lunedì 31 maggio 2010

pc quotidiano 29-30-31 maggio Ravenna, pesante condanna per antifascismo! Non saranno i Tribunali borghesi a fermarci!

Il Tribunale di Ravenna, nella persona del giudice Galassi, ha condannato Diano Enzo del circolo di proletari comunisti e coordinatore dello slai cobas per il sindacato di classe ad una pena pecuniaria di 3000 euro totali per antifascismo! La compagna antifascista è stata assolta per non aver commesso il fatto.
Il pm aveva chiesto 900 euro di multa per ciascun compagno e la parte civile addirittura 5000 euro! La sentenza condanna l’esponente di proletari comunisti e dello slai cobas per il sindacato di classe a pagare 1000 euro al fascista, 1000 euro alla parte civile a titolo di risarcimento danni e altre 1000 euro per le spese legali!
Il Tribunale di questo Stato ha dato ragione alla denuncia del fascista Paolo Casadio per lesioni (art. 582 c.p.) non volendo accogliere le ragioni politiche e morali che hanno portato tanti antifascisti e immigrati ad impedire una provocazione fascista e xenofoba autorizzata dalla Questura davanti al seggio elettorale per la Consulta immigrati a Lido Adriano (Ravenna), il 15/06/2008.
Il sindaco dell'amministrazione comunale di "sinistra", Matteucci, aveva immediatamente rilasciato dichiarazioni sulla stampa che avrebbe denunciato i cori razzisti ma, in realtà, non ha fatto nessun passo in quella direzione. Ancora una volta la sinistra di palazzo cerca di darsi un'immagine progressista con il simbolico diritto di voto agli immigrati e, contemporaneamente, ha autorizzato la contestazione di questo diritto da parte di un gruppetto neofascista, che può agire grazie al clima politico antimmigrati creato dai provvedimenti razzisti del governo Berlusconi-Bossi. Così, ancora una volta, i fascisti vengono protetti dalla polizia nelle piazze e legittimati dalle istituzioni.
Con quelle scelte scellerate hanno trasformato in un problema di ordine pubblico una mobilitazione spontanea e di massa di solidarietà e mobilitazione antirazzista e antifascista. Hanno voluto colpire proletari comunisti e lo slai cobas per il sindacato di classe in prima fila in quella battaglia politica per dare un segnale repressivo a tutto il movimento antifascista e di incoraggiamento ai fascisti (basta una regolare richiesta di manifestazione per potere incitare all'odio razziale e reprimere, così, gli antifascisti!).
La denuncia politica è stata fatta con un presidio davanti al Tribunale alla mattina alle 8 promosso da proletari comunisti a cui ha aderito il Coordinamento Antifascista romagnolo con la presenza di compagni antifascisti di Forlì e Cesena.
Una denuncia portata nell’aula del Tribunale dall'avvocato degli imputati, Monica Miserocchi , che, davanti al giudice che l’ha considerata irrilevante, ha ricordato come sia stata quantomeno singolare l'autorizzazione a questa provocazione fascista davanti al seggio con maggiore affluenza di immigrati.
Ogni qualvolta che l'antifascismo viene praticato la polizia carica, arresta, denuncia. E poi seguono i processi e le condanne.
Il diritto borghese pretende di applicare le sue norme senza tenere conto del contesto e delle motivazioni della mobilitazione antifascista. Ma lo Stato borghese “dimentica”-stranamente?-di applicare le sue stesse leggi, la Costituzione, la legge Scelba, la legge Mancino contro i fascisti e l'odio razziale. Dai Tribunali assistiamo al solo giudizio “tecnico” e così le ragioni dell'antifascismo vengono messe sullo stesso piano delle iniziative dei fascisti (gli “opposti estremismi”).
La sola difesa legale è debole per respingere l'attacco repressivo. E' indispensabile la mobilitazione politica.
Ovviamente porteremo la denuncia politica, che ristabilisca la verità dei fatti e che smascheri il ruolo dello Stato e della falsa sinistra al governo locale, tra gli immigrati e le loro associazioni, nel movimento antirazzista e antifascista, tra i lavoratori e a livello cittadino perchè è inaccettabile che, oggi, l'antifascismo si debba difendere. Non certo dai neofascisti, contro cui le mobilitazioni di massa hanno dimostrato di saperli ricacciare nelle fogne da cui sono partiti. Ma dall'apparato repressivo dello Stato.

proletari comunisti
slai cobas per il sindacato di classe

ravros@libero.it tel. 339/8911853

pc quotid 29-30-31 maggio -Israele stato terrorista!

Il governo italiano dalla parte dei criminali del governo israeliano

Ancora un'altro crimine dello stato israeliano.
19 pacifisti della "flottiglia di pace" uccisi a sangue freddo per avere osato portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese sopravvissuta al massacro e rompere l'assedio di Gaza.

Il governo italiano complice della strage dei pacifisti: il sottosegretario agli Esteri, Mantica, ha detto che "era un'illusione pensare che Israele non reagisse visto che il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo".

L'esistenza dello stato d'Israele è una minaccia per tutti i popoli del Medio Oriente

La "questione palestinese" si può risolvere solo con la guerra di popolo delle masse arabe e palestinesi, con un partito comunista basato sull'ideologia maoista, sull'esempio dell'India, Nepal, Perù, Turchia, Filippine, una strategia e tattica alternativa ad Hamas e all'ANP, la sola che può mettere fine al terrorismo dello Stato d'Israele e affermare il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione nazionale!

prolcomra
31/05/2010

venerdì 28 maggio 2010

pc quotidiano 27-28 maggio -comunicato proletari comunisti blog

fino a venerdì prossimo il blog di proletari comunisti, continua a funzionare con tutti gli articoli che i compagni sono invitati a postare regolarmente, in versione ridotta dato che sono in corso riunioni nazionali e internazionali che rendono difficile il lavoro organizzato della redazione

proletari comunisti appoggia e sostiene tutte le mobilitazioni degli operai e lavoratori contro i padroni e il governo, in particolare le iniziative di fabbrica contro i licenziamenti, le manifestazioni e iniziative di lotta dei disoccupati e precari di Napoli, Taranto, Palermo; gli scioperi dei settori colpiti dalle misure del governo, in primis pubblico impiego, le iniziative contro le morti sul lavoro e da lavoro

proletari comunisti sostiene le mobilitazioni contro il fascismo e il razzismo, la guerra in Afganistan, contro la repressione e lo stato di polizia

proletari comunisti invita a sostenere la guerra di popolo in India- anche oggi sotto attacco mediatico - la rivoluzione nepalese in questo difficile frangente - la guerra popolare in Perù, nelle Filippine, in Turchia, - la lotta contro l'imperialismo USA-Nato e il sionismo israeliano in palestina, Irak, afganistan

proletari comunisti

pc quotidiano 27-28 maggio: Cina, Foxconn: "i suicidi non compromettano la produzione!"

Nella fabbrica Foxconn in Cina, una delle 8 aziende controllate del gruppo taiwanese della Honhai, primo produttore nel mondo di tutti gli apparecchi usati nel campo delle comunicazioni, con filiali in tutto il mondo, con 800 mila operai in Cina, in poco tempo 10 operai si sono suicidati, l'ultimo suicidio è avvenuto mercoledì notte.
Questa fabbrica mostra in maniera esemplare come il capitalismo possa unire la produzione più all'avanguardia con il moderno schiavismo: Dietro i luccichii vi sono gli operai che lavorano per tantissime ore tanto da dormire sotto la scrivania; vi sono denunce di maltrattamenti, turni massacranti, sfruttamento dei lavoratori,- tutti giovanissimi sotto i 30 anni; uno degli operai suicidatosi a luglio scorso aveva denunciato che "La Foxconn è una corporazione dove cani infami possono picchiarti, controllare il tuo telefono o addirittura arrivare a cercare te o i tuoi familiari in casa".
Ma non basta. Ora di fronte a questa scia di suicidi, la Foxconn come risposta ha pensato bene di prendersi anche la volontà degli operai e dei loro familiari, oltre che le loro braccia e i loro corpi. Ha indirizzato una lettera a tutti i lavoratori in cui scrive che "gli operai in caso di bisogno (leggi: se gli viene la mania di suicidarsi), devono promettere di rivolgersi ai centri di assistenza interni e, in caso di incidenti non causati dall'azienda (così chiama le morti degli operai), il lavoratore o la sua famiglia non avanzeranno richieste di indennizzo superiori a quelle stabilite per legge, nè intraprenderanno azioni che potrebbero compromettere la reputazione dell'azienda o il processo di produzione" (da Il Manifesto del 28.5.10).
NOI AUSPICHIAMO CHE GLI OPERAI DELLA FOXCONN COMPRENDANO CHI DEVE VERAMENTE "MORIRE", E SI ORGANIZZINO PER DIVENTARE I BECCHINI DEI LORO PADRONI.

pc quotidiano 27-28 maggio- LA MANOVRA E' DI CLASSE, VIA GLI SCIOCCHI RISOLUTORI DELLA CRISI

Che la manovra del governo sia improntata da una politica apertamente di classe, se vi erano dubbi, l'ha rilevato la pres. della Confindustria Marcegaglia che ha plaudito ai provvedimenti che tagliano i salari, bloccano i contratti del PI e aumentano l'età pensionabile; anzi ha detto che queste “riforme” devono essere strutturali, non solo legate all'emergenza; e poi chiaramente ha chiesto molto di più, per ridurre drasticamente i salari di tutti in primis dei propri operai, poter tagliare posti di lavoro e per salvaguardare la ripresa della produttività e i loro profitti.
Ma i partiti della “sinistra”, la Cgil sono invece tutti impegnati a nascondere questo carattere di classe, a trovare le soluzioni “più indolori”, a perorare misure equilibrate, come se effettivamente questo governo, questo comitato d'affari della borghesia potesse colpire anche minimamente, con tasse o altro, la sua stessa classe; o come se il parlamento, grande arruffata al servizio di interessi di casta e dei più sporchi affari, potesse da sé stesso “tagliarsi le p.”, riducendosi stipendi d'oro.
Questi ripetono le stesse cose di padroni e governo “si tratta di una crisi generale... imprenditori e lavoratori sono parimenti colpiti dalla crisi... “.

Si vuole nascondere la vera causa della crisi, nascondere che il cuore anche di questa crisi è nel rapporto lavoro salariato e capitale; e per farlo cercano di separare il capitale industriale (buono) dal capitale finanziario (cattivo), o i capitalisti buoni (che investono) dai capitalisti cattivi (che chiudono). Ma soprattutto si nasconde la necessità della lotta di classe, che invece proprio le crisi capitaliste mostrano più chiaramente, e soprattutto la necessità per “uscire” dalla crisi non di “soluzioni” che dopo il superamento di una crisi ne preparano un'altra ancora più acuta, ma del superamento del sistema capitalista. Vogliono impedire con tutte le loro forze che gli operai, i lavoratori comprendano che spetta a loro in quanto classe organizzata farsi “becchini” del sistema capitalista.

“Il capitale produttivo è schiacciato dal capitale finanziario, dalle manovre finanziarie...!!”. Gridano i salvatori del “capitale produttivo”, che, chiedono una politica fiscale giusta e che colpisca i grandi evasori, ma nello stesso tempo chiedono di sostenere gli “onesti” capitalisti che producono!
“La colpa è delle banche, degli speculatori, degli evasori fiscali” stanno gridando anche i dirigenti dei sindacati di base, dall'RdB-Usb al Cobas confederazione, che oggi in varie città hanno indetto presidi dei lavoratori davanti alle Banche.

Sciocchezze! Il capitale per aumentare i suoi profitti fa in prima persona operazioni finanziarie. Anche questa è prima di tutto una crisi di sovrapproduzione. La crisi è il frutto del fatto che il capitale produce troppo per le capacità attuali dei mercati, o meglio per vendere mantenendo alti gli utili.
E' la sovrapproduzione di capitale industriale che ha dato il via libera ad un eccesso di finanziarizzazione dell'economia, che ha usato anche il credito facile per espandere artificialmente i consumi. Certo, poi i capitali finanziari se ne sono andati anche per conto loro (questa enorme massa di ricchezza – proveniente dal capitale produttivo – viene considerata dai banchieri “come se fosse loro capitale privato... l'accumulazione del patrimonio di questa classe può svilupparsi di per sé stessa in una direzione molto diversa da quella dell'accumulazione reale, dimostrando però in ogni caso che questa classe intasca una buona parte dell'accumulazione reale...” (Marx Il Capitale Libro III **) , ma il capitale industriale ne è l'origine e il suo alimento.

