Treviglio - Giovedì pomeriggio un gruppo di tute blu della Fiom ha voluto così protestare contro le deroghe al contratto nazionale firmate dal sindacato.
Same, operai della Fiom
lanciano uova alla Cisl
Giovedì pomeriggio di protesta degli operai Fiom della Same di Treviglio che hanno contestato in modo plateale la firma da parte di Cisl e Uil dell'accordo sulle deroghe al contratto nazionale siglato ieri a Roma; accordo non approvato dalla Cgil che tramite il suo segretario generale Guglielmo Epifani ha fatto sapere di considerare l’intesa “una scelta sbagliata” sia “per Confindustria che per Federmeccanica” perché “porterà inevitabilmente a non avere più un contratto nazionale degno di questo nome".
Protesta che ha bloccato il traffico sull'ex ss 11 ed arrivata fino alla vicina sede locale della Cisl dove le tutte blu aderenti alla Fiom hanno lanciato uova ed altri oggetti per rimarcare il loro "no" all'accordo.
"Un gruppo di 100 operai della Same, accompagnati da funzionari della Fiom, ha raggiunto in corteo la sede intorno alle 15, rimanendoci per mezz'ora - spiega Luca Neri della segreteria Fim-Cisl di Bergamo - ed ha iniziato a lanciare petardi, uova e ad insultarci". Neri non utilizza mezzi termini. "Si è trattata di un'aggressione vera e propria e ci hanno messo in difficoltà anche con gli iscritti tra cui pensionati che si trovavano da noi per consulenze. Ci sono stati attimi di smarrimento - continua - di fronte ad una manifestazione squadrista. Sinceramente mi aspettavo del malcontento ma non che potesse degenerare in questi modi".
Cisl - Questa la decisione dopo la protesta con lanci di uova e petardi vero la sede di Treviglio del sindacato da parte di operai Fiom della Same.
"Rompiamo le relazioni con la Cgil"
Dopo l'assedio di giovedì pomeriggio di alcuni operai Fiom della Same alla sede della Cisl di Treviglio arriva la puntualizzazione della stessa Cisl in merito all'episodio.
“Un fatto gravissimo e inaccettabile- dice Ferdinando Piccinini, segretario generale della CISL bergamasca-. Un atteggiamento cosi antidemocratico e offensivo nei confronti di un’altra organizzazione sindacale non si era mai riscontrato negli anni scorsi. Il fomentare un clima di scontro sociale tra lavoratori è irresponsabile e grave con le derive pericolose che può assumere.
La CISL bergamasca e tutte le categorie sospenderanno tutte le relazioni unitarie con la CGIL invitandola a prendere inequivocabilmente una forte presa di distanza e di condanna di tali atti.
Siamo inoltre valutando di procedere dal punto di vista legale per i danni arrecati alla sede e per le pesantissime offese ricevute. Crediamo che il compito di dirigenti di un sindacato sia anche quello di mantenere un clima democratico e di rispetto il dibattito e il confronto tra le varie organizzazioni rifiutando e isolando ogni forma di violenza. La CISL Bergamasca rimane comunque determinata a proseguire per la sua strada di un sindacato responsabile, libero e democratico che offre risposte concrete a lavoratori e pensionati”.
Per Ferdinando Uliano, segretario generale della FIM CISL, “si tratta di un atto premeditato in quanto alcuni dirigenti della FIOM nella mattinata avevano soppeso gli impegni unitari per organizzare questo vero e proprio atto squadrista tipico degli anni più cupi del ventennio fascista contro un’organizzazione sindacale democratica, i suoi lavoratori e i pensionati.
I massimi dirigenti sindacali della FIOM bergamasca se ne sono anche resi corresponsabili con la loro presenza fisica.
Lo riteniamo un atto gravissimo e intollerabile per qualsiasi organizzazione democratica del nostro paese, che offende non solo la FIM e la CISL, i nostri operatori, gli iscritti e i pensionati, ma anche la storia di un’organizzazione sindacale come la CGIL.
La FIM CISL sospende immediatamente i rapporti unitari e chiederemo l’immediato incontro tra i segretari di FIM FIOM e UILM di Bergamo”.
Fim Cisl: un esposto in Procura
su episodi violenti e intimidatori
30 settembre 2010Cronaca
La sede della Cisl di Treviglio Treviglio, lancio di uova alla Cisl Piccinini: E' rottura con la Fiom
Un "assalto squadrista" è avvenuto oggi presso la sede Cisl di Treviglio da parte di un manipolo di militanti Fiom della Same capitanati dal segretario generale della Fiom di Bergamo. Un atto che la Fim-Cisl definisce "vile e di gravità inaudita". La Fim-Cisl, si legge in una nota, "raccoglierà un dossier su tutti gli episodi violenti ed intimidatori subiti negli ultimi mesi da dirigenti della Fim e presenterà un esposto alla Procura della Repubblica. Chiediamo alla Cgil di intervenire con durezza nei confronti di una organizzazione che sembra davvero aver perso la testa e ha smesso di essere un sindacato confederale".
Sacconi - Il ministro del Welfare commenta quanto accaduto a Treviglio, con il lancio di uova della Fiom contro la Cisl.
"Un'odiosa manifestazione, atto grave"
L'odiosa manifestazione della Fiom Cgil contro la sede Cisl di Treviglio denunciata dalla stessa Cisl, se correttamente riferita dalle agenzie, è un atto gravissimo che si inserisce nella campagna di odio promossa dalla sinistra contro il sindacato riformista». Così il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, commenta in una nota il lancio di uova e petardi contro la sede della Cisl a Treviglio, in provincia di Bergamo, da parte di un gruppo di operai Fiom della Same, in corteo per protestare contro le deroghe al contratto dei metalmeccanici siglate da Federmeccanica con Fim-Cisl e Uilm. «È bene che simili episodi siano isolati dal giudizio critico di tutti coloro che vogliono operare per consolidare il nostro tessuto democratico», aggiunge Sacconi
Confindustria esprime "severa condanna per quanto accaduto oggi a Bergamo, dove una manifestazione della Fiom-Cgil è degenerata in atti gravissimi, con il lancio di oggetti contro la sede Cisl di Treviglio". "Alla Cisl - si legge in una nota - va la piena solidarietà di Confindustria, che continua ad essere fortemente preoccupata per il ripetersi di episodi che non aiutano il confronto democratico e civile nel quale si stanno impegnando le parti sociali".
La Cgil - Il segretario regionale e provinciale della Cgil commentano la manifestazione della Fiom a Treviglio contro la sede Cisl.
"Ragione nel merito, ma metodi sbagliati"
In relazione ai fatti accaduti oggi davanti alla sede Cisl di Treviglio, il segretario generale della Cgil Lombardia Nino Baseotto ha inviato un comunicato stampa, condiviso anche dal segretario generale di Bergamo Luigi Bresciani: “Considero grave e sbagliata la decisione di FIM e UILM di firmare con Federmeccanica un accordo che accentua ancora di più la possibilità di derogare a normative e parti economiche il CCNL. Da questo punto di vista tale accordo allontana ulteriormente le posizioni all’interno dei sindacati confederali, dopo la scelta di Federmeccanica prima di escludere il sindacato più rappresentativo delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, la Fiom, dal rinnovo del CCNL, e, poi, di disdire il CCNL del 2008. Esprimo quindi – ha proseguito Nino Baseotto – un giudizio sindacale netto e preciso, ma con altrettanta chiarezza dico che non condivido e giudico sbagliata la scelta di indirizzare la protesta dei lavoratori Same di Treviglio contro la locale sede della CISL. Penso sia un errore grave qualsiasi atto che porta a considerare controparte o avversario un’altra organizzazione sindacale, e non le controparti datoriali e il governo che da tempo lavorano a dividere il sindacato. Questo vale per noi come per tutti”.
Uil - La Segreteria della UIL di Bergamo unitamente alla Segreteria Regionale esprime la propria solidarietà alla CISL di Bergamo.
"Si favorisce chi cerca lo scontro sociale"
Stampa Invia Zoom
La Segreteria della UIL di Bergamo unitamente alla Segreteria Regionale esprime la propria solidarietà alla CISL di Bergamo colpita questo pomeriggio dall’aggressione della propria sede di Treviglio da parte di un gruppo di lavoratori della Same nel corso del corteo organizzato dalla Fiom Cgil. Le Segreterie della UIL esprimono inoltre tutta la loro preoccupazione per il fiorire, nell’ultimo mese, di iniziative manifestamente “aggressive” nei confronti di altre sigle sindacali secondo una logica che nulla ha a che vedere con il normale e civile confronto democratico.
Questo clima corre solo il rischio di alzare il livello di tensione e favorire, in questo modo, chi nello scontro sociale pensa di raccogliere consensi, a costo di procurare ulteriori divisioni all’interno del mondo del lavoro, sulla base di una presunta e aprioristica legittimità delle proprie posizioni. L’iniziativa di oggi ha così già prodotto il grave risultato immediato di sospendere i rapporti unitari anche confederali (in attesa di una presa di posizione della CGIL), che a Bergamo avevamo tentato, pur con tutte le difficoltà del caso, di non interrompere, soprattutto in questo momento delicato a causa della crisi e delle ricadute sul piano produttivo e occupazionale.
giovedì 30 settembre 2010
pc quotidiano 30 settembre - Milano Expo 2015 o...Milano 1936
Comunicato Stampa
Milano 1936, altro che Expo 2015
La decisione di Maroni, per la gioia di Pdl e Lega, di non assegnare alloggi ALER ai Rom sgomberati dai campi è una vergogna; un’infamia razzista che riporta Milano alle liste di proscrizione e alle leggi razziali di fascista memoria. Una città che si sta vendendo al mondo, o meglio sarebbe dire che ha “comprato” il mondo…, con l’immagine delle buone intenzioni per sfamare il pianeta (sigh!! Pensiamo a Salvini o meglio agli sventurati che riceveranno cibo dalle sue mani..), l’Expo buono per un Pianeta più giusto, usa i più bassi istinti per gestire le questioni sociali e territoriali.
Questi razzisti in doppiopetto e camicia verde sostengono che le case bisogna darle agli italiani e non ai rom. Peccato che è la classica guerra tra poveri. Milano è piena di migliaia di alloggi vuoti o sfitti (anche di ALER). Ma una politica da anni asservita agli interessi degli speculatori immobiliari lascia le cose come stanno. Maroni e DeCorato non dicono che a Milano non si costruiscono case popolari da decenni. Non dicono i vari Gallera, La Russa e simili squallidi personaggi, che il Comune di Milano ha appena approvato un PGT che regala del tutto la città ai signori del mattone, devastando quel poco che resta di servizi sociali.
Meglio istigare la piazza, fomentare intolleranza, xenofobia, arroganza. Non c’è lavoro, colpa degli stranieri; non c’è casa colpa dei rom; i quartieri sono un deserto sociale colpa dei migranti. La città chiede diritti, case per tutti, servizi sociali, reddito. La risposta è militari, sgomberi, caccia al colpevole di turno.
Hanno deciso, per eliminare ospiti ingombranti per Expo, di sgomberare il campo Rom di Via Triboniano, senza soluzioni per le famiglie, quando a Milano gli alloggi per loro ci sarebbero, basta volerlo. Si preferisce trasformare un problema sociale, in problema di ordine pubblico. E tutti zitti, o quasi. Si lascia che l’illusione del business Expo devasti i prezzi di affitti e case, senza alcuna politica abitativa seria. Si usa la paura per distogliere l’attenzione dai problemi delle persone, dalla crisi, da una città sempre più invivibile e atomizzate. Mentre lorsignori litigano sulla proprietà delle aree del sito Expo, soprattutto sui lauti profitti che porteranno, a 500 mt di distanza c’è chi vedrà le ruspe portar via le proprie case.
Abbiamo il dovere di reagire a questa barbarie, fermare la deriva razzista e salvare la dignità di persone che tra due settimane, con l’inverno vicino, rischiano di trovarsi senza un tetto, neanche quello misero, ma per molti un sogno, di una baracca o di una roulotte. Invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi contro queste scelte e a essere presenti il 15 ottobre prossimo quando dovrebbe essere sgomberato il campo Rom di Via Triboniano, per impedire che si distrugga il campo senza una soluzione per gli abitanti. Fermare lo sgombero per fermare anche la macchina Expo, di cui i Rom sono solo le prime vittime.
Il 19 ottobre il B.I.E. dovrà di nuovo valutare l’avanzamento “lavori”. E’ l’occasione per far sapere al mondo che i milanesi sono stufi di essere presi in giro, non vogliono Expo, non vogliono arricchire gli speculatori sulla pelle delle persone. La Milano antirazzista preferisce i Rom a Maroni o agli interessi delle immobiliari.
Comitato No Expo
28-09.-10
info@noexpo.it
3357633967
Milano 1936, altro che Expo 2015
La decisione di Maroni, per la gioia di Pdl e Lega, di non assegnare alloggi ALER ai Rom sgomberati dai campi è una vergogna; un’infamia razzista che riporta Milano alle liste di proscrizione e alle leggi razziali di fascista memoria. Una città che si sta vendendo al mondo, o meglio sarebbe dire che ha “comprato” il mondo…, con l’immagine delle buone intenzioni per sfamare il pianeta (sigh!! Pensiamo a Salvini o meglio agli sventurati che riceveranno cibo dalle sue mani..), l’Expo buono per un Pianeta più giusto, usa i più bassi istinti per gestire le questioni sociali e territoriali.
Questi razzisti in doppiopetto e camicia verde sostengono che le case bisogna darle agli italiani e non ai rom. Peccato che è la classica guerra tra poveri. Milano è piena di migliaia di alloggi vuoti o sfitti (anche di ALER). Ma una politica da anni asservita agli interessi degli speculatori immobiliari lascia le cose come stanno. Maroni e DeCorato non dicono che a Milano non si costruiscono case popolari da decenni. Non dicono i vari Gallera, La Russa e simili squallidi personaggi, che il Comune di Milano ha appena approvato un PGT che regala del tutto la città ai signori del mattone, devastando quel poco che resta di servizi sociali.
Meglio istigare la piazza, fomentare intolleranza, xenofobia, arroganza. Non c’è lavoro, colpa degli stranieri; non c’è casa colpa dei rom; i quartieri sono un deserto sociale colpa dei migranti. La città chiede diritti, case per tutti, servizi sociali, reddito. La risposta è militari, sgomberi, caccia al colpevole di turno.
Hanno deciso, per eliminare ospiti ingombranti per Expo, di sgomberare il campo Rom di Via Triboniano, senza soluzioni per le famiglie, quando a Milano gli alloggi per loro ci sarebbero, basta volerlo. Si preferisce trasformare un problema sociale, in problema di ordine pubblico. E tutti zitti, o quasi. Si lascia che l’illusione del business Expo devasti i prezzi di affitti e case, senza alcuna politica abitativa seria. Si usa la paura per distogliere l’attenzione dai problemi delle persone, dalla crisi, da una città sempre più invivibile e atomizzate. Mentre lorsignori litigano sulla proprietà delle aree del sito Expo, soprattutto sui lauti profitti che porteranno, a 500 mt di distanza c’è chi vedrà le ruspe portar via le proprie case.
Abbiamo il dovere di reagire a questa barbarie, fermare la deriva razzista e salvare la dignità di persone che tra due settimane, con l’inverno vicino, rischiano di trovarsi senza un tetto, neanche quello misero, ma per molti un sogno, di una baracca o di una roulotte. Invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi contro queste scelte e a essere presenti il 15 ottobre prossimo quando dovrebbe essere sgomberato il campo Rom di Via Triboniano, per impedire che si distrugga il campo senza una soluzione per gli abitanti. Fermare lo sgombero per fermare anche la macchina Expo, di cui i Rom sono solo le prime vittime.
Il 19 ottobre il B.I.E. dovrà di nuovo valutare l’avanzamento “lavori”. E’ l’occasione per far sapere al mondo che i milanesi sono stufi di essere presi in giro, non vogliono Expo, non vogliono arricchire gli speculatori sulla pelle delle persone. La Milano antirazzista preferisce i Rom a Maroni o agli interessi delle immobiliari.
Comitato No Expo
28-09.-10
info@noexpo.it
3357633967
pc quotidiano 30 settembre - serata India a Taranto

30 settembre dalle ore 19 alle 22
serata di sostegno alla guerra popolare in india
c/o la sede dello slai cobas per il sindacato di classe via rintone 22
taranto zona bestat
video nuovi e originali
testimonianze da parte dei compagni che sono stati in india
buffet all'indiana
organizza
il comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India
taranto
pc quotidiano 30 settembre PROCESSO MICHELIN: decine di lavoratori morti per tumore
Si avvia verso la conclusione il processo ai vertici degli stabilimenti di Torino - Dora e Stura - della Michelin Italia S.p.A. per la morte di decine di lavoratori a causa di tumori contratti per la presenza, sul posto di lavoro, di amianto e di amine aromatiche.
Le ventitre parti civili hanno accettato l'elemosina dei padroni asassini - 2,5 milioni in totale; questo consentirà ai quattro imputati (l'ad Emanuel Dubree, 85 anni; il direttore, dal 1982 al 1991, dello stabilimento di via Livorno 57, Guido Chino, 83 anni; il direttore dal 1991 al 1998 dello stabilimento di corso Romania 546, Piero Galvagno, 68 anni, ed il direttore dello stesso stabilimento sino al 1978, Ferruccio Zoccola, 89 anni), che dovranno anche risarcire l'Inail con 650 mila Euro, di patteggiare - davanti al pm Raffaele Guariniello ed ai suoi sosituti Sara Panelli, Eugenia Ghi e Gianfranco Colace - una pena insignificante rispetto al numero dei decessi causati dall'esposizione alle sostanze usate nella lavorazione delle miscele per la fabbricazione di pneumatici.
Pur comprendendo la scelta dei familiari delle vittime di accettare la carità padronale, anche in considerazione dell'età avanzata degli imputati che avrebbe rischiato di tradursi in un loro decesso che avrebbe estinto i reati a loro ascritti, portando alle famiglie oltre al danno anche la beffa di non essere risarciti, non è possibile essere soddisfatti di uno sviluppo processuale che porterà i padroni stragisti a non fare, neppure questa volta, nemmeno un giorno di meritata galera.
Torino, 30 settembre 2010
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino
Le ventitre parti civili hanno accettato l'elemosina dei padroni asassini - 2,5 milioni in totale; questo consentirà ai quattro imputati (l'ad Emanuel Dubree, 85 anni; il direttore, dal 1982 al 1991, dello stabilimento di via Livorno 57, Guido Chino, 83 anni; il direttore dal 1991 al 1998 dello stabilimento di corso Romania 546, Piero Galvagno, 68 anni, ed il direttore dello stesso stabilimento sino al 1978, Ferruccio Zoccola, 89 anni), che dovranno anche risarcire l'Inail con 650 mila Euro, di patteggiare - davanti al pm Raffaele Guariniello ed ai suoi sosituti Sara Panelli, Eugenia Ghi e Gianfranco Colace - una pena insignificante rispetto al numero dei decessi causati dall'esposizione alle sostanze usate nella lavorazione delle miscele per la fabbricazione di pneumatici.
Pur comprendendo la scelta dei familiari delle vittime di accettare la carità padronale, anche in considerazione dell'età avanzata degli imputati che avrebbe rischiato di tradursi in un loro decesso che avrebbe estinto i reati a loro ascritti, portando alle famiglie oltre al danno anche la beffa di non essere risarciti, non è possibile essere soddisfatti di uno sviluppo processuale che porterà i padroni stragisti a non fare, neppure questa volta, nemmeno un giorno di meritata galera.
Torino, 30 settembre 2010
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino
pc quotidiano 30 settembre - Marlane di praia a mare..100 morti ammazzati dal cancro
MARLANE/MARZOTTO DI PRAIA A MARE: OLTRE 100 MORTI AMMAZZATI DI CANCRO COL
COMPLICE SILENZIO DEI SINDACATI CONFEDERALI E DELLE ISTITUZIONI LOCALI
Una vera a propria strage di lavoratori, proseguita per decenni, nonché un
territorio irreparabilmente inquinato, compreso le falde acquifere, dal
sistematico sversamento abusivo di pericolosi inquinanti industriali: il
tutto è stato reso possibile da sindacati ed istituti di prevenzione
"complici e consenzienti" - e dalla collegata e colpevole elusione degli
obbligatori controlli - e dall'intero quadro politico-istituzionale locale
la cui unica azione, in questi decenni, è consistita nell'omertoso tentativo
di "coprire e rendere invisibile" il sistematico e crescente stillicidio di
un centinaio di omicidi cosiddetti "bianchi" facendo di tutto per nascondere
le precise responsabilità aziendali.
Inquietanti figure di sindacalisti-dirigenti aziendali e
sindacalisti-capireparto hanno fatto da corollario, in questi anni, al
complice silenzio che ha tentato di isolare e vanificare la tragica e forte
lotta operaia a tutela della propria vita e della salute delle popolazioni
del territorio. Oggi si è rotto l'isolamento e comincia il processo: ciò è
stato possibile solo grazie alle famiglie degli operai morti in questi anni
e di quelli che nel frattempo si sono a loro volta ammalati, e grazie allo
Slai cobas, che è stato di fatto l'unico sindacato - nella colpevole
latitanza dei sindacati confederali tutti - ad attivare e dar forza, negli
anni scorsi, al procedimento giudiziario.
Dopo aver beneficiato di ingentissimi finanziamenti pubblici e aver chiuso
gli impianti e delocalizzato nell'est europeo, Marzotto lascia centinaia di
morti ed un cimitero industriale: un sinistro monumento al malaffare
industriale ed alla concertazione sindacale che oggi si vorrebbe rilanciare
con la filosofia del 'Piano Marchionne' per relegare in moderna schiavitù
gli operai. Se fosse passata negli anni scorsi la deregolamentazione
autoritaria del Diritto del lavoro chiesta oggi dalla Fiat, oggi Marzotto si
sarebbe salvato dal processo!
Domani all'udienza, assistito dall'avv. Bartolo Senatore, lo Slai cobas -
che ha già prodotto e depositato in Tribunale una dettagliata perizia di
parte - si costituirà parte civile. Saranno presenti il coordinatore
nazionale Corrado Delledonne, e Mara Malavenda, del coordinamento nazionale
dell'organizzazione sindacale e già deputato nella XIII legislatura, che all'epoca
attivò numerose interrogazioni ed iniziative istituzionali di supporto alla
lotta dei lavoratori della Marlane, iniziative che, con quelle di questi
decenni dello Slai cobas, hanno impedito i ripetuti tentativi di
insabbiamento, passati e recenti, e consentono oggi l'avvio del processo.
