giovedì 10 novembre 2011

pc 10 novembre - TRUCK CENTER CHIESTE CONDANNE PER 7 DIRIGENTI ENI


A Trani del 9 novembre, nel processo con rito abbreviato dell'inchiesta bis per la morte dei 5 operai della Truck Center di Molfetta del 3 marzo 2008, il PM Giuseppe Maralfa ha chiesto condanne fino a tre anni e 4 mesi di reclusione per i 7 dirigenti ENI di Taranto e il pagamento da parte della società di 746mila euro. L'udienza è stata aggiornata al prossimo 29 novembre.
La Rete per la sicurezza sui posti di lavoro di Taranto ha seguito fin dall'inizio questa ennesimo assassinio di classe, e recentemente e insieme allo Slai cobas per il sindacato di classe, è intervenuta al convegno organizzato a Molfetta da Terre Libere.
Nel 2009 lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto aveva, insieme al padre di un operaio ucciso, Biagio Sciancalepore, fatta un'indagine verso l'Eni e presentato un esposto alla Procura di Taranto.

Si riportano stralci dell'Esposto:

"...Esposto c/ Raffineria ENI Spa – Taranto – nella persona del dirigente Fabio Cincotti, responsabile gestione degli impianti produttivi dell'ENI – per violazione normative sicurezza sul lavoro e ambientali.

Risulta alla scrivente O.S. che la Raffineria ENI di Taranto non rispetta le procedure previste per quanto riguarda il carico e trasporto di sostanze pericolose. In particolare tali omissioni si riferiscono al carico e trasporto di zolfo liquido.
Tanto emerge dai seguenti elementi di denuncia, forniti dai lavoratori interessati
Nonostante sia previsto che l'ENI fornisca ad ogni trasportatore una documentazione di accompagnamento per trasporti pericolosi su strada, in cui siano etichettate tutte le sostanze trasportate, presso la Raffineria di Taranto il trasportatore riceve, invece, solo “la scheda per il conducente” che indica le modalità di trasporto, mentre non riceve “la scheda 16 punti sicurezza e ambiente” che si riferisce al contenuto trasportato.
Questa scheda è essenziale per conoscere esattamente la composizione quantitativa e qualitativa della sostanza trasportata, la percentuale di acido solfidrico contenuta nello zolfo; e, quindi, per adottare le misure di sicurezza relative, per tutta la procedura di carico, scarico/trasporto/bonifica, pulizia cisterne.
La normativa prevede che questa scheda deve essere consegnata ad ogni trasporto.
La mancata compilazione e consegna ha una grave conseguenza, in quanto sia il vettore che, in alcuni casi, anche la ditta dove deve essere scaricato il contenuto della cisterna, come la ditta che deve procedere al lavaggio della cisterna, non vengono messi a conoscenza dell'esatto contenuto trasportato, e della sua eventuale pericolosità. Con possibili effetti deleteri sia sulla salute e la vita, dei lavoratori impegnati nel carico/scarico/trasporto/lavaggio cisterna che sull'ambiente circostante.
L'ENI si limita a far firmare ogni 5 anni la 'scheda sicurezza e ambiente', allorquando devono essere aggiornati i dati. Ma da testimonianze degli autisti emerge che lo stesso aggiornamento va anche oltre i 5 anni, tenuto conto che, nel 2008, era dal 2000 che la stessa non veniva aggiornata.
Anche allorquando viene firmata, gli autisti non sono messi nelle condizioni di leggere tutto il contenuto della scheda. A detta di questi, infatti, la direzione dell'ENI di Taranto mostra loro il documento piegato e chiede di firmare; senza quindi, preventiva lettura.
Gli autisti riferiscono, inoltre, che l'operazione di carico nelle cisterne di sostanze infiammabili viene fatta in assenza di personale addetto dell'ENI; di conseguenza gli autisti, che non sono professionalmente in grado di verificare la correttezza delle procedure, sono gli unici responsabili della messa a modo dell'impianto di carico.
Risulta, infine che la vasca di degassificazione contenente zolfo non viene controllata costantemente, e quindi non vengono controllate le percentuali di acido solfidrico contenute nello zolfo, se rientrano o meno nei limiti fissati dal DPM.
Per esempio, nel 2007 e 2008 pare siano state prodotte delle partite viziate, con una percentuale eccessiva di acido sofidrico.
Una pericolosa conseguenza di questo mancato controllo ricade anche sull'ambiente, dato che dalle vasche vengono immessi nell'aria gas tossici.
Da qui anche l'odore forte di zolfo che a volte si sente nella nostra città. Una pericolosità quindi sia per i lavoratori che operano nell'area dell'ENI che per la popolazione di Taranto, che non viene neanche informata del grado di pericolosità delle sostanze che sono costrette a respirare, anche per intere giornate.

Chiediamo, pertanto, a codesta Procura di voler accertare se la raffineria Eni di Taranto viola stabilmente le norme di sicurezza per i lavoratori e di tutela ambientale; se, per tali inosservanze, l'Eni è responsabile di infortuni mortali avvenuti in questi anni (come la morte dei 5 operai della Truck Center di Molfetta), o di intossicazione alla popolazione.
Chiediamo di voler accertare da quanto tempo vanno avanti queste procedure illegali da parte dell'ENI di Taranto.
Chiediamo, infine, di voler accertare se l'omissione delle procedure di controllo e di documentazione prevista, in particolare la mancata consegna agli autisti trasportatori della scheda di sicurezza e ambiente, abbia un fine di lucro consistente nell'abbassare il costo del trasporto ai fini fiscali..."

Slai Cobas per il sindacato di classe

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