Gli operai, i lavoratori, le masse popolari per opporsi a questi odiosi provvedimenti, che non si fermeranno qui, devono non trovare “soluzioni alternative”, non lamentarsi e fare delle manifestazioni sfilate di sabato, ma devono anche loro approfittare della crisi per elevare la lotta, e sviluppare uno scontro prolungato, ampio su tutti i fronti contro il governo, i padroni e il loro sistema.

pc quotid 27-28 maggio-MENTRE IL GOVERNO VARA LA FINANZIARIA – meglio dire MACELLERIA SOCIALE- CONTINUA SENZA TREGUA LA CARNEFICINA QUOTIDIANA

27 MAGGIO 5 LAVORATORI SONO MORTI
Assassinati dalla logica del profitto di questo sistema, 5 giovani vite spente, dalla Sardegna al Friuli, al Veneto, tra questi un giovane operaio rumeno, ma anche un operai morto folgorato mentre faceva manutenzione ai cavi elettrici delle ferrovie. Ferrovie che rieleggono come dirigente Moretti, quello dei licenziamenti degli RLS che denunciano l’insicurezza nelle ferrovie; il Moretti che faceva dichiarazioni rassicuranti sull’assoluta sicurezza di Trenitalia e poi è arrivata la strage di Viareggio. Oggi in questo tragico giorno per i lavoratori, oggi che il governo ci chiede più sacrifici, oggi che, principalmente per i giovani, si concretizza sempre più l’insicurezza dello stesso vivere quotidiano, oggi vogliamo mandare tutta la nostra indignazione per l’operato del Presidente Napolitano. Il Presidente che si era “indignato” davanti ai corpi “illuminati” dei 7 operai della Thyssen. Il presidente che aveva gridato “MAI PIU’”, e l’aveva ripetuto per la strage di Molfetta-Mineo e tutte le altre a seguire, e invece le stragi sono continuate. Il Presidente che aveva “esortato” la politica, le imprese, le istituzioni, ad arginare e porre fine all’inciviltà di “morire per lavorare, anziché lavorare per vivere”, e che oggi firma la Finanziaria d’emergenza e ci chiede pure di condividerla. Una finanziaria che toglierà ulteriori fondi per la sicurezza sui posti di lavoro e che aumenterà il primo fattore di rischio, la Precarietà.
I lavoratori non se lo possono permettere di condividere le vostre manovre. I lavoratori non possono continuare a fare da “carne da cannone” per un sistema che considera “meno di niente” la loro vita.
Quanto successo oggi è una ragione in più a rafforzare la battaglia di civiltà -quella dei lavoratori-, contro l’inciviltà di questo sistema di sfruttamento e morte.

Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, Milano

giovedì 27 maggio 2010

pc quotidiano 27-28 maggio - milano per l'india 29 maggio

Comunicato stampa

Il circolo di Milano di proletari comunisti, nell'ambito di un appello
internazionale, invita la stampa alla presentazione e promozione di un
Comitato di Sostegno alla guerra popolare in India, che si terrà a Villa
Pallacini 3 -angolo Meucci- alle ore 15.
Di seguito una sintesi delle ragioni dell'iniziativa:

"Da anni in India si sviluppa impetuosa una guerra di popolo, guidata dal
Partito Comunista dell'India-maoista. Non certo una semplice guerriglia di
qualche migliaio di armati, espressione delle caste e realtà tribali delle
più arretrate e remote zone dell'India, come amano ripetere molti
commentatori occidentali, ma una vera lotta di "speranza dei senza speranza",
che coinvolge e gode dell'appoggio di milioni di contadini poveri, donne,
masse di "intoccabili", che stanno combattendo per la loro liberazione e già
oggi controllano vaste regione attraverso una decina di stati della
confederazione indiana.
Contro questa guerra popolare da mesi lo Stato Indiano, con l'appoggio dei
Paesi occidentali, ha scatenato una gigantesca operazione repressiva
chiamata "Green Hunt" - Caccia Verde -. Una vera e propria caccia all'uomo
in cui le masse povere dell'India sono trattati come animali da sterminare.
Una campagna di guerra condotta dal regime indiano contro il suo stesso
popolo, che con l'obiettivo di seminare il terrore nei villaggi, pratica
distruzioni indiscriminate- stupri e assassini di massa-eliminazioni
selettive-arresti e sparizioni.
Nel silenzio/assenso dei governi di Usa, Europa, Russia e dei mass-media, la
criminale azione del governo indiano ha trovato, già al suo interno, un
ampio fronte di intellettuali e attivisti in ogni paese del mondo, che l'hanno
smascherata e si sono mobilitati per fermarla. Tra questi vi è l'eminente
figura del movimento antiglobalizzazione mondiale, la scrittrice Arundhati
Roy, che proprio per le sue denunce è bersaglio della repressione del
governo indiano"

Circolo proletari comunisti Milano
prolcom.mi@tiscali.it ;

pc quotidiano-27-28 maggio - Il Presidente Napolitano mette il carico sulla manovra del governo

Il presidente della Repubblica Napolitano ha buttato tutto il peso della sua
carica istituzionale per dare il suo benestare alla manovra del governo che
comporta una “macelleria sociale” come oramai la chiamano in tanti.

Bisogna vedere con quale accanimento ha tenuto a spiegare personalmente, il
presidente Napolitano, i passaggi che secondo lui hanno costretto il governo a
fare questa manovra i cui sacrifici devono essere però “distribuititi in modo
equo fra tutti i cittadini”, a cui aggiunge poi la frase magica: le “soluzioni
[devono essere] condivise” anche dall’opposizione!

È una manna dal cielo per il presidente questa “crisi” che secondo lui
dovrebbe zittire tutti e che fa sparire d’un colpo solo tutte quelle fastidiose
affermazioni di circostanza che è stato costretto a prendere in occasioni di
morti a raffica sul lavoro, oppure di statistiche sui salari da fame degli
operai e dei lavoratori, sulla mancanza di lavoro per i giovani…

Il presidente Napolitano ha anche utilizzato l’incontro con il presidente
degli stati uniti Obama per dare maggiore tono alle sue affermazioni, anche se
ha tenuto a precisare che non bisogna avere “un complesso” se il presidente
degli Stati Uniti in questo momento guarda ai paesi emergenti. Non gli è andato
giù di essere stato trattato sbrigativamente, ma ha tenuto a precisare che non
per questo deve scattare una sorta di gelosia[!]. Quanto si scopre il cuore da
servo!

Ottimo servo di questo governo, altro che garante della Costituzione! Ed è
stato pure contento che Obama non gli ha chiesto niente, probabilmente per non
offenderlo oltre, sulla legge sulle intercettazioni!

Ottimo rappresentante della borghesia al potere in marcia verso il moderno
fascismo, Napolitano non sopporta chi lo invita a non firmare le leggi
Berlusconi, e lo fa in modo arrogante trattando gli “italiani” come dei bambini
cui far ingoiare la medicina amara… perché lui firma.

Elenco delle leggi firmate, e delle prese di posizione, riportato dal numero 4
di micromega:

• Indulto
• Controriforma dell’ordinamento giudiziario
• Decreto Telecom
• Caso Ds-Unipol-Bnl
• Caso Rai-Mediaset
• Caso De Magistris
• Lodo Alfano
• Decreto Monnezza
• Caso Salerno-Catanzaro
• Decreto contro Eluana
• Sulle ronde
• Sul piano casa
• Sui decreti omnibus
• Attacco a Spatuzza e Ciancimino
• Tregua stampa G8
• Sul reato di clandestinità
• Riabilitazione di Caltagirone e Leone
• Scudo fiscale
• Riabilitazione di Craxi
• Scandalo Berlusconi-Agcom
• Decreto Salva-liste
• Disegno di legge sul lavoro
• Legittimo impedimento
• …

mercoledì 26 maggio 2010

pc quotidiano 26 maggio - processo ai compagni a milano e roma

la solidarietà di proletari comunisti ai compagni processati


il comunicato

Cari parenti e amici, compagni e compagne, giovedì 27 maggio 2010 si terrà a Milano l’ultima udienza del processo d’appello contro i compagni e la compagna arrestati il 12 febbraio 2007 nell’operazione “Tramonto” con l’accusa di voler costituire il Partito Comunista p-m. Invitiamo tutti e tutte a partecipare numerosi al presidio di solidarietà internazionale che si terrà davanti al tribunale di Milano. Contemporaneamente, a Roma, si terrà l’udienza preliminare contro i compagni dell’inchiesta 10 giugno 2009 accusati di voler costituire l’associazione eversiva denominata “Per il Comunismo – Brigate Rosse”. Vorremmo che il presidio di Milano fosse l’occasione per rafforzare quel filo rosso che ci vede saldi ai rivoluzionari prigionieri che resistono nelle carceri di tutto il modo, consapevoli che la strada che ci unisce tutti è quella della lotta e della solidarietà di classe internazionalista!

LIBERTÀ PER I COMPAGNI E PER TUTTI I RIVOLUZIONARI!

UNITI SI VINCE!

Milano – 27 maggio 2010 - Corso di Porta Vittoria – ore 9.00







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pc quotidiano 26 maggio - periodico giovanile antifascista

Come red block abbiamo deciso di lanciare un periodico d'informazione
antifascista mensile. Questo ci permette di affrontare diverse tematiche su
aspetto socile, culturale e come propaganda.
Come primo numero vogliamo denunciare le org. neofasciste
nel secondo numero ci sarà credo molto spazio agli immigrati



richiedere a
redblock@alice.it

pc quotid 26 maggio - Pisa 'Questa è la vostra legalità, otto famiglie in mezzo alla strada!"

Gli occupanti delle case di via Marsala a Pisa che sono stati sgomberati
oggi dalle loro case manu militari, questo hanno scritto su uno striscione,
sarebbe da scolpirlo nella pietra! E quella prima frase "questa è la vostra
legalità" da ripeterla ovunque i governi, municipali, regionali o nazionale
con le loro politiche abbattono i costi della crisi sugli operai, sul
lavoro migrante, precario e sugli studenti. La loro legalità è la misura
evidente della brutalità e della violenza con cui destra e sinistra tentano
di sopravvivere alla crisi, imponendo provvedimenti che vanno dalle
finanziarie agli sgomberi di case utili solo a garantire lo status
economico, politico e sociale della classe che rappresentano: i ricchi
speculatori, o meglio iene globali, capaci, dalla finanza all'edilizia, di
lucrare su tutto, sia una catastrofe naturale-umanitaria che nei crolli del
loro stesso sistema.
Il governo dichiara l'avvio della macelleria sociale e il Pd, in Toscana,
non perde tempo nel ferire il primo colpo a suon di sgombero.
Esprimiamo piena e attiva solidarietà alle famiglie sgomberate, e dal Lab
Crash! inviamo un messaggio di complicità e condivisione alla battaglia del
movimento pisano per i diritti sociali e contro la crisi. A Bologna abbiamo
imparato bene che cosa significa legalità e che cosa sono disposti a fare
per imporla: sgomberi violenti, campagne di criminalizzazioni mediatiche
capaci di fare di un lava vetri un pericoloso killer sociale, denunce,
arresti e deportazioni. Ma sappiamo anche che questi mezzi non bastano a
fermare il movimento dei bisogni sociali di parte, e che ogni volta che un
bisogno si esprime c'è sempre una rete sociale di solidarietà capace di
garantirne la soddisfazione. Perchè è giusto quanto necessario!

Al fianco degli occupanti di via marsala!
Questa è la nostra determinazione, mai nessuno senza un tetto!
Lab Crash! contro la crisi, per i diritti sociali!

pc quotidiano 26 maggio - contro la manovra governativa ma anche contro i sindacati confederali

il governo attacca pensioni e lavoratori statali,attacca tutti in maniera indiretta
fa provvedimenti risibili e demagogici sui costi della politica e redditi alti
trova il consenso di fatto dell'opposizione parlamentare, buona parte, incassa il sostegno dei sue sindacati governativi e il ni- perchè di questo si tratta- della CGIL
è necessario rispondere con gli scioperi a partire da quello dei lavoratori del pubblico impiego, ma se non si vuole ingannare i lavoratori, questi sciioperi devono essere contro governo, opposizione parlamentare, cisl e uil e devono essere autonomi dalla cgil
la grecia ha posto e indicato altre forme di lotta, che vanno importate nel nostro paese
nelle fabbriche invece non è successo niente, gli attacchi al salario e al lavoro
l'intensificazione dello sfruttamento, precarietà, peggioramento delle condizioni di salute e sicurezza erano già in corso da tempo con il silenzio assenso dell'opposizione parlamentare e la collaborazione aperta dei sindacati confederali tutti con la sola eccezione ambigua della fiom
la risposta è solo l'autorganizzazione di classe e di massa e la messa in discussione non di singoli provvedimenti ma dei governi dei padroni, oggi Berlusconi
siamo ancora all'inizio, ma manca un nuovo inizio

proletari comunisti

pc quotidiano 26 maggio - FINALMENTE GLI STATALI SI SENTONO UTILI??