SLAI COBAS COORDINAMENTO NAZIONALE
29/9/2010
COMPLICE SILENZIO DEI SINDACATI CONFEDERALI E DELLE ISTITUZIONI LOCALI
Una vera a propria strage di lavoratori, proseguita per decenni, nonché un
territorio irreparabilmente inquinato, compreso le falde acquifere, dal
sistematico sversamento abusivo di pericolosi inquinanti industriali: il
tutto è stato reso possibile da sindacati ed istituti di prevenzione
"complici e consenzienti" - e dalla collegata e colpevole elusione degli
obbligatori controlli - e dall'intero quadro politico-istituzionale locale
la cui unica azione, in questi decenni, è consistita nell'omertoso tentativo
di "coprire e rendere invisibile" il sistematico e crescente stillicidio di
un centinaio di omicidi cosiddetti "bianchi" facendo di tutto per nascondere
le precise responsabilità aziendali.
Inquietanti figure di sindacalisti-dirigenti aziendali e
sindacalisti-capireparto hanno fatto da corollario, in questi anni, al
complice silenzio che ha tentato di isolare e vanificare la tragica e forte
lotta operaia a tutela della propria vita e della salute delle popolazioni
del territorio. Oggi si è rotto l'isolamento e comincia il processo: ciò è
stato possibile solo grazie alle famiglie degli operai morti in questi anni
e di quelli che nel frattempo si sono a loro volta ammalati, e grazie allo
Slai cobas, che è stato di fatto l'unico sindacato - nella colpevole
latitanza dei sindacati confederali tutti - ad attivare e dar forza, negli
anni scorsi, al procedimento giudiziario.
Dopo aver beneficiato di ingentissimi finanziamenti pubblici e aver chiuso
gli impianti e delocalizzato nell'est europeo, Marzotto lascia centinaia di
morti ed un cimitero industriale: un sinistro monumento al malaffare
industriale ed alla concertazione sindacale che oggi si vorrebbe rilanciare
con la filosofia del 'Piano Marchionne' per relegare in moderna schiavitù
gli operai. Se fosse passata negli anni scorsi la deregolamentazione
autoritaria del Diritto del lavoro chiesta oggi dalla Fiat, oggi Marzotto si
sarebbe salvato dal processo!
Domani all'udienza, assistito dall'avv. Bartolo Senatore, lo Slai cobas -
che ha già prodotto e depositato in Tribunale una dettagliata perizia di
parte - si costituirà parte civile. Saranno presenti il coordinatore
nazionale Corrado Delledonne, e Mara Malavenda, del coordinamento nazionale
dell'organizzazione sindacale e già deputato nella XIII legislatura, che all'epoca
attivò numerose interrogazioni ed iniziative istituzionali di supporto alla
lotta dei lavoratori della Marlane, iniziative che, con quelle di questi
decenni dello Slai cobas, hanno impedito i ripetuti tentativi di
insabbiamento, passati e recenti, e consentono oggi l'avvio del processo.
SLAI COBAS COORDINAMENTO NAZIONALE
29/9/2010
mercoledì 29 settembre 2010
pc quotidiano 29 settembre - fiat sata .. inammissibile ..è la nuova sentenza del giudice !
comunicato
'oggi 29/09/2010 Il ricorso della Fiom sulle modalità con cui la Fiat aveva
attuato il reintegro dei tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza)
licenziati nel luglio scorso è stato dichiarato «inammissibile» dallo stesso
giudice del lavoro che aveva emesso il provvedimento di annullamento dei
licenziamenti. L'udienza durante la quale la Fiom aveva presentato la sua
istanza si è svolta il 21 settembre scorso.
Il sindacato aveva contestato la decisione della Fiat di riammettere i tre
licenziati permettendo loro di svolgere attività sindacale ma non di tornare
a lavoro sulle linee produttive '
lo slai cobas per il sindacato di classe puglia basilicata esprime la sua
massima solidarietà ai delegati licenziati e reintegrati, non fatti
rientrare al lavoro
purteoppo la sentenza dimostra che il pur necessario il ricorso legale e la
continuazione della battaglia legale,
non sono l'arma decisiva per vincere questa battaglia.
Serve la mobilitazione di tutto il gruppo Fiat e la solidarietà di tutti gli
operai e di tutte le organizzazioni sindacali di classe.
Gli operai devono rientrare. Il piano Marchionne deve cadere, a Pomigliano
come a Termine Imerese, a Melfi come a Mirafiori.
6 Ottobre servirebbe uno sciopero alla sata di con delegazioni di operai
anche da altri stabilimenti a Melfi.
Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
A Giovanni, Marco e Antonio,
gli operai e i lavoratori, i precari e i disoccupati dello Slai cobas per il
sindacato di classe di Taranto sono al vostro fianco in questa lotta
importante
non solo per voi ma per tutti noi.
Per questo siamo impegnati fin da subito affinchè da tutte le fabbriche, i
posti di lavoro di Puglia e Basilicata, a partire dall'Ilva, ci sia
informazione, prese di posizione, messaggi e raccolta firme al vostro
sostegno.
una delegazione sara al processo il 6 ottobre.
Slai cobas per il sindacato di classe - Puglia e Basilicata
cobasta@libero.it
347-1102638
'oggi 29/09/2010 Il ricorso della Fiom sulle modalità con cui la Fiat aveva
attuato il reintegro dei tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza)
licenziati nel luglio scorso è stato dichiarato «inammissibile» dallo stesso
giudice del lavoro che aveva emesso il provvedimento di annullamento dei
licenziamenti. L'udienza durante la quale la Fiom aveva presentato la sua
istanza si è svolta il 21 settembre scorso.
Il sindacato aveva contestato la decisione della Fiat di riammettere i tre
licenziati permettendo loro di svolgere attività sindacale ma non di tornare
a lavoro sulle linee produttive '
lo slai cobas per il sindacato di classe puglia basilicata esprime la sua
massima solidarietà ai delegati licenziati e reintegrati, non fatti
rientrare al lavoro
purteoppo la sentenza dimostra che il pur necessario il ricorso legale e la
continuazione della battaglia legale,
non sono l'arma decisiva per vincere questa battaglia.
Serve la mobilitazione di tutto il gruppo Fiat e la solidarietà di tutti gli
operai e di tutte le organizzazioni sindacali di classe.
Gli operai devono rientrare. Il piano Marchionne deve cadere, a Pomigliano
come a Termine Imerese, a Melfi come a Mirafiori.
6 Ottobre servirebbe uno sciopero alla sata di con delegazioni di operai
anche da altri stabilimenti a Melfi.
Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
A Giovanni, Marco e Antonio,
gli operai e i lavoratori, i precari e i disoccupati dello Slai cobas per il
sindacato di classe di Taranto sono al vostro fianco in questa lotta
importante
non solo per voi ma per tutti noi.
Per questo siamo impegnati fin da subito affinchè da tutte le fabbriche, i
posti di lavoro di Puglia e Basilicata, a partire dall'Ilva, ci sia
informazione, prese di posizione, messaggi e raccolta firme al vostro
sostegno.
una delegazione sara al processo il 6 ottobre.
Slai cobas per il sindacato di classe - Puglia e Basilicata
cobasta@libero.it
347-1102638
pc quotidiano 29 settembre - MILANO SCUOLA: POLIZIA PICCHIA STUDENTI E C.S. CANTIERE
29 Set. Ore: 11.51 - Alcune decine di militanti del centro sociale milanese Cantiere e del Coordinamento dei collettivi studenteschi di Milano sono stati bloccati e pestati dalla polizia all'interno della stazione metropolitana di Duomo. I ragazzi in precedenza avevano fatto puntato la sede dell'Unuci, unione degli ufficiali in congedo, per porre alcune domande riguardo al progetto parafascista che coinvolge i ministeri della Difesa e dell'Istruzione, 'Allenati per la vita', e che prevede l'addestramento militare degli studenti e che proprio l'Unuci dovrà gestire. Respinti con violenza fuori dagli uffici i ragazzi si sono diretti verso la metropolitana di Piazza Duomo, tra cori, striscioni e fumogeni. Al momento di tentare l'ingresso senza pagare sono intervenuti agenti della polizia e carabinieri che li hanno quindi bloccati nel piano mezzanino e li hanno picchiati con grande violenza. Leon, c.s. Cantiere
pc quotidiano 29 settembre - salari, il sole 24 ore e.. Epifani
Il sole 24 ore di ieri si occupa della perdita di salario dei lavoratori
italiani negli ultimi dieci anni secondo quanto denuncia l’istituto ires/cgil.
Ed è istruttivo come nel riportare i dati della perdita di potere d’acquisto di
5.453 euro (i vecchi 10 milioni di lire!) dice anche quanto hanno guadagnato i
padroni, infatti, “se le famiglie di operai e impiegati ci hanno rimesso in
media 3.118 euro, [ai quali si aggiungono oltre 2mila euro di mancata
restituzione del fiscal drag.] professionisti e imprenditori hanno guadagnato
5.940 euro” e questi sono calcoli “ufficiali”, figuriamoci quelli reali!
E a commentare questi dati che le masse lavoratrici conoscono benissimo perché
le subiscono quotidianamente “il sole” cita Epifani che invece, non si capisce
con quale logica, parla di produttività: «il nostro sistema fiscale sta
uccidendo la produttività»!!!
Non sapendo bene come gestire la fastidiosa notizia il sole24ore mette insieme
diversi dati tentando di accomunare nella disgrazie padroni e operai: “Insieme
ai lavoratori dipendenti sono penalizzate le imprese che investono, da un
sistema che "premia" le rendite finanziarie e i grandi patrimoni.”, perché
“abbiamo la pressione fiscale sul lavoro più alta d'Europa (44% contro il 34,4%
della media della Ue a 27).” E citando la cgil che parla della necessità di
riformare il fisco per una migliore redistribuzione (di che cosa non dice)
ammette snocciolando cifre che “dal 1995 al 2008 i profitti netti sono
cresciuti del 75,4%, e che dal '90 a oggi si registra una crescita delle
rendite superiore all'87%, mentre i salari netti sono al di sotto del valore
reale del 2000.”
Epifani, segretario generale del più grande sindacato del paese, richiamato ad
esprimersi continua con le sue trovate che dovrebbero aiutare i lavoratori, e
boccia quindi l’ipotesi di “spostare la tassazione dalle persone fisiche alle
cose” (?) perché «il lavoratore avrebbe meno tasse in busta paga, ma
pagherebbe di più quando va a fare la spesa, tutt'al più si potrebbe pensare a
un'operazione selettiva sull'Iva».(??)
Ancora più divertente, se si potesse dire, è la risposta di un altro
sindacalista della Cgil, presidente dell’Ires, Agostino Megale, che di fronte
all’abbassamento reale dei salari anche nel 2010 dice che questi “hanno
tenuto”, e se ne vanta pure, «La tenuta è dovuta al fatto che nell'83% dei
casi abbiamo siglato i contratti unitariamente, ottenendo più dell'inflazione e
senza deroghe, al contrario dell'unica intesa separata».
Per “rassicurare” gli operai e i lavoratori Epifani dice che “di tutto ciò
bisognerà parlare al tavolo sulla competitività convocato da Confindustria per
il 4 ottobre e nell'ambito della verifica sul modello contrattuale.” E continua
l’articolo: “In vista del "tagliando" sugli assetti contrattuali Epifani si
dice favorevole ad ampliare la contrattazione di secondo livello e ad
alleggerire il contratto nazionale con norme meno prescrittive su inquadramento
e orari.
Epifani, che l’altro giorno ha scambiato baci con la Marcegaglia, conferma la
sua totale convergenza con le richieste della Confindustria.
Per tutti i lavoratori ancora un segnale forte che bisogna attrezzarsi per
dare le risposte giuste all’abbraccio Cgil/Padroni!
__________ Informazione NOD32 5487 (20100928) __________
Questo messaggio � stato controllato dal Sistema Antivirus NOD32
http://www.nod32.it
italiani negli ultimi dieci anni secondo quanto denuncia l’istituto ires/cgil.
Ed è istruttivo come nel riportare i dati della perdita di potere d’acquisto di
5.453 euro (i vecchi 10 milioni di lire!) dice anche quanto hanno guadagnato i
padroni, infatti, “se le famiglie di operai e impiegati ci hanno rimesso in
media 3.118 euro, [ai quali si aggiungono oltre 2mila euro di mancata
restituzione del fiscal drag.] professionisti e imprenditori hanno guadagnato
5.940 euro” e questi sono calcoli “ufficiali”, figuriamoci quelli reali!
E a commentare questi dati che le masse lavoratrici conoscono benissimo perché
le subiscono quotidianamente “il sole” cita Epifani che invece, non si capisce
con quale logica, parla di produttività: «il nostro sistema fiscale sta
uccidendo la produttività»!!!
Non sapendo bene come gestire la fastidiosa notizia il sole24ore mette insieme
diversi dati tentando di accomunare nella disgrazie padroni e operai: “Insieme
ai lavoratori dipendenti sono penalizzate le imprese che investono, da un
sistema che "premia" le rendite finanziarie e i grandi patrimoni.”, perché
“abbiamo la pressione fiscale sul lavoro più alta d'Europa (44% contro il 34,4%
della media della Ue a 27).” E citando la cgil che parla della necessità di
riformare il fisco per una migliore redistribuzione (di che cosa non dice)
ammette snocciolando cifre che “dal 1995 al 2008 i profitti netti sono
cresciuti del 75,4%, e che dal '90 a oggi si registra una crescita delle
rendite superiore all'87%, mentre i salari netti sono al di sotto del valore
reale del 2000.”
Epifani, segretario generale del più grande sindacato del paese, richiamato ad
esprimersi continua con le sue trovate che dovrebbero aiutare i lavoratori, e
boccia quindi l’ipotesi di “spostare la tassazione dalle persone fisiche alle
cose” (?) perché «il lavoratore avrebbe meno tasse in busta paga, ma
pagherebbe di più quando va a fare la spesa, tutt'al più si potrebbe pensare a
un'operazione selettiva sull'Iva».(??)
Ancora più divertente, se si potesse dire, è la risposta di un altro
sindacalista della Cgil, presidente dell’Ires, Agostino Megale, che di fronte
all’abbassamento reale dei salari anche nel 2010 dice che questi “hanno
tenuto”, e se ne vanta pure, «La tenuta è dovuta al fatto che nell'83% dei
casi abbiamo siglato i contratti unitariamente, ottenendo più dell'inflazione e
senza deroghe, al contrario dell'unica intesa separata».
Per “rassicurare” gli operai e i lavoratori Epifani dice che “di tutto ciò
bisognerà parlare al tavolo sulla competitività convocato da Confindustria per
il 4 ottobre e nell'ambito della verifica sul modello contrattuale.” E continua
l’articolo: “In vista del "tagliando" sugli assetti contrattuali Epifani si
dice favorevole ad ampliare la contrattazione di secondo livello e ad
alleggerire il contratto nazionale con norme meno prescrittive su inquadramento
e orari.
Epifani, che l’altro giorno ha scambiato baci con la Marcegaglia, conferma la
sua totale convergenza con le richieste della Confindustria.
Per tutti i lavoratori ancora un segnale forte che bisogna attrezzarsi per
dare le risposte giuste all’abbraccio Cgil/Padroni!
__________ Informazione NOD32 5487 (20100928) __________
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pc quotidiano 29 settembre - Militari all’estero:Impunità assoluta per legge! …Storie di taskforce, ambulanze, civili mitragliati
In queste ore sui media di tutto il mondo girano le immagini del video dell’interrogatorio dei giovanissimi componenti del KILL TEAM , un gruppo di soldati americani ventenni che plagiati dal loro sergente ammazzavano e collezionavano dite di civili afgani innocenti per puro divertimento. Se la Corte marziale li riterrà colpevoli il rischio per loro è la morte o il carcere a vita.
Ma…in Italia quali sono le misure che impediscano che si commettano abusi nelle operazioni militari all’estero?
Impunità assoluta per legge , o meglio, grazie al solito decreto milleproroghe…
Con il nostro articolo che pubblichiamo su http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/afghan_15_killteam.htm
riteniamo opportuno aprire uno squarcio sul velo plumbeo della legislazione di “emergenza” che da pochi mesi permette la totale impunità sui reati che i militari possono fare durante le operazioni all’Estero.
Un’impunità che non siamo noi a definirla tale, ma, bensì, esperti civili e militari di diritto penale che ha approfondito questo argomento sulla rivista più prestigiosa delle nostre Forze Armate, Informazioni della Difesa, periodico a firma dello Stato Maggiore della Difesa, nel numero 3/2010, giunto un mese fa agli abbonati.
Esso è una conferma autorevole a quanto denunciato da troppo tempo da associazioni pacifiste eantimilitariste, come noi dell’Osservatorio sui Balcani di Brindisi: siamo arrivati ad un punto di deriva democratica tale che, in nome dell’unanime consenso patriottico, le quotidiane polemiche politiche tra poli son state messe da parte per approvare una legge, quella che è entrata in vigore il 1 gennaio 2010, la 197/2009, che praticamente rende non punibili i militari che usassero le armi o altro mezzo coercitivo contro tutti coloro che gli si oppongano, in qualunque modo, impedendo l’esecuzione di ordini e direttive impartite e/o nel rispetto delle Regole d’Ingaggio, ROE.
I due esperti , autori dell’articolo ( Paolo Maria Ortolani e Francesco Zamponi ) nel loro particolareggiato studio, si dichiarano perlomeno sconcertati ( se non addirittura scandalizzati NdR) su come , provvedimenti amministrativi ( redatti da Generali e sotto la pressione di Paesi -gli USA- o Alleanze - la NATO- NdR) possano diventare norme di rilevanza penale tali da ledere il principio costituzionale dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge.
Leggi su richiesta NATO-USA
Durante il 2009 , dopo il fallimento delle elezioni afgane e le polemiche su come uscire dal pantano afgano, Obama e il Pentagono richiedevano che l’impegno italiano in Afghanistan fosse più aggressivo e reparti speciali nazionali facessero parte dei team delegati alla eliminazione della minaccia degli insorti.
Come fare per evitare che nostri militari coinvolti in operazioni di “killeramento” di capi talebani, trafficanti di oppio ed armi , potessero andare sotto processo se vi fossero vittime civili? Come evitare che in operazioni multinazionali a guida americana, i nostri uomini, lavorando in team con soggetti come la Kill Team, la squadra di statunitensi che ammazzava afgani tagliando poi loro dita e altre parti del corpo per puro sadismo, potesse ritrovarsi su un tavolo di tribunale? Si scatenava una ridda di ipotesi su come cambiare il codice penale militare di pace o crearne uno apposito riguardante le operazioni di “controguerriglia” e/o di peacekeping.
Alla fine, come al solito, si trovava una soluzione all’italiana che aggirava discussioni parlamentari e coinvolgimento di pericolose Consulte .
Nel solito documento multiproroghe , salva missioni di fine anno, il n 152 del 4 novembre 2009,(disposizioni urgenti proroga missioni internazionali ed altro…) veniva fatta una legge di modifica che , esplicitando la non punibilità degli atti fatti sotto ordine superiore, derubrica a colposo qualunque tipo di violazione nell’uso eccessivo della forza”.
Praticamente una vera e propria licenza di ammazzare o infliggere danni a tutti coloro che anche inconsapevolmente si trovassero a traversare la strada di un nostro gruppo di armati all’estero.
Prendiamo per esempio l’ultima operazione di una nostra Task force andata a male, quella dove il tenente Romani ha perso la vita. quando ha avuto la sfortuna di imbattersi in un gruppo di prede talebane decise a non farsi “terminare”.
Nel quadro specifico della missione del tenente Romani, nel caso che nell’irruzione nel covo talebano fossero stati killerati donne e bambini , lì presenti , la stessa procura di Roma competente per i reati commessi dai nostri militari all’estero non avrebbe dovuto aprire nessuna inutile pratica, poiché il reato, quello che prima si sarebbe potuto configurare come mancata osservanza di norme atte a preservare le vite dei civili, uso eccessivo della forza, ecc è stato cancellato, per adesso soltanto per i militari all’Estero, ma che si prevede di poterlo estendere in tutte le operazioni dove sia richiesto l’intervento di militari in un ambiente urbano, ovvero dove il “nemico” si confonda o sia appoggiato dalla popolazione civile.
Questo non significa che, prima del gennaio 2010, atti di violenza inutile o di stupidità nell’osservanza degli ordini siano stati censurati con condanne!!! Assolutamente no!
Son passati i tempi in cui lo scandalo torture in Somalia, fece oscurare il mito del Buono Soldato Italiano portandolo nell’aula di tribunale. Dal 2001 tutto ciò che è avvenuto di “sporco” all’estero è stato di fatto assolto con motivazioni incredibili in nome della lotta al terrorismo internazionale.
Ambulanze mitragliate, civili giustiziati: la catena delle assoluzioni
Ve la ricordate la famosa battaglia dei ponti a Nassirya in Iraq? Lì vi fu una vera e propria strage di miliziani e civili che contesero al nostro contingente l’accesso ai ponti della città.
Le vittime furono tutte classificate insorti e quindi non-degne neanche di uno sputo di condoglianza, ma choccò tutti l’ambulanza mitragliata, nonostante che portasse i contrassegni della Mezzaluna rossa. In quel caso i nostri soldati ammazzarono 4 occupanti dell’ambulanza, compresa una donna partoriente: ebbene, con sentenza n33 del 7 maggio 2007 il Gup del tribunale militare di Roma ha mandato assolti i nostri militari. ( exart44 cpmp)
Così è stato, in un’altra occasione, per un civile, un manifestante iracheno freddato dai nostri militari.
La vicenda è di una crudeltà rivoltante: lui, l’iracheno che protestava, fu reco “reso inoffensivo” ovvero pestato e gettato, svenuto, per terra. Nonostante ciò, veniva freddato, da un altro soldato italiano che lo colpiva con la canna del fucile dal quale, “inavvertitamente”, gli partiva un colpo. Non ci dilunghiamo sui particolari macabri dell’effetto del proiettile da guerra sulla sua testa ….Ebbene, la Corte militare di Appello con sentenza n27/06 del 5 maggio 2006 n.27 ha assolto il militare per aver agito in stato di necessità militare (exart 44 e 59 cpmp) ponendo a suo fondamento l’interesse militare che aveva come obbiettivo la sicurezza del posto dove i manifestanti si erano radunati.
