otto ore e riguardava tutta l'Italia ad eccezione dell'Emilia-Romagna, dove l'iniziativa di lotta si è svolta ieri. A Torino, alla Powertrain, cioè alle ex meccaniche, l'unico reparto produttivo oggi in funzione a Mirafiori, ha aderito allo sciopero l'80% dei lavoratori, una percentuale altissima rispetto alla storia dello stabilimento. Tutti i dipendenti delle carrozzerie e delle presse sono in cassa integrazione. Alla Iveco (Fiat Industrial), l'adesione allo sciopero è stata del 70%. Allo stabilimento Fiat auto di Cassino (Frosinone) del 65%. Alla Fiat auto di Melfi (Potenza) ha aderito, sul primo turno, almeno il 50% dei dipendenti; una linea è ferma e l'altra funziona solo a tratti. Ancora in Piemonte, sono state registrate percentuali di sciopero al 65% alla Marcegaglia di Alessandria e al 95% alla Marcegaglia di Asti. A Terni, le adesioni allo sciopero sono state all'80% sia per ciò che riguarda i dipendenti dello stabilimento Thyssenkrupp, il più grande della regione, sia per ciò che riguarda le imprese di appalto attive nello stabilimento

pc quotidiano 28 gennaio - sciopero generale a torino


giovedì 27 gennaio 2011

pc quotidiano 27 gennaio - VOLANTINO DISTRIBUITO IL 28 ALLE OPERAIE

Alle operaie della Fiat,
a tutte le lavoratrici, precarie, disoccupate,
alle delegate Fiom,
a tutte le donne, le ragazze

Costruiamo uno SCIOPERO DELLE DONNE per l’8 Marzo!

Il piano Marchionne toglie alle lavoratrici qualcosa in più, anche i loro diritti di donne:

“...Nell’ultimo anno la direzione aziendale ha assunto posizioni molto rigide riguardo all’organizzazione del lavoro e alla flessibilità dell’orario, particolarmente nei confronti di noi mamme... ” - dalla lettera a Marchionne dell’operaia Stefania della Fiat di Termoli. Con l’accordo Mirafiori tra turni, aumento dell’orario, straordinari triplicati, le donne si devono “ammazzare” per riuscire a lavorare.

Per la Fiat: “Un operaio robusto vale 9 punti. Uno resistente 8. Uno giovanile 7. Un corpo normale 6. Se è obeso 5. Delicato 3. Gracile 1... per essere un buon operaio, non basta lavorare. Bisogna essere robusti e ricercati...”. Allora, quanto NON vale per la Fiat un’operaia? Ora con l’accordo l’azienda potrà chiamare chi le pare e imporre la scelta: o firmi o vieni licenziata. E quali saranno i criteri di selezione? Succederà alla Fiat di Torino quello che è già successo all’Alitalia, in cui le lavoratrici in maternità o con figli piccoli sono state “fatte fuori” o messe in condizioni di dover rinunciare.

“...per le lavoratrici i movimenti ripetuti, forzati, i ritmi intensi di lavoro, la stanchezza di ore ed ore di lavoro sempre nelle stesse posizioni, legati all’insieme della condizione di vita, al fatto di poter cambiare di meno l’orario di lavoro, i turni (perchè devono conciliarsi comunque con i “tempi familiari”), al mancato riposo e all’altro lavoro in casa, comportano in più gravi problemi all’apparato riproduttivo, con disfunzioni del ciclo mestruale (che talvolta sparisce anche per mesi), problemi legati alla maternità, mal di testa sempre più frequenti, ecc. Le operaie della Fiat Sata dicono di accusare una “indescrivibile stanchezza” anche mentale, di sentirsi sempre sull’orlo dell’esaurimento nervoso, di sentirsi precocemente vecchie..” - da un’inchiesta delle lavoratrici slai cobas per il sindacato di classe alla Fiat di Melfi. Il sistema Ergo Uas, allegato all’accordo di Mirafiori, porta ad una pesante intensificazione dei ritmi e dei movimenti.

Il piano Marchionne sarà esteso e legittimerà ancora di più di ora tutti gli attacchi, le discriminazioni, le umiliazioni verso le donne in tanti posti di lavoro, che si uniscono agli attacchi che il governo del porco Berlusconi ha fatto alle pensioni delle donne, ai posti di lavoro per le insegnati nelle scuole, i tagli nei servizi, la precarizzazione a vita per migliaia di donne, ecc.

LE OPERAIE FIAT HANNO DIMOSTRATO DI ESSERE LE PIU’ DETERMINATE A DIRE NO, HANNO DIMOSTRATO DI AVERE MENO PAURA, DI LOTTARE PER SE’ MA ANCHE PER LA DIGNITA’, PER IL FUTURO DEI FIGLI. LO STESSO HANNO FATTO LE LAVORATRICI DI TANTI POSTI DI LAVORO, LE DISOCCUPATE DEL SUD, PRECARIE proprio perchè hanno doppie catene da spezzare

Occorre ora uno SCIOPERO DELLE DONNE. Uno sciopero autorganizzato dalle donne, dalle delegate sui posti di lavoro. Da poter realizzare per l’8 marzo.

Alla Fiat di Termoli hanno autorganizzato un coordinamento delle donne, seguiamo l’esempio, costruiamo una piattaforma che nasca dalle nostre condizioni, lavoriamo per uno sciopero delle donne che intrecci la lotta contro gli attacchi di classe e di genere. Chiamiamo tutte le donne, le studentesse, a sostenerlo, per lottare insieme contro gli “Uomini che odiano le donne” da Marchionne a Berlusconi!


Le lavoratrici, disoccupate
Slai cobas per il sindacato di classe
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

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