La “manovra d’emergenza” del governo rende “giustizia” al lavoro dei lavoratori del Pubblico Impiego. E mette tutti d’accordo, dal governo all’opposizione, dai sindacati confederali agli economisti. E come dargli torto. Adesso si che anziché sentirsi dare dei “parassiti”-sentirsi dare dei fannulloni, adesso si che verranno elevati al grado di eroi, novelli “salvatori della patria”, che con spirito di sacrificio si faranno carico dei “necessari sacrifici”, per superare la nube passeggera della Crisi (una riedizione della titanica operazione sgombera i cieli “dall’imprevista eruzione” del vulcano islandese).
In fondo che vuoi che sia che le lavoratrici italiane, in nome delle pari opportunità, vadano in pensione a 65 anni, “finalmente” non si sentiranno fanalino di coda nella classifica europea; che vuoi che sia un blocco degli stipendi, “minimo” 4 anni, visti gli “enormi” aumenti “ottenuti” negli scorsi anni; che vuoi che sia che i giovani precari -della scuola-della ricerca-della sanità-dei trasporti- si vedano liberati “dall’orpello del tempo pieno”, senza doversi rompere la testa nel pensare al mutuo casa-a mettere su famiglia-a farsi una vacanza tutto incluso-, liberati dall’obsoleto concetto di “solidarietà di classe” e poter partecipare alla “partita del cuore” per accaparrarsi il “diritto a sopravvivere”, chiamata “volgarmente”, dai soliti comunisti disfattisti, -guerra tra poveri-. Vuoi mettere queste “tentazioni terrene” con “l’opportunità” di sentirsi liberi dal peso dei diritti “materiali” –alla casa-al reddito-a sognare un futuro-. NON C’E’ PARAGONE. E’ VERO??.
ANDATE A “FARVI FOTTERE” (e con DAlema dentro, se no è troppo poco), Bi/Sogna, rispondervi. Voi “difensori” dei vostri diritti-delle vostre ruberie-del vostro malaffare-della vostra dittatura del profitto, ci vorreste pecore ossequiose, che docilmente si fanno portare sull’altare sacrificale. E se osiamo, anche, “semplicemente” pensare di dissentire ci mandate le vostre truppe d’assalto e ci scagliate contro licenziamenti e repressione. Noi che non abbiamo nessuna fiducia nel vostro “stato di cose presente”, vogliamo essere liberi, di covare, il BI/SOGNO di Ribellione-di Lotta-di Organizzazione. Per Noi è Necessario farci attraversare/coinvolgere/alimentare dallo “spettro del momento” che turba i vostri sonni, “il Fuoco Sacro” che si è alzato in Grecia. Noi vogliamo essere fratelli, e non carnefici, degli -operai, degli immigrati, dei giovani ribelli, di tutti quelli che non ci stanno-, che in giro per il mondo e in questo paese vogliono essere “i vostri becchini”.
E se questo è “semplicemente” lo sfogo o il sogno di un qualsiasi lavoratore del pubblico impiego, di sicuro è più diffuso di quanto si creda. Da mettere sulle prime pagine dei giornali o nei social network. Che dovrebbe essere “l’agenda prioritaria” che, a partire dai posti di lavoro, si diffonda nella società, che unisce, costruisce la forza necessaria, che lotta, per farla finita con lo schifo e la barbarie di questo sistema.

martedì 25 maggio 2010

pc quotid 25 maggio - Immigrati e il nuovo sindacato di base

Dopo avere partecipato al Congresso degli immigrati, a cui abbiamo portato la proposta della Rete per la sicurezza sul lavoro per una campagna contro le morti sul lavoro degli immigrati, abbiamo continuato a sollecitare proprio gli immigrati per costruirla assieme. Dal palco del 17 ottobre a Roma questo era un tema molto sentito dai proletari immigrati su cui agire e mobilitare.
Responsabile della commissione lavoro del congresso era Abubakar Soumahaka, oggi intervistato dal quotidiano Il Fatto all'interno dell'articolo sulla nascita del un nuovo sindacato di base, l'USB, di cui è uno dei dirigenti. Il titolo è: "la sfida dell'usb alla cgil". Bene. Dopo il congresso degli immigrati avevamo sostenuto che questo movimento avrebbe fatto passi in avanti se andava fino in fondo nell'autonomia da partiti e sindacati confederali e di base (questi ultimi egemonizzati dalla piccola borghesia impiegatizia).
Nelle dichiarazioni di Abu però non c'è traccia della campagna contro le morti degli immigrati nei luoghi di lavoro su cui il congresso era d'accordo e il suo sindacato, l'USB, nella serie di scioperi proclamati, la ignora completamente.
Possono coesistere le rivendicazioni dei proletari immigrati con la linea burocratico-impiegatizia del nuovo sindacato di "servizio"?

prolcomra
25/05/2010

PC quotidiano 25/5 - 32 ANNI DELLA L. 194. Ma la lotta delle donne richiede ben altro!.

Il 22 maggio 1978 entrava in vigore la L.194, dopo un grande e nuovo movimento delle donne per affermare il diritto d’aborto, che toccò dal nord al sud tutte le città. Questa legge fu la risposta a questa lotta, ma molto parziale rispetto alla volontà espressa dalle donne di ottenere effettivamente la possibilità di libertà di scelta. Essa doveva salvaguardare e salvaguardò gli interessi del sistema capitalista di controllo verso le donne e le istanze della Chiesa e dei partiti di maggioranza, in primis la DC, ponendo comunque nella legge dei paletti e soprattutto permettendo l’obiezione di coscienza.
Ma, chiaramente, proprio perché era il risultato della ribellione delle donne e toccava una questione centrale della condizione delle donne in questo sistema sociale, i governi, il vaticano, non hanno smesso mai di mettere in discussione la legge 194 e, attraverso questa, il diritto d’aborto - come sta avvenendo anche in questi giorni, per esempio a Milano, dove la Regione di Formigoni vuole dare soldi alle donne per non abortire.

Ma perchè è così "pericoloso" riconoscere alle donne il diritto d'aborto?
La questione dell’aborto è centrale nella posizione generale della donna nella società e al funzionamento stesso della società.
Da quando la società si divise tra chi ha la proprietà e chi non possiede nulla e da quando si impose il dominio maschile nella famiglia e la società, alla donna si impedì il diritto di prendere decisioni sulla riproduzione.
Quindi, la condizione delle donne e la riproduzione attiene ai rapporti di proprietà.
Il feto stesso diventa una proprietà dello Stato che usa ideologicamente e politicamente la sua “difesa” per sottomettere la donna.
Per lo Stato, i governi, la Chiesa, è molto importante esercitare il controllo sociale sulla riproduzione della donna, specialmente in tempi di crisi.
Il sistema capitalista per salvaguardare i suoi profitti, tende a rompere di fatto anche precedenti ruoli e rapporti che fungevano da puntello sociale, ideologico, pratico della sua conservazione.
Il capitalismo stesso distrugge le forze produttive, introduce abbrutimento, imbarbarimento, anche nei rapporti sociali, e mostra sempre di più, attraverso il suo comitato d’affari, oggi il governo Berlusconi, che di dittatura si tratta.
Per impedire che tutto questo porti ad una disgregazione generale, incontrollabile, che si rivolti contro i veri responsabili, lo Stato risponde con il moderno medioevo, in cui riafferma i valori più conservatori, oppressivi, la morale reazionaria e i valori della famiglia tradizionale, e il ruolo al servizio, subordinato in essa della donna, la maternità, come strumento decisivo di controllo sociale (Non è un caso che i nazisti misero la maternità su un piedistallo e l’aborto arrivò ad essere un simbolo di degenerazione).

Ma controllare la propria riproduzione, poter affermare il diritto di scelta sulla propria vita è un aspetto centrale della liberazione della donna.
Le donne che hanno il diritto di scelta saranno più forti, indipendenti, possono pretendere di controllare tutta la loro vita. E’ questa la paura di questo sistema capitalista, è questo che si deve impedire!Per questa ragione la lotta delle donne non può accontentarsi di una legge, ma richiede lo sviluppo della lotta rivoluzionaria per il rovesciamento del sistema.

pc quotidiano 25 maggio. Contro Berlusconi si ....ma fuori CGIL e Federazione della sinistra

L'annuncio da parte del governo Berlusconi di provvedimenti lacrime e sangue è il naturale cammino della crisi e della discarica della 'situazione greca' sulla pelle dei lavoratori e delle masse popolari anche in Italia.
La cosa è così naturale che l'opposizione parlamentare PD in testa è pronta a dialogare con il governo perchè questi provvedimenti, magari limati, passino rapidamente.
Quello da cui bisogna sgombrare il campo è che si tratta di provvedimenti fatti perchè c'è Berlusconi al governo..
Governi di centro destra o di centro sinistra fanno le stesse cose in tutta Europa, rispondono con la stessa logica alle esigenze dei padroni a fronte della crisi.
Il moderno fascista Berlusconi e il socialista Papandreu sono sostanzialmente la stessa cosa su questo terreno.
E' sbagliato, grave opportunista quindi non dire queste cose ai lavoratori e le masse popolari e non affermare la necessità della lotta generale autonoma dai partiti della falsa opposizione che siano o non in Parlamento e dalle organizzazioni sindacali confederali, cgil compresa.
L'assemblea nazionale dei disoccupati e preacari tenutasi a Napoli il 21 maggio
è stata importante, perchè da questa tribuna di un assemblea affollatissima, combattiva, è stato lanciato dai leader della lotta e da tutti gli interventi
una posizione chiara, combattiva, discriminante su questo.
In questa assemblea questa posizione è stata condivisa da tutti, tranne che dal Sindacato Lavoratori in Lotta e pensiamo dai Carc che ne ispirano la posizione - anche se i carc non sono intervenuti direttamente -i quali nel loro intervento hanno visto solo Berlusconi e in nome della lotta a Berlusconi, i lavoratori e i disoccupati si dovrebbero accodare alla CGIL - sindacato che il congresso ha reso sempre più di destra - e politicamente ai rottani della Federazione della Sinistra ecc
Questa posizione è stata unanimamente respinta dall'assemblea di Napoli e da questa assemblea viene una indicazione che deve essere portata con forza in ogni contesto
della lotta, nelle fabbriche, come nei movimenti proletari e popolari.
Lottiamo contro il governo, ma senza opposizione parlamentare, CGIL e federazione della Sinistra, questo vuol dire anche in generale non aderire agli scioperi cgil-cisl-uil e alle manifestazioni promosse dalla federazione della sinistra, ma promuovere scioperi e manifestazioni all'insegna dell'unità e autorganizzazione dal basso

proletari comunisti

pc quotidiano 25 maggio - I LAVORATORI NON DEVONO PAGARE LA LORO CRISI!

Pubblichiamo un primo comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe. Proletari comunisti fa appello a tutti i lavoratori, alle masse popolari ad opporsi con la lotta, come in Grecia, a questa manovra del governo.


IL GOVERNO FA RAPIDAMENTE MARCIA INDIETRO E LASCIA LACRIME E SANGUE SOLO AI LAVORATORI E ALLE MASSE POPOLARI..

Al di là della demagogia iniziale usata solo per far accettare gli attacchi ai lavoratori, ora si mostra evidente che la crisi di grandi padroni e banche la vogliono far pagare solo ai lavoratori e fare solo delle ridicole punture di spillo alla loro classe.
Bloccati gli stipendi dei lavoratori del P.I. fino al 2013, sospesi i rinnovi contrattuali e ogni automatismo salariale; agli insegnanti cancellati gli scatti di anzianità
Si va più tardi in pensione: si tagliano le finestre e si lascia una sola sia per le pensioni di vecchiaia che di anzianità (chi doveva andare via a dicembre 2010 può farlo solo a luglio dell’anno prossimo).
Accelerazione dell’allineamento dell’età di vecchiaia delle donne con quella degli uomini, per portarla a 65 anni, che cancella in maniera odiosa il “doppio lavoro” delle donne.
Vengono Ritoccati i requisiti di calcolo per il TFR per il pubblico impiego, resta l’allungamento a 6 mesi dei tempi di pagamento della liquidazione e il blocco del turn over con una pesante attacco alla stabilizzazione dei precari.
Taglio del 10% delle spese nella scuola; taglio di 800 milioni ai Comuni e di circa 4 miliardi alle Regioni, che vuol dire pesanti tagli e peggioramenti delle prestazioni sociali, degli interventi su lavoro, ambiente, ecc. Dicevano di non toccare la sanità e invece tagli della spesa farmaceutica.
Per gli invalidi veri la percentuale sale dal 74% al 80% per ottenere l’assegno.
A fronte di questo appare veramente bassa demagogia la richiesta di Tremonti del taglio del 10% agli stipendi di ministri e sottosegretari ma solo per la parte eccedente gli 80 mila euro e solo dal 2011; e del 50% del contributo ai partiti per le spese elettorali che comunque continueranno a ricevere decine di milioni di euro (“legali”); mentre quasi sicuramente per “dubbi di costituzionalità” non verranno toccati gli stipendi dei dirigenti pubblici.
Poi, condono per la regolarizzazione delle case fantasma con una sanzione minima ridotta di un terzo.