Su tutto ciò aleggia un silenzio, complice trasversale e chi lo viola , come noi, è additato come sabotatore, antipatriottico e alleato ai terroristi che un giorno potrebbero anche colpire il nostro paese.
Invece, a portare la barbarie della guerra nel nostro paese, sono proprio sentenze e leggi simili, poiché, negli scenari futuri che si prefigurano, vi sarà un sempre più maggiore presenza di militari nelle aree di crisi interne, di controllo e presidio di centrali nucleari, ponti sullo Stretto, Ferrovie Alta Velocità TAV in costruzione, ecc, in caso di gravi crisi sociali, controllo di aree metropolitane a rischio, ecc.
In quel caso ad avere la canna del fucile puntata , saremo tutti noi e non ci potremo appellare a nessuna giustizia, poiché noi siamo rimasti in silenzio quando a cadere sotto i mitra e i silenziatori erano gli altri , gli alieni, gli oppositori della democrazia occidentale.
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 28 settembre 2010
Ma…in Italia quali sono le misure che impediscano che si commettano abusi nelle operazioni militari all’estero?
Impunità assoluta per legge , o meglio, grazie al solito decreto milleproroghe…
Con il nostro articolo che pubblichiamo su http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/afghan_15_killteam.htm
riteniamo opportuno aprire uno squarcio sul velo plumbeo della legislazione di “emergenza” che da pochi mesi permette la totale impunità sui reati che i militari possono fare durante le operazioni all’Estero.
Un’impunità che non siamo noi a definirla tale, ma, bensì, esperti civili e militari di diritto penale che ha approfondito questo argomento sulla rivista più prestigiosa delle nostre Forze Armate, Informazioni della Difesa, periodico a firma dello Stato Maggiore della Difesa, nel numero 3/2010, giunto un mese fa agli abbonati.
Esso è una conferma autorevole a quanto denunciato da troppo tempo da associazioni pacifiste eantimilitariste, come noi dell’Osservatorio sui Balcani di Brindisi: siamo arrivati ad un punto di deriva democratica tale che, in nome dell’unanime consenso patriottico, le quotidiane polemiche politiche tra poli son state messe da parte per approvare una legge, quella che è entrata in vigore il 1 gennaio 2010, la 197/2009, che praticamente rende non punibili i militari che usassero le armi o altro mezzo coercitivo contro tutti coloro che gli si oppongano, in qualunque modo, impedendo l’esecuzione di ordini e direttive impartite e/o nel rispetto delle Regole d’Ingaggio, ROE.
I due esperti , autori dell’articolo ( Paolo Maria Ortolani e Francesco Zamponi ) nel loro particolareggiato studio, si dichiarano perlomeno sconcertati ( se non addirittura scandalizzati NdR) su come , provvedimenti amministrativi ( redatti da Generali e sotto la pressione di Paesi -gli USA- o Alleanze - la NATO- NdR) possano diventare norme di rilevanza penale tali da ledere il principio costituzionale dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge.
Leggi su richiesta NATO-USA
Durante il 2009 , dopo il fallimento delle elezioni afgane e le polemiche su come uscire dal pantano afgano, Obama e il Pentagono richiedevano che l’impegno italiano in Afghanistan fosse più aggressivo e reparti speciali nazionali facessero parte dei team delegati alla eliminazione della minaccia degli insorti.
Come fare per evitare che nostri militari coinvolti in operazioni di “killeramento” di capi talebani, trafficanti di oppio ed armi , potessero andare sotto processo se vi fossero vittime civili? Come evitare che in operazioni multinazionali a guida americana, i nostri uomini, lavorando in team con soggetti come la Kill Team, la squadra di statunitensi che ammazzava afgani tagliando poi loro dita e altre parti del corpo per puro sadismo, potesse ritrovarsi su un tavolo di tribunale? Si scatenava una ridda di ipotesi su come cambiare il codice penale militare di pace o crearne uno apposito riguardante le operazioni di “controguerriglia” e/o di peacekeping.
Alla fine, come al solito, si trovava una soluzione all’italiana che aggirava discussioni parlamentari e coinvolgimento di pericolose Consulte .
Nel solito documento multiproroghe , salva missioni di fine anno, il n 152 del 4 novembre 2009,(disposizioni urgenti proroga missioni internazionali ed altro…) veniva fatta una legge di modifica che , esplicitando la non punibilità degli atti fatti sotto ordine superiore, derubrica a colposo qualunque tipo di violazione nell’uso eccessivo della forza”.
Praticamente una vera e propria licenza di ammazzare o infliggere danni a tutti coloro che anche inconsapevolmente si trovassero a traversare la strada di un nostro gruppo di armati all’estero.
Prendiamo per esempio l’ultima operazione di una nostra Task force andata a male, quella dove il tenente Romani ha perso la vita. quando ha avuto la sfortuna di imbattersi in un gruppo di prede talebane decise a non farsi “terminare”.
Nel quadro specifico della missione del tenente Romani, nel caso che nell’irruzione nel covo talebano fossero stati killerati donne e bambini , lì presenti , la stessa procura di Roma competente per i reati commessi dai nostri militari all’estero non avrebbe dovuto aprire nessuna inutile pratica, poiché il reato, quello che prima si sarebbe potuto configurare come mancata osservanza di norme atte a preservare le vite dei civili, uso eccessivo della forza, ecc è stato cancellato, per adesso soltanto per i militari all’Estero, ma che si prevede di poterlo estendere in tutte le operazioni dove sia richiesto l’intervento di militari in un ambiente urbano, ovvero dove il “nemico” si confonda o sia appoggiato dalla popolazione civile.
Questo non significa che, prima del gennaio 2010, atti di violenza inutile o di stupidità nell’osservanza degli ordini siano stati censurati con condanne!!! Assolutamente no!
Son passati i tempi in cui lo scandalo torture in Somalia, fece oscurare il mito del Buono Soldato Italiano portandolo nell’aula di tribunale. Dal 2001 tutto ciò che è avvenuto di “sporco” all’estero è stato di fatto assolto con motivazioni incredibili in nome della lotta al terrorismo internazionale.
Ambulanze mitragliate, civili giustiziati: la catena delle assoluzioni
Ve la ricordate la famosa battaglia dei ponti a Nassirya in Iraq? Lì vi fu una vera e propria strage di miliziani e civili che contesero al nostro contingente l’accesso ai ponti della città.
Le vittime furono tutte classificate insorti e quindi non-degne neanche di uno sputo di condoglianza, ma choccò tutti l’ambulanza mitragliata, nonostante che portasse i contrassegni della Mezzaluna rossa. In quel caso i nostri soldati ammazzarono 4 occupanti dell’ambulanza, compresa una donna partoriente: ebbene, con sentenza n33 del 7 maggio 2007 il Gup del tribunale militare di Roma ha mandato assolti i nostri militari. ( exart44 cpmp)
Così è stato, in un’altra occasione, per un civile, un manifestante iracheno freddato dai nostri militari.
La vicenda è di una crudeltà rivoltante: lui, l’iracheno che protestava, fu reco “reso inoffensivo” ovvero pestato e gettato, svenuto, per terra. Nonostante ciò, veniva freddato, da un altro soldato italiano che lo colpiva con la canna del fucile dal quale, “inavvertitamente”, gli partiva un colpo. Non ci dilunghiamo sui particolari macabri dell’effetto del proiettile da guerra sulla sua testa ….Ebbene, la Corte militare di Appello con sentenza n27/06 del 5 maggio 2006 n.27 ha assolto il militare per aver agito in stato di necessità militare (exart 44 e 59 cpmp) ponendo a suo fondamento l’interesse militare che aveva come obbiettivo la sicurezza del posto dove i manifestanti si erano radunati.
Su tutto ciò aleggia un silenzio, complice trasversale e chi lo viola , come noi, è additato come sabotatore, antipatriottico e alleato ai terroristi che un giorno potrebbero anche colpire il nostro paese.
Invece, a portare la barbarie della guerra nel nostro paese, sono proprio sentenze e leggi simili, poiché, negli scenari futuri che si prefigurano, vi sarà un sempre più maggiore presenza di militari nelle aree di crisi interne, di controllo e presidio di centrali nucleari, ponti sullo Stretto, Ferrovie Alta Velocità TAV in costruzione, ecc, in caso di gravi crisi sociali, controllo di aree metropolitane a rischio, ecc.
In quel caso ad avere la canna del fucile puntata , saremo tutti noi e non ci potremo appellare a nessuna giustizia, poiché noi siamo rimasti in silenzio quando a cadere sotto i mitra e i silenziatori erano gli altri , gli alieni, gli oppositori della democrazia occidentale.
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 28 settembre 2010
pc quotidiano 29 settembre - il commissario stupratore di joy rinviato a giudizio
From: "donnecontroiC.I.E."
Rinvio a giudizio per Vittorio Addesso
Abbiamo saputo ora dall'avvocato di Joy che Vittorio Addesso è stato
rinviato a giudizio!
Entro breve dovrebbe essere fissata l'udienza.
Noinonsiamocomplici
Siamo molto contente! Un altra vittoria della battaglia di Joy, delle
immigrate e del movimento delle donne.
Ora dobbiamo con la mobilitazione ottenere la sua condanna.
Non abbiamo fiducia nella giustizia
Abbiamo fiducia solo nella nostra lotta!
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
Rinvio a giudizio per Vittorio Addesso
Abbiamo saputo ora dall'avvocato di Joy che Vittorio Addesso è stato
rinviato a giudizio!
Entro breve dovrebbe essere fissata l'udienza.
Noinonsiamocomplici
Siamo molto contente! Un altra vittoria della battaglia di Joy, delle
immigrate e del movimento delle donne.
Ora dobbiamo con la mobilitazione ottenere la sua condanna.
Non abbiamo fiducia nella giustizia
Abbiamo fiducia solo nella nostra lotta!
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
pc quotidiano 29 settembre - da milano a palermo - organizziamoci insieme e subito - appello di red block
Sabato 25 settembre è stata una giornata particolare che ha visto due città lontanissime geograficamente, Milano e Palermo, protagoniste di scontri tra fascisti e antifascisti ma con esiti diametralmente opposti!
A Milano,da diverso tempo a questa parte la situazione politica al liceo Manzoni, storicamente di sinistra, è piuttosto tesa: ma sabato i fascisti che cercano d'infiltrarsi tra gli studenti propagandando idee razziste e xenofobe hanno avuto una buona risposta da parte di una sessantina di militanti antifascisti che organizzati hanno cacciato via la feccia nera che cercava di fare un volantinaggio proprio davanti l'ingresso del Manzoni.
Gli studenti del collettivo del Manzoni hanno esposto uno striscione: «Fuori i fascisti da scuola» e nel pomeriggio hanno scritto un comunicato per denunciare «le incursioni di Forza Nuova nelle scuole» e «ribadire che il Manzoni antifascista non accetta messaggi xenofobi e razzisti»
A Palermo invece la situazione è stata diversa un gruppo di compagni ha subito un'aggressione di una decina di militanti di Azione Giovani (Giovane Italia, PDL) che hanno attaccato i compagni davanti il liceo classico Umberto I con caschi e cinture provocando danni piuttosto seri a qualcuno di loro.
Anche al liceo classico Umberto I di Palermo da diverso tempo a si vedono i fascisti che cercano di strappare una scuola agli studenti antifascisti che oppongono resistenza e sono costretti a fare i conti anche con la macchina repressiva dello stato.
Qui la questione si è riscaldata quando un militante di Red Block ha giustamente impedito l'intervento a una'assemblea d'istituto di un attivista del blocco studentesco che era appoggiato da dieci simpatizzanti.
Da quel momento in poi Casapound ha cominciato ad intensificare i volantinaggi con la presenza di militanti universitari che proteggevano i più "piccoli" dall'esterno ma ciò non bastò e infatti prima della fine dello scorso anno scolastico Red Block ha ulteriormente bloccato fisicamente un volantinaggio di Casapound.
Digerita la batostadiverse organizzazioni di destra hanno stretto alleanza per contrastare i compagni e cercare di imporsi nella scuola una scuola che a questo punto diventa un simbolo di questa lotta. Questo avrebbe dovuto essere chiaro per tutti, ma alcune realtà anziché fare fronte unito contro il fascismo determinati preferiscono agire da soli con presunzione di avere sempre la meglio e provocando invece una frammentazione delle forze che giova soltanto ai fascisti.
Red Block continua a ribadire che a Palermo come in altre città è necessario fare fronte unito tra le realtà antifasciste e costruire la Raf (rete antifascista) che agisca sotto il punto di vista militante ma anche ideologico,culturale, politico, sociale perchè spesso ci si trova di fronte a studenti o giovani dei quartieri che ricevono costantemente un vero e proprio lavaggio del cervello dai mass media.
Questa rete ancora non è presente e non c'è da parte di alcune realtà la volontà di costruirla a causa di alcuni settarismi tipici dell'area autonoma palermitana e anarchica...
In questo l'esempio della azione di red block all'Umberto è positiva e va generalizzata.
Le diverse realtà antifasciste milanesi si sono organizzate insieme per cacciare i fascisti da una scuola simbolo è stata quindi una iniziativa positiva e una indicazione che va raccolta anche a Palermo, sulla base di questo orientamento è stata convocata una assemblea martedì 27 settembre.
Alla assemblea hanno partecipato diversi giovani antifascisti di diverse realtà sia collettivamente che a titolo individuale.
Dopo l'introduzione, è stato proposto un sit-in davanti alla scuola organizzato meticolosamente e pronto a eventuali provocazioni.
La proposta ha trovato l'accordo subito da parte di studenti dell'Umberto, del collettivo 20 luglio e di altri studenti presenti e si è deciso di costruire un percorso di 10 giorni 'per accumulare forze' fatto di 1 propaganda militante, 2 scrittura volantino e locandina per ulteriore propaganda, 3 propaganda finale al corteo studentesco dell'8 ottobre.
E' spiacevole che nonostante invitati .. non abbiano partecipato la realtà dell'ex carcere e il coordinamento anarchico, questa assenza ha però rafforzato l'area presente, dato che ha messo in luce la natura settaria di queste forze
Bisogna comunque lavorare affinchè queste forze cambino atteggiamento e si uniscano all'iniziativa, tenendo conto che il settarismo produce malcontento tra i giovani studenti dell'anomalia/ex carcere, alcuni dei quali cercano anche una alternativa.
Red Block Palermo
A Milano,da diverso tempo a questa parte la situazione politica al liceo Manzoni, storicamente di sinistra, è piuttosto tesa: ma sabato i fascisti che cercano d'infiltrarsi tra gli studenti propagandando idee razziste e xenofobe hanno avuto una buona risposta da parte di una sessantina di militanti antifascisti che organizzati hanno cacciato via la feccia nera che cercava di fare un volantinaggio proprio davanti l'ingresso del Manzoni.
Gli studenti del collettivo del Manzoni hanno esposto uno striscione: «Fuori i fascisti da scuola» e nel pomeriggio hanno scritto un comunicato per denunciare «le incursioni di Forza Nuova nelle scuole» e «ribadire che il Manzoni antifascista non accetta messaggi xenofobi e razzisti»
A Palermo invece la situazione è stata diversa un gruppo di compagni ha subito un'aggressione di una decina di militanti di Azione Giovani (Giovane Italia, PDL) che hanno attaccato i compagni davanti il liceo classico Umberto I con caschi e cinture provocando danni piuttosto seri a qualcuno di loro.
Anche al liceo classico Umberto I di Palermo da diverso tempo a si vedono i fascisti che cercano di strappare una scuola agli studenti antifascisti che oppongono resistenza e sono costretti a fare i conti anche con la macchina repressiva dello stato.
Qui la questione si è riscaldata quando un militante di Red Block ha giustamente impedito l'intervento a una'assemblea d'istituto di un attivista del blocco studentesco che era appoggiato da dieci simpatizzanti.
Da quel momento in poi Casapound ha cominciato ad intensificare i volantinaggi con la presenza di militanti universitari che proteggevano i più "piccoli" dall'esterno ma ciò non bastò e infatti prima della fine dello scorso anno scolastico Red Block ha ulteriormente bloccato fisicamente un volantinaggio di Casapound.
Digerita la batostadiverse organizzazioni di destra hanno stretto alleanza per contrastare i compagni e cercare di imporsi nella scuola una scuola che a questo punto diventa un simbolo di questa lotta. Questo avrebbe dovuto essere chiaro per tutti, ma alcune realtà anziché fare fronte unito contro il fascismo determinati preferiscono agire da soli con presunzione di avere sempre la meglio e provocando invece una frammentazione delle forze che giova soltanto ai fascisti.
Red Block continua a ribadire che a Palermo come in altre città è necessario fare fronte unito tra le realtà antifasciste e costruire la Raf (rete antifascista) che agisca sotto il punto di vista militante ma anche ideologico,culturale, politico, sociale perchè spesso ci si trova di fronte a studenti o giovani dei quartieri che ricevono costantemente un vero e proprio lavaggio del cervello dai mass media.
Questa rete ancora non è presente e non c'è da parte di alcune realtà la volontà di costruirla a causa di alcuni settarismi tipici dell'area autonoma palermitana e anarchica...
In questo l'esempio della azione di red block all'Umberto è positiva e va generalizzata.
Le diverse realtà antifasciste milanesi si sono organizzate insieme per cacciare i fascisti da una scuola simbolo è stata quindi una iniziativa positiva e una indicazione che va raccolta anche a Palermo, sulla base di questo orientamento è stata convocata una assemblea martedì 27 settembre.
Alla assemblea hanno partecipato diversi giovani antifascisti di diverse realtà sia collettivamente che a titolo individuale.
Dopo l'introduzione, è stato proposto un sit-in davanti alla scuola organizzato meticolosamente e pronto a eventuali provocazioni.
La proposta ha trovato l'accordo subito da parte di studenti dell'Umberto, del collettivo 20 luglio e di altri studenti presenti e si è deciso di costruire un percorso di 10 giorni 'per accumulare forze' fatto di 1 propaganda militante, 2 scrittura volantino e locandina per ulteriore propaganda, 3 propaganda finale al corteo studentesco dell'8 ottobre.
E' spiacevole che nonostante invitati .. non abbiano partecipato la realtà dell'ex carcere e il coordinamento anarchico, questa assenza ha però rafforzato l'area presente, dato che ha messo in luce la natura settaria di queste forze
Bisogna comunque lavorare affinchè queste forze cambino atteggiamento e si uniscano all'iniziativa, tenendo conto che il settarismo produce malcontento tra i giovani studenti dell'anomalia/ex carcere, alcuni dei quali cercano anche una alternativa.
Red Block Palermo
pc quotidiano 29 settembre - BRESCIA : PROTESTA A OLTRANZA PER LA SANATORIA COLF E BADANTI
Sanatoria subito e per tutti: con questo slogan e’ partita questa mattina a Brescia una protesta ad oltranza per richiedere la regolarizzazione di tutte le persone migranti che hanno presentato la domanda di sanatoria nel settembre del 2009. Ad un anno di distanza si registrano ritardi clamorosi oltre a rigetti delle domande e si configura una vera e propria truffa ai danni dei migranti. A livello nazionale su 300mila domande, solo 170mila sono state esaminate e 130mila restano inevase; i rigetti sono stati oltre 20mila. A Brescia, secondo i dati forniti oggi dalla Prefettura, le domande sono state 11200, circa 7000 hanno avuto risposta e circa 4000 sono ancora in attesa; i rigetti sarebbero circa 1000 anche se per l’ufficio immigrati della CGIL e per gli avvocati dell’associazione Diritti per tutti sono molti di piu’.
La motivazione principale per i rigetti e’ la condanna per clandestinita’ che molti migranti hanno subito negli anni scorsi, cioe’ la condanna senza aver commesso reati ma solo per il fatto di essere stati fermati senza permesso di soggiorno.
La protesta e’ cominciata in Piazza Loggia verso le ore 10 poi dopo un breve corteo che si e’ ingrossato man mano arrivando a contare diverse centinaia di persone ci si e’ spostati sotto il Palazzo della Prefettura dove una delegazione e’ stata ricevuta dal viceprefetto. Il corteo e’ poi ripartito lungo le vie del “ring” cittadino, arrivando sotto la sede del TAR per un presidio di protesta e ripartendo in seguito per concludersi verso le 16,30 davanti all’ufficio unico della Prefettura di via Lupi di Toscana (ex caserma Randaccio) dove si e’ insediato il presidio permanente ed e’ iniziato lo sciopero della fame: la protesta proseguira’ ad oltranza, 24 ore su 24 e davanti all’ufficio delle Prefettura sono state montate tende dove trascorrere la notte.
Associazione Diritti per tutti
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_______________________________________________
reteantirazzista mailing list
reteantirazzista@circuito.info
http://circuito.info/mailman/listinfo/reteantirazzista_circuito.info
La motivazione principale per i rigetti e’ la condanna per clandestinita’ che molti migranti hanno subito negli anni scorsi, cioe’ la condanna senza aver commesso reati ma solo per il fatto di essere stati fermati senza permesso di soggiorno.
La protesta e’ cominciata in Piazza Loggia verso le ore 10 poi dopo un breve corteo che si e’ ingrossato man mano arrivando a contare diverse centinaia di persone ci si e’ spostati sotto il Palazzo della Prefettura dove una delegazione e’ stata ricevuta dal viceprefetto. Il corteo e’ poi ripartito lungo le vie del “ring” cittadino, arrivando sotto la sede del TAR per un presidio di protesta e ripartendo in seguito per concludersi verso le 16,30 davanti all’ufficio unico della Prefettura di via Lupi di Toscana (ex caserma Randaccio) dove si e’ insediato il presidio permanente ed e’ iniziato lo sciopero della fame: la protesta proseguira’ ad oltranza, 24 ore su 24 e davanti all’ufficio delle Prefettura sono state montate tende dove trascorrere la notte.
Associazione Diritti per tutti
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pc quotidiano 29 settembre - i fascisti di forza nuova entrano nella maggioranza berlusconiana e agiscono come componente squadristica di essa
il governo berlusconi nella marcia verso un regime moderno fascista, spiana la strada in parlamento del dissenso finiano e imbarca nuovi parlamentari acquistati, mentre nella società raccoglie tutte le componenti reazionarie per fare essenzialmente di esse la base attivistica e anche squadristica della sua azione.
in questo quadro al nord la mobilitazione punta essenzialmente sulla base leghista, ma intorno a essa raccoglie ampiamente i fascio-nazisti, mentre altrove imbarca la destra di storace e al seguito tutta la galassia neofascista..all'interno di essa forza nuova e casapound fanno la parte del leone
l'antifascismo di massa e militante deve constantemente mettere in relazione la sua mobilitazione antifascista con la lotta contro il governo e il sistema moderno fascista in formazione
questo non avviene e anche per questo le reti antifasciste segnano il passo e non riescono a consolidarsi come strumenti, momenti e forme della lotta
al sud e in campania particolarmente , i fasci fanno dell'antimmigrazione il cavallo di battaglia per cercare di darsi una base popolare
in questo senso l'iniziativa preannunciata da forza nuova a caserta, merita la massima attenzione e la cecessità di una contro mobilitazione
la notizia è tratta da Indymedia
CASETELVOLTURNO (Caserta), 24 settembre 2010 - Il Segretario Nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, chiama a raccolta la cittadinanza di Castelvolturno (Caserta) giovedì 30 settembre 2010 alle ore 19,30 in via S. Rocco all'altezza di via Domiziana per una fiaccolata contro l'immigrazione.La manifestazione indetta da Forza Nuova ha l'obbiettivo di denunciare l'assenza dello stato, che ha ridotto Castelvolturno, città di antiche tradizioni, ad essere il ricettacolo di più di 15.000 immigrati clandestini, oltre metà della popolazione indigena, moltissimi dei quali dediti alla delinquenza. In questo scenario di degrado, violenza e illegalità in cui versa Castelvolturno, Forza Nuova raccoglie il grido di protesta del Sindaco e lancia la proposta dei Comitati Popolari Permanenti, composti dalla popolazione e dai militanti del movimento, per garantire la sicurezza e sostituire uno Stato che già da troppo tempo ha abbandonato i cittadini nelle mani della mafia e della criminalità. Per Forza Nuova e per l'Italia è iniziata una sfida che avrà come esito o il crollo sociale di una città o la prima liberazione di una parte del territorio occupato da crimine e caos.
in questo quadro al nord la mobilitazione punta essenzialmente sulla base leghista, ma intorno a essa raccoglie ampiamente i fascio-nazisti, mentre altrove imbarca la destra di storace e al seguito tutta la galassia neofascista..all'interno di essa forza nuova e casapound fanno la parte del leone
l'antifascismo di massa e militante deve constantemente mettere in relazione la sua mobilitazione antifascista con la lotta contro il governo e il sistema moderno fascista in formazione
questo non avviene e anche per questo le reti antifasciste segnano il passo e non riescono a consolidarsi come strumenti, momenti e forme della lotta
al sud e in campania particolarmente , i fasci fanno dell'antimmigrazione il cavallo di battaglia per cercare di darsi una base popolare
in questo senso l'iniziativa preannunciata da forza nuova a caserta, merita la massima attenzione e la cecessità di una contro mobilitazione
la notizia è tratta da Indymedia
CASETELVOLTURNO (Caserta), 24 settembre 2010 - Il Segretario Nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, chiama a raccolta la cittadinanza di Castelvolturno (Caserta) giovedì 30 settembre 2010 alle ore 19,30 in via S. Rocco all'altezza di via Domiziana per una fiaccolata contro l'immigrazione.La manifestazione indetta da Forza Nuova ha l'obbiettivo di denunciare l'assenza dello stato, che ha ridotto Castelvolturno, città di antiche tradizioni, ad essere il ricettacolo di più di 15.000 immigrati clandestini, oltre metà della popolazione indigena, moltissimi dei quali dediti alla delinquenza. In questo scenario di degrado, violenza e illegalità in cui versa Castelvolturno, Forza Nuova raccoglie il grido di protesta del Sindaco e lancia la proposta dei Comitati Popolari Permanenti, composti dalla popolazione e dai militanti del movimento, per garantire la sicurezza e sostituire uno Stato che già da troppo tempo ha abbandonato i cittadini nelle mani della mafia e della criminalità. Per Forza Nuova e per l'Italia è iniziata una sfida che avrà come esito o il crollo sociale di una città o la prima liberazione di una parte del territorio occupato da crimine e caos.
martedì 28 settembre 2010
pc quotidiano 28 settembre - blog basta morte sul lavoro!
Riprende il blog della Rete nazionale sulla sicurezza sul lavoro
all'indirizzo: http://bastamortesullavoro.blogspot.com/ con articoli,
denunce, lotte, iniziative.
contro i padroni assassini e il governo che considera un "lusso"
insopportabile la legislazione sulla sicurezza sul lavoro
all'indirizzo: http://bastamortesullavoro.blogspot.com/ con articoli,
denunce, lotte, iniziative.
contro i padroni assassini e il governo che considera un "lusso"
insopportabile la legislazione sulla sicurezza sul lavoro
pc quotidiano 28 settembre - Marcegaglia assolto per l'uccisione di un operaio
Per gli infortuni e la morte sul lavoro di un operaio, assolto a Ravenna
Steno Marcegaglia!
E' possibile che il reato per lesioni colpose ed omicidio colposo per la
morte sul lavoro degli operai
debba essere prescritto? Che giustizia è mai questa se i padroni possono
evitare i processi?
La prescrizione evita il rinvio a giudizio per Steno Marcegaglia per i quale
il gup Anna Mori del
Tribunale di Ravenna ha emesso la sentenza del "non luogo a procedere" al
termine dell'udienza
preliminare. La lunga scia d'infortuni nel sito di Ravenna della Marcegaglia
dal 1996 al 2003, un
operaio morto sul lavoro nel 2003, Antonio Rauso di 28 anni di Santa Maria
Capua Vetere (Caserta),
sono senza colpevoli! O, meglio, non è stato sufficiente che un direttore di
stabilimento, Zangaglia, sia
stato pluricondannato e, nonostante questo, fosse stato riconfermato da
Steno Marcegaglia alla
direzione del sito di Ravenna. Invece che un processo e una condanna
esemplari, è bastato il
risarcimento di padron Marcegaglia per il "non luogo a procedere". Vergogna!
L'indagine preliminare della pm D'Aniello aveva dato seguito agli atti
inviati in Procura nella
primavera del 2005 in cui il giudice di allora diceva chiaramente: "neppure
l'omicidio colposo
verificatosi il 14 gennaio 2003 sembra avere intaccato un sistema rivelatesi
inadeguato rispetto al
dovere di protezione della incolumità dei lavoratori".
Ma anche chi "predica bene ma razzola male" ha le sue responsabilità in
questa ennesima ingiustizia.
Ci riferiamo alla Fiom che aveva dato indicazione, a livello nazionale, di
costituirsi parte civile nei
processi per la morte degli operai, invece niente, anzi non ha trovato di
meglio da fare che
polemizzare con la Rete per la sicurezza sul lavoro perchè avevamo
denunciato l'emergenza sicurezza
nel sito di Ravenna.
Senza una partecipazione attiva degli operai e l'unità autoorganizzata nella
Rete per la sicurezza sul
lavoro non è possibile ottenere giustizia.
Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna
c/o Slai Cobas per il sindacato di classe via G. Di Vittorio, 32 (Bassette)
tel. 339/8911853
e mail: cobasravenna@ libero.it
bastamortesullavoro@domeus.it
visita il blog: bastamortesullavoro.blogspot.com
__________ Informazione NOD32 5485 (20100928) __________
Questo messaggio è stato controllato dal Sistema Antivirus NOD32
http://www.nod32.it
Steno Marcegaglia!
E' possibile che il reato per lesioni colpose ed omicidio colposo per la
morte sul lavoro degli operai
debba essere prescritto? Che giustizia è mai questa se i padroni possono
evitare i processi?
La prescrizione evita il rinvio a giudizio per Steno Marcegaglia per i quale
il gup Anna Mori del
Tribunale di Ravenna ha emesso la sentenza del "non luogo a procedere" al
termine dell'udienza
preliminare. La lunga scia d'infortuni nel sito di Ravenna della Marcegaglia
dal 1996 al 2003, un
operaio morto sul lavoro nel 2003, Antonio Rauso di 28 anni di Santa Maria
Capua Vetere (Caserta),
sono senza colpevoli! O, meglio, non è stato sufficiente che un direttore di
stabilimento, Zangaglia, sia
stato pluricondannato e, nonostante questo, fosse stato riconfermato da
Steno Marcegaglia alla
direzione del sito di Ravenna. Invece che un processo e una condanna
esemplari, è bastato il
risarcimento di padron Marcegaglia per il "non luogo a procedere". Vergogna!
L'indagine preliminare della pm D'Aniello aveva dato seguito agli atti
inviati in Procura nella
primavera del 2005 in cui il giudice di allora diceva chiaramente: "neppure
l'omicidio colposo
verificatosi il 14 gennaio 2003 sembra avere intaccato un sistema rivelatesi
inadeguato rispetto al
dovere di protezione della incolumità dei lavoratori".
Ma anche chi "predica bene ma razzola male" ha le sue responsabilità in
questa ennesima ingiustizia.
Ci riferiamo alla Fiom che aveva dato indicazione, a livello nazionale, di
costituirsi parte civile nei
processi per la morte degli operai, invece niente, anzi non ha trovato di
meglio da fare che
polemizzare con la Rete per la sicurezza sul lavoro perchè avevamo
denunciato l'emergenza sicurezza
nel sito di Ravenna.
Senza una partecipazione attiva degli operai e l'unità autoorganizzata nella
Rete per la sicurezza sul
lavoro non è possibile ottenere giustizia.
Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna
c/o Slai Cobas per il sindacato di classe via G. Di Vittorio, 32 (Bassette)
tel. 339/8911853
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pc quotidiano 28 settembre - 50° suicidio in carcere
Detenuto di 26 anni uccide con un mix di farmaci: è il 50° suicidio dell’anno
I due terzi delle vittime avevano meno di 40 anni, 38 erano italiani e 12 stranieri
Nove mesi di suicidi nelle carceri italiane
Con la morte di Ajoub Ghaz nel carcere di Ancona salgono a 50 i detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane da inizio 2010. In nemmeno nove mesi è stato così eguagliato il numero di suicidi avvenuti nell’intero anno 2006 e superato quelli degli anni 2007 (45 casi) e 2008 (46 casi). Il 2009 è stato l’anno del tragico “record”, con 69 suicidi (72 secondo alcune fonti), che quest’anno potrebbe essere superato.
Gli italiani suicidi sono stati 38 (76%) e gli stranieri 12 (24%). A fine agosto gli stranieri presenti nelle carceri italiane erano 24.981 sul totale di 68.345 detenuti (il 36%), quindi il tasso suicidario più elevato si è registrato tra gli italiani (8,7 casi su 10mila, contro 4,8 su 10mila).
Ad uccidersi in cella sono soprattutto i giovani: 13 dei detenuti suicidi avevano tra i 20 e i 30 anni; 19 avevano tra i 31 e i 40 anni (quindi il totale degli “under 40” è pari al 64% del totale); 11 avevano tra i 41 e i 50 anni; 5 avevano tra i 51 e i 60 anni e 2 avevano più di 60 anni. La carceri nelle quali nel 2010 si è verificato il maggior numero di suicidi sono: Padova Casa di Reclusione (3); Roma Rebibbia (3); Siracusa (3) e Sulmona (3); seguono Catania Bicocca (2); Lecce (2); Napoli Poggioreale (2) e Reggio Emilia (2). L’impiccagione è la “tecnica” più utilizzata per togliersi la vita in carcere (41 detenuti si sono impiccati alle sbarre, utilizzando quasi sempre un cappio fabbricato con strisce di lenzuolo, ma in alcuni casi anche capi di vestiario fatti a brandelli. Cinture e stringhe delle scarpe sono vietate in quasi tutte le carceri e quindi vengono utilizzate raramente). Le bombolette di gas butano del fornello da camping, in uso ai detenuti per cucinare e riscaldare cibi e bevande, sono state utilizzate in 6 casi per asfissiarsi (poiché l’inalazione del gas viene anche utilizzata per ricercare lo “sballo”, in sostituzione delle sostanze stupefacenti, abbiamo considerato soltanto i casi nei quali il detenuto è stato ritrovato con la testa chiusa in un sacchetto di plastica).
In 2 casi i detenuti si sono avvelenati con un mix di farmaci. In genere si tratta di farmaci regolarmente prescritti dai medici del carcere, che dovrebbero essere assunti davanti all’infermiere al momento della somministrazione, ma evidentemente vengono nascosti e accumulati in cella per molti giorni, fino a raggiungere la quantità necessaria per ottenere l’effetto letale. Più raramente i medicinali sono introdotti dall’esterno del carcere, in maniera illegale.
Infine 1 detenuto è morto dissanguato, dopo essersi tagliato la carotide con una lametta: le lamette da barba sono spesso utilizzate per autolesionismi, a scopo rivendicativo o dimostrativo, tuttavia i detenuti solitamente si feriscono le braccia e le gambe, a volte si infliggono ferite sull’addome e il torace. Tagliarsi le vene del collo fa quindi propendere per l’ipotesi di un suicidio, piuttosto che di un atto dimostrativo finito in tragedia.
Ieri pomeriggio l’ultimo caso ad Ancona
La vittima si chiamava Ajoub Ghaz, 26 anni, originario della Tunisia. Il fatto è accaduto nel primo pomeriggio di ieri all’interno di una delle celle di detenzione del carcere di Montacuto ad Ancona, quando alcuni compagni di cella del tunisino hanno dato l’allarme. Immediato l’intervento dei sanitari, ma una volta nella cella i medici si sono resi subito conto che per il giovane detenuto non c’era più nulla da fare. Anche i ripetuti tentativi rianimatori non hanno dato alcun esito. Nel carcere è successivamente arrivato il dottore Luongo, della medicina legale dell’ospedale di Torrette, che ha effettuato una prima ispezione cadaverica. Stando alle modalità dell’episodio, agli indizi trovati sul posto, alle testimonianze e alle prime indagini, sembra sia emersa con forza su tutte le altre l’ipotesi di un mix fatale di farmaci. Tipologia e quantità non sono ancora state specificate, certamente una dose piuttosto robusta, tanto da stroncare la vita ad un giovane di appena 26 anni.
Se l’indiscrezione fosse confermata c’è da valutare con la massima attenzione come sia stato possibile che un detenuto sia riuscito ad entrare in possesso di medicinali viste le ferree regole e restrizioni vigenti all’interno di un istituto di pena. Nel tardo pomeriggio la salma del giovane è stata trasferita all’istituto di medicina legale dove si trova, a disposizione della magistratura. Salvo rinvii dell’ultima ora l’autopsia sul corpo di Ghaz potrebbe essere effettuata già domani. Solo allora, e una volta avvisati i parenti della vittima, sarà possibile inviare la salma di Ajoub Ghaz in Tunisia per le esequie.
I detenuti suicidi nel 2010 (in ordine di data, dal più recente)
Cognome-Nome Età Data morte Metodo Istituto
Ghaz Ajoub 26 anni 25-set-10 Avvelenamento farmaci Ancona
Minniti Bruno 23 anni 23-set-10 Impiccagione Reggio Calabria
Marocchino Detenuto 22 anni 22-set-10 Impiccagione Venezia
Maggi Ivan 22 anni 08-set-10 Impiccagione La Spezia
Consolo Francesco 32 anni 08-set-10 Inalazione gas Napoli Poggioreale
Ajadi Moez 33 anni 05-set-10 Avvelenamento farmaci Pisa
Algerino Detenuto 27 anni 26-ago-10 Impiccagione Siracusa
Panariello Raffaele 31 anni 24-ago-10 Impiccagione Sulmona (AQ)
Carbogani Matteo 34 anni 22-ago-10 Impiccagione Parma C.C.
Greco Riccardo 50 anni 11-ago-10 Impiccagione Roma Rebibbia
Hattabi Mohamed 43 anni 05-ago-10 Impiccagione Brindisi
Ramon Berloso 35 anni 04-ago-10 Impiccagione Udine
Liotta Corrado 44 anni 27-lug-10 Impiccagione Siracusa
Corallo Andrea 39 anni 23-lug-10 Taglio vene Catania Bicocca
Manfrè Rocco 65 anni 18-lug-10 Impiccagione Caltanissetta
Saba Italo 53 anni 18-lug-10 Impiccagione Sassari
Spada Antimo 35 anni 14-lug-10 Impiccagione Torino
Mantice Santino 25 anni 30-giu-10 Impiccagione Padova Reclusione
Mento Marcello 37 anni 28-giu-10 Impiccagione Giarre (Ct)
Di Marco Antonio 43 anni 15-giu-10 Inalazione gas Catania Bicocca
Coluccello Luigi 55 anni 12-giu-10 Impiccagione Lecce
Caneo Francisco 44 anni 12-giu-10 Impiccagione Opera (Mi)
Lomagna Alessandro 34 anni 06-giu-10 Impiccagione Salerno
Straniero Detenuto 30 anni 28-mag-10 Impiccagione Lecce
Caselli Aldo 44 anni 19-mag-10 Impiccagione Reggio Emilia
Franzese Domenico 45 anni 15-mag-10 Impiccagione Siracusa
Ivanov Kirilov Vasiline 33 anni 08-mag-10 Impiccagione San Vittore (Mi)
De Magro Eraldo 56 anni 06-mag-10 Impiccagione Como
Protino Gianluca 34 anni 27-apr-10 Impiccagione Teramo
Palumbo Giuseppe 34 anni 23-apr-10 Impiccagione Firenze
Bellante Daniele 31 anni 13-apr-10 Impiccagione Roma Rebibbia
Italiano Detenuto 39 anni 11-apr-10 Inalazione gas Santa Maria C.V. (Ce)
B. Carmine 39 anni 07-apr-10 Impiccagione Benevento
Iaria Romano 54 anni 03-apr-10 Impiccagione Sulmona (AQ)
Italiano Detenuto 47 anni 28-mar-10 Inalazione gas Reggio Emilia
Russo Angelo 31 anni 10-mar-10 Impiccagione Napoli Poggioreale
Sorrentino Giuseppe 35 anni 07-mar-10 Impiccagione Padova Reclusione
Giuliani Roberto 47 anni 25-feb-10 Impiccagione Roma Rebibbia
Furuli Alessandro 42 anni 24-feb-10 Impiccagione Vibo Valentia
Balsamo Vincenzo 40 anni 23-feb-10 Impiccagione Fermo
Aloui Walid 28 anni 23-feb-10 Impiccagione Padova Reclusione
Tunisino Detenuto 26 anni 22-feb-10 Impiccagione Brescia
Ben Massoud Adel 57 anni 12-feb-10 Inalazione gas Livorno
Volpi Ivano 29 anni 19-gen-10 Impiccagione Spoleto (PG)
Mohamed El Abbouby 25 anni 15-gen-10 Impiccagione Milano San Vittore
Abellativ Eddine 27 anni 13-gen-10 Impiccagione Massa Carrara
Tammaro Antonio 28 anni 07-gen-10 Impiccagione Sulmona (AQ)
Attolini Giacomo 49 anni 07-gen-10 Impiccagione Verona
Frau Celeste 62 anni 05-gen-10 Impiccagione Cagliari
Ciullo Pierpaolo 39 anni 02-gen-10 Inalazione gas Altamura (BA
I due terzi delle vittime avevano meno di 40 anni, 38 erano italiani e 12 stranieri
Nove mesi di suicidi nelle carceri italiane
Con la morte di Ajoub Ghaz nel carcere di Ancona salgono a 50 i detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane da inizio 2010. In nemmeno nove mesi è stato così eguagliato il numero di suicidi avvenuti nell’intero anno 2006 e superato quelli degli anni 2007 (45 casi) e 2008 (46 casi). Il 2009 è stato l’anno del tragico “record”, con 69 suicidi (72 secondo alcune fonti), che quest’anno potrebbe essere superato.
Gli italiani suicidi sono stati 38 (76%) e gli stranieri 12 (24%). A fine agosto gli stranieri presenti nelle carceri italiane erano 24.981 sul totale di 68.345 detenuti (il 36%), quindi il tasso suicidario più elevato si è registrato tra gli italiani (8,7 casi su 10mila, contro 4,8 su 10mila).
Ad uccidersi in cella sono soprattutto i giovani: 13 dei detenuti suicidi avevano tra i 20 e i 30 anni; 19 avevano tra i 31 e i 40 anni (quindi il totale degli “under 40” è pari al 64% del totale); 11 avevano tra i 41 e i 50 anni; 5 avevano tra i 51 e i 60 anni e 2 avevano più di 60 anni. La carceri nelle quali nel 2010 si è verificato il maggior numero di suicidi sono: Padova Casa di Reclusione (3); Roma Rebibbia (3); Siracusa (3) e Sulmona (3); seguono Catania Bicocca (2); Lecce (2); Napoli Poggioreale (2) e Reggio Emilia (2). L’impiccagione è la “tecnica” più utilizzata per togliersi la vita in carcere (41 detenuti si sono impiccati alle sbarre, utilizzando quasi sempre un cappio fabbricato con strisce di lenzuolo, ma in alcuni casi anche capi di vestiario fatti a brandelli. Cinture e stringhe delle scarpe sono vietate in quasi tutte le carceri e quindi vengono utilizzate raramente). Le bombolette di gas butano del fornello da camping, in uso ai detenuti per cucinare e riscaldare cibi e bevande, sono state utilizzate in 6 casi per asfissiarsi (poiché l’inalazione del gas viene anche utilizzata per ricercare lo “sballo”, in sostituzione delle sostanze stupefacenti, abbiamo considerato soltanto i casi nei quali il detenuto è stato ritrovato con la testa chiusa in un sacchetto di plastica).
In 2 casi i detenuti si sono avvelenati con un mix di farmaci. In genere si tratta di farmaci regolarmente prescritti dai medici del carcere, che dovrebbero essere assunti davanti all’infermiere al momento della somministrazione, ma evidentemente vengono nascosti e accumulati in cella per molti giorni, fino a raggiungere la quantità necessaria per ottenere l’effetto letale. Più raramente i medicinali sono introdotti dall’esterno del carcere, in maniera illegale.
Infine 1 detenuto è morto dissanguato, dopo essersi tagliato la carotide con una lametta: le lamette da barba sono spesso utilizzate per autolesionismi, a scopo rivendicativo o dimostrativo, tuttavia i detenuti solitamente si feriscono le braccia e le gambe, a volte si infliggono ferite sull’addome e il torace. Tagliarsi le vene del collo fa quindi propendere per l’ipotesi di un suicidio, piuttosto che di un atto dimostrativo finito in tragedia.