E i sindacati? Cisl e uil sospendono il giudizio ma già anticipano che possono accettare questi sacrifici se equamente vengono distribuiti, come se la crisi fosse responsabilità di tutti e non di padroni e banchieri; la cgil alza la voce, ma di fatto non chiama a nessuna mobilitazione.
Nel Pubblico Impiego, poi, i sindacati autonomi come Intesa dicono sciocchezze che vanno incontro agli istinti corporativi e opportunisti di parte del personale; di fronte a una manovra così decisionista propongono delle pietose e assolutamente inutili petizioni che non possono avere alcun effetto ma servono solo a vogliono frenare un’effettiva ribellione dei lavoratori, mentre anche nei contenuti non chiedono affatto il blocco dei tagli per i lavoratori del P.I.

NESSUNO PUO’ PENSARE CHE CON QUESTI SINDACATI E CON LE PAROLE SI POSSONO IMPEDIRE QUESTI ATTACCHI.
OCCORRE UN IMMEDIATO SCIOPERO GENERALE, CHE PONGA SOTTO TIRO I PALAZZI DEL GOVERNO E DEL PARLAMENTO;
MANIFESTAZIONI CHE ABBIANO LA FORZA DELLA PROTESTA DI MASSA, NON SFILATE INUTILI DEL SABATO
OCCORRE UNA LOTTA PROLUNGATA, CON BLOCCHI DEI POSTI DI LAVORO, DELLE PREFETTURE, DELLE CITTA’, FINO AL RITIRO DELLA MANOVRA.

Slai cobas per il sindacato di classe.

25.5.010

pc quotidiano 25 maggio- Milano. SARA’ UNA TANGENTE CHE LI SEPPELLIRA’? NON PROPRIAMENTE COSI’

Quanto emerge in questi giorni a Milano, e non solo, mostra la vera natura di questo sistema. Un sistema corrotto fino al midollo, che vede reggere le leve del comando ad auto/nominatisi “paladini della legalità”, ma che nei fatti sono i primi evasori-i primi corruttori-i primi “utilizzatori finali” di ricatti sessuali. Ultimo “scandalo” in ordine di tempo si chiama ripristino della legalità abitativa in quel di Quarto Oggiaro. Quartiere “difficile” della periferia milanese, che ad ondate, che tranquillamente possiamo definire teleguidate, assurge agli onori della cronaca per il suo tessuto abitativo fatto, secondo le solite veline comunal/poliziesche riprese dalla stampa “libera”, un melting pop di occupanti abusivi-clan mafiosi-omertà diffusa. Insomma una situazione di illegalità diffusa da “estirpare”. E come sempre, in prima fila, a guidare il repulisti il Comune del vice (sceriffo/potestà) sindaco De Corato. Così ieri, seguito da un assordante tam tam mediatico, la Questura ha posto “rimedio” al crimine che imperava? nel quartiere. Peccato, per loro, che tra i cattivi, pescati con le mani in pasta, vi sia un certo M. V. (rispetto della privacy, mi raccomando), ispettore della GEFI, società che gestiva gli alloggi di edilizia popolare per nome e per conto del Comune. E questo “signore” non solo si spartiva, con gli amici malavitosi, i soldi delle estorsioni nei confronti della povera gente a cui il governo nega il diritto alla casa, ma pretendeva anche una “ricompensa” sessuale da parte delle donne, “preferibilmente giovani o ragazze madri con una situazione familiare difficile”-ndr-. Ma questo “integerrimo” funzionario era, principalmente, promoter delle campagne elettorali del “pio” De Corato. Il quale subito ha ribadito che in questa operazione di pulizia “il Comune è parte lesa”. Vuoi vedere che questa volta il Comune si costituirà parte civile per richiedere il mancato incasso e il poco sesso “usufruito”, vista la loro abilità, circense, nel ribaltare i fatti? In tutto questo è vergognoso quanto dichiarato dalla cosiddetta opposizione. Citiamo per sintesi un passaggio delle dichiarazioni del capogruppo del PD alla Provincia, R. Caputo, che ha detto “….Ed ancora più grave e preoccupante appare il coinvolgimento di un ispettore della Gefi che doveva essere colui che garantiva la legalità. Forse è mancato un controllo delle società che avevano in gestione il patrimonio”. Come dire: “controllare meglio gli affari -cosa loro- per non alzare –pericolosi- polveroni che danneggerebbero gli affari, i loro si intende –ndr.”.
A pochi chilometri di distanza, in linea d’aria, e quasi in contemporanea, era in corso un’altra “operazione di ripristino della legalità”, guidata dal solerte Comune milanese. In via Triboniano al campo Rom, le solerti forze del dis/ordine, in tenuta antisommossa e stile Diaz 2001, hanno “impedito” che “un’orda “ di “barbari rom” muovesse in massa e in corteo verso Palazzo Marino, perché volevano protestare contro i continui sgomberi e per chiedere il “diritto” ad una casa. Ma sono matti questi Rom? Loro, i rom, non sono mica cittadini ne comunitari ne tantomeno italiani, sol perché lo dice la legislazione europea o l’anagrafe, ci continuano a dire i vari De Corato di turno. E poi, sottolineano sempre dal Comune e rilanciano gli organi di stampa “libera”, lo dicono anche le “anime belle” della solidarietà, come la Casa della Carità, che questi Rom devono rispettare la legalità, la loro si intende, e non devono farsi sobillare dai soliti facinorosi che gridano al razzismo. Il cuore del problema, ci fanno “sapere”, è che questi Rom sono anche un ostacolo allo “sviluppo e ripresa economica”, “occupando indebitamente”, guarda caso!, aree “utili” all’Expo 2015.
Sarebbe bello che con uno slogan, come : SARA’ UNO SCANDALO CHE VI/LI SEPPELLIRA’, fare piazza pulita di questo sistema, ma questo sistema “ama galleggiare” nella melma che produce, e allora è necessario, per lavoratori-immigrati-giovani-masse popolari, costruire le condizioni per “affogarceli” nella loro melma e schifezze varie.

Circolo proletari comunisti Milano

pc quotid 25maggio- Strage del 23 maggio: Lo Stato, la mafia e le Navi della legalità…

Colpiscono l’occhio e l’immaginazione i 2500 giovani che anche quest’anno sono
sbarcati a Palermo il 23 maggio, provenienti da diverse città d’Italia, per
ricordare i magistrati “eroi” Falcone e Borsellino e le loro idee che dopo la
loro morte dovrebbero continuare a camminare su altre gambe. Una marea colorata
di ragazzi che incoraggia i magistrati, dice infatti Ingroia dal palco montato
davanti all’“albero Falcone”: “… quando noi vediamo che siete così tanti ci
sentiamo più convinti che l'Italia può cambiare nonostante i cattivi modelli
che vengono dall'alto” riferendosi alla politica che “non sempre è all’altezza
di questo testamento”.
E questi giovani, tra il divertimento per la gita tutta particolare e la
serietà dell’impegno che questo evento comporta, a volte un po’ impacciati,
ripetono le frasi fatte sull’eroismo dei magistrati, sul loro sacrificio per
noi, contro la mafia e per la legalità… le idee insomma della lotta alla mafia,
per liberare le istituzioni dalla mala pianta, affinché trionfi la legalità!

Se la politica è fatta di cattivi modelli questi magistrati sono “cattivi
maestri” perché con tale operazione la borghesia di questo paese da qualche
anno, forte dell’affermazione dello scrittore Bufalino - la mafia si sconfigge
con un esercito… di insegnanti - che dovrebbero indottrinare un esercito di
ragazzi, cerca di convincere i giovani che lo Stato in fondo è sano, se non
fosse appunto per la parte malata!

I magistrati come Ingroia e Grasso si sforzano di seminare illusioni sulla
bontà della legalità (per non parlare della grande ipocrisia della sorella di
Falcone, che fa parte di quella brutta schiera di parenti che diventano
protagonisti grazie alla morte dei loro congiunti, che nella difesa di questo
Stato si accanisce), vogliono sinceramente convincere che se non fosse per la
mafia, tutto sommato le cose andrebbero meglio.

No, non è per quella che chiamano mafia che ci sono migliaia di morti all’anno
sul lavoro, non è per la mafia che i vari governi tentano di riprendersi tutti
i diritti conquistati dalla classe operaia… non è per la mafia che il
proletariato di questo paese si impoverisce ogni giorno di più da ogni punto di
vista… non è per la mafia che lo Stato italiano è impegnato nelle guerre contro
i popoli del mondo… QUESTO è lo STATO: politica/mafia/economia/affari sporchi…
e questo i magistrati, che proprio così ingenui non possono essere, lo sanno! E
provano, circondati dal calore dei giovani volenterosi e delle associazioni
democratiche, a far la loro parte in un mare di contraddizioni (a 18 anni dalle
stragi non si sa ancora niente del famoso terzo livello!), e approfittano di
queste occasioni per dire che non sono d’accordo con ciò che fa il governo.
Dice, infatti, Grasso: 'Difenderemo il valore dell'indipendenza e
dell'autonomia della magistratura dal potere esecutivo'… 'L'indipendenza della
magistratura non e' un privilegio di casta… Crediamo ancora che in Italia si
possano processare anche colletti bianchi e corruttori di chi ricopre pubbliche
funzioni'… 'noi magistrati andremo avanti a tutta forza con rigore, sebbene con
mezzi e risorse limitati, a cercare la verità sulle stragi di Capaci e via
d'Amelio e sulle bombe di Roma, Firenze e Milano'… 'non solo la mafia aveva
interesse a eliminare Giovanni Falcone. Lui non voleva combattere la mafia e
l'illegalità a metà, le voleva eliminare dalle fondamenta. Voleva tagliare le
relazioni tra la mafia e gli altri poteri. E su questo le indagini sono ancora
attuali...”

La risposta dello STATO in cui Grasso ripone la sua fiducia è la legge sulle
intercettazioni, un altro passo concreto verso il moderno fascismo.

Ma quale legalità! Nessuna illusione! Fiducia nelle istituzioni non ne
abbiamo, si grida in tanti altri cortei…

lunedì 24 maggio 2010

pc quotidiano 25 maggio CHIUDIAMO TUTTI I C.I.E.!

Un CIE è peggio di un carcere, un lager di stato voluto dal razzismo di stato con cui il governo Berlusconi-Bossi ha costruito le sue fortune elettorali ed ha aizzato l'odio xenofobo tra le masse.
Un'aberrazione creata prima con la Turco-Napolitano che aveva istituito i CPT, poi peggiorata dalla Bossi-Fini e dal pacchetto sicurezza con al centro il reato di clandestinità che ricorda il principio nazista della "colpa d'autore" (prima l'ebreo, adesso l'immigrato sempre responsabile dei reati perchè immigrato!).
Un business di appalti che ha accontentato tutti dalla CRI, a Comunione e Liberazione, alle coop "rosse".
E' all'interno della democrazia borghese che il fascismo moderno avanza, una democrazia che non si scompone di fronte alle moderne leggi razziali che possano tranquillamente coesistere con la
Costituzione antifascista.
Si alzano i muri della Fortezza Europa e dentro cresce l'ondata xenofoba. In Italia questo governo la traduce in leggi.
Finita la propaganda mediatica sulla sicurezza e legalità, rimane la disperazione che può portare alla pazzia o al suicidio, ma anche la rabbia, le lotte degli immigrati nei CIE, perchè nessun essere umano può accettare il sopruso, l'arbitrio e la violenza nei moderni lager di stato. Scioperi della fame, rivolte, si susseguono da Torino, a Milano, a Gorizia, Roma, a Bari a Lampedusa. Il prolungamento della detenzione fino a 6 mesi è stato l'ulteriore lancio della benzina sul fuoco da parte del governo. Cosa c'entrano 6 mesi con l'identificazione?
Non è vero che dentro questi lager vengono reclusi solo chi non è in regola con i documenti, vi finiscono anche gli immigrati con regolare permesso di soggiorno (vedi per esempio la deportazione a Bari e a Crotone degli schiavi di Rosarno con i documenti in regola, la crisi economica che porta ai licenziamenti di moltissimi immigrati che rischiano l'espulsione). Internati pure i rifugiati richiedenti asilo politico.
1920 sono gli immigrati segregati nei CIE (dati 2010 del min. degli Interni).
Al Cie di via Mattei a Bologna una donna tunisina immigrata di 34 anni, dopo avere iniziato uno sciopero della fame, si è cucita le labbra con ago e filo per protestare contro il rigetto della sua richiesta di asilo politico e la conseguente deportazione forzata.
Nel CIE di via Corelli a Milano, Joy ha avuto il coraggio di denunciare il tentativo di stupro da parte dell'ispettore-capo del CIE, Addesso, evitato grazie all'aiuto della sua compagna di reclusione Hellen.
Invece che ricevere protezione per la sua denuncia, è stata trasferita nel CIE di Modena, gestito dalla Misericordia di Giovanardi, e l'8 giugno si terrà l'udienza preliminare a Milano dove le compagne del Mfpr stanno lanciando l'appello per una manifestazione davanti al Tribunale.
.