Ieri pomeriggio l’ultimo caso ad Ancona
La vittima si chiamava Ajoub Ghaz, 26 anni, originario della Tunisia. Il fatto è accaduto nel primo pomeriggio di ieri all’interno di una delle celle di detenzione del carcere di Montacuto ad Ancona, quando alcuni compagni di cella del tunisino hanno dato l’allarme. Immediato l’intervento dei sanitari, ma una volta nella cella i medici si sono resi subito conto che per il giovane detenuto non c’era più nulla da fare. Anche i ripetuti tentativi rianimatori non hanno dato alcun esito. Nel carcere è successivamente arrivato il dottore Luongo, della medicina legale dell’ospedale di Torrette, che ha effettuato una prima ispezione cadaverica. Stando alle modalità dell’episodio, agli indizi trovati sul posto, alle testimonianze e alle prime indagini, sembra sia emersa con forza su tutte le altre l’ipotesi di un mix fatale di farmaci. Tipologia e quantità non sono ancora state specificate, certamente una dose piuttosto robusta, tanto da stroncare la vita ad un giovane di appena 26 anni.
Se l’indiscrezione fosse confermata c’è da valutare con la massima attenzione come sia stato possibile che un detenuto sia riuscito ad entrare in possesso di medicinali viste le ferree regole e restrizioni vigenti all’interno di un istituto di pena. Nel tardo pomeriggio la salma del giovane è stata trasferita all’istituto di medicina legale dove si trova, a disposizione della magistratura. Salvo rinvii dell’ultima ora l’autopsia sul corpo di Ghaz potrebbe essere effettuata già domani. Solo allora, e una volta avvisati i parenti della vittima, sarà possibile inviare la salma di Ajoub Ghaz in Tunisia per le esequie.
I detenuti suicidi nel 2010 (in ordine di data, dal più recente)
Cognome-Nome Età Data morte Metodo Istituto
Ghaz Ajoub 26 anni 25-set-10 Avvelenamento farmaci Ancona
Minniti Bruno 23 anni 23-set-10 Impiccagione Reggio Calabria
Marocchino Detenuto 22 anni 22-set-10 Impiccagione Venezia
Maggi Ivan 22 anni 08-set-10 Impiccagione La Spezia
Consolo Francesco 32 anni 08-set-10 Inalazione gas Napoli Poggioreale
Ajadi Moez 33 anni 05-set-10 Avvelenamento farmaci Pisa
Algerino Detenuto 27 anni 26-ago-10 Impiccagione Siracusa
Panariello Raffaele 31 anni 24-ago-10 Impiccagione Sulmona (AQ)
Carbogani Matteo 34 anni 22-ago-10 Impiccagione Parma C.C.
Greco Riccardo 50 anni 11-ago-10 Impiccagione Roma Rebibbia
Hattabi Mohamed 43 anni 05-ago-10 Impiccagione Brindisi
Ramon Berloso 35 anni 04-ago-10 Impiccagione Udine
Liotta Corrado 44 anni 27-lug-10 Impiccagione Siracusa
Corallo Andrea 39 anni 23-lug-10 Taglio vene Catania Bicocca
Manfrè Rocco 65 anni 18-lug-10 Impiccagione Caltanissetta
Saba Italo 53 anni 18-lug-10 Impiccagione Sassari
Spada Antimo 35 anni 14-lug-10 Impiccagione Torino
Mantice Santino 25 anni 30-giu-10 Impiccagione Padova Reclusione
Mento Marcello 37 anni 28-giu-10 Impiccagione Giarre (Ct)
Di Marco Antonio 43 anni 15-giu-10 Inalazione gas Catania Bicocca
Coluccello Luigi 55 anni 12-giu-10 Impiccagione Lecce
Caneo Francisco 44 anni 12-giu-10 Impiccagione Opera (Mi)
Lomagna Alessandro 34 anni 06-giu-10 Impiccagione Salerno
Straniero Detenuto 30 anni 28-mag-10 Impiccagione Lecce
Caselli Aldo 44 anni 19-mag-10 Impiccagione Reggio Emilia
Franzese Domenico 45 anni 15-mag-10 Impiccagione Siracusa
Ivanov Kirilov Vasiline 33 anni 08-mag-10 Impiccagione San Vittore (Mi)
De Magro Eraldo 56 anni 06-mag-10 Impiccagione Como
Protino Gianluca 34 anni 27-apr-10 Impiccagione Teramo
Palumbo Giuseppe 34 anni 23-apr-10 Impiccagione Firenze
Bellante Daniele 31 anni 13-apr-10 Impiccagione Roma Rebibbia
Italiano Detenuto 39 anni 11-apr-10 Inalazione gas Santa Maria C.V. (Ce)
B. Carmine 39 anni 07-apr-10 Impiccagione Benevento
Iaria Romano 54 anni 03-apr-10 Impiccagione Sulmona (AQ)
Italiano Detenuto 47 anni 28-mar-10 Inalazione gas Reggio Emilia
Russo Angelo 31 anni 10-mar-10 Impiccagione Napoli Poggioreale
Sorrentino Giuseppe 35 anni 07-mar-10 Impiccagione Padova Reclusione
Giuliani Roberto 47 anni 25-feb-10 Impiccagione Roma Rebibbia
Furuli Alessandro 42 anni 24-feb-10 Impiccagione Vibo Valentia
Balsamo Vincenzo 40 anni 23-feb-10 Impiccagione Fermo
Aloui Walid 28 anni 23-feb-10 Impiccagione Padova Reclusione
Tunisino Detenuto 26 anni 22-feb-10 Impiccagione Brescia
Ben Massoud Adel 57 anni 12-feb-10 Inalazione gas Livorno
Volpi Ivano 29 anni 19-gen-10 Impiccagione Spoleto (PG)
Mohamed El Abbouby 25 anni 15-gen-10 Impiccagione Milano San Vittore
Abellativ Eddine 27 anni 13-gen-10 Impiccagione Massa Carrara
Tammaro Antonio 28 anni 07-gen-10 Impiccagione Sulmona (AQ)
Attolini Giacomo 49 anni 07-gen-10 Impiccagione Verona
Frau Celeste 62 anni 05-gen-10 Impiccagione Cagliari
Ciullo Pierpaolo 39 anni 02-gen-10 Inalazione gas Altamura (BA
pc quotidiano 28 settembre - Fincantieri Palermo ...Agli operai non possono bastare più le promesse!
Fincantieri: forse commessa da 5 miliardi e impegni a non licenziare, promesse
da marinaio?
Le lotte di questi ultimi giorni degli operai Fincanteri in quasi tutti gli
stabilimenti del paese con cortei occupazioni di uffici e scontri con la
polizia hanno ottenuto un primo risultato: dirigenti dell’azienda e politici
cominciano a fare promesse:
- per Palermo i dirigenti si sono impegnati a mantenere le tre attività di
produzione che lo rendono esclusivo: costruzione, trasformazione e
riparazione.
Lo hanno assicurato il direttore dello stabilimento Raffaele
Davassi e il capo del personale Lorenzo Scilipoti ai sindacati nel corso
dell'incontro nella sede di Confindustria a Palermo. I dirigenti di Fincantieri
dunque hanno smentito le indiscrezioni sul piano industriale. A Palermo sono in
arrivo alcune navi da crociera e altri mezzi per le riparazioni (di costruzione
ancora nemmeno l’ombra!);
- a livello nazionale c’è la notizia data ad una festa del Pdl friulano dal
sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, che ha ammesso l'esistenza di una
trattativa avviata con il governo di Brasilia per una commessa da 5 miliardi di
euro. (Certo soprattutto per “tranquillizzare” gli operai dove esistono almeno
tre stabilimenti molto vicini come quello di Trieste, Monfalcone e Marghera).
L’accordo dovrebbe chiudersi entro dicembre.
Secondo il sottosegretario, inoltre, “la firma del contratto potrebbe generare
una maggiore tranquillità occupazionale in favore dei lavoratori della società,
estesa ad almeno 4 o 5 anni”.
E all'incontro a Roma tra i vertici dell'azienda e i sindacati, come riporta
l’ansa, la società ha ammesso che il piano di tagli è stato redatto ma non sarà
applicato, confermando sia il numero degli organici che quello dei siti
produttivi. Positivi i commenti dei sindacati ma resta confermato lo sciopero
nazionale del primo Ottobre in attesa della convocazione da parte del
Governo.
Naturalmente di promesse di questo tipo la Fincantieri ne ha fatte durante
tutti questi anni e non le ha mai mantenute, anzi, ha continuato a fare
profitti per milioni mentre la condizioni degli operai da ogni punto di vista è
peggiorata.
Palermo, 27/9/2010
da Slai cobas per il sindacato di classe
Via g. del duca 4 – Palermo
Telefax - 091/203686 - 338.7708110
da marinaio?
Le lotte di questi ultimi giorni degli operai Fincanteri in quasi tutti gli
stabilimenti del paese con cortei occupazioni di uffici e scontri con la
polizia hanno ottenuto un primo risultato: dirigenti dell’azienda e politici
cominciano a fare promesse:
- per Palermo i dirigenti si sono impegnati a mantenere le tre attività di
produzione che lo rendono esclusivo: costruzione, trasformazione e
riparazione.
Lo hanno assicurato il direttore dello stabilimento Raffaele
Davassi e il capo del personale Lorenzo Scilipoti ai sindacati nel corso
dell'incontro nella sede di Confindustria a Palermo. I dirigenti di Fincantieri
dunque hanno smentito le indiscrezioni sul piano industriale. A Palermo sono in
arrivo alcune navi da crociera e altri mezzi per le riparazioni (di costruzione
ancora nemmeno l’ombra!);
- a livello nazionale c’è la notizia data ad una festa del Pdl friulano dal
sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, che ha ammesso l'esistenza di una
trattativa avviata con il governo di Brasilia per una commessa da 5 miliardi di
euro. (Certo soprattutto per “tranquillizzare” gli operai dove esistono almeno
tre stabilimenti molto vicini come quello di Trieste, Monfalcone e Marghera).
L’accordo dovrebbe chiudersi entro dicembre.
Secondo il sottosegretario, inoltre, “la firma del contratto potrebbe generare
una maggiore tranquillità occupazionale in favore dei lavoratori della società,
estesa ad almeno 4 o 5 anni”.
E all'incontro a Roma tra i vertici dell'azienda e i sindacati, come riporta
l’ansa, la società ha ammesso che il piano di tagli è stato redatto ma non sarà
applicato, confermando sia il numero degli organici che quello dei siti
produttivi. Positivi i commenti dei sindacati ma resta confermato lo sciopero
nazionale del primo Ottobre in attesa della convocazione da parte del
Governo.
Naturalmente di promesse di questo tipo la Fincantieri ne ha fatte durante
tutti questi anni e non le ha mai mantenute, anzi, ha continuato a fare
profitti per milioni mentre la condizioni degli operai da ogni punto di vista è
peggiorata.
Palermo, 27/9/2010
da Slai cobas per il sindacato di classe
Via g. del duca 4 – Palermo
Telefax - 091/203686 - 338.7708110
lunedì 27 settembre 2010
pc quotidiano 27 settembre - giro di propaganda, proposta e contatti in Emilia Romagna a sostegno della guerra popolare in India
Il giro a Bologna di sabato 24 fatto dal responsabile per il Comitato di sostegno per l'Emilia Romagna è andato relativamente bene. Locandine e materiale di propaganda è stato portato all’XM24, al laboratorio crash e al comitato iqbal masiq. All’iqbal masiq è stato presentato il comitato e chiesto di organizzare una serata. Locandine sono state affisse nella zona universitaria
A Modena sono stati incontrati i compagni di modena del collettivo comunista, proponendo una iniziativa a modena sulla solidarietà all’india. Sono stati d’accordo di realizzarla nel nuovo spazio sociale “guernica” nei pressi della stazione e con il coinvolgimento del collettivo autonomo per il mese di ottobre. Sono state date locandine, appello, bollettino azad.
Sempre a Bologna è stata proposta nelle settimane scorse la realizzazione di una iniziativa ai compagni della Rete dei Comunisti, che hanno ritenuto che ci voglia più tempo per realizzarla
Da parte nostra abbiamo rilevato e scritto
....
Cari compagni, riguardo i tempi: la nostra proposta fatta al gruppo di
Bologna della RdC non è certo nuova... Ci fa piacere comunque che siete interessati più avanti ad organizzare un appuntamento sulla questione dello sviluppo del
movimento comunista maoista in india". ....la nostra proposta era, ed è, di fare conoscere e di dare vita ad un comitato anche a Bologna che fosse punto di riferimento di raccolta di documentazione, video, che facesse conoscere gli avanzamenti della gp con mostre, volantini, petizioni e ogni altra iniziativa. Quindi
non una serata "una tantum" ma un'attività sistematica.
Noi stiamo portando avanti il lavoro di Comitato internazionale: noi
abbiamo fatto una riunione nazionale a Milano il 29 Maggio per dare vita al
Comitato nel nostro paese...nell'occasione l'invito è stato fatto anche ai compagni
della RdCa Bologna..
Il comitato internazionale non è certo espressione di gruppi, bensì di
partiti e organizzazioni maoiste,tra cui noi, su scala internazionale-
compreso gli indiani stessi su un documento comune approvato che ne traccia
i contenuti e la sua attività in diversi paesi del mondo
...noi lavoriamo per la nascita ovunque di comitati di sostegno alla guerra
popolare in india con tutti i compagni che vogliono
il comitato di sostegno è altra cosa dall'asp e dalle sue iniziative, perchè
la questione indiana
è innanzitutto, non la barbare repressione che va sotto il nome di operazione Green Hunt ma lo straordinario avanzamento della guerra popolare guidata dal partito
comunista maoista che stà cambiando i rapporti di forza mondiali e chiama i
proletari di tutto il mondo, a sostenere l'India come nel passato si è
sostenuto la russia, la cina, il vietnam, il perù, il nepal ..
La nostra proposta vuole raggiungere questi obiettivi a partire
da serate di discussione... Con la guerra popolare in India, verso la sua vittoria!
A Modena sono stati incontrati i compagni di modena del collettivo comunista, proponendo una iniziativa a modena sulla solidarietà all’india. Sono stati d’accordo di realizzarla nel nuovo spazio sociale “guernica” nei pressi della stazione e con il coinvolgimento del collettivo autonomo per il mese di ottobre. Sono state date locandine, appello, bollettino azad.
Sempre a Bologna è stata proposta nelle settimane scorse la realizzazione di una iniziativa ai compagni della Rete dei Comunisti, che hanno ritenuto che ci voglia più tempo per realizzarla
Da parte nostra abbiamo rilevato e scritto
....
Cari compagni, riguardo i tempi: la nostra proposta fatta al gruppo di
Bologna della RdC non è certo nuova... Ci fa piacere comunque che siete interessati più avanti ad organizzare un appuntamento sulla questione dello sviluppo del
movimento comunista maoista in india". ....la nostra proposta era, ed è, di fare conoscere e di dare vita ad un comitato anche a Bologna che fosse punto di riferimento di raccolta di documentazione, video, che facesse conoscere gli avanzamenti della gp con mostre, volantini, petizioni e ogni altra iniziativa. Quindi
non una serata "una tantum" ma un'attività sistematica.
Noi stiamo portando avanti il lavoro di Comitato internazionale: noi
abbiamo fatto una riunione nazionale a Milano il 29 Maggio per dare vita al
Comitato nel nostro paese...nell'occasione l'invito è stato fatto anche ai compagni
della RdCa Bologna..
Il comitato internazionale non è certo espressione di gruppi, bensì di
partiti e organizzazioni maoiste,tra cui noi, su scala internazionale-
compreso gli indiani stessi su un documento comune approvato che ne traccia
i contenuti e la sua attività in diversi paesi del mondo
...noi lavoriamo per la nascita ovunque di comitati di sostegno alla guerra
popolare in india con tutti i compagni che vogliono
il comitato di sostegno è altra cosa dall'asp e dalle sue iniziative, perchè
la questione indiana
è innanzitutto, non la barbare repressione che va sotto il nome di operazione Green Hunt ma lo straordinario avanzamento della guerra popolare guidata dal partito
comunista maoista che stà cambiando i rapporti di forza mondiali e chiama i
proletari di tutto il mondo, a sostenere l'India come nel passato si è
sostenuto la russia, la cina, il vietnam, il perù, il nepal ..
La nostra proposta vuole raggiungere questi obiettivi a partire
da serate di discussione... Con la guerra popolare in India, verso la sua vittoria!
pc quotidiano 27 settembre - L'INTEGRATIVO ILVA UNA CONTROTENDENZA ALL'ACCORDO FIAT DI POMIGLIANO? LA FIOM BLEFFA!
In questi giorni sono in corso le assemblee all’Ilva di Taranto sul contratto integrativo recentemente firmato da tutte e tre le OO.SS fiom, fim, uilm.
Questo contratto viene presentato dalla Fiom sia locale che nazionale come una buona intesa, in controtendenza agli accordi separati e soprattutto all’accordo Fiat di Pomigliano - Fiom: “la parte normativa rappresenta il massimo delle mediazioni possibili; segr. Prov.le Zappa: “non è che a Roma si litiga (con le altre OO.SS.) e a TA ci vogliamo bene… l'effetto Pomigliano si arresta alle soglie del contratto integrativo all'Ilva”; Cremaschi: “un effettivo incremento dei salari, miglioramenti normativi su organizzazione del lavoro, salute e sicurezza, mercato del lavoro; intesa frutto dell'eccezionale mobilitazione dei lavoratori; impegno dei lavoratori e dei sindacati premiato”.
Giudizio entusiasta viene poi espresso, guarda caso, dall’azienda e dal sindacato più filo aziendale, la Uilm del segr. Palombella, lo stesso che ha firmato, con altrettanto entusiasmo, l’accordo a Pomigliano - Per l'lva: “è un successo importante in una fase ancora critica (azienda alle prese con pesanti polemiche sulle questioni ambientali); la sottoscrizione dell'accordo è un segnale per la città”; Per la Uilm: importante e notevole risultato in presenza di una grave crisi economica, Palombella “altrove ci sono razionalizzazioni e tagli, all'Ilva di TA si rinnova la contrattazione di secondo livello”
Ma al di là dei risultati miseri ottenuti, molto inferiori a quelli già inadeguati richiesti nella piattaforma contrattuale soprattutto su aumenti salariali e livelli, al di là del fatto che una serie di richieste non sono state ancora o per niente raggiunte su: appalti, interinali, riduzione orario di lavoro, cambio tuta, mensa, questione organici/impianti per la sicurezza, ecc., quello che qui vogliamo mettere in evidenza è il gioco falsato che fa il sindacato.
Questo contratto integrativo è partito da metà 2008 e le richieste erano in rapporto alla fase buona dell'Ilva; oggi Uilm, Fim, Fiom parlano di importante, buon risultato, ma l’accordo viene rapportato alla fase attuale di crisi dell'Ilva e generale.
La premessa dell'accordo dice, infatti: “il 2009 è stato caratterizzato da una gravissima crisi economica... La siderurgia è stato uno dei settori che più profondamente ha risentito del crollo globale... Le prospettive per il 2010 e gli anni seguenti sono profondamente incerte... Il presente accordo... si propone di porre le basi... per una gestione condivisa, come sinora attuata, della crisi....”.
Ma i soldi e i miglioramenti normativi che i lavoratori attendevano erano rapportati a quanto già nel 2008 l'azienda aveva guadagnato sul lavoro degli operai; ciò che era richiesto era un credito da parte degli operai, già realizzato e dovuto dall'Ilva sulla base dei risultati fino al 2008.
Tant'è che le stesse OO.SS. scrivevano nella ipotesi di piattaforma integrativa: “L'andamento complessivo del gruppo è stato e continua ad essere buono (dal 2004)... L'impegno e la professionalità dei lavoratori hanno permesso il raggiungimento dei lusinghieri risultati economici... quindi questa piattaforma rivendicativa cade in un momento ancora interessante... tutto ciò premesso, riteniamo doveroso e oltremodo corretto, far sì che ci sia un ritorno in termini di salario e di migliori condizioni di lavoro per tutti i lavoratori del gruppo in quanto protagonisti attivi del raggiungimento dei risultati...”.
Ora invece, i giudizi sui risultati dell'integrativo per le OO.SS. compresa la Fiom vengono fatti in rapporto alla crisi, con un gioco bleffato: per l’Ilva gli effetti della crisi partono da fine 2008/inizio 2009, per gli operai, invece, gli effetti della crisi partono evidentemente da prima del 2008.
Facciamo un esempio. Dei lavoratori hanno fatto guadagnare 1000 euro al loro padrone con il lavoro già fatto. Quando vanno a chiedere i soldi per il lavoro fatto, il padrone dice che non li ha più, li ha persi per la crisi, che gli dispiace... I lavoratori dicono: ma noi il lavoro l'abbiamo fatto; tu potevi perdere i tuoi soldi ma non i nostri, dispiace anche a noi, ma ora ce li devi dare!
Avete mai visto il contrario? Che una ditta, per esempio ha lavorato per aggiustare una casa ad un lavoratore e alla fine il lavoratore gli dice: mi dispiace, i soldi che dovevo darti per il tuo lavoro non li ho più, li ho persi... Che farebbe la Ditta?
La Fiom dice che questo accordo è in controtendenza all’accordo di Pomigliano.
Ma è proprio così? La Fiom dovrebbe andarsi a rivedere la parte normativa dell’accordo di Pomigliano relativa all’orario di lavoro e in particolare, turni , prolungamento orario di lavoro, pause, attacco al diritto di sciopero, che hanno stravolto diritti contrattuali, di legge, lo Statuto dei dei lavoratori, e dovrebbe ricordarsi che proprio questi aspetti dell’accordo Fiat sono da tempo già in atto all’Ilva di Taranto, grazie ad accordi sindacali firmati unitariamente.
Dovrebbe ricordarsi che chi ha firmato quell’accordo per la Uilm, il neo segretario nazionale Palombella, aveva fatto prima esperienza di attacco a diritti inviolabili dei lavoratori all’Ilva di Taranto e quegli accordi e risultati svendita di Taranto sono oggi portati ad esempio per nuovi accordi.
Questo contratto viene presentato dalla Fiom sia locale che nazionale come una buona intesa, in controtendenza agli accordi separati e soprattutto all’accordo Fiat di Pomigliano - Fiom: “la parte normativa rappresenta il massimo delle mediazioni possibili; segr. Prov.le Zappa: “non è che a Roma si litiga (con le altre OO.SS.) e a TA ci vogliamo bene… l'effetto Pomigliano si arresta alle soglie del contratto integrativo all'Ilva”; Cremaschi: “un effettivo incremento dei salari, miglioramenti normativi su organizzazione del lavoro, salute e sicurezza, mercato del lavoro; intesa frutto dell'eccezionale mobilitazione dei lavoratori; impegno dei lavoratori e dei sindacati premiato”.
Giudizio entusiasta viene poi espresso, guarda caso, dall’azienda e dal sindacato più filo aziendale, la Uilm del segr. Palombella, lo stesso che ha firmato, con altrettanto entusiasmo, l’accordo a Pomigliano - Per l'lva: “è un successo importante in una fase ancora critica (azienda alle prese con pesanti polemiche sulle questioni ambientali); la sottoscrizione dell'accordo è un segnale per la città”; Per la Uilm: importante e notevole risultato in presenza di una grave crisi economica, Palombella “altrove ci sono razionalizzazioni e tagli, all'Ilva di TA si rinnova la contrattazione di secondo livello”
Ma al di là dei risultati miseri ottenuti, molto inferiori a quelli già inadeguati richiesti nella piattaforma contrattuale soprattutto su aumenti salariali e livelli, al di là del fatto che una serie di richieste non sono state ancora o per niente raggiunte su: appalti, interinali, riduzione orario di lavoro, cambio tuta, mensa, questione organici/impianti per la sicurezza, ecc., quello che qui vogliamo mettere in evidenza è il gioco falsato che fa il sindacato.
Questo contratto integrativo è partito da metà 2008 e le richieste erano in rapporto alla fase buona dell'Ilva; oggi Uilm, Fim, Fiom parlano di importante, buon risultato, ma l’accordo viene rapportato alla fase attuale di crisi dell'Ilva e generale.
La premessa dell'accordo dice, infatti: “il 2009 è stato caratterizzato da una gravissima crisi economica... La siderurgia è stato uno dei settori che più profondamente ha risentito del crollo globale... Le prospettive per il 2010 e gli anni seguenti sono profondamente incerte... Il presente accordo... si propone di porre le basi... per una gestione condivisa, come sinora attuata, della crisi....”.
Ma i soldi e i miglioramenti normativi che i lavoratori attendevano erano rapportati a quanto già nel 2008 l'azienda aveva guadagnato sul lavoro degli operai; ciò che era richiesto era un credito da parte degli operai, già realizzato e dovuto dall'Ilva sulla base dei risultati fino al 2008.
Tant'è che le stesse OO.SS. scrivevano nella ipotesi di piattaforma integrativa: “L'andamento complessivo del gruppo è stato e continua ad essere buono (dal 2004)... L'impegno e la professionalità dei lavoratori hanno permesso il raggiungimento dei lusinghieri risultati economici... quindi questa piattaforma rivendicativa cade in un momento ancora interessante... tutto ciò premesso, riteniamo doveroso e oltremodo corretto, far sì che ci sia un ritorno in termini di salario e di migliori condizioni di lavoro per tutti i lavoratori del gruppo in quanto protagonisti attivi del raggiungimento dei risultati...”.
Ora invece, i giudizi sui risultati dell'integrativo per le OO.SS. compresa la Fiom vengono fatti in rapporto alla crisi, con un gioco bleffato: per l’Ilva gli effetti della crisi partono da fine 2008/inizio 2009, per gli operai, invece, gli effetti della crisi partono evidentemente da prima del 2008.
Facciamo un esempio. Dei lavoratori hanno fatto guadagnare 1000 euro al loro padrone con il lavoro già fatto. Quando vanno a chiedere i soldi per il lavoro fatto, il padrone dice che non li ha più, li ha persi per la crisi, che gli dispiace... I lavoratori dicono: ma noi il lavoro l'abbiamo fatto; tu potevi perdere i tuoi soldi ma non i nostri, dispiace anche a noi, ma ora ce li devi dare!
Avete mai visto il contrario? Che una ditta, per esempio ha lavorato per aggiustare una casa ad un lavoratore e alla fine il lavoratore gli dice: mi dispiace, i soldi che dovevo darti per il tuo lavoro non li ho più, li ho persi... Che farebbe la Ditta?
La Fiom dice che questo accordo è in controtendenza all’accordo di Pomigliano.
Ma è proprio così? La Fiom dovrebbe andarsi a rivedere la parte normativa dell’accordo di Pomigliano relativa all’orario di lavoro e in particolare, turni , prolungamento orario di lavoro, pause, attacco al diritto di sciopero, che hanno stravolto diritti contrattuali, di legge, lo Statuto dei dei lavoratori, e dovrebbe ricordarsi che proprio questi aspetti dell’accordo Fiat sono da tempo già in atto all’Ilva di Taranto, grazie ad accordi sindacali firmati unitariamente.
Dovrebbe ricordarsi che chi ha firmato quell’accordo per la Uilm, il neo segretario nazionale Palombella, aveva fatto prima esperienza di attacco a diritti inviolabili dei lavoratori all’Ilva di Taranto e quegli accordi e risultati svendita di Taranto sono oggi portati ad esempio per nuovi accordi.
pc quotidiano 27 settembre - a Palermo molti giovani a sostegno della guerra popolare in India
A Palermo sabato 24 serata di presentazione della campagna pro guerra popolare in india. Presenti una ventina di partecipanti:
giovani rb,immigrati tamil, studentesse-i del collettivo accademia, giovani militanti di movimento area collettivo 20luglio/labz, giovani rifondazione altri ragazzi, lavoratori e lavoratrici dirigenti slai cobas per il sindacato di classe e movimento femminista proletario rivoluzionario.
L'assemblea si è aperta con un quadro generale fatto dal compagno che si occupa del lavoro internazionale per redblock scorrendo le immagini commentate e integrate se necessario.
E' seguita subito una cena solidale con il cibo tamil fatti in casa.
Si è ripreso con la relazione del compagno del comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare che ha presentato la campagna india e parlato in generale della gp nei suoi vari aspetti (militare, resistenza popolare, donne, sviluppo nelle citta, connessioni tra guerra popolare in India e sistema imperialista monddiale, i legami nel settore auto tra fiat/tata ecc).
Poi è stato proiettato il video da peacereporter con l'intervento della nota scrittrice indiana arundathy roy, solidale e attenta alla guerra popolare guidata dal Partito comunista maoista delll'India maoista e per questo perseguitata.
Al termine del video ci sono stati interventi su diversi aspetti: sulle forme di lotte pacifiche/violente, sul ruolo della lotta delle donne, e altri approfondimenti.
In conclusione si è ufficializzata la nascita del Comitato a Palermo definendo il suo funzionamento e la sua attività.
l'aspetto più positivo è stata la partecipazione dei giovani che sono rimasti colpiti dalla qualità dell'iniziativa e tutti sono rimasti interessati dalla questione. Un immigrato tamil ha detto di aver rivisto in molte immagini il suo paese. L'iniziativa è stata totalmente autofinanziata.
Tutti i compagni hanno fatto la loro parte per la riuscita dell'iniziativa sia a livello politico che organizzativo.
Il comitato lavorerà di più per favorire una maggior partecipazione dei lavoratori, ancora poco presenti all'assemblea.
Inviato dalla nuova Alice mail
__________ Informazione NOD32 5481 (20100926) __________
Questo messaggio � stato controllato dal Sistema Antivirus NOD32
http://www.nod32.it
giovani rb,immigrati tamil, studentesse-i del collettivo accademia, giovani militanti di movimento area collettivo 20luglio/labz, giovani rifondazione altri ragazzi, lavoratori e lavoratrici dirigenti slai cobas per il sindacato di classe e movimento femminista proletario rivoluzionario.
L'assemblea si è aperta con un quadro generale fatto dal compagno che si occupa del lavoro internazionale per redblock scorrendo le immagini commentate e integrate se necessario.
E' seguita subito una cena solidale con il cibo tamil fatti in casa.
Si è ripreso con la relazione del compagno del comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare che ha presentato la campagna india e parlato in generale della gp nei suoi vari aspetti (militare, resistenza popolare, donne, sviluppo nelle citta, connessioni tra guerra popolare in India e sistema imperialista monddiale, i legami nel settore auto tra fiat/tata ecc).
Poi è stato proiettato il video da peacereporter con l'intervento della nota scrittrice indiana arundathy roy, solidale e attenta alla guerra popolare guidata dal Partito comunista maoista delll'India maoista e per questo perseguitata.
Al termine del video ci sono stati interventi su diversi aspetti: sulle forme di lotte pacifiche/violente, sul ruolo della lotta delle donne, e altri approfondimenti.
In conclusione si è ufficializzata la nascita del Comitato a Palermo definendo il suo funzionamento e la sua attività.
l'aspetto più positivo è stata la partecipazione dei giovani che sono rimasti colpiti dalla qualità dell'iniziativa e tutti sono rimasti interessati dalla questione. Un immigrato tamil ha detto di aver rivisto in molte immagini il suo paese. L'iniziativa è stata totalmente autofinanziata.
Tutti i compagni hanno fatto la loro parte per la riuscita dell'iniziativa sia a livello politico che organizzativo.
Il comitato lavorerà di più per favorire una maggior partecipazione dei lavoratori, ancora poco presenti all'assemblea.
Inviato dalla nuova Alice mail
__________ Informazione NOD32 5481 (20100926) __________
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pc quotidiano 27 settembre - video del mfpr
E' su http://femminismorivoluzionario.blogspot.com/
la versione ridotta del video del movimento femminista proletario rivoluzionario su "Bagagli per un
viaggio delle donne in lotta", insieme all'omonimo dossier.
Il DVD con la versione completa e ad alta definizione del video, nonché il dossier in formato
cartaceo vi verranno spediti per posta con un piccolo contributo per le spese di spedizione
Richiedeteli a mfpr@libero.it
la versione ridotta del video del movimento femminista proletario rivoluzionario su "Bagagli per un
viaggio delle donne in lotta", insieme all'omonimo dossier.
Il DVD con la versione completa e ad alta definizione del video, nonché il dossier in formato
cartaceo vi verranno spediti per posta con un piccolo contributo per le spese di spedizione
Richiedeteli a mfpr@libero.it
pc quotidiano 27 settembre - da napoli a taranto.. solidali con la lotta contro la discarica e contro la repressione
massima solidarietà ai compagni e agli abitanti di terzigno e boscoreale, che da giorni e notti con coraggio si stanno opponendo alla riapertura della discarica e quindi alla continua devastazione ambientale ad opera dei cosiddetti signori di governo, che incuranti della salute dei cittadini continuano a riversare spazzatura lì dove già c'è saturazione. noi come movimento di lotta x il lavoro banchi nuovi, in passato già attivi nella lotta x la difesa ambientale, non possiamo che sostenere pienamente la lotta di questi compagni e questa gente, purtroppo le manganellate erano e sono nel conto ma la loro repressione non deve scoraggiare chi come noi quotidianamente alza la testa e dice no alle barbarie di questa classe dirigente
movimento di lotta x il lavoro
banchi nuovi
lo slai cobas per il sindacato di classe -taranto
sottoscrive questa presa di posizione
__________ Informazione NOD32 5481 (20100926) __________
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movimento di lotta x il lavoro
banchi nuovi
lo slai cobas per il sindacato di classe -taranto
sottoscrive questa presa di posizione
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domenica 26 settembre 2010
pc quotidiano 26 settembre - ALESSANDRIA CONTRO LA REPRESSIONE E I CIE
SABATO 25 SETTEMBRE
si è tenuto un presidio di un centinaio di compagni contro la repressione ed i Cie, organizzato da: Laboratorio anarchico Perla Nera, Federazione anarchica italiana, CSA Lacandona di Valenza Po (area dell'autonomia), Associazione immigrati di Alessandria e provincia; sono inoltre presenti il CSA Subbuglio (anch'esso dell'area dell'autonomia) e l'Unione sindacale italiana-Associazione internazionale dei lavoratori.
Il programma prevedeva il concerto di tre gruppi musicali locali, intervallati da due interventi politici: quello di Salvatore del Perla Nera, e quello di Vincente Taquias detto Urbano, rappresentante dell'Associazione immigrati;
All'interno dell'area si trovano, oltre al palco sistemato sul cassone di un camion: una mostra, con immagini molto crude, sulle torture inflitte ai prigionieri dalle 'forze dell'ordine'; due banchetti informativi con libri anarchici, magliette dello stesso tenore, e materiale NO TAV.
Inoltre c'è anche il momento ludico, proposto dai compagni valenzani, che hanno ideato un simpatico gioco a premi in cui per vincere occorre prendere a pallate delle fotografie di alcuni esponenti del governo, e non solo, facendole cadere dal piedistallo.
Particolarmente visibili sono anche due grossi striscioni: uno degli anarchici tortonesi, che recita 'Potere militare, leggi da rispettare per uno Stato forte. Basta con questi giochi di morte'; l'altro è firmato dalla Fai e si legge 'Né Cie né frontiere. Ribellarsi è giusto' (una citazione del presidente Mao Tsetung).
Alessandria, 26 settembre 2010
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino
si è tenuto un presidio di un centinaio di compagni contro la repressione ed i Cie, organizzato da: Laboratorio anarchico Perla Nera, Federazione anarchica italiana, CSA Lacandona di Valenza Po (area dell'autonomia), Associazione immigrati di Alessandria e provincia; sono inoltre presenti il CSA Subbuglio (anch'esso dell'area dell'autonomia) e l'Unione sindacale italiana-Associazione internazionale dei lavoratori.
Il programma prevedeva il concerto di tre gruppi musicali locali, intervallati da due interventi politici: quello di Salvatore del Perla Nera, e quello di Vincente Taquias detto Urbano, rappresentante dell'Associazione immigrati;
All'interno dell'area si trovano, oltre al palco sistemato sul cassone di un camion: una mostra, con immagini molto crude, sulle torture inflitte ai prigionieri dalle 'forze dell'ordine'; due banchetti informativi con libri anarchici, magliette dello stesso tenore, e materiale NO TAV.
Inoltre c'è anche il momento ludico, proposto dai compagni valenzani, che hanno ideato un simpatico gioco a premi in cui per vincere occorre prendere a pallate delle fotografie di alcuni esponenti del governo, e non solo, facendole cadere dal piedistallo.
Particolarmente visibili sono anche due grossi striscioni: uno degli anarchici tortonesi, che recita 'Potere militare, leggi da rispettare per uno Stato forte. Basta con questi giochi di morte'; l'altro è firmato dalla Fai e si legge 'Né Cie né frontiere. Ribellarsi è giusto' (una citazione del presidente Mao Tsetung).
Alessandria, 26 settembre 2010
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino
pc quotidiano 26 settembre - info da Red block-studenti da Palermo
da Red Block studenti
0gni giovedì sera si tiene un'assemblea di red block su tutti fronti in cui siamo impegnati.A queste assemblee riservati ai militanti, discutiamo e organizziamo il lavoro. Tra gli studenti si sviluppa studio, assemblee, iniziative...
Impariamo che non bisogna mai dare nulla per scontato, vediamo studenti che sembrava non sarebbero mai diventati militanti di red block e invece grazie al 'campeggio della gioventù ribelle' di qtesta estate sono cambiati e sono attivi con buoni interventi, volantinaggi, affissioni e voglia di conoscere e crescere, anche altri compagni crescono bene..
info
Il Collettivo autorganizzato dell'accademia delle belle arti - cail - ha tenuto una assemblea per affrontare le iniziative da prendere; la situazione generale del Collettivo è di crescita e nella assemblea ci sono state molte precisazioni e chiarimenti. Attraverso la discussione anche con momenti di contrasto, si è avanzato.
All'Istituto artistico Catalano siamo di fronte a un edificio di 11 piani, ovvero non una scuola ma un palazzo con evidenti carenze strutturali. Stiamo facendo un lavoro interessante e si sta cercando di organizzare il collettivo , si vuole affrontare oltre che lo stato della scuola anche la questione della preside-sceriffo che appena arrivata ha eliminato i distributori di snak dicendo che sono schifezze.
Si affiggono locandine del collettivo che rimangono anche diversi giorni e tra gli studenti si sta diffondendo l'idea di fare questo collettivo.
All'Umberto ancora il lavoro non è ingranato bene, bisogna oltre a proporre il collettivo, far partire delle proteste ed esserne promotori. Tuttavia la situazione è sempre calda e sappiamo che si può dare una svolta dall'interno.
Questa scuola è importante anche dal punto di vista antifascista c'era nelle vicinanze un gruppo di 10 universitari di Casapound. Proprio in questa settimana gli studenti dell'excarcere mentre attaccavano locandine e facevano volantinaggio a questa scuola sono stati assaliti da azione giovani che a quanto pare li hanno presi a colpi di catene. .
Si è tenuta l'assemblea del Coordinamento
Il Cail ha aperto l'assemblea con un'analisi generale spiegando il perchè dell'assemblea, il progetto, cosa vogliamo.
Il Collettivo 20 luglio è stato d'accordo con le proposte in toto sia pure con un bilancio più negativo che positivo del movimento 'no gelmini' 2008.
Posizioni diverse sono state espresse dal collettivo carlo giuliani: innanzitutto dagli studenti di giurisprudenza che hanno provato a fare i maestrini chiedendoci se conoscevamo la riforma ecc . poi hanno avuto un atteggiamento negativo su tutto ma quello che dicevano erano posizioni espresse da chi non ha mai fatto realmente una lotta e ha costituito un collettivo a tavolino...
Gli studenti di red block hanno con numerosi interventi hanno dato forza all'intervento iniziale. Una studentessa di Medicina che era d'accordo su tutto quello che era stato detto ha proposto di allargare il coordinamento ai precari dello spettacolo.
Finito il primo giro di interventi il cail ha attaccato chiaramente il collettivo carlo giuliani di giurisprudenza spiegando che la pratica e l'analisi sono strettamente correlate, così come ha rilevato che quelli del collettivo giuliani in tema di antifascismo non si erano mai visti.
Il collettivo 20 luglio ha cercato di svolgere un ruolo di mediazione.
Il coordinamento si è quindi costituito, sarà scritto nella prossima settimana un documento mentre continua la discussione.
0gni giovedì sera si tiene un'assemblea di red block su tutti fronti in cui siamo impegnati.A queste assemblee riservati ai militanti, discutiamo e organizziamo il lavoro. Tra gli studenti si sviluppa studio, assemblee, iniziative...
Impariamo che non bisogna mai dare nulla per scontato, vediamo studenti che sembrava non sarebbero mai diventati militanti di red block e invece grazie al 'campeggio della gioventù ribelle' di qtesta estate sono cambiati e sono attivi con buoni interventi, volantinaggi, affissioni e voglia di conoscere e crescere, anche altri compagni crescono bene..
info
Il Collettivo autorganizzato dell'accademia delle belle arti - cail - ha tenuto una assemblea per affrontare le iniziative da prendere; la situazione generale del Collettivo è di crescita e nella assemblea ci sono state molte precisazioni e chiarimenti. Attraverso la discussione anche con momenti di contrasto, si è avanzato.
All'Istituto artistico Catalano siamo di fronte a un edificio di 11 piani, ovvero non una scuola ma un palazzo con evidenti carenze strutturali. Stiamo facendo un lavoro interessante e si sta cercando di organizzare il collettivo , si vuole affrontare oltre che lo stato della scuola anche la questione della preside-sceriffo che appena arrivata ha eliminato i distributori di snak dicendo che sono schifezze.
Si affiggono locandine del collettivo che rimangono anche diversi giorni e tra gli studenti si sta diffondendo l'idea di fare questo collettivo.
All'Umberto ancora il lavoro non è ingranato bene, bisogna oltre a proporre il collettivo, far partire delle proteste ed esserne promotori. Tuttavia la situazione è sempre calda e sappiamo che si può dare una svolta dall'interno.
Questa scuola è importante anche dal punto di vista antifascista c'era nelle vicinanze un gruppo di 10 universitari di Casapound. Proprio in questa settimana gli studenti dell'excarcere mentre attaccavano locandine e facevano volantinaggio a questa scuola sono stati assaliti da azione giovani che a quanto pare li hanno presi a colpi di catene. .
Si è tenuta l'assemblea del Coordinamento
Il Cail ha aperto l'assemblea con un'analisi generale spiegando il perchè dell'assemblea, il progetto, cosa vogliamo.
Il Collettivo 20 luglio è stato d'accordo con le proposte in toto sia pure con un bilancio più negativo che positivo del movimento 'no gelmini' 2008.
Posizioni diverse sono state espresse dal collettivo carlo giuliani: innanzitutto dagli studenti di giurisprudenza che hanno provato a fare i maestrini chiedendoci se conoscevamo la riforma ecc . poi hanno avuto un atteggiamento negativo su tutto ma quello che dicevano erano posizioni espresse da chi non ha mai fatto realmente una lotta e ha costituito un collettivo a tavolino...
Gli studenti di red block hanno con numerosi interventi hanno dato forza all'intervento iniziale. Una studentessa di Medicina che era d'accordo su tutto quello che era stato detto ha proposto di allargare il coordinamento ai precari dello spettacolo.
Finito il primo giro di interventi il cail ha attaccato chiaramente il collettivo carlo giuliani di giurisprudenza spiegando che la pratica e l'analisi sono strettamente correlate, così come ha rilevato che quelli del collettivo giuliani in tema di antifascismo non si erano mai visti.
Il collettivo 20 luglio ha cercato di svolgere un ruolo di mediazione.
Il coordinamento si è quindi costituito, sarà scritto nella prossima settimana un documento mentre continua la discussione.
pc quotidiano 26 settembre - si organizzano e sviluppano i circoli operai di 'proletari comunisti'- da Marghera
Si è svolta la prima presentazione pubblica del nascente circolo operaio di Proletari Comunisti.
Operai ed operaie, immigrati in particolare hanno discusso come avviare il corso di studio del marxismo-leninismo-maoismo e hanno incontrato una delegazione di compagni del Movimento Popular Perù in viaggio in Italia, nel giorno dell'anniversario del discorso del Presidente Gonzalo dalla gabbia del regime peruviano il 24.9.1992. All'entrata, con striscioni e bandiere rosse, ed una grande falce e martello, anche una scritta su un grande tazebao: "24 settembre 1992-2010, Perù, la Guerra Popolare vive-vince".
Il corso di studio si terrà un martedì al mese con esposizione - studio collettivo riflessioni, scambio di materiali.