prolcomra
24/05/2010

E' USCITA MAOIST ROAD IN ITALIANO


Indice della rivista Maoist Road -edizione italiana
per richiederla
Invito
Costruire partiti comunisti in tutti i paesi

Introduzione
Partito Comunista maoista - Italia
Interventi
Partito Comunista maoista - Francia
Partito Comunista Maoista - Turchia e nord Kurdistan MKP
Partito Comunista maoista - Italia
Iniziativa per la Costruzione del Partito Comunista Rivoluzionario – Austria
Movimiento Popular Perù
Voie Proletarienne - Francia
Intervento scritto presentato dal nPCI
Partito Comunista Marxista Leninista -Turchia/nord Kurdistan MLKP
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario - Italia
ACTIT - Associazione Culturale lavoratori immigrati dalla Turchia
Organizzazione giovanile RedBlock – Italia
Compagna Shova, Comitato Solidarietà Franco-Nepalese

Repliche
Partito Comunista maoista - Francia
Partito Comunista maoista - Italia

Saluti, messaggi di adesione, comunicazioni
Unione Democratica della Gioventù Turchia-nord Kurdistan ADGH
Revolutionary Praxis - GB
Democracy and Class Struggle - GB

Altri messaggi ricevuti
MLKP -IKAD

Conclusioni

Mozioni e appelli
Solidarietà con il popolo haitiano
A sostegno della Guerra popolare in India

1 maggio internazionalista - dichiarazione comune
Dalle rivolte operaie e proletarie alla rivoluzione proletaria!

a sostegno della guerra popolare in India, milano 29 maggio a sostegno della guerra popolare in India

sabato 22 maggio 2010

pc quotid 22-23 maggio - Napoli una grande assemblea di disoccupati e precari

riceviamo e pubblichiamo il comunicato finale dell'assemblea nazionale di napoli
nel quotidiamo di martedì un articolo più approfondito sull'assemblea





Comunicato congiunto finale

L’assemblea nazionale dei 21 giugno a Napoli indetta dai disoccupati di Banchi Nuovi di Napoli e dai Disoccupati organizzati dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto ha visto la partecipazione di più di 300 tra disoccupati, precari, licenziati, lavoratori. Oltre alle realtà promotrici hanno partecipato: i disoccupati di Acerra, Caserta, Palermo, lavoratori dell’ASIA di Napoli, precari delle pulizie delle scuole e degli appalti comunali di Taranto, lavoratrici delle cooperative sociali di Palermo, il Collettivo Operatori Sociali di Napoli, precari delle Poste di Palermo. Erano inoltre presenti il Sindacato SLL, la Confederazione Cobas e attivisti della Rete Anticapitalista Campana. Da Palermo è stato portato il saluto e l’adesione degli operai di Termini Imerese. All’assemblea sono inoltre arrivate le adesioni dell’USI AIT nazionale, del Coordinamento 3 Ottobre precari della scuola di Milano e della Rete Campana Salute e Ambiente.
Di fronte agli attacchi che governi e padroni portano ai proletari per scaricare su di loro la crisi, a partire dal pesante attacco al lavoro, quello di oggi è stato un primo e importante passo per realizzare l’unita di lotta ed il coordinamento delle varie realtà di disoccupati, lavoratori, precari, necessari per difendere le condizioni di lavoro e di vita del proletariato. L’assemblea ha espresso viva solidarietà ai disoccupati arrestati e agli attivisti denunciati a Napoli e chiesto l’immediato ritiro delle misure restrittive. Nell’evidenziare come la repressione sia, ovunque, la risposta alla ripresa delle lotte sociali l’assemblea si impegna a fare della lotta alla repressione uno dei terreni principali del proprio impegno.
Le realtà presenti all’assemblea, come segnale concreto del passo avanti costituito oggi in direzione del rafforzamento di un percorso unitario nazionale, lanciano la proposta di una prima giornata di lotta da tenersi a giugno in contemporanea in tutte le città ed invitano le altre realtà territoriali a fare propria questa proposta. Le parole d’ordine al centro delle mobilitazioni di questa giornata saranno: immediati sbocchi occupazionali per i disoccupati, rafforzamento delle vertenze in atto che a Napoli come a Taranto possono vedere una rapida realizzazione nel settore ambientale; contro i licenziamenti e per la difesa del posto di lavoro, per il salario/reddito garantito, per la riduzione dell’orario di lavoro.
È stato, infine, deciso di organizzare un nuovo incontro nazionale a Napoli ai primi di luglio, che possa vedere la partecipazione anche delle altre realtà, a partire da quelle che pur avendo aderito sono state impossibilitate a partecipare a quello di oggi, in cui dare basi ancora più solide a questo percorso di unificazione e lanciare una mobilitazione nazionale a Roma per l’autunno.

venerdì 21 maggio 2010

pc quotidiano 21 maggio- si susseguono le aggressioni fasciste

Nella giornata di mercoledì era stato aggredito a Milano, Saverio Ferrari, noto per il suo impegno antifascista, nell'arco della preparazione a Milano della mobilitazione contro il raduno fascista di Forza Nuova , ieri una nuova aggressione a Lucca.
Vi era stata una riunione nazionale a Brescia, per la costruzione di una rete antifascista nazionale, ma la riunione non ha avuto un vero seguito. Pubblichiamo la lettera con cui Red Block Palermo, rileva la questione e fa appello alla attivazione. Una due giorni antifascista si tiene a Palermo il 22-23 maggio

Lucca: aggressione fascista alla birreria Bruton
Un operaio di 38 anni ha perso un occhio nell'ennesimo raid condotto dai soliti fascisti noti lucchesi. Sabato scorso al Birrificio Bruton di Ponte a Moriano alcuni esponenti dei Bulldog legati anche a Forza Nuova e CasaPound sono entrati nel locale con calci, pugni e lancio di bicchieri e bottiglie, atto che è costato appunto la perdita di un occhio al 38enne che stava trascorrendo tranquillamente la serata in compagnia della moglie.
I motivi del raid sarebbero da ricercare nell'ennesima spedizione punitiva contro un locale "frequentato da comunisti". I testimoni riferiscono di quattro persone, uno dei quali in possesso di un tirapugni e un altro di coltello, che si sono avvicinati all'ingresso del locale con aria provocatoria. Dopo che è stato chiesto loro di allontanarsi, i quattro hanno seminato il caos.
Già una settimana fa, sempre esponenti dei Bulldog hanno spaccato alcuni bicchieri nel parcheggio e lanciato due bombe carta, una delle quali davanti all'ingresso del locale.
Il 38enne, la cui ferita è stata suturata con 130 punti, con ogni probabilità perderà l'occhio ma stando al racconto del chirurgo che lo ha operato, se il vetro lo avesse colpito poco più in alto, all'altezza della tempia, lo avrebbe ucciso sul colpo.
Due dei quattro fascisti sono stati arrestati. Si tratta di due squadristi ben noti in città, Adam Alexander Mossa e Stefano Vannucci, che domani saranno interrogati domani alle 9.30 nel carcere di San Giorgio durante l'udienza di convalida dal giudice Marcella Spada Ricci. E come spesso accade a Lucca, nessun gesto di solidarietà è arrivato finora dalle istituzioni, da sempre tolleranti con i fascisti lucchesi.
Tutto questo quando lunedì 7 giugno si terrà la discussione del processo al gruppo ultras fascista dei Bulldog. Diciannove imputati accusati di associazione a delinquere, percosse, minacce, violenze, lesioni, danneggiamento e porto abusivo di oggetti atti ad offendere per episodi che iniziano nell'estate 2006 per culminare con gli arresti dell'anno successivo. Tra gli imputati ci sono anche Mossa e Vannucci, che nel 2007 patteggiarono 8 mesi di reclusione, e Lorenzo Pucci, al momento iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta sull'assalto al Bruton e il ferimento all'occhio sinistro (fonte Senza Soste)



alla rete antifascista nazionale
Cari compagni,
Il percorso che abbiamo intrapreso è tanto complesso quanto necessario.
Dagli incontri di Napoli e Brescia è emerso tra gli obiettivi principali
quello di raggiungere con la rete nazionale antifascista altre città dove
non
siamo presenti.
Di certo non possiamo sperare che un giorno si svegliano determinati
compagni
e contribuiscano dal nulla al progetto che stiamo percorrendo se non vedono
chiaramente quale lavoro fa questa rete.
Dobbiamo dunque metterci in testa che solo attraverso la nostra azione
possiamo convincere altri antifascisti ad unirsi al progetto e fino a questo
momento questo lavoro non è stato fatto.
Che fare?
A nostro avviso è necessario fare un salto di qualità nel lavoro
organizzativo e nell’ azione.
Ad esempio la lista luna rossa nell’ultimo periodo viene usata pochissimo
altro che dibattito come avevamo detto a Brescia.
Tra le cose proposte il 17 Aprile scorso nessuna di esse è stata poi
effettivamente formulata in mailing list, ad esempio la questione dei
quaderni
proposti da Parma, contestazione al giro d’Italia proposta da Brescia ecc.
I compagni di Proletari Comunisti Bergamo e Ravenna hanno inviato più volte
l’
appello per la mobilitazione durante le giornate dei vari processi alla
mailing
list ma non è arrivata nessuna risposta.
Speriamo che al più presto riusciamo ad attivarci tutti in maniera veramente
coordinata.
Saluti comunisti
Red Block palermo



__________ Informazione NOD32 5124 (20100518) __________

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pc quotidiano 21 maggio - a proposito dell'assemblea di napoli

Si tiene oggi una importante assemblea a Napoli promossa dai movimento dei disoccupati Banchi Nuovi e dai disoccupati organizzati- slai cobas per il sindacato di classe di Taranto.
In vista di questa assemblea sono apparsi su Indymedia campana, diversi pareri e valutazioni, molto attinenti alla situazione napoletana, ma sui quali è comunque necessaria una valutazione e un commento
Una compagna di proletari comunisti, impegnata come dirigente dello slai cobas per il sindacato di classe nella lotta dei disoccupati di Taranto ha affrontato in un suo scritto questi temi.

Sull'Assemblea di Napoli del 21. Punti di dibattito.

1) Calare la lotta dei disoccupati nella fase di scontro economico/politico attuale.

Riteniamo questo necessario a fronte di due posizioni:
una, espressa prevalentemente dalle forze che sono nel in altre realtà degli organismi dei disoccupati di Napoli, che non vedendo la questione delle vertenze e del rapporto con le istituzioni calata nella situazione attuale, attacca chi pone la necessità di una lotta più generale e di fatto esagera sui risultati che si possono ottenere – ma se si abbandona il “grande obiettivo” non è vero che si ottiene più facilmente il piccolo;
l'altra posizione, che pone il discorso generale, ma non facendolo agire in maniera chiara in rapporto alla fase attuale di crisi/risposta repressiva alle lotte, rischia di rendere debole e generalista la critica a chi guarda ai risultati immediati da conseguire e non alla battaglia generale.
La tattica e gli obiettivi devono avere come riferimento l'analisi concreta della situazione concreta e lo scopo di porre il movimento nelle condizioni migliori di lotta, di unità, di coscienza.
Facciamo un piccolo esempio: la questione corsi di formazione. E' evidente la diversità tra Taranto e Napoli; per Napoli in cui già i corsi di formazione sono stati in passato una risposta delle istituzioni alla lotta dei disoccupati, sarebbe un obiettivo inutile e arretrato; per Taranto, dove non ci sono mai stati, sarebbe un passo utile per dare fiducia nella lotta ai disoccupati, avere una condizione oggettiva migliore per l'organizzazione e l'unità dei disoccupati, avere una forma di salario che attutisce l'elemento della disperazione che è un ostacolo alla lotta collettiva.

Dire, come sostengono alcuni disoccupati, che gli attuali rapporti di forza e la fase politica non rendono possibile porre all'ordine del giorno la battaglia per un piano straordinario per il lavoro e il salario garantito, non deve significare porre obiettivi ultraminimalisti (ugualmente poco realizzabili – vedi anche qui esperienza di Taranto) ma elevare la coscienza dello scontro mentre si punta a strappare risultati parziali che migliorano i rapporti di forza.
Noi non disprezziamo i risultati parziali, ma riteniamo importanti almeno due questioni:
Primo, come si ottengono? Anche sulla base della esperienza di Taranto e dei movimenti sul terreno del lavoro degli anni passati, se essi sono il frutto secondario e “obbligato” per lo Stato e il governo per frenare una lotta più generale, non è abbandonando l'obiettivo generale che si ottengono più facilmente.
Secondo, la questione del rapporto con le istituzioni, chiaramente inevitabile nella lotta per il lavoro. Ma queste ti riconoscono e concedono qualcosa sempre come scotto necessario e secondario rispetto al timore di una rivolta e riconoscendoti come rappresentante effettivo di quella rivolta.
Quindi la lotta generale deve essere sempre l'ambito in cui ci si muove nel percorso di lotta, sempre la paura agente per la controparte. A Taranto noi abbiamo un esempio concreto di questo: la cassintegrazione in deroga è stata inventata a Taranto, come soluzione tampone a fronte di una rivolta lunga dei lavoratori precari delle pulizie che aveva bloccato per giorni e giorni mezza città e del timore della sua estensione (per essa è “saltato” un prefetto a Taranto).
Questo può permettere di strappare dei risultati senza cadere nelle grinfie del minimalismo, oggettivamente riformista; come nel rischio di fare una grande lotta ma per piccoli risultati, ora sempre più irraggiungibili.

In questo senso la linea degli “obiettivi possibili, realisticamente conseguibili, alla portata delle nostre lotte”, ecc.”, non ci vede in contrasto rispetto al risultato concreto, ma rispetto alla concezione che guida questa linea.
Nella fase attuale gli obiettivi “possibili” si riducono sempre più; in un certo senso, con padroni e governo che scaricano la crisi sul proletariato, in cui la Grecia è già in Italia, in cui è nei prossimi obiettivi c'è anche il taglio dell'indennità di disoccupazione e di altre misure di sostegno, non solo non è possibile per lo Stato e il governo dare lavoro e salario garantito, ma neanche soluzioni parziali come qualche anno fa.
Solo il timore di una rivolta generale, il rischio della estensione ed esplosioni della rivolte dei disoccupati, dell'unità pericolosa tra lotte dei disoccupati e lotte dei lavoratori, possono costringere istituzioni e governo ad attenuare e “derogare” ai loro programmi di “lacrime e sangue”.

Altro punto è l'interpretazione di parte, sia nostra che delle istituzioni, degli stessi obiettivi parziali. Vediamo ad esempio l'Agenzia Sociale a Napoli o i lavori temporanei e corsi di formazione a Taranto. Benchè trattasi comunque di obiettivi minimi, l'interpretazione e l'applicazione concreta delle istituzioni li vanifica ulteriormente, puntando anche ad usarli come strumento di divisione e controllo ammosciante della lotta dei disoccupati.
Questo pone il fatto che non basta dire che occorre perseguire nel corso della lotta dei disoccupati dei risultati concreti, ma la necessità di non perdere la rotta, altrimenti si consegna alle controparti anche la gestione di questi risultati.

Tornando alla fase attuale. I movimenti dei disoccupati, che piaccia o no, si dovranno interessare all'aumento delle ore di cassintegrazione, ai licenziamenti nella fabbriche e negli altri posti di lavoro, al venir meno dei diritti dei lavoratori, ed altro, perchè tutto questo incide eccome sulla loro lotta. Non possono pensare che mentre centinaia di migliaia di operai, lavoratori perdono il lavoro, vengono messi fuori dal ciclo produttivo, dai servizi, come scuola, sanità, vedono tagliate le loro ore di lavoro e il salario, i disoccupati possono entrarvi senza essere una controtendenza all'andazzo generale che vede ogni lotta muoversi per sè, senza porsi con le loro lotte dure e violente anche come esempio e riferimento di altri settori in lotta.
Diversamente si fa un elogio della disperazione: da disperazione individuale a disperazione collettiva, ma il concetto non cambia; diversamente, come storicamente è sempre accaduto, il bisogno di lavoro dei disoccupati viene usato dalla borghesia per abbassare il salario di tutti, e rendere sempre più privo di diritti il lavoro.
Diversamente si alimenta uno stupido e improduttivo spirito corporativo, addirittura di divisione con altri movimenti di disoccupati in lotta di altre città.
Non si capisce che proprio quando lo Stato non ti dà niente e ti toglie ciò che avevi, non devi abbassare e ridurre la lotta ma elevarla e ampliarla.

2) Qualcuno pensa che aver convocato questa assemblea del 21 a Napoli sia un'alternativa di fatto alla lotta.

Ma noi chiediamo: compagni, qual'è la novità? La lotta? Ogni giorno soprattutto a Napoli, e da alcuni mesi anche a Taranto, si scende in lotta. La novità non è questa.
La novità è che si pone la possibilità di unire movimenti di disoccupati oltre Napoli. Questo è un passo significativo. Per far sì che anche una manifestazione a Roma non sia solo un'altra iniziativa della vertenza Napoli - perchè se è così fosse non costituirebbe un salto di qualità di un movimento dei disoccupati che vuole porsi come movimento nazionale. La novità è che nell'ambito delle varie lotte e vertenze il movimento dei disoccupati pone il problema dell'unità.
Questo ostacola o aiuta le singole lotte e vertenze? Le aiuta perchè le rende più forti, più pericolose per la borghesia.
In questo senso l'assemblea non è alternativa alle lotte.

Noi sempre riteniamo che la lotta educa. Ma non la lotta per la lotta, ma una lotta che, per esempio, nel suo percorso sappia portare i disoccupati a riflettere, a confrontarsi, a fare un bilancio. Se non è durante la lotta che si fanno le assemblee, quando si devono fare? Quando la lotta finisce?

A Taranto il movimento Disoccupati Organizzati organizzato all'interno dello Slai cobas per il sindacato di classe ha posto fin dall'inizio il rapporto tra orizzontalità e verticalità del movimento. Ciò ha fatto sì che i Disoccupati Organizzati di Taranto si siano messi subito in relazione con Napoli e si sono posti come riferimento della lotta per il lavoro a Taranto. Questa posizione e concezione e pratica conseguente è un fattore di forza per la lotta dei disoccupati di Taranto.
Abbiamo letto alcune espressioni dispregiative verso il movimento dei disoccupati di Taranto. Ma Taranto è l'unica città, al di fuori di Napoli, in cui, con una popolazione di 230 mila abitanti, ci sia un'organizzazione dei disoccupati che raccoglie più di 200 disoccupati. I numeri sono quelli giusti.

3) Sugli obiettivi. Riprendere i punti delle piattaforme di lotta dei movimenti organizzati che hanno valenza nazionale, in primis la raccolta differenziata e i lavori legati all'ambiente.
Riprendere l'obiettivo del “salario garantito”, che lega la questione dei disoccupati alla questione del lavoro e della mancanza di lavoro – abbandonando la linea del “reddito sociale” che prescinde da questo legame, il “salario garantito” è una battaglia storica del movimento proletario, che pone la questione dei disoccupati interna alla battaglia generale di classe tra borghesia e proletariato.
Nella crisi il “salario garantito” è interesse di tutti, disoccupati e operai – in questo senso deve essere sostenuta anche dagli operai.
In parlamento in questi anni sono stati agitati dei progetti di legge, ma senza movimento di lotta non c'è alcun futuro di realizzazione.
Rispetto al percorso della lotta unitaria dopo Napoli dobbiamo organizzare la manifestazione a Roma, evitando, però, che come a volte accade Roma sia caricata eccessivamente e diventa l'ultimo “canto del cigno” della lotta. Roma è una tappa di una lotta che è lunga.

4) Ma non vogliamo eludere alcun problema.
E' stato detto, sempre con tono dispregiativo che lo Slai cobas per il sindacato di classe è diretto dai “maoisti”.
Sì, in effetti i dirigenti dello slai cobas per il sindacato di classe sono maoisti, e come maoisti sono al 'servizio del popolo' e lo dimostrano ogni giorno.
Ma i Disoccupati Organizzati non sono maoisti. E le loro lotte, piattaforme vengono decise quotidianamente in assemblee autorganizzate.
Saremmo contenti se ovunque, qualunque fosse la posizione politica di chi dirige, le cose andassero come a Taranto in materia di autorganizzazione e rifiuto della politica parlamentare, mentre inevitabilmente si hanno rapporti anche “autorevoli” durante la lotta con politici, istituzioni che spesso si mostrano pavidi, impotenti di fronte alla determinazione ma anche alla coscienza indipendente dei Disoccupati Organizzati. A volte chi strilla contro le lotte dirette dai maoisti, sono i primi che fanno condizionare la loro lotta dal ruolo dell'assessore.
Ci hanno attaccato come “economicisti”. Certo, ci occupiamo di lotte economiche, ma siamo in prima fila in tutte le lotte politiche che attraversano la città, il sud, il paese. Per la prima volta a Taranto il 25 aprile e soprattutto il 1° Maggio è stato festeggiato con i Disoccupati Organizzati in piazza; le elezioni a Taranto sono state terreno di battaglia politica dei Disoccupati Organizzati per il boicottaggio del voto. Tutti sanno che su queste battaglie possono contare su Taranto.
Non ci piacciono, invece, i parassiti politici, propagandisti, le comparse ai teatrini, i clown nei circhi.
Il socialismo ed il mondo nuovo sono parole troppo importanti per lasciarle in mano agli ultimi arrivati della politica nel movimento proletario.

pc quotid 21 maggio -per l'unità dei comunisti per il Partito

Con un comunicato congiunto, abbiamo aperto una discussione e un confronto ideologico e politico, con i compagni del coordinamento dei collettivi comunisti, formazione nata da una iniziale fuoriuscita di quadri e militanti dal nPCI-Carc a cui si sono aggiunti compagni provenienti da altre esperienze.
Traducendo in fatti il comunicato congiunto si va verso una nuova riunione che possa segnare un passo in avanti.
Si tratta di un evento politico importante che è giusto sia conosciuto dai comunisti del nostro paese e che sia un percorso che proceda in senso trasparente per questo
in vista della prossima riunione proletari comunisti-PCm/italia ha posto ai compagni i problemi che a nostro giudizio possono fare avanzare il processo.

"I passi in avanti necessari a nostro giudizio sono innanzitutto quello di precisare l'obiettivo di questo confronto e di questo lavoro e di dare sostanza alla pratica comune possibile.
Sono questi che possono permettere di dare ritmo e mantenere la rotta del comunicato congiunto e dare senso alla commissione congiunta.

Sul primo punto, quello che riteniamo necessario è dire chiaramente che il nostro obiettivo è quello
di costruire il partito comunista, basato sul marxismo-leninismo-maoismo e sulla strategia della guerra popolare adatta alle condizioni specifiche del nostro paese, un partito comunista fondato sulla centralità operaia, che sia reparto d'avanguardia organizzato della classe operaia, un partito comunista costruito nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse, un partito comunista di tipo nuovo che attui una completa rottura nel campo dell'ideologia, della teoria, della organizzazione, della pratica con il revisionismo vecchio e nuovo, un partito comunista saldamente interno al movimento comunista internazionale e in particolare a quello di orientamento marxista-leninista-maoista, con un forte legame con i partiti comunisti impegnati nelle guerre popolari; un partito che combatti attivamente l'economicismo e l'eclettismo teorico-politico, un partito alternativo alle due varianti elettoralismo e militarismo, presenti nel nostro campo, un partito che sappia far vivere al suo interno la lotta ideologica attiva e la lotta tra le due linee e realmente attuare il centralismo democratico, alla luce delle esperienze negative che nel nostro campo ci sono state e che ancora ci possono essere; un partito consapevole del grande lavoro per unire i comunisti da realizzare nel nostro paese.
Con questo obiettivo chiaro è possibile lavorare seriamente insieme per tutto il periodo politicamente necessario a portare a conclusione il processo di unità.
.
Indicare l'obiettivo permette di indirizzare in senso costruttivo e fecondo l'approfondimento sul modo di intendere e praticare i diversi punti, permette di socializzare quello che di buono vi è nelle nostre esperienze passate e in corso e correggendo quello che in essa richieda critica, autocritica, lotta e rettifica.