Alla iniziativa hanno partecipato 30 operai ed operaie in particolare del Bangla Desh operai di Fincantieri, ma anche della Romania, Moldavia, Marocco, Albania, Nigeria; operai-operaie delle cooperative, disoccupati, autisti operai.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe ha curato l'organizzazione della cena conclusiva.
La presentazione è stata ricca di interesse, così come l'esposizione.Il dibattito si è sviluppato con molte domande fatte dai lavoratori presenti e hanno riguardato l'importanza della esperienza della Guerra Popolare del Perù, la questione del sostegno alla Guerra Popolare in India,il confronto tra le varie eperienze (compresa la esperienza passata in Banga Desh). Si è messo inoltre a confronto la situazione della Rivoluzione Proletaria Mondiale del 1992, e quella di oggi, la giustezza di quanto affermato dal Presidente Gonzalo nello storico discorso del 24.9.1992
Nel dibattito è stato inoltre denunciato il fascismo padronale della Fiat e quello della Federmeccanica con la disdetta del contratto dei metalmeccanici, il fascismo padronale alla Fiat e la questione della disdetta del contratto dei metalmeccanici da parte dei padroni
Una ricca e felice cena interetnica organizzata dagli operai ed operaie stessi-e,con una sottoscrizione per gli ospiti ha concluso la serata.
Operai ed operaie, immigrati in particolare hanno discusso come avviare il corso di studio del marxismo-leninismo-maoismo e hanno incontrato una delegazione di compagni del Movimento Popular Perù in viaggio in Italia, nel giorno dell'anniversario del discorso del Presidente Gonzalo dalla gabbia del regime peruviano il 24.9.1992. All'entrata, con striscioni e bandiere rosse, ed una grande falce e martello, anche una scritta su un grande tazebao: "24 settembre 1992-2010, Perù, la Guerra Popolare vive-vince".
Il corso di studio si terrà un martedì al mese con esposizione - studio collettivo riflessioni, scambio di materiali.
Alla iniziativa hanno partecipato 30 operai ed operaie in particolare del Bangla Desh operai di Fincantieri, ma anche della Romania, Moldavia, Marocco, Albania, Nigeria; operai-operaie delle cooperative, disoccupati, autisti operai.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe ha curato l'organizzazione della cena conclusiva.
La presentazione è stata ricca di interesse, così come l'esposizione.Il dibattito si è sviluppato con molte domande fatte dai lavoratori presenti e hanno riguardato l'importanza della esperienza della Guerra Popolare del Perù, la questione del sostegno alla Guerra Popolare in India,il confronto tra le varie eperienze (compresa la esperienza passata in Banga Desh). Si è messo inoltre a confronto la situazione della Rivoluzione Proletaria Mondiale del 1992, e quella di oggi, la giustezza di quanto affermato dal Presidente Gonzalo nello storico discorso del 24.9.1992
Nel dibattito è stato inoltre denunciato il fascismo padronale della Fiat e quello della Federmeccanica con la disdetta del contratto dei metalmeccanici, il fascismo padronale alla Fiat e la questione della disdetta del contratto dei metalmeccanici da parte dei padroni
Una ricca e felice cena interetnica organizzata dagli operai ed operaie stessi-e,con una sottoscrizione per gli ospiti ha concluso la serata.
pc quotidiano 26 settembre - stupri di Stato
due finanzieri del gruppo pronto impiego di Milano, sono stati condannati per violenza sessuale nei confronti di una prostituta romena. Secondo la ricostruzione i due finanzieri avrebbero abusato della giovane nel giugno 2009 su un'auto di servizio, durante un controllo di routine.
Il Comune di Milano si è costituito parte civile per "danno di immagine"(sic!)ed ha ricevuto 5.000 euro di risarcimento. A nessuno è passato per la mente che proprio le ordinanze antiprostitute, insieme all'introduzione del reato di clandestinità favoriscono ed incrementano gli abusi, come dimostrano le numerose denunce.
Salvo poi affermare che i proventi delle multe vanno per "salvare" le vittime di tratta!
Da tempo il comune di Milano non perde occasione, ipocritamente, di costituirsi parte civile in occasione di violenze sessuali: sembra un nuovo modo di far cassa; un comune che con le ordinanze per il coprifuoco, le campagne allarmistiche, la criminalizzazione delle prostitute desertifica le strade, i quartieri, rendendo più difficile la vita delle donne,le rende più insicure, le spinge a stare chiuse in casa.
milano, 25 settembre '10
mfpr-milano
Il Comune di Milano si è costituito parte civile per "danno di immagine"(sic!)ed ha ricevuto 5.000 euro di risarcimento. A nessuno è passato per la mente che proprio le ordinanze antiprostitute, insieme all'introduzione del reato di clandestinità favoriscono ed incrementano gli abusi, come dimostrano le numerose denunce.
Salvo poi affermare che i proventi delle multe vanno per "salvare" le vittime di tratta!
Da tempo il comune di Milano non perde occasione, ipocritamente, di costituirsi parte civile in occasione di violenze sessuali: sembra un nuovo modo di far cassa; un comune che con le ordinanze per il coprifuoco, le campagne allarmistiche, la criminalizzazione delle prostitute desertifica le strade, i quartieri, rendendo più difficile la vita delle donne,le rende più insicure, le spinge a stare chiuse in casa.
milano, 25 settembre '10
mfpr-milano
pc quotidiano 26 settembre - studenti con l'elmetto
L'hanno chiamato “Allenati per la vita” il protocollo firmato tra la direzione scolastica della Lombardia e il comando militare dell'esercito “supportato dalla sinergia” tra i ministri della Difesa La Russa e dell'Istruzione Gelmini; un titolo allettante che allude al futuro, al ruolo attivo dei giovani nel prendere in mano la propria vita, ma, in realtà, un vero e proprio corso paramilitare così ipocritamente presentato dal ministro Gelmini:” Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alle forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Fino a dichiarare;” Tiro con l'arco e al bersaglio sono sport olimpici”
Attività in argomento che richiamano alla mente gli addestramenti dei sabati fascisti, veicolo di irrigimentazione ideologico-organizzativo della gioventù, in cui gli studenti diventano cadetti e le squadre “pattuglie”. Con l'immancabile riconoscimento come credito formativo. Si spazia dal diritto costituzionale fino a cultura militare con esercitazioni al poligono di tiro, compreso un corso di sopravvivenza e tecniche di salvataggio. Si cerca di mascherare con “l'educazione” al volontariato e, addirittura, al lavoro in gruppo come parte della lotta contro il bullismo, quella che è una “educazione” alla politica guerrafondaia, militarista di questo governo. Saranno impegnati militari in pensione, ma anche militari di ritorno dalle “missioni” e, già, il ministro La Russa, in seguito alle proteste annuncia:”In futuro potremmo decidere di sospenderlo e destinare i fondi alla mini naja”. Cioè invece di destinare i soldi per una istruzione vera, si continuano a sottrarre fondi, a snaturare ruolo e funzione.
Ma questo progetto che tanto scalpore sta suscitando in questi giorni, in realtà, rappresenta un salto di qualità una “naturale evoluzione” ,con relativo nuovo nome, del progetto introdotto nel 2006 e che si chiamava “La pace si fa a scuola", certo meno militaresco, ma sempre in linea con le finalità di spacciare e propagandare per “umanitarie” le guerre del guerrafondaio centrosinistra, le finalità di quel progetto erano”..Avviare un forum di discussione che rappresenti uno spazio di confronto per le scuole sui temi della pace e della cooperazione e che metta in contatto gli studenti con i nostri soldati in missione”, quindi “addestrare” i giovani, arruolarli alla guerra, sì, ma “umanitaria”.
Si vuole sempre più la scuola assoggettata a ruolo di irregimentazione ideologica, politica, pratica dei giovani, ora per “prepararli”, leggi alla precarietà, alla flessibilità, al mondo del lavoro poi a “militanti” del regime in formazione, a profondere a piene mani a militarismo, machismo, l'uso e possesso di armi sempre più diffusi hanno già dato risultati visibili di “bravi ragazzi” con la passione per “sport olimpici”che, sempre più spesso ammazzano le fidanzate che osano lasciarli. Dopo i militari nelle città, si rende sempre più “normale” e quotidiana la presenza dei militari nelle scuole.
Milano, 25 settembre'10
Attività in argomento che richiamano alla mente gli addestramenti dei sabati fascisti, veicolo di irrigimentazione ideologico-organizzativo della gioventù, in cui gli studenti diventano cadetti e le squadre “pattuglie”. Con l'immancabile riconoscimento come credito formativo. Si spazia dal diritto costituzionale fino a cultura militare con esercitazioni al poligono di tiro, compreso un corso di sopravvivenza e tecniche di salvataggio. Si cerca di mascherare con “l'educazione” al volontariato e, addirittura, al lavoro in gruppo come parte della lotta contro il bullismo, quella che è una “educazione” alla politica guerrafondaia, militarista di questo governo. Saranno impegnati militari in pensione, ma anche militari di ritorno dalle “missioni” e, già, il ministro La Russa, in seguito alle proteste annuncia:”In futuro potremmo decidere di sospenderlo e destinare i fondi alla mini naja”. Cioè invece di destinare i soldi per una istruzione vera, si continuano a sottrarre fondi, a snaturare ruolo e funzione.
Ma questo progetto che tanto scalpore sta suscitando in questi giorni, in realtà, rappresenta un salto di qualità una “naturale evoluzione” ,con relativo nuovo nome, del progetto introdotto nel 2006 e che si chiamava “La pace si fa a scuola", certo meno militaresco, ma sempre in linea con le finalità di spacciare e propagandare per “umanitarie” le guerre del guerrafondaio centrosinistra, le finalità di quel progetto erano”..Avviare un forum di discussione che rappresenti uno spazio di confronto per le scuole sui temi della pace e della cooperazione e che metta in contatto gli studenti con i nostri soldati in missione”, quindi “addestrare” i giovani, arruolarli alla guerra, sì, ma “umanitaria”.
Si vuole sempre più la scuola assoggettata a ruolo di irregimentazione ideologica, politica, pratica dei giovani, ora per “prepararli”, leggi alla precarietà, alla flessibilità, al mondo del lavoro poi a “militanti” del regime in formazione, a profondere a piene mani a militarismo, machismo, l'uso e possesso di armi sempre più diffusi hanno già dato risultati visibili di “bravi ragazzi” con la passione per “sport olimpici”che, sempre più spesso ammazzano le fidanzate che osano lasciarli. Dopo i militari nelle città, si rende sempre più “normale” e quotidiana la presenza dei militari nelle scuole.
Milano, 25 settembre'10
sabato 25 settembre 2010
pc quotidiano 25 settembre - Perù, oggi conferenza a Milano

proletari comunisti -PCm Italia partecipa e interviene oggi a Milano a una Conferenza promossa dal Movimento Popular Perù, organismo in Europa generato dal Partito Comunista del Perù
condividiamo le parole d'ordini della conferenza e consideriamo che esse siano di valore discriminante anche per il nostro paese
pc quotidiano 25 settembre - si estende la solidarietà alla guerra popolare in india - dall'Italia al Brasile
pc quotidiano 25 settembre - operai fincantieri palermo in lotta
Operai Fincanteri Palermo: ancora un giorno di mobilitazione, i padroni costretti all’incontro
Un altro corteo, ieri, di operai che dai cantieri navali è arrivato sotto la Confindustria Palermo per sentirsi dire cose che già si sapevano: è questo il risultato dell’incontro che i sindacalisti confederali, tutti e tre, Fiom-Fim-Uilm, hanno avuto con i dirigenti della Fincantieri e i rappresentanti dei padroni, mentre gli operai stavano in attesa bloccando la strada.
La protesta degli operai ha costretto i dirigenti della Fincantieri, normalmente molto arroganti, a questo incontro nel quale hanno cercato di rassicurare sul futuro che prevedrebbe ancora tutte e tre le “missioni produttive” per lo stabilimento di Palermo: costruzioni, riparazioni e trasformazioni, non si tratta infatti di lavori nuovi ma di un programma già stabilito che al massimo consente un numero limitato di giorni di lavoro.
Questo il “piano” che riguarda lo stabilimento di Palermo: riparazione di sei-sette navi da crociera dei gruppi Costa e Msc, costruzione/completamento di una piattaforma off-shore che il prossimo anno potrebbe sviluppare circa 250 mila ore di lavoro, alcuni mercantili e la posatubi Castoro 7 della Saipem.
Nel frattempo la Fincantieri non si smuove dalla richiesta di cassa integrazione per quasi 500 operai per un anno!
E perfino i soldi di cui la Regione si è riempita la bocca e ha mille volte promesso per la ristrutturazione dei bacini sono bloccati a Roma perché il governo non dà il via.
Sono anni che il problema vero per lo stabilimento di Palermo è la commessa per la COSTRUZIONE di una nave che garantisce circa tre anni di lavoro! E questa commessa non arriva!
In realtà questo incontro strappato dalla lotta degli operai, soprattutto dell’indotto, è servito ai dirigenti e ai sindacalisti e alla varie autorità cittadine per smorzarne la rabbia che cresce ogni giorno di più, perché non si vede nessuna vera prospettiva.
Continuare la mobilitazione
Fermare cassa integrazione e licenziamenti
Fermare il piano di smantellamento dei cantieri navali
Palermo, 24/9/2010
Slai Cobas per il sindacato di classe
Via g. del duca 4 - Palermo
telfax 091/203686 - 338.7708110
Un altro corteo, ieri, di operai che dai cantieri navali è arrivato sotto la Confindustria Palermo per sentirsi dire cose che già si sapevano: è questo il risultato dell’incontro che i sindacalisti confederali, tutti e tre, Fiom-Fim-Uilm, hanno avuto con i dirigenti della Fincantieri e i rappresentanti dei padroni, mentre gli operai stavano in attesa bloccando la strada.
La protesta degli operai ha costretto i dirigenti della Fincantieri, normalmente molto arroganti, a questo incontro nel quale hanno cercato di rassicurare sul futuro che prevedrebbe ancora tutte e tre le “missioni produttive” per lo stabilimento di Palermo: costruzioni, riparazioni e trasformazioni, non si tratta infatti di lavori nuovi ma di un programma già stabilito che al massimo consente un numero limitato di giorni di lavoro.
Questo il “piano” che riguarda lo stabilimento di Palermo: riparazione di sei-sette navi da crociera dei gruppi Costa e Msc, costruzione/completamento di una piattaforma off-shore che il prossimo anno potrebbe sviluppare circa 250 mila ore di lavoro, alcuni mercantili e la posatubi Castoro 7 della Saipem.
Nel frattempo la Fincantieri non si smuove dalla richiesta di cassa integrazione per quasi 500 operai per un anno!
E perfino i soldi di cui la Regione si è riempita la bocca e ha mille volte promesso per la ristrutturazione dei bacini sono bloccati a Roma perché il governo non dà il via.
Sono anni che il problema vero per lo stabilimento di Palermo è la commessa per la COSTRUZIONE di una nave che garantisce circa tre anni di lavoro! E questa commessa non arriva!
In realtà questo incontro strappato dalla lotta degli operai, soprattutto dell’indotto, è servito ai dirigenti e ai sindacalisti e alla varie autorità cittadine per smorzarne la rabbia che cresce ogni giorno di più, perché non si vede nessuna vera prospettiva.
Continuare la mobilitazione
Fermare cassa integrazione e licenziamenti
Fermare il piano di smantellamento dei cantieri navali
Palermo, 24/9/2010
Slai Cobas per il sindacato di classe
Via g. del duca 4 - Palermo
telfax 091/203686 - 338.7708110
pc quotidiano 25 settembre - ultime da Termini Imerese
Fiat Termini Imerese: dopo i cinesi anche gli indiani sono interessati allo stabilimento. Nel campo dell’auto elettrica.
Sembra infatti che il gruppo indiano Mahindra che ha comprato a maggio l’indiana Reva, specializzata in veicoli elettrici e presente in tutto il mondo, sia interessata al progetto presentato tempo fa da Simone Cimino, presidente del fondo di private equity “Cape”, (della Regione Siciliana al 49%) per il rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. L'annuncio è giunto direttamente da Pawan Goenka, responsabile di Mahindra.
“Ho avuto positivi colloqui con Simone Cimino - ha confermato Goenka - uno degli argomenti del nostro incontro è stato proprio il piano finalizzato a rendere lo stabilimento di Termini Imerese un importante polo per la realizzazione di auto elettriche”. Anche il presidente di “Cape” non ha
nascosto l'approccio avuto con i responsabili del gruppo industriale indiano.
Lo stesso Pawan Goenka si è detto “molto interessato al programma proposto da Cape”. La “Mahindra Automotive”, infatti, intenderebbe diversificare le sue produzioni, cercando di penetrare all'interno di un settore che in molti ritengono assai utile per il futuro dell'automobile. “La trattativa - ha aggiunto Goenka - è ancora ad una fase molto preliminare, cercheremo, comunque, di approfondirla”. (ansa)
Quale che sia il progetto che si potrà mettere davvero in campo è necessario per gli operai, che sono in attesa dei prossimi incontri e “scontano” settimane di cassa integrazione, che tutti i posti di lavoro vengano salvaguardati, che la Fiat non produca ulteriori danni ostacolando un eventuale passaggio di mano, e che l’eventuale novità non si traduca in peggioramento delle condizioni di
lavoro!
Palermo, 24/9/2010
Sembra infatti che il gruppo indiano Mahindra che ha comprato a maggio l’indiana Reva, specializzata in veicoli elettrici e presente in tutto il mondo, sia interessata al progetto presentato tempo fa da Simone Cimino, presidente del fondo di private equity “Cape”, (della Regione Siciliana al 49%) per il rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. L'annuncio è giunto direttamente da Pawan Goenka, responsabile di Mahindra.
“Ho avuto positivi colloqui con Simone Cimino - ha confermato Goenka - uno degli argomenti del nostro incontro è stato proprio il piano finalizzato a rendere lo stabilimento di Termini Imerese un importante polo per la realizzazione di auto elettriche”. Anche il presidente di “Cape” non ha
nascosto l'approccio avuto con i responsabili del gruppo industriale indiano.
Lo stesso Pawan Goenka si è detto “molto interessato al programma proposto da Cape”. La “Mahindra Automotive”, infatti, intenderebbe diversificare le sue produzioni, cercando di penetrare all'interno di un settore che in molti ritengono assai utile per il futuro dell'automobile. “La trattativa - ha aggiunto Goenka - è ancora ad una fase molto preliminare, cercheremo, comunque, di approfondirla”. (ansa)
Quale che sia il progetto che si potrà mettere davvero in campo è necessario per gli operai, che sono in attesa dei prossimi incontri e “scontano” settimane di cassa integrazione, che tutti i posti di lavoro vengano salvaguardati, che la Fiat non produca ulteriori danni ostacolando un eventuale passaggio di mano, e che l’eventuale novità non si traduca in peggioramento delle condizioni di
lavoro!
Palermo, 24/9/2010
venerdì 24 settembre 2010
pc quotidiano 24 settembre - RAZZISMO DI STATO E RAZZISMO INTELLETTUALE DI "SINISTRA".
PUBBLICHIAMO AMPI STRALCI DI UN BUON ARTICOLO APPARSO SU IL MANIFESTO DI IERI, 23 SETTEMBRE, CHE AIUTA A VEDERE E A CAPIRE IL MODERNO FASCISMO.
di Jacques Rancière
ROM E IMMIGRATI
Il razzismo viene dall'alto
"Vorrei proporre alcune riflessioni attorno alla nozione di "razzismo di Stato". Queste riflessioni si oppongono a un'interpretazione molto diffusa delle misure prese di recente dal governo francese, dalla legge sul velo fino all'espulsione dei rom. Questa interpretazione vi vede un'attitudine opportunista che mira a sfruttare i temi razzisti e xenofobi a fini elettorali. Questa supposta critica riprende il presupposto che fa del razzismo una passione popolare, che lo considera la reazione impaurita e irrazionale degli strati retrogradi della popolazione, incapaci di adattarsi al nuovo mondo, mobile e cosmopolita. Lo Stato è accusato di venir meno ai propri principi mostrandosi compiacente nei confronti di queste popolazioni. Ma al tempo stesso questa critica rafforza la posizione dello Stato in quanto rappresentante della razionalità di fronte all'irrazionalità popolare.
Questa posizione, adottata dalla critica "di sinistra", è esattamente la stessa in nome della quale la destra da una ventina d'anni a questa parte ha adottato un certo numero di leggi e di decreti razzisti. Tutte queste misure sono state prese in nome di una stessa argomentazione: ci sono problemi di delinquenza e di degrado causati dagli immigrati e dai clandestini, che rischiano di scatenare il razzismo se l'ordine non viene ripristinato. Bisogna quindi sottoporre questi atti di delinquenza all'universalità della legge, per evitare che creino dei disordini razzisti. È un gioco delle parti che è in atto, a sinistra come a destra, dalle leggi Pasqua-Méhaignerie del 1993. Consiste nell'opporre alle passioni popolari la logica universalista dello stato razionale, cioè di dare alle politiche razziste di Stato una patente d'antirazzismo.
Sarebbe l'ora di rovesciare questa argomentazione e di sottolineare la solidarietà tra la "razionalità" statale all'origine di queste misure e questo avversario complice e comodo - la passione popolare - che essa sfrutta per meglio brillare. Nei fatti, non è il governo che agisce sotto la pressione del razzismo popolare e in reazione alle passioni cosiddette populiste dell'estrema destra. È la ragion di Stato stessa che alimenta il razzismo, a cui affida la gestione immaginaria della propria legislazione reale...
La natura stessa dello Stato è di essere uno Stato di polizia, un'istituzione che stabilisce e controlla le identità, i luoghi e gli spostamenti, un'istituzione in lotta permanente contro tutto ciò che sfonda le identità da lui stabilite...
Di qui un uso della legge che ottempera due funzioni essenziali: una funzione ideologica, che si configura nel dare costantemente corpo al soggetto che minaccia la sicurezza; e una funzione pratica, che porta a ridefinire costantemente la frontiera tra il dentro e il fuori, a creare costantemente delle identità fluttuanti, suscettibili di far cadere "fuori" quelli che finora erano "dentro". Legiferare sull'immigrazione ha voluto dire, in un primo tempo, creare una categoria di sub-francesi, facendo cadere nella categoria fluttuante degli immigrati persone che erano nate sul territorio francese da genitori nati francesi (i giovani francesi delle banlieues di seconda o terza generazione). Legiferare sull'immigrazione clandestina ha voluto dire far cadere nella categoria dei clandestini degli "immigrati" regolari. È sempre la stessa logica che ha portato all'uso recente della nozione di "francese di origine straniera". Ed è questa stessa logica che ha preso di mira oggi i rom...