Bisogna poi affrontare i temi della pratica comune...
Avevamo individuato dei campi di lavoro.
- la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro su questo c'è una esperienza in corso che dobbiamo discutere, per vedere come migliorare e contribuire al piano di lavoro nazionale della rete stessa.
- La mobilitazione antifascista e contro la repressione, su questo dobbiamo discutere perchè siamo impegnati in diversi ambiti e campi, bisogna guardare questo impegno alla luce dell'azione e l'influenza possibile non solo sul piano locale, ma su quello nazionale in relazione alla costruzione necessaria di una effettiva rete antifascista nazionale e di un coordinamento nazionale contro la repressione.
- Infine ma non certo per ultimo, l'intervento nelle lotte operaie e l'organizzazione operaia, occorrono parole d'ordini comuni nelle fabbriche e nelle lotte operaie e vanno affrontate chiaramente i problemi di relazione, posizione nei riguardi di cgil-fiom da un lato, e delle organizzazioni sindacali di base dall'altro.
-Infine riteniamo assolutamente indispensabile l'impegno internazionalista nella creazione del comitato di sostegno alla guerra popolare in India e del sostegno alla rivoluzione nepalese."

riportiamo il comunicato congiunto
COMUNICATO CONGIUNTO

Si è tenuta la riunione congiunta dei compagni di Proletari comunisti e del Coordinamento dei collettivi comunisti, per affrontare il problema delle condizioni necessarie per far avanzare il processo di unità nel quadro generale della battaglia per la costruzione del partito comunista.
Nella riunione si è approfondito in particolare il problema di quale posizione sviluppare a fronte dell'ampia area di compagni che vanno riconoscendo la crisi dei partiti della sinistra borghese e vanno ricercando una nuova prospettiva per i comunisti in Italia.
Nella discussione è emersa la necessità di chiarire con precisione cosa appoggiare e cosa combattere in questo campo nella congiuntura attuale, fermo restando la comune convinzione che il processo di costruzione del partito comunista non vede in questo il suo centro.
Nello stesso tempo è emersa un'ampia convergenza ideologica, politica e pratica nel continuare il processo unitario e farlo avanzare definendone obiettivi, tempi e percorso.
A questo scopo viene formata una commissione congiunta per elaborare un documento di fase, vincolante per tutti i compagni appartenenti alle due organizzazioni, come tappa di questo percorso.
La commissione congiunta contribuisce e sostiene tutte le forme di pratica unitaria nella lotta di classe in corso, in particolare sostiene la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, la mobilitazione antifascista e contro la repressione, l'intervento verso la classe operaia e nelle lotte dei lavoratori in generale; la commissione congiunta favorirà un confronto e una migliore comprensione sulla questione della lotta rivoluzionaria nel movimento delle donne e sul lavoro internazionalista.

La commissione congiunta si riunirà entro tre mesi.

28.2.2010

I compagni di Proletari comunisti
I compagni del Coordinamento collettivi comunisti.

pc quotidiano 21 maggio Uova e pomodori a Ferrara. Tutti assolti!

Giuliano Ferrara contestato dalla folla a Bergamo (da il giorno 20 maggio 2010)

Il fatto risale al 6 aprile di due anni fa, quando il noto giornalista e direttore de Il Foglio aveva tenuto un comizio nell'ex Chiesa di San Sisto, diventando il bersaglio di un lancio di ortaggi e slogan accusatori

Assolti perchè il fatto non sussiste. Si è concluso in questo modo il processo contro venti persone accusate di aver cercato di forzare il cordone della polizia, il 6 aprile di due anni fa, durante un comizio, nell'ex chiesa di San Sisto a Colognola, del giornalista Giuliano Ferrara, impegnato nella sua campagna antiabortista. La sentenza è stata emessa dal giudice Ilaria Sanesi, che ha accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero. Secondo l'accusa, gli imputati avevano deciso di contestare con forza il direttore de Il Foglio, senza accontentarsi di striscioni e slogan, ma anche procurandosi ortaggi e uova da lanciare contro Ferrara e leader dell'allora lista "Aborto? No grazie", ma furono tutti bloccati dalla polizia.

Altri manifestanti, invece, avevano attaccato su un palazzo striscioni contro il giornalista e in difesa della legge 194. Tutti si sono opposti al decreto penale che li condannava al pagamento di una multa di 2.485 euro e sono quindi finiti a processo. Anche oggi, all'esterno del tribunale di via Borfuro, il Movimento femminista proletario rivoluzionario Milano/Bergamo ha organizzato un piccolo presidio, con tanto di bandiere rosse, e ha distribuito un comunicato dove erano ripercorse tutte le fasi della vicenda. "A metà dicembre del 2007 una campagna contro il diritto d'aborto viene lanciata, attraverso la trasmissione 'Otto e mezzo' e, poi, su Il Foglio, da Giuliano Ferrara che, utilizzando la risoluzione per la moratoria sulla pena di morte, invoca la moratoria sull'aborto, da lui definito 'lo scandalo supremo della nostra epoca' e considerato alla stregua di un omicidio - si legge nel documento -. Il 14 gennaio dello stesso anno al teatro da Verme riafferma che l'aborto è un omicidio. Di più: che non esiste omicidio più perfetto dell'aborto.


In un crescendo continua la sua campagna arrivando ad indicare le donne che hanno abortito o che intendono farlo come autrici di strage, di shoa, di soluzione finale; fino a farsi promotore della lista per le elezioni "Aborto? No grazie". Contro questa campagna a migliaia, in ogni città in cui Ferrara intendeva fare comizi, non si è fatta attendere la risposta delle femministe, delle giovani, delle lavoratrici, spesso con il sostegno attivo di lavoratori". Una risposta che era arrivata anche a Bergamo con la manifestazione di protesta. "A Bergamo - si legge nel comunicato - in 20 hanno ricevuto un decreto penale di condanna, al quale si sono opposti e adeso intendono far sentire forte la loro denuncia e solidarietà in una regione che ha visto la crescita esponenziale dei medici obiettori di coscienza".

di M.A.

giovedì 20 maggio 2010

pc quotidiano 19-20 maggio -l'antifascismo non è reato -processo,presidio,assemblea a ravenna

Ravenna: report processo e assemblea antifascista



Il processo contro i compagni antifascisti, di proletari comunisti e dello slai cobas per il sindacato di classe, per le "lesioni" a un fascista di Fiamma Tricolore, continuerà il 31 maggio. Oggi ha avuto luogo solo la deposizione dell'ultimo teste -un agente digos- riguardo il momento dello scontro (perchè solo quello interessa al Tribunale e al fascio che ha sporto denuncia). A noi interessa invece portare in Tribunale il contesto politico che ha determinato il

breve scontro con il fascista. Perciò, nella prossima udienza, oltre che alle dichiarazioni dei compagni sotto processo, interverranno il presidente eletto della Consulta immigrati e di un consigliere all'epoca di RC, oggi SEL.

al processo vi è stato un presidio - ogni volta c'è il problema delle prescrizioni che limitano il diritto di espressione. Bandiere e striscione, comunque vicino all'ingresso del Tribunale, di Proletari comunisti e slai cobas per sind classe. La Rete nazionale antifascista, che pure aveva assunto anche questo processo come una mobilitazione delle realtà antifasciste del nord con partecipazione, nessuna presenza, nè comunicato di solidarietà. Hanno invece partecipato i compagni del coordinamento antifascista romagnolo con un loro striscione ("fascisti tutelati, antifascisti processati") e un compagno del CS Spartaco.

Questa è stata una prima iniziativa di carattere regionale, costruita assieme ai compagni di Forlì, Cesena, Forlimpopoli, che hanno messo in piedi la Rete che è il CAR (coord antifa romagnolo). Il risultato più interessante della giornata è stata proprio l'assemblea antifascista allo Spartaco che la lotta ha riunito. La riunione è stata aperta dal compagno di proletari comunisti sulla questione dei processi: è inaccettabile che gli antifascisti si

debbano difendere nei processi per avere praticato l'antifascismo. Il problema centrale è lo stato di polizia, la brutalità poliziesca, è la politica repressiva di questo governo contro immigrati e opposizione sociale. Ma nel nostro campo, a livello territoriale, non riusciamo a rispondere come necessario per la frammentazione, per la mancanza di unità, per l'assenza di un legame organizzativo tra di noi. A Ravenna non esiste la RAF e bisogna ricostruirla. Nessuno è intervenuto per esempio sulla lotta al revisionismo storico contro la giornata della memoria che a Ravenna ha significato l'intitolazione di un parco a Walter Rossi e ad un fascista da parte della giunta di sinistra, un parco che è a due passi dallo Spartaco. Dobbiamo rafforzare Reti antifasciste nei territori. Poi c'è la risposta alla repressione che può essere un'iniziativa il 19 giugno, giorno dell'eroismo nelle carceri. C'è la solidarietà a Joy e la

lotta ai CIE.

Gli studenti del Collettivo Autonomo hanno partecipato in maniera defilata all'incontro. Hanno comunque denunciato la repressione durante la cerimonia istituzionale del 25 Aprile con Violante a Ravenna e anche le difficoltà di coinvolgere gli altri studenti in generale su tutti i temi.

I compagni del CAR hanno messo in evidenza la necessità del legame con le lotte sociali, come partecipare al presidio Omsa per impedire lo smantellamento della fabbrica, e la repressione. I compagni dello Spartaco hanno analizzato la politica della sinistra al governo locale che, in termini di ordinanze antimmigrati e antigiovani, con episodi di razzismo quotidiano di cui sono protagonisti gli agenti della municipale in particolare, è sulla stessa linea della destra. Inoltre bisogna lottare contro i divieti e le prescrizioni. Manca una presenza nel territorio per contrastare tutto questo.

La riunione si è conclusa con l'impegno di costruire una campagna di denuncia, controinformazione, mobilitazione intorno al processo, che proseguirà con una iniziativa per lunedì 24 maggio davanti al circolo Agorà di Lido Adriano per parlare agli immigrati. Poi ne seguiranno altre a livello cittadino.

Il compagno di proletari comunisti farà il volantino come COR.

L'iniziativa di oggi è un passo in avanti nel rafforzamento del movimento antifascista, a Ravenna come in regione.



prolcomra

pc quotidiano 19-20 - Grecia, la posizione del PAME,una delle espressioni del sindacalismo di classe in Grecia

Grecia: c'è bisogno di un altro modello di sviluppo

L'intervento di George Pontikòs, responsabile internazionale del PAME all'iniziativa tenutasi alla biblioteca comunale di Pisa

Nel nostro paese, la Grecia, nonostante le lunghe e dure lotte che stiamo ancora portando avanti, è passato un attacco ai diritti senza precenti: questo attacco è stato sferrato dal governo, dal capitale e dall'UE.

E' stato abolito il carattere sociale della previdenza, I diritti alla cura e alla salute sono stati ridotti, il che significa che una famiglia della classe popolare, lavoratrice, spenderà sempre piu' denaro per soddisfare il bisogno di sanità, farmaci,prevenzione e trattamento.

E' stata abolita la contrattazione collettiva .

Le già magre entrate delle famiglie di ceto popolare si assottigliano ulteriormente a causa dell'ascesa continua dei prezzi e delle nuove tasse
La disoccupazione sta aumentando in maniera esplosiva e la sua grande vittima - la disoccupazione giovanile - è un'arma nelle mani dei datori di lavoro utilizzata per ridurre le richieste della classe lavoratrice.
La scuola funzionerà come una azienda. Il goveno sta cancellando il diritto all'istruzione per i figli della classe lavoratrice e sta pianificando il licenziamento degli insegnanti.

Queste misure sono state pianificate molto tempo fa dal capitale, dall'Unione Europea e dai suoi partiti liberali e social-democratici.
Lo scopo di queste misure è quello di superare la crisi a beneficio della plutocrazia e di creare condizioni favorevoli all'aumento dei profitti delle grandi aziende.

Il governo mente quando ci dice che queste misure saranno temporanee. E' una grossa menzogna il fatto che queste misure siano necessarie per il bene della nazione.
E' una menzogna il dire che non ci sia denaro quando la plutocrazia registra continuamente un aumento dei profitti realizzato sullo fruttamento della classe lavoratrice.

Il debito della Grecia proviene dai benefici fiscali concessi ai grossi capitali, dalla sua redditività, dalle eccessive spese militari asservite ai piani NATO, dal percorso di sviluppo capitalista.
Gli industriali, gli armatori, i banchieri,i grossi commercianti di lunga ersperienza, sono loro i responsabili della crisi.
I lavoratori non sono i responsabili della crisi.

Le finanze delle grandi banche sono aumentate di 275 miliardi di Euro nel 2004 e di 579 miliardi di Euro nel 2009.
Le compagnie off shore ( con interessi in Grecia) che sono piu' di 10.000 scambiano piu' di 500 miliardi annui non tassati.
L'evasione fiscale, quella delle 6.000 grandi industrie note, è di 15 miliardi di Euro.
Le industrie quotate in borsa nel 2009 hanno avuto profitti per 11,8 miliardi di Euro.
La decisione premeditata del governo di ricorrere allo schema del prestito da parte dell'EU e del FMI è un'opzione di alleanza strategica. Lo scopo è quello di assicurare interessi a lungo termine alla plutocrazia greca.

Il PAME , che rappresenta in Grecia 700.000 lavoratori, aveva da tempo avvertito la classe lavoratrice sulla natura della crisi economica. I problemi nell gestione dello Stato sono stati creati dalle politiche di supporto ai profitti capitalistici.

Fin dall'inizio del 2010 il PAME è stato alla guida delle lotte della classe lavotrice. Il PAME ha organizzato scioperi generali, comizi, occupazioni simboliche di edifici pubblici ( Ministero del Lavoro, Borsa) E' per questo che il PAME ha acquisito un'ottima reputazione e gode di un'alta considerazione.
L'ampia mobilitazione nel nostro paese ha di recente mostrato che la maggioranza dei lavoratori sono contrari alle misure barbare del governo dell'Unione Europea e del FMI.

Il PAME, esprimendo il movimento sindacale di classe nel nostro paese ha rivelato in tempo che la crisi economica è un fenomeno Europeo e globale e non soltanto greco.

Al summit dei 16 paesi mebri dell'eurozona si' è deciso di dare 720 miliardi di euro alle banche europee ( nel 2008 i governi dell'EU hanno dato duemila miliardi di di euro). Il denaro per il capitale c'è, nonostante la crisi, ma non c'è per il popolo. Simultaneamente è stato deciso un lungo periodo di austerità, disoccupazione e negazione di diritti per i popoli d'Europa per aumentare i profitti dei monopoli.

Il PAME lotta insieme ai lavoratori autonomi impoveriti e agli agricoltori perchè' le misure ( del Governo) non siano applicate, perchè il popolo non sia portato alla bancarotta; lottiamo per uno sviluppo che vada incontro ai bisogni delle persone e che non sia al servizio dei profitti del capitale.

In questo momento ci sono tutti i prerequisiti materiali per una stabile e permanente riduzione dell'orario di lavoro, per servizi gratuiti ed esclusivamente pubblici nel campo della salute, dell'istruzione, dell'alloggio, della cultura, dello sport e tempo libero; per salari e pensioni che corrispondano ai bisogni reali delle persone.

La soddisfazione permanente di questi bisogni richiede un cambiamento negli obiettivi produttivi. C'è bisogno di una società fondata su una pianificazione centralizzata con criteri che assicurino alle persone le necessarie tutele del welfare.

C'è bisogno di un altro modello di sviluppo nel quale ciascuno lavorerà garantito dai diritti e l'unico scopo del quale sarà indirizzare la produzione all'esclusivo servizio dei nostri bisogni.

Una società senza capitalisti, senza lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Un aiuto significativo alla lotta di classe nel nostro paese è la solidarietà internazionale.

George Pontikos
Responsabile Internazionale del PAME

pc quotidiano 19-20 maggio Genova -luci e ombre di una sentenza

MASSACRO DELLA DIAZ AL G8 DEL 2001: LA SENTENZA DI APPELLO

Palazzo di Giustizia di Genova, martedì 18 maggio, ore 23:00: il giudice legge la sentenza di appello per la irruzione alla scuola Diaz di piazza Merani in occasione del G8 del 2001; pronuncia 25 condanne, ed una assoluzione, per complessivi cento anni circa di carcere.

Vediamo il dispositivo che rende giustizia, almeno in maniera molto parziale, a chi quella notte subì un attacco terroristico in piena regola.

Tre anni e otto mesi a Massimo Nucera e Maurizio Panzeri per essersi letteralmente inventati l'episodio della presunta coltellata (in primo grado furono assolti).

Tre anni e nove mesi a Pietro Troiani per l'introduzione della molotov che servì come giustificazione della "macelleria messicana" (in primo grado tre anni).

Tre anni a Salvatore Gava per aver sbagliato scuola (andò all'assalto della vicina Pascoli).

Tre anni e otto mesi, per falso ideologico, a: Gilberto Caldarozzi - dirigente del Servizio centrale operativo, Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi (tutti assolti in primo grado).

Quattro anni, per lesioni aggravate in concorso, a: Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledori, Pietro Stranieri; per lo stesso reato, tre anni a Vincenzo Compagnone.

Inoltre, sono stati condannati i vertici sul campo del tempo: quattro anni al capo dell'Anticrimine Francesco Gratteri, quattro anni all'ex vice capo dell'Ucigos Giovanni Luperi, e cinque anni all'ex capo del reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini.

Fin qui le buone notizie, ma nel dispositivo della Corte ce ne sono anche, e sono prevalenti, di cattive: Michelangelo Fournier - colui che per primo parlò di "macelleria messicana" - è andato in prescrizione, mentre Michele Burgio è stato assolto (era processato per il fatto delle molotov, a cui è risultato estraneo); quel che è peggio, però, è che tutti i reati - tranne quello di falso ideologico - sono prescritti per cui le condanne non sortiranno alcun effetto.

Quello che ci chiediamo, visto che la legge riconosce il diritto alla sospensione condizionale della pena per i reati per i quali non ci sia una condanna superiore ad anni tre, è se gli sbirri che hanno preso tre anni e otto mesi per falso ideologico - in sostanza per falsificazione di verbali - saranno trattati come persone comuni, finendo come meriterebbero nelle patrie galere.

Infine ci domandiamo: la posizione di vicequestore vicario, occupata attualmente a Torino da Spartaco Mortola, è compatibile con la condanna - avvenuta per tutti gli imputati - alla interdizione per cinque anni dai pubblici uffici?


Genova, 19 maggio 2010




Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova

pc quotidiano 19-20 maggio assolti a bergamo

SI LA LOTTA PAGA!

E DA PALERMO, DOVE IN "UN FILO ROSSO" CHE HA UNITO DIVERSE CITTA' NELLA LOTTA CONTRO L'ATTACCO AL DIRITTO DI ABORTO, ALTRETTANTO FORTE E COMBATTIVO FU IL PRESIDIO DELLE COMPAGNE DEI COLLETTIVI CONTRO LO SQUADRISTA SCRIBACCHINO FERRARA AL SERVIZIO DEL GOVERNO BERLUSCONI, NON POSSIAMO CHE GIOIRE PER QUESTA NOTIZIA!

mfpr palermo



il processo si è concluso. Tutti assolti perchè i fatti non sussistono!!! attendiamo le motivazioni
la lotta paga!


movimento femminista proletario rivoluzionario- Milano/Bergamo

16 marzo 2010

per contatti: mfprmi@libero.it

pc quotid 19-20maggio -morti senza bandiera

mercoledì, 19 maggio 2010


Mi chiamo Mario Di Girolamo, avevo 32 anni, sono morto sul lavoro.
Lascio due orfani e la mia bara non è avvolta nella bandiera



Nessun ministro ha parlato di me, nessun telegiornale mi ha descritto
come un eroe che combatto il terrorismo e va a caccia di petrolio.
Nessuna autorità, al mio funerale, eppure faccio parte di quegli eroi
silenziosi, più di mille ogni anno, che perdono la vita per lavorare,
per mantenere la famiglia, rischiando di più di un rapinatore.
Nessuna demagogia, su di me, solo amici e parenti hanno pianto la mia
scomparsa, nessuna ministra è andata a commuoversi in diretta per i
nostri giovani eroi vittime degli attentati dei cattivi.
Non c'è una Santanchè che passi lo stipendio alla mia vedova, aiuti i
miei bambini, io non faccio notizia, anzi prima scompare la notizia
della mia morte dalle edizioni locali e meglio è.
Non abbiamo tempo per certi eroi, non abbiamo memoria e non abbiamo
cuore, non abbiamo nemmeno la retorica di una divisa, non intervistano
le nostre sorelle e le nostre zie, la nostra bara non arriva in nessun
aeroporto avvolta dalla bandiera.
Quella bandiera che commuove tutta Italia, le nonne e le zie, le
casalinghe e le precarie. Gli uomini no, non stà bene che mostrino le
loro emozioni, non avrebbero le palle.
La stessa bandiera che commuove tutta Italia perchè avvolge le bare dei
nostri difensori dal terrorismo è quella che i leghisti usano per
pulirsi il culo.
Sita tranquillo Renzo Bossi, non andrà mai in guerra, non andrà nemmeno
a lavorare, non rischia niente potrà tranquillamente sparare le sue
cazzate e troverà i giornali che le pubblicheranno in prima pagina.
La notizia della mia morte no, sarà nelle pagine interne, senza
bandiera, senza retorica, senza memoria.
I miei bambini non avranno neppure la soddisfazione di sentirsi
raccontare dagli amici e parenti che il loro padre era un eroe, morto in
Aghanistan, il loro padre era un anonimo operaio morto di lavoro, come
tanti altri di cui non si ricorda più nessuno.
Anche la predica del prete al funerale ha un chè di sentito, ripetitivo,
nessuna enfasi da eroismo e poca retorica, è morto un operaio, non è
morto un eroe, ha lasciato due orfani senza nemmeno saltare in aria su
una bomba e passare dalla gloria alla storia.
20 maggio 2008. Una vita fa.
P.S. Per scrivere questo post ne ho preso uno a caso, sono oltre mille
ogni anno, non si fa fatica.A modo mio ho voluto ricordarne la memoria,
ricordare tutti gli eroi anonimi ai quali le autorità non pensano mai.

mercoledì 19 maggio 2010

pc quotid 19-20 maggio -Palermo: in lotta per il lavoro ma non solo

...


*IN LOTTA PER IL LAVORO MA NON SOLO…*

* *

*Nasce a Palermo il Comitato di lotta donne precarie e disoccupate
organizzate*

* ***

In una fase generale di crisi mondiale in cui l’attacco delle politiche
economiche e sociali dei governi ricade pesantemente sui lavoratori, sugli
operai, sui proletari, in particolare si accresce rapidamente la condizione
di precarietà e di disoccupazione che investe tantissime donne.



Le realtà sotto attacco sono davvero molteplici se guardiamo alle precarie
delle scuola a rischio licenziamento o già tagliate fuori dal mondo del
lavoro a causa dei massici tagli operati dal governo Berlusconi con la
riforma scolastica della scuola pubblica a favore della scuola privata, alle
operaie delle fabbriche licenziate o messe in cassa integrazione come quelle
della Fiat, della Italtel, della Lasme, della Omsa…, alle lavoratrici
precarie della cooperative sociali a rischio di licenziamento, donne che
spesso sono costrette a firmare prima dell’assunzione la lettera di
dimissioni in bianco, arma che anche in altri contesti i padroni utilizzano
per licenziare senza problemi in caso di gravidanza, alle disoccupate in
lotta per il lavoro a Taranto alle quali il governo di quella città fino ad
oggi ha risposto con multe, cariche e denunce, alle precarie dei call center
da Milano a Trapani, alle tante donne immigrate supersfruttate.



Tante realtà di donne che però in questi mesi hanno dimostrato di non
volersi arrendere che in diverse forme sono scese a lottare contro gli
attacchi alle loro condizioni di lavoro e di vita.



*In Sicilia, in particolare, che dalle statistiche risulta la regione
d'Italia con il più alto tasso di disoccupazione femminile, le donne devono
affrontare una situazione ancora più difficile e tante ma proprio tante sono
costrette o ad accettare, quando lo trovano, lavori ultraprecari senza alcun
futuro di stabilità o a rimanere disoccupate a vita. *



*Come donne ex precarie delle poste e oggi senza lavoro, precarie delle
cooperative sociali, commesse licenziate e mai più assunte, disoccupate in
cerca di lavoro, anche noi non vogliamo arrenderci ad una situazione in cui
ogni giorno padroni, governo, istituzioni, vogliono renderci sempre più
precarie, sempre meno garantite, e ricacciarci a casa, in famiglia. *Perdere
il lavoro infatti significa anche DIPENDENZA ECONOMICA che in molti casi è
una tra le principali cause che costringono una donna a restare fisicamente
e psicologicamente in situazioni di violenza sempre più frequenti
all’interno della famiglia.



Siamo consapevoli che il percorso di lotta che ci aspetta non è facile ma
vogliamo organizzarci per riprendere la parola e la lotta per *UN DIRITTO
SACROSANTO QUAL È IL LAVORO MA NON SOLO…*perché è sotto gli occhi di tutti,
per chi ha occhi per vedere, come le politiche degli attuali governi,
nazionale e locale, vogliono ancora peggiorare una condizione che tocca
tutti gli aspetti della nostra vita, vedi il taglio selvaggio dei servizi
sociali, vedi l’attacco al nostro diritto di libera scelta in tema di
maternità.



Alla luce di ciò abbiamo deciso di organizzarci nella nostra città e di
lanciare il *Comitato di lotta donne precarie e disoccupate
organizzate.*Invitiamo tutte le donne che vivono nella nostra
situazione ad aderirvi, a
partecipare alle riunioni in cui stiamo decidendo il percorso di lotta e le
iniziative di mobilitazione che sin dalla prossima settimana metteremo in
campo, iniziando in particolare con



*volantinaggi e affissioni informative nei posti di lavoro e nei quartieri*

* *

*l’apertura di liste per il lavoro individuando specifici ambiti lavorativi*

* *

*lancio campagna per il Salario minimo garantito*

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*partecipazione in delegazione all’Assemblea Nazionale dei precari e
disoccupati che si terrà a Napoli il 21 maggio prossimo organizzata dai
disoccupati BanchiNuovi di Napoli e dai disoccupati organizzati Slai Cobas
per il sindacato di classe di Taranto *



*Comitato di lotta donne precarie e disoccupate organizzate - Palermo*

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*per contatti: lavoratriciprecariedisoccupate@gmail.com – 340/8429376*
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*Palermo, 15/05/2010*