Per costituire queste identità in sospeso lo stato non si preoccupa di cadere in contraddizione, come si è visto con le misure relative agli "immigrati". Da un lato sono state varate delle leggi discriminatorie e delle forme di stigmatizzazione fondate sull'idea dell'universalità civile e dell'eguaglianza di fronte alla legge. Sono quindi previste sanzioni e/o vengono stigmatizzati coloro le cui pratiche si oppongono all'eguaglianza e all'universalità civica. Ma, dall'altro lato, all'interno di questa cittadinanza simile per tutti sono state imposte delle discriminazioni, come quella che distingue i francesi "di origine straniera". Dunque, da un lato tutti i francesi sono eguali e guai a coloro che non lo sono, e dall'altro tutti non sono eguali e guai a coloro che lo dimenticano!
Il razzismo attuale è quindi prima di tutto una logica statale e non una passione popolare. E questa logica statale è sostenuta in primo luogo non da non si sa bene quali gruppi sociali arretrati, ma da una buona parte dell'élite intellettuale. Le ultime campagne razziste non sono per nulla il frutto dell'estrema destra cosiddetta "populista". Sono state condotte da un'intellighentia che si rivendica come tale e di sinistra, repubblicana e laica.
La discriminazione non è più fondata sull'argomento delle razze superiori e inferiori. Ma si articola in nome della lotta contro il "comunitarismo", in nome dell'universalità della legge e dell'eguaglianza di tutti i cittadini nei confronti della legge e in nome dell'eguaglianza dei sessi. Anche in questo caso, non si fa troppo caso alle contraddizioni; questi argomenti sono avanzati da gente che, in altre occasioni, fa ben poco caso all'eguaglianza e al femminismo. Nei fatti, l'argomentazione ha soprattutto l'effetto di creare l'amalgama richiesto per identificare l'indesiderabile: l'amalgama tra migrante, immigrato, arretrato, islamista, machista e terrorista. Il ricorso all'universalità è nei fatti utilizzato a vantaggio del suo opposto: l'insediamento di un potere statale di decidere a discrezione chi appartiene e chi non appartiene alla classe di coloro che hanno il diritto di essere qui, il potere, in breve, di conferire e di annullare delle identità. Questo potere ha un correlato: il potere di obbligare gli individui ad essere identificabili ad ogni istante, a mantenersi in uno spazio di visibilità integrale nei confronti dello Stato.
Vale la pena, da questo punto di vista, di tornare sulla soluzione trovata dal governo francese al problema giuridico posto dalla proibizione del burqa. Era difficile fare una legge che fosse specifica per alcune centinaia di persone di una religione determinata. Il governo ha trovato la soluzione: una legge che impone la proibizione generale di coprirsi il volto nello spazio pubblico, una legge che riguarda al tempo stesso la donna con il velo integrale e il manifestante con il volto dissimulato o coperto da un foulard. Il foulard diventa così l'emblema comune del musulmano arretrato e dell'agitatore terrorista. Questa soluzione - adottata, come parecchie altre misure sull'immigrazione, con l'astensione benevola della sinistra - fa riferimento al pensiero "repubblicano". Ricordiamoci delle furiose diatribe del novembre 2005 contro i giovani dal volto coperto e con il cappuccio che agivano di notte (in occasione della rivolta delle banlieues)...
Concludo: è stata spesa molta energia contro una certa forma di razzismo - quella incarnata dal Fronte nazionale - e contro una certa idea di razzismo come espressione dell' "uomo comune bianco", che rappresenta gli strati arretrati della società. Buona parte di questa energia è stata recuperata per costruire la legittimità di una nuova forma di razzismo: razzismo di Stato e razzismo intellettuale "di sinistra". Sarebbe forse tempo di riorientare il pensiero e la lotta contro una teoria e una pratica di stigmatizzazione, di precarizzazione e di esclusione che oggi costituiscono un razzismo che viene dall'alto: una logica di Stato e una passione dell'intellighentia".
di Jacques Rancière
ROM E IMMIGRATI
Il razzismo viene dall'alto
"Vorrei proporre alcune riflessioni attorno alla nozione di "razzismo di Stato". Queste riflessioni si oppongono a un'interpretazione molto diffusa delle misure prese di recente dal governo francese, dalla legge sul velo fino all'espulsione dei rom. Questa interpretazione vi vede un'attitudine opportunista che mira a sfruttare i temi razzisti e xenofobi a fini elettorali. Questa supposta critica riprende il presupposto che fa del razzismo una passione popolare, che lo considera la reazione impaurita e irrazionale degli strati retrogradi della popolazione, incapaci di adattarsi al nuovo mondo, mobile e cosmopolita. Lo Stato è accusato di venir meno ai propri principi mostrandosi compiacente nei confronti di queste popolazioni. Ma al tempo stesso questa critica rafforza la posizione dello Stato in quanto rappresentante della razionalità di fronte all'irrazionalità popolare.
Questa posizione, adottata dalla critica "di sinistra", è esattamente la stessa in nome della quale la destra da una ventina d'anni a questa parte ha adottato un certo numero di leggi e di decreti razzisti. Tutte queste misure sono state prese in nome di una stessa argomentazione: ci sono problemi di delinquenza e di degrado causati dagli immigrati e dai clandestini, che rischiano di scatenare il razzismo se l'ordine non viene ripristinato. Bisogna quindi sottoporre questi atti di delinquenza all'universalità della legge, per evitare che creino dei disordini razzisti. È un gioco delle parti che è in atto, a sinistra come a destra, dalle leggi Pasqua-Méhaignerie del 1993. Consiste nell'opporre alle passioni popolari la logica universalista dello stato razionale, cioè di dare alle politiche razziste di Stato una patente d'antirazzismo.
Sarebbe l'ora di rovesciare questa argomentazione e di sottolineare la solidarietà tra la "razionalità" statale all'origine di queste misure e questo avversario complice e comodo - la passione popolare - che essa sfrutta per meglio brillare. Nei fatti, non è il governo che agisce sotto la pressione del razzismo popolare e in reazione alle passioni cosiddette populiste dell'estrema destra. È la ragion di Stato stessa che alimenta il razzismo, a cui affida la gestione immaginaria della propria legislazione reale...
La natura stessa dello Stato è di essere uno Stato di polizia, un'istituzione che stabilisce e controlla le identità, i luoghi e gli spostamenti, un'istituzione in lotta permanente contro tutto ciò che sfonda le identità da lui stabilite...
Di qui un uso della legge che ottempera due funzioni essenziali: una funzione ideologica, che si configura nel dare costantemente corpo al soggetto che minaccia la sicurezza; e una funzione pratica, che porta a ridefinire costantemente la frontiera tra il dentro e il fuori, a creare costantemente delle identità fluttuanti, suscettibili di far cadere "fuori" quelli che finora erano "dentro". Legiferare sull'immigrazione ha voluto dire, in un primo tempo, creare una categoria di sub-francesi, facendo cadere nella categoria fluttuante degli immigrati persone che erano nate sul territorio francese da genitori nati francesi (i giovani francesi delle banlieues di seconda o terza generazione). Legiferare sull'immigrazione clandestina ha voluto dire far cadere nella categoria dei clandestini degli "immigrati" regolari. È sempre la stessa logica che ha portato all'uso recente della nozione di "francese di origine straniera". Ed è questa stessa logica che ha preso di mira oggi i rom...
Per costituire queste identità in sospeso lo stato non si preoccupa di cadere in contraddizione, come si è visto con le misure relative agli "immigrati". Da un lato sono state varate delle leggi discriminatorie e delle forme di stigmatizzazione fondate sull'idea dell'universalità civile e dell'eguaglianza di fronte alla legge. Sono quindi previste sanzioni e/o vengono stigmatizzati coloro le cui pratiche si oppongono all'eguaglianza e all'universalità civica. Ma, dall'altro lato, all'interno di questa cittadinanza simile per tutti sono state imposte delle discriminazioni, come quella che distingue i francesi "di origine straniera". Dunque, da un lato tutti i francesi sono eguali e guai a coloro che non lo sono, e dall'altro tutti non sono eguali e guai a coloro che lo dimenticano!
Il razzismo attuale è quindi prima di tutto una logica statale e non una passione popolare. E questa logica statale è sostenuta in primo luogo non da non si sa bene quali gruppi sociali arretrati, ma da una buona parte dell'élite intellettuale. Le ultime campagne razziste non sono per nulla il frutto dell'estrema destra cosiddetta "populista". Sono state condotte da un'intellighentia che si rivendica come tale e di sinistra, repubblicana e laica.
La discriminazione non è più fondata sull'argomento delle razze superiori e inferiori. Ma si articola in nome della lotta contro il "comunitarismo", in nome dell'universalità della legge e dell'eguaglianza di tutti i cittadini nei confronti della legge e in nome dell'eguaglianza dei sessi. Anche in questo caso, non si fa troppo caso alle contraddizioni; questi argomenti sono avanzati da gente che, in altre occasioni, fa ben poco caso all'eguaglianza e al femminismo. Nei fatti, l'argomentazione ha soprattutto l'effetto di creare l'amalgama richiesto per identificare l'indesiderabile: l'amalgama tra migrante, immigrato, arretrato, islamista, machista e terrorista. Il ricorso all'universalità è nei fatti utilizzato a vantaggio del suo opposto: l'insediamento di un potere statale di decidere a discrezione chi appartiene e chi non appartiene alla classe di coloro che hanno il diritto di essere qui, il potere, in breve, di conferire e di annullare delle identità. Questo potere ha un correlato: il potere di obbligare gli individui ad essere identificabili ad ogni istante, a mantenersi in uno spazio di visibilità integrale nei confronti dello Stato.
Vale la pena, da questo punto di vista, di tornare sulla soluzione trovata dal governo francese al problema giuridico posto dalla proibizione del burqa. Era difficile fare una legge che fosse specifica per alcune centinaia di persone di una religione determinata. Il governo ha trovato la soluzione: una legge che impone la proibizione generale di coprirsi il volto nello spazio pubblico, una legge che riguarda al tempo stesso la donna con il velo integrale e il manifestante con il volto dissimulato o coperto da un foulard. Il foulard diventa così l'emblema comune del musulmano arretrato e dell'agitatore terrorista. Questa soluzione - adottata, come parecchie altre misure sull'immigrazione, con l'astensione benevola della sinistra - fa riferimento al pensiero "repubblicano". Ricordiamoci delle furiose diatribe del novembre 2005 contro i giovani dal volto coperto e con il cappuccio che agivano di notte (in occasione della rivolta delle banlieues)...
Concludo: è stata spesa molta energia contro una certa forma di razzismo - quella incarnata dal Fronte nazionale - e contro una certa idea di razzismo come espressione dell' "uomo comune bianco", che rappresenta gli strati arretrati della società. Buona parte di questa energia è stata recuperata per costruire la legittimità di una nuova forma di razzismo: razzismo di Stato e razzismo intellettuale "di sinistra". Sarebbe forse tempo di riorientare il pensiero e la lotta contro una teoria e una pratica di stigmatizzazione, di precarizzazione e di esclusione che oggi costituiscono un razzismo che viene dall'alto: una logica di Stato e una passione dell'intellighentia".
pc quotidiano 24 settembre - protesta studentesca a Napoli
I diritti non si "meritano"... si
conquistano! - iniziativa nazionale per il diritto allo studio
studenti e studentesse delle facoltà di Napoli, abbiamo fatto "visita"
agli uffici dell'A.DI.SU (Azienda per il diritto allo studio universitario)
Napoli 1 e 2 (rispettivamente della Federico II e dell'Orientale,
Conservatorio e Accademia), nella cornice di una giornata di mobilitazione
nazionale per il diritto allo studio, per protestare contro la riforma
"Gelmini" e il DDL 1905 che smantellano l'università pubblica e riducono
drasticamente i già esigui fondi per il diritto allo studio.
Abbiamo preso di mira l'A.DI.SU. - che da "ente" per il diritto allo studio
si è trasformata in "azienda"- perché esempio del processo di
privatizzazione e aziendalizzazione che sta subendo l'università. Al nostro
arrivo presso le due sedi, dopo alcune pressioni, abbiamo ottenuto incontri
con i rispettivi direttori, ai quali abbiamo chiesto conto di tutti i nostri
diritti, che continuano a ridursi anno dopo anno: borse di studio non
assegnate, mense chiuse, sprechi baronali, assenza di alloggi e aumento
delle tasse.
Ciò che avevamo previsto non solo ci è stato confermato, ma ci siamo trovati
di fronte una situazione ancor più allarmante:
. Il budget dell'Adisu Napoli 1 ogni anno diminuisce di più di 1 milione di
euro (per quest'anno è previsto un budget di soli 10 milioni!)
. La Regione (alla quale ogni anno versiamo un "contributo" di 62 ?) tarda
sistematicamente il trasferimento dei fondi e ne trattiene una parte
consistente per ripianare il debito regionale (della serie "la crisi la
paghiamo noi... eccome!")
. Il personale dell'Adisu Napoli 2 sarà dimezzato fino ad arrivare a sole 6
unità!
In poche parole, le Adisu stesse non hanno potuto nascondere la drammaticità
della situazione attuale, che peggiorerà ulteriormente nei prossimi anni,
fino ad arrivare ad un definitivo smantellamento del diritto allo studio.
La tanto invocata "meritocrazia" che la nuova Riforma spaccia come via di
uscita dalla crisi dell'università non solo non è la soluzione, ma anzi
rappresenta un ulteriore ostacolo all'accesso ai diritti di noi studenti.
I DIRITTI NON SI MERITANO... SI CONQUISTANO! RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLO
STUDIO!
RED-NET_Napoli
- il volantino distribuito a Napoli
- il documento consegnato ai direttori delle A.DI.SU. napoletane
- audio su radiodimassa
- articolo su corriere del mezzogiorno
- intervista ad uno studente sul corriere del mezzogiorno
il comunicato della rete nazionale studentesca
L'anno accademico non è ancora ripreso, la scuola è cominciata da
pochissimo, ma già la protesta di studenti, precari, ricercatori, attraversa
istituti ed atenei. Le tante iniziative, le assemblee, i presidi, i blocchi,
sono dettati dall'esasperazione che sente chiunque viva e lavori nel mondo
della formazione. Anni di "riforme", di centrodestra o di centrosinistra,
hanno portato l'istruzione e la ricerca in una situazione insostenibile.
Strutture fatiscenti, mancate assunzioni, contratti precari, rinforzamento
dei meccanismi baronali e delle logiche dirigenziali, spazio lasciato ai
privati, aumento delle tasse, saperi quantificati in crediti e in stage non
retribuiti: chi lavora non ha diritti e gli viene tolta la passione, chi
studia impara l'arte dell'arrangiarsi e dell'essere sfruttato.
Il taglio dei fondi di cui Tremonti e Gelmini sono stati artefici con il
recente DDL 1905 e con la manovra di luglio non fanno che aggravare questa
situazione. Ancor più che nel 2008 dell'Onda, è giunto il momento per
mobilitarsi collettivamente e dire basta, riprenderci i nostri diritti e la
dignità che ci viene negata!
Nel solco delle proteste che stanno riscaldando quest'autunno, anche oggi,
mercoledì 22 settembre, è stata una giornata di lotta in tutt'Italia. I
collettivi studenteschi di RED-NET si sono mobilitati a Milano, Bologna,
Firenze, Roma, Napoli e Palermo per protestare contro l'ennesimo attacco al
diritto allo studio.
Abbiamo preso di mira le sedi dell'ADISU, non a caso "Azienda" per il
diritto allo studio, un'azienda che non tiene affatto in conto le esigenze
degli studenti, soprattutto di quelli delle classi più svantaggiate. Con
striscioni, volantini e pannelli informativi abbiamo denunciato la mancanza
di alloggi, di mense, di servizi per gli studenti, la carenza di biblioteche
ed il costo insostenibile delle tasse. Abbiamo denunciato che il taglio dei
fondi crea da anni studenti idonei non assegnatari, cioè studenti che hanno
tutte le carte in regola per avere la borsa di studio ma non la ricevono
perché i soldi son pochi. Abbiamo chiesto conto degli sprechi baronali,
abbiamo chiesto che i lavoratori dell'ADISU esprimano la loro vicinanza alla
mobilitazione universitaria e denuncino l'impossibilità di lavorare in
queste condizioni... Abbiamo infine contestato la strategia di un Governo in
crisi, quella di far cassa tagliando ovunque, regalando ai privati ogni
settore pubblico, una strategia profondamente classista e discriminatoria.
Per questo saremo di nuovo in piazza il 30 settembre a Padova, per
pretendere un reale diritto allo studio e contestare la retorica della
"meritocrazia" che in realtà serve solo ai più ricchi per giustificare i
loro privilegi.
conquistano! - iniziativa nazionale per il diritto allo studio
studenti e studentesse delle facoltà di Napoli, abbiamo fatto "visita"
agli uffici dell'A.DI.SU (Azienda per il diritto allo studio universitario)
Napoli 1 e 2 (rispettivamente della Federico II e dell'Orientale,
Conservatorio e Accademia), nella cornice di una giornata di mobilitazione
nazionale per il diritto allo studio, per protestare contro la riforma
"Gelmini" e il DDL 1905 che smantellano l'università pubblica e riducono
drasticamente i già esigui fondi per il diritto allo studio.
Abbiamo preso di mira l'A.DI.SU. - che da "ente" per il diritto allo studio
si è trasformata in "azienda"- perché esempio del processo di
privatizzazione e aziendalizzazione che sta subendo l'università. Al nostro
arrivo presso le due sedi, dopo alcune pressioni, abbiamo ottenuto incontri
con i rispettivi direttori, ai quali abbiamo chiesto conto di tutti i nostri
diritti, che continuano a ridursi anno dopo anno: borse di studio non
assegnate, mense chiuse, sprechi baronali, assenza di alloggi e aumento
delle tasse.
Ciò che avevamo previsto non solo ci è stato confermato, ma ci siamo trovati
di fronte una situazione ancor più allarmante:
. Il budget dell'Adisu Napoli 1 ogni anno diminuisce di più di 1 milione di
euro (per quest'anno è previsto un budget di soli 10 milioni!)
. La Regione (alla quale ogni anno versiamo un "contributo" di 62 ?) tarda
sistematicamente il trasferimento dei fondi e ne trattiene una parte
consistente per ripianare il debito regionale (della serie "la crisi la
paghiamo noi... eccome!")
. Il personale dell'Adisu Napoli 2 sarà dimezzato fino ad arrivare a sole 6
unità!
In poche parole, le Adisu stesse non hanno potuto nascondere la drammaticità
della situazione attuale, che peggiorerà ulteriormente nei prossimi anni,
fino ad arrivare ad un definitivo smantellamento del diritto allo studio.
La tanto invocata "meritocrazia" che la nuova Riforma spaccia come via di
uscita dalla crisi dell'università non solo non è la soluzione, ma anzi
rappresenta un ulteriore ostacolo all'accesso ai diritti di noi studenti.
I DIRITTI NON SI MERITANO... SI CONQUISTANO! RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLO
STUDIO!
RED-NET_Napoli
- il volantino distribuito a Napoli
- il documento consegnato ai direttori delle A.DI.SU. napoletane
- audio su radiodimassa
- articolo su corriere del mezzogiorno
- intervista ad uno studente sul corriere del mezzogiorno
il comunicato della rete nazionale studentesca
L'anno accademico non è ancora ripreso, la scuola è cominciata da
pochissimo, ma già la protesta di studenti, precari, ricercatori, attraversa
istituti ed atenei. Le tante iniziative, le assemblee, i presidi, i blocchi,
sono dettati dall'esasperazione che sente chiunque viva e lavori nel mondo
della formazione. Anni di "riforme", di centrodestra o di centrosinistra,
hanno portato l'istruzione e la ricerca in una situazione insostenibile.
Strutture fatiscenti, mancate assunzioni, contratti precari, rinforzamento
dei meccanismi baronali e delle logiche dirigenziali, spazio lasciato ai
privati, aumento delle tasse, saperi quantificati in crediti e in stage non
retribuiti: chi lavora non ha diritti e gli viene tolta la passione, chi
studia impara l'arte dell'arrangiarsi e dell'essere sfruttato.
Il taglio dei fondi di cui Tremonti e Gelmini sono stati artefici con il
recente DDL 1905 e con la manovra di luglio non fanno che aggravare questa
situazione. Ancor più che nel 2008 dell'Onda, è giunto il momento per
mobilitarsi collettivamente e dire basta, riprenderci i nostri diritti e la
dignità che ci viene negata!
Nel solco delle proteste che stanno riscaldando quest'autunno, anche oggi,
mercoledì 22 settembre, è stata una giornata di lotta in tutt'Italia. I
collettivi studenteschi di RED-NET si sono mobilitati a Milano, Bologna,
Firenze, Roma, Napoli e Palermo per protestare contro l'ennesimo attacco al
diritto allo studio.
Abbiamo preso di mira le sedi dell'ADISU, non a caso "Azienda" per il
diritto allo studio, un'azienda che non tiene affatto in conto le esigenze
degli studenti, soprattutto di quelli delle classi più svantaggiate. Con
striscioni, volantini e pannelli informativi abbiamo denunciato la mancanza
di alloggi, di mense, di servizi per gli studenti, la carenza di biblioteche
ed il costo insostenibile delle tasse. Abbiamo denunciato che il taglio dei
fondi crea da anni studenti idonei non assegnatari, cioè studenti che hanno
tutte le carte in regola per avere la borsa di studio ma non la ricevono
perché i soldi son pochi. Abbiamo chiesto conto degli sprechi baronali,
abbiamo chiesto che i lavoratori dell'ADISU esprimano la loro vicinanza alla
mobilitazione universitaria e denuncino l'impossibilità di lavorare in
queste condizioni... Abbiamo infine contestato la strategia di un Governo in
crisi, quella di far cassa tagliando ovunque, regalando ai privati ogni
settore pubblico, una strategia profondamente classista e discriminatoria.
Per questo saremo di nuovo in piazza il 30 settembre a Padova, per
pretendere un reale diritto allo studio e contestare la retorica della
"meritocrazia" che in realtà serve solo ai più ricchi per giustificare i
loro privilegi.
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